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VORREI ESSERE UN DISOCCUPATO ...
scritto da Dr.ssa Patrizia Gentilini
Gentile Direttore,
vorrei essere un disoccupato!
Non pensi che sia andata fuori di senno per la calura di questi giorni o, men che meno, che voglia farmi gioco di un problema che è purtroppo una tragica realtà per tante famiglie, ma mi creda, avrei solo un enorme piacere nel constatare che per me (e per i miei colleghi ) esiste un problema occupazionale: sono un oncologo e una nostra crisi occupazionale starebbe a significare che di cancro ci si ammala e si muore sempre meno!
Ma purtroppo non è così: di cancro, come di tante altre malattie invalidanti, ci si ammala sempre di più ed in età sempre più giovane e purtroppo anche se si mantiene uno stile di vita esemplare!
Credo che purtroppo ben pochi, fra coloro che in questo momento stanno leggendo queste mie parole, non abbiano sperimentato direttamente o su qualche proprio caro la devastazione che malattie come il cancro comportano sulla vita delle persone.
Parlare di devastazione delle nostre vita a causa del cancro quando da qualche parte sembra che la guerra contro il cancro sia per essere vinta ( magari con qualche "camera magica" in grado di fare diagnosi sempre più precoci, come di recente affermato dal Prof. Veronesi) può sembrare esagerato, eppure proprio questo termine molto forte " devastazione" è stato usato in una lettera del 10 aprile u.s. indirizzata al Presidente Obama e che accompagna un corposo report di 240 pagine redatto da un panel di oncologi incaricati dal governo U.S.A. di valutare i rischi ambientali del cancro.
Gli scienziati autori del lavoro letteralmente affermano: "il popolo americano, spesso ancor prima di nascere, è continuamente bombardato da una miriade di composizioni di esposizioni pericolose. Il panel sollecita con forza ( Lei Presidente Obama n.d.r) a fare tutto ciò che è in Suo potere per rimuovere cancerogeni ed altre tossine dal nostro cibo, acqua, aria perchè tutto ciò necessariamente comporta aumenti di costi per la salute, danneggia la produttività del nostro paese e devasta la vita degli americani".
Leggere queste parole - che sono esattamente ciò che noi medici per l'ambiente da tanti anni sosteniamo - in un report ufficiale del governo americano credo dovrebbe indurre tutti ad una seria e ponderata riflessione perchè è evidente che non sono più solo scienziati "dissidenti" o frange minoritarie a portare avanti queste tesi.
Posso affermare - senza timore di essere smentita - che il cancro da cui nel 100% dei casi si guarisce senza costosissime cure, senza sofferenze e quello che non sconvolge la nostra vita e quella delle nostre famiglie è quello... di cui non ci ammaliamo!
E’ ben vero, però, che il cancro che non contraiamo è anche quello che non comporta prestigio, fama, onore e soldi a chi poi pretende [?] di curarci!
Credo che dobbiamo avere il coraggio di ridiscutere tante scelte di questi ultimi trenta anni: trasferire tout court, ad esempio, all’ambito della salute criteri come “aziendalizzazione”, “privatizzazione”, “produttività” o trasformare istituti di cura in società di diritto privato (s.p.a. o s.r.l. che siano) ha portato a conseguenze di certo non sempre positive.
Ai tempi dell' antico impero cinese i medici venivano retribuiti fino a quando i loro assistiti erano in buona salute e non ricevevano più alcun compenso quando viceversa si ammalavano: forse la proverbiale saggezza cinese aveva colto nel segno e se anche noi ci armassimo della medesima saggezza la nostra salute sarebbe certamente più tutelata.
Patrizia Gentilini
Associazione Medici per l' Ambiente
VELO-CITY 2010: LA RETE GLOBALE DELLE CITTÀ A DUE RUOTE ...
scritto da Lucia Cuffaro
Le potenzialità e le sfide del trasporto urbano e turistico in bicicletta: è questo il tema principale di Velo-City 2010
Le potenzialità e le sfide del trasporto urbano e turistico in bicicletta: è questo il tema principale di Velo-City 2010, la più importante conferenza internazionale sulla mobilità ciclistica, che si è tenuta dal 22 al 25 giugno 2010, per iniziativa dell’ECF (European Cyclists' Federation), la prima organizzazione internazionale per la promozione del trasporto in bicicletta.
L’evento è stato ospitato dalla città di Copenhagen, capitale simbolo in Europa per l’utilizzo delle due ruote. I suoi abitanti percorrono ogni giorno, infatti, un totale di circa 1,2 milioni di chilometri, l'equivalente di due viaggi andata e ritorno verso la luna. Una scelta massiccia di questo mezzo, che l’amministrazione ha reso possibile creando 350 chilometri di piste ciclabili cittadine e 40 chilometri di percorsi verdi.
La Conferenza Velo-City global, rivolta a chi si occupa di trasporto e turismo in bicicletta dal punto di vista politico, tecnico, istituzionale, dell'istruzione, della comunicazione, della promozione e dell'associazionismo, ha visto la partecipazione di circa 1.000 delegati provenienti da tutti i continenti (per l’Italia una delegazione mista FIAB-AICC di undici persone).
Obiettivo del Velo-City è stato quello di sensibilizzare le Istituzioni pubbliche affinché possano ripensare alle città dal punto di vista dell'accessibilità e della fruibilità sicura e confortevole in bicicletta, dato l’impatto positivo che questo mezzo di trasporto ha per la salute e l'ambiente.
Nel programma, previsti 82 workshop, 4 sessioni plenarie, 28 sessioni sub plenarie, 80 interventi nazionali e internazionali che hanno permesso la discussione, lo scambio di informazioni, competenze ed esperienze sul tema della mobilità ciclistica.
Tra i relatori intervenuti alcuni nomi di particolare prestigio: Connie Hedegaard, il commissario europeo per il cambiamento climatico, Vandana Shiva, ambientalista indiana e Premio Nobel alternativo per la Pace, che ha posto l’accento su un’idea di bicicletta come strumento di democrazia, Enrique Peñalosa, ex sindaco di Bogotà, ora capo dell'Istituto di "Trasporti e politica di sviluppo", che opera per lo sviluppo di progetti per il trasporto pubblico e delle infrastrutture ciclabili in Asia, America Latina e Africa, Ciarán Cuffe, il ministro irlandese di Stato per trasporto sostenibile e della pianificazione, l’urbanista danese Jan Gehl, consulente per i governi e le amministrazioni comunali di tutto il mondo.
Nel programma previsti 82 workshop, 4 sessioni plenarie, 28 sessioni sub plenarie, 80 interventi nazionali e internazionali che hanno permesso la discussione, lo scambio di informazioni, competenze ed esperienze sul tema della mobilità ciclistica
Tra le idee più interessanti in discussione, quella presentata dal presidente dell'European Cyclists' Federation, Mandred Neun, che ha suggerito di rilanciare il progetto del network "Cities for Cyclists" - la rete delle città impegnate a sostenere politiche per la ciclabilità e il trasporto ecologico - non solo a livello europeo ma anche intercontinentale, in considerazione della visione "globale" delle due ruote come mezzo di trasporto urbano del futuro. Proposta, che ha visto la dichiarazione di impegno da parte di molti degli amministratori pubblici presenti alla Conferenza.
In concomitanza con il programma delle conferenze si sono svolte alcune attività collaterali: l" Expo globale" - 42 stand allestiti da amministrazioni di tutto il mondo, produttori, società di consulenza, organizzazioni non governative operanti nel settore della ciclabilità, dell'urbanistica e dei trasporti -; una mostra sulle infrastrutture ciclabili danesi; le escursioni in bici a Odense, Ballerup, Malmö e Aarhus; le visite tecniche a Liegi e a Ghent per osservare le soluzioni concretizzate dalle amministrazioni in termini di ciclabilità; infine una sfilata in bicicletta per le vie della città di Copenaghen cui hanno preso parte oltre duemila ciclisti, oltre che bande musicali trasportate su risciò.
L’arrivederci col Velo-City è a Siviglia (Spagna), dove si terrà la prossima Conferenza internazionale a marzo 2011 e a Vancouver (Canada) per l’edizione mondiale del 2012.
IL RUOLO SOCIALE DEL DISASTRO ...
scritto da Black -
FONTE
Giusto l ‘altro giorno nella mia zona sono avvenute delle scosse di terremoto, una in particolar modo, che hanno portato la gente in strada a mezzanotte.
Questo fatto, come la recente crisi, mi sta facendo pensare molto all’ anomalia comportamentale dell’ umano.
Avendo girato una manciata di stati poveri non ho potuto non notare le differenze con il nostro. Tendiamo a vivere come proiettili, dritti, sicuri, verso il nostro obbiettivo. Ignorando molte delle cose che ci circondano, molte delle persone che ci circondano.
Ora che si stanno avvicinando le ferie estive sento veramente la necessità di avvicinarmi a persone che pur non conoscendomi, e solo vedendomi, mi rivolgono un sorriso, una parola, insomma quello che solitamente qui succede solo da parte delle commesse nei negozi o al mer-donald.
Questa crisi, il terremoto, la tromba d’ aria che s’ è portata via Vallà di Riese l’ anno scorso, aiutano a ricostruire rapporti sociali che questa vita, così frenetica, ci sta facendo perdere.
Siamo degl ‘esseri strani.
Per un po’ di soldi rovesciamo le nostre relazioni sociali in mere interazioni, possibilmente, occasionali. Viviamo per raccogliere sempre più soldi, ma quando succede qualcosa che ci mostra quanto inermi siamo, eccoci tutti pronti, tutti solidali, tutti pronti ad elemosinare un po’ di solidarietà da qualche sguardo, un sorriso che ci faccia sentire un po’ meno soli in questa nostra corsa verso “l’ arricchimento”.
In Albania, Montenegro, Bosnia pensano che da noi sia come da loro solo con più soldi.
Balle!
La ricchezza economica ci costa cara.
Barattiamo la nostra natura in cambio di manciate di fogli di carta con su scritto 100€.
Stavamo perdendo i contatti con la terra, con il terreno, volando su banconote sempre più grandi e la crisi ci ha fatto schiantare sulla realtà.
Siamo sempre e costantemente in balia di eventi che non possiamo controllare! Siano essi crisi finanziarie, terremoti, tzunami!
Pensateci e cercate di godervi di più il vostro essere umani, che è molto di più che essere acquirenti/producenti e se un giorno non scriverò più, sarò tornato dove la vita è a livello d’ uomo.
W la crisi!
W i disastri!
FINANZIARIA, TAGLI DEL 50% AI PARCHI NAZIONALI ...
di Associazioni -
FONTE
La finanziaria colpirà anche le aree protette nonostante lo Stato spenda ad oggi per i Parchi Nazionali l'esatto equivalente di un caffè all'anno per ciascun italiano
La finanziaria colpirà anche le aree protette nonostante lo Stato spenda ad oggi per i Parchi Nazionali l'esatto equivalente di un caffè all'anno per ciascun italiano.
Per parchi nazionali e riserve statali, è previsto infatti un taglio del 50% degli stanziamenti per il 2011. Un grave colpo anche alla Strategia Nazionale per la Biodiversità!
Il Popolo dei Parchi non rimane indifferente davanti alla crisi economica e ai sacrifici necessari a superarla, ma la medicina, il rimedio, non deve essere uguale per tutti altrimenti il rischio è quello di sterminare le aree protette, che pur essendo in forte sofferenza, riescono ancora a garantire un efficace presidio a tutela della natura sul territorio!
Secondo le associazioni firmatarie, sia ambientaliste che di rappresentanza del mondo delle aree protette, i già limitatissimi finanziamenti per i parchi non possono essere ulteriormente ridotti, pena la morte certa di un paziente in molti casi agonizzante.
Le aree marine protette sono senza certezza di finanziamento da molti anni, e ad oggi sembrano essere scomparsi i fondi destinati, mentre i parchi nazionali hanno uno stanziamento di bilancio estremamente esiguo.
Immaginiamo che, come già avvenuto per i beni culturali, il taglio sia avvenuto all’insaputa del Ministro. L’auspicio è che si tratti di un errore materiale, che il Ministro Prestigiacomo provvederà a recuperare, ma anche in questo caso resta l’ulteriore taglio del 10% lineare su tutte le spese, previsto per tutti i Ministeri, senza alcuna valutazione degli effetti e senza alcun sforzo di operare su realtà diverse con metro specifico (tutti uguali, i grandi e i piccoli, realtà molto diversificate).
Dal punto di vista finanziario i Parchi sono già allo stremo e il taglio del 10%, che si somma agli analoghi ripetutamente fatti negli scorsi anni, porta gli Enti Parco sotto il livello della sopravvivenza e soprattutto colpisce anche gli Enti che negli anni hanno adottato misure di risparmio. L’eventuale taglio del 50% poi non consentirebbe neanche di ottemperare agli obblighi contrattuali in essere con il personale, per le sedi, per la sorveglianza, per la gestione dei mezzi. Insomma tutte le realtà economiche che ruotano intorno alle aree protette, le cooperative per l’educazione ambientale, per il turismo, per tutti gli altri servizi connessi alla conservazione della natura, nonché i posti di lavoro presso gli enti, subirebbero un gravissimo collasso. Pensiamo ad esempio alle decine di Parchi Naturali Regionali già ora con personale di sorveglianza insufficiente o addirittura completamente assente e ai riflessi sulle funzioni di tutela che il blocco delle assunzioni comporterebbe.
In questi quasi 20 anni dall’entrata in vigore della legge 394/91 i parchi sono stati forti attrattori di risorse comunitarie e anche private
Ma quello che appare più grave è che mentre da una parte si sbandiera la necessità di far meglio funzionare l’Amministrazione pubblica, dall’altra si colpisce indifferenziatamente, proibendo la realizzazione di attività strategiche per la promozione del territorio. Non si capisce, infatti, come i parchi possano aiutare territori depressi o marginali a trovare una strada autonoma per lo sviluppo sostenibile, se non si possono organizzare iniziative, convegni, fare pubblicazioni o incontrare la gente nei paesi fuori dall’orario di ufficio.
Noi crediamo, invece, nel ruolo propulsivo delle aree protette, della gente dei parchi, crediamo anche che nella pubblica amministrazione ci sia tantissima gente che lavora ed opera per il bene comune, per uno stipendio che spesso non è in grado di garantire la stessa sopravvivenza di una famiglia. In questi quasi 20 anni dall’entrata in vigore della legge 394/91 i parchi sono stati forti attrattori di risorse comunitarie e anche private verso territori dimenticati, e sono, guarda caso, tra le poche realtà italiane dove il countdown 2010 per l'arresto della perdita di biodiversità non è fallito.
Le richieste delle associazioni:
- Chiediamo che il taglio del 50% non vada a interessare i parchi e le altre aree protette altrimenti non ci saranno nemmeno i fondi per pagare gli stipendi e le attività di conservazione delle specie e degli habitat, e che venga data soprattutto alle Aree Marine, maggiore certezza rispetto ai trasferimenti
- Chiediamo con forza che i limiti imposti alle pubbliche amministrazioni, i tagli generalizzati ai Ministeri, le riduzioni dei personale, non si applichino agli Enti Parco, che già hanno contribuito negli anni con pesantissimi tagli, o che almeno si applichino solo alle risorse finanziarie trasferite dallo Stato, altrimenti verrebbe meno qualunque stimolo anche all’autofinanziamento di questi piccoli enti che gestiscono i gioielli naturali del Paese.
- Chiediamo che nell’Anno internazionale della biodiversità, ogni attività scientifica per la tutela di fauna, flora e habitat resti esclusa dal “blocco” degli studi e delle consulenze, poiché non è possibile attivare alcuna ricerca scientifica seria senza uno studio, né attivare partnership internazionali di spessore senza missioni all’estero, oppure limitare ogni attività formativa all’esclusiva della Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione. Non solo, ma è fondamentale che siano assegnate ai Parchi risorse mirate a indagini e monitoraggio della biodiversità, per evitare che la Strategia Nazionale rimanga senza attuazione
Del resto notiamo la differenza tra un Paese europeo e l’altro. Mentre la “ricca” Germania taglia le spese militari per far fronte alla crisi, la “non ricca” Italia taglia i soldi ai Parchi…
HANNO ADERITO: WWF, Legambiente, Unione per i parchi e la natura d’Italia, Marevivo, CTS, Aidap associazine italiana direttori e funzionari aree protette, 394 associazione nazionale dipendenti aree protette, AIGAP associazione italiana guardaparco, Istituto Pangea onlus, LIPU, Italia Nostra, FAI
SE MASI OSCURA ANNOZERO SPEGNAMO LA TV PER UN GIORNO ...
scritto da Adriano Celentano -
FONTE
CARO direttore, non credo che nel 2012, come ci racconta l'omonimo film, ci sarà la fine del mondo. Certo però i segnali che ci arrivano da ogni parte del pianeta sembrano tutt'altro che incoraggianti. E quanto più i segni appaiono di ordine distruttivo, tanto più i politici, quelli che comandano, sembrano essere investiti da una stupidità devastante.
La Terra ci avverte che non è più possibile dipendere dal petrolio. E per farcelo capire ci sta vomitando addosso 19mila barili di peste al giorno, oscurando il mare degli americani e rischiando quindi, di avvelenare l'intera catena alimentare. Questo è ciò che ha causato Bp, la più grande azienda petrolifera del mondo, che come dice Obama è rigorosamente attenta a contare gli spiccioli con la gente del Golfo Messico vittima di questo immane disastro. E pronta invece a pagare dividendi da 10 miliardi di dollari ai suoi azionisti. Il fatto che poi siano morti 13 lavoratori anche questo è sembrato del tutto irrilevante. La marea nera però non si ferma. Un segno questo che, da parte della terra, ci arriva come un qualcosa che ha tutta l'aria di un ULTIMATUM: "Se continuerete a trivellarmi, il mare di tutto il pianeta morirà. E prima ancora, morirete voi".
Un avvertimento quindi dalle dimensioni catastrofiche che tuttavia sembra non impressionare minimamente il governo italiano. E' di pochi giorni infatti, la notizia che riguarda un via libera da parte del nostro folle governo a trivellare il bel mare della Sicilia.
Evidentemente i rosicchiatori della maggioranza han pensato che tutta quella purezza nelle acque cristalline dei siciliani è sprecata. Perché non imbrattarla con un po' di petrolio e di catrame? Il guadagno che se ne ricaverebbe sarebbe abbastanza per seppellire l'intera isola. E a breve scadenza la Liguria e il Veneto.
Senza contare poi la riapertura delle centrali nucleari contemporaneamente alla chiusura della LIBERTÀ DI STAMPA, a onor del vero non ancora a REGIME, ma il governo ci sta lavorando con tenacia e perseveranza. Tutti segni questi (di SQUILIBRIO), che vanno di pari passo con l'incazzatura del Pianeta. Un altro dei tanti segni apparentemente di minore importanza, è per esempio quello del direttore generale della RAI Masi, il quale ha epurato la trasmissione di Michele Santoro, spezzato a metà la voce della Dandini, mentre la danza di Ballarò si avvia ad essere più fuori che dentro. Ma il segno peggiore è forse quello che viene dalla gente, a cui Berlusconi rimbocca accuratamente le coperte. Una specie di torpore dal quale gli italiani, pare non abbiano alcuna intenzione di destarsi.
Perché destarsi vorrebbe dire reagire, combattere le ingiustizie contro la democrazia. Contro il bavaglio. Contro la corruzione. Naturalmente non certo con la violenza. Ma con le stesse armi che impone sua MAESTÀ "il PROFITTO". Fin dai più remoti albori del mondo, è stata l'arma più potente e moderna che ci sia. Nessuno mai però si era accorto che quest'arma la posseggono solo i poveri. La vera grande ricchezza non è quella dei ricchi. Ma quella dei poveri. Non c'è nulla di più ricco di chi non ha niente. Poiché è il popolo dei poveri che decreta la ricchezza dei potenti.
Ecco che allora se il prossimo palinsesto della Rai lo decideranno i poveri anziché Masi, succederà che Santoro non potrà non andare in onda.
Dobbiamo solo decidere il giorno, non ha importanza se di mercoledì, giovedì o lunedì. L'importante che nessuno guardi la televisione nel giorno in cui Santoro 1 è stato cancellato. Un Buco Nero, quindi, per Rai e Mediaset che durerà finché egli non sarà riammesso col suo "Annozero". Viene spontaneo domandarsi quanto potrebbero reggere sia la Rai che Mediaset il peso dei mancati introiti provenienti dalla pubblicità nel giorno in cui nessuno guarderà la televisione. Sarà, dunque, il giorno di una nuova rivoluzione. Una rivoluzione silenziosa che non avrà bisogno di finanziamenti. Poiché senza una lira, ma soprattutto senza alcuna violenza avremo registrato il maggior profitto mai realizzato nelle perdite del consumismo. Sarà quindi il giorno della nascita dell'ANTIPROFITTO, che sconfiggerà i mali del profitto.
LA PRETESA DI MORTE ALTRUI ...
scritto da Marco Zanatta ( Fener ) -
FONTE
Avete letto e sentito tutti dell’attacco a parte di Israele alla nave di aiuti che portava dei beni di prima necessità a Gaza. La questione non è semplice e merita tutta l’attenzione del caso. Leggo che secondo il Manuale di San Remo sul Diritto internazionale applicabile ai conflitti armati sul mare, si legge nella sezione V paragrafo 67 (a) quanto segue:
“Le navi mercantili che battono bandiera neutrale non possono essere attaccate a meno che: a) si possa ragionevolmente supporre che esse trasportino contrabbando o violino un blocco, e, dopo previa un’intimazione, rifiutino intenzionalmente e chiaramente di fermarsi o si oppongano intenzionalmente e chiaramente visita, perquisizione o cattura…”
Interessante come cosa, quasi quasi detta così potrebbe parere che Israele abbia fatto bene ad attaccare la nave. Sarebbe poi curioso capire in virtù di quale strano diritto Israele si è sentito in dovere sferrare un attacco in acque internazionali. Istrale il difensore dei diritti ha sparato su una nave trasportava degli aiuti, non bombe, non morte. AIUTI. Utilizzavano un canale già utilizzato con successo nove volte e che, forse stava diventando un qualcosa che meritava l’attenzione che abbiamo tristemente visto nei media in questi giorni. Sapete che l’80 per cento della gente di Gaza vive sotto il livello di povertà e il 95 per cento delle imprese private ha chiuso? Sapete che nel settore dell’istruzione un terzo delle scuole è stato distutto durante gli attacchi del 2009, cioè l’operazione israeliana chiamata Piombo Fuso, tra dicembre 2008 e gennaio 2009, e non è ancora stato ricostruito?
Sapete che a Gaza gente è morta, muore e continuando così, morirà ancora per mano di Israele. E non si tratta di essere filo palestinesi. Non si tratta nemmenio di essere filo terroristi. Si tratta di vita e di morte. E troppo spesso è morte. Inutile inoltre a mio avviso chiedere spiegazioni ad Israele in merito all’accaduto. La loro spiegazione sembra chiarissima. vogliono la morte di Gaza.
Nb: ringraziamo inoltre il nostro ministro degli esteri Franco Frattini per l’ignavia che come sempre lo distingue in circostanze come questa. Il suo approccio alla politica ha portato il filo americanismo ad un livello superiore.
GUZZANTI, CON BERLUSCONI E' RISCHIO EVERSIONE. ...
dell'inviato Francesco Gallo
Sabina Guzzanti, a dispetto dell'abito-sottoveste rosa ciclamino, è una guerrigliera. Non c'é che dire. Presentatasi puntualmente stamani alle 11 a Cannes all'incontro con la stampa italiana ha replicato a tutte le domande dei giornalisti ribadendo sostanzialmente le tesi del suo documentario 'Draquila. L'Italia che tremà. Ma aggiungendo anche qualcosa in più della sua visione dell'Italia, ormai - secondo lei - verso una deriva di dittatura mediatica, e con tanto di protezione civile come "braccio armato".
La parola più pronunciata da lei? Costituzione. Il suo nemico principale? Berlusconi. Le accuse che più l'anno colpita? "Ormai arrivano a dire che sono posseduta dal demonio". A Berlusconi, che afferma la libertà di pensiero in Italia dove nella tv pubblica è proprio lui il principale bersaglio di tanti programmi replica: "Lo sanno tutti come funzionano le cose in tv in Italia. Per affermare questo ci vogliono i fatti che vanno poi anche argomentati. Se lui vuole la Repubblica presidenziale è senz'altro un suo diritto, ma per averla non continui a inquinare il Parlamento con i suoi fisioterapisti e sovvertendo i principi costituzionali. Altro che - ha concluso la regista - questa si chiama eversione e colpo di Stato".
Al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che ha dato forfait al festival proprio per prendere distanze dal suo film, invece vorrebbe offrire una cassa di champagne. "Mi sono detta, se sono intelligenti fanno finta di niente vedendo Draquila. Invece attaccandoci ci hanno fatto solo pubblicità gratuita. Abbiamo pensato così anche di mandare a Bondi una cassa di Champagne. Una cosa davvero strana questo loro comportamento perché tutto gli si può dire, ma sono sicuramente competenti in quanto a comunicazione". Sulla scandalo ricostruzione dell'Aquila del dopo-terremoto non si meraviglia affatto: "la prima volta che sono andata in quella città ho subito avvertito che c'era qualcosa di strano, ma non avevo le prove.
C'é stato un sovvertimento della nostra Costituzione perché la protezione civile distribuisse denaro pubblico senza controlli. E' stata fatta anche una legge apposita per la corte dei Conti". Perché il capo della protezione civile Guido Bertolaso continua a presidiare ancora la tv? "Bertolaso è stato un po' assunto a simbolo di questo governo. Così è difficile farlo fuori. Credo poi sia protetto anche perché sa troppe cose". Una battuta della regista - che non ha avuto una conferenza stampa ufficiale non prevista per sua sezione Evento speciale fuori concorso - anche per aver mostrato la tenda vuota del Pd all'Aquila, simbolo dell'impotenza di un partito: "da parte della sinistra c'é stato un atto di arroganza e superficialità.
Quello di non aver capito il pericolo Berlusconi che aveva intuito lo stesso Montanelli quando aveva detto 'fatelo lavorare e gli Italiani capiranno chi e'". Mentre Sabina Guzzanti poi si ritrova a difendere lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini: "chiunque dimostra come ha fatto lui rispetto per la costituzione merita a sua volta rispetto. Queste sue ultime prese di posizione valgono più del congresso di Fiuggi". Per la Guzzanti poi davvero poca fiducia nel futuro:"in questa situazione sono molto depressa, anzi siamo tutti oggettivamente depressi". Il cinema? "E' alla fame. Si può lavorare solo se lo fai con bassi costi, insomma è difficile farlo se non lo si vende in tv". Quasi per par condicio, la Guzzanti comunque sottolinea come il pericolo di deriva autoritaria, già compiuto in Italia, stia in corso d'opera non solo da noi: "il deterioramento della democrazia interessa vari Paesi d'Europa compresa la Francia che sta sulla nostra strada".
IL NUCLEARE. ...
di Laura Treu – Movimento 5 stelle provincia di Vicenza
E” quindi arrivato in Gazzetta ufficiale nei giorni scorsi il decreto per il nucleare italiano. Nonostante tutto I SIGNORI vanno avanti perché seppur in pochi hanno molti interessi di ritorno. Deve essere così perché non c”è” altra spiegazione. Non si può prendere in giro la gente dicendo che sarà un”energia pulita, abbondante ed a buon mercato, che oltretutto porterà nuovi posti di lavoro. Rimango sconvolta dalla notizia riportata su
www.qualenergia.com. Sono venuti alla luce alcuni documenti riservati delle compagnie nucleari EDF e Arvea: queste compagnie (costruttore e utility) avrebbero studiato modi per migliorare la modulazione di potenza dei reattori ERP (quelli scelti per l”installazione in Italia) per ottimizzare il rendimento economico della centrale.
