APPUNTAMENTI
25 GENNAIO 2010
RIUNIONE GRILLI TREVISO

MICHELE DOTTO: NON E' VERO CHE TUTTO VA PEGGIO
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DAL 1° LUGLIO 2010 LA BOLLETTA ELETTRICA SARA’ “BIORARIA” ...
di Andrea Bertaglio |
Mentre a Copenaghen si discute su come ridurre l’effetto serra, il Piemonte investe 100 milioni di euro nella filiera delle energie rinnovabili mentre il Veneto non investe un euro per aiutare imprese e cittadini che vogliono l’energia solare.
In queste ore a Copenaghen è in corso il vertice sul Clima sotto l'egida Onu, da molti considerato l'ultima spiaggia per evitare il disastro ambientale, vertice voluto per dare un seguito al Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012.
L'obiettivo largamente condiviso e' limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra.
Una delle vie per raggiungere tale obiettivo è la riduzione dei gas serra ottenibile con la riduzione della combustione dei combustibili fossili e l’incremento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili.
Ma in Veneto cosa si sta facendo per fronteggiare questo problema ?
Il Sole24Ore del 24 novembre ha evidenziato come il Piemonte stia spingendo per finanziare investimenti aziendali in impianti energetici ad alta efficienza.
Nel 2008 la Regione Piemonte ha emesso un bando da 100 milioni di euro per finanziare investimenti aziendali in impianti energetici ad alta efficienza, cui hanno risposto oltre 400 imprese.
Un successo enorme in tempi di crisi, che dimostra come le aziende intendano investire fortemente in green economy. Confindustria Piemonte afferma che: “Nell'ultimo anno e mezzo il sistema Confindustria Piemonte è stato contattato da circa 1.500 imprese interessate ad approfondire le tematiche delle green energy.”
E la Regione Veneto cosa fa ? Nulla! Ad esempio nell’energia solare il Veneto non ha investito un solo euro.
Non solo, illude pure il settore strombazzando come cosa fatta provvedimenti che poi non vedono la luce come è accaduto al progetto di legge per il fondo di rotazione da due milioni di euro per abbattere gli interessi sui mutui per installare impianti fotovoltaici.
La cosa, già annunciata, era stata approvata nella Commissione consigliare competente ma poi il Consiglio Regionale l’ha prontamente insabbiata. In ogni caso sono acqua fresca i 2 milioni di euro del Veneto contro i 100 del Piemonte. Eppure il Veneto è la regione in Italia con più aziende che producono pannelli fotovoltaici a partire dalle componenti base.
Aziende in grado di sostenere l’intera filiera industriale. Non solo, il Veneto è anche l’unica regione che ha visto nascere e crescere a Treviso la tecnologia di punta per le macchine che producono i pannelli fotovoltaici.
Un primato conquistato nonostante l’incredibile inerzia e incapacità degli amministratori regionali che nulla fanno per questo settore che, in tempi di crisi, sta conoscendo in Italia uno sviluppo esplosivo: la potenza installata del fotovoltaico è cresciuta di 20 volte in due anni. Non ci resta che sperare che queste aziende non emigrino attirate dagli investimenti delle regioni vicine.
Nessun problema però, i nostri amministratori sono espertissimi in altre tecnologie, sulla ghiaia e sul cemento non ci batte nessuno. Questa è la filiera industriale che interessa veramente la Regione.
Tanto che l’unico pensiero al fotovoltaico la Regione lo ha avuto consentendo nel “piano casa” di ampliare di più se contestualmente s’installano pannelli fotovoltaici. Come a dire: energie rinnovabili sì, ma solo se con abbondante uso di ghiaia e cemento.
Viene da chiedersi se questi finanziamenti vengono tenuti in cassa in attesa di utilizzarli per finanziare la centrale nucleare prevista in Veneto.
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DAL 1° LUGLIO 2010 LA BOLLETTA ELETTRICA SARA’ “BIORARIA” ...
di Andrea Bertaglio |
L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), ha stabilito che dalla prossima estate scatterà il sistema “biorario” che prevede una riduzione dei prezzi dell'elettricità quando la domanda (e i costi) sono minori
L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), ha stabilito che dalla prossima estate scatterà il sistema “biorario”, che entrerà in vigore progressivamente dal 1 luglio del 2010, e che prevede una riduzione dei prezzi dell'elettricità quando la domanda (e i costi) sono minori: la mattina presto, la sera, la notte, il fine settimana ed i giorni festivi. Il presidente dell'Autorità Alessandro Ortis ritiene che lo scopo sia quello di portare ad un "uso sempre più efficiente dell'energia elettrica ed una maggiore equità tra i consumatori, assicurando maggiore coerenza tra i prezzi ai clienti finali e quelli all'ingrosso", dato che, attualmente, sono spesso penalizzati gli utenti che consumano di più nelle fasce orarie in cui l'energia costa meno agli operatori. Il nuovo sistema è stato però progettato solo per chi non è (ancora) passato al mercato libero, ossia il 94% degli italiani.
Forse in molti ancora non lo sanno, ma dal 1° luglio 2007 è possibile scegliere il fornitore di elettricità per la propria abitazione (come previsto anche da una Direttiva europea). Ciò significa che il mercato dell'elettricità è libero anche per i clienti domestici, cioè per chiunque acquisti energia elettrica solo per la propria abitazione. Nonostante da oltre due anni i consumatori di energia siano liberi di acquistarne scegliendo l'offerta che meglio risponde alle proprie esigenze, il 94% degli italiani non è ancora passato al cosiddetto “mercato libero” . I motivi sono molteplici e meriterebbero una più approfondita analisi, ma vediamo in cosa consiste la bolletta bioraria.
Come dicevamo, i prezzi saranno più alti nelle ore centrali dei giorni feriali, quando i consumi sono maggiori. Ma quale differenza c’è rispetto a prima? Che ora a chi consuma di più di giorno potrebbe decisamente convenire passare al mercato libero, scegliendo fra opzioni quali monorarie, a prezzo bloccato, verdi, ricaricabili e flat (quest’ultima prevede le taglie di consumo Small: 100 kWh mensili, 12 euro al mese; Medium: 225 kWh mensili, 28 euro al mese; Large: 300 kWh mensili, 44 euro al mese. Imposte escluse in tutti e tre casi).
