APPUNTAMENTI



LE TORRI ENERGETICHE... di Pino Delle Donne - FONTE

Risolti i problemi energetici planetari con un’energia a basso costo. (ma questa non e’ una buona notizia)
Dopo la sequenza di atti di terrorismo, culminanti in questi ultimi mesi con la strage di Bali e il maxi sequestro di Mosca, ci sembra di vivere in uno stato di follia interplanetaria.
Siamo in un momento nel quale l’umanita’ dovrebbe riscoprire le idee che danno speranze e voglia di collaborare in modo solidale, perche’ se non iniziamo ad allentare le tensioni la situazione continuera’, nel breve periodo almeno, a peggiorare.
E siamo rimasti molto stupiti dalla constatazione che le buone notizie interessano poco proprio quando sarebbero piu’ utili.

Tutti sanno che dietro gli odi che dilaniano il mondo ci sono colossali interessi legati al petrolio. Cosa succederebbe se domani mattina si annunciasse che il petrolio non serve piu’ a niente perche’ abbiamo una nuova fonte di energia a prezzo bassissimo e in quantita’ sterminata?
Beh, ce ne sarebbe per smetterla con stragi, massacri e vendette tragiche. Se il petrolio diventasse all’istante un prodotto largamente e vantaggiosamente sostituibile che ragione ci sarebbe di continuare ad azzannarsi per possederne il mercato?
Bene, siamo spiacenti di rendervi noto che se una simile rivoluzionaria invenzione fosse annunciata non succederebbe proprio niente di nuovo e tutti continuerebbero con l’instancabile pratica del massacro. Si, perche’ quest’invenzione mirabolante c’e’ veramente. E non lo riportano oscure agenzie di stampa nascoste nei meandri insondabili della rete delle reti. Ne da’ notizia Il Corriere della Sera, con tutta l’aurea della sua rispettabilita’. Certo non va a strombazzarlo in prima pagina. La notizia e’ stampata a pagina 148 del suo inserto “Sette” (numero 49). E si tratta pur comunque di un bell’articolo di 3 pagine, con tanto di illustrazioni e foto. Vogliamo credere percio’ che non sia una leggenda metropolitana. I fatti, in sintesi, sono semplici e di facile comprensione. Addirittura nel 1975, Philip Carlson, statunitense, inventa un sistema per creare energia elettrica sfruttando il movimento dell’aria che raffreddandosi va verso il basso.
Si tratta di un principio in effetti noto da piu’ di 6 mila anni. Lo usavano gia’ nel deserto per refrigerare le abitazioni poste nelle oasi. I sahariani primitivi sapevano che creando una corrente d’aria in un camino si ottiene che l’aria che va verso il basso si espande ed espandendosi si raffredda. In questo caso si sfrutta un altro aspetto della fisica delle pressioni dell’aria e della sua temperatura. Vaporizzando acqua in cima a un grande camino si puo’ raffreddare l’aria e farla precipitare verso il basso creando, nel camino, una forte corrente, in grado di azionare una turbina e produrre cosi’ elettricita’.
Nel 1982 il professor Zaslavsky, israeliano, e’ incuriosito dalla potenza che puo’ avere una depressione mentre studia le differenze di densita’ atmosferica sul Mar Morto. Inizia una ricerca e scopre l’esistenza del brevetto di Philip Carlson, e inizia a lavorarci insieme a un’equipe. Riescono a ottimizzare il progetto, a trovare i fondi e ora stanno costruendo 2 torri energetiche, una sul Mar Morto e una in India.
Si tratta in effetti di un progetto notevole. Una torre alta da un minimo di 400 metri a un massimo di 1200. Praticamente un enorme tubo che puo’ funzionare solo in paesi dove le temperature atmosferiche siano elevate e in prossimita’ del mare.
Alla base del tubo c’e’ un bacino pieno d’acqua che viene dissalata e pompata in cima alla torre. Quindi viene vaporizzata verso il centro del cilindro cavo e cosi’ raffredda l’aria che di giorno e’ bollente. L’aria precipita e acquista velocita’ e potenza perche’ piu’ scende rapida e piu’ si espande e si raffredda. Insomma, senza entrare troppo nei dettagli, questi impianti risultano veramente rivoluzionari. Anche dal punto di vista del rapporto tra costi e ricavi. Calcolando l’investimento per costruire una torre (costo sicuramente notevole) un kilowatt di energia costerebbe dai 2,47 ai 3,88 centesimi di dollaro, meno anche dell’energia atomica (3,31-5,05 centesimi di dollaro) e dell’energia ricavata dal gas (3,98-4,47 centesimi di dollaro).
Esaltante anche la resa: 230 miliardi di kilowatt all’anno e una sterminata quantita’ di acqua dissalata da usare per l’agricoltura come sostanza di scarto.
Per capire la misura della produzione in termini energetici basti pensare che gli esseri umani oggi consumano complessivamente circa 8 mila miliardi di kilowatt.v Cioe’ basterebbero circa 34 torri per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica del pianeta. Se poi tutti i 6 miliardi di abitanti della terra consumassero quanto un italiano medio il consumo globale del pianeta salirebbe a 32 mila miliardi di kilowatt: basterebbero circa 136 torri per soddisfare il bisogno energetico dell’umanita’ del futuro.
Ah, dimenticavamo di farvi notare che la produzione di energia non implica nessun tipo di inquinamento. Si tratta di una tecnologia assolutamente pulita…
Beh, non e’ una bella notizia?
E’ come quando hanno inventato il telefono ed e’ finito il commercio dei piccioni viaggiatori. Evidentemente nessuno ha percepito il segnale rivoluzionario presente in questa notizia. E certo qualcuno ha fatto finta di non recepirla. E probabilmente hanno ragione. Tutti sanno che alla fine le lobby del petrolio non accetteranno di essere cancellate nel giro di un paio di anni e punteranno i piedi e sono disposte anche a indire delle guerre pur di salvare i loro profitti.
Ma, sapete com’e': non e’ detto. Non avevano previsto l’esplosione dei personal computer e di internet, magari si sbagliano anche su questo. Magari riusciamo a far scoppiare la moda… Non c’e’ nessuno che ha un giardino di 1000 metri per 1000, in riva al mare, in un paese tropicale? Certo una torre di 1200 metri per 400 di diametro non e’ un gadget alla portata di tutti. Magari pero’ si puo’ fare un gruppo d’acquisto… Un’enorme cooperativa… Hai visto mai?




IL DISASTROSO STATO DELLA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA... di Andrea Boretti

Da che riesco a ricordare si parla dello sfascio della scuola italiana, di edifici cadenti mai ristrutturati, di scuole coperte di amianto come il liceo Rebora di Rho, di tagli ai finanziamenti per l'educazione, sia essa dell'obbligo oppure universitaria; da che riesco a ricordare però si parla anche di punte di eccellenza e di una scuola elementare tra le migliori al mondo.

Domenica scorsa nella trasmissione Presa Diretta, Riccardo Jacona e i suoi collaboratori hanno cercato di raccontare quale sia l'attuale stato della scuola italiana, sia quella pubblica, o meglio, statale, sia quella privata, o meglio, paritaria.
Il quadro che ne è uscito è sconsolante. Da un lato troviamo una scuola statale nella quale oltre agli storici deficit, cominciano a farsi sentire i tagli della "riforma" Gelmini, con meno ore di lezione e meno insegnanti - sia "normali" che di sostegno - dall'altro troviamo una scuola privata che si configura come una vera propria scuola di elite in cui tutto funziona, le attrezzature a disposizione degli alunni sono d'avanguardia, le strutture in condizioni perfette e gli insegnanti messi in condizione di fare anche di più di quanto i normali programmi prevederebbero (ore di teatro, seconde lingue, danza, musica, ecc, ecc...).
Cosa crea questa differenza? Dopotutto le scuole paritarie, come recita la legge n.62 del 10 Marzo 2000, sono paritarie in quanto "svolgono servizio pubblico", ovvero niente di meno di quello che fanno o dovrebbero fare le scuole statali. La differenza la fanno i soldi.
La scuola pubblica paritaria è, infatti, una scuola a pagamento, una scuola cioè che di anno in anno può, se lo ritiene necessario, aumentare la retta dei propri iscritti. Succede così, come ci ha mostrato presa diretta che esistano scuole (e stiamo parlando di elementari e medie) che arrivano a costare sette, otto o novemila euro l'anno.
Cominciano a farsi sentire i tagli della "riforma" Gelmini, che prevedono meno ore di lezione e meno insegnanti.
Questo tipo di scuole sono scuole con fatturati di milioni di euro, scuole di elite, perchè solo pochi possono permettersi il costo elevato dell'iscrizione.

Al contrario, le scuole statali di rette non ne hanno, e devono barcamenarsi con quanto ogni anno viene passato da provveditorati, province e ministero. Se però questi fondi diminuiscono di anno in anno o addirittura non arrivano - ci sono scuole che aspettano il risarcimento del pagamento anticipato delle supplenze del 2006 - la situazione si fa grave.
Jacona ci mostra così una scuola di Palermo che ormai da anni non avendo fondi a sufficienza chiede un contributo volontario ai genitori, 15 euro ad alunno, non molto ma abbastanza per pagare quanto meno le supplenze brevi, sicuramente non sufficienti però a far aggiustare anche il riscaldamento della sezione elementare, e così i bambini, d'inverno, sono costretti a stare in classe con giacca a vento e cappello di lana.
Ma questo non è tutto. Volendo si potrebbero raccontare altri stralci della puntata di Presa Diretta, si potrebbe raccontare dei precari che rimangono tali per tutta la vita lavorativa, si potrebbe parlare dei supplenti annuali che ogni anno si occupano di una classe differente alla faccia della continuità didattica e si potrebbe anche raccontare di quegli alunni costretti a stare in 20 in "aule" di 20 metri quadri ovviamente non a norma, ma l'ultima cosa che vogliamo affrontare è la questione dei finanziamenti pubblici alla scuola privata.
Il "buono scuola" lombardo, ad esempio, sarebbe un aiuto fino a 1000 euro che la regione da a chi volesse mandare i figli alle scuole paritarie, questo in nome della libertà di scelta si dice. E' chiaro però che quando una scuola costa 7000 euro l'anno quei mille euro vanno finire in tasca di chi già i soldi li ha a scapito di chi invece, oltre a non avere scelta è costretto a mandare i propri figli in una scuola letteralmente sempre più povera.

Quando una scuola costa 7000 euro l'anno i mille euro di finanziamenti statali vanno finire in tasca di chi già i soldi li ha, a scapito degli istituti pubblici.
Entrando nei numeri, secondo l'Eurispes da quando nel 2000 le scuole private sono state parificate, queste hanno cominciato a ricevere una serie di finanziamenti che aumentati di anno in anno, ammontano nella finanziaria 2010 a 130 milioni di euro.
A questi vanno aggiunti i finanziamenti regionali, dati a vario titolo e che raggiungono il loro picco nel Nord. Alcuni esempi: - la "dote per la libertà di scelta" (45 milioni di euro, Lombardia, 2008); - bonus scuola per le paritarie (14 milioni, Piemonte); - bonus scuola provinciale (1,3 milioni, Provincia di Trento).
E questi sono solo alcuni esempi. Da una parte si da e dall'altra si taglia, l'operazione è chiara e sempre a senso unico. La speranza, diciamo sempre noi, sta nelle trasmissioni come quelle di Jacona, dove le coscienze vengono informate e messe in grado di indignarsi di tanta ingiustizia; speranza però che rischia di trasformarsi in disillusione quando ci si rende conto che dopo un'ora e mezza di racconto straziante, ben poco si è mosso sui giornali, niente si è visto in televisione e non un sospiro è uscito, a commento e sostegno della scuola statale, dal "nostro" parlamento.





ECO-INGANNI PUBBLICITARI: SAN BENEDETTO IN CATTIVE ACQUE... di Alessandra Profilio

L’Antitrust ha sanzionato la Società Acqua Minerale San Benedetto per la campagna pubblicitaria sulle bottiglie “ecofriendly”
“- Plastica, + natura”: questo lo slogan con cui la San Benedetto, che negli ultimi tempi ha deciso di puntare sul verde, ha pubblicizzato le sue bottiglie “eco-friendly” . Peccato però che l’azienda, che pur di acqua se ne intende, non è riuscita a darla a bere… perlomeno non a tutti.
L’Antitrust – che il 13 maggio 2009 aveva ricevuto una richiesta di intervento da parte dell’Associazione Avvocatideiconsumatori – ha infatti sanzionato per 70 mila euro la Società Acqua Minerale San Benedetto per “pratiche commerciali scorrette”.
Questo quanto si apprende dal bollettino dell’Autorità in cui si legge che non risulta che la società “abbia proceduto a effettuare studi per dimostrare e certificare la veridicità delle affermazioni” riportate negli spot pubblicitari delle “eco”-bottiglie: “prodotte con meno plastica, meno energia e più amore per l’ambiente”, risultato reso possibile dai “costanti investimenti in ricerca che dal 1983 hanno permesso di ridurre almeno del 30% la quantità di plastica impiegata e quindi di contenere il consumo di energia”.
L’azienda veneta ha già fatto ricorso al Tar. Tuttavia, al di là della multa e del caso specifico, appare particolarmente significativo ciò che si legge nella valutazione conclusiva dell’Antitrust: “L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cd. claim ambientali o verdi, diretti a suggerire o, comunque, a lasciar intendere o anche solo evocare il minor o ridotto impatto ambientale del prodotto o servizio offerto, sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori.

L’attribuzione a prodotti e servizi di false qualità ecologiche al fine di creare un’immagine positiva dell’ambiente viene definita “greenwashing”
Poiché tali claim descrivono o evocano una qualità che vale a distinguere il prodotto offerto sotto un profilo che viene valutato positivamente dai consumatori e pertanto (…) costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole. Tale onere comporta, pertanto, l’esigenza che il claim ambientale sia attendibile e verificabile e, quindi, non utilizzato in modo generico, indimostrabile, privo cioè di precisi riscontri scientifici e documentali”.
In un momento in cui il verde fa tendenza ed il prefisso “eco” viene abbinato a prodotti di qualsiasi genere, l’Antitrust fa dunque appello all’onestà ed alla buona fede delle aziende affinché queste si astengano da un’ingannevole propaganda ecologica.
L’attribuzione a prodotti e servizi di false qualità ecologiche al fine di creare un’immagine positiva dell’azienda (o distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi) viene definita “greenwashing” , letteralmente “lavare col verde”.
Soprattutto negli Stati Uniti questa pratica si è diffusa a tal punto che il governo americano, tramite la Federal Trade Commission, ha annunciato di voler intervenire per porvi un freno.
Nel frattempo, sul sito Greenwashing Index i consumatori possono visionare diverse campagne pubblicitarie e cercare di capire in quali casi dietro la facciata verde si nasconde un riprovevole eco-inganno.




IL RICATTO OCCUPAZIONALE
...
di Marco Cedolin

La crisi economica continua a manifestarsi foriera di opportunità per l’imprenditoria di rapina, governata da banche e multinazionali, che proprio fra le pieghe del tracollo economico passato e venturo sta portando a compimento tutta una serie di obiettivi che solo una decina di anni fa sarebbero sembrati eccessivamente ambiziosi e difficilmente raggiungibili.

La progressiva limatura al ribasso dei salari (reali) dei lavoratori, la soppressione dei diritti acquisiti nel tempo, ottenuta con la complicità dei sindacati e la sempre maggiore diffusione del dumping sociale, hanno rappresentato gli strumenti attraverso i quali il lavoratore è stato deprivato della propria dignità e trasformato in una figura precaria, priva di coordinate, costretta a manifestarsi prona a qualsiasi capriccio o volere gli venga imposto in funzione di un interesse superiore.

Se la trasformazione dei lavoratori in individui mal pagati, di scarse pretese, duttili e condiscendenti rispetto ad ogni esigenza “superiore”, anche qualora in netto contrasto con i propri interessi, ha posto le basi per una migliore massimizzazione dei profitti, tale obiettivo può essere ulteriormente implementato attraverso la pratica del ricatto occupazionale che proprio sulle ali della crisi economica sembra trovare sempre più massiccia applicazione.
Gli esempi più eclatanti, sul tappeto proprio in questi giorni, sono costituiti dai casi relativi alla multinazionale americana Alcoa, al Gruppo Fiat e alle multinazionali della raffinazione petrolifera.

L’Alcoa (multinazionale dell’alluminio responsabile di gravissimi stravolgimenti ambientali in Islanda) minaccia la chiusura di due stabilimenti, in Sardegna e in Veneto, con conseguente licenziamento di circa 2000 lavoratori, se il governo non accetterà le proprie condizioni. Condizioni che comportano il “baratto” dei posti di lavoro con una tariffa energetica personalizzata che permetta all’azienda (la produzione dell’alluminio è fra le pratiche in assoluto più energivore) di pagare l’energia molto meno degli altri, magari caricando il costo dell’operazione sulle bollette di tutti gli italiani, già infarcite di tasse e prelievi di ogni sorta.

La Fiat, da sempre azienda privata sovvenzionata dallo stato a fondo perduto, intenzionata a chiudere gli impianti produttivi di Termini Imerese e Pomigliano, come contemplato nel proprio piano di ristrutturazione e delocalizzazione all’estero della produzione, ha iniziato anch’essa un braccio di ferro con il foraggiatore di sempre. Sul piatto anche in questo caso il futuro di alcune migliaia di lavoratori, in cambio di una grande quantità (centinaia di milioni di euro) di denaro pubblico, da devolvere come sempre a fondo perduto, nella speranza che il disimpegno Fiat nei confronti dell’impianto siciliano e di quello napoletano possa venire procrastinato di qualche anno.

L’Unione Petrolifera, per bocca del suo presidente Pasquale De Vita, ha fatto sapere in questi giorni che a causa della riduzione dei consumi e del calo della domanda mondiale, sarebbero a rischio chiusura cinque raffinerie, con conseguente perdita del posto di lavoro per circa 7500 dipendenti. Le raffinerie a rischio sarebbero quelle di Livorno e Pantano, Falconara, Gela e Taranto. Secondo le parole di De Vita, al di là della riduzione dei consumi il vero problema sarebbe costituito dagli alti costi della manodopera e dalle troppo severe normative in materia di riduzione delle emissioni inquinanti.
In cambio del mantenimento in vita dei 7500 posti di lavoro l‘UP non domanda in questo caso l’elargizione di sovvenzioni a fondo perduto, ma afferma di “accontentarsi” di un quadro normativo meno severo che le permetta d’inquinare più abbondantemente senza incorrere in sanzioni, con l’unica clausola che vengano tacitate le associazioni dei consumatori, ree in quest’ultimo periodo di reiterati attacchi nei suoi confronti.

Dal momento che la strada ormai è tracciata, resta da aspettarsi nei prossimi mesi ed anni un vero e proprio fiorire di ricatti occupazionali di ogni sorta, avendo la grande imprenditoria di rapina ben compreso la concreta possibilità di “riciclare” il lavoratore vessato e spogliato dei diritti in formidabile arma di ricatto per ottenere prebende, sgravi fiscali, finanziamenti a fondo perduto, deroghe ad inquinare e tutele di vario genere. A ben guardare si potrebbe affermare che per alcuni soggetti, quali grandi banche e multinazionali, la crisi economica stia rivelandosi un vero e proprio toccasana per rimpinguare i bilanci e costruire sempre nuovi profitti, se possibile più abbondanti di quelli del passato. Un toccasana, la crisi economica, arrivato proprio nel momento in cui si apprezzava il bisogno di aprire “nuovi orizzonti”, a volte stupisce quanto puntuali possano essere le fatalità.



 

GRAVE ATTACCO ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE .. tratto da disinformazione.it

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (U.D.C.) identificato dall’articolo 50-bis: ”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. (vedi articolo integrale)
La prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta. In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i “providers” dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta !
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e “tutti i blog”, che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa! Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Date la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico

Art. 50-bis.
(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".».


 

UE RICHIEDE RADDOPPIO DELLA SOGLIA CONSENTITA DI TOSSINE NELLA FRUTTA SECCA .. di Laura Simionato - Movimento Difesa del Cittadino (MDC)


Comunicato stampa
UE richiede raddoppio della soglia consentita di tossine nella frutta secca
Appello di Legambiente e MDC: a rischio la sicurezza alimentare "Le aflatossine, presenti nella frutta secca sono assolutamente note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, per questo è necessario mantenere il più possibile bassa la soglia consentita in questi alimenti.".
E' questo l'appello che Legambiente e del Movimento Difesa del Cittadino rivolgono al Parlamento Europeo circa la proposta avanzata dalla Commissione Europea sull'innalzamento dei limiti consentiti di aflatossine nella frutta secca. La richiesta sarà sicuramente accettata oggi dal Comitato dei Rappresentanti dei 27 Stati dell'Unione Europea che deciderà se allineare la legge comunitaria a quella del Codex Alimentarius, secondo cui è consentito un livello massimo di 10 µg/kg di aflatossine totali nelle mandorle, nelle nocciole e nei pistacchi pronti al consumo, superando il livello attualmente in vigore nell'UE (4 µg/kg di aflatossine totali). Il via libera definitivo al raddoppio spetterà al Parlamento Europeo, che dovrebbe pronunciarsi nei prossimi tre mesi.
Nel 2007 l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, aveva affermato la necessità di mantenere bassa l'esposizione alle aflatossine da fonti alimentari per tutelare la salute pubblica, una posizione che oggi ha scelto di modificare, appoggiando invece la proposta della Commissione Europea.
Eppure la pericolosità delle aflatossine non cambia, né è diminuita la sua diffusione nei prodotti alimentari, soprattutto per prodotti come la frutta secca. Lo confermano i dati di "Italia a tavola 2009", il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente: secondo il sistema di allerta comunitario sono le micotossine (785) i contaminanti principalmente riscontrati nella frutta secca. Si tratta soprattutto di aflatossine (782), seguite da problematiche microbiologiche. Dei 785 prodotti della categoria frutta secca, notificati per micotossine, 200 sono originari della Turchia, 167 della Cina, 164 dell'Iran e 69 degli USA.
"Come sempre l'Efsa torna indietro sulle sue posizioni per scegliere l'ipotesi meno garantista per il consumatore - ha dichiarato Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente. Questa volta è andata addirittura in contrasto con la posizione dell'Istituto Superiore di Sanità che, ad oggi, ha dichiarato nocivo per la salute l'innalzamento dei limiti di queste sostanze. E' necessario dunque che si proceda al più presto nel riformare l'agenzia per la sicurezza alimentare con una diversa modalità di gestione. Solo così sarà possibile tutelare realmente la salute alimentare dei cittadini".
"Sebbene l'esposizione alle tossine derivante dalla frutta secca sia minima che senso ha prendere un provvedimento contro la tutela della salute dei cittadini? - ha dichiarato Silvia Biasotto, responsabile Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino - Probabilmente le esigenze commerciali superano quelle di salute pubblica: paesi esportatori di frutta a guscio, come la Turchia, hanno infatti chiesto l'innalzamento dei limiti consentiti".
L'ufficio stampa Legambiente (06.86268360-53-99-76)
L'ufficio stampa Movimento Difesa del Cittadino (06.48819891 int. 209)
Laura Simionato
Resp. Comunicazione e Ufficio Stampa
Movimento Difesa del Cittadino (MDC)
Via Piemonte 39/a 00187 Roma
tel. 06/4881891 int. 209 - fax 06/4820227



LA PSICOSI DELLA MUTANDA .. di Marco Cedolin


A seguito della vicenda che ha avuto come protagonista il giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, ritenuto responsabile (almeno nelle intenzioni) di un fallito attentato dinamitardo sul volo Amsterdam - Detroit, da realizzarsi con l’esplosivo nascosto all’interno della sua biancheria intima, le reazioni fra i responsabili alla sicurezza degli aeroporti statunitensi ed europei paiono ogni giorno più scomposte e schizofreniche, arrivando a sfiorare l’autolesionismo.

Se da un lato la notizia del presunto fallito attentato è stata (creata?) usata e strumentalizzata dall’amministrazione Obama per rinverdire lo spettro del terrorismo e giustificare nuove guerre preventive, dall’altro ha rappresentato il viatico per una vera e propria campagna di psicosi collettiva, assolutamente priva di senso, avente come oggetto la sicurezza del trasporto aereo. Campagna di psicosi che facendo leva sulla paura irrazionale, mira a demolire ulteriormente le residue libertà della persona, privandola sempre più in profondità anche della propria dignità.

Per rendere il senso del grado di tensione attraverso il quale si è inteso condizionare e terrorizzare i passeggeri, basta leggere la cronaca degli ultimi due giorni.
Nell’aeroporto di Newark (uno dei due scali neworkesi) il momentaneo malfunzionamento delle telecamere di sicurezza ed il sospetto che una persona avesse eluso i controlli hanno fatto piombare lo scalo in un caos durato ben sei ore, durante le quali l’aeroporto è stato completamente evacuato, compresi i passeggeri già imbarcati sugli aerei e fatti scendere a forza.
All’aeroporto di Minneapolis, in Minnesota, il 5 gennaio, la sospetta reazione di un cane poliziotto di fronte ad una valigia ha provocato l’evacuazione dell’intero scalo, con conseguenti ritardi e cancellazioni che hanno coinvolto migliaia di passeggeri.
A poche ore di distanza l’aeroporto di Bakersfield in California è stato chiuso ed evacuato a causa di una sostanza tossica, con conseguente cancellazione di tutti i voli, poiché due agenti al momento di controllare una valigia (il cui proprietario è stato immediatamente arrestato) si sarebbero trovati di fronte ad un liquido sprigionante vapori in grado di creare loro nausea e mal di testa. Solo molte ore dopo le autorità hanno riferito che la sostanza tossica risultata positiva al test degli esplosivi e nociva per la salute degli agenti, era in realtà una bibita analcolica “condita” con del miele dal giardiniere di Milwaukee che era stato messo in manette.
All’aeroporto di Dublino un cittadino slovacco ha rischiato l’infarto quando è stato arrestato dalla polizia come pericoloso terrorista a causa dell’esplosivo contenuto nel suo bagaglio. Per poi venire a scoprire che in realtà l’esplosivo era stato introdotto nella sua valigia in maniera fraudolenta dalle autorità slovacche che intendevano testare (oltre allo stato del suo cuore) l’efficienza dei controlli nello scalo irlandese.

In seno alla psicosi costruita intorno all’attentato mai avvenuto a Detroit, sia l’Europa che gli Usa si stanno manifestando intenzionati ad aumentare in maniera esponenziale sia la quantità che la qualità dei controlli all’interno degli aeroporti, con l’ausilio di nuovi regolamenti e supporti tecnologici di ogni genere.
In Italia, dove già da qualche giorno chi vuole recarsi negli Stati Uniti deve presentarsi in aeroporto almeno 3 ore prima della partenza, i ministri Frattini e Maroni proprio ieri hanno autorizzato l’introduzione dei body scanner, sul modello di quanto già avviene negli USA anche nei carceri e tribunali, all’interno degli aeroporti di Fiumicino e Malpensa. Proprio l’introduzione dei body scanner, in precedenza bocciati dalla UE in quanto lesivi della privacy personale, approvata dal governo italiano, al quale a breve si accoderanno anche quello tedesco ed olandese, mentre Inghilterra e Spagna si mostrano più prudenti, sta producendo in queste ore molte polemiche legate oltre che alla loro efficienza anche al turbamento della privacy e agli effetti dei medesimi (in pratica apparecchi per radiografie a bassa intensità) sulla salute umana.
Per quanto riguarda l’efficienza non sembrano esistere evidenze che dimostrino la superiorità di questi apparecchi rispetto ai normali controlli manuali con l’ausilio dei metal detector. La privacy, o meglio la dignità ed i diritti dell’essere umano, non sono mai stati una priorità delle democrazie occidentali e sembrano diventarlo ogni giorno di meno in una società basata sul controllo dell'individuo.
Le conseguenze sulla salute (onde radio e radioattività) secondo gli esperti sono bassissime, soprattutto dal momento che non esistono evidenze concernenti gli studi sui loro effetti a lungo termine, così come non ne esistevano 50 anni fa riguardo all’amianto che veniva prodotto a profusione.
Ragione per cui risulta ormai chiaro come (nonostante qualche borbottio e qualche protesta portata sottovoce) la “leggenda” delle mutande esplosive del giovane nigeriano sia prodromica di un nuovo giro di vite per quanto concerne la libera circolazione delle persone e la dignità dell’uomo, destinato a venire ispezionato anche nell’intimità del proprio corpo.
Il tutto in attesa che in un prossimo futuro la tecnologia ci regali la soluzione definitiva, sotto forma dello scanner mentale che potrà leggere l’intimità dei nostri pensieri, rendendoci “finalmente” così sicuri che più sicuri non si può.


VACCINAZIONI PEDIATRICHE: L'INFORMAZIONE E' LA MIGLIOR DIFESA.. di Valerio Pignatta

Quali sono i possibili effetti collaterali dei vaccini?
Quando qualcuno prova a fare chiarezza intorno al tema vaccinazioni e tenta di informarsi su possibili effetti collaterali di cui magari ha sentito parlare per vie traverse, trova solitamente un muro compatto di ostruzionismo, se non minacce di spaventose conseguenze a livello di salute e legali, da parte del mondo sanitario istituzionale.
Eppure, per chi invece riesce a superare lo scoglio iniziale e il tabù
mediatico-sanitario si aprono orizzonti di sconfinata profondità che attingono direttamente a quella ricerca scientifica di cui i sostenitori dei vaccini millantano la conoscenza ignorando però in realtà le mete che nel frattempo essa ha raggiunto. C'è infatti un gap sempre più ampio tra i risultati della ricerca nei laboratori e il sapere esercitato dai medici nei lori studi e negli ambulatori. Io credo ci sia un ritardo che si aggira intorno ai dieci-quindici anni. La scoperta del sistema difensivo e antinvecchiamento umano basato sull'ossido nitrico, che ha consentito al suo scopritore, il prof. Louis J. Ignarro, di conseguire il premio Nobel per la medicina nel 1998, ancora per la maggior parte ignorato dai medici, può esserne un esempio eclatante.
Anche nel
mondo dei vaccini le informazioni di cui disponiamo oggi sulla loro nocività ed inefficacia sono veramente tante e schiaccianti. E assolutamente scientificamente fondate.

Il
dott. Roberto Gava, medico specializzato in cardiologia, farmacologia clinica e tossicologia medica che ha lavorato più di dieci anni in ambiente universitario, ha portato a termine e dato alle stampe un volume, Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche, di più di 800 pagine in cui raccoglie e illustra anni di ricerche e di bibliografie e abstract di studi sugli effetti collaterali dei vaccini, le malattie che possono slatentizzare, il giro d'affari che condiziona la ricerca che risponde alla logica economico-commerciale, la mancata farmacovigilanza, i danni da adiuvanti (mercurio, alluminio), i meccanismi del sistema immunitario nonché i sistemi naturali per proteggere l'organismo evitando l'immunizzazione artificiale.

Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche, di Roberto Gava, costituisce una panoramica sul mondo dei vaccini
Una riflessione di partenza che fa il dott. Gava, e a mio parere molto importante per considerare tutta la questione, ma di cui si è persa la consapevolezza, è che il compito della medicina dovrebbe essere quello di
aiutare gli esseri umani a crescere sani e con un sistema immunitario in grado ai affrontare non solo una decina di malattie infettive (e solo per qualche anno dato dalla durata di copertura del vaccino, quando funziona) ma da tutte le malattie infettive, anche quelle che ci saranno in futuro.
E questo non si ottiene cercando di otturare una falla in un qualche maldestro modo mentre allo stesso tempo se ne aprono altre proprio in conseguenza della violenza che si è usata. Si tratta di
rafforzare l'organismo con uno stile di vita adatto, evitando farmaci intossicanti e ricorrendo a un'alimentazione corretta.
Le condizioni ambientali del pianeta stanno peggiorando a vista d'occhio e le
patologie cui può incorrere l'uomo oggi sono sempre più numerose e tendenti a cronicizzare per l'elevato impatto tossico che mangiare, bere e respirare comporta.
L'
assenza quasi totale di attività fisica fa il resto. Se poi aggiungiamo la somministrazione di farmaci e vaccini, oggi anche geneticamente manipolati, è chiaro che non si può pensare che l'ottica della pillola (o iniezione che sia) magica possa mutare realmente il panorama medico generale e salvaguardare la salute degli individui. Anzi, l'utilizzo di vaccini a virus vivi attenuati manipolati geneticamente espone in modo concreto al rischio di creazione di nuovi virus mutati caratterizzati da nuove proprietà e capacità patogene che potrebbero essere in grado di resistere ai normali trattamenti profilattici e terapeutici oggi previsti.
Come conclude il dott. Gava, dunque, si può affermare che: «il progresso scientifico ha contribuito a nutrire in noi una tale presunzione scientifica o pseudoscientifica per cui crediamo di conoscere già tutto della fisiopatologia del nostro organismo, mentre siamo ancora molto ignoranti.
Le informazioni di cui disponiamo oggi sulla nocività ed inefficacia dei vaccini sono veramente tante e schiaccianti
Il nostro corpo ha raramente bisogno di un aiuto esterno innovativo, mentre avrebbe quasi sempre bisogno di essere aiutato a
mantenere, potenziare o attivare i normali meccanismi di autodifesa che esistono già in noi e che, ne sono certo, sono enormemente superiori sia a quelli che oggi conosciamo sia a quelli che possiamo anche solo prevedere alla luce della attuali conoscenze». (p. 786).
Quindi di fronte alla questione vaccinazioni sì o vaccinazioni no in ultima analisi il dott. Gava consiglia di:
- non farsi prendere dalla paura;
- non avere fretta di decidere;
- non accontentarsi della parole dette da chiunque;
- verificare le informazioni di persona;
- informarsi, leggere, cercare.
Cercate la verità, la vostra, quel qualcosa che sentite come più probabile secondo il vostro modo di pensare e in sintonia con il vostro retroterra culturale ed emotivo. Non siete uno standard. Siete unici.


INTERNET, TV E FALSI IDOLI... di Salvina Elisa Cutuli

E' sul web che buona parte degli adolescenti trascorre molte ore della giornata Allo scoccare del nuovo millennio, quasi dieci anni fa, diverse sono state le definizioni attribuite alla nuova “epoca” che stava per cominciare. Col senno di poi molte di queste si sono rivelate veritiere, mai però quanto quella che ha definito questo momento come l’era di internet. Ed è su internet che si conoscono persone, che nascono nuove amicizie e in alcuni casi nuovi amori, che muovono i loro passi associazioni regolari ma anche immorali. È sul web che, soprattutto, buona parte degli adolescenti trascorre molte ore della giornata.

Secondo l’indagine “Abitudini e Stili di vita degli adolescenti 2009” compiuta dalla Società italiana di pediatria su un campione di 1300 studenti delle scuole medie inferiori e superiori di età compresa tra i 12 e i 14 anni, il
7% circa passa in media quattro ore al giorno davanti ad un monitor.

Quest’anno in particolare è stato l’anno di
facebook, uno dei social network più in uso da adolescenti e non, il cui scopo originario era quello di “ri-connettere” i vecchi compagni di scuola; si è fatto presto ad andare oltre questo meta. Adesso ciò che conta è avere nella propria lista il maggior numero di amici, non importa se conosciuti, l’importante è che siano “fighi”.

Nel 2000 solo il
37% aveva in casa un personal computer (nella grande maggioranza dei casi senza collegamento ad Internet) e a navigare su Internet (almeno una volta) era poco più del 5%. Oggi il 97% ha un computer in casa (il 16% ne ha addirittura più di due) il 51% (55% delle femmine) si collega tutti i giorni ad Internet e il 16,7% lo fa per più di 3 ore al giorno.

Gli adolescenti che trascorrono buona parte della loro giornata a guardare la Tv o davanti il monitor di un pc si trascinano dietro tutta una serie di comportamenti negativi
Insieme al pc è tornata nuovamente a radicarsi anche la Tv che negli ultimi due anni si era vista scavalcare proprio dal computer, in particolare da Internet. Dopo appena due anni torna a crescere e, come risulta dalla ricerca sopra indicata, il 23% del campione (25% dei maschi) guarda più di tre ore al giorno la televisione, non a discapito del computer il cui consumo quotidiano continua a crescere notevolmente.

Gli adolescenti che trascorrono buona parte della loro giornata a guardare la Tv o davanti il monitor di un pc si trascinano dietro tutta una serie di
comportamenti negativi che non sono correlati direttamente alla Tv, ma interferiscono anche con le abitudini alimentari, la percezione del sé, il rapporto con il bullismo, la percezione del rischio e l’abitudine ad assumere comportamenti considerati rischiosi, il rapporto con la famiglia e con il sesso…

Vivono di falsi miti e di false icone di bellezza, spesso costruite a tavolino, riflettendosi in loro, nei loro corpi, nei loro atteggiamenti e nelle loro “ finte” personalità.
Un rischio notevole se si pensa che per questo Natale tra i regali più richiesti sotto l’albero c’è il “ritocchino” ispirato appunto alle “dive” del piccolo schermo. Ed è così che giovanissime adolescenti si presentano dal chirurgo estetico per farsi “trasformare” con la naturalezza con cui si va dal parrucchiere a tagliare i capelli.
Direi che non è proprio la stessa cosa. Dove finisce l’unicità di ognuno di noi, la nostra personalità, le nostre qualità estetiche…? Non credo che importi a molti, l’importante è apparire ed essere al passo con i tempi.


SHOCK SHOPPING, LA MALATTIA CHE CI CONSUMA... scritto da Francesco Bevilacqua FONTE

Saverio Pipitone, dopo avere scritto nel 2007 Schiavi del Supermercato, cosa ti ha spinto ad approfondire ulteriormente la moderna distribuzione organizzata e le relative strutture commerciali?
La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) è una tematica molto interessante perché rappresenta il motore dello sviluppo economico e della moderna società dei consumi. Anche se occupa il penultimo anello della filiera, riesce ad imporre le proprie strategie verso l’alto fino al produttore e a condizionare verso il basso il comportamento del consumatore. La GDO utilizza poi le strutture dell’ipermercato, shopping center, outlet village, parchi divertimento, centri e distretti commerciali, costruite ed organizzate scientificamente, dai percorsi prestabiliti alla merce posizionata negli scaffali, con l’obiettivo di produrre un coinvolgimento emozionale ed una prolungata permanenza del consumatore nel sistema di finzione, illusione ed estraneità creato da questi “non luoghi”.

Che ruolo assume quindi la distribuzione organizzata nel coinvolgimento del consumatore in una esperienza relazionale di consumo e nella manipolazione dello stile di vita?
La GDO è causa di uno shock del consumatore, che viene trasformato totalmente in un “soggetto nuovo” inserito in una continua esperienza di consumo indotto.
Nell’evoluzione delle diverse forme distributive si individuano numerosi costi sociali ed ambientali provocati dalle strategie della GDO, che attraverso sofisticate tecniche di controllo e fidelizzazione riesce anche a manipolare il comportamento umano.

Puoi esporci in particolare il contenuto del libro, quali tematiche sono state trattate maggiormente e a chi il testo si rivolge?
Il libro è suddiviso in 20 capitoli che sono indipendenti ed autonomi l’uno dall’altro con la possibilità di leggerne uno solo per approfondire un determinato argomento di interesse. In quasi ogni capitolo si mette in evidenza un’insegna della distribuzione italiana o internazionale, in relazione ad un particolare aspetto che caratterizza l’attuale consumismo post-moderno, come per esempio la vicenda della “guerra” tra Coop ed Esselunga per la conquista di nuovi spazi commerciali e il controllo del territorio centro-periferico; il glocalismo di Carrefour; Lidl e lo spionaggio aziendale; Mediaworld e la spazzatura elettronica; McDonalds e l’industria dell’hamburger; Wal-Mart e la politica del low cost; Ikea e il livellamento imperialista; Mafia Spa nell’affare della distribuzione Despar.
L’intero libro è a sua volta suddiviso in macroparti, dove è possibile individuare una parte empirica fatta da un approfondito report che descrive il “lato oscuro” dei grandi centri commerciali, costruiti negli ultimi anni in Italia e nel mondo; un’altra parte più teorica analizza il movimento di sviluppo della società dei consumi; una parte conclusiva è invece dedicata alle diverse alternative ed esperienze di decrescita, sobrietà e semplicità volontaria attuate in Italia ed inserite in un più ampio scenario di Piccola Distribuzione Organizzata (PDO).
Il libro è inoltre integrato da numerosi dati numerici con tabelle esplicative, un’approfondita bibliografia e si rivolge prevalentemente a tutti coloro che stanno iniziando a farsi qualche domanda sulla moderna distribuzione delle merci e vorrebbero comprenderne i retroscena od optare per un consumo consapevole.


 

SESSO E CATTOLICESIMO... scritto da Giancarlo Tarozzi FONTE

L'aria che si respira in Italia è claustrofobia, appesantita dalla stessa sua mania per la sessuofobia da una parte e da un sistema politico e religioso dominato dal potere delle gerarchie cattoliche e dalle esternazioni del signor Ratzinger
Alcuni lettori mi hanno scritto per chiedermi come mai una rubrica come quella che curo, intitolata
"Guarigione come crescita", negli ultimi tempi si stia occupando soprattutto di due aspetti, che poi in realtà confluiscono in un'unica visione: lo strapotere religioso delle gerarchie cattoliche e i condizionamenti e le repressioni dell'energia sessuale.
Il motivo è semplice: le gerarchie cattoliche, cristiane, islamiche, ebraiche, patriarcali esercitano il loro potere in primo luogo soprattutto con la repressione e il controllo dell'energia sessuale.
Ho avuto occasione di vivere momenti, negli anni settanta, in cui sembrava che fosse realmente possibile liberarsi dei tabù sessuali e dello strapotere delle religioni, seguiti poi da nuove religioni create a tavolino quali New Age e nuove forme di gestione dell'energia sessuale basate non più sulla repressione, ma sullo stimolo della pornografia in rete con le trasmissioni televisive.
Come si dice, il potere cambia forma ma non sostanza.
Il motivo per cui affronto così spesso questi due temi è che viaggiando molto in varie culture del nostro pianeta, ogni volta che rientro in Italia mi rendo conto sempre più di come l'aria che si respira sia
claustrofobia, appesantita dalla stessa sua mania per la sessuofobia da una parte e da un sistema politico e religioso dominato dal potere delle gerarchie cattoliche e dalle esternazioni del signor Ratzinger.

In virtù del potere che hanno anche a livello quantistico le forme di pensiero e le convinzioni radicate nell'inconscio degli esseri umani, ritengo che fin tanto che rimane valida l'equazione appartenenza ad una religione uguale percorso spirituale, libertà sessuale – libertà di fare sesso, di pornografia, di scambi e scambisti, e così via – è sempre più difficile, in un paese come questo che ormai amo chiamare Vaticalia, concepire altri modi di connettersi con il Dio attraverso il settimo Chakra, la meditazione, con la Dea attraverso il primo Chakra, con la passione per alimentare il proprio Cuore, il quarto Chakra, e riscoprire il senso di un Amore Universale che nasce dall'identificazione con il tutto.

So che una frase come quella che ho appena scritto possa portare molti a identificarsi, e considerarla stereotipata, qualcuno a dissentire, ma... altri a rendersi conto realmente che questa è la magia della
creazione, la magia di questa realtà: riconnettere corpo, mente, spirito, riscoprire l'Uno che é nella vita su questo pianeta. L'Uno che è il piano sottile e divino che si manifesta ed è presente ovunque nell'Uno del proprio cuore, che non è più amare il prossimo come se stessi ma rendersi conto che si è una cosa sola con il prossimo.
È allora... invece di limitarsi a ripetere frasi come queste, su cui è facile essere d'accordo, è essenziale iniziare a liberarsi di concetti che si danno per scontati per scoprire il proprio percorso, il proprio modo di vivere la Passione, il proprio modo di connettersi e di esprimere il divino meditando, pregando, portando avanti un lavoro iniziatico, per scoprire veramente che cos'è quel Cuore che sta al centro e al di là dei giochi della mente.
Tuttavia, per arrivarci davvero é essenziale vedere chiaramente le cose come stanno, e siccome anche in virtù dell'attuale crisi economica a molti manca la possibilità di viaggiare e vedere dall'esterno quello che sta succedendo in questa scatola-laboratorio che è diventata Vaticalia, molti dei contributi vogliono essere portati con il punto di vista di un antropologo alieno che scende in questo paese senza essere parte del gioco e osserva poi che succede…
Personalmente non mi sento particolarmente connesso con
nessuna ideologia politica e religiosa tra quelle dominanti in questa nazione, per cui quello che vuole essere un osservatorio, di sicuro non è "di parte".
Un punto di vista, ovviamente relativo, la proposta di un'altra angolazione per allargare la sfera percettiva della propria quotidianità.


FARSI TROVARE PRONTI... scritto da Lino Bottaro FONTE


Tra coloro che si interessano di questioni economiche in maniera seria e disinteressata – sono dunque esclusi tutti gli operatori del campo e i giornalisti che scrivono per le testate mainstream – molti da anni ponevano l’attenzione sulla fragilità dell’attuale sistema economico internazionale, una figura mitologica sempre evocata ma mai ben compresa.
L’attuale sistema, basato su denaro creato dal nulla da magiche stampanti e organismi nazionali e sovranazionali che saggiamente pianificano e danno direttive, l’attuale sistema si diceva è destinato ad un crollo, un crollo che farà apparire la grande depressione del 1929 come un evento storico di seconda categoria.
Non si tratterranno qui le ragioni di questo crollo, né delle dinamiche che l’hanno prodotto, essendoci siti ben più competenti che da tempo se ne occupano (cito ad esempio il blog di Linucs, discepolo del maestro Xian e seguace del debianzhang ).
Ma dal momento che il crollo avverrà, ed è solo questione di tempo, vedremo qualche piccolo accorgimento da prendere per passare il più possibile indenni da questo periodo di transizione che ci attende.

Come sopravvivere al crollo dell’economia mondiale.
Innanzitutto, bisogna assicurarsi l’accesso al bene primario per la nostra sopravvivenza: l’acqua. Sarà molto probabile che nei giorni seguenti il crollo la fornitura di acqua corrente nelle case subisca una interruzione.
Occorrerà quindi individuare nelle vicinanze della propria abitazione delle fonti di acqua naturali, ovviamente potabile.
Chi abita vicino a corsi d’acqua, fiumi o laghi, non avrà grosse difficoltà.
Il problema si presenterà per gli abitanti delle grandi città; questi, se impossibilitati a trasferirsi, dovranno necessariamente optare per una scorta da tenere tra le mura domestiche, anche se questa azione non risolverà il problema a lungo termine.

Per il mangiare si consiglia di procurarsi in primis delle grandi quantità di cibo in scatola a lunga scadenza, e ovviamente alimenti che non necessitano di essere conservati in frigorifero, dal momento che la corrente elettrica sarà solo un ricordo.
Si sconsiglia la pasta, poiché portare l’acqua in ebollizione sarà un lusso che non ci si potrà permettere. Le arance, se conservate in luoghi freschi, hanno una discreta durata, e aiutano nella prevenzione di molte malattie.
Chi avrà la possibilità potrà adibire il proprio giardino ad orto, per poter coltivare in proprio varie verdure. Sarà opportuno acquistare a tempo diverse semenze, in modo da averle a disposizione durante il crollo. Chi è totalmente a digiuno di questioni agricole dovrà altresì munirsi di un manualetto di facile consultazione, del genere “Come si coltiva l’orto”, per avere almeno le basi necessarie per ottenere il minimo dal suo appezzamento.
Avendo la possibilità sarebbe anche utile dotarsi di una stufa a legna, che servirà sia per il riscaldamento dell’ambiente domestico che per il cucinare, dal momento che le forniture di gas verranno sospese.

Per gli spostamenti occorrerà dotarsi di una bici solida e resistente, poiché tutti i veicoli a motore non circoleranno; ovviamente i distributori non avranno più benzina.
Non bisognerà dimenticare di acquistare anche il kit completo per la manutenzione della bici stessa. Altra ottima soluzione potrebbe essere rappresentata dall’acquisto di un cavallo, che però richiede attenzioni e cibo.
In casa non dovranno mancare le candele, ed è preferibile che siano in gran numero.
Altri strumenti necessari saranno i binocoli, utili per scorgere in anticipo l’avanzata dei vari eserciti stranieri, probabilmente sotto i colori dell’ Onu, che giungeranno per ristabilire l’ordine. Al loro arrivo si consiglia un ritiro dignitoso nel bosco più vicino. E qui il cavallo tornerebbe molto utile.


 

OGNI OSTACOLO ALL'INFORMAZIONE DOVREBBE ESSERE CONSIDERATO REATO... scritto da Alberto Spampinato*  FONTE

In Italia i giornalisti minacciati, vittime di danneggiamenti e ritorsioni personali sono tantissimi, come ha dimostrato “Ossigeno per l’informazione”, l’osservatorio della FNSI-Ordine dei giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate sulla violenza. Il Rapporto 2009 ha contato nel triennio 2006-2008 quarantasei episodi che coinvolgono circa 200 giornalisti, ed è una stima per difetto (confrontare su www.fnsi.it e www.odg.it alla pagina OSSIGENO). Ai giornalisti vittime di violenze fisiche si sommano quelli intimiditi con azioni giudiziarie abnormi che spesso si concretizzano in richieste di risarcimento in sede civile per cifre esorbitanti. Al momento, oltre ai casi arcinoti e paradigmatici delle citazioni miliardarie del premier Silvio Berlusconi contro “La Repubblica” e “l’Unità”, ce ne sono pendenti svariate decine nei confronti di giornalisti spesso poco noti e per importi che superano le disponibilità economiche personali e dei loro giornali. C’è uno stillicidio di nuovi episodi di questo genere.
Non siamo quindi di fronte a un fenomeno che si manifesta episodicamente, ma a comportamenti diffusi e ricorrenti, che trovano terreno facile in una cultura e in un quadro giuridico che considera alla leggera i comportamenti messi in atto per ostacolare indebitamente la funzione di servizio pubblico che ogni giornalista assolve mentre è impegnato a informare l’opinione pubblica. Lo sa ognuno di questi giornalisti presi di mira, che fa una enorme fatica per far valere il diritto di cronaca: deve dimostrare di essere titolare di tale diritto e di svolgere una funzione di pubblico interesse. Una situazione difficile, scomoda che ricorda l’assurda condizione in cui si trovavano le vittime di mafia fino al 1985, cioè prima dell’inserimento nel Codice Penale dell’art. 416 bis, quello che ha riconosciuto la fattispecie del reato di associazione mafiosa. Fino ad allora, per avere giustizia, ognuna di quelle vittime doveva dimostrare l’esistenza della mafia.
Allora poniamoci questa domanda: se in Italia vengono compiuti innumerevoli atti indebiti per comprimere, limitare, condizionare, cancellare la libertà di stampa e di espressione sancita dall’art.21 della Costituzione, non sarebbe il caso di prevedere un reato specifico per queste violazioni? E anche un’aggravante specifica per i reati contro la persona (intimidazioni, minacce, percosse, danneggiamenti) commessi per limitare l’esercizio della libertà di espressione e di cronaca di un giornalista? Credo che in questo campo ci sia nel nostro ordinamento una lacuna da colmare. E’ necessario valutare al più presto questa situazione in sede politica e giuridica. Sarebbe altresì opportuno: 1) offrire un servizio di assistenza legale a questi giornalisti; 2) porre un limite di legge e di procedura alle richieste di risarcimento danni nei confronti dei giornalisti e dei giornali per le notizie pubblicate. So che ci sono già in campo varie proposte, e riconosco il merito e la titolarità a chi le h formulate. Si parla di: subordinare la liquidazione in sede civile all’accertamento del dolo in sede penale; fissare parametri e limitazioni di importo ai risarcimenti; imporre di versare un pegno commisurato all’importo del risarcimento richiesto che, in caso di rigetto, andrebbe alla parte avversa; chiedere che lo stesso magistrato che rigetta l’istanza di risarcimento,contestualmente assegni d’ufficio una provvisionale al giornalista, a titolo di danno subito. Intendiamo approfondire presto questi temi in un convegno, tra giornalisti, giuristi e legislatori.

*direttore dell’osservatorio O2 Ossigeno per l'informazione

La proposta è stata lanciata nell'ambito del workshop "A schiena dritta", organizzato da Blogos - Politicamente Scorretto - venerdì 27 nov 2009 a Casalecchio di Reno (Bologna)


 

IL VACCINO CONTRO L'INFLUENZA SUINA E' UNA TRUFFA... scritto da Marco Cedolin

In un intervento al parlamento polacco, il ministro della sanità Ewa Kopacz ha definito ieri il vaccino contro l’influenza H1N1 una vera e propria “truffa” ordita ai danni dei cittadini da parte delle case farmaceutiche che lo producono e dei governi che lo hanno acquistato e lo stanno distribuendo, ben sapendo di fare solamente gli interessi di Big Pharma e non quelli della collettività.

Il ministro ha posto tutta una serie di dubbi concernenti gli accordi che i vari governi hanno stipulato con i produttori dei farmaci, arrivando a domandarsi quale sia il dovere di un ministro della sanità, tutelare gli interessi dei cittadini o portare avanti quelli delle industrie farmaceutiche? Lasciando intendere come nel caso del vaccino contro l’influenza A i due interessi non collidano, ma al contrario risultino profondamente contrastanti.

Sotto accusa sia la reale efficacia dei vaccini, sia l’omertà praticata in merito agli effetti collaterali degli stessi. Il ministro Ewa Kopacz si domanda come sia possibile che nonostante esistano oggi sul mercato tre tipi differenti di vaccini realizzati da tre produttori diversi, vengano trattati tutti alla stessa stregua, arrivando a carezzare la possibilità che uno di essi “magari quello con una quantità inferiore di sostanze attive, sia solo acqua fresca, alla quale attribuiamo il potere di curare l'influenza”.
Mette in evidenza come all’interno dei siti web nei quali i produttori di vaccini sono obbligati a pubblicare gli effetti collaterali della vaccinazione, non sia citato un solo effetto collaterale, nonostante la vaccinazione di massa sia ormai iniziata da un mese e mezzo. Lasciando in questo modo intuire che le industrie farmaceutiche abbiano inventato il “farmaco perfetto”. Ma perché si domanda ancora il ministro, se questo farmaco è così miracoloso i produttori si rifiutano di assumersene la completa responsabilità?

Ewa Kopacz pone inoltre l’accento sul fatto che nonostante i vaccini siano ormai arrivati al quarto stadio di controllo, non sia stato ancora reso pubblico nessun risultato. Aggiungendo che inoltre il controllo sulle persone è stato molto ridotto. Proprio per queste ragioni dichiara di non sentirsi affatto sicura nel consigliarne l’utilizzazione, fino a quando non le sarà dato modo di prendere visione di risultati attendibili.
Il ministro dedica poi un’ultima riflessione sull’allarme pandemia lanciato in relazione all’influenza A, mettendo in evidenza come ogni anno nel mondo un miliardo di persone si ammalino ed un milione di loro muoiano per effetto dell’influenza stagionale, senza che mai siano stati lanciati allarmi di questo genere. Nonostante l’influenza suina stia rivelandosi molto meno pericolosa di quella stagionale, a vari livelli è stato diffuso panico irrazionale al solo scopo di spingere all’acquisto del vaccino.
Ewa Kopacz ha infine chiuso il proprio intervento affermando che “lo Stato polacco è molto saggio, i polacchi sanno distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono anche in grado di distinguere una situazione oggettiva da una truffa”.

Resta poco da aggiungere alle parole del ministro della sanità polacco, se non rilevare come l’atteggiamento dei cittadini europei, assai restii a farsi vaccinare, sembri dare molto più credito al suo pensiero piuttosto che non alle rassicurazioni diffuse su giornali e TV dai vari governi compreso quello italiano, dimostrando di avere le idee ben chiare riguardo a quello che dovrebbe essere il dovere di un ministro della sanità. Probabilmente larga parte del vaccino truffa che ha contribuito ad arricchire le casse e ad innalzare alle stelle il valore delle azioni delle grandi case farmaceutiche, resterà ad ammuffire sugli scaffali, prima di prendere la strada degli scarichi per l’acqua sporca. Naturalmente fino al prossimo allarme pandemia, con relativa psicosi creata a tavolino e vaccino truffa da vendere a peso d’oro in tutto il mondo.


INFLUENZA SUINA: il vaccino, gli effetti collaterali e le prime morti sospette... di Andrea Boretti


Fazio ricorda che la percentuale delle vittime per influenza A è lo 0,0048%" dei malati contro lo 0,2% dei decessi per la normale influenza
Il numero di vittime per l'influenza AH1N1 è salito a 39. Le vittime di mercoledì 11 Novembre sono un'ottantaquattrenne con diverse patologie pre-gresse e un altro ultra-ottantenne. Nel frattempo, mentre 147.000 persone sono già state vaccinate, il sottosegretario Fazio ricorda che "la percentuale delle vittime per influenza A è lo 0,0048%" dei malati contro lo 0,2% dei decessi per la normale influenza. Va considerato - inoltre - che essendo la percentuale delle vittime calcolata, considerando i casi clinici segnalati al sistema di sorveglianza, poiché questi sono molto probabilmente sottostimati, il valore potrebbe essere addirittura inferiore alla stima sopra riportata".

Niente di grave, tutto è sotto controllo, ci dice quindi il sottosegretario, eppure altri
10.000.000 di dosi di vaccino sono in arrivo per fine Dicembre mentre nei primi mesi del 2010 il totale di dosi che il governo distribuirà alle regioni salirà a 24.000.000, il 40% della popolazione italiana.
Qualcosa non torna? Le informazioni che ci giungono dai media sono contraddittorie tra loro? Proviamo a fare chiarezza.
Pare ormai chiaro che l'influenza AH1N1 è un'influenza
forse un po' più aggressiva della normale stagionale ma, ormai anche i dati forniti dal ministero non possono negarlo, dalla mortalità decisamente bassa. Le vittime fino ad oggi hanno quasi sempre mostrato patologie pregresse o stati di salute particolari. Nei pochi casi in cui la persona non mostrava segni di altre malattie, la statistica - con tutto il rispetto per i deceduti e i loro familiari - ci fornisce una spiegazione più che esauriente. Ogni anno in Italia muoiono più di 8000 persone per patologie collegate alla "banale" influenza stagionale, la maggior parte sono persone oltre i 65 anni, ma ben 2000 decedono pur non essendo in età a rischio. Senza nessuna ragione che possa far prevedere il triste evento quindi, semplicemente, succede.
Per fortuna che c'è il vaccino direte voi, o meglio lo dice la televisione. Nessuno, come è normale che sia, vuole trovarsi a far parte di quello
0,0048%, quindi anche se il rischio è basso meglio vaccinarsi. Purtroppo, anche volendo ignorare la discussione sulla composizione del vaccino, la soluzione non pare più così a portata di mano.

E' di qualche giorno fa, infatti, la notizia secondo la quale in Svezia quattro infermiere sarebbero morte dopo aver assunto il vaccino
E' di qualche giorno fa, infatti, la notizia secondo la quale
in Svezia quattro infermiere sarebbero morte dopo aver assunto il vaccino. Dice il tabloid svedese Expressen: "In ottemperamento alle disposizioni vigenti i decessi sono stati segnalati all’autorità sanitaria incaricata della farmacovigilanza, poiché la campagna di vaccinazione contro l’influenza suina in Svezia è già iniziata da due settimane. Non sono stati evidenziati collegamenti tra questi decessi ed il vaccino". Ma il sospetto resta forte, anche perché si moltiplicano i ricoveri avvenuti a causa delle forti reazioni allergiche seguite alla vaccinazione. I primi sintomi che si denunciano sono febbre, dolori muscolari, mal di stomaco, mal di testa, vertigini, stanchezza seguiti da forti dolori in sede di iniezione e da un senso di costrizione toracica che causa dispnea, per non parlare di una immuno-depressione generale.

Sebbene questa sia la notizia, al momento, più grave relativamente alle conseguenze del vaccino, purtroppo non è la sola. Il Belfast Telegraph del 27 Ottobre riporta la notizia di un ragazzo diversamente abile che è finito in ospedale poche ore dopo aver assunto il vaccino, mentre negli stati Uniti è una
cheerleader a sviluppare la distonia - un disordine del movimento muscolare - appena 10 giorni dopo aver fatto il vaccino. Sul sito www.theflucase.com che indaga le origini dell'influenza suina - si parla di servizi segreti e di armi batteriologiche - sono molte, infine, le testimonianze di donne incinte che una volta assunto il vaccino hanno avuto complicanze se non addirittura aborti spontanei.

Insomma, la situazione è molto più complessa di quanto i mezzi di informazione tradizionale vogliano farci credere
Insomma, la situazione è molto più complessa di quanto i mezzi di informazione tradizionale vogliano farci credere. Di certo, nessuno di questi casi, preso singolarmente, collega inequivocabilmente il vaccino contro l'H1N1 alle morti in Svezia o alla distonia muscolare, così come non basta l'elenco quotidiano dei morti per convincerci che l'influenza A è una pandemia nella definizione classica del termine. Non è corretto che nel conto delle vittime da imputare all’influenza A vengano inseriti, ad esempio, anche i malati terminali di cancro come è successo solo pochi giorni fa.

