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LUCI LED PER ABITUARE GLI OCCHI AL SOLE (ESTIVO!)
... di Rishi Giovanni Gatti
Pochi giorni fa è stato pubblicato l’ennesimo studio di una università anglosassone che sfata il mito della pericolosità dell’esposizione del corpo alla luce solare. Sembra che se la gente fosse meno timorosa di prendere una tintarella naturale, o anche solamente di fare semplici passeggiate con pochi vestiti addosso (senza cappello e senza occhiali da sole), si ridurrebbero di ben cinquantamila unità le morti per tumore nei soli Stati Uniti. Il beneficio che deriva dall’esposizione al sole è giustificato dai medici dal conseguente aumento della produzione di Vitamina D, che viene assunta dall’organismo normale dai cibi soltanto per il 10%. Meno luce si prende, quindi, meno Vitamina D si produce, piú si crea una carenza cronica e piú malattie ci affliggono con l’avanzare degli anni, in particolare quelle legate alle ossa e alle articolazioni (per il depauperamento del Calcio). Recentemente sono state attribuite a una carenza di questa vitamina anche altre malattie degenerative come il diabete, i tumori, le cardiopatie, o la debilitante sclerosi multipla.
Come al solito, gli autori degli studî che di volta in volta richiamano a una rivalutazione della Elioterapia ci avvisano che sono necessarie creme solari ad alta protezione per prevenire le “scottature”, dimenticando però di dirci che i componenti chimici contenuti in tali creme sono spesso tossici e rischiano di annullare i beneficî dello stesso trattamento solare. L’unica soluzione seria, secondo il buon senso igienista, è quella di procedere per gradi cercando di abituarsi gradualmente alla forte luce solare, 1) curando l’alimentazione, che deve orientarsi alla frutta e alla verdura di stagione in modo quasi esclusivo, 2) assicurando il giusto apporto di acqua fresca (magari di sorgente o per lo meno vitalizzata attraverso varî apparecchi oggi in commercio) per bilanciare la sudorazione, e sopra a tutto 3) prevenendo il fastidio agli occhi senza usare i dannosi occhiali da sole.
Per i primi due punti testé elencati rimandiamo ad altri articoli e/o testi presenti su questo sito che trattano ampiamente l’argomento. Per il terzo punto, offriamo una serie di suggerimenti operativi da applicare se interessati.
Spesse volte si ha paura che il sole ci bruci la pelle perché ci esponiamo a esso pur avendo un forte fastidio dato dalla luce, alla quale gli occhi non sono piú abituati per via delle lunghe ore di buio e/o penombra che la stagione invernale ci ha procurato, complice anche la necessità di vivere quasi sempre al coperto. Per evitare questi forti fastidî sarebbe sufficiente allenarsi ogni giorno a guardare direttamente a occhi aperti (senza alcun tipo di occhiali) una forte luce elettrica per almeno cinque o dieci minuti al giorno durante la stagione invernale (iniziando da una certa distanza e una bassa intensità per poi aumentare nel corso delle settimane). Se questo non è stato fatto, è possibile rimediare in un tempo relativamente breve nella stagione estiva praticando alcune delle seguenti suggestioni:
a) a occhi chiusi esporre per 5, 10, 15 o 30 minuti o piú a seconda della disponibilità, il viso al sole fresco del mattino o della sera, evitando il sole di mezzogiorno per la prima o le prime settimane
b) superato questo stadio, il lettore sentirà grandi beneficî ma in particolare avrà la necessità di “goderne di piú”, al che sarà possibile sollevare la palpebra di un singolo occhio per esporne al sole la parte bianca mentre si guarda in basso il piú possibile; questo può essere fatto per alcuni minuti alternando ogni occhio, per sessioni di dieci o venti minuti complessive, o anche di più
c)superato questo stadio, sarà possibile provare a esporre i due occhi insieme sollevando entrambe le palpebre; se il fastidio era stato precedentemente eliminato, questa pratica si rivelerà eccezionalmente buona per gli occhi e per il benessere in generale
ci)superato questo stadio, sarà possibile iniziare a rimirare il sole direttamente, un occhio alla volta, lampeggiando le palpebre, per pochi minuti al mattino e alla sera; dopo alcuni giorni o settimane sarà possibile farlo con i due occhi insieme e con il sole piú in alto nel cielo
cii)quando il lettore è consapevole di poter rimirare per alcuni minuti il sole di mezzogiorno con i due occhi insieme senza provare il benché minimo fastidio e sbattendo naturalmente le palpebre, egli sarà dotato di una calma interiore e di un benessere psicofisico mai provato prima e la tintarella, nel frattempo, si sarà formata automaticamente, o comunque la paura dell’esposizione al sole sarà completamente svanita; c’è da dire però che per arrivare a questo stadio molto probabilmente saranno stati necessarî molti mesi di allenamento quotidiano, e cercare di accorciare questo tempo “forzando” l’osservazione del sole senza prima essersi preparati naturalmente conduce di solito a problemi organici degli occhi che è preferibile evitare (pur essendo guaribili, questi danni causati dallo sforzo di guardare direttamente il sole – senza essere naturalmente pronti a farlo – sono fonte di preoccupazioni inutili che è preferibile evitare sin dal principio).
È possibile però accorciare, almeno in parte, la trafila elencata sopra utilizzando una forte luce LED a fascio concentrato per eseguire questo trattamento in casa, a ogni ora del giorno (e della notte), per rinforzare gli occhi e renderli pronti per l’esposizione estiva al sole. Si tratta di munirsi di una lampadina “flashlight” di almeno 3 watt di potenza, che abbia un flusso di almeno 150 lumen e la capacità di essere vista di notte ad almeno 250 metri di distanza. Con queste caratteristiche, è possibile simulare blandamente l’intensità della luce solare dirigendo il fascio sulla parte bianca dell’occhio, mentre si guarda in basso e dopo aver sollevato la palpebra. La lampadina non deve restare mai ferma ma deve oscillare da parte a parte, a una distanza dall’occhio di alcuni centimetri. Ovviamente, se si prova il benché minimo fastidio agli occhi, la lampadina va allontanata e la durata del trattamento non deve superare i pochissimi secondi per volta. Con la pratica, è possibile continuare per uno o due minuti per occhio, alternando e muovendo il fascio su tutta la parte bianca, evitando di guardare direttamente la luce (questo potrà essere fatto gradualmente nel tempo, prima con un occhio e poi con entrambi, senza mai fissare lo sguardo per piú di un istante e sempre sbattendo le palpebre continuamente).
In questo modo, il lettore intelligente avrà rapidamente superato la disabitudine alle luci forti e potrà immergersi nel sole estivo senza soffrire eritemi alla pelle e senza doversi nascondere dietro a visiere, cappelli o lenti scure, procurandosi cosí la giusta ricarica energetica che al tempo giusto si potrà rivelare essere una forte carica spirituale per affrontare la vita di tutti i giorni oltre che per agevolare il cammino evolutivo che tutti gli esseri umani sono chiamati a fare nell’esplorazione dei misteri dell’Esistenza.
BIBLIOGRAFIA William H. Bates, M.D., “Vista Perfetta Senza Occhiali — Bates”, ©2002-2008 Juppiter Consulting Publishing Company®, Milano, traduzione a cura di Rishi Giovanni Gatti AA.VV., “il falco per l’educazione perfetta”, N. 32, gennaio 2010, ©Juppiter Consulting Publishing Company®, Milano, (direttore responsabile: Rishi Giovanni Gatti) J. Krishnamurti, “La Ricerca della Felicità”, ©1997 RCS Libri, Milano, traduzione di Vincenzo Vergiani Albert Einstein, “Relatività: esposizione divulgativa”, ©1967 Boringhieri Editore, Milano, traduzione di Virginia Geymonat
RINNOVABILI MINACCIATE DALLA MANOVRA FINANZIARIA
... di Legambiente
"La manovra finanziaria rischia di colpire pesantemente lo sviluppo delle energie pulite nel nostro Paese"
“La manovra finanziaria, all’articolo 45, interviene sui certificati verdi, abolendo il ritiro da parte del GSE di quelli in eccesso. Un errore incredibile - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - che rischia di colpire pesantemente lo sviluppo delle energie pulite nel nostro Paese e la credibilità delle scelte italiane rispetto alla prospettiva di diffusione delle rinnovabili, al 2020 obbligatoria per tutti i Paesi UE. Mentre non si hanno notizie del piano di sviluppo delle rinnovabili che il governo deve consegnare a Bruxelles entro il 30 giugno, il decreto cancella le certezze degli investitori”.
L’effetto del provvedimento che abolisce il ritiro da parte del GSE deicertificati verdi in eccesso sarebbe, infatti, di farne crollare il prezzo, limitando il ritorno degli investimenti già realizzati e di quelli programmati. “Con le nuove regole - spiega Zanchini - non ci sarebbe più alcun ritorno dell’investimento, con drammatici effetti in termini economici e occupazionali nell’unico settore che, in questi mesi, ha mostrato segnali positivi. È inoltre da sottolineare l’assurdità di questo provvedimento perché non avrebbe alcun effetto per le entrate dello Stato, visto che non sono finanziamenti pubblici ma un meccanismo di mercato che obbliga le aziende del settore energetico a produrre una quota minima da fonti rinnovabili e a muovere così i progetti da biomasse e biogas, eolici, geotermici, idroelettrici”.
Legambiente - che insieme alle associazioni e aziende delle rinnovabili tra cui Aper, Anev, Fiper, ha già lanciato un appello al governo affinché faccia marcia indietro - chiede al governo di spiegare il senso di questa assurda decisione, che sembra l'ennesima dimostrazione di come il rilancio del nucleare si porti dietro l'abbandono delle fonti rinnovabili.
“Le fonti energetiche pulite sono state lasciate in un ‘far west’ normativo - continua il responsabile energia di Legambiente - si attendono dal 2003 le Linee guida per i progetti da fonti rinnovabili, e non si hanno notizie né degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico, né della detrazione del 55% per il solare termico. Gli obiettivi Ue sono nell’interesse di tutti e sono obbligatori: l’Italia deve raggiungere con le rinnovabili il 17% di produzione da fonti pulite rispetto ai consumi, e se questo obiettivo non verrà conseguito dovremo pagare multe e importare dall’estero. Il governo faccia marcia indietro sui certificati verdi e presenti finalmente il piano per una discussione pubblica prima di consegnarlo a Bruxelles”.
TORINO: LA MICRO-COGENERAZIONE, UNA POSSIBILE RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA
... di Maurizio Cossa - Circolo della Decrescita Felice di Torino
Il Circolo torinese della Decrescita Felice invita la cittadinanza ad un incontro pubblico mercoledì 19 maggio 2010 alle ore 21 presso il TYC di Torino, in via Faà di Bruno 2 (zona ex Italgas corso Farini) sul tema della micro-cogenerazione di energia, ossia generazione di energia termica per autoconsumo ed energia elettrica vendibile poi alla rete. Proprio così: luce e riscaldamento dal motore dell’auto, con un rendimento nettamente superiore e ad un costo molto ridotto, se paragonato alla costruzione di grandi centrali, magari nucleari.