Il passaggio obbligato dovuto alla delibera dell’Aeeg non avverrà da un giorno all’altro
Infatti, le soluzioni biorarie convengono solo se almeno due terzi dei consumi si concentrano nelle ore mattutine e serali o nei week end, dato che il nuovo sistema prevede prezzi più alti dalle 8 alle 19 e più bassi di sera/notte (dalle 19 alle 8 del mattino), oltre che nei fine settimana. Nel valutare le offerte si deve però tenere presente il fatto che prezzo indicato ed eventuali sconti sono riferiti alla sola componente energia (quindi senza servizi di rete, servizio di vendita, imposte ecc), che sul totale della bolletta pesa per circa il 64%.
Il passaggio obbligato dovuto alla delibera dell’Aeeg non avverrà da un giorno all’altro. Nei sei mesi prima dell'applicazione del nuovo sistema, infatti, i fornitori di energia elettrica comunicheranno la ripartizione di consumi secondo le tariffe biorarie e i raggruppamenti mensili. È prevista infatti una ripartizione in mesi di "alta stagione" (gennaio, febbraio, giugno, luglio, novembre, dicembre), nei quali si pagherà di più, e mesi di “bassa stagione” (marzo, aprile, maggio, agosto, settembre e ottobre), nei quali invece i prezzi saranno inferiori. Oltre all’aspetto “temporale”, per conoscere cosa è più conveniente per il proprio nucleo familiare è utile individuare quali elettrodomestici si utilizzano maggiormente ed il relativo consumo. La bioraria necessita anche di un nuovo contatore elettronico, che sia leggibile a distanza, ma a quello sta provvedendo la stessa Enel, che ha già sostituito 31 milioni dei vecchi contatori elettromeccanici su 32. Basta anche un tradizionale contatore che misuri i consumi nei diversi momenti della giornata, o che comunque all’utente possa essere consentita l'autolettura con l’ausilio di numero verde, cartolina postale o sito internet.
Per aiutare il consumatore nella scelta della tariffa migliore fra le offerte del mercato libero, l'Aeeg sul proprio sito internet offre il servizio “Trova-offerte”, tramite il quale è possibile trovare, appunto, l’offerta di energia elettrica più adatta alle proprie esigenze, una volta confrontate le diverse proposte delle imprese di vendita che hanno volontariamente aderito all’iniziativa.
È molto nobile orientare i cittadini nel trovare il miglior operatore di energia elettrica, ma sarebbe ancora meglio portarli ad autoprodurre l’energia di cui necessitano
Ad oggi risultano iscritti dodici operatori, ammessi all’elenco dei fornitori di energia elettrica che soddisfano alcuni requisiti di affidabilità stabiliti dalla stessa Autorità, ma non è escluso che se ne aggiungeranno altri. Si tenga però presente che quelle del “Trova-offerte” non sono tutte le offerte, appunto, presenti sul mercato.
È molto nobile orientare i cittadini nel trovare il miglior operatore di energia elettrica, così come portare alcuni “consumatori” a beneficiare di una maggiore equità nella ripartizione dei costi, ma sarebbe ancora meglio portarli ad autoprodurre l’energia di cui necessitano, ed ancor più a risparmiarla (o ad imparare a farlo). Il vero successo sarebbe sentir parlare l’Aeeg di micro-cogenerazione diffusa, l’Enel di efficienza ed i cittadini, o “consumatori”, di risparmio e di soppressione degli sprechi.
Del resto, ripartire i giorni e l’anno in fasce ad alto e basso costo può davvero fare la differenza, per tutte le persone che sono costrette a passare le ore centrali della giornata e la totalità dei giorni feriali fuori casa per guadagnarsi da vivere? Forse è meglio che impari a risparmiare energia, piuttosto che usare i suoi elettrodomestici di notte o nei week end.
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LA CASA DI PAGLIA ...
tratto da naturaldomus.it |
La CASA di PAGLIA: sana, sicura, economica, futuristica.
Una tecnica del passato, una passione, un’idea, un progetto per un salto nel futuro.
PERCHÈ COSTRUIRE CON LA PAGLIA?
La paglia è un materiale “sostenibile” in quanto è il sottoprodotto del cereale (grano, orzo, avena, segale, riso,miglio..) che viene raccolto per essere consumato come alimento ed è reperibile in tutto il mondo in quanto i cereali sono alla base dell’alimentazione umana. È naturale e rinnovabile annualmente.
Il metodo di costruzione con le balle di paglia è un modo intelligente di edificare ormai consolidato da decenni. La tecnica nasce nella seconda metà dell’ottocento e negli anni ’70 del secolo scorso le tecniche sono state migliorate ed adeguate alle esigenze moderne. All’inizio degli anni ‘90 Barbara Jones ha importato queste tecniche adattandole alle esigenze climatico-ambientali del Regno Unito (Inghilterra, Irlanda, Galles, Scozia).
La paglia offre una grande capacità di isolamento a costi ridotti.
Il valore K (valore relativo all'isolamento termico) della paglia in una balla è di 0,13W/m2K; un muro tipico con uno spessore di 450 mm + lo spessore dell'intonaco ha un valore attorno U di 0,09W/ m2K.
Basso rischio di incendio. Un muro con le balle di paglia intonacato resiste alle temperature di 1010° C
per tre ore.
La paglia è utilizzata per costruire studi di registrazione o come barriera lungo autostrade e aeroporti.
La paglia è naturale e sana. Con questa tecnica si cura in particolar modo la qualità edilizia. Non può causare la febbre da fieno, dato che non si tratta di fieno (= erba verde tagliata ed essiccata).
La paglia è un materiale traspirante che, se abbinato a intonaci naturali (calce e/o terra cruda), contribuisce a mantenere il ricambio dell’aria all’interno dell’edificio, evitando la formazione di muffe in bagno e cucina.
Comprata al mercato e portata a casa, in pianura Padana, può costare da 1,5€ a 2,5 € per balla.
Per una casa semplice di 150 mq. occorrono circa 280-310 balle per un costo totale di 450-775 €.
Grazie alla semplicità della tecnica di costruzione si riducono inoltre i costi per la manodopera.
