APPUNTAMENTI



VORREI ESSERE UN DISOCCUPATO ... scritto da Dr.ssa Patrizia Gentilini

Gentile Direttore,
vorrei essere un disoccupato!
Non pensi che sia andata fuori di senno per la calura di questi giorni o, men che meno, che voglia farmi gioco di un problema che è purtroppo una tragica realtà per tante famiglie, ma mi creda, avrei solo un enorme piacere nel constatare che per me (e per i miei colleghi ) esiste un problema occupazionale: sono un oncologo e una nostra crisi occupazionale starebbe a significare che di cancro ci si ammala e si muore sempre meno!
Ma purtroppo non è così: di cancro, come di tante altre malattie invalidanti, ci si ammala sempre di più ed in età sempre più giovane e purtroppo anche se si mantiene uno stile di vita esemplare!
Credo che purtroppo ben pochi, fra coloro che in questo momento stanno leggendo queste mie parole, non abbiano sperimentato direttamente o su qualche proprio caro la devastazione che malattie come il cancro comportano sulla vita delle persone.
Parlare di devastazione delle nostre vita a causa del cancro quando da qualche parte sembra che la guerra contro il cancro sia per essere vinta ( magari con qualche "camera magica" in grado di fare diagnosi sempre più precoci, come di recente affermato dal Prof. Veronesi) può sembrare esagerato, eppure proprio questo termine molto forte " devastazione" è stato usato in una lettera del 10 aprile u.s. indirizzata al Presidente Obama e che accompagna un corposo report di 240 pagine redatto da un panel di oncologi incaricati dal governo U.S.A. di valutare i rischi ambientali del cancro.
Gli scienziati autori del lavoro letteralmente affermano: "il popolo americano, spesso ancor prima di nascere, è continuamente bombardato da una miriade di composizioni di esposizioni pericolose. Il panel sollecita con forza ( Lei Presidente Obama n.d.r) a fare tutto ciò che è in Suo potere per rimuovere cancerogeni ed altre tossine dal nostro cibo, acqua, aria perchè tutto ciò necessariamente comporta aumenti di costi per la salute, danneggia la produttività del nostro paese e devasta la vita degli americani".
Leggere queste parole - che sono esattamente ciò che noi medici per l'ambiente da tanti anni sosteniamo - in un report ufficiale del governo americano credo dovrebbe indurre tutti ad una seria e ponderata riflessione perchè è evidente che non sono più solo scienziati "dissidenti" o frange minoritarie a portare avanti queste tesi.
Posso affermare - senza timore di essere smentita - che il cancro da cui nel 100% dei casi si guarisce senza costosissime cure, senza sofferenze e quello che non sconvolge la nostra vita e quella delle nostre famiglie è quello... di cui non ci ammaliamo!
E’ ben vero, però, che il cancro che non contraiamo è anche quello che non comporta prestigio, fama, onore e soldi a chi poi pretende [?] di curarci!
Credo che dobbiamo avere il coraggio di ridiscutere tante scelte di questi ultimi trenta anni: trasferire tout court, ad esempio, all’ambito della salute criteri come “aziendalizzazione”, “privatizzazione”, “produttività” o trasformare istituti di cura in società di diritto privato (s.p.a. o s.r.l. che siano) ha portato a conseguenze di certo non sempre positive.
Ai tempi dell' antico impero cinese i medici venivano retribuiti fino a quando i loro assistiti erano in buona salute e non ricevevano più alcun compenso quando viceversa si ammalavano: forse la proverbiale saggezza cinese aveva colto nel segno e se anche noi ci armassimo della medesima saggezza la nostra salute sarebbe certamente più tutelata.
Patrizia Gentilini
Associazione Medici per l' Ambiente




VELO-CITY 2010: LA RETE GLOBALE DELLE CITTÀ A DUE RUOTE ... scritto da Lucia Cuffaro

Le potenzialità e le sfide del trasporto urbano e turistico in bicicletta: è questo il tema principale di Velo-City 2010
Le potenzialità e le sfide del trasporto urbano e turistico in bicicletta: è questo il tema principale di Velo-City 2010, la più importante conferenza internazionale sulla mobilità ciclistica, che si è tenuta dal 22 al 25 giugno 2010, per iniziativa dell’ECF (European Cyclists' Federation), la prima organizzazione internazionale per la promozione del trasporto in bicicletta.

L’evento è stato ospitato dalla città di Copenhagen, capitale simbolo in Europa per l’utilizzo delle due ruote. I suoi abitanti percorrono ogni giorno, infatti, un totale di circa 1,2 milioni di chilometri, l'equivalente di due viaggi andata e ritorno verso la luna. Una scelta massiccia di questo mezzo, che l’amministrazione ha reso possibile creando 350 chilometri di piste ciclabili cittadine e 40 chilometri di percorsi verdi.
La Conferenza Velo-City global, rivolta a chi si occupa di trasporto e turismo in bicicletta dal punto di vista politico, tecnico, istituzionale, dell'istruzione, della comunicazione, della promozione e dell'associazionismo, ha visto la partecipazione di circa 1.000 delegati provenienti da tutti i continenti (per l’Italia una delegazione mista FIAB-AICC di undici persone).
Obiettivo del Velo-City è stato quello di sensibilizzare le Istituzioni pubbliche affinché possano ripensare alle città dal punto di vista dell'accessibilità e della fruibilità sicura e confortevole in bicicletta, dato l’impatto positivo che questo mezzo di trasporto ha per la salute e l'ambiente. Nel programma, previsti 82 workshop, 4 sessioni plenarie, 28 sessioni sub plenarie, 80 interventi nazionali e internazionali che hanno permesso la discussione, lo scambio di informazioni, competenze ed esperienze sul tema della mobilità ciclistica.
Tra i relatori intervenuti alcuni nomi di particolare prestigio: Connie Hedegaard, il commissario europeo per il cambiamento climatico, Vandana Shiva, ambientalista indiana e Premio Nobel alternativo per la Pace, che ha posto l’accento su un’idea di bicicletta come strumento di democrazia, Enrique Peñalosa, ex sindaco di Bogotà, ora capo dell'Istituto di "Trasporti e politica di sviluppo", che opera per lo sviluppo di progetti per il trasporto pubblico e delle infrastrutture ciclabili in Asia, America Latina e Africa, Ciarán Cuffe, il ministro irlandese di Stato per trasporto sostenibile e della pianificazione, l’urbanista danese Jan Gehl, consulente per i governi e le amministrazioni comunali di tutto il mondo.

Nel programma previsti 82 workshop, 4 sessioni plenarie, 28 sessioni sub plenarie, 80 interventi nazionali e internazionali che hanno permesso la discussione, lo scambio di informazioni, competenze ed esperienze sul tema della mobilità ciclistica
Tra le idee più interessanti in discussione, quella presentata dal presidente dell'European Cyclists' Federation, Mandred Neun, che ha suggerito di rilanciare il progetto del network "Cities for Cyclists" - la rete delle città impegnate a sostenere politiche per la ciclabilità e il trasporto ecologico - non solo a livello europeo ma anche intercontinentale, in considerazione della visione "globale" delle due ruote come mezzo di trasporto urbano del futuro. Proposta, che ha visto la dichiarazione di impegno da parte di molti degli amministratori pubblici presenti alla Conferenza.

In concomitanza con il programma delle conferenze si sono svolte alcune attività collaterali: l" Expo globale" - 42 stand allestiti da amministrazioni di tutto il mondo, produttori, società di consulenza, organizzazioni non governative operanti nel settore della ciclabilità, dell'urbanistica e dei trasporti -; una mostra sulle infrastrutture ciclabili danesi; le escursioni in bici a Odense, Ballerup, Malmö e Aarhus; le visite tecniche a Liegi e a Ghent per osservare le soluzioni concretizzate dalle amministrazioni in termini di ciclabilità; infine una sfilata in bicicletta per le vie della città di Copenaghen cui hanno preso parte oltre duemila ciclisti, oltre che bande musicali trasportate su risciò.
L’arrivederci col Velo-City è a Siviglia (Spagna), dove si terrà la prossima Conferenza internazionale a marzo 2011 e a Vancouver (Canada) per l’edizione mondiale del 2012.




IL RUOLO SOCIALE DEL DISASTRO ... scritto da Black - FONTE

Giusto l ‘altro giorno nella mia zona sono avvenute delle scosse di terremoto, una in particolar modo, che hanno portato la gente in strada a mezzanotte.
Questo fatto, come la recente crisi, mi sta facendo pensare molto all’ anomalia comportamentale dell’ umano.
Avendo girato una manciata di stati poveri non ho potuto non notare le differenze con il nostro. Tendiamo a vivere come proiettili, dritti, sicuri, verso il nostro obbiettivo. Ignorando molte delle cose che ci circondano, molte delle persone che ci circondano.
Ora che si stanno avvicinando le ferie estive sento veramente la necessità di avvicinarmi a persone che pur non conoscendomi, e solo vedendomi, mi rivolgono un sorriso, una parola, insomma quello che solitamente qui succede solo da parte delle commesse nei negozi o al mer-donald.
Questa crisi, il terremoto, la tromba d’ aria che s’ è portata via Vallà di Riese l’ anno scorso, aiutano a ricostruire rapporti sociali che questa vita, così frenetica, ci sta facendo perdere.
Siamo degl ‘esseri strani.
Per un po’ di soldi rovesciamo le nostre relazioni sociali in mere interazioni, possibilmente, occasionali. Viviamo per raccogliere sempre più soldi, ma quando succede qualcosa che ci mostra quanto inermi siamo, eccoci tutti pronti, tutti solidali, tutti pronti ad elemosinare un po’ di solidarietà da qualche sguardo, un sorriso che ci faccia sentire un po’ meno soli in questa nostra corsa verso “l’ arricchimento”.
In Albania, Montenegro, Bosnia pensano che da noi sia come da loro solo con più soldi.
Balle!
La ricchezza economica ci costa cara.
Barattiamo la nostra natura in cambio di manciate di fogli di carta con su scritto 100€.
Stavamo perdendo i contatti con la terra, con il terreno, volando su banconote sempre più grandi e la crisi ci ha fatto schiantare sulla realtà.
Siamo sempre e costantemente in balia di eventi che non possiamo controllare! Siano essi crisi finanziarie, terremoti, tzunami!
Pensateci e cercate di godervi di più il vostro essere umani, che è molto di più che essere acquirenti/producenti e se un giorno non scriverò più, sarò tornato dove la vita è a livello d’ uomo.
W la crisi!
W i disastri!




FINANZIARIA, TAGLI DEL 50% AI PARCHI NAZIONALI ... di Associazioni - FONTE

La finanziaria colpirà anche le aree protette nonostante lo Stato spenda ad oggi per i Parchi Nazionali l'esatto equivalente di un caffè all'anno per ciascun italiano
La finanziaria colpirà anche le aree protette nonostante lo Stato spenda ad oggi per i Parchi Nazionali l'esatto equivalente di un caffè all'anno per ciascun italiano.

Per parchi nazionali e riserve statali, è previsto infatti un taglio del 50% degli stanziamenti per il 2011. Un grave colpo anche alla Strategia Nazionale per la Biodiversità!

Il Popolo dei Parchi non rimane indifferente davanti alla crisi economica e ai sacrifici necessari a superarla, ma la medicina, il rimedio, non deve essere uguale per tutti altrimenti il rischio è quello di sterminare le aree protette, che pur essendo in forte sofferenza, riescono ancora a garantire un efficace presidio a tutela della natura sul territorio!
Secondo le associazioni firmatarie, sia ambientaliste che di rappresentanza del mondo delle aree protette, i già limitatissimi finanziamenti per i parchi non possono essere ulteriormente ridotti, pena la morte certa di un paziente in molti casi agonizzante.
Le aree marine protette sono senza certezza di finanziamento da molti anni, e ad oggi sembrano essere scomparsi i fondi destinati, mentre i parchi nazionali hanno uno stanziamento di bilancio estremamente esiguo.
Immaginiamo che, come già avvenuto per i beni culturali, il taglio sia avvenuto all’insaputa del Ministro. L’auspicio è che si tratti di un errore materiale, che il Ministro Prestigiacomo provvederà a recuperare, ma anche in questo caso resta l’ulteriore taglio del 10% lineare su tutte le spese, previsto per tutti i Ministeri, senza alcuna valutazione degli effetti e senza alcun sforzo di operare su realtà diverse con metro specifico (tutti uguali, i grandi e i piccoli, realtà molto diversificate).
Dal punto di vista finanziario i Parchi sono già allo stremo e il taglio del 10%, che si somma agli analoghi ripetutamente fatti negli scorsi anni, porta gli Enti Parco sotto il livello della sopravvivenza e soprattutto colpisce anche gli Enti che negli anni hanno adottato misure di risparmio. L’eventuale taglio del 50% poi non consentirebbe neanche di ottemperare agli obblighi contrattuali in essere con il personale, per le sedi, per la sorveglianza, per la gestione dei mezzi. Insomma tutte le realtà economiche che ruotano intorno alle aree protette, le cooperative per l’educazione ambientale, per il turismo, per tutti gli altri servizi connessi alla conservazione della natura, nonché i posti di lavoro presso gli enti, subirebbero un gravissimo collasso. Pensiamo ad esempio alle decine di Parchi Naturali Regionali già ora con personale di sorveglianza insufficiente o addirittura completamente assente e ai riflessi sulle funzioni di tutela che il blocco delle assunzioni comporterebbe.

In questi quasi 20 anni dall’entrata in vigore della legge 394/91 i parchi sono stati forti attrattori di risorse comunitarie e anche private
Ma quello che appare più grave è che mentre da una parte si sbandiera la necessità di far meglio funzionare l’Amministrazione pubblica, dall’altra si colpisce indifferenziatamente, proibendo la realizzazione di attività strategiche per la promozione del territorio. Non si capisce, infatti, come i parchi possano aiutare territori depressi o marginali a trovare una strada autonoma per lo sviluppo sostenibile, se non si possono organizzare iniziative, convegni, fare pubblicazioni o incontrare la gente nei paesi fuori dall’orario di ufficio.

Noi crediamo, invece, nel ruolo propulsivo delle aree protette, della gente dei parchi, crediamo anche che nella pubblica amministrazione ci sia tantissima gente che lavora ed opera per il bene comune, per uno stipendio che spesso non è in grado di garantire la stessa sopravvivenza di una famiglia. In questi quasi 20 anni dall’entrata in vigore della legge 394/91 i parchi sono stati forti attrattori di risorse comunitarie e anche private verso territori dimenticati, e sono, guarda caso, tra le poche realtà italiane dove il countdown 2010 per l'arresto della perdita di biodiversità non è fallito.

Le richieste delle associazioni:

- Chiediamo che il taglio del 50% non vada a interessare i parchi e le altre aree protette altrimenti non ci saranno nemmeno i fondi per pagare gli stipendi e le attività di conservazione delle specie e degli habitat, e che venga data soprattutto alle Aree Marine, maggiore certezza rispetto ai trasferimenti

- Chiediamo con forza che i limiti imposti alle pubbliche amministrazioni, i tagli generalizzati ai Ministeri, le riduzioni dei personale, non si applichino agli Enti Parco, che già hanno contribuito negli anni con pesantissimi tagli, o che almeno si applichino solo alle risorse finanziarie trasferite dallo Stato, altrimenti verrebbe meno qualunque stimolo anche all’autofinanziamento di questi piccoli enti che gestiscono i gioielli naturali del Paese.

- Chiediamo che nell’Anno internazionale della biodiversità, ogni attività scientifica per la tutela di fauna, flora e habitat resti esclusa dal “blocco” degli studi e delle consulenze, poiché non è possibile attivare alcuna ricerca scientifica seria senza uno studio, né attivare partnership internazionali di spessore senza missioni all’estero, oppure limitare ogni attività formativa all’esclusiva della Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione. Non solo, ma è fondamentale che siano assegnate ai Parchi risorse mirate a indagini e monitoraggio della biodiversità, per evitare che la Strategia Nazionale rimanga senza attuazione
Del resto notiamo la differenza tra un Paese europeo e l’altro. Mentre la “ricca” Germania taglia le spese militari per far fronte alla crisi, la “non ricca” Italia taglia i soldi ai Parchi…

HANNO ADERITO: WWF, Legambiente, Unione per i parchi e la natura d’Italia, Marevivo, CTS, Aidap associazine italiana direttori e funzionari aree protette, 394 associazione nazionale dipendenti aree protette, AIGAP associazione italiana guardaparco, Istituto Pangea onlus, LIPU, Italia Nostra, FAI



SE MASI OSCURA ANNOZERO SPEGNAMO LA TV PER UN GIORNO ... scritto da Adriano Celentano - FONTE

CARO direttore,
non credo che nel 2012, come ci racconta l'omonimo film, ci sarà la fine del mondo. Certo però i segnali che ci arrivano da ogni parte del pianeta sembrano tutt'altro che incoraggianti. E quanto più i segni appaiono di ordine distruttivo, tanto più i politici, quelli che comandano, sembrano essere investiti da una stupidità devastante.

La Terra ci avverte che non è più possibile dipendere dal petrolio. E per farcelo capire ci sta vomitando addosso 19mila barili di peste al giorno, oscurando il mare degli americani e rischiando quindi, di avvelenare l'intera catena alimentare. Questo è ciò che ha causato Bp, la più grande azienda petrolifera del mondo, che come dice Obama è rigorosamente attenta a contare gli spiccioli con la gente del Golfo Messico vittima di questo immane disastro. E pronta invece a pagare dividendi da 10 miliardi di dollari ai suoi azionisti. Il fatto che poi siano morti 13 lavoratori anche questo è sembrato del tutto irrilevante. La marea nera però non si ferma. Un segno questo che, da parte della terra, ci arriva come un qualcosa che ha tutta l'aria di un ULTIMATUM: "Se continuerete a trivellarmi, il mare di tutto il pianeta morirà. E prima ancora, morirete voi".

Un avvertimento quindi dalle dimensioni catastrofiche che tuttavia sembra non impressionare minimamente il governo italiano. E' di pochi giorni infatti, la notizia che riguarda un via libera da parte del nostro folle governo a trivellare il bel mare della Sicilia.

Evidentemente i rosicchiatori della maggioranza han pensato che tutta quella purezza nelle acque cristalline dei siciliani è sprecata. Perché non imbrattarla con un po' di petrolio e di catrame? Il guadagno che se ne ricaverebbe sarebbe abbastanza per seppellire l'intera isola. E a breve scadenza la Liguria e il Veneto.

Senza contare poi la riapertura delle centrali nucleari contemporaneamente alla chiusura della LIBERTÀ DI STAMPA, a onor del vero non ancora a REGIME, ma il governo ci sta lavorando con tenacia e perseveranza. Tutti segni questi (di SQUILIBRIO), che vanno di pari passo con l'incazzatura del Pianeta. Un altro dei tanti segni apparentemente di minore importanza, è per esempio quello del direttore generale della RAI Masi, il quale ha epurato la trasmissione di Michele Santoro, spezzato a metà la voce della Dandini, mentre la danza di Ballarò si avvia ad essere più fuori che dentro. Ma il segno peggiore è forse quello che viene dalla gente, a cui Berlusconi rimbocca accuratamente le coperte. Una specie di torpore dal quale gli italiani, pare non abbiano alcuna intenzione di destarsi.

Perché destarsi vorrebbe dire reagire, combattere le ingiustizie contro la democrazia. Contro il bavaglio. Contro la corruzione. Naturalmente non certo con la violenza. Ma con le stesse armi che impone sua MAESTÀ "il PROFITTO". Fin dai più remoti albori del mondo, è stata l'arma più potente e moderna che ci sia. Nessuno mai però si era accorto che quest'arma la posseggono solo i poveri. La vera grande ricchezza non è quella dei ricchi. Ma quella dei poveri. Non c'è nulla di più ricco di chi non ha niente. Poiché è il popolo dei poveri che decreta la ricchezza dei potenti. Ecco che allora se il prossimo palinsesto della Rai lo decideranno i poveri anziché Masi, succederà che Santoro non potrà non andare in onda.

Dobbiamo solo decidere il giorno, non ha importanza se di mercoledì, giovedì o lunedì. L'importante che nessuno guardi la televisione nel giorno in cui Santoro 1 è stato cancellato. Un Buco Nero, quindi, per Rai e Mediaset che durerà finché egli non sarà riammesso col suo "Annozero". Viene spontaneo domandarsi quanto potrebbero reggere sia la Rai che Mediaset il peso dei mancati introiti provenienti dalla pubblicità nel giorno in cui nessuno guarderà la televisione. Sarà, dunque, il giorno di una nuova rivoluzione. Una rivoluzione silenziosa che non avrà bisogno di finanziamenti. Poiché senza una lira, ma soprattutto senza alcuna violenza avremo registrato il maggior profitto mai realizzato nelle perdite del consumismo. Sarà quindi il giorno della nascita dell'ANTIPROFITTO, che sconfiggerà i mali del profitto.




LA PRETESA DI MORTE ALTRUI ... scritto da Marco Zanatta ( Fener ) - FONTE

Avete letto e sentito tutti dell’attacco a parte di Israele alla nave di aiuti che portava dei beni di prima necessità a Gaza. La questione non è semplice e merita tutta l’attenzione del caso. Leggo che secondo il Manuale di San Remo sul Diritto internazionale applicabile ai conflitti armati sul mare, si legge nella sezione V paragrafo 67 (a) quanto segue:
“Le navi mercantili che battono bandiera neutrale non possono essere attaccate a meno che: a) si possa ragionevolmente supporre che esse trasportino contrabbando o violino un blocco, e, dopo previa un’intimazione, rifiutino intenzionalmente e chiaramente di fermarsi o si oppongano intenzionalmente e chiaramente visita, perquisizione o cattura…”
Interessante come cosa, quasi quasi detta così potrebbe parere che Israele abbia fatto bene ad attaccare la nave. Sarebbe poi curioso capire in virtù di quale strano diritto Israele si è sentito in dovere sferrare un attacco in acque internazionali. Istrale il difensore dei diritti ha sparato su una nave trasportava degli aiuti, non bombe, non morte. AIUTI. Utilizzavano un canale già utilizzato con successo nove volte e che, forse stava diventando un qualcosa che meritava l’attenzione che abbiamo tristemente visto nei media in questi giorni. Sapete che l’80 per cento della gente di Gaza vive sotto il livello di povertà e il 95 per cento delle imprese private ha chiuso? Sapete che nel settore dell’istruzione un terzo delle scuole è stato distutto durante gli attacchi del 2009, cioè l’operazione israeliana chiamata Piombo Fuso, tra dicembre 2008 e gennaio 2009, e non è ancora stato ricostruito?

Sapete che a Gaza gente è morta, muore e continuando così, morirà ancora per mano di Israele. E non si tratta di essere filo palestinesi. Non si tratta nemmenio di essere filo terroristi. Si tratta di vita e di morte. E troppo spesso è morte. Inutile inoltre a mio avviso chiedere spiegazioni ad Israele in merito all’accaduto. La loro spiegazione sembra chiarissima. vogliono la morte di Gaza.

Nb: ringraziamo inoltre il nostro ministro degli esteri Franco Frattini per l’ignavia che come sempre lo distingue in circostanze come questa. Il suo approccio alla politica ha portato il filo americanismo ad un livello superiore.



