APPUNTAMENTI



IN SPAGNA IL 35% DEL FABBISOGNO ELETTRICO È COPERTO DALLE RINNOVABILI E, AUSPICA LEGAMBIENTE, ANCHE L'ITALIA POTREBBE SEGUIRNE LE ORME SE CI FOSSE LA VOLONTÀ. ... Ansa - FONTE

"La Rivoluzione Energetica corre in Europa. Le fonti rinnovabili in Spagna sono arrivate a coprire il 35% del fabbisogno elettrico, avvicinandosi, con 10 anni di anticipo, agli obiettivi previsti dall'Unione Europea per il 2020. Ci auguriamo che l'Italia per il 2011 sappia seguire l'esempio spagnolo e incamminarsi sulla strada delle rinnovabili per raggiungere questi grandi risultati".
Tra i buoni propositi per il 2011 Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente auspica che ci sia anche questo. Secondo dati pubblicati dal quotidiano 'El Pais', la Spagna nel 2010 ha raggiunto il traguardo del 35% della domanda di energia elettrica nazionale da fonti rinnovabili, sei volte in più rispetto allo scorso anno, avvicinandosi così all'obiettivo europeo del 40% da raggiungere per il 2020. "Un successo - commenta l'associazione ambientalista - che ha trasformato la Spagna da importatore di energia nucleare dalla Francia a suo fornitore di energia elettrica da rinnovabile.
E le previsioni sono ancora più ottimistiche: secondo i dati, infatti, l'eolico che già copre il 16% del fabbisogno elettrico nel giro di 2- 3 anni supererà il contributo del nucleare. Non sono da meno l'energia idraulica che copre il 14% del fabbisogno elettrico nazionale e il fotovoltaico aumentato del 3% nell'ultimo anno e destinato ad aumentare con l'entrata in vigore delle centrali solari nel 2011".
Dopo la Germania anche la Spagna "ha compiuto passi da giganti nel campo delle rinnovabili, dimostrando che questa rivoluzione energetica è possibile e conveniente" conclude Cogliati Dezza, auspicando che per il 2011 l'Italia "faccia tesoro di queste esperienze per abbandonare definitivamente la terribile farsa del nucleare".
Fonte: Ansa



I GRILLITREVISO INVITANO AL RISPARMIO ENERGETICO PER AIUTARE LA POPOLAZIONE ALLUVIONATA ... Scritto da Ambra e Simone - Grillitreviso

Egregio Sindaco,
Con la presente il Movimento5stelle chiede cortesemente la vostra collaborazione per rendervi PROTAGONISTI di un nostro piccolo progetto di solidarietà denominato “LUMINARIE SOLIDALI” .
Certi che già vi sarete attivati a sostegno delle popolazioni del nostro Veneto colpite dall’alluvione, siamo a chiedervi di attivare una misura aggiuntiva di solidarietà, tanto concreta quanto importante sul piano simbolico: vi chiediamo di ridurre le spese per le luminarie e di accollarvi le bollette elettriche delle famiglie alluvionate meno abbienti per un importo pari al possibile risparmio realizzabile.
In caso di vostra adesione, vi metteremo in contatto con il Comune colpito dal disastro appena passato, a cui inviare direttamente il contributo, certo non immaginiamo grandi cifre visti i tempi ma anche una sola bolletta sostenuta sarà un intervento diretto mirato e concreto assolutamente importante. I Comuni che a loro volta riceveranno il contributo dovranno dimostrarci l’avvenuto pagamento delle bollette di quelle famiglie bisognose da loro individuate!

I notiziari ci danno una quadro drammatico: l'economia del Nord Est mostra le sue crepe, fabbriche in crisi, livelli di occupazione al minimo. Le alluvioni hanno dato il colpo di grazia: “Veneto in ginocchio”. Ci sono imprese che hanno perso tutte le merci del magazzino, famiglie che hanno visto annegare in poche ore le proprie case e quanto vi avevano investito in tanti anni. Il Presidente Zaia si aspetta dal governo misure a sostegno delle imprese locali e delle famiglie.
Nonostante tutto questo il consumismo non si ferma, i negozi sono addobbati come pure molti comuni non hanno certo ridimensionato il numero di luci, per ricordarci il Natale in arrivo. La neve caduta copiosa (e poi tragicamente scioltasi ad ingrossare i fiumi) ha lanciato il battage sulla imminente stagione sciistica, si programmano vacanze, si montano le gomme invernali.
C'è tanta voglia di voltare pagina, col rischio di voltare anche la faccia e dimenticare che molta gente non avrà molto da festeggiare né i mezzi per farlo.
Chi sta peggio tutto può accettare, ma non di essere dimenticato, quasi fosse colpa sua se le sempre più pesanti pazzie del clima si sono abbattute nella sua zona. In questo momento si aspetta che la politica sappia produrre soluzioni e si aspetta di vedere una luce in fondo al tunnel. Una luce, non solo delle lucine.
Ogni anno vengono spesi milioni su milioni per le luminarie natalizie; a volte sono soldi pubblici, a volte sono i commercianti a investire sugli addobbi cittadini, per alimentare il clima di festa e la voglia di spendere.
Vogliamo appena ricordare quanta energia vada sprecata, quanti gas serra vengono immessi per produrla, quante risorse vitali siano dirottate su queste iniziative. Sappiamo bene che anche le imprese commerciali sono tessuto economico e che festeggiare è anche una necessità dello spirito. Ma non possiamo festeggiare dimenticando chi sta male.

Confidiamo in un vostro coinvolgimento che potrà avvenire inviandoci una mail di adesione al nostro incaricato:
simonescarabel@gmail.com

o contattandoci telefonicamente al nr. 340/2649578 (dopo le ore 18.00)
Solidali saluti!



 

CHIOGGIA. IN CASO D'INCIDENTE NUCLEARE ... tratto da Greenpeace

Quest'analisi è una valutazione di cosa succederebbe se si verificasse un incidente a una centrale nucleare posizionata a Chioggia. Lo studio è stato condotto dall'Istituto di Meteorologia e dall'Ecoistituto di Vienna per conto di Greenpeace Austria.

Il fallout di una esplosione nucleare è il processo di deposizione al suolo della radioattività emessa a causa dell’incidente fino al limite della troposfera, 12 chilometri di quota, che viene trasportato dal vento (o dalla pioggia) e ricade sotto forma di cenere e pulviscolo.

Il rilascio di radioattività (Cesio-137) dovuto al peggior incidente è stato quantificato in base al report di sicurezza per l'EPR presentato da AREVA alle autorità degli USA. Tra le 12 categorie di rilascio in caso di incidente grave (“large release frequency”/LRF) individuate da AREVA, è stata scelta quella di maggior probabilità descritta come “cedimento del sistema di contenimento” (causa perdita fluido di raffreddamento) e di non-funzionamento del Containment-spray (un sistema di sicurezza che eroga automaticamente uno spray ghiacciato nel doppio contenimento per abbassare la pressione in caso di incidente).

Il nostro rapporto tecnico sul fallout di un ipotetico incidente a un Epr localizzato a Chioggia è stato effettuato a partire da condizioni meteo effettivamente accadute nel corso del 1995, che può essere considerato per quell'area un “anno tipico”.

Nel caso riportato in figura 1, con le condizioni meteo del 3 marzo 1995, la ricaduta di Cesio-137 coinvolge prevalentemente il nordest dell'Italia con propaggini fino a Milano e Torino. Forti anche le ricadute oltre le Alpi.

In figura 2, con le condizioni meteo registrate il 17 dicembre 1995, la ricaduta viene spinta verso est in direzione della pianura padana, coinvolgendo Milano e verso sud coinvolgendo più marcatamente Bologna e Firenze, con ricadute significative anche nel centro Italia.

Nei casi riportati nelle figure 3 e 4 si ha un coinvolgimento significativo (oltre che del versante italiano) anche di Austria, Slovenia e Ungheria (fig. 3) e Austria e Germania, con effetti fino in Svezia e nelle repubbliche baltiche (fig.4).


 

IL MIRACOLO QUOTIDIANO DI PONTE NELLE ALPI (BL) ... di Marco Boschini - FONTE

Certificazione ISO 14001 ed EMAS; adozione di un Piano energetico comunale; riqualificazione della Pubblica illuminazione; riqualificazione illuminazione interna edifici pubblici; riqualificazione termica edifici pubblici; aiuti economici per chi recupera e utilizza l’acqua piovana; educazione ambientale nelle scuole; percorsi formativi per i professionisti della zona; introduzione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione; introduzione del sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti; attivazione di un progetto di mobilità sostenibile per il trasporto degli anziani; installazione di impianti fotovoltaici su edifici pubblici…

Basterebbe questo elenco (nemmeno esaustivo) per capire come mai Ponte nelle Alpi (BL) è una delle punte di diamante dell’esperienza dei Comuni Virtuosi. La forza di questa esperienza, che la rende davvero unica in Italia, è la strategia complessiva che accompagna ogni singola azione dell’amministrazione comunale.

Qui l’ambiente non è il fastidioso assessore di turno da accontentare di quando in quando con un’iniziativa a spot, magari ben visibile e alla moda. No, qui c’è una giunta (con un ottimo assessore all’ambiente) impegnata a concretizzare azioni di buon senso, declinando l’agire amministrativo alla riduzione dell’impronta ecologica del territorio.

Uno strumento utile scelto dal Comune per raggiungere questo scopo è il regolamento EMAS ad adesione volontaria, che regolamenta la realizzazione ed il mantenimento nel tempo di un Sistema di Gestione Ambientale, prevedendo un miglioramento anno dopo anno delle performance ambientali delle proprie attività.

Il Comune ha iniziato il complesso percorso di certificazione nel 2005, raggiungendo la registrazione EMAS un paio di anni fa. Il bello di questo tipo di certificazione è che gli uffici, le attività e i servizi del comune vengono costantemente sottoposti a verifiche periodiche: per porre maggiore attenzione alle attività che influiscono sulla qualità dell’ambiente, migliorarne le performance nel tempo e per comunicare gli impegni assunti in tal senso a tutta la cittadinanza.

Il Comune di Ponte nelle Alpi, partendo dall’analisi della situazione presente degli impianti di pubblica illuminazione, valorizzando le competenze le esperienze e le risorse presenti, sta introducendo e implementando, in maniera programmata e graduale, sistemi innovativi per il controllo del flusso luminoso, privilegiando le sorgenti luminose più efficienti, adeguando gli apparecchi ai sensi della Legge Regionale per la prevenzione dell’inquinamento luminoso, garantendo comunque gli obiettivi della sicurezza stradale, eliminando l’uso di lampade potenzialmente inquinanti (contenenti mercurio), prediligendo lampade con vita utile maggiore, riducendo così anche le relative spese di sostituzione e lo smaltimento delle lampade esauste. Tutti i 1417 punti luce sono stati riqualificati, garantendo alle casse del comune risparmi medi del 30%.

Interventi finalizzati a una gestione più intelligente ed efficiente degli impianti luce sono stati effettuati anche per l’illuminazione interna delle strutture di proprietà comunale, come per esempio nelle scuole, nelle palestre, nel municipio.

Di solito in questo settore un sindaco preferisce installare un impianto fotovoltaico sul tetto di una scuola che non adottare azioni concrete per la riduzione dei consumi e degli sprechi. Il pannello solare, infatti, lo vedono tutti, la sostituzione di una caldaia no. Il fatto è che se su un edificio che spreca inutilmente energia vado a montare un impianto che produce energia da fonti rinnovabili continuo a sprecare energia inutilmente.

Negli edifici comunali di Ponte nelle Alpi, invece, è in atto una programmata e graduale sostituzione delle vecchie caldaie a gasolio con caldaie a condensazione alimentate a gas metano. La conversione degli impianti verso l’uso di combustibili più puliti determina significative diminuzioni dell’emissione in atmosfera e un rilevante risparmio economico dovuto alla diminuzione dell’uso di combustibili.

In sede di manutenzione straordinaria, nelle ristrutturazioni si sta procedendo ad interventi di coibentazione degli involucri e delle coperture degli edifici pubblici.

Alla base di queste azioni c’è il Piano energetico comunale, strumento fondamentale per fotografare l’esistente e pianificare il futuro, attraverso una programmazione di interventi di efficienza e auto-produzione energetica. Il piano di Ponte nelle Alpi è stato redatto tra il dicembre del 2006 e l’ottobre 2007, ed è diventato un efficacissimo punto di partenza per una corretta e sostenibile gestione degli edifici pubblici.

Probabilmente però è con i rifiuti che il Comune di Ponte nelle Alpi compie un vero miracolo amministrativo! Il Comune approva nel maggio 2007 il progetto predisposto dal Consorzio Intercomunale Priula per l’introduzione del porta a porta, che prevedeva: il passaggio da tassa a tariffa così come indicato dal Decreto Ronchi; il passaggio dalla raccolta dei rifiuti tradizionale con cassonetto stradale di prossimità alla raccolta differenziata spinta (porta a porta); la creazione di una società multiutility a totale partecipazione pubblica, per la gestione dell’intero nuovo sistema.