Il grosso del risparmio lo si ottiene nel tempo per la riduzione dei costi di riscaldamento.
In confronto alle abitazioni moderne, questi costi possono essere ridotti del 75% all’anno. Basta un buon progetto e voglia di divertirsi!
Una casa in balle di paglia può durare per secoli se ben progettata e ben costruita.
La paglia è un materiale durevole se conservato all’asciutto e protetto da un buon intonaco; si pensi ai cesti di paglia ritrovati nelle piramidi egizie e nelle tombe etrusche.
Al momento, le case più antiche e tuttora utilizzate in ottimo stato, risalgono alla seconda metà del 1800 (quando è nata la macchina imballatrice).
In collaborazione con:
Essepi Ingegneria
La Cascina Arredamenti
Fonte: www.naturaldomus.it
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CHE MERAVIGLIA !!! ...
scritto da Dr.ssa Patrizia Gentilini |
Ieri ho fatto la spesa da una famiglia di agricoltori che da sempre pratica agricoltura biologica nel nostro territorio.
Sono tornata a casa con tre belle cassette di frutta e verdura: zucche e zucchini, mele e pere, patate e carote … ognuna un po’ diversa dall’altra, magari con un po’ di terra attaccata, una lumachina nella lattuga, una forbicina nel radicchio, un vermetto nelle ultime pesche.
Quando ho caricato le mie cassette in macchina ho sentito che un po’ di agitazione stava serpeggiando in quel piccolo mondo, in particolare cicoria e rucola cominciavano a bisticciarsi, le cipolle già facevano qualche lacrima nulla di strano: era il primo viaggio in automobile e l’emozione era alle stelle!
“Tranquilli- ho detto - poche decine di minuti e sarete di nuovo in famiglia”. A casa è stata una festa: niente buste, niente vassoi, niente cartoni, niente plastiche da aprire, scartocciare, suddividere, buttare…. ogni prodotto era già “libero”, fresco, pronto per il suo destino.
Ed i miei bidoni (della differenziata, si intende!) come li avevo lasciati.
Contento anche il borsellino: non avevo certo speso di più rispetto a quanto mi sarebbe costato se fossi andata al supermercato.
Che meraviglia! Niente rifiuti, niente scarti, niente di niente, solo le mie tre cassette da riutilizzare ed alimenti sani, sicuri, come quelli che, oltre 60 anni fa, certamente mangiavano i miei avi… . Credo che non saremo mai abbastanza grati a coloro che coltivano la terra dandoci prodotti sani, semplici, che sono nati all’ombra della zappa e non dei fitofarmaci!
Voglio dire grazie, con tutto il cuore, a questa famiglia di agricoltori e grazie a tutti quelli che, difendendo la terra ed una agricoltura senza veleni, mi permettono di dormire tranquilla perché so di avere dato da mangiare quanto di meglio potevo trovare alla mia famiglia ed in special modo ad una giovane mamma, che mi è molto cara e che, per il suo bambino, come tutte le mamme di questo mondo, ha la sacrosanta pretesa di fare un latte di “altissima qualità”.
Patrizia Gentilini
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PIU' RICCHI, PIU' SCEMI, PIU' MALATI(e meno male che l'uomo è un animale intelligente!) ...
di Sonia Toni |
"L'ironia dell'attuale sistema di produzione è che, milioni di ricchi consumatori dei paesi industrializzati, muoiono a causa di malattie legate all'abbondanza del cibo: attacchi di cuore, infarti, cancro, diabete - malattie provocate da un'eccessiva e sregolata assunzione di grassi animali. Le statistiche parlano chiaro: sarebbero trecentomila gli americani ch ogni anno muoiono a causa di problemi di sovrappeso. Un numero destinato ad aumentare".
Jeremy Rifkin, "Il Racket dell'hamburger"
Chi l'avrebbe mai detto? La società del dopoguerra arrancava faticosamente sperando in una ripresa economica che potesse consentire a tutti di togliersi almeno la fame. Lo zucchero, il caffè, l'olio, la pasta, beni di primaria importanza per il nutrimento quotidiano, erano trattati come gli oggetti più preziosi. Chi possedeva un sacco di caffè o dei fagioli secchi era considerato ricco. Non stiamo parlando di mille anni fa ma - dal punto di vista della storia - dell'altro ieri. La fame era un incubo reale, uno spauracchio che non risparmiava nessuno. Le malattie più diffuse erano quelle determinate da scarsa igiene, nutrizione povera, stretto contatto con animali domestici e non, mancanza di riscaldamento e acqua corrente nelle case: erano spesso malattie infettive, quindi contagiose. Ora le malattie più comuni non sono contagiose eppure ce n'è una vera e propria epidemia. Il paradosso del benessere, l'assurdità dell'ingordigia e l'equazione inversamente proporzionale della ricchezza: più l'uomo riempie lo stomaco, più la sua anima e il suo cervello, si svuotano. Il benessere non ha affatto migliorato l'uomo anzi, lo ha reso ancora più famelico, più vorace, trascinandolo in una sorta di bulimia culturale, spirituale, mentale e, spesso, letterale. Mai come in quest'epoca è stato concretizzato il proverbio "l'appetito vien mangiando", infatti più mangiamo e più ne vogliamo, fino a scoppiare; ed è questa la fine che molti fanno: scoppiano, nel vero senso della parola.