GUZZANTI, CON BERLUSCONI E' RISCHIO EVERSIONE. ... dell'inviato Francesco Gallo

Sabina Guzzanti, a dispetto dell'abito-sottoveste rosa ciclamino, è una guerrigliera. Non c'é che dire. Presentatasi puntualmente stamani alle 11 a Cannes all'incontro con la stampa italiana ha replicato a tutte le domande dei giornalisti ribadendo sostanzialmente le tesi del suo documentario 'Draquila. L'Italia che tremà. Ma aggiungendo anche qualcosa in più della sua visione dell'Italia, ormai - secondo lei - verso una deriva di dittatura mediatica, e con tanto di protezione civile come "braccio armato".
La parola più pronunciata da lei? Costituzione. Il suo nemico principale? Berlusconi. Le accuse che più l'anno colpita? "Ormai arrivano a dire che sono posseduta dal demonio". A Berlusconi, che afferma la libertà di pensiero in Italia dove nella tv pubblica è proprio lui il principale bersaglio di tanti programmi replica: "Lo sanno tutti come funzionano le cose in tv in Italia. Per affermare questo ci vogliono i fatti che vanno poi anche argomentati. Se lui vuole la Repubblica presidenziale è senz'altro un suo diritto, ma per averla non continui a inquinare il Parlamento con i suoi fisioterapisti e sovvertendo i principi costituzionali. Altro che - ha concluso la regista - questa si chiama eversione e colpo di Stato".
Al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che ha dato forfait al festival proprio per prendere distanze dal suo film, invece vorrebbe offrire una cassa di champagne. "Mi sono detta, se sono intelligenti fanno finta di niente vedendo Draquila. Invece attaccandoci ci hanno fatto solo pubblicità gratuita. Abbiamo pensato così anche di mandare a Bondi una cassa di Champagne. Una cosa davvero strana questo loro comportamento perché tutto gli si può dire, ma sono sicuramente competenti in quanto a comunicazione". Sulla scandalo ricostruzione dell'Aquila del dopo-terremoto non si meraviglia affatto: "la prima volta che sono andata in quella città ho subito avvertito che c'era qualcosa di strano, ma non avevo le prove.
C'é stato un sovvertimento della nostra Costituzione perché la protezione civile distribuisse denaro pubblico senza controlli. E' stata fatta anche una legge apposita per la corte dei Conti". Perché il capo della protezione civile Guido Bertolaso continua a presidiare ancora la tv? "Bertolaso è stato un po' assunto a simbolo di questo governo. Così è difficile farlo fuori. Credo poi sia protetto anche perché sa troppe cose". Una battuta della regista - che non ha avuto una conferenza stampa ufficiale non prevista per sua sezione Evento speciale fuori concorso - anche per aver mostrato la tenda vuota del Pd all'Aquila, simbolo dell'impotenza di un partito: "da parte della sinistra c'é stato un atto di arroganza e superficialità.
Quello di non aver capito il pericolo Berlusconi che aveva intuito lo stesso Montanelli quando aveva detto 'fatelo lavorare e gli Italiani capiranno chi e'". Mentre Sabina Guzzanti poi si ritrova a difendere lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini: "chiunque dimostra come ha fatto lui rispetto per la costituzione merita a sua volta rispetto. Queste sue ultime prese di posizione valgono più del congresso di Fiuggi". Per la Guzzanti poi davvero poca fiducia nel futuro:"in questa situazione sono molto depressa, anzi siamo tutti oggettivamente depressi". Il cinema? "E' alla fame. Si può lavorare solo se lo fai con bassi costi, insomma è difficile farlo se non lo si vende in tv". Quasi per par condicio, la Guzzanti comunque sottolinea come il pericolo di deriva autoritaria, già compiuto in Italia, stia in corso d'opera non solo da noi: "il deterioramento della democrazia interessa vari Paesi d'Europa compresa la Francia che sta sulla nostra strada".



IL NUCLEARE. ... di Laura Treu – Movimento 5 stelle provincia di Vicenza

E” quindi arrivato in Gazzetta ufficiale nei giorni scorsi il decreto per il nucleare italiano. Nonostante tutto I SIGNORI vanno avanti perché seppur in pochi hanno molti interessi di ritorno. Deve essere così perché non c”è” altra spiegazione. Non si può prendere in giro la gente dicendo che sarà un”energia pulita, abbondante ed a buon mercato, che oltretutto porterà nuovi posti di lavoro. Rimango sconvolta dalla notizia riportata su www.qualenergia.com. Sono venuti alla luce alcuni documenti riservati delle compagnie nucleari EDF e Arvea: queste compagnie (costruttore e utility) avrebbero studiato modi per migliorare la modulazione di potenza dei reattori ERP (quelli scelti per l”installazione in Italia) per ottimizzare il rendimento economico della centrale. Le “migliorie potrebbero portare ad una fusione del nucleo e quindi ad una esplosione del reattore”. Per l”azienda EDF sarebbero solo scenari ipotetici ma ci si chiede come si faccia ad assumersi rischi molto concreti di incidenti nucleari solo per l”obiettivo di trovare una giustificazione economica. Ma come fanno alcune persone a volere il ritorno del nucleare? E” vero che non bisogna fare allarmismi su esplosioni e pericoli , ma il fatto è che non serve. Si può agire su altre strade. E” fondamentale migliorare l”efficienza energetica con la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico che porterebbe, raggiungendo l’obiettivo, di arrivare ad un saldo di energia in pareggio (farne cioè degli edifici a consumo zero) e quindi ”ad un risparmio sulla bolletta petrolifera di 450 milioni di euro ogni anno, creando 150mila nuovi posti di lavoro nella sola fase di cantiere e generando un impatto positivo sull’economia di circa 28 miliardi di euro “ (www.qualenergia.it). E” altrettanto importante lavorare sulle energie rinnovabili. Se pensiamo di poter ricoprire ogni capannone industriale, in questo Veneto industrializzato, con pannelli fotovoltaici introdurremmo nel circuito un”energia di molto superiore a quella che potrebbe darci una centrale. Nonostante ciò che sento in giro tra la gente comune frasi di questo tenore: ”Siamo circondati dalle centrali, quindi farcene una in casa non cambia la situazione se non per il fatto che invece di andare a chiedere energia alla Francia ce l”avremmo a casa nostra.” Questo è il mantra dei nuclaristi. Una riflessione molto profonda. Non si considera che così come non abbiamo il petrolio non abbiamo nemmeno Uranio e Putonio, quindi rimarremo comunque dipendenti di grandi potenze militari straniere per le forniture delle materie prime. La Signora Donazzan (PDL), presente in un” assemblea studentesca che presentava i vari partiti, ha dichiarato di non essere contraria alle centrali nucleari ma che deve ancora fare le sue analisi costi/benefici. Un po” tardi? Cosa aspetta? Che ci siano enormi sprechi d”acqua pubblica (visibile nel ricarico delle nostre bollette) atta a raffreddare la centrale? (Fonte : Institut Francais de l”Environnement) Aspetta che i casi di leucemia aumentino per quei bambini che cresceranno vicino alla centrale ? (fonte : Università di Mogonza) Aspetta che si decida un sistema redditizio per smaltire le scorie prodotte dalle nostre centrali dismesse, quando ad oggi non esistono soluzioni concrete al problema dello smaltimento ? Negli USA si spendono 110 miliardi di dollari per la conservazione delle scorie nucleari, il Canada ne spende 9.7, Germania e Francia rispettivamente 5 e 7 miliardi. (Fonte: www.zonanucleare.com) Di contro crescono e si moltiplicano i siti internet , blog, forum sulle energie rinnovabili. C”è” persino chi vuole fare biomassa con il letame dei suoi allevamenti. Si spera che questi portatori sani non arrivino solo sulla rete, ma contagino l”informazione di ogni giorno, la gente comune. Io mi batterò perché queste energie pulite vincano sul nucleare e perché la nostra Regione , e lo Stato inizi con incentivi e finanziamenti adeguati in questa direzione di energia sostenibile.



LA MAFIA E IL GOSSIP. ... di Lino Bottaro - FONTE

E’ una guerra invisibile quella a cui assistiamo di giorno in giorno. C’è chi bombarda Paesi e chi traffica droga per costruire oleodotti. Da una parte c’è la mafia che tutti noi conosciamo, i casalesi, la camorra, quelli che vendono la droga alla spicciolata. E poi ci sono i vip, gente di spettacolo e di gossip, quelli che organizzano “festini” e gran-galà, allietando i loro ospiti con prostituzione moderna e droga, ma si servono rigorosamente dai ‘pusher’ e non dagli spacciatori. La differenza, tra questi due mondi, è davvero sottile, e sta solo nel fatto che i ‘pirla’ sniffano cocaina frullata con aspirina e altre schifezze, mentre invece i signori – per intenderci quelli che vediamo in tv e sulle riviste – sniffano quella pura all’80%, la cocaina colombiana. Questi due mondi sono paralleli, ma rappresentano in maniera perfetta quello che è oggi il business della “creazione del denaro”. Nessun complotto stavolta, ma la dura realtà, ossia che gli Stati dietro un protocollo segreto, trafficano rifiuti speciali e nucleari tramite organizzazioni di copertura: le scorie sono un segreto di Stato. E’ dura a dirlo, ma è anche difficile da credere. Purtroppo è così, e dietro tutto questo gioco al massacro vi sono i latitanti che prendono le colpe da espiare – tanto son sempre latitanti – e i signori , che viaggiano in aerei di lusso e stappano bottiglie di champagne. Il male dunque sono i trafficanti, i mafiosi, tanto un reato in più e un reato meno ,ad un delinquente non cambia la vita.

Questa è solo una premessa per far capire ai magistrati italiani che le loro indagini non portano a nulla, perchè sono inconsistenti e prive di elementi reali su cui costruire una strategia di lotta al crimine. In altre parole, i nostri inquirenti non hanno proprio idea di dove stiano seduti e di cosa sia davvero il traffico di droga. Basta leggere le parole del Procuratore Pietro Grasso (vedi Procuratore Grasso: i Balcani sono il deposito della cocaina ) che al Vjesti dice che “i Balcani sono il deposito” della droga dell’Europa”, che “la droga può essere trasportata in meno di 24 ore ad una posizione ben determinata in Europa”. Ci aspettavamo che il Procuratore Grasso spiegasse anche come faccia la droga a trovarsi in 24 ore in qualsiasi punto dell’Europa, dicendo per esempio che viene usato Google Heart, le chat o Skype, che consente di reperire la posizione di dove si troverà il carico e dove si posa il denaro. Grasso parla di una “nuova mafia”, della connessione della mafia calabrese con quella serbo-montenegrina, parla della cocaina colombiana e di quella dell’Afghanistan. Insomma tutti concetti frammentari che l’Osservatorio Italiano ha già avuto modo di spiegare, anticipando le mosse di qualcosa che sta succedendo da tanto tempo e nessuno ha visto ( si veda Scacco matto alla cocaina colombiana ).

Ma facciamo un piccolo passo indietro, e parliamo della magistratura italiana, quella che ha lasciato che si consumasse indisturbato il contrabbando di sigarette lungo le cose pugliesi senza muovere un dito, per poi contrattaccare dopo anni e sgominando tutto il traffico in pochi mesi. Possiamo dire, con la certezza matematica, che i cosiddetti scafisti sono stati solo un capro espiatorio, e il vero business lo ha fatto qualcun altro perchè i conti non tornano. Il contrabbando di sigarette, se le cifre ufficiali e quelle ufficiose sono giuste, avrebbe consegnato alle organizzazioni criminali pugliesi milioni di miliardi di lire: ma dove sono finiti tutti questi soldi? Possiamo assicurarvi che solo il 20% è finito nelle tasche dei contrabbandieri, mentre l’80 % in quelle dei Signori che hanno la residenza e le società in Svizzera. D’altronde, questo sistema ha creato il Procuratore del Ticino Carla del Ponte, poi divenuta Procuratore del Tribunale dell’Aja.
Facendo un po’ i conti, sappiamo che su uno scafo di tipo ‘corbelli’ potevano essere caricate 330 casse di sigarette, ogni cassa veniva acquistata presso la società montenegrina Zetatrans, e costava 500 euro. Per il trasporto, occorreva avere il supporto logistico a terra, 3 furgoni con tre autisti da pagare 200 euro l’uno e 10 ragazzi da pagare 75 euro a testa. Arrivavano ogni settimana dal ‘dutee free olandese’ circa 14 tir a settimana, che contenevano ciascuno 1980 casse. Al costo delle sigarette occorre aggiungere il pizzo pagato su ogni cassa, oltre che 2500 euro di nafta, su cui i clan locali avevano avevano il monopolio. A gestire il rifornimento della benzina degli scafi era il famoso fratello di Milo Djukanovic, il pistolero Aco Djukanovic. Lui viveva in una casa insieme al suo amico Paolo, amico dei siciliani, che era in grado di far arrivare in Puglia 30 corbelli in 2 giorni. Paolo è annegato, ma l’autopsia non è stata mai fatta.

Questa come ve l’abbiamo descritta è l’organizzazione logistica dei costi del contrabbando, sostenuti in sostanza dai contrabbandieri. Per quanto riguarda poi i guadagni, parliamo di 14 milioni di euro a settimana che incassavano e riciclavano i broker e i banchieri svizzeri, e in un anno sono ‘solo’ 168 milioni di euro. Quello delle sigarette è stata solo la punta dell’iceberg, perchè poi c’è la droga e il traffico dei clandestini. Si stima che i contrabbandieri di Ostuni, in 5 anni di lavoro, devono aver portato a Brindisi 840 milioni di euro, che riportati in lire sono tantissimi soldi, forse troppi per l’epoca di allora. Non ci sono dubbi che la Procura italiana non ha fatto assolutamente i conti, anche perchè poi tutto è stato smantellato nel giro di pochi mesi. Siamo seri signori, il contrabbando l’avete fermato nel giro di un mese, e l’avete combattuto per anni. Chi ha incassato i soldi? Le coste pugliesi da chi erano controllate? La mafia? Certo che esiste, ma non esiste la mafia se non c’è lo Stato.

Adesso veniamo alla droga colombiana. I Balcani sono diventati un centro logistico, come l’Osservatorio Italiano ha scritto più volte, parlando di mafia trasnazionale oppure di una Santa Alleanza Balcanica, fatta da gruppi di potere locali e di diversità etnica, che possono trasportare droga oltre confine con assoluta facilità, proprio come un tempo le coste pugliesi erano aperte a tutto. Sappiamo che oggi occorrono per il fabbisogno italiano 3 tonnellate al mese di cocaina, che i signori colombiani vendono a 10-15 mila dollari al chilo, con un quantitativo minino di 1 tonnellata, ossia circa 10 milioni di dollari. Per avere dunque un buon prezzo bisogna organizzare il trasporto e sopratutto operazioni che fanno girare 30 milioni di dollari al mese. Non è assolutamente pensabile che un tale traffico abbia alle sue spalle personaggi come Totò Riina o Provenzano, che non sanno né scrivere e né leggere. In realtà vi sono menti raffinate, che dispongono di una rete in grande stile di avvocati, consulenti finanziari, direttori di banche, notai, ma soprattutto ricchi ‘nullafacenti’, per organizzare lo spaccio ad altissimi livelli.

Ai piedi di questa piramide, vi sono i criminali tradizionalmente intesi, i trafficanti e contrabbandieri che vivono ai margini della società perbene, fanno il lavoro sporco e rischiano la loro vita ogni giorno. Entrano ed escono continuamente dalle carceri con un sistema collaudato e a prova di “procuratore”. Se viene fermato con 10 chili di droga viene arrestato, ma prima che i giornali riescono a dare la notizia, è già fuori di prigione grazie al processo per direttissima. Qui viene condannato, ma se ha le attenuanti generiche – perchè incensurato – esce nel giro di pochi mesi. Tutto dipende dall’avvocato e dal fatto che ha o meno dietro di sé un’organizzazione seria. In caso contrario, c’è il carcere, allora lì scatta una strategia ‘fai da te’: si compra droga all’interno del carcere, dimostrando di essere un tossico dipendente. In questo caso, viene affidato al centro di riabilitazione che permette di uscire dal carcere, a seconda della clemenza della Corte, ma comunque si acquisisce una condizione di semi-libertà che consente di manovrare ancora il traffico. Al contrario, per i recidivi scatta la condanna a tre anni, ma anche in questo caso vi è la possibilità di beneficiare del condono di due mesi, dunque la pena viene ridotta a sei mesi. Con un buon avvocato, e la riduzione di pena per buona condotta, in circa 7-10 mesi è fuori: altro giro e altra corsa.

La droga che acquistano i grandi importatori ha una purezza dell’80%, poi la frullano mettendo dentro un 20% di varie sostanze, raggiungendo così il 60-65% circa. Un kilo in Italia costa circa 24-26 mila euro, che viene tagliata in varie percentuali, a seconda dalla bontà d’animo del ‘frullatore’, che può ridurre la purezza sino al 35%. Questa droga va a finire sul mercato più povero, negli angoli di strada, e costa circa 30 euro al grammo, per cui quel chilo tagliato e ritagliato, alla fine viene a costare 15-20 mila euro. Il prezzo lo fa non solo la purezza, ma anche la disponibilità e l’urgenza di piazzarla. Se ce n’è troppa si svende, se ce n’è poca si alza il prezzo e si racimola 30 mila euro per 1000 dosi, tutto dipende dallo smercio. E’ impensabile che tutto questo contante sia gestito dalle mafie locali, e confluisce così nelle mani di uomini d’affari, che chiudono l’affare in un salotto di qualche fiduciaria, comprando e vendendo azioni di società ad alto rendimento. D’altronde, la capitale della mafia è Milano, dove puoi comprare e vendere droga con una transazione, anche perchè a 40 minuti c’è il confine con la Svizzera. Lì ci sono tanti “bordelli”, e ci si può anche divertire: c’è la zona degli albanesi, dei montenegrini, dei croati e si può fare qualsiasi cosa. Ed è qui che il crimine del contrabbando si mischia a quello finanziario, imprenditoriale e bancario. Dietro il business dei titoli collaterali e dei bonds, e le tante operazioni fittizie, c’è la droga, dietro le vendite di opere d’arte false, gioielli, si vendono le partite di droga. Allora ci si chiede quali sono le grandi società che finanziano le grandi opere, i progetti infrastrutturali? E ancora, cosa c’è dietro i paradisi fiscali, cosa si nasconde dietro il segreto bancario svizzero? Chi sono gli avvocati fiduciari svizzeri, che un giorno sono amici dei criminali e dopo sono magistrati che devono indagare i loro amici?

Questo è il vero business, il cuore della creazione dei capitali e della ricchezza della società moderna, per cui i paesi europei – ed in particolare l’Italia – hanno pagato un grande prezzo. La criminalità è fatta dalle prostitute di alto bordo, da gente dello spettacolo e del gossip, che non ha né arte e né parte, ed hanno fatto del ricatto e dello spaccio della cocaina la loro fonte di reddito principale. In un festino si può anche guadagnare 500 mila euro in una sola sera, vendendo migliaia di dosi a 100-150 euro al grammo (la riservatezza costa anche 500 euro a grammo). Il meccanismo è lo stesso, solo che lo smercio avviene nelle grandi ville, nei castelli privati, tutto lontano dagli occhi di polizia e magistrati. Per cui, da una parte abbiamo il contrabbando povero, quello destinato ai ragazzini figli di papà, e dall’altra abbiamo il traffico di lusso. La differenza però sta nel fatto che, mentre la mafia ti ammazza per strada e chiude lì la storia, questi Signori tengono sotto scacco un Paese intero, ricattando politici, industriali, gli stessi magistrati, con l’arma dello scandalo e del ricatto. Tutto questo tramite società pubblicitarie, di immagine e comunicazione. Vedi il recente caso di Bertolaso, capo non solo della protezione civile italiana, ma anche parte di un grande progetto di sicurezza europea che consentirà di creare una “protezione civile transnazionale” senza violare le regole della NATO. Le due mafie quindi si uniscono, perchè una ha l’intelligenza di poter aprire conti e parla inglese, l’altra fa il lavoro sporco, serve a trafficare, ad accollarsi la colpa, perchè viene pagato per fare da cavia. Se si rischia l’ergastolo, ci si accolla di altri 10, facendo l’ergastolano a vita, ma anche lì si può negoziare e vendere la propria libertà: basta pagare. Chi ha parlato di “cupola” ha detto la verità, e ancora una volta non è stato ascoltato. Quando Pupo ha cantato con il pupillo dei Savoia “Italia amore mio”, ci siamo sentiti un po’ tutti fieri, fieri al punto che ci siamo chiesti : “Ma il male da che parte sta?Dalla parte della mafia o del gossip”.




“IL PREMIER MI VUOLE ZITTIRE MA SUI CLAN NON TACERÒ MAI”. ... di Roberto Saviano, da Repubblica

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di "supporto promozionale alle cosche". Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d'Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt'ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un'espressione ancor prima di divenire il nome di un'organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?

Il ruolo della 'ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d'affari - cento miliardi di euro all'anno di profitto - un volume d'affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto?
Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che "era tutta colpa de Il Padrino" se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.

Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell'istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. "La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere ... non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze".

Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E' mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull'organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.
Eppure la sua non è un'accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un'insana voglia di apparire. Quando c'è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l'allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l'unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l'impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l'Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell'antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell'occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E' drammatico - e ne siamo consapevoli in molti - essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.

Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell'accusa, possiamo cambiare le cose.

Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l'immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l'unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E' l'unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me - che ormai ci sono abituato - ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall'accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, "comprati". E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E' da loro che voglio risposte.

Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.
©2010 Roberto Saviano/
Agenzia Santachiara©2010 Roberto Saviano/ Agenzia Santachiara




IL POTERE DEL TELECOMANDO ... di Marco Travaglio, da L'espresso, 26 marzo 2010

Chi pensava che le intercettazioni di Trani avrebbero costretto i cosiddetti 'terzisti' del 'Corriere della sera' a prendere posizione, la prima in vita loro, era un povero illuso. Lunedì, a meno di dieci giorni dalla pubblicazione delle indecenti conversazioni degli 'arbitri' venduti a una delle squadre, Pierluigi Battista ha pubblicato sul 'Corriere' un "memorandum per ossessionati dalla tv". Ce l'aveva col premier, talmente ossessionato dalla tv da trascorrere ore e ore al telefono a complottare contro Santoro? Ce l'aveva con i commissari 'indipendenti' della presunta Authority, così ossessionati dalla tv da organizzare riunioni domestiche e telefoniche con membri del Csm, della Vigilanza, del cda Rai per scovare qualche cavillo che giustificasse la chiusura di 'Annozero'? Macchè. Battista ce l'aveva con quanti sostengono un'ovvietà nota in tutto il mondo: le tv spostano voti. Lo dimostrano fior di studi specialistici, che calcolano in 5-6 punti percentuali l'effetto-tv sulle elezioni, soprattutto in Italia dove uno dei due candidati a Palazzo Chigi possiede tre canali e ne controlla altri due; dove la diffusione della carta stampata e di Internet è marginale; dove il 60-70 per cento degli elettori (dati Istat) usa il telecomando come unico strumento d'informazione per decidere come e chi votare. E lo dimostra Berlusconi, che appunto passa il suo tempo a occupare anche gli angoli più riposti dell'emittenza.

Ma Battista è peggio di San Tommaso: non crede nemmeno a quel che vede, e sente. Elenca le elezioni vinte dal centrodestra quando la Rai era in mano al centrosinistra, e viceversa: non lo sfiora il dubbio che, quando perde, Berlusconi perderebbe molto più rovinosamente di quanto non gli accada con le tv. E poi nessuno ha mai sostenuto che la tv basta da sola a far vincere questo o quello. Il controllo delle tv serve a "mentire senza timore di smentita" (Giovanni Sartori): e in questo Berlusconi è maestro. Serve a nascondere i fatti sgraditi, a minimizzare gli scandali, a depistare l'attenzione generale dall'agenda dei problemi veri verso quelle che Sabina Guzzanti chiama le "armi di distrazione di massa". E anche in questo il Cavaliere, protagonista degli scandali più scandalosi del dopoguerra, è un mago. Ma, soprattutto, Battista dimentica un piccolo e trascurabile particolare: nel 1994, senza le sue tv, Berlusconi non avrebbe mai potuto fondare un partito in sei mesi e vincere le elezioni, spacciandosi per l'alfiere del 'nuovo che avanza' mentre era solo il vecchio che era avanzato. Se avesse perso al primo colpo, la sua avventura politica sarebbe finita prim'ancora di cominciare. E oggi non saremmo qui a parlarne. Battista avrebbe potuto cogliere l'occasione per raccontarci come fu che, dopo l'editto bulgaro, 'Il Fatto' di Enzo Biagi fu sostituito da un ex portavoce del Cavaliere, tale Berti, e poi da un certo Battista. Forse perché i berluscones non avevano capito bene la differenza fra Biagi e gli altri due, o perché l'avevano colta benissimo?




IL POMPIERINO DEI PICCOLI ... di Marco Travaglio - da Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2010

Alla lunga, si sa, i regimi peggiorano anche le persone migliori. Aldo Cazzullo è un ottimo giornalista del Corriere. Due anni fa, quando Uòlter si vantava di non attaccare mai Berlusconi, anzi manco lo nominava, scrisse che era vergognoso sdoganare il conflitto d’interessi. Ma ora che quel conflitto diventa, grazie alle intercettazioni di Trani, il più devastante attentato alla libertà d’informazione nell’Europa del dopoguerra, lui minimizza e fa lo spiritoso. Arriva a sostenere che “la vera notizia da Trani” è che “Berlusconi non se lo fila nessuno” e “la sua struttura di comando è inefficiente”. Forse il Pompierino dei Piccoli non ha mai visto il Tg1 scodinzolino, il Tg5, il Tg2, i tristi cabaret di Studio Aperto, Tg4, Mattino 5 e via strisciando. Forse non ha letto le intercettazioni di Trani. O forse non le ha capite.