Il progetto per la gestione del ciclo dei rifiuti nel comune di Ponte nelle Alpi, la cui attuazione è stata delegata alla società a totale capitale pubblico Ponte Servizi s.r.l., del Comune di Ponte nelle Alpi, è stato suddiviso in diverse fasi attuative, relative prima all’acquisto delle attrezzature necessarie allo svolgimento del nuovo servizio, poi alla distribuzione delle stesse, quindi all’apertura dell’ecosportello per fornire agli utenti tutte le informazioni necessarie.

ll Comune di Ponte nelle Alpi partiva da una percentuale di raccolta differenziata del 23,7% (dati relativi al 2006), con una produzione procapite di 389 kg/ab. anno di rifiuto indifferenziato avviato allo smaltimento.

Dopo 23 incontri che hanno coinvolto circa tremila persone (un componente per ogni nucleo familiare) e l’organizzazione del servizio commisurato alle esigenze di ogni singolo quartiere, la percentuale di differenziazione viaggiano ormai intorno all’88%, mentre la produzione procapite è scesa sotto i 40 kg. La percentuale di riduzione del conferimento di rifiuto secco indifferenziato è superiore all’88%, rispetto agli stessi mesi del 2007.

Considerando, poi, il rifiuto umido autosmaltito a domicilio dai cittadini di Ponte nelle Alpi con il compostaggio domestico, praticato ormai da oltre il 70% delle utenze domestiche ed utilizzando il metodo di calcolo di Arpav, la percentuale di raccolta differenziata reale è ormai prossima al 90%”.

I risultati ottenuti hanno permesso, come previsto, una riduzione del costo totale del servizio: dai 950mila Euro di costo del servizio del 2007, ai 839mila Euro del 2008, con un risparmio dell’11,6% e un ulteriore risparmio del 4% nel 2009. I cittadini sono stati premiati, con costanti riduzioni della tariffa a loro imputata: si paga cioè solo per i rifiuti effettivamente prodotti. Inoltre grazie a questo progetto sono stati creati 5 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato…

Che altro dire…? L’esperienza di Ponte nelle Alpi ci insegna quanto siano inutili grandi opere pubbliche come inceneritori e centrali nucleari, di cui gran parte della politica nazionale si riempie ogni giorno la bocca!


 

UN ANNO A IMPATTO ZERO ... di Andrea Bertaglio

È possibile spostarsi solo a piedi o in bici, mangiare cibo prodotto localmente, eliminare la TV e lo shopping dalla propria vita e dire addio a pannolini e fazzoletti di carta nella New York della frenesia e degli acquisti compulsivi?
Si può adattare il proprio ritmo veglia-sonno alla luce esterna, nella città delle mille luci, che non dorme mai?
Sembrerebbe di sì, vedendo l’esperienza-avventura di Colin Beavan, giornalista specializzato in tematiche ambientali che, dopo essersi accorto che il suo problema non era la condizione del mondo, ma il suo immobilismo, si è iniziato chiedere se siamo davvero impotenti quando si tratta di ridurre il nostro impatto sull’ambiente, se davvero non possiamo fare nulla, o se siamo solo troppo pigri e spaventati.

Finalmente tradotto anche in italiano, “Un anno a impatto zero” (Cairo Editore) è un libro, diventato anche documentario, che racconta un’impresa che sembra incredibile, un’esperienza che ha permesso al no impact man, ma anche a sua moglie Michelle, la loro figlia Isabelle ed il loro cane Frankie di portare quasi a zero nel corso di un anno i loro consumi. Niente supermercati, auto, televisione, riscaldamento, condizionamento e luce elettrica per 365 giorni, con candele al posto delle lampadine e cibo locale o autoprodotto al posto di quello confezionato. Un esperimento ecologista estremo, improbabile da proporre come stile di vita da adottare, che si propone però di provocare tutti coloro che pensano di non potere fare nulla per cambiare i propri stili di vita (spesso spreconi), e che ha anche portato i protagonisti di questa inusuale storia a risultati inaspettati.
Vivere senza inquinare per un anno, infatti, ha permesso a Beavan e la sua famiglia di ridurre le proprie spese del 50%, mangiare cibi più sani, essere in migliore forma fisica, instaurare rapporti personali più stretti con le persone che gli stavano attorno e, cosa ancora più incredibile nella capitale mondiale dello shopping e dell’iperconsumismo, ad emanciparsi da negozi ed ipermercati, scoprendosi, dopo le inevitabili difficoltà iniziali, più liberi e più felici. Non solo, anche le persone attorno a loro sono cambiate, una “conseguenza non prevista” delle azioni individuali dei Beavan che hanno mostrato quanto “tutti noi possiamo cambiare chi ci sta intorno, se prima cambiamo noi stessi”.
L’autore scrive che dagli anni ’50 ad oggi il PIL degli Stati Uniti è cresciuto del 550%, ma il livello di felicità è rimasto più o meno lo stesso. La domanda che secondo Beavan ci si dovrebbe fare, quindi, è se stiamo vivendo la vita che vorremmo veramente vivere, se lavorare sempre di più per comprare sempre di più e ritrovarsi sempre più infelici è la direzione giusta da seguire; o se sprecare risorse equivale a sprecare la propria vita, e ciò di cui abbiamo bisogno davvero sono più relazioni, più attività e più gratificazioni che non costino necessariamente del denaro. La domanda è in sostanza: quanto costa una buona vita? A livello materiale ben poco, se si dimostra di potere vivere “Un anno a impatto zero”.
Un anno a impatto zero, di Colin Beavan, Cairoeditore, pagine 285, Euro 14,50
Fonte: Il Manifesto


 

LUCI LED PER ABITUARE GLI OCCHI AL SOLE (ESTIVO!) ... di Rishi Giovanni Gatti

Pochi giorni fa è stato pubblicato l’ennesimo studio di una università anglosassone che sfata il mito della pericolosità dell’esposizione del corpo alla luce solare. Sembra che se la gente fosse meno timorosa di prendere una tintarella naturale, o anche solamente di fare semplici passeggiate con pochi vestiti addosso (senza cappello e senza occhiali da sole), si ridurrebbero di ben cinquantamila unità le morti per tumore nei soli Stati Uniti. Il beneficio che deriva dall’esposizione al sole è giustificato dai medici dal conseguente aumento della produzione di Vitamina D, che viene assunta dall’organismo normale dai cibi soltanto per il 10%. Meno luce si prende, quindi, meno Vitamina D si produce, piú si crea una carenza cronica e piú malattie ci affliggono con l’avanzare degli anni, in particolare quelle legate alle ossa e alle articolazioni (per il depauperamento del Calcio). Recentemente sono state attribuite a una carenza di questa vitamina anche altre malattie degenerative come il diabete, i tumori, le cardiopatie, o la debilitante sclerosi multipla.

Come al solito, gli autori degli studî che di volta in volta richiamano a una rivalutazione della Elioterapia ci avvisano che sono necessarie creme solari ad alta protezione per prevenire le “scottature”, dimenticando però di dirci che i componenti chimici contenuti in tali creme sono spesso tossici e rischiano di annullare i beneficî dello stesso trattamento solare. L’unica soluzione seria, secondo il buon senso igienista, è quella di procedere per gradi cercando di abituarsi gradualmente alla forte luce solare, 1) curando l’alimentazione, che deve orientarsi alla frutta e alla verdura di stagione in modo quasi esclusivo, 2) assicurando il giusto apporto di acqua fresca (magari di sorgente o per lo meno vitalizzata attraverso varî apparecchi oggi in commercio) per bilanciare la sudorazione, e sopra a tutto 3) prevenendo il fastidio agli occhi senza usare i dannosi occhiali da sole.

Per i primi due punti testé elencati rimandiamo ad altri articoli e/o testi presenti su questo sito che trattano ampiamente l’argomento. Per il terzo punto, offriamo una serie di suggerimenti operativi da applicare se interessati.

Spesse volte si ha paura che il sole ci bruci la pelle perché ci esponiamo a esso pur avendo un forte fastidio dato dalla luce, alla quale gli occhi non sono piú abituati per via delle lunghe ore di buio e/o penombra che la stagione invernale ci ha procurato, complice anche la necessità di vivere quasi sempre al coperto. Per evitare questi forti fastidî sarebbe sufficiente allenarsi ogni giorno a guardare direttamente a occhi aperti (senza alcun tipo di occhiali) una forte luce elettrica per almeno cinque o dieci minuti al giorno durante la stagione invernale (iniziando da una certa distanza e una bassa intensità per poi aumentare nel corso delle settimane). Se questo non è stato fatto, è possibile rimediare in un tempo relativamente breve nella stagione estiva praticando alcune delle seguenti suggestioni:

a) a occhi chiusi esporre per 5, 10, 15 o 30 minuti o piú a seconda della disponibilità, il viso al sole fresco del mattino o della sera, evitando il sole di mezzogiorno per la prima o le prime settimane

b) superato questo stadio, il lettore sentirà grandi beneficî ma in particolare avrà la necessità di “goderne di piú”, al che sarà possibile sollevare la palpebra di un singolo occhio per esporne al sole la parte bianca mentre si guarda in basso il piú possibile; questo può essere fatto per alcuni minuti alternando ogni occhio, per sessioni di dieci o venti minuti complessive, o anche di più

c)superato questo stadio, sarà possibile provare a esporre i due occhi insieme sollevando entrambe le palpebre; se il fastidio era stato precedentemente eliminato, questa pratica si rivelerà eccezionalmente buona per gli occhi e per il benessere in generale

ci)superato questo stadio, sarà possibile iniziare a rimirare il sole direttamente, un occhio alla volta, lampeggiando le palpebre, per pochi minuti al mattino e alla sera; dopo alcuni giorni o settimane sarà possibile farlo con i due occhi insieme e con il sole piú in alto nel cielo

cii)quando il lettore è consapevole di poter rimirare per alcuni minuti il sole di mezzogiorno con i due occhi insieme senza provare il benché minimo fastidio e sbattendo naturalmente le palpebre, egli sarà dotato di una calma interiore e di un benessere psicofisico mai provato prima e la tintarella, nel frattempo, si sarà formata automaticamente, o comunque la paura dell’esposizione al sole sarà completamente svanita; c’è da dire però che per arrivare a questo stadio molto probabilmente saranno stati necessarî molti mesi di allenamento quotidiano, e cercare di accorciare questo tempo “forzando” l’osservazione del sole senza prima essersi preparati naturalmente conduce di solito a problemi organici degli occhi che è preferibile evitare (pur essendo guaribili, questi danni causati dallo sforzo di guardare direttamente il sole – senza essere naturalmente pronti a farlo – sono fonte di preoccupazioni inutili che è preferibile evitare sin dal principio).

È possibile però accorciare, almeno in parte, la trafila elencata sopra utilizzando una forte luce LED a fascio concentrato per eseguire questo trattamento in casa, a ogni ora del giorno (e della notte), per rinforzare gli occhi e renderli pronti per l’esposizione estiva al sole. Si tratta di munirsi di una lampadina “flashlight” di almeno 3 watt di potenza, che abbia un flusso di almeno 150 lumen e la capacità di essere vista di notte ad almeno 250 metri di distanza. Con queste caratteristiche, è possibile simulare blandamente l’intensità della luce solare dirigendo il fascio sulla parte bianca dell’occhio, mentre si guarda in basso e dopo aver sollevato la palpebra. La lampadina non deve restare mai ferma ma deve oscillare da parte a parte, a una distanza dall’occhio di alcuni centimetri. Ovviamente, se si prova il benché minimo fastidio agli occhi, la lampadina va allontanata e la durata del trattamento non deve superare i pochissimi secondi per volta. Con la pratica, è possibile continuare per uno o due minuti per occhio, alternando e muovendo il fascio su tutta la parte bianca, evitando di guardare direttamente la luce (questo potrà essere fatto gradualmente nel tempo, prima con un occhio e poi con entrambi, senza mai fissare lo sguardo per piú di un istante e sempre sbattendo le palpebre continuamente).

In questo modo, il lettore intelligente avrà rapidamente superato la disabitudine alle luci forti e potrà immergersi nel sole estivo senza soffrire eritemi alla pelle e senza doversi nascondere dietro a visiere, cappelli o lenti scure, procurandosi cosí la giusta ricarica energetica che al tempo giusto si potrà rivelare essere una forte carica spirituale per affrontare la vita di tutti i giorni oltre che per agevolare il cammino evolutivo che tutti gli esseri umani sono chiamati a fare nell’esplorazione dei misteri dell’Esistenza.

