APPUNTAMENTI



OLIO DI PALMA? MEGLIO PANE BURRO E MARMELLATA ... Scritto da Sonia Toni

Parte questo mese la campagna d'informazione promossa da La Scienza Verde per divulgare la nocività dell'olio di palma.
Fino a qualche anno fa, i nostri bambini, per colazione e merenda mangiavano pane, burro e marmellata e bene che stavano. Poi ci hanno raccontato che il burro è da evitare perchè contiene grassi pesanti, è poco digeribile, alza il colesterolo (quale?) e giù con gli insulti.
In questa crociata anti-burro però, si sono dimenticati di raccontarci che le mucche dalle quali proveniva il latte per fare il burro, non erano più allevate alla "vecchia" maniera, cioè libere di pascolare mangiando erba fresca e non mangimi industriali, rimpinzate di antibiotici e ormoni e ridotte a macchine per produrre latte fino allo sfinimento. Negli allevamenti intensivi - veri e propri lager per questi poveri animali - le mucche soffrono, vivono la metà degli anni a loro destinati da madre natura e il latte che producono è estremamente povero di nutrienti.
Certo, il burro non è un alimento da assumere in quantità industriali e meglio se consumato crudo, però il latte deve provenire da mucche che pascolano liberamente perchè solo questo contiene anche grassi polinsaturi, indispensabili per la nostra salute.
Ma torniamo all'olio di palma. L'industria dolciaria scopre che questo grasso si presenta solido come il burro, non irrancidisce e, soprattutto, costa poco. Da quel momento inizia l'invasione dei prodotti da forno sui banchi dei supermercati. Erano nate le merendine.
Ma non solo. Per un qualche misterioso motivo, troviamo l'olio di palma ovunque. Merendine, dicevamo, ma anche biscotti, grissini, gelati, crackers, margarine vegetali, cereali per la prima colazione, caramelle, brioches, focacce, torroni, latti in formula per neonati, paste sfoglie e paste frolle già pronte, fette biscottate, creme spalmabili e, a proposito di creme spalmabili, non possiamo chiudere questo elenco senza almeno una citazione sulla crema spalmabile più famosa: la nutella.
So di infrangere un mito e so anche che mi attirerò le antipatie di mezzo mondo (anche per me è stato uno choc ma l'ho superato) ma quando si parla di olio di palma e creme spalmabili non si può non (s)parlare della nutella.

Dunque, il 55% di un barattolo di nutella è costituito da zucchero bianco, ingrediente che, a causa della raffinazione chimica, non ha più niente di naturale; una sorta di alieno alimentare che provoca danni alle ossa e ai denti in particolare e non perchè lo zucchero può rimanervi appiccicato ma semplicemente perchè, per assimilare lo zucchero raffinato, l'organismo necessita di molti sali minerali, minerali che, ovviamente, va a prendersi dove se ne trovano di più e cioè nelle ossa, nei denti, nei capelli. Per non parlare del diabete e degli squilibri ormonali provocati da un largo consumo di zucchero bianco, soprattutto nel sesso femminile. Vado avanti? Ma sì, ormai il sogno è infranto. Il 25% (una percentuale enorme) invece è costituito dal "nostro" olio di palma. Un grasso saturo che ha la splendida prerogativa di mandare alle stelle il colesterolo LDL; quello cattivo, per intenderci. Però è quello che rende così meravigliosamente spalmabile la nutella, friabili i prodotti da forno e, soprattutto, costa pochissimo. Solo il 13% è costituito da nocciole. Il resto è latte scremato in polvere - ingrediente ottenuto sottoponendo il latte a temperature altissime, che ne alterano i principali componenti - cacao magro, emulsionanti e aromi, non certo naturali.
Per l'altissima percentuale di zucchero e grassi saturi, è una vera e propria droga. Non ci crederete ma persone che, per svariati motivi hanno dovuto rinunciare allo zucchero bianco, hanno presentato gli stessi sintomi della crisi di astinenza tipica dei tossici.
Ora, siccome sono molto buona e non voglio lasciarvi con la disperazione di non avere più un riferimento coccoloso anti depressione, vi suggerisco delle alternative, sempre ottime ma più salutari. Esistono le creme spalmabili biologiche che, è vero, costano qualcosa in più, ma vale la pena provarle perchè, prima di tutto hanno una percentuale molto più alta di nocciole, contengono zucchero di canna e spesso sono fatte con olio di girasole, che è una valida alternativa al famigerato olio di palma e non dimentichiamo che l'uso smodato di questo olio ha distrutto il 75% delle foreste in Malesia e altri siti nei quali si sono poi verificati disastri ambientali, sociali ed economici.
Occhio all'etichetta dunque e privilegiamo i prodotti che contengono grassi alternativi a quello di palma.




ARIANOVA: INTERVENIRE CONTRO L'INQUINAMENTO DEL CEMENTIFICIO DI PEDEROBBA ... Scritto da Associazione Arianova

Arianova chiede interventi concreti e immediati contro l’inquinamento ambientale a Pederobba [Tv] e giudica poco efficace l’azione del Sindaco Baratto.
Arianova interviene sull’iniziativa dell’Amministrazione di Pederobba di convocare i Sindaci della Pedemontana sull’emergenza ambientale [Tribuna del 30/05/10], per esprimere il proprio stupore per la poco efficace azione del Sindaco Baratto che, invece di intervenire, chiede altri monitoraggi in altre zone.
L’Associazione di promozione sociale Arianova e le 4200 firme raccolte nel 2007, sono state alla base dello studio ambientale dell’Arpav svolto tra il 2008 e il 2009 per capire l’impatto dell'attività del cementificio e co-inceneritore di Pederobba sull’ambiente della Pedemontana e quindi sulla salute della popolazione. Lo studio, in parte pagato dalla stessa proprietà del co-inceneritore, ha portato a risultati molto preoccupanti: inquinamento dei suoli da metalli pesanti, inquinamenti da diossina in alcuni siti e per ultimo il grave inquinamento dell’aria da Idrocarburi Policliclici aromatici.
L’Arpav, naturalmente, non ha individuato le cause dell’inquinamento. Si dice il peccato ma mai il peccatore.
Di fronte a questo inquinamento ambientale, il Sindaco Baratto si era impegnato, da ultimo con una lettera inviata a tutta la popolazione del 9 GENNAIO 2010, a individuare le cause e a prendere provvedimenti a tutela della popolazione. Ora però invece di agire, cambia linea e guarda altrove. Che senso ha infatti, di fronte ad una situazione che richiede interventi, concreti e immediati, chiamare gli altri Sindaci della zona per chiedere ancora altri studi in altre zone?
Chiedere nuovi monitoraggi ambientali servirà solo a perdere ulteriore tempo prezioso e probabilmente si fermerà davanti a dei dinieghi, visti i tempi di ristrettezze economiche delle Amministrazioni.
Due richieste davvero utili e necessarie sarebbero invece, chiedere alla Provincia che riduca l’enorme quantità di rifiuti di cui dal 1996 ha autorizzato l’incenerimento nel cementificio di Pederobba. Peraltro un impegno in tal senso era inserito anche nel programma elettorale della lista Baratto.
La seconda richiesta è all’Assessore regionale alla Sanità, Remo Sernagiotto, affinché avvii il Protocollo di monitoraggio sulla salute di adulti e bambini che i medici e pediatri della Pedemontana chiedono con forza da oltre un anno.



PAUL CONNETT, UN MONDO A "RIFIUTI ZERO" ... di Andrea Degl'Innocenti

Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, ideatore della strategia "rifiuti zero".
Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata – si veda il caso siciliano – e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In Italia, i prossimi due dovrebbero sorgere uno a Parma e l'altro nel sud di Milano.

C'è però un signore d'oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l'ideatore della strategia “rifiuti zero”.
Così raccontava la sua esperienza in una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.”
“All'inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l'uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l'inceneritore era la strada sbagliata.


La strategia "rifiuti zero" è un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.
Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all'opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.

È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all'inizio del processo.
È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco, come illustra il video qui di seguito, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti.

A San Diego si mira perfino al 90 per cento entro la fine dell'anno. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda, mentre in Italia solo Capannori, un comune di quasi 50 mila abitanti in provincia di Lucca, ha adottato il metodo “rifiuti zero”.
È un sistema, infine, che conviene anche da un punto di vista economico, come illustra lo stesso Connett. “Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori, ma il problema resta: se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l'estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.

Una manifestazione contro la costruzione del nuovo inceneritore a Parma.
Connett è da poco tornato in Italia, chiamato da coloro che si oppongono alla costruzione dei nuovi inceneritori. È stato a Lucca il 19 maggio, a Capannori il 20 – qui ha presieduto l’Osservatorio verso rifiuti zero del comune, ed ha partecipato alla prima riunione ufficiale del Centro Ricerca Rifiuti Zero –, a Pietrasanta il 21.

Il 22 ha partecipato alla manifestazione regionale di Montale. Il 24 si è recato a Verona, il 25 a Desio (MI), il 27 a Calcinaia (PI), il cui Comune sta aderendo ufficialmente alla strategia rifiuti zero. Infine, il 28 e il 29 ha concluso la sua tournée a Firenze presso lo stand “verso rifiuti zero” nell’ambito di Terra Futura.
Ma nonostante i ripetuti viaggi e gli sforzi evidenti, la filosofia dei rifiuti zero stenta a prendere piede dalle nostre parti. Lo scorso 27 aprile, ospite a Parma in una trasmissione televisiva, Connett si è preso perfino del “cretino” da Allodi, presidente di Enia, la ditta che dovrebbe costruire l'inceneritore. E buona parte della classe politica, fra cui lo stesso Ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, si spertica in lodi per quelli che loro chiamano “termovalorizzatori”.
Pare, insomma, che due dei tre livelli indicati da Connett come necessari all'attuazione della sua strategia siano a questa piuttosto restii, per non dire contrari. Resta il terzo livello, i cittadini. Solo questi, impegnandosi per primi, potranno provare a fargli cambiare idea.




OCCHI APERTI E ORECCHIE TESE ... di Sonia Toni

E dal menefreghismo ambientale, di cui ci siamo occupati un paio di mesi fa, passiamo a quella che definirei "ecologia del voglio ma non posso".
I governanti della terra fanno a gara nel dichiararsi amici dell'ambiente, pronti a varare la panacea che abbasserà drasticamente il livello di CO2 nell'atmosfera (ma ce l'abbiamo ancora un'atmosfera?); tuonano contro gli sprechi, sono favorevoli alle energie rinnovabili, si dichiarano pronti ad organizzare la gestione dei rifiuti in modo da eliminare inceneritori e discariche, però...
Però, scusate tanto ma proprio non possiamo fare a meno del carbone, del petrolio, del nucleare, delle discariche e degli inceneritori o termovalorizzatori, come vengono definiti per gli allocchi, e poi, scusate, ma non siete informati in merito al carbone pulito, il petrolio bianco, il nucleare sicuro e il CDR (combustibile da rifiuti)? Purtroppo le energie rinnovabili sono ancora molto costose. Certo, soprattutto perchè si continua a fare accordi per l'uso di fonti fossili.
Ieri esisteva il carbone che conteneva zolfo - quel carbone, per l'esattezza, che dava origine al colore dell'aria intorno a Londra fino a qualche anno fa; quello del colore "fumo di Londra" per intenderci - che veniva estratto dalle miniere, che potevano essere a cielo aperto e in profondità. Più si scava per estrarre il carbone, più questa fonte di energia costa, in soldi e vite umane. Inoltre - e di questo non si parla mai - sembra che il carbone abbia anche una certa dose di radioattività. Oggi esiste il carbone desolforato che però inquina come l'altro. Gli viene tolto lo zolfo; zolfo che poi, in alcuni casi poco virtuosi, soprattutto in Cina, viene perfino gettato in mare provocando altri disastri. Uno di questi è che, presto o tardi, quello che gettiamo nel mare, nella terra o disperdiamo nell'atmosfera, ci torna indietro sotto forma di cibo, aria o quant'altro. Cose che succedono quando si vive in un sistema chiuso com'è il nostro pianeta, compreso l'involucro di gas che lo circondano. Ecco, per i nostri governanti che stipulano allegri e proficui contratti con enti come l'Enel, questo sarebbe il carbone "pulito". Il carbone delle centrali di Civitavecchia e di Porto Tolle sul delta del Po, per intenderci. E poi, come non gioire del nucleare "sicuro"? La Francia, sempe citata come esempio in questo settore, siccome possiede moltissime centrali, si ritrova in pratica a dover gestire un incidente nucleare al giorno ma, tranquilli: è tutto sotto controllo. Possono stare tranquilli anche quei cittadini che vivono in quartieri interamente costruiti su cumuli di materiale radioattivo.
Se andate lì con un contatore geiger, il ticchettìo è talmente assordante da coprire i rumori intorno e in questi quartieri ci sono case, scuole, chiese, palestre: tutto radioattivo.
E la gente si chiede come mai aumenta il numero delle persone che si ammalano.
Oggi, a seguito del disastroso incidente della piattaforma petrolifera della BP nel golfo del Messico - incidente che ha provocato danni ambientali ed economici per miliardi di dollari - l'azienda criminale ha dichiarato che pagherà tutti i danni. E chissenefrega. Tutti i soldi del mondo difficilmente riporteranno quel territorio a com'era prima dell'incidente.
Il principio del "chi inquina paga" è un mito da sfatare prima possibile.
I grandi inquinatori hanno possibilità economiche infinite e molto spesso preferiscono pagare delle multe, per quanto salate, pur di non rispettare le leggi che tutelano l'ambiente e la salute.
Anche il presidente Obama, contrariamente alle promesse fatte in campagna elettorale, sta pericolosamente scantonando sui problemi legati all'inquinamento.
Ha nuovamente aperto al nucleare e dopo l'incidente della piattaforma BP ha dichiarato che in futuro, il permesso di trivellare verrà dato solo se saranno fornite garanzie di sicurezza. Trivellazioni sicure dunque? Ma mi faccia il piacere!


PESTICIDI, IL VELENO DENTRO CASA ... di Andrea Degl'Innocenti

Una delle tante psicosi dell'era post-moderna è senza dubbio quella della pulizia. Lo sviluppo “in verticale” delle città, il progressivo abbandono del suolo, la sua occultazione sotto lingue di asfalto e di cemento, hanno reso la terra qualcosa di estraneo, sconosciuto. Dunque, per un paradigma ben noto, di pericoloso.

L'habitat perfetto in cui vivere e crescere i propri figli è, per l'uomo moderno, un ambiente asettico, privo di “contaminazioni” con l'esterno. In questa logica si spiega l'inquietante fenomeno cui stiamo assistendo da diversi anni: la crescente diffusione di pesticidi, fitofarmaci e veleni vari nelle nostre città. Già da tempo i diserbanti hanno smesso di essere una prerogativa delle campagne. Dai campi coltivati – nei quali, veri e propri killer della biodiversità sterminano rondini e rondoni, insetti, sciami interi di api e penetrando nel terreno inquinano irrimediabilmente le falde acquifere – sono giunti nelle strade cittadine, nei parchi pubblici, finanche nelle scuole e nelle abitazioni. Genitori ansiosi vi irrorano in continuazione la casa, sperando di sterminare ogni più piccolo microbo assassino. Ma ignorano i rischi ben peggiori che corrono. La pericolosità dei pesticidi, anche di quelli domestici è infatti dimostrata ormai da un sufficiente numero di studi.

Pesticidi di ogni tipo sono presenti nella frutta e nella verdura che mangiamo, spesso contaminano l'acqua che beviamo L'elenco dei danni è lungo e penoso. Si va dal tumore al cervello, la cui incidenza raddoppierebbe secondo una ricerca francese pubblicata su Occupational&Enviromental Medicine, allo sviluppo precoce del Parkinson – lo dimostra uno studio presentato al Convegno Nazionale dell'American Chemical Society a San Francisco. Passando per effetti sul sistema riproduttivo, perdita di memoria, depressione, insonnia.

Le stesse etichette dei pesticidi domestici sono finite sotto inchiesta con l'accusa di incentivarne un utilizzo fin troppo “facile”, o stimolare dinamiche del tipo “più ne uso meglio è”, come emerso dai dati presentati dalla California Environmental Protection Agency al 239esimo National Meeting of the American Chemical Society.
Uscendo dalle mura domestiche la situazione non migliora. Sostanze chimiche fitosanitarie vengono spruzzate in parchi e giardini pubblici. Proprio nei luoghi dove giocano i bambini, i più sensibili all'esposizione. Pesticidi di ogni tipo sono presenti nella frutta e nella verdura che mangiamo, spesso contaminano l'acqua che beviamo.

L'intero ambiente che ci circonda sembra essere pregno di pesticidi
Insomma è l'intero ambiente che ci circonda ad esserne pregno, con concentrazione crescente. A Treviso solo nel 2008 l'aumento dell'utilizzo dei pesticidi è stato del 20 per cento. Un recente rapporto della rete di controllo ambientale Ispra sulle acque italiane ha trovato 118 tipi differenti di fungicidi, insetticidi ed erbicidi.

Sebbene siano state presentate alcune proposte di legge che ne limitano l'uso, soprattutto nei luoghi pubblici – una direttiva UE entrerà in vigore nel 2011, impegnando gli stati membri ad adeguarvisi entro cinque anni – è da credersi che l'utilizzo dei pesticidi non diminuirà affatto. Non finché rimarrà intatta la paura della terra.
D'altronde è risaputo che la paura rende forse uomini peggiori, ma sicuramente consumatori migliori. E la paura è stata talmente generalizzata da diventare una sorta di biofobia, terrore collettivo di tutto ciò che è vivo, vitale, e in quanto tale può arrecare un danno.




PESTICIDI: A TREVISO INCREMENTO DEL 20% ... Gianluigi Salvador - Referente energia e rifiuti WWF Veneto

Finalmente, dopo aver chiesto l’intervento del Difensore Civico Regionale ed in ritardo di un anno, ci sono pervenuti i dati rilevati dall’ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto, ndr) relativi alla vendita dei pesticidi, utilizzati soprattutto per la viticoltura del prosecco.

Come era ampiamente previsto, a partire dal trend di vendita degli anni precedenti e dall'aumento consistente delle nuove superfici vietate vicino alle strade e alle case - e non ancora regolamentate dal tanto strombazzato nuovo regolamento di polizia rurale della zona del prosecco - nel 2008 si è registrato un incremento significativo.
Nella Provincia di Treviso, dai 3 milioni e centomila Kg. del 2007 si è passati a 3 milioni e 700 mila kg nel 2008 con un incremento del 20 %.

Il famigerato “mancozeb” (classificato dalla UE interferente endocrino ma utilizzabile fino al 2015) mantiene il suo primato fra i fungicidi (dopo lo zolfo) e registra vendite pari a 150 tonnellate con un incremento del 26 % sul 2007.

Fra gli insetticidi il più venduto è il “clorpirifos” con 2.567 lt. Recentemente l’Istituto Superiore della Sanità ne ha accertato la capacità nefasta di agire nell’organismo umano come “interferente endocrino”.

Fra i diserbanti il più venduto risulta il composto organofosforico “glifosate” con quasi 18.000 lt.

Ricordiamo che il Reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria del Dipartimento di Salute Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare ha effettuato diversi studi sugli effetti dei pesticidi della categoria degli organofosforici (a cui appartiene oltre al glifosate anche il citato clorpirifos) e dei ditiocarbammati (maneb, mancozeb, metiram, propineb, tiram e zineb) rilevando la loro capacità di alterare i meccanismi di regolazione ormonale con effetti deleteri.

Le alterazioni che possono provocare nell’organismo umano vanno dalla perdita di memoria, alla depressione, all’insonnia e alla perdita della fertilità
Le alterazioni che possono provocare nell’organismo umano vanno dalla perdita di memoria, alla depressione, all’insonnia e alla perdita della fertilità.
Particolarmente gravi gli effetti sulle donne in gravidanza e quindi sui feti e sui bambini in quanto possono interferire in maniera permanente con lo sviluppo neurocomportamentale.
Negli adulti riguardano effetti sul sistema riproduttivo in particolare l’infertilità maschile.
Dobbiamo tener presente che la salute umana può essere compromessa non solo a causa dell’esposizione diretta ma anche per una scarsa o inefficace tutela della legislazione vigente in materia di sicurezza alimentare da almeno due punti di vista:
1- tenendo conto delle recenti acquisizioni scientifiche nella definizione dei limiti massimi di residui per i pesticidi negli alimenti, tutelando sempre di più il feto e il bambino, che possono essere maggiormente suscettibili;
2- valutando attraverso appropriati modelli sperimentali gli effetti sinergici dovuti alla presenza contemporanea negli alimenti di più pesticidi con lo stesso meccanismo.
È importante anche rilevare gli effetti di questo “bombardamento” di molecole artificiali sull’ambiente in generale: acqua, aria, suolo, flora, fauna, molecole formate da recenti principi attivi sintetici estranei all’evoluzione degli organismi viventi.
Ad esempio: da un nostro calcolo empirico questi 3 milioni e 700 mila kg di pesticidi venduti hanno richiesto almeno dai 10 ai 12 milioni di ettolitri di acqua per miscelarli, che è stata poi riversata nelle colture e quindi ritornerà in circolo contaminando prima l’aria, le acque superficiali, e poi le falde più profonde, che stanno ricevendo ora i pesticidi percolanti dispersi anni fa.
Dietro a tutto questo c’è la tutela della salute (e della biodiversità) che sta dimostrando con dati preoccupanti dell’ULSS quanto sia ancora in forte aumento (e correlata all’aumento di pesticidi) l’incidenza delle neoplasie maligne nel nostro territorio.
Gianluigi Salvador - Referente energia e rifiuti WWF Veneto



UNA SCONFITTA DEL MOVIMENTO ANTINUCLEARE CHE SERVA DA MONITO ... da Rete NoInc

Il Tar del Piemonte dà ragione a Governo/Sogin, legalizza la finta disattivazione dell’impianto e autorizza il deposito nucleare a Bosco Marengo (Alessandria). La sentenza del Tar scandalizza, è sbagliata e sul piano giuridico merita il ricorso al Consiglio di Stato (ma non abbiamo i soldi). Merita anche una riflessione nel movimento antinuclearista italiano. Per il quale si tratta di una nefasta sconfitta che crea un precedente valido per tutti gli ex siti nucleari: da oggi destinati ad essere depositi di se stessi. Dunque via libera al rilancio del piano nucleare del governo non vincolato, grazie al Tar, a risolvere il problema principale: quello delle scorie in un deposito sicuro per millenni. Di questa sua vittoria, il governo deve ringraziare non solo il Tar ma anche la Regione Piemonte, la Provincia di Alessandria e il Comune di Bosco Marengo che l’hanno spalleggiato con l’assenso e perfino con avvocati al Tar e, prima ancora, al tiramolla del Consiglio di Stato. I cittadini possono ringraziare i Bresso, Filippi, Cavallera, Lamborizio, dunque centrosinistra e centrodestra, che hanno scientemente rinviato sine die la bonifica del territorio, che hanno condannato le future generazioni ad un deposito nucleare “provvisorio” “a tempo indeterminato”, cioè definitivo bersaglio di incidenti, attentati, aerei, terremoti, meteoriti ecc.