Le “migliorie potrebbero portare ad una fusione del nucleo e quindi ad una esplosione del reattore”. Per l”azienda EDF sarebbero solo scenari ipotetici ma ci si chiede come si faccia ad assumersi rischi molto concreti di incidenti nucleari solo per l”obiettivo di trovare una giustificazione economica. Ma come fanno alcune persone a volere il ritorno del nucleare? E” vero che non bisogna fare allarmismi su esplosioni e pericoli , ma il fatto è che non serve.
Si può agire su altre strade. E” fondamentale migliorare l”efficienza energetica con la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico che porterebbe, raggiungendo l’obiettivo, di arrivare ad un saldo di energia in pareggio (farne cioè degli edifici a consumo zero) e quindi ”ad un risparmio sulla bolletta petrolifera di 450 milioni di euro ogni anno, creando 150mila nuovi posti di lavoro nella sola fase di cantiere e generando un impatto positivo sull’economia di circa 28 miliardi di euro “ (www.qualenergia.it).
E” altrettanto importante lavorare sulle energie rinnovabili. Se pensiamo di poter ricoprire ogni capannone industriale, in questo Veneto industrializzato, con pannelli fotovoltaici introdurremmo nel circuito un”energia di molto superiore a quella che potrebbe darci una centrale.
Nonostante ciò che sento in giro tra la gente comune frasi di questo tenore: ”Siamo circondati dalle centrali, quindi farcene una in casa non cambia la situazione se non per il fatto che invece di andare a chiedere energia alla Francia ce l”avremmo a casa nostra.” Questo è il mantra dei nuclaristi. Una riflessione molto profonda.
Non si considera che così come non abbiamo il petrolio non abbiamo nemmeno Uranio e Putonio, quindi rimarremo comunque dipendenti di grandi potenze militari straniere per le forniture delle materie prime.
La Signora Donazzan (PDL), presente in un” assemblea studentesca che presentava i vari partiti, ha dichiarato di non essere contraria alle centrali nucleari ma che deve ancora fare le sue analisi costi/benefici. Un po” tardi? Cosa aspetta? Che ci siano enormi sprechi d”acqua pubblica (visibile nel ricarico delle nostre bollette) atta a raffreddare la centrale? (Fonte : Institut Francais de l”Environnement)
Aspetta che i casi di leucemia aumentino per quei bambini che cresceranno vicino alla centrale ? (fonte : Università di Mogonza)
Aspetta che si decida un sistema redditizio per smaltire le scorie prodotte dalle nostre centrali dismesse, quando ad oggi non esistono soluzioni concrete al problema dello smaltimento ? Negli USA si spendono 110 miliardi di dollari per la conservazione delle scorie nucleari, il Canada ne spende 9.7, Germania e Francia rispettivamente 5 e 7 miliardi. (Fonte:
www.zonanucleare.com)
Di contro crescono e si moltiplicano i siti internet , blog, forum sulle energie rinnovabili. C”è” persino chi vuole fare biomassa con il letame dei suoi allevamenti. Si spera che questi portatori sani non arrivino solo sulla rete, ma contagino l”informazione di ogni giorno, la gente comune. Io mi batterò perché queste energie pulite vincano sul nucleare e perché la nostra Regione , e lo Stato inizi con incentivi e finanziamenti adeguati in questa direzione di energia sostenibile.
LA MAFIA E IL GOSSIP.
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di Lino Bottaro - FONTE
E’ una guerra invisibile quella a cui assistiamo di giorno in giorno. C’è chi bombarda Paesi e chi traffica droga per costruire oleodotti. Da una parte c’è la mafia che tutti noi conosciamo, i casalesi, la camorra, quelli che vendono la droga alla spicciolata. E poi ci sono i vip, gente di spettacolo e di gossip, quelli che organizzano “festini” e gran-galà, allietando i loro ospiti con prostituzione moderna e droga, ma si servono rigorosamente dai ‘pusher’ e non dagli spacciatori. La differenza, tra questi due mondi, è davvero sottile, e sta solo nel fatto che i ‘pirla’ sniffano cocaina frullata con aspirina e altre schifezze, mentre invece i signori – per intenderci quelli che vediamo in tv e sulle riviste – sniffano quella pura all’80%, la cocaina colombiana. Questi due mondi sono paralleli, ma rappresentano in maniera perfetta quello che è oggi il business della “creazione del denaro”. Nessun complotto stavolta, ma la dura realtà, ossia che gli Stati dietro un protocollo segreto, trafficano rifiuti speciali e nucleari tramite organizzazioni di copertura: le scorie sono un segreto di Stato. E’ dura a dirlo, ma è anche difficile da credere. Purtroppo è così, e dietro tutto questo gioco al massacro vi sono i latitanti che prendono le colpe da espiare – tanto son sempre latitanti – e i signori , che viaggiano in aerei di lusso e stappano bottiglie di champagne. Il male dunque sono i trafficanti, i mafiosi, tanto un reato in più e un reato meno ,ad un delinquente non cambia la vita.
Questa è solo una premessa per far capire ai magistrati italiani che le loro indagini non portano a nulla, perchè sono inconsistenti e prive di elementi reali su cui costruire una strategia di lotta al crimine. In altre parole, i nostri inquirenti non hanno proprio idea di dove stiano seduti e di cosa sia davvero il traffico di droga. Basta leggere le parole del Procuratore Pietro Grasso (vedi Procuratore Grasso: i Balcani sono il deposito della cocaina ) che al Vjesti dice che “i Balcani sono il deposito” della droga dell’Europa”, che “la droga può essere trasportata in meno di 24 ore ad una posizione ben determinata in Europa”. Ci aspettavamo che il Procuratore Grasso spiegasse anche come faccia la droga a trovarsi in 24 ore in qualsiasi punto dell’Europa, dicendo per esempio che viene usato Google Heart, le chat o Skype, che consente di reperire la posizione di dove si troverà il carico e dove si posa il denaro. Grasso parla di una “nuova mafia”, della connessione della mafia calabrese con quella serbo-montenegrina, parla della cocaina colombiana e di quella dell’Afghanistan. Insomma tutti concetti frammentari che l’Osservatorio Italiano ha già avuto modo di spiegare, anticipando le mosse di qualcosa che sta succedendo da tanto tempo e nessuno ha visto ( si veda
Scacco matto alla cocaina colombiana ).
Ma facciamo un piccolo passo indietro, e parliamo della magistratura italiana, quella che ha lasciato che si consumasse indisturbato il contrabbando di sigarette lungo le cose pugliesi senza muovere un dito, per poi contrattaccare dopo anni e sgominando tutto il traffico in pochi mesi. Possiamo dire, con la certezza matematica, che i cosiddetti scafisti sono stati solo un capro espiatorio, e il vero business lo ha fatto qualcun altro perchè i conti non tornano. Il contrabbando di sigarette, se le cifre ufficiali e quelle ufficiose sono giuste, avrebbe consegnato alle organizzazioni criminali pugliesi milioni di miliardi di lire: ma dove sono finiti tutti questi soldi? Possiamo assicurarvi che solo il 20% è finito nelle tasche dei contrabbandieri, mentre l’80 % in quelle dei Signori che hanno la residenza e le società in Svizzera. D’altronde, questo sistema ha creato il Procuratore del Ticino Carla del Ponte, poi divenuta Procuratore del Tribunale dell’Aja.
Facendo un po’ i conti, sappiamo che su uno scafo di tipo ‘corbelli’ potevano essere caricate 330 casse di sigarette, ogni cassa veniva acquistata presso la società montenegrina Zetatrans, e costava 500 euro. Per il trasporto, occorreva avere il supporto logistico a terra, 3 furgoni con tre autisti da pagare 200 euro l’uno e 10 ragazzi da pagare 75 euro a testa. Arrivavano ogni settimana dal ‘dutee free olandese’ circa 14 tir a settimana, che contenevano ciascuno 1980 casse. Al costo delle sigarette occorre aggiungere il pizzo pagato su ogni cassa, oltre che 2500 euro di nafta, su cui i clan locali avevano avevano il monopolio. A gestire il rifornimento della benzina degli scafi era il famoso fratello di Milo Djukanovic, il pistolero Aco Djukanovic. Lui viveva in una casa insieme al suo amico Paolo, amico dei siciliani, che era in grado di far arrivare in Puglia 30 corbelli in 2 giorni. Paolo è annegato, ma l’autopsia non è stata mai fatta.
Questa come ve l’abbiamo descritta è l’organizzazione logistica dei costi del contrabbando, sostenuti in sostanza dai contrabbandieri. Per quanto riguarda poi i guadagni, parliamo di 14 milioni di euro a settimana che incassavano e riciclavano i broker e i banchieri svizzeri, e in un anno sono ‘solo’ 168 milioni di euro. Quello delle sigarette è stata solo la punta dell’iceberg, perchè poi c’è la droga e il traffico dei clandestini. Si stima che i contrabbandieri di Ostuni, in 5 anni di lavoro, devono aver portato a Brindisi 840 milioni di euro, che riportati in lire sono tantissimi soldi, forse troppi per l’epoca di allora. Non ci sono dubbi che la Procura italiana non ha fatto assolutamente i conti, anche perchè poi tutto è stato smantellato nel giro di pochi mesi. Siamo seri signori, il contrabbando l’avete fermato nel giro di un mese, e l’avete combattuto per anni. Chi ha incassato i soldi? Le coste pugliesi da chi erano controllate?
La mafia? Certo che esiste, ma non esiste la mafia se non c’è lo Stato.
Adesso veniamo alla droga colombiana. I Balcani sono diventati un centro logistico, come l’Osservatorio Italiano ha scritto più volte, parlando di
mafia trasnazionale oppure di una
Santa Alleanza Balcanica, fatta da gruppi di potere locali e di diversità etnica, che possono trasportare droga oltre confine con assoluta facilità, proprio come un tempo le coste pugliesi erano aperte a tutto. Sappiamo che oggi occorrono per il fabbisogno italiano 3 tonnellate al mese di cocaina, che i signori colombiani vendono a 10-15 mila dollari al chilo, con un quantitativo minino di 1 tonnellata, ossia circa 10 milioni di dollari. Per avere dunque un buon prezzo bisogna organizzare il trasporto e sopratutto operazioni che fanno girare 30 milioni di dollari al mese. Non è assolutamente pensabile che un tale traffico abbia alle sue spalle personaggi come Totò Riina o Provenzano, che non sanno né scrivere e né leggere. In realtà vi sono menti raffinate, che dispongono di una rete in grande stile di avvocati, consulenti finanziari, direttori di banche, notai, ma soprattutto ricchi ‘nullafacenti’, per organizzare lo spaccio ad altissimi livelli.
Ai piedi di questa piramide, vi sono i criminali tradizionalmente intesi, i trafficanti e contrabbandieri che vivono ai margini della società perbene, fanno il lavoro sporco e rischiano la loro vita ogni giorno. Entrano ed escono continuamente dalle carceri con un sistema collaudato e a prova di “procuratore”. Se viene fermato con 10 chili di droga viene arrestato, ma prima che i giornali riescono a dare la notizia, è già fuori di prigione grazie al processo per direttissima. Qui viene condannato, ma se ha le attenuanti generiche – perchè incensurato – esce nel giro di pochi mesi. Tutto dipende dall’avvocato e dal fatto che ha o meno dietro di sé un’organizzazione seria. In caso contrario, c’è il carcere, allora lì scatta una strategia ‘fai da te’: si compra droga all’interno del carcere, dimostrando di essere un tossico dipendente. In questo caso, viene affidato al centro di riabilitazione che permette di uscire dal carcere, a seconda della clemenza della Corte, ma comunque si acquisisce una condizione di semi-libertà che consente di manovrare ancora il traffico. Al contrario, per i recidivi scatta la condanna a tre anni, ma anche in questo caso vi è la possibilità di beneficiare del condono di due mesi, dunque la pena viene ridotta a sei mesi. Con un buon avvocato, e la riduzione di pena per buona condotta, in circa 7-10 mesi è fuori: altro giro e altra corsa.
La droga che acquistano i grandi importatori ha una purezza dell’80%, poi la frullano mettendo dentro un 20% di varie sostanze, raggiungendo così il 60-65% circa. Un kilo in Italia costa circa 24-26 mila euro, che viene tagliata in varie percentuali, a seconda dalla bontà d’animo del ‘frullatore’, che può ridurre la purezza sino al 35%. Questa droga va a finire sul mercato più povero, negli angoli di strada, e costa circa 30 euro al grammo, per cui quel chilo tagliato e ritagliato, alla fine viene a costare 15-20 mila euro. Il prezzo lo fa non solo la purezza, ma anche la disponibilità e l’urgenza di piazzarla. Se ce n’è troppa si svende, se ce n’è poca si alza il prezzo e si racimola 30 mila euro per 1000 dosi, tutto dipende dallo smercio. E’ impensabile che tutto questo contante sia gestito dalle mafie locali, e confluisce così nelle mani di uomini d’affari, che chiudono l’affare in un salotto di qualche fiduciaria, comprando e vendendo azioni di società ad alto rendimento. D’altronde, la capitale della mafia è Milano, dove puoi comprare e vendere droga con una transazione, anche perchè a 40 minuti c’è il confine con la Svizzera. Lì ci sono tanti “bordelli”, e ci si può anche divertire: c’è la zona degli albanesi, dei montenegrini, dei croati e si può fare qualsiasi cosa. Ed è qui che il crimine del contrabbando si mischia a quello finanziario, imprenditoriale e bancario. Dietro il business dei titoli collaterali e dei bonds, e le tante operazioni fittizie, c’è la droga, dietro le vendite di opere d’arte false, gioielli, si vendono le partite di droga. Allora ci si chiede quali sono le grandi società che finanziano le grandi opere, i progetti infrastrutturali? E ancora, cosa c’è dietro i paradisi fiscali, cosa si nasconde dietro il segreto bancario svizzero? Chi sono gli avvocati fiduciari svizzeri, che un giorno sono amici dei criminali e dopo sono magistrati che devono indagare i loro amici?
Questo è il vero business, il cuore della creazione dei capitali e della ricchezza della società moderna, per cui i paesi europei – ed in particolare l’Italia – hanno pagato un grande prezzo. La criminalità è fatta dalle prostitute di alto bordo, da gente dello spettacolo e del gossip, che non ha né arte e né parte, ed hanno fatto del ricatto e dello spaccio della cocaina la loro fonte di reddito principale. In un festino si può anche guadagnare 500 mila euro in una sola sera, vendendo migliaia di dosi a 100-150 euro al grammo (la riservatezza costa anche 500 euro a grammo). Il meccanismo è lo stesso, solo che lo smercio avviene nelle grandi ville, nei castelli privati, tutto lontano dagli occhi di polizia e magistrati. Per cui, da una parte abbiamo il contrabbando povero, quello destinato ai ragazzini figli di papà, e dall’altra abbiamo il traffico di lusso. La differenza però sta nel fatto che, mentre la mafia ti ammazza per strada e chiude lì la storia, questi Signori tengono sotto scacco un Paese intero, ricattando politici, industriali, gli stessi magistrati, con l’arma dello scandalo e del ricatto. Tutto questo tramite società pubblicitarie, di immagine e comunicazione. Vedi il recente caso di Bertolaso, capo non solo della protezione civile italiana, ma anche parte di un grande progetto di sicurezza europea che consentirà di creare una “protezione civile transnazionale” senza violare le regole della NATO. Le due mafie quindi si uniscono, perchè una ha l’intelligenza di poter aprire conti e parla inglese, l’altra fa il lavoro sporco, serve a trafficare, ad accollarsi la colpa, perchè viene pagato per fare da cavia. Se si rischia l’ergastolo, ci si accolla di altri 10, facendo l’ergastolano a vita, ma anche lì si può negoziare e vendere la propria libertà: basta pagare. Chi ha parlato di “cupola” ha detto la verità, e ancora una volta non è stato ascoltato. Quando Pupo ha cantato con il pupillo dei Savoia “Italia amore mio”, ci siamo sentiti un po’ tutti fieri, fieri al punto che ci siamo chiesti : “Ma il male da che parte sta?Dalla parte della mafia o del gossip”.
“IL PREMIER MI VUOLE ZITTIRE MA SUI CLAN NON TACERÒ MAI”. ...
di Roberto Saviano, da Repubblica
Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di "supporto promozionale alle cosche". Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d'Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt'ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un'espressione ancor prima di divenire il nome di un'organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?
Il ruolo della 'ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d'affari - cento miliardi di euro all'anno di profitto - un volume d'affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che "era tutta colpa de Il Padrino" se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.
Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell'istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. "La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere ... non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze".
Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E' mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull'organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.
Eppure la sua non è un'accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un'insana voglia di apparire. Quando c'è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l'allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l'unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l'impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l'Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell'antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell'occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E' drammatico - e ne siamo consapevoli in molti - essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.
Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell'accusa, possiamo cambiare le cose.
Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l'immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l'unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E' l'unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me - che ormai ci sono abituato - ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall'accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, "comprati". E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E' da loro che voglio risposte.
Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.
©2010 Roberto Saviano/
Agenzia Santachiara©2010 Roberto Saviano/ Agenzia Santachiara
IL POTERE DEL TELECOMANDO ...
di Marco Travaglio, da L'espresso, 26 marzo 2010
Chi pensava che le intercettazioni di Trani avrebbero costretto i cosiddetti 'terzisti' del 'Corriere della sera' a prendere posizione, la prima in vita loro, era un povero illuso. Lunedì, a meno di dieci giorni dalla pubblicazione delle indecenti conversazioni degli 'arbitri' venduti a una delle squadre, Pierluigi Battista ha pubblicato sul 'Corriere' un "memorandum per ossessionati dalla tv". Ce l'aveva col premier, talmente ossessionato dalla tv da trascorrere ore e ore al telefono a complottare contro Santoro? Ce l'aveva con i commissari 'indipendenti' della presunta Authority, così ossessionati dalla tv da organizzare riunioni domestiche e telefoniche con membri del Csm, della Vigilanza, del cda Rai per scovare qualche cavillo che giustificasse la chiusura di 'Annozero'? Macchè. Battista ce l'aveva con quanti sostengono un'ovvietà nota in tutto il mondo: le tv spostano voti. Lo dimostrano fior di studi specialistici, che calcolano in 5-6 punti percentuali l'effetto-tv sulle elezioni, soprattutto in Italia dove uno dei due candidati a Palazzo Chigi possiede tre canali e ne controlla altri due; dove la diffusione della carta stampata e di Internet è marginale; dove il 60-70 per cento degli elettori (dati Istat) usa il telecomando come unico strumento d'informazione per decidere come e chi votare. E lo dimostra Berlusconi, che appunto passa il suo tempo a occupare anche gli angoli più riposti dell'emittenza.
Ma Battista è peggio di San Tommaso: non crede nemmeno a quel che vede, e sente. Elenca le elezioni vinte dal centrodestra quando la Rai era in mano al centrosinistra, e viceversa: non lo sfiora il dubbio che, quando perde, Berlusconi perderebbe molto più rovinosamente di quanto non gli accada con le tv. E poi nessuno ha mai sostenuto che la tv basta da sola a far vincere questo o quello. Il controllo delle tv serve a "mentire senza timore di smentita" (Giovanni Sartori): e in questo Berlusconi è maestro. Serve a nascondere i fatti sgraditi, a minimizzare gli scandali, a depistare l'attenzione generale dall'agenda dei problemi veri verso quelle che Sabina Guzzanti chiama le "armi di distrazione di massa". E anche in questo il Cavaliere, protagonista degli scandali più scandalosi del dopoguerra, è un mago. Ma, soprattutto, Battista dimentica un piccolo e trascurabile particolare: nel 1994, senza le sue tv, Berlusconi non avrebbe mai potuto fondare un partito in sei mesi e vincere le elezioni, spacciandosi per l'alfiere del 'nuovo che avanza' mentre era solo il vecchio che era avanzato. Se avesse perso al primo colpo, la sua avventura politica sarebbe finita prim'ancora di cominciare. E oggi non saremmo qui a parlarne. Battista avrebbe potuto cogliere l'occasione per raccontarci come fu che, dopo l'editto bulgaro, 'Il Fatto' di Enzo Biagi fu sostituito da un ex portavoce del Cavaliere, tale Berti, e poi da un certo Battista. Forse perché i berluscones non avevano capito bene la differenza fra Biagi e gli altri due, o perché l'avevano colta benissimo?
IL POMPIERINO DEI PICCOLI ...
di Marco Travaglio - da Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2010
Alla lunga, si sa, i regimi peggiorano anche le persone migliori. Aldo Cazzullo è un ottimo giornalista del Corriere. Due anni fa, quando Uòlter si vantava di non attaccare mai Berlusconi, anzi manco lo nominava, scrisse che era vergognoso sdoganare il conflitto d’interessi. Ma ora che quel conflitto diventa, grazie alle intercettazioni di Trani, il più devastante attentato alla libertà d’informazione nell’Europa del dopoguerra, lui minimizza e fa lo spiritoso. Arriva a sostenere che “la vera notizia da Trani” è che “Berlusconi non se lo fila nessuno” e “la sua struttura di comando è inefficiente”. Forse il Pompierino dei Piccoli non ha mai visto il Tg1 scodinzolino, il Tg5, il Tg2, i tristi cabaret di Studio Aperto, Tg4, Mattino 5 e via strisciando. Forse non ha letto le intercettazioni di Trani. O forse non le ha capite.
Infatti scrive che “Innocenzi non combina nulla” e così Masi, Calabrò, la Vigilanza, l’Authority, la Rai, tant’è che Annozero “è ancora lì”. Strano: a noi risulta chiuso assieme agli altri per l’ultimo mese di campagna elettorale in barba alla legge sulla par condicio. Il Pompierino se n’è accorto, ma crede che la serrata non l’abbia voluta Berlusconi, bensì “un parlamentare dell’opposizione, Beltrami (si chiama Beltrandi, ma fa niente, ndr), appoggiato dalla maggioranza”: tesi curiosa, visto che Beltrandi conta uno, tutte le opposizioni han votato contro e tutta la maggioranza pro.
Lo stesso 10 febbraio 2010, presentando il libro di Vespa, Berlusconi rivendicò l'attentato: “Giusto chiudere quei pollai, mi spiace solo per Porta a Porta”. La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. Del resto aveva già cantato tre mesi prima, il 4 novembre 2009, quando commissionò la strategia all’apposito Innocenzi: “Io farei così, io ho parlato col direttore Masi e con tutti i nostri uomini, perché ho fatto uno studio, non c’è nessuna tv europea in cui ci sono questi pollai. Perché dobbiamo avere queste fabbriche di fango e di odio? Ecco, quel che adesso bisogna concertare è che l’azione vostra sia da stimolo alla Rai per dire ‘chiudiamo tutto’. Non solo Santoro: tutte le trasmissioni di questo tipo”.
Già allora Innocenzi sapeva che a febbraio sarebbe scattato il black out dei programmi giornalistici con la scusa del voto: “Vado in Procura e denuncio Calabrò per scarsa volontà di procedere (contro Annozero, ndr), se no la tira in lungo per due mesi e poi non si fa un cazzo… Questo tra due mesi sospende le trasmissioni, ché ci sono le elezioni”. Temeva di “restare col cerino in mano”, ricordava i suoi ”30 anni di rapporto con una persona (il Banana, ndr)” e il suo “piccolo futuro da preservare” alla corte di Arcore. Così si proponeva di ricattare il presidente dell’Agcom, minacciando di raccontare alla stampa o ai giudici come si era “fatto i cazzi suoi” su alcuni affari trattati dall’Agcom pur di strappargli la firma che autorizzasse Masi a chiudere Annozero.
Se poi né Calabrò né Masi hanno firmato, non è perché il Banana non riesca a farsi obbedire, ma perché le istruttorie aperte dall’Agcom si sono protratte fino alla serrata di febbraio; e soprattutto perché Annozero va in onda per decisione dei giudici, non della Rai, e nessuno dei due voleva firmare una censura illegale che l’avrebbe trascinato in tribunale. Ciò vuol dire che Berlusconi non se lo fila nessuno? Che non è successo niente? Cazzullo faccia uno sforzo e provi a immaginare di essere la firma più letta del Corriere. Chissà come si sentirebbe a lavorare sapendo che l’editore gli tifa contro, non vede l’ora che “faccia la pipì fuori dal vaso” per cacciarlo, sollecita esposti contro di lui, tresca alle sue spalle con politici, amministratori, vigilantes e presunti arbitri. Chissà come reagirebbe se, ogni volta che scrive un pezzo, l’editore gl’inviasse una minaccia di multa fino al 3% del fatturato. Chissà che direbbe se un collega che confonde la penna con l’estintore gli ridesse pure in faccia: “Ma di che ti lamenti? Mica ti hanno cacciato. Su con la vita!”. E chissà quale uso alternativo gli consiglierebbe, per l’estintore.
NATA FEMMINA ...
Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones
Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta
al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle
"belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con
Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza
all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle
ragazze".
"Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela
devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone
a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio
paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella
lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze
possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine,
di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da
Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro
vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso
sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto:
rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul
marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia
albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del
Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora -
tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così,
per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della
società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel
puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia
nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il
titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù
svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda,
suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre
come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite,
mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano
ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora
oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre,
affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua
a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se
sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio
libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con
lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste
poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione
l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse
mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente
camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né
comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di
considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora,
non avrebbe che da guadagnarci.
questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui
infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle
azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il
rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono
meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo
camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.
Merid
GRAZIE SILVIO PER IL COMUNISMO ...
scritto da Fener - FONTE
A fronte delle novità notturne trovo corretto ringraziare nell’ordine:
• Silvio Berlusconi – Premier del Partito della Libertà
• Roberto Maroni – Ministro dell’interno
• Giorgio Napolitano – Presidente d’Italia
Li ringrazio perché finalmente il mio paese si è trasformato in un regime comunista che ha fondato le proprie idee sull’idea di stato di Chavez. La scelta, con un colpo di coda notevole, di pensare, creare e poi sottoscrivere il DL salvaliste ci porta direttamente in Venezuela dove il panciuto Chavez ha proposto se stesso come presidente a vita. In fin dei conti se una personcina come Formigoni non è eleggibile, vuoi perché è dal ‘95 che va avanti, vuoi perché ci sono circa 200 firme non conformi, perché non tutelarlo da questi giudici cattivoni ed inventare un barbatrucco e assicurargli un poker. La Polverini poi, fregata da un collaboratore al Bar, si sente una neo Mandela, forse perché si veste sempre di nero. Fa pena a tutti e quindi anche per lei una mano.
Le Lega poi sfrutta la cosa in ambo i sensi. Prima se ne esce il Bossi, il quale riprende a malo modo i suoi compagni di viaggio facendo loro notare quanto si fossero resi ridicoli e poi con astuzia felina tendendo loro la mano con il decreto salva liste proposto dal Maroni. Il conto è da consegnarsi direttamente al Silvio.
A concludere e giustificare tutta la ghenga c’è il presidente (la “p” minuscola è d’0bbligo mi spiace). Lui firma tutto. D’altronde, come nella migliore tradizione dello PCUS sovietico di cui Napolitano è degno erede, ciò che dice il regime è incontestabile. Quindi avanti tutta.
Non abbiamo nemmeno il bisogno di mettere in piedi servizi segreti o stampa di regime perché li abbiamo già e funzionano benissimo. Si chiamano Telecom, Libero e il Giornale. Trionfi quindi ora la neo democrazia comun-liberalista del nostro signore Silvio. Uno e trino pure lui a presiedere un Comintern datato 2010. PD e PDL uniti a costrutire le basi per la creazione di un unico grande partito d’Italia dove non esiste più l’opposizione. Dove saremo schiavi e felice votando.
PARLAMENTO PULITO: LA PROPOSTA C'E' DAL 2007
Stanno tremando e ne dicono di tutti i colori pur di salvarsi dall'onda che sta per arrivare e li travolgerà.