Si accusano spesso gli ecologisti di essere indifferenti alla crisi occupazionale. Al contrario, il Movimento per la Decrescita Felice, fortemente interessato allo sviluppo delle tecnologie ecocompatibili, individua nella cogenerazione diffusa, potenzialmente applicabile a milioni di abitazioni nella sola Italia, non solo un potente mezzo per triplicare il rendimento di un combustibile fossile, ma un modo per agevolare la necessaria riconversione dell’industria automobilistica italiana. Non è infatti pensabile incentivare ancora un mercato ampiamente saturo.
La micro-cogenerazione è nata proprio a Torino nei primi anni ‘70 presso il Centro Ricerche Fiat da un’idea dell’ ing. Mario Palazzetti. Idea miseramente abbandonata negli anni a venire in quanto scomoda ai grandi enti fornitori di energia, che ne impedirono di fatto la diffusione su larga scala.
Questa proposta è già stata messa in pratica dalla Honda in Giappone e, più recentemente, dalla Volkswagen in Germania che, in accordo con un dinamico operatore energetico tedesco, costruirà centomila micro-cogeneratori, derivati dai propulsori a metano della Golf, nell’arco dei prossimi cinque anni.
La trasmissione Report nella puntata del 9 maggio scorso ne ha dato conto per merito di un giornalista di punta di Raitre, Michele Buono, anche autore di libri su temi analoghi .
Ospiti mercoledì 19 maggio al TYC di Torino saranno proprio l’ing. Palazzetti, Michele Buono ed il fondatore e presidente del Movimento per la Decrescita Felice, Maurizio Pallante. Invitati a confrontarsi sul possibile impatto di questa tecnologia su crisi ed occupazione, in particolare dell’area piemontese, anche rappresentanti del sindacato e dell’industria. Farà da moderatore Paolo Griseri, giornalista della redazione torinese di Repubblica.
Crediamo che questa opportunità debba essere raccolta, sviluppata e diffusa, anche sugli organi di informazione cittadini, e vi invitiamo a darne ampio risalto.
Cordiali saluti.
Per il Circolo della Decrescita Felice di Torino
Maurizio Cossa
mauriziocossa@libero.it
LAMPADINE A BASSO CONSUMO, QUALI RISCHI PER LA SALUTE?
... di Salvina Elisa Cutuli
L'Unione europea ha stabilito che entro il 2012 tutte le lampade tradizionali a incandescenza verranno messe a bando per essere sostituite da quelle a basso consumo che consentono un risparmio energetico notevole
L'Unione europea ha stabilito che entro il 2012 tutte le lampade tradizionali a incandescenza verranno messe a bando per essere sostituite da quelle a basso consumo che consentono un risparmio energetico notevole. A seguito di questo importante “rinnovamento” è stata condotta un'indagine dalla It'Is Foundation di Zurigo - la Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell'informazione nella società diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico - proprio per conoscere i possibili danni provocati da queste nuove lampade. Dallo studio si evincono tre problemi relativi alle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle stesse lampadine, dal mercurio in esse contenuto e dalle radiazioni UV che queste emettono.
“Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri dalle lampade a risparmio energetico” è il suggerimento diffuso dall'Ufficio federale della sanità pubblica svizzera. I valori di intensità dei campi magnetici rilevati a 30 cm dalle lampade sono inferiori del 10% alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing radiation Protection.
Se ci si avvicina alla lampadina al di sotto della misura indicata i valori magnetici cambiano diventando pericolosi. Aumentano, infatti, fino a superare i limiti stabiliti. Le lampade a basso consumo emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza - perché dotate di un trasformatore - che nell'organismo possono generare delle correnti elettriche capaci, in base all'intensità, di causare infiammazioni a nervi e muscoli. Il campo elettromagnetico generato dalle LFC può viaggiare all'interno dei cavi elettrici esponendo le persone alla cosiddetta “elettricità sporca” in tutta l'abitazione. Uno studio pubblicato nel giugno 2008 dall'American Journal of Industrial Medicine segnalava che questa elettricità sporca aumenta di 5 volte il rischio di contrarre il cancro.
Lo studio svizzero è stato condotto utilizzando quattro manichini in veste di un uomo, di una donna, di un bambino di 6 anni e di una bambina di 11, disposti vicino alle lampade ognuno ad una distanza diversa. Stare molto vicini a lampade a basso consumo energetico che restano accese a lungo, come quelle delle scrivanie, può essere pericoloso.
A questo problema avvalorato dalla ricerca svizzera se ne aggiungono altri già accennati sopra. La piccolissima quantità di mercurio presente all'interno delle lampade a basso consumo è una sostanza dannosa per la salute dell'uomo e per l'ambiente.In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiché il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato.
Valutazioni eseguite dimostrano che quando una lampadina a basso consumo si rompe i vapori di mercurio si diffondono e le emissioni superano di gran lunga i livelli di sicurezza per svariate settimane dalla rottura. Le lampadine che non vengono smaltite correttamente potrebbero rompersi nei camion della spazzatura, diffondendo i vapori di mercurio sulla città, o finire nelle discariche dove il mercurio può contaminare aria, acqua e suolo.
Come se non bastasse le lampade con tubo fluorescente possono far filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti
Come se non bastasse, le lampade con tubo fluorescente possono far filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti che ad una distanza di 20 cm possono causare eritemi sulla parte esposta, soprattutto se l'esposizione è stata prolungata. Diversi sono gli studi che dimostrano, infatti, che le lampade fluorescenti aumentano il rischio di contrarre tumori della pelle.
La British Association of Dermatologists sostiene che le persone che soffrono di alcune malattie della pelle, o che sono sensibili alla luce, accusano un aggravamento dei loro sintomi in conseguenza dell’uso di lampadine a basso consumo energetico. Perfino individui senza problemi cutanei preesistenti possono sviluppare sul viso sintomi allergici o lesioni simili alle ustioni da sole. La protezione supplementare del doppio guscio sulle LFC può circoscrivere il problema delle radiazioni UV, ma fintantoché saranno vendute LFC senza doppia protezione, le razioni UV continueranno a costituire un alto fattore di rischio.
I problemi elencati fin qui sono quelli più gravi ed evidenti, a questi bisogna aggiungerne altri dovuti al tremolio della luce che può provocare mal di testa, affaticamento della vista e problemi di concentrazione. L'alta percentuale di componente blu, inoltre, diminuisce la produzione di melatonina che, a sua volta, può causare disturbi del sonno, tumori e attacchi di cuore.
A quanto pare, gli aspetti negativi prodotti da queste lampadine ammortizzano di molto l'entusiasmo che, in un primo momento, ha ammaliato numerose persone preoccupate della salute dell'ambiente. Solo che adesso a rischio è la salute dell'uomo.
MARIO PALAZZETTI, LA "SUA ENERGIA" E IL NUCLEARE
... di Andrea Bertaglio
“L’effetto del nucleare nei confronti del Totem e verso tutte queste pratiche che volevano utilizzare meno energia è stato quello di far percepire alla gente come solo il nucleare, appunto, avrebbe risolto tutti i problemi” Ingegner Palazzetti, cosa comportò per il Totem l’avventura italiana nel campo del nucleare?
L’effetto del nucleare nei confronti del Totem e verso tutte queste pratiche che volevano utilizzare meno energia è stato quello di far percepire alla gente come solo il nucleare, appunto, avrebbe risolto tutti i problemi.
Visto che il nucleare poi è stato fermato, e visto che non è vero che risolve tutti i problemi legati all’energia, la cosa più importante era quella di sensibilizzare le persone sull’uso razionale della stessa.
È per questo che Lei, Maurizio Pallante e Tullio Regge avete fondato, nel 1988, il Comitato per l’Uso Razionale dell’Energia?
Lo spirito con cui abbiamo fatto questa scelta non era, come può essere oggi, di partecipare al clamore sulle energie rinnovabili ecc, ma era piuttosto quello di tenere accesa una fiammella in un’epoca in cui l’energia veniva considerata meno che niente. Bisognava infatti ricordarsi che aver detto di no al nucleare voleva dire aver lasciato ancora tutto così come era. Ecco perché abbiamo deciso di fare una cosa che avevamo percepito come altamente impopolare. Oggi abbiamo ancora il nucleare sbandierato come un modo per non impegnarci troppo.
Pensa che oggi andrebbe diversamente?
Questa domanda è molto opportuna, perché personalmente penso che oggi siamo più o meno nella stessa situazione in cui eravamo nel 1988.
Negli anni settanta c’era già una sorta di scontro tra chi difendeva l’energia nucleare e chi quella solare. Lei era in una posizione anomala, invece, perché “tifava” per l’efficienza. Il risparmio di energia è quindi più importante della discussione sulle fonti da utilizzare?
Io difendevo l’efficienza perché era il modo migliore per avere un minore impatto, infatti tutte le fonti di energia hanno un impatto ambientale. Poi usare bene l’energia era un atto doveroso, qualunque fosse stata la sua fonte. Solare, nucleare, petrolio, al di là di ogni discussione l’energia andrebbe sempre usata bene, razionalmente.
“Quando si optò per il nucleare in Italia era la Fiat che lo doveva “fare”, quindi la comparsa dell’energia nucleare ha funzionato da “stopper” nei confronti del Totem”
La comparsa del nucleare in Italia limitò la diffusione del Totem solo per la tendenza delle persone ad un uso “irrazionale” dell’energia?
Quando si optò per il nucleare in Italia era la Fiat che lo doveva “fare”, quindi la comparsa dell’energia nucleare ha funzionato da “stopper” nei confronti del Totem. Tanto che fu venduto come iniziativa dalla Fiat ben prima della sua decisione di uscire dalla vicenda nucleare stessa.
In che senso era la Fiat doveva “fare” il nucleare?
La Fiat aveva competenze in quel settore: aveva la centrale di Trino ed aveva già, negli anni sessanta, disegnato nei particolari una nave a propulsione nucleare; aveva anche la capacità di fare turbine. Quindi aveva la possibilità di entrare nel settore dell’energia.
Il Totem si è trovato dunque al posto sbagliato nel momento sbagliato?
Evidentemente la Fiat non avrebbe mai ingaggiato una battaglia con l’Enel o l’Eni sulla questione di questa “macchinetta”. Il Totem sarebbe stato interessante per la Fiat nel settore auto. Usava infatti la tecnologia del motore di un’auto. Il resto era assemblaggio di componenti già esistenti. Andava quindi bene perché non c’erano da inventare nuove tecnologie particolari, ma il sistema era nuovo.
Al di là del Totem, cosa ne pensa del nucleare?
Il nucleare come al solito va bene per enti come l’Enel, che sanno gestire grandi impianti, ma non sanno gestire il diffuso. Infatti anche adesso gestiscono il solare proprio perché lo devono fare, non lo fanno spontaneamente. Questo perché nascono con una cultura del centralizzato. È questo che gli rende difficile convertirsi ad una rete intelligente ed alla generazione diffusa. Nonostante la nascita di nuovi soggetti, questa è una problematica non solo dell’Italia, ma che si ha a livello globale: in tutti i Paesi c’è questo tipo di situazione.
Una curiosità: cosa ne pensa dell’idrogeno come “fonte di energia”?