Il quadro, già di per sè inquietante rischia però di farci sbiancare se si pensa che in Germania è in questi giorni polemica a seguito della notizia di Der Spiegel secondo cui
per i membri del governo e per i militari è prevista una vaccinazione alternativa. Questo particolare vaccino - il Celvapan della Baxter di cui sarebbero state ordinate 200.000 dosi - non conterrebbe additivi o le altre sostanze che causano gli effetti collaterali di cui abbiamo parlato poco fa.
Perché un secondo vaccino e perché solo per le élite? Perché - anche questa è notizia di qualche giorno fa - Obama dichiara l'emergenza sanitaria nazionale e non fa vaccinare le proprie figlie? Nessuno spiega e nessuno informa, non la carta stampata, non le televisioni e sicuramente non i governi troppo occupati a tirate un colpo al cerchio e uno alla botte nel tentativo di non far esplodere la paura strisciante della gente ignara, ma allo stesso tempo "complice" se non nello spingere verso la vaccinazione di massa quanto meno nell'esaudire le richieste economiche di
Big Pharma.


QUALE FUTURO PER L'INFANZIA ... di Dr.ssa Patrizia Gentilini

Gli agenti tossici e pericolosi, a cominciare da diossine e metalli pesanti, si ritrovano nel latte materno e nel sangue del cordone ombelicale dei neonati, potendo condizionare, fin dalla vita fetale, lo stato complessivo di salute non solo nell'infanzia, ma anche nell'età adulta come sempre più sta emergendo dalla letteratura internazionale. L'esposizione in utero e nei primi anni di vita si conferma infatti sempre di più elemento critico di grandissimo rilievo ed una mole crescente di dati conferma, senza più ombra di dubbi, che non è tanto la dose che fa il veleno, come affermava Paracelso, ma il momento in cui la sostanza agisce, che ne determina gli effetti. In particolare proprio le diossine e le molecole similari quali ad es. i policlorobifenili si concentrano nel latte materno che rappresenta una forma di disinquinamento involontario della madre che attraverso questo alimento trasferisce buona parte del suo carico tossico al figlio. Il prezzo che l’infanzia sta pagando per questo dissennato e sistematico degrado del nostro ambiente di vita merita di essere sottolineato con alcuni esempi concreti.
Ma, ancor prima di questi, vorrei ricordare le parole di Lorenzo Tomatis, medico e scienziato mai abbastanza celebrato, scritte nel 1987; parole che non possono non apparire come una lucida profezia: “la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più fragile, che sono i bambini, sia con l’ esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nell’acqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat”.
Veniamo a qualche esempio concreto circa la salute dell’infanzia: vorrei parlare del problema delle neoplasie infantili e dei problemi neurologici e comportamentali.

Tumori nell’infanzia
Nel 2004 erano stati pubblicati su Lancet dati che mostravano un incremento dell’1.1% dei tumori infantili negli ultimi 30 anni in Europa e che apparivano già preoccupanti, tuttavia quelli che riguardano il nostro paese, riferiti agli anni 1998-2002 e pubblicati nel 2008 ci lasciano a dir poco sgomenti. I tassi di incidenza, per tutti i tumori nel loro complesso da 0 a 14 anni sono mediamente aumentati nel nostro paese del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Tali tassi di incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138 casi 1990-98), Svizzera (141 casi 1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via. Come possiamo, di fronte a questi dati, continuare a pensare che lo stile di vita sia il principale fattore all’origine del cancro e che i fattori ambientali abbiano un ruolo del tutto marginale?

Disturbi neurologici e comportamentali nell’infanzia
Il cervello infantile ed il sistema nervoso in via di sviluppo rappresentano un organo delicatissimo, bersaglio specifico di sostanze tossiche ed inquinanti, specie liposolubili, ma anche metalli pesanti quali piombo e mercurio, e sempre più frequenti sono i disturbi che l’infanzia presenta a questo livello. Risulta infatti che sono in netto aumento nell’infanzia disturbi neurologici e comportamentali. Negli U.S.A. si registra: Deficit di attenzione/iperattività: +250% dal 1990 al 1998; Bambini inseriti in scuole speciali: + 190% dal 1977 al 1994; Autismo: 1980: 4 - 5 casi/anno su 10.000; 1990: 30 - 60 casi/anno su 10.000. Sempre un'indagine condotta negli Stati Uniti stima che ogni anno nascono, solo negli U.S.A, da 316.000 a 637.000 bambini con una quantità di mercurio nel cordone ombelicale superiore alla quota associata a deficit del quoziente intellettivo (QI). Gli Autori valutano la perdita di PIL nel loro paese per la riduzione del Q.I. da mercurio pari a ben 8.7 miliardi di dollari all’anno. Oltre a metalli pesanti quali mercurio e piombo, anche numerosissime altre sostanze chimiche fra le più svariate sono ritenute responsabili di questi danni e nel 2006 è stato lanciato, sulle pagine di Lancet un allarme dall’Harvard School of Public Health circa la “Pandemia Silenziosa” per i danni al cervello dei bambini provenienti da sostanze chimiche. Si è stimato addirittura che un bambino su sei al mondo sia a rischio di disturbi, sia di tipo organico/neurologico, sia di tipo comportamentale, per questo tipo di esposizione.


 

Internet e un movimento anti-vaccino H1N1 Lettera aperta di Claudia Rainville* tratto da www.thelivingspirits.net


"Caro amico e cara amica,
In passato ho supposto che i vaccini potessero essere pericolosi. Oggi ne sono più che convinta.
Recentemente ho effettuato una ricerca sulla sindrome di Miofascite Macrofagica. Che sorpresa nello scoprire la similitudine con una malattia che ho incontrato spesso in persone in consulto e cioè la Fibromialgia.
La
Fibromialgia é una malattia molto dolorosa. Circa una decina di anni fa, mentre ero in Québec, avevo sentito dire che c’erano sempre più persone affette da Fibromialgia. Non ne capivo il motivo, finché recentemente ho scoperto che la Fibromialgia era molto simile alla sindrome di Miofascite Macrofagica.
La
Miofascite Macrofagica é caratterizzata da dolori muscolari, articolari, un’astenia importante e molto invalidante, periodi di febbre, rallentamento delle funzioni cerebrali, delle funzioni cognitive e uno stato di debolezza importante accompagnato da tanti altri sintomi che non permettono di svolgere i normali compiti quotidiani (occuparsi della casa, guidare una macchina) né di continuare a lavorare.

Questi malati hanno pochissima energia e, nel corso della giornata, sono spesso obbligati a riposare per recuperare l’energia che manca loro per terminarla. L’evoluzione porta alla cronicità, responsabile di una debolezza muscolare associata ad una stanchezza generale della tensione muscolare. I pazienti interessati erano spesso persone molto attive prima di questa sindrome.
Ricerche fatte su persone colpite da questa
sindrome di Miofascite Macrofagica hanno rivelato la presenza di idrossido di alluminio nei macrofagi di queste persone. I macrofagi sono una varietà di globuli bianchi di grande dimensione che intervengono nei processi immunitari fagocitando (imprigionando e digerendo) batteri, lieviti, rifiuti cellulari o sostanze estranee.
Ora, si può ritrovare l’idrossido di alluminio anche in gran parte dei vaccini.
L’idrossido di alluminio é utilizzato come additivo. Un additivo é una sostanza chimica che permette di stimolare l’immunità dell’organismo al fine di aumentare la risposta immunitaria.

Da Pasteur ci hanno fatto credere che i vaccini proteggessero, senza rivelare che invece era l’additivo che faceva il lavoro di far aumentare la risposta immunitaria e non il vaccino. Ma quello che ignoravamo all’epoca sui pericoli di questi additivi oggi non può più essere ignorato. Questo additivo era presente nel vaccino contro l’epatite B che é stato dato a molte persone tra cui diverse infermiere. E molte di loro hanno sviluppato la Sclerosi Multipla o Fibromialgia (probabilmente la Miofascite Macrofagica ).
Recentemente chiedevo
ad una di loro se era stata vaccinata contro l’Epatite B. Ecco cosa mi ha risposto : « Si, ero stata vaccinata contro l’epatite e ad un certo punto ho presentato gravi sintomi di epatite tanto che ho dovuto essere portata al pronto soccorso. Gli enzimi del mio fegato erano talmente aumentati che il medico non sapeva come ne sarei uscita. In seguito ho presentato i sintomi della Fibromialgia al punto da dover lasciare il mio lavoro».

Più vado avanti nel mio nuovo libro : « Il grande dizionario della Metamedicina » che sto terminando e che deve uscire nel mese di dicembre 2009, più scopro il numero di malattie cosiddette idiopatiche o autoimmuni legate ai vaccini e la cosa più sorprendente è che la maggior parte dei medici non sembra rendersene conto.
Di cosa avremo bisogno per fare in modo che si risveglino? E tu che leggi queste righe, aspetterai di aver perso la salute per renderti conto del pericolo dei vaccini ?
«
Moltiplicando le vaccinazioni aumentiamo il rischio di introdurre degli antigeni imparentati con molecole dell’organismo in cui sono stati iniettati creando così malattie autoimmuni la cui frequenza é in continuo aumento ». Prof. Louis-Claude Vincent

Il Dr.Moulden da parte sua ha messo a punto una nuova tecnologia in immagini mediche per evidenziare i disturbi e i danni neurologici prodotti in seguito alle vaccinazioni. Il Dr.Moulden spiega che
i vaccini provocano una iper-reattività del sistema immunitario nel corso del quale i leucociti si precipitano ad attaccare i prodotti estranei iniettati nel flusso sanguigno. Dato che questi ultimi sono troppo grandi per penetrare i piccoli capillari dove ci sono i prodotti estranei, i leucociti finiscono per ostruire, bloccare e deteriorare questi capillari.

La strada viene quindi interrotta dai globuli rossi più piccoli che devono portare l’ossigeno ai diversi organi che si trovano vicino ai capillari ostruiti dalle sostanze estranee.
Queste particelle che raggiungono il cervello, disturbano o impedendo la circolazione sanguigna, possono provocare l’autismo, la morte improvvisa dei neonati o molte altre malattie del bambino o dell’adulto. Proprio come succede con attacco cardiaco, ogni volta che i tessuti hanno carenza di ossigeno, é possibile subire un attacco cerebrale, problemi al fegato o ai reni. Si tratta qui di una grande scoperta di cui però si nega l’informazione a favore della disinformazione.

Ci sono così tanti bravi medici come loro che si sono resi conto dei pericoli dei vaccini per la salute, ma non gli si dà voce, non hanno un palco per farsi ascoltare. Al contrario, questi medici vengono minacciati di perdere il loro diritto ad esercitare la professione, i ricercatori che osano rivelare questi fatti vengono privati delle loro sovvenzioni ...
Per un momento mi sono scoraggiata e mi sono chiesta cosa potessi fare per le mie possibilità. Ma grazie a Jean-Jacques Crèvecoeur un brillante collega che stimo molto e che ha consacrato come me una gran parte della sua vita a risvegliare i suoi simili ho capito che insieme si poteva fare qualcosa. Potevamo dire: STOP! Non toccate più la nostra salute e la salute dei nostri bambini.

Un prossimo vaccino più pericoloso di tutti quelli presentati finora é sul punto di essere iniettato a oltre la metà del pianeta. Tu puoi pensare: «Ah io non mi farò vaccinare!» molto bene. Anch’io penso la stessa cosa. Ma occorre pensare un po’ più in là. Hai pensato ai milioni di persone che riceveranno questo vaccino ? Dove elimineranno questi virus e questi prodotti tossici che gli vengono iniettati ?
Quello che verrà eliminato dalle vie urinarie e digestive avrà come effetto di contaminare tutto il nostro ambiente, quindi anche se non ti fai vaccinare, potrai essere toccato da questa contaminazione.
Allora vedi che anche questo ti riguarda ! Non restare indifferente o distaccato dal problema perché ti riguarda. Aiutaci a risvegliare quelli a cui si mente, a cui si raccontano storie per manipolarli meglio. Perché solo insieme saremo sufficientemente forti per opporci al piano di vaccinazione obbligatoria.

E la buona notizia é che un’opposizione seria si sta già formando. Ti invito a entrare in Internet e a cliccare su “
Opposizione al vaccino dell’influenza H1N1”.
Anche se l’opposizione si organizza, non bisogna mollare la presa, ma invece occorre sostenerla. Perché il nostro unico potere sta nell’unità. Coloro che vogliono prendere il controllo mondiale possiedono tutto il resto e cioè l’economia (controllo dei soldi e del loro valore) la politica ( i politici sono alla loro mercé) i media ( radio, televisioni, giornali, pubblicità occulta)
a noi resta solo internet (per ora! ndr).

Sai che solo negli Stati Uniti hanno appena creato una legge passata al senato del Massachusetts (USA) che mette una multa fino a 1000 dollari al giorno e fino a 3 mesi di prigione per rifiuto di obbedire alle autorità mediche (cioè rifiuto di farsi vaccinare) in caso di emergenza in materia di sanità pubblica?
Sai che il segretario di stato degli USA
Kathleen Sebelius ha accettato di firmare un decreto che conferisce l’immunità totale ai fabbricanti di questi vaccini contro l’influenza H1N1?

Questo vuol dire che se una persona in seguito al vaccino sviluppasse la sindrome di Guillain-Barré (e il rischio e che ce ne saranno tantissime) non potrà perseguire chi lo ha fabbricato. Ti invito ad andare su internet a vedere questo video: “L’influenza suina del 1976” Sai che
ancora prima del primo caso di influenza suina la più grande casa farmaceutica Baxter, aveva già depositato un brevetto per la fabbricazione del vaccino contro l’influenza H1N1? Richiedendo quello che c’é nel brevetto stesso si legge: “Additivi appropriati sono l’Idrossido di Alluminio, lisolecitina, Polioli, ecc…”
Sai che da anni si cercano mezzi per ridurre la popolazione del pianeta ? Sono stati utilizzati diversi metodi che però si sono dimostrati insufficienti. La sovrappopolazione é diventata una grande preoccupazione per i sistemi della sanità pubblica che rischiano le crisi sociali peggiori mai viste.

Per porre rimedio a questa situazione, l’OMS e il Nuovo Ordine Mondiale diretto da un gruppo di famiglie ( Rockfeller, Rothchild etc.) che detengono molto potere da molte generazioni, hanno concordato un piano per ridurre la popolazione della Terra da 3 a 5 miliardi di abitanti entro i prossimi dieci anni "Secondo le informazioni americane, da qui al 2015, quasi 3 miliardi di persone saranno di troppo", il nostro pianeta si aspetta dunque una sovrappopolazione. "L'attivazione" dei diversi virus che potrebbero portare ad una morte di massa é una strategia destinata a “ridurre la popolazione del pianeta", ha dichiarato M. Ivachov.

Sai che una giornalista di nome Jane Burgermeister messa al corrente di questo piano
ha recentemente fatto ricorso contro l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’ONU, Barack Obama (Presidente degli Stati Uniti), David de Rothschild (banchiere), David Rockefeller (banchiere), George Soros (banchiere), Werner Faymann (Cancelliere d’Austria) ed altri, accusandoli di volere commettere un genocidio di massa?

Questa accusa fa seguito ad un’altra procedura giudiziaria che la giornalista aveva intentato nell’aprile 2009 contro le società farmaceutiche Baxter e Avir Green Hills Technology, che ritiene responsabili di aver prodotto un vaccino contro l’influenza aviaria, per provocare deliberatamente una pandemia e arricchirsi allo stesso tempo.
Jane Burgermeister presenta le prove di atti di bioterrorismo in cui sono implicate le persone e gli organismi precedentemente citati. Li accusa di far parte di un sindacato internazionale di imprese criminali che ha messo a punto, fabbricato e stoccato delle armi biologiche in previsione di eliminare la popolazione degli Stati Uniti e di altri paesi a scopi di profitti politici e finanziari. Usando l’influenza suina come pretesto, li accusa di aver pianificato l’assassinio di intere popolazioni tramite la vaccinazione forzata.

Lei ha le prove che questi vaccini saranno volontariamente contaminati per provocare malattie mortali. Queste azioni si iscrivono in violazione diretta della Legge antiterrorista relativa all’impiego di armi biotecnologiche.
E’ vero che il nostro mondo si trova di fronte ad una sovrappopolazione. Ma non credi che ci siano altre soluzioni che dobbiamo cercare ? Oltre la metà di quello che la terra produce viene gettato. Come si possono spendere solo negli Stati Uniti 7 miliardi di dollari per acquistare dei vaccini quando non c’erano soldi per aiutare le persone che perdono la loro casa, i senzatetto …E’ possibile che le risorse della terra e i soldi siano mal gestiti ?

Non credi che sia arrivato il momento di unirci, di smettere di agire come caproni ? Abbiamo una responsabilità individuale ma anche collettiva e planetaria.
Se la tua risposta é si, puoi scrivere a lidiavit@libero.it o luca@pcinfo.it e ti risponderò. Da parte tua puoi aiutarmi a trasmettere l’informazione al maggior numero di persone possibile. Ti metterò in contatto con altri tra cui Jean-Jacques Crèvecoeur, e altri ancora perché questo movimento prenda piede.
Grazie da parte mia personalmente e grazie a nome di tutti i nostri fratelli e sorelle di questa terra.
La tua amica Claudia ( www.metamedicina.com )"

*Claudia Rainville, microbiologa e dodificatrice del metodo "Metamedicina", esperta psicoterapeuta e conferenziere internazionale.
E' autrice dei libri: "Ogni sintomo un messaggio", "Guarire le ferite del passato", "Nati per essere felici e non per soffrire", "Liberarsi dalle paure e dai sensi di colpa"


 

ENERGIA VIBRAZIONALE ALIMENTI E SALUTE tratto da thelivingspirits.net/

L'ing. francese Andrè Simoneton (gravemente ammalato e senza speranza di guarigione, riacquistò la salute con il vegetarismo) era un esperto in elettromagnetismo, e negli anni '30 e '40 collaborò allo studio della vibrazione degli alimenti utilizzando i lavori di altri importanti ricercatori. Ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre ad avere un potere calorico (chimico-energetico) ha anche un potere elettromagnetico (vibrazionale). Servendosi di apparecchiature scientifiche, misurò la quantità di onde elettromagnetiche degli alimenti, classificandoli in base a queste.
La biofisica alimentare
PREMESSA
Riassumiamo brevemente la costituzione delle cellule e la definizione del rapporto acido/basico. Per maggiori dettagli rimandiamo il lettore alla lettera "La salute del Corpo" n. 3.

LE CELLULE

Sono l'elemento fondamentale di cui sono composti tutti i tessuti di un organismo, sia esso umano, animale o vegetale. E' una singola unità di materiale vivente capace di autoriprodursi. Una cellula assomiglia ad un uovo e si compone di:
1. Nucleo (es. il tuorlo): è la parte centrale adibita alla riproduzione e all'accrescimento della cellula.
2. Citoplasma (es. albume): è l'elemento che consente alla cellula di contattare ed interagire con l'ambiente esterno; è infatti in grado di irritarsi, contrarsi, assorbire, espellere e respirare. Nel citoplasma si trovano corpuscoli di varia forma e volume che fanno parte del sistema vivente della cellula (mitocondri, ecc.).

ACIDO/BASICO - IL COMPROMESSO VITALE
Tutte le reazioni, che definiscono le condizioni essenziali di un ambiente in cui la "vita" sia possibile, si svolgono nell'ambito di determinati valori, tra questi il più importante è il rapporto acido/basico. All'interno del nostro organismo questo rapporto dovrebbe sempre rimanere costante, si possono però creare delle condizioni troppo acide (per eccesso di potassio) oppure troppo basiche (per eccesso di sodio).
Per misurare il rapporto acido/basico viene utilizzato un termine di paragone chiamato "pH". Nel campo medico, il pH viene utilizzato per misurare il liquidi organici ed in particolare il sangue, la saliva e l'urina. Questi liquidi vengono definiti:
- ACIDI, quando il pH è compreso tra 0 e 7,06;
- NEUTRI, quando il pH è uguale a 7,07;
- BASICI o ALCALINI, quando il pH è compreso tra 7,08 e 14,14.

LE ENERGIE SEGRETE DEGLI ALIMENTI (1)
La ricerca del Dr. A. George Wilson
Intorno al 1960, il Dr. Wilson completò lo sviluppo di un'apparecchiatura elettrica molto sensibile che chiamò "Neuro-Micrometro". Questo strumento, una volta collegato con elettrodi in contatto con la superficie del corpo di una persona, è in grado di registrare il flusso di elettricità che scorre nei suoi nervi.
Il Neuro-Micrometro è in grado di misurare:
- Rapporto acido/basico
- Energia che scorre nei nervi
- Energia funzionale
- Ossidazione delle cellule
- Riserva di energia organica
- Tensione emotiva
- Tossicità organica
Con l'ausilio del Neuro-Micrometro, si può ottenere un'indicazione abbastanza approssimata della condizione di alcuni organi interni oppure delle ghiandole endocrine. Queste misurazioni diventano possibili in quanto vi sono sul corpo dei punti riflessi (probabilmente sono gli stessi utilizzati nell'Agopuntura, N.d.T.).

Cos'è la salute?
Per definire la condizione di "buona salute", la cosa migliora da fare è esprimersi in termini di energia funzionale, una forma di corrente nervosa, anche chiamata "bio-elettricità", che fornisce gli impulsi necessari al movimento degli arti ed alla vitalità di tutte le cellule che costituiscono il nostro organismo. Va sottolineato il fatto che tale energia non potrà mai essere fornita da alimenti cotti, surgelati o provenienti da animali morti.
L'elettricità è definita come "un'onda di elettroni che sono costretti a muoversi da atomo ad atomo". Vi sono molti modi per creare dell'elettricità, quella nel nostro organismo è causata da reazioni chimiche (come quando si carica una batteria) che avvengono nelle cellule; tale processo prende il nome di "ossidazione".
L'ossidazione avviene come conseguenza dell'assorbimento di ossigeno e nutrimento da parte delle cellule. Nel momento che l'ossigeno e gli elementi nutritivi giungono al loro nucleo e ne diventano parte integrante, viene a crearsi una minuscola corrente elettrica che ammonta a circa un 50-milionesimo di Volt.
Questa corrente, anche se appare assai debole, è sufficiente per mantenere in vita una cellula e, quando si combina con quella di altre cellule (come accade nel cervello), diventa sufficiente per causare un flusso di energia nervosa che, qualora diretto verso una parte dell'organismo, prende il nome di "impulso nervoso" e può produrre un'azione.
Siccome sono gli alimenti che assumiamo che permettono la generazione di questa energia, spetta agli stessi il compito di mantenere l'integrità termica, chimica, strutturale e funzionale del corpo. Questi quattro fattori sono ugualmente importanti ma, purtroppo, solo i primi tre sono stati presi nella dovuta considerazione. Quanto il cibo, possa essere correlato alla generazione dell'energia che mantiene le attività funzionali del corpo, è stato infatti un argomento alquanto trascurato.

Le nuove considerazioni nel campo della dieta
La prima cosa da fare, nella ricerca di una dieta ottimale, dovrebbe essere l'attenta considerazione dell'effetto che essa avrà sulle cellule dell'organismo, sul rapporto acido/basico e quanto potrà aumentare o diminuire l'energia nervosa disponibile. Il Dr. Wilson enumera quattro modi nei quale una dieta scorretta può interferire nel buon funzionamento delle cellule:
1. Incapacità di provvedere il giusto nutrimento alle cellule, sia per i processi di ossidazione che per la creazione di nuove cellule.
2. Creazione di eccessiva acidità, che interferisce con i processi ossidativi delle cellule.
3. Incapacità di creare l'acidità sufficiente a creare la differenza di potenziale necessaria per permettere il fluire dell'energia lungo i nervi del corpo.
4. Eccessiva assunzione di alimenti che può ostacolare la circolazione dei fluidi all'interno dell'organismo. Se i fluidi non circolano liberamente i nutrimenti non possono giungere alle cellule nella dovuta quantità e non vi potrà neppure essere un'adeguata eliminazione dei rifiuti dovuti alla loro attività. Entrambi questi fattori creano una malnutrizione delle cellule: l'unica fattore, secondo il Dr Wilson, che sta alla base di molte malattie, specialmente quelle croniche.

La ricerca dell'Ing. Andrè Simoneton (2)
L'ing. Simoneton, francese, ha speso ben 20 anni facendo ricerche sull'effetto che gli alimenti possono avere sul corpo umano. Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano. Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson, il Biometro di Bovis (vedi La salute del Corpo n. 18, n.d.r.), che è graduato in Angstroms (A) e può misurare anche le onde che sono lunghe solo un decimilionesimo di millimetro.
Con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstroms (questa lunghezza d'onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 A l'organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia.


Per mantenersi con vibrazioni ad una lunghezza d'onda superiore ai 6500 A (verso l'infrarosso) il nostro organismo deve continuamente adattarsi all'influenza di ogni specie di radiazioni, siano esse dovute a: pensieri, emozioni, alimentazione, medicamenti, radiazioni cosmiche, solari, terrestri, ecc. Un ruolo assai importante, per il mantenimento della buona salute, viene pertanto rivestito dagli alimenti, dalle bevande, dal modo di vita e dall'ambiente in cui si vive. Prove di laboratorio, effettuate su animali, hanno dimostrato che gli alimenti sintetici, pur fornendo un'alimentazione equilibrata dal punto di vista qualitativo e calorico, non è sufficiente per fornire uno sviluppo normale. Questo significa che oltre ai consueti elementi (proteine, carboidrati, ecc.) gli alimenti devono anche possedere delle "vibrazioni energetiche", capace di mantenere la vita.
Una volta fatte queste considerazioni, l'Ing. Simoneton controllò un gran numero di alimenti che suddivise nelle 4 grandi categorie riportate qui sotto.
Le qualità vibrazionali e vitali dei cibi (3)

1 - ALIMENTI SUPERIORI con vibrazioni sopra i 6500 A:
tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti in casa e subito ingeriti), quasi tutti gli ortaggi ed i legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70 gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane integrale; i dolci fatti in casa, tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli, le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e la soia, il burro freschissimo di giornata, i formaggi NON fermentati, la crema del latte e le uova di giornata.

2 - ALIMENTI DI APPOGGIO, con vibrazioni da 6500 a 3000 A:
il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l'olio di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente.

3 - ALIMENTI INFERIORI, con vibrazioni dai 3000 in giù:
la carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il latte bollito, il the, il caffè, le marmellate, il cioccolato, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati. Questi alimenti sono quasi tutti proteici e basta una piccolissima deficienza del fegato o dell'apparato digerente, affinché diventino intollerabili per l'organismo.

4 - ALIMENTI MORTI, senza alcuna vibrazione:
le conserve alimentari, le margarine, tutte le pasticcerie ed i dolci fatti con farina raffinata e prodotti industriali, i liquori e gli alcolici, lo zucchero raffinato (bianco).
Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà.
Gli alimenti conservati mediante la "pastorizzazione", NON contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti, le conservano in gran parte.

Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico, hanno pure ottime vibrazioni e possono essere classificati come "eccellenti". Questi alimenti sono sufficienti al mantenimento della vita se assunti con un'alimentazione VEGETARIANA intelligente.
Fra gli alimenti superiori, i frutti maturi hanno tutti una lunghezza d'onda tra gli 8000 ed i 10.000 A. Le loro vibrazioni vengono liberate nello stomaco, dando una sensazione di benessere. Affinché le mucose ne traggano il maggior profitto è opportuno mangiare la frutta a digiuno, cioè al mattino o nel tardo pomeriggio.
NON mangiate la frutta non matura, come spesso viene venduta, le sue vibrazioni non sono valide per l'organismo; lo prova il fatto che sono di difficile digestione. Quanto detto per la frutta è valido anche per le verdure.
Le possibilità vibratorie degli alimenti non resiste oltre i 70 gradi, qualsiasi cottura che superi questi valori rende il cibo povero di elementi vitali. L'unica eccezione è la patata, che una volta cotta al forno o nell'acqua presenta ancora circa 6500 A. Ciò accade anche con altri tuberi, salvo la barbabietola, la carota, il ramolaccio che, quando sono maturi, misurano dai 7000 agli 8000 A.
La stessa rilevazione si ottiene dai legumi freschi e maturi (fagioli, fave, piselli, lenticchie). Questi, però, una volta essiccati, già dopo qualche settimana presentano una debole radiazione che scompare nel giro di qualche mese; ecco perché spesso sono indigesti.
Il miglior modo di mangiare le insalate è quello di prepararle con molte qualità di verdure, ad es. insalata, carciofi, asparagi, carote, olive, barbabietole, cipolle, ecc. Gli spinaci, i carciofi, le zucchine ed i funghi possono essere consumati anche crudi tagliati a fettine. Queste mescolanze, se condite con olio extra vergine di oliva, forniscono ottime vibrazioni che vanno da 8000 a 11.000 A. Anche i funghi sono molto importanti in quanto emettono onde di 8500 A.

Simoneton, ha rilevato che i prodotti vegetali venduti nelle città hanno già perduto da un terzo alla metà delle vibrazioni utili al corpo umano. Se a tutto ciò si aggiunge la cottura per bollitura, in essi NON rimane più NULLA di valido. Qualcuno ha osservato che le verdure gonfiano lo stomaco: ciò è vero solamente quando si mangiano quelle con vibrazioni inadeguate; di quelle cotte nell'acqua, ad esempio, rimane solo la cellulosa.
La base del nutrimento dell'uomo è il grano, questi occupa una posizione importante nella scala delle vibrazioni: 8500 A. Alcuni osservano che il grano è difficoltoso da masticare, basta macinarlo a grana grossa ed ecco risolto il problema. Un piatto contenente grano (chicco o grano spezzato, non farina) ha una vibrazione di 9000 o 10.000 A. Il grano germogliato rappresenta un alimento perfetto con vibrazione molto energetiche, tra gli 8000 ed i 10.000 A. E' anche possibile mescolarlo con altri cereali preparando piatti assai gustosi.