L'ultima barzelletta è di Berlusconi che lancia "le liste pulite". Ma quali liste pulite ? Lui plurindagato ? Lui con i condannati Pdl in Parlamento ? E Bossi condannato per finanziamento illecito ai partiti per la tangente Enimont dove lo mettiamo ? Non da meno il Pd che candida il condannato e pluri rinviato a giudizio De Luca in Campania, con il sostegno e gli abbracci di Italia dei Valori e Di Pietro. Per non parlare dell'indagato Loiero candidato da Pd e Idv in Calabria. E Del Bono, non era forse sostenuto da Idv ? E' chiaro. Stanno percependo che i cittadini informati ,riconoscono coerenza nel MoVimento 5 Stelle nato dal V Day 1 sulla proposta "Parlamento Pulito" lanciata da Beppe Grillo nel luglio 2007 a Bruxelles. Così cercano di parare il colpo con queste balle da venditori di fumo politicamente in malafede. Le tv nazionali ci censurano, diffondiamo in rete via Facebook, Twitter queste informazioni. Se i partiti vogliono veramente (e non lo vogliono) una politica pulita non hanno che da mettere ai voti in Parlamento la proposta di legge popolare Parlamento Pulito del V Day 1: fuori i condannati dalle liste (per sempre non per 5 anni come propone Fini...), massimo due legislatue, tornare a scegliere i candidati. Per vere liste senza condannati, senza riciclati scegli MoVimento 5 Stelle!
PILLOLE DI SANA INDIGNAZIONE ...
scritto da Paolo Farinella, prete
1. Il 9 febbraio 2010 è ricorso il I anniversario della morte di Eluana Englaro. Ancora una volta lo sciacallo presidente del consiglio ha detto la sua e, come si dice a Genova, l’ha fatta fuori dal bulacco. Ha scritto che è dispiaciuto di non averla potuto salvare. Le bugie hanno sempre le gambe corte: il padre Peppino gli scrisse nel 2004 e il presidente del consiglio deve ancora rispondere. Voglio ricordare questa ragazza che per 17 anni ha subito una via Crucis e un linciaggio a tutti i livelli insieme al padre, uomo straordinario, accusato da un cardinale di essere «assassino», che ha agito sempre secondo la Legge, ma in questo paese governato dal malaffare e dall’immoralità, il rispetto della legge è un crimine.
NOTA PREVIA. SE DOVESSI SEGUIRE GLI SVILUPPI QUOTIDIANI DELL’APOCALISSE CHE TRAVOLGE L’ITALIA, NON NE USCIREI PIU’, VISTO CHE LA REALTA’ SUPERA OGNI FANTASIA ANCHE LA PIU’ ALLENATA.
2. Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio, uomo perfido e cinico e Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici sono «gentiluomini di sua santità». Il primo fresco di nomina dal 2008 a mani di Benedetto XVI e il secondo dal 1995 a mani di Giovanni Paolo II, in vista del Giubileo (altra mangiatoia magna-magna) che ricopre anche il ruolo di «consultore» del Ministero delle Missioni Vaticane (Propaganda Fide). Credo che in latino la formula sia «Viri honoris Suae Sanctitatis». Il collare di «gentiluomo« non è solo onorifico, ma immette nella «famiglia» del papa e quindi il nominato ha diritto di stare accanto al papa nei momenti ufficiali. Gianni Letta, amico personale di cardinali come Tarcisio Bertone, Giovanni Battista Re, Camillo Ruini e Achille Silvestrini, è onorato in Curia per lo stile riservato, la capacità di mediare intrallazzi e fugare equivoci tra le porcate di Berlusconi e la mistica papale.
3. Sei giorni dopo il terremoto di Abruzzo, su cui gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gianfranco Gagliardi, «ridevano» mentre la gente e gli universitari morivano atrocemente, L’altro «famiglio» del papa Angelo Balducci, pubblico ufficiale alle dirette dipendenze del consiglio dei ministri, si era mosso per inserire nei lavori post terremoto le imprese di Diego Anemone, corruttore doc. In cambio chiede un posto di lavoro per il figlio appena trentenne. Meritava il collare da cane e non quello papale di «gentiluomo». Vada Adesso il Bertone all’Aquila a spiegare con quali criteri scelgono i loro «famigli».
4. Noi ci augureremmo che il papa scegliesse i suoi amici tra poveri, gli esclusi e nominasse «gentiluomini di sua santità» P. Carlo D’Antoni, parroco a Siracusa e i suoi collaboratori, agli arresti domiciliari per avere disobbedito alla legge emanata da Gianni Letta, uomo di punta e vero «deus ex machina» del disonorevole governo Berlusconi, responsabile della morte di decine di uomini e donne, affamati e assetati di giustizia, che hanno avuto la sventura d’incontrare sulla loro strada questi «uomini d’onore» come il magnaccia e paraninfo Gianni Letta che faceva la guardia alla camera da Letto (di Putin), mentre il suo capo intratteneva sulla politica estera le prostitute a pagamento.
5. Per par condicio il papa dovrebbe nominare «gentildonna di sua santità» almeno la D’Addario e, se vuole fare buon peso, tutte le prostitute di Roma e di Sardegna che per lo meno sono limpide e trasparenti a confronto del buio pesto che emanano i «gentiluomini».
6. Perché non concedere una onorificenza a Guido Bertolaso che cura come «eventi straordinari» le uscite del papa, le sue vacanze e che ha sperperato 300 milioni alla Maddalena, rovinando anche l’ambiente e che nelle pause ricorre ai servigi rituali di «Francesca», nota massaggiatrice brasiliana riservata alle artrosi di Stato? Uno che è capace di scambiare donne da sesso con appalti e soldi pubblici, merita una onorificenza. Più di tutti però merita un monumento nei giardini Vaticani, Silviuccio Berlusconuccio, che è un modello di morigeratezza, di altruismo, di efficienza: egli è come Dio: sa tutto, vede tutto, controlla tutto. Non lo sapeva nemmeno Bertolaso che Francesca fosse una terapista, ma lui lo sapeva. Potenza dell’uomo del fare, previgente e onnisciente. Con uno così stiano sicuri i 17.000 aquilani ancora negli alberghi delle coste, tra una prostituta e l’altra, un appalto e una mazzetta, questi «gentiluomini di sua santità», qualcosa faranno, come hanno fatto la mega struttura, ancora vuota, dell’inutile e insulso g8.
7. Dal mese di aprile a dicembre 2009, Berlusconi ne ha fatte di cotte e di crude, era sulla stampa nazionale (poca) ed estera (tutta), ma il silenzio clericale della gerarchia sedicente cattolica fu intenso, compatto e «istituzionale».
8. Oggi, a scandalo ancora caldissimo, senza nemmeno aspettare un giorno, il vescovo dell’Aquila ha preso di colpo le difese d’ufficio di Bertolaso e delle sue scelte. Forse dal Vaticano non l’hanno informato in tempo che i «gentiluomini» vaticano corrompevano, fornicavano, ridevano sui morti e sulla tragedia del popolo del vescovo dell’Aquila che dovrebbe essere dimesso e mandato in Cirenaica ai lavori forzati, lui che ancora oggi non abita nella sua diocesi, ma fuori la zona del terremoto. Altro che il capitano abbandona la nave per ultimo. Mons. Carlo Molinari, ha abbandonato il suo popolo per primo e si è messo al riparo e al sicuro.
9. Milano via Padova, rastrellamento di immigrati su proposta della Lega e del partito dell’amore della Moratti. Mussolini e Hitler non possono dire di essere stati sterili: prolificano anche da morti e generano mostriciattoli ignobili che lo stesso loro capo deve sconfessare. Hanno seminato il vento del razzismo; hanno creato ghetti perché incapaci di affrontare i tempi di oggi; coloro che li hanno votato e li continuano a votare raccolgono la tempesta della violenza indotta. Dovremmo dire: «ben gli sta», ma non possiamo dirlo perché noi non Apparteniamo neanche lontanamente al partito della prostituzione del cervello che è anche gratis.
10. Il vostro presidente del consiglio l’11 febbraio 2010 ha ricevuto il primo ministro albanese, Sali Berisha, il quale aveva appena promesso che fino a quando durerà il governo Berlusconi, l'esecutivo albanese limiterà il più possibile gli sbarchi: ''Non voglio che gli albanesi muoiano, non voglio che i criminali arrivino in Italia''. Berlusconi, al suo solito, ha ironizzato '«per chi porta le belle ragazze possiamo fare un'eccezione». Non contento di essere volgare e offensivo nei confronti di tutte le donne, il malato mentale si è mostrato particolarmente galante nei confronti delle giornaliste albanesi presenti alla conferenza stampa. Al momento della foto, Berisha in puro stile servile albanese, dice: «Questa è la foto più bella della giornata»; ma l’utilizzatore finale ha risposto: «Beh, se ci fosse anche una di loro...», indicando le giornaliste sedute in prima fila. Il premier albanese non si fa pregare e accontenta il suo «amico Silvio» facendole avvicinare. Altra foto «più bella». Berlusconi, che deve avere sempre l’ultima parola, non regge e aggiunge: «Si sa che sono single...». Da uno così poteva venire un Bertolaso diverso? Si scelgono e si accoppiano per omeopatia. Donne albanesi, italiane, del mondo, non meritate un suburro così banale e orripilante. A voi tutta la mia solidarietà. Visto che era a Roma, per risparmiare su un viaggio, il Vaticano poteva fare anche Berisha «gentiluomo di sua santità», tanto ormai i porci abbondano che prendi due e paghi niente.
WWF: “DA IDV UNA PROPOSTA INDECENTE” ...
pubblicato da arch.WWF Italia
Il WWF ritiene vergognosa la proposta di legge dell’on. Cimadoro di Italia dei Valori dove si vogliono eliminare i reati di caccia per l’uccisione di animali appartenenti alle specie protette più rare e minacciate in Italia e in Europa, come la lontra, la lince, il cervo sardo, il camoscio d'Abruzzo, la cicogna, il fenicottero, tutte le specie di rapaci, il cavaliere d'Italia e molte altre . Questa proposta è davvero indecente, soprattutto se lanciata nell’anno della biodiversità ed in un momento in cui lo scontro tra la fazione più bieca dei cacciatori e gli ambientalisti si sta inasprendo a causa di altre proposte di legge che farebbero tornare l’Italia al medioevo venatorio.
E’ ancora più sorprendente che la proposta di eliminare le sanzioni penali per i reati di bracconaggio (ancora numerosi e gravissimi in Italia ) venga proprio da Italia dei Valori che ha fatto della legalità il proprio vessillo. Il WWF chiede ai parlamentari di Italia dei Valori che hanno presentato questa proposta l’immediato ritiro ed al Presidente Di Pietro di intervenire e sui propri parlamentari per ricondurli alla ragione ed al rispetto della legge.
E PENSARCI PRIMA ...
di Marco Travaglio da il Fatto
Quotidiano 07/02/10
Inutile nascondersi dietro un dito. L’ovazione che ha salutato una vecchia volpe come Enzo De Luca al congresso dell’Idv rappresenta una sconfitta per Antonio Di Pietro e soprattutto per il suo tentativo di portare un minimo di pulizia nella politica italiana.
L’impegno strappato a De Luca di dimettersi, se fosse eletto governatore della Campania e poi condannato (in primo grado, sottintende Di Pietro; in Cassazione, cioè fra vent’anni, sottintende De Luca), non è che una foglia di fico. Soltanto le forme, in questa brutta storia, sono state rispettate: Di Pietro ha rimesso al congresso la decisione se appoggiare o meno il candidato impresentabile del Pd e il congresso ha deciso, addirittura per acclamazione, di sì. L’ex pm del resto era stretto nell’angolo dalle circostanze, che non gli lasciavano alternative: o rinunciare a presentare la lista in Campania, o associarsi al Pd cioè a De Luca.
Candidati spendibili non ne ha trovati, anche perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, quando ha scoperto che la minestra che passava il convento era ancor più indigesta di quanto mente umana potesse immaginare: un candidato due volte rinviato a giudizio per reati gravissimi (concussione, associazione per delinquere, falso e truffa) al posto di un altro, Bassolino, che di rinvii a giudizio ne ha solo uno. A quel punto non restava che una candidatura di bandiera, quella di De Magistris, che però ha mancato di coraggio, temendo gli attacchi per una “fuga da Bruxelles” pochi mesi dopo l’elezione, e si è reso indisponibile. Ciò che tutti fanno da sempre, fatto da lui, non sarebbe stato perdonato. E altri candidati seri era difficile trovarne all’ultimo momento, anche perché chi corre alla carica di governatore, se perde, non diventa nemmeno consigliere regionale. Fin qui le questioni formali. Quella sostanziale è che ora Di Pietro è costretto a sostenere un signore che, per le regole da lui stesso imposte anzitutto a se stesso, è incandidabile: nel 1996 l’ex pm, sul quale pendevano soltanto alcune richieste di rinvio a giudizio della Procura di Brescia (poi regolarmente respinte da vari gip), restò in disparte e rinunciò a presentare una sua lista nel momento di massima popolarità. Come e perché si è arrivati a questo punto?
Anzitutto a causa della spregiudicatezza del Pd che, violando il proprio statuto, ha fatto in modo di evitare le primarie per scegliere l’aspirante governatore e, violando il proprio codice etico, ha mandato avanti un pluri-imputato. Ma anche a causa dell’improvvisazione un po’ rinunciataria con cui Di Pietro ha affrontato le regionali, dichiarando preventivamente che avrebbe appoggiato qualunque candidato targato Pd, purchè glielo comunicassero entro la data delle elezioni. Forse non prevedeva che Bersani & C. avrebbero osato tanto.
Errore: da questi signori bisogna sempre attendersi il peggio. Dunque occorreva predisporre per tempo un piano B, interpellando la società civile campana, se ancora ne esiste una, per far emergere una soluzione alternativa.
Ma pensando in grande, anche al punto di proporre un candidato indipendente alle altre forze del centrosinistra. Di Pietro non l’ha fatto e si è consegnato al consueto ricatto: o inghiotti il rospo De Luca, o consegni la Campania al Pdl dei Cosentino e dei Cesaro, ben nascosti dietro il faccino al Plasmon del craxiano Caldoro. Naturalmente l’eventuale sconfitta non sarebbe dipesa dal venir meno dell’Idv, ma dalle scelte sciagurate del Pd che in tre anni di scandali non ha costretto alle dimissioni né Bassolino né l’altrettanto impresentabile signora Mastella (che, non dimentichiamolo, è presidente del Consiglio regionale in quota centrosinistra) e ora si presenta pure con la faccia di De Luca. Ma la solita disinformatija di regime avrebbe impiegato poco ad addossare al “traditore ”
Tonino le colpe altrui. Bisognava pensarci prima, appunto. Ora è tardi per le lacrime di coccodrillo.
Ma oggi gli italiani che sognano una politica pulita sono un po’ meno di ieri.
SCIOPERO! L’ANM SI SCAGLIA CONTRO IL TRASFERIMENTO DEI MAGISTRATI NELLE SEDI DISAGIATE. EROICAMENTE, CONVINTAMENTE, QUANTUNQUAMENTE. COME LAQUALUNQUE E MIMÌ METALLURGICO...
di Carlo Vulpio
“Sciopero! Sciopero!”. Uno pensa che sia sbocciata in anticipo la primavera, con il risveglio della classe operaia e con i sindacalisti della Triplice che dismettono il doppiopetto e tornano accanto ai compagni di fatica…
Invece no. Delusione.
E’ soltanto la ditta Palamara&Cascini che fa un po’di casino sul decreto del governo (19 dicembre 2009) che attribuisce al Consiglio superiore della magistratura – in via provvisoria, fino al 2014 – il potere di trasferire d’ufficio i magistrati nelle sedi cosiddette “disagiate”, quelle cioè in cui c’è carenza d’organico (o che sono addirittura “deserte”) e dove non vuole andare nessuno.
Sui problemi della giustizia, non abbiamo mai risparmiato critiche a questo governo e a questo ministro della Giustizia. Dalla disciplina sulle intercettazioni al cosiddetto “processo breve”, che è una felice espressione linguistica per mascherare un infelice tentativo di “chiudere” alcuni processi eccellenti, primi tra tutti i processi che riguardano il presidente del Consiglio.
Ma, francamente, veder salire sulle barricate Luca Palamara e Giuseppe Cascini, rispettivamente presidente e segretario della Associazione nazionale magistrati (il cosiddetto sindacato delle toghe), per invocare lo sciopero contro il decreto del ministro Angiolino “Bugs Bunny” Alfano, ci conferma ciò che da tempo sosteniamo. E cioè che la premiata ditta Palamara&Cascini vende prodotti scaduti e andrebbe messa fuori mercato.
Mai, infatti, da codesta ditta – quando venivano trasferiti ingiustamente magistrati che ficcavano il naso dove non si doveva – udimmo provenire una voce, un fiato, un singulto. Adesso, invece, che c’è una obiettiva necessità di far fronte alle carenze di organico di tante sedi giudiziarie, ecco i titolari della ditta marciare petto in fuori a tutela della “inamovibilità dei magistrati” e chiedere addirittura lo sciopero delle toghe.
Per carità, di magistrati ne mancano a centinaia e qualunque governo serio non dovrebbe ridursi a sottoscrivere lo stato di emergenza e a prorogarlo “ad interim”, al punto da rendere cronicamente drammatico lo stato dell’amministrazione della giustizia. Però, poiché questa emergenza è così antica da esser diventata stabile, cronica, perenne, e poiché da qualche parte bisogna pur cominciare, prima di dar retta alla ditta di cui sopra vediamo un po’ cosa dice su questo argomento il decreto e se davvero costituisce un “attacco” alla magistratura.
Il decreto proroga di un anno i tremila magistrati onorari in carica e prevede il completamento della “digitalizzazione” delle attività di giustizia. E queste sono due cose che sembrano non scontentare nessuno.
Poiché però in alcuni posti mancano i magistrati e l’attività giudiziaria rischia la paralisi “ora”, mentre in altri posti (per esempio, a Crotone, a Enna, o a Gela) non vuole andarci nessuno, nemmeno con lo stipendio raddoppiato, il problema è cosa fare in attesa della grande Riforma della Giustizia, ormai più famosa e più lontana nel tempo della Riforma Protestante.
C’è poi anche un altro scoglio da superare, ed è la norma – giusta, introdotta nel 2006 dal governo di centrosinistra – che vieta ai magistrati di prima nomina (cioè gli “uditori giudiziari”) funzioni di pm o di giudice monocratico.
E allora, dice il decreto Alfano, facciamo in questo modo: stabiliamo criteri “certi e predeterminati” per consentire al Csm di trasferire d’ufficio i magistrati nelle sedi vacanti o disagiate.
Già, ma quali sono i magistrati che potrebbero essere trasferiti d’ufficio dal Csm?
Primo: quelli con più di dieci anni di anzianità e quelli che abbiano ottenuto la prima valutazione di professionalità da non oltre quattro anni.
In pratica, nel rispetto della norma del 2006 che abbiamo ricordato, si evita che magistrati di nessuna esperienza, freschi vincitori di concorso, vadano ad amministrare giustizia in sedi “calde” o svolgano funzioni monocratiche.
Secondo: il trasferimento verso sedi disagiate potrà avvenire soltanto se quella sede dista meno di 100 chilometri dal luogo in cui il magistrato presta servizio.
Terzo: dopo quattro anni, il magistrato potrà chiedere di tornare nella sede originaria.
Quarto: in questo quadriennio, al magistrato trasferito verrà praticamente raddoppiato lo stipendio e riconosciuto un beneficio di carriera.
Quinto: non potranno essere trasferiti i magistrati con figli di età inferiore ai tre anni e quelli che già prestano servizio in sedi disagiate.
Naturalmente, la vera conquista dell’intera comunità nazionale sarebbe che lo stato di stabile emergenza della giustizia, usato come un alibi da tutti i governi, finisse subito, per passare finalmente a qualcosa che assomigli a uno stato di civiltà giuridica accettabile. Nel frattempo, per non smantellare la baracca, il trasferimento d’ufficio così come previsto dal decreto Alfano (che può sempre essere migliorato) non è una bestemmia. Tanto più che non ci sarebbero trasferimenti d’ufficio se fossero gli stessi magistrati a fare domanda per essere assegnati alle benedette sedi disagiate.
Si dirà: grazie, questa è una ovvietà. Mica tanto. La sorpresa (positiva) infatti è che, sui 150 trasferimenti d’ufficio previsti fino al 31 dicembre 2014, ben 50 magistrati hanno già presentato domanda di trasferimento in 80 sedi. Ma c’è anche un’altra sopresa (negativa): mentre si approvava il decreto, il censimento dei posti nelle procure “deserte” ha subìto un aggiornamento ed è passato da 150 a 190 posti.
Di fronte a questi numeri e a queste considerazioni, la ditta Palamara&Cascini ha miracolosamente ritrovato la parola dopo un lungo periodo di coma profondo sui problemi seri (riforma del Csm, tribunali in cui siedono magistrati al di sotto di ogni sospetto che pure amministrano giustizia) e ha “bocciato” il decreto Alfano appellandosi ai peggiori sentimenti egoistici, corporativi e castali dei clan della magistratura. Non solo. Ha anche avanzato una sua “proposta”, e cioè l’abolizione della norma del 2006 che salvaguarda i magistrati di primo pelo (e i cittadini) dall’esercizio della enorme responsabilità di svolgere funzioni monocratiche in sede requirente e giudicante.
Insomma, secondo la premiata ditta nelle sedi disagiate bisogna mandarci i ragazzini, così si fanno le ossa, e non disturbare le loro eccellenze togate che hanno già tanto da fare con arbitrati, consulenze, docenze, doppi e tripli lavori. Altrimenti è sciopero. Sì, sciopero. Eroicamente, convintamente, quantuquamente. Oltre Foa & Di Vittorio. Direttamente a Cetto Laqualunque & Mimì metallurgico. Scio-pe-ro. Firmato: Palamara & Cascini.
IL DISCORSO DI ROSANNA SCOPELLITI PER IL 75° ANNIVERSARIO
DALLA NASCITA DEL GIUDICE...
di Rosanna Scopelliti
Più volte, in questi anni, mi sono nascosta nei ricordi
di bambina per cercare di rivivere le carezze, gli sguardi,
la voce di mio padre.
Ed ancora oggi, ogni volta che il pensiero vola a quei
momenti, a quegli sprazzi di serenità, a quegli attimi di
sana ingenuità, è come se nulla fosse accaduto, come se la
'ndrangheta non avesse mai bussato alla porta della nostra
vita.
Così vorrei fermare il tempo a quel
20 gennaio del 1991, a quelle cinquantasei candeline sulla torta di
compleanno, l'ultimo compleanno, del mio papà.
Vorrei aggrapparmi a quei sorrisi, a quella felicità rubata,
a quella vita, e far sì che non finiscano mai.
Ma è inutile: la realtà che forse non riesco ancora ad
accettare, ma che purtroppo è indiscutibile, è che la
'ndrangheta ha eseguito una sentenza di morte per un uomo,
un
servitore dello Stato, che nella sua vita ha avuto la sola colpa di
profondere nel proprio lavoro quella
dignità umana che ogni cittadino è chiamato a far valere
orgogliosamente nelle piccole e grandi scelte quotidiane.
Penso a papà come ad un albero
d'ulivo:
aggrappato solidamente alle sue radici, con la corteccia
ruvida e nodosa, ma al tempo stesso semplice, generoso e
capace di crescere anche nei terreni più aridi e rocciosi.
Un vero ulivo calabrese, pronto a dare frutti anche nelle
condizioni più impervie. E questa è la nostra terra.
Ed è sempre qui che, per ben due volte l'anno, si può godere
del dolce profumo della
zagara: quando gli alberi d'arancio
fioriscono e annunciano di anno in anno una raccolta che,
insieme a quella delle olive, è da secoli la provvidenza
della nostra terra. Proprio quelle arance, da sempre simbolo
del lavoro e della ricchezza che Dio ha voluto offrirci in
dono e che oggi rievocano drammaticamente quanto accaduto
nelle scorse settimane a
Rosarno: una pagina tra le più buie e mortificanti nella storia della Calabria,
una pagina che sarà difficile cancellare se non riusciamo a
capire che non c'è futuro senza tolleranza, integrazione e
rispetto, per le regole e per gli altri. Così come non ci sarà mai
futuro per una società dominata dalla protervia, dal
silenzio e dalla mistificazione del dono della vita.
Ed in questa occasione vorrei rinnovare la mia vicinanza e
stima alla magistratura di Reggio
Calabria ed a tutti coloro i quali qui si battono
quotidianamente per l'affermazione della legalità e della
giustizia.
Quella stessa Giustizia che
spero vivamente, dopo quasi diciannove anni, possa essere
resa al sacrificio di mio padre, per il cui omicidio non si
conoscono ancora oggi i nomi dei colpevoli.
Lo chiedo ad Ella, Presidente, estendendo simbolicamente
questo auspicio a tutte le Autorità qui presenti. Solo per
oggi vorrei essere come
una Sua nipote
e chiedere come regalo di
compleanno per il mio papà una piccola promessa: non essere
più lasciata sola a combattere una battaglia difficile non
solo di verità e giustizia, ma di
memoria collettiva
per un Paese che, purtroppo, fa
poca fatica a dimenticare. E' una preghiera che sento di
rivolgerLe anche a nome di tutta quella Calabria onesta,
solidale e virtuosa che difficilmente riesce a far parlare
di sé. Quella Calabria che, proprio per questo, ha bisogno
di essere
riconosciuta, incoraggiata e sostenuta
dallo Stato giorno dopo giorno. In tal senso la Sua presenza
qui oggi ha un altissimo valore, Presidente.
Quando uccisero mio padre ero una bambina di
sette anni, e come ogni bambina di quell'età, immaginavo che lo
avrei avuto accanto ancora per molto tempo. Invece non è
stato possibile, non mi è stato concesso. Non ho potuto
confessargli le mie prime “cotte”, mostrargli soddisfatta le
pagelle scolastiche, farmi vedere “schizzare” in bici
finalmente senza rotelle.
Mi è stato impedito di poterlo vedere invecchiare, di averlo
accanto l’anno del diploma ed il giorno della laurea, così
come non avrò la fortuna di essere, un domani, accompagnata
da lui all’Altare. Insomma, mi è stata negata quella che
dovrebbe essere la
normalità.
E la mia storia, purtroppo, è la storia di tante altre
famiglie
calabresi da anni stuprate da
quegli stessi signori di morte che orgogliosamente si fanno
individuare come “'ndranghetisti”. Sono loro, care ragazze e
cari ragazzi, che oggi stanno più o meno silenziosamente
derubando anche voi del vostro futuro.
Per questo auspico che vogliate rendervi protagonisti, a
partire dalle vostre scuole (e qui intendo ringraziare il
Ministro Gelmini per aver prontamente dato corpo a questa
straordinaria iniziativa), di quel percorso di riscatto
morale e civile che inevitabilmente deve seguire al sangue
di mio padre e di tutte le vittime innocenti delle mafie:
solo noi, solo le giovani generazioni, continuando ad
amplificare quel “Ammazzateci tutti” partorito proprio dall'ennesima ferita di questa terra, possono e
devono cambiare la Calabria, facendone finalmente una terra libera, onesta e coraggiosa. Fresca come i fiori di
zagara, forte come gli alberi d'ulivo.
Reggio Calabria, 21 gennaio 2010
Rosanna Scopelliti
presidente Fondazione Antonino Scopelliti
Esecutivo nazionale "Ammazzateci Tutti"
BRUNI COME DE MAGISTRIS: STRAPPATO IL FASCICOLO SULLA
SECURITY WIND... di Monica Centofante
FONTE
La notizia richiama i tempi passati, quelli delle vecchie indagini
dell'allora pubblico ministero
Luigi de Magistris. Forse per quelle dinamiche, che sono sempre le stesse, forse per i
personaggi coinvolti, non molto diversi neppure loro.