La sentenza merita una riflessione del movimento antinuclearista che ha sottovalutato il ricorso per Bosco Marengo. Non si è potuto e non si potrà vincere la battaglia contro il nucleare affidandosi a strumenti legali piuttosto che a grandi mobilitazioni di popolo. Per Bosco Marengo, Davide ha sfidato Golia sul piano dei ricorsi amministrativi, e anche con esposti penali, come era giusto e doveroso tentare e grazie ad una fantastica sottoscrizione popolare (in particolare, un grazie a Beppe Grillo), ma la sconfitta era ancor prima già avvenuta sul campo: con la scomparsa degli attivisti di Bosco Marengo e del movimento dei comitati della Fraschetta che anni prima con una mobilitazione meravigliosa avevano bloccato Fabbricazioni Nucleari (Sogin) e i politici. Questa sentenza serva da monito al movimento antinuclearista in Italia, che sta marciando sparpagliato, senza coordinamento e strumentazioni, con sponde politiche deboli, pericolosamente impreparato ad affrontare lo scontro referendario



IL CROMO A TEZZE SUL BRENTA ... di Angelo Levis (Legambiente PD)

Cromo esavalente: il Tribunale penale di Bassano decide per l' imputazione coatta dei responsabili delle ex Tricom di Tezze sul Brenta per omicidio plurimo colposo per le morti dei lavoratori. Esemplare e complessa questa vicenda processuale nella quale sono stato coinvolto come Perito di parte lesa (CTP) assieme ai colleghi Celestino Panizza, Medico del Lavoro a Brescia, e Dario Miedico, specialista in Igiene ed Epidemiologia a Milano. E' un un vero disastro ambientale quello provocato dal rilascio di Cromo (VI) e di altri pericolosi inquinanti ad opera di varie Industrie Galvaniche tra le quali la ex-Tricom di Tezze sul Brenta, disastro che ha interessato una vasta area del Padovano e del Vicentino tra Bassano, Cittadella e Rosà.
Nel 2006 presso la ex-Tricom lo Spisal e la Polizia Giudiziaria di Bassano accertano una situazione di gravissima incuria nel reparto cromatura di questa fabbrica, alla quale hanno fatto seguito i decessi per cancro polmonare di numerosi addetti. Una indagine epidemiologica del Dicembre 2003 sugli operai e impiegati tecnici del reparto, con almeno 6 mesi di lavoro nell'azienda e presenti tra Gennaio 1968 e Dicembre 1994, condotta da Merler, Sarto (SPISAL di PD), aveva accertato un gravissimo eccesso di mortalità per tumori al polmone tra i lavoratori, rispetto all'incidenza "storica" in Italia e nel Veneto.
Il lavoro segnalava che, già nel 1982, indagini citogenetiche condotte da Sarto, Stella e dal sottoscritto e pubblicate su importanti riviste internazionali, avevano evidenziato, nelle cellule del sangue periferico (linfociti) degli operai delle Galvaniche del Bassanese, Tricom compresa, aumenti rilevanti e statisticamente significativi di aberrazioni cromosomiche classiche e di scambi tra cromatidi fratelli, rispetto a controlli non esposti a Cr (VI) e con pari abitudine al fumo di tabacco.
La Procura di Bassano iniziava nel 2006 un procedimento penale nel quale si costituivano come parti lese i famigliari delle vittime. Consulenti del Tribunale venivano nominati il Prof. Erminio Clonfero, Ordinario di Medicina del Lavoro a PD, e l'Ing. Gianandrea Gino, Igienista Industriale di MI. Il sottoscritto, assieme ai colleghi Panizza e Miedico, venivano chiamati nel Giugno 2008 a processo già avviato e quando la situazione appariva gravemente compromessa. Infatti i CTU Clonfero e Gino, pur riconoscendo la gravissima situazione ambientale nella quale si era svolto per molti anni il lavoro nel reparto cromatura, anziché tenere conto dei dati epidemiologici esistenti e, in particolare, di quelli documentati da Merler e Sarto, aggiornandoli al momento della loro perizia (per cui il rischio relativo di cancro al polmone risultava quintuplicato rispetto all'attesa) avevano attribuito rilevanza preminente al fumo di sigaretta col risultato di rendere praticamente irrilevante, ai fini dell'eziologia del cancro al polmone, l'esposizione lavorativa ai cancerogeni ambientali presenti nel reparto (Cr (VI), ma anche Nichel, Piombo e fumi di saldatura).
Su queste basi, il Pubblico Ministero Dott. Parolin aveva già formulato la richiesta di archiviazione.
Con i colleghi Panizza e Miedico abbiamo steso la nuova perizia di parte lesa, contestando puntualmente e con ampia documentazione tutte le affermazioni dei CTU e fornendo al Giudice una analisi critica dettagliata della letteratura sull'argomento. Nell'udienza pubblica del luglio 2008, a fronte delle contestazioni alla sua perizia formulate in aula dal sottoscritto, il Prof. Clonfero dapprima si rifiutava di rispondere "avendo cose più importanti di cui occuparsi" e si dimetteva dall'incarico. Poi, spinto dalle pressioni dei legali degli inquisiti, accettava di rispondere, ma solo per iscritto e mantenendo la sua posizione iniziale. A questo punto il GIP Morandini si riservava di decidere a fronte della richiesta di archiviazione del processo da parte del P.M. Parolin, richiesta giustificata in quanto, a suo dire, non c'erano ragioni sufficienti per discostarsi dalle conclusioni della perizia dei CTU. La situazione sembrava definitivamente compromessa quando, a sorpresa, nel luglio 2009 il GIP rigetta la richiesta di archiviazione, ritenendo che la superficialità, incoerenza, contraddittorietà, nonché la mancanza di riscontri scientifici delle conclusioni rassegnate dai periti imponevano la nullità della perizia nella parte medico-legale.
Ulteriori censure del GIP alla perizia dei CTU Clonfero e Gino riguardavano: 1)l'avere omesso di considerare l'effetto sinergico del Cr (VI) con altri composti cancerogeni presenti nelle lavorazioni di cromatura; 2)il non aver considerato lo studio epidemiologico di Merler e Sarto condotto sulla medesima coorte di operai; 3)il non aver dato peso alle lesioni anche gravi (perforazione del setto nasale, iperplasie e metaplasie degli epiteli respiratori, broncopneumopatie croniche ecc. ) tipiche dell'esposizione a Cr(VI), manifestatesi sin dal 1977 tra gli operai; 4)l'aver trascurato i dati relativi alle concentrazioni del Cromo e del Nichel nel sangue e nelle urine degli operai, superiori ai valori di riferimento per la popolazione generale e in molti casi significativamente aumentate tra l'inizio e la fine del turno lavorativo.
Il GIP concludeva evidenziando come fosse ragionevole ritenere nella prolungata esposizione dei lavoratori al Cr (VI) e agli altri composti nocivi la causa dell' insorgenza della patologia e stabiliva la necessità di procedere a nuovo accertamento peritale.
A questo punto si verificava un secondo colpo di scena: il GIP Morandini veniva assegnato ad un altro ruolo e gli subentrava nella causa la Dott.ssa Trenti la quale, dopo aver revocato l'ordinanza del GIP Morandini relativa ad una nuova perizia, e a fronte di una ennesima richiesta di archiviazione del PM Parolin (nonostante quanto sopra già concluso dal GIP Morandini!), a fine Dicembre 2009 disponeva l'imputazione coatta per 3 dei 4 responsabili dell'azienda indagati, che sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo (sei degli otto casi di cancro polmonare) e lesioni gravi a carico degli operai della Tricom. Ancora una volta, a fronte di una situazione che non consentiva dubbi circa la relazione causale tra esposizione lavorativa e insorgenza di patologie cancerose, solo una perizia ben documentata dei consulenti di parte ricorrente, la presenza di un Giudice interessato e attento alle argomentazioni proposte, la pressione costante della popolazione e l'interesse della stampa locale hanno permesso di superare una situazione resa molto difficile dalla insipienza e/o malafede dei periti incaricati dal Tribunale e dalla colpevole ostinazione di un Pubblico Ministero che sembra aver dimenticato che il suo ruolo è quello di pubblico accusatore e non del "difensore aggiunto" degli inquisiti!
Nel frattempo si sono concluse favorevolmente per i ricorrenti anche la causa civile per danno ambientale (CTP Prof. Soffritti) e quella civile davanti al Giudice del Lavoro di Bassano ce ha stabilito un risarcimento di 800.000 euro per gli eredi di uno degli operai della Tricom, morto per cancro polmonare. Da: Ecopolis, newsletter socio ambientale di Legambiente Padova




MENEFREGHISMO AMBIENTALE ... di Sonia Toni

Il governo del condominio nel quale tutti abitiamo, è una faccenda scarsamente interessante per la maggior parte dei cittadini "imboccati" da una classe politica che, salvo rari casi, non perde occasione per massacrare o, quando va bene, ignorare il degrado intorno a noi.
La salvaguardia dell'ambiente pare non essere appetibile da un punto di vista economico, quindi viene sistematicamente posta come fanalino di coda nei programmi politici. E qui, oltre al menefreghismo subentra un altro problema, che è contemporaneamente, padre e figlio del primo: l'ignoranza.
Se parliamo di coscienza ambientale, fino a questo momento, destra e sinistra sono sempre state pericolosamente vicine infatti, il massacro dell'ambiente non ha mai avuto colore politico.
Adesso, qualcosa sembra essersi svegliato nel dormitorio degli addetti ai lavori ma la piena luce, purtroppo è ancora in fondo a un tunnel che non si riesce a misurare.
Il partito dei Verdi, fino a qualche anno fa sembrava aver acquisito delle buone basi sulle quali fondare una realtà politica solida a protezione dell'ambiente e della salute; poi non ha avuto la forza di buttare fuori a calci nel sedere dei soggetti che tutt'altro erano fuorchè ambientalisti, soggetti che hanno praticamente rovinato quella reputazione che i Verdi avevano acquisito con tanta fatica nel corso degli anni. Risultato: esodo degli ambientalisti e morte di una partito, dell'unico partito che difendeva l'ambiente. Adesso c'è stato un riassetto e i Verdi sono tornati a combattere per l'ambiente e la salute. E' una buona notizia ma è una buona notizia anche il fatto che oggi altre realtà politiche sono scese in campo a sostegno di temi ambientali, come il Movimento 5 Stelle nato da un'iniziativa di Beppe Grillo, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola e spero altri ancora. Il miglioramento della salute è ovviamente la prima preoccupazione ma i vantaggi economici che nascono dalla cosiddetta "green economy" sono altrettanto importanti. Finalmente si comincia a capire che ecologia ed economia sono due realtà che, non solo non cozzano l'una contro l'altra ma addirittura vanno d'accordissimo e ne è la prova il fatto che sono in piena crescita aziende che producono e installano pannelli fotovoltaici, impianti eolici, caldaie a cogenerazione, e poi ancora, impianti geotermici e idroelettrici, insomma, un vero e proprio impulso verso la realizzazione di queste tecnologie che cresce di giorno in giorno grazie all'informazione che noi poveri giornalisti facciamo da tempo in merito e che ha contribuito a far aumentare fortemente le richieste dei cittadini che desiderano installare questi impianti nelle loro case e nei posti di lavoro.
E mentre l'economia verde cresce a salvaguardia dell'ambiente garantendo anche tanti posti di lavoro, i nostri governanti puntano sul nucleare che è vecchio, pericoloso, costoso e che farà scoppiare inevitabilmente una guerra con le regioni che, ovviamente, non lo vogliono.
Ma come si fa a dare il proprio voto a questa gente?




USA, LA CORSA A CHI HA PIÙ GAS ... di Alessandro Ursic - FONTE

Gli Usa navigano nel gas naturale. E si stanno chiedendo in che modo usarlo. Ma le grandi compagnie petrolifere credono nel suo futuro
Mentre il prezzo del gas naturale è in caduta libera, gli esperti ci spiegano che l’offerta supera la domanda e invece di greggio ce n’è sempre meno, da qualche mese le più grandi compagnie petrolifere seguono una tendenza ormai delineata: comprano o stringono accordi con società specializzate nell’estrazione di gas negli Stati Uniti, che improvvisamente hanno scoperto di averne a sufficienza per soddisfare oltre un secolo di consumi. Data la quantità di affari conclusi in un tale periodo di magra per il settore, al momento pare una grande scommessa. A meno che loro non ne sappiano di più, prima di noi.
Negli ultimi tre anni, l’industria petrolifera ha investito circa 100 miliardi di dollari per entrare nel mercato del gas. A dicembre si è mossa anche la Exxon, tra le “sette sorelle” la più conservatrice verso le forme di business non tradizionali: ha messo sul tavolo 41 miliardi per far sua la XTO, una delle principali aziende che estraggono gas dallo scisto, con un metodo che ha rivoluzionato il settore. British Petroleum, Statoil, Total, Shell si sono accodate negli ultimi mesi con accordi simili, ognuna cercando di mettere le mani sulle riserve di gas controllate dalla società estrattive.
Il “game-changer”, ossia la giocata che spariglia, è una nuova tecnica di estrazione che ha reso accessibili riserve di gas di cui gli Usa, fino a tre anni fa, non sospettavano neanche l’esistenza. Lo shale gas, appunto quello recuperabile dallo scisto, si trova in abbondanza in vaste zone degli Usa nord-orientale, nonché in mezzo Midwest. Con la “fratturazione idraulica” – una trivellazione orizzontale per mezzo di acqua, sabbia e sostanze chimiche sparate a una pressione capace di perforare la roccia – immense quantità di gas sono improvvisamente disponibili, a prezzi di estrazione inferiori a quelli del gas “convenzionale”.
Così, una risorsa che si credeva “finita” è ora anche troppo abbondante. “Anneghiamo nel gas”, si dice ormai negli Stati Uniti, che grazie allo shale gas diventano il primo Paese al mondo per quantità di riserve. Il problema è che la domanda langue, anche perché la crisi economica morde ancora: e qui, nell’impossibilità di quantificare quanta parte giochi la speculazione, sta la spiegazione nel calo dei prezzi, ora sotto i 4 dollari per British Termal Unit (Btu) contro i 13 abbondanti del 2008.
L’industria energetica americana si sta quindi chiedendo in quale direzione puntare. Ci sono lobbyisti che hanno fatto fortune col petrolio ma ora si sono convertiti al gas. Tra questi il magnate T. Boone Pickens, infaticabile promotore delle virtù di questa risorsa: abbondante, economica, più pulita (rilascia il 25 percento di emissioni nocive in meno rispetto al petrolio, nonché la metà del carbone) e capace di ridurre la dipendenza energetica statunitense dal Medio Oriente. Pickens sogna di convertire l’intera flotta di camion sulle strade Usa (8 milioni di veicoli) al gas, e confida nel fatto che il Congresso approverà entro fine maggio una legge che introduce appositi incentivi per il passaggio al Gpl.
Tuttavia, gli ostacoli per arrivare a tale obiettivo – come l’assenza di una rete di distribuzione negli Usa, nonché il fatto che un serbatoio di Gpl pesa più dell’equivalente per il gasolio – non convincono molti scettici. Più realistico, e già qualche stato (come il Colorado) sta adottando misure a tal proposito, è passare dal carbone al gas per l’alimentazione delle centrali elettriche, o comunque usare il gas come “cuscinetto” per le centrali eoliche e solari, quando il vento è scarso e il sole non splende. Uno studio prevede che nei prossimi 20 anni le centrali useranno il doppio del gas rispetto a ora. Chi ci perde sono le energie rinnovabili: non a caso, con l’attuale basso costo del gas, diversi progetti relativi all’energia eolica si sono arenati.
L’altra incognita è quella ambientale. La tecnica della fratturazione idraulica richiede una quantità smisurata d’acqua: dagli 8 ai 15 milioni di litri per un solo pozzo. Acqua che, data la contaminazione con sostanze chimiche, dopo l’uso va eliminata in qualche modo. Secondo le compagnie estrattive, non c’è pericolo per la salute. Ma i gruppi ambientalisti, e gli abitanti delle zone vicine ai pozzi, non sono d’accordo: il rischio, sostengono, è quello di una contaminazione delle falde acquifere, ed è già successo. Paure condivise dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, che vuole proibire questa tecnica estrattiva nel nord dello stato omonimo. Ci vuole veder chiaro anche l’Epa, l’agenzia governativa per la protezione dell’ambiente, che ha appena ordinato uno studio sulle conseguenze della nuova tecnica.




FARFALLE IN ANTICIPO DI 10 GIORNI, L'ENNESIMO SEGNO DEL CLIMA CHE CAMBIA ... di Alessandra Profilio

Tra i segnali dei cambiamenti climatici in atto anche il volo anticipato delle farfalle in primavera
Farfalle in anticipo? Non è un buon segno. Secondo uno studio realizzato dall’università di Melbourne, le farfalle compaiono in primavera 10 giorni prima rispetto a quanto succedeva 65 anni fa e tale fenomeno è collegato direttamente ai cambiamenti climatici. Pubblicato sulla rivista Biology Letters, il lavoro dei ricercatori rivela infatti un legame causa-effetto tra l’incremento dei gas serra, il surriscaldamento regionale e il volo anticipato di questi insetti.

“I mutamenti di questi cicli stagionali rappresentano una sfida per la specie alterando la disponibilità di cibo e la competizione presente al tempo della schiusa. Studi come questi ci permetteranno di fare migliori previsioni su questi cambiamenti e ci aiuteranno a comprendere meglio le conseguenze” , afferma Michael Kearney, uno tra gli autori dello studio. Secondo Kearny, questa scoperta potrebbe aiutare a prevedere gli impatti futuri dei cambiamenti climatici sulla biodiversità.

Tuttavia, mentre in Australia si pensa di utilizzare le farfalle come indicatori dei mutamenti del clima, dall’Europa giunge la notizia che le prossime vittime dei cambiamenti climatici saranno proprio questi bellissimi insetti.

A lanciare l’allarme estinzione per molte specie europee di farfalle, coleotteri e libellule è l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). Lo studio realizzato dall’Iucn su richiesta della Commissione europea svela il devastante impatto dell'attività umana e dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi di questi animali. Nella lista rossa il 9% delle farfalle, l'11% degli scarabei e il 14% delle libellule.

"Il futuro della natura è il nostro futuro. Se è in pericolo l’uno anche l’altro lo è"
“Quando si parla di specie a rischio la gente tende a pensare a creature più grandi, come il panda o la tigre. Non dobbiamo però dimenticarci che i piccoli animali sono altrettanto importanti per il nostro pianeta e hanno bisogno di urgenti azioni per salvaguardali” - dichiara Jane Smart, direttore dello Iucn - “le farfalle svolgono un ruolo fondamentale come impollinatori negli ecosistemi in cui vivono” .

Nel frattempo da uno studio realizzato dal Met Office Hadley Centre, dalle Università di Edimburgo e di Melbourne e dalla Victoria University del Canada arriva la conferma dell’origine antropica del riscaldamento globale. “Vi è una possibilità sempre più remota che gli scettici abbiano ragione. Ovvero meno del 5% di chance che i fattori naturali siano responsabili dei cambiamenti climatici contro il 95% che la colpa sia dei fattori umani”, sostiene lo studio pubblicato sulla rivista Wiley Interdisciplinary Reviews: Climate Change.
Riguardo ad i modelli da adottare per la salvaguardia delle specie minacciate dalle conseguenze dei cambiamenti climatici si è discusso qualche giorno fa nel corso di una riunione dei ministri dell’Ambiente Ue. In vista della conferenza di Nagoya (Giappone) prevista per il mese di ottobre e in occasione dell’anno della biodiversità , i ministri si sono confrontati circa le azioni da intraprendere anche per ripristinare i sistemi naturali danneggiati. Come ha commentato Janez Potočnik, commissario Ue all’Ambiente “bisogna pensare che il futuro della natura è il nostro futuro. Se è in pericolo l’uno anche l’altro lo è” .



LETTERA DI IMPEGNO DEI CANDIDATI GOVERNATORI della REGIONE VENETO - elezioni 2010 ... di Comitati Riuniti Rifiuti Zero di TV e VE - Rete Ambiente Veneto

LETTERA DI IMPEGNO DEI CANDIDATI GOVERNATORI della REGIONE VENETO - elezioni 2010 Egregio Candidato,
siamo un coordinamento di Comitati costituitisi per contrastare la realizzazione di 2 inceneritori per rifiuti speciali, progettati da Unindustria TV per i territori di Silea e Mogliano Veneto. Con un lavoro di anni, abbiamo coinvolto sul problema cittadini ed amministratori, facendoli collaborare nell’ interesse comune di trovare una soluzione lungimirante al complesso problema della intera gestione dei rifiuti.
Da millenni la natura ci fornisce il patrimonio necessario per la nostra vita ed è dovere di tutti non impoverire il pianeta che ci ospita. Pertanto, una gestione ottimale delle risorse deve prevedere un ciclo produttivo che riduca al massimo gli sprechi e realizzi beni di uso durevole che, fin dalla loro progettazione, siano pensati in modo da essere restituiti all’ambiente, senza comprometterne la vivibilità.
La “questione ambientale” è oramai una priorità e deve essere riconosciuta soprattutto da chi si accinge a governare una regione. Nella questione degli inceneritori, in particolare, è elemento caratterizzante la qualità dei progetti e delle scelte politiche, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico. A questo riguardo, merita tener presente l’importanza che riveste il settore della gestione dei rifiuti, che vede il Veneto in posizione di eccellenza per quanto concerne la filiera dello smaltimento, e che ha ricadute positive in campo occupazionale. Tutto ciò rischia di essere compromesso da possibili improvvide soluzioni di retroguardia, quali la pratica della combustione, che condizionerebbe negativamente lo sviluppo di realtà produttive impegnate, già ora, nel riciclo dei materiali.
Il Veneto ha bisogno di amministratori che sappiano valorizzare le potenzialità del territorio nel rispetto dei cittadini che vi abitano.

TUTTO CIO’ PREMESSO

per la tutela della nostra salute e di questo territorio, già pesantemente compromesso, Le chiediamo un gesto di responsabilità sottoscrivendo l’impegno indicato sul retro .
Distinti saluti,
Per i Comitati Riuniti Rifiuti Zero di TV e VE
Paolo Pittaluga
Fax 0422- 893397

Rete Ambiente Veneto
Lucia Tamai Cell.320.2319451-
Giorgio Massimi tel.041-4569648 - cell.349.7622083

Il sottoscritto ……………………………………………………………..candidato alla carica di Governatore per la Regione Veneto, nelle elezioni del 28 e 29 marzo 2010,

SI IMPEGNA, UNA VOLTA ELETTO ALLA CARICA DI GOVERNATORE,

- a dare attuazione pratica ai principi di prevenzione, riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti, così come previsto dalla Normativa Comunitaria e Nazionale, anche attraverso progetti educativi rivolti alle cittadinanze e con il coinvolgimento degli Enti Locali verso il riciclo totale;
- ad avviare un programma di lavoro teso alla definizione di politiche rivolte al mondo imprenditoriale orientate alla trasformazione e contenimento delle attività produttive improntate allo spreco;
- ad estendere, in tutta la Regione, la raccolta differenziata “porta a porta” affinché il Veneto diventi modello da seguire, anche per l’attività di recupero dei materiali, in ordine alla tutela della salute e dell’ambiente;
- ad escludere la pratica dell’incenerimento, sia come forma di smaltimento rifiuti che come fonte di energia, non autorizzando nuovi inceneritori né il ripristino, o l’aumento di capacità degli esistenti.

In fede,
Firma : ……………………………………………
data : …………………




DALLA PIANURA PADANA ALLA CALIFORNIA: NEBBIA A RISCHIO SCOMPARSA ... di Alessandra Profilio

Negli ultimi 20 anni in Val Padana si è registrata una riduzione della nebbia del 30-35%
“Noi abbiamo il sole, noi abbiamo il mare, voi non avete neanche la nebbia” .
Si cambia musica: tra qualche anno potrebbe essere questa la nuova versione del famoso coro da stadio “Avete solo la nebbia”. Questo fenomeno atmosferico tipico dei paesaggi invernali del nord Italia – che prima ancora degli ultras ha ispirato illustri poeti – potrebbe infatti scomparire, vittima dei cambiamenti climatici.

Negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata fino agli anni '90 come una delle zone più nebbiose del mondo, si è registrata una riduzione della nebbia del 30-35%.

Come ha spiegato Giampiero Maracchi, ordinario di climatologia all’Università di Firenze, “il periodo tra gli anni '60 e '90 è stato caratterizzato da valori medi di nebbia molto elevati, mentre poi la media '80-'99 è caratterizzata già da una fase di cambiamento della circolazione atmosferica e del clima”.

Questa 'perdita' di nebbia – ha quindi concluso Maracchi – è probabilmente dovuta a un cambiamento della circolazione. L'aria umida viene dall'Adriatico e va a cozzare con le Alpi Marittime. Con la modifica della circolazione quest'aria umida proveniente dall'Adriatico la nebbia non ha la stessa frequenza” .

La sensibile diminuzione della foschia non riguarda soltanto il nord Italia ma, al contrario, interessa anche gli Stati Uniti e preoccupa gli studiosi di oltreoceano.

La riduzione della nebbia in California comporta conseguenze negative per le foreste di sequoie
In California, infatti, negli ultimi cento anni la nebbia (che lì è un fenomeno tipicamente estivo) si è ridotta di un terzo, come risulta da uno studio condotto dall’Università di Berkley. “In California dal 1901, il numero medio di ore di nebbia lungo le coste in estate è calato dal 56 per cento al 42 per cento, ovvero di circa 3 ore al giorno”, afferma James A. Johnstone, uno degli autori dello studio.