Infatti scrive che “Innocenzi non combina nulla” e così Masi, Calabrò, la Vigilanza, l’Authority, la Rai, tant’è che Annozero “è ancora lì”. Strano: a noi risulta chiuso assieme agli altri per l’ultimo mese di campagna elettorale in barba alla legge sulla par condicio. Il Pompierino se n’è accorto, ma crede che la serrata non l’abbia voluta Berlusconi, bensì “un parlamentare dell’opposizione, Beltrami (si chiama Beltrandi, ma fa niente, ndr), appoggiato dalla maggioranza”: tesi curiosa, visto che Beltrandi conta uno, tutte le opposizioni han votato contro e tutta la maggioranza pro. Lo stesso 10 febbraio 2010, presentando il libro di Vespa, Berlusconi rivendicò l'attentato: “Giusto chiudere quei pollai, mi spiace solo per Porta a Porta”. La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. Del resto aveva già cantato tre mesi prima, il 4 novembre 2009, quando commissionò la strategia all’apposito Innocenzi: “Io farei così, io ho parlato col direttore Masi e con tutti i nostri uomini, perché ho fatto uno studio, non c’è nessuna tv europea in cui ci sono questi pollai. Perché dobbiamo avere queste fabbriche di fango e di odio? Ecco, quel che adesso bisogna concertare è che l’azione vostra sia da stimolo alla Rai per dire ‘chiudiamo tutto’. Non solo Santoro: tutte le trasmissioni di questo tipo”.

Già allora Innocenzi sapeva che a febbraio sarebbe scattato il black out dei programmi giornalistici con la scusa del voto: “Vado in Procura e denuncio Calabrò per scarsa volontà di procedere (contro Annozero, ndr), se no la tira in lungo per due mesi e poi non si fa un cazzo… Questo tra due mesi sospende le trasmissioni, ché ci sono le elezioni”. Temeva di “restare col cerino in mano”, ricordava i suoi ”30 anni di rapporto con una persona (il Banana, ndr)” e il suo “piccolo futuro da preservare” alla corte di Arcore. Così si proponeva di ricattare il presidente dell’Agcom, minacciando di raccontare alla stampa o ai giudici come si era “fatto i cazzi suoi” su alcuni affari trattati dall’Agcom pur di strappargli la firma che autorizzasse Masi a chiudere Annozero.

Se poi né Calabrò né Masi hanno firmato, non è perché il Banana non riesca a farsi obbedire, ma perché le istruttorie aperte dall’Agcom si sono protratte fino alla serrata di febbraio; e soprattutto perché Annozero va in onda per decisione dei giudici, non della Rai, e nessuno dei due voleva firmare una censura illegale che l’avrebbe trascinato in tribunale. Ciò vuol dire che Berlusconi non se lo fila nessuno? Che non è successo niente? Cazzullo faccia uno sforzo e provi a immaginare di essere la firma più letta del Corriere. Chissà come si sentirebbe a lavorare sapendo che l’editore gli tifa contro, non vede l’ora che “faccia la pipì fuori dal vaso” per cacciarlo, sollecita esposti contro di lui, tresca alle sue spalle con politici, amministratori, vigilantes e presunti arbitri. Chissà come reagirebbe se, ogni volta che scrive un pezzo, l’editore gl’inviasse una minaccia di multa fino al 3% del fatturato. Chissà che direbbe se un collega che confonde la penna con l’estintore gli ridesse pure in faccia: “Ma di che ti lamenti? Mica ti hanno cacciato. Su con la vita!”. E chissà quale uso alternativo gli consiglierebbe, per l’estintore.



NATA FEMMINA ... Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

"Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.
Merid




GRAZIE SILVIO PER IL COMUNISMO ... scritto da Fener - FONTE

A fronte delle novità notturne trovo corretto ringraziare nell’ordine:
• Silvio Berlusconi – Premier del Partito della Libertà
• Roberto Maroni – Ministro dell’interno
• Giorgio Napolitano – Presidente d’Italia
Li ringrazio perché finalmente il mio paese si è trasformato in un regime comunista che ha fondato le proprie idee sull’idea di stato di Chavez. La scelta, con un colpo di coda notevole, di pensare, creare e poi sottoscrivere il DL salvaliste ci porta direttamente in Venezuela dove il panciuto Chavez ha proposto se stesso come presidente a vita. In fin dei conti se una personcina come Formigoni non è eleggibile, vuoi perché è dal ‘95 che va avanti, vuoi perché ci sono circa 200 firme non conformi, perché non tutelarlo da questi giudici cattivoni ed inventare un barbatrucco e assicurargli un poker. La Polverini poi, fregata da un collaboratore al Bar, si sente una neo Mandela, forse perché si veste sempre di nero. Fa pena a tutti e quindi anche per lei una mano.

Le Lega poi sfrutta la cosa in ambo i sensi. Prima se ne esce il Bossi, il quale riprende a malo modo i suoi compagni di viaggio facendo loro notare quanto si fossero resi ridicoli e poi con astuzia felina tendendo loro la mano con il decreto salva liste proposto dal Maroni. Il conto è da consegnarsi direttamente al Silvio.

A concludere e giustificare tutta la ghenga c’è il presidente (la “p” minuscola è d’0bbligo mi spiace). Lui firma tutto. D’altronde, come nella migliore tradizione dello PCUS sovietico di cui Napolitano è degno erede, ciò che dice il regime è incontestabile. Quindi avanti tutta.

Non abbiamo nemmeno il bisogno di mettere in piedi servizi segreti o stampa di regime perché li abbiamo già e funzionano benissimo. Si chiamano Telecom, Libero e il Giornale. Trionfi quindi ora la neo democrazia comun-liberalista del nostro signore Silvio. Uno e trino pure lui a presiedere un Comintern datato 2010. PD e PDL uniti a costrutire le basi per la creazione di un unico grande partito d’Italia dove non esiste più l’opposizione. Dove saremo schiavi e felice votando.



PARLAMENTO PULITO: LA PROPOSTA C'E' DAL 2007

Stanno tremando e ne dicono di tutti i colori pur di salvarsi dall'onda che sta per arrivare e li travolgerà.
L'ultima barzelletta è di Berlusconi che lancia "le liste pulite". Ma quali liste pulite ? Lui plurindagato ?
Lui con i condannati Pdl in Parlamento ? E Bossi condannato per finanziamento illecito ai partiti per la tangente Enimont dove lo mettiamo ?
Non da meno il Pd che candida il condannato e pluri rinviato a giudizio De Luca in Campania, con il sostegno e gli abbracci di Italia dei Valori e Di Pietro.
Per non parlare dell'indagato Loiero candidato da Pd e Idv in Calabria. E Del Bono, non era forse sostenuto da Idv ? E' chiaro. Stanno percependo che i cittadini informati ,riconoscono coerenza nel MoVimento 5 Stelle nato dal V Day 1 sulla proposta "Parlamento Pulito" lanciata da Beppe Grillo nel luglio 2007 a Bruxelles. Così cercano di parare il colpo con queste balle da venditori di fumo politicamente in malafede. Le tv nazionali ci censurano, diffondiamo in rete via Facebook, Twitter queste informazioni.
Se i partiti vogliono veramente (e non lo vogliono) una politica pulita non hanno che da mettere ai voti in Parlamento la proposta di legge popolare Parlamento Pulito del V Day 1: fuori i condannati dalle liste (per sempre non per 5 anni come propone Fini...), massimo due legislatue, tornare a scegliere i candidati. Per vere liste senza condannati, senza riciclati scegli MoVimento 5 Stelle!




PILLOLE DI SANA INDIGNAZIONE ... scritto da Paolo Farinella, prete

1. Il 9 febbraio 2010 è ricorso il I anniversario della morte di Eluana Englaro. Ancora una volta lo sciacallo presidente del consiglio ha detto la sua e, come si dice a Genova, l’ha fatta fuori dal bulacco. Ha scritto che è dispiaciuto di non averla potuto salvare. Le bugie hanno sempre le gambe corte: il padre Peppino gli scrisse nel 2004 e il presidente del consiglio deve ancora rispondere. Voglio ricordare questa ragazza che per 17 anni ha subito una via Crucis e un linciaggio a tutti i livelli insieme al padre, uomo straordinario, accusato da un cardinale di essere «assassino», che ha agito sempre secondo la Legge, ma in questo paese governato dal malaffare e dall’immoralità, il rispetto della legge è un crimine.

NOTA PREVIA. SE DOVESSI SEGUIRE GLI SVILUPPI QUOTIDIANI DELL’APOCALISSE CHE TRAVOLGE L’ITALIA, NON NE USCIREI PIU’, VISTO CHE LA REALTA’ SUPERA OGNI FANTASIA ANCHE LA PIU’ ALLENATA.

2. Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio, uomo perfido e cinico e Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici sono «gentiluomini di sua santità». Il primo fresco di nomina dal 2008 a mani di Benedetto XVI e il secondo dal 1995 a mani di Giovanni Paolo II, in vista del Giubileo (altra mangiatoia magna-magna) che ricopre anche il ruolo di «consultore» del Ministero delle Missioni Vaticane (Propaganda Fide). Credo che in latino la formula sia «Viri honoris Suae Sanctitatis». Il collare di «gentiluomo« non è solo onorifico, ma immette nella «famiglia» del papa e quindi il nominato ha diritto di stare accanto al papa nei momenti ufficiali. Gianni Letta, amico personale di cardinali come Tarcisio Bertone, Giovanni Battista Re, Camillo Ruini e Achille Silvestrini, è onorato in Curia per lo stile riservato, la capacità di mediare intrallazzi e fugare equivoci tra le porcate di Berlusconi e la mistica papale.

3. Sei giorni dopo il terremoto di Abruzzo, su cui gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gianfranco Gagliardi, «ridevano» mentre la gente e gli universitari morivano atrocemente, L’altro «famiglio» del papa Angelo Balducci, pubblico ufficiale alle dirette dipendenze del consiglio dei ministri, si era mosso per inserire nei lavori post terremoto le imprese di Diego Anemone, corruttore doc. In cambio chiede un posto di lavoro per il figlio appena trentenne. Meritava il collare da cane e non quello papale di «gentiluomo». Vada Adesso il Bertone all’Aquila a spiegare con quali criteri scelgono i loro «famigli».

4. Noi ci augureremmo che il papa scegliesse i suoi amici tra poveri, gli esclusi e nominasse «gentiluomini di sua santità» P. Carlo D’Antoni, parroco a Siracusa e i suoi collaboratori, agli arresti domiciliari per avere disobbedito alla legge emanata da Gianni Letta, uomo di punta e vero «deus ex machina» del disonorevole governo Berlusconi, responsabile della morte di decine di uomini e donne, affamati e assetati di giustizia, che hanno avuto la sventura d’incontrare sulla loro strada questi «uomini d’onore» come il magnaccia e paraninfo Gianni Letta che faceva la guardia alla camera da Letto (di Putin), mentre il suo capo intratteneva sulla politica estera le prostitute a pagamento.

5. Per par condicio il papa dovrebbe nominare «gentildonna di sua santità» almeno la D’Addario e, se vuole fare buon peso, tutte le prostitute di Roma e di Sardegna che per lo meno sono limpide e trasparenti a confronto del buio pesto che emanano i «gentiluomini».

6. Perché non concedere una onorificenza a Guido Bertolaso che cura come «eventi straordinari» le uscite del papa, le sue vacanze e che ha sperperato 300 milioni alla Maddalena, rovinando anche l’ambiente e che nelle pause ricorre ai servigi rituali di «Francesca», nota massaggiatrice brasiliana riservata alle artrosi di Stato? Uno che è capace di scambiare donne da sesso con appalti e soldi pubblici, merita una onorificenza. Più di tutti però merita un monumento nei giardini Vaticani, Silviuccio Berlusconuccio, che è un modello di morigeratezza, di altruismo, di efficienza: egli è come Dio: sa tutto, vede tutto, controlla tutto. Non lo sapeva nemmeno Bertolaso che Francesca fosse una terapista, ma lui lo sapeva. Potenza dell’uomo del fare, previgente e onnisciente. Con uno così stiano sicuri i 17.000 aquilani ancora negli alberghi delle coste, tra una prostituta e l’altra, un appalto e una mazzetta, questi «gentiluomini di sua santità», qualcosa faranno, come hanno fatto la mega struttura, ancora vuota, dell’inutile e insulso g8.

7. Dal mese di aprile a dicembre 2009, Berlusconi ne ha fatte di cotte e di crude, era sulla stampa nazionale (poca) ed estera (tutta), ma il silenzio clericale della gerarchia sedicente cattolica fu intenso, compatto e «istituzionale».

8. Oggi, a scandalo ancora caldissimo, senza nemmeno aspettare un giorno, il vescovo dell’Aquila ha preso di colpo le difese d’ufficio di Bertolaso e delle sue scelte. Forse dal Vaticano non l’hanno informato in tempo che i «gentiluomini» vaticano corrompevano, fornicavano, ridevano sui morti e sulla tragedia del popolo del vescovo dell’Aquila che dovrebbe essere dimesso e mandato in Cirenaica ai lavori forzati, lui che ancora oggi non abita nella sua diocesi, ma fuori la zona del terremoto. Altro che il capitano abbandona la nave per ultimo. Mons. Carlo Molinari, ha abbandonato il suo popolo per primo e si è messo al riparo e al sicuro.

9. Milano via Padova, rastrellamento di immigrati su proposta della Lega e del partito dell’amore della Moratti. Mussolini e Hitler non possono dire di essere stati sterili: prolificano anche da morti e generano mostriciattoli ignobili che lo stesso loro capo deve sconfessare. Hanno seminato il vento del razzismo; hanno creato ghetti perché incapaci di affrontare i tempi di oggi; coloro che li hanno votato e li continuano a votare raccolgono la tempesta della violenza indotta. Dovremmo dire: «ben gli sta», ma non possiamo dirlo perché noi non Apparteniamo neanche lontanamente al partito della prostituzione del cervello che è anche gratis.

10. Il vostro presidente del consiglio l’11 febbraio 2010 ha ricevuto il primo ministro albanese, Sali Berisha, il quale aveva appena promesso che fino a quando durerà il governo Berlusconi, l'esecutivo albanese limiterà il più possibile gli sbarchi: ''Non voglio che gli albanesi muoiano, non voglio che i criminali arrivino in Italia''. Berlusconi, al suo solito, ha ironizzato '«per chi porta le belle ragazze possiamo fare un'eccezione». Non contento di essere volgare e offensivo nei confronti di tutte le donne, il malato mentale si è mostrato particolarmente galante nei confronti delle giornaliste albanesi presenti alla conferenza stampa. Al momento della foto, Berisha in puro stile servile albanese, dice: «Questa è la foto più bella della giornata»; ma l’utilizzatore finale ha risposto: «Beh, se ci fosse anche una di loro...», indicando le giornaliste sedute in prima fila. Il premier albanese non si fa pregare e accontenta il suo «amico Silvio» facendole avvicinare. Altra foto «più bella». Berlusconi, che deve avere sempre l’ultima parola, non regge e aggiunge: «Si sa che sono single...». Da uno così poteva venire un Bertolaso diverso? Si scelgono e si accoppiano per omeopatia. Donne albanesi, italiane, del mondo, non meritate un suburro così banale e orripilante. A voi tutta la mia solidarietà. Visto che era a Roma, per risparmiare su un viaggio, il Vaticano poteva fare anche Berisha «gentiluomo di sua santità», tanto ormai i porci abbondano che prendi due e paghi niente.



WWF: “DA IDV UNA PROPOSTA INDECENTE” ... pubblicato da arch.WWF Italia

Il WWF ritiene vergognosa la proposta di legge dell’on. Cimadoro di Italia dei Valori dove si vogliono eliminare i reati di caccia per l’uccisione di animali appartenenti alle specie protette più rare e minacciate in Italia e in Europa, come la lontra, la lince, il cervo sardo, il camoscio d'Abruzzo, la cicogna, il fenicottero, tutte le specie di rapaci, il cavaliere d'Italia e molte altre .
Questa proposta è davvero indecente, soprattutto se lanciata nell’anno della biodiversità ed in un momento in cui lo scontro tra la fazione più bieca dei cacciatori e gli ambientalisti si sta inasprendo a causa di altre proposte di legge che farebbero tornare l’Italia al medioevo venatorio.

E’ ancora più sorprendente che la proposta di eliminare le sanzioni penali per i reati di bracconaggio (ancora numerosi e gravissimi in Italia ) venga proprio da Italia dei Valori che ha fatto della legalità il proprio vessillo. Il WWF chiede ai parlamentari di Italia dei Valori che hanno presentato questa proposta l’immediato ritiro ed al Presidente Di Pietro di intervenire e sui propri parlamentari per ricondurli alla ragione ed al rispetto della legge.



E PENSARCI PRIMA ...
di Marco Travaglio da il Fatto Quotidiano 07/02/10

Inutile nascondersi dietro un dito. L’ovazione che ha salutato una vecchia volpe come Enzo De Luca al congresso dell’Idv rappresenta una sconfitta per Antonio Di Pietro e soprattutto per il suo tentativo di portare un minimo di pulizia nella politica italiana.
L’impegno strappato a De Luca di dimettersi, se fosse eletto governatore della Campania e poi condannato (in primo grado, sottintende Di Pietro; in Cassazione, cioè fra vent’anni, sottintende De Luca), non è che una foglia di fico. Soltanto le forme, in questa brutta storia, sono state rispettate: Di Pietro ha rimesso al congresso la decisione se appoggiare o meno il candidato impresentabile del Pd e il congresso ha deciso, addirittura per acclamazione, di sì. L’ex pm del resto era stretto nell’angolo dalle circostanze, che non gli lasciavano alternative: o rinunciare a presentare la lista in Campania, o associarsi al Pd cioè a De Luca.
Candidati spendibili non ne ha trovati, anche perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, quando ha scoperto che la minestra che passava il convento era ancor più indigesta di quanto mente umana potesse immaginare: un candidato due volte rinviato a giudizio per reati gravissimi (concussione, associazione per delinquere, falso e truffa) al posto di un altro, Bassolino, che di rinvii a giudizio ne ha solo uno. A quel punto non restava che una candidatura di bandiera, quella di De Magistris, che però ha mancato di coraggio, temendo gli attacchi per una “fuga da Bruxelles” pochi mesi dopo l’elezione, e si è reso indisponibile. Ciò che tutti fanno da sempre, fatto da lui, non sarebbe stato perdonato. E altri candidati seri era difficile trovarne all’ultimo momento, anche perché chi corre alla carica di governatore, se perde, non diventa nemmeno consigliere regionale.
Fin qui le questioni formali. Quella sostanziale è che ora Di Pietro è costretto a sostenere un signore che, per le regole da lui stesso imposte anzitutto a se stesso, è incandidabile: nel 1996 l’ex pm, sul quale pendevano soltanto alcune richieste di rinvio a giudizio della Procura di Brescia (poi regolarmente respinte da vari gip), restò in disparte e rinunciò a presentare una sua lista nel momento di massima popolarità. Come e perché si è arrivati a questo punto?
Anzitutto a causa della spregiudicatezza del Pd che, violando il proprio statuto, ha fatto in modo di evitare le primarie per scegliere l’aspirante governatore e, violando il proprio codice etico, ha mandato avanti un pluri-imputato. Ma anche a causa dell’improvvisazione un po’ rinunciataria con cui Di Pietro ha affrontato le regionali, dichiarando preventivamente che avrebbe appoggiato qualunque candidato targato Pd, purchè glielo comunicassero entro la data delle elezioni. Forse non prevedeva che Bersani & C. avrebbero osato tanto.
Errore: da questi signori bisogna sempre attendersi il peggio. Dunque occorreva predisporre per tempo un piano B, interpellando la società civile campana, se ancora ne esiste una, per far emergere una soluzione alternativa.
Ma pensando in grande, anche al punto di proporre un candidato indipendente alle altre forze del centrosinistra. Di Pietro non l’ha fatto e si è consegnato al consueto ricatto: o inghiotti il rospo De Luca, o consegni la Campania al Pdl dei Cosentino e dei Cesaro, ben nascosti dietro il faccino al Plasmon del craxiano Caldoro. Naturalmente l’eventuale sconfitta non sarebbe dipesa dal venir meno dell’Idv, ma dalle scelte sciagurate del Pd che in tre anni di scandali non ha costretto alle dimissioni né Bassolino né l’altrettanto impresentabile signora Mastella (che, non dimentichiamolo, è presidente del Consiglio regionale in quota centrosinistra) e ora si presenta pure con la faccia di De Luca. Ma la solita disinformatija di regime avrebbe impiegato poco ad addossare al “traditore ” Tonino le colpe altrui. Bisognava pensarci prima, appunto. Ora è tardi per le lacrime di coccodrillo. Ma oggi gli italiani che sognano una politica pulita sono un po’ meno di ieri.





SCIOPERO! L’ANM SI SCAGLIA CONTRO IL TRASFERIMENTO DEI MAGISTRATI NELLE SEDI DISAGIATE. EROICAMENTE, CONVINTAMENTE, QUANTUNQUAMENTE. COME LAQUALUNQUE E MIMÌ METALLURGICO... di Carlo Vulpio

“Sciopero! Sciopero!”. Uno pensa che sia sbocciata in anticipo la primavera, con il risveglio della classe operaia e con i sindacalisti della Triplice che dismettono il doppiopetto e tornano accanto ai compagni di fatica… Invece no. Delusione.

E’ soltanto la ditta Palamara&Cascini che fa un po’di casino sul decreto del governo (19 dicembre 2009) che attribuisce al Consiglio superiore della magistratura – in via provvisoria, fino al 2014 – il potere di trasferire d’ufficio i magistrati nelle sedi cosiddette “disagiate”, quelle cioè in cui c’è carenza d’organico (o che sono addirittura “deserte”) e dove non vuole andare nessuno.

Sui problemi della giustizia, non abbiamo mai risparmiato critiche a questo governo e a questo ministro della Giustizia. Dalla disciplina sulle intercettazioni al cosiddetto “processo breve”, che è una felice espressione linguistica per mascherare un infelice tentativo di “chiudere” alcuni processi eccellenti, primi tra tutti i processi che riguardano il presidente del Consiglio.

Ma, francamente, veder salire sulle barricate Luca Palamara e Giuseppe Cascini, rispettivamente presidente e segretario della Associazione nazionale magistrati (il cosiddetto sindacato delle toghe), per invocare lo sciopero contro il decreto del ministro Angiolino “Bugs Bunny” Alfano, ci conferma ciò che da tempo sosteniamo. E cioè che la premiata ditta Palamara&Cascini vende prodotti scaduti e andrebbe messa fuori mercato. Mai, infatti, da codesta ditta – quando venivano trasferiti ingiustamente magistrati che ficcavano il naso dove non si doveva – udimmo provenire una voce, un fiato, un singulto. Adesso, invece, che c’è una obiettiva necessità di far fronte alle carenze di organico di tante sedi giudiziarie, ecco i titolari della ditta marciare petto in fuori a tutela della “inamovibilità dei magistrati” e chiedere addirittura lo sciopero delle toghe.

Per carità, di magistrati ne mancano a centinaia e qualunque governo serio non dovrebbe ridursi a sottoscrivere lo stato di emergenza e a prorogarlo “ad interim”, al punto da rendere cronicamente drammatico lo stato dell’amministrazione della giustizia. Però, poiché questa emergenza è così antica da esser diventata stabile, cronica, perenne, e poiché da qualche parte bisogna pur cominciare, prima di dar retta alla ditta di cui sopra vediamo un po’ cosa dice su questo argomento il decreto e se davvero costituisce un “attacco” alla magistratura.

Il decreto proroga di un anno i tremila magistrati onorari in carica e prevede il completamento della “digitalizzazione” delle attività di giustizia. E queste sono due cose che sembrano non scontentare nessuno.

Poiché però in alcuni posti mancano i magistrati e l’attività giudiziaria rischia la paralisi “ora”, mentre in altri posti (per esempio, a Crotone, a Enna, o a Gela) non vuole andarci nessuno, nemmeno con lo stipendio raddoppiato, il problema è cosa fare in attesa della grande Riforma della Giustizia, ormai più famosa e più lontana nel tempo della Riforma Protestante. C’è poi anche un altro scoglio da superare, ed è la norma – giusta, introdotta nel 2006 dal governo di centrosinistra – che vieta ai magistrati di prima nomina (cioè gli “uditori giudiziari”) funzioni di pm o di giudice monocratico.

E allora, dice il decreto Alfano, facciamo in questo modo: stabiliamo criteri “certi e predeterminati” per consentire al Csm di trasferire d’ufficio i magistrati nelle sedi vacanti o disagiate.
Già, ma quali sono i magistrati che potrebbero essere trasferiti d’ufficio dal Csm?

Primo: quelli con più di dieci anni di anzianità e quelli che abbiano ottenuto la prima valutazione di professionalità da non oltre quattro anni.
In pratica, nel rispetto della norma del 2006 che abbiamo ricordato, si evita che magistrati di nessuna esperienza, freschi vincitori di concorso, vadano ad amministrare giustizia in sedi “calde” o svolgano funzioni monocratiche.

Secondo: il trasferimento verso sedi disagiate potrà avvenire soltanto se quella sede dista meno di 100 chilometri dal luogo in cui il magistrato presta servizio.

Terzo: dopo quattro anni, il magistrato potrà chiedere di tornare nella sede originaria.

Quarto: in questo quadriennio, al magistrato trasferito verrà praticamente raddoppiato lo stipendio e riconosciuto un beneficio di carriera.