La pasta fatta in casa, cioè fresca, ha una radiazione uguale a quella del grano, mentre in quella seccata venduta in commercio le radiazioni sono quasi nulle.
Gli oli hanno all'incirca le stesse vibrazioni del frutto da cui provengono. L'olio di oliva, ad es., misura 8500 A e, dopo 6 anni, arriva a 7500 A. Attenzione che quando l'olio di oliva è decolorato e deodorizzato, si abbassa a 4000 A circa e gli oli estratti con solventi dalle sanse, NON contengono più nulla. Se possibile è preferibile utilizzare gli oli vegetali che, come si è verificato, perdono solo dopo molti anni le loro proprietà. Sembra che nell'antichità il piatto base fosse pane integrale o semintegrale intriso nell'olio di oliva, il resto era companatico.
Gli studi del Simoneton hanno dimostrato che il latte vaccino NON è un alimento adatto per la salute dell'uomo. Alla mungitura presenta 6500 A; dopo 6 ore 6000; dopo 14 ore 5000; dopo 18 ore 4000; dopo 48 ore 2000; dopo 56 ore 1000 A e dopo la pastorizzazione quasi 0 (zero) A.
Il burro perde di giorno in giorno la sua vibrazione, dopo 40 giorni non ne ha più del tutto. Tuttavia la conservazione in frigorifero rallenta questo processo. Le uova appena deposte danno 6500 A, sono perciò identiche alle vibrazioni di una persona sana; la polvere d'uovo, invece, NON contiene più nulla: è solo cenere morta!.
Utilizzate prodotti integrali, non raffinati dall'industria, la quale toglie al prodotto appena colto la parte migliore, per poi elaborarlo e rivenderlo nelle farmacie a prezzi vertiginosi. Tutto ciò potrà sembrare stupido ma sono cose che avvengono nella realtà. Ricordate che la Natura produce tutto ciò di cui avete bisogno. Un detto antico, trasformato, vi aiuterà a regolarvi: "Cibi e buoi dei paesi tuoi".
Limitate la carne (anche salumi, pollo e pesce sono carne), come facevano i nostri nonni che l'assumevano solo a Natale, Capodanno, Pasqua, ai matrimoni, ai compleanni ed agli onomastici. Essere quasi vegetariani significa tenere sotto controllo ogni problema.
Buona norma, al giorno d'oggi, è integrare una sana alimentazione, con prodotti naturali come le alghe, verdi o brune, a seconda dei casi. Esse contengono oltre a tutto anche la Niacina che scioglie i grassi dai tessuti; inoltre le alghe aiutano l'eliminazione delle scorie in quanto equilibrano la flora intestinale, disinfiammano la mucosa gastro intestinale ed aiutano la normalizzazione dell'equilibrio acido/basico.
E' anche consigliabile utilizzare i seguenti prodotti: germe di grano, polline di fiori, propoli, miele, lievito di birra, yogurt naturale, acidulato (aceto) di mele, argilla per via orale, limone spremuto in acqua. Sono anche assai validi: estratto di ortica, fieno greco grattugiato e mescolato ad un po' di miele.
In certi casi può anche essere benefica 1 punta di cucchiaino da the, di Cloruro di Magnesio sciolto in mezzo bicchiere di acqua da bere al mattino a digiuno. Questo sale è contenuto in notevole quantità nel sale marino integrale, è un ottimo rinforzante del sistema immunitario e tonico del sistema nervoso e muscolare. E' adatto in tutte le malattie cosiddette infettive in quanto aumenta notevolmente la potenza fagocitaria dei globuli bianchi.

I Vegetali Frondosi (1)
Fra le scoperte più importanti, emerse dalle ricerche con il Neuro-Micrometro, si pone la conoscenza dei grandi benefici ottenibili dalle fronde dei vegetali. Mentre è da sempre conosciuto che questi sono "cibi protettivi", non si è mai considerato il loro apporto all'energia vitale dell'organismo. Tali vegetali, oltre a possedere un altissimo livello di energia, sono gli unici alimenti in grado di bilanciare in modo soddisfacente i pasti a base di proteine, facendo in modo che il corpo possa assimilare le medesime senza dover attingere alle energie di riserva. Le misurazioni fatte, hanno mostrato come le foglie dei vegetali abbiano un valore energetico maggiore di quello dello stelo e delle radici. Ciò è dovuto al fatto che le fronde sono più interessate dai raggi del sole. Siccome la cottura riduce la vitalità dei vegetali il Dr. Wilson consiglia di assumere almeno due vegetali crudi insieme ad uno cotto.
La barbabietola rossa, sedano, senape, kale, lattuga, indivia, rapa, carota ed erba medica offrono le foglie più cariche di energia.

CONOSCERE LE CALORIE
Cosa sono e come si misurano
La dietologia ufficiale insegna che quando un cibo viene ingerito, viene dapprima triturato nella bocca, poi scomposto nei suoi elementi fondamentali e quindi assorbito dall'organismo. A questo punto subisce, ad opera dell'ossigeno, un'ulteriore trasformazione chimica (ossidazione) che produce calore, come se l'organismo "bruciasse" in tanti piccoli fuochi i prodotti ingeriti. Il calore (energia termica o calorie), che un alimento è in grado di produrre, può essere misurato con una speciale apparecchiatura di laboratorio. Tale misura viene espressa in "calorie" (unità di energia termica). Una caloria corrisponde alla quantità di calore capace di far aumentare di 1° C la temperatura di 1 litro d'acqua.
Le calorie fornite dai principi nutritivi sono le seguenti:
1 grammo di proteine produce circa 4,5 calorie,
1 grammo di grassi produce circa 9 calorie,
1 grammo di carboidrati produce circa 3,75 calorie,
1 grammo di alcool etilico produce circa 7 calorie.

Il concetto di caloria è incompleto ed ingannevole
Come abbiamo visto più sopra le calorie vengono misurate facendo bruciare gli alimenti in laboratorio. Questa misura, pertanto, NON prende affatto in considerazione l'energia che il corpo deve utilizzare per digerire ed assimilare gli alimenti. In altre parole la dieta ufficiale ci dice quante calorie vengono fornite da un certo alimento ma NON ci informa affatto di quante calorie il corpo deve consumare per poterlo digerire, assimilare e liberarsi dalle tossine derivate da tali processi.
Pertanto il concetto di caloria è incompleto e molto ingannevole. Un pezzo di carne, ad esempio, che teoricamente fornisce circa 4,5 calorie al grammo, ne consuma probabilmente altrettante nelle tre ore necessarie per la sua digestione ed assimilazione. Questo spiega perché alcune diete si basano sulla carne per far dimagrire.
Il Dr. Wilson, ha verificato che un alimento introdotto nel corpo umano, si trova in un ambiente assai diverso da quello in cui viene "bruciato" per valutarne le calorie. Questa verifica è stato fatta misurando il flusso di energia nervosa nel corpo prima e dopo pasti composti di vari tipi di alimenti.
Si è così riscontrato che certi alimenti (vedi più sopra la classificazione per vibrazioni vitali) costringono il corpo ad un grande dispendio di energia per poterli utilizzare. Questa manifestazione energetica ha portato a credere che gli alimenti in oggetto accrescano l'energia corporea, mentre è vero il contrario: terminati i processi digestivi ed assimilativi il corpo si ritrova con le riserve energetiche diminuite.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1) Dr. A. George Wilson, A New Slant to Diet,
Standard Research Laboratories, 10th, Ave. and Jersey St., Dencver, Colorado (U.S.A.), 1960.
2) André Simoneton, Radiations des Aliments,
Le Courrier de Livres, Paris.
3) A. Taum, G.P. Vanoli, Guida alla salute naturale, pagg. 243-246,
Guide Vanoli, via A. Cesalpino 26/a, 20128 Milano, 1991.


 

VI SPIEGO PERCHE' IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E' UN VILE di Benny Calasanzio - FONTE

"Non firmare non significa niente". Così ha risposto ieri Giorgio Napolitano ad un cittadino che cortesemente e forse con eccessiva gentilezza lo supplicava di non firmare lo scudo mafioso. Non firmare in realtà vuol dire molto, vuol dire moltissimo, o meglio, avrebbe voluto dire moltissimo. Vuol dire che, per quanto in suo potere, il Presidente della Repubblica avrebbe fermato, almeno per il momento, una delle più grandi schifezze del Governo, ossia uno scudo fiscale che permetterà ai vari Iovine, Zagaria, Messina Denaro e agli altri capi mafia di far rientrare in Italia i soldi che avevano prudentemente spedito altrove, convinti che qualcuno avrebbe potuto perseguirli; nemmeno loro potevano pensare che in Italia si potesse arrivare a tanto. Napolitano avrebbe potuto dissociarsi, dire che questa legge è un favore alle mafie e alle criminalità e dire, ad alta voce ""Io non ci sto"". E invece ha voluto seguire il motto che lo ha sempre contraddistinto, ossia ""chi striscia non inciampa"", e ha firmato di sabato, in fretta e furia, una vergogna di cui deve rispondere anche lui adesso alla pari del Governo che l'ha proposta. La parte seconda della Costituzione, nell'ordinamento della Repubblica, all'articolo 74 spiega una cosa diversa dalla bugia raccontata al cittadino: "Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere promulgata. "Poteva dare uno schiaffo al Governo, poteva rimandare indietro una vergogna, un pizzo richiesto alle mafie per finanziare la manovra finanziaria. E invece non lo ha fatto, e questo è un fatto che può e deve essere criticato, anche aspramente. Poteva rimandarlo indietro e non lo ha fatto; e quando qualcuno pur non condividendo qualcosa la accetta e la legittima, quella si chiama "viltà"; proprio per questo, in termini, non sbaglia Di Pietro quando parla di "viltà e abdicazione". E a riprova che le parole di Di Pietro sono più che condivisibili, ecco le reazioni del Pd, che dopo le assenze/connivenze ha ancora il coraggio di fiatare: "L’atteggiamento del Quirinale è ineccepibile" ha detto Franceschini; "Di Pietro che fa della legalità la sua bandiera dovrebbe rispettare le istituzioni democratiche" ha sibilato Massimo D’Alema; "si tratta di un attacco inaccettabile" ha dichiarato Pierluigi Bersani dopo aver chiesto il permesso a D'Alema; "Mai più alleanze con l’Italia dei valori", Vannino Chi? ti, per terminare il nostro defilee dell'ipocrisia con il "si sta passando il segno nei toni delle parole e nel merito" della trasparente e fumante Anna Finocchiaro.


 

ANNOZERO ... DOPO LA PRIMA. ... dal sito di Articolo 21 - FONTE

Cari amici, qui sotto vi alleghiamo l’intervento dell’Avvocato Domenico D’Amati sulla volontà di di intervenire contro Annozero manifestata dai ministri Scajola e Romani. Come leggerete le intenzioni del Governo non solo si collocano al di fuori di ogni prassi istituzionale, ma sono in aperta violazione dei dettami costituzionali, così come già stabilito dalla Consulta. Vi chiediamo quindi, come già in passato abbiamo fatto, di amplificare questo messaggio in modo che più gente possibile conosca la verità su questa storia.
Grazie a tutti La redazione di Annozero: il minculpop di Scajola e Romani contro la Corte Costituzionale di Domenico d'Amati Il contratto di servizio della RAI non consente affatto al Governo di svolgere istruttorie sui contenuti di una trasmissione di informazione, né di chiederne ragione ai vertici della RAI, né di promuovere l?intervento dell’AGCOM.
L’art. 39 del contratto fa salve le competenze delle altre istituzioni. Anche di recente, con la sentenza n. 69 del 13 marzo 2009, relativa al caso Petroni, la Corte Costituzionale ha escluso qualsiasi possibilità di interferenza governativa sulla gestione editoriale della RAI ed ha affermato che la Commissione parlamentare di vigilanza ha il compito di mantenere gli amministratori della concessionaria al riparo da pressioni e condizionamenti.
Fermo restando che Santoro ha aperto la sua trasmissione a tutte le voci, va ricordato che nella stessa sentenza della Corte Costituzionale si legge: “l’imparzialità e l’obiettività dell’informazione possono essere garantite solo dal pluralismo delle fonti e degli orientamenti ideali, culturali e politici, nella difficoltà che le notizie ed i contenuti dei programmi siano, in sé e per sé, sempre e comunque obiettivi”.
Quanto alla possibilità di intervento dell’AGCOM in materia, la stessa RAI l’ha negata, ricorrendo al Tribunale Amministrativo Regionale nel marzo 2009 contro le misure sanzionatorie applicate dall?Autorità per i programmi di Fazio e di Santoro.
L’iniziativa di Scaiola e Romani si presenta quindi come un tentativo di risuscitare il Minculpop, introducendo nel nostro ordinamento meccanismi censori contrari alla Costituzione ed ai trattati europei.
NB: questo articolo è stato pubblicato dal sito di Articolo 21 www.articolo21.info


 

IL TRATTATO DI LISBONA. ALTRO CHE CAVALIERE. ... di Paolo Barnard - FONTE

E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.
Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.

Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve riassunto delle puntate precedenti; nel secondo vi spiego il Trattato di Lisbona in sintesi; nel terzo l’approfondimento per chi lo desidera.

LE PUNTATE PRECEDENTI
L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione moderna di un vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale, non politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che questa vecchia Europa poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre per fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957 erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27 membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono secondo regole e principi comuni. Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni di una sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi dei singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un organo giudiziario che risponde al nome di Corte di Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di nazioni che da secoli forma l’Europa, si è lentamente trasformato in una unione che ha già un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila, poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti italiani, tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei uniti e moderni.

Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio Continente sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa Europa degli Stati sovrani poteva, anzi, doveva diventare gli Stati Uniti d’Europa, ovvero un blocco cementato di popoli sotto un’unica bandiera, leggi comuni, governo comune e soprattutto un’economia comune. Una potenza mondiale. Ma la litigiosità che ci ha sempre caratterizzato come singoli Paesi, l’individualismo nazionalista, e l’attaccamento ciascuno alle proprie regole e tradizioni, erano l’ostacolo fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento dell’Unione suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda di leggi europee, regolamenti e sentenze, ancora ciascuna nazione era ben salda negli interessi di casa propria, e in quel modo gli Stati Uniti d’Europa erano impossibili da realizzare. Occorreva qualcosa di unificante, di potente, più potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa? Una Costituzione europea in piena regola, con tutto il potere proprio di una Costituzione.

Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra Strasburgo, Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001 nell’anonima cittadina belga di Laeken, e decisero: scriveremo una Costituzione per tutte le genti d’Europa. Fu fatto, sotto la supervisione dell’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing e con la figura in evidenza del nostro Giuliano Amato. Ma quei burocrati in doppiopetto fecero un ‘errore’: furono aperti e democratici, cioè permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti della nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione in due referendum, accusando i burocrati europei di aver redatto un testo scandalosamente ignorante dei temi sociali e altrettanto parziale a favore dei grandi interessi economici. In altre parole: con quella Costituzione, gli Stati Uniti d’Europa sarebbero diventati il parco giochi dei falchi miliardari e terra dolente per le persone comuni, per me e per voi e per i vostri figli.

Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro sponsor nelle corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle loro Mercedes blindate a suon di voti franco-olandesi, essi decisero la momentanea ritirata, ma non la resa. Infatti, la mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe Grillo, ventisette capi di governo europei si riunirono a Lisbona e decisero: ci si riprova, ma stavolta col cavolo che permetteremo ai cittadini di esprimere un parere. Nacque così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato in segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente impossibili da leggere, e segretamente persino peggiore della defunta Costituzione. Nel Trattato è sancito il nostro futuro con mutamenti così sconvolgenti da lasciare a bocca spalancata. La mia e la vostra vita, quella dei vostri figli, viene destinata lungo corsie d’acciaio che se definitivamente ratificate saranno quasi impossibili da mutare. Ma quelle corsie dove portano? Al nostro interesse di persone? Al nostro benessere? Alla nostra pacifica convivenza? Ce l’hanno chiesto? Abbiamo voce in capitolo? No, nessuno ce lo ha chiesto e voi non ne sapete nulla.

IL TRATTATO DI LISBONA IN SINTESI
E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole già in essere per un totale di 2800 pagine. E’ stato fatto in quel modo con intento truffaldino e anti democratico, come spiego fra poco. Se ratificato da tutti gli Stati, esso diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura per la nascita di un super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America, con una Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario. Questo super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi odierna nazione europea. Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e soggetti più alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo la cittadinanza presente (italiana, tedesca ecc.). Infatti le leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle nostre leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra Costituzione. Ma al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri veri rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi, né adottarle o bocciarle da solo. Potrà solo contestarle ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto secondario. Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che sarà la presidenza – Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà l’esecutivo – Corte di Giustizia Europea, che sarà il sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU. I poteri di cui si parla avranno principi ispiratori pericolosamente sbilanciati a favore del business, con poca attenzione per i bisogni sociali dei cittadini. Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…) è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari. Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando di un Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita come nulla da 60 anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale, sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia interpellati. Come sarà questa nuova esistenza? Migliore, o un salto indietro nella qualità di vita? Saremo più liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere? Anche nel Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci regolano; la Corte sarà superiore in potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero di Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da burocrati che nessuno di noi ha scelto. Come interpreteranno i nostri diritti di uomini e di donne? Ci hanno interpellati?

Ed è qui il punto. Un Trattato col potere di ribaltare tutta la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il 2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e volutamente di nascosto. Questo poiché una versione simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso i cittadini. Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo passare in segreto dietro le nostre spalle.

Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque anche su questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò per noi non sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato alle persone d’Europa e da queste giudicato con i referendum. Pena la possibilità di un futuro molto, ma molto più gramo di quello che qualsiasi Cavaliere potrà mai regalarci.

L’APPROFONDIMENTO
Cosa è.
Il Trattato di Lisbona (di seguito chiamato il Trattato) non è una Costituzione europea, ma ne mantiene esattamente tutti i poteri. Esso non è neppure un trattato in sé, visto che nella realtà si tratta di una colossale mole di modifiche apportate ai due trattati fondamentali della UE, che sono: il Trattato dell’Unione Europea (TEU) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU). Ad essi viene aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Ogni singolo articolo del Trattato, inclusi gli annessi e i protocolli, assume una forza enorme, spessissimo sovranazionale, cioè più potente di qualsiasi legge nazionale degli Stati membri della UE.

L’astuzia e l’inganno.

L’intera opera è stata architettata in modo da essere incomprensibile e letteralmente illeggibile dagli esseri umani ordinari, inclusi i nostri politici. In totale si sta parlando di 329 pagine di diversi e disconnessi emendamenti apportati a 17 concordati e che vanno inseriti nel posto giusto all’interno di 2800 pagine di leggi europee. Questo labirinto non è accidentale. Come spiega il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”. Il nostro Giuliano Amato ribadì il concetto appieno, in una dichiarazione rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma Europea a Londra il 12 luglio del 2007: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale (evitando in tal modo i referendum, nda)… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”. (fonte: EuObserver.com). Il sigillo a questo tradimento dei principi democratici fu messo dallo stesso Valéry Giscard D’Estaing in una dichiarazione del 27 ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”. I capi di Stato erano concordi questa volta: no al parere degli elettori, no ai referendum.

In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8 agosto del 2008 (già la data la dice lunga), senza alcun pubblico dibattito, senza prime serate televisive, e senza che fosse letto dai parlamentari votanti. Nel resto d’Europa le cose non sono andate meglio, data la natura semi clandestina del Trattato e la specificata intenzione di nasconderlo agli elettori. Ma in Irlanda è successo qualcosa di particolare. Lo scomparso politico Raymond Crotty denunciò la procedura presso la Corte Suprema del Paese, ed ottenne modifiche tali da imporre all’odierno premier Brian Cowen un referendum popolare finale sul Trattato (uno già ci fu nel 2008), che si terrà il 2 ottobre di quest’anno. Si tenga presente che un no irlandese affonderebbe anche questa impresa.

Preciso, ma poi continuo.

Una precisazione è di dovere a questo punto. Ciò che è sotto accusa non è il processo di armonizzazione dei popoli europei, né la possibilità di fonderci in un grande Paese federale europeo alla stregua degli Stati Uniti, né il fatto di avere una Costituzione e leggi comuni in sé. Anzi, per una nazione di cittadini cialtroni e incivilizzabili come l’Italia, il ‘bastone e la carota’ dell’Unione potrebbero essere l’unica speranza di rimanere all’interno del circolo dei Paesi evoluti, e di non sprofondare del tutto nei Bantustan del mondo cui oggi apparteniamo (non per colpa di Berlusconi, ma nostra). Ciò che invece è gravissimo, è rappresentato dal fatto che un cambiamento di portata storica come sarebbe la nascita degli Stati Uniti d’Europa e la perdita del 90% della nostra autodeterminazione come popoli singoli, sta avvenendo secondo principi politici, economici e sociali che nessuno di noi conosce, che nessuno di noi ha discusso o votato. E un’analisi attenta del Trattato ci dice che quei principi sono pericolosamente contrari ai nostri interessi di persone comuni. Ci stanno riscrivendo la vita, nientemeno, e ci potremmo svegliare fra pochi mesi in un mondo che non abbiamo scelto e che ci potrebbe costare lacrime e sangue. Senza ritorno. Altro che “regime dello psiconano”.

Il potere al super Stato, e gli Stati odierni esautorati.

Il Trattato crea le basi legali per la nascita di un grande Stato unico europeo con poteri sovranazionali a tutto campo, cioè con leggi che saranno superiori a qualsiasi legge degli Stati membri (dichiarazioni 17 & 27). Questi poteri del nuovo super Stato d’Europa saranno estesi a 68 nuovi settori dove oggi gli Stati singoli hanno la possibilità di veto, che sarà perduta. Il Trattato sottolinea il ruolo subordinato dei Parlamenti nazionali nella nuova Europa, dove essi dovranno fare gli interessi dell’Unione prima che i propri (Art. 8c, TEU). Nel Consiglio Europeo, che sarà la sede della presidenza del nuovo super Stato, i partecipanti di ciascuna nazione dovranno rappresentare l’Unione presso gli Stati membri, piuttosto che rappresentare gli Stati membri presso l’Unione come accade ora. Essi poi, dovranno “interpretare e applicare le loro leggi nazionali in conformità con quelle dell’Unione”. La Commissione Europea assieme al Consiglio dei Ministri sarà l’esecutivo del super Stato d’Europa. Vi sarà come oggi un Parlamento e la Corte di Giustizia Europea sarà il sistema giudiziario.

Nel capitolo immigrazione le cose staranno così: la nuova Unione avrà frontiere esterne comuni, e deciderà a maggioranza chi potrà entrare e risiedere nei nostri territori, mentre i singoli governi perderanno il potere di decidere su ciò. Di nuovo, nessuno di noi cittadini potrà influenzare i criteri di quelle politiche, che potranno essere troppo permissive oppure disumane.

Si comprende già da questi primi aspetti del Trattato in quale misura drastica i poteri che oggi appartengono ai governi e ai Parlamenti che eleggiamo saranno trasferiti al nuovo super Stato europeo. Non è eccessivo dichiarare che siamo sulla strada per rendere Montecitorio e Palazzo Madama delle marginali rappresentanze di facciata. Le uniche aree dove ancora i Paesi europei manterrebbero autonomia decisionale sono la politica estera comune e la sicurezza. L’europarlamentare danese Jens-Peter Bonde ha dichiarato: “Non ricordo un singolo esempio di legge nazionale che non potrà essere influenzato dal Trattato di Lisbona”.

Dunque, super leggi vincolanti. Ma chi le farà?

Sarebbe naturale pensare che nei nuovi Stati Uniti d’Europa, verso i quali il Trattato ci spinge, saranno i rappresentanti eletti dal popolo a fare le leggi, come ovvio. Invece no. Il potere legislativo del nuovo super Stato, come accade già oggi nella meno vincolante UE, sarà ad esclusivo appannaggio di 1) La Commissione Europea che proporrà le leggi, ma che non è direttamente eletta da noi, 2) Il Consiglio dei Ministri che voterà le leggi, neppure esso direttamente eletto dai cittadini. Tenete presente che il ruolo del Consiglio è quasi un proforma, poiché funge praticamente da timbro alle leggi proposte dalla Commissione, visto che solo il 15% di esse viene discusso dai Ministri, e questo non cambierà col Trattato. Insomma, la Commissione Europea non direttamente eletta diverrà potentissima. Tutto ciò è grave. Il Trattato, inoltre, darà alla Commissione un elevato potere di legiferare per decreto, e le sue decisioni saranno persino vincolanti sulle Costituzioni dei Paesi membri. E così le leggi che potrebbero condizionale tutta la nostra vita futura saranno pensate da circa 3000 gruppi di lavoro della Commissione composti da oscuri burocrati che, ribadisco, nessuno ha eletto. Inoltre, questa istituzione non avrà più un Commissario per ogni Stato membro, ma solo due terzi dei Paesi saranno rappresentati a ogni mandato, per cui potrà accadere che una legge sovranazionale e vincolante cancellerà di fatto una legge italiana senza che neppure un italiano l’abbia discussa o pensata.

E allora il Parlamento Europeo? Il Parlamento Europeo non ha e non avrà alcun potere di proporre le leggi né di adottarle o di bocciarle da solo, non potrà votare sul PIL dell’Unione né sulle tasse, e sarà escluso del tutto dal deliberare su 21 settori essenziali su un totale di 90, anche se la sua sfera di competenza è stata estesa ad un numero maggiore di aree. Ciò che ho appena affermato sembra una contraddizione, ma non lo è. Infatti, il Trattato da una parte taglia le gambe al Parlamento (i 21 settori da cui viene escluso), e dall’altra gli dà un contentino (ampliamento aree di competenza), che contentino è visto che nel secondo caso i parlamentari potranno solo decidere ‘assieme’ al Consiglio dei Ministri, dunque non da soli come accade in tutte le democrazie del mondo. Oltre tutto, se anche i nostri eletti rappresentanti in Europa si impuntassero per contestare le leggi della Commissione, avrebbero una vita durissima. Il Trattato stabilisce in quel caso che: se i parlamentari vogliono contestare una legge proposta dalla Commissione dovranno ottenere una maggioranza qualificata nel Consiglio dei Ministri (cioè il 55% degli Stati) o una maggioranza assoluta di tutti i deputati europei. Si avrebbe così il paradosso di politici regolarmente eletti che devono sgobbare per contestare le decisioni di un ‘governo’ che nessuno ha eletto. Già oggi la Commissione si può permettere di snobbare persino i parlamenti nazionali degli Stati membri, come dimostra il fatto che fra il settembre 2006 e il settembre 2007 questi ultimi avevano spedito a Bruxelles ben 152 bocciature di leggi proposte dalla Commissione, col risultato di essere ignorati nel 100% di casi.

Un’ultima stortura insita nell’impianto legislativo europeo si chiama Principio di Sussidiarietà. Stabilisce che nel caso di non chiarezza su chi deve fare che cosa fra l’UE e gli Stati membri, il diritto di agire ricade su chi garantisce la maggiore efficienza. Ma che significa? E chi stabilisce che cosa sia efficiente per noi persone? Ve l’hanno mai chiesto? Ce lo chiederanno?

Il quadro che emerge dal progetto del Trattato vede in primo piano il macroscopico e sproporzionato potere della Commissione Europea, che, bisogna ricordarlo ancora, nessuno di noi elegge. Pensate che occorrerà un terzo dei Parlamenti nazionali europei per, non dico bloccare le proposte della Commissione, ma per ottenere che essa le riconsideri, senza alcun obbligo di altro. Nel frattempo, i Parlamenti nazionali perderanno ben 68 poteri di veto in Europa. Una esautorazione immensa, che, a prescindere dai meriti, nessuno di noi cittadini ha votato e approvato.

Cittadini… di che?
Siamo italiani, tedeschi, olandesi o spagnoli, ma col Trattato diventeremo “in aggiunta” cittadini del super Stato d’Europa (Art. 17b.1 TEC/TFU). Attenzione qui: finora, le regole della UE stabilivano che noi eravamo cittadini europei “come corredo” alla nostra cittadinanza nazionale. Il termine “aggiunta” è usato nel Trattato per esprimere una doppia nazionalità a tutti gli effetti, con però un gigantesco ma: dovete sapere che i diritti e i doveri di questa nostra nuova nazionalità saranno superiori a quelli stabiliti dalle nostre leggi nazionali in ogni caso dove vi sia un conflitto fra di essi, e questo per la sancita superiorità delle leggi dell’Unione rispetto a quelle nazionali e persino rispetto alle nostre Costituzioni. Al di là del merito, è inquietante sapere che potremmo essere obbligati a fare cose non previste dalle nostre leggi, senza aver avuto alcuna voce in capitolo, come al solito.

In campo internazionale.

Il Trattato creerà uno Stato superiore agli Stati membri esattamente come gli Stati Uniti sono superiori ai singoli Stati americani. Esso avrà il potere di firmare accordi internazionali con altri Paesi del mondo, e questi accordi saranno vincolanti su ogni Paese membro anche se i suoi parlamentari sono contrari, e avranno precedenza sulle sue leggi. Avrà il potere di entrare in guerra come Europa e senza l’autorizzazione dell’ONU, lasciando ai singoli Stati il solo potere di “astenersi costruttivamente” (che significa poi collaborazionismo), e imporrà inoltre agli Stati membri un aumento delle spese militari. Il Presidente della nuova Unione non sarà eletto dal popolo come negli USA, ma potrà rappresentarci nei rapporti con Paesi cruciali come l’America, la Russia o la Cina, che non dialogheranno più con i nostri attuali governi su una serie di importanti affari internazionali.

I padroni del vapore.

Uno dei motivi per cui i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione europea nel 2005, fu che essa magnificava i diritti del business lasciando le briciole ai diritti dei cittadini. Quella Carta fu infatti definita “socialmente frigida”. Il Trattato di Lisbona non altera in alcun modo questo stato di cose, ed è grave. Il problema, gridarono allora i detrattori della Costituzione, era che essa sanciva con forza il principio economico della “libera concorrenza senza distorsioni”, un principi che all’orecchio del profano può anche suonare giusto, ma che nel gergo delle stanza dei bottoni di tutto il mondo significa: privatizzazioni piratesche (ovvero svendite a poche lire ai privati) di tutto ciò che fu edificato con le nostre tasse, speculazioni selvagge nel commercio, precarizzazione galoppante del lavoro e dei diritti di chi lavora, tagli elefantiaci alle nostre tutele sociali e poi… ipocrisia sfacciata, con la notoria regola del ‘capitalismo per i poveri e socialismo per i ricchi’. Cioè: meno salvagenti sociali alla popolazione, ma poi ampi salvataggi di Stato quando è il business a finire nei guai. Infine, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ applicata al commercio europeo significa nessuna tutela di Stato nei Paesi svantaggiati ma sovvenzioni statali miliardarie per le economie opulente dei Paesi ricchi.

Quindi, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ sarà di nuovo sancita nero su bianco dal Trattato, nonostante fosse stata bocciata nella Costituzione. La si trova infatti in una dichiarazione vincolante del Protocollo 6. Come dire: ciò che fu cacciato dalla porta di casa, rientra dalla finestra. Ma c’è molto altro.