Rimane una bufala, nel senso che l’idrogeno rimane un vettore energetico e tra i vettori energetici è anche molto scadente. Quindi non si può nemmeno parlare di esso “fonte di energia”.
“Non essendo una fonte di energia ma un vettore energetico va confrontato con altri vettori energetici, per esempio con l’energia elettrica” In effetti ci vuole elettricità per produrre idrogeno…
Non essendo una fonte di energia ma un vettore energetico va confrontato con altri vettori energetici, per esempio con l’energia elettrica. Quindi se uno ha dell’energia elettrica, di sicuro non gli salta in mente di fare l’elettrolisi per produrre dell’idrogeno e cominciare da capo. In questo senso il vettore energetico principe è l’energia elettrica.
Che cosa porta allora persone del calibro di Jeremy Rifkin a supportare così tanto l’idrogeno?
Il fatto che abbia pigliato un granchio. La filosofia di Rifkin è perfetta per il Totem alimentato ad esempio a metano. Non si capisce proprio, leggendo i suoi libri, perché sia caduto nella trappola dell’idrogeno.
Ci sono molte alternative ormai all’energia nucleare…
Non ci sono alternative se non facciamo un tubo di niente. Io pur non essendo mai stato un nuclearista non mi opporrei nemmeno al nucleare, se prima si fosse fatto tutto ciò che si poteva. Qui però non è così, perché non si fa assolutamente niente.
Certificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili: perchè non hanno avuto ancora lo sviluppo e la diffusione che meriterebbero?
L’eolico, dove c’è vento, è senz’altro una fonte che si ripaga. Il solare non si ripaga, quindi senza incentivi fortissimi non si può sviluppare. Per quanto riguarda invece l’uso razionale dell’energia sono stati fatti degli sforzi, ma si è fatto peggio laddove non costava niente, ossia nell’introduzione massiccia e corretta della certificazione energetica degli edifici. È vero che, sotto la spinta europea, sono state fatte delle leggi.
“È vero che, sotto la spinta europea, sono state fatte delle leggi. Ma siamo riusciti ad ingarbugliare il discorso tanto da farlo percepire come un mero provvedimento burocratico”
Ma siamo riusciti ad ingarbugliare il discorso tanto da farlo percepire come un mero provvedimento burocratico, invece che come una difesa sia del compratore che del venditore. E questo è imperdonabile. Certificazione edilizia e pagamento a consumo dell’energia, si dovrebbe partire da lì. Cosa che dovrebbe essere fatta, secondo l’Unione Europea, entro il 2010. Per quello che si vede all’orizzonte, non mi sembra che succeda molto. Questa è veramente la parte più importante.
GLI ITALIANI E LA CASA ECOLOGICA: UNA DOLCE SORPRESA
... di Andrea Boretti
Il 63% dei cittadini intervistati vorrebbero una casa bio.
Capita molto spesso parlando di ecologia, natura, sostenibilità e conseguentemente di responsabilità individuale in tutti questi argomenti, di criticare i cittadini italiani. Li critichiamo per la loro bassa cultura media in materia, li critichiamo per il loro scarso impegno civile e per tante altre cose.
Ora però, una ricerca del portale Casa.it ci rivela un aspetto degli italiani che non avremmo sospettato mai: agli italiani la casa piace ecologica!
I risultati della ricerca parlano chiaro, il 63% dei cittadini intervistati vorrebbero una casa bio, il 56,8% vorrebbe ristrutturare la propria casa secondo principi di eco-sostenibilità e bassi consumi e il 17,5% ha già completato questa ristrutturazione energetica.
Anche il mercato pare se ne stia accorgendo. Il MADE, il salone per il progetto, l'architettura e l'edilizia, tenutosi a Milano la settimana scorsa ha infatti affrontato argomenti quali la riqualificazione energetica, la sostenibilità e l'innovazione.
Nonostante i cittadini sembrino quindi pronti e nonostante l'industria immobiliare si stia lentamente attrezzando, pare comunque che si faccia ancora fatica a far incontrare le due realtà. Certo la burocrazia non aiuta, fatto sta che solo il 19,4% degli immobili hanno una certificazione energetica – tra l’altro ormai obbligatoria dal luglio scorso – e bene poche case sembrano avere le caratteristiche per godere del conto energia che permetterebbe loro di dotarsi di un impianto ad energia rinnovabile e di rivendere l'energia prodotta in eccesso al gestore della rete.
L'italiano medio, impossibilitato ad avere una casa ecologica, mette in atto tutta una serie di comportamenti ecologicamente virtuosi: il 67,3% pratica la raccolta differenziata.
Ad oggi la ricerca di Casa.it racconta che solo il 6,6% ha un impianto fotovoltaico, solo il 5,9% ha dei pannelli solari vetro-vetro e solo lo 0,8% è dotato infine di micro-eolico.
Insomma, si predica bene nelle risposte all'inchiesta e si razzola male a causa di burocrazia e poca volontà? La verità forse, come spesso succede, sta nel mezzo.
Altri dati, infatti, concorrerebbero nuovamente a rivalutare l'italiano medio il quale impossibilitato ad avere una casa ecologica metterebbe in atto - quasi in un'ottica compensatoria - tutta una serie di comportamenti ecologicamente virtuosi: il 56,3% acquista elettrodomestici a basso consumo, il 67,3% praticherebbe la raccolta differenziata e ben il 15,6% comprerebbe elementi di arredo realizzati con materiale riciclabile.
Se vogliamo dare retta alla ricerca di Casa.it, quindi, possiamo dire che in quest'Italia che va a rotoli politicamente ed economicamente, pare che ci sia un motivo per sorridere. Gli italiani, o almeno una parte di essi, sembrano aver imparato la lezione, e se governatori, presidenti e capitani d'industria, non sembrano, come dimostra Copenhagen, essere in grado di imboccare la via giusta, gli italiani lo hanno già fatto e speriamo la percorrano fino in fondo.
IL TAV IN VAL DI SUSA HA PERSO LA PRIMA BATTAGLIA
... di Marco Cedolin
Sono
andati per bastonare e sono finiti bastonati, verrebbe da
dire metaforicamente parlando, tirando le somme della
grande offensiva portata in Valsusa dai fautori
del TAV nel corso di questo mese di gennaio. Offensiva
studiata a tavolino negli ultimi 4 anni con cura certosina
da Mario Virano e dalla classe politica che gli fa da
contorno, ma valutata evidentemente con troppo ottimismo,
sulla base d’informazioni e “sensazioni” assai disancorate
dalla realtà.
Tutto è iniziato all’alba di martedì 12 gennaio, quando una delegazione
delle forze dell’ordine si è presentata dinanzi al presidio
dell’autoporto di Susa per prendere possesso dei terreni
oggetto dei carotaggi. In quell’occasione circa 300
presidianti che avevano passato l’intera notte al gelo si
sono rifiutati di lasciare il passo, ricevendo in cambio
minacce di future denunce.
L’offensiva, scientemente calcolata, ha allora preso forma
per mezzo di una massiccia
campagna mediatica, veicolata attraverso giornali
e TV, attraverso la quale si alternava l’ironia nei
confronti dei 300 NO TAV, definiti a più riprese 4 gatti, ad
alcune considerazioni in merito ad un movimento in aperta
crisi che avrebbe perso non solo ogni appoggio politico, ma
anche la capacità di aggregazione e mobilitazione dei
cittadini. Considerazioni condite con il convincimento che
la maggior parte dei valsusini avesse ormai rinunciato a
lottare contro l’alta velocità, lasciando il testimone ad un
piccolo gruppo di facinorosi che non volevano arrendersi
neppure di fronte all’evidenza di una battaglia ormai persa.
L’offensiva è poi proseguita la settimana successiva, quando nel cuore della
notte, con grande spiegamento di forze dell’ordine, la
“banda del buco” è riuscita a montare
una trivella
a Susa su un terreno di proprietà della Sitaf e nel corso
della mattinata perfino a presentare nel centro del mercato
cittadino un “camper informativo SI TAV” con a bordo il
presidente della Provincia di Torino Saitta, nel ruolo
inedito di distributore di volantini e slogan che ormai
hanno fatto il proprio tempo. Camper che di fronte alle
prime domande portate con atteggiamento critico (senza alcun
spirito violento beninteso) ha pensato bene di
volatilizzarsi, insieme con l’alta figura politica che
recava a bordo, per non ripresentarsi più in Val di Susa nei
giorni successivi.
L’offensiva ha poi toccato il proprio acme il giorno
seguente, con l’installazione di una seconda trivella presso
la stazione di Condove, unitamente all’annuncio (già
ventilato nei giorni precedenti) di una grande
manifestazione bipartisan a favore del TAV, organizzata al
Lingotto di Torino dal sindaco Sergio Chiamparino.
Manifestazione che stando alle parole dei suoi organizzatori
avrebbe dimostrato come la maggioranza dei cittadini sia in
realtà favorevole all’alta velocità e poco disposta a subire
i “ricatti” di uno sparuto gruppo di facinorosi che
osteggiano un progetto di siffatta importanza.
Tutto è finito nel corso del weekend, quando appunto chi con atteggiamento
spavaldo era partito per bastonare, si è ritrovato attore di
una ritirata ben poco dignitosa, fra i calcinacci delle
proprie mistificazioni che crollavano come un castello di
carte.
Sabato 23 gennaio, dal presidio di Susa è partita infatti una grande
manifestazione forte di oltre 40.000 persone (in stragrande
maggioranza valligiani) che ha attraversato come un fiume
sterminato di bandiere NO TAV la cittadina, ribadendo in
maniera inequivocabile l’assoluta contrarietà del territorio
nei confronti di un’infrastruttura ritenuta tanto inutile
quanto dannosa. Una moltitudine di uomini, donne, ragazzini,
pensionati, in grado di fugare qualsiasi dubbio sia
sull’identità di coloro che si oppongono all’alta velocità,
sia sulla dimensione strabordante della partecipazione,
uguale se non superiore ai livelli del 2005.
Sergio Chiamparino, dopo avere trasformato la propria manifestazione in un
convegno da tenersi in una sala (non troppo grande) del
Lingotto si è ritrovato invece (ironia della sorte) davvero
con 4 gatti, dal momento che per tentare di offrire
un’immagine meno desolante e riempire i 600 posti a sedere,
perfino i consiglieri provinciali e regionali, compresa la
presidente Bresso sono stati fatti accomodare fra il
pubblico. Dinanzi a 500 persone, in gran parte
rappresentanti politici del PD, si è così svolta l’arringa
di Mario Virano che da abile oratore quale è ha ancora una
volta sviscerato le ragioni della Torino – Lione che pur non
trovando conforto nei numeri allignano all’interno di un
“sogno” da portare avanti un po’ per fede e un po’ perché
muovendo grandi volumi di denaro del contribuente la
politica in fondo il suo tornaconto riesce sempre a
trovarlo.