L'obesità dilaga e si riscontra sempre di più anche in soggetti molto giovani. E' comunissimo vedere bambini, e spesso anche neonati, grassi e mentre dilagano gli interventi di chirurgia estetica, non si dà la minima importanza al mantenimento della salute che, non si afferma mediante l'assunzione di pillole o vaccini ma è la somma di una serie di comportamenti di cui il cibo costituisce una parte determinante. Il benessere economico vissuto sconsideratamente ha portato l'uomo ad ammalarsi e, del resto, basterebbe riflettere su uno dei significati del termine "malato" per chiarirsi un po' le idee in merito. "Malato" deriva anche da "mal atto", quindi, spesso la malattia è il risultato di una serie di azioni sbagliate. Dove abbiamo sbagliato? E soprattutto, dove continuiamo diabolicamente a sbagliare? L'errore più fatale di questa epoca è la separazione dell'uomo dalla natura che lo ospita. Gli esseri umani continuano stupidamente a credere di poter vivere e guarire, distaccati dal seno di madre natura. L'"emancipazione" dell'uomo dall'ambiente nel quale vive è pura illusione; un'illusione che stiamo pagando a caro prezzo. Abbiamo inventato le automobili per andare più veloci e ci ritroviamo a perdere ore ed ore bloccati nel traffico morendo asfissiati; i vaccini e gli antibiotici, hanno salvato intere generazioni da malattie infettive ed ora moriamo da stupidi a causa di patologie non contagiose. La medicina "ufficiale" è diventata serva della multinazionali del farmaco che vorrebbero rimpinzarci di porcheria chimica anche se (almeno ogni tanto) capita che stiamo bene; e siccome i sani non sono dei buoni clienti allora bisogna inventarsi malattie nuove che andranno "curate" con farmaci nuovi e tutto, ovviamente, per il nostro "bene". L'apoteosi di questa assurdità si raggiunge con la prevenzione di malattie inventate a tavolino dalle case farmaceutiche. Con la complicità dell'ingegneria genetica che, tramite lo studio dei geni contenuti nel Dna ci racconta quali sono le malattie alle quali saremmo più soggetti, viene svolto un business che ci viene propinato come "strategia preventiva". Il massimo dell'aberrazione in questo senso - almeno per ora - avviene in quelle cliniche degli Usa, nelle quali si rimuovono certi organi a "scopo preventivo". Un esame del Dna ti dice che potresti avere la predisposizione del cancro all'utero? Niente paura: vieni da noi che te lo togliamo così non ci pensi più. A quel punto, certamente non avrai più problemi all'utero ma sicuramente ne svilupperai di peggiori nel resto del corpo che ti rimane. Per non parlare dei problemi psicologici che potrebbero accompagnarti per il resto della vita ma per questo ci sono gli strizzacervelli e tutta un'altra serie di farmaci che non verranno mai a mancare. La dipendenza dalla droga può essere molto meno pericolosa, almeno non c'è nessuno che vuole propinartela come se fosse la tua salvezza. Alla luce di tutto questo, mi sorge spontanea una domanda: ma come abbiamo fatto a diventare così scemi?
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E' QUESTA LA DECRESCITA ?...
di Marco Cedolin |
I dati economici concernenti il primo trimestre del 2008 risultano essere ben più disastrosi di quanto non facessero supporre le previsioni degli esperti, e l’economia della zona euro precipita come mai prima d’ora dalla fine della seconda guerra mondiale.
Complessivamente nei primi tre mesi dell’anno il Pil europeo ha registrato un calo del 2,5 %. La Germania, da sempre considerata “locomotiva d’Europa”, ha perso nel primo trimestre 3,8 punti di Pil, l’Italia ha fatto segnare un pesantissimo –5,9%, In Spagna la discesa è stata del 2,9% e la Francia dopo 6 mesi di calo continuo è ufficialmente entrata in recessione con una diminuzione del Pil dell’1,2%.
L’Europa è in crisi e ad ogni nuovo trimestre le stime negative redatte in precedenza devono essere riviste al ribasso, mentre gli economisti ed i mestieranti della politica continuano a spostare più in là (fine 2009, inizio 2010, fine 2010) la data d’inizio della fantomatica ripresa che dovrebbe concretizzarsi in virtù di un qualche esercizio alchemico la cui origine resta sconosciuta.
L’ologramma della crisi finanziaria, utilizzato per tentare di raschiare il fondo di un barile ormai svuotato, attraverso sempre più ingenti trasfusioni di denaro pubblico, all’interno di un sistema bancario ben più tossico di quanto non lo siano i titoli ritenuti tali, sembra ormai prossimo a dissolversi. Scomparso l’ologramma non tarderà a palesarsi la vera crisi, quella del modello di sviluppo basato sulla crescita infinita e sull’incremento del Pil. Un
modello di sviluppo che ha iniziato a disgregarsi, vittima della presunzione in esso contenuta, di potere crescere indefinitamente all’interno di un mondo finito che pone dei limiti fisici invalicabili.
Solo un folle potrebbe pensare sia possibile incrementare all’infinito il numero di automobili prodotte e vendute, di autostrade costruite, di barili di petrolio consumati, di terreni cementificati. Così come solo un folle tenterebbe di curare un malato di obesità, attraverso l’assunzione bulimica di cibo.
Nell’Europa della delocalizzazione industriale, della disoccupazione in crescita esponenziale e degli alchimisti finanziari, una classe dirigente fatta di burocrati privi di fantasia, ma pronti ad obbedire agli ordini dei propri padroni, continua a recitare un copione sgualcito e stantio. Un copione dove si promette la ripresa economica ormai prossima (2009? 2010? 2011?) da realizzarsi attraverso l’incremento della produzione, dei consumi e naturalmente del Pil, vera panacea che tutto guarisce come per incanto.
Poco importa il fatto che il Pil e la crescita siano ormai solamente gli elementi di un modello di sviluppo in
fase di disgregazione, del quale stiamo iniziando a pagare le conseguenze in maniera sempre più pesante. Così come poco importa l’evidenza in virtù della quale solamente cambiando
radicalmente strada si potranno porre le basi per la “ripresa”di un’economia diversa da quella di rapina praticata fino ad oggi.
Crescita e Pil, dal 2010? Basta ripeterlo ogni mese come un mantra al borsino delle illusioni e va bene così.
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E' QUESTA LA DECRESCITA ?...
di Marco Cedolin |
La crisi economica mondiale sta producendo una recessione che diviene ogni giorno più profonda. Stando alle stime dell’Ocse il Pil italiano scenderà del 4,3% (il calo medio previsto per l’area euro è del 4,1%) nel corso del 2009. La produzione industriale nel mese di marzo è diminuita del 20,1% rispetto a marzo 2008. Il tasso di disoccupazione è previsto in crescita nell’anno in corso dal 6,8 al 9,2%, per arrivare al 10,7% nel 2010. Perfino l’ottimismo modello Unieuro di Silvio Berlusconi sembra venire meno, di fronte al fatto che durante il G8 di Roma è stata ventilata la perdita di 20 milioni di posti di lavoro a livello mondiale entro il 2010.