Il Trattato, per esempio, dà priorità all’aumento della produzione agricola europea che già oggi è sovvenzionata dall’Unione a suon di 1 miliardo di euro al giorno, ma non spende una parola sulle condizioni di lavoro dei braccianti né sull’impatto ambientale dell’espansione di quel settore, che è fra i più inquinanti del mondo (idrocarburi, pesticidi, consumo acqua…). Ancor più grave è il capitolo del Trattato sul diritto di sciopero, dove si prevede un assoluto divieto se esso ostacola “il libero movimento dei servizi”, una clausola che sarà aperta a interpretazioni selvagge; scioperare sarà altrettanto vietato quando colpirà un’azienda straniera che paga salari da miseria in Paesi europei dove il salario medio per lo stesso lavoro è del doppio; si immagini a quali sfruttamenti si andrebbe incontro, col corredo di gravi instabilità e tensioni sociali. Infine, diventa illegale pretendere nei pubblici appalti il rispetto di alcune contrattazioni salariali già acquisite, altra voragine. In tema di salute, il Trattato ha in serbo un pericolo non minore: il capitolo sui diritti del paziente è inserito fra le regole del Mercato Interno, e non in quelle dedicate alla sanità. Innanzi tutto questo significa che per decidere sui diritti di noi ammalati (perché lo saremo tutti nella vita) sarà necessaria solo la maggioranza qualificata dei voti e non l’unanimità, ma soprattutto spaventa trovarsi da ammalati nell’ambito del Mercato, che con la salute non ha proprio nulla a che vedere, come già sappiamo drammaticamente dalla nostra vita quotidiana.

Verremo privati anche del diritto di favorire certi settori della nostra economia anche se chiaramente svantaggiati. Se uno Stato membro deciderà di offrire un trattamento di favore ai propri cittadini in certi aspetti del vivere comune, potrà essere sanzionato. Se deciderà di aumentare l’occupazione pubblica a spese dello Stato per superare una crisi occupazionale (alla New Deal di Roosevelt) sarà sanzionato. La Banca Centrale Europea (BCE) ha il potere di imporre a tutti la stabilità dei prezzi a scapito della piena occupazione. E la BCE sarà arbitro assoluto e incontrastabile delle politiche monetarie, che non di rado significano per noi cittadini indebitati lacrime e sangue (mutui, tassi ecc.). Il Trattato non prevede alcun meccanismo per ridistribuire la ricchezza fra i cittadini ricchi e quelli in difficoltà all’interno dell’Unione; non prevede una politica comune in tema fiscale, salariale e sociale. Non prevede infatti alcun metodo per finanziare il già misero Capitolo Sociale del nuovo super Stato europeo, poiché fra le migliaia di articoli pensati con oculatezza, guarda caso manca proprio quello che armonizzi le politiche fiscali/monetarie/economiche con quelle sociali. Guarda caso.

Scorrendo queste righe, risulta chiarissimo il perché i bravi francesi e olandesi hanno bocciato queste stesse regole quando furono presentate nella Costituzione europea. Qui di sociale c’è poco più del nome. E il sociale è la rete di sicurezza nella mia e nella tua vita di tutti i giorni.

La Giustizia. I Diritti.

In questo settore, il Trattato adotta appieno la Carta dei Diritti Fondamentali, che diventa vincolante per tutti i cittadini del nuovo super Stato d’Europa (Art.6 TEU). Chi deciderà interpretando di volta in volta questi diritti con potere unico sarà la Corte di Giustizia Europea con sede nel Lussemburgo. Infatti, secondo le regole già spiegate in precedenza, anche qui le decisioni della Corte avranno potere sovranazionale e dunque saranno più forti di qualsiasi legge degli Stati membri. Esse poi avranno potere di condizionare ogni singola legge esistente nella UE. Ma chi impedirà alla Corte di interpretare un diritto odierno di un singolo Stato membro in senso più restrittivo? Vi do un esempio: in Svezia, una legge permette ai burocrati di Stato di fare ‘soffiate’ ai giornalisti, per cui il governo non può pretendere che il reporter sveli poi le fonti di uno scandalo pubblicato. Se la Corte decidesse che ciò è illegale, addio avanzatissima legge svedese. E vi ricordo che quando il collega tedesco Hans-Martin Tillack fu arrestato per aver denunciato lo scandalo Eurostat (fondi neri dell’agenzia di statistica della UE), la Corte di Giustizia Europea approvò l’arresto.

Ma chi nomina quei giudici? Nessuno dei cittadini europei, è la risposta. Li eleggono i governi, e questo li rende di fatto a loro soggetti. In altre parole, le sentenze sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci governano saranno nelle mani di magistrati del tutto fuori dal nostro controllo e secondo leggi, non lo si dimentichi, fatte da burocrati non eletti. Questo prevede il Trattato di Lisbona, all’apice di almeno duemila anni di giurisprudenza ‘moderna’. Inoltre, ciò che viene deliberato in seno alla Corte di Giustizia Europea avrà precedenza su quanto deliberato dalle nostre Corti Supreme, Cassazione, e da altre Alte Corti europee. Essa ha il potere persino di influenzare la tassazione indiretta (IVA, catasto, bolli ecc.).

Tutto questo è improprio, irrispettoso del diritto dei cittadini di decidere del proprio vivere, visto che siamo e ancora rimaniamo in teoria gli arbitri finali delle democrazie. Qui siamo completamente messi da parte, ingannati e manipolati, con rischi futuri colossali a dir poco. Ma il realismo di cittadino italiano mi impone di aggiungere un altro distinguo. In un Paese come il nostro dove la nostra inciviltà ha portato in Parlamento dei bifolchi subculturati e violenti come i seguaci di Bossi e altri, il fatto che in futuro gli articoli della Carta dei Diritti Fondamentali e del Trattato di Nizza (diritti di prima, seconda, terza e quarta generazione; dignità umana; minoranze; diritti umani; no pena di morte; diritti processuali ecc.) saranno vincolanti in Italia potrebbe essere la salvezza, nonostante i pericoli che ho delineato. E queste considerazioni mi portano a dire che la critica al Trattato di Lisbona fatta dalla prospettiva italiana è un affare ambiguo, poiché se è vero che quel Trattato potrà da una parte travolgere in negativo le nostre vite e drammaticamente il futuro dei nostri figli, è anche vero che certa barbarie e mediocrità a tutto campo degli italiani rendono impossibile capire dove sia la padella e dove la brace, ovvero se ci farà più male entrare nell’Europa di Lisbona o rimanere l’Italia sovrana di oggi. La risposta sarebbe né l’una né l’altra, certo, ma il rischio per noi italiani di combattere e vincere la battaglia contro l’inganno del Trattato, è poi di ritrovarci qui a soffocare nella melma italica senza neppure l’Europa a mitigarla. Questo va detto per onestà.

Conclusione.

Se ripercorrete i capitoli principali che vi ho esposto, non potrete non rendervi conto che come sempre i grandi giochi che regoleranno ogni futuro atto della vostra vita di cittadini si decidono altrove e in segreto, mentre nessuno nell’Italia che protesta contro il secondario berlusconismo vi aiuta a capire cosa e chi veramente aggredisce la democrazia, e chi veramente tira le fila della vostra esistenza. E’ scandaloso che si sia pensato agli Stati Uniti d’Europa come a un colosso di potere in mano a oscuri burocrati non eletti e massicciamente sbilanciati verso il business, con le briciole lasciate a quel fastidioso ‘intralcio’ che si chiama popolo. E il tutto di nascosto. Questa macchina va fermata e la parola va restituita a noi, i cittadini, attraverso i referendum, come accade in Irlanda. Il Trattato di Lisbona pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità: un dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio degli interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi persone.

Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a discutere di Tarantini, di Papi, di “farabutti” e di “psiconani”. Giustamente.

Le fonti di questo articolo:
- Il Trattato di Lisbona, FONTE
- From the EU Constitution to the Lisbon Treaty.
The revised EU Constitution analysed by the Danish member of the two constitutional Conventions, Jens-Peter Bonde.
- The Treaty of contempt Robert Joumard, Michel Christian and Samuel Schweikert (Commission for European Integration, Attac Rhône) September 7, 2007
- An analysis of the Lisbon Treaty by Prof. Anthony Coughlan, The Brussels Journal. European and constitutional law by Anthony Coughlan, Secretary of the National Platform EU Research and Information Centre, 24 Crawford Avenue, Dublin 9, Ireland.
- The Reform Treaty: Treaty of Lisbon: di Giuseppe Bronzini – Magistratura Democratica,
da Budgeting for the Future, Bulding Another Europe, Sbilanciamoci 2008.
- From Constitution to Reform, or from bad to worse. Susan George – Chair of the Transnational Institute.


 

INFLUENZA SUINA: GARATTINI, SU VACCINO PRESSIONE DELLE AZIENDE... Articolo di Manuela Correra, tratto dal sito dell'Ansa


Garattini: la vaccinazione al momento non è necessaria

ROMA - Lo dice senza mezzi termini il farmacologo Silvio Garattini: se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri paesi "non è necessaria". Una corsa al vaccino, quella determinatasi nelle ultime settimane - mentre i vari colossi farmaceutici impegnati nella produzione si preparano ad avviare la sperimentazione clinica sull'uomo da agosto - che Garattini considera quanto meno eccessiva. Tutto si basa, dice in una intervista all'ANSA, su "ipotesi, di cui non si sa se siano vere o meno".

Perplessità, dunque, sulla reale opportunità ed efficacia dei piani di vaccinazione di massa. Ma non solo. Dietro quella che l'esperto definisce, appunto, una "corsa", si cela altro. Si celano, afferma, enormi interessi economici. Ed anche questo Garattini lo dice in modo chiaro: "Al momento c'é, certamente, una grande pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse economiche". Un'opinione fuori dal coro, quella del direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che invita anche a un'ulteriore riflessione: l'attenzione è tutta sulla nuova influenza e "si dimenticano - denuncia - le altre tragedie sanitarie in atto" come l'Aids e la malaria.

- C'E' ALLARMISMO, QUESTO E' UN VIRUS MITE - Il virus A/H1N1, ha spiegato Garattini già nelle scorse settimane, "ha una virulenza mite. Bisogna informare, ma il pericolo - sostiene - é per quelli che vengono dalle zone colpite". Quanto ai farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di contagio, come il Tamiflu, Garattini rileva che "in realtà l'attività del farmaco è poca. Nell'influenza normale si risparmia un giorno di malattia su cinque o sei. Però - avverte - ci sono effetti collaterali. Non è che si faccia un grande affare a prenderlo".

- SE VIRUS NON MUTA VACCINAZIONE DI MASSA NON SERVE - Se il virus A/H1N1 manterrà il livello di virulenza attuale con la bassa aggressività clinica sinora registrata, "non c'é la necessità di vaccinare tutta la popolazione" ma, afferma l'esperto, "sarebbe piuttosto opportuno valutare l'ipotesi di vaccinare solo gli operatori sanitari".

- L'OMBRA DEGLI INTERESSI DELLE AZIENDE - "Certamente - ha detto Garattini - c'é una grande pressione da parte dell'industria, che ne trarrà molte risorse economiche". Infatti, "solo fra alcuni mesi si potrà vedere se è veramente necessario questo quantitativo di vaccino in produzione oppure no. Ma se il virus rimane quello che è al momento, allora non ci sarà bisogno di vaccinazioni di massa".

- ANCHE SE VIRUS MUTASSE NON E' DETTO VACCINO FUNZIONI - Se invece il virus dovesse mutare, ha avvertito Garattini, "non è detto che il vaccino in produzione sia in grado di proteggere". Dunque, "realisticamente - ha commentato - quello che andrebbe fatto in questo momento è cercare di diminuire le possibilità di infezione, controllando le frontiere e invitando la gente ad evitare luoghi a rischio e affollati e ad adottare strette misure igieniche".

- SI DIMENTICANO TRAGEDIE VERE - Il punto, avverte, "é che si sta focalizzando l'attenzione solo sulla nuova influenza, dimenticando le altre emergenze sanitarie in atto, a partire dall'Aids". Al momento, ha concluso Garattini, "non siamo di fronte a un reale pericolo e il numero di contagio da virus A/H1N1 nel mondo, sebbene in crescita, resta comunque inferiore a quello relativo a una normale influenza stagionale".

Guarda l'intervista a Giorgio Rosso sull'influenza suina


 

I PESTICIDI CONTAMINANO ORTI E CASE... tratto da l’Adige, Guido Smadelli - 19 agosto 2009

Rilevate presenze di residui in 12 punti su 13 Nei campioni anche 6 principi attivi nocivi l’Adige, Guido Smadelli - 19 agosto 2009
VAL DI NON - «Abbiamo rilevato 13 campioni in vari punti della valle. In 8 diversi comuni dell’area dove viene praticata la frutticoltura intensiva. In 12 campioni sono stati rinvenuti residui di principi attivi, ed ogni singolo campione conteneva da 2 a 6 principi attivi diversi, in buona parte nocivi, qualcuno addirittura tossico».
Sergio Deromedis, del «Comitato per il diritto alla salute» della Val di Non, ricorda che analoghe analisi erano state compiute un anno fa, in 10 punti, in 8 dei quali erano state rilevate presenza di residui.
Oggi si è a 12 su 13. «Quindi la situazione è peggiorata», afferma deciso Deromedis, affiancato da
Virgilio Rossi e Raffaella Mottes, altri componenti del comitato.
I campioni sono stati ovviamente rilevati da un tecnico abilitato ed esperto, ed analizzati in un laboratorio fuori regione: un monitoraggio su aree private e pubbliche per verificare la possibile presenza di residui fitosanitari. Analisi che – va precisato – sono state sostenute dal comitato: costate 2.880 euro (spesa sostenuta in parte da Cassa rurale Alta Val di Sole e Peio, Volksbank di Cles e Centro sociale Bruno), sui campioni prelevati il 29 maggio scorso.
«Purtroppo non c’è alcun controllo sulla contaminazione delle proprietà private», considera Sergio Deromedis. «Sono state compiute analisi ambientali sulle polveri, che ci sono dappertutto»; aggiunge Raffaella Mottes.
Problema è che le ordinanze spesso ci sono, ma sono pochi i controlli.
«Ed è vergognoso», affermano i componenti del comitato, «che un gruppo di persone di una ventina di elementi, sostenuti dalle oltre mille firme raccolte, si debba far carico, autofinanziandosi, di compiere le analisi». Le ordinanze ci sono, incalzano i nostri interlocutori, ma non vengono rispettate e non sono sufficienti. «Si dice niente irrorazioni con atomizzatore a 50 metri, ma a 70 metri si accerta la presenza di residui. Il minimo di fascia di rispetto dovrebbe essere di 100 metri». Perché dalle analisi risulta evidente un fatto: residui di principi attivi sono stati trovati dentro le abitazioni. «Si dorme nei pesticidi».

«Il discorso è che noi queste sostanze non le vogliamo né nell’orto, né in giardino, né sul balcone, né in casa», viene affermato. E mentre un anno fa nei campioni rilevati c’erano in media 2 residui di principi attivi, quest’anno la media sale a 3,7. «I motivi sono tre», spiega Sergio Deromedis. «Innanzitutto il non rispetto delle regole e gli scarsi controlli. Quindi i meli troppo vicini a strade ed abitazioni senza che vi sia protezione alcuna, mentre ad esempio nel famoso protocollo agricolo si parla espressamente di siepi, ma quelle esistenti vengono tolte per far posto a nuovi meleti. Infine, l’uso eccessivo della chimica in Valle di Non».
Da studi ufficiali a livello nazionale risulta che in provincia di Trento vengono usati annualmente 2,5 milioni di chilogrammi di antiparassitari, l’equivalente di 50-60 chilogrammi ad ettaro. Un record nazionale assoluto, ben al di sopra di altre regioni dove si grida all’allarme per il limite di guardia, per cifre infinitamente meno significative. «Peraltro», concludono i componenti del comitato presenti all’incontro con
l’Adige, «va ricordato come l’Istituto agrario nel 2008 abbia “consigliato” ben 37 trattamenti…»


 

MAI SENZA OCCHIALI... di Giovanni Rishi Gatti


«Solo il 60% degli italiani usa gli occhiali da sole in estate, tutti gli altri sembrano poco interessati alla salute degli occhi». Cosí attacca un articolo di Paola Trombetta su “Io Donna”, il femminile del Corriere della Sera, riportando una indagine di una sedicente “Commissione Difesa Vista” che molto allarmatamente denuncia, nelle parole di Francesco Loperfido (sic) del Servizio di Oftalmologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano: «L’esposizione ai raggi solari […] può causare infiammazione della cornea e favorire malattie degenerative come cataratta e maculopatie. […] Gli occhiali da sole sono indispensabili, anche quando il cielo è nuvoloso: l’80% delle radiazioni UV passa attraverso le nubi». L’invito è quindi quello di colmare la grande lacuna del 40% degli italiani che ancora mostrano una qualche residuità di intelligenza, per convincerli a correre súbito ai ripari, senza ovviamente recarsi presso le bancarelle dei cinesi per strada bensí dal proprio ottico di fiducia, che saprà consigliare la giusta gradazione, il giusto colore, la giusta prolarizzazione, e il giusto suo guadagno dalla vendita di questi oggetti terribili, che già nel 1928 il Dott. Bates aveva definito letteralmente “ingiuriosi”.
Il lettore mi perdonerà se uso questo spazio per dilungarmi ancora su questi disgustosi argomenti, ma è capitato che leggessi l’articolo di cui sopra dopo aver passato cinque magnifiche giornate all’aperto nelle fantastiche strutture ricettive della “Tenuta Monte Volparo” in Umbria (www.montevolparo.com) dove l’Associazione Vista Perfetta (www.vistaperfetta.it) ha organizzato e svolto un Gruppo di Studio Residenziale per l’approfondimento della Cura della Vista Imperfetta secondo i metodi naturali del Dott. Bates, sfruttando al massimo la possibilità di
esercitarsi e riposarsi con le tabelle di controllo di Snellen nella piú assoluta tranquillità e nella piú piena luce del sole. Ebbene, abbiamo potuto constatare e verificare ancóra una volta che la verità è direttamente contraria a quanto viene sostenuto dai propugnatori degli occhiali da sole: non soltanto l’occhio si riposa e migliora la sua visione quando viene esposto alla luce naturale, ma nel fare ciò il benessere generale della persona viene di molto amplificato, grazie al contatto continuo con circostanze e situazioni piú naturali e lontane da fatica, rumore e “stress” dovuti alla vita di città, con il traffico rumoroso, le scadenze pressanti, il pericoloso inquinamento, eccetera eccetera.
I signori della “Commissione Difesa Vista” dovrebbero spiegarci perché – se il sole è cosí dannoso come loro sostengono – la visione della tabella di Snellen in piena luce migliora grandemente(1), consentendo di vedere, anche a chi ha portato occhiali per la miopia per trenta o quarant’anni, la riga dei venti piedi a venti piedi di distanza (cioè con vista normale) a occhio nudo, migliorando al contempo la propria capacità di ricordare le singole lettere a occhi chiusi(2), e riuscendo anche a immaginare di vedere i centri bianchi delle lettere quali la C o la O ben piú bianchi del resto della tabella, una “illusione”(3) ben nota ai seguaci del Trattamento Senza Occhiali del Dott. Bates. In particolare queste due ultime caratteristiche non hanno apparentemente nulla a che fare con gli “occhi”, né con i “dannosi” raggi UV, né con l’intensità dei raggi solari, ma sono la semplice indicazione del grado di riposo mentale necessario che presiede la vista normale. Ciò significa che
la luce del sole favorisce il rilassamento, e una mente rilassata consente la vista normale e consente anche di evitare lo sforzo e l’affaticamento (mentali prima che fisici) che sono la vera causa delle spaventose malattie di cui veniamo minacciati secondo i venditori delle lenti colorate.
Ma dove vogliono arrivare questi professionisti della sventura, che non perdono occasione per seminare il panico nella popolazione tentando di convincerla a rifuggire il piú possibile dalla unica fonte di energia primaria senza la quale nulla sarebbe vivo sulla Terra, e cioè il sole? A cosa aspirano questi signori? A vedere sul naso del 100% della popolazione i loro begli occhialoni firmati, che gli garantiscono il fatturato a scàpito della nostra salute? Non gli basta aver già condannato quel cospicuo 60% che di loro si è fidato e ha adottato queste protezioni solo per verificare, nel tempo, che la radiazione solare naturale che in passato poteva essere ampiamente ben tollerata ora è fortemente fastidiosa, e l’occhio, abituatosi al buio, trova impossibile ogni tipo di condizione luminosa che non sia la penombra, nella quale la visione è giocoforza piú scarsa?(4)
Giusto di recente ci è capitato di incrociare, camminando per la pubblica via, una giovane neo-mamma ben imbacuccata nei suoi preziosi occhiali neri all’ultima moda che spingeva il suo passeggino iper-tecnologico, di quelli con tre ruote enormi di cui la prima, all’anteriore, addirittura sterzante, dove era alloggiato un piccolissimo bimbo la caratteristica piú evidente del quale non era il viso paffuto, i capelli fini e colorati o la pronta risata con le fossette sulle guance rosee, ma il suo bel paio di elegantissimi occhialetti neri che gli donavano un’aria di sfida come se fosse stato un astronauta in procinto di lanciarsi alla conquista di Marte. La improvvisa vista di questo povero bambino ci ha procurato una distinta scossa che sentiamo attiva ancóra adesso, dopo alcune settimane, e alla luce di quanto detto sopra quel dispiacere diventa ancóra piú grande mentre pensiamo a quale disgraziatissimo karma o cattiva azione passata il malcapitato deve rendere omaggio per essere costretto oggi a subire il grandissimo fastidio della privazione della normale luce del sole. Che male potrà aver mai fatto quel piccolo bimbo per meritarsi questo? E sopra a tutto, potrà mai salvarsi da questo infame tormento? Non è cómpito nostro addentrarci oltre, non potendo fare altro che lasciare ai posteri una cosí ardua sentenza.
Prima di terminare l’articolo desideriamo però fornire al lettore alcune semplici indicazioni per debellare con fiducia e beneficio ogni dubbio qualsivoglia riguardante la falsità delle preoccupazioni date dagli illustri professionisti del settore di cui sopra, elencando alcuni brevi appunti su come utilizzare la luce solare per la salute degli occhi. La luce del sole è essenziale per la vista:
senza luce non vi è visione. Il buio è dannoso per la vista, e se la vista, che è il piú delicato dei sensi, si danneggia, ciò significa che il benessere generale del corpo e della mente è parimenti danneggiato; di conseguenza stare sempre al buio e in penombra, al riparo dai raggi UV fisiologici è una ingiuria per l’essere umano, e andrebbe evitata con ogni mezzo. Chi si è abituato al buio e alla penombra trova la luce del sole improvvisamente disturbante e fonte di fastidio, ma la soluzione a questo problema non può certo essere quella di difendersi al 100% dalla luce, in quanto tale rimedio sarebbe addirittura peggiore del male che si vuole curare.
Ri-abituarsi alla piena luce del sole può essere un procedimento lento e da svolgere con la massima discrezione, ma è l’unica soluzione seria al dramma delle maculopatie, delle infiammazioni della cornea, delle congiuntiviti, eccetera, ed è un requisito essenziale per la pratica fruttifera della Cura della Vista come spiegata nel Sistema Bates™ (Metodo Bates Originale), dopo aver tolto permanentemente ogni tipo di occhiale. L’obiettivo finale del “trattamento con il sole” (scoperto dal Dott. Bates) è la capacità di poter rimirare il sole a volontà in ogni condizione, senza subire alcun tipo di danno qualsivoglia ma al contrario verificando che la visione, dopo questa pratica, ne viene ulteriormente beneficiata. Tale capacità può essere ottenuta esclusivamente mediante riposo mentale, e non con tentativi o atti forzosi durante i quali ci si costringa a guardare il sole controvoglia, con l’unico risultato di danneggiarsi la rétina e procurarsi cosí inutili fastidi, sebbene temporanei. v Imparando gradualmente a guardare il sole a occhi aperti e verificando giorno per giorno come questa pratica raffini la capacità visiva migliorandone sia l’acutezza in piena luce che la sensibilità in penombra, chiunque di noi potrà cosí effettuare una vera e propria opera di prevenzione e salvaguardia degli occhi dalle malattie degenerative che li affliggono, e cosí facendo le minacce millantate sulla pericolosità di questa antica pratica millenaria svaniranno nel nulla come tutte le altre falsità di fronte alla forte luce della verità.
Due semplici strumenti aiutano il lettore in queste pratiche; essi sono la “
Lente Solare” e lo “Specchio Solare”, la prima dettagliatamente illustrata nelle pubblicazioni originali del Dott. Bates, a cui rimandiamo, il secondo una applicazione da lui solo accennata laddove consigliava di limitarsi a osservare una riflessione del sole stesso su una superficie comoda invece di guardare in alto nel cielo se ciò dovesse procurare il benché minimo fastidio. In particolare, usare l’osservazione del sole quando esso è basso all’orizzonte, e cioè all’alba e/o al tramonto, verificando súbito dopo pochi minuti il livello di visione con una tabella di controllo di Snellen, è il metodo migliore per garantirsi il massimo successo senza alcun rischio di errore, e farlo in posti da sogno come la Tenuta Monte Volparo in Umbria dove si ha la possibilità di godere del sole dal momento in cui sorge al momento in cui tramonta senza avere ostacoli che ne impediscano la visione è una occasione che ogni serio praticante del Sistema originale del Dott. Bates non dovrebbe lasciarsi sfuggire! Ma anche chi vive in città può sempre essere in grado di organizzarsi la possibilità di passare le giornate sotto condizioni luminose piú cònsone alla natura umana, attrezzando la sua casa o il suo ufficio con lampade elettriche ad ampio spettro e, quando possibile, aprendo le finestre per fare entrare la luce naturale non filtrata dai vetri, magari direzionandola opportunamente installando degli specchi spostabili alla bisogna.

NOTE (1) È da scartare qui l’effetto dell’aumento della profondità di campo dovuto alla contrazione dell’iride, in quanto il miglioramento della visione davanti alla tabella di controllo avviene a parità di condizioni luminose e in conseguenza del migliorato riposo mentale, ferme restando le condizioni del sistema ottico-diaframmatico dell’occhio.
(2) Si veda “Vista Perfetta Senza Occhiali — Bates” edito da Juppiter Consulting Publishing Company® e acquistabile su questo sito.
(3) ibidem.
(4) Al contrario, alcuni lettori hanno potuto constatare in diversi casi gravi di miopie progressive superiori alle 15 diottrie, con diagnosticata maculopatia e minaccia di cecità, la guarigione del fondo oculare danneggiato grazie alla cessazione dell’uso delle lenti correttive e alla rinnovata abitudine all’uso della piena luce solare nella vita di tutti i giorni. Purtroppo queste testimonianze non hanno alcun valore scientifico essendo basate su casi aneddotici, per quanto certificati dagli sbalorditi professionisti del settore che li hanno osservati, e devono essere intese qui come semplice stimolo per ulteriori approfondimenti, non avendo noi la possibilità di organizzare né di finanziare studi di lungo periodo con numerosità statisticamente rilevanti per la “scienza” medica.

Rishi Giovanni Gatti Direttore del sito SistemaBates.it Direttore responsabile del periodico "il falco" Responsabile delle edizioni della Casa Editrice "Juppiter Consulting Publishing Company®" Presidente della "Associazione Vista Perfetta (Perfect Sight Society)" Maestro di Vista Perfetta e divulgatore planetario del Sistema Originale del Dott. Bates per la sua Cura della Vista mediante Trattamento senza Occhiali Fondatore e moderatore del gruppo di mutuo aiuto "Vista Perfetta: Un Cammino Spirituale", primo e unico gruppo a livello mondiale dedicato al Sistema Bates™ (metodo Bates originale) Fondatore e moderatore del gruppo di mutuo aiuto in lingua inglese "Perfect Sight", primo e unico gruppo a livello mondiale dedicato al Bates System (original Bates' Method)


 

Shell, petrolio e la scomparsa dei diritti umani ... di Andrea Bertaglio

La Shell ha risposto di complicità nell’omicidio dello scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa e di altri otto militanti di un movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni
Argomento di non poca importanza che ha sempre più motivo di essere discusso nel campo petrolifero quello della lesione dei diritti umani, che rappresenta una delle piaghe più diffuse nei paesi ricchi (spesso loro malgrado) di giacimenti di petrolio. Non che sia un argomento “iniziato” di recente, intendiamoci. C’erano manifestazioni e proteste in tutto il mondo circa quarant’anni fa a riguardo, proprio perché si sapeva già a quel tempo della violazione della libertà e dei diritti umani di molte persone. Ciò che cambia oggi sono
la portata del fenomeno e per fortuna, in alcuni casi, la possibilità che chi ha perpetrato violenze e rapine negli ultimi decenni si possa trovare a pagarne il conto.
Davanti al tribunale federale di New York, infatti, la
Shell ha risposto di complicità nell’omicidio dello scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa e di altri otto militanti di un movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni.
Questi, nel ventennio successivo alle prime scoperte petrolifere fatte nei loro territori (1957), nel sud-est del delta del Niger,
erano stati cacciati d’autorità dalle loro terre, poi devastate dall’attività estrattiva, senza alcuna compensazione se non quella, irrisoria, pari al valore dei raccolti delle terre che coltivavano.
Lo scrittore ed esponente ecologista Saro Wiwa, fondatore del succitato “Movimento per la sopravvivenza dei Paesi d'Ogon”, con una serie di manifestazioni non violente era riuscito a
interrompere le attività della Shell nel sud della Nigeria, accusando la compagnia di aver inquinato intere zone.
L’esecuzione dei nove militanti aveva suscitato grande indignazione in tutto il mondo già a suo tempo (era il 1995), sia per questi
omicidi (le esecuzioni di chi si opponeva alle politiche repressive del governo nigeriano, “comprato” per pochi milioni di dollari dalle multinazionali del petrolio), sia per la serie di torture che le precedevano. Solo adesso, però, chi si trovava dietro a tutte queste decisioni ne sta rispondendo in tribunale. Tribunale non nigeriano, ma, vale la pena sottolinearlo, newyorkese.

Il figlio dello scrittore nigeriano vuole rivendicare l'uccisione del padre
Shell, ritenuta mandante e finanziatrice dell’impiccagione di Ken Saro Wiwa e compagni, si è presentata alle ultime due sedute (svoltesi questa settimana), grazie a due leggi americane, l’Alien Tort Statute e la Legge per la Protezione delle Vittime della Tortura, che consentono ai cittadini stranieri di denunciare negli Usa violazioni dei diritti umani compiute in altri paesi.
Cittadini ai quali è quindi data la possibilità di rivolgersi alla giustizia statunitense. Proprio per questo un gruppo di vittime dell'ex regime militare nigeriano, tra cui il figlio di Saro-Wiva, aveva denunciato la complicità di Shell con il governo dell'allora presidente Sani Abacha nella morte dello scrittore.
È di pochi giorni fa la notizia che, alla fine delle due ultime sedute, Royal Dutch Shell ha accettato di pagare
15,5 milioni di dollari per porre fine al contenzioso. Un accordo che la compagnia anglo-olandese sta cercando di far passare per sua pura magnanimità, continuando a bollare le accuse come false e a non ritenersi colpevole dei fatti ad essa imputati. Di questo denaro, stando alle affermazioni di Paul Hoffman, uno dei legali delle famiglie Ogoni, 5 milioni andranno in un trust a beneficio del popolo Ogoni, il resto agli avvocati e alle famiglie delle vittime.