In conclusione al termine della giornata, tanto Chiamparino, quanto Virano,
quanto la Bresso, hanno dovuto ammettere che in Val di Susa
ci sono quarantamila persone (non 4 gatti) che non vogliono
l’alta velocità e trattasi di famiglie e cittadini normali,
non certo di sparuti gruppi di antagonisti. Il sindaco di
Torino, con la difficoltà a far di calcolo che lo
contraddistingue, ha altresì dichiarato che quarantamila o
no essi rappresentano pur sempre una minoranza (accompagnato
in questo ragionamento dal ministro Matteoli) nell’ambito
italiano, ragione per cui si andrà avanti più decisi che mai
con la progettazione.
Si potrebbe osservare che anche i torinesi che hanno votato lui, in ambito
italiano rappresentano un’esigua minoranza, così come coloro
che hanno votato il governo sono sparuta minoranza in ambito
europeo, ma non per questo la sua persona ed il governo
italiano vengono tacciati come espressione minoritaria.
Ma in fondo è giusto lasciare spazio a questo sfogo con relativa fantasiosa
arrampicata sugli specchi, bastonate di questo genere, si
sa, fanno molto male e soprattutto rischiano di lasciare il
segno, a maggior ragione quando ci si trova alla vigilia di
una campagna elettorale.
ENERGIE
RINNOVABILI: L'ITALIA VINCE LA PARTITA NEL 2009
... di Virginia Greco
L’anno
appena concluso ha visto una crescita di tutti gli ambiti
delle energie rinnovabili
L’Italia ha concluso il 2009 con grande successo per quanto
concerne il settore delle energie rinnovabili. Questo è
quanto si evince dai comunicati stampa del Ministero per lo
Sviluppo Economico e delle agenzie di settore.
L’incremento maggiore riguarda il solare da impianti
fotovoltaici, che ha compiuto un balzo addirittura del 400%,
confermando un trend di crescita attivo già da anni.
Particolarmente interessante è il dato relativo all’eolico,
che ha raggiunto una potenza installata di 4850MW, di cui
1100MW solo nel 2009: si tratta di un nuovo record per
l’Italia. Soddisfacenti anche gli andamenti degli
impianti a biomasse e quelli idroelettrici, per i quali
la crescita si è aggirata tra il 10 e il 15%.
In virtù della crescita avvenuta nello scorso anno, possiamo
affermare che oggi l’energia pulita copre circa un
quinto del fabbisogno energetico nazionale e che quindi il
nostro Paese è in linea con il raggiungimento degli
obiettivi della Comunità Europea in tema di rinnovabili.
“Ci proponiamo di produrre un quarto dell’elettricità
tramite fonti rinnovabili”, ha affermato il Ministro Claudio
Scajola, “Per arrivarci ancora per alcuni anni sarà
necessario prevedere forme di sostegno al settore per
compensare i maggiori costi di queste fonti e attrarre nuovi
specifici investimenti”.
A favorire la proliferazione di impianti che utilizzano
sorgenti energetiche alternative intervengono infatti una
serie di incentivi pubblici e di sgravi fiscali, che rendono
la scelta della sorgente rinnovabile, oltre che opportuna in
termini ecologici, anche conveniente sotto il profilo
economico.
Del resto si è verificato negli ultimissimi anni un discreto
boom delle soluzioni “casalinghe” , ossia degli
impianti (per lo più solare, termico ed eolico) di
medio-piccola taglia. Grazie ad essi, il singolo nucleo
familiare (o scuola o ente pubblico, etc.) è in grado di
auto-prodursi l’energia elettrica di cui ha bisogno e di
introdurre nella rete nazionale quella in eccesso. A fronte
di un investimento iniziale non del tutto trascurabile (ma
comunque alleggerito dagli incentivi statali) si registra un
successivo risparmio in bolletta considerevole.
Il margine di sviluppo è ancora notevole su tutte le
energie rinnovabili. Per cui la partita del 2010 sarà
altrettanto importante
In relazione ai grandi impianti, invece, ancora
controverse sono le posizioni riguardo all’eolico,
soprattutto per quanto riguarda l’impatto visivo (e
acustico) degli aerogeneratori, ossia le enormi ventole che
vengono piazzate sulla cresta delle colline o nelle vallate
molto ventose. Ciò nonostante, come visto, fra grande e
piccola taglia il settore eolico ha compiuto un passo avanti
notevole nell’arco dello scorso anno.
Le organizzazione di settore, ANEV, ENEA, APER e ISES
Italia, hanno espresso soddisfazione per i dati consuntivi
del 2009, che dimostrano che “le previsioni a suo tempo
formulate e pubblicate sono state ancora una volta
pienamente rispettate”.
Oltre alla riduzione delle emissioni di gas serra
nell’ambiente, scopo primo della politica di
incoraggiamento all’impiego delle rinnovabili, lo sviluppo
del settore contribuisce alla nascita di alternative
industriali, nuove figure professionali e competenze, quindi
in definitiva maggiore occupazione.
“Un maggiore sostegno al settore dovrebbe arrivare però in
termini legislativi”, affermano le organizzazioni
sopracitate. Tuttora infatti il quadro normativo non è
completo, per cui obiettivi e percorsi autorizzativi non
sono ancora definiti e trasparenti.
Occorrerebbe poi fare più informazione, organizzare delle
campagne per la divulgazione di notizie chiare e precise,
nonché istituire percorsi di formazione adeguati per il
personale impiegato.
Ad ogni modo i risultati del 2009 confermano l’andamento
registrato nell’anno precedente ed in particolare quelli
relativi all’eolico consentono all’Italia di rimanere in
tale ambito il terzo paese in Europa e il sesto nel
mondo.
Il margine di sviluppo è ancora notevole su tutte le energie
rinnovabili. Per cui la partita del 2010 sarà altrettanto
importante.
PORTATEVI COPERTE E PANINI
!
... di Marco Cedolin
Il
freddo e la neve caduta abbondante in tutto il Centro Nord
nel corso di questa settimana prenatalizia, hanno messo
impietosamente al tappeto il servizio ferroviario italiano
che ormai da molti anni si
regge con le stampelle,
fidando nella bonomia e troppa comprensione dei viaggiatori
ormai avvezzi a sopportare stoicamente ogni genere di
disagio. In questo cadere al tappeto delle ferrovie, che
nell’ultimo ventennio sono state abbandonate a sé stesse
nell’ottica del progressivo disfacimento, a causa di
amministratori incapaci e della decisione di destinare alla
truffa dell’alta velocità la quasi totalità degli
investimenti, si sono toccate punte di una tale gravità da
indurre anche il più presuntuoso e tronfio fra i dirigenti a
prostrarsi in ginocchio, proferendo scuse con il capo
cosparso di cenere.
Risulta praticamente impossibile stilare un riassunto
completo di quanto accaduto in questi ultimi giorni sulla
rete ferroviaria, fra migliaia di treni soppressi, spesso
senza neppure avvertire i viaggiatori in tempo utile. Decine
e decine di convogli bloccatisi improvvisamente in mezzo
alla neve per guasti tecnici, lasciando per ore i passeggeri
intrappolati al freddo e al buio senza corrente elettrica.
Caos generalizzato nelle stazioni, dove i viaggiatori privi
di qualsiasi informazione si sono ritrovati accampati come
in un campo profughi in attesa di un treno che non sarebbe
arrivato mai. Ritardi generalizzati che hanno raggiunto in
molti casi il senso del ridicolo, giungendo perfino a
superare i 700 minuti, una mezza giornata per intenderci.
Solo per citare qualcuno fra i casi più eclatanti che sono
stati portati a conoscenza della pubblica opinione (molti
purtroppo sono rimasti relegati nelle cronache dei giornali
locali o nei racconti indignati di chi li ha vissuti in
prima persona) occorre partire dalla stazione Termini di
Roma, non proprio la stazioncina isolata di un paesino di
montagna. Stazione Termini dove la notte fra il 20 e il 21
dicembre oltre 600 passeggeri, stanchi e disorientati per
essere rimasti totalmente abbandonati dalle ferrovie dopo la
soppressione di treni per cui avevano pagato il biglietto,
si sono ritrovati accampati all’interno di una struttura
deserta, dove erano chiusi anche i bar. Poi dirottati dopo
l’intervento del 113 all’interno di una saletta priva di
riscaldamento e con i bagni fuori servizio. Infine spostati
alle 4 del mattino su un convoglio con il riscaldamento
spento ed i bagni rotti, ad attendere in ibernazione che il
treno partisse, prima di prendere consapevolezza del fatto
che in realtà non sarebbe partito mai, poiché soppresso
quando già si era fatto giorno. Fra loro anche una mamma che
doveva portare il figlioletto al Gaslini di Genova per un
trapianto, molte persone che si sono sentite male per il
freddo e si sono viste costrette a vomitare per terra a
causa della mancanza di un bagno, altre che sono andate nel
panico e hanno avuto una crisi dei nervi.
Non è andata molto meglio, sempre la sera del 21 dicembre,
ai 200 passeggeri del treno regionale Venezia – Udine,
partito con 35 minuti di ritardo e poi bloccatosi appena
fuori dalla stazione di Mestre per un guasto al pantografo.
Abbandonando per 4 ore i viaggiatori al proprio destino,
nelle carrozze al buio e senza riscaldamento, con una
temperatura esterna di 10 gradi sottozero, prima che un
vecchio locomotore diesel riportasse indietro il convoglio
ed i passeggeri, per ricominciare daccapo una nuova
avventura.
E non si è trattato di un viaggio di piacere neppure per i
passeggeri di due TAV Frecciarossa, imprigionati per
mezz’ora al buio all’interno delle
gallerie del Mugello
prive di tunnel di soccorso, quelle riguardo alle quali in
una vecchia puntata di Exit, Moretti aveva definito si
pericolose, ma sempre molto meno dell’autostrada A1 che
annualmente fa decine e decine di vittime.
A fare loro compagnia i passeggeri che il 21 dicembre
dovevano recarsi da Milano a Parma, il cui treno annoverava
500 minuti di ritardo, quelli diretti a Roma, con 445 minuti
di ritardo, i viaggiatori che non si contano, costretti ad
attese di ore in mezzo alla campagna su convogli senza il
riscaldamento funzionante, quelli costretti a viaggiare in
piedi, perché i sedili erano bagnati e nevicava nelle
carrozze, quelli in attesa sulla banchina che hanno visto il
treno tirare dritto, perché le porte non si aprivano a causa
del gelo, quelli che hanno atteso per ore un treno che il
tabellone dava con ritardo “indefinito”.
Nonostante il disastro delle ferrovie sia stato tale da
rimanere nella memoria per lungo tempo, anche una debacle di
questo genere non sembra essere stata in grado di scalfire
l’arroganza dell’ad Mauro Moretti, l’uomo sponsor del TAV
Frecciarossa, da lui
inaugurato a
cadenza mensile con tanto di orari record validi solo per i
viaggi inaugurali.
Moretti infatti,
dopo aver reso noto che per i disservizi non ci saranno
rimborsi, poiché le colpe sono del freddo e della neve e non
certo delle Ferrovie, non si è sentito assolutamente in
dovere di chiedere scusa ai viaggiatori, ma al contrario li
ha invitati a portarsi da casa coperte e panini per meglio
affrontare i “problemi” del viaggio che a suo dire sono
comuni in tutta Europa. Aggiungendo a queste “sensate”
parole la minaccia di tagliare il 50% dei treni e
premurandosi di precisare che lui “non è un coglione”.Il
ministro dei Trasporti Matteoli si è affrettato a coprirgli
le spalle, affermando che le improvvide parole di Moretti
sono conseguenza dello stress cui è sottoposto in questi
giorni, quasi avesse passato la notte nella stazione Termini
pure lui.