Quinto: non potranno essere trasferiti i magistrati con figli di età inferiore ai tre anni e quelli che già prestano servizio in sedi disagiate.

Naturalmente, la vera conquista dell’intera comunità nazionale sarebbe che lo stato di stabile emergenza della giustizia, usato come un alibi da tutti i governi, finisse subito, per passare finalmente a qualcosa che assomigli a uno stato di civiltà giuridica accettabile. Nel frattempo, per non smantellare la baracca, il trasferimento d’ufficio così come previsto dal decreto Alfano (che può sempre essere migliorato) non è una bestemmia. Tanto più che non ci sarebbero trasferimenti d’ufficio se fossero gli stessi magistrati a fare domanda per essere assegnati alle benedette sedi disagiate.
Si dirà: grazie, questa è una ovvietà. Mica tanto. La sorpresa (positiva) infatti è che, sui 150 trasferimenti d’ufficio previsti fino al 31 dicembre 2014, ben 50 magistrati hanno già presentato domanda di trasferimento in 80 sedi. Ma c’è anche un’altra sopresa (negativa): mentre si approvava il decreto, il censimento dei posti nelle procure “deserte” ha subìto un aggiornamento ed è passato da 150 a 190 posti.

Di fronte a questi numeri e a queste considerazioni, la ditta Palamara&Cascini ha miracolosamente ritrovato la parola dopo un lungo periodo di coma profondo sui problemi seri (riforma del Csm, tribunali in cui siedono magistrati al di sotto di ogni sospetto che pure amministrano giustizia) e ha “bocciato” il decreto Alfano appellandosi ai peggiori sentimenti egoistici, corporativi e castali dei clan della magistratura. Non solo. Ha anche avanzato una sua “proposta”, e cioè l’abolizione della norma del 2006 che salvaguarda i magistrati di primo pelo (e i cittadini) dall’esercizio della enorme responsabilità di svolgere funzioni monocratiche in sede requirente e giudicante.
Insomma, secondo la premiata ditta nelle sedi disagiate bisogna mandarci i ragazzini, così si fanno le ossa, e non disturbare le loro eccellenze togate che hanno già tanto da fare con arbitrati, consulenze, docenze, doppi e tripli lavori. Altrimenti è sciopero. Sì, sciopero. Eroicamente, convintamente, quantuquamente. Oltre Foa & Di Vittorio. Direttamente a Cetto Laqualunque & Mimì metallurgico. Scio-pe-ro. Firmato: Palamara & Cascini.



IL DISCORSO DI ROSANNA SCOPELLITI PER IL 75° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DEL GIUDICE
... di Rosanna Scopelliti

Più volte, in questi anni, mi sono nascosta nei ricordi di bambina per cercare di rivivere le carezze, gli sguardi, la voce di mio padre.
Ed ancora oggi, ogni volta che il pensiero vola a quei momenti, a quegli sprazzi di serenità, a quegli attimi di sana ingenuità, è come se nulla fosse accaduto, come se la 'ndrangheta non avesse mai bussato alla porta della nostra vita.
Così vorrei fermare il tempo a quel
20 gennaio del 1991, a quelle cinquantasei candeline sulla torta di compleanno, l'ultimo compleanno, del mio papà.
Vorrei aggrapparmi a quei sorrisi, a quella felicità rubata, a quella vita, e far sì che non finiscano mai.
Ma è inutile: la realtà che forse non riesco ancora ad accettare, ma che purtroppo è indiscutibile, è che la 'ndrangheta ha eseguito una sentenza di morte per un uomo, un
servitore dello Stato, che nella sua vita ha avuto la sola colpa di profondere nel proprio lavoro quella dignità umana che ogni cittadino è chiamato a far valere orgogliosamente nelle piccole e grandi scelte quotidiane.

Penso a papà come ad un albero d'ulivo: aggrappato solidamente alle sue radici, con la corteccia ruvida e nodosa, ma al tempo stesso semplice, generoso e capace di crescere anche nei terreni più aridi e rocciosi. Un vero ulivo calabrese, pronto a dare frutti anche nelle condizioni più impervie. E questa è la nostra terra.
Ed è sempre qui che, per ben due volte l'anno, si può godere del dolce profumo della
zagara: quando gli alberi d'arancio fioriscono e annunciano di anno in anno una raccolta che, insieme a quella delle olive, è da secoli la provvidenza della nostra terra. Proprio quelle arance, da sempre simbolo del lavoro e della ricchezza che Dio ha voluto offrirci in dono e che oggi rievocano drammaticamente quanto accaduto nelle scorse settimane a Rosarno: una pagina tra le più buie e mortificanti nella storia della Calabria, una pagina che sarà difficile cancellare se non riusciamo a capire che non c'è futuro senza tolleranza, integrazione e rispetto, per le regole e per gli altri. Così come non ci sarà mai futuro per una società dominata dalla protervia, dal silenzio e dalla mistificazione del dono della vita.

Ed in questa occasione vorrei rinnovare la mia vicinanza e
stima alla magistratura di Reggio Calabria ed a tutti coloro i quali qui si battono quotidianamente per l'affermazione della legalità e della giustizia.
Quella stessa Giustizia che spero vivamente, dopo quasi diciannove anni, possa essere resa al sacrificio di mio padre, per il cui omicidio non si conoscono ancora oggi i nomi dei colpevoli.

Lo chiedo ad Ella, Presidente, estendendo simbolicamente questo auspicio a tutte le Autorità qui presenti. Solo per oggi vorrei essere come
una Sua nipote e chiedere come regalo di compleanno per il mio papà una piccola promessa: non essere più lasciata sola a combattere una battaglia difficile non solo di verità e giustizia, ma di memoria collettiva per un Paese che, purtroppo, fa poca fatica a dimenticare. E' una preghiera che sento di rivolgerLe anche a nome di tutta quella Calabria onesta, solidale e virtuosa che difficilmente riesce a far parlare di sé. Quella Calabria che, proprio per questo, ha bisogno di essere riconosciuta, incoraggiata e sostenuta dallo Stato giorno dopo giorno. In tal senso la Sua presenza qui oggi ha un altissimo valore, Presidente.

Quando uccisero mio padre ero una bambina di
sette anni, e come ogni bambina di quell'età, immaginavo che lo avrei avuto accanto ancora per molto tempo. Invece non è stato possibile, non mi è stato concesso. Non ho potuto confessargli le mie prime “cotte”, mostrargli soddisfatta le pagelle scolastiche, farmi vedere “schizzare” in bici finalmente senza rotelle.
Mi è stato impedito di poterlo vedere invecchiare, di averlo accanto l’anno del diploma ed il giorno della laurea, così come non avrò la fortuna di essere, un domani, accompagnata da lui all’Altare. Insomma, mi è stata negata quella che dovrebbe essere la
normalità.

E la mia storia, purtroppo, è la storia di tante altre
famiglie calabresi da anni stuprate da quegli stessi signori di morte che orgogliosamente si fanno individuare come “'ndranghetisti”. Sono loro, care ragazze e cari ragazzi, che oggi stanno più o meno silenziosamente derubando anche voi del vostro futuro.
Per questo auspico che vogliate rendervi protagonisti, a partire dalle vostre scuole (e qui intendo ringraziare il Ministro Gelmini per aver prontamente dato corpo a questa straordinaria iniziativa), di quel percorso di riscatto morale e civile che inevitabilmente deve seguire al sangue di mio padre e di tutte le vittime innocenti delle mafie: solo noi, solo le giovani generazioni, continuando ad amplificare quel “
Ammazzateci tutti” partorito proprio dall'ennesima ferita di questa terra, possono e devono cambiare la Calabria, facendone finalmente una terra libera, onesta e coraggiosa. Fresca come i fiori di zagara, forte come gli alberi d'ulivo.

Reggio Calabria, 21 gennaio 2010
Rosanna Scopelliti
presidente Fondazione Antonino Scopelliti
Esecutivo nazionale "Ammazzateci Tutti"



BRUNI COME DE MAGISTRIS: STRAPPATO IL FASCICOLO SULLA SECURITY WIND... di Monica Centofante    FONTE

La notizia richiama i tempi passati, quelli delle vecchie indagini dell'allora pubblico ministero Luigi de Magistris. Forse per quelle dinamiche, che sono sempre le stesse, forse per i personaggi coinvolti, non molto diversi neppure loro.
In quanto alle prime non c'è in verità molto da dire: quando un'inchiesta diventa troppo “scottante”, e il magistrato che la segue sembra essere uno determinato a portarla avanti, accade che il fascicolo su cui sta indagando venga trasferito in altre mani. Magari più “ragionevoli”.
Per i secondi, invece, la situazione appare più complessa.
La vicenda in questione è quella di
Pierpaolo Bruni, pubblico ministero a Crotone. Il magistrato che tempo fa aveva ereditato una parte dell'inchiesta Why Not, sottratta a de Magistris e spezzettata in tanti diversi tronconi distribuiti qua e là. E che in eredità ha ricevuto anche la sua stessa sorte, vedendosi sottrarre un caso giudiziario che avrebbe avuto conseguenze imprevedibili.
Nel settembre scorso, infatti, nell'ambito di un'indagine sulle centrali energetiche del crotonese si era imbattuto in una serie di utenze telefoniche “coperte”, più di duecento, che il capo della Security Wind
Salvatore Cirafici avrebbe messo a disposizione, in via del tutto riservata, a soggetti a lui “vicini”. Per la precisione, assicura il maggiore dei Carabinieri Enrico Maria Grazioli, “anche soggetti ricoprenti ruoli istituzionali di primo piano”.
Per questi fatti aveva aperto un fascicolo nel quale erano confluite, in principal modo, le rivelazioni dello stesso Grazioli. Il maggiore dell'Arma era uno degli indagati, che sin da subito aveva accettato di rispondere alle domande degli inquirenti. Ed era anche ex Comandante del Nucleo Investigativo di Catanzaro che si era occupato proprio delle indagini Why Not e Poseidone. Nonché pubblico ufficiale che aveva partecipato alle anomale perquisizioni effettuate nei confronti del consulente tecnico
Gioacchino Genchi. Di cose, quindi, ne sapeva e ne sa parecchie. E parecchie ne ha raccontate.
Per esempio, si legge nei verbali di interrogatorio, ha parlato di quelle sim “non intestate e non riconducibili ad alcuno” di cui era in possesso Cirafici, a capo dell'ufficio della Wind preposto a ricevere dalle procure le richieste di anagrafiche e di intercettazioni telefoniche. Schede che non potevano essere quindi rintracciate dall'Autorità Giudiziaria e che il procuratore avrebbe distribuito ad “amici” che dal suo osservatorio privilegiato sapeva essere sotto indagine e che quindi informava. Tra questi c'era anche lo stesso Grazioli, che in cambio del favore forniva informazioni sullo stato delle indagini condotte da Bruni. Cosa che avrebbe fatto anche - in una occasione personalmente, in altre tramite il commercialista
Giuseppe Carchivi - con il senatore avvocato Pittelli, all'epoca tra i principali indagati delle stesse inchieste Why Not e Poseidone.
Anche lo stesso Cirafici, ex ufficiale dei Carabinieri, era coinvolto in Why Not. E da quell'inchiesta stavano emergendo, tra le altre cose, una serie di contatti tra il capo della Security Wind e Luigi Bisignani, tessera P2 n.203, condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione nel processo milanese per la
maxi tangente Enimont. Nonché circolari rapporti telefonici “con utenze già della disponibilità di Fabio Ghioni, Luciano Tavaroli, Marco Mancini, Tiziano Casali, Filippo Grasso e del giornalista Luca Fazzo, dei quali è stato accertato in sede cautelare il coinvolgimento in vicende spionistiche, fino ad ora limitate al gruppo Telecom”. Questo scriveva, in una relazione all'allora pm di Catanzaro de Magistris, il consulente Gioacchino Genchi. L'uomo verso il quale, rivela oggi Grazioli, Cirafici nutriva una profonda “acredine” mentre temeva che consulente tecnico del pm Bruni potesse essere proprio lui.
Genchi, dice Grazioli, aveva già scoperto i contatti “tra lui Cirafici, Omissis e altri soggetti – anche Istituzionali – dei quali ora non ricordo i nomi”. E in seguito alla perquisizione effettuata ai danni del consulente “voleva conoscere le nostre eventuali risultanze delle investigazioni”, ed “in particolare era preoccupato e voleva sapere se erano stati acquisiti ulteriori e diversi contatti telefonici tra lui, Cirafici, e terzi, contatti evidentemente non conosciuti dalla stampa”. In seguito ai colloqui con Grazioli, continua lo stesso maggiore, “so che è andato anche in Procura a chiedere informazioni, ma non mi ha chiesto di accompagnarlo perché sapeva già a chi rivolgersi”.
Lo scorso 11 dicembre, grazie anche alle rivelazioni di Grazioli, il gip
Gloria Gori ha accolto la richiesta del pm Bruni disponendo gli arresti domiciliari per l'indagato Cirafici. Che chiuso in casa, però, era destinato a rimanerci ben poco. Il 30 dicembre scorso, infatti, il presidente del Tribunale del Riesame Adalgisa Rinardo ha revocato l'arresto e disposto soltanto l'obbligo di dimora nel comune di residenza. Contemporaneamente ha tolto l'inchiesta al pubblico ministero e trasmesso gli atti non alla competente procura di Salerno bensì a quella di Roma. E il perché lo scopriremo una volta lette le motivazioni del provvedimento.
Nel frattempo però, senza malafede, alcuni particolari non possiamo fare a meno di notarli.
La dott.ssa Rinardo è infatti lo stesso magistrato finito sotto inchiesta di quella procura di Salerno che aveva scoperto un complotto ordito ai danni dell'allora pm Luigi de Magistris con il fine, ben riuscito, di sottrargli le indagini e fermare il suo lavoro;
insieme a lei risultavano indagati, tra gli altri, l'ex capo della procura di
Catanzaro Mariano Lombardi, l'aggiunto Salvatore Murone e il senatore Giancarlo Pittelli;
nelle carte dei magistrati salernitani si leggeva che
il figlio della dott.ssa era socio in affari di Antonio Saladino, principale indagato dell'inchiesta Why Not;
poco tempo dopo l'inizio delle indagini sui suddetti personaggi i magistrati di Salerno sono stati trasferiti ad altri uffici. Nel caso del procuratore capo addirittura cacciato dalla magistratura.
Materiale per porsi degli interrogativi, forse, ce ne sarebbe. E anche inquietanti se si tiene conto di quanto dichiarato ancora dal Grazioli, che in riferimento a Cirafici agli inquirenti ha dichiarato: “Lo stesso mi riferiva testualmente: ‘
Bruni va fermato!’.
Parole profetiche, come quelle pronunciate dall'ex presidente della Calabria
Giuseppe Chiaravalloti, che nel corso di un'intercettazione telefonica, parlando del pm de Magistris ebbe a dire: “...lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo una causa civile e ne affidiamo la gestione alla camorra”. Per poi aggiungere: “C'è quel principio di Archimede... a ogni azione corrisponde una reazione e mò siamo così tanti ad avere subito l'azione...”.
Chiaravalloti era indagato da de Magistris e oggi lo è da Pierpaolo Bruni. Come dicevamo all'inizio: a volte ritornano. O forse non sono mai andati via.



UN PAIO DI CONSIDERAZIONI SULLA "ANTIMAFIA DEI FATTI" DI QUESTO GOVERNO... di Giulio Cavalli    FONTE

Di fronte all’ennesima fanfara di numeri sventolata dal Governo nella recente campagna pubblicitaria intitolata “antimafia dei fatti” credo che vadano precisati alcuni punti. Non tanto per entrare nella desolante arena dialettica di un esibizionismo politico impacchettato con proclami in confezione regalo quanto almeno per un’onestà dei Fatti che sarebbe un vero peccato non prendersi la briga di raccontare.

Il 90% degli “arresti eccellenti” snocciolati dai recenti proclami (così come i loro patrimoni sequestrati) in questo ultimo anno sono il risultato o di rivelazioni di pentiti che hanno esercitato la parola nelle sedi competenti ( piuttosto che l’eroismo dell’omertà di manganiana memoria) o di quelle stesse intercettazioni che questo stesso governo sta trasformando in un desueto e antico fenomeno di costume. Ma la dicotomia più comica è che i magistrati che arrestano i mafiosi e sequestrano patrimoni sono gli stessi che a Palermo processano Dell’Utri per concorso esterno e indagano sulle trattative Stato-mafia. Gli stessi che a Caltanissetta e Firenze hanno riaperto le indagini sui mandanti occulti delle stragi del 1992-93. Gli stessi che a Napoli hanno chiesto e ottenuto un ordine di custodia per il sottosegretario Cosentino, ovviamente subito “stoppato” dalla Camera. Ed è proprio un peccato che in questa “trionfale marcia di numeri” il Governo abbia perso con Cosentino la possibilità di aggiungere un trofeo nella teca dell’antimafia.

Senza dimenticare il segnale culturalmente criminale dell’emendamento della finanziaria passato anche in Senato che consente la vendita degli immobili confiscati alle mafie; che potrà finalmente dare il via ad una numerologia di confische e restituzioni alle mafie come in una meravigliosa partita a Monopoli sulla tavola della legalità. Del resto è quasi stucchevole ricordare come siano proprio le mafie ad avere in questo momento la liquidità più facile per aspettare i 90 giorni passati dalla confisca senza assegnazione ed inviare qualche “testa di legno” amica all’asta di vendita. E, attenzione, non si tratta di pessimistiche ipotesi: i comuni di Canicattì in provincia di Agrigento e Nicotera in provincia di Vibo Valentia sono stati sciolti per mafia per avere assegnato beni confiscati a prestanome dei mafiosi colpiti dalla confisca. Un emendamento che riesce nella mirabolante impresa di tradire in poche righe sia il buon senso legislativo (affidando il meccanismo di vendita degli immobili ai funzionari locali del Demanio che per esposizione ambientale non sono nella posizione migliore di gestire “condizionamenti” nella vendita) sia alle centinaia di ragazzi che sotto la bandiera di Libera decidono di dedicare il proprio tempo e le proprie vacanze al volontariato sui beni confiscati a Corleone, Castelvolturno, San Giuseppe Jato e altri. E per finire in bellezza calpestando in un colpo solo quel milione di cittadini che nel ’96 firmarono l’appello di Don Ciotti per l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività: mandare sul marciapiede la dignità di un paese per fare cassa è azione da piazzisti piuttosto che Statisti.

In questo luccicante contesto di “antimafia dei fatti”, il recente scudo fiscale oltre a permettere il rientro di capitali dall’estero con penali da Repubblica delle Banane ha anche in parte cancellato e in parte indebolito l’obbligo di segnalare operazioni sospette rendendo pressoché sterile il sistema di rilevamento di possibili casi di riciclaggio. Infatti (come avverte Roberto Scarpinato) l’art. 13 bis, comma 3, del Dl n. 78 del 2009 ha disposto che non si applica l’obbligo della segnalazione delle operazioni sospette per tutti i casi i cui i capitali rimpatriati o regolarizzati derivino da una serie di reati sottostanti che vengono estinti dallo scudo fiscale: i reati tributari di omessa dichiarazione dei redditi o di dichiarazione fraudolenta e infedele. Vengono inoltre estinti una lunga serie di reati quando siano stati commessi per eseguire od occultare i reati tributari, ovvero per conseguirne il profitto: alcuni reati di falso previsti dal codice penale (articoli 482, 483, 484, 485, 489, 490, 491 bis e 492), di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri, nonchè dei reati di false comunicazioni sociali previste dal codice civile (articoli 2621 e 2622): capitali di origine illegale immessi nel mercato a seguito di tale normazione e del regime di invisibilità assicurato ai capitali ‘scudati’. Si è venuta a determinare per il vastissimo popolo degli imprenditori collusi l’opportunità di fare rientrare dall’estero capitali sporchi dei loro soci mafiosi occulti, spacciandoli falsamente come frutto di evasione fiscale per poi immetterli nel circuito produttivo.

Non mi risulta che Presidente e Ministri abbiano deleghe da Catturandi per acciuffare latitanti (ed è un peccato, perché almeno le auto delle Forze dell’Ordine non avrebbero il problema di cadere a pezzi e avere il serbatoio vuoto), e non mi risulta nemmeno che abbiano deleghe di magistratura (senza volere suggerire un’idea…) per le indagini; sicuramente hanno la responsabilità politica di quanto scritto sopra. E questi sono Fatti. Quale forma abbiano non lo so. Ma, sicuro, l’antimafia è un’altra cosa.


NO AL MEDIOEVO SUL WEB... di Tania Passa    FONTE

Il 23 dicembre alcuni di noi si sono ritrovati a piazza del Popolo per una protesta pacifica contro le annunciate leggi per imbavagliare il web, l’iniziativa era titolata ‘Libera rete in Libero Stato’ e ci ha visti riuniti insieme a: Pippo Civati, Alessandro Gilioli,Luisa Capelli, il Popolo Viola, Guido Scorza , Vincenzo Vita e il popolo della rete.
IL giorno dopo si è diffusa la notizia che ha completato il cerchio dei sospetti che in quella iniziativa avevamo paventato “
il controllo degli IP” ( le interviste audiovideo dell’iniziativa).
Alessandro Gilioli giornalista e blogger tra i promotori dell’iniziativa, spiegava come anche le notizie trapelate su di una possibile acquisizione di Telecom da parte di Mediaset potrebbe finalizzarsi al dominio del futuro, passando da un uomo solo al telecomando, ad un uomo solo al clicktrought .
Scrivo clicktrought poiché è quello che delinea tutti i nostri comportamenti sul web. Oggi sono utilizzati solo dal marketing pubblicitàrio, ma ripensando il domani anche in funzione del fatto che dal 1996 al 2007 molti uomini e donne di questo Paese sono stati inseriti nell' elenco dei giornalisti schedati e spiati viene da chiedersi se i “ filtri” paventati da Maroni poi ritirati, non siano il prologo di ‘
moderne schedature’ per il popolo della rete.
Roberto Natale della Fnsi afferma che: “Le schedature sono pratiche incompatibili con una democrazia e non c'è alcun motivo dicibile e confessabile perchè venga apposto il segreto di stato”.

Anche Articolo21 nella persona del suo Portavoce Beppe Giulietti è stata schedata , le parole di Giulietti insieme a quelle della Manifestazione ‘Libera Rete in Libero Stato’ sono più che mai attuali “Chi ha qualcosa da temere sono coloro che hanno diversi livelli di comunicazione più o meno legittimi”. Ma non è tutto: per un Paese che ha vissuto e vive ancora dei segreti di Stato come Piazza Fontana, la strage di piazza della Loggia a Brescia e molti altri infatti sarebbe necessario scardinare ogni attitudine a secretare. “ L'Italia ha bisogno di liberarsi da ogni metastasi che inficia la trasparenza. Costi quel che costi”.
I nuovi diritti, come quelli che riguardano il web, non vedono il mondo dei massmedia e nemmeno la stragrande popolazione italiana sintonizzata sul tema con la dovuta sensibilità. Ma la realtà è che la giusta sensibilità da parte di tutti gli operatori della comunicazione, ci salverebbe da un futuro di filtri e schedature che frenerebbe la modernità di questo Paese. Semmai la fase moderna di questa Democrazia sia mai iniziata, a veder le censure paventate e realizzate sembrerebbe più un basso Medio Evo culturale


PROCESSO BREVE: IN PERICOLO DIRITTI DEI MINORI... di Mauro W. Giannini    FONTE

Preoccupazione e' stata espressa in merito al disegno di legge governativo sul processo breve (“Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’art. 111 della Costituzione e dell’art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”) dall'Unione Nazionale Camere Minorili, secondo cui il disegno di legge "presenta evidenti lacune sia in relazione alla posizione dell’imputato minorenne che con riferimento ai reati in danno di minori"
In un dettagliato documento a firma del presidente dell'Unione, avv. Fabrizia Bagnati, e del vicepresidente, avv. Luca Muglia, gli esperti di giustizia minorile esaminano le tre situazioni giudiziarie riguardanti minori sulle quali verrebbe ad incidere la normativa proposta dal governo, cioe' quelle che vedono il minore imputato in un processo penale, vittima di reato o infine parte di un processo civile.

Minore imputato
l'associazione nota che "il provvedimento in questione omette il contemperamento con le disposizioni contenute nel D.P.R. n°448/1988 che disciplinano il processo penale a carico di imputati minorenni; che il processo penale minorile, a differenza di quello degli adulti, prevede espressamente, oltre alla acquisizione della prova del fatto-reato, il compimento e l'acquisizione degli accertamenti sulla personalità del minore; che il legislatore trascura - ancora una volta - la ratio del processo penale minorile, fortemente condizionato dalla indagine sulla personalità e dalle finalità educative, e strutturato in maniera tale da “favorire” e “anticipare” la definizione nella fase dell'udienza preliminare attraverso meccanismi e sbocchi processuali del tutto diversi da quelli previsti per gli adulti".