Il popolo Ogoni è stato vittima di tante atrocità
Shell ovviamente non è l’unica compagnia petrolifera ad essere coinvolta in scandali di questo tipo. L’americana Chevron, per esempio, rischia di dover pagare fino a 16 miliardi di dollari di risarcimento alle popolazioni dell’Equador per quella che è stata definita “la Chernobil dell’Amazzonia”, un massiccio inquinamento dovuto alla precedente gestione dei giacimenti da parte di Texaco (acquisita da Chevron nel 2001) che avrebbe causato migliaia di morti per malattie correlate.
La “nostra”
Eni (e nostra lo è, visto che lo Stato italiano ne è con il Ministero delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti tra gli azionisti principali), quinto gruppo petrolifero mondiale per giro d'affari, dietro a Exxon Mobil, BP, Royal Dutch Shell e Total, invece non è da meno. Sia in Congo, nel giacimento di M’boundi, che nel delta del Niger, sta creando non pochi problemi sia all’ambiente che soprattutto alle popolazioni locali, in particolare a causa della pratica del gas flaring (sul quale anche la trasmissione Report ha eseguito un interessantissimo reportage), che consiste nel bruciare il gas naturale che esce dai pozzi petroliferi a cielo aperto. Ciò causa malattie respiratorie, piogge acide e inquinamento dell’aria e delle acque.
Quello che è accaduto a New York, per quanto possa sembrare poco (e forse lo è, visto le dimensioni dei disastri socio-ambientali spesso causati dai colossi petrolchimici) è comunque un passo avanti verso la fine dell’impunità delle grandi compagnie.

La patrica del gas flaring consiste nel bruciare il gas naturale che esce dai pozzi petroliferi a cielo aperto
Secondo il World Resource Insitute, infatti, la sopravvivenza delle industrie estrattive oggi non può più prescindere dall’adempimento delle proprie responsabilità in campo ambientale e sociale: ONG attive, governi più attenti e un’opinione pubblica più sensibile renderebbero impossibile ‘farla franca’.
Un passo avanti, abbiamo detto, una piccola soddisfazione, addirittura una vendetta (come l’ha definita lo stesso figlio di Saro-Wiva ) che però non va alla radice del problema. Problema che verrebbe appunto sradicato solamente se/quando le società dei consumi e della crescita economica a tutti i costi (energivore per antonomasia e “drogate” di idrocarburi) si dovessero riuscire ad emancipare da un uso smodato di energia e di merci da consumare ad un ritmo sempre più elevato. Il che, di conseguenza, le porterebbe ad emanciparsi anche dall’eccessivo bisogno di risorse quali gli idrocarburi, dei quali esse sono spesso povere.
La fine del consumo forsennato e del dogma della crescita illimitata comporterebbe la fine della nostra assuefazione da fonti fossili di energia. E darebbe fine a molti problemi riguardanti i diritti umani, l’ambiente e le migrazioni che ne conseguono.


 

VACCINAZIONI PEDIATRICHE: L'INFORMAZIONE E' LA MIGLIO DIFESA ... di Valerio Pignatta

822 pagine di dati, tabelle, citazioni bibliografiche, grafici, analisi cliniche, riassunti di studi, panoramiche storiche, note legali sul mondo delle vaccinazioni e degli effetti collaterali anche gravi che ne derivano. Il libro “Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche”, di Roberto Gava, si propone di essere una guida completa per il lettore.

Quali sono i possibili effetti collaterali dei vaccini?
Quando qualcuno prova a fare chiarezza intorno al tema vaccinazioni e tenta di informarsi su possibili effetti collaterali di cui magari ha sentito parlare per vie traverse, trova solitamente un muro compatto di ostruzionismo, se non minacce di spaventose conseguenze a livello di salute e legali, da parte del mondo sanitario istituzionale.

Eppure, per chi invece riesce a superare lo scoglio iniziale e il tabù
mediatico-sanitario si aprono orizzonti di sconfinata profondità che attingono direttamente a quella ricerca scientifica di cui i sostenitori dei vaccini millantano la conoscenza ignorando però in realtà le mete che nel frattempo essa ha raggiunto. C'è infatti un gap sempre più ampio tra i risultati della ricerca nei laboratori e il sapere esercitato dai medici nei lori studi e negli ambulatori. Io credo ci sia un ritardo che si aggira intorno ai dieci-quindici anni. La scoperta del sistema difensivo e antinvecchiamento umano basato sull'ossido nitrico, che ha consentito al suo scopritore, il prof. Louis J. Ignarro, di conseguire il premio Nobel per la medicina nel 1998, ancora per la maggior parte ignorato dai medici, può esserne un esempio eclatante.

Anche nel
mondo dei vaccini le informazioni di cui disponiamo oggi sulla loro nocività ed inefficacia sono veramente tante e schiaccianti. E assolutamente scientificamente fondate.

Il
dott. Roberto Gava, medico specializzato in cardiologia, farmacologia clinica e tossicologia medica che ha lavorato più di dieci anni in ambiente universitario, ha portato a termine e dato alle stampe un volume, Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche, di più di 800 pagine in cui raccoglie e illustra anni di ricerche e di bibliografie e abstract di studi sugli effetti collaterali dei vaccini, le malattie che possono slatentizzare, il giro d'affari che condiziona la ricerca che risponde alla logica economico-commerciale, la mancata farmacovigilanza, i danni da adiuvanti (mercurio, alluminio), i meccanismi del sistema immunitario nonché i sistemi naturali per proteggere l'organismo evitando l'immunizzazione artificiale.

Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche, di Roberto Gava, costituisce una panoramica sul mondo dei vaccini
Una riflessione di partenza che fa il dott. Gava, e a mio parere molto importante per considerare tutta la questione, ma di cui si è persa la consapevolezza, è che il compito della medicina dovrebbe essere quello di
aiutare gli esseri umani a crescere sani e con un sistema immunitario in grado ai affrontare non solo una decina di malattie infettive (e solo per qualche anno dato dalla durata di copertura del vaccino, quando funziona) ma da tutte le malattie infettive, anche quelle che ci saranno in futuro.

E questo non si ottiene cercando di otturare una falla in un qualche maldestro modo mentre allo stesso tempo se ne aprono altre proprio in conseguenza della violenza che si è usata. Si tratta di
rafforzare l'organismo con uno stile di vita adatto, evitando farmaci intossicanti e ricorrendo a un'alimentazione corretta.

Le condizioni ambientali del pianeta stanno peggiorando a vista d'occhio e le
patologie cui può incorrere l'uomo oggi sono sempre più numerose e tendenti a cronicizzare per l'elevato impatto tossico che mangiare, bere e respirare comporta.

L'
assenza quasi totale di attività fisica fa il resto. Se poi aggiungiamo la somministrazione di farmaci e vaccini, oggi anche geneticamente manipolati, è chiaro che non si può pensare che l'ottica della pillola (o iniezione che sia) magica possa mutare realmente il panorama medico generale e salvaguardare la salute degli individui. Anzi, l'utilizzo di vaccini a virus vivi attenuati manipolati geneticamente espone in modo concreto al rischio di creazione di nuovi virus mutati caratterizzati da nuove proprietà e capacità patogene che potrebbero essere in grado di resistere ai normali trattamenti profilattici e terapeutici oggi previsti.

Come conclude il dott. Gava, dunque, si può affermare che: «il progresso scientifico ha contribuito a nutrire in noi una tale presunzione scientifica o pseudoscientifica per cui crediamo di conoscere già tutto della fisiopatologia del nostro organismo, mentre siamo ancora molto ignoranti.

Le informazioni di cui disponiamo oggi sulla nocività ed inefficacia dei vaccini sono veramente tante e schiaccianti
Il nostro corpo ha raramente bisogno di un aiuto esterno innovativo, mentre avrebbe quasi sempre bisogno di essere aiutato a
mantenere, potenziare o attivare i normali meccanismi di autodifesa che esistono già in noi e che, ne sono certo, sono enormemente superiori sia a quelli che oggi conosciamo sia a quelli che possiamo anche solo prevedere alla luce della attuali conoscenze». (p. 786).

Quindi di fronte alla questione vaccinazioni sì o vaccinazioni no in ultima analisi il dott. Gava consiglia di:
- non farsi prendere dalla paura;
- non avere fretta di decidere;
- non accontentarsi della parole dette da chiunque;
- verificare le informazioni di persona;
- informarsi, leggere, cercare.

Cercate la verità, la vostra, quel qualcosa che sentite come più probabile secondo il vostro modo di pensare e in sintonia con il vostro retroterra culturale ed emotivo. Non siete uno standard. Siete unici.


 

VACCINAZIONI: UNA BOMBA A OROLOGERIA? ... di Massimi Mazzucco

Pubblichiamo una casistica che riguarda soprattutto il nuovo vaccino obbligatorio per l’epatite B. Suggeriamo vivamente la lettura di questo testo a chi ha figli piccoli, a chi sta per averne, e a chi conosce persone con figli piccoli. Essere informati è un diritto, e in certi casi informare diventa anche un dovere.
Ricordiamo infine che nessuna medicina è veramente “obbligatoria”, poichè una imposizione di questo genere è contraria all’articolo 32 della Costituzione, che dice “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Ed infatti esistono esenzioni da qualunque “obbligo” di questo genere, solo che il nostro medico di base si dimentica regolarmente di dircelo.

“Pietro e’ nato il 31/12/1999, perfettamente sano. Il 22/03/2000 ha effettuato la prima vaccinazione obbligatoria, pentavalente come caldamente consigliato dalla pediatra: Difterite-tetano-pertosse, Epatite B, Polio. Dopo 4 ore dal vaccino, Pietro ha iniziato un pianto lamentoso che non si è mai interrotto fino a mezzanotte. Poi ha iniziato a muovere i piedi con una strana pedalata, sguardo assente verso l’alto, rifiutando latte o altro. Il giorno dopo lo portiamo in ospedale. Due giorni dopo …in sala di rianimazione. Encefalite con insufficienza respiratoria. Ora, settembre 2000, Pietro è cerebroleso con lesioni sparse su tutta la corteccia cerebrale, cieco, non usa le mani, non sta seduto ed è epilettico. Ha in media quattro crisi al giorno che lo riducono a uno straccio. I medici hanno negato che la causa di tutto sia stato il vaccino. Non hanno trovato altre cause. Siamo usciti dall’ospedale senza diagnosi. Nessuno ci ha però richiamato per fare le altre dosi dei vaccini.
Verona.

CODICE: 00064
Viviamo in provincia di Bologna e riportiamo il caso della nostra figlia adolescente. Nell’aprile del 1997 le venne somministrata la prima dose di
vaccino antiepatite B, nella mattinata. Il pomeriggio accusò dolori muscolari, contratture e il suo sguardo era assente come se stesse per collassare. Il giorno dopo aveva ancora indolenzimento e contratture agli arti inferiori e astenia; andò a scuola ma l‡ ebbe una crisi epilettica e fu portata di corsa all’ospedale di Porretta. Vi rimase tre giorni. Dopo altre due settimane a scuola accusò perdita dell’udito, dell’orientamento e dell’equilibrio. La sera ebbe una crisi epilettica violenta e fu ricoverata all’ospedale di Bologna dove rimase un mese. La risonanza magnetica era negativa. Per due anni assunse psicofarmaci antiepilettici e ora (a distanza di tre anni dai primi sintomi) le rimangono alcune psicosi particolari, anche se le crisi sembrano essere sparite.
Ora ho richiesto l’esonero dalle successive due dosi di antiepatite e ho richiesto che venga effettuata la segnalazione di presunto evento avverso che non era stata fatta al momento dei fatti.

CODICE: 00063
Desidero segnalarVi un piccolo caso clinico in occasione della 1a
vaccinazione obbligatoria, epatite b, difterite, polio e tetano fatta a mia figlia Chiara il 2.7.1999 all’età di tre mesi :
Sul punto della vaccinazione, sul lato anteriore della coscia destra è comparsa, poco tempo dopo, una piccola macchia di colore marrone chiaro. Fortunatamente non ci sono stati altri effetti collaterali. Non sono seguite altre vaccinazioni, in quanto ho fatto presente all’ASL competente che:
• non è stata fatta alcuna anamnesi,
• non è stata fatta alcuna visita pediatrica preventiva,
alla domanda se esistevano effetti collaterali, il medico ha risposto negativamente, • il medico non si è qualificato,
• infine non è stato rilasciato alcun libretto vaccinale

e pertanto la ASL è stata informata che non si intendeva proseguire con le vaccinazioni di legge.
Dopo un incontro con il direttore generale della ASL, tra l’altro molto cordiale, e dopo aver informato il pediatra curante che si è complimentato con il sottoscritto confessando la sua inferiore preparazione in merito rispetto alla mia (!!) ho ricevuto una lettera della ASL nella quale si riportavano casi di difterite in Russia ed in Afghanistan e pertanto era necessario non abbassare la gurdia, invitandomi eventualmente a cambiare opinione.
La piccola chiara gode di ottima salute probabilmente grazie ad una alimentazione sana e quasi biologica al 100 % e probabilmente, grazie alla benevolenza del nostro Signore. La piccola macchia è aumentata in proporzione alla crescita della bambina e sembra dovuta, diagnosi del pediatra … ad una mancanza di melanina…

CODICE: 00062
Siamo di Giulianova, in provincia di Teramo. Nel marzo del 1997 nostra figlia riceve la sua
prima dose di vaccinazioni a 3 mesi di vita. Le somministrano le quattro obbligatorie più la pertosse, senza però specificarci che quest’ultima non è obbligatoria e senza farci firmare nessun consenso.
La bimba era sanissima e di peso notevole. Il pomeriggio stesso della vaccinazione la bimba comincia ad avere
violente scariche diarroiche con muco, è nervosa, irrequieta, non dorme la notte per parecchio tempo. Il giorno dopo la bimba al risveglio presenta una macchia rossa tra il naso e gli occhi. Nei giorni successivi ha vomito, cala di peso, si consuma. Lo facciamo presente al pediatra di base e a quello dove ci rechiamo a pagamento e ci dicono che è normale, che non ci sono problemi e che sicuramente non è colpa del vaccino. Siamo costretti ad anticipare lo svezzamento per cercare qualche cibo che la bimba riesca ad assimilare e nel giro di due mesi la situazione si stabilizza un pochino. Al sesto mese la portiamo alla Usl per la seconda dose di vaccini; raccontiamo al medico quanto accaduto ma questi ci dice che la vaccinazione non c’entra nulla e che si può proseguire col ciclo. La vacciniamo e ricomincia tutto daccapo; non assimila più nessun cibo, cambiamo costantemente gli alimenti perché dopo averne ingerito uno non lo tollera più una seconda volta. La bimba cala nuovamente di peso, ha scariche diarroiche con muco. A 1 anno di età la portiamo da un immunologo-allergologo fiorentino. Dopo averle fatto degli accertamenti, ci dice che la bimba ha i villi intestinali danneggiati, le gammaglobuline basse e l’istamina urinaria alta. Redige anche un certificato con il quale si sconsigliano altre vaccinazioni poiché potrebbero causarle persino choc anafilattico. Lentamente la bimba si riprende. Ad un certo punto la Usl ci sollecita per fare la terza dose e ci sollecita anche, senza dirci che sono facoltative, a somministrarle antimorbillo-parotite-rosolia. Ci dicono che i certificati che abbiamo non valgono nulla e che si deve vaccinare per forza. Noi rifiutiamo. A 1 anno e mezzo di età accade poi che la bimba abbia un collasso, con tremori e pallore, dopo somministrazione di tachipirina, che il pediatra ci aveva prescritto per una febbre a 37,5&Mac176;. Non appena la febbre ha invece modo di salire, la bimba si riprende e dopo 24 ore è guarita. Ciò ci induce ancora maggiore prudenza. Concordiamo un check-up che la bimba fa con un day-hospital. Richiedo che la bimba faccia di nuovo gli esami eseguiti a 1 anno, ma i medici rifiutano e cercano di convincermi a vaccinarla, dicendomi che l’immunologo che aveva visto in precedenza la bambina era incompetente. Noi rifiutiamo. La pediatra di base, in separata sede, successivamente ci darà ragione.
Ora chiederemo l’esonero dalla terza dose di vaccinazioni

CODICE: 00060
Nostro figlio Luca e noi abitiamo a Comacchio, in provincia di Ferrara. Il bambino è nato sano il 16/06/92 e ai 3 mesi di vita abbiamo iniziato il ciclo vaccinale.
A 6 mesi è stata praticata la seconda dose (antipolio, antidifto-tetanica, antiepatite B e antipertossica) e a 9 mesi la terza dose. Solo dopo abbiamo saputo che la terza dose dovrebbe essere somministrata a 11 mesi. Tre giorni dopo la terza dose di vaccini al bimbo è venuta una febbricola che non se ne andava; è durata mesi senza che nulla gli facesse effetto e senza che nessuno ci sapesse dare indicazioni. Prima della vaccinazione si reggeva già in piedi e cominciava a dire qualche parolina, era sveglio e attento. Improvvisamente, dopo l’inizio di quella febbricola tenace, perse la coordinazione degli arti, non si reggeva più in piedi. Malgrado le resistenze del nostro medico di base che ci definiva paranoici, abbiamo fatto ricoverare il bimbo all’ospedale, poi in una clinica privata a Bologna specializzata in neurologia e anche con day-hospital a Padova. Alla TAC risultò che il cervelletto era danneggiato. A Bologna una dottoressa mi disse, durante un colloquio a quattr’occhi, che sicuramente era stato il vaccino a causare il problema e che ne vedevano moltissimi di bimbi ridotti così dopo le vaccinazioni. Ma, quando le chiesi di mettermi per iscritto quanto mi aveva detto, si tirò indietro su indicazione del primario. La diagnosi du encefalopatia in corso di definizione e risultò che il bimbo aveva focolai di sofferenza alla sostanza bianca con inizio di demielinizzazione. Malgrado tutto ciò, la Usl mi obbligò, dicendomi che altrimenti mio figlio non sarebbe potuto andare a scuola, a somministrare al bambino anche la quarta dose di antipolio nel 1999. Ora il bimbo soffre di una tetraplegia irreversibile e abbiamo inoltrato richiesta di indennizzo. Non si può andare avanti così, bisogna che qualcuno si renda conto di ciò che sta accadendo a tanti bambini.

CODICE: 00059
Abitiamo in provincia di Vicenza e nostra figlia ora ha 18 anni. Alla fine di marzo del 1983 la bambina ricevette la
prima dose di vaccino antipolio di tipo Sabin. Subito dopo la bimba ha cominciato a mostrare disturbi che prima non aveva e a poco a poco è andata peggiorando. Dopo molte insistenze abbiamo ottenuto di farle screening specifici e si sono resi conto che c’era stato un problema al sistema nervoso. Inoltre la fontanella le si era chiusa prestissimo (a 7 mesi), dopo la seconda dose di vaccino, provocandole un microencefalismo. La bimba ha poi manifestato crisi epilettiche e gravissime difficoltà di deambulazione. E’ stata poi operata ai piedi in tenera età, ma ora vive sulla sedia a rotelle. Ha un ritardo gravissimo e non riesce a pronunciare che poche parole.

CODICE: 00058
Ho 26 anni, nel 1992 ho frequentare la Facoltà di Medicina e Chirurgia, per questo motivo nello stesso anno sono stata sottoposta a
vaccinazione obbligatoria antitubercolare ed antiepatite B.
Tre anni dopo mi è stata diagnosticata la
sclerosi multipla, una malattia demielinizzante altamente invalidante a probabile patogenesi autoimmune. Ho avuto problemi di deglutizione, formicolii ed insensibilit‡, vertigini e problemi alla vista, inoltre tanta stanchezza e depressione.
Nell’estate 1998 per caso mi trovavo in Francia; un’amica mi diede un volantino nel quale era descritto ciò che mi era accaduto e metteva il tutto in relazione con la vaccinazione contro l’
epatite B. Nello stesso periodo, sempre in Francia, ho conosciuto un medico che mi ha confermato questa diagnosi; ha inoltre messo in relazione la dermatite allíorecchio esterno, di cui soffrivo dal primo anno di Università, con la vaccinazione antitubercolare.
Oggi, a due anni di distanza, sto bene e sento che sto recuperando tutte le mie energie.
Sono stata curata omeopaticamente con antidoti per i vaccini e con sostanze che mi permettessero di drenare, e quindi di eliminare tutte le tossine che erano state introdotte nel mio organismo.

CODICE: 00057
Abitiamo nella provincia di Venezia e abbiamo un figlio che ora, al settembre 2000, ha 3 anni.
Nostro figlio ora è sordo ed è accaduto tutto dopo la quarta dose di antipolio. Ha ricevuto la quarta dose con vaccino Sabin orale nel maggio 1999; dopo un mese ci siamo accorti che non rispondeva più, che non capiva, aveva lo sguardo assente quando gli parlavamo. Prima della vaccinazione il bimbo parlava, rispondeva, era attivissimo e sveglio. Dopo la vaccinazione improvvisamente non coglieva più nulla. Lo abbiamo portato dal pediatra il quale ci ha detto che eravamo genitori ansiosi e che il bimo nona aveva nulla. Ma continuavamo a vedere che c’era qualcosa che non andava. Anche le maestre dell’asilo ci dicevano che il bimbo apparentemente non sentiva. Abbiamo allora insistito e alla fine abbiamo portato il bimbo a Padova e là ci hanno diagnosticato una ipoacusia bilaterale grave, ossia il bimbo era diventato sordo da entrambe le orecchie. Ci dissero che sulla coclea vi erano cellule morte e che non si sarebbero rigenerate. Ora il bimbo adopera una protesi e ha recuperato un pò di udito. Provvederemo a fare richiesta di indennizzo.

CODICE: 00056
Mia figlia è nata il 6/10/94 al termine di una gravidanza senza problemi con parto eutocico, indice di apgar alla nacita =10, allattata al seno; ha presentato uno sviluppo psicomotorio normale sino all’età di 3 mesi ed è stata sottoposta alle vaccinazioni obbligatorie + antipertosse in data 29/12/94 (in questa occasione è stato presentato un “bilancio di salute” stilato dalla pediatra della bambina completamente normale). Qualche giorno dopo la bimba ha presentato un piccolo episodio di assenza con sguardo fisso e rossore in volto della durata di pochi secondi notato dalla mamma ma non riconosciuto come una convulsione; a distanza di qualche giorno il papà nota un episodio analogo cosicchè la bambina viene ricoverata al locale ospedale in data 10/01/95. Qui vengono eseguiti: prelievo sanguigno, EEG, ECG, FO, tutti negativi; il giorno 11/01 la bambina continuava ad avere crisi convulsive di breve durata che si risolvono spontaneamente (crisi toniche generalizzate con deviazione degli occhi e salivazione abbondante) viene trattata con valium per via rettale. il 12/01 la bambina non presenta crisi ed il giorno successivo viene dimessa. Il 15/01/95 a seguito di una crisi epilettica più forte delle precedenti con cianosi e clonie agli arti, la bambina viene ricoverata urgentemente alla Clinica pediatrica del Policlinico Monteluce di Perugia; qui rimane per un mese durante il quale ha crisi pressoché quotidiane nonostante l’impostazione immediata di una terapia antiepilettica polifarmacologica.
Viene dimessa il 15/02/95 con le seguenti conclusioni diagnostiche; TC cerebrale: quale unico reperto si segnala un modico aumento, rispetto all’età,delle dimensioni delle cavità cisternali a livello frontale bilateralmente; RMN cranio: bilateralmente in sede frontale ed in minor misura a livello temporale e parietale si rileva un aumento di volume degli spazi cisternali per un’atrofia cerebrale prevalentemente frontale, il corpo calloso ha uno spessore lievemente inferiore alla norma soprattutto nelle porzioni anteriori, il segnale della sostanza bianca è indicativo di una maturazione mielinica normale per l’età, regolari le dimensioni delle cavità ventricolari. EEG: crisi elettriche occipitali dx e a “bascule” nel sonno paradosso, alterazioni parossistiche specifiche multifocali intercritiche nel sonno lento. Ricerca Ab specifici (torch): negativi per infezioni recenti.ECG nella norma. Ricerca per disturbi del metabolismo negativa. Terapia consigliata: Fenobarbital, rivotril gtt, sabril cp. Una volta tornata a casa la bambina continua ad avere 3-4 crisi al giorno e le sue condizioni sono globalmente molto scadenti, la bambina è molto torpida, ha scarsa motilità spontanea e nessuna organizzazione posturale. Il 7/4/95 viene ricoverata presso l’Istituto neurologico di Milano per approfondimento diagnostico e tentativo di aggiustamento terapeutico. Si inizia la terapia con dintoina e frisium che inizialmente comporta una netta regressione delle crisi fino alla scomparsa per circa una settimana, in questo periodo la bambina si mostra più sveglia e migliorano leggermente la motilità spontanea e il controllo del capo, permane tuttavia molto compromessa la vigilanza e la partecipazione all’ambiente. Durante questo ricovero la bambina viene sottoposta a vari ECG, risonanza magnetica, esami metabolici che confermano sostanzialmente i risultati degli esami effettuati a Perugia. Nell’ultimo periodo della degenza, probabilmente in relazione all’assestamento farmacologico, ricompaiono episodi critici con importante componente tonica.
Il 28/4/95 la bambina viene dimessa con la terapia prima citata ed inizia un programma di riabilitazione globale presso il Centro territoriale. Da allora è seguita dall’Istituto ….. presso cui ha effettuato controlli annuali ed altri due brevi ricoveri, sono state provate diverse terapie antiepilettiche, ma nessuna è riuscita a bloccare a lungo (più di qualche giorno) le crisi; parallelamente le successive RM mostrano un aggravamento dell’atrofia cerebrale. Oggi la bambina ha quasi 6 anni, presenta un ritardo psicomotorio grave con ipoposturalità, con una completa mancanza di autonomia personale ed ha attacchi epilettici pressoché quotidiani.
La terapia attuale è: Depamag cp 200 mg (1+1+2) Tegretol CR cp 200 mg (1+1+1).
Nessuno ci ha saputo dire se la bambina è nata con questa atrofia cerebrale, o se è sopraggiunta dopo; se alla base del suo grave stato di salute attuale vi sia una malattia degenerativa oppure se sono state le crisi a causarlo e se i vaccini possono essere stati la causa.

CODICE: 00055
Nostro figlio e’ nato il 19.10.76 ,presso l’ospedale civile di Vicenza, in seguito a gravidanza normale e parto normale.e’ stato dimesso la settimana successiva dopo i test di rito, tutti nella norma. Qualche giorno dopo la somministrazione della
prima dose di vaccino avvenuta il 17.1.77, e’ colto da febbre, in apparenza un normale stato febbrile, come capita sovente ai bambini. Compare successivamente, dopo un paio di giorni di malessere la prima crisi epilettica. Il Primario diagnostica una Sindrome di West. Da allora si sono susseguiti, per nimerosi anni, peregrinaggi da una clinica all’altra, nel tentativo di liberare nostro figlio dalla morsa delle numerosissime crisi, giornaliere, ma soprattutto notturne. Piano, piano iniziamo a rassegnarci; nel frattempo nasce il nostro secondo figlio, nonostante qualche specialista ci avesse a piu’ riprese scoraggiato. Il nostro secondo figlio, gode oggi di ottima salute. Quattro anni fa, il neurologo che da anni segue il primogenito, ci rilasca in una circostanza casuale, un certificato nel quale dichiara, che VEROSIMILMENTE il danno subito e’ riconducibile al vaccino. Frettolosamente, metto insieme le carte che riesco a trovare, chiedo le cartelle cliniche depositate presso l’ospedale di VI, e prendo disordinatamente i primi contatti. Un signore di Verona, segnato profondamente, dal caso dei suoi tre figli, mi esorta a contattare un noto virologo, a Napoli. Quest’ultimo, vista la documentazione, conferma l’ipotesi del neurologo. Nel frattempo prendo conoscenza dell’esistenza della legge 210/92, i cui termini, erano scaduti. Invio comunque la documentazione ed attendo la convocazione. Nel dicembre del 97, dopo un anno e mezzo di attesa, il primogenito viene sottoposto a visita presso l’ospedale militare di VR, dalla commissione medica militare. Due anni dopo il Ministero della Sanita’ ci comunica l’esito, fin troppo prevedibile. Abbiamo, ad ogni modo, avviata la pratica di ricorso, allegando l’esito di prove di laboratorio effettuate in breve tempo, che assumono particolare rilevanza a sostegno della ns. tesi, ma francamente, non nutriamo alcuna aspettativa. Un anno fa un funzionario della locale ASL ci aveva consigliato di rivolgerci ad un legale, ma l’ipotesi di ingaggiare una battaglia con l’ASL ci scoraggiava, cosicche’, abbiamo smesso di roderci. Ho vinto il desiderio di imbracciare il megafono anche quando lo scorso anno, ci recammo presso il tribunale dei minori di VE, dove fummo convocati per fornire spiegazioni al ns, diniego di sottoporre il secondogenito al vaccino anti-epatiteB. In quella circostanza mi feci due ripide rampe di scale, con il primo figlio in carrozzella, mettendo in serio pericolo la sua e la mia incolumita’, nella speranza di riuscire a fare almeno arrossire il Giudice. Oggi di fatto ci troviamo con l’esercizio della patria potesta’, affievolito e stiamo aspettando che l’ASL ed Il tribunale dei minori smettano di scaricarsi la patata bollente.

CODICE: 00054
Mio figlio ha manifestato il
diabete a causa del vaccino antiepatite B. Noi viviamo nella provincia di Vicenza. Il bimbo aveva 11 anni quando il 13/10/98 ha ricevuto la prima dose di vaccino antiepatite B; la seconda gli e’ stato somministrata il 17/11/98. Entrambe le dosi sono state somministrate a scuola. Nel mese di gennaio ‘99 il bimbo ha cominciato a dimagrire, aveva sempre sete, continuamente, in modo non normale. Il nostro medico mi ha ipotizzato il diabete che poi e’ stato diagnosticato al bimbo durante il ricovero avvenuto il 26 gennaio ‘99. Quando ho parlato della correlazione con il vaccino i medici mi hanno riso in faccia e mi hanno detto che la cosa non era nemmeno da discutere. Malgrado la malattia si fosse gia’ manifestata, i medici hanno proceduto anche con la terza dose il 20/04/’99, sempre a scuola, senza nemmeno chiedere niente alla famiglia. In settembre il bimbo e’ stato ricoverato di nuovo ed ora e’ dipendente dall’insulina.