Il bravo Paolo Toretta, in
un articolo sul
Corriere Della Sera lo ha sbugiardato pubblicamente,
dimostrando come in Finlandia il servizio ferroviario
funzioni perfettamente anche con la neve e temperature fino
a 30 gradi sottozero, utilizzando oltretutto fra gli altri i
treni veloci Pendolino prodotti in Italia, prima che la
politica decidesse di sopprimerli, in quanto avevano il
difetto di correre ai 250 km/h sulle linee tradizionali e
non sarebbero stati funzionali ai profitti della mafia del
cemento e del tondino che abbisognavano della costruzione di
nuove infrastrutture.
DAL 1° LUGLIO 2010 LA
BOLLETTA ELETTRICA SARA' "BIORARIA"
...
di Andrea Bertaglio
Dalla
prossima estate entrerà in vigore il sistema biorario per
chi non è ancora passato al mercato libero, ossia 94
famiglie italiane su cento. Lo ha deciso l’Autorità per
l’energia elettrica e il gas, che ha sancito il passaggio
obbligato in modo da avvantaggiare chi usa più energia nelle
fasce orarie in cui questa costa meno, sia agli operatori
che agli acquirenti. Ma è davvero questo il vero risparmio?
L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), ha
stabilito che dalla prossima estate scatterà il sistema
“biorario”, che entrerà in vigore progressivamente dal 1
luglio del 2010, e che prevede una riduzione dei prezzi
dell’elettricità quando la domanda (e i costi) sono minori:
la mattina presto, la sera, la notte, il fine settimana ed i
giorni festivi. Il presidente dell’Autorità Alessandro Ortis
ritiene che lo scopo sia quello di portare ad un “uso sempre
più efficiente dell’energia elettrica ed una maggiore equità
tra i consumatori, assicurando maggiore coerenza tra i
prezzi ai clienti finali e quelli all’ingrosso”, dato che,
attualmente, sono spesso penalizzati gli utenti che
consumano di più nelle fasce orarie in cui l’energia costa
meno agli operatori. Il nuovo sistema è stato però
progettato solo per chi non è (ancora) passato al mercato
libero, ossia il 94% degli italiani.
Forse in molti ancora non lo sanno, ma dal 1° luglio 2007 è
possibile scegliere il fornitore di elettricità per la
propria abitazione (come previsto anche da una Direttiva
europea). Ciò significa che il mercato dell’elettricità è
libero anche per i clienti domestici, cioè per chiunque
acquisti energia elettrica solo per la propria abitazione.
Nonostante da oltre due anni i consumatori di energia siano
liberi di acquistarne scegliendo l’offerta che meglio
risponde alle proprie esigenze, il 94% degli italiani non è
ancora passato al cosiddetto “mercato libero”. I motivi sono
molteplici e meriterebbero una più approfondita analisi, ma
vediamo in cosa consiste la bolletta bioraria.
Come dicevamo, i prezzi saranno più alti nelle ore centrali
dei giorni feriali, quando i consumi sono maggiori. Ma quale
differenza c’è rispetto a prima? Che ora a chi consuma di
più di giorno potrebbe decisamente convenire passare al
mercato libero, scegliendo fra opzioni quali monorarie, a
prezzo bloccato, verdi, ricaricabili e flat (quest’ultima
prevede le taglie di consumo Small: 100 kWh mensili, 12 euro
al mese; Medium: 225 kWh mensili, 28 euro al mese; Large:
300 kWh mensili, 44 euro al mese. Imposte escluse in tutti e
tre casi).
Infatti, le soluzioni biorarie convengono solo se almeno due
terzi dei consumi si concentrano nelle ore mattutine e
serali o nei week end, dato che il nuovo sistema prevede
prezzi più alti dalle 8 alle 19 e più bassi di sera/notte
(dalle 19 alle 8 del mattino), oltre che nei fine settimana.
Nel valutare le offerte si deve però tenere presente il
fatto che prezzo indicato ed eventuali sconti sono riferiti
alla sola componente energia (quindi senza servizi di rete,
servizio di vendita, imposte ecc), che sul totale della
bolletta pesa per circa il 64%.
Il passaggio obbligato dovuto alla delibera dell’Aeeg non
avverrà da un giorno all’altro. Nei sei mesi prima
dell’applicazione del nuovo sistema, infatti, i fornitori di
energia elettrica comunicheranno la ripartizione di consumi
secondo le tariffe biorarie e i raggruppamenti mensili. È
prevista infatti una ripartizione in mesi di “alta stagione”
(gennaio, febbraio, giugno, luglio, novembre, dicembre), nei
quali si pagherà di più, e mesi di “bassa stagione” (marzo,
aprile, maggio, agosto, settembre e ottobre), nei quali
invece i prezzi saranno inferiori. Oltre all’aspetto
“temporale”, per conoscere cosa è più conveniente per il
proprio nucleo familiare è utile individuare quali
elettrodomestici si utilizzano maggiormente ed il relativo
consumo. La bioraria necessita anche di un nuovo contatore
elettronico, che sia leggibile a distanza, ma a quello sta
provvedendo la stessa Enel, che ha già sostituito 31 milioni
dei vecchi contatori elettromeccanici su 32. Basta anche un
tradizionale contatore che misuri i consumi nei diversi
momenti della giornata, o che comunque all’utente possa
essere consentita l’autolettura con l’ausilio di numero
verde, cartolina postale o sito internet.
Per aiutare il consumatore nella scelta della tariffa
migliore fra le offerte del mercato libero, l’Aeeg sul
proprio sito internet offre il servizio “Trova-offerte”,
tramite il quale è possibile trovare, appunto, l’offerta di
energia elettrica più adatta alle proprie esigenze, una
volta confrontate le diverse proposte delle imprese di
vendita che hanno volontariamente aderito all’iniziativa.
Ad oggi risultano iscritti dodici operatori, ammessi
all’elenco dei fornitori di energia elettrica che soddisfano
alcuni requisiti di affidabilità stabiliti dalla stessa
Autorità, ma non è escluso che se ne aggiungeranno altri. Si
tenga però presente che quelle del “Trova-offerte” non sono
tutte le offerte, appunto, presenti sul mercato.
È molto nobile orientare i cittadini nel trovare il miglior
operatore di energia elettrica, così come portare alcuni
“consumatori” a beneficiare di una maggiore equità nella
ripartizione dei costi, ma sarebbe ancora meglio portarli ad
autoprodurre l’energia di cui necessitano, ed ancor più a
risparmiarla (o ad imparare a farlo). Il vero successo
sarebbe sentir parlare l’Aeeg di micro-cogenerazione
diffusa, l’Enel di efficienza ed i cittadini, o
“consumatori”, di risparmio e di soppressione degli sprechi.
Del resto, ripartire i giorni e l’anno in fasce ad alto e
basso costo può davvero fare la differenza, per tutte le
persone che sono costrette a passare le ore centrali della
giornata e la totalità dei giorni feriali fuori casa per
guadagnarsi da vivere? Forse è meglio che impari a
risparmiare energia, piuttosto che usare i suoi
elettrodomestici di notte o nei week end.
LE AZIENDE PETROLIFERE
SAPEVANO TUTTO
... di Andrea Bertaglio
Le
industrie petrolifere americane, seppure a conoscenza degli
effetti climalteranti delle emissioni di CO2, invece di
investire fondi per trovare dei modi per ridurne la portata,
hanno preferito (ridurre comunque i loro profitti per)
finanziare gruppi di pressione negazionisti, la cui unica
attività è stata per anni quella di diffondere dubbi
nell’opinione pubblica e notizie riguardanti presunti
disaccordi all’interno della comunità scientifica.
Le industrie petrolifere USA, a conoscenza degli effetti
delle emissioni di CO2, hanno finanziato gruppi di pressione
negazionisti.
Per più di un decennio la “Global Climate Coalition”, gruppo
rappresentante industrie con profitti legati all’estrazione
e produzione di combustibili fossili quali petrolio, gas e
carbone, ha condotto un’aggressiva campagna contro l’idea
che le emissioni di gas-serra potessero portare a dei
cambiamenti climatici. Il tutto dopo avere ovviamente
ignorato gli avvertimenti di quegli scienziati che, già nei
primi anni novanta, mettevano in guardia sui rischi di una
tale eventualità.
Ad affermarlo non è un qualche ambientalista sul suo blog,
ma il New York Times, che in un articolo dello scorso 23
aprile ne svela i retroscena.
La Coalizione in questione avrebbe volutamente e
pubblicamente diffuso le notizie riguardanti il disaccordo
della comunità scientifica sull’argomento, mentre il suo
stesso comitato scientifico aveva concluso in un rapporto
redatto nel 1995 che l’evidenza per il “potenziale impatto
delle emissioni di gas-serra di origine antropica come la
CO2 sul clima è ben fondato e non può essere negato”.
Ciò non sorprende se si pensa che la “Global Climate
Coalition” era finanziata da grandi gruppi industriali e
commerciali operanti nel settore petrolifero,
automobilistico e del carbone. Gruppi risaputamene molto
potenti, se si pensa che la sola Exxon Mobil fattura ogni
anno più di tutte le industrie automobilistiche del mondo
messe assieme (The 11th hour di Leonardo diCaprio), e che
nel suo “piccolo” la stessa Coalition aveva un budget, nel
1997 (anno del protocollo di Kyoto), di 1.68 milioni di
dollari.
La Exxon Mobil e altri hanno riconosciuto che il
riscaldamento globale è anche dovuto all’attività umana
Ciò che si è fatto, ancora una volta in nome del profitto, è
stato diffondere il dubbio nell’opinione pubblica,
spacciando per veri dei disaccordi fra scienziati che sono
stati invece creati a tavolino. Come? Promuovendo una
multimilionaria campagna che sfidò il consenso
internazionale della comunità scientifica che già negli anni
novanta non aveva dubbi sul fatto che eccessivi livelli
di emissioni avrebbero causato il progressivo aumento del
riscaldamento globale, con una tattica che ricorda ciò
che è già successo in passato con le compagnie del tabacco,
quando si crearono di proposito dubbi sul fatto che le
sigarette potessero causare il cancro (ma lo vediamo anche
oggi in Italia quando si parla di inceneritori).
Anche lo scrittore, giornalista ed attivista ambientalista
britannico Gorge Monbiot ha affermato che promuovendo il
dubbio, l’industria si è avvantaggiata ed ha letteralmente
preso tempo, anche grazie alle norme che richiedono ai media
la neutralità nel dare notizie.
La “Global Climate Coalition” si è sciolta nel 2002, ma
alcuni suoi membri, come la “National Association of
Manufacturers” e l’“American Petroleum Institute”,
continuano con la loro attività di lobby contro ogni legge o
trattato che vogliano o possano ridurre le emissioni di CO2.