Inoltre, rileva l'Unione Nazionale Camere Minorili, "il processo penale minorile presuppone ed auspica la presenza necessaria del minore, tant’è che il giudice minorile illustra all’imputato il significato delle attività processuali che si svolgono in sua presenza, nonché il contenuto e le ragioni anche etico-sociali delle decisioni..., può disporre anche l’accompagnamento coattivo dell’imputato non comparso... e, nell'udienza preliminare, prima dell'inizio della discussione, chiede all'imputato se consente alla definizione del processo in quella stessa fase" e che "l'istituto dell'accompagnamento coattivo dell'imputato minorenne, a differenza di quello previsto per gli adulti (art. 490 c.p.p.), è finalizzato alla elaborazione di progetti educativi (in primis la messa alla prova) ovvero all'adozione di provvedimenti civili urgenti a protezione del minore; che il minore imputato è effettivamente partecipe della vicenda processuale che lo riguarda, al punto tale da essere responsabilizzato persino sul contenuto delle scelte processuali".

Peraltro, fanno rilevare gli esperti minorili, "l’attuale formulazione del DDL 1880 (all'art. 2), nel sancire tempi processuali estremamente ridotti e nel non prevedere la sospensione del processo per il tempo necessario a conseguire la presenza dell'imputato minorenne, è tale da determinare - di fatto - la compressione del diritto del minore ad essere presente nei procedimenti penali che lo riguardano ed a prestare validamente il consenso alla definizione anticipata (quale giudice, a fronte del rischio “estinzione”, procederebbe all'accompagnamento coattivo o acconsentirebbe ad un rinvio finalizzato ad assicurare la presenza del minore??? )".

Il documento nota che "in via astratta, il principio della rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale, cui si ispira l'intero processo penale minorile, appare compatibile con il principio di "ragionevole durata" del processo sancito dall’art. 111 della Costituzione e dall’art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; che, tuttavia, al fine di garantire il contemperamento tra la pretesa punitiva dello Stato e le finalità educative appare necessario favorire (giammai ostacolare) la presenza del minore all'udienza preliminare, snodo principale dell'intero processo penale minorile; che, diversamente, si snaturerebbe la ratio del processo a carico di imputati minorenni, costringendo il giudice a scongiurare il rischio estinzione attraverso la celebrazione di processi in cui il minore è quasi sempre assente; che, peraltro, la lacuna evidenziata determinerebbe conseguenze assai negative anche e soprattutto per il minorenne straniero, attese le maggiori difficoltà legate alla comparizione in udienza dello stesso".

Inoltre, "la facoltà del giudice di disporre la sospensione del processo “per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato minorenne” ... sarebbe in grado di colmare, almeno in parte, l'incongruenza normativa sopra rilevata; che l’art. 2 comma II lettera a) del DDL 1880 (Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole), nel prevedere che il corso dei termini è sospeso “in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge”, sembrerebbe escludere le ipotesi di sospensione del processo penale imposte da una particolare disposizione di legge (ivi compresa la messa alla prova di cui all’art. 28 D.P.R. n. 448/1988, istituto “cardine” del processo penale minorile); che, pertanto, appare assolutamente urgente e necessario un correttivo che consenta di includere tra le ipotesi di sospensione di cui all’art. 2 del DDL 1880 quella contemplata dall'art. 28 D.P.R. n. 448/1988 (sospensione del processo e messa alla prova)".

Minore vittima di reato
In materia, l'U.N.C.M. ha segnalato da tempo l’inderogabile esigenza di prevedere una regolamentazione normativa dei molteplici aspetti che possano interessare il minore vittima di reati non necessariamente o non esclusivamente a sfondo sessuale, segnalando la necessità di un intervento normativo, pur nel rispetto dei principi fondamentali del giusto processo e del diritto di difesa dell’indagato/imputato. Oggi ricorda che il sistema di tutela del minore vittima di reato non può non tenere conto dei seguenti riferimenti normativi comunitari ed internazionali:

a) Decisione Quadro 2001/220/GAI (datata 15.03.2001) del Consiglio dell’Unione Europea su “La posizione delle vittime nel processo penale”, contenente diverse disposizioni sulla posizione dei bambini vittime e/o testimoni nei procedimenti penali, in cui si evidenzia la necessità di un trattamento specifico delle vittime particolarmente vulnerabili;
b)
c) Risoluzione 2005/20 adottata dal Consiglio Economico e Sociale dell’ONU il 22.07.2005 contenente le Linee Guida a favore dei minorenni coinvolti nei reati in qualità di vittime o di testimoni, con le quali si è inteso evidenziare che i minori vittime e testimoni di reati e di violenze sono particolarmente vulnerabili e necessitano di un supporto e di una protezione adeguata in relazione al trauma subito, alla loro età, al livello di maturità ed agli specifici bisogni del caso, al fine di prevenire ulteriori traumi o l’aggravarsi di quelli già subiti;
d)
c) Pronuncia della Corte di Giustizia della Comunità Europea emessa in data 16.06.2005 (relativa ad una questione pregiudiziale proposta dal G.I.P. di Firenze in relazione ad un procedimento penale a carico di un’insegnante di scuola materna, accusata di maltrattamenti), in base alla quale "il giudice nazionale deve avere la possibilità di autorizzare bambini in età infantile che, come nella causa principale, sostengano di essere stati vittime di maltrattamenti, a rendere la loro deposizione secondo modalità che permettano di garantire a tali bambini un livello di tutela adeguato, ad esempio al di fuori dell’udienza e prima della tenuta di quest’ultima" (c.d. sentenza Pupino).

Inoltre, anche alla luce delle indicazioni comunitarie ed internazionali innanzi richiamate, l'U.N.C.M. ha più volte richiesto, nelle opportune sedi (vedi audizioni c/o Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza e c/o Commissioni Giustizia), che sia ampliata la facoltà di richiedere l’incidente probatorio allorquando si debba procedere all’assunzione della testimonianza di un minore nei casi in cui le esigenze dello stesso lo rendano necessario od opportuno, a prescindere dal titolo di reato, e ciò al fine di colmare l'ingiustificato “vuoto” di tutela nei confronti dei minori vittime di reati diversi da quelli "individuati" dal legislatore come particolarmente gravi.

Secondo gli esperti minorili, poi, "il trattamento differenziato a seconda delle tipologie dei reati commessi ai danni dei minori appare del tutto ingiustificato ed in aperto contrasto con le principali normative e raccomandazioni internazionali" e "l’Unione Europea, con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 gennaio 2008 sulla predisposizione di una strategia dell’U.E. sui diritti dei minori (2007/2093 (INI)), ha indicato tra le priorità da perseguire quella di prevedere una legislazione comunitaria che, muovendo dall’affermazione secondo la quale 'la violenza contro i minori è ingiustificabile, qualunque forma essa assuma e in qualsiasi contesto sia essa perpetrata, incluso quello domestico', condannando tutte le forme di violenza contro i minori, inclusa la violenza fisica, psicologica e sessuale, consideri 'vittime di reato i minori che siano stati testimoni di violenza domestica', con ciò chiarendo che sussiste un’autorevole valutazione, a livello comunitario ed internazionale, circa la necessità che si predisponga nelle legislazioni degli Stati membri una tutela rafforzata del minore"

Ma c'e' di piu': "l'art. 2 comma 1 del DDL 1880 di iniziativa governativa prevede che l’estinzione del processo non operi per i reati puniti con pena edittale superiore ai 10 anni di reclusione; - che nell'elenco dei reati per i quali è esclusa l'estinzione del processo (cfr. art. 2 comma V del DDL 1880) non compaiono diverse tipologie di reati a danno di minori (mentre, viceversa, compare il nuovo istituto del reato di stalking di cui all'art. 612 bis c.p.); - che, pertanto, rischieranno in concreto l'estinzione i processi per reati quali: la violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.), l'abuso dei mezzi di correzione e di disciplina (art. 571 c.p.), i maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli (art. 572 c.p.), la sottrazione consensuale di minorenni (art. 573 c.p.), la sottrazione di persone incapaci (art. 574 c.p.), la sottrazione e trattenimento di minore all’estero (art. 574 bis c.p.), l'abbandono di persone minori o incapaci (art. 591 c.p.), e ancora: il reato di prostituzione minorile (art. 600 bis commi 2° e 3° c.p.), la detenzione di materiale pedopornografico (art. 600 quater c.p.), la corruzione di minorenne (art. 609 quinquies c.p.)" e "per la maggior parte dei reati ai danni di minori sopra indicati il codice di rito non prevede la possibilità di esperire incidente probatorio (come suggerito dalle raccomandazioni internazionali e richiesto dall'U.N.C.M.) il quale, oltre ad evitare la reiterazione di inutili e dannose audizioni processuali del minore, garantirebbe la maggiore celerità dei processi, scongiurando la prescrizione dei reati; - che, pertanto, il rischio di estinzione dei processi per i reati in danno di minori non ricompresi nell'art. 2 del DDL 1880 risulta assolutamente concreto ed elevato".

Minori in processi civili
L'Unione Camere Minorili, osserva come le modifiche alla legge 24 marzo 2001 n. 89 non tengano in alcuna considerazione la peculiarità dei processi civili che coinvolgono i minori. "E’ di tutta evidenza, infatti, - sottolineano gli esperti - che procedure così delicate che attengono alle capacità genitoriali ed alla protezione del minore non possano avere tempi contingentati in appena due anni, posto che spesso risulta assolutamente necessario consentire possibili evoluzioni positive del contesto familiare, pena soluzioni drastiche o frettolose che nulla hanno a che vedere con l’interesse del minore e della sua famiglia. Se la ratio del provvedimento sembrerebbe quella di comprimere la spesa pubblica per l’equo indennizzo per irragionevole durata del processo, l’applicazione delle suddette norme alla materia minorile avrà probabilmente l’effetto esattamente contrario: un inutile dispendio di risorse".

Per questo, in conclusione l'Unione Nazionale Camere Minorili auspica che il legislatore ponga rimedio alle problematiche sollevate, prestando la dovuta attenzione alle legittime istanze di tutela del minore, imputato e/o vittima di reato, provenienti dall'avvocatura minorile e che le forze politiche valutino le forti ricadute del disegno di legge 1880 sul versante della tutela del minore e considerino la inderogabile necessità di modificare le disposizioni in questione nelle parti richiamate.

La contrarieta' e la preoccupazione dell'Unione Nazionale Camere Minorili si aggiunge a quelle di altri esperti minorili e della giustizia in generale, fra cui il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia, l'Associazione fra gli studiosi del processo penale e l'Unione Camere Penali Italiane.
* componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio


IN PIAZZA ANCHE I “RAGAZZI” CON I CAPELLI GRIGI ... Pubblicato da Oliviero Beha su IL FATTO QUOTIDIANO

La manifestazione di sabato è stata come un thermos:a caldo un contenitore di emozioni, nel ricordo successivo un concentrato di memoria e di sensazioni che non deve o non dovrebbe intiepidire più di tanto. Sensazioni politiche, civili, civiche, ambientali, per dirla in un solo aggettivo di cui tanto avremmo bisogno: “Culturali ”.
Queste che seguono sono semplicemente le impressioni di chi ci è stato “fi s i c a m e n t e ”, con la voglia di immergersi in quel lungo e largo fiume che da piazza della Repubblica è confluito per ore a piazza San Giovanni. Di chi “se lo è fatto tutto” con curiosità e senza pregiudizi, almeno crede (citando Franco Fortini, ”Non si crede mai quel che si c re d e ” ma qui saremmo alla metafisica…).
Di chi condivide alcuni moventi forti del corteo e dell’evento, ma non altri che pure sono serviti da “titolo cubitale” alla giornata No B. Day. Di chi crede all’autenticità, pur con tutte le riserve di un impressionismo piazzaiolo che può tradire, se gli pare di leggerla negli occhi delle persone che come lui “fisicamente ” ci sono invece di essere altrove, pur magari solidarizzando “in ispiritu”. Di chi, nella frustrazione da vipperia inconsulta che ha trascinato in fondo al mare come fosse una nave dei veleni la sensibilità complessiva di un popolo, ha apprezzato che sabato queste forme di vipperia scadente fossero state tenute alla larga, dal palco come dalla mitizzazione della gente.
I simboli, gli slogan, le magliette, la testata di questo giornale diffusa tra i manifestanti più che come giornale come segno di riconoscimento, non hanno avuto bisogno più di tanto di icone. Le strette di mano, i commenti, gli sguardi di comprensione, stima, familiarità mi sono sembrate aver la meglio in generale sul tifo da stadio che è una delle componenti della “distrazione di massa” che ha diserbato la percezione della realtà di quest’Italia.
Da questo punto di vista segnalo un aspetto che è all’apparenza molto secondario nei confronti della valenza politica del “sabato viola”, un sabato del villaggio che aspetta da troppo tempo, troppi anni, troppe cancrene politiche di vario colore una domenica decente, da paese normale che secondo un “m a e s t ro ” vero, Mario Monicelli, siamo stati solo e forse soltanto per necessità nel secondo dopoguerra. Intendo dire dell’impressione che i cortei e questo in particolare fanno ai cinesi del quartiere di Piazza Vittorio. Ai cinesi predominanti, ma anche agli indiani cordiali, ai “bangla” come vengono accorciati i numerosissimi originari del Bangladesh, ai neri ecc. E’ una forma di integrazione “strisciante” ma assai penetrante che ovviamente collide con il fastidio di manifestazioni a getto continuo per i residenti, o i commercianti italiani o romani di sempre più recente generazione. Ho girato intorno al corteo,e non ho trovato quell’indifferenza al corteo- cortei che sempre più spesso li circonda magari per sopraggiunta ripetitività o inutilità. No, sabato tutto quel viola aveva qualcosadi differente e di promettente insieme.
La manifestazione più vicina per interesse e caratteristiche mi è parsa quella del febbraio 2003, quella dell’arcobaleno della pace contro la guerra in Iraq, poi perfettamente disattesa, quella degli oltre due milioni, una delle più affollate mai viste, nella stessa Piazza, quella non necessariamente di sinistra, quella di famiglie con tanto di nonni e nipotini.
Sabato, raccontano le cronache, in piazza c’era - no soprattutto i giovani. E’ vero solo in parte. Il testimone oculare vi dice che invece c’erano anche tantissime persone della mia generazione, o in gruppi tra loro, o in colonie mischiate con i giovani da ogni dove. Che sedicenni, ventenni, o venticinquenni, popolo della Rete, popolo “viola”, popolo di Facebook, confluissero in un corteo da loro stessi organizzato e dai loro referenti coordinato, naturalmente non stupisce. Che siano sotto i quarant’anni la maggioranza dei frequentatori di Internet è poco ma sicuro. E allora? Tutti quei cinquantenni, sessantenni, o anche più avanti negli anni che gonfiavano con entusiasmo il corteo? Da dove uscivano? Dalle cantine più o meno metaforiche in cui li hanno rinchiusi o nelle quali si sono rinchiusi in questi ultimi quindici anni, in un’Italia stremata da Berlusconi, dal berlusconismo, dall’antiberlusconismo troppo spesso professionalizzato e quindi tendenzialmente rientrante nel berlusconismo come idea non ideale della società? Eppure sabato c’erano, e se questo rende conto di un paese stremato in un tracciato transgenerazionale, che sta quindi ancora peggio di quel che si crede, si dice o si tace, fornisce anche un’ipotesi complessiva di altro paese, che abbracci dai giovani ai vecchi in tre generazioni di scontento.
Questo dato può essere formidabile, cioè etimologicamente “mettere paura” non solo a Berlusconi ma a un’intiera classe dirigente. Questa. Se la manifestazione non è pensile non è di un giorno, continua a trasformare in “fi s i c i t à ” la Rete e in virtualità l’apporto personale e la comunicazione che non passa per i canali tradizionali, ostruiti e strozzati come sappiamo. I canti di sempre, il pathos di un dicembre violaceo, lo stare insieme per pretendere legalità costruendola in antitesi a una specie di pupazzo di neve contemporaneamente reale e simbolico, rimangono in quel thermos, già più in là di Berlusconi. Guai a perderne o sprecarne il ricordo, la partecipazione, il calore. Non ci rimetterebbe la sinistra,formalmente assente, bensì tutto il paese.


ACQUA,BUGIA “EUROPEA” E PORCATA ITALIANA ... Pubblicato da Carlo Vulpio   FONTE

La cosa più sconvolgente di questa storia della privatizzazione dell’acqua, che nessun giornale o canale radiotv dice, è il continuo richiamo alla necessità che l’Italia “si adegui” all’Europa. “L’Europa lo vuole!” , dicono, e fanno passare per verità assoluta una solenne bugia. Proprio come il famigerato “Dio lo vuole!” dei crociati.

Il
decreto-legge Ronchi approvato (con l’ennesimo voto di fiducia) anche dalla Camera dei deputati il 19 novembre 2009, all’articolo 15, ribadisce proprio questo concetto, e cioè che è necessario privatizzare il servizio idrico “per adeguarsi alle direttive europee”.
Peccato che nessuno si prenda la briga di andare a controllare e che un po’ tutti – per abitudine, per pigrizia, per inettitudine o malcelato interesse – diano per scontata una “verità” che non esiste, e che quindi è una bugia.

Quanti parlamentari, quante persone hanno letto – per dire dell’esempio più famoso – il Trattato di Lisbona? Non più di una decina, forse. Ecco, più o meno tanti sono gli individui che hanno letto queste benedette direttive europee a cui l’Italia dovrebbe adeguarsi privatizzando i servizi idrici.
La verità è che si è votato (in Parlamento) e si sta accettando (nel Paese) qualcosa che non esiste, perché le
due direttive europee in questione (92/50/CEE e 93/38/CEE) si limitano a chiedere che vi sia concorrenza per i servizi pubblici nazionali e locali, ma escludono da logiche di mercato proprio il servizio idrico.

L’
Unione europea non si è mai sognata di chiedere a nessun Paese membro di privatizzare l’acqua e i servizi idrici. Almeno non attraverso il proprio Parlamento e i propri atti ufficiali. Al contrario: la cosiddetta “direttiva Bolkestein” tiene fuori dalla libera circolazione dei servizi proprio il servizio idrico e affida ai singoli Stati membri il compito di stabilire quali siano i servizi “a interesse economico” e quali quelli “intrinsecamente non a scopo di lucro”.

Per questi ultimi, ogni singolo Stato può sancire il divieto totale di apertura al mercato .

A tre anni di distanza dall’emanazione di quella direttiva, però, l’Italia resta uno dei pochi Paesi a non aver ancora scelto quali servizi inserire tra quelli “a interesse economico” e quali considerare “non a scopo di lucro”. E sta procedendo allegramente, e voracemente, verso la privatizzazione di tutti i servizi. Tutto in mano ai privati, dunque, e, solo in via eccezionale, in mano pubblica. Questa è la linea. Del governo in carica e di tanti suoi sodali dell’opposizione.

Questa storia della privatizzazione dell’acqua è tutta nostra, tutta italiana, e l’Europa c’entra poco o niente. In Italia si sta facendo, in nome dell’Europa, ciò che l’Europa non ci ha chiesto di fare. Fantastico. Le lobbies economiche non potrebbero avere partner più fedele e solerte. Come fedeli e solerti furono, nel marzo 2006, al quarto
Forum mondiale dell’acqua di Città del Messico, i membri della Commissione europea.
Nonostante il
Parlamento europeo avesse definito l’acqua un diritto dell’umanità e non un semplice bene economico, i commissari europei ignorarono completamente la risoluzione del Parlamento europeo e tornarono a definire l’acqua un bene economico.
Non solo. Quando i parlamentari di Strasburgo chiesero conto della loro condotta, i commissari risposero di aver agito su mandato del
Consiglio dei ministri della Ue , che in maggioranza erano favorevoli alla liberalizzazione dell’acqua. E così – questa è una di quelle “magie” europee a cui bisognerebbe rimediare prima che sia troppo tardi – un organo eletto dai popoli degli Stati membri, il Parlamento, è stato surclassato e messo alla berlina da un manipolo di signori nominati dai singoli governi.

L’Italia però ha qualcosa in più. L’Italia ha le facce di bronzo. Del governo e della cosiddetta opposizione. Capaci di votare tutti insieme appassionatamente – come hanno fatto
Pd, Pdl, Udc e Lega Nord – a favore dell’emendamento presentato dalla coppia Filippo Bubbico- Giovanni Procacci (senatori del Pd).
L’emendamento dice che l’acqua, come risorsa, resta pubblica, ma la gestione dev’essere privata. Esattamente ciò che voleva il governo. Tanto è vero che il senatore
Gasparri e il ministro Ronchi hanno elogiato e applaudito il duo Bubbico-Procacci, che si è poi vantato di aver scongiurato con il proprio emendamento la privatizzazione dell’acqua.

Non l’hanno bevuta, è il caso di dirlo, non solo i parlamentari
Idv, che hanno votato contro, ma anche tre senatori del Pd – Luigi Zanda, Francesca Marinaro e Paolo Nerozzi – che non hanno votato.

Nel frattempo, mentre sta maturando l’idea di un referendum abrogativo, alcune Regioni hanno preannunciato ricorsi alla
Corte Costituzionale contro il decreto-legge Ronchi. Tra queste, anche la Puglia, che ha l’acquedotto più grande d’Europa.
Nel 1999, il governo presieduto da
Massimo D’Alema voleva vendere l’acquedotto pugliese all’Enel per 3.100 miliardi di lire, ma l’affare saltò anche per l’opposizione del “governatore” pugliese Raffaele Fitto, attuale ministro per gli Affari regionali.
Oggi, il “governatore”
Nichi Vendola, all’improvviso, sotto elezioni e con addosso la voglia matta di ricandidarsi alla guida della Puglia, riscopre l’importanza dell’acqua pubblica. Peccato che Vendola si svegli solo ora, dopo aver cacciato in malo modo dalla presidenza dell’Aqp Riccardo Petrella, membro del comitato internazionale per il Contratto mondiale sull’acqua, e averlo sostituito con l’ennesimo dirigente politicamente lottizzato. E dopo aver fatto il sordo con chi gli chiedeva di muoversi per proporre una legge regionale che scongiurasse il rischio di lucrare sull’acqua. Ora, probabilmente, vuol far credere che lui, almeno sull’acqua – non dico la Sanità, ma l’acqua -, è diverso da Ronchi, Gasparri, Bubbico e Procacci. Ah, be’… Sì, be’…






“MALEDETTI VOI...!” ... Appello Scritto da Padre Alex Zanotelli

Diffondetela. Chi vuole aderire alla Lettera di Zanotelli scriva un'email all'indirizzo: beni_comuni@libero.it con la scritta: aderisco.

Napoli, 19 novembre 2009
Acqua privatizzata
“MALEDETTI VOI...!”


Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :”Maledetti voi ricchi...!”

Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua .
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.

A farne le spese è “Sorella acqua”, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua?

Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa “sconfitta” in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.

Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.
Per questo chiediamo:

AI CITTADINI di
-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;
-costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.

AI COMUNI di
-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
-dichiarare l’acqua bene comune,”privo di rilevanza economica”;
-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.
LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE .

AGLI ATO
-ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.

ALLE REGIONI di
-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.

AI SINDACATI di
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

AI VESCOVI ITALIANI di
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .

ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di
-informare i propri fedeli sulla questione acqua;
- organizzarsi in difesa dell’acqua.

AI Partiti di
- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese :
“L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”
Alex Zanotelli



GALLI DA ARRAMPICATA.. Scritto da Marco Travaglio da l'Espresso in edicola

Il 2 novembre, ricorrenza dei Defunti, il professor Ernesto Galli della Loggia si scagliava sul Corriere della Sera contro Michele Placido, reo di aver insultato a “Che tempo che fa” i bersaglieri piemontesi scesi al Sud nel 1860, e contro Fabio Fazio che non li aveva difesi a dovere. “Quel che è grave - tuonava il Galli nonchè della Loggia - mi verrebbe da scrivere vergognoso…, è che a questa ignoranza presti i suoi mezzi il servizio pubblico… Con presentatori non saprei se più ignoranti o più timorosi di opporsi ai luoghi comuni accreditati”. Sante parole, è ora di finirla.

Il 15 novembre però un editorialista dal doppio cognome si arrampica sugli specchi di Via Solferino pur di non chiamare i processi a Berlusconi col loro nome. Il free climber della parola definisce i fondi neri Mediaset e la corruzione di Mills “corto circuito politica-giustizia”, “impasse politica paralizzante” e “vicolo cieco”. Chiamarli processi per frode fiscale e corruzione gli pare brutto. Né lo sfiora l’idea che, se Mills non fosse stato corrotto e Mediaset non avesse accumulato milioni di euro in società off-shore, quei processi non sarebbero mai nati. Infatti auspica che “Bersani e il Pd si muovano per disinnescare il corto circuito, contribuendo a una seria riforma della giustizia”. Come se una seria riforma della giustizia potesse abolire due processi per reati comuni. Lo spericolato commentatore li attribuisce non alle seriali illegalità del premier, ma a una sua fantomatica “vulnerabilità giudiziaria”, insomma a un evento atmosferico, che trasformerebbe la magistratura in “attore di fatto politico” con cui è impossibile “un accordo” (Previti sì che li sapeva trovare gli accordi con i giudici: estero su estero).