Abbiamo scoperto una relazione forte tra l’apparizione della nebbia e un particolare regime di temperatura nella regione costiera sul Pacifico le estati più nebbiose sono associate con condizioni più fresche lungo la regione rivierasca e condizioni più calde all’interno, e viceversa. Fin dal 1951 il nesso tra la nebbia e il verificarsi di queste situazioni di accentuata disparità è molto forte».
Come spiega Johnstone, dunque, la nebulosità californiana sarebbe determinata dallo sbalzo tra il clima secco dell’entroterra e quello umido della costa, oltre che dalle correnti e dalla variazione costante delle temperatura dell’oceano (nota come Pacific Decadal Oscillation). Di conseguenza, la causa della netta riduzione della nebbia andrebbe rintracciata nell’attenuazione della differenza di clima tra la zona interna e quella costiera, registrata dagli studiosi.
A fare le spese di questa variazione meteorologica sono le foreste di sequoie, che grazie alla caligine possono conservare l'acqua durante gli aridi mesi estivi, e gli animali che, in assenza di quella nebbia “impalpabile e scialba” cantata da Giovanni Pascoli, non possono più contare sul particolare clima umido delle zone costiere.





DISASTRO SUL LAMBRO: IL PETROLIO È NEL PO E SPUNTA LA PISTA APPALTI ... di Andrea Degl'Innocenti

La macchia di petrolio ha ormai raggiunto il Po.
Tutto è iniziato alle 3 e mezza di notte di martedì scorso. Qualcuno si è introdotto furtivamente nell'ex-raffineria della Lombarda Petroli di Villasanta, a Monza ed ha aperto i rubinetti delle cisterne. Il petrolio si è riversato abbondante nel piazzale del deposito ed è penetrato nei tombini percorrendo chilometri e chilometri di fognature.
Alle 8,30 con uno strano – a detta degli inquirenti – ritardo di 5 ore è arrivata la prima chiamata della società all'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa) ed è scattato l'allarme.
Troppo tardi. Il petrolio ha raggiunto e intasato il depuratore ed ha iniziato a riversarsi nel Lambro. Quando infine, intorno a mezzogiorno, l'Arpa è riuscita a fermare la fuga il disastro era più che compiuto. A nulla sono valsi gli estremi tentativi di fermare la macchia oleosa: la convocazione dell'unità di crisi, l'allestimento di barriere galleggianti l'organizzazione di un Centro operativo per la gestione del depuratore. Tutto inutile.
Sono trascorsi tre giorni e l'onda nera ha ormai raggiunto il Po, di cui il Lambro è un importante affluente. L'ennesimo sbarramento, allestito nei pressi dell'Isola Serafini è stato superato in nottata e in questo momento chiazze e veli oleosi sono segnalati nel tratto tra Cremona e il mantovano, fino ad oltre 150 chilometri dalla ex-raffineria brianzola.
La velocità della corrente spinge il deposito di petrolio sulle sponde. I danni sono già elevatissimi e rischiano di aggravarsi quando il petrolio raggiungerà il Delta.
"Questa emergenza è stata gestita con incredibili ritardi sia da parte del Governo che delle tre regioni coinvolte con sottovalutazioni e insufficienza di persone e mezzi."

La chiazza oleosa minaccia i preziosi ecosistemi del Delta del Po, un complesso sistema di specchi d'acqua tra loro comunicanti, con tutte le specie che vi risiedono.
"Manca soprattutto una cabina di regia unitaria ed efficace, ma è ancora possibile intervenire per limitare i danni prima che il petrolio raggiunga il Delta e l'Adriatico", dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.
"E’ necessario che il Governo nomini un commissario capace di gestire l'emergenza, mettendo in campo le competenze della Protezione Civile nazionale e delle aziende che operano nel settore con i mezzi per intervenire tempestivamente".
La chiazza oleosa minaccia infatti i preziosi ecosistemi del Delta del Po, un complesso sistema di specchi d'acqua tra loro comunicanti, con tutte le specie che vi risiedono. Il rischio riguarda le attività di pesca, gli allevamenti ittici e di mitili e l'approvvigionamento idropotabile, visto che l'acquedotto di Ferrara pesca da una falda alimentata direttamente dal fiume Po.
Sul fatto che si tratti di un disastro doloso sembrano non esserci dubbi: per aprire le cisterne è necessaria una serie complessa di operazioni non ascrivibile alla fatalità (sbloccare le valvole, attivare nella giusta sequenza tre comandi, attendere che gli idrocarburi vengano aspirati dal fondo e pompati in apposite tubature, infine aprire le ultime paratie).
Resta da attribuire la responsabilità dei fatti. Gli inquirenti indagano sulla pista degli appalti. Sui terreni dell'ex-raffineria infatti dovrebbe sorgere la nuova Ecocity della società di Nova Milanese “Addamiano Engineering”. In realtà più che di una città ecologica si tratta di un progetto faraonico che prevede la costruzione di appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale.
Il sospetto degli inquirenti nasce dalle difficoltà economiche in cui versano i fratelli Addamiano, proprietari della holding. Se la pista della speculazione edilizia dovesse trovare riscontri si tratterebbe di un fatto gravissimo e, a detta del Presidente della Provincia di Milano Guido Podestà “sarebbe necessario porre un vincolo urbanistico su tutte le aree attorno al Lambro”.





LATTE MATERNO, DIOSSINE E PCB ... Scritto da Patrizia Gentilini - Associazione Medici per l’ Ambiente

Introduzione
Parlare della contaminazione del latte materno da parte di sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire affrontare un argomento che fa venire i brividi al solo pensiero, tanto è lo sgomento che suscita in qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità e buon senso. Prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo - che non esito a definire “sacro” - contenga ormai quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, è un argomento tabù e che credo non possa lasciare indifferente nessuno. Forse, proprio per questo, tale argomento è fino ad ora rimasto confinato nell’interesse di pochi specialisti del settore e non è mai emerso, con l’attenzione che merita, al grande pubblico.
Il fatto di non parlare di questo problema e soprattutto l’averlo affrontato, almeno nel nostro paese, in modo sporadico, volontaristico e non sistematico e su larga scala, non contribuisce tuttavia a risolverlo, anzi, come tutte le cose lasciate nel dimenticatoio, quando un problema di una tal portata emerge rischia di “esplodere”, lasciando spiazzati per i dubbi e gli interrogativi che pone innanzi tutti medici e pediatri, ma, ancor più, ovviamente le mamme che si chiedono quali possono essere le conseguenze di tutto ciò per i loro bambini.
Ma perché proprio ora se ne parla?

Antefatto: l’inceneritore di Montale
Il problema è emerso grazie al fatto che due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte grazie a fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore.
La questione è complessa e per una analisi più dettagliata della travagliatissima storia di questo impianto, si rimanda al documento, a firma del Dott. M. Bolognini, Medico Igienista, scaricabile sul sito dell’Ordine dei Medici di Pistoia. (1) Qui si vuol solo dare una breve descrizione della situazione, in modo da capire bene il contesto in cui si è arrivati all’esame del latte materno per iniziativa dei cittadini.
L’inceneritore di Montale tratta 120 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), recentemente autorizzato a 150 ton/giorno (45.000 ton/anno), destinato a bruciare rifiuti urbani ma anche ospedalieri e speciali ed è situato nella piana fiorentina, al confine fra 4 comuni: Agliana, Prato, Montale, Montemurlo.
L’impianto ha sempre presentato criticità ed anche in passato erano stati riscontrati superamenti nelle emissioni di diossine, ma, grazie a deroghe, aveva sempre continuato a lavorare.
Nel maggio 2007 furono effettuati routinari controlli i cui risultati analitici, comunicati solo in luglio, evidenziarono un importante sforamento per diossine, che fu confermato nella successiva indagine eseguita a distanza di pochi giorni per cui, a distanza di oltre due mesi dalla prima indagine si giunse, il 19 luglio 2007, alla sua temporanea chiusura. Nei mesi di funzionamento, da maggio a luglio, facendo una media delle emissioni, si può stimare che siano stati emessi 50.000.000 ng di diossine ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in quasi un anno e mezzo di attività.
Dal 2007 al 2009, anche in seguito alle vivaci polemiche che tutta la vicenda aveva sollevato, da parte di ARPAT ed ASL furono fatte analisi sia di tipo ambientale (suoli, vegetali, ecc.) che su matrici biologiche (uova, carne di manzo, polli, anatre e pesce gatto del locale parco pubblico) secondo la mappa di ricaduta riportata in Fig.1. La media delle diossine nel suolo, secondo il modello di ricaduta fornito da ARPA, ed escludendo un dato del tutto anomalo riscontrato in prossimità dello svincolo autostradale di Pistoia, in via Ciliegiole (sito oggetto di pregresso grave incidente ambientale per incendio di un grande deposito di prodotti per l’agricoltura) è riportato nella Fig. 2




Analisi su latte materno
Trattandosi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, che finiscono per accumularsi nel nostro stesso organismo, passano dalla madre al feto ed anche attraverso il latte, due mamme residenti in area di ricaduta, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte, a circa due settimane dal parto. L’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal comitato contro l’inceneritore. Il campione A proviene da mamma di 30 anni, alla prima gravidanza, il campione B da mamma di 32 anni, con due pregressi aborti spontanei e due gravidanze a termine con relativi allattamenti. Nessuna delle due presenta patologie di rilievo all’anamnesi, abitudini di vita regolari, alimentazione variata.

Campione A
Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 3,984 (limite sup 3,986)
Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 10,621

Campione B
Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 5, 507 (limite sup 5,507)
Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 9,485

Di particolare interesse nel caso in oggetto è il profilo di 12 molecole diossino-simili
appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontati nei campioni di latte materno che, come si vede dalla Fig. 3, è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo.


Possiamo quindi affermare che i PCB rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante e lo contaminano gravemente; pertanto il sospetto che proprio l’inceneritore sia il maggiore responsabile della contaminazione riscontrata negli alimenti (polli) e nel latte materno acquista una ragionevole certezza. Ma cosa sono queste sostanze e che effetti possono dare?

Diossine e PCB: cosa sappiamo?
Con il termine di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici appartenenti agli idrocarburi policiclici aromatici e formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Capostipite di queste molecole è la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota anche come “diossina di Seveso” tristemente famosa in seguito all’incidente occorso ad un reattore di una multinazionale svizzera, la Roche, a Seveso, il 6 maggio del 1976. L’incidente determinò la fuoriuscita di una nube tossica di tale sostanza con contaminazione del territorio e danni alla salute per le persone esposte sia di tipo acuto che a lungo termine. Tali danni si protraggono nel tempo e a tutt’oggi vengono riscontrati e studiati: è di recente pubblicazione, ad esempio, il fatto che i bambini nati da madri coinvolte nell’infanzia nell’incidente di Seveso presentano alla nascita alterazioni della funzione tiroidea in modo statisticamente significativo: ciò significa che anche se questi neonati non sono stati direttamente esposti all’incidente di Seveso le conseguenze dell’esposizione materna si riscontrano a distanza di oltre 30 anni dall’incidente. (2)
Queste molecole sono divise in due famiglie: policloro-dibenzo–p-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF o furani); le singole molecole appartenenti a tali famiglie vengono indicate col termine di “congeneri” e, nello specifico, si contano 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF.
Si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; i loro tempi di dimezzamento (ovvero il tempo necessario perché la dose si dimezzi) variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata: ad esempio per la TCDD i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e fino a 100 anni nel sottosuolo.
Si tratta di sostanze insolubili in acqua e che hanno viceversa una elevata affinità per i grassi. Sono soggette a bioaccumulo, cioè si concentrano negli organismi viventi in misura nettamente maggiore rispetto all’ambiente circostante; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso latte, carne, uova, formaggi ecc.. (3) Sia PCDD che PCDF rientrano fra i 12 Inquinanti Organici Persistenti riconosciuti a livello internazionale e messi al bando dalla Convenzione di Stoccolma sottoscritta da 120 paesi, fra cui l’Italia.
Le diossine sono sottoprodotti involontari dei processi di combustione e si formano in particolari condizioni di temperatura ed in presenza di Cloro. Secondo l’ultima edizione dell’inventario delle diossine (4) le principali fonti per l’Italia di produzione di tali inquinanti sono rappresentate combustioni industriali (64.4%), di cui oltre la metà (37% del totale) da incenerimento di rifiuti urbani, il traffico stradale contribuisce solo per l’1.1%.
A differenza delle diossine i Policlorobifenili (PCB) sono stati invece prodotti deliberatamente dall’uomo tramite processi industriali. La loro produzione è iniziata negli anni 30 ed è perdurata per oltre 50 anni, fino al 1985, quando sono stati ufficialmente banditi stante la loro pericolosità. Dei PCB si conoscono 209 cogeneri, 12 di questi sono molto affini alle diossine e vengono denominati “dioxinlike”.
Anche questi sono composti molto stabili, anche ad alte temperature, decomponendosi solo oltre i 1000-1200 gradi. Sono stati utilizzati sia in sistemi chiusi (trasformatori) che come additivi per ritardanti di fiamma, antiparassitari ecc..

Tossicità
La TCDD (o diossina di Seveso) è stata riconosciuta nel 1997, a 20 anni dal disastro di Seveso ed anche in seguito agli studi fatti sulla popolazione esposta, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano ed è conosciuta come la sostanza più tossica mai conosciuta; la sua tossicità per l’uomo si misura infatti in picogrammi, ovvero miliardesimo di milligrammo ed è legata alla straordinaria affinità che la diossina ha per il recettore AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor), un recettore presente ampiamente nelle cellule umane, ma non solo: esso è infatti presente in vertebrati marini, terrestri e aviari e si è ampiamente conservato nel corso dell’evoluzione. In particolare, l’AhR sembra avere un ruolo chiave per il normale sviluppo del sistema immunitario, vascolare, emopoietico, endocrino, come dimostrano esperimenti condotti su animali trans-genici (ovvero modificati in modo da essere geneticamente privi di questo recettore) ed è coinvolto nelle più disparate funzioni cellulari (proliferazione, differenziazione, morte cellulare programmata) fino alla regolazione del ritmo sonno-veglia. Di straordinario interesse la recente scoperta che tale recettore attiva i linfociti T regolatori (T reg), determinando di fatto una immunodepressione e spostando l’equilibrio del sistema immunitario verso una maggior tolleranza nei confronti delle cellule trasformate in senso tumorale. (5)
Diossine e PCB rientrano poi nel grande gruppo di sostanze denominate “endocrin disruptor”, ovvero inferenti o distruttori endocrini, nel senso che mimano l’azione degli ormoni naturali interferendo e disturbando funzioni complesse e delicatissime dell’organismo, quali quelle immunitarie, endocrine, metaboliche, neuropsichiche. Di fatto l’esposizione a diossine è correlata sia allo sviluppo di tumori (in particolare, per la TCDD, a linfomi, sarcomi, tumori a fegato, mammella, polmone, colon) ma anche a disturbi riproduttivi, endometriosi, anomalie dello sviluppo cerebrale, endocrinopatie (in particolare diabete e tiroide), disturbi polmonari, danni metabolici con innalzamento di colesterolo e trigliceridi, danni cardiovascolari, epatici, cutanei, deficit del sistema immunitario.
Da studi condotti in particolare su cavie risulta che l’esposizione a diossine è particolarmente pericolosa durante le prime fasi della vita, specie in determinate “finestre espositive” (6) ovvero specifici momenti dello sviluppo embrionale e fetale. I limiti raccomandati da OMS ed Unione Europea sono di 2 pg/kg di peso corporeo al dì, per cui un individuo adulto di 70 kg dovrebbe assumerne giornalmente al massimo 140 pg. Va inoltre ricordato che, attribuita per convenzione alla TCDD una tossicità pari a 1, tutti gli altri congeneri hanno una tossicità inferiore, anche di molti ordini di grandezza. Anche per i diversi congeneri la tossicità è funzione della affinità del legame fra singola molecola e recettore AhR, che, per quanto sopra detto, è inferiore rispetto alla TCDD. La tossicità dei vari congeneri rispetto alla TCDD è espressa con un Fattore di Tossicità Equivalente (TEF); dal momento che nelle diverse matrici sono presenti miscele dei diversi congeneri si è introdotto il concetto di Tossicità Equivalente (TEQ), che si ottiene sommando tra loro i prodotti tra i fattori TEF dei singoli congeneri e le rispettive concentrazioni con cui si presentano nella matrice in esame

Diossine nel latte umano: risultati
Per le caratteristiche proprie di queste molecole (persistenza, bioaccumulo, lipofilia, concentrazione, specie in alimenti proteici quali carne, uova, latte) le diossine si accumulano, proprio perché l’uomo è all’apice della catena alimentare, nel nostro stesso corpo e vengono trasmesse già durante la vita fetale (unitamente ad altri inquinanti) e poi attraverso l’allattamento dalla madre al bambino.
Non va dimenticato che questi non sono certo gli unici inquinanti presenti nel nostro organismo: si stima infatti che ben 300 sostanze tossiche, di cui molte cancerogene, si trovino stabilmente nel nostro organismo e siano, al pari delle diossine, trasmesse alla prole; ricordiamo, per esempio, mercurio, piombo, nichel, arsenico, cadmio, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, pesticidi ecc..
Tornando al latte materno, la quota di diossine presenti varia, da dati di letteratura pubblicati fino al 2004 (7-10) da 3.2 pg a 15 pg TEQ/grammo di grasso; sapendo che la componente grassa è circa il 4% del latte, si può facilmente calcolare la dose introdotta quotidianamente da un bimbo di pochi mesi che assuma 800-1000 cc di latte materno al giorno, essa varierà da 80-90 pg a 500-600 pgTEQ/die.
È interessante notare che la quota di diossine presenti nel latte materno varia a seconda che i campioni provengano da mamme residenti in aree rurali o industrializzate. La quota di diossine presenti nel latte materno è comunque elevata e ciò comporta che un bambino allattato al seno assuma quotidianamente una dose nettamente superiore a quella raccomandata dall’OMS che, ricordiamo, è di 2 pg/kg corporeo, per cui un bimbo di 5 kg dovrebbe assumerne al massimo 10 pg.
Mentre in Italia mancano dati puntuali e su larga scala per indagare gli inquinanti su latte materno e quelli disponibili spesso sono stati condotti su “pool” di campioni, in altri paesi risultano condotti studi di maggior respiro. Ad esempio, di recente è stato pubblicato un lavoro eseguito su 169 puerpere in Germania (11) che ha mostrato concentrazioni (sempre espresse in pg per grammo di grasso) di PCDD/F e PCB variabili tra 3.01 e 78.7 pg TEQ/g di grasso, con un valore medio pari a 27.27 pg TEQ/g; le donne che avevano vissuto lontano da aree industrializzate mostravano i valori più bassi.
Un altro studio effettuato su 120 puerpere giapponesi, della zona di Tokio (12), mostrava valori totali medi di PCDD/Fs e Co-PCBs (policiclobifenili complanari) nel latte materno pari a 25.6 pg TEQ/g di grasso.
In Cina, uno studio recentissimo (13) e molto ampio, in quanto condotto su 1237 campioni provenienti da altrettante puerpere in 12 provincie del paese e rappresentativo del 50% dell’intera popolazione cinese, ha fornito i seguenti risultati per PCDD/PCDF-PCB: valori di TEQ, espressi in pg/g di grasso, variabili da 2.59 a 9.92, con una media di 5.42. Anche da questo studio si è confermato che il latte di puerpere residenti in aree rurali era fortemente meno inquinato di quello di donne residenti in aree industrializzate.
In Italia, a Taranto (14), anche qui come a Montale per iniziativa spontanea di cittadini, sono stati eseguiti esami su 3 campioni di latte materno con valori di TEQ di PCDDF e PCB dioxin-like, espressi in pg/g di grasso, rispettivamente di 31.37, 26.18 e 29.40.
Il valore medio (media aritmetica) risulta essere 29.1 pgTEQ/g di grasso, più alto del 13.6% di quelli ottenuti in Giappone e del 6.7% rispetto alla media ritrovata nello studio tedesco. Valori simili a quelli di Taranto (circa 30 pg/grammo di grasso) sono stati riscontrati in un campione di latte di una mamma bresciana, fra l’altro al 3° mese di allattamento, quando una quota consistente era presumibilmente già stata ceduta al neonato. (15)

Discussione
Certamente un esame condotto su due soli campioni non può assumere una valenza scientifica, assume tuttavia un chiaro significato di denuncia e si presta ad alcune a considerazioni: 1. perché questi esami di biomonitoraggio non sono eseguiti su larga scala ed in modo sistematico nel tempo, in modo da valutare l’evolversi della quota di inquinanti presenti nel latte materno? In altri paesi viene documentato un decremento, probabilmente per effetto di misure di prevenzione conseguenti, anche, alla convenzione di Stoccolma, ma in Italia sappiamo cosa succede?
2. chi può in tutta onestà ritenere che gli attuali livelli di contaminazione del latte materno siano scevri da rischi per la salute dei bambini e non siano inevitabilmente destinati ad aumentare se si prosegue in politiche di incenerimento e combustione, sia che si tratti di biomasse o di rifiuti, come si sta registrando ovunque in Italia?
3. come ci si può ragionevolmente “fidare” di nuove o migliori tecnologie impiantistiche (BAT) se è indiscutibile che anche da un impianto tenuto sotto stretta osservazione - dopo gli incidenti occorsi - quale quello di Montale, i PCB sono emessi in quantità assolutamente non trascurabili ed altrettanto accade, fatte le debite proporzioni, per il tanto decantato inceneritore di Brescia? 4. perché in uno studio, denominato Moniter, promosso dalla Regione Emilia Romagna, con una spesa di oltre 3 milioni di Euro, condotto per valutare le ricadute sulla salute in prossimità degli 8 inceneritori della regione e varato dopo la diffusione dei dati dello studio sui due inceneritori di Forlì (studio di Coriano), non è stato previsto alcun campionamento di diossine su matrici biologiche, in particolare su latte materno di donne stabilmente residenti in area di ricaduta di tali impianti e/o in animali da cortile, dato che la via principale di assimilazione di queste sostanze è quella alimentare?
5. sappiamo bene che l’OMS raccomanda comunque l’allattamento materno fino al 6° mese pur in presenza di contaminanti e, per quanto è dato sapere, non ci sono per ora protocolli che ne valutino caso per caso la durata in funzione della quantità di sostanze presenti nel latte; è tuttavia accettabile che un bimbo di 5 kg possa indifferentemente assumere da 18 a 240 pg/kg di peso (invece dei 2 raccomandati da OMS ed UE per gli adulti) al dì a seconda che risieda in una zona rurale, a Brescia o Taranto o 80 pg/kg di peso se risiede nel territorio di ricaduta dell’inceneritore di Montale?
6. come si possono dare consigli scientificamente motivati in merito se non si impostano studi su larga scala e protratti nel tempo?
7. chi può assicurarci che il triste primato che l’Italia detiene riguardo il cancro nell’infanzia, ovvero un incremento del 2% all’anno, pressoché doppio di quello riscontrato in Europa (1.1% annuo) non abbia relazione con l’esposizione già in utero e poi attraverso il latte a questa pletora di sostanze tossiche e pericolose?
8. perché devono essere i cittadini e soprattutto le mamme a porsi questioni così cruciali dovendo sempre fare da “traino” alle istituzioni la cui unica preoccupazione sembra essere quella di “tranquillizzare” sempre e comunque i cittadini?
9. perché non ammettere – onestamente - che la questione è talmente scabrosa che di fatto si è preferito fino ad ora ignorarla? Perché non si comincia, ad esempio, con una analisi sistematica degli inquinanti presenti nel cordone ombelicale, data la disponibilità delle banche del cordone? 10. per il futuro cosa si pensa di fare? Non sarebbe il caso di cominciare chiudendo definitivamente inceneritori come quello di Montale, per il quale esistono ormai le prove del suo coinvolgimento nella contaminazione riscontrata negli alimenti e perfino nel latte materno, e al tempo stesso abbandonare le dilaganti politiche di incenerimento di materiali di ogni tipologia e composizione? I rifiuti, come dice la legge, devono essere smaltiti “senza danno per la salute e per l’ambiente” e ciò è assolutamente possibile già oggi escludendo del tutto le combustioni ed evitando in buona misura anche il conferimento in discarica.