CODICE: 00053
Ero sana e facevo un lavoro che mi piaceva molto prima di ricevere le tre dosi di
vaccino antiepatite B che mi hanno cambiato la vita. Sono infermiera e vivo nella provincia di Verona. La prima dose di antiepatite B mi e’ stata somministrata nell’ottobre 1991; qualche ora dopo ho cominciato ad avverire una grandissima stanchezza che e’ durata per mesi. Nel dicembre ‘91 ricevo la seconda dose di vaccino; al medico presente avevo descritto i sintomi precedenti ma sono stati completamente ignorati. 15 giorni dopo la seconda dose mi e’ comparsa una tendinite che poi si e’ aggravata. Ho subito anche alcuni ricoveri dopo essere passata dal pronto soccorso per sofferenze veramente gravi. Avevo anche fatto presente di essere allergica all’alcool denaturato che contiene mercurio e sapendo che l’Engerix B, vaccino da me ricevuto, lo contiene ne avevo informato i medici che hanno perÚ ignorato questa cosa. Dopo la terza dose le cose sono andate peggiorando con tendiniti sempre piu’ frequenti, scosse tonico-cloniche, febbre alta. Mi hanno curata con immunosoppressori e cortisonici senza successo. Con l’andare del tempo ho manifstato sempre piu’ allergie; ora sono allergica a quasi tutti i metalli, a moltissimi civi, a moltissime sostanze chimiche e quasi tutti i farmaci di sintesi. Per curarmi spendo ogni anno dai 10 ai 20 milioni; avevo chiesto alla Usl di poter ottenere la mutuabilita’ di qualche cura ma mi hanno rispsto picche, devo pagarmi tutto di tasca mia. Ho inoltrato la richiesta di indennizzo come previsto dalla legge 210/92 ma dopo tre anni non sono ancora stata chiamata nË ho ricevuto alcuna risposta. Nel ‘93 mi hanno anche scoperto un’allergia al thimerosal. Ora mi hanno cambiato mansioni in ospedale, ho continua stanchezza che mi impedisce una vita normale, non sono autonoma, non riesco a guidare, ho problemi articolari e di coordinazione; ma ancora nessuna diagnosi precisa. Ho anche tentato di mettermi in contatto con l’associazione per le malattie rare del Veneto ma mi hanno impedito di avere accesso all’associazione stessa e nessuno mi da indicazioni per poter segnalare il mio caso.

CODICE: 00052
Siamo due genitori di Cernusco sul Naviglio provincia di Milano vogliamo raccontare la nostra esperienza vissuta con la nascita di nostro figlio ALBERTO nato IL 26/08/80.
Alberto nato a termine, sano con indice di Apgar 10 normali tutti gli automatismi primari e pianto validi.
Somministrazione della prima vaccinazione
antipoliomelite Sabin 13-11-80, 15-01-81, 02-06-81, 19-10-82.ecc. ecc.
Dai tre mesi Alberto ha presentato
eczema al volto e alle mani in seguito ascessi ripetuti in regione occipitale, viene visitato in una clinica di MILANO ma nessuno pensa alla correlazione con la vaccinazione. In seguito, nonostante i sintomi precedenti viene sottoposto alle ulteriori vaccinazioni.
All’età di 6 mesi allarmati dal fatto che Alberto non riusciva a tenera la posizione seduta, abbiamo consultato una neuropsichiatra infantile, la quale ci liquida minimizzando il problema. Alberto ritarda a parlare, a camminare e nonostante fosse seguito da un servizio di neuropsichiatria (SIMEE) di Milano nessuno è capace di porre una diagnosi. Viene consigliato una psicoanalisi infantile che Alberto segue per 4 anni con frequenza di 4 sedute alla settimana.
Si parla solo di ritardo psicomotorio ma nessun cenno alla vaccinazione. Alberto viene ricoverato più volte in ospedali di Milano per l’accertamento della causa del suo ritardo psicomotorio ma viene dimesso sempre senza una diagnosi. Nessuno parla di vaccinazioni nonostante fosse l’unico evento nuovo nella vita di Alberto.
Alberto continua ha presentare rinite allergica, eczema, ritardo psicomotorio e nonostante questo viene sottoposto ad ulteriori richiami della vaccinazione. Per 18 anni Alberto abbiamo vissuto nel tormento di non poterci dare una spiegazione del perché nostro figlio avesse questo ritardi psico motorio.
Potete immaginare il nostro stato d’animo in questi 18 anni di calvario nei meandri delle varie terapie.
Oggi Alberto è invalido al 50% ha frequentato le scuole dell’obbligo con sostegno e ha pagato un prezzo altissimo non solo per il danno subito ma anche per le umiliazione subite dai suoi compagni. Come se fosse responsabile egli stesso del suo disturbo.
Oggi abbiamo una relazione che dimostra inequivocabilmente il nesso causale tra la vaccinazione e il ritardo psicomotorio.
Abbiamo sporto denuncia in base alla legge 210/97 e siamo in attesa di essere chiamati dalla commisione medico ospedaliera.
Abbiamo voluto raccontarvi la nostra storia perché a tutt’oggi siamo sconvolti dal fatto che una pratica che dovrebbe essere preventiva come le vaccinazioni possa essere usata con così tanta leggerezza da parte delle istituzioni pubbliche alle quali con fiducia noi genitori abbiamo affidato i nostri figli.

CODICE: 00051
Nostro figlio Giorgio (abitiamo a Varese) nasce il 25/11/96 con parto spontaneo ed è sano. Gli somministrano antibiotici perché il mio tampone vaginale è positivo, anche se il suo risulta poi negativo. Il 28/11 il medico che lo segue mi dice che il piccolo ha una lieve asimmetria dei ventricoli con aumento di quello sinistro, ma che la situazione non preoccupa. Mi dice poi che è un neonato iper-eccitabile, ma non accenna a ciò che scopriamo dopo e cioè che presenta tremori incontrollati e un ipertono degli arti e che a due minuti dalla nascita ha presentato bradicardia con bisogno di ossigeno da mascherina. Il 19/12 torniamo all’ospedale per una visita di controllo e la dottoressa presente ci accenna alle condizioni descritte sopra, poi afferma che la circonferenza cranica del bimbo e troppo aumentata. Si provvede ad un eco-encefalo che non fa rilevare variazioni dell’asimmetria. Anche la rigidità agli arti sembra migliorare. Il 20/02/97 ci presentiamo all’ufficio vaccinazioni per la prima dose di obbligatorie ma gli operatori ci dicono che, vista la situazione del piccolo, non si prendono la responsabilità di procedere; occorre un certificato che liberi loro dalla responsabilità. Il medico che segue nostro figlio redige un certificato dove il bimbo viene dichiarato vaccinabile semza problemi. Dopo la prima dose notiamo che il bimbo tende a mantenere il capo piegato verso destra o verso sinistra. Il 7/04/97 nuova visita di controllo: asimmetria ventricolare invariata all’eco-encefalo, ma il capo non si regge sul collo e pende sempre da una parte. L’8/04/97 seconda dose di vaccinazioni obbligatorie. La sera stessa è irritabilissimo e piange disperatamente; poi si addormenta di colpo e non si riesce più a svegliarlo. Il giorno dopo presenta febbre (37,5°) e dorme ininterrottamente senza mangiare. Il terzo giorno continua a dormire e lo portiamo dal pediatra con preoccupazione, ma questi afferma che non c’è nulla di cui preoccuparsi. L’11/04/97 la febbre passa a 38,5°. Nel pomeriggio ci fa visita un’amica infermiera che ci parla dei possibili effetti osservati dopo le vaccinazioni e a possibili crisi epilettiche. Cominciamo ad osservare il piccolo di continuo. Dopo mezz’ora la prima crisi: diventa tutto rigido, lingua all’insù, sguardo fisso per pochi secondi. Lo facciamo ricoverare per controlli e lo tengono in osservazione dopo avergli somministrato sedativi. Altra crisi la notte successiva: sguardo fisso, deglutisce, la fontanella è piena e pulsante e rimane così per molto tempo. Viene trasferito in un ospedale più attrezzato; la asimmetria ventricolare appare inalterata. Nel frattempo il bimbo ha crisi che durano anche molte ore. Viene quindi trasferito in rianimazione , dove gli vengono somministrate dosi alte di sedativi e viene intubato per paura di un arresto respiratorio. Da quel giorno è iniziata la nostra tragedia; non è più stato bene, è stato intubato due volte ed è divenuto soggetto a frequenti complicanze respiratorie fino alla broncopolmonite. Assume farmaci pesantissimi: Depakin, Frisium e Sabril, anticonvulsivanti e antiepilettici, ed ha maturato una dipendenza da psicofarmaci con conseguenti psicosi.

CODICE: 00050
Ragazzo 24enne, in buona salute (prima…).
Dopo vaccinazione MMR riporto formicolii estesi a tutti gli arti, seguiti da indolenziomento e dolore muscolare, alle articolazioni e alle ossa.
Gli esami effettuati (sangue e RMN) risultano nella norma. Oggi, a distanza di più di un anno, NON posso ancora dire di essere guarito, anzi…
Invito quindi chiunque sia a conoscienza di casi simili o informazioni maggiori a contattarmi senza indugio.

CODICE: 00049
Mia figlia ha ora 20 mesi e qualche settimana fa ha avuto una diagnosi di
mielite trasversa ed è quindi immobilizzata nelle gambe. Tutto è cominciato dopo la vaccinazione eseguita a 15 mesi il 21/9/99 durante la quale ha ricevuto una dose di antimorbillo-parotite-rosolia insieme alla quarta dose di Triacelluvax (antidifterite-pertosse-tetano. Abitiamo nella provincia di Vicenza e la nostra Ausl ha somministrato a nostra figlia (come risulta nel libretto vaccinale) ha somministrato a nostra figlia quattro dosi di trivalente DPT a 3 mesi, 5 mesi, 7 mesi e 15 mesi. A 15 mesi, invece, secondo una recente circolare del Ministero della Sanità, avrebbe dovuto ricevere solo difterite-tetano e non certamente il vaccino contenente anche la componente pertossica. Non sappiamo ancora se quanto è accaduto alla bambina possa essere imputato a questo errore o ad una reazione avversa post-vaccinale che si sarebbe verificato anche senza componente pertossica. Comunque segnaleremo il fatto alla magistratura. La bimba, 15 giorni dopo la vaccinazione del settembre ‘99, ha avuto febbre oltre i 38°. Dopo una settimana è ricomparsa la febbre con vomito. Il giorno dopo, 15/10/99, la bimba non appoggiava a terra il piede sinistro, poi progressivamente nel giro di pochi giorni ha perso completamente il movimento volontario delle due gambe. E’ stata ricoverata all’ospedale dove sospettavano una zoppia, ma tutto era negativo. Ha poi cominciato a non muovere nemmeno il busto e non riusciva più a mantenersi seduta. E’ sopraggiunto poi il dolore alle anche e alla schiena. Sono state eseguiti rachicentesi e risonanza magnetica; le sono stati somministrati Endobulin, Aulin e metilprednisolone. Subito le era stata fatta una diagnosi di sindrome di Guillain-Barré, ma poi a Padova ci dicono che è più probabile una mielite trasversa. A Padova viene ricoverata nel novembre ‘99 e presenta qualche miglioramento nel movimento delle dite del piede destro. L’elettromiografia conferma la mielite. Ora sta eseguendo fisioterapia a Vicenza e riesce a stare seduta da sola. Stiamo preparando gli incartamenti per la richiesta di risarcimento del danno da vaccino e per esposto-querela alla magistratura per segnalare elementi che non ci convincono.

CODICE: 00048
Mio figlio ha subito, con molta probabilità, una
lesione cerebrale a seguito di reazione alle vaccinazioni obbligatorie. E’ nato regolare ed ha avuto uno sviluppo regolare fino al 4° mese. successivamente è caduto in uno stato di otrpore generale con una diffusa ipotonia muscolare. Gli accertamenti clinici eseguiti hanno eveidenziato attraverso la TAc e RSM una calcificazione salina in una zona profonda del cervello di origine, per il momento, ignota. Tutti gli altri esami clinici eseguiti, compresi la ricerca di possibili malattie genetiche portatrici della citata patologia , hanno avuto esito negativo.
Mio figlio ha un processo di mielizzazione apparentemente ritardato.vi sarei grato se qualcuno potrà segnalarmi casi analoghi con la medesima patologia.
Oggi mio figlio ha 10 mesi e sta eseguendo un programma di riabilitazione fatto di stimolazioni sensoriali che, sta dando qualche risultato, tuttavia non può ancora stare seduto, non tiene ancora il capo eretto e non riesce a strisciare sul pavimento.
Ovviamente non ha ancora sviluppato le capacità prensili.
Segnalo che nei primi 4 mesi di vita, dopo una gravidanza ed un parto assolutamente normali, il bambino rideva, muoveva gli arti, aveva una postura assolutamente regolare e si portava le mani in bocca succhiando il pollice, dopo la vaccinazione eseguita alla fine del mese di luglio lorenzo non ha più fatto tali cose addirittura regredendo dal punto di vista psico motorio.
per due mesi circa lorenzo è stato come un bambolotto di pezzo immobile.
Ora con la terapia di stimolazione sensoriale, ha ricominciato a muovere gli arti.

CODICE: 00047
Nine years ago I took my ten month old daughter to get her first immunizations.She got a dpt hib and oral polio.For seven days she was fine, then I put her down for a nap,she woke vomiting. The third time she was sick there seem to be a small amount of blood, we went to the Dr office they didn’t like the way she looked so we went to the hospital, there she vomited again this time a lot of blood. We were in a small town it didn’t take long for the Dr to decide he couldn’t handle what ever this was so she was care flighted out. The only thing he knew was her blood sugar was high. When I got to the hospital she was very lethargic, the Dr’s had been running lots of test they couldn’t find anything but she was getting sicker all the time. I ask if this could be from the shots and was told no. They checked her for streptococcus b, h influenza ,s. pneumonia, meningitides, e.coli all were negative. At one time about twelve hours after we got to the hospital, she sat up and screamed like I never herd before,she didn;t seem to see me , the nurse said she was hallucinating. Her kidneys were failing, and her platelets were low. The Dr decided she had hemolytic uremic syndrome, she said she could treat it.The next morning she died.Ten days after her first shots, my very normal, never been sick daughter was gone. nine years ago I found an article about h.u.s. that linked it to immunizations.
I would appreciate any information.

CODICE: 00046
Mio figlio è nato nel 1996. Il 9/04/98 ha ricevuto la
vaccinazione Sabin 3°dose. Il 29/04/98 avevamo notato che gli si era gonfiato un linfonodo retro angolo mandibolare destro (linfoadenomegalia). Il 30/04/98 gli abbiamo fatto fare un’ecografia di tipo reattivo-infiammatorio di probabile origine virale.Compare anche la febbre 37°, viene somministrato l’antiinfiammatorio Niflan, il linfonodo si riduce ma non scompare (rimane stabile a 8mm di diametro). Il 31/08/98 Il linfonodo si ingrossa ulteriormente (15mm) e ritorna la febbre a 38° che non scende con la Tachipirina. Dopo la visita del pediatra si somministra Augmentin ma il bambino collassa con 34.2° di temperatura che risale dopo circa 8 ore a 35,9°. Il linfonodo diminuisce ma non scompare come precedentemente e rimane a circa 8mm di diametro. 7/12/98 Il linfonodo si ingrossa (15mm) e compare febbre che sale progressivamente fino a 39.9° e non scende con la Tachipirina. Dal Day Hospital si riscontrano 20000 globuli bianchi di tipo reattivo infiammatorio e la VES molto alta. Viene somministrato Rocefin fiale (6 iniezioni) +Niflam per 5 giorni; la febbre passa e il linfonodo si riduce (non scompare) a circa 7-8 mm di diametro. Il 05/05/99 ritorna la febbre a 38° il linfonodo si ingrossa nuovamente (Niflam supposte per 5 giorni ) si riduce ma non scompare del tutto.
Nel giugno ‘ 99 Il bimbo dovrebbe fare il 4° richiamo antipolio ma su indicazione del pediatra non viene somministrato.
Nel luglio ‘ 99 Il linfonodo scompare e non ritorna la febbre.
Gli esami del Day Hospital, dove è stata fatta un’accurata ricerca sia dei virus che dei batteri ha dato esito negativo (il prelievo è stato fatto in fase acuta) il risultato è stato che il bimbo non aveva virus e batteri conosciuti in circolo, ma l’adenite era molto probabilmente derivante da un virus però non identificato. Il pediatra del Day Hospital ha indicato tre possibili alternative:
1) Presentare un’ autocertificazione (legge Bassanini) che deve valere per la prima visita scolastica e in futuro.
2) Fare ugualmente il 4° richiamo, ma con il vaccino Salk (che non servirebbe se non per motivi burocratici).
3) Eseguire il prelievo per la ricerca di anticorpi della polio.

CODICE: 00045
Ho avuto una esperienza figliare molto importante, ortunosamente risolta, dopo somministrazione di
antipolio, desidero mettere le informazioni in mio possesso a disposizione di genitori con casi simili ed eventualmente creare una associazione di genitori.

CODICE: 00044
Matteo ha effettuato la
vaccinazione antiepatite B il 04.10.1999. Dopo un mese ha effettuato il primo richiamo. La sera stessa ha accusato conati di vomito, che si sono ripetuti nei tre giorni successivi. Attualmente soffre di inappetenza ed insonnia (fatica ad addormentarsi), mai avuti prima della vaccino profilassi.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!

CODICE: 00043
Massimo, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 05.10.1999 è stato sottoposto a
vaccinazione per l’Epatite B.
Dopo un’ora dalla vaccinazione ha accusato cefalea acuta (mai sofferto dicefalea), vomito, pallore e debolezza.
Dal giorno dopo è subentrato uno stato astenico che si protrae a tutt’oggi.

Anche in questo caso, dopo un mese, l’Ufficiale Sanitario voleva effettuare il richiamo nonostante le riserve dei genitori.
I genitori si sono rifiutati e, visto che Massimo stenta a riprendere lo stato di salute che possedeva prima della vaccinazione, si sono indirizzati alla terapia omeopatica.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!

CODICE: 00042
Davide, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 04.10.1999 , Davide si è sottoposto alla
vaccinazione per L’Epatite B.
Dopo 48 ore è subentrata
spossatezza non comune e astenia. Dopo quattro giorni forti coliche addominali ed è stata diagnosticata una Mononucleosi(+Rotovirus + Adenovirus).
E’ quindi subentrata congiuntivite e vitiligine.

E’ assente qualsiasi predisposizione ereditaria (nessun precedente familiare).
Dopo un mese nonostante il persistere di tale sintomatologia, l’Ufficiale Sanitario intendeva praticare la seconda dose, e di fronte alle resistenze dei genitori li ha minacciati di denuncia al Tribunale.
Attualmente Davide segue terapia omeopatica per cercare di limitare i danni.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!

CODICE: 00041
Sono una ragazza di 33 anni e abito a Verona. Per anni ho fatto la volontaria per la Croce Rossa e proprio per questo motivo ho fatto volontariamente la
vaccinazione antiepatite B.
La prima dose è stata somministrata nel novembre 1992, poi successivi richiami. Da sottolineare che sono sempre stata una ragazza forte e di sana e robusta costituzione. Nelle prime 24 ore dopo la vaccinazione ho cominciato ad accusare una
generale stanchezza, pesantezza, malessere, mi girava anche la testa. Subito dopo, nei giorni successivi, mi sono comparsi dolori articolari che sono andati crescendo di intensità; erano diffusi in tutto il corpo e avevo forti contratture alla schiena. Per due anni i dolori sono stato fortissimi, poi nei tre anni successivi sempre intensi ma un po’ di meno. Segnalai la cosa ai medici ma tutti mi dissero che erano dolori psicosomatici, che ero una malata immaginaria, che era tutto dovuto all’umidità della città in cui vivevo. Quando nominavo la vaccinazione e la correlazione così strettà tra quella e la comparsa dei sintomi tutti mi davano della pazza. Successivamente ai dolori cominciai anche ad avere difficoltà a ricordare qualsiasi cosa e difficoltà di concentrazione. Nel 1995 mi sono comparsi i primi disturbi di vista; il mio medico mi disse che erano norali mosce volanti dei miopi. Io vedevo sempre peggio e ad un certo punto mi rivolsi a degli specialisti. vedevo reticoli, macchie e tutto era torbido. L’oculista mi indirizzò all’ospedale. Lì mi diagnosticarono una vasculite retinica emorragica con tracce di vasculite precedente trascurata. Feci un sacco di analisi; mi dissero che non poteva essere esclusa la relazione con la vaccinazione e che in letteratura c’erano alcuni casi simili al mio comparsi dopo vaccinazione antirpatite B. Ma nessuno me lo mise mai per iscritto. Mi fecero delle iniezioni di cortisone negli occhi. Poi iniziai cure omeopatiche e fitoterapiche e la mia qualità della vita migliorÚ notevolmente. Mi scoprirono poi un’allergia al thimerosal e mi dissero che l’unica fonte di ipersensibilizzazione era stata la vaccinazione. Da allora mi sono comparse anche allergie a numerose sostanze chimiche, tra cui i disinfettanti. Comiciarono a rimarhginarsi male tutte le più piccole ferite, avevo congiuntiviti e orzaioli ricorrenti e infezioni alle prime vie respiratorie. Ora mi hanno accennato ad una para-uveite, ma nessuno mi vuole mettere la diagnosi per iscritto e mi hanno detto che presento un quadro clinico di autoimmunità. Nello stesso periodo in cui sono stata vaccinata io, Ë stata vaccinata anche un’infermiera del mio distretto che ha riportato un inizio di sclerosi.

CODICE: 00040
Sono una signora di 33 anni e abito nella provincia di Padova. All’età di 14 anni, per il mio libretto di lavoro (ero stata assunta come commessa) il medico di base mi raccomandò caldamente di sottopormi alla
vaccinazione antitetanica.
La prima dose la ricevetti il 3/9/80, la seconda il 3/10/80 e la terza il 13 /12/81. La primavera successivaiva , cioè nel 1982, cominciai ad avvertire
formicolii persistenti al braccio destro, dal mignolo fino all’ascella. Queste crisi duravano circa 20-30 giorni e si ripresentavano a fasi alterne. I medici mi dissero che probabilmente avevo preso una botta e che non dovevo preoccuparmi. Intanto, nei mesi che seguirono, i formicolii aumentarono e si estesero anche alle gambe, all’altro braccio e allo stomaco. Ancora una volta mi diedero risposte del tipo: Ë un fatto psicosomatico, oppure che ero allergica alle maglie di lana. Ebbi varie ricadute e le crisi erano sempre più forti e più lunghe. Fino a che nel nevmebre del ‘95 decisi di farmi ricoverare perché volevo scoprire cosa avessi. Mi fecero tutti gli esami e alla fine mi fecero un prelievo del liquor e mi diagnosticarono la leucoencefalomielite. Mi prescrissero terapia cortisonica sintomatica. Io avevo fatto presente ai medici che tutto era cominciato dopo quelle tre dosi di vaccino antitetanico ma mi dissero che ero pazza e che l’ipotesi era assurda. Il 19/8/86 il mio meddico mi consigliò di nuovo di sottopormi al richiamo dell’antitetanica. Subito dopo la vaccinazione ebbi un peggioramento evidente; i formicolii divennero intensissimi accompagnati da astenia generale e diplopia all’occhio sinistra. Fino a che nell’89 sopraggiunse una paresi facciale, andata in remissione parzialmente ma di cui porto ancora i segni. Venni ricoverata di nuodo in neurologia a Padova e mi prescrissero cortisone e interferone. Camminavo male, rimaneva la diplopia e i formicolii proseguirono anche dopo che fui dimessa dall’ospedale. Io continuavo a dire che ero peggiorata dopo l’ennesima antitetanica ma si rifiutavano di ascoltarmi.
Nel 1994 ebbi poi una gravidanza, durante i primi due mesi mi fecero assumere cortisone, ma fortunatamente la bambina non ne ha risentito. Ora mi hanno riconosciuto una invalidità dell’80%, posso fare a mala pena qualche lavoretto in casa, cammino male, non ho la perfetta coordinazione di braccia e gambe e ho problemi di equilibrio. Ora ho intenzione di farmi produrre i certificati necessari per chiedere il risarcimento del danno e interessare la magistratura per lesioni colpose.

CODICE: 00039
Mio figlio Leonardo, è nato da una gravidanza regolare con parto eutocico.
E’ stato allattato al seno fino a tre mesi. Ha avuto una crescita regolare.
Al sesto mese, circa, ha iniziato lo svezzamento con alimenti naturali e biologici.
A dodici mesi ha iniziato a camminare con sicurezza e a ventiquattro aveva già una notevole proprietà di linguaggio.
Dopo svariati rinvii, per opposizione di noi genitori, subisce le prime vaccinazioni obbligatorie il 18.03.1993. Si nota solo una leggera inquietudine post vaccinale.
I richiami vengono effettuati il 29.04.1993 e il 25.11.1993 La mamma nota in me inquietudine e irregolarità nell’appetito e nel sonno.
Nel maggio del 1995, dopo un taglio di capelli, si nota, sulla sua nuca una piccola zona calva, nel frattempo alterno momenti di astenia a momenti di ipereccitabilità.
Il dermatologo diagnostica una forma di alopecia e prescrive una lozione stimolante per il cuoio cappelluto.
La perdita dei capelli continua lenta ed inesorabile e sono sempre più nervoso con problemi di intestino, mentre non mi ammalo con facilità, nonostante frequenti l’asilo nido dal 20°mese e poi la scuola materna.
Unica malattia infettiva la pertosse, superata senza problemi. Nel gennaio 96 viene visitato a Monselice e una dottoressa consiglia il mineralogramma.
Il risultato dell’esame diagnostica una carenza di tutti i minerali buoni ed un
ECCESSO DI MERCURIO.
Si cerca di capire la causa andando per esclusioni. Anche mia mamma effettua il mineralogramma che risulta normale.
Il bambino non è entrato in contatto con il mercurio nè con l’ambiente, nè con l’alimentazione, ma solo con la vaccino profilassi e, fino ad oggi, non è riuscito a smaltire questa sostanza tossica. Dopo una cura, di circa un anno, con rame-manganese-ferro per riequilibrare l’organismo e con mercurium vivus 9ch, per contrastare l’azione tossica, il mineralogramma tende a normalizzarsi ( il mercurio si è abbassato e i valori dei minerali buoni si sono innalzati).
Leonardo si stà riequilibrando con l’intestino e con l’umore, ma la crescita dei capelli è lentissima e tutt’oggi non ha ancora la sua chioma.

CODICE: 00038
Sono la mamma di un ragazzino di 11 anni che è stato sottoposto alla prima dose di vaccino
antiepatite B. Abitiamo nella provincia di Padova. Il 7/10/99 ha ricevuto la prima dose e a poche ore di distanza ha cominciato ad accusare febbre a 38, mal di testa, astenia, colorito giallo itterico associato a pallore, mal di stomaco e difficoltà digestive, inappetenza. Ho telefonato subito al medico di base, il quale mi ha detto che era stata la vaccinazione, che può essere pericolosa ma che non c’è nulla da fare in quanto è obbligatoria. Non ha nemmeno voluto vedere il bambino e mi ha preparato la richiesta per un analisi del sangue. Ora termineremo gli accertamenti perché quello che è accaduto pare essere una sindrome epatitica post-vaccinale. Chiederemo l’esonero dalle somministrazioni successive. E abbiamo preteso dal medico che segnalasse l’evento avverso come previsto dalla legge sulla farmacovigilanza.

CODICE: 00037
Abito nella provincia di Reggio Emilia e mia figlia ora è
cerebrolesa a causa delle vaccinazioni. Mia figlia è nata sana del peso di 3,250 Kg il 31/03/85. Fece la prima dose di vaccini a tre mesi. Dopo la seconda dose a sei mesi (compresa l’antipertossica) divenne assai irrequieta, le venne la febbre alta e piangeva in maniera persistente. A 4 mesi e nei mesi successivi scoprii che non riusciva a reggere il capo. La situazione pegiorò dopo la seconda somministrazione. La portai all’ospedale di Mantova ma sbagliarono la diagnosi, non riconobbero quella che venne poi invece riconosciuta come meningite post-vaccinale. Comaprve un idrocefalo.Chiedemmo un consulto al primario del reparto dell’ospedale di Mantova, ma la sera dell’aggravamento aveva una cena con amici e non si rese disponibile; venne il giorno dopo. Ci dissero che erano irrimediabilmente i centri nervosi. A Verona venne operata due volte e le salvarono la vita. Ora è cieca, cerebrolesa e mangia con un sondino che le porta il cibo allo stomaco. Non volevo più fre alcuna vaccinazione ma nella mia Ausl mi intimidirono pesantemente; fortunatamente il neurologo che la segue ha confermato che la bimba corre seri rischi se prosegue le vaccinazioni. Ora ha 16 anni, ma vive come un vegetale. Nessuno mi riconosce alcun diritto.

CODICE: 00036
Sono la madre di una bambina
morta nel 1995 a causa delle complicazioni riportate dopo la seconda seduta vaccinale effettuata a sette mesi.
Abito nella provincia di Rieti e solo ora mi sento in grado di raccontare quanto accaduto. Il 19/11/1994 mia figlia ha ricevuto la seconda dose di vaccinazioni obbligatorie oltre all’antipertossica. Dopo qualche ora, la sera stessa, ha cominciato ad avere delle crisi che si possono descrivere cosÏ: sbarrava gli occhi, si irrigidiva tutta, cominciava a tremare e a digrignare i denti. La notte si sono ripetute e anche il giorno dopo. Tra una crisi e l’altra la bambina pareva riprendersi. PoichË era accaduto al venerdÏ, il sabato e la domenica non trovai nessun medico che la vedesse. Il lunedÏ la portai dal mio pediatra di base. In day-hospital le feci fare una serie di accertamenti diagnostici in cliniche private a pagamento, perchË con la sanit‡ pubblica avrei dovuto aspettare settimane. Fece un elettroencefalogramma e le diagnosticarono la sindrome di West ma dissero di non essere sicuri. Mi dissero anche che sospettavano un tumore e le fecero una risonanza magnetica. Ma a livello cerebrale non uscÏ nulla. Intanto un professore neurologo di un ospedale di Roma dove la portai mi disse che non era nulla, che ero io troppo agitata. Ma tutto questo non passava mai. La bambina andava peggiorando a vista d’occhio. Nel corso di qualche mese non poteva più mangiare e fui costretta ad alimentarla col sondino e si manifestÚ una progressiva tetraplegia. Intanto continuavo a passare da un medico all’altro e nessuno ci capiva nulla. Fino a che un aiuto di un primario romano mi disse che era stato il vaccino a causare una sindrome degenerativa del sistema nervoso; ma non volle mai scriverlo nË certificarlo. Dopo sei mesi dalla prima risonanza gliene fcero un’altra e mi dissero che il tessuto cerebrale della bambina stava andando incontro ad una degnerazione progressiva e inarrestabile ipotizzararono un’altra sindrome ma nessuno era mai sicuro di nulla. Il 7 luglio 1995 andai ad un controllo da un professore di un ospedale romano che mi disse ancora una volta che non era nulla. La sera stessa la bimba entrÚ in coma; non si risvegliÚ più fino alla morte sopraggiunta nell’agosto 1995. Nessuna diagnosi venne confermata; gli fecero persino un prelievo del’epidermide che mandarono a fare analizzare negli Usa, ma non ne venne fuori nulla. Io non ho mai avuto giustizia.