In quanto alle prime non c'è in verità molto da dire: quando
un'inchiesta diventa troppo “scottante”, e il magistrato che
la segue sembra essere uno determinato a portarla avanti,
accade che il fascicolo su cui sta indagando venga
trasferito in altre mani. Magari più “ragionevoli”.
Per i secondi, invece, la situazione appare più complessa.
La vicenda in questione è quella di
Pierpaolo Bruni, pubblico ministero a Crotone. Il magistrato che tempo fa aveva ereditato
una parte dell'inchiesta
Why Not, sottratta a de Magistris e spezzettata in tanti diversi tronconi
distribuiti qua e là. E che in eredità ha ricevuto anche la
sua stessa sorte, vedendosi sottrarre un caso giudiziario
che avrebbe avuto conseguenze imprevedibili.
Nel settembre scorso, infatti, nell'ambito di un'indagine
sulle centrali energetiche del crotonese si era imbattuto in
una serie di utenze telefoniche “coperte”, più di duecento,
che il capo della Security Wind
Salvatore Cirafici
avrebbe messo a disposizione, in via del
tutto riservata, a soggetti a lui “vicini”. Per la
precisione, assicura il maggiore dei Carabinieri
Enrico Maria Grazioli, “anche soggetti ricoprenti ruoli istituzionali di primo piano”.
Per questi fatti aveva aperto un fascicolo nel quale erano
confluite, in principal modo, le rivelazioni dello stesso
Grazioli. Il maggiore dell'Arma era uno degli indagati, che
sin da subito aveva accettato di rispondere alle domande
degli inquirenti. Ed era anche ex Comandante del Nucleo
Investigativo di Catanzaro che si era occupato proprio delle
indagini Why Not e Poseidone. Nonché pubblico ufficiale che
aveva partecipato alle anomale perquisizioni effettuate nei
confronti del consulente tecnico
Gioacchino Genchi. Di cose, quindi, ne sapeva e ne sa
parecchie. E parecchie ne ha raccontate.
Per esempio, si legge nei verbali di interrogatorio, ha
parlato di quelle sim “non intestate e non riconducibili ad
alcuno” di cui era in possesso Cirafici, a capo dell'ufficio
della Wind preposto a ricevere dalle procure le richieste di
anagrafiche e di intercettazioni telefoniche. Schede che non
potevano essere quindi rintracciate dall'Autorità
Giudiziaria e che il procuratore avrebbe distribuito ad
“amici” che dal suo osservatorio privilegiato sapeva essere
sotto indagine e che quindi informava. Tra questi c'era
anche lo stesso Grazioli, che in cambio del favore forniva
informazioni sullo stato delle indagini condotte da Bruni.
Cosa che avrebbe fatto anche - in una occasione
personalmente, in altre tramite il commercialista
Giuseppe Carchivi
- con il senatore avvocato
Pittelli, all'epoca tra i principali indagati delle
stesse inchieste
Why Not e Poseidone.
Anche lo stesso Cirafici, ex ufficiale dei Carabinieri, era
coinvolto in Why Not. E da quell'inchiesta stavano
emergendo, tra le altre cose, una serie di contatti tra il
capo della Security Wind e Luigi Bisignani, tessera P2
n.203, condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione nel
processo milanese per la
maxi tangente Enimont. Nonché circolari rapporti telefonici “con
utenze già della disponibilità di Fabio Ghioni, Luciano
Tavaroli, Marco Mancini, Tiziano Casali, Filippo Grasso e
del giornalista Luca Fazzo, dei quali è stato accertato in
sede cautelare il coinvolgimento in vicende spionistiche,
fino ad ora limitate al gruppo Telecom”. Questo scriveva, in
una relazione all'allora pm di Catanzaro de Magistris, il
consulente Gioacchino Genchi. L'uomo verso il quale, rivela
oggi Grazioli, Cirafici nutriva una profonda “acredine” mentre temeva che consulente tecnico del
pm Bruni potesse essere proprio lui.
Genchi, dice Grazioli, aveva già scoperto i contatti “tra
lui Cirafici, Omissis e altri soggetti – anche Istituzionali
– dei quali ora non ricordo i nomi”. E in seguito alla
perquisizione effettuata ai danni del consulente “voleva
conoscere le nostre eventuali risultanze delle
investigazioni”, ed “in particolare era preoccupato e voleva
sapere se erano stati acquisiti ulteriori e diversi contatti
telefonici tra lui, Cirafici, e terzi, contatti
evidentemente non conosciuti dalla stampa”. In seguito ai
colloqui con Grazioli, continua lo stesso maggiore, “so che
è andato anche in Procura a chiedere informazioni, ma non mi
ha chiesto di accompagnarlo perché sapeva già a chi
rivolgersi”.
Lo scorso 11 dicembre, grazie anche alle rivelazioni di
Grazioli, il gip
Gloria Gori ha accolto la richiesta del pm Bruni
disponendo gli arresti domiciliari per l'indagato Cirafici.
Che chiuso in casa, però, era destinato a rimanerci ben
poco. Il 30 dicembre scorso, infatti, il presidente del
Tribunale del Riesame
Adalgisa Rinardo ha revocato l'arresto e disposto soltanto l'obbligo di dimora nel comune di
residenza. Contemporaneamente ha tolto l'inchiesta al
pubblico ministero e
trasmesso gli atti non alla competente
procura di Salerno bensì a quella di Roma. E il perché lo scopriremo una volta lette le
motivazioni del provvedimento.
Nel frattempo però, senza malafede, alcuni particolari non
possiamo fare a meno di notarli.
La dott.ssa
Rinardo è infatti lo stesso magistrato finito sotto
inchiesta di quella procura di Salerno che aveva
scoperto un complotto ordito ai danni dell'allora pm Luigi
de Magistris con il fine, ben riuscito, di sottrargli le
indagini e fermare il suo lavoro;
insieme a lei risultavano indagati, tra gli altri, l'ex capo
della procura di
Catanzaro Mariano Lombardi, l'aggiunto
Salvatore Murone
e il senatore
Giancarlo Pittelli;
nelle carte dei magistrati salernitani si leggeva che
il figlio della dott.ssa era socio in
affari di Antonio Saladino, principale indagato dell'inchiesta Why Not;
poco tempo dopo l'inizio delle indagini sui suddetti
personaggi i magistrati di Salerno sono stati trasferiti ad
altri uffici. Nel caso del procuratore capo addirittura
cacciato dalla magistratura.
Materiale per porsi degli interrogativi, forse, ce ne
sarebbe. E anche inquietanti se si tiene conto di quanto
dichiarato ancora dal Grazioli, che in riferimento a
Cirafici agli inquirenti ha dichiarato: “Lo stesso mi
riferiva testualmente: ‘Bruni va fermato!’.
”
Parole profetiche, come quelle pronunciate dall'ex
presidente della Calabria
Giuseppe Chiaravalloti, che nel corso di un'intercettazione
telefonica, parlando del pm de Magistris ebbe a dire: “...lo
dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo una causa civile e ne
affidiamo la gestione alla camorra”. Per poi aggiungere:
“C'è quel principio di Archimede... a ogni azione
corrisponde una reazione e mò siamo così tanti ad avere
subito l'azione...”.
Chiaravalloti era indagato da de Magistris e oggi lo è da
Pierpaolo Bruni. Come dicevamo all'inizio: a volte
ritornano. O forse non sono mai andati via.
UN PAIO DI CONSIDERAZIONI SULLA "ANTIMAFIA DEI FATTI" DI
QUESTO GOVERNO... di Giulio Cavalli
FONTE
Di fronte all’ennesima fanfara di numeri sventolata dal
Governo nella recente campagna pubblicitaria intitolata
“antimafia dei fatti” credo che vadano precisati alcuni
punti. Non tanto per entrare nella desolante arena
dialettica di un esibizionismo politico impacchettato con
proclami in confezione regalo quanto almeno per un’onestà
dei Fatti che sarebbe un vero peccato non prendersi la briga
di raccontare.
Il 90% degli “arresti eccellenti” snocciolati dai recenti
proclami (così come i loro patrimoni sequestrati) in questo
ultimo anno sono il risultato o di rivelazioni di pentiti
che hanno esercitato la parola nelle sedi competenti (
piuttosto che l’eroismo dell’omertà di manganiana memoria) o
di quelle stesse intercettazioni che questo stesso governo
sta trasformando in un desueto e antico fenomeno di costume.
Ma la dicotomia più comica è che i magistrati che arrestano
i mafiosi e sequestrano patrimoni sono gli stessi che a
Palermo processano Dell’Utri per concorso esterno e indagano
sulle trattative Stato-mafia. Gli stessi che a Caltanissetta
e Firenze hanno riaperto le indagini sui mandanti occulti
delle stragi del 1992-93. Gli stessi che a Napoli hanno
chiesto e ottenuto un ordine di custodia per il
sottosegretario Cosentino, ovviamente subito “stoppato”
dalla Camera. Ed è proprio un peccato che in questa
“trionfale marcia di numeri” il Governo abbia perso con
Cosentino la possibilità di aggiungere un trofeo nella teca
dell’antimafia.
Senza dimenticare il segnale culturalmente criminale
dell’emendamento della finanziaria passato anche in Senato
che consente la vendita degli immobili confiscati alle
mafie; che potrà finalmente dare il via ad una numerologia
di confische e restituzioni alle mafie come in una
meravigliosa partita a Monopoli sulla tavola della legalità.
Del resto è quasi stucchevole ricordare come siano proprio
le mafie ad avere in questo momento la liquidità più facile
per aspettare i 90 giorni passati dalla confisca senza
assegnazione ed inviare qualche “testa di legno” amica
all’asta di vendita. E, attenzione, non si tratta di
pessimistiche ipotesi: i comuni di Canicattì in provincia di
Agrigento e Nicotera in provincia di Vibo Valentia sono
stati sciolti per mafia per avere assegnato beni confiscati
a prestanome dei mafiosi colpiti dalla confisca. Un
emendamento che riesce nella mirabolante impresa di tradire
in poche righe sia il buon senso legislativo (affidando il
meccanismo di vendita degli immobili ai funzionari locali
del Demanio che per esposizione ambientale non sono nella
posizione migliore di gestire “condizionamenti” nella
vendita) sia alle centinaia di ragazzi che sotto la bandiera
di Libera decidono di dedicare il proprio tempo e le proprie
vacanze al volontariato sui beni confiscati a Corleone,
Castelvolturno, San Giuseppe Jato e altri. E per finire in
bellezza calpestando in un colpo solo quel milione di
cittadini che nel ’96 firmarono l’appello di Don Ciotti per
l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro
restituzione alla collettività: mandare sul marciapiede la
dignità di un paese per fare cassa è azione da piazzisti
piuttosto che Statisti.
In questo luccicante contesto di “antimafia dei fatti”, il
recente scudo fiscale oltre a permettere il rientro di
capitali dall’estero con penali da Repubblica delle Banane
ha anche in parte cancellato e in parte indebolito l’obbligo
di segnalare operazioni sospette rendendo pressoché sterile
il sistema di rilevamento di possibili casi di riciclaggio.
Infatti (come avverte Roberto Scarpinato) l’art. 13 bis,
comma 3, del Dl n. 78 del 2009 ha disposto che non si
applica l’obbligo della segnalazione delle operazioni
sospette per tutti i casi i cui i capitali rimpatriati o
regolarizzati derivino da una serie di reati sottostanti che
vengono estinti dallo scudo fiscale: i reati tributari di
omessa dichiarazione dei redditi o di dichiarazione
fraudolenta e infedele. Vengono inoltre estinti una lunga
serie di reati quando siano stati commessi per eseguire od
occultare i reati tributari, ovvero per conseguirne il
profitto: alcuni reati di falso previsti dal codice penale
(articoli 482, 483, 484, 485, 489, 490, 491 bis e 492), di
soppressione, distruzione e occultamento di atti veri,
nonchè dei reati di false comunicazioni sociali previste dal
codice civile (articoli 2621 e 2622): capitali di origine
illegale immessi nel mercato a seguito di tale normazione e
del regime di invisibilità assicurato ai capitali ‘scudati’.
Si è venuta a determinare per il vastissimo popolo degli
imprenditori collusi l’opportunità di fare rientrare
dall’estero capitali sporchi dei loro soci mafiosi occulti,
spacciandoli falsamente come frutto di evasione fiscale per
poi immetterli nel circuito produttivo.
Non mi risulta che Presidente e
Ministri abbiano deleghe da Catturandi per acciuffare
latitanti (ed è un peccato, perché almeno le auto delle
Forze dell’Ordine non avrebbero il problema di cadere a
pezzi e avere il serbatoio vuoto), e non mi risulta nemmeno
che abbiano deleghe di magistratura (senza volere suggerire
un’idea…) per le indagini; sicuramente hanno la
responsabilità politica di quanto scritto sopra. E questi
sono Fatti. Quale forma abbiano non lo so. Ma, sicuro,
l’antimafia è un’altra cosa.
NO AL MEDIOEVO SUL WEB... di Tania Passa
FONTE
Il 23 dicembre alcuni di noi si sono ritrovati a piazza
del Popolo per una protesta pacifica contro le annunciate
leggi per imbavagliare il web, l’iniziativa era titolata ‘Libera rete in Libero Stato’
e ci ha visti riuniti insieme
a: Pippo Civati, Alessandro Gilioli,Luisa Capelli, il Popolo
Viola, Guido Scorza , Vincenzo Vita e il popolo della rete.
IL giorno dopo si è diffusa la notizia che ha completato il
cerchio dei sospetti che in quella iniziativa avevamo
paventato “il controllo degli IP” (
le interviste audiovideo
dell’iniziativa).
Alessandro Gilioli giornalista e blogger tra i promotori
dell’iniziativa, spiegava come anche le notizie trapelate su
di una possibile acquisizione di Telecom da parte di
Mediaset potrebbe finalizzarsi al dominio del futuro,
passando da un uomo solo al telecomando, ad un uomo solo al
clicktrought .
Scrivo clicktrought poiché è quello che delinea tutti i
nostri comportamenti sul web. Oggi sono utilizzati solo dal
marketing pubblicitàrio, ma ripensando il domani anche in
funzione del fatto che dal 1996 al 2007 molti uomini e donne
di questo Paese sono stati inseriti nell' elenco dei
giornalisti schedati e spiati viene da chiedersi se i “
filtri” paventati da Maroni poi ritirati, non siano il
prologo di ‘moderne schedature’ per il popolo della rete.
Roberto Natale della Fnsi afferma che: “Le schedature sono
pratiche incompatibili con una democrazia e non c'è alcun
motivo dicibile e confessabile perchè venga apposto il
segreto di stato”.
Anche Articolo21 nella persona del suo Portavoce Beppe
Giulietti è stata schedata , le parole di Giulietti insieme
a quelle della Manifestazione ‘Libera Rete in Libero Stato’
sono più che mai attuali “Chi ha qualcosa da temere sono
coloro che hanno diversi livelli di comunicazione più o meno
legittimi”. Ma non è tutto: per un Paese che ha vissuto e
vive ancora dei segreti di Stato come Piazza Fontana, la
strage di piazza della Loggia a Brescia e molti altri
infatti sarebbe necessario scardinare ogni attitudine a
secretare. “ L'Italia ha bisogno di liberarsi da ogni
metastasi che inficia la trasparenza. Costi quel che costi”.
I nuovi diritti, come quelli che riguardano il web, non
vedono il mondo dei massmedia e nemmeno la stragrande
popolazione italiana sintonizzata sul tema con la dovuta
sensibilità. Ma la realtà è che la giusta sensibilità da
parte di tutti gli operatori della comunicazione, ci
salverebbe da un futuro di filtri e schedature che
frenerebbe la modernità di questo Paese. Semmai la fase
moderna di questa Democrazia sia mai iniziata, a veder le
censure paventate e realizzate sembrerebbe più un basso
Medio Evo culturale
PROCESSO BREVE: IN PERICOLO DIRITTI DEI MINORI... di Mauro W. Giannini
FONTE
Preoccupazione e' stata espressa in merito al disegno
di legge governativo sul processo breve (“Misure per la
tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei
processi, in attuazione dell’art. 111 della Costituzione e
dell’art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia
dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”)
dall'Unione Nazionale Camere Minorili, secondo cui il
disegno di legge "presenta evidenti lacune sia in relazione
alla posizione dell’imputato minorenne che con riferimento
ai reati in danno di minori"
In un dettagliato documento a firma del presidente
dell'Unione, avv. Fabrizia Bagnati, e del vicepresidente,
avv. Luca Muglia, gli esperti di giustizia minorile
esaminano le tre situazioni giudiziarie riguardanti minori
sulle quali verrebbe ad incidere la normativa proposta dal
governo, cioe' quelle che vedono il minore imputato in un
processo penale, vittima di reato o infine parte di un
processo civile.
Minore imputato
l'associazione nota che "il provvedimento in questione
omette il contemperamento con le disposizioni contenute nel
D.P.R. n°448/1988 che disciplinano il processo penale a
carico di imputati minorenni; che il processo penale
minorile, a differenza di quello degli adulti, prevede
espressamente, oltre alla acquisizione della prova del
fatto-reato, il compimento e l'acquisizione degli
accertamenti sulla personalità del minore; che il
legislatore trascura - ancora una volta - la ratio del
processo penale minorile, fortemente condizionato dalla
indagine sulla personalità e dalle finalità educative, e
strutturato in maniera tale da “favorire” e “anticipare” la
definizione nella fase dell'udienza preliminare attraverso
meccanismi e sbocchi processuali del tutto diversi da quelli
previsti per gli adulti".
Inoltre, rileva l'Unione Nazionale Camere Minorili, "il
processo penale minorile presuppone ed auspica la presenza
necessaria del minore, tant’è che il giudice minorile
illustra all’imputato il significato delle attività
processuali che si svolgono in sua presenza, nonché il
contenuto e le ragioni anche etico-sociali delle
decisioni..., può disporre anche l’accompagnamento coattivo
dell’imputato non comparso... e, nell'udienza preliminare,
prima dell'inizio della discussione, chiede all'imputato se
consente alla definizione del processo in quella stessa
fase" e che "l'istituto dell'accompagnamento coattivo
dell'imputato minorenne, a differenza di quello previsto per
gli adulti (art. 490 c.p.p.), è finalizzato alla
elaborazione di progetti educativi (in primis la messa alla
prova) ovvero all'adozione di provvedimenti civili urgenti a
protezione del minore; che il minore imputato è
effettivamente partecipe della vicenda processuale che lo
riguarda, al punto tale da essere responsabilizzato persino
sul contenuto delle scelte processuali".
Peraltro, fanno rilevare gli esperti minorili, "l’attuale
formulazione del DDL 1880 (all'art. 2), nel sancire tempi
processuali estremamente ridotti e nel non prevedere la
sospensione del processo per il tempo necessario a
conseguire la presenza dell'imputato minorenne, è tale da
determinare - di fatto - la compressione del diritto del
minore ad essere presente nei procedimenti penali che lo
riguardano ed a prestare validamente il consenso alla
definizione anticipata (quale giudice, a fronte del rischio
“estinzione”, procederebbe all'accompagnamento coattivo o
acconsentirebbe ad un rinvio finalizzato ad assicurare la
presenza del minore??? )".
Il documento nota che "in via astratta, il principio della
rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale, cui si
ispira l'intero processo penale minorile, appare compatibile
con il principio di "ragionevole durata" del processo
sancito dall’art. 111 della Costituzione e dall’art. 6 della
Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali; che, tuttavia, al
fine di garantire il contemperamento tra la pretesa punitiva
dello Stato e le finalità educative appare necessario
favorire (giammai ostacolare) la presenza del minore
all'udienza preliminare, snodo principale dell'intero
processo penale minorile; che, diversamente, si snaturerebbe
la ratio del processo a carico di imputati minorenni,
costringendo il giudice a scongiurare il rischio estinzione
attraverso la celebrazione di processi in cui il minore è
quasi sempre assente; che, peraltro, la lacuna evidenziata
determinerebbe conseguenze assai negative anche e
soprattutto per il minorenne straniero, attese le maggiori
difficoltà legate alla comparizione in udienza dello
stesso".
Inoltre, "la facoltà del giudice di disporre la sospensione
del processo “per il tempo necessario a conseguire la
presenza dell’imputato minorenne” ... sarebbe in grado di
colmare, almeno in parte, l'incongruenza normativa sopra
rilevata; che l’art. 2 comma II lettera a) del DDL 1880
(Estinzione del processo per violazione dei termini di
durata ragionevole), nel prevedere che il corso dei termini
è sospeso “in ogni altro caso in cui la sospensione del
procedimento penale è imposta da una particolare
disposizione di legge”, sembrerebbe escludere le ipotesi di
sospensione del processo penale imposte da una particolare
disposizione di legge (ivi compresa la messa alla prova di
cui all’art. 28 D.P.R. n. 448/1988, istituto “cardine” del
processo penale minorile); che, pertanto, appare
assolutamente urgente e necessario un correttivo che
consenta di includere tra le ipotesi di sospensione di cui
all’art. 2 del DDL 1880 quella contemplata dall'art. 28
D.P.R. n. 448/1988 (sospensione del processo e messa alla
prova)".
Minore vittima di reato
In materia, l'U.N.C.M. ha segnalato da tempo l’inderogabile
esigenza di prevedere una regolamentazione normativa dei
molteplici aspetti che possano interessare il minore vittima
di reati non necessariamente o non esclusivamente a sfondo
sessuale, segnalando la necessità di un intervento
normativo, pur nel rispetto dei principi fondamentali del
giusto processo e del diritto di difesa
dell’indagato/imputato. Oggi ricorda che il sistema di
tutela del minore vittima di reato non può non tenere conto
dei seguenti riferimenti normativi comunitari ed
internazionali:
a) Decisione Quadro 2001/220/GAI (datata 15.03.2001) del
Consiglio dell’Unione Europea su “La posizione delle vittime
nel processo penale”, contenente diverse disposizioni sulla
posizione dei bambini vittime e/o testimoni nei procedimenti
penali, in cui si evidenzia la necessità di un trattamento
specifico delle vittime particolarmente vulnerabili;
b)
c) Risoluzione 2005/20 adottata dal Consiglio Economico e
Sociale dell’ONU il 22.07.2005 contenente le Linee Guida a
favore dei minorenni coinvolti nei reati in qualità di
vittime o di testimoni, con le quali si è inteso evidenziare
che i minori vittime e testimoni di reati e di violenze sono
particolarmente vulnerabili e necessitano di un supporto e
di una protezione adeguata in relazione al trauma subito,
alla loro età, al livello di maturità ed agli specifici
bisogni del caso, al fine di prevenire ulteriori traumi o
l’aggravarsi di quelli già subiti;
d)
c) Pronuncia della Corte di Giustizia della Comunità Europea
emessa in data 16.06.2005 (relativa ad una questione
pregiudiziale proposta dal G.I.P. di Firenze in relazione ad
un procedimento penale a carico di un’insegnante di scuola
materna, accusata di maltrattamenti), in base alla quale "il
giudice nazionale deve avere la possibilità di autorizzare
bambini in età infantile che, come nella causa principale,
sostengano di essere stati vittime di maltrattamenti, a
rendere la loro deposizione secondo modalità che permettano
di garantire a tali bambini un livello di tutela adeguato,
ad esempio al di fuori dell’udienza e prima della tenuta di
quest’ultima" (c.d. sentenza Pupino).
Inoltre, anche alla luce delle indicazioni comunitarie ed
internazionali innanzi richiamate, l'U.N.C.M. ha più volte
richiesto, nelle opportune sedi (vedi audizioni c/o
Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza e c/o
Commissioni Giustizia), che sia ampliata la facoltà di
richiedere l’incidente probatorio allorquando si debba
procedere all’assunzione della testimonianza di un minore
nei casi in cui le esigenze dello stesso lo rendano
necessario od opportuno, a prescindere dal titolo di reato,
e ciò al fine di colmare l'ingiustificato “vuoto” di tutela
nei confronti dei minori vittime di reati diversi da quelli
"individuati" dal legislatore come particolarmente gravi.
Secondo gli esperti minorili, poi, "il trattamento
differenziato a seconda delle tipologie dei reati commessi
ai danni dei minori appare del tutto ingiustificato ed in
aperto contrasto con le principali normative e
raccomandazioni internazionali" e "l’Unione Europea, con la
Risoluzione del Parlamento Europeo del 16 gennaio 2008 sulla
predisposizione di una strategia dell’U.E. sui diritti dei
minori (2007/2093 (INI)), ha indicato tra le priorità da
perseguire quella di prevedere una legislazione comunitaria
che, muovendo dall’affermazione secondo la quale 'la
violenza contro i minori è ingiustificabile, qualunque forma
essa assuma e in qualsiasi contesto sia essa perpetrata,
incluso quello domestico', condannando tutte le forme di
violenza contro i minori, inclusa la violenza fisica,
psicologica e sessuale, consideri 'vittime di reato i minori
che siano stati testimoni di violenza domestica', con ciò
chiarendo che sussiste un’autorevole valutazione, a livello
comunitario ed internazionale, circa la necessità che si
predisponga nelle legislazioni degli Stati membri una tutela
rafforzata del minore"
Ma c'e' di piu': "l'art. 2 comma 1 del DDL 1880 di
iniziativa governativa prevede che l’estinzione del processo
non operi per i reati puniti con pena edittale superiore ai
10 anni di reclusione; - che nell'elenco dei reati per i
quali è esclusa l'estinzione del processo (cfr. art. 2 comma
V del DDL 1880) non compaiono diverse tipologie di reati a
danno di minori (mentre, viceversa, compare il nuovo
istituto del reato di stalking di cui all'art. 612 bis
c.p.); - che, pertanto, rischieranno in concreto
l'estinzione i processi per reati quali: la violazione degli
obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.), l'abuso
dei mezzi di correzione e di disciplina (art. 571 c.p.), i
maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli (art. 572
c.p.), la sottrazione consensuale di minorenni (art. 573
c.p.), la sottrazione di persone incapaci (art. 574 c.p.),
la sottrazione e trattenimento di minore all’estero (art.
574 bis c.p.), l'abbandono di persone minori o incapaci
(art. 591 c.p.), e ancora: il reato di prostituzione
minorile (art. 600 bis commi 2° e 3° c.p.), la detenzione di
materiale pedopornografico (art. 600 quater c.p.), la
corruzione di minorenne (art. 609 quinquies c.p.)" e "per la
maggior parte dei reati ai danni di minori sopra indicati il
codice di rito non prevede la possibilità di esperire
incidente probatorio (come suggerito dalle raccomandazioni
internazionali e richiesto dall'U.N.C.M.) il quale, oltre ad
evitare la reiterazione di inutili e dannose audizioni
processuali del minore, garantirebbe la maggiore celerità
dei processi, scongiurando la prescrizione dei reati; - che,
pertanto, il rischio di estinzione dei processi per i reati
in danno di minori non ricompresi nell'art. 2 del DDL 1880
risulta assolutamente concreto ed elevato".
Minori in processi civili
L'Unione Camere Minorili, osserva come le modifiche alla
legge 24 marzo 2001 n. 89 non tengano in alcuna
considerazione la peculiarità dei processi civili che
coinvolgono i minori. "E’ di tutta evidenza, infatti, -
sottolineano gli esperti - che procedure così delicate che
attengono alle capacità genitoriali ed alla protezione del
minore non possano avere tempi contingentati in appena due
anni, posto che spesso risulta assolutamente necessario
consentire possibili evoluzioni positive del contesto
familiare, pena soluzioni drastiche o frettolose che nulla
hanno a che vedere con l’interesse del minore e della sua
famiglia. Se la ratio del provvedimento sembrerebbe quella
di comprimere la spesa pubblica per l’equo indennizzo per
irragionevole durata del processo, l’applicazione delle
suddette norme alla materia minorile avrà probabilmente
l’effetto esattamente contrario: un inutile dispendio di
risorse".