Conclusioni
Non aver dato, almeno fino ad ora, il giusto risalto al fatto che il latte materno, nelle aree industrializzate, è pesantemente contaminato non può essere casuale; vien da pensare che l’aver trascurato questo problema sia il frutto di una rimozione dei problemi più scomodi e drammaticamente coinvolgenti, che vengono di fatto relegati in una sorta di “inconscio collettivo”. Riconoscere infatti l’esistenza di una pesante contaminazione del latte materno nelle aree industrializzate non può non comportare, di conseguenza, il riconoscere il fallimento di un modello di “sviluppo” di una società come l’attuale, che non si è mai curata delle conseguenze delle proprie scelte e soprattutto delle ricadute su quella che dovrebbe essere al primo posto nei pensieri di una comunità civile, cioè l’infanzia. Se percepiamo appieno la gravità di aver inquinato fin anche il latte materno, non è più di consolazione sapere che determinati valori sono “nella media”: essere contaminati nella media o ammalati nella media o morti nella media non risparmia sofferenza e dolore e soprattutto non consola quando si prende consapevolezza che questa “media” è superiore a quanto sarebbe tollerabile o raccomandabile, non a causa di eventi ineluttabili, ma di scelte operate deliberatamente. Il proverbiale “mal comune” deve cessare di essere considerato “mezzo gaudio” e deve viceversa diventare lo stimolo ad unire le forze per trasformarlo in “bene comune”.
Da tutto questo non può che conseguirne, specie per i medici e per tutti coloro che hanno responsabilità decisionali, l’impegno ad adottare immediate e concrete soluzioni, già oggi disponibili, che evitino in ogni modo la combustione di rifiuti e che portino alla completa inertizzazione dei materiali pericolosi. Bisogna contemporaneamente agire e studiare: se da un lato il problema della contaminazione del latte materno va approfondito con rigore in tutti i suoi aspetti, dall’altro bisogna già da subito evitare di aggravarlo, bandendo pratiche assurde quali quelle dell’incenerimento dei rifiuti, di biomasse e quant’altro.
Per nessuna donna al mondo può esser accettabile anche solo l’idea di trasmettere al bimbo a cui ha dato la Vita, attraverso il proprio latte, pericolosi veleni. La consapevolezza che questo, purtroppo, è invece ciò che accade, non può non risvegliare le donne da un torpore durato già troppo a lungo, spingendole a riprendersi il diritto di trasmettere vita e non veleni alle proprie creature!

Patrizia Gentilini
Associazione Medici per l’ Ambiente
13 Febbraio 2010

Bibliografia
1. http://omceopt.splinder.com/archive/2010-01
2. A. Baccarelli Neonatal Thyroid function in Seveso 25 years after maternal exposure to dioxin PLos Medicine (2008) www.plosmedicine.org 1133-1142
3. A. Schecter et al. Dioxin : an Overview Enivironmental Research 101 (2006) 419-428
4. http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf
5. E.Stevenson et al. The aryl hydrocarbon receptor: a perspective on potential roles in the immune system Immunology, (2009), 127, 299–311 299
6. S. Jenkins Prenatal TCDD exposure predisposes for mammary cancer in rats Reprod. Toxicol. (2007); 23(3) 391-396
7. Furst.P et al. PCDD,PCDFs, PCDFs and dioxin-like PCBs in human milk and blood from Germany.Organohalogen Compounds (2002) 55, 251-254
8. Norèn K.et al. Certain organochlorine and organobromine contaminants in Swedish human milk in perspective of past 20-30 years. Chemosphere (2000) 40, 1111-1123
9. Wang S.L. et al. Infant exposure ti polychlorinated dibenzo-p-dioxin, dibenzofurans and biphenyls(PCDD/Fs, PCBs)- correlation between prenatal and postnatal exposure. Chemosphere (2004) 54, 1459-1473
10. Kuisue T. et al. et a Persistent organochlorines in human breast milk collected from primiparae in Dalian and Shenyang China. Environmental Pollution (2004) 131, 381-392
11. Wittsiepe J. et al. PCDD/F and dioxin-like PCB in human blood and milk from German mothers. al.,Chemosphere, (2007) 67(9): 286-94
12. Tajimi M. et al., PCDDs, PCdfs and Co-PCBs in human breast milk samples collected in Tokio, Japan. Acta Paediatr. (2004) 93(8):1098-102
13. Li J, Zhang L et al. A national survey of polychlorinated dioxins, furans (PCDD/Fs) and dioxin-like polychlorinated biphenyls (dl-PCBs) in human milk in China . Chemosphere. (2009) 75(9):1236-42.
14. http://www.hcmagazine.it/autoimg/35.jpg
15. L. T. Baldassarri PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population of an italian city Chemosphere 73 (2008) 5228-34




CARO SAN FRANCESCO, A COSA SERVIREBBE UN INCENERITORE? ... Scritto da vari 

Rivolgersi agli uomini non sembra più avere un senso perché troppi sono costretti da obblighi e da patti non professati. Così ci appare più chiaro supplicare San Francesco, affinché possa intercedere per noi e impedire la costruzione di un inceneritore, impianto destinato a giovare soltanto agli interessi di pochi e non certo pensato per la tutela del Creato o del bene comune. Pertanto siamo qui a scrivere al santo di Assisi a nome di quanti credono fermamente nella praticabilità di un’alternativa senza combustione dei rifiuti di quell’Italia di cui Francesco – patrono dell'ecologia - è principale protettore.
Caro San Francesco,
in questo inizio di millennio, si fa un gran parlare di inquinamento e di peggioramento del clima. Ma alle parole non seguono fatti e comportamenti virtuosi.
Da anni siamo impegnati nel cercare di custodire il nostro piccolo ambito di creato per evitare la costruzione un inceneritore di rifiuti. Grazie agli approfondimenti proposti nel tempo in numerosi incontri pubblici, è maturata una consapevolezza profonda di cosa in realtà rappresenti e non rappresenti la sua costruzione all’interno di una gestione dei rifiuti funzionale al solo consumismo e frutto di una visione economica che affonda le proprie radici nell’illimitato ed egoistico sfruttamento delle risorse del creato. Di certo non nel loro responsabile, migliorabile e condivisibile utilizzo.
In occasione della celebrazione della XLIII Giornata Mondiale della Pace, il messaggio di Papa Benedetto XVI dal titolo “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato” è giunto a ulteriore conferma del nostro impegno e della necessità di una maggiore coerenza fra gli uomini. Sarà immediato per Te, eletto “patrono dell’ecologia”, comprenderne il significato più ampio. Anche tu, come noi, vuoi vedere riconosciuto nei suoi diversi passaggi il fiducioso impegno nella custodia di una Natura le cui ricchezze vanno condivise, oltre che mantenute e tramandate alle generazioni future affinché ogni individuo ne possa godere appieno. E ciò non solo come credente, ma anche come laico sensibile nei confronti di ogni forma vivente.
Oggi per tentare di meglio custodire il nostro pezzetto di creato vogliamo condividere insieme con te alcune riflessioni del Santo Padre:
“Va, tuttavia, considerato che la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato…
L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi… Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative.” …
Nel campo dei rifiuti le statistiche nazionali riconoscono alla popolazione trentina innegabili passi in questa direzione: un impegno, frutto di una buona sensibilità e per questo riscontrabile anche in molti amministratori, che ci ha permesso di raggiungere percentuali di raccolta differenziata fino a pochi anni fa impensabili. Comunque senz’altro migliorabili grazie alla spinta di un rinnovamento culturale in atto i cui tratti significativi sono sobrietà, solidarietà e trasparenza. Nuove e positive esperienze, in costante evoluzione, ci permetteranno allora di rigettare un passato negativo e continuare fiduciosi sulla strada intrapresa.
Non meno significativo questo ulteriore passaggio del Santo Padre:
“… l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano…
La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di coltivare e custodire la terra, che Dio ha affidato all’uomo, e va orientata a rafforzare quest’alleanza tra essere umano e ambiente… Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana.”
L’attualità di questa riflessione è importante riferimento agli sforzi che dobbiamo fare per evitare “assolutizzazioni” dagli effetti irreversibili. Il nostro sostegno va allora a quelle amministrazioni comunali trentine che, ritenendo superato investire sull’incenerimento, si sono impegnate proponendo soluzioni alternative, tecnologicamente avanzate e sicure che permettano la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti senza combustione.
Ecco, caro San Francesco, un’alternativa esiste. Ed è realtà autentica e praticabile.
Infine, in quest’ultima e forte riflessione del Papa è contenuta l’essenza di chi, oggi, gestisce il bene comune - e quindi anche il Creato - senza scrupoli:
“L’eredità del creato appartiene, pertanto, all’intera umanità. Invece, l’attuale ritmo di sfruttamento mette seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse naturali non solo per la generazione presente, ma soprattutto per quelle future. Non è difficile allora costatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il creato.”
Implicita la constatazione che alla base del progetto dell’inceneritore trentino non ci sia alcuna lungimiranza, ma un semplice perseguimento di miopi interessi economici.
E qui si accresce la nostra incredulità perché a fianco di chi è favorevole all’inceneritore sia nel governo provinciale sia in quello comunale del capoluogo sembra essersi schierata, in questa fase, la stessa Chiesa locale attraverso finanziarie controllate e intenzionate a investire nella costruzione/gestione dell’inceneritore.
Come cittadini, come credenti o laici sensibili all’equilibrio della Natura, non comprendiamo quale coerenza possa esserci con i ripetuti richiami contenuti nel messaggio di Benedetto XVI, affinché la Chiesa eserciti la sua responsabilità per il Creato anche in ambito pubblico. Vorremmo allora ricordare a noi e a tutti, quello che tu stesso hai testimoniato: una forte responsabilità nei confronti dell’ambiente, che si traduca in un patto di cura di benevolenza e di rispetto nei confronti della natura; la responsabilità per la qualità della vita di tutti gli esseri viventi a cominciare da quegli umani, per poi estenderla verso tutti gli altri esseri (boschi, fiumi, animali, microrganismi, ecosistemi), perché tutti appartengono alla comunità terrestre e sono interdipendenti.
Tu che ti sei fatto povero fra i poveri, come insegna il Vangelo, saprai certamente indicare alla Chiesa la via maestra da seguire. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in scelte che ci vorrebbero ancor più schiavi di “bisogni” inutili e dipendenti da scelte tecnologiche impattanti e rischiose quanto evitabili. Oggi, più di ieri, non ha senso insistere in questa corsa verso l’avere gettando cose e vite che invece andrebbero valorizzate.
E allora, quale miglior modo di farti sentire la nostra voce se non quello di metterci “in cammino per l’alternativa” sul tuo “cammino”? Attraverso un pellegrinaggio laico e spirituale per parlarti passo dopo passo e chiederti appoggio.
Insieme a chi si è offerto di portarti questo ed altri messaggi simili ci sono - idealmente ma concretamente - quei cittadini che ora, in Trentino e altrove, si alternano digiunando in una catena di solidarietà per promuovere un’alternativa alla combustione dei rifiuti non inquinante. Un piccolo gesto di rinuncia quotidiana che vuole simboleggiare la capacità e la possibilità dell’essere umano di essere “generoso” nei confronti della madre Terra. Una catena di condivisione portatrice di una volontà più alta: quella di salvaguardare l’ambiente per le future generazioni.
Caro Francesco, nel chiederti sostegno per il nostro Trentino, lo chiediamo anche per tutta l’Italia che sappiamo sotto la tua specialissima protezione.
Grazie.
Con affetto sincero.
Direttivo Nimby trentino onlus
Simonetta Gabrielli
Adriano Rizzoli
Fausto Nicolussi
Sofia Roncador
Franco Faes
Andrea Zanzotto, poeta - Pieve di Soligo (TV)

Religiosi
Tiziano Donini - Trento
Giovanni Esti - Il Cairo
Fabrizio Forti – Trento
Cristian Leonardelli - Livorno
Gianni Nobili - Bondo (Congo)
Renato Pellegrini - Val di Rabbi (TN)

Dal silenzio della clausura:
Anna Di Domenico - Arco
Piergiorgio Di Domenico - Firenze
Maria Giovanna Goio - Arco
Lucia Rizzato - Arco



NON E' COLPA DELL'UOMO ...
Scritto da Furio Stella 

Piccolo esperimento: chiudete gli occhi e pensate al «Riscaldamento Globale». Che cosa vi viene in mente? Se l’immagine che si sta formando nella vostra mente è quella di enormi ciminiere che buttano in cielo nuvoloni neri densi di fumo, avete risposto giusto. Sono, quelle, le stesse immagini che vengono utilizzate quotidianamente dalla vostra tv per accompagnare i notiziari sul «Global Warming». Ora, siccome quel che leggiamo o ci viene detto passa attraverso il vaglio della nostra coscienza critica, mentre le immagini no, la morale è semplice: che ci crediate o no, che ne siate consapevoli o no, state accettando completamente l’equazione «riscaldamento globale uguale opera dell’uomo». Che è quanto esattamente l’ortodossia scientifica - quella delle Nazioni Unite, di Al Gore, dei premi Nobel, di Kyoto e del recentissimo supervertice di Copenhagen - vi sta suggerendo. Senza che questa verità ufficiale, questo paradigma scientifico, venga minimamente messo in discussione dai fatti.

Quali fatti? Be’, per esempio che i modelli climatici usati dagli scienziati dell’I.P.C.C., il potentissimo Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico che lavora sotto l’egida dell’ONU, premiato nel 2007 addirittura con un premio Nobel e i cui dati costituiscono «verità assoluta» sul tema, non sono condivisi da migliaia di loro colleghi nel mondo non meno bravi o qualificati di loro (anzi). Un esempio arriva dall’N.I.P.C.C., l’organismo «non governativo» che ha prodotto una stroncatura scientifica delle teorie secondo cui la responsabilità del riscaldamento globale sarebbe solo e unicamente dell’uomo: il suo rapporto di 700 pagine pubblicato nel 2009 («Climate change reconsidered», il cambiamento climatico ripensato) è stato firmato difatti da oltre 31.000 scienziati, tra cui 3.800 geologi e scienziati dell’atmosfera, ma anche matematici, chimici, fisici, medici e ingegneri. Qualche nome di spicco? Tra i primi firmatari Frederick Seitz, già presidente dell’American Pysical Society e della National Academy of Sciences, scomparso nel 2008. Oppure Kary Mullis, il geniale premio Nobel che già aveva denunciato negli anni ’90 la falsità dell’equazione «H.I.V. uguale A.I.D.S.». «Variazioni naturali legate al sole o all’acqua, l’uomo non c’entra», assicurano.

CLIMAGATE
Sulla «scientificità» dei dati prodotti dal Panel ci sarebbe da interrogarsi da qui fino a Pasqua. Specie dopo che a metà novembre scorso è saltato fuori lo scandalo «Climagate». Ne avete sentito parlare? In pratica un gruppo di hacker ha rubato dal server della East Anglia University oltre mille e-mail scritte tra il 1996 e il 2009 da vari scienziati dell’I.P.C.C. e del Climatic Research Unit (C.R.U.) che ci lavora a tempo pieno, e le ha diffuse su Internet. In quelle mail gli scienziati esprimono dubbi sulla teoria del riscaldamento globale che loro stessi portano avanti e, cosa ancora più grave, ammettono allegramente di aver manipolato le prove scientifiche. Sul serio. In uno scambio di e-mail del 1999, tanto per citarne una, il capo del C.R.U., il professor Phil Jones, racconta di aver usato un «trick», cioè un trucco, per nascondere il calo nelle temperature.

«Ho appena completato il trucco fatto da Mike (Michael Mann, un altro ricercatore) su Nature - scrive - aggiungendo le temperature reali a ogni serie per gli ultimi vent’anni così che quello di Keith (un altro ricercatore) possa nascondere il declino». E lo stesso Mann: «Sappiamo tutti che qui non si tratta di stabilire la verità, ma di prepararsi a respingere le accuse in modo plausibile». E così via.

Trucchi, dunque. Dati manipolati ad arte, persino articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta. Uno scandalo, il Climagate, che ha travolto con sé anche l’ex vicepresidente americano Al Gore, autore del documentario ecologista «An inconvenient truth», una verità scomoda, premiato con due Oscar per la denuncia sui rischi del nostro pianeta.
Oscar che la destra di Hollywood ha proposto subito di togliergli, visto che le informazioni del film coincidevano con quelle «false» denunciate dalle mail dei ricercatori. Al contrario delle informazioni «vere» che vengono invece sistematicamente taciute o derubricate.
Per esempio che la terra ha già vissuto periodi in cui i livelli di CO2, il temibile biossido di carbonio ritenuto responsabile dell’effetto serra, erano gli stessi di adesso. Anche nell’Eocene, parliamo di 20 milioni di anni fa, quando dell’uomo non v’era nemmeno traccia.

GAS SERRA
Colpa dei gas serra, dicono oggi.
Vero. Peccato che la stragrande maggioranza di tutte le emissioni sia, secondo gli scienziati «negazionisti», di origine naturale e non umana. Cioè una posizione diametralmente opposta a quella dei loro colleghi dell’I.P.C.C., i cui dati propagandati da giornali e tv indicano invece che la causa del riscaldamento globale è provocata invece al 92,5% dai gas serra di origine antropica. Tesi strana, visto che il rapporto tra i livelli di CO2 e l’aumento delle temperature non indica sempre una diretta proporzionalità. Al contrario. Il crollo di Wall Street del 1929, per esempio, fece scendere la produzione di tutte le industrie del mondo del 30%. Per tornare ai livelli precedenti, toccò aspettare la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni della ricostruzione 1945-50.
Eppure, come ha dimostrato nel 2001 il professor Martin Hertzberg, meterologo dell’U.S. Navy, nonostante il crollo industriale il CO2 ha continuato a salire. Il 21% in più nell’ultimo secolo. «Com’è possibile - si domanda Hertzberg – se negli ultimi cent’anni, dal 1880 al 1980, le temperature sono salite di solo mezzo grado?».

IL CALDO MEDIOEVO
Dicevamo delle epoche storiche.
Tutti gli scienziati ammettono l’esistenza di un «periodo caldo» (addirittura tre gradi in più rispetto a oggi) compreso fra il 950 e il 1450.
Ne fanno fede anche i resoconti del 1421 di una spedizione nel Mare Artico di una flotta dell’imperatore cinese che «non aveva incontrato ghiaccio in nessuna zona». La stessa Groenlandia (da «groenland», terra verde) prese il nome dai primi insediamenti vichinghi che la trovarono evidentemente ben coltivabile dopo la sua scoperta avvenuta nel 985 da parte del navigatore Erik il Rosso.

Non solo. Dopo il periodo caldo medievale, ben documentato anche da un rapporto O.N.U. del 1996, salvo poi essere cancellato «misteriosamente» nell’analogo rapporto del 2001, che cosa ti arriva? Un periodo freddo, anzi una vera e propria «piccola era glaciale». Circa trecento anni, con il suo apice compreso fra il 1550 e il 1700 provocato, secondo gli studi del ricercatore danese Henrik Svensmark finanziati dalla Royal Society britannica, «dalla ridotta attività solare e dalla maggiore irradiazione di raggi cosmici che ha ridotto la nuvolosità del clima». Le temperature in Europa calarono di 1,5° solo nel giro di un secolo per poi abbassarsi ancora durante il periodo più freddo, e rialzarsi infine verso il 1750. Un rialzo che continua ai giorni nostri. Sono dunque circa 400 anni che il pianeta si sta riscaldando, e non 150 come sostenuto dalle teoria degli ambientalisti.

GHIACCI E CO2
E i ghiacci che si sciolgono? «Variazioni periodiche», dicono gli scettici del riscaldamento. Ai quali si è aggiunta nel mese scorso la clamorosa scoperta dell’E.T.H., l’Istituto federale svizzero per la Tecnologia di Zurigo, secondo cui non è vero che lo scioglimento dei ghiacciai sulle nostre Alpi sia un fenomeno del tutto nuovo. Anzi, secondo i glaciologi elvetici, negli anni ‘40 del secolo scorso i ghiacciai si ritiravano molto più velocemente di oggi a causa della maggiore quantità di radiazione solare (circa l’8% in più). Al punto che, in paragone, ai giorni nostri la loro estensione è addirittura aumentata del 4%. E questo - aggiungono - «nonostante le temperature di 70 anni fa fossero più basse di quelle odierne». Non solo i ghiacci, purtroppo. Più si sale in alto, più i dati si discostano da quelli decantati dall’I.P.C.C.
La teoria del riscaldamento globale prevede difatti un aumento delle temperature anche nella troposfera equatoriale, cioè della fascia che sta a 10 chilometri dalla superficie terrestre: peccato che in questa zona si registri invece un rinfrescamento.

GOVERNO MONDIALE
Colpa del sole, allora. O colpa dell’acqua, se volete. Molti studi indicano come l’aumento del biossido di carbonio abbia sempre fatto seguito a un riscaldamento del clima. «É il riscaldamento degli oceani che provoca l’aumento di CO2 nell’atmosfera, non il contrario», dicono Hertzberg e le migliaia di scienziati dell’N.I.P.C.C. «L’uomo non c’entra nulla», ribadisce anche il professor Antonino Zichichi, membro (tra l’altro) della Pontificia Accademia delle Scienze, secondo cui «l’intervento delle attività umane influisce per meno del 10% sui cambiamenti climatici» e questi ultimi sono determinati soprattutto «dall’energia del sole e dalle attività vulcaniche». Attività vulcaniche come quelle scoperte recentemente sotto i ghiacci del Mare Artico da una spedizione scientifica finanziata anche dalla NASA: decine di vulcani a 4.000 metri sotto il fondo marino che sparano getti di materiali caldissimi alla velocità di 500 metri al secondo.

Decine di vulcani sottomarini in piena attività. Già ce l’immaginiamo l’effetto sui ghiacci. Ma allora perché dei vulcani sotto il Polo Nord non si è sentito parlare? Per lo stesso motivo per cui vengono veicolate solo le notizie coerenti con le «verità scientifiche». Ci sono, dietro le teorie ufficiali, fior di professori che su quelle «verità» hanno costruito prestigio, cattedre e carriere. Ci sono, naturalmente, enormi interessi economici in ballo.
E ci sono organizzazioni mondiali, vere e proprie elites a cui si accede per nomina e non per elezione democratica, che sembrano pendere da tutte le parti fuorché da quella dei cittadini. Come si è visto con l’O.M.S., l’Organizzazione Mondiale della sanità, e le sue previsioni terroristiche e sballate (ma lucrose invece per le case farmaceutiche produttrici dei vaccini) in fatto di pandemia da influenza di tipo A.

No, di loro forse è il caso di non fidarsi troppo. Né, tornando a bomba sui cambiamenti climatici, dell’«impegno a spendere» l’1% del PIL mondiale preso a Copenhagen anche dal presidente Usa Barack Obama (domanda: con i soldi di chi?). Una politica dalle conseguenze sociali imprevedibili, tanto più in un periodo di spaventosa depressione economica come questo. C’è già difatti chi grida al pretesto per l’istituzione di un unico «governo mondiale», con organismi di controllo sovranazionali, gli stessi già intravisti all’opera durante l’allarme pandemico dell’O.M.S., limitazioni alle libertà personali; e magari anche un bel po’ di politiche di «pianificazione familiare» per ridurre la popolazione del pianeta (in fin dei conti la colpa del riscaldamento è nostra, no?) come invoca persino il «Profeta Verde» degli ambientalisti Lester Brown.

Ecco perché nelle immagini tv si vedono le ciminiere che buttano fumo. Perché «con sufficiente ripetitività e conoscenza psicologica delle persone coinvolte non sarebbe difficile dimostrare loro che un quadrato in realtà è un cerchio». Non lo ha scritto uno scienziato dell’I.P.C.C. o dell’O.M.S., ma Joseph Goebbels, il ministro della propaganda di Adolf Hitler.




PULCINELLA NUCLEARE ... Scritto da Sonia Toni

E' il segreto di Pulcinella. Tutti gli sprovveduti che ascoltano le fanfaluche dei nostri governanti, aspettano con trepidazione che venga svelato il mistero dei siti che ospiteranno le centrali nucleari di "nuova generazione", tanto sbandierate come la soluzione definitiva ai problemi dell'energia in Italia.

Dunque, il contratto stipulato fra la nostra Enel e la Edf francese per la costruzione di venti centrali sparse su tutto il territorio italiano - in spregio alla volontà popolare che, attraverso un democratico referendum, aveva già votato contro tale scempio - dovrebbe entrare nella fase esecutiva già dalla primavera prossima. Per fare questo è necessario prima comunicare agli sprovveduti di cui sopra (i meno allocchi lo sanno da un pezzo) i nomi dei siti che avranno il grande onore di ospitare la manna nucleare che produrrà energia e radioattività per tutti gli usi e consumi degli italiani.