BIBLIOGRAFIA William H. Bates, M.D., “Vista Perfetta Senza Occhiali — Bates”, ©2002-2008 Juppiter Consulting Publishing Company®, Milano, traduzione a cura di Rishi Giovanni Gatti AA.VV., “il falco per l’educazione perfetta”, N. 32, gennaio 2010, ©Juppiter Consulting Publishing Company®, Milano, (direttore responsabile: Rishi Giovanni Gatti) J. Krishnamurti, “La Ricerca della Felicità”, ©1997 RCS Libri, Milano, traduzione di Vincenzo Vergiani Albert Einstein, “Relatività: esposizione divulgativa”, ©1967 Boringhieri Editore, Milano, traduzione di Virginia Geymonat


 

RINNOVABILI MINACCIATE DALLA MANOVRA FINANZIARIA ... di Legambiente

"La manovra finanziaria rischia di colpire pesantemente lo sviluppo delle energie pulite nel nostro Paese"
“La manovra finanziaria, all’articolo 45, interviene sui certificati verdi, abolendo il ritiro da parte del GSE di quelli in eccesso. Un errore incredibile - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - che rischia di colpire pesantemente lo sviluppo delle energie pulite nel nostro Paese e la credibilità delle scelte italiane rispetto alla prospettiva di diffusione delle rinnovabili, al 2020 obbligatoria per tutti i Paesi UE. Mentre non si hanno notizie del piano di sviluppo delle rinnovabili che il governo deve consegnare a Bruxelles entro il 30 giugno, il decreto cancella le certezze degli investitori”.

L’effetto del provvedimento che abolisce il ritiro da parte del GSE deicertificati verdi in eccesso sarebbe, infatti, di farne crollare il prezzo, limitando il ritorno degli investimenti già realizzati e di quelli programmati. “Con le nuove regole - spiega Zanchini - non ci sarebbe più alcun ritorno dell’investimento, con drammatici effetti in termini economici e occupazionali nell’unico settore che, in questi mesi, ha mostrato segnali positivi. È inoltre da sottolineare l’assurdità di questo provvedimento perché non avrebbe alcun effetto per le entrate dello Stato, visto che non sono finanziamenti pubblici ma un meccanismo di mercato che obbliga le aziende del settore energetico a produrre una quota minima da fonti rinnovabili e a muovere così i progetti da biomasse e biogas, eolici, geotermici, idroelettrici”.

Legambiente - che insieme alle associazioni e aziende delle rinnovabili tra cui Aper, Anev, Fiper, ha già lanciato un appello al governo affinché faccia marcia indietro - chiede al governo di spiegare il senso di questa assurda decisione, che sembra l'ennesima dimostrazione di come il rilancio del nucleare si porti dietro l'abbandono delle fonti rinnovabili.

“Le fonti energetiche pulite sono state lasciate in un ‘far west’ normativo - continua il responsabile energia di Legambiente - si attendono dal 2003 le Linee guida per i progetti da fonti rinnovabili, e non si hanno notizie né degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico, né della detrazione del 55% per il solare termico. Gli obiettivi Ue sono nell’interesse di tutti e sono obbligatori: l’Italia deve raggiungere con le rinnovabili il 17% di produzione da fonti pulite rispetto ai consumi, e se questo obiettivo non verrà conseguito dovremo pagare multe e importare dall’estero. Il governo faccia marcia indietro sui certificati verdi e presenti finalmente il piano per una discussione pubblica prima di consegnarlo a Bruxelles”.


 

TORINO: LA MICRO-COGENERAZIONE, UNA POSSIBILE RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA ... di Maurizio Cossa - Circolo della Decrescita Felice di Torino

Il Circolo torinese della Decrescita Felice invita la cittadinanza ad un incontro pubblico mercoledì 19 maggio 2010 alle ore 21 presso il TYC di Torino, in via Faà di Bruno 2 (zona ex Italgas corso Farini) sul tema della micro-cogenerazione di energia, ossia generazione di energia termica per autoconsumo ed energia elettrica vendibile poi alla rete. Proprio così: luce e riscaldamento dal motore dell’auto, con un rendimento nettamente superiore e ad un costo molto ridotto, se paragonato alla costruzione di grandi centrali, magari nucleari.
Si accusano spesso gli ecologisti di essere indifferenti alla crisi occupazionale. Al contrario, il Movimento per la Decrescita Felice, fortemente interessato allo sviluppo delle tecnologie ecocompatibili, individua nella cogenerazione diffusa, potenzialmente applicabile a milioni di abitazioni nella sola Italia, non solo un potente mezzo per triplicare il rendimento di un combustibile fossile, ma un modo per agevolare la necessaria riconversione dell’industria automobilistica italiana. Non è infatti pensabile incentivare ancora un mercato ampiamente saturo.
La micro-cogenerazione è nata proprio a Torino nei primi anni ‘70 presso il Centro Ricerche Fiat da un’idea dell’ ing. Mario Palazzetti. Idea miseramente abbandonata negli anni a venire in quanto scomoda ai grandi enti fornitori di energia, che ne impedirono di fatto la diffusione su larga scala.
Questa proposta è già stata messa in pratica dalla Honda in Giappone e, più recentemente, dalla Volkswagen in Germania che, in accordo con un dinamico operatore energetico tedesco, costruirà centomila micro-cogeneratori, derivati dai propulsori a metano della Golf, nell’arco dei prossimi cinque anni.
La trasmissione Report nella puntata del 9 maggio scorso ne ha dato conto per merito di un giornalista di punta di Raitre, Michele Buono, anche autore di libri su temi analoghi .
Ospiti mercoledì 19 maggio al TYC di Torino saranno proprio l’ing. Palazzetti, Michele Buono ed il fondatore e presidente del Movimento per la Decrescita Felice, Maurizio Pallante. Invitati a confrontarsi sul possibile impatto di questa tecnologia su crisi ed occupazione, in particolare dell’area piemontese, anche rappresentanti del sindacato e dell’industria. Farà da moderatore Paolo Griseri, giornalista della redazione torinese di Repubblica.
Crediamo che questa opportunità debba essere raccolta, sviluppata e diffusa, anche sugli organi di informazione cittadini, e vi invitiamo a darne ampio risalto.
Cordiali saluti.
Per il Circolo della Decrescita Felice di Torino
Maurizio Cossa
mauriziocossa@libero.it


 

LAMPADINE A BASSO CONSUMO, QUALI RISCHI PER LA SALUTE? ... di Salvina Elisa Cutuli

L'Unione europea ha stabilito che entro il 2012 tutte le lampade tradizionali a incandescenza verranno messe a bando per essere sostituite da quelle a basso consumo che consentono un risparmio energetico notevole
L'Unione europea ha stabilito che entro il 2012 tutte le lampade tradizionali a incandescenza verranno messe a bando per essere sostituite da quelle a basso consumo che consentono un risparmio energetico notevole. A seguito di questo importante “rinnovamento” è stata condotta un'indagine dalla It'Is Foundation di Zurigo - la Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell'informazione nella società diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico - proprio per conoscere i possibili danni provocati da queste nuove lampade. Dallo studio si evincono tre problemi relativi alle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle stesse lampadine, dal mercurio in esse contenuto e dalle radiazioni UV che queste emettono.

“Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri dalle lampade a risparmio energetico” è il suggerimento diffuso dall'Ufficio federale della sanità pubblica svizzera. I valori di intensità dei campi magnetici rilevati a 30 cm dalle lampade sono inferiori del 10% alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing radiation Protection.

Se ci si avvicina alla lampadina al di sotto della misura indicata i valori magnetici cambiano diventando pericolosi. Aumentano, infatti, fino a superare i limiti stabiliti. Le lampade a basso consumo emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza - perché dotate di un trasformatore - che nell'organismo possono generare delle correnti elettriche capaci, in base all'intensità, di causare infiammazioni a nervi e muscoli. Il campo elettromagnetico generato dalle LFC può viaggiare all'interno dei cavi elettrici esponendo le persone alla cosiddetta “elettricità sporca” in tutta l'abitazione. Uno studio pubblicato nel giugno 2008 dall'American Journal of Industrial Medicine segnalava che questa elettricità sporca aumenta di 5 volte il rischio di contrarre il cancro.

Lo studio svizzero è stato condotto utilizzando quattro manichini in veste di un uomo, di una donna, di un bambino di 6 anni e di una bambina di 11, disposti vicino alle lampade ognuno ad una distanza diversa. Stare molto vicini a lampade a basso consumo energetico che restano accese a lungo, come quelle delle scrivanie, può essere pericoloso.

A questo problema avvalorato dalla ricerca svizzera se ne aggiungono altri già accennati sopra. La piccolissima quantità di mercurio presente all'interno delle lampade a basso consumo è una sostanza dannosa per la salute dell'uomo e per l'ambiente.In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiché il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato.

Valutazioni eseguite dimostrano che quando una lampadina a basso consumo si rompe i vapori di mercurio si diffondono e le emissioni superano di gran lunga i livelli di sicurezza per svariate settimane dalla rottura. Le lampadine che non vengono smaltite correttamente potrebbero rompersi nei camion della spazzatura, diffondendo i vapori di mercurio sulla città, o finire nelle discariche dove il mercurio può contaminare aria, acqua e suolo.

Come se non bastasse le lampade con tubo fluorescente possono far filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti
Come se non bastasse, le lampade con tubo fluorescente possono far filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti che ad una distanza di 20 cm possono causare eritemi sulla parte esposta, soprattutto se l'esposizione è stata prolungata. Diversi sono gli studi che dimostrano, infatti, che le lampade fluorescenti aumentano il rischio di contrarre tumori della pelle.

La British Association of Dermatologists sostiene che le persone che soffrono di alcune malattie della pelle, o che sono sensibili alla luce, accusano un aggravamento dei loro sintomi in conseguenza dell’uso di lampadine a basso consumo energetico. Perfino individui senza problemi cutanei preesistenti possono sviluppare sul viso sintomi allergici o lesioni simili alle ustioni da sole. La protezione supplementare del doppio guscio sulle LFC può circoscrivere il problema delle radiazioni UV, ma fintantoché saranno vendute LFC senza doppia protezione, le razioni UV continueranno a costituire un alto fattore di rischio.
I problemi elencati fin qui sono quelli più gravi ed evidenti, a questi bisogna aggiungerne altri dovuti al tremolio della luce che può provocare mal di testa, affaticamento della vista e problemi di concentrazione. L'alta percentuale di componente blu, inoltre, diminuisce la produzione di melatonina che, a sua volta, può causare disturbi del sonno, tumori e attacchi di cuore.
A quanto pare, gli aspetti negativi prodotti da queste lampadine ammortizzano di molto l'entusiasmo che, in un primo momento, ha ammaliato numerose persone preoccupate della salute dell'ambiente. Solo che adesso a rischio è la salute dell'uomo.


 

MARIO PALAZZETTI, LA "SUA ENERGIA" E IL NUCLEARE ... di Andrea Bertaglio

“L’effetto del nucleare nei confronti del Totem e verso tutte queste pratiche che volevano utilizzare meno energia è stato quello di far percepire alla gente come solo il nucleare, appunto, avrebbe risolto tutti i problemi” Ingegner Palazzetti, cosa comportò per il Totem l’avventura italiana nel campo del nucleare?
L’effetto del nucleare nei confronti del Totem e verso tutte queste pratiche che volevano utilizzare meno energia è stato quello di far percepire alla gente come solo il nucleare, appunto, avrebbe risolto tutti i problemi.
Visto che il nucleare poi è stato fermato, e visto che non è vero che risolve tutti i problemi legati all’energia, la cosa più importante era quella di sensibilizzare le persone sull’uso razionale della stessa.

È per questo che Lei, Maurizio Pallante e Tullio Regge avete fondato, nel 1988, il Comitato per l’Uso Razionale dell’Energia?
Lo spirito con cui abbiamo fatto questa scelta non era, come può essere oggi, di partecipare al clamore sulle energie rinnovabili ecc, ma era piuttosto quello di tenere accesa una fiammella in un’epoca in cui l’energia veniva considerata meno che niente. Bisognava infatti ricordarsi che aver detto di no al nucleare voleva dire aver lasciato ancora tutto così come era. Ecco perché abbiamo deciso di fare una cosa che avevamo percepito come altamente impopolare. Oggi abbiamo ancora il nucleare sbandierato come un modo per non impegnarci troppo.

Pensa che oggi andrebbe diversamente?
Questa domanda è molto opportuna, perché personalmente penso che oggi siamo più o meno nella stessa situazione in cui eravamo nel 1988.

Negli anni settanta c’era già una sorta di scontro tra chi difendeva l’energia nucleare e chi quella solare. Lei era in una posizione anomala, invece, perché “tifava” per l’efficienza. Il risparmio di energia è quindi più importante della discussione sulle fonti da utilizzare?
Io difendevo l’efficienza perché era il modo migliore per avere un minore impatto, infatti tutte le fonti di energia hanno un impatto ambientale. Poi usare bene l’energia era un atto doveroso, qualunque fosse stata la sua fonte. Solare, nucleare, petrolio, al di là di ogni discussione l’energia andrebbe sempre usata bene, razionalmente.

“Quando si optò per il nucleare in Italia era la Fiat che lo doveva “fare”, quindi la comparsa dell’energia nucleare ha funzionato da “stopper” nei confronti del Totem” La comparsa del nucleare in Italia limitò la diffusione del Totem solo per la tendenza delle persone ad un uso “irrazionale” dell’energia?
Quando si optò per il nucleare in Italia era la Fiat che lo doveva “fare”, quindi la comparsa dell’energia nucleare ha funzionato da “stopper” nei confronti del Totem. Tanto che fu venduto come iniziativa dalla Fiat ben prima della sua decisione di uscire dalla vicenda nucleare stessa.