In un empito di lucidità, l’ardito editorialista si auto-obietta che Berlusconi potrebbe “mettersi da parte facendosi processare”. Ma è un attimo: si auto-risponde subito che “l’obiezione tradisce una straordinaria ingenuità sul modo in cui funzionano le cose nelle società reali: pensare che un capo politico di straordinario successo si faccia mettere fuori gioco da un tribunale senza combinare sfracelli” è “una favola”. Chissà in quale “società reale” vive costui. In quella d’Israele il premier di straordinario successo Olmert, indagato per finanziamento illecito, s’è dimesso e, anziché combinare sfracelli, s’è fatto processare. Idem decine di popolarissimi politici Usa, da Nixon al governatore di New York Eliot Spitzer, eletto dal popolo ma subito dimissionario per un sexy-scandalo. In Francia De Villepin, indagato nel caso Claistream, ha rinunciato all’Eliseo. Sarà che non conoscevano Galli della Loggia. Già, perché il nostro acrobatico editorialista è proprio lui. Ora, è vero che si occupa di faccende molto meno attuali dei bersaglieri del 1860. Ma non vorremmo che qualcuno definisse grave - verrebbe da scrivere vergognoso - il suo editoriale e lui “ignorante o timoroso di opporsi ai luoghi comuni accreditati”. Anche perché l’una non esclude l’altra.


MI SONO ROTTO I COGLIONI DI BERLUSCONI.. Scritto da Beppe Grillo - FONTE


"Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Ditelo in pubblico, al bar, al ristorante. Gridatelo in radio, ai semafori, scrivetelo ai giornali, inviate mail ai siti italiani e internazionali, alle caselle di posta dei deputati, dei senatori. "Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Non voglio passare la mia vita a inseguire l'ultimo Lodo Alfano, l'ultima ghedinata, l'ultima assoluzione per legge di un corruttore.
Non voglio mettermi a discutere sull'ennesima legge ad personam, sulla presa per il culo della democrazia a ripetizione. Non sopporto più i servi che blaterano di riforma della giustizia nei programmi televisivi. Che difendono l'indifendibile, pagati per mentire, coprire, ululare.E' mai possibile che gli italiani, anche quelli rincoglioniti dalle televisioni, non abbiano un moto di rigetto, un conato di vomito a vedere la Repubblica Italiana trattata come una zoccola? Il Grande Corruttore ha corrotto forse ogni coscienza? Tutto ciò che ha toccato nella sua vita si è corrotto, decomposto. E' lui l'H1N1 della nostra democrazia.
Un campione del falso perbenismo che ha trasformato ogni persona in un Capezzone: da Ratzinger a Bossi, da Fini a Bertone. Fa eccezione D'Alema che è un capezzone naturale. Lo psiconano è un uomo in fuga, una vita in fuga dai processi, uno che ha sempre pronto un piano B per sfuggire alla Giustizia, e poi un altro piano B e un altro ancora. Milioni di piani B, fino alla consunzione del Paese. Un signore che ha permesso che Veronica Lario, madre di tre dei suoi figli, venisse messa con le tette al vento su Libero per averlo criticato. Che usa l'informazione come un ventilatore sparamerda su chiunque gli sia d'ostacolo. L'Italia merita di meglio, siamo diventati lo zimbello del mondo.
Questo vecchio di settantaquattro anni ha fatto il suo tempo come la compagnia di giro che ha messo insieme per proteggersi e che ammorba l'informazione e il Parlamento. Arroganti e ridicoli. Finito Berlusconi (perchè finirà), dovremo pulire dalla sua merda le stalle d'Italia. Ci vorranno anni.
Il 5 dicembre pomeriggio a Roma in piazza della Repubblica è stato organizzato dalla Rete un giorno di caloroso commiato allo psiconano: il "No B day". Io ci sarò. 250.000 persone hanno già dato la loro adesione. Il PDmenoelle ha rifiutato, alla piazza preferisce l'inciucio. Invito i Meet up a partecipare e a diffondere l'iniziativa. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.



QUESTO E' IL POTERE.. Scritto da Paolo Barnard - FFONTE

Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici… ”. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è necessaria una premessa assai breve.

Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e nei loro affari e malaffari. Purtroppo questa abitudine mentale è così radicata in milioni di persone che il solo dirvi il contrario è accolto da incredulità se non derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il potere non è altro che una serie di marionette cui il vero Potere lascia il cortiletto della politica con le relative tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si comprende questo operando un grande salto di consapevolezza, oppure siamo al muro.

“Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”. Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.

E’ nell’aria.

Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente dovete immaginare che esiste un essere metafisico, quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice questo: ‘Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.

Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.

Primo organo: Il Club.

Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono? Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti, nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce. Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale: nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini che devono essere “apatici” e su altre nazioni; ha 390 membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…) ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co.
Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante.

Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della Trilaterale, e questo perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà, cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo. Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale, cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non smentibile invece, e assai rilevante, è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: “Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.” Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita, che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.

Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum, la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics (una delle fucine mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo organo del Potere), membro della Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.

Secondo organo: Il colosso di Ginevra.

Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa. Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che regole così forti siano decise in modo democratico. Nel Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno sviluppati non posseggono le risorse economiche e il personale qualificato in numeri sufficienti per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l’Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.

Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere processato da un tribunale al suo interno (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa riflettere.

Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi che ha partorito:

1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose (WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).

2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista e con che criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette a tutela del consumatore (WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell’ambiente).

3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte degli amministratori locali nel caso volessero facilitare l’inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti – Principio del Trattamento Nazionale ecc.).

4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l’agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).

5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di negoziazione).

E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei capitoli che contano.

Terzo organo: I suggeritori.

Prendete un disegno di legge e un decreto in campo economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti, coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi, con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i migliori cervelli delle pubbliche relazioni in rappresentanza del vero Potere.

In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies internazionali, quelle europee e infine quelle italiane. Parto da queste ultime. Va detto subito che nel nostro Paese l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche perché in Italia esiste un vuoto normativo totale sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti, fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners…). La proiezione per il futuro dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti. In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone). Chi di voi pensa ancora che il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare, tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno scorso.

I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta: i membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e settecentomila dollari.

Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). E’ il solito “socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”. Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una regolamentazione del settore finanziario che il Washington Post ha deriso definendola “Priva di un’analisi delle cause della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds, gli equity funds, e gli investitori strutturati”, cioè nessun vero limite agli speculatori che causarono la catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?

Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta: oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?

Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come 16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o meno, la cui percezione del potere che esercitano è cristallina al punto da spingere uno di loro, Robert L. Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo ufficio spiava le sedi del Congresso USA.

Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano. Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte alla dimostrazione che neppure il governo più potente del mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole: “Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.” Stiamo parlando di uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi.
Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può distruggere una carriera politica staccando un assegno”, in riferimento alle generose donazioni che quei gruppi elargiscono ai due maggiori partiti d’oltreoceano.

Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato.

E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine significa Brussell, cioè la Commissione Europea, che è il vero centro decisionale del continente, e che dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare.
E come sempre, eccovi i nomi dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Buisness Dialogue (TABD) – European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association e altri. Il loro strapotere può essere reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi desideri che consegnava alla Commissione da cui poi pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli ordini. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche, Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…

Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e dei loro ‘suggeritori’.

Quarto organo: Think Tanks.

Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla riscossa delle elite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info). Infatti egli scrisse: “C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. La parola ‘ideologica’ è la chiave di lettura qui, volendo dire che se le destre economiche ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime Think Tanks, come la Heritage Foundation, il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina, le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati, come la Minimal Government, la The Boss, o la Philanthropy Roundtable; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti, l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere. Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi erano di “fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali (sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.

Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti.

Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente descritto qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139. Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da elite di burocrati non eletti secondo principi economici, politici e sociali interamente schierati dalla parte del vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare, obbedendo come sempre.

Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali.

Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato.

Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia, Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti.

Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse) vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare, veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli ultimi della Terra…

Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi, chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, e quale sia il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del ‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business.

Conclusione.

Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari. Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali, che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti (e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è prima nulla a confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti. Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta ‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità organizzata britannica si rese disponibile a condurre il reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei giganti del business internazionale, il pentito disse: “Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer)

Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.
(http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)
Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una speranza.
Le fonti principali di questo articolo:
Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.
Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005, Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009 The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.
Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l’università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.
Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta, L’Espresso 16/03/09
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09
Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007 Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004 JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For President, New Yor Times, June 23, 2000 Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005
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ROBERT KUTTNER & MICHAEL HUDSON, Democracy Now 13 Feb 2009
Paolo Barnard, ‘Perché ci Odiano’, Rizzoli BUR, 2006.
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Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’, www.paolobarnard.info, 2009
Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington, DC
Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory
The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.
I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000 Paolo Barnard, ‘Lo spaventapasseri e la vera catastrofe’, www.paolobarnard.info, 2009
Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento – Sole 24 Ore, 17 settembre 2009 World Investment Prospects Survey, UNCTAD, 2009-2011 The Washington Post, New Money Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006



MANGANO E MANGANELLO.. Scritto da Marco Travaglio - tratto da Il Fatto Quotidiano

“Ma quanto rumore e quanta indignazione per così poco”, scrive sul fu Giornale Mario Cervi, che si proclama erede universale di Montanelli, forse immemore di quel che scriveva già nel ’94 il grande Indro sulla Voce a cui collaborava anche lui: “Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno.
Basta la sovrana e irresistibile televisione”. Da due giorni, grazie al servilismo di Claudio Brachino e dei suoi telekiller, abbiamo un’altra prova su strada del regime dei telemanganelli: il pedinamento del giudice dai calzini turchesi. Nulla di nuovo sotto il sole. Raimondo Mesiano è stato, finora, persino fortunato. In questi 15 anni c’è chi, essendosi messo di traverso sulla strada del Cavalier Padrone facendo soltanto il proprio dovere, se l’è vista anche peggio.
Nel 1993 un giovane di Ravenna, Gianfranco Mascia, lancia i comitati BoBi (Boicotta Biscione). Il primo avvertimento anonimo gli arriva sul telefonino: “Smettila di rompere i coglioni. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi spacchiamo il culo. Gruppo Silvio Forever”. Il 24 febbraio 1994, a un mese dalle elezioni, Mascia viene aggredito da due uomini a volto scoperto che lo immobilizzano con il filo di ferro, gli otturano la bocca con un tampone e lo violentano con una scopa. Il portavoce bolognese del Bo.Bi, Filippo Boriani, consigliere comunale dei Verdi, riceve per posta una busta con una lingua di vitello mozzata e un biglietto: “La prossima sarà la tua”. Edoardo Pizzotti, direttore Affari legali di Publitalia, viene licenziato su due piedi nell’autunno ‘94, dopo il rifiuto di coprire le attività illegali per inquinare le prove delle false fatture di Dell’Utri & C.
Subito riceve telefonate minatorie e mute a casa sua, che - tabulati alla mano - provengono da Publitalia. L’anno seguente viene chiamato a testimoniare contro Dell’Utri al processo di Torino: subito dopo due figuri dal forte accento campano lo avvicinano nel centro di Milano e lo salutano così: “Guarda che ti facciamo scoppiare la testa”.
Nel luglio 1995 Stefania Ariosto inizia a raccontare a Ilda Boccassini quel che sa sui giudici comprati da Previti con soldi di Berlusconi. La notizia rimane segreta per sette mesi, ma non per tutti. Alla vigilia di Natale un pony express recapita all’Ariosto un pacco dono:una scatola in cui galleggia nel sangue un coniglio scuoiato e sgozzato, con un biglietto d’auguri: “Buon Natale”. Sei mesi dopo, a Camaiore, un incendio doloso polverizza la villa di Chiara Beria di Argentine, vicedirettrice dell’Espresso, che all’Ariosto e alla Boccassini ha dedicato numerosi servizi.
Il leghista Borghezio parla di “attentato di stampo m a fi o s o ” e invita il governo a verificare se esso “sia da ricollegarsi con la recente inchiesta sui loschi affari legati a un pool di magistrati e avvocati romani in concorso con noti esponenti politici e imprenditoriali”. La Lega conosce bene quei metodi: per cinque anni, dal ’94 al ’99, Bossi & C. vengono linciati a reti unificate dopo avere rovesciato il primo governo Berlusconi. Poi tocca ai pool di Milano e di Palermo. E ai giornalisti sgraditi: Montanelli, Biagi, Santoro e, ultimamente, Mentana, Boffo e Mauro. Anche Fini e Veronica Lario assaggiano i manganelli catodici, mentrela testimone dello scandalo Puttanopoli, Patrizia D’Addario, riceve strane visite in casa e alla sua ex amica Barbara Montereale esplode l’automobile. Tutte coincidenze, si capisce.



DON PAOLO FARINELLA A SILVIO BERLUSCONI: LETTERA DI RIPUDIO.. Pubblicato da Don Paolo Farinella

Sig. Presidente «pro tempore»
del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,
Palazzo Chigi
00100 Roma
Lettera di ripudio
Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:
< VIDEO >.
Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:
< VIDEO >.
Legittimità elettorale e dignità etica
Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.
Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.
Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».
Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.

Essere «alto» ed essere »grande»
Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.

Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).

La maledizione italiana
A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione si legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.
Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.

Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino di sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.
Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.

Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.

Spergiuro
Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?

Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.

Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.

Affari privati o deriva di Stato?
Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?

Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?

Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veronica Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.

Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.

Strategie convergenti
Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.

Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangente è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.

Ripudio
Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.

Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza

Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.

Genova 09 settembre 2009
Paolo Farinella, prete



MANI AVANTI! COSA C'E' SOTTO?.. Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi

Questa volta il plotone di difesa è scattato prima ancora che venisse sferrato l’ attacco, se così si vuol chiamare la doverosa, obbligatoria e normale (nel senso di “a norma”) azione penale di fronte ad una notizia di reato. Sono bastate un’indiscrezione, una soffiata, o la semplice logica deduzione dei fatti a far tuonare i cannoni.
Per primo lui, l’Imputato con la I maiuscola, che parla già di complotti ai suoi danni quando ancora non risulta nemmeno sia iscritto nel registro degli indagati, ne se lo sarà. Il motivo probabilmente lo sa più lui che tutti noi, compresi i pm sui quali si è già scatenata la solita, noiosa litania dei “cospiratori annidati nel nuovo grumo di potere giustizialista eversivo” raccolto attorno (e almeno questa è una novità) a “Il fatto quotidiano”, il nuovo giornale di Padellaro e Travaglio. Anche questo non è ancora uscito e già è stato tacciato di ogni nefandezza.
Che l’attacco sia la miglior difesa è convinzione diffusa. In effetti siamo nell’era delle guerre preventive, prima ti sparo e poi scopro se sei colpevole.
Ma lasciamo stare, cerchiamo di ricostruire i fatti. Gaspare Spatuzza è il collaboratore di giustizia che ha rimesso in discussione una parte della fase esecutiva della strage di via D’Amelio. Ha detto ai magistrati, per quel poco che è trapelato dalle sue deposizioni blindatissime, che quanto accertato dalle sentenze sulla questione della 126 rubata è falso. Che fu lui a rubarla e non Scarantino e Candura che si sono fatti più di quindici anni di carcere in assoluto silenzio. Ora non ci vuole una mente complottarda per domandarsi perché mai, visto che a quanto pare è Spatuzza ad aver ragione, due criminali di bassa lega subiscano nel sacro terrore una tale sorte e vengano coinvolti in una delle stragi di mafia più inspiegate della storia come quella di via D’Amelio.
Ricordiamoci infatti che dopo diciassette anni e indagini a tutto campo, pentiti compresi, non sappiamo ancora chi fece esplodere il detonatore che sterminò Borsellino e i suoi ragazzi e nemmeno siamo stati in grado di individuare con esattezza da dove.
Quel che sta emergendo è che non tutte le indagini di quel tempo vennero svolte in maniera inappuntabile e che se qualcuno si è auto-accusato e ha accusato ingiustamente, o è stato indotto a farlo, è perché si doveva proteggere qualcun altro.
Spatuzza, che per anni si è arrovellato nel dubbio di parlare o no a causa delle resistenze della famiglia, che infatti non lo ha seguito in questo suo nuovo percorso, è uomo di Brancaccio, uomo agli ordini dei Graviano.
Giuseppe e Filippo Graviano sono stati arrestati a Milano il 27 gennaio del 1994. Lì svernavano per sfuggire al mandato di cattura per stragi perché lì avevano i loro contatti e le loro coperture.
Che i Graviano abbiano avuto rapporti con Dell’Utri è provato nella sentenza di primo grado che condanna il senatore a nove anni e mezzo di carcere, quella che non si osa commentare (o quasi) nei media del regime berlusconiano. La alleghiamo qui sotto così potete leggere con i vostri occhi e dedurre con il vostro cervello.
Ma la coincidenza fastidiosa che spunta ora e che ha fatto scatenare la gran cassa sono le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito.
Questi, al collega Nuzzi di Libero, ha rivelato che la trattativa, quella che nelle sue ricostruzione ha classificato come la terza (vedi articolo Bongiovanni e Cordella) tra la mafia e lo Stato sarebbe stata portata avanti da Provenzano e da Dell’Utri, in sostituzione del padre ormai troppo compromesso per poter essere il tramite per il nuovo patto di silenzio e convenienza che dagli albori della storia repubblicana esiste con Cosa Nostra. Rotti gli equilibri con la Dc, e in ginocchio per la disfatta sentenziata dalla Cassazione che ha reso definitivi gli ergastoli fatti comminare dal pool di Falcone e Borsellino, la mafia infatti ha la necessità impellente di nuovi interlocutori. E li cerca con le bombe. Bombe provvidenziali anche al completo cambio di scenario politico che nel giro di due anni, nel ’92 e nel ’93, biennio stragista, viene completamente stravolto.
Nella motivazione della sentenza di archiviazione di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, indagati come possibili mandanti esterni delle stragi il gip di Firenze aveva rilevato:

“Le indagini svolte hanno consentito l’acquisizione di risultati significativi solo in ordine all’avere Cosa nostra agito a seguito di input esterni a conferma di quanto già valutato sul piano strettamente logico; all’avere i soggetti [cioè gli odierni indagati, nda] di cui si tratta intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato, all’essere tali rapporti compatibili con il fine perseguito dal progetto.

Concludeva tuttavia:
“Sebbene l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità gli inquirenti non avevano potuto trovare, nel termine massimo di durata delle indagini preliminari, la conferma delle chiamate de relato e delle intuizioni logiche basate sulle suddette omogeneità”.

Forse oggi la grande paura di Berlusconi e Dell’Utri è che venga trovata proprio quella “conferma delle chiamate de relato e delle intuizioni logiche basate sulle suddette omogeneità” ed è per questo che il premier è già partito alla carica dei magistrati e Dell’Utri ha minacciato una davvero bizzarra iniziativa di commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi. Insomma il messaggio è che ci penseranno loro, di persona, a risolvere questa situazione.
Che coincidenza che tutto questo fermento di novità si stia concentrando proprio ora alla vigilia della decisione del giudice d’appello del processo Dell’Utri di sentire Massimo Ciancimino. Che dovrà spiegare anche la vicenda del documento ritrovato tra le carpette del padre in cui la mafia reclamava l’appoggio di una delle tv di Berlusconi per perorare le sue cause. Non sarà certo una decisione facile in questo clima tutt’altro che sereno. Ma forse è per questo che è scattato il plotone delle mani avanti.

MOTIVAZIONE SENTENZA DELL'UTRI PRIMO GRADO:
Motivazione sentenza Dell'Utri primo grado (2.79 MB)



L'UOMO APPARTIENE ALLA TERRA.. Dal blog di Domenico Finiguerra

“Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.

Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.

Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.

Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria.

Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.

Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.

Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.

Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore.

Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.

Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela… come Dio ama tutti noi.

Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.
Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”



NON LASCIAMO CHE IL PARLAMENTO EUROPEO BLOCCHI INTERNET! ... di Lorecalle dal sito STAMPALIBERA

Non lasciare che il Parlamento Europeo blocchi Internet! Non ci sarà modo di tornare indietro!
L’accesso a Internet non dev’essere condizionato …e non è solo per la possibilità di praticare P2P, è per la vita in generale!
Ogni persona che ha un proprio sito Internet ha interesse a difendere il libero utilizzo di Internet… così ogni persona che usa Google o Skype, coloro che esprimono liberamente le proprie opinioni così come chi esegue ricerche di qualsiasi tipo, per problemi di salute o per studio, per fare shopping online, per fare nuove conoscenze online, ascoltare la musica e guardare video…

Noi crediamo in un Internet libero – e tu?
L’Internet che noi conosciamo è a rischio per una proposta di legge che il Parlamento Europeo voterà a fine aprile. In base alla nuova proposta di legge, infatti, i provider saranno legalmente autorizzati a limitare il numero dei siti che tu potrai guardare, e a dirti se ti sarà permesso o meno di utilizzare particolari servizi. Questa verrà presentata come “una nuova opzione per il consumatore” all’interno della quale la gente potrà scegliere. Alle persone verranno offerti dei pacchetti simili a quelli per la pay-tv all’interno dei quali scegliere, ognuno di essi ti offrirà un limitato numero di opzioni a cui potrai avere accesso.

Vuol dire che Internet verrà diviso in tante piccole parti e la tua possibilità di accedervi e pubblicare dei contenuti potrebbe essere seriamente limitata. Questo sicuramente segnerà la fine del libero sharing online. Saranno create vere e proprie porzioni di Internet che non ci consentiranno mai di utilizzarlo nello stesso modo in cui è possibile oggi. Tutto questo perché Internet ora sta permettendo scambi tra le persone che non possono essere controllati o “facilitati” da nessun intermediario (ne dagli stati, ne dalle multinazionali) e mentre questo migliora la vita dei cittadini allo stesso tempo comporta una perdita di potere e di controllo per le grandi industrie. Ecco il motivo per cui queste stanno facendo pressione sui politici affinchè attuino questi cambiamenti.

La scusa è di controllare il flusso della musica, dei film e del materiale di intrattenimento che viene liberamente condiviso attraverso la pirateria e il downloading gratis, usando per esempio P2P file-sharing. In ogni caso, le reali vittime di questo piano saranno tutte le persone che usano Internet e l’accesso democrativo e indipendente alle informazioni, alla cultura e ai vantaggi che la rete offre.

Pensa a come usi Internet! Cosa comporterebbe per te se il libero accesso al web venisse tolto?

Internet è ormai fondamentale per vivere e per scegliere liberamente. E’ importante per acquistare prodotti a prezzi vantaggiosi, prenotare biglietti per concerti ed eventi, vacanze, sbrigare commissioni bancarie, seguire i propri affari, reperire materiale utile per gli studi, trovare un lavoro, un appartamento ecc… è anche importante per il tempo libero e il divertimento, ti permette di metterti d’accordo coi tuoi amici senza usare il telefono, chattare e fare nuove conoscenze, organizzare eventi, ascoltare musica, vedere video di intrattenimento, giocare in società ed avere una seconda vita. E’ un mezzo per esprimere te stesso, collaborare, condividere, innovare, stimolare nuove idee per gli affari, cercare nuovi mercati, crear la tua fortuna.

E’ l’economia – stupido!
Milioni di europei ora dipendono da Internet, direttamente o indirettamente, per le loro condizioni di vita. Togliendolo, sminuzzandolo, limitandolo e ponendo delle condizioni per il suo utilizzo, si avrà un impatto notevole sui redditi delle persone. E viste le attuali condizioni economiche questo sarebbe da evitare.

Se i tuoi affari dipendono da Internet è necessario che tu agisca subito!
Prova solo a pensare – come funziona il tuo indirizzo Internet ora? A meno che le persone non avranno il tuo indirizzo nel loro “pacchettino” web a disposizione non potranno trovarti!
Questo significa che non potranno comprare, o prenotare, o registrarsi sul tuo sito, non potranno nemmeno vedere che sei sul web. La tua attività non potrà più trovare fornitori di nicchia e confrontare i prezzi. Sì, Amazon e una selezionata minoranza saranno a posto, saranno “i prescelti” del pacchetto. Ma la tua pubblicità su Google o su qualunque altro sito web perderà incredibilmente di efficacia. Skype potrebbe essere bloccato. In Germania è già stato bloccato. Piccole società potrebbero letteralmente sparire, in particolare i liberi professionisti, gli specialisti di alcuni settori, gli operatori di nicchia e di artigianato.

Questo sta accadendo perché i grandi imperi dei media stanno combattendo contro Internet, ci stanno provando di nuovo! Pensano che se riescono a limitare l’accesso a Internet riusciranno a portarci indietro ad un’epoca in cui l’intrattenimento di massa derivava solo da loro e solo a loro andavano i grandi incassi della pubblicità. Il mondo tornerà un posto formato da comunità locali – e non più un mercato globale connesso, dove non solo le grandi multinazionali hanno possibilità.