Nella lista ricompaiono i vecchi Caorso e Montalto di Castro i quali, dopo il referendum che cassava il nucleare, avrebbero dovuto essere smantellati (ma sapete quanto costa smantellare una centrale nucleare???) invece saranno riattivati per la gioia degli abitanti del luogo che, ovviamente, non avranno alcun problema con la sindrome nimby (not in my backyard) e milioni di tonnellate di acqua da buttare via, e se poi vedranno crescere carciofi e melanzane giallo phantom nei loro orti, poco male: è un colore che fa tendenza e si vede anche di notte.

Le new entries invece saranno la Sardegna, nella zona di Oristano e Santa Margherita di Pula, il già devastato delta del Po, la zona di Ostuni in Puglia, Borgo Sabotino (Lt), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Palma (Agrigento), Monfalcone (Gorizia) e per le scorie, fra i siti scelti, troviamo (udite udite!) l'Abruzzo! Come al solito le disgrazie non vengono mai da sole. Quello che non si capisce è come mai, in questo elenco, non siano presenti Arcore (Mi) e, soprattutto, la zona di Villa Certosa (Ss); eppure lì di acqua ce n'è tanta.

Strano davvero...

Non so se avete notato ma i posti più belli diventano anche i più idonei alla costruzione di questi mostri e non è un caso perché purtroppo, ogni centrale nucleare, vecchia o nuova che sia, necessita di milioni di tonnellate di acqua per il raffreddamento dei reattori quindi devono stare tutte vicino a grandi risorse idriche che poi verranno inevitabilmente inquinate. Inutile intervistare in merito i responsabili dell'Enel: ci abbiamo già provato e hanno risposto che non parleranno nemmeno sotto tortura. Fino a dopo le elezioni regionali, l'elenco dei siti rimarrà un segreto (di Pulcinella ovvio). Quelli un po' informati lo conoscono già e gli altri se ne fregano, purché le centrali siano lontane da casa loro e non sanno, questi "edotti" signori, che non si abita mai abbastanza lontano da una centrale nucleare. Il lato più comico (è strano ma c'è) è sentire certa gente affermare che gli italiani si lamentano continuamente per il costo dell'energia e poi rifiutano il nucleare pulito. PULITO??? Ecco, questi sono i risultati della disinformazione spalmata a 360° dai nostri governanti e che, come un virus, attacca inesorabilmente il cervello di chi si ferma alle loro ridicole affermazioni e garanzie sulla sicurezza dell'atomo.

Questa gente smentisce spudoratamente anche i premi Nobel per la fisica come Carlo Rubbia che ha spiegato più di una volta quanto il nucleare sia un'alternativa energetica perdente sotto tutti i punti di vista rispetto alle rinnovabili. Ma c'è gente che, per un qualche misterioso motivo, crede che anche il nucleare sia un'energia rinnovabile. Mah! Avete mai visto l'uranio crescere sugli alberi o coltivato in un orto? Poveri noi! E povera Italia.




TRIVELLE AD ALTA VELOCITA' ...
Scritto da Marco Cedolin

Settimana assai convulsa quella che sta per concludersi in Val di Susa, con una grande manifestazione popolare in programma proprio a Susa per sabato pomeriggio. Dopo i primi sondaggi nella cintura torinese e il tentativo di carotaggio respinto martedì 12 dai presidianti dell’autoporto di Susa, le trivelle sono entrate in azione due volte. La prima alle 3 di notte di martedì 19, in un terreno di proprietà della Sitaf (poi spostata dopo 24 ore a 50 metri di distanza per un secondo sondaggio), non lontano dal presidio dell’autoporto, la seconda alle 4 di mattina nei pressi della stazione di Condove.

In entrambi i casi la stessa dinamica , territorio invaso da svariate centinaia di agenti in tenuta antisommossa e rapido blocco di tutte le vie di accesso (compresi gli svincoli autostradali) ai siti oggetto dei carotaggi. Altrettanto solerte anche la risposta della popolazione contraria all’opera, con centinaia di persone mobilitatesi nel cuore della notte e presidi nati dal nulla, dove alle prime luci dell’alba già si sfornava caffè caldo, insieme a fette di torta, destinate a trasformarsi nel corso della giornata in tome e salami, il tutto rigorosamente doc, prodotto e distribuito a km zero.

La protesta ha avuto sempre carattere pacifico e le occasioni di tensione sono state poche, la più seria delle quali quando un gruppo di NO TAV dopo avere bloccato il TGV nella stazione di S. Antonino è riuscita a sorprendere le forze dell’ordine arrivando nella stazione di Condove via treno, fino a giungere a pochi metri dalla trivella. Alcuni carabinieri particolarmente agitati hanno alzato il manganello, ferendo lievemente un manifestante che è stato trasportato in ospedale, ma la situazione si è ricomposta quasi immediatamente. Per il resto molte azioni dimostrative con blocchi dell’autostrada e della ferrovia e mobilitazione che nel complesso (fra Susa e Condove) ha coinvolto qualche migliaio di manifestanti, rendendo abbastanza evidente il fatto che l’immagine di una valle “normalizzata” dove le persone contrarie all’alta velocità si sono ridotte a un manipolo di facinorosi, alligna per ora solamente nella fantasia di politici e pennivendoli che vendono mistificazioni assortite un tanto al chilo. Chiunque abbia avuto occasione anche solo di passare qualche minuto ai presidi (si tratti di quelli permanenti o di quelli nati spontaneamente in un paio d’ore) ha potuto infatti constatare come la protesta sia ben viva e partecipata, radicata nel territorio ed eterogenea. Neppure il genio istrionesco di un bravo affabulatore come Mario Virano riuscirebbe a “vendere” la favola dei NO TAV professionisti della protesta ed estremisti antagonisti che arrivano da “fuori”, di fronte alle signore che preparano il caffè ed affettano formaggio e salame, di fronte ai signori in età che discutono di ferrovie e alle loro nipotine che li hanno seguiti appena finiti i compiti.

Ad impressionare maggiormente è stata l’entità dello spiegamento di forze messo in campo e l’alta velocità “di lavoro” delle trivelle, che stando alla documentazione ufficiale avrebbero dovuto permanere sul territorio da una a due settimane, mentre sono state smontate dopo meno di 24 ore.
Entrambi questi elementi inducono più di una riflessione in merito all’operazione carotaggi che sembra mirata semplicemente all’ottenimento di un risultato mediatico, piuttosto che non al riscontro di risultati tecnici che in tutta evidenza non interessavano. L’importante era “violare” il territorio valsusino per dimostrare che si può, premurandosi di fare in fretta, prima che il montare della protesta producesse risultati mediatici di tutt’altra natura. E al contempo saggiare il grado di radicamento della contestazione, per comprendere l’efficacia dei quattro anni di "cura" Virano/ Ferrentino.
Le risposte arrivate dal territorio si sono rivelate molto lontane dalle aspettative, dimostrando che la contrarietà all’alta velocità in Val di Susa continua a rimanere un sentimento ben radicato fra la popolazione, così come alta resta la disponibilità dei cittadini a mobilitarsi in massa a qualunque ora del giorno e della notte. Il “lavoro” praticato in questi anni da Virano e Ferrentino ha prodotto risultati molto modesti, certo non sufficienti a giustificare l’ingente quantità di denaro pubblico dissipata nella gestione dell’Osservatorio. La prospettiva di portare avanti oltre 10 anni di pesantissimi cantieri, all’interno di una valle alpina dove si ritiene “indispensabile” schierare 500 agenti e un centinaio di mezzi blindati per mantenere montata una trivella per 16 ore, appare poi del tutto impraticabile e disancorata da ogni logica.

In compenso l’operazione sondaggi ha fatto un gran bene al movimento NO TAV che trovando nuovi stimoli e nuove occasioni di socializzazione, sta riscoprendo il piacere dello stare insieme e la capacità di mobilitazione, come sicuramente dimostrerà la manifestazione di domani.
Il camper informativo sulle ragioni del TAV, con a bordo il presidente della Provincia di Torino Saitta e un paio di esperti è comparso solo a Susa, contemporaneamente al primo sondaggio, per poi defilarsi a tempo indefinito a causa dello scarso gradimento riscosso presso la popolazione.Le trivelle probabilmente torneranno in azione all’inizio della settimana prossima, per effettuare una parte dei sondaggi che ancora mancano, naturalmente ancora una volta ad alta velocità.
Sempre che Virano, uomo molto arguto, non realizzi che in fondo si tratta di un autogol e decisa che la loro importanza nel merito dello studio del progetto preliminare è così marginale da renderli superlui.




WWF: “UN BILANCIO IN NERO PER IL 2009” ... Scritto da Ufficio stampa WWF Italia

Il 2009 per il WWF verrà ricordato in Italia come un anno critico per l’ambiente, dalla pioggia di cemento attraverso i piani casa alle continue alluvioni e frane, dal rilancio del nucleare a quello di infrastrutture imponenti e discutibili come il Ponte sullo Stretto, dalle vicende delle navi dei veleni ai tentativi di deregulation sulla caccia. Il Belpaese ha poi mostrato in maniera particolare tutta la sua fragilità ambientale, aggravata anche dai sempre più violenti effetti dei mutamenti climatici, e una sofferenza cronica rispetto a gravi problemi di inquinamento che si trascina dal passato e che scelte pericolose come il nucleare rischiano di aggravare ulteriormente. E la ‘cartina tornasole’ sulle scelte di politica ambientala, ovvero, la Finanziaria 2010, mette a nudo l’assenza di strategia e finanziamenti su questo fronte lasciando così l’ambiente a ‘tasche vuote’ nonostante gli impegni proclamati in ambito internazionale, dal clima alla biodiversità.
Ecco in dettaglio i 6 capitoli ‘bui’ per l’ambiente nel 2009:

L’ANNO DEL CEMENTO
Già a metà anno la denuncia del WWF era stata lanciata dopo aver assistito ad un vero e proprio boom edificatorio in moltissime città (clamoroso l’esempio di Roma) e alla luce dei cosiddetti Piani Casa, approvati in modo autonomo da tutte le Regioni e che hanno dato vita ad una normativa disomogenea che è andata ben oltre gli ampliamenti delle abitazioni uni e bifamiliari. Addirittura nel caso della Sardegna il Piano Casa regionale ha interferito in modo pesante con tutti i vincoli posti dalla pianificazione paesaggistica.
Interventi di questo tipo mostrano tutta la loro assurdità se si pensa a quello che è accaduto nel 2009: dal terremoto dell’Aquila all’alluvione con frana in provincia di Messina e poi più recentemente anche ad Ischia ed in Toscana in Garfagnana e Versilia. In questa Italia a rischio, ormai molto ben conosciuta, non solo tardano gli interventi di messa in sicurezza ma mancano tutte le azioni preventive serie, oltre che repressive, che frenino altre infrastrutturazioni in aree sensibili per le caratteristiche sismiche o idrogeologiche.

ITALIA ATOMICA
Il 2009 verrà sicuramente ricordato per il rilancio del nucleare, una ‘virata’ di 180 gradi nelle politiche che riguardano l’ambiente forse ancora poco percepita, per la gravità degli effetti e l’assurdità degli investimenti, dalla grande opinione pubblica. Mancano ancora alcuni mesi per la decisione definitiva sulla localizzazione dei siti delle nuove centrali e del centro nazionale di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e com’è noto si aspettano le elezioni regionali per timore di possibili ripercussioni sul voto, ma la scelta nucleare è stata ormai decisa dal Parlamento alla fine di luglio. Ben 10 Regioni, ritenendosi giustamente escluse dal processo decisionale, hanno ricorso in Corte Costituzionale che si pronuncerà nel 2010. A quel punto la questione inizierà ad essere percepita come concreta ed imminente e si apriranno nuovi confronti che inevitabilmente coinvolgeranno in modo più diretto le popolazioni delle zone prescelte per i nuovi impianti.

FINANZIARIA 2010: LA ‘CARTINA TORNASOLE’ DI UN’ITALIA ‘DISTRATTA’
C’è ancora una significativa discrepanza tra le dichiarazioni di principio che, soprattutto a livello internazionale, il Governo assume e l’attuazione delle politiche ambientali in Italia. Buoni e in larga misura condivisibili sono stati i documenti conclusivi del G8 Ambiente di Siracusa (in aprile), e del G8 dell’Aquila (a luglio), ma ben poco di tutto ciò si è visto nel pratico. Ma i segnali che in generale la politica italiana sta dando vanno nella direzione opposta. La cartina tornasole sulla ‘sensibilità’ ambientale delle politiche nazionali è proprio la Legge Finanziaria approvata in Parlamento che traghetta l’Italia verso il 2010. Si inizia l’ anno internazionale della biodiversità come dichiarato dall’UICN senza stanziamenti adeguati: il nostro paese, che detiene molti primati in termini di ricchezza di specie e habitat, non destina nemmeno un centesimo di euro per la definizione e attuazione della Strategia Nazionale a tutela della biodiversità, nonostante le scadenze internazionali (Countdown 2010) e i solenni impegni assunti con la Carta di Siracusa, a conclusione del G8 Ambiente. E nell’Anno del Clima, a pochi giorni dalla conclusione del vertice di Copenaghen dove il tema dell’aiuto allo sviluppo è stato centrale, suona stridente la conferma del taglio, già operato con la Legge Finanziaria 2009, del 49%, dei fondi destinati con la Legge Finanziaria 2008 all’aiuto pubblico in favore dei Paesi in via di sviluppo. Ci si è dimenticati poi degli impegni assunti dall’Italia sui cambiamenti climatici assunti sempre in sede G8 in attuazione del Protocollo di Kyoto visto che non è previsto alcun fondo (la Legge Finanziaria 2007 destinava 200 milioni di euro al Fondo rotativo per Kyoto) e non è stato individuato alcuno strumento per la riduzione delle emissioni di Co2. Come se non bastasse, in campo energetico sono stati tagliati i 50 milioni di euro destinati complessivamente al Fondo sull’efficienza energetica (38,624 mln, nel 2009) e agli incentivi per il risparmio energetico (11,587 mln di euro, nel 2009) e non c’è traccia della copertura della detrazione di imposta del 55% per interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Nonostante le sacrosante proteste del Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nel 2010 diminuiranno nel loro complesso le risorse per l’ambiente: circa 276 milioni di euro (tra Legge Finanziaria e Bilancio 2010), spiccioli se si considera che stiamo parlando di difesa mare, difesa suolo e bonifiche, aree protette, ISPRA e CITES, Convenzione internazionale sul commercio delle specie protette. Il rischio è anche quello di una significativa diminuzione dei controlli ambientali per mancanza di risorse visto che a ISPRA, nella quale sono confluiti anche ICRAM (l’Istituto di ricerca sul mare) e INFS, (l’Istituto nazionale per la fauna selvatica) si destinano nel 2010 solo 86 milioni di euro quando alla sola APAT lo scorso anno, la Legge Finanziaria 2009 destinava 90 milioni di euro.

GRANDI OPERE, MA NELL’ELENCO IL RIPRISTINO DEL TERRITORIO ANCORA NON C’E’
Il Governo insiste sull’impostazione delle grandi opere strategiche destinando oltre 1 miliardo e 564 milioni circa di euro alle infrastrutture strategiche (autostrade e linee ad alta velocità ferroviaria) a fronte di fondi 15 volte inferiori destinati alla mobilità urbana (solo 120 milioni di euro). Dunque i disastri continuano a non insegnare nulla visto che non si hanno notizie della più grande e importante opera pubblica del Paese, ovvero, la sistemazione del dissesto idrogeologico ancora senza finanziamenti adeguati e senza un piano pluriennale d’interventi. Il 2009 sarà ricordato anche per il disastro ferroviario di Viareggio e anche per questo appare clamoroso il fatto che non ci siano risorse né per la sicurezza ferroviaria né per quella stradale. Eppure, per rimarcare la scelta delle Grandi Opere strategiche per il Paese si è arrivati persino al tentativo di far passare la variante ferroviaria di Cannitello a Reggio Calabria, opera da tempo aspettata e richiesta per migliorare il traffico ferroviario e come tale approvata, quale avvio della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina; restano ancora le follie dell’Autostrada della Maremma la cui scelleratezza economica ed ambientale è chiarissima e l’Alta Velocità.

L’EREDITA’ DEI VELENI
Il 2009 verrà ricordato anche per il tema delle navi dei veleni: nonostante le notizie fossero da anni circolate anche in ambito parlamentare e fossero oggetto d’indagine da parte di diverse Procure, quest’anno il tema ha suscitato grandissima attenzione. Nonostante il gran clamore mediatico suscitato, il tema sembra essere precipitato di nuovo nel silenzio come se le rassicurazioni date per il carico della nave inabissata a largo di Cetraro possano estendersi alle altre decine di navi del cui affondamento doloso si ormai certi.

BIODIVERSITA’: UN BRUTTO BIGLIETTO DA VISITA PER IL 2010
Se il 2009 è stato l’anno del clima, il 2010 sarà l’anno internazionale della biodiversità e, oltre al già citato mancato finanziamento per attuare la Convenzione internazionale sulla biodiversità , il WWF segnala continui tentativi di modificare, peggiorandole, le leggi italiane sulla tutela della natura e della fauna selvatica, come ad esempio la Legge quadro sulla caccia. Nel corso del 2009 infatti sono stati numerosi i tentativi di approvare pessime modifiche, con la tecnica degli emendamenti “blitz” presentati in disegni di legge in discussione aventi ad oggetto materie del tutto diverse. Grazie alla mobilitazione tempestiva del WWF e delle altre associazioni queste modifiche sono state respinte. Non abbiamo, invece, registrato nel corso dell’anno alcun segnale in positivo per la tutela della fauna, dei parchi, degli habitat naturali, del mare, che sarebbero invece assolutamente necessari in un Paese che divora ogni anno una percentuale preoccupante del patrimonio di biodiversità e di territorio.

Roma, 30 dicembre 2009
Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497.265, 213, 463




NUCLEARE: ARRIVA UNA MAXI STANGATA PER GLI ITALIANI ... Tratto da LEGAMBIENTE

Per gli italiani è in arrivo una grande stangata. Questo il commento di Legambiente al decreto legislativo sul nucleare che prevede decine di milioni di euro di rimborso per i territori che ospiteranno le centrali nucleari e sgravi fiscali per comuni, imprese e cittadini che vivono nei pressi degli impianti atomici.

Il decreto legislativo sul nucleare prevede decine di milioni di euro di rimborso per i territori che ospiteranno le centrali nucleari
“Ma da dove arriveranno queste montagne di soldi? Sarà una donazione di qualche nababbo o soldi di un benefattore? L'eredità di uno zio d'America o un regalo di Babbo Natale? Il governo finalmente scopre le carte e svela la maxi stangata causata dal ritorno dell'atomo in Italia: a pagare sarà come sempre Pantalone, con buona pace dell'alleggerimento delle bollette elettriche sbandierato nell'ultimo anno e mezzo dal Governo”.

E' questo il commento sarcastico di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente al decreto legislativo sul nucleare previsto dalla Legge Sviluppo, approvato ieri in Consiglio dei ministri che prevede decine di milioni di euro di rimborso per i territori che ospiteranno le centrali nucleari e sgravi fiscali per comuni, imprese e cittadini che vivono nei pressi degli impianti atomici.

“Il governo deve smetterla con la propaganda sui benefici economici, ambientali ed energetici che garantirebbe il progetto di nuove centrali nucleari, dal quale la stessa cancelliera tedesca Angela Merkel si tiene ben lontana” - continua Ciafani -. “Spendendo non meno di 50 miliardi di euro per produrre il 25% dell'elettricità, distoglieremmo tutte le attenzioni e le risorse economiche che potrebbero essere investite subito nella green economy dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Sono queste le uniche soluzioni efficaci e già disponibili per rispettare la scadenza europea del 2020 prevista dal pacchetto energia e clima, ridurre davvero la bolletta e la dipendenza dall'estero e per diversificare le fonti energetiche”.

"Il governo fermi questo progetto, utile per pochi e inutile per la collettività” - conclude Ciafani – “che scatenerebbe inevitabili conflitti istituzionali e sociali già visti, non solo negli anni ‘70 e ‘80, ma anche poco tempo fa a Scansano Jonico per realizzare il deposito geologico dei rifiuti radioattivi, e che né i rimborsi milionari né l'uso dell’esercito eviterebbero”.



CLIMATE CHANGE PERFORMANCE 2010 INDEX: NUOVA BOCCIATURA PER L'ITALIA ... Scritto da Andrea Boretti

Il 14 Dicembre a Copenaghen nell'ambito della tanto discussa conferenza è stato presentato il Climate change performance Index 2010
Il 14 Dicembre a Copenaghen nell'ambito della tanto discussa conferenza è stato presentato il Climate change performance Index 2010 che come tutti gli anni valuta le prestazioni dei 57 paesi responsabili del 90% delle emissioni di CO2. "Lo scopo del nostro rapporto” - dicono a GermanWatch - “è quello di esercitare una pressione, sia politica che sociale, sui paesi che sono più in ritardo sulle politiche ambientali”.

L'anno scorso raccontando il rapporto 2009 stilato dal German Watch avevamo posto l'attenzione sulla mancanza di nazioni veramente performanti in questo ambito e quest'anno non possiamo fare a meno che fare la stessa considerazione visto che i 10 maggiori produttori di CO2 - responsabili da soli del 60% delle emissioni - non danno segni di una reale controtendenza. Confermata l'abitudine dell'agenzia non-governativa di non assegnare i primi 3 posti - in quanto non ci sono nazioni meritevoli di quelle posizioni - constatiamo che la quarta posizione è assegnata al Brasile di Lula che, se da un lato quest'anno ha messo in campo le prime apprezzabili azioni di contenimento della deforestazione, dall'altro sta puntando tutto sui più che controversi biocarburanti.
L'indice segna buone prestazioni anche dai soliti noti Svezia(5°), Germania(7°), Regno Unito (9° l'anno scorso, 6° quest'anno) e Francia (8°) a cui si aggiungono sorprendentemente quest'anno Norvegia e Messico a seguito di un
grosso sforzo nelle politiche ecologiche messe in atto nel corso dell'anno.

Un’osservazione speciale la merita il Regno Unito, unica nazione al mondo, almeno finora, ad aver regolamentato per legge gli interventi di contrasto al cambiamento climatico e ad essersi posta un obiettivo veramente efficace quanto ambizioso:
la riduzione delle emissioni di CO2 dell'80% entro il 2050.

Per quanto riguarda l'Italia, ci troviamo di fronte all'ennesima bocciatura, 44° posto l'anno scorso, 44° posto quest'anno Per quanto riguarda l'Italia, ci troviamo di fronte all'ennesima bocciatura, 44° posto l'anno scorso, 44° posto quest'anno. Il dato viene fuori soprattutto dalla politica climatica del tutto inesistente che ci posiziona in questa particolare classifica al terz'ultimo posto a livello mondiale. Peggio di noi solo l'Arabia Saudita e il Canada, condannato soprattutto per lo sfruttamento delle sabbie di bitumi dell'Alberta che sono un vero e proprio cataclisma ambientale.

Ma l'Italia quest'anno, come dicevamo, ci ha messo del suo per meritarsi questa valutazione. Nel corso del 2009, ricorda Legambiente, sono stati approvati 3 grandi progetti di centrali a carbone, inoltra la priorità d'investimento ha continuato a privilegiare per il 70% le strade e le autostrade oltre alla ormai cronica incertezza sugli incentivi per le fonti rinnovabili e gli interventi di riqualificazione degli edifici. In una parola,
impegno climatico zero.
"Se l'Italia intende finalmente recuperare la distanza che la separa dai Paesi più industrializzati” - dice Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente – “deve finalmente cambiare pagina rispetto a quanto fatto in questi anni in materia di clima. Basta con i rinvii rispetto all'attuazione del protocollo di Kyoto, smettiamola con le scuse sui costi del Piano europeo al 2020. I cittadini e le aziende italiane hanno tutto l'interesse a riconvertire la propria economia al nuovo scenario della green economy''.