In che senso era la Fiat doveva “fare” il nucleare?
La Fiat aveva competenze in quel settore: aveva la centrale di Trino ed aveva già, negli anni sessanta, disegnato nei particolari una nave a propulsione nucleare; aveva anche la capacità di fare turbine. Quindi aveva la possibilità di entrare nel settore dell’energia.

Il Totem si è trovato dunque al posto sbagliato nel momento sbagliato?
Evidentemente la Fiat non avrebbe mai ingaggiato una battaglia con l’Enel o l’Eni sulla questione di questa “macchinetta”. Il Totem sarebbe stato interessante per la Fiat nel settore auto. Usava infatti la tecnologia del motore di un’auto. Il resto era assemblaggio di componenti già esistenti. Andava quindi bene perché non c’erano da inventare nuove tecnologie particolari, ma il sistema era nuovo.

Al di là del Totem, cosa ne pensa del nucleare?
Il nucleare come al solito va bene per enti come l’Enel, che sanno gestire grandi impianti, ma non sanno gestire il diffuso. Infatti anche adesso gestiscono il solare proprio perché lo devono fare, non lo fanno spontaneamente. Questo perché nascono con una cultura del centralizzato. È questo che gli rende difficile convertirsi ad una rete intelligente ed alla generazione diffusa. Nonostante la nascita di nuovi soggetti, questa è una problematica non solo dell’Italia, ma che si ha a livello globale: in tutti i Paesi c’è questo tipo di situazione.

Una curiosità: cosa ne pensa dell’idrogeno come “fonte di energia”?
Rimane una bufala, nel senso che l’idrogeno rimane un vettore energetico e tra i vettori energetici è anche molto scadente. Quindi non si può nemmeno parlare di esso “fonte di energia”.

“Non essendo una fonte di energia ma un vettore energetico va confrontato con altri vettori energetici, per esempio con l’energia elettrica” In effetti ci vuole elettricità per produrre idrogeno…
Non essendo una fonte di energia ma un vettore energetico va confrontato con altri vettori energetici, per esempio con l’energia elettrica. Quindi se uno ha dell’energia elettrica, di sicuro non gli salta in mente di fare l’elettrolisi per produrre dell’idrogeno e cominciare da capo. In questo senso il vettore energetico principe è l’energia elettrica.

Che cosa porta allora persone del calibro di Jeremy Rifkin a supportare così tanto l’idrogeno?
Il fatto che abbia pigliato un granchio. La filosofia di Rifkin è perfetta per il Totem alimentato ad esempio a metano. Non si capisce proprio, leggendo i suoi libri, perché sia caduto nella trappola dell’idrogeno.

Ci sono molte alternative ormai all’energia nucleare…
Non ci sono alternative se non facciamo un tubo di niente. Io pur non essendo mai stato un nuclearista non mi opporrei nemmeno al nucleare, se prima si fosse fatto tutto ciò che si poteva. Qui però non è così, perché non si fa assolutamente niente.

Certificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili: perchè non hanno avuto ancora lo sviluppo e la diffusione che meriterebbero?
L’eolico, dove c’è vento, è senz’altro una fonte che si ripaga. Il solare non si ripaga, quindi senza incentivi fortissimi non si può sviluppare. Per quanto riguarda invece l’uso razionale dell’energia sono stati fatti degli sforzi, ma si è fatto peggio laddove non costava niente, ossia nell’introduzione massiccia e corretta della certificazione energetica degli edifici. È vero che, sotto la spinta europea, sono state fatte delle leggi.

“È vero che, sotto la spinta europea, sono state fatte delle leggi. Ma siamo riusciti ad ingarbugliare il discorso tanto da farlo percepire come un mero provvedimento burocratico”
Ma siamo riusciti ad ingarbugliare il discorso tanto da farlo percepire come un mero provvedimento burocratico, invece che come una difesa sia del compratore che del venditore. E questo è imperdonabile. Certificazione edilizia e pagamento a consumo dell’energia, si dovrebbe partire da lì. Cosa che dovrebbe essere fatta, secondo l’Unione Europea, entro il 2010. Per quello che si vede all’orizzonte, non mi sembra che succeda molto. Questa è veramente la parte più importante.


 

GLI ITALIANI E LA CASA ECOLOGICA: UNA DOLCE SORPRESA ... di Andrea Boretti

Il 63% dei cittadini intervistati vorrebbero una casa bio.
Capita molto spesso parlando di ecologia, natura, sostenibilità e conseguentemente di responsabilità individuale in tutti questi argomenti, di criticare i cittadini italiani. Li critichiamo per la loro bassa cultura media in materia, li critichiamo per il loro scarso impegno civile e per tante altre cose.
Ora però, una ricerca del portale Casa.it ci rivela un aspetto degli italiani che non avremmo sospettato mai: agli italiani la casa piace ecologica!
I risultati della ricerca parlano chiaro, il 63% dei cittadini intervistati vorrebbero una casa bio, il 56,8% vorrebbe ristrutturare la propria casa secondo principi di eco-sostenibilità e bassi consumi e il 17,5% ha già completato questa ristrutturazione energetica.
Anche il mercato pare se ne stia accorgendo. Il MADE, il salone per il progetto, l'architettura e l'edilizia, tenutosi a Milano la settimana scorsa ha infatti affrontato argomenti quali la riqualificazione energetica, la sostenibilità e l'innovazione.
Nonostante i cittadini sembrino quindi pronti e nonostante l'industria immobiliare si stia lentamente attrezzando, pare comunque che si faccia ancora fatica a far incontrare le due realtà. Certo la burocrazia non aiuta, fatto sta che solo il 19,4% degli immobili hanno una certificazione energetica – tra l’altro ormai obbligatoria dal luglio scorso – e bene poche case sembrano avere le caratteristiche per godere del conto energia che permetterebbe loro di dotarsi di un impianto ad energia rinnovabile e di rivendere l'energia prodotta in eccesso al gestore della rete.

L'italiano medio, impossibilitato ad avere una casa ecologica, mette in atto tutta una serie di comportamenti ecologicamente virtuosi: il 67,3% pratica la raccolta differenziata.
Ad oggi la ricerca di Casa.it racconta che solo il 6,6% ha un impianto fotovoltaico, solo il 5,9% ha dei pannelli solari vetro-vetro e solo lo 0,8% è dotato infine di micro-eolico.
Insomma, si predica bene nelle risposte all'inchiesta e si razzola male a causa di burocrazia e poca volontà? La verità forse, come spesso succede, sta nel mezzo.
Altri dati, infatti, concorrerebbero nuovamente a rivalutare l'italiano medio il quale impossibilitato ad avere una casa ecologica metterebbe in atto - quasi in un'ottica compensatoria - tutta una serie di comportamenti ecologicamente virtuosi: il 56,3% acquista elettrodomestici a basso consumo, il 67,3% praticherebbe la raccolta differenziata e ben il 15,6% comprerebbe elementi di arredo realizzati con materiale riciclabile.
Se vogliamo dare retta alla ricerca di Casa.it, quindi, possiamo dire che in quest'Italia che va a rotoli politicamente ed economicamente, pare che ci sia un motivo per sorridere. Gli italiani, o almeno una parte di essi, sembrano aver imparato la lezione, e se governatori, presidenti e capitani d'industria, non sembrano, come dimostra Copenhagen, essere in grado di imboccare la via giusta, gli italiani lo hanno già fatto e speriamo la percorrano fino in fondo.


 

IL TAV IN VAL DI SUSA HA PERSO LA PRIMA BATTAGLIA ... di Marco Cedolin

Sono andati per bastonare e sono finiti bastonati, verrebbe da dire metaforicamente parlando, tirando le somme della grande offensiva portata in Valsusa dai fautori del TAV nel corso di questo mese di gennaio. Offensiva studiata a tavolino negli ultimi 4 anni con cura certosina da Mario Virano e dalla classe politica che gli fa da contorno, ma valutata evidentemente con troppo ottimismo, sulla base d’informazioni e “sensazioni” assai disancorate dalla realtà.

Tutto è iniziato all’alba di martedì 12 gennaio, quando una delegazione delle forze dell’ordine si è presentata dinanzi al presidio dell’autoporto di Susa per prendere possesso dei terreni oggetto dei carotaggi. In quell’occasione circa 300 presidianti che avevano passato l’intera notte al gelo si sono rifiutati di lasciare il passo, ricevendo in cambio minacce di future denunce.
L’offensiva, scientemente calcolata, ha allora preso forma per mezzo di una massiccia campagna mediatica, veicolata attraverso giornali e TV, attraverso la quale si alternava l’ironia nei confronti dei 300 NO TAV, definiti a più riprese 4 gatti, ad alcune considerazioni in merito ad un movimento in aperta crisi che avrebbe perso non solo ogni appoggio politico, ma anche la capacità di aggregazione e mobilitazione dei cittadini. Considerazioni condite con il convincimento che la maggior parte dei valsusini avesse ormai rinunciato a lottare contro l’alta velocità, lasciando il testimone ad un piccolo gruppo di facinorosi che non volevano arrendersi neppure di fronte all’evidenza di una battaglia ormai persa.

L’offensiva è poi proseguita la settimana successiva, quando nel cuore della notte, con grande spiegamento di forze dell’ordine, la “banda del buco” è riuscita a montare una trivella
a Susa su un terreno di proprietà della Sitaf e nel corso della mattinata perfino a presentare nel centro del mercato cittadino un “camper informativo SI TAV” con a bordo il presidente della Provincia di Torino Saitta, nel ruolo inedito di distributore di volantini e slogan che ormai hanno fatto il proprio tempo. Camper che di fronte alle prime domande portate con atteggiamento critico (senza alcun spirito violento beninteso) ha pensato bene di volatilizzarsi, insieme con l’alta figura politica che recava a bordo, per non ripresentarsi più in Val di Susa nei giorni successivi.
L’offensiva ha poi toccato il proprio acme il giorno seguente, con l’installazione di una seconda trivella presso la stazione di Condove, unitamente all’annuncio (già ventilato nei giorni precedenti) di una grande manifestazione bipartisan a favore del TAV, organizzata al Lingotto di Torino dal sindaco Sergio Chiamparino. Manifestazione che stando alle parole dei suoi organizzatori avrebbe dimostrato come la maggioranza dei cittadini sia in realtà favorevole all’alta velocità e poco disposta a subire i “ricatti” di uno sparuto gruppo di facinorosi che osteggiano un progetto di siffatta importanza.

Tutto è finito nel corso del weekend, quando appunto chi con atteggiamento spavaldo era partito per bastonare, si è ritrovato attore di una ritirata ben poco dignitosa, fra i calcinacci delle proprie mistificazioni che crollavano come un castello di carte.

Sabato 23 gennaio, dal presidio di Susa è partita infatti una grande manifestazione forte di oltre 40.000 persone (in stragrande maggioranza valligiani) che ha attraversato come un fiume sterminato di bandiere NO TAV la cittadina, ribadendo in maniera inequivocabile l’assoluta contrarietà del territorio nei confronti di un’infrastruttura ritenuta tanto inutile quanto dannosa. Una moltitudine di uomini, donne, ragazzini, pensionati, in grado di fugare qualsiasi dubbio sia sull’identità di coloro che si oppongono all’alta velocità, sia sulla dimensione strabordante della partecipazione, uguale se non superiore ai livelli del 2005.

Sergio Chiamparino, dopo avere trasformato la propria manifestazione in un convegno da tenersi in una sala (non troppo grande) del Lingotto si è ritrovato invece (ironia della sorte) davvero con 4 gatti, dal momento che per tentare di offrire un’immagine meno desolante e riempire i 600 posti a sedere, perfino i consiglieri provinciali e regionali, compresa la presidente Bresso sono stati fatti accomodare fra il pubblico. Dinanzi a 500 persone, in gran parte rappresentanti politici del PD, si è così svolta l’arringa di Mario Virano che da abile oratore quale è ha ancora una volta sviscerato le ragioni della Torino – Lione che pur non trovando conforto nei numeri allignano all’interno di un “sogno” da portare avanti un po’ per fede e un po’ perché muovendo grandi volumi di denaro del contribuente la politica in fondo il suo tornaconto riesce sempre a trovarlo.

In conclusione al termine della giornata, tanto Chiamparino, quanto Virano, quanto la Bresso, hanno dovuto ammettere che in Val di Susa ci sono quarantamila persone (non 4 gatti) che non vogliono l’alta velocità e trattasi di famiglie e cittadini normali, non certo di sparuti gruppi di antagonisti. Il sindaco di Torino, con la difficoltà a far di calcolo che lo contraddistingue, ha altresì dichiarato che quarantamila o no essi rappresentano pur sempre una minoranza (accompagnato in questo ragionamento dal ministro Matteoli) nell’ambito italiano, ragione per cui si andrà avanti più decisi che mai con la progettazione.

Si potrebbe osservare che anche i torinesi che hanno votato lui, in ambito italiano rappresentano un’esigua minoranza, così come coloro che hanno votato il governo sono sparuta minoranza in ambito europeo, ma non per questo la sua persona ed il governo italiano vengono tacciati come espressione minoritaria.