Per questo, in conclusione l'Unione Nazionale Camere
Minorili auspica che il legislatore ponga rimedio alle
problematiche sollevate, prestando la dovuta attenzione alle
legittime istanze di tutela del minore, imputato e/o vittima
di reato, provenienti dall'avvocatura minorile e che le
forze politiche valutino le forti ricadute del disegno di
legge 1880 sul versante della tutela del minore e
considerino la inderogabile necessità di modificare le
disposizioni in questione nelle parti richiamate.
La contrarieta' e la preoccupazione dell'Unione Nazionale
Camere Minorili si aggiunge a quelle di altri esperti
minorili e della giustizia in generale, fra cui il
Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento
e l’Abuso all’Infanzia, l'Associazione fra gli studiosi del
processo penale e l'Unione Camere Penali Italiane.
* componente del Comitato
tecnico-giuridico dell'Osservatorio
IN PIAZZA ANCHE I “RAGAZZI” CON I CAPELLI GRIGI
... Pubblicato da Oliviero Beha su
IL FATTO QUOTIDIANO
La manifestazione di sabato è stata come un thermos:a
caldo un contenitore di emozioni, nel ricordo successivo un
concentrato di memoria e di sensazioni che non deve o non
dovrebbe intiepidire più di tanto. Sensazioni politiche,
civili, civiche, ambientali, per dirla in un solo aggettivo
di cui tanto avremmo bisogno: “Culturali ”.
Queste che seguono
sono semplicemente le
impressioni di chi ci è stato “fi s i c a m e n t e ”, con
la voglia di immergersi in quel lungo e largo fiume che da
piazza della Repubblica è confluito per ore a piazza San
Giovanni. Di chi “se lo è fatto tutto” con curiosità e senza
pregiudizi, almeno crede (citando Franco Fortini, ”Non si
crede mai quel che si c re d e ” ma qui saremmo alla
metafisica…).
Di chi condivide alcuni moventi forti del corteo e
dell’evento, ma non altri che pure sono serviti da “titolo
cubitale” alla giornata No B. Day. Di chi crede
all’autenticità, pur con tutte le riserve di un
impressionismo piazzaiolo che può tradire, se gli pare di
leggerla negli occhi delle persone che come lui “fisicamente
” ci sono invece di essere altrove, pur magari
solidarizzando “in ispiritu”. Di chi, nella frustrazione da
vipperia inconsulta che ha trascinato in fondo al mare come
fosse una nave dei veleni la sensibilità complessiva di un
popolo, ha apprezzato che sabato queste forme di vipperia
scadente fossero state tenute alla larga, dal palco come
dalla mitizzazione della gente.
I simboli, gli slogan, le magliette, la testata di questo
giornale diffusa tra i manifestanti più che come giornale
come segno di riconoscimento, non hanno avuto bisogno più di
tanto di icone. Le strette di mano, i commenti, gli sguardi
di comprensione, stima, familiarità mi sono sembrate aver la
meglio in generale sul tifo da stadio che è una delle
componenti della “distrazione di massa” che ha diserbato la
percezione della realtà di quest’Italia.
Da questo punto di vista
segnalo un aspetto che è
all’apparenza molto secondario nei confronti della valenza
politica del “sabato viola”, un sabato del villaggio che
aspetta da troppo tempo, troppi anni, troppe cancrene
politiche di vario colore una domenica decente, da paese
normale che secondo un “m a e s t ro ” vero, Mario
Monicelli, siamo stati solo e forse soltanto per necessità
nel secondo dopoguerra. Intendo dire dell’impressione che i
cortei e questo in particolare fanno ai cinesi del quartiere
di Piazza Vittorio. Ai cinesi predominanti, ma anche agli
indiani cordiali, ai “bangla” come vengono accorciati i
numerosissimi originari del Bangladesh, ai neri ecc. E’ una
forma di integrazione “strisciante” ma assai penetrante che
ovviamente collide con il fastidio di manifestazioni a getto
continuo per i residenti, o i commercianti italiani o romani
di sempre più recente generazione. Ho girato intorno al
corteo,e non ho trovato quell’indifferenza al corteo- cortei
che sempre più spesso li circonda magari per sopraggiunta
ripetitività o inutilità. No, sabato tutto quel viola aveva
qualcosadi differente e di promettente insieme.
La manifestazione più vicina per interesse e caratteristiche
mi è parsa quella del febbraio 2003, quella dell’arcobaleno
della pace contro la guerra in Iraq, poi perfettamente
disattesa, quella degli oltre due milioni, una delle più
affollate mai viste, nella stessa Piazza, quella non
necessariamente di sinistra, quella di famiglie con tanto di
nonni e nipotini.
Sabato, raccontano le cronache, in piazza c’era - no
soprattutto i giovani. E’ vero solo in parte. Il testimone
oculare vi dice che invece c’erano anche tantissime persone
della mia generazione, o in gruppi tra loro, o in colonie
mischiate con i giovani da ogni dove. Che sedicenni,
ventenni, o venticinquenni, popolo della Rete, popolo
“viola”, popolo di Facebook, confluissero in un corteo da
loro stessi organizzato e dai loro referenti coordinato,
naturalmente non stupisce. Che siano sotto i quarant’anni la
maggioranza dei frequentatori di Internet è poco ma sicuro.
E allora? Tutti quei cinquantenni, sessantenni, o anche più
avanti negli anni che gonfiavano con entusiasmo il corteo?
Da dove uscivano? Dalle cantine più o meno metaforiche in
cui li hanno rinchiusi o nelle quali si sono rinchiusi in
questi ultimi quindici anni, in un’Italia stremata da
Berlusconi, dal berlusconismo, dall’antiberlusconismo troppo
spesso professionalizzato e quindi tendenzialmente
rientrante nel berlusconismo come idea non ideale della
società? Eppure sabato c’erano, e se questo rende conto di
un paese stremato in un tracciato transgenerazionale, che
sta quindi ancora peggio di quel che si crede, si dice o si
tace, fornisce anche un’ipotesi complessiva di altro paese,
che abbracci dai giovani ai vecchi in tre generazioni di
scontento.
Questo dato può essere formidabile, cioè etimologicamente
“mettere paura” non solo a Berlusconi ma a un’intiera classe
dirigente. Questa. Se la manifestazione non è pensile non è
di un giorno, continua a trasformare in “fi s i c i t à ” la
Rete e in virtualità l’apporto personale e la comunicazione
che non passa per i canali tradizionali, ostruiti e
strozzati come sappiamo. I canti di sempre, il pathos di un
dicembre violaceo, lo stare insieme per pretendere legalità
costruendola in antitesi a una specie di pupazzo di neve
contemporaneamente reale e simbolico, rimangono in quel
thermos, già più in là di Berlusconi. Guai a perderne o
sprecarne il ricordo, la partecipazione, il calore. Non ci
rimetterebbe la sinistra,formalmente assente, bensì tutto il
paese.
ACQUA,BUGIA
“EUROPEA” E PORCATA ITALIANA ... Pubblicato da Carlo Vulpio
FONTE
La cosa più sconvolgente di questa storia della privatizzazione dell’acqua,
che nessun giornale o canale radiotv dice, è il continuo
richiamo alla necessità che l’Italia “si adegui” all’Europa.
“L’Europa lo vuole!”
, dicono, e fanno passare per verità assoluta una solenne bugia. Proprio
come il famigerato “Dio lo vuole!” dei crociati.
Il
decreto-legge
Ronchi
approvato (con l’ennesimo voto di fiducia)
anche dalla Camera dei deputati il 19 novembre 2009,
all’articolo 15, ribadisce proprio questo concetto, e cioè
che è necessario privatizzare il servizio idrico “per
adeguarsi alle direttive europee”.
Peccato che nessuno si prenda la briga di andare a
controllare e che un po’ tutti – per abitudine, per
pigrizia, per inettitudine o malcelato interesse – diano per
scontata una “verità” che non esiste, e che quindi è una
bugia.
Quanti parlamentari, quante persone hanno letto – per dire
dell’esempio più famoso – il Trattato di Lisbona? Non più di
una decina, forse. Ecco, più o meno tanti sono gli individui
che hanno letto queste benedette direttive europee a cui
l’Italia dovrebbe adeguarsi privatizzando i servizi idrici.
La verità è che si è votato (in Parlamento) e si sta
accettando (nel Paese) qualcosa che non esiste, perché le
due direttive europee
in questione (92/50/CEE e 93/38/CEE) si limitano a chiedere che vi sia
concorrenza per i servizi pubblici nazionali e locali, ma
escludono da logiche di mercato proprio
il servizio idrico.
L’Unione
europea
non si è mai sognata di chiedere a nessun
Paese membro di privatizzare l’acqua e i servizi idrici.
Almeno non attraverso il proprio Parlamento e i propri atti
ufficiali. Al contrario: la cosiddetta “direttiva Bolkestein”
tiene fuori dalla libera circolazione dei servizi proprio il
servizio idrico e affida ai singoli Stati membri il compito
di stabilire quali siano i
servizi “a interesse economico”
e quali quelli
“intrinsecamente non a scopo di lucro”.
Per questi
ultimi, ogni singolo Stato può sancire il divieto totale di
apertura al mercato .
A tre anni di distanza dall’emanazione di quella direttiva,
però, l’Italia resta uno dei pochi Paesi a non aver ancora
scelto quali servizi inserire tra quelli “a interesse
economico” e quali considerare “non a scopo di lucro”. E sta
procedendo allegramente, e voracemente, verso la
privatizzazione di tutti i servizi. Tutto in mano ai
privati, dunque, e, solo in via eccezionale, in mano
pubblica. Questa è la linea. Del governo in carica e di
tanti suoi sodali dell’opposizione.
Questa storia della privatizzazione dell’acqua è tutta
nostra, tutta italiana, e l’Europa c’entra poco o niente. In
Italia si sta facendo, in nome dell’Europa, ciò che l’Europa
non ci ha chiesto di fare. Fantastico. Le lobbies economiche
non potrebbero avere partner più fedele e solerte. Come
fedeli e solerti furono, nel marzo 2006, al quarto
Forum mondiale dell’acqua
di Città del Messico, i membri della
Commissione europea.
Nonostante il
Parlamento europeo
avesse definito l’acqua un
diritto dell’umanità
e non un semplice bene economico, i commissari europei ignorarono
completamente la risoluzione del Parlamento europeo e
tornarono a definire l’acqua un bene economico.
Non solo. Quando i parlamentari di Strasburgo chiesero conto
della loro condotta, i commissari risposero di aver agito su
mandato del
Consiglio dei ministri della Ue , che in maggioranza erano favorevoli alla
liberalizzazione dell’acqua. E così – questa è una di quelle
“magie” europee a cui bisognerebbe rimediare prima che sia
troppo tardi – un organo eletto dai popoli degli Stati
membri, il Parlamento, è stato surclassato e messo alla
berlina da un manipolo di signori nominati dai singoli
governi.
L’Italia però ha qualcosa in più. L’Italia ha le facce di
bronzo. Del governo e della cosiddetta opposizione. Capaci
di votare tutti insieme appassionatamente – come hanno fatto
Pd, Pdl, Udc e Lega Nord
– a favore dell’emendamento presentato dalla coppia
Filippo Bubbico- Giovanni Procacci
(senatori del Pd).
L’emendamento dice che l’acqua, come risorsa, resta
pubblica, ma la gestione dev’essere privata. Esattamente ciò
che voleva il governo. Tanto è vero che il senatore
Gasparri
e il ministro Ronchi hanno elogiato e
applaudito il duo Bubbico-Procacci, che si è poi vantato di
aver scongiurato con il proprio emendamento la
privatizzazione dell’acqua.
Non l’hanno bevuta, è il caso di dirlo, non solo i
parlamentari
Idv, che hanno votato contro, ma anche tre senatori del Pd
–
Luigi Zanda,
Francesca Marinaro e Paolo Nerozzi
– che non hanno votato.
Nel frattempo, mentre sta maturando l’idea di un referendum
abrogativo, alcune Regioni hanno preannunciato ricorsi alla
Corte Costituzionale
contro il decreto-legge Ronchi. Tra queste,
anche la
Puglia, che ha
l’acquedotto più grande d’Europa.
Nel 1999, il governo presieduto da
Massimo D’Alema voleva vendere l’acquedotto pugliese all’Enel
per 3.100 miliardi di lire, ma l’affare saltò anche per l’opposizione del
“governatore” pugliese
Raffaele Fitto, attuale ministro per gli Affari regionali.
Oggi, il “governatore”
Nichi Vendola, all’improvviso, sotto elezioni e con addosso la voglia matta di
ricandidarsi alla guida della Puglia, riscopre l’importanza
dell’acqua pubblica. Peccato che Vendola si svegli solo ora,
dopo aver cacciato in malo modo dalla presidenza dell’Aqp Riccardo Petrella, membro del comitato internazionale per il
Contratto mondiale sull’acqua, e averlo sostituito con l’ennesimo
dirigente politicamente lottizzato. E dopo aver fatto il
sordo con chi gli chiedeva di muoversi per proporre una
legge regionale che scongiurasse il rischio di lucrare
sull’acqua. Ora, probabilmente, vuol far credere che lui,
almeno sull’acqua – non dico la Sanità, ma l’acqua -, è
diverso da Ronchi, Gasparri, Bubbico e Procacci. Ah, be’…
Sì, be’…


“MALEDETTI
VOI...!” ... Appello Scritto da Padre Alex Zanotelli
Diffondetela. Chi vuole aderire alla Lettera di
Zanotelli scriva un'email all'indirizzo:
beni_comuni@libero.it con la scritta: aderisco.
Napoli, 19 novembre 2009
Acqua
privatizzata
“MALEDETTI VOI...!”
Non posso usare altra espressione per coloro che hanno
votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata
da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi
:”Maledetti voi ricchi...!”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione
dell’acqua .
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è
sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la
stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby
internazionali. E’ la vittoria della politica delle
privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è “Sorella acqua”, oggi il bene più
prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando,
sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento
demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una
scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di
questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma
soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni
all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100
milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono
oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi
l’acqua?
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di
vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di
Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa
“sconfitta” in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita
, per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto
parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni
uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso,
dalla gente comune, dai Comuni.
Per questo chiediamo:
AI CITTADINI
di
-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai
propri parlamentari;
-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a
livello regionale;
-costituirsi in cooperative per la gestione della propria
acqua.
AI COMUNI di
-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
-dichiarare l’acqua bene comune,”privo di rilevanza
economica”;
-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.
LA NUOVA
LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL
TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE
MUNICIPALIZZATE .
AGLI ATO
-ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a
Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende
Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.
ALLE REGIONI
di
-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha
fatto la Regione Puglia;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.
AI SINDACATI
di
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la
mercificazione dell’acqua.
AI VESCOVI
ITALIANI di
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia
della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla
dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli
esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro
il decreto Ronchi .
ALLE
COMUNITA’ CRISTIANE di
-informare i propri fedeli sulla questione acqua;
- organizzarsi in difesa dell’acqua.
AI Partiti di
- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla
gestione dell’ acqua;
-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge
di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua,
firmata da oltre 400.000 cittadini.
L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria ,
l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo
gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante
piazze e teatri di questo paese :
“L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed
indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne
diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili-
sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra.
L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso
di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si
chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni
organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il
dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso
possibile.”
Alex Zanotelli
GALLI DA ARRAMPICATA.. Scritto da
Marco Travaglio da l'Espresso in edicola
Il 2 novembre, ricorrenza dei Defunti, il professor
Ernesto Galli della Loggia si scagliava sul Corriere della
Sera contro Michele Placido, reo di aver insultato a “Che
tempo che fa” i bersaglieri piemontesi scesi al Sud nel
1860, e contro Fabio Fazio che non li aveva difesi a dovere.
“Quel che è grave - tuonava il Galli nonchè della Loggia -
mi verrebbe da scrivere vergognoso…, è che a questa
ignoranza presti i suoi mezzi il servizio pubblico… Con
presentatori non saprei se più ignoranti o più timorosi di
opporsi ai luoghi comuni accreditati”. Sante parole, è ora
di finirla.
Il 15 novembre però un editorialista dal doppio cognome si
arrampica sugli specchi di Via Solferino pur di non chiamare
i processi a Berlusconi col loro nome. Il free climber della
parola definisce i fondi neri Mediaset e la corruzione di
Mills “corto circuito politica-giustizia”, “impasse politica
paralizzante” e “vicolo cieco”. Chiamarli processi per frode
fiscale e corruzione gli pare brutto. Né lo sfiora l’idea
che, se Mills non fosse stato corrotto e Mediaset non avesse
accumulato milioni di euro in società off-shore, quei
processi non sarebbero mai nati. Infatti auspica che
“Bersani e il Pd si muovano per disinnescare il corto
circuito, contribuendo a una seria riforma della giustizia”.
Come se una seria riforma della giustizia potesse abolire
due processi per reati comuni. Lo spericolato commentatore
li attribuisce non alle seriali illegalità del premier, ma a
una sua fantomatica “vulnerabilità giudiziaria”, insomma a
un evento atmosferico, che trasformerebbe la magistratura in
“attore di fatto politico” con cui è impossibile “un
accordo” (Previti sì che li sapeva trovare gli accordi con i
giudici: estero su estero).
In un empito di lucidità, l’ardito editorialista si
auto-obietta che Berlusconi potrebbe “mettersi da parte
facendosi processare”. Ma è un attimo: si auto-risponde
subito che “l’obiezione tradisce una straordinaria ingenuità
sul modo in cui funzionano le cose nelle società reali:
pensare che un capo politico di straordinario successo si
faccia mettere fuori gioco da un tribunale senza combinare
sfracelli” è “una favola”. Chissà in quale “società reale”
vive costui. In quella d’Israele il premier di straordinario
successo Olmert, indagato per finanziamento illecito, s’è
dimesso e, anziché combinare sfracelli, s’è fatto
processare. Idem decine di popolarissimi politici Usa, da
Nixon al governatore di New York Eliot Spitzer, eletto dal
popolo ma subito dimissionario per un sexy-scandalo. In
Francia De Villepin, indagato nel caso Claistream, ha
rinunciato all’Eliseo. Sarà che non conoscevano Galli della
Loggia. Già, perché il nostro acrobatico editorialista è
proprio lui. Ora, è vero che si occupa di faccende molto
meno attuali dei bersaglieri del 1860. Ma non vorremmo che
qualcuno definisse grave - verrebbe da scrivere vergognoso -
il suo editoriale e lui “ignorante o timoroso di opporsi ai
luoghi comuni accreditati”. Anche perché l’una non esclude
l’altra.
MI SONO ROTTO I COGLIONI DI BERLUSCONI..
Scritto da Beppe Grillo -
FONTE
"Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi".
Ditelo in pubblico, al bar, al ristorante. Gridatelo in
radio, ai semafori, scrivetelo ai giornali, inviate mail ai
siti italiani e internazionali, alle caselle di posta dei
deputati, dei senatori. "Mi sono rotto i coglioni di
Berlusconi". Non voglio passare la mia vita a inseguire
l'ultimo Lodo Alfano, l'ultima ghedinata, l'ultima
assoluzione per legge di un corruttore.
Non voglio mettermi a discutere sull'ennesima legge ad
personam, sulla presa per il culo della democrazia a
ripetizione. Non sopporto più i servi che blaterano di
riforma della giustizia nei programmi televisivi. Che
difendono l'indifendibile, pagati per mentire, coprire,
ululare.E' mai possibile che gli italiani, anche quelli
rincoglioniti dalle televisioni, non abbiano un moto di
rigetto, un conato di vomito a vedere la Repubblica Italiana
trattata come una zoccola? Il Grande Corruttore ha corrotto
forse ogni coscienza? Tutto ciò che ha toccato nella sua
vita si è corrotto, decomposto. E' lui l'H1N1 della
nostra democrazia.
Un campione del falso perbenismo che ha trasformato ogni
persona in un Capezzone: da Ratzinger a Bossi, da
Fini a Bertone. Fa eccezione D'Alema che è un capezzone
naturale. Lo psiconano è un uomo in fuga, una vita in
fuga dai processi, uno che ha sempre pronto un piano B
per sfuggire alla Giustizia, e poi un altro piano B e un
altro ancora. Milioni di piani B, fino alla consunzione del
Paese. Un signore che ha permesso che
Veronica Lario, madre
di tre dei suoi figli, venisse messa con le tette al vento
su Libero per averlo criticato. Che usa l'informazione come
un ventilatore sparamerda su chiunque gli sia
d'ostacolo. L'Italia merita di meglio, siamo diventati lo
zimbello del mondo.
Questo vecchio di settantaquattro anni ha fatto il suo tempo
come la compagnia di giro che ha messo insieme per
proteggersi e che ammorba l'informazione e il Parlamento.
Arroganti e ridicoli. Finito Berlusconi (perchè finirà),
dovremo pulire dalla sua merda le stalle d'Italia. Ci
vorranno anni.
Il 5 dicembre pomeriggio a Roma in piazza della
Repubblica è stato organizzato dalla Rete un giorno di
caloroso commiato allo psiconano: il "No
B day". Io ci sarò.
250.000 persone hanno
già dato la loro adesione. Il PDmenoelle ha rifiutato, alla
piazza preferisce l'inciucio. Invito i
Meet up a partecipare
e a diffondere l'iniziativa. Loro non si arrenderanno mai
(ma gli conviene?). Noi neppure.
QUESTO E' IL POTERE.. Scritto da
Paolo Barnard -
FFONTE
Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove
stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete
chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di
dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette
del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano,
D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie
regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle
discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il
Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le
vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici… ”.
Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi
raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’,
paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è
necessaria una premessa assai breve.
Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti,
uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva
rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto
noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle
moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una
falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei
governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione
fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere
agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini
sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il
potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei
parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e
nei loro affari e malaffari. Purtroppo questa abitudine
mentale è così radicata in milioni di persone che il solo
dirvi il contrario è accolto da incredulità se non
derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di
seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il
potere non è altro che una serie di marionette cui il vero
Potere lascia il cortiletto della politica con le relative
tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli
ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni
importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da
almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la
serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la
partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con
le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le
politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito
ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate
che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti
gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la
loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si
comprende questo operando un grande salto di consapevolezza,
oppure siamo al muro.
“Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile
manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni
democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone
ai governi eletti”. Il Presidente brasiliano Lula al World
Hunger Summit del 2004.
E’ nell’aria.
Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra
ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea
economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente
dovete immaginare che esiste un essere metafisico,
quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice
questo: ‘Pochi prescelti devono ricevere il potere dai
molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi
che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I
governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.
Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia
teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di
Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di
Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea
economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la
vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base
delle azioni dei governi e dei legislatori, degli
amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda
te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le
tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose
astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto
di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere
esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove
esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e
le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono
piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano
nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle
banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si
conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono
conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato
attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi
descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in
pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del
Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.
Primo organo: Il Club.
Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento
in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono?
Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati,
intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate
attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi
crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti,
nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei
business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da
quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi
ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle
donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo
esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano
stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi
diversi a seconda del luogo in cui si riunisce. Ad esempio:
prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri
si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta
in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale:
nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani,
europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per
la distruzione globale delle sinistre e la morte delle
democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la
supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini
che devono essere “apatici” e su altre nazioni; ha 390
membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry
Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev
Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi,
Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill
Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina,
Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici
(Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon,
Bocconi, Princeton University…), governatori di banche
(Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée,
Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of
Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…)
ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…),
ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The
Coca Cola co.
Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…)
fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings
Institution, Carnegie Endowment…).
Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il
governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’,
‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e
clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il
sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i
rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi
siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con
una certezza sconcertante.
Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà
appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle
grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo
Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il
primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa
organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi
personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con
una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso
anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre
nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in
ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una
costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione
Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della
Trilaterale, e questo perché la sua originaria
specializzazione erano gli affari militari e strategici.
Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali
della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di
lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità
dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti
possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà,
cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi
del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo.
Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene
discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi
del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che
l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere
attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I
partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di
italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale,
cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste
ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una
lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non
smentibile invece, e assai rilevante, è la cristallina
dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu
presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: “Agli
incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri
tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono
l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione
transatlantica e l’integrazione europea.” Cioè: i primatisti
del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda
sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo
di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha
trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati
non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita,
che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza,
servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc.,
prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a
Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse
al Bilderberg.
Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri
organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si
scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la
figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a
dirigere la British Petroleum, la super banca Goldman Sachs,
l’università The London School of Economics (una delle
fucine mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche
Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo
sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale
del Commercio (secondo organo del Potere), membro della
Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro
della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della
Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.
Secondo organo: Il colosso di Ginevra.
Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO),
nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o
parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra,
dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e
ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente
tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa.
Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che
compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della
nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono
loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di
Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono
sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E
come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che
regole così forti siano decise in modo democratico. Nel
Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua
organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti
Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno
sviluppati non posseggono le risorse economiche e il
personale qualificato in numeri sufficienti per poter
seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO
(27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale,
2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi
sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa,
Giappone, Canada ed Europa. Ma l’Europa intera è
rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla
Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per
essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide
per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di
burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione,
formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica
italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.
Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere
processato da un tribunale al suo interno (Dispute
Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale
è formato da tre (sic) individui di estrazione
economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono
inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o
persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di
cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta
l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni
di euro perché si è rifiutata di importare la carne
americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere
sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto
pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria
dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole
restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la
causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio
da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi
Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè
proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare
quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò
quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del
Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa
riflettere.
Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi
che ha partorito:
1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di
qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di
Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose
(WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).
2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali
condizioni sono fatte le merci che acquista e con che
criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette
a tutela del consumatore (WTO: Accordo
Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al
Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e
sulla tutela dell’ambiente).
3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali
estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali
nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di
favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte
degli amministratori locali nel caso volessero facilitare
l’inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché
tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero
Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti – Principio
del Trattamento Nazionale ecc.).
4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti
della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si
usano per i farmaci o per l’agricoltura, poiché permettono
la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano
quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti
siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della
mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO:
Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).
5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e
l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i
servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come
sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con
regole che impediranno di fatto agli amministratori locali
la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono
permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di
negoziazione).
E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono
vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi
i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei
capitoli che contano.
Terzo organo: I suggeritori.
Prendete un disegno di legge e un decreto in campo
economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei
politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta
dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti,
coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico
che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano)
i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee
guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni
elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi
perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi,
con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i
migliori cervelli delle pubbliche relazioni in
rappresentanza del vero Potere.
In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies
internazionali, quelle europee e infine quelle italiane.
Parto da queste ultime. Va detto subito che nel nostro Paese
l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i
livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il
cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa
nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche
perché in Italia esiste un vuoto normativo totale
sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di
legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta
Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio,
organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti,
fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano
di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto &
co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller,
Beretta-Di Lorenzo & partners…). La proiezione per il futuro
dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro
dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti.
In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si
sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai
partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni
politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la
possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro
dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da
suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima
basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro
sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse
decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori
edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato,
bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute
sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a
modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di
lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio
che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due
maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia
intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro
nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista
(l’immobiliarista Caltagirone). Chi di voi pensa ancora che
il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di
Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare,
tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro
incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che
controlla il mercato delle Tv locali ma che
contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la
Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il
Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il
criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le
ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio
delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio,
titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa,
ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro
versati l’anno scorso.
I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria
delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal
potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le
prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una
storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch.
Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush,
risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e
Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini
di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il
prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo
della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i
profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta: i membri
della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney,
James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente
del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas
White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil;
a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco,
Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown &
Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più
‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei
giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e
settecentomila dollari.
Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008
crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri
umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni
di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia
mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma
un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il
deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia
(dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le
stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in
galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i
disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che
l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il
denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo
ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una
montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle
banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno
ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per
comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%.
Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a
guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece
andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché
l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i
fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). E’ il
solito “socialismo al limone: le perdite sono dei
contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”.
Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una
regolamentazione del settore finanziario che il Washington
Post ha deriso definendola “Priva di un’analisi delle cause
della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds,
gli equity funds, e gli investitori strutturati”, cioè
nessun vero limite agli speculatori che causarono la
catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in
campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38
milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le
lobby del Potere?
Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza
sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per
tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze
scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un
ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private
americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna
elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta:
oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il
Presidente o le lobby del Potere?
Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come
16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o
meno, la cui percezione del potere che esercitano è
cristallina al punto da spingere uno di loro, Robert L.
Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza
limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo
ufficio spiava le sedi del Congresso USA.
Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in
ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il
dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono
quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense
nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano.
Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza
non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte
alla dimostrazione che neppure il governo più potente del
mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco
un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002,
proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori
Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili,
un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva
una conferenza a Washington, dove a rappresentare
l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora
vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto
neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della
nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di
Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University
di New York e uno degli intellettuali americani più
rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un
particolare di quell’evento con le seguenti parole: “Wolfowitz
fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò
Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio
– ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un
fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A
causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per
così a lungo che non potè terminare il suo discorso,
abbandonando il podio nella vergogna.” Stiamo parlando di
uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo
con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti
accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello
stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò
sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato
d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da
chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi.
Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC
(American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist
Organization of America), AFSI (Americans for a Safe
Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American
Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy),
JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti
Defamation League), AJC (American Jewish Committee),
Haddasah.
Nei corridoi del Congresso americano possono creare
seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un
fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può
distruggere una carriera politica staccando un assegno”, in
riferimento alle generose donazioni che quei gruppi
elargiscono ai due maggiori partiti d’oltreoceano.
Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la
sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile
rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il
blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse
messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori
Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già
per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono
davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle
lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un
misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva
incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del
suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti
finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di
sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal
modo alienato.
E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine
significa Brussell, cioè la Commissione Europea, che è il
vero centro decisionale del continente, e che dopo la
ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo
non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell
brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un
miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le
leggi a chi le deve formulare.
E come sempre, eccovi i nomi
dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Buisness Dialogue (TABD)
– European Services Leaders Group (ESLG) – International
Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) –
European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization
of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation,
International Capital Market Association e altri.
Il loro strapotere può essere
reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si
riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione
Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi
desideri che consegnava alla Commissione da cui poi
pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli
ordini. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito
una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e
Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time
Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi),
Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett
Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche,
Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…
Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista
il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono
alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che
il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero
e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai
snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni
nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono
fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e
tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e
dei loro ‘suggeritori’.
Quarto organo: Think Tanks.
Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in
italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero
fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano
per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre
questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare
sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra
vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo
comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla
riscossa delle elite e alla fine della democrazia
partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’,
paolobarnard.info). Infatti egli scrisse: “C’è una guerra
ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della
società occidentale”. La parola ‘ideologica’ è la chiave di
lettura qui, volendo dire che se le destre economiche
ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a
sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si
dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro
sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime
Think Tanks, come la Heritage Foundation, il Manhattan
Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro
strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori
facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più
brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati
prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della
società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza
di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito
alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè
dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336,
piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni
strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa,
l’Africa, l’India, la Cina, le ex repubbliche sovietiche
dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER,
Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati,
come la Minimal Government, la The Boss, o la Philanthropy
Roundtable; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith
Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale
da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre
idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi
stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è
sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio,
è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti,
l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri
ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche
presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si
trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think
Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno
notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà
ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si
recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere
all’idea economica del vero Potere. Nel 1982, l’Adam Smith
pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe
ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di
lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi
erano di “fornire un percorso completo per ogni governo
basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime
regolamentazioni per il business e governi più marginali
(sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la
vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che
sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.
Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti.
Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente
descritto qui
http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139.
Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo
di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di
Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da
elite di burocrati non eletti secondo principi economici,
politici e sociali interamente schierati dalla parte del
vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di
noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha
ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare,
obbedendo come sempre.
Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli
Speculatori Internazionali.
Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un
singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran
Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran
Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e
speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come
10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore
della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema
Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di
dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il
governo di Londra ne fu umiliato.
Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un
singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali
per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore
internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito
praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6
miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia,
Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché
i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni
dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio
potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che
alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La
Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza
col solito salvataggio a spese dei contribuenti.
Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese
dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di
nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome
Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono
e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra
economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta
la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di
dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse)
vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di
miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del
credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul
piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più
pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare,
veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle
di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di
Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli
ultimi della Terra…
Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi,
chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli
Investitori e degli Speculatori Internazionali’, e quale sia
il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che
Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una
comunità di singoli individui privati capaci di movimentare
quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in
poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di
centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno
faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende
che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze
planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare
un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul
Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli
prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo
rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi
offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno
Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende
l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli
investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40
miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello
Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse
sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi
successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà
(57%) col risultato in termini di perdita di posti di
lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino
sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno
che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va
sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da
un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo
Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta
dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori
Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero
Potere prende il nome tecnico di Capital Flight
(letteralmente capitali che prendono il volo), ed è
interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’
descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove
dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca
di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in
uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto
il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo
ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre
al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e
potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del
‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali
pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una
singola tassa sgradita al business.
Conclusione.
Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a
questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic
Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche
Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli
menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari.
Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali,
che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti
(e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così
caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è
sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una
eventuale vittoria della società civile è prima nulla a
confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è
comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga,
prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti
tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di
committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da
esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti.
Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta
‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità
organizzata britannica si rese disponibile a condurre il
reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a
Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si
fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria
della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei
giganti del business internazionale, il pentito disse:
“Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari
mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di
dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola
multinazionale del farmaco come la Pfizer)
Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i
lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in
doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con
il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero
averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che
sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i
lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del
puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi
capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i
drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori
patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si
chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi
sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra
economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla
persona, allora dovete colpire chi veramente opera per
sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per
svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora
lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina
micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò
che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono
pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di
paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel
vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una
volta:
VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA
L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI
E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA,
FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO
SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER
ANNI.
(http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)
Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una
speranza.
Le fonti principali di questo articolo:
Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.
Who
pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29
settembre 2005, Shadowy Bilderberg group meet in Greece —
and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009 The
Council on Foreign Relations and the Center for Preventive
Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet WTO, materiale
tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3,
09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public
Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute,
Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The
Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam,
Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA –
Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch,
USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania
– Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di
autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky,
Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra
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LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.
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Casta, L’Espresso 16/03/09
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La
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conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007 Big Oil
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July 15, 2004 JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For
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22, 2005
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Guided Tour of the Brussels EU Quarter, 23 September 2009
Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’, www.paolobarnard.info,
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Foundation ~ 1201 L St. NW Washington, DC
Financial services industry lobby groups listed on EC
lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe
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Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith
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Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000 Paolo Barnard, ‘Lo
spaventapasseri e la vera catastrofe’,
www.paolobarnard.info, 2009
Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento –
Sole 24 Ore, 17 settembre 2009 World Investment Prospects
Survey, UNCTAD, 2009-2011 The Washington Post, New Money
Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006
MANGANO E MANGANELLO.. Scritto da
Marco Travaglio - tratto da Il Fatto Quotidiano
“Ma
quanto rumore e quanta indignazione per così poco”, scrive
sul fu Giornale Mario Cervi, che si proclama erede
universale di Montanelli, forse immemore di quel che
scriveva già nel ’94 il grande Indro sulla Voce a cui
collaborava anche lui: “Oggi, per instaurare un regime, non
c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del
Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno.
Basta la sovrana e irresistibile televisione”. Da due
giorni, grazie al servilismo di Claudio Brachino e dei suoi
telekiller, abbiamo un’altra prova su strada del regime dei
telemanganelli: il pedinamento del giudice dai calzini
turchesi. Nulla di nuovo sotto il sole. Raimondo Mesiano è
stato, finora, persino fortunato. In questi 15 anni c’è chi,
essendosi messo di traverso sulla strada del Cavalier
Padrone facendo soltanto il proprio dovere, se l’è vista
anche peggio.
Nel 1993 un giovane di Ravenna, Gianfranco Mascia, lancia i
comitati BoBi (Boicotta Biscione). Il primo avvertimento
anonimo gli arriva sul telefonino: “Smettila di rompere i
coglioni. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi spacchiamo il
culo. Gruppo Silvio Forever”. Il 24 febbraio 1994, a un mese
dalle elezioni, Mascia viene aggredito da due uomini a volto
scoperto che lo immobilizzano con il filo di ferro, gli
otturano la bocca con un tampone e lo violentano con una
scopa. Il portavoce bolognese del Bo.Bi, Filippo Boriani,
consigliere comunale dei Verdi, riceve per posta una busta
con una lingua di vitello mozzata e un biglietto: “La
prossima sarà la tua”. Edoardo Pizzotti, direttore Affari
legali di Publitalia, viene licenziato su due piedi
nell’autunno ‘94, dopo il rifiuto di coprire le attività
illegali per inquinare le prove delle false fatture di Dell’Utri
& C.
Subito riceve telefonate minatorie e mute a casa sua, che -
tabulati alla mano - provengono da Publitalia. L’anno
seguente viene chiamato a testimoniare contro Dell’Utri al
processo di Torino: subito dopo due figuri dal forte accento
campano lo avvicinano nel centro di Milano e lo salutano
così: “Guarda che ti facciamo scoppiare la testa”.
Nel luglio 1995 Stefania Ariosto inizia a raccontare a Ilda
Boccassini quel che sa sui giudici comprati da Previti con
soldi di Berlusconi. La notizia rimane segreta per sette
mesi, ma non per tutti. Alla vigilia di Natale un pony
express recapita all’Ariosto un pacco dono:una scatola in
cui galleggia nel sangue un coniglio scuoiato e sgozzato,
con un biglietto d’auguri: “Buon Natale”. Sei mesi dopo, a
Camaiore, un incendio doloso polverizza la villa di Chiara
Beria di Argentine, vicedirettrice dell’Espresso, che
all’Ariosto e alla Boccassini ha dedicato numerosi servizi.
Il leghista Borghezio parla di “attentato di stampo m a fi o
s o ” e invita il governo a verificare se esso “sia da
ricollegarsi con la recente inchiesta sui loschi affari
legati a un pool di magistrati e avvocati romani in concorso
con noti esponenti politici e imprenditoriali”. La Lega
conosce bene quei metodi: per cinque anni, dal ’94 al ’99,
Bossi & C. vengono linciati a reti unificate dopo avere
rovesciato il primo governo Berlusconi. Poi tocca ai pool di
Milano e di Palermo. E ai giornalisti sgraditi: Montanelli,
Biagi, Santoro e, ultimamente, Mentana, Boffo e Mauro. Anche
Fini e Veronica Lario assaggiano i manganelli catodici,
mentrela testimone dello scandalo Puttanopoli, Patrizia D’Addario,
riceve strane visite in casa e alla sua ex amica Barbara
Montereale esplode l’automobile. Tutte coincidenze, si
capisce.
DON PAOLO FARINELLA A SILVIO BERLUSCONI: LETTERA DI RIPUDIO.. Pubblicato da Don
Paolo Farinella
Sig. Presidente «pro
tempore»
del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,
Palazzo Chigi
00100 Roma
Lettera di ripudio
Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica
residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della
Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del
suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato
l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle
casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le
tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo.
Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche
nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei
devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una
nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità
sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del
consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera
in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi
di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo
solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da
lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita
da lei:
<
VIDEO >.
Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel
frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo
sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un
raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo
secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la
rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la
rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto
due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la
rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i
musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto,
ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini
(sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli
altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua
voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in
persona:
<
VIDEO >.
Legittimità elettorale e dignità etica
Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva
etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua
legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha
alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo
quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi
interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano
alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno
sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad
imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza
della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e
democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.
Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha
diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese
paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori,
cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo
pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e
della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In
morale questo viene definito come doppio furto.
Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un
degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi,
codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi
delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano
economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto
i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti
poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e
su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la
categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei,
infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come
metodo, presentandosi come modello di furbizia e di
utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche
come tutte quelle «ad personam».
Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al
cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra
miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle
radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i
gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila,
milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e
illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»:
diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di
altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone»,
anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo
ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi
razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione
come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e
nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale
della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili
delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del
diritto di asilo.
Essere «alto» ed essere »grande»
Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno
di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono
tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le
suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se
stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del
tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per
potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha
profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il
qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di
convergenza di ideali e di interessi a mercato di
convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio
pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno
Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di
solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza
perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla
corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il
suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre
un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è
mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere
grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri
scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del
dittatore.
Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n.
1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo
governo cerca di realizzare la strategia descritta nei
documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a
Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore
12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf
intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).
La maledizione italiana
A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali,
che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere
di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e
sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito
per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day»
in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da
maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a
pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin;
oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è
lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo
suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli
insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza
d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia
cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle
cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa
delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia,
fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è
lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua
collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza
cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se
volesse avere la documentazione si legga il molto istruttivo
saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del
Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.
Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno
capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento
leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come
braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però
rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità
del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è
sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da
tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano
manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e
con l’odore satanico dei soldi.
Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti
gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto
cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al
Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti
nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato.
L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia,
nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide
sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire»
portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un
granellino di sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo
l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e
Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei
e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di
critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi
arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato
disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.
Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il
cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento
– gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con
la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009),
la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi.
Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica
e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a
negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui,
menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande
precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà
mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo:
sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto,
in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è
infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo,
reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si
morda le labbra.
Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza
internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno
sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e
impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà
indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in
miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che
passerà alla storia non come quel «grande, immenso»
presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale
di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che
dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.
Spergiuro
Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da
«cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro
tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come
non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti
austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende
e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse.
Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma
non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura
di promettente e decadente comunista sovietico di stampo
breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la
propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo
amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic
Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore
tradizione comunista italiana?
Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno
spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli,
senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha
dato dello stesso fatto diverse versioni differenti,
condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena
dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina»
e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina
exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è
la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus,
II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone,
Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e
Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e
p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione,
riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368),
demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe
dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle
una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti
saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per
un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e
morale.
Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno
sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto
Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti.
Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da
quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del
consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le
minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo
frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca
bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua
perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a
se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa,
nonostante il trucco abbondante.
Affari privati o deriva di Stato?
Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è
privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv
attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha
intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato
che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei
ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed
economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone
che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e
poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto
di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto
«affare politico» perché lei le usa anche per incontri
istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della
presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita
privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette
carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che
la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in
una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più
son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il
significato di queste parole altamente religiose e
rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva?
C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si
vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?
Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di
questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di
mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se
Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che
alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non
promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in
parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle
per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle
ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere
assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo
governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini
prendeva l’abilitazione in Calabria?
Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di
Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri,
esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze
private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito
Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie,
Veronica Lario, rendendo pubblici i fatti che la
riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà,
facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua
moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che
lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci
riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani»
costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo
mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli
orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non
permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra
dignità.
Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo
declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella
tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla
presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha
cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che
non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto,
anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare
le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente
recital.
Strategie convergenti
Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto
morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa,
per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini
e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra
dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di
manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo
lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere
la «politica» da arte a servizio del bene comune a
mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le
istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano,
con lei, la responsabilità morale, in base al principio
giuridico della complicità.
Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale,
costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti
indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o
in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto
di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi
hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare,
inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso
(per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e
compassata, in questo frangente è risorta come un sol uomo,
arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche
l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare
i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile
Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo».
Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del
popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la
propria testa.
Ripudio
Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza,
per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la
maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una
«legge porcata» che ben esprime l’identità della sua
maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo
possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno
Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro
arti diplomatiche condannano se stessi come complici di
ingiustizia e di immoralità.
Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio
diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere
rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio
come politico e come presidente del consiglio: lei non può
rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché
lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e
spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non
mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon
nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo
e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che
lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto
di più che non abbia la mia coscienza
Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi,
presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto
quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo
ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal
profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e
della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi
l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.
Genova 09 settembre 2009
Paolo Farinella, prete
MANI AVANTI! COSA C'E' SOTTO?.. Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi
Questa volta il plotone di difesa è scattato prima
ancora che venisse sferrato l’ attacco, se così si vuol
chiamare la doverosa, obbligatoria e normale (nel senso di
“a norma”) azione penale di fronte ad una notizia di reato.
Sono bastate un’indiscrezione, una soffiata, o la semplice
logica deduzione dei fatti a far tuonare i cannoni.
Per primo lui, l’Imputato con la I maiuscola, che parla già
di complotti ai suoi danni quando ancora non risulta nemmeno
sia iscritto nel registro degli indagati, ne se lo sarà. Il
motivo probabilmente lo sa più lui che tutti noi, compresi i
pm sui quali si è già scatenata la solita, noiosa litania
dei “cospiratori annidati nel nuovo grumo di potere
giustizialista eversivo” raccolto attorno (e almeno questa è
una novità) a “Il fatto quotidiano”, il nuovo giornale di
Padellaro e Travaglio. Anche questo non è ancora uscito e
già è stato tacciato di ogni nefandezza.
Che l’attacco sia la miglior difesa è convinzione diffusa.
In effetti siamo nell’era delle guerre preventive, prima ti
sparo e poi scopro se sei colpevole.
Ma lasciamo stare, cerchiamo di ricostruire i fatti. Gaspare
Spatuzza è il collaboratore di giustizia che ha rimesso in
discussione una parte della fase esecutiva della strage di
via D’Amelio. Ha detto ai magistrati, per quel poco che è
trapelato dalle sue deposizioni blindatissime, che quanto
accertato dalle sentenze sulla questione della 126 rubata è
falso. Che fu lui a rubarla e non Scarantino e Candura che
si sono fatti più di quindici anni di carcere in assoluto
silenzio. Ora non ci vuole una mente complottarda per
domandarsi perché mai, visto che a quanto pare è Spatuzza ad
aver ragione, due criminali di bassa lega subiscano nel
sacro terrore una tale sorte e vengano coinvolti in una
delle stragi di mafia più inspiegate della storia come
quella di via D’Amelio.
Ricordiamoci infatti che dopo diciassette anni e indagini a
tutto campo, pentiti compresi, non sappiamo ancora chi fece
esplodere il detonatore che sterminò Borsellino e i suoi
ragazzi e nemmeno siamo stati in grado di individuare con
esattezza da dove.
Quel che sta emergendo è che non tutte le indagini di quel
tempo vennero svolte in maniera inappuntabile e che se
qualcuno si è auto-accusato e ha accusato ingiustamente, o è
stato indotto a farlo, è perché si doveva proteggere qualcun
altro.
Spatuzza, che per anni si è arrovellato nel dubbio di
parlare o no a causa delle resistenze della famiglia, che
infatti non lo ha seguito in questo suo nuovo percorso, è
uomo di Brancaccio, uomo agli ordini dei Graviano.
Giuseppe e Filippo Graviano sono stati arrestati a Milano il
27 gennaio del 1994. Lì svernavano per sfuggire al mandato
di cattura per stragi perché lì avevano i loro contatti e le
loro coperture.
Che i Graviano abbiano avuto rapporti con Dell’Utri è
provato nella sentenza di primo grado che condanna il
senatore a nove anni e mezzo di carcere, quella che non si
osa commentare (o quasi) nei media del regime berlusconiano.
La alleghiamo qui sotto così potete leggere con i vostri
occhi e dedurre con il vostro cervello.
Ma la coincidenza fastidiosa che spunta ora e che ha fatto
scatenare la gran cassa sono le dichiarazioni di Massimo
Ciancimino, figlio di don Vito.
Questi, al collega Nuzzi di Libero, ha rivelato che la
trattativa, quella che nelle sue ricostruzione ha
classificato come la terza (vedi
articolo Bongiovanni e Cordella) tra la mafia e
lo Stato sarebbe stata portata avanti da Provenzano e da
Dell’Utri, in sostituzione del padre ormai troppo
compromesso per poter essere il tramite per il nuovo patto
di silenzio e convenienza che dagli albori della storia
repubblicana esiste con Cosa Nostra. Rotti gli equilibri con
la Dc, e in ginocchio per la disfatta sentenziata dalla
Cassazione che ha reso definitivi gli ergastoli fatti
comminare dal pool di Falcone e Borsellino, la mafia infatti
ha la necessità impellente di nuovi interlocutori. E li
cerca con le bombe. Bombe provvidenziali anche al completo
cambio di scenario politico che nel giro di due anni, nel
’92 e nel ’93, biennio stragista, viene completamente
stravolto.
Nella motivazione della sentenza di archiviazione di Silvio
Berlusconi e Marcello Dell’Utri, indagati come possibili
mandanti esterni delle stragi il gip di Firenze aveva
rilevato:
“Le indagini svolte hanno consentito l’acquisizione di
risultati significativi solo in ordine all’avere Cosa nostra
agito a seguito di input esterni a conferma di quanto già
valutato sul piano strettamente logico; all’avere i soggetti
[cioè gli odierni indagati, nda] di cui si tratta
intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti
criminali cui è riferibile il programma stragista
realizzato, all’essere tali rapporti compatibili con il fine
perseguito dal progetto.
Concludeva tuttavia:
“Sebbene l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai
incrementato la sua plausibilità gli inquirenti non avevano
potuto trovare, nel termine massimo di durata delle indagini
preliminari, la conferma delle chiamate de relato e delle
intuizioni logiche basate sulle suddette omogeneità”.
Forse oggi la grande paura di Berlusconi e Dell’Utri è che
venga trovata proprio quella “conferma delle chiamate de
relato e delle intuizioni logiche basate sulle suddette
omogeneità” ed è per questo che il premier è già partito
alla carica dei magistrati e Dell’Utri ha minacciato una
davvero bizzarra iniziativa di commissione parlamentare di
inchiesta sulle stragi. Insomma il messaggio è che ci
penseranno loro, di persona, a risolvere questa situazione.
Che coincidenza che tutto questo fermento di novità si stia
concentrando proprio ora alla vigilia della decisione del
giudice d’appello del processo Dell’Utri di sentire Massimo
Ciancimino. Che dovrà spiegare anche la vicenda del
documento ritrovato tra le carpette del padre in cui la
mafia reclamava l’appoggio di una delle tv di Berlusconi per
perorare le sue cause. Non sarà certo una decisione facile
in questo clima tutt’altro che sereno. Ma forse è per questo
che è scattato il plotone delle mani avanti.
MOTIVAZIONE SENTENZA DELL'UTRI PRIMO GRADO:
Motivazione sentenza Dell'Utri primo grado (2.79 MB)
L'UOMO APPARTIENE ALLA TERRA.. Dal blog di Domenico Finiguerra
 “Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che
desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda
anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è
gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco
bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo
in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi
non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i
fucili e prendersela.
Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore
della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo
la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il
sole, come potete voi comprarli?
Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni
lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma
dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è
sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La
linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la
memoria dell’uomo rosso.
I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale
quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non
dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la
madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la
terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle;
il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli;
le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei
pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Per
questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire
che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il
Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove
muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di
noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.
Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non
sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua
scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo
acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la
nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete
insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni
riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di
avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il
mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I
fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo
sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri
figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed
insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i
vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze
che usereste per un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco
che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del
sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre.
Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline,
questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata.
Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi.
Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è
come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte
e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra
non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata
passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di
sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non
si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi
figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e
suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare,
vendere come si fa con le pecore o con le perline
luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà
dietro di sé solo deserto.
Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista
delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo
rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non
capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città
dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi
delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di
un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non
comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le
orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se
l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o
il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un
uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono
dolce del vento che si slancia come una freccia sulla
superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso
dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.
L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose
condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli
uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco
non sembra dare importanza all’aria che respira; come un
uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo.
Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi
che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo
spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede
il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il
loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri
figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra
terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un
luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il
dolce vento che reca le fragranze della prateria.
Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la
nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una
condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di
questa terra come suoi fratelli.
Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto
migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria
abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno
in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il
“cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del
bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.
Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali
scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del
suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto
accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.
Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che
calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri
figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce
con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri
figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che
la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla
terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano
sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La
terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra.
Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i
membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue.
Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla
terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la
trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che
egli fa alla trama lo fa a sé stesso.
Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui
come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune.
Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi
sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il
nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo
possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo
potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è
uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a
Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul
suo Creatore.
Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre
tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri
focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.
Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla
forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per
qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa
terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un
mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono
massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti
delle foreste violati da molti uomini e la vista delle
colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il
bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.
Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine
della vita e l’inizio della sopravvivenza.
Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare
la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la
riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i
nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo
rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo
l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e
queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio
popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama
il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi
venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata.
Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella
vostra mente la memoria della terra come è quando la
prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra
mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri
figli e amatela… come Dio ama tutti noi.
Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa
terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere
esonerato dal comune destino.
Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”
NON LASCIAMO CHE
IL PARLAMENTO EUROPEO BLOCCHI INTERNET! ... di Lorecalle dal sito STAMPALIBERA
Non lasciare che il Parlamento
Europeo blocchi Internet! Non ci sarà modo di tornare
indietro!
L’accesso a Internet non dev’essere condizionato …e non è
solo per la possibilità di praticare P2P, è per la vita in
generale!
Ogni persona che ha un proprio sito Internet ha interesse a
difendere il libero utilizzo di Internet… così ogni persona
che usa Google o Skype, coloro che esprimono liberamente le
proprie opinioni così come chi esegue ricerche di qualsiasi
tipo, per problemi di salute o per studio, per fare shopping
online, per fare nuove conoscenze online, ascoltare la
musica e guardare video…
Noi crediamo in un Internet libero – e tu?
L’Internet che noi conosciamo è a rischio per una proposta
di legge che il Parlamento Europeo voterà a fine aprile. In
base alla nuova proposta di legge, infatti, i provider
saranno legalmente autorizzati a limitare il numero dei siti
che tu potrai guardare, e a dirti se ti sarà permesso o meno
di utilizzare particolari servizi. Questa verrà presentata
come “una nuova opzione per il consumatore” all’interno
della quale la gente potrà scegliere. Alle persone verranno
offerti dei pacchetti simili a quelli per la pay-tv
all’interno dei quali scegliere, ognuno di essi ti offrirà
un limitato numero di opzioni a cui potrai avere accesso.
Vuol dire che Internet verrà diviso in tante piccole parti e
la tua possibilità di accedervi e pubblicare dei contenuti
potrebbe essere seriamente limitata. Questo sicuramente
segnerà la fine del libero sharing online. Saranno create
vere e proprie porzioni di Internet che non ci consentiranno
mai di utilizzarlo nello stesso modo in cui è possibile
oggi. Tutto questo perché Internet ora sta permettendo
scambi tra le persone che non possono essere controllati o
“facilitati” da nessun intermediario (ne dagli stati, ne
dalle multinazionali) e mentre questo migliora la vita dei
cittadini allo stesso tempo comporta una perdita di potere e
di controllo per le grandi industrie. Ecco il motivo per cui
queste stanno facendo pressione sui politici affinchè
attuino questi cambiamenti.
La scusa è di controllare il flusso della musica, dei film e
del materiale di intrattenimento che viene liberamente
condiviso attraverso la pirateria e il downloading gratis,
usando per esempio P2P file-sharing. In ogni caso, le reali
vittime di questo piano saranno tutte le persone che usano
Internet e l’accesso democrativo e indipendente alle
informazioni, alla cultura e ai vantaggi che la rete offre.
Pensa a come usi Internet! Cosa comporterebbe per te se il
libero accesso al web venisse tolto?