LE SCORIE DI FRANCIA ... Scritto da Alessandro Iacuelli

Dopo lo scandalo sullo smaltimento di scorie nucleari nelle zone rurali del Paese, scoperto da France 3 con un recente documentario, in Francia scoppia l'ennesimo scandalo nucleare, che investe direttamente lo Stato e le istituzioni pubbliche preposte alla gestione della produzione energetica nucleare. Stavolta è stata la rete televisiva Artè a scoprire, con un documentario-inchiesta intitolato "Déchets: le cauchemar du nucléaire", dove vanno delle grosse quantità di scarti nucleari transalpini. L'inchiesta, ripresa dal quotidiano Libération, ha scoperto che la Francia ha stoccato in modo totalmente abusivo degli elevati quantitativi di scorie nucleari in Siberia.
L'inchiesta di Artè ha svelato che il 13% delle scorie radioattive francesi sarebbero attualmente stoccate nel complesso atomico russo di Tomsk-7, in Siberia e che ogni anno 108 tonnellate di uranio impoverito provenienti dalle centrali atomiche francesi verrebbero spedite in Russia e scaricate a cielo aperto. "Come e perché le scorie francesi sono arrivate in Siberia?", si chiedono gli autori del documentario, prima di seguire le scorie. I container vengono imbarcati a Le Havre, su navi che attraversano la Manica ed il Baltico, fino a San Pietroburgo, poi sono caricati a bordo di un treno che li porta fino al complesso atomico di Tomsk-7, in Siberia. In questo impianto l'uranio viene sottoposto ad un processo di arricchimento, appena il 10% dell'uranio trattato viene così recuperato, e rispedito in Francia dove viene reintrodotto nel processo di produzione di energia. Il resto, il 90% del materiale che arriva in Siberia, non è riutilizzabile, diventa di proprietà dell'impresa nucleare russa Tenex e rimane stoccato a cielo aperto. Gli ecologisti russi e francesi di Greenpeace accusano il governo francese di abbandonare le proprie scorie radioattive in Russia, e di non essere capaci di gestire il plutonio, una materia molto pericolosa. Naturalmente questo risultato, portato alla luce e all'attenzione dell'opinione pubblica, pone delle serie questioni. Prima di tutto, come si legge su Libération: "La scarsa sicurezza del trasporto delle scorie per ottomila chilometri, la pericolosità dell'accumulo di questi materiali e la dubbia efficacia del trattamento a cui vengono sottoposti". Fortissimo l'imbarazzo di Edf, portavoce del quale ha affermato che "I rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza". Nonostante questo tentativo "a caldo" di rassicurare, restano vive le immagini dell'inchiesta condotta da Eric Guéret e Laure Noualhat, che mostrano in maniera inequivocabile e dettagliata contenitori con combustibile nucleare usato stoccati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna precauzione. Direttamente sul terreno.
In Francia, alle rassicurazioni da parte dei vertici di Edf, soprattutto dopo le fughe radioattive di Tricastin, oramai non crede quasi più nessuno, ad iniziare dall'associazione ambientalista "Sortir du nucléaire", che dichiara: "Mentre il ministro dell'ecologia si accontenta di chiedere un'inchiesta, con l'obiettivo evidente di guadagnare tempo perché l'affaire sparisca dall'attualità, la nostra associazione chiede il ritorno in Francia delle scorie radioattive francesi abbandonate da Edf in Russia". In effetti, il segretario di Stato all'ecologia francese, Chantale Jouanno, ha dichiarato di essere favorevole all'apertura di un'inchiesta interna dell'azienda energetica Electricité de France (Edf) sullo stoccaggio di scorie nucleari francesi in Siberia, pur senza "trarre conclusioni affrettate", quasi a mettere in dubbio la validità del lavoro di Artè, poi ha aggiunto: "A partire dal momento in cui ci sarà un dubbio, è normale che l'opinione pubblica sarà informata".Si tratta certamente di una forte manifestazione di imbarazzo nell'affrontare questo nuovo pasticcio, che arriva dopo anni di incidenti, fughe radioattive, ritrovamenti di scorie sepolte in zone rurali della Francia stessa. Tutti eventi che minano e screditano quel nucleare che i francesi stessi hanno sempre definito "sicuro". Così com’é completamente ingiustificabile che l'industria nucleare francese si sbarazzi all'estero dei suoi rifiuti radioattivi. L'argomentazione ingannevole di Edf che pretende che non si tratti di scorie ma di "materiale valorizzabile", e quindi recuperabile e riciclabile, non può essere posta: si recupera il 10% del materiale, il resto rimane in Russia, e si tratta di rifiuti nucleari. "Bisogna che la Francia nucleare si assuma le responsabilità delle sue attività e ne renda finalmente conto davanti all'opinione pubblica", continua il comunicato di "sortir du nucléaire". "I cittadini francesi devono in questa occasione prendere coscienza dell'accumulo drammatico di diverse categorie di rifiuti e residui radioattivi prodotti dall'industria nucleare e dell'assenza di soluzioni per queste scorie. Il rimpatrio in Francia delle scorie radioattive spedite in Russia obbligherà le autorità francesi a tentare di trovare un sito di stoccaggio, pur sapendo che è più difficile trovare un sito del genere in Francia che in fondo alla Siberia. Questo permetterà di ricordare che, malgrado le manovre indegne, lo Stato francese non riesce, da molti mesi, ad imporre la realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell'Aube all'inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari".
Gli ambientalisti francesi fanno la lista di altre scorie che la Francia ha nascosto in altri Paesi come gli "sterili", vere montagne di residui dell'estrazione di uranio abbandonati a cielo aperto in Niger da Areva. La scoperta della discarica nucleare francese in Russia mette fortemente in dubbio quel che Edf ed Areva propagandano con una massiccia campagna sui media: "Il 96% delle scorie nucleari francesi sono riciclate", secondo alcuni quotidiani francesi, si tratta invece di una campagna di disinformazione che Edf dovrebbe addirittura rettificare. A dimostrazione di questo, l'inchiesta di Artè arriva appena una settimana dopo l'incidente avvenuto nell'impianto in dismissione di Cadarache vicino Marsiglia, che produceva fino al 2003 carburante MOX, incidente valutato livello 2 dal Commissario per l’energia atomica: durante la dismissione sono stati registrati livelli di radioattività decisamente oltre la soglia consentita. Analizzando l'accaduto, è stato scoperto che nei depositi c'è molto più plutonio di quanto ne fosse stato dichiarato: 39 chili al posto di 8 chili. Un errore pericolosissimo, poiché come ricorda l'ASN (Autorité de sûreté nucléaire): "Quando vi è una massa critica di materiale nucleare e vi sono determinate condizioni ambientali, si può innescare una reazione nucleare a catena. Di certo vi è che i margini di sicurezza a questo punto si sono abbassati", ma anche un errore grossolano e madornale, nella valutazione della quantità del materiale depositato. Un errore che un qualunque tecnico nucleare non dovrebbe mai commettere. Un errore di superficialità. Cosa che nel settore del nucleare nessuno può permettersi. L'impianto in questione, forniva carburante specialmente al mercato tedesco, era in attività dal 1961 e l'attività fu sospesa nel 2003 perché la zona si rivelò ad alto rischio sismico. Nel corso della pulizia e della dismissione di 450 contenitori di plutonio, il Commissario per energia atomica a potuto constatare che la quantità del materiale radioattivo era nettamente superiore a quello dichiarato. Quanto accade in Francia, dove oramai l'intero sistema nucleare sta svelando i suoi scheletri nell'armadio, è l'ennesima dimostrazione del fatto che non esiste una soluzione sensata al problema delle scorie. Problema che nella nostra Italia viene addirittura affrontato con estrema superficialità, nel programma berlusconiano di rilancio del nucleare. Infatti da noi si preferisce annunciare, con la pomposità di uno spot elettorale, nuove centrali, ma mai si racconta come si prevede di smaltire i rifiuti radioattivi. Eppure, in preda ad una follia collettiva da parte delle forze di governo italiane, mentre il resto del mondo ragiona sul come abbandonare la produzione per via atomica di energia elettrica, da noi da qualche anno si è tornati a parlare dell'energia nucleare addirittura come di "un'energia verde". Si racconta che la filiera nucleare è chiusa, che i materiali radioattivi sono riutilizzabili, che si ridurrebbe la dipendenza dal petrolio e si attenuerebbero le emissioni di anidride carbonica. Peccato che in realtà sia esattamente il contrario.


IN FINANZIARIA 2010 MANCA L’AMBIENTE ... Scritto da Stefano Lenzi (Wwf Italia/Campagna Sbilanciamoci) da Terra

In Finanziaria 2010 manca l'ambiente Zero euro per Kyoto e biodiversita', dimezzato il bilancio del ministero. L'analisi di Sbilanciamoci
Nel disegno di legge sulla Finanziaria 2010 non c'e' traccia di alcun impegno concreto per il rispetto del Protocollo di Kyoto, né dei 200 milioni di euro che erano stati destinati dal governo Prodi a un Fondo rotativo utile anche per le imprese. Zero euro per la Conferenza nazionale sulla biodiversita', ridotto di due terzi il bilancio del ministero dell'Ambiente, soli 276 milioni di euro complessivi al comparto della tutela ambientale. Ed e' mistero sulla copertura per gli interventi sull'efficienza energetica degli edifici.
Si vuole ridurre in ginocchio il ministero dell'Ambiente e rendere marginale l'investimento dello Stato in campo ambientale, non mantenendo gli impegni internazionali (su clima e biodiversita') ribaditi dall'Italia al recente vertice del G8.
E' quello che emerge dal disegno di legge sulla Legge Finanziaria 2010 e da una lettura piu' accurata del Bilancio del ministero preposto. Cominciamo da questo secondo aspetto per la sua valenza strutturale.
Il Wwf Italia l'aveva preannunciato gia' lo scorso anno analizzando i tagli alle spese dei vari dicasteri contenuti nel primo decreto Tremonti (DL 112/2008): in tre anni, dal 2009 al 2011, i fondi del ministero dell'Ambiente sarebbero stati ridotti del 52%.
Il taglio previsto nell'ambiziosa manovra triennale stabiliva, infatti, gia' un anno fa, una riduzione nel triennio di 678 milioni di euro sui 1.300 milioni di euro realmente disponibili nel 2008.
Ora e' la stessa ministra Stefania Prestigiacomo a denunciare una situazione ancora piu' grave, dovuta ad un ulteriore ridimensionamento, che fa passare il bilancio del Ministero dai circa 1.700 milioni di euro garantiti dal governo Prodi, ai 1.265 garantiti quest'anno, ai 738 milioni circa del 2010, per arrivare ai 590 milioni del 2011.

Quindi con un dimezzamento in soli due anni e una riduzione dei 2/3 in tre anni.

E' un andamento a valanga, in senso figurato, della riduzione di capacita' di intervento istituzionale in campo ambientale, proprio quando disastri annunciati da Messina a Ischia, obbligherebbero a interventi qualificati e innovativi a tutela del territorio, del paesaggio e della biodiversita'.
Questa tendenza di fondo trova conferma anche nel peso del tutto marginale che hanno le politiche ambientali nella legge Finanziaria 2010, configurando quella che, come Wwf Italia, abbiamo definito con un'immagine figurata un'italietta, incapace di futuro.
Fuori dalle metafore, il Paese che ci viene proposto nella manovra 2010 non e' nemmeno quello che nel luglio scorso, ospitando all'Aquila il G8, sembrava aver maturato finalmente la consapevolezza che non si poteva continuare a negare le cause dei cambiamenti climatici e che per il 2010, Anno mondiale della biodiversita', lanciava nell'aprile scorso la “Carta di Siracusa”, sottoscritta da 21 diversi Paesi.
No. Quello di oggi, come emerge dalla Finanziaria 2010, non e' proprio nemmeno quel Paese, di pochi mesi fa, che timidamente cercava di dare delle prime risposte alle sollecitazioni che gli venivano dagli Stati Uniti di Obama e dalle nazioni europee piu' avanzati.
Nel disegno di legge sulla Finanziaria 2010 non c'e' traccia di alcun impegno concreto per il rispetto del Protocollo di Kyoto, nemmeno di quei 200 milioni di euro che erano stati destinati dal Governo Prodi ad un Fondo rotativo utile anche per le imprese. Né c'e' un centesimo di euro da dedicare alla Conferenza nazionale sulla biodiversita' e alla definizione e prima attuazione della Strategia nazionale sulla biodiversita', nel rispetto del Countdown 2010 (il conto alla rovescia che indica il tempo utile per assumere impegni concreti in difesa della ricchezza degli ecosistemi).
Questo nostro Paese decide ancora una volta di destinare nel 2010 una cifra risibile, 276 milioni di euro, al comparto della tutela ambientale (difesa mare, difesa del suolo, bonifiche, aree protette, agenzia ambientale Ispra, Convenzione internazionale per le specie protette - CITES).
E ancora non e' riuscito a chiarire se esista realmente la copertura della detrazione di imposta del 55%, istituita con la legge Finanziaria 2007, per gli interventi sull'efficienza energetica degli edifici.
Si naviga, insomma, al buio, ma la natura, se non la politica, chiedera' il conto.
Stefano Lenzi (Wwf Italia/Campagna Sbilanciamoci) da Terra


NANOPARTICELLE OVUNQUE, QUALI RISCHI PER LA SALUTE E L'AMBIENTE? ... scritto da Elisabeth Zoja

Le nanoparticelle si trovano ormai ovunque, dalla barretta di cioccolato ai calzini, dalle creme solari ai telai per le bici
Noi tutti le mangiamo, le indossiamo e ce le spalmiamo in faccia. Le nanoparticelle si trovano ormai ovunque, dalla barretta di cioccolato ai calzini, dalle creme solari ai telai per le bici. Mercoledì 28 ottobre l’Ufficio federale tedesco dell’Ambiente (UBA) ha pubblicato uno studio sulle nanoparticelle. Sono infatti già 800 le aziende tedesche che le inseriscono nei loro prodotti.
Ma cosa succede quando delle particelle mille volte più piccole del diametro di un capello penetrano nel nostro corpo? Gli effetti sull’organismo non sono ancora chiari, ma nel frattempo l’UBA consiglia di “evitare l’utilizzo di prodotti che contengono e che possono liberare nanoparticelle”. Siccome queste sostanze vengono inserite in un crescente numero di prodotti, l’Ufficio federale richiede un’iscrizione che informi il cliente.
Ancora non si conoscono i rischi causati dalle nanoparticelle per la salute e l'ambiente
L’uso crescente di queste particelle implica rischi sia per la salute, che per l’ambiente.
Le nanoparticelle penetrano nell’organismo attraverso la pelle o la bocca: per questa via potrebbero intaccare l’apparato gastrointestinale. Attraverso le vie respiratorie entrano nei polmoni, e - essendo così piccole - arrivano fino alle sacche alveolari (che costituiscono il terminale a cui giunge l’aria) causando possibili infezioni.
Dagli alveoli poi, assieme all’ossigeno, le nanoparticelle penetrano nel sangue, raggiungendo così ogni organo del nostro corpo. La dimensione minima permette loro di proseguire fino al nucleo delle cellule, dove possono modificare il DNA (come è stato notato in esperimenti sui ratti).
Luigi Manzo, direttore della scuola di specializzazione in tossicologia medica dell’Università di Pavia ha pubblicato uno studio che descrive come possono causare disturbi cardiovascolari.
La nota marca Lancome ha ritirato alcuni prodotti dal mercato
I rischi per l’ambiente sono invece ancora sconosciuti, ma non da escludere. Le nanoparticelle vengono ad esempio inserite nelle calze per uccidere i batteri, riducendo così gli odori. Ad ogni lavaggio metà delle nanoparticelle presenti nei calzini finisce nelle acque di scarico. Qui però sono controproducenti: la presenza di batteri infatti è necessaria per decomporre sostanze indesiderate.
Non è inoltre chiaro cosa succeda quando le nanoparticelle entrano nel concime e successivamente nelle piante.
Mentre la diffusione di nanoparticelle è stata rapidissima, la ricerca sui loro effetti si trova solo agli inizi. Queste ultime non dovrebbero avvenire prima dell’inserimento di prodotti sul mercato?
L’UBA sconsiglia di comprare calze che promettono di rimanere inodori
Nel frattempo i cinesi bevono orgogliosamente ‘nano-milkshake’ e ‘nano-thè’, prodotti che non hanno molta probabilità di arrivare in Europa poiché l’Unione ammette l’uso di nano-materiali solo in casi di dimostrata necessità.
Sulla base di questo principio alcuni cosmetici, della marca Lancome ad esempio, sono stati vietati. Inoltre un decreto dell’UE prevede la contrassegnazione di tutti i nano-cosmetici entro il 2012.
L’accumulo di nano-materiali nel nostro corpo e nei nostri organi - in particolare nei polmoni, nella milza e nel fegato - è già iniziato da tempo. A tal proposito l’UBA sconsiglia anche di comprare calze che promettono di rimanere inodori.


UNA SIRENA STONATA ... scritto da Sonia Toni

Partenope era la più bella fra le sirene e aveva scelto di vivere, amare e morire nel golfo di una fra le più affascinanti città del mondo: Napoli. Da molti anni questa città vive sotto l'assedio della monnezza. Dopo l'ultima vittoria del governo Berlusconi la promessa è risuonata come un diktat, una volta tanto, piacevole da ascoltare: "Toglieremo i rifiuti dalle strade" è stato il primo cavallo di battaglia di Berlusconi che, per diverso tempo, ha monitorato la costruzione dell'inceneritore (oh, pardon! Termovalorizzatore) di Acerra fino all'agognato momento della sua sciagurata inaugurazione nella quale, fra una stretta di mano, un complimento e un taglio di nastri, non sono certo mancate le minacce (oh, pardon! Promesse) di far intervenire l'esercito in caso di democratica protesta dei cittadini; di quei cittadini che, coscienti e conoscenti delle ripercussioni negative sulla salute, delle emissioni che fuoriescono dai camini di quel mostro, non ne vogliono sapere, così come non vogliono sapere di discariche, che presentano gli stessi problemi sanitari anche se arrivano da canali e in tempi diversi. Ma ancora di più, non vogliono continuare a farsi prendere per i fondelli da discorsi del tipo: "questi impianti sono assolutamente sicuri", "abbiamo filtri dai quali non scappa niente", "state tranquilli", "i rifiuti producono energia" e avanti con le balle!
La verità è molto lontana da queste affermazioni ed è anche molto lontana dalla promessa iniziale del nostro premier.
Le promesse e le false garanzie di questo governo sulla sicurezza sanitaria di inceneritori e discariche, non possono competere con l'incremento delle malattie che si registra in questi luoghi, le conoscenze scientifiche, frutto di anni di ricerche epidemiologiche e studi provenienti ormai da tutto il mondo e che gridano il loro allarme per la pericolosità di queste strutture, così come non possono competere con la visione terrificante delle bufale che pascolano e brucano l'erba dentro alle discariche! Berlusconi avrà pure azzannato una mozzarella in diretta per dimostrare che non era tossica ma il problema della diossina che si concentra principalmente nei grassi e che è pericolosissima per la salute, si evidenzia con l'accumulo. Più ne mangi più ti intossichi fino ad arrivare alla malattia e alla morte. Mangiarne una non dice niente. E' solo uno spot per allocchi. Lo gridiamo da anni: esistono valide alternative all'incenerimento. Sistemi più puliti e più economici e, inoltre, il fantomatico CDR (combustibile da rifiuti) è un'altra bella trovata della finanza creativa di chi ci governa. Certo che bruciare immondizia produce energia, lo capisce anche un bambino ma anche un bambino capisce che se per bruciare una bottiglia di plastica devo usare più energia di quanta ne produca con la sua combustione, ecco che tutta l'operazione diventa vantaggiosa soltanto per chi gestisce questi impianti che ricevono milioni di euro di contributi statali (soldi nostri, per chi non avesse capito).
Dunque, dalla visione di questo filmato risulta chiaro che i rifiuti sono ancora abbondantemente per la strada e di questo, ahimè, non mi sento di incolpare solo il nostro governo. Onestamente, è necessario rilevare che in questo scempio, soprattutto quando si vedono montagne di cartacce o quant'altro in mezzo alla strada, fuori dagli appositi contenitori, la responsabilità della maleducazione di alcuni cittadini è notevole.
Sono anni che predichiamo la differenziazione dei rifiuti, il riciclaggio, il riuso, il recupero. Parole aliene? Sconosciute? Difficili da comprendere? Forse. Allora proviamo con queste: è buona educazione non gettare i rifiuti per terra. Napoli e Partenope ringraziano.



RIUSCITE A VIVERE UNA SETTIMANA A IMPATTO ZERO ... di Andrea Degl'Innocenti

Riuscite a vivere una settimana a impatto zero?
Un blogger americano lo fa da oltre un anno; dall'esperienza ha già tratto un libro ed un documentario. Adesso lancia una nuova iniziativa, aperta a tutti: cercare di vivere per sette giorni riducendo al minimo i propri consumi e condividere la propria esperienza sul web.

Colin Beaven, in arte No Impact Man, lancia una nuova iniziativa, aperta a tutti
Provate, per una settimana, a vivere riducendo al minimo il vostro impatto sull'ambiente. Niente macchina, niente elettrodomestici, niente piatti e bicchieri di carta. Rinunciate per qualche giorno all'illuminazione artificiale in favore di una cenetta romantica a lume di candela, spegnete la tv e lo stereo. Infine evitate di acquistare alimenti confezionati o prodotti a più di cento chilometri di distanza e preferite le scale all'ascensore.
Impossibile, direte voi, vivendo in città, nel mondo di oggi. Invece no:
Colin Beaven, in arte No Impact Man, lo ha fatto per un anno intero insieme alla sua famiglia nella caotica New York. E adesso lancia la sfida a tutti voi: riuscirete a farlo per una settimana?
Ad aiutarvi ci sarà, oltre al buon senso, un decalogo scaricabile dal sito del blogger, che vi illustrerà giorno dopo giorno come rinunciare a qualche consumo superfluo.
Le date sono già decise,
dal 18 al 25 ottobre: si parte domenica rinunciando a qualche piccolo lusso (ad esempio ai tovaglioli di carta in favore di quelli di stoffa) e si arriva la domenica successiva ad aver abbattuto quasi ogni tipo di consumo, persino la carta igienica (un articolo del New York Times su Beaven titolava proprio “Un anno senza carta igienica”).
Partecipare è semplice: ci si iscrive al sito No Impact Project, si scarica la guida e si seguono giorno per giorno le sue direttive, leggendo la sera prima gli obiettivi da raggiungere nella giornata seguente. Altri preziosi consigli ci arriveranno dalla sezione
Change Yourself, in cui i lettori si scambiano le loro personali ricette per un mondo migliore.
Con uno sforzo graduale e non eccessivo è possibile ridurre drasticamente i propri consumi
Chi vorrà partecipare potrà condividere le proprie foto, filmati, commenti e racconti sui principali social network,
da Facebook a Twitter, all'interno dei gruppi dedicati all'iniziativa. Per chi non se la sente di intraprendere da solo l'impresa esistono gruppi già organizzati a cui unirsi.
L'idea di fondo è quella di
dimostrare come con uno sforzo graduale e non eccessivo si possano ridurre drasticamente i propri consumi, e al contempo rendere evidente come questi ultimi siano molto spesso eccessivi e superflui. Si calcola che una famiglia di quattro persone produca ogni giorno quasi sei chilogrammi di immondizia (oltre due tonnellate l'anno), utilizzi 550 litri d'acqua (240 quelli di acqua calda), consumi dai dieci ai quindici chilowattora di energia. Situazione ancora peggiore per i single, i cui sprechi, soprattutto alimentari, raggiungono livelli record: fino al 60 per cento in più rispetto al componente di una famiglia media.
Ridurre i consumi non solo incide in maniera positiva sulle proprie spese e sull'impatto ambientale, ma – parola di Beaven – permette di riscoprire le gioie dimenticate di una vita più naturale, meno schiava del benessere e dei piccoli comfort quotidiani.
Il blogger americano – che dall'esperienza ha tratto persino un libro ed un documentario di prossima uscita – non è l'unico ad aver tentato un esperimento del genere.
Colin Beaven, in arte No Impact Man, vive con la sua famiglia a New York
Nel 2008 il belga Steven Vromman, sceltosi il più modesto nome d'arte di Low Impact Man, ha deciso di ridurre al minimo il proprio consumo di energia giungendo a consumarne in un anno soli 200 chilowattora, l'equivalente di quanto consuma un uomo medio in neanche quindici giorni. Anch'egli ha un blog (quello originale è in fiammingo, ma esiste anche la versione in lingua inglese) su cui tiene una sorta di diario giornaliero delle sue esperienze.
Vivere abbattendo il nostro impatto ambientale è dunque possibile. E se farlo per una settimana può aiutarci a dimostrarlo, ben altro sforzo serve per rendere tale scelta uno stile di vita. Esperienze radicali come quelle dei due blogger, per quanto auspicabili, difficilmente si possono diffondere su ampia scala. Ciò che è possibile è invece un cambiamento lento e graduale, una sempre maggiore consapevolezza delle conseguenze che le nostre azioni producono sull'ecosistema in cui viviamo.
Per ora fidiamoci delle parole di Colin Beaven. “Io e la mia famiglia”, dice il blogger davanti alla telecamera, “non siamo mai stati così felici”.