Ma in fondo è giusto lasciare spazio a questo sfogo con relativa fantasiosa arrampicata sugli specchi, bastonate di questo genere, si sa, fanno molto male e soprattutto rischiano di lasciare il segno, a maggior ragione quando ci si trova alla vigilia di una campagna elettorale.


 

ENERGIE RINNOVABILI: L'ITALIA VINCE LA PARTITA NEL 2009 ... di Virginia Greco

L’anno appena concluso ha visto una crescita di tutti gli ambiti delle energie rinnovabili
L’Italia ha concluso il 2009 con grande successo per quanto concerne il settore delle energie rinnovabili. Questo è quanto si evince dai comunicati stampa del Ministero per lo Sviluppo Economico e delle agenzie di settore.
L’incremento maggiore riguarda il solare da impianti fotovoltaici, che ha compiuto un balzo addirittura del 400%, confermando un trend di crescita attivo già da anni. Particolarmente interessante è il dato relativo all’eolico, che ha raggiunto una potenza installata di 4850MW, di cui 1100MW solo nel 2009: si tratta di un nuovo record per l’Italia. Soddisfacenti anche gli andamenti degli impianti a biomasse e quelli idroelettrici, per i quali la crescita si è aggirata tra il 10 e il 15%.
In virtù della crescita avvenuta nello scorso anno, possiamo affermare che oggi l’energia pulita copre circa un quinto del fabbisogno energetico nazionale e che quindi il nostro Paese è in linea con il raggiungimento degli obiettivi della Comunità Europea in tema di rinnovabili.
“Ci proponiamo di produrre un quarto dell’elettricità tramite fonti rinnovabili”, ha affermato il Ministro Claudio Scajola, “Per arrivarci ancora per alcuni anni sarà necessario prevedere forme di sostegno al settore per compensare i maggiori costi di queste fonti e attrarre nuovi specifici investimenti”.
A favorire la proliferazione di impianti che utilizzano sorgenti energetiche alternative intervengono infatti una serie di incentivi pubblici e di sgravi fiscali, che rendono la scelta della sorgente rinnovabile, oltre che opportuna in termini ecologici, anche conveniente sotto il profilo economico.
Del resto si è verificato negli ultimissimi anni un discreto boom delle soluzioni “casalinghe” , ossia degli impianti (per lo più solare, termico ed eolico) di medio-piccola taglia. Grazie ad essi, il singolo nucleo familiare (o scuola o ente pubblico, etc.) è in grado di auto-prodursi l’energia elettrica di cui ha bisogno e di introdurre nella rete nazionale quella in eccesso. A fronte di un investimento iniziale non del tutto trascurabile (ma comunque alleggerito dagli incentivi statali) si registra un successivo risparmio in bolletta considerevole.

Il margine di sviluppo è ancora notevole su tutte le energie rinnovabili. Per cui la partita del 2010 sarà altrettanto importante
In relazione ai grandi impianti, invece, ancora controverse sono le posizioni riguardo all’eolico, soprattutto per quanto riguarda l’impatto visivo (e acustico) degli aerogeneratori, ossia le enormi ventole che vengono piazzate sulla cresta delle colline o nelle vallate molto ventose. Ciò nonostante, come visto, fra grande e piccola taglia il settore eolico ha compiuto un passo avanti notevole nell’arco dello scorso anno.
Le organizzazione di settore, ANEV, ENEA, APER e ISES Italia, hanno espresso soddisfazione per i dati consuntivi del 2009, che dimostrano che “le previsioni a suo tempo formulate e pubblicate sono state ancora una volta pienamente rispettate”.
Oltre alla riduzione delle emissioni di gas serra nell’ambiente, scopo primo della politica di incoraggiamento all’impiego delle rinnovabili, lo sviluppo del settore contribuisce alla nascita di alternative industriali, nuove figure professionali e competenze, quindi in definitiva maggiore occupazione.
“Un maggiore sostegno al settore dovrebbe arrivare però in termini legislativi”, affermano le organizzazioni sopracitate. Tuttora infatti il quadro normativo non è completo, per cui obiettivi e percorsi autorizzativi non sono ancora definiti e trasparenti.
Occorrerebbe poi fare più informazione, organizzare delle campagne per la divulgazione di notizie chiare e precise, nonché istituire percorsi di formazione adeguati per il personale impiegato.
Ad ogni modo i risultati del 2009 confermano l’andamento registrato nell’anno precedente ed in particolare quelli relativi all’eolico consentono all’Italia di rimanere in tale ambito il terzo paese in Europa e il sesto nel mondo.
Il margine di sviluppo è ancora notevole su tutte le energie rinnovabili. Per cui la partita del 2010 sarà altrettanto importante.


 

PORTATEVI COPERTE E PANINI ! ... di Marco Cedolin


Il freddo e la neve caduta abbondante in tutto il Centro Nord nel corso di questa settimana prenatalizia, hanno messo impietosamente al tappeto il servizio ferroviario italiano che ormai da molti anni si regge con le stampelle, fidando nella bonomia e troppa comprensione dei viaggiatori ormai avvezzi a sopportare stoicamente ogni genere di disagio. In questo cadere al tappeto delle ferrovie, che nell’ultimo ventennio sono state abbandonate a sé stesse nell’ottica del progressivo disfacimento, a causa di amministratori incapaci e della decisione di destinare alla truffa dell’alta velocità la quasi totalità degli investimenti, si sono toccate punte di una tale gravità da indurre anche il più presuntuoso e tronfio fra i dirigenti a prostrarsi in ginocchio, proferendo scuse con il capo cosparso di cenere.

Risulta praticamente impossibile stilare un riassunto completo di quanto accaduto in questi ultimi giorni sulla rete ferroviaria, fra migliaia di treni soppressi, spesso senza neppure avvertire i viaggiatori in tempo utile. Decine e decine di convogli bloccatisi improvvisamente in mezzo alla neve per guasti tecnici, lasciando per ore i passeggeri intrappolati al freddo e al buio senza corrente elettrica. Caos generalizzato nelle stazioni, dove i viaggiatori privi di qualsiasi informazione si sono ritrovati accampati come in un campo profughi in attesa di un treno che non sarebbe arrivato mai. Ritardi generalizzati che hanno raggiunto in molti casi il senso del ridicolo, giungendo perfino a superare i 700 minuti, una mezza giornata per intenderci.

Solo per citare qualcuno fra i casi più eclatanti che sono stati portati a conoscenza della pubblica opinione (molti purtroppo sono rimasti relegati nelle cronache dei giornali locali o nei racconti indignati di chi li ha vissuti in prima persona) occorre partire dalla stazione Termini di Roma, non proprio la stazioncina isolata di un paesino di montagna. Stazione Termini dove la notte fra il 20 e il 21 dicembre oltre 600 passeggeri, stanchi e disorientati per essere rimasti totalmente abbandonati dalle ferrovie dopo la soppressione di treni per cui avevano pagato il biglietto, si sono ritrovati accampati all’interno di una struttura deserta, dove erano chiusi anche i bar. Poi dirottati dopo l’intervento del 113 all’interno di una saletta priva di riscaldamento e con i bagni fuori servizio. Infine spostati alle 4 del mattino su un convoglio con il riscaldamento spento ed i bagni rotti, ad attendere in ibernazione che il treno partisse, prima di prendere consapevolezza del fatto che in realtà non sarebbe partito mai, poiché soppresso quando già si era fatto giorno. Fra loro anche una mamma che doveva portare il figlioletto al Gaslini di Genova per un trapianto, molte persone che si sono sentite male per il freddo e si sono viste costrette a vomitare per terra a causa della mancanza di un bagno, altre che sono andate nel panico e hanno avuto una crisi dei nervi.

Non è andata molto meglio, sempre la sera del 21 dicembre, ai 200 passeggeri del treno regionale Venezia – Udine, partito con 35 minuti di ritardo e poi bloccatosi appena fuori dalla stazione di Mestre per un guasto al pantografo. Abbandonando per 4 ore i viaggiatori al proprio destino, nelle carrozze al buio e senza riscaldamento, con una temperatura esterna di 10 gradi sottozero, prima che un vecchio locomotore diesel riportasse indietro il convoglio ed i passeggeri, per ricominciare daccapo una nuova avventura.
E non si è trattato di un viaggio di piacere neppure per i passeggeri di due TAV Frecciarossa, imprigionati per mezz’ora al buio all’interno delle gallerie del Mugello prive di tunnel di soccorso, quelle riguardo alle quali in una vecchia puntata di Exit, Moretti aveva definito si pericolose, ma sempre molto meno dell’autostrada A1 che annualmente fa decine e decine di vittime.
A fare loro compagnia i passeggeri che il 21 dicembre dovevano recarsi da Milano a Parma, il cui treno annoverava 500 minuti di ritardo, quelli diretti a Roma, con 445 minuti di ritardo, i viaggiatori che non si contano, costretti ad attese di ore in mezzo alla campagna su convogli senza il riscaldamento funzionante, quelli costretti a viaggiare in piedi, perché i sedili erano bagnati e nevicava nelle carrozze, quelli in attesa sulla banchina che hanno visto il treno tirare dritto, perché le porte non si aprivano a causa del gelo, quelli che hanno atteso per ore un treno che il tabellone dava con ritardo “indefinito”.

Nonostante il disastro delle ferrovie sia stato tale da rimanere nella memoria per lungo tempo, anche una debacle di questo genere non sembra essere stata in grado di scalfire l’arroganza dell’ad Mauro Moretti, l’uomo sponsor del TAV Frecciarossa, da lui inaugurato a cadenza mensile con tanto di orari record validi solo per i viaggi inaugurali.
Moretti infatti, dopo aver reso noto che per i disservizi non ci saranno rimborsi, poiché le colpe sono del freddo e della neve e non certo delle Ferrovie, non si è sentito assolutamente in dovere di chiedere scusa ai viaggiatori, ma al contrario li ha invitati a portarsi da casa coperte e panini per meglio affrontare i “problemi” del viaggio che a suo dire sono comuni in tutta Europa. Aggiungendo a queste “sensate” parole la minaccia di tagliare il 50% dei treni e premurandosi di precisare che lui “non è un coglione”.Il ministro dei Trasporti Matteoli si è affrettato a coprirgli le spalle, affermando che le improvvide parole di Moretti sono conseguenza dello stress cui è sottoposto in questi giorni, quasi avesse passato la notte nella stazione Termini pure lui.
Il bravo Paolo Toretta, in un articolo sul Corriere Della Sera lo ha sbugiardato pubblicamente, dimostrando come in Finlandia il servizio ferroviario funzioni perfettamente anche con la neve e temperature fino a 30 gradi sottozero, utilizzando oltretutto fra gli altri i treni veloci Pendolino prodotti in Italia, prima che la politica decidesse di sopprimerli, in quanto avevano il difetto di correre ai 250 km/h sulle linee tradizionali e non sarebbero stati funzionali ai profitti della mafia del cemento e del tondino che abbisognavano della costruzione di nuove infrastrutture.



 

DAL 1° LUGLIO 2010 LA BOLLETTA ELETTRICA SARA' "BIORARIA" ... di Andrea Bertaglio
Dalla prossima estate entrerà in vigore il sistema biorario per chi non è ancora passato al mercato libero, ossia 94 famiglie italiane su cento. Lo ha deciso l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che ha sancito il passaggio obbligato in modo da avvantaggiare chi usa più energia nelle fasce orarie in cui questa costa meno, sia agli operatori che agli acquirenti. Ma è davvero questo il vero risparmio?

L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), ha stabilito che dalla prossima estate scatterà il sistema “biorario”, che entrerà in vigore progressivamente dal 1 luglio del 2010, e che prevede una riduzione dei prezzi dell’elettricità quando la domanda (e i costi) sono minori: la mattina presto, la sera, la notte, il fine settimana ed i giorni festivi. Il presidente dell’Autorità Alessandro Ortis ritiene che lo scopo sia quello di portare ad un “uso sempre più efficiente dell’energia elettrica ed una maggiore equità tra i consumatori, assicurando maggiore coerenza tra i prezzi ai clienti finali e quelli all’ingrosso”, dato che, attualmente, sono spesso penalizzati gli utenti che consumano di più nelle fasce orarie in cui l’energia costa meno agli operatori. Il nuovo sistema è stato però progettato solo per chi non è (ancora) passato al mercato libero, ossia il 94% degli italiani.

Forse in molti ancora non lo sanno, ma dal 1° luglio 2007 è possibile scegliere il fornitore di elettricità per la propria abitazione (come previsto anche da una Direttiva europea). Ciò significa che il mercato dell’elettricità è libero anche per i clienti domestici, cioè per chiunque acquisti energia elettrica solo per la propria abitazione. Nonostante da oltre due anni i consumatori di energia siano liberi di acquistarne scegliendo l’offerta che meglio risponde alle proprie esigenze, il 94% degli italiani non è ancora passato al cosiddetto “mercato libero”. I motivi sono molteplici e meriterebbero una più approfondita analisi, ma vediamo in cosa consiste la bolletta bioraria.