Consumi che si contraggono notevolmente, fabbriche che chiudono o delocalizzano la produzione nei paesi a basso costo di manodopera, opportunità di lavoro che si riducono drasticamente, tenore di vita di molte famiglie in
caduta libera, insofferenza sociale che in alcuni paesi (non l’Italia) sta iniziando a raggiungere il livello critico, sono tutti elementi di una nuova realtà, per molti versi antitetica rispetto a quella degli ultimi decenni del secolo scorso, vissuti all’insegna della crescita e dello sviluppo.
Alcuni elementi di questa nuova realtà, la diminuzione del Pil e della produzione su tutti, potrebbero indurre a credere che la profonda recessione (parola sdoganata solo di recente) in cui siamo entrati,
somigli in fondo molto da vicino alla società della decrescita, teorizzata da lungo tempo da molti studiosi, fra i quali Serge Latouche, Maurizio Pallante, Nicholas Georgescu-Roegen, Alain De Benoist e Gilbert Rist. Sempre più frequentemente chi ha una conoscenza parcellare dell’argomento, non avendo potuto o voluto studiarlo più in profondità, sta maturando la percezione che la decrescita felice di Pallante o quella
serena di Latouche non siano molto diverse dall’Italia (o per meglio dire l’Europa) che giocoforza sarà costretto a vivere nel corso dei prossimi anni.
Questa percezione, basata sul fatto che la
diminuzione del Pil e la riduzione dei consumi superflui costituiscono parte integrante della filosofia della decrescita, risulta profondamente sbagliata, poiché il pensiero della decrescita rappresenta in realtà l’antitesi della situazione che stiamo vivendo, caratterizzata da una società profondamente malata che non riesce più a crescere, pur rimanendo fondata sui dogmi della crescita e dello sviluppo.
Nel pensiero di tutti coloro che hanno teorizzato e praticato fino ad oggi la decrescita, il calo del Pil e dei consumi superflui s’inserisce in maniera armonica all’interno di un contesto profondamente diverso da quello attuale ed è finalizzato ad ottenere un maggiore benessere individuale e ad una migliore qualità della vita. Il tutto ovviamente nell’ottica della consapevolezza che il pianeta non sarebbe in grado di sostenere a lungo (tanto ambientalmente quanto socialmente) una crescita bulimica come quella sperimentata nella seconda metà del 900.
La diminuzione del Pil a lungo auspicata dai fautori della decrescita non è quella determinata dalla chiusura generalizzata delle fabbriche e degli esercizi commerciali, che si traduce nella profonda disoccupazione, nella
carestia e nell’emarginazione sociale. Bensì una riduzione del Pil ottenuta riducendo gli sprechi ed i consumi superflui, per indirizzare le risorse risparmiate verso la creazione di opportunità occupazionali più abbondanti e gratificanti di quelle finora offerte dalla società della crescita. Così come la diminuzione del consumo di merci (acquistate per mezzo del denaro contribuendo ad innalzare il Pil) non sottende stenti e privazioni, dal momento che esse saranno sostituite dai beni ottenuti attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono, che
non incrementeranno il Pil ma risulteranno di maggiore qualità.
Nel pensiero della decrescita si auspica la costruzione di una società che sostituisca la macroeconomia globalizzata con microeconomie autocentrate, che valorizzi le risorse locali e le identità culturali, interpretando la diversità come un valore aggiunto da non disperdere attraverso l’appiattimento e l’omologazione.
L’individuo che attraverso l’autoproduzione, gli scambi non mercantili e la reciprocità, riduce la propria dipendenza da merci e servizi acquistati per mezzo del denaro è un individuo più felice e più libero. Acquistare in piccoli punti vendita di prossimità prodotti alimentari locali di qualità che non hanno compiuto viaggi di migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole è sicuramente preferibile rispetto all’acquisto fra gli scaffali di un ipermercato di alimenti che arrivano dai quattro angoli del globo, trasportati da mezzi energivori ed inquinanti.
Ripopolare le campagne e le montagne riscoprendo un rapporto armonico con l’ambiente nel quale viviamo, recuperando la ciclicità dei ritmi naturali è certo più stimolante rispetto a continuare a vivere nelle periferie delle grandi metropoli atomizzate, incolonnandosi sulle tangenziali nelle ore di punta per poi rinchiudersi fra il cemento dei quartieri dormitorio.
Destinare i soldi delle nostre tasse alla creazione di occupazione che consenta di ridurre gli sprechi e gli impatti ambientali è sicuramente più costruttivo che dissiparli nella costruzione di ciclopiche opere cementizie che devasteranno i territori in cui viviamo.
Riscoprire i rapporti di vicinato, la convivialità, la capacità di donare e ricevere, accresce la nostra interiorità molto più di quanto non accada oggi nella nostra realtà quotidiana sterilizzata dove “gli altri” vengono considerati semplicemente degli avversari con i quali competere in maniera sfrenata. Lavorare in prossimità delle proprie abitazioni rifuggendo il pendolarismo esasperato, valorizzando le proprie qualità, in un clima sereno dove la cooperazione sostituisca la competizione, rappresenta senza dubbio un’esperienza più creativa rispetto a quella che generalmente sperimentano milioni di persone fra i gironi di quell’inferno dantesco che è il “mondo del lavoro” attuale.
In sostanza la decrescita è quanto di più lontano possa esistere dalla società basata sulla crescita e sui
consumi smodati, che stiamo vivendo nella sua fase terminale, costituita da una profonda recessione. Al tempo stesso ne costituisce
l'alternativa naturale, probabilmente l’unica in grado di fare fronte agli effetti devastanti determinati dal crollo di un modello di
sviluppo dimostratosi impraticabile.
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SI, VIAGGIARE...
di Marco Boschini |
Un’auto con un’unica persona a bordo, è una delle caratteristiche della mobilità attuale; è una delle maggiori cause di congestione, inquinamento, sprechi e rischi.