Per fortuna altri, come la succitata Exxon Mobil,
hanno riconosciuto che il riscaldamento globale è anche
dovuto all’attività umana, riducendo notevolmente il suo
supporto finanziario a gruppi che si oppongono all’evidenza
scientifica di queste affermazioni.
Ciò a cui siamo di fronte è ancora una volta una “guerra
di informazione”
Ciò a cui siamo di fronte è ancora una volta una “guerra
di informazione” , che non è però il solo problema.
Ancor prima che dell’informazione, necessaria se obiettiva e
veritiera (se io so che sigarette o inceneritori aumentano
le probabilità di avere un cancro, posso agire di
conseguenza), sono altre due le cose di cui si ha
urgentemente bisogno:
l’educazione ed il buonsenso.
L’educazione perché nel momento in cui si è capaci di
pensare con la propria testa, si è in grado di valutare con
maggior padronanza l’enorme e forse eccessiva mole di
informazioni ricevute dai media quotidianamente.
Il buonsenso perché anche nel caso in cui i
cambiamenti climatici o lo scioglimento delle calotte polari
dovessero essere solo una storia inventata da qualche
scienziato o da qualche scrittore per vendere libri (molta
gente la pensa ancora così), il fatto di ridurre le quantità
di anidride carbonica (o altri gas) nell’atmosfera migliora
semplicemente la qualità della nostra vita, e può ridurre la
nostra possibilità di contrarre il cancro di cui sopra.
Se sono imbottigliato nel traffico e non “credo” ai
cambiamenti climatici, dovrei almeno pensare che sto
respirando non pochi veleni.
CLAMOROSO: LA NORVEGIA
VUOLE ABOLIRE LE AUTO A BENZINA, A GASOLIO E A GAS!
...
di Debora Billi /
Giusto
ieri parlavamo di
quei furbacchioni dei norvegesi. Ed ecco che proprio dalla
Norvegia
arriva la notizia
che molti attendevano da tempo seppur con poche speranze: un
ban per tutte le auto a benzina, a gasolio e a gas.
La proposta viene dal Ministro delle Finanze.
Ci piacerebbe una messa la bando entro il 2015. La crisi
finanziaria significa che molti produttori di automobili si
trovano ad affrontare grandi problemi... sapendo che devono
obbligatoriamente sviluppare nuove tecnologie perché
dobbiamo anche risolvere la crisi climatica quando la crisi
finanziaria sarà finita.
Il progetto prevede che dal 2015 non si potranno più
vendere in Norvegia auto alimentate esclusivamente a
combustibili fossili, ma solo ibride, elettriche,
biodiesel o a idrogeno.
Questi scandinavi. Immaginando che qualcuno osi
l'indicibile, si può sempre contare su di loro.
ARTICOLO
Ban petrol cars from 2015, says Norway's Finance Minister
Kristin Halvorsen By Alister Doyle
A PROPOSAL to ban sales of new petrol-powered cars in Norway
from 2015 could help spur struggling carmakers to shift to
greener models, Finance Minister Kristin Halvorsen said.
"This is much more realistic than people think when they
first hear about this proposal," she said, defending a plan
by her Socialist Left Party to outlaw sales of cars that run
solely on fossil fuels in six years' time.
"The financial crisis also means that a lot of those car
producers that now have big problems ... know that they have
to develop their technology because we also have to solve
the climate criss when this financial crisis is over," she
said.
"That is why we would like a ban from 2015."
Under her proposal, carmakers could only sell new cars from
2015 that run fully or partly on fuels such as electricity,
biofuels or hydrogen. Hybrids using fossil fuels and
electricity, for instance, would still be permitted.
Ms Halvorsen's party is a junior member of Norway's
three-party coalition led by the Labour Party. The 2015
proposal is unlikely to be adopted by the cabinet because it
is opposed, among others, by Labour Prime Minister Jens
Stoltenberg.
Still, Ms Halvorsen said she knew of no other finance
minister in the world who was even arguing for such a goal.
"I haven't heard about any ministers. I'm not surprised. We
are often a party that puts forward new proposals first,"
she said.
A 2015 ban had backing from many environmental groups around
the world as a way of cutting greenhouse gas emissions.
RIPENSARE AL MONDO, PER
BIO-REGIONI
... di Marcus125 tratto da stampalibera.com/
Le
città non devono sparire, ma cambiare, mettendosi al
servizio delle loro bio-regioni. Così parlò Giuseppe
Moretti, referente italiano dei bioregionalisti,
intervistato da Daniel Tarozzi per Terranauta.
Bioregionalismo? «E’ la possibilità di rinnovare la nostra
cittadinanza sulla Terra, rispettando tutti gli esseri
viventi». Da Francesco d’Assisi alla spirale della crisi
planetaria: «La nostra non è un’ideologia, ma un’attitudine
di buon senso e di umiltà». Meglio allora considerare la
Terra come un insieme naturale di bio-regioni, regolate dal
ciclo dell’acqua malgrado le devastazioni dell’homo
tecnologicus: «Da quando l’uomo ha imparato a scheggiare le
rocce per ricavarne punte di lancia, la tecnologia non ci ha
mai lasciato. Ma la tecnologia, di per sé, è neutra: dipende
dall’uso che ne se fa. E oggi, finalmente, possiamo
scegliere».
Nata negli Usa negli anni ‘90 e i primi 250 gruppi e poi
sviluppatasi in Messico, Canada, Sud America, Australia,
Asia ed Europa, la corrente bioregionalista che vede tra i
suoi massimi interpreti l’inglese Etain Addey (autrice di
“Una gioia silenziosa”) annovera tra i suoi antenati
italiani i fondatori della rivista “AAM Terra Nuova”,
aggregazione informale ora sfociata nella Rete Bioregionale
Italiana, che ad ogni solstizio pubblica i “Quaderni di vita
bioregionale” ed ogni equinozio il giornale “Lato
selvatico”. «Appartengo alla cosiddetta generazione degli
anni ’60, non ho mai smesso di scrutare le idee dei
movimenti alternativi», racconta Moretti. «Conobbi l’idea
bioregionale quando avevo già scelto di ritornare alla
terra, dopo una parentesi di lavoro dipendente in città».
Decisivi i contatti coi pionieri americani, come Peter Berg
e Judy Golhaft.
Il bioregionalismo, spiega Moretti, considera il pianeta
come un unico organismo vivente, suddiviso in bioregioni.
«Sono le regioni naturali della terra, luoghi definiti per
continuità di flora e di fauna o per interezza fluviale,
grandi a sufficienza da sostenere un’ampia e complessa
comunità di esseri viventi. L’uomo è parte integrante di
tutto questo, non il suo signore e padrone: l’umiltà è
saggezza, visto il divario tra la mente umana e quella della
natura». Ri-abitare la terra con occhi nuovi, dunque.
Percepire «l’importanza di vivere in un ambiente sano e
diversificato» e comprendere che «dalla salute delle acque,
dei boschi e del mondo animale dipende la nostra stessa
salute», e che «dal diritto di libertà e giustizia sociale
dei popoli dipende la nostra stessa libertà e giustizia».
«Ogni cosa è connessa l’una all’altra, su questa terra».
Convizione che i buddisti fanno propria da migliaia di anni
(i biologi da molto meno) e che ora i bioregionalisti
ribadiscono, partendo dall’elemento più vitale: l’acqua. «Il
ciclo dell’acqua – dice Moretti – fa della terra un unico
grande bacino idrografico. E il bacino idrografico in cui
ognuno di noi vive è il contesto della nostra pratica: un
bacino idrografico è di fatto una bioregione, e viceversa.
Prendersi cura del proprio bacino idrografico, della propria
bioregione, significa quindi assumersi le proprie
responsabilità, qui e ora, di fronte ai problemi che sono
ormai su scala globale: ecco perché oggi è importante
ri-abitare la terra in senso bioregionale».
Naturalmente, senza rifiutare scienza e tecnologia. «Oggi
possiamo scegliere: di scaldare l’acqua con la legna o coi
pannelli solari piuttosto che con l’energia fossile;
possiamo scegliere di coltivarci parte del nostro cibo o
acquistarlo da produttori ecologicamente consapevoli e
liberi dagli ingranaggi speculativi globali, piuttosto che
dalla grande distribuzione; possiamo scegliere di ignorare
le mode e comprare solo le cose di cui abbiamo
effettivamente bisogno, piuttosto che essere succubi di un
sistema che fa del consumismo la propria ragione di essere.
Dobbiamo ri-ascoltare la nostra natura selvatica: consumare
senza sprecare, produrre senza distruggere, vivere e lasciar
vivere».
Giuseppe Moretti e i bioregionalisti tifano per la
Decrescita Felice, gli ecovillaggi, i seedsavers che
custodiscono varietà antiche di semi; partecipano ai gruppi
d’acquisto solidale e alla finanza etica, promuovono
eco-tecnologie e prodotti a chilometri zero. «Le sorti del
cambiamento non sono prerogativa di pochi, tutti possono
incidere». Inutile aspettarsi miracoli dagli economisti: non
hanno soluzioni, dice Moretti, a parte inventarsi
«guazzabugli» grazie ai quali «a perderci sono sempre i più
deboli». Non c’è da stare allegri: «Il mondo oggi è talmente
imbevuto nel mito del potere, sia politico che economico o
religioso, che difficilmente rinuncerà ai privilegi
acquisiti».
Una rivoluzione culturale: a questo punta il bioregionalismo.
«Non un cambiamento a livello di governi, ma un rivoltamento
completo nel modo di intendere il nostro essere qui sulla
terra». Illusioni da ex hippy? «Siamo una evoluzione di
tutti quelli che con immaginazione, creatività e caparbietà
hanno, nel corso del tempo, cercato di migliorare, sia
spiritualmente che mentalmente, se stessi prima e la società
poi, così da ridurre sia l’impronta umana sul pianeta che
l’arroganza del potere e l’avidità di pochi sulla gente e
sulla natura», constata Moretti. «Abbiamo fallito? Da quello
che si vede sembra di sì, ma è vero anche che questo è un
percorso lungo, che richiede tempo, pazienza e dedizione.
L’importante è non smettere di ‘seminare’».
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RICCARDO PETRELLA:«L’ACQUA, UN BENE COMUNE A RISCHIO» ... di Viola Fiore – Paris
Intervista
a Riccardo Petrella, 67 anni, professore, consigliere della
Commissione europea, fondatore dell’Ierpe e militante del
diritto all’acqua. «Le guerre per l’oro blu sono già
cominciate».
Quando lo raggiungiamo a telefono, all’inizio di agosto, si
trova a Verona, città nel nord dell’Italia. Il tono della
voce è forte, vivace e la conversazione parte in automatico
senza lasciarci formulare la domanda. Del resto, Riccardo
Petrella è abituato a parlare in pubblico, a spiegare e
rispiegare, i motivi che hanno fatto di questo “operaio
della parola” – come lui stesso si definisce – uno dei più
strenui difensori del diritto all’acqua. Da professore
sperimentato, che ha insegnato Mondializzazione
dell’Economia all’Università Cattolica di Lovanio, in
Belgio, tenuto corsi alla Libera Università di Bruxelles
(sezione olandese) e partecipato alla creazione
dell’Università del Bene Comune – un progetto nato nel
2001/02 a seguito dei Lavori del Gruppo di Lisbona, che
parte dal principio che la conoscenza è un bene dell’umanità
– Petrella argomenta le sue idee con chiarezza, e senza
disdegnare l’ironia. Per questo non ci si stanca di
ascoltarlo ragionare.