Come dicevamo, i prezzi saranno più alti nelle ore centrali dei giorni feriali, quando i consumi sono maggiori. Ma quale differenza c’è rispetto a prima? Che ora a chi consuma di più di giorno potrebbe decisamente convenire passare al mercato libero, scegliendo fra opzioni quali monorarie, a prezzo bloccato, verdi, ricaricabili e flat (quest’ultima prevede le taglie di consumo Small: 100 kWh mensili, 12 euro al mese; Medium: 225 kWh mensili, 28 euro al mese; Large: 300 kWh mensili, 44 euro al mese. Imposte escluse in tutti e tre casi).

Infatti, le soluzioni biorarie convengono solo se almeno due terzi dei consumi si concentrano nelle ore mattutine e serali o nei week end, dato che il nuovo sistema prevede prezzi più alti dalle 8 alle 19 e più bassi di sera/notte (dalle 19 alle 8 del mattino), oltre che nei fine settimana. Nel valutare le offerte si deve però tenere presente il fatto che prezzo indicato ed eventuali sconti sono riferiti alla sola componente energia (quindi senza servizi di rete, servizio di vendita, imposte ecc), che sul totale della bolletta pesa per circa il 64%.

Il passaggio obbligato dovuto alla delibera dell’Aeeg non avverrà da un giorno all’altro. Nei sei mesi prima dell’applicazione del nuovo sistema, infatti, i fornitori di energia elettrica comunicheranno la ripartizione di consumi secondo le tariffe biorarie e i raggruppamenti mensili. È prevista infatti una ripartizione in mesi di “alta stagione” (gennaio, febbraio, giugno, luglio, novembre, dicembre), nei quali si pagherà di più, e mesi di “bassa stagione” (marzo, aprile, maggio, agosto, settembre e ottobre), nei quali invece i prezzi saranno inferiori. Oltre all’aspetto “temporale”, per conoscere cosa è più conveniente per il proprio nucleo familiare è utile individuare quali elettrodomestici si utilizzano maggiormente ed il relativo consumo. La bioraria necessita anche di un nuovo contatore elettronico, che sia leggibile a distanza, ma a quello sta provvedendo la stessa Enel, che ha già sostituito 31 milioni dei vecchi contatori elettromeccanici su 32. Basta anche un tradizionale contatore che misuri i consumi nei diversi momenti della giornata, o che comunque all’utente possa essere consentita l’autolettura con l’ausilio di numero verde, cartolina postale o sito internet.

Per aiutare il consumatore nella scelta della tariffa migliore fra le offerte del mercato libero, l’Aeeg sul proprio sito internet offre il servizio “Trova-offerte”, tramite il quale è possibile trovare, appunto, l’offerta di energia elettrica più adatta alle proprie esigenze, una volta confrontate le diverse proposte delle imprese di vendita che hanno volontariamente aderito all’iniziativa.

Ad oggi risultano iscritti dodici operatori, ammessi all’elenco dei fornitori di energia elettrica che soddisfano alcuni requisiti di affidabilità stabiliti dalla stessa Autorità, ma non è escluso che se ne aggiungeranno altri. Si tenga però presente che quelle del “Trova-offerte” non sono tutte le offerte, appunto, presenti sul mercato.

È molto nobile orientare i cittadini nel trovare il miglior operatore di energia elettrica, così come portare alcuni “consumatori” a beneficiare di una maggiore equità nella ripartizione dei costi, ma sarebbe ancora meglio portarli ad autoprodurre l’energia di cui necessitano, ed ancor più a risparmiarla (o ad imparare a farlo). Il vero successo sarebbe sentir parlare l’Aeeg di micro-cogenerazione diffusa, l’Enel di efficienza ed i cittadini, o “consumatori”, di risparmio e di soppressione degli sprechi.

Del resto, ripartire i giorni e l’anno in fasce ad alto e basso costo può davvero fare la differenza, per tutte le persone che sono costrette a passare le ore centrali della giornata e la totalità dei giorni feriali fuori casa per guadagnarsi da vivere? Forse è meglio che impari a risparmiare energia, piuttosto che usare i suoi elettrodomestici di notte o nei week end.


 

LE AZIENDE PETROLIFERE SAPEVANO TUTTO ... di Andrea Bertaglio

Le industrie petrolifere americane, seppure a conoscenza degli effetti climalteranti delle emissioni di CO2, invece di investire fondi per trovare dei modi per ridurne la portata, hanno preferito (ridurre comunque i loro profitti per) finanziare gruppi di pressione negazionisti, la cui unica attività è stata per anni quella di diffondere dubbi nell’opinione pubblica e notizie riguardanti presunti disaccordi all’interno della comunità scientifica.

Le industrie petrolifere USA, a conoscenza degli effetti delle emissioni di CO2, hanno finanziato gruppi di pressione negazionisti.
Per più di un decennio la “Global Climate Coalition”, gruppo rappresentante industrie con profitti legati all’estrazione e produzione di combustibili fossili quali petrolio, gas e carbone, ha condotto un’aggressiva campagna contro l’idea che le emissioni di gas-serra potessero portare a dei cambiamenti climatici. Il tutto dopo avere ovviamente ignorato gli avvertimenti di quegli scienziati che, già nei primi anni novanta, mettevano in guardia sui rischi di una tale eventualità.
Ad affermarlo non è un qualche ambientalista sul suo blog, ma il New York Times, che in un articolo dello scorso 23 aprile ne svela i retroscena.

La Coalizione in questione avrebbe volutamente e pubblicamente diffuso le notizie riguardanti il disaccordo della comunità scientifica sull’argomento, mentre il suo stesso comitato scientifico aveva concluso in un rapporto redatto nel 1995 che l’evidenza per il “potenziale impatto delle emissioni di gas-serra di origine antropica come la CO2 sul clima è ben fondato e non può essere negato”.

Ciò non sorprende se si pensa che la “Global Climate Coalition” era finanziata da grandi gruppi industriali e commerciali operanti nel settore petrolifero, automobilistico e del carbone. Gruppi risaputamene molto potenti, se si pensa che la sola Exxon Mobil fattura ogni anno più di tutte le industrie automobilistiche del mondo messe assieme (The 11th hour di Leonardo diCaprio), e che nel suo “piccolo” la stessa Coalition aveva un budget, nel 1997 (anno del protocollo di Kyoto), di 1.68 milioni di dollari.
La Exxon Mobil e altri hanno riconosciuto che il riscaldamento globale è anche dovuto all’attività umana
Ciò che si è fatto, ancora una volta in nome del profitto, è stato diffondere il dubbio nell’opinione pubblica, spacciando per veri dei disaccordi fra scienziati che sono stati invece creati a tavolino. Come? Promuovendo una multimilionaria campagna che sfidò il consenso internazionale della comunità scientifica che già negli anni novanta non aveva dubbi sul fatto che eccessivi livelli di emissioni avrebbero causato il progressivo aumento del riscaldamento globale, con una tattica che ricorda ciò che è già successo in passato con le compagnie del tabacco, quando si crearono di proposito dubbi sul fatto che le sigarette potessero causare il cancro (ma lo vediamo anche oggi in Italia quando si parla di inceneritori).

Anche lo scrittore, giornalista ed attivista ambientalista britannico Gorge Monbiot ha affermato che promuovendo il dubbio, l’industria si è avvantaggiata ed ha letteralmente preso tempo, anche grazie alle norme che richiedono ai media la neutralità nel dare notizie.

La “Global Climate Coalition” si è sciolta nel 2002, ma alcuni suoi membri, come la “National Association of Manufacturers” e l’“American Petroleum Institute”, continuano con la loro attività di lobby contro ogni legge o trattato che vogliano o possano ridurre le emissioni di CO2. Per fortuna altri, come la succitata Exxon Mobil, hanno riconosciuto che il riscaldamento globale è anche dovuto all’attività umana, riducendo notevolmente il suo supporto finanziario a gruppi che si oppongono all’evidenza scientifica di queste affermazioni.

Ciò a cui siamo di fronte è ancora una volta una “guerra di informazione”
Ciò a cui siamo di fronte è ancora una volta una “guerra di informazione” , che non è però il solo problema. Ancor prima che dell’informazione, necessaria se obiettiva e veritiera (se io so che sigarette o inceneritori aumentano le probabilità di avere un cancro, posso agire di conseguenza), sono altre due le cose di cui si ha urgentemente bisogno:
l’educazione ed il buonsenso.
L’educazione perché nel momento in cui si è capaci di pensare con la propria testa, si è in grado di valutare con maggior padronanza l’enorme e forse eccessiva mole di informazioni ricevute dai media quotidianamente.
Il buonsenso perché anche nel caso in cui i cambiamenti climatici o lo scioglimento delle calotte polari dovessero essere solo una storia inventata da qualche scienziato o da qualche scrittore per vendere libri (molta gente la pensa ancora così), il fatto di ridurre le quantità di anidride carbonica (o altri gas) nell’atmosfera migliora semplicemente la qualità della nostra vita, e può ridurre la nostra possibilità di contrarre il cancro di cui sopra.
Se sono imbottigliato nel traffico e non “credo” ai cambiamenti climatici, dovrei almeno pensare che sto respirando non pochi veleni.


 

CLAMOROSO: LA NORVEGIA VUOLE ABOLIRE LE AUTO A BENZINA, A GASOLIO E A GAS! ... di Debora Billi /
Giusto ieri parlavamo di quei furbacchioni dei norvegesi. Ed ecco che proprio dalla Norvegia arriva la notizia che molti attendevano da tempo seppur con poche speranze: un ban per tutte le auto a benzina, a gasolio e a gas.
La proposta viene dal Ministro delle Finanze.
Ci piacerebbe una messa la bando entro il 2015. La crisi finanziaria significa che molti produttori di automobili si trovano ad affrontare grandi problemi... sapendo che devono obbligatoriamente sviluppare nuove tecnologie perché dobbiamo anche risolvere la crisi climatica quando la crisi finanziaria sarà finita.
Il progetto prevede che dal 2015 non si potranno più vendere in Norvegia auto alimentate esclusivamente a combustibili fossili, ma solo ibride, elettriche, biodiesel o a idrogeno.
Questi scandinavi. Immaginando che qualcuno osi l'indicibile, si può sempre contare su di loro.

ARTICOLO
Ban petrol cars from 2015, says Norway's Finance Minister Kristin Halvorsen By Alister Doyle

A PROPOSAL to ban sales of new petrol-powered cars in Norway from 2015 could help spur struggling carmakers to shift to greener models, Finance Minister Kristin Halvorsen said.
"This is much more realistic than people think when they first hear about this proposal," she said, defending a plan by her Socialist Left Party to outlaw sales of cars that run solely on fossil fuels in six years' time.
"The financial crisis also means that a lot of those car producers that now have big problems ... know that they have to develop their technology because we also have to solve the climate criss when this financial crisis is over," she said.
"That is why we would like a ban from 2015."
Under her proposal, carmakers could only sell new cars from 2015 that run fully or partly on fuels such as electricity, biofuels or hydrogen. Hybrids using fossil fuels and electricity, for instance, would still be permitted.
Ms Halvorsen's party is a junior member of Norway's three-party coalition led by the Labour Party. The 2015 proposal is unlikely to be adopted by the cabinet because it is opposed, among others, by Labour Prime Minister Jens Stoltenberg.
Still, Ms Halvorsen said she knew of no other finance minister in the world who was even arguing for such a goal.
"I haven't heard about any ministers. I'm not surprised. We are often a party that puts forward new proposals first," she said.
A 2015 ban had backing from many environmental groups around the world as a way of cutting greenhouse gas emissions.


 

RIPENSARE AL MONDO, PER BIO-REGIONI ... di Marcus125 tratto da stampalibera.com/

Le città non devono sparire, ma cambiare, mettendosi al servizio delle loro bio-regioni. Così parlò Giuseppe Moretti, referente italiano dei bioregionalisti, intervistato da Daniel Tarozzi per Terranauta. Bioregionalismo? «E’ la possibilità di rinnovare la nostra cittadinanza sulla Terra, rispettando tutti gli esseri viventi». Da Francesco d’Assisi alla spirale della crisi planetaria: «La nostra non è un’ideologia, ma un’attitudine di buon senso e di umiltà». Meglio allora considerare la Terra come un insieme naturale di bio-regioni, regolate dal ciclo dell’acqua malgrado le devastazioni dell’homo tecnologicus: «Da quando l’uomo ha imparato a scheggiare le rocce per ricavarne punte di lancia, la tecnologia non ci ha mai lasciato. Ma la tecnologia, di per sé, è neutra: dipende dall’uso che ne se fa. E oggi, finalmente, possiamo scegliere».