Formare un “pool” significa associarsi per uno scopo; fanno car-poling le persone che si accordano per viaggiare insieme con l’auto di uno di loro. Il car-pooling presuppone la condivisione, in tutto o in parte, di un medesimo tragitto e degli stessi orari. Il car-pooling concorre a ridurre il numero di auto circolanti, fa risparmiare sia economicamente che a livello ambientale, favorisce la socialità, abitua le persone a conciliare le proprie esigenze con quelle degli altri.
Si tratta di una forma di mobilità dalle grandi potenzialità, che l’esperienza dimostra non diffondersi spontaneamente. E’ necessario superare ostacoli di varia natura: in primo luogo di tipo psicologico, organizzativo, economico, rendendo percepibili i vantaggi e attivando appositi servizi di supporto.
Per fare ciò è necessaria un’azione coordinata tra più soggetti istituzionali quali Province e Comuni. Tra giugno 2007 e dicembre 2008 la Provincia e Comune di Bergamo insieme ad ACI Bergamo, hanno deciso di promuovere e sostenere un progetto in via sperimentale, messo a punto e gestito dalla cooperativa sociale La Ringhiera, mettendo a disposizione di tutti coloro che erano interessati un adeguato supporto organizzativo. L’obiettivo era mettere a fuoco, insieme, punti di forza e di debolezza di questo sistema, per capire a che condizioni la sua pratica poteva essere diffusa.
Il collegamento tra i partecipanti è stato assicurato da un apposito sito web, da comunicazioni via e-mail e da un call-center. L’iscrizione al sito era gratuita e vi era la possibilità di esprimere giudizi e consigli attraverso una parte dedicata del sito web da parte dei volontari coinvolti.
Uno dei punti fondamentali della sperimentazione ha riguardato le modalità di iscrizione: l’accesso al sito web era libero ma diventava “operativo” solo dopo il colloquio con l’animatore. Il colloquio serviva ad approfondire preferenze ed esigenze particolari degli iscritti, registrare i percorsi di viaggio, i paesi interessati nel percorso e le condizioni particolari dell’auto (manutenzione auto, regolarità dell’assicurazione, regolarità della patente e dati anagrafici degli iscritti).
Nell’ambito della sperimentazione, è stato effettuato un particolare monitoraggio su 3 equipaggi, complessivamente 10 persone, tra il 10 dicembre 2007 ed il 29 febbraio 2008. Per ogni viaggio, nell’arco dei due mesi, e per ogni partecipante, sono stati rilevati i dati quantitativi. L’attività dei tre equipaggi in car pooling in esame, da dicembre a febbraio, ha consentito: di effettuare 167 viaggi, invece dei 431 necessari se ogni utente avesse viaggiato con la propria auto, riducendo del 61% il numero di auto in circolazione nel periodo considerato; di percorrere con le auto 5.417 chilometri anziché 11.466, necessari se ognuno dei partecipanti avesse viaggiato da solo, con un risparmio complessivo pari a 6.048 km corrispondenti al 53%; i componenti dell’equipaggio hanno potuto conseguire un risparmio teorico compreso tra i € 1778 e € 2775, in un anno corrispondente a 231 giorni lavorativi, gli importi sono stati calcolati sulla base dei costi ACI dell’auto utilizzata (70% del loro importo); di risparmiare l’immissione nell’atmosfera di 4140,48 kg di CO2 in un anno per ciascun equipaggio.
Terminata la sperimentazione a Bergamo il car-pooling, grazie ad un progetto presentato e successivamente finanziamento dalla Fondazione Cariplo proseguirà, coinvolgendo oltre alla Provincia e Comune di Bergamo, anche il Comune di Brescia e la Provincia di Milano: ente capofila La Ringhiera cooperativa sociale di Albino.
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MONDO QUOTIDIANO...
di Marco Boschini |
In queste ultime settimane ho intensificato il mio viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle, e ovunque trovo un sacco di gente che fuori dai partiti e dalla politica “tradizionale” si mette in gioco per provare a cambiare concretamente un modello di sviluppo insulso, sbagliato e distruttivo.
Un sacco di associazioni, gruppi, comitati e circoli locali, si inventano liste civiche mettendoci la faccia e le idee, il cuore e le emozioni per immaginare un futuro diverso per la propria comunità, a partire dalla vita di tutti i giorni delle “persone normali”.
Gorizia, Modena, Parma e Pordenone. Genova, Ferrara, Milano e Faenza. Bologna, Schio, Lomazzo e Foligno… Decine di luoghi e centinaia di persone, sale stracolme di speranza e progettualità. Buonsenso!
Per quanto ci riguarda risponderemo a tutti, gireremo l’Italia dividendocela con i nostri sindaci e assessori: Luca, Renato, Domenico, Paola, Sergio, Alessio. Raggiungeremo ogni paesino da Nord a Sud e porteremo le nostre idee, i progetti che stiamo sperimentando giorno dopo giorno e che potrebbero essere replicati su larga scala in tutti gli oltre 8000 comuni italiani: rifiuti zero, mobilità sostenibile, stop al consumo di territorio, partecipazione, inclusione sociale…
Ad aprile saremo in libreria con “L’Anticasta: l’Italia che funziona” edito dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana. Una ventata di aria fresca con contributi di Alex Zanotelli, Maurizio Pallante, Franca Rame, Francuccio Gesualdi, Jacopo Fo, Andrea Segré, Edoardo Salzano…
Da domani partirà una nuova campagna nazionale “Porta la sporta”, per la messa al bando delle borsine di plastica a partire dalle comunità locali.
Nei prossimi mesi al via la terza edizione del Premio dei Comuni a 5 stelle, i corsi di formazione per le pubbliche amministrazioni, la nostra presenza a “Ecomondo” ed altre fiere del settore… Insomma, stiamo cercando di diffondere al massimo il nostro VIRUS positivo, per dimostrare che è possibile costruire un mondo diverso a partire dal nostro “mondo quotidiano”.
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LATTE ALLA SPINA: NON CREDETE A CHI LO CRIMINALIZZA...
di Matteo Incerti |

Il sottosegretario Martini che criminalizza il latte crudo alla spina, pensando pure lo stop preventivo in Italia di un prodotto venduto in tutta Europa, è la stessa che di fronte allo scandalo "formaggi avariati gratugiati" (con aggiunta di qualche topo...) dichiarò a la Repubblica:
"«l´immissione sul mercato di partite di formaggio avariato, pur essendo un fatto molto grave, non comporta un pericolo per la salute». Se volete conoscere gli interessi che si muovono dietro a questa battaglia contro il latte alla spina, guardate il video. Altro che "salute!".