Se non facciamo qualcosa ora potremmo perdere la libertà e il libero uso del web. La nostra libertà di scelta (scelta di informazioni, mercato, cultura e divertimento) sarà mutilata.

La proposta dell’Unione Europea rappresenta un enorme rischio per il nostro futuro. Hanno intenzione di farla diventare legge a tutti gli effetti e una volta che questo avverrà non potremo più tornare indietro. Le persone (e perfino i membri del Parlamento Europeo che la stanno votando) non sembrano rendersi conto di tutte le implicazioni che questa legge comporterà – forse perché è veramente complesso da capire – e i cambiamenti legali che son mascherati nel “Pacchetto Telecom” che vorrebbe lasciar tranquille le persone convincendole si tratti solo di cambiamenti per le industrie.

In ogni caso, in realtà, ciò che viene nascosto alle persone è che il pacchetto cambierà profondamente tutto il web in futuro! Il testo che riguarda i tuoi diritti di accedere e distribuire contenuti, servizi e applicazioni è stato eliminato. E il testo che lo sta sostituendo dice che il provider dovrà informarti delle limitazioni, o restrizioni che saranno applicate alla tua connessione. Versioni alternative della legge parlano di “condizioni” – ed è stato proposto che tu venga informato delle condizioni di utilizzo del web.

Questo viene affermato in modo che suoni bene – viene presentato per dare l’idea di trasparenza – se non fosse che, a pensarci attentamente, significa che il tuo provider avrà legalmente diritto di scegliere quali restrizioni imporre al tuo accesso e quali condizioni, altrimenti perché avrebbero bisogno di informarti? Se gli emendamenti del “Pachetto Telecom” verranno votati il cambiamento sarà irreversibile.

La posta in gioco è alta per tutti noi! Dobbiamo agire per salvare Internet!


Il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato la perquisizione ed i sequestri del ROS del 13 marzo 2009 ... di Gioacchino Genchi

Il Tribunale del Riesame di Roma (Presidente Francesco Taurisano – a latere Anna Criscuolo) ha annullato il provvedimento di sequestro nei miei confronti della Procura della Repubblica di Roma, eseguito dal ROS lo scorso 13 marzo 2009. Ho sempre avuto fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni dello Stato.
Mi sono difeso nel processo da accuse infamanti, ordite da chi ha cercato e sta cercando in tutti i modi di colpirmi per quello che è stato il mio impegno al servizio della Giustizia, nell’esclusivo interesse di ricerca e di affermazione della Verità. Ringrazio il mio difensore – l’avv. Fabio Repici – per l’eccellente impegno profuso nel difendermi.
Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo punto, per rispondere alle centinaia di migliaia di e-mail e di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni.
Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di collaborare in oltre 20 anni della mia attività professionale.
Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica di Roma che mi ha indagato.
Un grazie particolare va a mia moglie ed ai miei figli, che mi sono stati vicino ed insieme a me hanno sofferto questo calvario e patito le ingiustizie di una perquisizione domiciliare della mia abitazione e delle abitazioni di Trabia e di Castelbuono dei miei congiunti, che i giudici del Riesame di Roma hanno dichiarato del tutto illegittime.
In ultimo mi sia consentito di ringraziare più di tutti Salvatore Borsellino ed i ragazzi del movimento 19 luglio 1992, che mi hanno dato la forza e la voce per resistere alle ingiustizie che ho subito.
Gioacchino Genchi


L'Obama cancellato- l'America che non piace ai media italiani ... di Gianni Minà

La nuova America di Barack Obama mantiene le promesse riguardo i diritti umani violati a più riprese dall’amministrazione di Bush Jr.
La Commissione di intelligence del Senato americano indagherà a breve sui metodi di interrogatorio e sulle modalità di detenzione messe in atto negli anni scorsi dalla Cia nei confronti di presunti terroristi.
La notizia, per ora riservata, è stata confermata da fonti del partito democratico del Congresso e ovviamente ignorata dalla maggior parte dei mezzi di informazione italiani, anche da quelli che, ritualmente, hanno la faccia tosta di parlare di diritti umani.
Il silenzio è sconcertante, specie se si considera, per esempio, che nel lager di Guantanamo, dove i detenuti erano reclusi in celle simili a stie per polli, dal 2001 al 22 gennaio di quest’anno, quando il nuovo presidente degli Stati Uniti, evidentemente anche lui turbato da questo quadro, ha dato l’ordine di chiuderlo, sono transitati 775 prigionieri dei quali 420 sono stati liberati, dopo torture e offese, senza nessuna accusa o incriminazione.
Un contesto tragicamente simile a quello descritto da Claudio Fava, giornalista, scrittore e parlamentare europeo, presidente della Commissione che ha indagato sulle extraordinary rendition, in un passaggio della prefazione per il libro di Giulietto Chiesa Le carceri segrete della Cia in Europa: “Questa storia è anche un viaggio nell’orrore e nel ridicolo: nomi storpiati, abbagli, menzogne. Con un più tragico e grottesco dettaglio: delle venti extraordinary rendition che la Commissione di inchiesta ha ricostruito, almeno diciotto riguardavano casi di persone totalmente innocenti. Catturate, detenute, torturate e infine- un anno dopo, due anni dopo, cinque anni dopo- liberate con un’alzata di spalle “C’eravamo sbagliati”. E’ solo una stolta avventura della Cia? Non credo. Quegli abusi, quelle menzogne, quegli eccessi sono anche i nostri”.
Anche i dati che abbiamo citato sopra sono indiscutibili e fino a qualche tempo fa, perfino nell’Italia democristiana, avrebbero imposto almeno una riflessione di prima pagina.
Ora invece sono letteralmente spariti, anche in quotidiani prestigiosi come il Corriere della Sera che ha ben due vicedirettori che si dichiarano esperti nell’argomento diritti umani, Magdi Cristiano Allam, candidato dell’Udc alle europee, che appena può lancia una fatwa contro il mondo islamico, per lui radice di ogni violenza del mondo moderno, e Pierluigi Battista che, nei suoi fondi, senza nessun rispetto per i lettori, chiama “dittatore” Ugo Chavez, che in dieci anni di governo del Venezuela ha affrontato una dozzina di consultazioni elettoriali o referendarie, perdendone una sola, e accettando nell’occasione e senza discussione quel risultato.
Mi viene naturale, allora, ricordare con fastidio le faccie stolide di quei presunti esperti di strategie militari che nello studio televisivo di Bruno Vespa, fra il 2001 e il 2003, giocavano a RisiKo con i plastici raffiguranti l’Afghanistan e successivamente l’Iraq convinti, in entrambi i casi, che gli Stati Uniti avrebbero archiviato quelle pratiche strategiche in poche settimane e avrebbero “esportato la democrazia”.
Invece l’Afghanistan è nuovamente in mano ai talebani, ai mercanti d’oppio e ai signori della guerra. Mentre nella terra della civiltà babilonese le vittime civili sono ormai 900mila e a Falluja e in altre zone è provato siano state utilizzate dall’armata Usa armi chimiche.
Lo sconcerto, poi, diventa totale leggendo la conclusione preliminare dell’inchiesta voluta da Barack Obama, addirittura all’indomani dell’investitura, che afferma “Nonostante gli ingenti finanziamenti disposti a partire dal 2003, con i soldi dei contribuenti americani, è impossibile trovare testimonianza di un solo cantiere aperto nella capitale irachena, fatta eccezione per quello del complesso che da pochi giorni ospita la nuova ambasciata Usa”, la più faraonica sede diplomatica del governo nordamericano nel mondo, un complesso di ventuno edifici costato quasi due miliardi di dollari.
In compenso quella che fu la terra della civiltà babilonese è stata inondata di denaro, 125 miliardi di banconote che Paul Bremer, allora scelto da Bush Jr per “ricostruire” un paese appena raso al suolo, aveva preteso in contanti.
Ora l’indagine governativa in corso sta rilevando che la metà dei soldi risulta sparita nel nulla, 57,8 miliardi di dollari, che dovevano essere destinati a scuole, ospedali, strade, abitazioni e a ricostruire i servizi essenziali, e che invece sono finiti nelle tasche degli speculatori internazionali, o fanno parte dei bilanci di ditte come la Hullyburton, creatura cara all’ex vice presidente Dick Cheney, i cui manager arrivavano in Iraq accompagnati da guardie del corpo chiamate contractors e pagate non meno di 15mila dollari al mese.
Al Pentagono, gestito allora dal disinvolto ministro Donald Rumsfeld, che stava conducendo la guerra e aveva già approvato informalmente la pratica della tortura, Bush aveva infatti affidato, senza scrupolo anche l’incarico della ricostruzione. L’ordine era di sospendere sia la legge irachena, sia quella americana.
In questo modo gli investitori hanno potuto godere di una immunità tale da traformare l’Iraq in una “zona di libera frode”, in cui milioni di dollari in contanti sono stati consegnati a truffatori per opere mai portate a termine.
La stampa occidentale, compresa quella “liberal” nordamericana (era l’epoca dei giornalisti uccisi a Bagdad o a Falluja dal “fuoco amico”) che, nell’occasione, come mi disse Noam Chomsky, aveva abdicato alla sua storia, non ebbe il coraggio e la dignità di denunciare quello scempio.
Paura o cinismo? Forse solo opportunismo.
Certo, ora che la realtà viene a galla, così meschina, così feroce, è sconcertante scoprire che, salvo alcuni casi, l’atteggiamento dell’informazione non è cambiata. Ignorare, eludere, queste notizie continua ad essere la linea dei media occidentali, specie in Italia dove è passato sotto silenzio perfino l’inquietante lavoro di lobby che il presidente Bush nell’estate del 2006 fece con i senatori repubblicani McCain, Warner, Graham e Collins, compagni di partito che, assaliti evidentemente da un sussulto di coscienza, si opponevano all’approvazione della legge che avrebbe autorizzato la tortura, ora subito sospesa da Barack Obama.
Una storiaccia senza morale che avrebbe meritato, allora come adesso, uno straccio di editoriale, due righe di commento, delle penne democratiche del nostro paese o della satolla Europa. Ma la latitanza morale dei nostri più prestigiosi editorialisti e commentatori tv diventa ancor più colpevole quando, meno di una settimana dopo, è arrivata la notizia che Bush Jr aveva trovato un accordo con i senatori “ribelli”. Ribelli a che cosa? Al cinismo e all’ipocrisia della nazione guida delle democrazie occidentali?
Eppure le conclusioni preliminari dell’inchiesta amministrativa in corso sono esplicite:”L’intero progetto di ricostruzione in Iraq è stato un pieno fallimento. Si è passati da una guerra lampo all’idea di mettere insieme uno stato dalle fondamenta, senza avere un progetto degno di questo nome alle spalle. La Coalition Provisional Authority ha dato prova di cattiva gestione, di assoluta mancanza di controllo, spalancando le porte ad ogni tipo di attività criminale”.
Sono parole che mi fanno venire in mente il bellissimo documentario Ma dove sono finiti i soldi del giovane medico e giornalista iracheno Ali Fadhil, trasmesso all’epoca alle undici di sera a C’era una volta, il programma di Rai Tre di Silvestro Montanaro, dove si vedevano i marines durante le operazioni di scarico di un aereo in Iraq prendere a calci, come se giocassero a football, i sacchi di dollari inviati per la “ricostruzione”.
Norma Rangeri, nella rubrica sui programmi televisivi che tiene sul Manifesto, si domandò giustamente perché nemmeno una di quelle immagini fosse stata mostrata in un telegiornale e, aggiungo io, nemmeno nei programmi di Vespa, Ferrara, Mentana, Santoro, Floris e Piroso. Purtroppo i giornalisti liberali o riformisti, come si dice ora, sono in Italia, tendenzialmente, distratti o servili. Non provano nemmeno il disagio che Barack Obama ha espresso già il giorno successivo al suo insediamento, quando ha deciso di chiudere il lager di Guantanamo, fermare le commissioni militari, veri illegali tribunali speciali che vi agivano e mettere al bando l’uso della tortura da parte della Cia.
Insomma, tentando di smontare in pochi giorni alcuni dei passaggi più inquietanti della politica di Bush Jr.
Da noi, invece, gli otto anni nefasti di W., che Oliver Stone, il regista di Platoon, Nato il 4 luglio e JFK, ha accusato pubblicamente di “aver infranto ogni limite morale”, hanno trovato eco solo da pochi giorni nella rubrica del critico televisivo del Corriere della Sera. Aldo Grasso si è offeso perché Miguel d’Escoto, antico combattente per i diritti dei più poveri e degli esclusi, prete sospeso a divinis dal Vaticano perché aveva accettato l’incarico di ministro degli esteri dell’esausto Nicaragua sandinista, scampato alla guerra sporca dei contras, le milizie del dittatore Somoza, sostenute dal presidente Usa Ronald Reagan, si era augurato, in un collegamento con il Festival di Sanremo, di poter superare l’isolazionismo che aveva caratterizzato la politica nordamericana negli anni della presidenza di Bush Jr.
D’Escoto parlava da New York come presidente (eletto per il suo prestigio internazionale) della 63a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, estemporaneamente intervistato da Paolo Bonolis in una di quelle iniziative spericolate della tv generalista, quando vuole dare prestigio ad un programma nazionale e popolare.
Aveva affermato d’Escoto: “O ci amiamo o affondiamo tutti (…) Cogliamo, con l’aiuto della musica l’occasione di rinnovare lo spirito per lottare tutti insieme per un mondo migliore”, accenando alla speranza di superare l’atteggiamento non collaborativo dell’America di Bush nei riguardi delle Nazioni Unite.
Ma tanto era bastato al critico del Corriere per sollecitare addirittura le alte cariche dello Stato italiano a chiedere scusa agli Stati Uniti.
Scusa di che, Aldo Grasso? Se è vero, come è vero, che d’Escoto ha affermato una verità inconfutabile, specie per un cittadino di un paese latinoamericano, massacrato dalla “guerra sporca” benedetta trenta anni fa da Ronald Reagan?
Questa purtroppo è la nostra informazione. Tutte le notizie non gradite agli Stati Uniti, o che sottolineano una loro sconfitta materiale e morale, vengono eluse, evitate, respinte, quasi fosse il pedaggio da pagare ancora ai vincitori della seconda guerra mondiale, per antonomasia indiscutibili, democratici e liberatori.
Invece, le “gesta” dei nordamericani, nell’ultimo mezzo secolo, sono state spesso anche scorrette, egoiste, poco eroiche. Dalla guerra in Vietnam, per di più persa miseramente, al crudele Plan Condor, voluto dal presidente Nixon e dal segretaio di stato Kissinger per coordinare fra loro le dittature militari latinoamericane degli anni ’70, ed aiutarli ad annientare tutte le opposizioni progressiste del continente, fino alla guerra in Iraq.
Quando si verificano eventi così inquietanti c’è, in Italia, una sorta di consegna del silenzio, una fuga dalla realtà.
Per capire con quale superficialità vengono spesso decisi i nostri destini c’è voluta, per esempio, la testardaggine di Oliver Stone, un vecchio cacciatore di documenti inoppugnabili, che diventano sceneggiature di indimenticabili film di denucnia. Questa volta, raccontando nel film W., le “imprese” del Presidnete degli Stati Uniti negli anni in cui è crollato anche il muro del capitalismo, si può permettere perfino il lusso di essere magnanimo e di leggere il catastrofico bilancio del suo governo come la frustrazione di un piccolo uomo schiacciato dalla figura del padre, che fu direttore della Cia, vice presidente di Raegan e a sua volta presidente.
Tutto questo però senza dimenticare di sottolineare la follia di una politica avida, corrotta e guerresca, che solo la malafede della nostra informazione ha continuato pervicacemente a ignorare.



PUNTUALIZZAZIONI SUL NUCLEARE ... di Roberto Meregalli - Rete Lilliput

Qualche puntualizzazione dopo l'overdose di articoli e commenti apparsi sulla carta stampata in seguito allo show di Berlusconi e Sarkozy per dichiarare il ritorno del nucleare in Italia.

Prima cosa, Italia e Francia non hanno firmato alcun accordo internazionale, e' stata firmata una lettera di intenti (per la precisione due memorandum of understanding) da Enel ed EDF con cui le due societa' si impegnano a "costruire una joint-venture paritetica che sara' responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilita' per la realizzazione di 4 unità di generazione" (fonte ENEL).
Pertanto si tratta di un accordo fra imprese che non prevede alcun impegno vincolante e pertanto non prevede nessuna penale nel caso che il progetto non vada in porto.

Riguardo alla scelta nel reattore EPR, non si tratta di una scelta sorprendente, o si sceglie l'EPR o si sceglie l'AP 1000 di Werstinghouse. Scegliere l'EPR e' la cosa piu' naturale per Enel perche' gia' possiede il 12,5% dell'EPR in costruzione in Francia (a Flamanville) e perche' l'EDF e' disposta a partecipare al capitale necessario a costruire le centrali. Cosa non secondaria visto il periodo nero di Enel.
Molti giornali hanno dato per risolti i problemi di sicurezza e di scorie in questa terza generazione. Falso.

Innanzitutto va chiarito che i reattori nucleari di III generazione, sviluppati negli anni ’90, rappresentano l’evoluzione della II generazione sviluppata negli anni 1960-70, la fisica del reattore e’ immutata, sono stati invece migliorati tutti i dispositivi tecnologici di contorno. Sul fronte sicurezza, la terza generazione si distingue dalla precedente perche’ i sistemi di sicurezza sono ridondanti o sono di tipo “passivo”. Gli EPR sono del primo tipo ovvero se esiste un sistema di pompe per far circolare l’acqua per il raffreddamento, tale sistema è quadruplicato in modo che se si guasta, ve ne sono altri tre pronti ad entrare in azione. I sistemi passivi (come l’Ap 1000 di Werstinghouse) sono invece quelli che, facendo affidamento su circolazione naturale, gravità, convezione e gas compressi, fanno sì che il reattore sia in grado di auto-arrestarsi in caso di necessità e di assicurare la refrigerazione in condizioni di sicurezza anche in assenza di alimentazione elettrica e di operatori.

E’ indubbio che i reattori di III generazione siano migliori dei precedenti, così come una nuova auto è generalmente più sicura del vecchio modello rottamato, ma il rischio di incidenti permane. Riguardo agli EPR va segnalato che il giornale inglese “The Independent” sostiene che in caso di incidente catastrofico morirebbero il doppio delle persone rispetto ad un vecchio reattore poiche’ la quantità di materiali radioattivi presenti nei reattori e’ maggiore. I documenti redatti da EDF dicono che le quantità di Bromo, Rubidio, Iodio e Cesio radioattivi saranno 4 volte superiori rispetto ad un reattore normale. Stime indipendenti di Posiva Oy (che smaltisce scorie nucleari finlandesi) dicono che lo Iodio 129 sarebbe 7 volte tanto, la NAGRA (Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste) dice che il Cesio 135 e 137 prodotto sarebbe 11 volte tanto.

Si continua a sostenere che le nuove centrali serviranno ad abbassare le bollette elettriche. Ma qualcuno ha rilevato sconti sulla propria bolletta dopo l’avvio della riconvertita centrale di Torre Valdariga Nord? La riconversione di questa grande centrale da petrolio a carbone, definito “pulito”, inaugurata il 30 luglio 2008 da Scajola in persona, era stata sostenuta dall’Enel proprio per ridurre le tariffe elettriche, essendo il carbone meno costoso di metano e petrolio e piu’ abbondante di entrambi (anche se piu’ inquinante). Anche la borsa elettrica, creata pochi anni fa con la liberalizzazione del mercato, doveva far abbassare i prezzi, qualcuno se ne è accorto?

Riguardo alle scorie Attualmente (dati ISPRA) abbiamo circa 60 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (in parte stoccati all’estero ma destinati a rientrare) e 235 tonnellate di combustibile irraggiato per cui dobbiamo trovare un sito sicuro. Iniziamo a smaltire queste prima di produrne altre!

Molti dicono che e' questione di tempo perche' la quarta generazione di reattori non ne produrra' piu' e consumera' altri combustibili per cui non serve neppure preoccuparsi se l'uranio economicamente conveniente durera' solo altri sessanta anni.

Falso perche’ la quarta generazione e’ un mito, e’ il sogno di un nucleare che non abbia i problemi del nucleare!

Attualmente esiste un comitato internazionale formato da dieci paesi che lavora su sei tecnologie di reattori, comunemente identificato col termine quarta generazione:
1. reattori veloci raffreddati a gas
2. reattori veloci raffreddati al piombo
3. reattori a sale fuso
4. reattori veloci raffreddati al sodio
5. reattori supercritici raffreddati ad acqua
6. reattori a gas ad altissima temperatura

Quali fra questi vedrà un giorno la luce e’ troppo presto per dirlo e qualsiasi previsione e’ puro esercizio di fantasia.

Per quanto riguarda il discorso di copiare altri paesi "virtuosi" come Francia e Svezia e' bene dire che ogni paese deve cercare il proprio modello di produzione di energia elettrica basandosi sulle proprie caratteristiche peculiari. La Svezia non ha il nostro clima per cui sarebbe un errato modello, la Francia ha scelto il nucleare per diverse ragioni, non escluso il fatto di avere un arsenale nucleare militare. Il nucleare civile è integrato a quello militare poiché le tecnologie sono le stesse.

Certo guardare oltre confine non fa mai male, ma perche’ non guardare allora alla Spagna, alla Germania o al Portogallo? Un paese, come l’Italia, povero di risorse energetiche primarie e dipendente dalle importazioni dall’estero. Ebbene il Portogallo sta diventando un leader mondiale nelle fonti alternative (Vedi Financial Times 28 febbraio 2009), ed entro il 2020 prevede di produrre il 60% dell’energia elettrica da fonti alternative!

Infine, per quanto riguarda i costi, si e' detto che lo Stato non paghera' nulla, sara' tutto a carico delle imprese.

Ma quando si parla di incentivi per convincere i comuni ad accettare un insediamento nucleare di che soldi si sta parlando? Quando si parla di Agenzia nucleare da creare di che soldi si parla? Quando si parla di rifiuti e di discariche nucleari di che soldi si parla? Quando si parla di assimilare l'energia nucleare e fonti alternative (per accedere ai finanziamenti del CIP6?) di che soldi si parla?

E quanto all'Enel, visto che il 31% e' in mano allo stato (Ministero del tesoro e Cassa depositi e prestiti), di che soldi si parla?

Tenuto conto che il controllo del Tesoro su questa impresa sta facendo solo danni visto che piuttosto che ridurre i ricchi dividenti e limitare il debito dell'azienda, il ministero (per non rinunciare all'assegno annuale di 900 milioni di euro che ricava) impone un aumento di capitale che, ironia della sorte, al solo annuncio ha fatto perdere a ENEL in due giorni il 14% bruciando un capitale di 3,6 miliardi (pari a meta' dell'aumento di capitale programmato); con quali soldi costruira' i 4 EPR un'azienda che in borsa vale poco piu' di 24 miliardi di euro e con le acquisizioni degli ultimi anni ha maturato un debito di 61 miliardi ?


La bozza di Disegno di Legge del senatore Franco Orsi: una lista di vergogne senza fine ... da Lega Abolizione Caccia sez. Veneto.

Dal Senato della Repubblica parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla Natura, agli animali selvatici, ai parchi, alla nostra stessa sicurezza: una bozza di disegno di legge di totale liberalizzazione della caccia. E' firmato dal senatore Franco Orsi, relatore incaricato di predisporre un testo base unificato, in seno alla Commissione Territorio/Ambiente del Senato di una dozzina di altri ddl "spara-tutto", già depositati l'anno scorso , prevalentemente da parlamentari del PDL e della Lega.
Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione delle aree protette, possibili abbattimenti di orsi, lupi, cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze. .
La legge 157/1992, l’unica legge che in parte tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per essere fatta a pezzi. .

Ecco la lista degli orrori.

Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.
L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, della cui tutela non sarebbe più compartecipe
Scompare la definizione di specie particolarmente protette.
Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.
Si apre la caccia a molte specie lungo le rotte di migrazione.
Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori, come i valichi montani
Totale liberalizzazione dei richiami vivi!
Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente
Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato.
Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato (con possibilità illimitate di falssi e riciclaggi) . Uno per tutti!!!
Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli,…
700 mila potenziali imbalsamatori
I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?
Mortificata la ricerca scientifica
L’Autorità scientifica di riferimento per lo Sato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali. Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria. Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.
Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.
Un’incredibile formulazione del testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette !
Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale!
Norma offensiva! Chi protegge "troppa" natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un dramma
Licenza di caccia possibile a 16 anni.
Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili !
Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera!
Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”.
Un vero e proprio Far West naturalistico.
Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili.
Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà alle regioni Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe per le ripetute infrazioni europee le pagheremmo noi!
Caccia con neve e ghiaccio.
Si potrà cacciare anche in presenza di neve, o acque con superfici ghiacciate , cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, riparo.
Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli!
Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!
Ridotta la vigilanza venatoria.
Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza !
Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale.
Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.
E altro, tanto altro ancora.