La coca-colizzazione dell’acqua
Senz’acqua, si sa, non c’è vita. Ma l’acqua non è una
risorsa inesauribile e i media ci stanno abituando alla
prospettiva di una crisi e al conseguente aumento del prezzo
del nuovo petrolio, l’“oro blu”. «La tendenza attuale,
predominante nell’Ue, è quella di affidare la fornitura
dell’acqua potabile ai privati, delegando al mercato
l’allocazione di una risorsa e trasformandola, quindi, in
merce». Perché? Per Petrella l’imperativo dominante sarà
sempre più quello di mantenere alta la capacità di offerta
dell’acqua, poiché la domanda è destinata ad aumentare, sia
per l’aumento della popolazione, sia a causa della crescita
economica. A tutto ciò bisogna aggiungere il degrado a cui
l’acqua, a causa dell’inquinamento, va incontro. E per
mantenere alta l’offerta, niente di meglio del ricorso a
costose soluzioni tecnologiche, come la desalinizzazione
dell’acqua di mare, la costruzione di grandi dighe e la
depurazione.
A questo punto, secondo Petrella, la domanda da porsi è: chi
paga la tecnologia? «Il capitale privato, è ovvio. Dal 2000
ad oggi si è creata una vera e propria nebulosa di fondi di
investimento internazionali specializzati in acqua:
raccolgono capitali pubblici e privati (hanno racimolato ad
oggi 30-40 miliardi di dollari) per investirli nei grandi
gruppi come Suez, Veolia ecc., leader mondiali in servizi
ambientali». Alla gestione dell’acqua sono interessati anche
gruppi come Nestlé, Danone o Coca-Cola. «Ogni anno si
producono 130 miliardi di bottiglie di Coca-Cola, il che
vuol dire un grande uso di acqua… ecco che Coca-Cola ha
tutto l’interesse ad acquisire i terreni con le falde
acquifere, con la scusa che è interessata alla qualità
dell’acqua che usa».
La politica europea dell’acqua: a tutta liberalizzazione?
Petrella, fondatore dello Ierpe, Istituto europeo di Ricerca
sulla Politica dell’acqua, fa anche parte del Comitato
internazionale per il Contratto mondiale sull’Acqua e ha
scritto il Manifesto dell’Acqua, nel quale propone un
governo comune della risorsa basato sul ricorso alla finanza
pubblica e alla partecipazione attiva dei cittadini.
Infatti, secondo lo studioso, solo de diventa un bene
pubblico l’acqua potrà arrivare anche a chi (ad oggi un
miliardo e mezzo di persone) ancora non ne ha accesso.
«Negli ultimi anni abbiamo spinto il Parlamento europeo a
dichiarare l’acqua un diritto umano, che perciò non deve
essere regolato dai principi del mercato. Nel marzo del 2006
il Parlamento europeo ha sancito all’unanimità il diritto
all’acqua, ma i limiti della sua azione sono risultati
evidenti pochi giorni dopo, al quarto Forum Mondiale
dell’Acqua di Città del Messico». In quest’occasione, sede
infatti, la Commissione europea venne incaricata di
trasmettere la risoluzione del Parlamento, ma la Conferenza
Interministeriale a conclusione del Forum la ignorò
totalmente, affermando che l’acqua era un bene economico.
«Sa che cosa ha risposto la Commissione ai parlamentari
europei che le chiesero spiegazioni? Che i suoi membri
avevano il mandato del Consiglio dei Ministri dell’Unione,
favorevole in maggioranza alla liberalizzazione dell’acqua!»
Lobbie private e lobbie di Stato
La differenza di vedute tra Istituzioni europee non deve
trarre in inganno. «Lo stesso Parlamento ha in maggioranza
una visione di questo tipo: l’acqua è un diritto, ma sempre
più i diritti hanno costi che la finanza pubblica non può
sopportare e diventa necessario ricorrere a soluzioni
manageriali, ovvero alla privatizzazione dei servizi
idrici».
Del resto, le Istituzioni europee sono influenzate, nelle
loro scelte sia dalle multinazionali dell’acqua sia, dai
singoli Stati. Un esempio? La Francia ha fatto approvare la
direttiva quadro del 2000 nella quale, senza dirlo
esplicitamente, l’Ue apriva alla privatizzazione dell’acqua.
«La scuola francese è la più influente in Europa: non
stupisce: nove delle prime dieci imprese idriche mondiali
sono europee, e le più forti sono francesi. Altro dettaglio:
il consigliere personale politico di Chirac tra il 2000 e il
2007, Jérôme Monod, era il Presidente di Suez-Lyonnaise des
eaux».
«Un utopista, io? Sì, è quello che mi sento dire in
continuazione nelle sedi europee. Ma, secondo lei, cosa
impedisce che la finanza pubblica si prenda a carico la
gestione dell’acqua? Non copre forse le spese militari? E
siamo coscienti del fatto che le guerre per l’acqua sono già
cominciate e aumenteranno in futuro?»
VIDEO INTERVENTO DI PETRELLA A FIRENZE - parte 1
VIDEO INTERVENTO DI PETRELLA
A FIRENZE - parte 2
Ecco il pacchetto
definitivo energia-clima 2020
... tratto da QualEnergia
Gli
emendamenti adottati dal Parlamento Europeo il 17 dicembre
2008 sono stati accolti dal Consiglio dell’UE. Tutti i nuovi
atti del pacchetto europeo energia-clima 2020 sono ora
definitivi.
Il Consiglio dell’UE ha adottato il 6 aprile il pacchetto
legislativo energia e clima che contiene le misure per
combattere i cambiamenti climatici e promuovere le energie
rinnovabili. Come è risaputo l’obbiettivo generale del
pacchetto è quello di conseguire una riduzione delle
emissioni di gas serra del 20% e una quota del 20% di
energie rinnovabili del consumo energetico totale dell’UE
nel 2020 (vedi
comunicato).
Il pacchetto è stato proposto dalla Commissione Europea nel
gennaio 2008. E’ stato adottato in prima lettura con
procedura di co-decisione dopo essere stato discusso al
Consiglio Europeo del 12 dicembre 2008. Accettando tutti gli
emendamenti adottati dal Parlamento Europeo il 17 dicembre
2008, il Consiglio ha ora adottato in modo definitivo i
nuovi atti.
Il pacchetto comprende gli atti (qui in pdf) relativi a:
• nuove regole per la promozione dell’uso di energia da
fonti rinnovabili (Vedi
Direttiva)
• la
revisione del Sistema
comunitario di scambio delle quote delle emissioni di gas
serra (European Union Emissions Trading Scheme –
EU‐ETS)
• gli sforzi condivisi (Effort
Sharing) tra gli Stati Membri al di fuori dell’EU‐ETS per ridurre le emissioni di carbonio
•
nuove regole per auto più
pulite in Europa
• nuovi standard di qualità per i
carburanti e i biocarburanti
• un quadro normativo per la cattura e il confinamento di
anidride carbonica (Carbon
Capture and Storage
‐ CCS).
In merito alla Direttiva sulle fonti rinnovabili, ciascun
paese dell’Unione Europea dovrà adottare entro il giugno
2010 un piano di azione nazionale che miri al proprio target
nazionale obbligatorio di domanda di energia da rinnovabili
nel settore dei trasporti, dell’elettricità, del
riscaldamento e raffrescamento. Per ottenere questo
obiettivo i paesi dovranno poi adottare schemi o misure
sostegno in cooperazione con i diversi stati membri e con
paesi terzi.
A Conegliano Veneto il
primo eco-edificio costruito con rifiuti della raccolta
differenziata ... tratto da Terranauta
Savno
(Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale), il consorzio che
da sette anni si occupa della gestione di tutti i servizi di
igiene ambientale di 35 Comuni nella provincia di Treviso,
riceverà il premio Energy Globe Award nell'ambito del
progetto "La sostenibilità ha trovato casa" grazie alla
realizzazione della nuova sede costruita interamente con
rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Il primo
edificio interamente ecologico ed eco-compatibile d'Italia.
Il Presidente di Savno Riccardo Szumski ha così commentato
questo grandioso successo: "L'assegnazione di questo
importante riconoscimento internazionale corona l'impegno di
Savno sul tema della raccolta differenziata e della
sostenibilità ambientale e riconferma il ruolo decisivo e
strategico della Società nell'innescare efficaci azioni di
promozione, diffusione e sensibilizzazione ambientale.
Quando abbiamo costruito la nostra eco-sede con materiali
provenienti da raccolta differenziata abbiamo voluto fare
una scommessa: se invitiamo i cittadini a riciclare dobbiamo
dimostrare che la raccolta differenziata non è una cosa
vana, e dare loro il buon esempio. E con i rifiuti raccolti
siamo riusciti a creare non solo un palazzo, ma anche un
simbolo: il simbolo della sostenibilità.
Gestire in modo intelligente le risorse è possibile!
Per questo vogliamo dedicare questo successo anche a tutti i
cittadini e agli amministratori dei comuni in cui operiamo,
grazie all'impegno dei quali l'importante progetto di
costruzione della sede ha potuto realizzarsi".
Costruito su 2 piani, per una superficie di 600 metri
quadrati, l'edificio è stato progettato secondo i criteri
della più moderna "bio-architettura" e realizzato in ogni
sua parte, dalle fondamenta fino al tetto, utilizzando
rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, come
l'acciaio, metallo riciclato e riciclabile all'infinito e
soprattutto non dannoso per l'uomo, che ne compone la
struttura portante.
Dal recupero delle bottiglie in Pet provenienti dalla
differenziata dei 35 Comuni trevigiani, derivano invece gli
speciali fogli in poliestere utilizzati per l'isolamento
termo-acustico della struttura.
Si tratta di fibre di plastica altamente fono e
termoisolanti, "termolegati" cioè privi di resine leganti e
colle, nonché autoestinguenti, vale a dire che non producono
fumi tossici in caso di incendio.
Il giardino pensile sul tetto dell'edificio creato
utilizzando il compost proveniente dalla raccolta
differenziata
Anche l'isolamento dei pavimenti è ottenuto con materiale
proveniente dalla raccolta differenziata: è stata, infatti,
impiegata una particolare fibra di cellulosa realizzata
utilizzando i quotidiani riciclati, un materiale naturale e
con ottime caratteristiche isolanti che richiede poca
energia per essere prodotto e può essere riciclato
all'infinito.
Infine i pannelli in legno-cemento utilizzati per il
tamponamento, anch'essi riciclabili al 100% e prodotti con
il consumo di pochissima energia, provengono dagli scarti
delle segherie.
Materiali riciclati e riciclabili quindi, dotati di
certificato bio-ecologico, ma non solo: la struttura vanta,
infatti, soluzioni impiantistiche all'avanguardia per quanto
riguarda la sostenibilità ambientale, il risparmio
energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili.