P.S.: bevo latte alla spina da tre anni da distributori di tre diverse piccole aziende agricole e
non ho mai avuto problemi.
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CARE, LOSCHE E TRISTI ACQUE IN BOTTIGLIE DI PLASTICA...
di Maurizio Pallante |
Alla fine dell'Ottocento, quando mia nonna era bambina, viveva in una casa in cui non c'era l'acqua corrente, come in quasi tutte le case. Così ogni giorno doveva andare a prenderla alla fontana nella piazzetta vicina. La vedo con gli occhi dell'immaginazione scendere le scale insieme a sua madre o sua sorella cariche di brocche e secchi, fare un piccolo tratto di strada, mettersi in coda chiacchierando con le altre donne e le altre bambine in attesa del suo turno, tornare a casa portando a braccia i recipienti pieni. Una vita faticosa e dura.
Oggi, dopo più di cento anni di progresso, nei supermercati le persone riempiono i carrelli di bottiglie di plastica piene d'acqua, le scaricano nei portabagagli delle automobili con cui le portano fino alle loro abitazioni, le scaricano dai portabagagli e le portano a braccia in casa. Proprio come faceva mia nonna. Ma con sei differenze rispetto a lei.
1. Mia nonna era costretta a fare la fatica di portare a braccia l'acqua in casa. La sua non era una scelta. Oggi le persone che fanno questa fatica, non vi sono costrette. La loro è una scelta. E il passaggio dalla costrizione alla libertà di scelta è un progresso, baby!
2. Mia nonna per portare l'acqua a casa doveva soltanto scendere le scale e fare un breve tratto di strada a piedi. Oggi le persone per coprire il tragitto casa - supermercato - casa usano l'automobile. Impiegano più tempo, hanno costi di trasporto e consumano fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (NOx) e polveri sottili (pm 10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma andare in automobile invece che a piedi è un progresso, baby!
3. L'acqua che portava a casa mia nonna era attinta dalla falda idrica sottostante; l'acqua in bottiglia che si porta a casa oggi dai supermercati viene da centinaia, o migliaia di chilometri di distanza. Ha un costo di trasporto e consuma fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (Nox) e polveri sottili (pm 10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma l'estensione dei mercati è un progresso, baby!
4. I recipienti di metallo con cui mia nonna trasportava l'acqua erano sempre gli stessi; quelli utilizzati oggi sono di polietilene tereftalato (PET) monouso. Per produrli si è consumato petrolio in un'industria petrolchimica (2 kg. di petrolio per kg. di plastica); si è consumato gasolio per trasportarli dall'industria petrolchimica allo stabilimento dove è stata imbottigliata l'acqua; altro gasolio si consumerà per portarli dalle abitazioni ai cassonetti della raccolta differenziata e di qui a ... Al consorzio obbligatorio Replastic? Alla discarica? All'inceneritore? Ogni trasporto delle bottiglie di plastica ha comportato un costo e un consumo di fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (Nox) e polveri sottili (pm 10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma l'economia di mercato e l'industria sono un progresso, baby!
5. La produzione di un chilogrammo di PET richiede 17,5 chilogrammi di acqua e rilascia in atmosfera 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo, 18 grammi di monossido di carbonio e 2,3 chilogrammi di anidride carbonica (Paul Mc Rande, The green guide, in State of the world 2004, Edizioni Ambiente, Milano 2004, pagg. 136-137). Poiché una bottiglia in PET da 1,5 litri pesa 35 grammi, con un chilo di PET se ne fanno 30. Pertanto, per trasportare 45 litri d'acqua se ne consuma quasi la metà. A mia nonna poteva caderne qualche goccia per strada se riempiva troppo i suoi recipienti. Quanto all'emissione di gas, al massimo qualche volta sotto lo sforzo poteva rilasciare qualche scorreggetta.
6. L'acqua che portava in casa mia nonna non costava nulla, l'acqua in bottiglie di plastica costa da 2 a 4,5 euro alla confezione di 6 bottiglie da 1,5 litri (prezzi di novembre 2004). In realtà il costo effettivo dell'acqua contenuta nelle bottiglie è solo l'1 per cento del costo di produzione totale, mentre l'imballaggio ne assorbe il 60 per cento. Ma si può spendere di più solo se si è più ricchi e la crescita della ricchezza è un progresso, baby!
Rispetto ai tempi di mia nonna, per fare la stessa fatica e avere la stessa utilità ci vuole più tempo, si inquina molto mentre prima non si inquinava affatto e si paga mentre prima non si pagava. Il contributo alla crescita del prodotto interno lordo dato dalla produzione e dal commercio delle acque in bottiglia ha comportato un peggioramento della qualità della vita individuale e della qualità ambientale. Questo è il progresso, baby?
Quanto paga e quanto inquina in un anno una persona che consuma acqua in bottiglie di plastica nella misura di 1 litro al giorno?
Trecentosessantacinque litri corrispondono a poco più di 40 confezioni da 6 bottiglie di 1,5 litri (240 bottiglie). Ai prezzi attuali il costo va da 80 a 180 euro all’anno.
Per trasportare 15 tonnellate, che corrispondono a 10.000 bottiglie d'acqua da 1,5 litri, un camion consuma 1 litro di gasolio ogni 4 km (25 litri ogni 100 km). Ipotizzando una percorrenza media di 1.000 km, tra andata e ritorno (l'acqua altissima e purissima che va dall'Alto Adige alla Sicilia ne percorre molti di più), il consumo di gasolio ammonta a 250 litri, ovvero 250.000 cm3 che, divisi per 10.000 bottiglie corrispondono a 25 cm3 di gasolio per bottiglia. Moltiplicando 25 cm3 per 240 si deduce che il consumo giornaliero pro-capite di 1 litro di acqua in bottiglia comporta un consumo di 6 litri di gasolio all'anno. A questi 6 litri di gasolio vanno aggiunti:
- i consumi di petrolio per produrre le bottiglie di plastica (8 kg per 240 bottiglie);
- i consumi di gasolio dei camion che trasportano le bottiglie di plastica vuote dalla fabbrica che le produce all'azienda che imbottiglia l'acqua e dei camion della nettezza urbana che le trasportano dai cassonetti agli impianti di smaltimento;
- i consumi di benzina degli acquirenti nei tragitti casa - supermercato - casa e casa - cassonetti - casa.