Fermiamoli!!!

Lega Abolizione Caccia -Sezione Veneto [ lacveneto@ecorete.it ]


BORSELLINO E IL PROFUMO DI LIBERTA' ... 29 gennaio 2009

Ieri in Piazza Farnese nessuno ha offeso Napolitano. Lo dimostrano i video disponibili in Rete. Se è necessario possono testimoniarlo le migliaia di persone presenti. E' vero invece che è stato rimosso uno striscione con la scritta: "Napolitano dorme.L'Italia insorge" dalla Polizia. La prossima volta scriveremo che: "Napolitano è sveglio ed è anche un bell'uomo".
Ieri in Piazza Farnese hanno parlato i familiari delle vittime di mafia, non era una manifestazione politica, io sono stato invitato e ho aderito, così come hanno fatto Travaglio, Vulpio, Di Pietro e altri. Ieri in Piazza Farnese le parole importanti sono state quelle di Salvatore Borselllino, di Sonia Alfano e le loro accuse con nomi e cognomi a persone che occupano alte cariche dello Stato. Nessuna delle loro parole è stata riportata dall'informazione. Schifani ha espresso la sua solidarietà a Napolitano per un'offesa che non gli è mai stata rivolta. Il Senato, ridotto a un gruppo di penose comparse, ha applaudito in piedi. Nessuna parola in Senato per i caduti di mafia, per i fatti gravissimi denunciati dai loro familiari.
I nostri dipendenti fanno quasi tenerezza quando non fanno anche schifo. Uno schifo misto a tenerezza. Gli stiamo togliendo il giocattolo e fanno i capricci.
Il discorso di Salvatore Borsellino in piazza Farnese sarà ricordato come l'orazione funebre della seconda Repubblica.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Come Arancia Meccanica

Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella come mettevano quegli assassini di Arancia Meccanica, aprirgli gli occhi e costringerli a vedere, vedere, vedere, vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una cosa che mi ha detto Gioacchino Genchi, che è arrivato sul luogo della strage due ore dopo il fatto. Io ci misi cinque ore a sapere che mio fratello era morto perché la televisione dava notizie contraddittorie: forse è stato ferito un giudice, forse sono stati feriti uomini della scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò dall'ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C'era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe ottanta secondi dopo che mio fratello era stato ucciso e io vorrei, io chiedo, io grido: voglio che queste cose vadano a finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste complicità che ci sono state all'interno dello Stato!
L'avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell'Utri: ecco perché vogliono impedire le intercettazioni, perché quelle cose non possiamo, non dobbiamo sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo conto di quella che è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio alle istituzioni è che queste persone indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato.
E' il fatto che una persona che è stata chiamata “Alfa”, in un processo che non è potuto andare avanti perché è stato bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i mandanti occulti e esterni, possa occupare un posto così alto all'interno delle nostre Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha raccontato che aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima perché faceva da piantone alla Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il piantone, per fare la scorta a un giudice in alto pericolo di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel giorno era lì a difendere con il suo corpo, e nient'altro che con quello, Paolo Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui parlano Berlusconi e Dell'Utri, dicendo che Vittorio Mangano è un eroe.

Eroi in fila per andare a morire

Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce n'erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage, arrivando in via D'Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall'intonaco del numero 19 di via D'Amelio.La riconobbe perché c'erano dei capelli biondi insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero riconosciuti perché era l'unica donna che faceva parte della scorta, vennero mandati a Cagliari.Sapete cosa venne fatto? Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai genitori di Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi vuota da Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato. Questo è lo Stato che ha contribuito ad ammazzare Paolo Borsellino e io vi racconto queste cose non per farvi commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di piangere.
E' il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di resistenza! Il tempo di opporsi a questo governo che sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci sta consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che abbiamo permesso che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice - dopo la manifestazione degli universitari che hanno capito che in Italia si sta cercando di distruggere l'istruzione perché l'istruzione può portare alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano centri di resistenza e i ragazzi l'hanno capito - e Cossiga cosa ha detto? Ha detto che bisogna mettere infiltrati in mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine, perché vengano distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche donna, qualche bambino perché si possano manganellare quei ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che ci meritiamo quelle manganellate per avere permesso che il nostro Paese diventasse quello che è diventato. Un Paese che non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio della Colombia.
Genchi è arrivato in via D'Amelio due ore dopo la strage, ripeto, si è guardato intorno e ha visto un castello. Ha capito che non poteva essere che da quel posto fu azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di identificare le persone che c'erano dentro, mediante le sue tecniche. Ha capito che da quel castello partirono delle telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono enormi, egli è in grado, dagli incroci dei tabulati telefonici e non dalle intercettazioni, di riuscire a inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché così come hanno ucciso i magistrati si cerca di uccidere anche Genchi. Questo è il vero motivo: per togliere un'altra arma a quello che è la parte sana di Stato che è rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io ieri ho sentito un magistrato – uno di questi uccisi senza bisogno di tritolo – che mi ha detto: “avrei preferito essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno per giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora cerca di combattere la criminalità organizzata, non viene più ucciso con il tritolo, viene ucciso in maniera tale che la gente non se ne accorga neanche, non reagisca.

Quel fresco profumo di libertà

Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell'opinione pubblica, a quello che mi ero illuso di riconoscere come quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo. Quel profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e fin della complicità. Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo dal quale oggi non possiamo stare lontani perché sta permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo morisse perché il nostro Paese potesse cambiare allora avrei ringraziato Dio di averlo fatto morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato felice di sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il baratro nel quale siamo precipitati: io ringrazio Dio che Paolo sia morto, che non venga ucciso come stanno uccidendo De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio Iddio che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che messaggi ci arrivano dalla magistratura? Il presidente dell'Anm dice: “abbiamo dimostrato che la magistratura possiede gli anticorpi per reagire”. E' una vergogna che un magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha dimostrato, semmai, di avere al suo interno quelle cellule cancerogene che la stanno distruggendo, e così come hanno vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica. La magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di essere corrotta al suo interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi di governo della magistratura.

Mancino mente

Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm, quello che dovrebbe essere l'organo di autogoverno della magistratura, c'è una persona indegna, indegna!, come Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente dicendo di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del 1992, quando sicuramente a Paolo Borsellino venne prospettata quella ignobile, scellerata trattativa tra lo Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo Borsellino è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi di traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a patti con la criminalità che combatteva, con chi poco più di un mese prima aveva ucciso quello che era veramente suo fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto così sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto andava eliminato, e in fretta.
Tant'è vero che il telecomando della strage di via D'Amelio fu premuto. Queste cose non sono potute arrivare al dibattimento perché tutti i processi sono stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello Utveggio, dove c'era un centro del Sisde, i servizi segreti italiani, è da lì che è arrivato il comando che ha provocato la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno ucciso Paolo Borsellino, hanno ucciso Giovanni Falcone e adesso uccidono anche Genchi, De Magistris, tutti i giudici che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti muore, non si può arrivare a quel punto perché oggi gli equilibri che reggono questa seconda repubblica sono basati sui ricatti incrociati che si fondando sull'agenda rossa.
Un'agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di Paolo Borsellino, in cui queste trattative, queste rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo pentiti come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente annotate. Quell'agenda doveva sparire, è questo uno dei motivi della strage. Quell'agenda doveva sparire, su quell'agenda io credo che si basano buona parte dei ricatti incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino! Non può soprattutto adoperare quel linguaggio indegno che adopera. Dice: “Io non posso ricordare se fra gli altri giudici c'era anche Paolo Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non hai visto chi era quel giudice vestito con la sua toga che trasportava la bara di Falcone? Non l'hai visto? Non ti interessavano quelle immagini? Eri ministro dell'interno e non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell'agenda che ho mostrato e nella quale c'è scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di pugno autografo da Paolo? Lui ha mostrato un calendarietto in cui non c'era scritto niente, l'ha mostrato semplicemente e c'erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E' questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che cercare di accordarsi con la criminalità organizzata. E' per questo che è stato ucciso mio fratello: perché mio fratello si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di chiederlo finché avrò vita, che sia fatta giustizia, che vengano cacciati dalle istituzioni quelle persone che sono complici di quello che è successo. Non che venga data l'impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e invece non può essere neanche indagato, intercettato, non si può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana, per cui ci hanno infilato in un'acqua che a poco a poco si riscalda e la gente non si accorge il punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando nel baratro e da questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Emanuela Loi, a questi che veramente sono eroi. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese, questo Paese è nostro, lo Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno tentato di uccidere ha detto, ed è quello che dobbiamo fare, l'unica cosa che ci resta da fare prima di cadere in un regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza! Resistenza! Resistenza!"



IO SO ... PIAZZA FARNESE - 28 gennaio 2009

"Ragazzi, io voglio abbracciarvi tutti perché avete fatto una cosa fantastica.
Siamo i grandi perdenti! Siamo i perdenti, guardatevi in faccia: dove vogliamo andare con queste facce? Da nessuna parte.
Siamo in una piazza dove dal suo superattico ci sta guardando Previti agli arresti domiciliari e se la sta ridacchiando!
Signori, noi siamo quelli che alla catastrofe ci arrivano con ottimismo. Vedo che sono arrivati gruppi da tutta Italia, siete fantastici. Gente che arriva dalla Calabria, dalla Salerno-Reggio Calabria: li riconosci perché hanno la macchina ancora piena di terra.
Ho visto quelli di Napoli, il MeetUp di Napoli: li riconoscete perché sono fosforescenti con le loro scorie tossiche.
Ci sono i sardi, che non sapevano nulla di questa manifestazione perché hanno il digitale terrestre e non sanno più un c...o di quello che succede nel mondo.
Io voglio ringraziare i parenti delle vittime della mafia. Abbiamo messo in galera Riina e Provenzano ma i mandanti sono ancora in un Palazzo di questa città.
Voglio dire che hanno fatto delle leggi, noi che siamo sfigati, disgraziati e perdenti facciamo leggermente paura. Facciamo paura con le nostre webcam, facciamo paura con la Rete.
Un cittadino oggi rimane escluso da qualsiasi decisione che possa influire sul suo futuro.
Abbiamo fatto i V-Day, le petizioni popolari, abbiamo fatto i referendum. Ho portato io alla Cassazione di Roma le firme per i referendum e davanti avevo un giudice di 85 anni che si chiama Carnevale.
Un giudice - non fischiate! - che mi aveva raccomandato Totò Riina dicendo che è una persona perbene.
Questo Paese è alla rovescia, noi parliamo di giustizia, abbiamo sentito Kriptonite Di Pietro che è l'unico che fa un po' di opposizione.
Il Parlamento è chiuso! Il Parlamento non legifera più! Abbiamo al governo nani, psiconani, ballerine, ruffiani, abbiamo di tutto!
Non ne bastava uno di psiconano, abbiamo anche l'altro nano, Brunetta: l'iPod nano!
E' uno che per mettersi le mani in tasca deve sedersi.
Siamo in un momento strano, dove non si dice più la verità. I mezzi di informazione non hanno detto niente, qui c'è pieno di Digos che ci sta riprendendo: saluto la forza pubblica, grazie di esserci, avete riempito la piazza... se non era per voi eravamo quattro gatti.
Guardate il vicino: è travestito, non si capisce più chi siamo, cosa facciamo.
E' un Paese che non c'è più, un Paese dove la Fiat tre giorni fa dichiara che ha comprato il 35% della Chrysler e crolla in borsa. Oggi dichiara che deve licenziare dai 60.000 ai 100.000 individui.
E' un Paese che non c'è più, dove la verità si sa all'ultimo momento. Siamo invecchiati di cento anni con Obama. Obama parla di Rete, di democrazia dal basso, mette le leggi e le fa discutere in Rete una settimana prima di promulgarle.
Noi abbiamo lo psiconano che fa la campagna elettorale in Sardegna a spese dello Stato. Un premier che fa campagna elettorale per un partito... italiani!
Non voglio gridare, voglio calmarmi, voglio essere buono e non dire neanche una parolaccia. Non voglio neanche nominare Napolitano, se no poi dicono “Grillo attacca il Presidente”.
Non voglio dire nulla. Voglio dire solo: Maroni ha dato disposizione di non fare più assemblee nelle piazze. Non si potranno più fare manifestazioni nelle piazze dove ci sia una chiesa.
Praticamente in tutte le piazze d'Italia c'è una chiesa e dove non c'è una chiesa ci faranno delle madonnine nascoste nell'angolo.
Maroni, che manda la polizia nelle scuole, manda la polizia in antisommossa contro i cittadini.
Maroni, che sembra un rappresentante DeLoreal. Maroni, che è stato condannato in via definitiva per oltraggi a pubblico ufficiale. Pensate! Lui era contro la polizia in una manifestazione, è caduto per terra e ha preso la caviglia di un poliziotto e la morsicata!
Abbiamo un ministro degli interni che morsica le caviglie ai poliziotti. Quando i poliziotti vedono Maroni hanno paura, si mettono degli anfibi lunghi fino qua!
Noi siamo in un Paese in delirio, stiamo delirando con l'economia, con la giustizia.
E' un Paese che non so che fine farà. I referendum li mettono nei cassetti, le leggi popolari nei cassetti.
Noi avevamo chiesto col primo V-Day, e sono state depositate quattrocentomila firme, di togliere i pregiudicati dal Parlamento. Ne abbiamo ancora 18, condannati in via definitiva, e sono quelli che sono i grandi mandanti di tutti i casini che ci sono stati. Li abbiamo ancora.
Chiedevamo due legislature poi a casa, non trent'anni o trentacinque anni di politica a 20.000 euro al mese: queste cose vanno mandate affanculo.
Terzo: voto di preferenza. Nessun cittadino ha scelto chi ci governa, ci hanno preso per il culo, continuano a prenderci per il culo e questo è un governo abusivo, anticostituzionale e illegale.
Italiani! Oggi la mafia è stata corrotta dall'interno dallo Stato. Questo è un Paese da rifare, democrazia dal basso significa cominciare a essere informati, cittadini informati con l'elmetto che decidono di occuparsi della propria città.
Questa è una città da rifare moralmente. E' una città meravigliosa data in pasto a della gente che è ai limiti della criminalità. Bisogna reimpadronirsi dei comuni.
Noi abbiamo lanciato un'operazione, attraverso la Rete, che si chiama fiato sul collo: ragazzi dei MeetUp con una webcam vanno dentro i consigli comunali e li mandano via, vengono arrestati.
Uno che ha gridato “viva Caselli, viva il pool antimafia” è stato messo in una camera per sei ore.
Uno che grida a Fini “fascista” l'ha preso la polizia.
Io mi rivolgo alla polizia: io so che dentro di voi non ce la fate più, so che siete sull'orlo di un esaurimento nervoso. Siete costretti a difendere i criminali contro i cittadini. Bisogna che la smettiate anche voi, perché davanti avete dei cittadini.
Italiani! Cosa dire? Avremo l'esercito: un militare ogni bella donna. Chissà quanti militari avremo. Se facciamo questa regola, dovremo avere, per ogni mignotta, quanti presidenti del Consiglio?
Signori, noi perderemo. Noi perderemo, siamo fieri di perdere! Forse non è giunto ancora il nostro momento, forse l'economia darà la mazzata finale in questo Paese che è fallito.
Quando un ministro delle finanze, che si chiama Tremorti, preleva i fondi dormienti siamo arrivati a raschiare il barile.
I conti correnti sono quei conti correnti, libretti di risparmio, dei nostri nonni e dei nostri padri che non hanno movimentato per dieci anni. I nostri emigranti, i morti. Sono i conti dormienti.
Tremorti è andato come un principe azzurro coi conti dormienti e invece di baciarli li ha presi e li ha sodomizzati.
Tremorti prende quei soldi per finanziare la social card, due parole in inglese per prendere per il culo gli italiani.
Prende i soldi dai morti per darli ai morti di fame. Quando ci sono queste cose bisogna stare molto attenti.
Han fatto una legge sul federalismo fiscale. Ve lo giuro sulla mia famiglia, l'ho letta: non sono arrivato alla dodicesima pagina, non si capisce niente.
Quando fai una legge che dovrà cambiare l'assetto di tutti i sessanta milioni di italiani e non si capisce siamo al delirio.
Signori, noi saremo presenti. Noi ragazzi e ragazze che sono venuti da tutta Italia con i mezzi di fortuna, tutti i MeetUp, le associazioni.
Faremo delle liste civiche dal basso. Gli iscritti dovranno avere la fedina penale pulita, un miracolo, e non dovranno essere iscritti ai partiti, che sono morti.
PDL e PD-meno-elle. Di la abbiamo uno psiconano e dall'altra parte abbiamo Topo Gigio Veltroni, che non è neanche un parlamentare o un politico: è scemo!
Grazie a tutti, arrivederci!"



I GRILLITREVISO sono PER le AUTONOMIE LOCALI e PER il FEDERALISMO FISCALE ... Scritto da Grillitreviso

In questi giorni, specialmente dopo la manifestazione pubblica di domenica in piazzale Burchiellati siamo stati avvicinati da molti cittadini di Treviso interessati dal nostro appoggio all'autonomia del Veneto ed un federalismo. Come abbiamo spiegato in altre occasioni e come ha ribadito il nostro candidato a sindaco Davide Borrelli dal palco il nostro motto è "Padroni a casa nostra e tolleranti". L'autogoverno dei popoli, per noi infatti deve andare di pari passo con il rispetto dei diritti umani e civili di tutti i cittadini. Per noi sono Veneti tutti coloro che vivono e lavorano onestamente in Veneto. Senza distinzione di razza, orientamenti sessuali o religiosi. Nella nostra Treviso la bandiera del Comune e quella di San Marco sventolano in cielo con il libro aperto con la parola "Pax" . Non esistono bandiere italiane o di altri stati da bruciare o con le quali pulirsi parti intime. Chi non rispetta gli altri non ama sè stesso. Mentre noi amiamo Treviso ed il Veneto.
Il nostro concetto è semplice e chiaro. Il federalismo è come internet. E' il concetto della "rete". Ognuno è autonomo ed interconnesso con gli altri. Un percorso che non può che partire dal basso, dalle radici della democrazia che sono i nostri Comuni e proseguire poi via via a livello Veneto e poi a catena negli altri livelli istituzionali. Il tutto tramite l'apporto diretto dei cittadini, mantenendo un rapporto diretto e costante con il territorio. In questo le Liste Civiche di cittadini possono aiutare veramente questo percorso oggi, avendo trovato in Internet un alleato fondamentale che li può mettere in rete. Alleato che nei primi anni '90 non era così sviluppato. Qualche esempio ? E' anche grazie ad internet che la Lingua Veneta, riconosciuta come tale dall'UNESCO continua a resistere con dizionari online per grandi e bambini. E' grazie ad internet che giovani di tutta la Penisola, ognuno rispettoso delle proprie tradizioni culturali si scambiano idee sul futuro dei loro territori. Innovazione ed Tradizione vanno a braccetto nella nostra idea di città e futuro. E così accade in rete vedere sul blog i Siciliani i Veneti, i Napoletani, i Liguri e così via orgogliosi delle proprie radici culturali, il tutto finalmente senza razzismi o xenofobia e con un pizzico d'ironia che non guasta! QUESTO E’ LA LISTA CIVICA GRILLITREVISO.

LA COERENZA DEL "FU" LEGA
• Se la Liga Veneta negli anni '80 era contro il nucleare ("no al cancro nucleare" era un suo slogan) oggi ci troviamo la Lega Nord che appoggia il nucleare a braccetto con Berlusconi e Fini. Una scelta questa, energeticamente folle che sarà mantenuta solo con le tasse dei cittadini trevigiani e veneti, visto che come gli inceneritori non si mantiene con il mercato privato. E dove metteremo le scorie nucleari ? Sotto la casa di Stefani o quella di Maroni ?
• Berlusconi definito "mafioso" e "piduista tessera 1816" da diversi manifesti della Lega negli anni '90 oggi è il più stretto alleato.
• che dire del voto contrario all'indulto e del fatto di ritrovarsi alleati di chi l'indulto con il suo voto decisivo (FI e buona parte di AN) lo ha fatto passare in parlamento nel 2006 visto che servivano i due terzi dei voti ?
• Come non dimenticare le campagne referendarie contro il finanziamento pubblico dei partiti e per il maggioritario tradite dalla Lega Nord stessa in chiave "berlusconiana" qualche anno più tardi con le proposte di legge firmate da Maurizio Balocchi (lo stesso delle sale Bingo Bingonet aperte e fallite a Treviso) che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti e da Roberto Calderoli che hanno reintrodotto il proporzionale senza preferenze ?
• Nel giugno 1993 votammo anche quattro referendum per abolire due Ministeri, quello all'Agricoltura e del Turismo, dell'Ambiente e delle Partecipazioni statali e passare le competenze alle Regioni. Sono stati ricreati sotto altro nome ("Politiche Agricole" e "Beni culturali e turismo", "Politiche Ambientali", "Sviluppo Economico") e non ci pare che la Lega Nord abbia manifestato contro questo scempio e spreco di denaro pubblico. Anzi nella falsa devolution bocciata dagli elettori nel 2006 venivano centralizzate altre competenze dalle Regioni allo Stato come promozione internazionale del sistema economico e produttivo nazionale»; «politica monetaria ….e del credito …e organizzazioni comuni di mercato , norme generali sulla tutela della salute; sicurezza e qualità alimentari, grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; ordinamento della comunicazione; ordinamento delle professioni intellettuali; ordinamento sportivo nazionale; produzione strategica, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia».
• Sull'informazione la Lega guidava negli anni '90 campagne per boicottare la RAI occupata dai partiti. Dal 2001 al 2006 l'ha occupata e la occupa tutt'ora con suoi giornalisti. E che dire di quando nel 1995 fece battaglia referendaria contro i conflitti d'interessi di Berlusconi e ora li difende avendo votato addirittura la legge Gasparri ?
• Negli anni '90 la fu Lega denunciava con nome e cognome i parlamentari di Fi, AN, PDS, CCD (oggi UdC) che difendevano finanziamenti clientelari per 18.000 assunti nelle Guardie Forestali in Calabria e i primi finanziamenti per il progetto insensato del PONTE SULLO STRETTO. Oggi con chi è alleata ? Con gli stessi che avvallano queste scelte !
• Perchè la Lega Nord difende le Province che sono carrozzoni inutili e di fatto giustificano il ruolo centralista dei Prefetti ? Prefetti che già Luigi Einaudi, liberale antifascista e primo presidente della Repubblica chiedeva di abolire in quanto erano un non senso in una democrazia rappresentativa moderna.
• Negli anni '90 la Lega appoggiava Mani Pulite. Oggi troviamo nelle sue liste condannati, indagati per reati contro l'amministrazione ed alleata con altri partiti che sono "campioni" di condannati in lista. Ogni riferimento al PDL è puramente casuale...


Quale federalismo fiscale vero potremo mai aspettarci per il Comune di Treviso ed il Veneto da chi oramai fa parte del potere costituito della casta in tutto e per tutto e deve rendere conto ai nuovi "padroni" e garantire anch'essa al Governo nel Parlamento dei Condannati finanziamenti per opere inutili e dispendiose ? Da parte nostra se Governeremo il Comune di Treviso appoggeremo qualsiasi iniziativa istituzionale e popolare che andrà nel verso della creazione di un federalismo vero dal basso e di democrazia diretta, come quello Svizzero che parta dai Comuni. Il tutto rispettando sempre i Diritti Umani e Civili di ogni cittadino.

 PROPOSTE PER UN FEDERALISMO CHE PARTA DALLA TRASPARENZA E INNOVAZIONE COMUNALE

Per far meglio comprendere i flussi di cassa, le competenze comunali,regionali, statali e promuovere la partecipazione dei cittadini dal basso proporremo: a) La creazione di un portale online dove i cittadini di Treviso potranno vedere con un sistema internet molto schematico e con controllo di rete aperto, dove andranno le loro tasse. Sia nei flussi verso Roma, che verso il Veneto che negli investimenti comunali. In questo modo i cittadini si renderanno conto in tempo reale dove e come vengono investiti le loro tasse e capiranno l'importanza di arrivare ad un federalismo fiscale e politico maturo dove ognuno si prenda le sue responsabilità. A monte di ogni processo di cambiamento infatti serve una informazione corretta e puntuale che porti ad una rivoluzione culturale. b) Bilancio partecipato nei Quartieri utilizzando come strumento anche internet c) Blog aperti dell'Amministrazione per creare un dialogo costante con i cittadini (iniziativa da tenersi in contemporanea con i "punti d'ascolto" nelle piazze e nei quartieri dove gli assessori incontreranno periodicamente i cittadini).


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