FIBRE DI AMIANTO, RIFIUTI CONTAMINATI E TANTE BUGIE. QUANDO LA POLITICA HA LA MEMORIA CORTA ED INQUINATA. ... scritti dal Comitato Paeseambiente

L’assessore all’ambiente della Provincia di Treviso, Ubaldo Fanton, ed il Sindaco di Paese, Francesco Pietrobon, della Lega Nord, assieme all’assessore all’ambiente del Comune di Paese, Vigilio Piccolotto del Popolo della Libertà, trasformano la conferenza stampa del 23 u.s., nella quale annunciano la richiesta di finanziamento Regionale per la messa in sicurezza della discarica Tiretta, in una discutibile e deplorevole occasione nella quale riescono contemporaneamente
a) ad infangare l’ex sindaco Valerio Mardegan, attuale consigliere di minoranza al Comune di Paese;
b) accusare di falso il Presidente di Paeseambiente e consigliere comunale di Italia dei Valori, Andrea Zanoni;
c) criticare gli organi di stampa per aver semplicemente svolto il loro lavoro;
d) polemizzare, infine, con la Regione per evidenti questioni elettorali.
Vediamo, nel dettaglio, ciò che è facile rispondere alle improbabili accuse citate.

a) I tre esponenti hanno preso di mira Valerio Mardegan, accusandolo di aver realizzato, in cinque anni, solo chiacchiere, manifestazioni e striscioni. Si dimenticano che la Tiretta inquinava ben prima del 2000, quando si rilevò il bromacile nei pozzi di Quinto e che, in quel periodo, sia il Comune di Paese sia la Provincia erano governate dalla Lega Nord. Solo con il successivo impegno di Paeseambiente e dell’amministrazione Mardegan, finalmente, gli enormi problemi ambientali furono portati alla luce del sole e fu condotta a termine un’intensa opera di sensibilizzazione degli enti superiori. Solo grazie a questo lavoro, oggi, il Comune di Paese può annunciare questa richiesta di finanziamento.
Eppure l’assessore Fanton, assieme al consigliere Federico Caner, era presente il 26 maggio del 2008, quando Mardegan riuscì a portare a Paese i presidenti della Terza e della Settima commissione regionale, Giuliana Fontanella, di Forza Italia, e Maurizio Conte, della Lega Nord. Il pullman che li accompagnava nella gita tra le discariche di Paese si fermò pure davanti alla discarica Tiretta! Nella sala consiliare di Paese, poi, vi fu l’unanime impegno di tutti i partecipanti per assicurare il loro sostegno alle richieste di finanziamento per le bonifiche necessarie. In quella sede, si diede l’incarico al Sindaco di Paese di stilare l’ordine delle priorità, consapevoli che troppi erano i problemi accumulati dalle precedenti amministrazioni per poterli risolvere contemporaneamente. Fu una giornata memorabile per Paese, il primo barlume di speranza!

Peccato che, poi, il 29 novembre 2008, quando il sindaco Mardegan convocò “
l’assemblea sopra la discarica Tiretta” per comunicare le “sette priorità ambientali di Paese”, nessuno né della Lega Nord né di Forza Italia, si fece vedere. La Tiretta era al primo posto nella lista delle priorità e adesso l’attuale amministrazione può comunque raccogliere i frutti di quel lavoro.

b) «Per quanto riguarda le accuse di falso sparate da Pietrobon contro di me», replica Zanoni, «posso soltanto affermare che sono abituato a documentarmi prima di parlare. Comunque vorrei che queste accuse generiche fossero specificate per poter rispondere punto su punto. Chiedo poi all’assessore Fanton quali siano le mie dichiarazioni “scorrette e con palese disinformazione” che procurerebbero i “falsi allarmi” citati nel suo comunicato stampa nel quali mi invita fra l’altro a stare tranquillo

c) A tutela degli Organi di Stampa, così duramente criticati dall’attuale Sindaco di Paese, per non aver usato prudenza nel riportare le affermazioni di Zanoni, Paeseambiente è pronto a fornire tutta la documentazione che comprova quanto riportato nei comunicati stampa ripresi nei loro articoli.

d) Curioso è, poi, che l’assessore di Paese, Vigilio Piccolotto del Popolo della Libertà, si presti al gioco dello scaricabarile tra l’amministrazione comunale e quella provinciale, entrambe leghiste, e la Regione governata dal Popolo della libertà, per evidenti e contingenti motivi elettorali. Vorremmo chiedergli se egli – per primo – si sia accorto del ruolo che sta ricoprendo! L’invito di Fanton rivolto a Galan e alla Regione perché “si assumano le proprie responsabilità, visto che la gente comincia ad averne veramente le scatole piene queste situazioni di degrado ambientale”, fa veramente sorridere. Se Mardegan era stato amaramente provocatorio, quando aveva inviato i sassi a Venezia e il torchiato di percolato della Tiretta a Treviso, ora Fanton preferisce dimenticare che una buona parte dei rifiuti conferiti in Tiretta (quelli solidi urbani, originariamente non autorizzati in questa discarica) vi sono arrivati proprio per autorizzazione della Regione, ma dopo il nulla osta della Provincia di Treviso e nonostante un’esplicita ordinanza contraria del Comune di Paese.

Fanton, tuttavia, non è nuovo a questi giochetti per scaricare sulla Regione e su Galan la responsabilità sulla cattiva gestione delle discariche. Ricordiamo la sua richiesta a Galan di «colmare il vuoto normativo regionale», quando la Provincia di Treviso si è fatta soffiare due anni fa 5.160.000 euro di fideiussioni che dovevano garantire la bonifica delle discariche di Paese, fra le quali anche la Tiretta. Sarebbe opportuno che fosse pubblicizzata la risposta di Galan!

Adesso la Provincia fa la voce grossa con la Regione per ottenere dei fondi che il Comune di Paese dovrebbe comunque restituire. Alla fine, a pagare, tanto in termini di salute, quanto in termini di denaro sonante, saranno ancora quindi sempre i cittadini di Paese!
Per Paeseambiente
Mario Zanardo
Mario Dalle Carbonare
Gruppo Paeseambiente – www.paeseambiente.org – Cell. 347/9385856



ZAIA ANNUNCIA PROROGA SOSPENSIONE ANTINEONICOTINOIDI ... Tratto dal sito: www.cbgnetwork.org

La moria delle api è finita Zaia annuncia lo stop ai neonicotinoidi
Il ministro delle Politiche agricole dalla 21ª edizione del Sana di Bologna ha annunciato ufficialmente la proroga fino al 2010 del decreto con il quale si sospende l’uso dei neonicotinoidi per la concia del mais: vi sarebbe una correlazione tra l’uso di quei principi attivi e la moria delle api

BOLOGNA – Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, che ha inaugurato oggi la 21ª edizione del Sana di Bologna, ha annunciato ufficialmente la proroga fino al 2010, di concerto con il ministero della Salute, del decreto con il quale si sospende in via cautelativa l’uso dei neonicotinoidi per la concia del mais, in quanto vi sarebbe una correlazione tra l’uso di quei principi attivi e la moria delle api e lo spopolamento degli alveari. «Confermo – ha dichiarato Zaia – che il decreto per la sospensione dei neonicotinoidi per la concia del mais sarà in vigore anche nella prossima annata agraria. I numeri parlano chiaro: quest’anno, dopo la sospensione, ci sono stati solo due casi di moria di api, contro i 185 dello scorso anno. Non possiamo ignorare questo dato né possiamo abbandonare i nostri 75mila apicoltori e il milione e più di alveari che abbiamo in Italia».
«Ovviamente – ha detto il Ministro – dovremo avviare un percorso comune con l’industria chimico-farmaceutica per trovare pratiche e prodotti alternativi che abbiano un minore impatto ambientale ma siano altrettanto efficaci. Questo periodo di tempo può essere utile ai costruttori di seminatrici per mettere a punto macchinari che riducano notevolmente gli effetti della dispersione delle polveri e alle aziende agro farmaceutiche per valutare metodi di concia a impatto zero. Non vogliamo penalizzare nessuno. Si tratta semmai di una prudenziale sospensione del giudizio per riconciliare tutti i settori produttivi e trovare una soluzione definitiva e condivisa che salvaguardi le api, fondamentali per la stessa sopravvivenza della nostra agricoltura, e che allo stesso tempo venga incontro alle esigenze di un settore così importante qual è quello maidicolo».
Soddisfazione da parte degli apicoltori«Gli apicoltori italiani non possono che dirsi soddisfatti per questa notizia – afferma il presidente della Fai (Federazione apicoltori italiani) Raffaele Cirone – che va nella direzione auspicata dall’intero comparto apistico nazionale. Siamo inoltre pronti a sostenere l’azione del ministro per l’avvio di ogni forma di collaborazione stabile tra apicoltori, agricoltori, istituzioni e industria chimica, affinché l’indispensabile azione impollinatrice delle api sia tutelata in quanto primo fattore della produzione agricola nazionale».
«Per quanto ci riguarda, non esistono pregiudiziali ideologiche – ha proseguito il presidente della Fai – che possano minare lo storico e felice rapporto di collaborazione tra mondo apistico e agricolo. Tanto che, a questo tema, intendiamo dedicare il Congresso mondiale di apicoltura del 2013 per la cui candidatura l’Italia si sta proponendo proprio in questi giorni».
Panella (Unaapi): «Scelta in difesa delle api e della vita»
«Dopo mesi in cui, da un lato gli apicoltori testimoniavano l’ottima salute degli allevamenti apistici nelle zone maidicole, ma, invece, non veniva espresso da parte dei responsabili ministeriali alcun giudizio sul monitoraggio degli alveari, il ministro Zaia, finalmente, ha confermato che in questa annata, con i prodotti sospesi, ci sono state solo due segnalazioni di moria di api, contro decine e decine di segnalazioni delle campagne precedenti». Nelle parole di Francesco Panella, presidente Unaapi (Unione apicoltori italiani), l’entusiasmo degli apicoltori italiani per la scelta in difesa delle api, degli equilibri naturali e della vita annunciata dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, di sospendere gli insetticidi neonicotinoidi considerati responsabili della moria di api degli anni scorsi, anche nella prossima campagna agraria.«Grande soddisfazione, e ringraziamo il ministro Zaia per avere ancora una volta dimostrato con i fatti di essere vicino agli apicoltori italiani che con tenacia stanno difendendo i propri alveari, l’ecosistema e la biodiversità nel nostro Paese». È quanto sottolinea Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del miele”di Montalcino dove, a partire da domani fino al 13 settembre ci saranno gli stati generali dell’apicoltura italiana, e che inizia così “sotto i migliori auspici”.
«Il ministro Luca Zaia – prosegue Panella – ha dimostrato in questa occasione grande indipendenza di giudizio, specie se si tiene conto della campagna d’interessate fandonie e distorsioni sviluppata dai “venditori di agrochimica”. Gli apicoltori italiani auspicano che il divieto di questi insetticidi killer delle api sulla coltura del mais porti veramente, come indicato dal Ministro, alla costruzione di prodotti e pratiche alternativi anche per tutte le altre colture su cui sono in uso sempre di più molecole incompatibili con la vita e la fertilità. La sopravvivenza e produttività delle api – conclude Panella – sono un eccezionale termometro di compatibilità delle pratiche agricole, impariamo a leggere con attenzione quanto ci dicono le api e ne guadagneranno l’ambiente e soprattutto le generazioni a venire».
Ulteriori informazioni:
Appello al Governo: Bando permanente per i pesticidi tossici www.cbgnetwork.de/2843.html
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer
Fax: (+49) 211-333 940 Tel: (+49) 211-333 911



ALLARME OZONO ... scritto da Dottor Paolo Franceschi

In questi giorni di caldo afoso, un killer particolarmente insidioso sta superando tutti i limiti di legge nelle nostre città.
Si tratta dell’ Ozono, un inquinante secondario che si forma in atmosfera a causa dell’ azione dei raggi ultravioletti nelle aree inquinate.
Le previsioni per il 20-21 e 22 agosto sono di valori superiori a 240 microgrammi/m3 ( come dimostrato dalla cartina dell’ Europa sotto riportata forniti dal Rhenish Institute di Colonia), e pertanto comporteranno il superamento dei limiti di protezione della salute umana: 120 microgrammi/ m3, della soglia di informazione: 180 microgrammi/m3 e della soglia di allarme: 240 microgrammi/m3.
Per soglia di informazione si intende il livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione e raggiunto il quale è necessario fornire al pubblico adeguate informazioni in ordine ai livelli di concentrazione ed ai comportamenti da tenere.
Per soglia di allarme si intende il livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana di esposizione di breve durata della popolazione in generale, e raggiunto il quale è necessario un intervento immediato
Questi dati ci sembrano particolarmente allarmanti perché l’esposizione all’ozono provoca: respiro rapido e superficiale, irritazione delle vie respiratorie, tosse, spasmo bronchiale, riduzione della funzionalità polmonare, riacutizzazione dell’asma, riduzione della capacità del sistema immunitario nel combattere le infezioni batteriche, riduzione della performance atletica, congiuntivite, nascite premature, neonati di basso peso, possibile morte improvvisa del lattante, malformazioni congenite, riduzione dello sviluppo polmonare, possibili “modificazioni” a livello del cervello che renderebbero in qualche modo più sensibile l’organismo all’azione degli inquinanti.
L’ozono sembra essere la chiave dell’aumento delle morti per cause cardiovascolari durante le ondate di calore (Occup. Environ Med 2007).

CI SEMBRA INDISPENSABILE CHE LA POPOLAZIONE SIA INFORMATA CHE LE MORTI DURANTE LE ONDATE DI CALORE SONO DOVUTE IN PARTE AD UNA MAGGIOR TOSSICITA’ DEGLI INQUINANTI CAUSATA DALL’AUMENTO DELLA TEMPERATURA.
La legge impone agli organi competenti di segnalare il problema alla popolazione.
Le informazioni e le relazioni summenzionate sono rese pubbliche con i mezzi adeguati secondo i casi, ad esempio mediante mezzi radiotelevisivi, stampa o pubblicazioni, pannelli informativi o reti informatiche, quali Internet.
IN BASE A QUESTE PREVISIONI, SI RACCOMANDA DI NON PASSARE MOLTO TEMPO ALL’APERTO, SOPRATTUTTO NELLE ORE PIU’ CALDE.
LA RACCOMANDAZIONE VALE SOPRATTUTTO PER I SOGGETTI PIU’ SENSIBILI COME GLI ANZIANI, I BAMBINI E GLI AMMALATI.
Dottor Paolo Franceschi
Referente per l’ Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona.



BUONE PRATICHE: “FIORE ALL’OCCHIELLO” o….? ... di Patrizia Gentilini

Relazione tenuta alla Conferenza Programmatica ISDE Italia 3 -5 Aprile Salsomaggiore (Pr) Patrizia Gentilini .
Parlare di “Buone Pratiche” mi riporta immediatamente alla mente i tempi dei “fioretti”, ovvero di quelle buone intenzioni che, in una infanzia ormai lontana, costellavano alcuni periodi specifici dell’anno: la Quaresima, l’attesa del Natale, l’avvicinarsi di qualche ricorrenza…. momenti in cui era raccomandabile e presumibilmente vantaggioso essere- o quanto meno apparire- più buoni e virtuosi.
Così ,parlare di “Buone Pratiche”, se da un lato ha il buon sapore delle cose antiche, dall’altro mi è sempre apparso qualcosa di posticcio, fatto tanto per fare, uno dei tanti fiori all’ occhiello che ogni tanto fa comodo indossare.
Questa sensazione è, a mio avviso, ancor più vera, se riferito alle Pubbliche Amministrazioni che, specie in periodo pre-elettorale, si fregiano di praticare comportamenti virtuosi per promuovere la propria immagine e guadagnarsi magari qualche merito.
Tanto per rimanere nel paragone floreale le Buone Pratiche, in questo caso, appaiono come discrete gardenie all’occhiello, ma, ancor più spesso, somigliano a ghirlande di vistosi girasoli… quasi a nascondere le toppe del vestito per fare dimenticare agli sventurati cittadini le troppe marachelle combinate. Fortunatamente però non sempre le cose stanno in questo modo e le Buone Pratiche possono anche essere non estemporanei abbellimenti di un vestito ormai irrimediabilmente fuori moda, ma i piccoli frutti di una pianta dimenticata ma che lentamente sta radicandosi.
Questa pianta che sta sempre più fortunatamente “infestando ” il nostro tempo trova le proprie radici in una visione del mondo che è antitetica a quella che fino ad ora è andata per la maggiore, ovvero la filosofia della crescita senza limiti e di un PIL senza confini.
Questa innovativa filosofia della decrescita e del BIL ( Benessere Interno Lordo), al posto del PIL (Prodotto Interno Lordo) si trova, a mio avviso, magistralmente espressa nel bellissimo discorso di Robert Kennedy del 18 marzo 1968 che di seguito riporto:
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani
.

Orbene filosofia del BIL l’ho trovata pienamente espressa nell’Associazione dei Comuni Virtuosi che ho avuto la fortuna di conoscere da vicino per aver partecipato al loro convegno il 14 febbraio 2009 a Melpignano.
Questa esperienza è stata senza dubbio per me un “fulmine a ciel sereno”, direi un innamoramento a prima vista e forse non poteva essere altrimenti, visto la data!
Ma perché tanta simpatia e tanto entusiasmo ha suscitato in me questo incontro? Perché di norma sono chiamata da comitati, associazioni, cittadini che si contrappongono alle proprie amministrazioni, viceversa conoscere realtà in cui si è creato un feeling quasi perfetto fra cittadini ed amministratori mi ha aperto il cuore: il sodalizio che si crea vincente e la “ barchetta del Buon Governo” , anche se fragile, di certo arriva in porto.se tutti remano nella stessa direzione.
Questa Associazione è fatta da Comuni piccoli ma decisi, che hanno imboccato la strada a senso unico del BIL e gli amministratori che governano con fantasia, impegno ed ingegno stanno inaugurando una nuova fase della Politica, fatta di Buon Senso e Buone Pratiche, ovvero di scelte virtuose compiute all’ insegna della decrescita, dell’ equilibrio, della speranza, del futuro.
In questo ambito quindi le Buone Pratiche sono passi che – anche se piccoli- vanno in una direzione ben chiara e precisa : quella di concretizzare il motto:”un altro modo è possibile”…
Le “Buone Pratiche” non sono quindi più azioni isolate, singole, volte a porre rimedio a “macchia di leopardo” ai problemi del nostro tempo, senza volere però incidere sul modello di fondo che governa il sistema, ma, viceversa, azioni coordinate e ad ampio raggio, legate dal filo rosso della filosofia del BIL e che coniugano i vari aspetti del nostro vivere, dal risparmio energetico ai trasporti, dalla mobilità ai rifiuti.
E’ ormai chiaro, almeno per me, che non ci può essere una azione virtuosa in un campo e non in un altro, e se non c’è una visione d’insieme ed obiettivi comuni. Inoltre solo se il Comune dà per primo il buon esempio, agendo proprio sulla “macchina comunale”, potrà sperare di acquisire autorevolezza, fiducia, consenso fra i suoi cittadini ed ottenere da loro quella collaborazione e quei cambiamenti indispensabili se davvero si vuol cambiare rotta.
Il bello è che avviarsi sulla strada del BIL non solo è possibile, ma è anche economicamente conveniente, socialmente utile, personalmente divertente…
Le esperienze concrete ed i progetti realizzati sono già tanti e nel sito sinteticamente riportate.
Per concludere, fra le altre Buone Pratiche, vorrei dare un consiglio ai Comuni Virtuosi: ricordando il detto “uomo avvisato mezzo salvato”, credo che un Comune virtuoso non possa trascurare di fornire ai propri cittadini una adeguata informazione, intendo ovviamente una informazione che vada nella direzione di svegliare le coscienze e non di “distrarle” ulteriormente, una informazione indipendente e scientificamente corretta, merce ormai sempre più rara nel nostro paese. Qualche esempio potrà aiutare.
E’ inverosimile ad es. che si parli- come è stato fatto nel corso di un telegiornale serale nel marzo scorso - del rischio infettivo del telefonino e non dei rischi ben più gravi, ormai riconosciuti dalla letteratura scientifica indipendente, quali l’incremento del rischio di tumori cerebrali e neurinoma; è indispensabile ed urgente fornire ai genitori, agli insegnanti e a tutti i cittadini adeguate informazioni circa l’utilizzo di cordless, telefonini ecc. specie per l’ uso che ne fanno bambini ed adolescenti.
Un altro esempio riguarda l’uso dei pesticidi che in Italia continua inesorabilmente a crescere: da dati ufficiali ISTAT del 12/02/2009 risulta che dal 2006 al 2007 l’incremento è stato del 3% e per ogni ettaro vengono distribuite 5.6 Kg di sostanze chimiche.
Pochi sanno che in Svezia, dove dagli anni 70 è stato drasticamente ridotto l’uso di erbicidi /pesticidi, si sta registrando- in controtendenza con quanto si verifica negli altri paesi “sviluppati” una diminuzione nell’ incidenza di linfomi Non Hodgkin ed in un recente articolo a questo proposito Lennart Hardell ( “Pesticides, soft tissue sarcomas, and Non Hodgkin Lymphoma – historical aspects on the precautionary principle in cancer prevention” Acta Oncologica 2008; 47: 347-54) attribuisce proprio alle misure a suo tempo adottate di Prevenzione Primaria questo miglioramento nella salute della popolazione.
La Prevenzione Primaria, ovvero l’adottare misure di protezione della salute pubblica attraverso l’ eliminazione o quanto meno la riduzione ad esposizioni tossiche e nocive è vincente e non più rinviabile. Conoscenza scientifica indipendente ed informazione corretta sono le “gambe” su cui cammina la Prevenzione Primaria. Dobbiamo con decisione ed a tutti i livelli diffondere una cultura di maggior rispetto e tutela della nostra “casa comune”. In questo campo siamo ancora terribilmente arretrati: i delitti contro l’ambiente non vengono percepiti come tali e tanto meno adeguatamente puniti; si stigmatizza - giustamente – chi sporca per terra ma non lo si fa parimenti con chi getta veleni invisibili persistenti ( magari a “norma di legge”), bioaccumulabili, tossici e cancerogeni nell’aria, nell’acqua, nella terra…. veleni che poi ci ritroviamo nel piatto, nel bicchiere, nei polmoni e nel latte che le mamme danno ai loro bambini.
La Prevenzione Primaria non ha “controindicazioni” se non per le tasche di chi teme di vedere calare i propri profitti, la Prevenzione Primaria è quanto di più democratico esista perché protegge tutti: giovani e vecchi, ricchi e poveri, protegge i cittadini di oggi e quelli di domani, non è un aggravio per l’economia, anzi si calcola che per ogni Euro investito per ridurre l’ inquinamento ci siano 10 Euro risparmiati…
Informazione “di qualità” e Prevenzione Primaria non possono mancare nella “bisaccia” dei Comuni Virtuosi e Lorenzo Tomatis, che per tutta la vita ha contrastato un ”un miope e avido consumismo che ignora ogni responsabilità nei confronti delle generazioni future e che ha portato a un orrendo stravolgimento dei rapporti con il resto del vivente” * e che ha instacabilmente affermato la priorità della salute e della vita, non può non essere un punto di riferimento per chi segue la strada del BIL o, meglio ancora, il “Santo Patrono” dei Comuni Virtuosi.