Ipotizziamo quindi che il consumo annuo totale di combustibili fossili pro-capite di una persona che compri l'acqua in bottiglie di plastica sia di almeno di 8 litri di gasolio/benzina oltre gli 8 kg di petrolio.
Una famiglia di quattro persone spende quindi ogni anno da 320 a 720 euro e fa bruciare almeno 32 litri di combustibili fossili per bere acqua in bottiglie di plastica invece dell'acqua potabile che sgorga dal rubinetto di casa. Evidentemente pensa di ottenere vantaggi superiori ai costi economici che sostiene e ai danni ecologici che genera. Dal punto di vista chimico e batteriologico questi vantaggi non ci sono. Dal punto di vista organolettico possono esserci se l'acqua distribuita dall'acquedotto è troppo clorata. Ma per toglierle il sapore del cloro è sufficiente scaraffarla con un po' di anticipo, o utilizzare appositi filtri che con un costo molto minore, senza fatica né perdite di tempo consentono di eliminarlo.
In realtà il costo dell'acqua minerale in bottiglia comprende anche il costo delle frottole che si bevono insieme ad essa. Una di queste acque, secondo la pubblicità fa digerire tutto. Non c'è indigestione o ingordigia che tenga. Più ne bevi e più digerisci. Una fa fare tanta pipì (come tutte le acque; più ne bevi e più ne fai, anche con quella del rubinetto). Una ha un effetto collaterale sorprendente: risveglia il desiderio erotico. Una è fatta con energia verde al cento per cento. Ammesso che un'energia senza impatto ambientale esista, anche la plastica della bottiglia è di energia verde, anche il gasolio necessario a trasportarla? Un'altra è altissima (embè?) e purissima (vorrei vedere ...). Una si pubblicizza facendo fare una pernacchia a una particella di sodio che poi se la ride da sola. Una è di qualità trasparente (ci mancherebbe anche che fosse torbida ...). Una a volte fornisce l'apporto di calcio necessario a prevenire l'osteoporosi nella terza età, a volte è utile nella prevenzione della calcolosi perché è povera di calcio. Insomma solo se si beve di tutto si può scegliere di bere l'acqua in bottiglia.
Se invece non si beve di tutto e al posto dell'acqua in bottiglia si beve l'acqua del rubinetto, si ottiene un risparmio economico che comporta una diminuzione dell'inquinamento ambientale e un miglioramento della qualità della vita individuale. E una decrescita del prodotto interno lordo in conseguenza della diminuzione non solo della domanda di acqua in bottiglia, ma anche dei prodotti petroliferi utilizzati in tutte le fasi della produzione e del trasporto.
Ciò disturba non solo le industrie che imbottigliano e vendono acqua minerale, le aziende di trasporti e le industrie petrolchimiche, ma anche i ministri delle finanze perché riduce il gettito dell'IVA sulle vendite di acqua in bottiglia e delle accise sui carburanti che si consumano per produrle e trasportarle; gli altri ministri perché di conseguenza si riducono gli stanziamenti dei loro bilanci; i sindaci e i presidenti delle aziende municipalizzate, o consorzi, o S.p.A. a prevalente capitale pubblico per la gestione dei rifiuti perché diminuiscono gli introiti delle discariche e degli inceneritori; i gestori di reti di teleriscaldamento alimentate da inceneritori, perché devono rimpiazzare la carenza di combustibile derivante da rifiuti (che ritirano a pagamento) con gasolio (che devono comprare).
«Prima di trasferirmi in città per trovare lavoro, al paese ho sempre bevuto acqua di sorgente. L'acqua dell'acquedotto non ce la faccio proprio a berla. Ma con i soldi dello stipendio posso comprarmi l'acqua di sorgente imbottigliata. E pagare la benzina necessaria per andare a prenderla e portarla a casa. Sì lo so che al paese non la pagavo nulla e che le bottiglie di plastica fanno aumentare i rifiuti, ma io ho una coscienza ecologica e sono convinto che non c'è futuro per l'umanità senza uno sviluppo sostenibile. Per questo faccio una scrupolosa raccolta differenziata. Inoltre comprando l'acqua in bottiglia sostengo l'occupazione nelle aziende che producono bottiglie di plastica, nelle aziende che imbottigliano l'acqua, nelle aziende di trasporto, nelle agenzie pubblicitarie che inventano tanti spot spiritosi, nelle aziende che raccolgono e smaltiscono i rifiuti. Sono un benefattore dell'umanità. Eppure, nonostante i miei comportamenti virtuosi, adesso vogliono costruire un termovalorizzatore nel quartiere in cui abito. Dicono che è un impianto sicuro e non emette inquinanti, come i vecchi inceneritori. Anzi, le ultime analisi dimostrano che ne esce un'aria più pulita di quella che entra. D'altra parte se i rifiuti aumentano occorrerà pure trovare un sistema ecologicamente corretto di smaltirli. Però l'inceneritore, pardon il termovalorizzatore, avrei preferito che lo facessero un po' più lontano da casa mia».
LO STAND DEL MOVIMENTO DELLA DECRESCITA FELICE A TERRAFUTURA
TUTTE LE FOTO
E' STATO PRESENTATO UFFICIALMENTE IL MDF IL 18 MAGGIO 2007

Perché l'ape?
1. è laboriosa
2. ha bisogno di un ambiente pulito
3. con l’impollinazione favorisce la biodiversità
4. autoproduce il suo cibo e le sue medicine
5. costruisce la sua casa con una geometria perfetta
6. rifiuta di nutrirsi con piante geneticamente modificate
7. vive in comunità collaborando con le sue simili
8. se si sente minacciata si difende col pungiglione ben sapendo che è a costo della vita
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INTERVISTA DELLA DANDINI A PARLA CON ME
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INTERVISTE DEI GRILLITREVISO A MARCO BOSCHINI E MARCO CEDOLIN |

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