Nata negli Usa negli anni ‘90 e i primi 250 gruppi e poi sviluppatasi in Messico, Canada, Sud America, Australia, Asia ed Europa, la corrente bioregionalista che vede tra i suoi massimi interpreti l’inglese Etain Addey (autrice di “Una gioia silenziosa”) annovera tra i suoi antenati italiani i fondatori della rivista “AAM Terra Nuova”, aggregazione informale ora sfociata nella Rete Bioregionale Italiana, che ad ogni solstizio pubblica i “Quaderni di vita bioregionale” ed ogni equinozio il giornale “Lato selvatico”. «Appartengo alla cosiddetta generazione degli anni ’60, non ho mai smesso di scrutare le idee dei movimenti alternativi», racconta Moretti. «Conobbi l’idea bioregionale quando avevo già scelto di ritornare alla terra, dopo una parentesi di lavoro dipendente in città». Decisivi i contatti coi pionieri americani, come Peter Berg e Judy Golhaft.
Il bioregionalismo, spiega Moretti, considera il pianeta come un unico organismo vivente, suddiviso in bioregioni. «Sono le regioni naturali della terra, luoghi definiti per continuità di flora e di fauna o per interezza fluviale, grandi a sufficienza da sostenere un’ampia e complessa comunità di esseri viventi. L’uomo è parte integrante di tutto questo, non il suo signore e padrone: l’umiltà è saggezza, visto il divario tra la mente umana e quella della natura». Ri-abitare la terra con occhi nuovi, dunque. Percepire «l’importanza di vivere in un ambiente sano e diversificato» e comprendere che «dalla salute delle acque, dei boschi e del mondo animale dipende la nostra stessa salute», e che «dal diritto di libertà e giustizia sociale dei popoli dipende la nostra stessa libertà e giustizia».
«Ogni cosa è connessa l’una all’altra, su questa terra». Convizione che i buddisti fanno propria da migliaia di anni (i biologi da molto meno) e che ora i bioregionalisti ribadiscono, partendo dall’elemento più vitale: l’acqua. «Il ciclo dell’acqua – dice Moretti – fa della terra un unico grande bacino idrografico. E il bacino idrografico in cui ognuno di noi vive è il contesto della nostra pratica: un bacino idrografico è di fatto una bioregione, e viceversa. Prendersi cura del proprio bacino idrografico, della propria bioregione, significa quindi assumersi le proprie responsabilità, qui e ora, di fronte ai problemi che sono ormai su scala globale: ecco perché oggi è importante ri-abitare la terra in senso bioregionale».
Naturalmente, senza rifiutare scienza e tecnologia. «Oggi possiamo scegliere: di scaldare l’acqua con la legna o coi pannelli solari piuttosto che con l’energia fossile; possiamo scegliere di coltivarci parte del nostro cibo o acquistarlo da produttori ecologicamente consapevoli e liberi dagli ingranaggi speculativi globali, piuttosto che dalla grande distribuzione; possiamo scegliere di ignorare le mode e comprare solo le cose di cui abbiamo effettivamente bisogno, piuttosto che essere succubi di un sistema che fa del consumismo la propria ragione di essere. Dobbiamo ri-ascoltare la nostra natura selvatica: consumare senza sprecare, produrre senza distruggere, vivere e lasciar vivere».
Giuseppe Moretti e i bioregionalisti tifano per la Decrescita Felice, gli ecovillaggi, i seedsavers che custodiscono varietà antiche di semi; partecipano ai gruppi d’acquisto solidale e alla finanza etica, promuovono eco-tecnologie e prodotti a chilometri zero. «Le sorti del cambiamento non sono prerogativa di pochi, tutti possono incidere». Inutile aspettarsi miracoli dagli economisti: non hanno soluzioni, dice Moretti, a parte inventarsi «guazzabugli» grazie ai quali «a perderci sono sempre i più deboli». Non c’è da stare allegri: «Il mondo oggi è talmente imbevuto nel mito del potere, sia politico che economico o religioso, che difficilmente rinuncerà ai privilegi acquisiti».
Una rivoluzione culturale: a questo punta il bioregionalismo. «Non un cambiamento a livello di governi, ma un rivoltamento completo nel modo di intendere il nostro essere qui sulla terra». Illusioni da ex hippy? «Siamo una evoluzione di tutti quelli che con immaginazione, creatività e caparbietà hanno, nel corso del tempo, cercato di migliorare, sia spiritualmente che mentalmente, se stessi prima e la società poi, così da ridurre sia l’impronta umana sul pianeta che l’arroganza del potere e l’avidità di pochi sulla gente e sulla natura», constata Moretti. «Abbiamo fallito? Da quello che si vede sembra di sì, ma è vero anche che questo è un percorso lungo, che richiede tempo, pazienza e dedizione. L’importante è non smettere di ‘seminare’».

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RICCARDO PETRELLA:«L’ACQUA, UN BENE COMUNE A RISCHIO» ... di Viola Fiore – Paris


Intervista a Riccardo Petrella, 67 anni, professore, consigliere della Commissione europea, fondatore dell’Ierpe e militante del diritto all’acqua. «Le guerre per l’oro blu sono già cominciate».
Quando lo raggiungiamo a telefono, all’inizio di agosto, si trova a Verona, città nel nord dell’Italia. Il tono della voce è forte, vivace e la conversazione parte in automatico senza lasciarci formulare la domanda. Del resto, Riccardo Petrella è abituato a parlare in pubblico, a spiegare e rispiegare, i motivi che hanno fatto di questo “operaio della parola” – come lui stesso si definisce – uno dei più strenui difensori del diritto all’acqua. Da professore sperimentato, che ha insegnato Mondializzazione dell’Economia all’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, tenuto corsi alla Libera Università di Bruxelles (sezione olandese) e partecipato alla creazione dell’Università del Bene Comune – un progetto nato nel 2001/02 a seguito dei Lavori del Gruppo di Lisbona, che parte dal principio che la conoscenza è un bene dell’umanità – Petrella argomenta le sue idee con chiarezza, e senza disdegnare l’ironia. Per questo non ci si stanca di ascoltarlo ragionare.

La coca-colizzazione dell’acqua
Senz’acqua, si sa, non c’è vita. Ma l’acqua non è una risorsa inesauribile e i media ci stanno abituando alla prospettiva di una crisi e al conseguente aumento del prezzo del nuovo petrolio, l’“oro blu”. «La tendenza attuale, predominante nell’Ue, è quella di affidare la fornitura dell’acqua potabile ai privati, delegando al mercato l’allocazione di una risorsa e trasformandola, quindi, in merce». Perché? Per Petrella l’imperativo dominante sarà sempre più quello di mantenere alta la capacità di offerta dell’acqua, poiché la domanda è destinata ad aumentare, sia per l’aumento della popolazione, sia a causa della crescita economica. A tutto ciò bisogna aggiungere il degrado a cui l’acqua, a causa dell’inquinamento, va incontro. E per mantenere alta l’offerta, niente di meglio del ricorso a costose soluzioni tecnologiche, come la desalinizzazione dell’acqua di mare, la costruzione di grandi dighe e la depurazione.
A questo punto, secondo Petrella, la domanda da porsi è: chi paga la tecnologia? «Il capitale privato, è ovvio. Dal 2000 ad oggi si è creata una vera e propria nebulosa di fondi di investimento internazionali specializzati in acqua: raccolgono capitali pubblici e privati (hanno racimolato ad oggi 30-40 miliardi di dollari) per investirli nei grandi gruppi come Suez, Veolia ecc., leader mondiali in servizi ambientali». Alla gestione dell’acqua sono interessati anche gruppi come Nestlé, Danone o Coca-Cola. «Ogni anno si producono 130 miliardi di bottiglie di Coca-Cola, il che vuol dire un grande uso di acqua… ecco che Coca-Cola ha tutto l’interesse ad acquisire i terreni con le falde acquifere, con la scusa che è interessata alla qualità dell’acqua che usa».

La politica europea dell’acqua: a tutta liberalizzazione?
Petrella, fondatore dello Ierpe, Istituto europeo di Ricerca sulla Politica dell’acqua, fa anche parte del Comitato internazionale per il Contratto mondiale sull’Acqua e ha scritto il Manifesto dell’Acqua, nel quale propone un governo comune della risorsa basato sul ricorso alla finanza pubblica e alla partecipazione attiva dei cittadini. Infatti, secondo lo studioso, solo de diventa un bene pubblico l’acqua potrà arrivare anche a chi (ad oggi un miliardo e mezzo di persone) ancora non ne ha accesso. «Negli ultimi anni abbiamo spinto il Parlamento europeo a dichiarare l’acqua un diritto umano, che perciò non deve essere regolato dai principi del mercato. Nel marzo del 2006 il Parlamento europeo ha sancito all’unanimità il diritto all’acqua, ma i limiti della sua azione sono risultati evidenti pochi giorni dopo, al quarto Forum Mondiale dell’Acqua di Città del Messico». In quest’occasione, sede infatti, la Commissione europea venne incaricata di trasmettere la risoluzione del Parlamento, ma la Conferenza Interministeriale a conclusione del Forum la ignorò totalmente, affermando che l’acqua era un bene economico. «Sa che cosa ha risposto la Commissione ai parlamentari europei che le chiesero spiegazioni? Che i suoi membri avevano il mandato del Consiglio dei Ministri dell’Unione, favorevole in maggioranza alla liberalizzazione dell’acqua!»

Lobbie private e lobbie di Stato
La differenza di vedute tra Istituzioni europee non deve trarre in inganno. «Lo stesso Parlamento ha in maggioranza una visione di questo tipo: l’acqua è un diritto, ma sempre più i diritti hanno costi che la finanza pubblica non può sopportare e diventa necessario ricorrere a soluzioni manageriali, ovvero alla privatizzazione dei servizi idrici».
Del resto, le Istituzioni europee sono influenzate, nelle loro scelte sia dalle multinazionali dell’acqua sia, dai singoli Stati. Un esempio? La Francia ha fatto approvare la direttiva quadro del 2000 nella quale, senza dirlo esplicitamente, l’Ue apriva alla privatizzazione dell’acqua. «La scuola francese è la più influente in Europa: non stupisce: nove delle prime dieci imprese idriche mondiali sono europee, e le più forti sono francesi. Altro dettaglio: il consigliere personale politico di Chirac tra il 2000 e il 2007, Jérôme Monod, era il Presidente di Suez-Lyonnaise des eaux».
«Un utopista, io? Sì, è quello che mi sento dire in continuazione nelle sedi europee. Ma, secondo lei, cosa impedisce che la finanza pubblica si prenda a carico la gestione dell’acqua? Non copre forse le spese militari? E siamo coscienti del fatto che le guerre per l’acqua sono già cominciate e aumenteranno in futuro?»

VIDEO INTERVENTO DI PETRELLA A FIRENZE - parte 1
VIDEO INTERVENTO DI PETRELLA A FIRENZE - parte 2


 

Ecco il pacchetto definitivo energia-clima 2020 ... tratto da QualEnergia

Gli emendamenti adottati dal Parlamento Europeo il 17 dicembre 2008 sono stati accolti dal Consiglio dell’UE. Tutti i nuovi atti del pacchetto europeo energia-clima 2020 sono ora definitivi.
Il Consiglio dell’UE ha adottato il 6 aprile il pacchetto legislativo energia e clima che contiene le misure per combattere i cambiamenti climatici e promuovere le energie rinnovabili. Come è risaputo l’obbiettivo generale del pacchetto è quello di conseguire una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% e una quota del 20% di energie rinnovabili del consumo energetico totale dell’UE nel 2020 (vedi comunicato).
Il pacchetto è stato proposto dalla Commissione Europea nel gennaio 2008. E’ stato adottato in prima lettura con procedura di co-decisione dopo essere stato discusso al Consiglio Europeo del 12 dicembre 2008. Accettando tutti gli emendamenti adottati dal Parlamento Europeo il 17 dicembre 2008, il Consiglio ha ora adottato in modo definitivo i nuovi atti.

Il pacchetto comprende gli atti (qui in pdf) relativi a:
• nuove regole per la promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili (Vedi Direttiva)
• la revisione del Sistema comunitario di scambio delle quote delle emissioni di gas serra (European Union Emissions Trading Scheme – EU
ETS)
• gli sforzi condivisi (Effort Sharing) tra gli Stati Membri al di fuori dell’EU
ETS per ridurre le emissioni di carbonio
nuove regole per auto più pulite in Europa
• nuovi standard di qualità per i carburanti e i biocarburanti
• un quadro normativo per la cattura e il confinamento di anidride carbonica (Carbon Capture and Storage
CCS).

In merito alla Direttiva sulle fonti rinnovabili, ciascun paese dell’Unione Europea dovrà adottare entro il giugno 2010 un piano di azione nazionale che miri al proprio target nazionale obbligatorio di domanda di energia da rinnovabili nel settore dei trasporti, dell’elettricità, del riscaldamento e raffrescamento. Per ottenere questo obiettivo i paesi dovranno poi adottare schemi o misure sostegno in cooperazione con i diversi stati membri e con paesi terzi.