* La sperimentazione biomedica fra scienza, mercato e pressioni socio-culturali Il Ponte maggio 2001



Oggi si può smaltire l’amianto senza le discariche. Paeseambiente a Verona per le discariche di amianto di Paese ... da Comitato Paeseambiente

Comunicato/relazione del 3 aprile 2009
Paeseambiente partecipa ad una conferenza ad Angiari (VR) sulla nuova discarica di amianto prevista in un sito ad alta valenza ambientale nel comune di Roverchiara (VR).
Confermato che l’amianto può uccidere anche con una sola fibra. Le fibre di amianto rilasciate nelle falde acquifere vengono poi aerodisperse nell’atmosfera grazie ai condizionatori. Oggi esiste una tecnologia alternativa alle discariche che consente di smaltire l’amianto a metà prezzo rendendolo definitivamente inoffensivo. Venerdì 20 marzo 2009 alle ore 21.00 ad Angiari, in provincia di Verona, si è svolta una assemblea pubblica, organizzata dal locale comitato, sul progetto della ditta NEC che prevede la realizzazione di una nuova discarica di amianto.
Erano presenti oltre 150 persone, tra i relatori sono intervenuti il signor Massimo De Togni e Luigi Fontana del Comitato Roverchiara No Amianto, il professor Alessandro Gualtieri del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia; sono intervenuti i sindaci di Roverchiara e di Angiari, l’on. Montagnoli della Lega, il consigliere regionale Bonfante del Pd, il consigliere regionale Cenci della Lega; non essendo potuto partecipare ha inviato il suo saluto il consigliere regionale Franchetto dell’Italia dei Valori.
Gli organizzatori hanno fatto presente che gli assessori regionali Conta (FI), Giorgetti (AN) e Valdegamberi erano passati pochi giorni prima da Roverchiara affermando la non idoneità del luogo previsto per la discarica e dichiarando che avrebbero fatto in modo da non permettere la realizzazione del progetto.
Gli organizzatori della conferenza hanno spiegato che si tratta di un progetto di discarica che prevede il prosciugamento di 14 laghetti formatisi su siti di ex cave di argilla.
L’area interessata dal progetto interessa una superficie di 30 campi veronesi pari a 90.000 metri quadri, utili a realizzare una discarica dalla capacità di 500.000 metri cubi; per la sua realizzazione verranno prosciugati ben 93.000 metri cubi di acqua.
L'On Montagnoli ha assicurato l'interessamento del ministro Zaia a sostegno dei prodotti tipici della zona che verrebbero intaccati dalla realizzazione della discarica; ha annunciato un'interrogazione a 3 ministeri (Ambiente, politiche sociali, lavoro) per vincolare il territorio permanentemente in modo da impedire la realizzazione della discarica.
I sindaci del comune di Angiari Vincenzo Bonomo e del comune di Roverchiara Gino Lorenzetti, hanno manifestato la loro preoccupazione e hanno ringraziato gli intervenuti dichiarandosi sicuri che i politici daranno una mano e annunciano che la commissione regionale VIA non ha ancora deciso presumibilmente perché resta in attesa del pronunciamento del TAR del Veneto in merito al ricorso della ditta NEC contro il PRG di Roverchiara.
Il professor Alessandro Gualtieri ha evidenziato che l'amianto è un cancerogeno di prima categoria se inalato.
Ha spiegato che i macrofagi, cellule di difesa del corpo umano, cercano di aggredire e distruggere i corpi estranei inalati che arrivano agli alveoli dei polmoni; se questi corpi sono le fibre di amianto risultano sono troppo lunghi e queste sentinelle non riescono nel loro compito morendo e producendo i radicali liberi che danno inizio alla formazione del cancro ai polmoni detto mesotelioma pleurico.
Pochissime fibre sono sufficienti a provocare il mesotelioma che si sviluppa dopo 15 - 40 anni; pertanto non esiste limite di sicurezza, ovvero non esiste un limite di soglia di fibre inalate entro il quale essere al sicuro dal contrarre le malattie da amianto.
Il professor Gualtieri ha mostrato una raccapricciante diapositiva dalla quale si poteva vedere una singola fibra di amianto che aveva causato il mesotelioma pleurico in un paziente.
L'Italia ha avuto la più grande cava d'amianto d'Europa a Balangero (TO), aperta nel 1905 e chiusa nel 1992, quando l'amianto è stato bandito per legge.
Oggi ci sono 2 miliardi di metri quadri di amianto sui nostri tetti, la nostra legislazione si è mossa bene con la L.257/92 che ha bandito l’amianto, in altri paesi l'amianto viene ancora prodotto come in Canada ed in Cina.
Va ricordato che solo in Italia ogni anno muoiono ben 1000 persone da mesotelioma pleurico.
Per rimuovere l'amianto i costi sono molto elevati e sostanzialmente esistono tre metodi: 1) la copertura (metodo temporaneo), 2) l’incapsulamento (metodo temporaneo) e 3) la rimozione (metodo definitivo).
Oggi non c'è alternativa alla discarica e l’Italia sta esportando i rifiuti di amianto in Germania, dove le discariche però spesso non sono tenute a regola d'arte; la Svizzera ha già chiuso le frontiere all'amianto italiano e la Germania sta minacciando di chiuderle.
Questo provocherà una repentina richiesta di discariche di amianto in Italia con la nascita di una emergenza di smaltimento di questo cancerogeno; a seguito del decreto 29 luglio 2004 n. 248 è però possibile il trattamento termico dell'amianto.
La sua inertizzazione può avvenire a soli 700 gradi, il prof. Gualtieri ha mostrato dei piccoli manufatti realizzati con amianto trattato con il metodo CRIAS: il materiale diventa innocuo e riutilizzabile.
Non si tratta del metodo “Cordiam”, mai realizzato a livello industriale o “Inertam” realizzato in Francia, che hanno la controindicazione di richiedere la preventiva macinazione delle lastre di amianto con conseguente pericolo di dispersione di fibre.
Il metodo CRIAS tratta l'intero pacco incellofanato e già messo in sicurezza dei rifiuti di amianto.
Il costo dell’inertizzazione basato sul processo Inertam è superiore di ben 10 volte il costo dello smaltimento in discarica; invece il costo basato sul processo CRIAS è solo di 70/80 euro la tonnellata, ovvero addirittura inferiore allo smaltimento in discarica che attualmente si aggira sui 140 euro a tonnellata.
La realizzazione di un impianto operativo CRIAS costa circa 10 milioni di Euro e sarebbe un buon investimento in quanto con tutto il materiale esistente in Italia da smaltire si è calcolato che dieci di questi impianti potrebbero lavorare per ben 100 anni.
Ma la concorrenza delle discariche è forte perché le discariche di amianto per molti sono una miniera d'oro; le discariche non risolvono il problema per sempre (non sono un sistema chiuso) come lo risolverebbe l'inertizzazione con il metodo CRIAS.
Anche se non sembra provato che l'amianto ingerito sia pericoloso, una volta interrato non smette di essere pericoloso.
Nelle discariche non è previsto il controllo di fibre sul percolato da amianto e quindi non è garantito che le fibre non raggiungano la falda acquifera anche con alte concentrazioni.
Dall'acqua le fibre passano successivamente all'aria per evaporazione e possono essere inalate (nota: la discarica La Terra ed Ex SEV di Paese (TV) non ha l’impermeabilizzazione del fondo normalmente realizzato con appositi teli).
Questo pericolo di passaggio delle fibre cancerogene dall’acqua all’aria esiste anche per le tubature in amianto che dovessero rilasciare fibre; in merito va evidenziato che l’attuale normativa sulla potabilità dell’acqua non prevede l’obbligo della determinazione delle fibre di amianto.
Il vapore acqueo degli stessi impianti di condizionamento può diffondere le fibre d'amianto pericolose per l’uomo; la stessa cosa si verifica con l’utilizzo dell’acqua in casa.
Un esperto in scienze forestali, il dott. Eugenio Cagnoni, ha evidenziato come la zona a rischio di diventare una discarica sia ad alto pregio ambientale, ci sono 14 vasche su 90.000 metri quadri dove fauna e flora si è sviluppata naturalmente creando un habitat ad alta valenza ambientale.
In quest’area possono essere osservati il Picchio rosso maggiore, il Martin pescatore, il Tarabusino, tutte specie protette dalle leggi sulla tutela della fauna selvatica.
Ha spiegato che è prevista una profondità della vasca che conterrà i rifiuti di amianto di ben quattro metri, mentre lo spessore dei rifiuti sarà alto ben dieci metri, portando nella zona delle collinette amianto di circa 10 metri di altezza.
Sono previsti due fossi di scolo dalla discarica, fossi dai quali viene prelevata l'acqua per irrigare i campi circostanti. Quest’acqua sarà piena di fibre di amianto?
Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente (di Paese – TV) ha illustrato le vicissitudini delle discariche di amianto di Paese con particolare riferimento a quella della ex SEV commentando in diretta un video sulla stessa proposto al pubblico dagli organizzatori e pubblicato anche dal blog di Beppe Grillo.
Zanoni ha ricordato che per un volantino simile a quelli distribuiti attualmente dal comitato contro la discarica di Roverchiara dove si diceva che anche una fibra può provocare il mesotelioma e dove si indicava il raggio di azione dell’inquinamento da fibre sul territorio circostante, il presidente della provincia di Treviso, Zaia, ora ministro, aveva denunciato per procurato allarme i responsabili di Paeseambiente.
Zanoni ha poi fatto un appello ai cittadini ed al comitato per farsi dare delle rassicurazioni precise dai politici con atti scritti, ovvero formali e non con semplici promesse verbali invitandoli a chiedere all’Assessore Conta di far approvare dalla Giunta Regionale un atto motivato ed articolato di contrarietà al progetto della discarica.
Mario Zanardo, di Paeseambiente, ha fatto presente che i progressi negli ultimi anni per quanto riguarda la conoscenza sull'argomento amianto sono molteplici.
Ha ricordato che solo quattro anni fa in occasione dell'apertura della discarica di Paese una associazione ambientalista di Paese aveva intitolato un incontro effettuato sull’argomento: "Amianto, psicosi o pericolo reale?" dove il relatore si prodigava nel minimizzare i rischi di una discarica e nell'affermare che solo a dosi elevate l'amianto era pericoloso.
Zanardo ha commentato che finalmente c'è informazione e c'è anche una alternativa concreta alle discariche con una soluzione definitiva.
La conferenza si è conclusa verso la mezzanotte con interessanti interventi del numeroso pubblico intervenuto.
Andrea Zanoni e Mario Zanardo di Paeseambiente hanno sottoscritto la petizione contro la realizzazione della discarica di Roverchiara.
Paeseambiente si complimenta con i promotori della conferenza per la perfetta organizzazione e per la qualità dell'informazione, con l'augurio che le loro richieste siano accolte.
Paeseambiente tel. 347/9385856, Email: paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org



In soli tre mesi quasi 5.000 cittadini (esattamente 4.939) hanno sottoscritto il loro no all’elettrodotto da 380.000 volt di Terna.... di Andrea Zanoni

In soli tre mesi quasi 5.000 cittadini (esattamente 4.939) hanno sottoscritto il loro no all’elettrodotto da 380.000 volt di Terna.
Un risultato straordinario dovuto all’impegno dei comitati e di decine di cittadini che vogliono la tutela della salute e l’energia da fonti rinnovabili.
I cittadini ora conoscono i gravi rischi per la salute e per i propri beni immobili causati da questi impianti inutili e sorpassati.

Il 5 dicembre scorso è partita la petizione popolare contro il progetto del nuovo elettrodotto ad altissima tensione (380.000 volt) che Terna vuole costruire nei territori abitati dei comuni di Martellago, Scorze’, Zero branco, Morgano, Quinto di Treviso, Paese, Trevignano e Volpago del Montello.
Nel frattempo sono state organizzate alcune conferenze sul tema, anche con importanti e qualificati relatori: il 5 dicembre 2008 a Paese con 250 persone, il 9 febbraio 2009 a Volpago del Montello con 200 persone, il 20 febbraio a Zero Branco con 350 persone, il 10 marzo 2009 a Istrana con 80 persone, il 17 marzo a Musano con 30 persone; una sesta conferenza è prevista per il prossimo 3 aprile a Cappella di Scorzè.
I comitati ed i cittadini per raccogliere le firme hanno organizzato decine di banchetti nelle piazze dei vari comuni come a Paese, Padernello, Postioma, Volpago, Rio San Martino, Cappella, Badoere e Morgano, dove hanno firmato centinaia di persone.
Molti attivisti e cittadini sono passati casa per casa a raccogliere firme e per fare volantinaggio, è stata tenuta una trasmissione radiofonica in diretta su Radio Gamma 5, i quotidiani locali di Treviso e Venezia hanno spesso riportato le fasi di questa importante campagna informativa.
Ora sono terminate le fasi di conteggio dei moduli delle firme che hanno dato un risultato inaspettato persino ai promotori della petizione: ben 4.939 firme raccolte in soli 90 giorni. I moduli delle firme sono stati fotocopiati in undici copie per essere ora consegnate in appositi incontri ai sindaci dei comuni di Martellago, Zero branco, Morgano, Quinto, Paese, Trevignano e Volpago del Montello, al commissario prefettizio di Scorzè, ai presidenti delle province di Treviso e Venezia, al presidente della Regione Veneto e a quello del Parco del Sile.
Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente, ha dichiarato:
Simili opere hanno solo lo scopo di sfruttare la maggior redditività dei cavi ad altissima tensione a scapito della perdita di valore degli immobili dei privati cittadini mettendone a rischio anche la salute.
Altro obiettivo possibile perseguito da un'opera del genere è la predisposizione di una rete di distribuzione a servizio di un'altra possibile calamità: la tanto invocata centrale nucleare in Veneto.
Grazie al nostro impegno e a quello dei cittadini ora con queste 5000 firme i sindaci dovranno tenere bene in considerazione l’opposizione a questo elettrodotto.
Chiederemo loro di fare delle scelte che antepongano gli interessi dei cittadini relativi alla salute, alla qualità della vita e ai beni immobili agli interessi di Terna e di qualche politico locale legato ai gruppi di potere.
Chiederemo poi a quelli che hanno già sottoscritto gli accordi di stracciarli e cestinarli al fine di tutelare la salute e gli interessi economici dei cittadini.
Siamo consapevoli che la consegna delle firme sarà solo uno dei primi passi di questa battaglia di legalità e giustizia che spero finisca con l’accantonamento di questo progetto che risponde a logiche di flussi di energia irrazionali e preistoriche."
“Per il comune di Volpago – ha aggiunto Paola Tonellato portavoce del locale comitato - è fondamentale continuare ad impegnarsi per costruire un dialogo con l'Amministrazione Comunale, dialogo che ad oggi ancora non c'è.
I campi elettromagnetici sono un danno per la salute e per questo, non si possono lasciare sole e isolate le persone che hanno la sfortuna di abitare vicino alla progettata stazione elettrica e al nuovo elettrodotto.
Speriamo che l'occasione della consegna delle firme, possa rappresentare un momento di confronto costruttivo e non di contrapposizione sterile. Chiederemo al Sindaco di abbandonare la logica degli "atti dovuti", ma di assumersi il ruolo di difesa della salute dei cittadini che la Costituzione gli affida con il ritiro della delibera dell’accordo comune/Terna
.”
Paeseambiente tel. 347/9385856, email: paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org



LE ULTIME API ... di Andrea Zanoni

Perché muoiono le Api? Possiamo esistere senza Api? Chi sono i colpevoli della moria delle Api nel mondo?
Il professor Vincenzo Girolami - Ordinario di entomologia agraria della Facoltà di Agraria dell’Università di Padova presenterà a Paese (TV) una ricerca che ha dimostrato come i pesticidi moderni siano i responsabili della moria delle Api.

Negli ultimi mesi sarà capitato un po’ a tutti di imbattersi in qualche articolo di quotidiano o settimanale o in qualche servizio televisivo, che trattava della massiccia moria delle api nella nostra regione (circa il 50% degli alveari andati perduti) o in generale in tutta Italia e nel resto del mondo.
Dal visto in tv o letto sui giornali, ho avuto modo di toccare con mano il problema grazie ad alcuni amici apicoltori residenti nelle parti più disparate della provincia di Treviso, dalle pendici del Monte Grappa (a Crespano del Grappa), a Paese in pianura, sino a Pieve di Soligo, tutti colpiti da questo flagello con perdite dal 50% al 100 % dei propri alveari.
Del fenomeno ne ha parlato anche la nota trasmissione della RAI, Report, del 30 novembre scorso con un servizio di poco meno di un quarto d’ora; la causa di queste morie è stata accertata da numerose analisi effettuate sui corpi delle api morte che hanno evidenziato la presenza delle molecole dei nuovi pesticidi del gruppo dei neonicotinoidi.
Questi pesticidi vengono utilizzati nella concia dei semi di mais trasformando le future piante in insetticidi perenni, ovvero nella famosa mela di Biancaneve.
Dopo le proteste delle associazioni degli apicoltori italiani (In particolare UNAAPI e CONAPI) che in Italia sono circa 50.000, con 1.000.000 di alveari, il ministero della Salute con decreto Ministeriale del 16 settembre 2008 ha sospeso in via cautelativa l’uso dei pesticidi Thiamethoxan, Clothianidina, Imidaclopride e Fipronil, utilizzati nel trattamento di concia delle sementi.
Il decreto, che purtroppo ha durata di un solo anno, era stato impugnato al TAR del Lazio da tre multinazionali della chimica: Bayer, Syngenta e Basf; successivamente i giudici del tribunale amministrativo con una sentenza del 19 novembre 2008 hanno rigettato il ricorso sostenendo che “L’interesse di preservare i cicli naturali delle piante e della frutta attraverso le api è prevalente rispetto agli interessi economici delle aziende agrochimiche”.
Anche il Consiglio di Stato al quale le tre multinazionali si erano rivolte, il 19 dicembre ha ribadito quanto già espresso dal TAR del Lazio.
Recentemente i professori Vincenzo Girolami e Luca Mazzon, del Gruppo di Entomologia del Dipartimento di agronomia ambientale dell'Università di Padova, hanno eseguito una ricerca che ha portato al sorprendente risultato che conferma che un’ape che beve gocce d'acqua sulle foglie di piantine di mais, nate da semi trattati con neonicotinoidi, muore nel giro di soli due minuti.
Essendo stato molto colpito da tutto questo problema e dalla frase “Se tutte le api morissero all’uomo resterebbero quattro anni di vita” attribuita ad Albert Eistein, abbiamo deciso di organizzare con una serata pubblica che trattasse questo problema.
Ho quindi contattato alcuni amici apicoltori ed esperti in pesticidi, nonché il professor Vincenzo Girolami, che si sono resi disponibili per una conferenza da tenere il 5 marzo prossimo a Paese.
Durante la conferenza, che si terrà alle 20.30 presso la sala consigliare del comune di Paese, resa disponibile dal sindaco per questo importante incontro, verrà mostrato al pubblico un breve video della ricerca dei due professori universitari.
Andrea Zanoni - Presidente di Paeseambiente
Tel. 347/9385856, Email: paesambiente@ecorete.it, Internet: www.paeseambiente.org



L’ INTELLIGENZA INQUINATA ... scritto da Dr.ssa Patrizia Gentilini

Caro Direttore,
la stragrande maggioranza degli italiani non si è accorta che mentre si disquisiva su grembiulini, guinzaglio al cane e voti in pagella, l’attuale governo, senza -sia chiaro- incontrare la benché minima opposizione, ha dato il via libera alla privatizzazione dell’acqua con l’articolo 23 bis del decreto legge 133/2008. Ciò significa che è stato sancito per legge che nel nostro paese l’acqua non è più un bene pubblico, ma una merce e che la gestione dei servizi idrici può quindi essere affidata a imprese/società pubbliche, miste, ma anche totalmente private, ad es. alle stesse multinazionali che controllano il mercato delle acque minerali. Da anni voci coraggiose, come quella di padre Alex Zanotelli, sostengono che la privatizzazione dell’acqua a livello mondiale causerà milioni di morte per sete nei paesi più poveri ed è l’acqua, ancor più del petrolio, l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Comunque in Italia gli effetti della privatizzazione si erano già visti:
• in Toscana mentre il Comune di Arezzo primo in Italia a privatizzare il servizio idrico sta discutendo del ritorno ad una sua totale gestione pubblica, la “Publiacqua s.p.a.” ha aumentato il prezzo a carico dei cittadini, in seguito della riduzione dei consumi, al fine di mantenere lo stesso profitto
• nel Lazio “Acqualatina” (controllata da Veolia multinazionale francese) ha aumentato le tariffe del 300% e a chi protestava sono stati staccati i contatori…
Ma l’esproprio di Beni Comuni non si è limitato all’ acqua, il 30 dicembre nel silenzio politico delle festività e grazie alla complicità di tutte le forze politiche, presenti e non, in Parlamento, con la legge n. 210 del 30 dicembre 2008 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.2 del 3 gennaio 2009, sono stati riconfermati i vergognosi CIP6 agli inceneritori, con una spesa per i contribuenti valutabile in due miliardi di Euro l’anno.
Nel dl 172 all’articolo 9 (incentivi per la realizzazione degli inceneritori) vengono infatti confermati gli incentivi (“Cip6”) all’incenerimento per la parte non biodegradabile dei rifiuti e per le cosiddette “fonti assimilate”. Gli incentivi Cip6 vengono concessi a tutti gli impianti in costruzione o entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2008. Vengono altresì confermati, in aggiunta, per una quota pari al 51%, gli incentivi sotto forma di “Certificati Verdi” a tutte le forme d’incenerimento (sia rifiuti tal quali, sia residui da raccolta differenziata che per il cosiddetto “combustibile da rifiuti”). Questo sia che si tratti di rifiuti non biodegradabili che biodegradabili. Anche questo nel più assordante silenzio dei media e nel più ampio e trasversale consenso di tutte le forze politiche.
Sarebbe utile che qualcuno ricordasse agli amministratori e ai politici che la comunità europea ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva (costi esternalizzati). Tali costi andrebbero pertanto sempre tenuti in considerazione per ogni insediamento produttivo/industriale. Anche se questi "costi" in Europa sono – al momento - valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA, è importante che finalmente si riconosca – nei fatti - che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno oltre ad un costo in termine di sofferenza, anche costi economici ben quantificabili.
Ecco alcuni esempi del macabro "tariffario":
• Cancro (mortale o no): 2 milioni di
• Morte prematura: 1 milione di €
• Valore di un anno di vita perso: 50mila euro
• 1 punto di quoziente intellettivo perso ( a causa del mercurio ): 10 mila €
A titolo di esemplificazione ricordo che lo studio di Coriano aveva evidenziato, fra le donne residenti almeno 5 anni nel raggio di 3.5 km dagli inceneritori, un eccesso di morti stimabile in oltre un centinaio di casi: i conti sono presto fatti, oltre 200 milioni di Euro, ma qual’è il prezzo in termini di sofferenza e lutto per un familiare deceduto per un cancro evitabile? Chi potrà mai risarcirli?
Sempre a titolo esemplificativo ancora più recentemente  sono stati calcolati i danni economici che la combustione dei rifiuti arreca alla salute delle popolazioni: questi costi variano da 4 a 21 Euro per ogni tonnellata di rifiuti combusta, a seconda che ci sia recupero o meno di energia e dell’ efficienza di tale recupero; quindi, ovviamente, i danni arrivano anche con i tanto decantati impianti a recupero energetico. Si può facilmente calcolare che un inceneritore da 120.000 tonnellate comporterà, ogni anno, danni variabili da 480.000 a 2.520.000 Euro!
Che senso ha, in un momento di crisi economica così grave, in cui tutti noi paghiamo le conseguenze di una finanza mondiale che ha mostrato il suo vero volto bancarottiere, orientato solo alla ricerca illimitata di profitto, perseguire in scelte che comportano costi tanto intollerabil per le popolazioni? Come è possibile che anche quando esistono soluzioni semplici e concrete ai problemi mai, o quasi mai, esse vengano accolte? Incentivare il risparmio di energia, di acqua e di risorse in generale, puntare non sul carbone ma su fonti realmente rinnovabili quali solare ed eolico, riciclare e recuperare i rifiuti e non bruciarli, porterebbe certo meno profitti a multiutility, lobbies e multinazionali, ma certamente più salute e benessere a tutti noi. Comincio a pensare che il genere umano, in particolare chi ci governa, risenta dei gravi danni alle funzioni intellettive che l’inquinamento, specie da Piombo e Mercurio, provoca.
Suggerisco di stabilire dei nuovi "limiti di legge": richiedere l’analisi del quoziente intellettivo non solo agli amministratori e ai politici che perseverano in scelte scellerate, ma anche a chi continua a votarli

Cordiali saluti
Dott.ssa Patrizia Gentilini
Medico Oncologo ed Ematologo
Forlì 18 gennaio 2009


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