Internet è ormai fondamentale per vivere e per scegliere
liberamente. E’ importante per acquistare prodotti a prezzi
vantaggiosi, prenotare biglietti per concerti ed eventi,
vacanze, sbrigare commissioni bancarie, seguire i propri
affari, reperire materiale utile per gli studi, trovare un
lavoro, un appartamento ecc… è anche importante per il tempo
libero e il divertimento, ti permette di metterti d’accordo
coi tuoi amici senza usare il telefono, chattare e fare
nuove conoscenze, organizzare eventi, ascoltare musica,
vedere video di intrattenimento, giocare in società ed avere
una seconda vita. E’ un mezzo per esprimere te stesso,
collaborare, condividere, innovare, stimolare nuove idee per
gli affari, cercare nuovi mercati, crear la tua fortuna.
E’ l’economia – stupido!
Milioni di europei ora dipendono da Internet, direttamente o
indirettamente, per le loro condizioni di vita. Togliendolo,
sminuzzandolo, limitandolo e ponendo delle condizioni per il
suo utilizzo, si avrà un impatto notevole sui redditi delle
persone. E viste le attuali condizioni economiche questo
sarebbe da evitare.
Se i tuoi affari dipendono da Internet è necessario che tu
agisca subito!
Prova solo a pensare – come funziona il tuo indirizzo
Internet ora? A meno che le persone non avranno il tuo
indirizzo nel loro “pacchettino” web a disposizione non
potranno trovarti!
Questo significa che non potranno comprare, o prenotare, o
registrarsi sul tuo sito, non potranno nemmeno vedere che
sei sul web. La tua attività non potrà più trovare fornitori
di nicchia e confrontare i prezzi. Sì, Amazon e una
selezionata minoranza saranno a posto, saranno “i prescelti”
del pacchetto. Ma la tua pubblicità su Google o su qualunque
altro sito web perderà incredibilmente di efficacia. Skype
potrebbe essere bloccato. In Germania è già stato bloccato.
Piccole società potrebbero letteralmente sparire, in
particolare i liberi professionisti, gli specialisti di
alcuni settori, gli operatori di nicchia e di artigianato.
Questo sta accadendo perché i grandi imperi dei media stanno
combattendo contro Internet, ci stanno provando di nuovo!
Pensano che se riescono a limitare l’accesso a Internet
riusciranno a portarci indietro ad un’epoca in cui
l’intrattenimento di massa derivava solo da loro e solo a
loro andavano i grandi incassi della pubblicità. Il mondo
tornerà un posto formato da comunità locali – e non più un
mercato globale connesso, dove non solo le grandi
multinazionali hanno possibilità.
Se non facciamo qualcosa ora potremmo perdere la libertà e
il libero uso del web. La nostra libertà di scelta (scelta
di informazioni, mercato, cultura e divertimento) sarà
mutilata.
La proposta dell’Unione Europea rappresenta un enorme
rischio per il nostro futuro. Hanno intenzione di farla
diventare legge a tutti gli effetti e una volta che questo
avverrà non potremo più tornare indietro. Le persone (e
perfino i membri del Parlamento Europeo che la stanno
votando) non sembrano rendersi conto di tutte le
implicazioni che questa legge comporterà – forse perché è
veramente complesso da capire – e i cambiamenti legali che
son mascherati nel “Pacchetto Telecom” che vorrebbe lasciar
tranquille le persone convincendole si tratti solo di
cambiamenti per le industrie.
In ogni caso, in realtà, ciò che viene nascosto alle persone
è che il pacchetto cambierà profondamente tutto il web in
futuro! Il testo che riguarda i tuoi diritti di accedere e
distribuire contenuti, servizi e applicazioni è stato
eliminato. E il testo che lo sta sostituendo dice che il
provider dovrà informarti delle limitazioni, o restrizioni
che saranno applicate alla tua connessione. Versioni
alternative della legge parlano di “condizioni” – ed è stato
proposto che tu venga informato delle condizioni di utilizzo
del web.
Questo viene affermato in modo che suoni bene – viene
presentato per dare l’idea di trasparenza – se non fosse
che, a pensarci attentamente, significa che il tuo provider
avrà legalmente diritto di scegliere quali restrizioni
imporre al tuo accesso e quali condizioni, altrimenti perché
avrebbero bisogno di informarti? Se gli emendamenti del “Pachetto
Telecom” verranno votati il cambiamento sarà irreversibile.
La posta in gioco è alta per tutti noi! Dobbiamo agire per
salvare Internet!
Il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato la
perquisizione ed i sequestri del ROS del 13 marzo 2009 ... di Gioacchino Genchi
Il Tribunale del Riesame di
Roma (Presidente Francesco Taurisano – a latere Anna
Criscuolo) ha annullato il provvedimento di sequestro nei
miei confronti della Procura della Repubblica di Roma,
eseguito dal ROS lo scorso 13 marzo 2009. Ho sempre avuto
fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni dello Stato.
Mi sono difeso nel processo da accuse infamanti, ordite da
chi ha cercato e sta cercando in tutti i modi di colpirmi
per quello che è stato il mio impegno al servizio della
Giustizia, nell’esclusivo interesse di ricerca e di
affermazione della Verità. Ringrazio il mio difensore –
l’avv. Fabio Repici – per l’eccellente impegno profuso nel
difendermi.
Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni
parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo
punto, per rispondere alle centinaia di migliaia di e-mail e
di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni.
Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata
subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello
Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di
Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della
Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di
collaborare in oltre 20 anni della mia attività
professionale.
Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti
e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e
nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato
fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di
incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di
omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica
di Roma che mi ha indagato.
Un grazie particolare va a mia moglie ed ai miei figli, che
mi sono stati vicino ed insieme a me hanno sofferto questo
calvario e patito le ingiustizie di una perquisizione
domiciliare della mia abitazione e delle abitazioni di
Trabia e di Castelbuono dei miei congiunti, che i giudici
del Riesame di Roma hanno dichiarato del tutto illegittime.
In ultimo mi sia consentito di ringraziare più di tutti
Salvatore Borsellino ed i ragazzi del movimento 19 luglio
1992, che mi hanno dato la forza e la voce per resistere
alle ingiustizie che ho subito.
Gioacchino Genchi
L'Obama
cancellato- l'America che non piace ai media italiani
... di Gianni Minà
La nuova America di Barack
Obama mantiene le promesse riguardo i diritti umani violati
a più riprese dall’amministrazione di Bush Jr.
La Commissione di intelligence del Senato americano
indagherà a breve sui metodi di interrogatorio e sulle
modalità di detenzione messe in atto negli anni scorsi dalla
Cia nei confronti di presunti terroristi.
La notizia, per ora riservata, è stata confermata da fonti
del partito democratico del Congresso e ovviamente ignorata
dalla maggior parte dei mezzi di informazione italiani,
anche da quelli che, ritualmente, hanno la faccia tosta di
parlare di diritti umani.
Il silenzio è sconcertante, specie se si considera, per
esempio, che nel lager di Guantanamo, dove i detenuti erano
reclusi in celle simili a stie per polli, dal 2001 al 22
gennaio di quest’anno, quando il nuovo presidente degli
Stati Uniti, evidentemente anche lui turbato da questo
quadro, ha dato l’ordine di chiuderlo, sono transitati 775
prigionieri dei quali 420 sono stati liberati, dopo torture
e offese, senza nessuna accusa o incriminazione.
Un contesto tragicamente simile a quello descritto da
Claudio Fava, giornalista, scrittore e parlamentare europeo,
presidente della Commissione che ha indagato sulle
extraordinary rendition, in un passaggio della prefazione
per il libro di Giulietto Chiesa Le carceri segrete della
Cia in Europa: “Questa storia è anche un viaggio nell’orrore
e nel ridicolo: nomi storpiati, abbagli, menzogne. Con un
più tragico e grottesco dettaglio: delle venti extraordinary
rendition che la Commissione di inchiesta ha ricostruito,
almeno diciotto riguardavano casi di persone totalmente
innocenti. Catturate, detenute, torturate e infine- un anno
dopo, due anni dopo, cinque anni dopo- liberate con
un’alzata di spalle “C’eravamo sbagliati”. E’ solo una
stolta avventura della Cia? Non credo. Quegli abusi, quelle
menzogne, quegli eccessi sono anche i nostri”.
Anche i dati che abbiamo citato sopra sono indiscutibili e
fino a qualche tempo fa, perfino nell’Italia democristiana,
avrebbero imposto almeno una riflessione di prima pagina.
Ora invece sono letteralmente spariti, anche in quotidiani
prestigiosi come il Corriere della Sera che ha ben due
vicedirettori che si dichiarano esperti nell’argomento
diritti umani, Magdi Cristiano Allam, candidato dell’Udc
alle europee, che appena può lancia una fatwa contro il
mondo islamico, per lui radice di ogni violenza del mondo
moderno, e Pierluigi Battista che, nei suoi fondi, senza
nessun rispetto per i lettori, chiama “dittatore” Ugo Chavez,
che in dieci anni di governo del Venezuela ha affrontato una
dozzina di consultazioni elettoriali o referendarie,
perdendone una sola, e accettando nell’occasione e senza
discussione quel risultato.
Mi viene naturale, allora, ricordare con fastidio le faccie
stolide di quei presunti esperti di strategie militari che
nello studio televisivo di Bruno Vespa, fra il 2001 e il
2003, giocavano a RisiKo con i plastici raffiguranti
l’Afghanistan e successivamente l’Iraq convinti, in entrambi
i casi, che gli Stati Uniti avrebbero archiviato quelle
pratiche strategiche in poche settimane e avrebbero
“esportato la democrazia”.
Invece l’Afghanistan è nuovamente in mano ai talebani, ai
mercanti d’oppio e ai signori della guerra. Mentre nella
terra della civiltà babilonese le vittime civili sono ormai
900mila e a Falluja e in altre zone è provato siano state
utilizzate dall’armata Usa armi chimiche.
Lo sconcerto, poi, diventa totale leggendo la conclusione
preliminare dell’inchiesta voluta da Barack Obama,
addirittura all’indomani dell’investitura, che afferma
“Nonostante gli ingenti finanziamenti disposti a partire dal
2003, con i soldi dei contribuenti americani, è impossibile
trovare testimonianza di un solo cantiere aperto nella
capitale irachena, fatta eccezione per quello del complesso
che da pochi giorni ospita la nuova ambasciata Usa”, la più
faraonica sede diplomatica del governo nordamericano nel
mondo, un complesso di ventuno edifici costato quasi due
miliardi di dollari.
In compenso quella che fu la terra della civiltà babilonese
è stata inondata di denaro, 125 miliardi di banconote che
Paul Bremer, allora scelto da Bush Jr per “ricostruire” un
paese appena raso al suolo, aveva preteso in contanti.
Ora l’indagine governativa in corso sta rilevando che la
metà dei soldi risulta sparita nel nulla, 57,8 miliardi di
dollari, che dovevano essere destinati a scuole, ospedali,
strade, abitazioni e a ricostruire i servizi essenziali, e
che invece sono finiti nelle tasche degli speculatori
internazionali, o fanno parte dei bilanci di ditte come la
Hullyburton, creatura cara all’ex vice presidente Dick
Cheney, i cui manager arrivavano in Iraq accompagnati da
guardie del corpo chiamate contractors e pagate non meno di
15mila dollari al mese.
Al Pentagono, gestito allora dal disinvolto ministro Donald
Rumsfeld, che stava conducendo la guerra e aveva già
approvato informalmente la pratica della tortura, Bush aveva
infatti affidato, senza scrupolo anche l’incarico della
ricostruzione. L’ordine era di sospendere sia la legge
irachena, sia quella americana.
In questo modo gli investitori hanno potuto godere di una
immunità tale da traformare l’Iraq in una “zona di libera
frode”, in cui milioni di dollari in contanti sono stati
consegnati a truffatori per opere mai portate a termine.
La stampa occidentale, compresa quella “liberal”
nordamericana (era l’epoca dei giornalisti uccisi a Bagdad o
a Falluja dal “fuoco amico”) che, nell’occasione, come mi
disse Noam Chomsky, aveva abdicato alla sua storia, non ebbe
il coraggio e la dignità di denunciare quello scempio.
Paura o cinismo? Forse solo opportunismo.
Certo, ora che la realtà viene a galla, così meschina, così
feroce, è sconcertante scoprire che, salvo alcuni casi,
l’atteggiamento dell’informazione non è cambiata. Ignorare,
eludere, queste notizie continua ad essere la linea dei
media occidentali, specie in Italia dove è passato sotto
silenzio perfino l’inquietante lavoro di lobby che il
presidente Bush nell’estate del 2006 fece con i senatori
repubblicani McCain, Warner, Graham e Collins, compagni di
partito che, assaliti evidentemente da un sussulto di
coscienza, si opponevano all’approvazione della legge che
avrebbe autorizzato la tortura, ora subito sospesa da Barack
Obama.
Una storiaccia senza morale che avrebbe meritato, allora
come adesso, uno straccio di editoriale, due righe di
commento, delle penne democratiche del nostro paese o della
satolla Europa. Ma la latitanza morale dei nostri più
prestigiosi editorialisti e commentatori tv diventa ancor
più colpevole quando, meno di una settimana dopo, è arrivata
la notizia che Bush Jr aveva trovato un accordo con i
senatori “ribelli”. Ribelli a che cosa? Al cinismo e
all’ipocrisia della nazione guida delle democrazie
occidentali?
Eppure le conclusioni preliminari dell’inchiesta
amministrativa in corso sono esplicite:”L’intero progetto di
ricostruzione in Iraq è stato un pieno fallimento. Si è
passati da una guerra lampo all’idea di mettere insieme uno
stato dalle fondamenta, senza avere un progetto degno di
questo nome alle spalle. La Coalition Provisional Authority
ha dato prova di cattiva gestione, di assoluta mancanza di
controllo, spalancando le porte ad ogni tipo di attività
criminale”.
Sono parole che mi fanno venire in mente il bellissimo
documentario Ma dove sono finiti i soldi del giovane medico
e giornalista iracheno Ali Fadhil, trasmesso all’epoca alle
undici di sera a C’era una volta, il programma di Rai Tre di
Silvestro Montanaro, dove si vedevano i marines durante le
operazioni di scarico di un aereo in Iraq prendere a calci,
come se giocassero a football, i sacchi di dollari inviati
per la “ricostruzione”.
Norma Rangeri, nella rubrica sui programmi televisivi che
tiene sul Manifesto, si domandò giustamente perché nemmeno
una di quelle immagini fosse stata mostrata in un
telegiornale e, aggiungo io, nemmeno nei programmi di Vespa,
Ferrara, Mentana, Santoro, Floris e Piroso. Purtroppo i
giornalisti liberali o riformisti, come si dice ora, sono in
Italia, tendenzialmente, distratti o servili. Non provano
nemmeno il disagio che Barack Obama ha espresso già il
giorno successivo al suo insediamento, quando ha deciso di
chiudere il lager di Guantanamo, fermare le commissioni
militari, veri illegali tribunali speciali che vi agivano e
mettere al bando l’uso della tortura da parte della Cia.
Insomma, tentando di smontare in pochi giorni alcuni dei
passaggi più inquietanti della politica di Bush Jr.
Da noi, invece, gli otto anni nefasti di W., che Oliver
Stone, il regista di Platoon, Nato il 4 luglio e JFK, ha
accusato pubblicamente di “aver infranto ogni limite
morale”, hanno trovato eco solo da pochi giorni nella
rubrica del critico televisivo del Corriere della Sera. Aldo
Grasso si è offeso perché Miguel d’Escoto, antico
combattente per i diritti dei più poveri e degli esclusi,
prete sospeso a divinis dal Vaticano perché aveva accettato
l’incarico di ministro degli esteri dell’esausto Nicaragua
sandinista, scampato alla guerra sporca dei contras, le
milizie del dittatore Somoza, sostenute dal presidente Usa
Ronald Reagan, si era augurato, in un collegamento con il
Festival di Sanremo, di poter superare l’isolazionismo che
aveva caratterizzato la politica nordamericana negli anni
della presidenza di Bush Jr.
D’Escoto parlava da New York come presidente (eletto per il
suo prestigio internazionale) della 63a sessione
dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite,
estemporaneamente intervistato da Paolo Bonolis in una di
quelle iniziative spericolate della tv generalista, quando
vuole dare prestigio ad un programma nazionale e popolare.
Aveva affermato d’Escoto: “O ci amiamo o affondiamo tutti
(…) Cogliamo, con l’aiuto della musica l’occasione di
rinnovare lo spirito per lottare tutti insieme per un mondo
migliore”, accenando alla speranza di superare
l’atteggiamento non collaborativo dell’America di Bush nei
riguardi delle Nazioni Unite.
Ma tanto era bastato al critico del Corriere per sollecitare
addirittura le alte cariche dello Stato italiano a chiedere
scusa agli Stati Uniti.
Scusa di che, Aldo Grasso? Se è vero, come è vero, che d’Escoto
ha affermato una verità inconfutabile, specie per un
cittadino di un paese latinoamericano, massacrato dalla
“guerra sporca” benedetta trenta anni fa da Ronald Reagan?
Questa purtroppo è la nostra informazione. Tutte le notizie
non gradite agli Stati Uniti, o che sottolineano una loro
sconfitta materiale e morale, vengono eluse, evitate,
respinte, quasi fosse il pedaggio da pagare ancora ai
vincitori della seconda guerra mondiale, per antonomasia
indiscutibili, democratici e liberatori.
Invece, le “gesta” dei nordamericani, nell’ultimo mezzo
secolo, sono state spesso anche scorrette, egoiste, poco
eroiche. Dalla guerra in Vietnam, per di più persa
miseramente, al crudele Plan Condor, voluto dal presidente
Nixon e dal segretaio di stato Kissinger per coordinare fra
loro le dittature militari latinoamericane degli anni ’70,
ed aiutarli ad annientare tutte le opposizioni progressiste
del continente, fino alla guerra in Iraq.
Quando si verificano eventi così inquietanti c’è, in Italia,
una sorta di consegna del silenzio, una fuga dalla realtà.
Per capire con quale superficialità vengono spesso decisi i
nostri destini c’è voluta, per esempio, la testardaggine di
Oliver Stone, un vecchio cacciatore di documenti
inoppugnabili, che diventano sceneggiature di
indimenticabili film di denucnia. Questa volta, raccontando
nel film W., le “imprese” del Presidnete degli Stati Uniti
negli anni in cui è crollato anche il muro del capitalismo,
si può permettere perfino il lusso di essere magnanimo e di
leggere il catastrofico bilancio del suo governo come la
frustrazione di un piccolo uomo schiacciato dalla figura del
padre, che fu direttore della Cia, vice presidente di Raegan
e a sua volta presidente.
Tutto questo però senza dimenticare di sottolineare la
follia di una politica avida, corrotta e guerresca, che solo
la malafede della nostra informazione ha continuato
pervicacemente a ignorare.
PUNTUALIZZAZIONI SUL NUCLEARE
... di Roberto Meregalli - Rete Lilliput
Qualche puntualizzazione dopo
l'overdose di articoli e commenti apparsi sulla carta
stampata in seguito allo show di Berlusconi e Sarkozy per
dichiarare il ritorno del nucleare in Italia.
Prima cosa, Italia e Francia non hanno firmato alcun accordo
internazionale, e' stata firmata una lettera di intenti (per
la precisione due memorandum of understanding) da Enel ed
EDF con cui le due societa' si impegnano a "costruire una
joint-venture paritetica che sara' responsabile dello
sviluppo degli studi di fattibilita' per la realizzazione di
4 unità di generazione" (fonte ENEL).
Pertanto si tratta di un accordo fra imprese che non prevede
alcun impegno vincolante e pertanto non prevede nessuna
penale nel caso che il progetto non vada in porto.
Riguardo alla scelta nel reattore EPR, non si tratta di una
scelta sorprendente, o si sceglie l'EPR o si sceglie l'AP
1000 di Werstinghouse. Scegliere l'EPR e' la cosa piu'
naturale per Enel perche' gia' possiede il 12,5% dell'EPR in
costruzione in Francia (a Flamanville) e perche' l'EDF e'
disposta a partecipare al capitale necessario a costruire le
centrali. Cosa non secondaria visto il periodo nero di Enel.
Molti giornali hanno dato per risolti i problemi di
sicurezza e di scorie in questa terza generazione. Falso.
Innanzitutto va chiarito che i reattori nucleari di III
generazione, sviluppati negli anni ’90, rappresentano
l’evoluzione della II generazione sviluppata negli anni
1960-70, la fisica del reattore e’ immutata, sono stati
invece migliorati tutti i dispositivi tecnologici di
contorno. Sul fronte sicurezza, la terza generazione si
distingue dalla precedente perche’ i sistemi di sicurezza
sono ridondanti o sono di tipo “passivo”. Gli EPR sono del
primo tipo ovvero se esiste un sistema di pompe per far
circolare l’acqua per il raffreddamento, tale sistema è
quadruplicato in modo che se si guasta, ve ne sono altri tre
pronti ad entrare in azione. I sistemi passivi (come l’Ap
1000 di Werstinghouse) sono invece quelli che, facendo
affidamento su circolazione naturale, gravità, convezione e
gas compressi, fanno sì che il reattore sia in grado di
auto-arrestarsi in caso di necessità e di assicurare la
refrigerazione in condizioni di sicurezza anche in assenza
di alimentazione elettrica e di operatori.
E’ indubbio che i reattori di III generazione siano migliori
dei precedenti, così come una nuova auto è generalmente più
sicura del vecchio modello rottamato, ma il rischio di
incidenti permane. Riguardo agli EPR va segnalato che il
giornale inglese “The Independent” sostiene che in caso di
incidente catastrofico morirebbero il doppio delle persone
rispetto ad un vecchio reattore poiche’ la quantità di
materiali radioattivi presenti nei reattori e’ maggiore. I
documenti redatti da EDF dicono che le quantità di Bromo,
Rubidio, Iodio e Cesio radioattivi saranno 4 volte superiori
rispetto ad un reattore normale. Stime indipendenti di
Posiva Oy (che smaltisce scorie nucleari finlandesi) dicono
che lo Iodio 129 sarebbe 7 volte tanto, la NAGRA (Swiss
National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste)
dice che il Cesio 135 e 137 prodotto sarebbe 11 volte tanto.
Si continua a sostenere che le nuove centrali serviranno ad
abbassare le bollette elettriche. Ma qualcuno ha rilevato
sconti sulla propria bolletta dopo l’avvio della
riconvertita centrale di Torre Valdariga Nord? La
riconversione di questa grande centrale da petrolio a
carbone, definito “pulito”, inaugurata il 30 luglio 2008 da
Scajola in persona, era stata sostenuta dall’Enel proprio
per ridurre le tariffe elettriche, essendo il carbone meno
costoso di metano e petrolio e piu’ abbondante di entrambi
(anche se piu’ inquinante). Anche la borsa elettrica, creata
pochi anni fa con la liberalizzazione del mercato, doveva
far abbassare i prezzi, qualcuno se ne è accorto?
Riguardo alle scorie Attualmente (dati ISPRA) abbiamo circa
60 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (in parte stoccati
all’estero ma destinati a rientrare) e 235 tonnellate di
combustibile irraggiato per cui dobbiamo trovare un sito
sicuro. Iniziamo a smaltire queste prima di produrne altre!
Molti dicono che e' questione di tempo perche' la quarta
generazione di reattori non ne produrra' piu' e consumera'
altri combustibili per cui non serve neppure preoccuparsi se
l'uranio economicamente conveniente durera' solo altri
sessanta anni.
Falso perche’ la quarta generazione e’ un mito, e’ il sogno
di un nucleare che non abbia i problemi del nucleare!
Attualmente esiste un
comitato
internazionale formato da dieci paesi che lavora
su sei tecnologie di reattori, comunemente identificato col
termine quarta generazione:
1. reattori veloci raffreddati a gas
2. reattori veloci raffreddati al piombo
3. reattori a sale fuso
4. reattori veloci raffreddati al sodio
5. reattori supercritici raffreddati ad acqua
6. reattori a gas ad altissima temperatura
Quali fra questi vedrà un giorno la luce e’ troppo presto
per dirlo e qualsiasi previsione e’ puro esercizio di
fantasia.
Per quanto riguarda il discorso di copiare altri paesi
"virtuosi" come Francia e Svezia e' bene dire che ogni paese
deve cercare il proprio modello di produzione di energia
elettrica basandosi sulle proprie caratteristiche peculiari.
La Svezia non ha il nostro clima per cui sarebbe un errato
modello, la Francia ha scelto il nucleare per diverse
ragioni, non escluso il fatto di avere un arsenale nucleare
militare. Il nucleare civile è integrato a quello militare
poiché le tecnologie sono le stesse.
Certo guardare oltre confine non fa mai male, ma perche’ non
guardare allora alla Spagna, alla Germania o al Portogallo?
Un paese, come l’Italia, povero di risorse energetiche
primarie e dipendente dalle importazioni dall’estero. Ebbene
il Portogallo sta diventando un leader mondiale nelle fonti
alternative (Vedi Financial Times 28 febbraio 2009), ed
entro il 2020 prevede di produrre il 60% dell’energia
elettrica da fonti alternative!
Infine, per quanto riguarda i costi, si e' detto che lo
Stato non paghera' nulla, sara' tutto a carico delle
imprese.
Ma quando si parla di incentivi per convincere i comuni ad
accettare un insediamento nucleare di che soldi si sta
parlando? Quando si parla di Agenzia nucleare da creare di
che soldi si parla? Quando si parla di rifiuti e di
discariche nucleari di che soldi si parla? Quando si parla
di assimilare l'energia nucleare e fonti alternative (per
accedere ai finanziamenti del CIP6?) di che soldi si parla?
E quanto all'Enel, visto che il 31% e' in mano allo stato
(Ministero del tesoro e Cassa depositi e prestiti), di che
soldi si parla?
Tenuto conto che il controllo del Tesoro su questa impresa
sta facendo solo danni visto che piuttosto che ridurre i
ricchi dividenti e limitare il debito dell'azienda, il
ministero (per non rinunciare all'assegno annuale di 900
milioni di euro che ricava) impone un aumento di capitale
che, ironia della sorte, al solo annuncio ha fatto perdere a
ENEL in due giorni il 14% bruciando un capitale di 3,6
miliardi (pari a meta' dell'aumento di capitale
programmato); con quali soldi costruira' i 4 EPR un'azienda
che in borsa vale poco piu' di 24 miliardi di euro e con le
acquisizioni degli ultimi anni ha maturato un debito di 61
miliardi ?
La bozza di Disegno di Legge del
senatore Franco Orsi: una lista di vergogne senza fine ... da Lega Abolizione Caccia
sez. Veneto.
Dal Senato della Repubblica
parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla
Natura, agli animali selvatici, ai parchi, alla nostra
stessa sicurezza: una bozza di disegno di legge di totale
liberalizzazione della caccia. E' firmato dal senatore
Franco Orsi, relatore incaricato di predisporre un testo
base unificato, in seno alla Commissione Territorio/Ambiente
del Senato di una dozzina di altri ddl "spara-tutto", già
depositati l'anno scorso , prevalentemente da parlamentari
del PDL e della Lega.
Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione
delle aree protette, possibili abbattimenti di orsi, lupi,
cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze. .
La legge 157/1992, l’unica legge che in parte tutela
direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per
essere fatta a pezzi. .
Ecco la lista degli orrori.
Sparisce l’interesse della comunità nazionale e
internazionale per la tutela della fauna.
L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli
animali selvatici, della cui tutela non sarebbe più
compartecipe
Scompare la definizione di specie particolarmente
protette.
Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i
cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più
delle particolari protezioni previste dalla normativa
comunitaria e internazionale.
Si apre la caccia a molte specie lungo le rotte di
migrazione.
Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il
bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo
viaggio e la sosta degli uccelli migratori, come i valichi
montani
Totale liberalizzazione dei richiami vivi!
Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti
“prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri.
Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con
limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla
totalmente
Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato.
Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi.