Il risparmio energetico sarà garantito anche dal sistema di
climatizzazione geotermica, scelto per il riscaldamento e il
raffrescamento dell'edificio, garantito da fonti rinnovabili
per cui il 70% dell'energia sarà fornito dall'accumulo della
massa terrestre.
Per limitare l'impatto termico ed ambientale, inoltre è
prevista la realizzazione di un giardino pensile sul tetto
dell'edificio, creato utilizzando il compost proveniente
dalla raccolta differenziata. Si tratterà di un vero e
proprio "tetto verde" accessibile, in grado di proteggere
dalle escursioni termiche, trattenere le polveri sottili
dell'aria e conservare l'umidità.
È stato, infine, predisposto un impianto per la raccolta
dell'acqua Piovana, che verrà utilizzata per alimentare le
piante ed i servizi igienici.
MANIFESTO PER LA
SOSTENIBILITA' ... da Casaclima
All’inizio
degli anni ’90, nel corso del Vertice della Terra di Rio de
Janeiro, al pubblico mondiale furono mostrate in modo
inequivocabile le conseguenze che avrebbero avuto sulle
persone e sull’ambiente il crescente sfruttamento delle
risorse, il velocissimo incremento delle emissioni di gas ad
effetto serra e l’inarrestabile inquinamento degli
ecosistemi mondiali.
Oggi sappiamo che queste minacce hanno raggiunto una
dimensione allarmante. Al costante aumento della popolazione
mondiale ed al crescente divario fra ricchi e poveri si
aggiungono una fame insaziabile di risorse ed un cambiamento
climatico che avviene in tempi sempre più rapidi.
Uno sviluppo attento al futuro deve conciliare equità
sociale, attenzione ecologica ed efficienza economica. E’
però indispensabile intervenire rapidamente. Non abbiamo più
tempo da perdere. E’ giunto il momento di agire in modo
risoluto a livello mondiale.
Gli edifici dissipano circa la metà dell’energia globale. Le
tecnologie per costruire abitazioni più parsimoniose dal
punto di vista energetico sono già disponibili da molto
tempo: è dunque ora di applicarle. Grazie al risanamento
energetico, negli edifici esistenti è possibile ridurre fino
all’80% le emissioni di anidride carbonica prodotte dal
riscaldamento e dai sistemi di produzione dell’acqua calda.
Il Decalogo del Sole – Dieci principi per un costruire
sostenibile
Siamo noi esseri umani i responsabili dell’attuale sviluppo
senza futuro. C’è però una buona notizia: noi possiamo
imprimere una svolta perché esistono soluzioni applicabili
immediatamente. Per realizzarle però è necessario uno sforzo
collettivo da parte di tutte le istituzioni sociali,
politiche ed economiche.
Il filosofo Hans Jonas formulò il seguente imperativo: ”Agisci
in modo che le conseguenze delle tue azioni siano
compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana
sulla Terra”. Questa esortazione si rivolge a tutte le
categorie lavorative della società, ma un gruppo più di
altri, quello dei progettisti e dei tecnici, è chiamato ad
assumere un ruolo particolare nella via verso lo sviluppo
sostenibile. Il motivo: le costruzioni permangono nel tempo
ed influiscono in modo decisivo sulle qualità ecologiche,
economiche, socioculturali e funzionali della società cui
appartengono; solo se ognuno di noi si assume le proprie
responsabilità possiamo perseguire un futuro sostenibile.
I dieci principi sono un assunto individuale e volontario,
ma allo stesso tempo rappresentano una guida per tutti
coloro che intendono partecipare attivamente a favore di uno
sviluppo sostenibile. Lo scopo è quello di incoraggiare ogni
singolo ad impegnarsi con entusiasmo e buonsenso ed
accelerare così la trasformazione del nostro sistema
energetico, sia per quanto riguarda la produzione, che
l’utilizzo dell’energia.
1. Noi siamo figli del sole. Il sole è la nostra
unica, inesauribile fonte di energia e fondamento di tutte
le forme di vita sulla Terra. L’utilizzo dell’energia solare
nel nostro modo di costruire ed abitare migliora la qualità
di vita.
2. Noi sosteniamo una rivoluzione energetica globale
fondata sull’efficienza, sul risparmio energetico e
sull’utilizzo di energie rinnovabili.
3. Noi creiamo ambienti di vita sani e confortevoli,
che favoriscono la crescita della consapevolezza dei
fruitori, risparmiando nel contempo risorse e rispettando
l’ambiente. Spazi in cui vivere inseriti nel ciclo naturale
e che dialogano con le tradizioni costruttive locali.
4. Noi mettiamo al centro le persone, sia quelle che
oggi abitano questi spazi, sia quelle che vi abiteranno
domani. Siamo coscienti che l’architettura è espressione di
desideri, nostalgie, sogni e bellezza, ma tutto questo non
deve essere in contrasto con la vita. Al centro non mettiamo
l’individualizzazione della società, ma l’agire solidale.
Ogni abitante della Terra ha il diritto di condurre una vita
dignitosa.
5. Noi perseguiamo la bellezza e cerchiamo di
raggiungere un benessere ecologico, che non metta in
pericolo il ciclo naturale pregiudicandone irreversibilmente
la capacità di auto-rigenerazione.
6. Noi operiamo consapevoli che gli edifici dovranno
essere utilizzati dai 50 fino ai 100 anni ed anche più. Per
questo i provvedimenti finalizzati alla salvaguardia
dell’ambiente sono efficaci a lungo termine. I quartieri
residenziali saranno attuali anche in futuro se
esteticamente gradevoli ed attrattivi per tutti.
7. Noi trasformiamo il passato in futuro risanando
energeticamente gli edifici esistenti. Questo ci permetterà
di impiegare meno energia per assicurare il comfort. Si
ridurranno così le emissioni di sostanze inquinanti e di gas
ad effetto serra.
8. Noi scegliamo, per tutti gli edifici di nuova
costruzione, uno standard che non necessita più (o quasi
più) di energia. Impieghiamo materiali sani e tecnologie
ecocompatibili considerandone globalmente gli impatti nella
valutazione ecologica. Provvediamo inoltre a
un’illuminazione e a un’acustica ottimale nonché a una buona
qualità dell’aria, in quanto tutti questi fattori incidono
in modo significativo sulla qualità di vita.
9. Noi applichiamo con intelligenza le tecniche che
utilizzano in modo economico ed efficiente la risorsa
energia, consci che anche i cantieri si contraddistinguono
per un impatto ambientale ridotto. Allo stesso tempo diamo
la preferenza alle energie rinnovabili.
10. Noi siamo innanzitutto flessibili mentalmente. Le
nostre azioni sono rivolte ad una mobilità sociale ed
ecosostenibile. Noi diamo la precedenza a soluzioni che
risparmiano energia e risorse e che sono in grado di venire
incontro alle necessità del singolo senza per questo
limitare quelle degli altri.
Firma anche tu
DIALOGHI VIRTUOSI
... di
Marco Boschini
Centinaia
di persone hanno affollato la tre giorni salentina promossa
dall’Associazione Comuni Virtuosi lo scorso fine settimana.
“Dialoghi virtuosi” è andato in scena nella splendida
cornice del Convento degli Agostiniani di Melpignano (LE) e
ha accolto personaggi illustri del mondo politico,
scientifico e dello spettacolo: il presidente della Regione
Puglia Nichi Vendola, il giornalista televisivo Sandro
Ruotolo, la professoressa Patrizia Gentilini, il presidente
del Movimento per la Decrescita Felice Maurizio Pallante, il
vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Vernneri,
il responsabile Energia di Confindustria Paride De Masi, gli
scrittori Nello De Padova e Roberto De Donno e, in
collegamento telefonico il cantante Piero Pelù e il comico
Beppe Grillo.
A questi si sono aggiunti decine di amministratori locali
provenienti da ogni parte d’Italia, che si sono confrontati
sui temi al centro dei “Dialoghi virtuosi”: efficienza
energetica, strategia Rifiuti Zero e decrescita felice.
Nell’assemblea annuale di domenica mattina, l’Associazione
Comuni Virtuosi ha ufficialmente ratificato l’adesione alle
due campagne nazionali promosse sul campo e sperimentate da
alcuni dei comuni iscritti: “Stop al consumo di territorio”
con l’esperienza pilota di Cassinetta di Lugagnano (MI) e
“Zero Waste” con il Comune di Capannori (LU).
Ai temi ambientali e alle serrate discussioni pubbliche si
sono affiancati momenti conviviali e ludici: nei tre giorni
del festival sono stati attivati in collaborazione con la
Ludoteca del Comune di Melpignano (LE) alcuni laboratori
creativi, che hanno coinvolto i bambini nella realizzazione
di giochi fatti con materiali di recupero. Inoltre tutti i
partecipanti hanno ricevuto in dono una borsino di tela con
il logo della manifestazione realizzata da una cooperativa
sociale di donne carcerate nella Casa circondariale di
Lecce.
Tutta la manifestazione è stata trasmessa in diretta da
SALENTO WEB TV, media partner dell’evento, che ha seguito i
lavori dell’intera manifestazione permettendo a chi non era
presente a Melpignano di seguire gli incontri in diretta
comodamente dal proprio PC. Uno sforzo importante che
permetterà a chiunque di accedere dal sito istituzionale
della rete alle registrazioni dell’intera manifestazione.
Tra le prossime azioni programmate nell’assemblea di
domenica il lancio di una campagna nazionale per la messa al
bando delle borsine di plastica (“Porta la sporta”) in
collaborazione con il WWF, l’attivazione di un circuito
interno all’Associazione di valorizzazione del “turismo
virtuoso”, la programmazione di corsi di formazione
itineranti rivolti agli enti locali su temi come la gestione
del territorio, l’energia e i rifiuti, la realizzazione
della terza edizione del Premio nazionale dei Comuni a 5
stelle, la pubblicazione del documentario “Viaggio
nell’Italia dei Comuni a 5 stelle”.
Progetti di efficienza energetica che hanno permesso di
abbattere la bolletta del comune del 50%, percentuali di
raccolta differenziata che sfiorano l’85% e oltre, territori
che all’incenerimento dei rifiuti hanno preferito filiere
corte ed efficaci di recupero e riutilizzo di materiali
post-consumo.
Questi ed altri sono stati i tantissimi spunti che hanno
arricchito ed entusiasmato i presenti rispetto alle tante
buone prassi in corso di sperimentazione in giro per
l’Italia: tre giorni in cui si è respirata un’aria nuova e
un ottimismo tangibile, proprio in un momento in cui si
parla a spron battuto di crisi ed emergenza sociale.
Una ventata di rinnovamento e proposte concrete, in grado di
soddisfare la tutela dell’ambiente, la partecipazione dei
cittadini alle scelte di una comunità, il taglio degli
sprechi e un significativo miglioramento della qualità della
vita.
Luca Fioretti – Presidente Associazione Comuni Virtuosi e
Sindaco di Monsano (AN)
Sergio Blasi – Sindaco di Melpignano (LE)
Marco Boschini – Assessore Comune di Colorno (PR) e
Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
http://www.comunivirtuosi.org
http://www.marcoboschini.it
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