 

A Conegliano Veneto il primo eco-edificio costruito con rifiuti della raccolta differenziata ... tratto da Terranauta

Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale), il consorzio che da sette anni si occupa della gestione di tutti i servizi di igiene ambientale di 35 Comuni nella provincia di Treviso, riceverà il premio Energy Globe Award nell'ambito del progetto "La sostenibilità ha trovato casa" grazie alla realizzazione della nuova sede costruita interamente con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Il primo edificio interamente ecologico ed eco-compatibile d'Italia.
Il Presidente di Savno Riccardo Szumski ha così commentato questo grandioso successo: "L'assegnazione di questo importante riconoscimento internazionale corona l'impegno di Savno sul tema della raccolta differenziata e della sostenibilità ambientale e riconferma il ruolo decisivo e strategico della Società nell'innescare efficaci azioni di promozione, diffusione e sensibilizzazione ambientale.
Quando abbiamo costruito la nostra eco-sede con materiali provenienti da raccolta differenziata abbiamo voluto fare una scommessa: se invitiamo i cittadini a riciclare dobbiamo dimostrare che la raccolta differenziata non è una cosa vana, e dare loro il buon esempio. E con i rifiuti raccolti siamo riusciti a creare non solo un palazzo, ma anche un simbolo: il simbolo della sostenibilità.
Gestire in modo intelligente le risorse è possibile!
Per questo vogliamo dedicare questo successo anche a tutti i cittadini e agli amministratori dei comuni in cui operiamo, grazie all'impegno dei quali l'importante progetto di costruzione della sede ha potuto realizzarsi".
Costruito su 2 piani, per una superficie di 600 metri quadrati, l'edificio è stato progettato secondo i criteri della più moderna "bio-architettura" e realizzato in ogni sua parte, dalle fondamenta fino al tetto, utilizzando rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, come l'acciaio, metallo riciclato e riciclabile all'infinito e soprattutto non dannoso per l'uomo, che ne compone la struttura portante.
Dal recupero delle bottiglie in Pet provenienti dalla differenziata dei 35 Comuni trevigiani, derivano invece gli speciali fogli in poliestere utilizzati per l'isolamento termo-acustico della struttura.
Si tratta di fibre di plastica altamente fono e termoisolanti, "termolegati" cioè privi di resine leganti e colle, nonché autoestinguenti, vale a dire che non producono fumi tossici in caso di incendio.
Il giardino pensile sul tetto dell'edificio creato utilizzando il compost proveniente dalla raccolta differenziata
Anche l'isolamento dei pavimenti è ottenuto con materiale proveniente dalla raccolta differenziata: è stata, infatti, impiegata una particolare fibra di cellulosa realizzata utilizzando i quotidiani riciclati, un materiale naturale e con ottime caratteristiche isolanti che richiede poca energia per essere prodotto e può essere riciclato all'infinito.
Infine i pannelli in legno-cemento utilizzati per il tamponamento, anch'essi riciclabili al 100% e prodotti con il consumo di pochissima energia, provengono dagli scarti delle segherie.
Materiali riciclati e riciclabili quindi, dotati di certificato bio-ecologico, ma non solo: la struttura vanta, infatti, soluzioni impiantistiche all'avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili.
Il risparmio energetico sarà garantito anche dal sistema di climatizzazione geotermica, scelto per il riscaldamento e il raffrescamento dell'edificio, garantito da fonti rinnovabili per cui il 70% dell'energia sarà fornito dall'accumulo della massa terrestre.
Per limitare l'impatto termico ed ambientale, inoltre è prevista la realizzazione di un giardino pensile sul tetto dell'edificio, creato utilizzando il compost proveniente dalla raccolta differenziata. Si tratterà di un vero e proprio "tetto verde" accessibile, in grado di proteggere dalle escursioni termiche, trattenere le polveri sottili dell'aria e conservare l'umidità.
È stato, infine, predisposto un impianto per la raccolta dell'acqua Piovana, che verrà utilizzata per alimentare le piante ed i servizi igienici.


 

MANIFESTO PER LA SOSTENIBILITA' ... da Casaclima


All’inizio degli anni ’90, nel corso del Vertice della Terra di Rio de Janeiro, al pubblico mondiale furono mostrate in modo inequivocabile le conseguenze che avrebbero avuto sulle persone e sull’ambiente il crescente sfruttamento delle risorse, il velocissimo incremento delle emissioni di gas ad effetto serra e l’inarrestabile inquinamento degli ecosistemi mondiali.
Oggi sappiamo che queste minacce hanno raggiunto una dimensione allarmante. Al costante aumento della popolazione mondiale ed al crescente divario fra ricchi e poveri si aggiungono una fame insaziabile di risorse ed un cambiamento climatico che avviene in tempi sempre più rapidi.
Uno sviluppo attento al futuro deve conciliare equità sociale, attenzione ecologica ed efficienza economica. E’ però indispensabile intervenire rapidamente. Non abbiamo più tempo da perdere. E’ giunto il momento di agire in modo risoluto a livello mondiale.
Gli edifici dissipano circa la metà dell’energia globale. Le tecnologie per costruire abitazioni più parsimoniose dal punto di vista energetico sono già disponibili da molto tempo: è dunque ora di applicarle. Grazie al risanamento energetico, negli edifici esistenti è possibile ridurre fino all’80% le emissioni di anidride carbonica prodotte dal riscaldamento e dai sistemi di produzione dell’acqua calda.

Il Decalogo del Sole – Dieci principi per un costruire sostenibile
Siamo noi esseri umani i responsabili dell’attuale sviluppo senza futuro. C’è però una buona notizia: noi possiamo imprimere una svolta perché esistono soluzioni applicabili immediatamente. Per realizzarle però è necessario uno sforzo collettivo da parte di tutte le istituzioni sociali, politiche ed economiche.
Il filosofo Hans Jonas formulò il seguente imperativo: ”Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra”. Questa esortazione si rivolge a tutte le categorie lavorative della società, ma un gruppo più di altri, quello dei progettisti e dei tecnici, è chiamato ad assumere un ruolo particolare nella via verso lo sviluppo sostenibile. Il motivo: le costruzioni permangono nel tempo ed influiscono in modo decisivo sulle qualità ecologiche, economiche, socioculturali e funzionali della società cui appartengono; solo se ognuno di noi si assume le proprie responsabilità possiamo perseguire un futuro sostenibile.
I dieci principi sono un assunto individuale e volontario, ma allo stesso tempo rappresentano una guida per tutti coloro che intendono partecipare attivamente a favore di uno sviluppo sostenibile. Lo scopo è quello di incoraggiare ogni singolo ad impegnarsi con entusiasmo e buonsenso ed accelerare così la trasformazione del nostro sistema energetico, sia per quanto riguarda la produzione, che l’utilizzo dell’energia.

1. Noi siamo figli del sole. Il sole è la nostra unica, inesauribile fonte di energia e fondamento di tutte le forme di vita sulla Terra. L’utilizzo dell’energia solare nel nostro modo di costruire ed abitare migliora la qualità di vita.
2. Noi sosteniamo una rivoluzione energetica globale fondata sull’efficienza, sul risparmio energetico e sull’utilizzo di energie rinnovabili.
3. Noi creiamo ambienti di vita sani e confortevoli, che favoriscono la crescita della consapevolezza dei fruitori, risparmiando nel contempo risorse e rispettando l’ambiente. Spazi in cui vivere inseriti nel ciclo naturale e che dialogano con le tradizioni costruttive locali.
4. Noi mettiamo al centro le persone, sia quelle che oggi abitano questi spazi, sia quelle che vi abiteranno domani. Siamo coscienti che l’architettura è espressione di desideri, nostalgie, sogni e bellezza, ma tutto questo non deve essere in contrasto con la vita. Al centro non mettiamo l’individualizzazione della società, ma l’agire solidale. Ogni abitante della Terra ha il diritto di condurre una vita dignitosa.
5. Noi perseguiamo la bellezza e cerchiamo di raggiungere un benessere ecologico, che non metta in pericolo il ciclo naturale pregiudicandone irreversibilmente la capacità di auto-rigenerazione.
6. Noi operiamo consapevoli che gli edifici dovranno essere utilizzati dai 50 fino ai 100 anni ed anche più. Per questo i provvedimenti finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente sono efficaci a lungo termine. I quartieri residenziali saranno attuali anche in futuro se esteticamente gradevoli ed attrattivi per tutti.
7. Noi trasformiamo il passato in futuro risanando energeticamente gli edifici esistenti. Questo ci permetterà di impiegare meno energia per assicurare il comfort. Si ridurranno così le emissioni di sostanze inquinanti e di gas ad effetto serra.
8. Noi scegliamo, per tutti gli edifici di nuova costruzione, uno standard che non necessita più (o quasi più) di energia. Impieghiamo materiali sani e tecnologie ecocompatibili considerandone globalmente gli impatti nella valutazione ecologica. Provvediamo inoltre a un’illuminazione e a un’acustica ottimale nonché a una buona qualità dell’aria, in quanto tutti questi fattori incidono in modo significativo sulla qualità di vita.
9. Noi applichiamo con intelligenza le tecniche che utilizzano in modo economico ed efficiente la risorsa energia, consci che anche i cantieri si contraddistinguono per un impatto ambientale ridotto. Allo stesso tempo diamo la preferenza alle energie rinnovabili.
10. Noi siamo innanzitutto flessibili mentalmente. Le nostre azioni sono rivolte ad una mobilità sociale ed ecosostenibile. Noi diamo la precedenza a soluzioni che risparmiano energia e risorse e che sono in grado di venire incontro alle necessità del singolo senza per questo limitare quelle degli altri.

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DIALOGHI VIRTUOSI ... di Marco Boschini

Centinaia di persone hanno affollato la tre giorni salentina promossa dall’Associazione Comuni Virtuosi lo scorso fine settimana.
“Dialoghi virtuosi” è andato in scena nella splendida cornice del Convento degli Agostiniani di Melpignano (LE) e ha accolto personaggi illustri del mondo politico, scientifico e dello spettacolo: il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il giornalista televisivo Sandro Ruotolo, la professoressa Patrizia Gentilini, il presidente del Movimento per la Decrescita Felice Maurizio Pallante, il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Vernneri, il responsabile Energia di Confindustria Paride De Masi, gli scrittori Nello De Padova e Roberto De Donno e, in collegamento telefonico il cantante Piero Pelù e il comico Beppe Grillo.
A questi si sono aggiunti decine di amministratori locali provenienti da ogni parte d’Italia, che si sono confrontati sui temi al centro dei “Dialoghi virtuosi”: efficienza energetica, strategia Rifiuti Zero e decrescita felice.
Nell’assemblea annuale di domenica mattina, l’Associazione Comuni Virtuosi ha ufficialmente ratificato l’adesione alle due campagne nazionali promosse sul campo e sperimentate da alcuni dei comuni iscritti: “Stop al consumo di territorio” con l’esperienza pilota di Cassinetta di Lugagnano (MI) e “Zero Waste” con il Comune di Capannori (LU).
Ai temi ambientali e alle serrate discussioni pubbliche si sono affiancati momenti conviviali e ludici: nei tre giorni del festival sono stati attivati in collaborazione con la Ludoteca del Comune di Melpignano (LE) alcuni laboratori creativi, che hanno coinvolto i bambini nella realizzazione di giochi fatti con materiali di recupero. Inoltre tutti i partecipanti hanno ricevuto in dono una borsino di tela con il logo della manifestazione realizzata da una cooperativa sociale di donne carcerate nella Casa circondariale di Lecce.
Tutta la manifestazione è stata trasmessa in diretta da SALENTO WEB TV, media partner dell’evento, che ha seguito i lavori dell’intera manifestazione permettendo a chi non era presente a Melpignano di seguire gli incontri in diretta comodamente dal proprio PC. Uno sforzo importante che permetterà a chiunque di accedere dal sito istituzionale della rete alle registrazioni dell’intera manifestazione.
Tra le prossime azioni programmate nell’assemblea di domenica il lancio di una campagna nazionale per la messa al bando delle borsine di plastica (“Porta la sporta”) in collaborazione con il WWF, l’attivazione di un circuito interno all’Associazione di valorizzazione del “turismo virtuoso”, la programmazione di corsi di formazione itineranti rivolti agli enti locali su temi come la gestione del territorio, l’energia e i rifiuti, la realizzazione della terza edizione del Premio nazionale dei Comuni a 5 stelle, la pubblicazione del documentario “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle”.
Progetti di efficienza energetica che hanno permesso di abbattere la bolletta del comune del 50%, percentuali di raccolta differenziata che sfiorano l’85% e oltre, territori che all’incenerimento dei rifiuti hanno preferito filiere corte ed efficaci di recupero e riutilizzo di materiali post-consumo.
Questi ed altri sono stati i tantissimi spunti che hanno arricchito ed entusiasmato i presenti rispetto alle tante buone prassi in corso di sperimentazione in giro per l’Italia: tre giorni in cui si è respirata un’aria nuova e un ottimismo tangibile, proprio in un momento in cui si parla a spron battuto di crisi ed emergenza sociale.
Una ventata di rinnovamento e proposte concrete, in grado di soddisfare la tutela dell’ambiente, la partecipazione dei cittadini alle scelte di una comunità, il taglio degli sprechi e un significativo miglioramento della qualità della vita.
Luca Fioretti – Presidente Associazione Comuni Virtuosi e Sindaco di Monsano (AN)
Sergio Blasi – Sindaco di Melpignano (LE)
Marco Boschini – Assessore Comune di Colorno (PR) e Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
http://www.comunivirtuosi.org
http://www.marcoboschini.it


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