Sarà sufficiente un certificato (con possibilità illimitate
di falssi e riciclaggi) . Uno per tutti!!!
Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili,
potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole,
i fringuelli,…
700 mila potenziali imbalsamatori
I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti,
senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e
imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in
azione per catturare illegalmente animali selvatici e
imbalsamarli?
Mortificata la ricerca scientifica
L’Autorità scientifica di riferimento per lo Sato
(l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA)
rischia di essere completamente sostituta da istituti
regionali. Gli istituti regionali rilasceranno pareri su
materie di rilevanza nazionale e comunitaria. Potenziale
impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione
di standard uniformi sul territorio nazionale.
Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.
Un’incredibile formulazione del testo Orsi rende possibile
la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non
cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree
protette !
Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del
territorio regionale!
Norma offensiva! Chi protegge "troppa" natura sarà punito.
Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano
vivere e muoversi sereni, fosse un dramma
Licenza di caccia possibile a 16 anni.
Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i
fucili !
Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e
gatti vaganti eccetera!
Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di
autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli
animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà
che un singolo animale “dia fastidio”.
Un vero e proprio Far West naturalistico.
Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili.
Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione
europea, non sono bastate due sentenze della Corte
Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà alle regioni
Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la
possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili,
e di farlo con leggi regionali. E le multe per le ripetute
infrazioni europee le pagheremmo noi!
Caccia con neve e ghiaccio.
Si potrà cacciare anche in presenza di neve, o acque con
superfici ghiacciate , cioè in momenti di grandi difficoltà
per gli animali a reperire cibo, rifugio, riparo.
Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli!
Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e
utilizzate come esca!
Ridotta la vigilanza venatoria.
Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere
vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più
alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza
!
Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal
Comitato tecnico nazionale.
Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla
157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica
associazione animalista italiana, viene del tutto
estromessa.
E altro, tanto altro ancora.
Fermiamoli!!!
Lega Abolizione Caccia -Sezione Veneto [
lacveneto@ecorete.it ]
BORSELLINO E IL PROFUMO DI LIBERTA' ... 29
gennaio 2009
 Ieri in Piazza Farnese
nessuno ha offeso Napolitano. Lo dimostrano i video
disponibili in Rete. Se è necessario possono testimoniarlo
le migliaia di persone presenti. E' vero invece che è stato
rimosso uno striscione con la scritta: "Napolitano
dorme.L'Italia insorge" dalla Polizia. La prossima volta
scriveremo che: "Napolitano è sveglio ed è anche un
bell'uomo".
Ieri in Piazza Farnese hanno parlato i familiari delle
vittime di mafia, non era una manifestazione politica, io
sono stato invitato e ho aderito, così come hanno fatto
Travaglio, Vulpio, Di Pietro e altri. Ieri in Piazza Farnese
le parole importanti sono state quelle di Salvatore
Borselllino, di Sonia Alfano e le loro accuse con nomi e
cognomi a persone che occupano alte cariche dello Stato.
Nessuna delle loro parole è stata riportata
dall'informazione. Schifani ha espresso la sua solidarietà a
Napolitano per un'offesa che non gli è mai stata rivolta. Il
Senato, ridotto a un gruppo di penose comparse, ha
applaudito in piedi. Nessuna parola in Senato per i caduti
di mafia, per i fatti gravissimi denunciati dai loro
familiari.
I nostri dipendenti fanno quasi tenerezza quando non fanno
anche schifo. Uno schifo misto a tenerezza. Gli stiamo
togliendo il giocattolo e fanno i capricci.
Il discorso di Salvatore Borsellino in piazza Farnese sarà
ricordato come l'orazione funebre della seconda Repubblica.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Come Arancia Meccanica
Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella
come mettevano quegli assassini di Arancia Meccanica,
aprirgli gli occhi e costringerli a vedere, vedere, vedere,
vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che
vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una
cosa che mi ha detto Gioacchino Genchi, che è arrivato sul
luogo della strage due ore dopo il fatto. Io ci misi cinque
ore a sapere che mio fratello era morto perché la
televisione dava notizie contraddittorie: forse è stato
ferito un giudice, forse sono stati feriti uomini della
scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò
dall'ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C'era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe
ottanta secondi dopo che mio fratello era stato ucciso e io
vorrei, io chiedo, io grido: voglio che queste cose vadano a
finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste complicità che ci sono
state all'interno dello Stato!
L'avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell'Utri:
ecco perché vogliono impedire le intercettazioni, perché
quelle cose non possiamo, non dobbiamo sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo conto di quella che
è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di
chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio
alle istituzioni è che queste persone indegne di occupare
quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio
alle Istituzioni e allo Stato.
E' il fatto che una persona che è stata chiamata “Alfa”, in
un processo che non è potuto andare avanti perché è stato
bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i
mandanti occulti e esterni, possa occupare un posto così
alto all'interno delle nostre Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha
raccontato che aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima
perché faceva da piantone alla Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il
piantone, per fare la scorta a un giudice in alto pericolo
di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel giorno era lì a
difendere con il suo corpo, e nient'altro che con quello,
Paolo Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui
parlano Berlusconi e Dell'Utri, dicendo che Vittorio Mangano
è un eroe.
Eroi in fila per andare a morire
Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di
Falcone, ce n'erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si
misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di
far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo
sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila
dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche
loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage,
arrivando in via D'Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che
ancora si staccavano dall'intonaco del numero 19 di via
D'Amelio.La riconobbe perché c'erano dei capelli biondi
insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero
riconosciuti perché era l'unica donna che faceva parte della
scorta, vennero mandati a Cagliari.Sapete cosa venne fatto?
Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai genitori di
Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi
vuota da Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato.
Questo è lo Stato che ha contribuito ad ammazzare Paolo
Borsellino e io vi racconto queste cose non per farvi
commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di
piangere.
E' il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di
resistenza! Il tempo di opporsi a questo governo che sta
togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci sta
consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che
abbiamo permesso che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice - dopo la manifestazione degli
universitari che hanno capito che in Italia si sta cercando
di distruggere l'istruzione perché l'istruzione può portare
alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano
centri di resistenza e i ragazzi l'hanno capito - e Cossiga
cosa ha detto? Ha detto che bisogna mettere infiltrati in
mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine, perché vengano
distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre
sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche
donna, qualche bambino perché si possano manganellare quei
ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che
ci meritiamo quelle manganellate per avere permesso che il
nostro Paese diventasse quello che è diventato. Un Paese che
non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio della
Colombia.
Genchi è arrivato in via D'Amelio due ore dopo la strage,
ripeto, si è guardato intorno e ha visto un castello. Ha
capito che non poteva essere che da quel posto fu azionato
il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di
identificare le persone che c'erano dentro, mediante le sue
tecniche. Ha capito che da quel castello partirono delle
telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché
Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono
enormi, egli è in grado, dagli incroci dei tabulati
telefonici e non dalle intercettazioni, di riuscire a
inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché
così come hanno ucciso i magistrati si cerca di uccidere
anche Genchi. Questo è il vero motivo: per togliere un'altra
arma a quello che è la parte sana di Stato che è rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io
ieri ho sentito un magistrato – uno di questi uccisi senza
bisogno di tritolo – che mi ha detto: “avrei preferito
essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno per
giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora
cerca di combattere la criminalità organizzata, non viene
più ucciso con il tritolo, viene ucciso in maniera tale che
la gente non se ne accorga neanche, non reagisca.
Quel fresco profumo di libertà
Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell'opinione
pubblica, a quello che mi ero illuso di riconoscere come
quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo. Quel
profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso
morale, dell'indifferenza, della contiguità e fin della
complicità. Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo
dal quale oggi non possiamo stare lontani perché sta
permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita
politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva
voluto che Paolo morisse perché il nostro Paese potesse
cambiare allora avrei ringraziato Dio di averlo fatto
morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato
felice di sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il
baratro nel quale siamo precipitati: io ringrazio Dio che
Paolo sia morto, che non venga ucciso come stanno uccidendo
De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio
Iddio che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che
messaggi ci arrivano dalla magistratura? Il presidente
dell'Anm dice: “abbiamo dimostrato che la magistratura
possiede gli anticorpi per reagire”. E' una vergogna che un
magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha
dimostrato, semmai, di avere al suo interno quelle cellule
cancerogene che la stanno distruggendo, e così come hanno
vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica.
La magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di
essere corrotta al suo interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi
di governo della magistratura.
Mancino mente
Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm,
quello che dovrebbe essere l'organo di autogoverno della
magistratura, c'è una persona indegna, indegna!, come
Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente dicendo
di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del
1992, quando sicuramente a Paolo Borsellino venne
prospettata quella ignobile, scellerata trattativa tra lo
Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo Borsellino
è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi
di traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a
patti con la criminalità che combatteva, con chi poco più di
un mese prima aveva ucciso quello che era veramente suo
fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto
così sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto
andava eliminato, e in fretta.
Tant'è vero che il telecomando della strage di via D'Amelio
fu premuto. Queste cose non sono potute arrivare al
dibattimento perché tutti i processi sono stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello
Utveggio, dove c'era un centro del Sisde, i servizi segreti
italiani, è da lì che è arrivato il comando che ha provocato
la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno
ucciso Paolo Borsellino, hanno ucciso Giovanni Falcone e
adesso uccidono anche Genchi, De Magistris, tutti i giudici
che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti
muore, non si può arrivare a quel punto perché oggi gli
equilibri che reggono questa seconda repubblica sono basati
sui ricatti incrociati che si fondando sull'agenda rossa.
Un'agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di
Paolo Borsellino, in cui queste trattative, queste
rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo pentiti
come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente
annotate. Quell'agenda doveva sparire, è questo uno dei
motivi della strage. Quell'agenda doveva sparire, su
quell'agenda io credo che si basano buona parte dei ricatti
incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di
aver incontrato Paolo Borsellino! Non può soprattutto
adoperare quel linguaggio indegno che adopera. Dice: “Io non
posso ricordare se fra gli altri giudici c'era anche Paolo
Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non
hai visto chi era quel giudice vestito con la sua toga che
trasportava la bara di Falcone? Non l'hai visto? Non ti
interessavano quelle immagini? Eri ministro dell'interno e
non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in
quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell'agenda che ho mostrato
e nella quale c'è scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di
pugno autografo da Paolo? Lui ha mostrato un calendarietto
in cui non c'era scritto niente, l'ha mostrato semplicemente
e c'erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E' questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che
cercare di accordarsi con la criminalità organizzata. E' per
questo che è stato ucciso mio fratello: perché mio fratello
si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per
questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di
chiederlo finché avrò vita, che sia fatta giustizia, che
vengano cacciati dalle istituzioni quelle persone che sono
complici di quello che è successo. Non che venga data
l'impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e
invece non può essere neanche indagato, intercettato, non si
può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana,
per cui ci hanno infilato in un'acqua che a poco a poco si
riscalda e la gente non si accorge il punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando nel baratro e da
questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri
morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a
Emanuela Loi, a questi che veramente sono eroi. Dobbiamo
riappropriarci del nostro Paese, questo Paese è nostro, lo
Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente
occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno
tentato di uccidere ha detto, ed è quello che dobbiamo fare,
l'unica cosa che ci resta da fare prima di cadere in un
regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza!
Resistenza! Resistenza!"
IO SO ... PIAZZA FARNESE
- 28 gennaio 2009
"Ragazzi, io voglio
abbracciarvi tutti perché avete fatto una cosa fantastica.
Siamo i grandi perdenti! Siamo i perdenti, guardatevi in
faccia: dove vogliamo andare con queste facce? Da nessuna
parte.
Siamo in una piazza dove dal suo superattico ci sta
guardando Previti agli arresti domiciliari e se la sta
ridacchiando!
Signori, noi siamo quelli che alla catastrofe ci arrivano
con ottimismo. Vedo che sono arrivati gruppi da tutta
Italia, siete fantastici. Gente che arriva dalla Calabria,
dalla Salerno-Reggio Calabria: li riconosci perché hanno la
macchina ancora piena di terra.
Ho visto quelli di Napoli, il MeetUp di Napoli: li
riconoscete perché sono fosforescenti con le loro scorie
tossiche.
Ci sono i sardi, che non sapevano nulla di questa
manifestazione perché hanno il digitale terrestre e non
sanno più un c...o di quello che succede nel mondo.
Io voglio ringraziare i parenti delle vittime della mafia.
Abbiamo messo in galera Riina e Provenzano ma i mandanti
sono ancora in un Palazzo di questa città.
Voglio dire che hanno fatto delle leggi, noi che siamo
sfigati, disgraziati e perdenti facciamo leggermente paura.
Facciamo paura con le nostre webcam, facciamo paura con la
Rete.
Un cittadino oggi rimane escluso da qualsiasi decisione che
possa influire sul suo futuro.
Abbiamo fatto i V-Day, le petizioni popolari, abbiamo fatto
i referendum. Ho portato io alla Cassazione di Roma le firme
per i referendum e davanti avevo un giudice di 85 anni che
si chiama Carnevale.
Un giudice - non fischiate! - che mi aveva raccomandato Totò
Riina dicendo che è una persona perbene.
Questo Paese è alla rovescia, noi parliamo di giustizia,
abbiamo sentito Kriptonite Di Pietro che è l'unico che fa un
po' di opposizione.
Il Parlamento è chiuso! Il Parlamento non legifera più!
Abbiamo al governo nani, psiconani, ballerine, ruffiani,
abbiamo di tutto!
Non ne bastava uno di psiconano, abbiamo anche l'altro nano,
Brunetta: l'iPod nano!
E' uno che per mettersi le mani in tasca deve sedersi.
Siamo in un momento strano, dove non si dice più la verità.
I mezzi di informazione non hanno detto niente, qui c'è
pieno di Digos che ci sta riprendendo: saluto la forza
pubblica, grazie di esserci, avete riempito la piazza... se
non era per voi eravamo quattro gatti.
Guardate il vicino: è travestito, non si capisce più chi
siamo, cosa facciamo.
E' un Paese che non c'è più, un Paese dove la Fiat tre
giorni fa dichiara che ha comprato il 35% della Chrysler e
crolla in borsa. Oggi dichiara che deve licenziare dai
60.000 ai 100.000 individui.
E' un Paese che non c'è più, dove la verità si sa all'ultimo
momento. Siamo invecchiati di cento anni con Obama. Obama
parla di Rete, di democrazia dal basso, mette le leggi e le
fa discutere in Rete una settimana prima di promulgarle.
Noi abbiamo lo psiconano che fa la campagna elettorale in
Sardegna a spese dello Stato. Un premier che fa campagna
elettorale per un partito... italiani!
Non voglio gridare, voglio calmarmi, voglio essere buono e
non dire neanche una parolaccia. Non voglio neanche nominare
Napolitano, se no poi dicono “Grillo attacca il Presidente”.
Non voglio dire nulla. Voglio dire solo: Maroni ha dato
disposizione di non fare più assemblee nelle piazze. Non si
potranno più fare manifestazioni nelle piazze dove ci sia
una chiesa.
Praticamente in tutte le piazze d'Italia c'è una chiesa e
dove non c'è una chiesa ci faranno delle madonnine nascoste
nell'angolo.
Maroni, che manda la polizia nelle scuole, manda la polizia
in antisommossa contro i cittadini.
Maroni, che sembra un rappresentante DeLoreal. Maroni, che è
stato condannato in via definitiva per oltraggi a pubblico
ufficiale. Pensate! Lui era contro la polizia in una
manifestazione, è caduto per terra e ha preso la caviglia di
un poliziotto e la morsicata!
Abbiamo un ministro degli interni che morsica le caviglie ai
poliziotti. Quando i poliziotti vedono Maroni hanno paura,
si mettono degli anfibi lunghi fino qua!
Noi siamo in un Paese in delirio, stiamo delirando con
l'economia, con la giustizia.
E' un Paese che non so che fine farà. I referendum li
mettono nei cassetti, le leggi popolari nei cassetti.
Noi avevamo chiesto col primo V-Day, e sono state depositate
quattrocentomila firme, di togliere i pregiudicati dal
Parlamento. Ne abbiamo ancora 18, condannati in via
definitiva, e sono quelli che sono i grandi mandanti di
tutti i casini che ci sono stati. Li abbiamo ancora.
Chiedevamo due legislature poi a casa, non trent'anni o
trentacinque anni di politica a 20.000 euro al mese: queste
cose vanno mandate affanculo.
Terzo: voto di preferenza. Nessun cittadino ha scelto chi ci
governa, ci hanno preso per il culo, continuano a prenderci
per il culo e questo è un governo abusivo,
anticostituzionale e illegale.
Italiani! Oggi la mafia è stata corrotta dall'interno dallo
Stato. Questo è un Paese da rifare, democrazia dal basso
significa cominciare a essere informati, cittadini informati
con l'elmetto che decidono di occuparsi della propria città.
Questa è una città da rifare moralmente. E' una città
meravigliosa data in pasto a della gente che è ai limiti
della criminalità. Bisogna reimpadronirsi dei comuni.
Noi abbiamo lanciato un'operazione, attraverso la Rete, che
si chiama fiato sul collo: ragazzi dei MeetUp con una webcam
vanno dentro i consigli comunali e li mandano via, vengono
arrestati.
Uno che ha gridato “viva Caselli, viva il pool antimafia” è
stato messo in una camera per sei ore.
Uno che grida a Fini “fascista” l'ha preso la polizia.
Io mi rivolgo alla polizia: io so che dentro di voi non ce
la fate più, so che siete sull'orlo di un esaurimento
nervoso. Siete costretti a difendere i criminali contro i
cittadini. Bisogna che la smettiate anche voi, perché
davanti avete dei cittadini.
Italiani! Cosa dire? Avremo l'esercito: un militare ogni
bella donna. Chissà quanti militari avremo. Se facciamo
questa regola, dovremo avere, per ogni mignotta, quanti
presidenti del Consiglio?
Signori, noi perderemo. Noi perderemo, siamo fieri di
perdere! Forse non è giunto ancora il nostro momento, forse
l'economia darà la mazzata finale in questo Paese che è
fallito.
Quando un ministro delle finanze, che si chiama Tremorti,
preleva i fondi dormienti siamo arrivati a raschiare il
barile.
I conti correnti sono quei conti correnti, libretti di
risparmio, dei nostri nonni e dei nostri padri che non hanno
movimentato per dieci anni. I nostri emigranti, i morti.
Sono i conti dormienti.
Tremorti è andato come un principe azzurro coi conti
dormienti e invece di baciarli li ha presi e li ha
sodomizzati.
Tremorti prende quei soldi per finanziare la social card,
due parole in inglese per prendere per il culo gli italiani.
Prende i soldi dai morti per darli ai morti di fame. Quando
ci sono queste cose bisogna stare molto attenti.
Han fatto una legge sul federalismo fiscale. Ve lo giuro
sulla mia famiglia, l'ho letta: non sono arrivato alla
dodicesima pagina, non si capisce niente.
Quando fai una legge che dovrà cambiare l'assetto di tutti i
sessanta milioni di italiani e non si capisce siamo al
delirio.
Signori, noi saremo presenti. Noi ragazzi e ragazze che sono
venuti da tutta Italia con i mezzi di fortuna, tutti i
MeetUp, le associazioni.
Faremo delle liste civiche dal basso. Gli iscritti dovranno
avere la fedina penale pulita, un miracolo, e non dovranno
essere iscritti ai partiti, che sono morti.
PDL e PD-meno-elle. Di la abbiamo uno psiconano e dall'altra
parte abbiamo Topo Gigio Veltroni, che non è neanche un
parlamentare o un politico: è scemo!
Grazie a tutti, arrivederci!"
I GRILLITREVISO
sono PER le AUTONOMIE LOCALI e PER il FEDERALISMO FISCALE ... Scritto da Grillitreviso
In questi giorni, specialmente
dopo la manifestazione pubblica di domenica in piazzale
Burchiellati siamo stati avvicinati da molti cittadini di
Treviso interessati dal nostro appoggio all'autonomia del
Veneto ed un federalismo. Come abbiamo spiegato in altre
occasioni e come ha ribadito il nostro candidato a sindaco
Davide Borrelli dal palco il nostro motto è "Padroni a casa
nostra e tolleranti". L'autogoverno dei popoli, per noi
infatti deve andare di pari passo con il rispetto dei
diritti umani e civili di tutti i cittadini. Per noi sono
Veneti tutti coloro che vivono e lavorano onestamente in
Veneto. Senza distinzione di razza, orientamenti sessuali o
religiosi. Nella nostra Treviso la bandiera del Comune e
quella di San Marco sventolano in cielo con il libro aperto
con la parola "Pax" . Non esistono bandiere italiane o di
altri stati da bruciare o con le quali pulirsi parti intime.
Chi non rispetta gli altri non ama sè stesso. Mentre noi
amiamo Treviso ed il Veneto.
Il nostro concetto è semplice e chiaro. Il federalismo è
come internet. E' il concetto della "rete". Ognuno è
autonomo ed interconnesso con gli altri. Un percorso che non
può che partire dal basso, dalle radici della democrazia che
sono i nostri Comuni e proseguire poi via via a livello
Veneto e poi a catena negli altri livelli istituzionali. Il
tutto tramite l'apporto diretto dei cittadini, mantenendo un
rapporto diretto e costante con il territorio. In questo le
Liste Civiche di cittadini possono aiutare veramente questo
percorso oggi, avendo trovato in Internet un alleato
fondamentale che li può mettere in rete. Alleato che nei
primi anni '90 non era così sviluppato. Qualche esempio ? E'
anche grazie ad internet che la Lingua Veneta, riconosciuta
come tale dall'UNESCO continua a resistere con dizionari
online per grandi e bambini. E' grazie ad internet che
giovani di tutta la Penisola, ognuno rispettoso delle
proprie tradizioni culturali si scambiano idee sul futuro
dei loro territori. Innovazione ed Tradizione vanno a
braccetto nella nostra idea di città e futuro. E così accade
in rete vedere sul blog i Siciliani i Veneti, i Napoletani,
i Liguri e così via orgogliosi delle proprie radici
culturali, il tutto finalmente senza razzismi o xenofobia e
con un pizzico d'ironia che non guasta! QUESTO E’ LA LISTA
CIVICA GRILLITREVISO.
LA COERENZA DEL "FU" LEGA
• Se la Liga Veneta negli anni '80 era contro il nucleare
("no al cancro nucleare" era un suo slogan) oggi ci troviamo
la Lega Nord che appoggia il nucleare a braccetto con
Berlusconi e Fini. Una scelta questa, energeticamente folle
che sarà mantenuta solo con le tasse dei cittadini
trevigiani e veneti, visto che come gli inceneritori non si
mantiene con il mercato privato. E dove metteremo le scorie
nucleari ? Sotto la casa di Stefani o quella di Maroni ?
• Berlusconi definito "mafioso" e "piduista tessera
1816" da diversi manifesti della Lega negli anni '90 oggi è
il più stretto alleato.
• che dire del voto contrario all'indulto e del fatto di
ritrovarsi alleati di chi l'indulto con il suo voto decisivo
(FI e buona parte di AN) lo ha fatto passare in parlamento
nel 2006 visto che servivano i due terzi dei voti ?
• Come non dimenticare le campagne referendarie contro il
finanziamento pubblico dei partiti e per il maggioritario
tradite dalla Lega Nord stessa in chiave "berlusconiana"
qualche anno più tardi con le proposte di legge firmate da
Maurizio Balocchi (lo stesso delle sale Bingo Bingonet
aperte e fallite a Treviso) che hanno reintrodotto il
finanziamento pubblico ai partiti e da Roberto Calderoli che
hanno reintrodotto il proporzionale senza preferenze ?
• Nel giugno 1993 votammo anche quattro referendum per
abolire due Ministeri, quello all'Agricoltura e del Turismo,
dell'Ambiente e delle Partecipazioni statali e passare le
competenze alle Regioni. Sono stati ricreati sotto altro
nome ("Politiche Agricole" e "Beni culturali e turismo",
"Politiche Ambientali", "Sviluppo Economico") e non ci pare
che la Lega Nord abbia manifestato contro questo scempio e
spreco di denaro pubblico. Anzi nella falsa devolution
bocciata dagli elettori nel 2006 venivano centralizzate
altre competenze dalle Regioni allo Stato come promozione
internazionale del sistema economico e produttivo
nazionale»; «politica monetaria ….e del credito …e
organizzazioni comuni di mercato , norme generali sulla
tutela della salute; sicurezza e qualità alimentari, grandi
reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse
nazionale e relative norme di sicurezza; ordinamento della
comunicazione; ordinamento delle professioni intellettuali;
ordinamento sportivo nazionale; produzione strategica,
trasporto e distribuzione nazionali dell’energia».
• Sull'informazione la Lega guidava negli anni '90 campagne
per boicottare la RAI occupata dai partiti. Dal 2001 al 2006
l'ha occupata e la occupa tutt'ora con suoi giornalisti. E
che dire di quando nel 1995 fece battaglia referendaria
contro i conflitti d'interessi di Berlusconi e ora li
difende avendo votato addirittura la legge Gasparri ?
• Negli anni '90 la fu Lega denunciava con nome e cognome i
parlamentari di Fi, AN, PDS, CCD (oggi UdC) che difendevano
finanziamenti clientelari per 18.000 assunti nelle Guardie
Forestali in Calabria e i primi finanziamenti per il
progetto insensato del PONTE SULLO STRETTO. Oggi con chi è
alleata ? Con gli stessi che avvallano queste scelte !
• Perchè la Lega Nord difende le Province che sono
carrozzoni inutili e di fatto giustificano il ruolo
centralista dei Prefetti ? Prefetti che già Luigi Einaudi,
liberale antifascista e primo presidente della Repubblica
chiedeva di abolire in quanto erano un non senso in una
democrazia rappresentativa moderna.
• Negli anni '90 la Lega appoggiava Mani Pulite. Oggi
troviamo nelle sue liste condannati, indagati per reati
contro l'amministrazione ed alleata con altri partiti che
sono "campioni" di condannati in lista. Ogni riferimento al
PDL è puramente casuale...
Quale federalismo fiscale vero potremo mai aspettarci per il
Comune di Treviso ed il Veneto da chi oramai fa parte del
potere costituito della casta in tutto e per tutto e deve
rendere conto ai nuovi "padroni" e garantire anch'essa al
Governo nel Parlamento dei Condannati finanziamenti per
opere inutili e dispendiose ? Da parte nostra se Governeremo
il Comune di Treviso appoggeremo qualsiasi iniziativa
istituzionale e popolare che andrà nel verso della creazione
di un federalismo vero dal basso e di democrazia diretta,
come quello Svizzero che parta dai Comuni. Il tutto
rispettando sempre i Diritti Umani e Civili di ogni
cittadino.
PROPOSTE PER UN FEDERALISMO CHE PARTA DALLA
TRASPARENZA E INNOVAZIONE COMUNALE
Per far
meglio comprendere i flussi di cassa, le competenze
comunali,regionali, statali e promuovere la partecipazione
dei cittadini dal basso proporremo: a) La creazione di un
portale online dove i cittadini di Treviso potranno vedere
con un sistema internet molto schematico e con controllo di
rete aperto, dove andranno le loro tasse. Sia nei flussi
verso Roma, che verso il Veneto che negli investimenti
comunali. In questo modo i cittadini si renderanno conto in
tempo reale dove e come vengono investiti le loro tasse e
capiranno l'importanza di arrivare ad un federalismo fiscale
e politico maturo dove ognuno si prenda le sue
responsabilità. A monte di ogni processo di cambiamento
infatti serve una informazione corretta e puntuale che porti
ad una rivoluzione culturale. b) Bilancio partecipato nei
Quartieri utilizzando come strumento anche internet c) Blog
aperti dell'Amministrazione per creare un dialogo costante
con i cittadini (iniziativa da tenersi in contemporanea con
i "punti d'ascolto" nelle piazze e nei quartieri dove gli
assessori incontreranno periodicamente i cittadini).
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