CODICE: 00035
Oggi ho 39 anni e da quando avevo pochi mesi, in seguito alla
vaccinazione antipolio, ho riportato una gravissima forma di paralisi flaccida da vaccino. Il mio è un caso particolare perchè la mia malatttia deriva dal vaccino Salk, anzichè some spesso accade dal Sabin. Infatti il lotto somministratomi apparteneva a quei numerosi lotti di Salk immessi sul mercato con virus non sufficientemente inattivato quindi ancora virulento. Sul fatto in letteratura ho trovato molte pubblicazioni; lo stesso Jonas Salk, dopo quell’incidente, pubblicÚ un articolo dove insegnava le corrette procedure per l’inattivazione. Insomma, tra il ‘58 e il ‘63 tanti furono i lotti di Salk a creare questi dani e io sono stata una delle persone penalizzate. A tre mesi nel 1960, in aprile, mi somministrarono la prima dose di vaccino. Dopo qualche giorno cominciai ad avere febbre alta, rigidit‡, per tutta una notte rimasi immobile, potevo muovere solo gli occhi, mi ha raccontato tante volte mia madre. Poi le mie mebra divennero flaccide, senza tono. Fui ricoverata in ospedale dove riconobbero il danno e vi rimasi quasi un anno tra il reparto delle malattie infettive e la riabilitazione. La paresi mi aveva colpita ad entrambe le braccia e le gambe e anche al tronco. Il ricovero avvenne all’ospedale di Venezia, dove allora abitavo; ora risiedo a Fidenza. Dopo una decina di operazioni, ora ho recuperato quasi del tutto l’uso di una gamba, l’altra Ë ancora molto deficitaria e mi Ë rimasto il piede equino. Le braccia le muovo malissimo e in maniera scoordinata. In un primo tempo avanzai domanda di risarcimento per il danno subito e mi dissero che ero fuori tempo. Poi riaprirono i termini e mi accettarono la domanda. Nel marzo 1999 ho fatto la visita alla commissione medica militare a Bologna; non mi hanno nemmeno guardato in faccia, non mi sono nemmeno tolta il cappotto. Mi hanno detto che ci vorr‡ almeno un anno per avere una risposta. Intanto mi hanno negato l’accompagnamento.

CODICE: 00034
Ho appena superato i 40 anni e mi è stata diagnosticata qualche anno la
sclerosi multipla. Ecco quanto mi è accaduto e perché ritengo che la mia malattia sia dipesa da un vaccino. Nel 1975 sono stato sottoposto alla vaccinazione antitifica. Immediatamente dopo, era trascorsa qualche ora, ho iniziato ad avere forti crampi muscolari che sono durati parecchie settimane. Dopo quell’episodio non ci ho più pensato. Nel 1984 mi sottopongo di nuovo alla vaccinazione (per via parenterale) e subito dopo ricompaiono i crampi fortissimi. Peraltro, qualche mese prima mi era stato diagnosticato anche il diabete e da allora mi curo con l’insulina. Quando mi sono presentato all’ufficio vaccinale il medico di turno ha deciso, proprio per il diabete presente, di somministrarmi solo metà dose; non mi sono poi mai fatto somministrare l’altra metà. I crampi stavolta durano di più fino a che, una notte, chiamo la guardia medica perché ho perso la coordinazione degli arti. Il medico mi suggerisce la visita da un neruologo. Poiché nelle settimane successive il peggioramento era continuo tanto da impedirmi di camminare, mi reco da un neurologo che mi ricovera immediatamente a Sassari (io sono di Cagliari). Mi fanno l’esame del liquor e mi accennano ad una sospetta sclerosi multipla. Non smettevo di peggiorare e mi ricoverano di nuovo a Gallarate, dove la diagnosi viene confermata. Comincio ad assumere cortisone, mi seguono per 3 anni poi passo ad un Centro specializzato di Cagliari, dove la dottoressa che mi ha preso in cura si è messa le mani nei capelli quando ha visto che ero stato vaccinato nell’84 malgrado le mie condizioni, secondo lei, non lo permettessero. Subito dopo mi ha esonerato da qualsiasi ulteriore vaccinazione obbligatoria per il lavoro. Nel novembre 1998 mi sono aggravato e ora non riesco a camminare per più di 40-50 metri senza cadere. All’ultima visita mi è stato riferito che è comparso un idrocefalo, ma nessuno mi vuole operare per timore che possa morire sotto i ferri. Mi hanno anche negato l’assegno di accompagnamento benché mia moglie sia costretta perfino a lavarmi e vestirmi. Ora sto preparando le carte per intentare una causa e chiedere il risarcimento del danno.


LA NOSTRA AFRICA ... di Lino Bottaro


Otto paesi africani, insieme ad Emergency, porteranno al G8 un nuovo modello di crescita e di relazioni internazionali: puntare in alto non solo si può, ma si deve. Intervista a Gino Strada
Un nuovo modello di sanità, di relazioni internazionali, di sostegno ai paesi africani. A San Servolo, Venezia, si discute di come sia più utile portare assistenza sanitaria in Africa. Ma si discute anche di pace, tra ministri di Paesi che sono - ancora oggi - in guerra tra loro.
Otto Paesi che presto proporrando agli otto grandi del mondo una nuova via per crescere. Insieme.

Come siete riusciti a mettere attorno a un tavolo i rappresentanti di governi storicamente in guerra fra loro?
Non solo storicamente sono ancora in guerra fra loro. Ma a dire la verita’ non e’ stato cosi’ difficile: abbiamo chiesto loro di venire a parlare di medicina, di un progetto comune per l’Africa. La precondizione, naturalmente, e’ che chi chiede goda di una certa credibilita’. E noi ce la siamo costruita. In alcuni di questi paesi lavoriamo da anni, come la Sierra Leone e il Sudan. Altri conoscono il nostro lavoro. In altri ancora abbiamo lavorato anni fa, come il Ruanda: il delegato ruandese oggi ha iniziato il suo intervento ricordando che Emergency e stata una delle prime organizzazioni ad intervenire dopo il genocidio.

Quindi hanno accettato subito l’invito.
Si’. E agli incontri non c’e stato nessun tipo di animosita’ o polemica. Sono qui per un progetto di sanita’, per ragionare insieme su qualcosa che riguarda il loro continente. La medicina, che sta a meta’ tra arte e scienza, ha la capacita di agire come una livella. Davanti alla malattia, siamo tutti esseri umani. Siamo tutti pazienti. Le avversioni politiche perdono senso. D’altronde, niente di nuovo per Emergency: da quindici anni ricoveriamo nelle stesse corsie i pazienti piu disparati.compresi quelli che fino al giorno prima si sparavano addosso a vicenda. La cosa molto bella e’ che oggi i rappresentanti di tutti questi paesi sono stati chiamati ad indicare le loro priorita’ nazionali in materia sanitaria, ma nell’ottica di creare qualcosa che possa servire anche ai loro vicini. Ed e’ esattamente quello che hanno fatto.

Anche il modello sanitario proposto e’ nuovo.
Inutile negarlo, c’e’ insoddisfazione, fra le autorita’ sanitarie di questi paesi, rispetto al lavoro di molte organizzazioni. Perche’ evidentemente e’ un approccio che non produce grandi risultati. Puo’ rispondere alle emergenze, ma non costruisce automaticamente un buon sistema sanitario. Sarebbe bello pensare che un feeding centre, o un dispensario, di cui pure c’e’ gran bisogno, produca da se’, negli anni, un centro pediatrico di eccellenza. Non e’ cosi’, non e’ mai successo. Proviamo l’approccio opposto, proviamo a pensare a una strategia dall’alto verso il basso. E’ piu’ facile che un centro pediatrico di eccellenza possa produrre una rete di feeding centres, che non il contrario.

Come e’ successo per il Centro di cardiochirurgia che avete costruito a Khartoum.
Esatto. Il Centro Salam ha mostrato che l’eccellenza produce eccellenza. Genera risorse, garantisce l’alta formazione del personale locale, attrae cervelli, e anche donatori.

Insomma, oggi a San Servolo abbiamo visto all’opera una diplomazia sanitaria.
Un esempio leggero. Oggi il delegato ugandese ha ilustrato la situazione sanitaria del paese. Fra le altre cose, “stavamo proprio per essere dichiarati “Paese libero da poliomielite”, e invece e’ stato diagnosticato un nuovo caso. Veniva dal Sudan”, ha detto scoppiando a ridere. E Ahmed Bilal Osman, consigliere presidenziale del Sudan, ha risposto ridendo “si’, ma forse prima era stato in Rwanda”. E il delegato ruandese pure si e’ messo ridere. Ecco, oggi in sala nonsono volati coltelli: sono volate idee, e anche qualche risata.

Qual e’ il prossimo passo?
I paesi coinvolti presenteranno questo progetto alla comunita’ internazionale. Prima a Ginevra, alla conferenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’. E poi al G8. Questo progetto e’ nato su una’isola, a San Servolo. E su un’altra isola, alla Maddalena, potrebbe trovare i soldi per partire.


 

GIORNALISTA LICENZIATA PERCHE' PUBBLICA SU FACEBOOK UN ARTICOLO SUL MINISTRO ALFANO ... di Stefano Corradino

Scrivere su Facebook può costare il lavoro. Era accaduto qualche settimana fa in Inghilterra quando la dipendente di una piccola azienda di logistica di Clacton, aveva affermato che la mansione che svolgeva era noiosa. Il giorno dopo il suo datore di lavoro, piuttosto che discutere con lei di come rendere più stimolante la sua occupazione gli ha consegnato una lettera di licenziamento con effetto immediato.
L'effetto Facebook si sposta in Italia. Ad Agrigento. Olga Lumia, 39 anni, è una giornalista del luogo che lavora a Roma e che, per mantenere il contatto con la sua realtà aveva deciso di collaborare con la testata giornalistica locale www.agrigentoweb.it
Una settimana fa, Olga pubblica un link ad un vecchio articolo de "la Repubblica", che aveva come oggetto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, suo conterraneo. Non lo fa sulle colonne del quotidiano on line di cui era stata, recentemente, nominata vicedirettore (e anche in quel caso non ci sarebbe stato nulla di trascendentale) ma sulla sua bacheca di Facebook. Uno spazio privato, personale. Luogo virtuale dal quale ogni giorno milioni di utenti linkano video, file musicali e articoli dei quotidiani.
Fulmini e saette. Il link fa inalberare editore e direttore. Lei si scusa, invia perfino una lettera nella quale esprime il suo dispiacere per aver messo a disagio la direzione. Il direttore, che avrebbe dovuto liquidare la cosa con una battuta e una pacca sulle spalle firma il giorno seguente un editoriale in cui accusa la giornalista di attaccare il premier e i suoi uomini additandola come "cavallino rampante che fa cri cri". Così lei sceglie di andarsene, sconcertata e delusa per un diritto negato alla libertà di parola e di espressione, esercitato tra l'altro in uno spazio privato.
Le sue dimissioni sono prontamente accolte!
La vicenda ci appare francamente singolare, per non dire inquietante. A quale titolo viene contestato il diritto ad una giornalista di indicare l'articolo di un quotidiano nazionale sulla propria bacheca di Facebook? Quale grave danno d'immagine avrebbe creato alla sua (ex) testata per aver pubblicato (ripetiamo, su uno spazio privato!) un pezzo sul Guardasigilli? Sarà stato lo stesso Alfano (ci auguriamo di no) a porre il problema dell'incompatibilità della giornalista o saranno stati i vertici della testata, autonomamente, a promuovere "l'azione disciplinare" per non turbare l'amato illustre concittadino?
Ma forse così non è, e si tratta semplicemente di uno spiacevole equivoco. E in questo caso siamo sicuri che la direzione e la proprietà della testata reintegreranno Olga con effetto immediato recapitandole una lettera di scuse. O che sarà lo stesso ministro Alfano a chiederne la riammissione, in nome di quei principi, contenuti nell'articolo21 della Costituzione di cui, come ministro della giustizia, dovrebbe essere fiero garante e orgoglioso scudiero.
corradino@articolo21.info


 

LA DROGA TELEVISIVA... di Valerio Pignatta

Il principale pericolo dello schermo televisivo non sta tanto in quello che esso fa fare (benché anche lì vi sia un pericolo) quanto in quello che impedisce di fare: i discorsi, i giochi, le festività e le discussioni familiari attraverso le quali avviene gran parte dell'apprendimento del bambino e si forma il suo carattere”. L’autore ci parla del rapporto, troppo stretto, tra bambini e tv.
I piccoli sono esposti per molte ore al giorno allo schermo televisivo. Quali i rischi?
Gli studiosi dei mass media hanno confermato ormai da alcuni decenni che la televisione è un elemento di
socializzazione in competizione con i fattori tradizionali della stessa quali la famiglia, la scuola, la chiesa e il gruppo di pari. Addirittura alcuni sociologi propendono per la predominanza di essa su tutti gli altri.
In effetti
la tv è oggi la principale narratrice dei fatti della vita e del mondo. I bambini, in particolare, acquisiscono attraverso di essa informazioni e panoramiche sugli eventi più disparati dell'esistenza prima ancora di poterli pienamente comprendere e interpretare. Questa assimilazione passiva, ed eccessivamente precoce, crea anche aspettative precise rispetto agli avvenimenti futuri nonché stereotipi difficilmente poi realizzabili nell'esistenza reale. Questa stessa esposizione al mondo adulto, erotico e violento televisivo porta quindi da una parte a quella che il critico delle comunicazioni statunitense Neil Postman ha definito “la scomparsa dell'infanzia” e in secondo luogo alla formazione di una futura umanità delusa della vita reale e proiettata invece nella vita televisiva, unico luogo inesistente in cui è possibile ritrovare un senso all'esistere.
Questa trasposizione dal mondo materiale a quello elettronico è paragonabile alla
estraniazione magica che si può provare sotto gli effetti di uno stupefacente di “buona qualità”. Solitamente in questa situazione un adulto è quasi sempre consapevole di essere in uno stato alterato di coscienza sebbene controlli sempre meno il desiderio di ricorrervi quanto più spesso è possibile. Un bambino invece assomma a quest'ultima dipendenza anche la confusione tra quello che è veramente reale e quello che avviene solo nella mente di sceneggiatori e conduttori televisivi e che nella realtà proprio non esiste.

La tv sottrae ai bambini molto tempo ad altre forme di socializzazione
Se tutto ciò può sembrare esagerato si possono qui riportare alcuni conti che chiunque può fare.
Un bambino in età prescolare (da due a sei anni) che ha passato un quarto della sua giornata (a volte ne passano di più) a guardare la tv avrà passato almeno 5000 ore (o forse molte di più) a guardare immagini di un improbabile mondo virtuale. Per un bambino che non l'avrà fatto queste stesse 5000 ore saranno tutte zeppe di altre attività cognitive. E, come qualsiasi educatore sa, non si può obiettare che questa non sia una differenza sostanziale, qualsiasi siano i programmi televisivi visti.
Ossia: «
Il principale pericolo dello schermo televisivo non sta tanto in quello che esso fa fare (benché anche lì vi sia un pericolo) quanto in quello che impedisce di fare: i discorsi, i giochi, le festività e le discussioni familiari attraverso le quali avviene gran parte dell'apprendimento del bambino e si forma il suo carattere» (Winn, Marie, La droga televisiva, Armando, Roma, 1978, p. 123). Alcuni studiosi si spingono a spiegare l'esplosione statunitense della cultura delle droghe degli anni Sessanta con l'indigestione di tv dei ragazzini degli anni Cinquanta. Il distacco dalla realtà che caratterizza lo stato mentale delle due situazioni è infatti simile.
Il fatto che alcuni oppongano a questa visione la motivazione che la tv comunque aiuta i bambini a divenire più svegli e furbi che non un tempo, da un punto di vista pedagogico non regge. Essere smaliziati ed essere maturi non è esattamente la stessa cosa...

La tv è la baby-sitter elettronica di molti bambini
Bisogna poi trasferire l'attenzione dal cosa guardano i bambini al perché e al
quanto guardano e al cosa stanno perdendo in conseguenza di questo.
Pretendere che tutte queste ore passate davanti alla
baby-sitter elettronica non abbia conseguenze sulla vita sociale dei bimbi è veramente illusorio. Uno studio messo a punto in California già all'inizio degli anni Novanta aveva appurato che il tempo massimo di attenzione consecutiva dei bambini delle scuole elementari era di 7 minuti, ossia esattamente il tempo degli spot pubblicitari televisivi. Elaborare programmi educativi di un certo spessore con questi ritmi è davvero un'impresa eroica.
I bimbi rappresentano la più vasta audience televisiva rispetto alle altri classi di età. Essi sono i futuri adulti della nostra società. Se la percezione della realtà che essi hanno è deformata, la società che costruiranno ne sarà lo specchio. Vanno quindi messi a punto accorgimenti per proteggere i bambini da un'eccessiva esposizione a questo tipo di manipolazione mentale. Se questo può oggi sembrare un'affermazione folle si può ricordare che in tempi in cui il comune buon senso non rientrava ancora tra le specie in via d'estinzione questa visione era un sentire comune e diffuso nella società.

Negli anni Cinquanta, in Italia e Gran Bretagna era stato proposto di inserire un'ora di silenzio dopo i programmi per bambini per disincentivarne il prolungamento davanti alla tv.
Negli anni Cinquanta, in Italia e Gran Bretagna era stato proposto di inserire
un'ora di silenzio dopo i programmi per bambini per disincentivarne il prolungamento davanti alla tv.
Il fatto che il business non si può permettere la perdita di una così vasta fetta di telespettatori ha probabilmente impedito un'evoluzione in questo senso. A ciò si deve affiancare la circostanza per cui, purtroppo, ai genitori fa comodo parcheggiare i bimbi davanti alla tv, perché questo permette loro di svolgere alcuni lavori in modo più tranquillo, oltre che rappresentare una facile e sicura soluzione alle crescenti difficoltà che essi incontrano nel prendersi cura dei bambini.
Nel 2002, effettivamente, si è portato a termine un
Codice di autoregolamentazione per le emittenti radiotelevisive che mira a tutelare i giovani telespettatori risparmiando loro violenza e affini. Ma come tutti possono vedere in gran parte esso non viene rispettato. E comunque il nocciolo della questione, per quanto possa parere strano, non è la qualità di ciò che viene visto (seppur sia confermato che la visione ripetuta di atti di violenza condizioni comportamenti conseguenti nei bambini) ma più che altro la quantità di esposizione al “mezzo”.

Il nocciolo della questione non è la qualità di ciò che viene visto ma la quantità del tempo di esposizione al “mezzo”.
Come dice Postman: «[...] in ogni strumento è insito un pregiudizio ideologico, una predisposizione a costruire il mondo in un modo piuttosto che in un altro, a sopravvalutare una cosa rispetto a un'altra, a magnificare le proprie percezioni, le proprie capacità o atteggiamenti a svantaggio di altri. Il famoso aforisma di Marshall McLuhan, “
Il medium è il messaggio”, voleva dire proprio questo» (Postman, Neil, Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia, Bollati Boringhieri, Torino, 1993, p. 20). E il mondo che vediamo uscire dalla tv è proprio quello che vogliamo per i nostri bambini?
È palese che la televisione non è per niente strutturata in modo di dare informazioni circa il mondo reale ma che si propone essenzialmente come obiettivo primario (se non unico oltre quello della manipolazione politica) quello di vendere merci.
Possiamo quindi facilmente arguire che la tv è un mezzo di mercato e i valori che diffonde sono quelli commerciali. Tali valori sono quelli che si stanziano nelle menti dei piccoli futuri cittadini del pianeta insieme ad una concezione fortemente aggressiva della vita ed ad una sessualità immaginifica o chimerica. Facciamo in modo che questo non possa continuare nella nostra totale indifferenza. A cominciare da noi stessi e dalle nostre scelte di tutti i giorni.


 

ACQUE MINERALI ESTROGENATE:: INCRIMINATE LE BOTTIGLIE DI PLASTICA... di Virginia Greco

 Dall’Università Johann Goethe di Francoforte giunge la notizia che nelle acque minerali vendute in bottiglie di plastica sono presenti dosi di estrogeni potenzialmente dannose per l’equilibrio ormonale umano. L’entità del rischio non è ancora definita, in quanto occorrono studi più approfonditi, ma i ricercatori invitano alla prudenza. L’Associazione Britannica per le Bevande Leggere solleva invece una voce contraria: “allarme per il momento ingiustificato”.
Secondo studiosi di Francoforte l'acqua in bottiglia contiene dosi di estrogeni potenzialmente dannose per l'equilibro ormonale umano.
Purtroppo le vicende di contaminazione di cibi da parte delle sostanze chimiche presenti negli involucri non sono più una rarità. Al di là di fenomeni isolati e immediatamente arginati - si è appreso ormai dall’esperienza come alcuni composti, tipo il bisfenolo A, possono passare dalla confezione all’alimento e avere conseguenze spiacevoli sulla salute di quanti ne faranno uso.
Un nuovo esperimento, i cui risultati hanno destato l’interesse dei cronisti internazionali, è stato condotto sulle acque minerali vendute in contenitori di differente composizione. Sotto accusa sono le bottiglie di plastica: il contenuto di ormoni femminili riscontrato nelle acque raccolte in tali confezioni è di gran lunga superiore a quello trovato nelle acque (anche le “stesse”, ossia provenienti dalla medesima fonte e della stessa marca) vendute nel vetro.
Lo studio è responsabilità di un gruppo di ricercatori dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte, guidati da
Martin Wagner e Jörg Oehlmann.
“Appare possibile che la contaminazione delle acque prese in esame da parte di xeno-ormoni” - ossia ormoni provenienti dall’esterno, non secreti dal corpo stesso – “sia originata dai materiali usati per il packaging”, si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Envirnomental Science and Pollution Research”, “dato che le minerali imbottigliate nel PET e nel tetrapack sono risultate più estrogeniche di quelle confezionate nel vetro. Ciò induce a concludere che additivi presenti nei contenitori migrino da questi ultimi agli alimenti”.
Wagner e Oehlmann hanno rivolto l’attenzione alle acque minerali in quanto l’acqua è un composto “semplice” e non contiene ormoni endogeni (cioè non vi è un contenuto ormonale insito); inoltre, spiegano i ricercatori, “il consumo di acqua minerale è in crescita in tutto il mondo”.
I campioni utilizzati per la ricerca sono stati 20: 9 di essi in bottiglia di plastica, 9 in vetro e 2 in tetrapack (cartone internamente rivestito da una sottile pellicola plastica).
I
campioni utilizzati sono stati 20 (scelti tra marche differenti e fasce di prezzo variegate): nove di essi in bottiglia di plastica, nove in vetro e due in tetrapack (cartone internamente rivestito da una sottile pellicola plastica).
Gli esperimenti sono stati condotti sia in vitro sia in vivo. Prima di tutto è stato misurato il quantitativo di estrogeni presenti in ogni acqua, facendo uso di un recettore di ormoni umani (analisi in vitro). La veridicità del responso è basata sul fatto che per ogni campione l’esperimento è stato condotto su tre bottiglie diverse e su ciascuna per tre volte. In seguito sono state fatte analisi in vivo su lumache terrestri femmine, monitorando la loro attività riproduttiva in condizioni di esposizione all’acqua estrogenata.

Cosa è emerso dagli studi?

L’analisi in vitro ha permesso di rivelare
un’attività estrogena significativamente elevata in 12 dei 20 esemplari presi in considerazione. Più precisamente, sono stati rilevati ormoni in ben il 78% delle acque in bottiglia di plastica (ossia sette campioni su nove) e nel 100% di quelle in tetrapack (due marche su due), contro il 33% di quelle in vetro (tre campioni su nove).
Per valutare direttamente l’influenza del materiale di imballaggio, i ricercatori hanno analizzato acque minerali provenienti dalla medesima fonte, ma imballate con materiale differente: le minerali vendute in bottiglie di vetro sono risultate meno estrogenate delle corrispettive in PET. Più nel dettaglio, si è indagata anche la differenza tra contenitori in plastica riutilizzabili (vuoti a rendere) e monouso:
l’acqua in confezioni usa e getta sono mediamente più cariche di estrogeni di quelle in bottiglia riutilizzabile (considerata non al primo uso), evidentemente perché queste ultime dissolvono il contenuto di ormoni nei vari passaggi, in più tra uno e l’altro sono risciacquate.
D’altro canto, l’analisi in vivo ha dimostrato che il contenuto ormonale delle acque prese in considerazione ha un effetto reale sull’equilibrio endocrino delle lumache, in quanto dopo 56 giorni di esposizione a 25 ng/l (nanogrammi per litro) di etinile-estradiolo la loro attività riproduttiva (valutata in numeri di embrione per femmina) è più che raddoppiata. In concreto, si è manifestato un significativo aumento della riproduzione nei campioni imbottigliati in plastica, piuttosto superiore rispetto a quello riscontrato nelle acque in vetro.
Secondo gli studiosi i risultati della ricerca forniscono una prima evidenza di una marcata contaminazione dell’acqua minerale da parte di estrogeni
“I nostri risultati forniscono una prima evidenza di una marcata contaminazione dell’acqua minerale da parte di estrogeni, con valori tipicamente nell’intervallo di 2-40 ng/l e picchi di 75 ng/l”, concludono i ricercatori di Francoforte. “Il consumo di acqua minerale imbottigliata e commercializzata potrebbe dunque contribuire all’esposizione complessiva degli esseri umani a sostanze in grado di alterare l’equilibrio endocrino del corpo.”
Tali sostanze fonti di ormoni costituiscono un’intera categoria, denominata EDC, ossia composti in grado di alterare l’equilibrio endocrino. Sono da anni poste sotto osservazione in quanto in potenza sono causa di danni all’organismo.
Il legame di causalità tra l’ingestione di tali composti e gli effetti collaterali sulla salute umana, però, è ancora oggetto di controversie: non è una faccenda immediata, in quanto le malattie connesse agli ormoni possono essere correlate a varie cause, peraltro distribuite su un arco di tempo lungo. Non di meno, va detto che un numero non trascurabile di esperimenti suggeriscono che tale legame sia in effetti concreto.
A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione dell’articolo da parte di Wagner e Oehlmann, è arrivata una
risposta da parte di un portavoce dell’Associazione Britannica per le Bevande Leggere (BSDA), la quale sostiene che non sia possibile concludere dallo studio in questione che ci sia un’effettiva connessione tra l’attività estrogena riscontrata nelle acque e il confezionamento.
I composti rintracciati nell’acqua non sono stati precisamente identificati, pertanto non possono esser fatti risalire ai materiali d’involucro. Inoltre composti analoghi sono stati ritrovati in test eseguiti su altri tipi di cibi e bevande senza che fosse rilevata una dipendenza tra attività ormonale e packaging.” Infine, afferma ancora la BSDA, “i livelli di queste sostanze riscontrati nelle acque sono infimi se comparati con i quantitativi naturali di ormoni presenti negli organismi e, comunque, sono ampiamente al di sotto dei livelli di sicurezza approvati dall’Unione Europea.”
Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione univoca. Nel frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte
In effetti l’uso del PET (polietilene tereftalato) per la realizzazione di imballaggi alimentari è consentito e disciplinato da una direttiva (la 2002/72/CE) della Commissione Europea e da una successiva modifica ratificata due anni dopo (2004/19/CE). Ne segue che le case produttrici di confezioni e le aziende alimentari, se si adeguano a tali normative, non sono da considerarsi direttamente responsabili degli eventuali danni all’organismo. Semmai dovrebbero essere modificate le direttive, ma per far ciò
occorrono prove effettive dell’incompatibilità di determinati materiali con i processi biologici umani.
Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione univoca (o grossomodo tale), pertanto occorre attendere i risultati di futuri ulteriori indagini. Nel frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte. Quella primaria sarebbe la rinuncia all’acquisto di acque commercializzate tout-court, per svariate ragioni di natura ecologica ed economico-sociale. Gli imballaggi, soprattutto se usa e getta, sono oggi una delle maggiori cause di inquinamento. Le acque che ammiccano dagli scaffali dei supermercati sono imbottigliate per lo più da multinazionali che hanno un curriculum degno di far rabbrividire ogni consumatore critico che si rispetti. Del resto il mercato dell’oro blu è oggi considerato
molto redditizio in termini economici, nonché estremamente vantaggioso in quanto a potere esercitato.
Bere l’acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa, prediligere il vetro alla plastica, acquisire l’abitudine di riportare i vuoti dove consentito: ci sono varie opzioni e conseguenti diversi livelli di acquisizione di responsabilità.
Consumatori, fate il vostro gioco!


 

HONDURAS, L'ORO SULLA PELLE... di Alessandro Grandi

 Una compagnia canadese usa cianuro per estrarre oro. I danni collaterali colpiscono la popolazione
Da sempre il concetto di miniera è legato indissolubilmente a quello di lavoro e sviluppo sociale. In passato le miniere sono state luoghi in cui molte persone hanno potuto garantirsi un futuro economico, anche se costruito sulla fatica fisica e sul sacrificio. Molto spesso, però, chi si è arricchito con le miniere l'ha fatto anche grazie allo sfruttamento dei lavoratori.
Ma le miniere, oltre che fare danni all'ambiente, spesso ne fanno anche ai lavoratori. E non solo. Come accade ad esempio in Honduras, nella Valle de Siria, dove le associazioni ambientaliste stanno manifestando il loro dissenso a causa dei danni collaterali causati alla popolazione da una miniera in cui una compagnia canadese usa, per estrarre oro, abbondanti dosi di cianuro. E i danni sono davvero impressionanti. Molte persone che vivono nella zona della miniera lamentano malattie, soprattutto della pelle.
Ne è testimone la signora Aida Gregoria Cruz, 65 anni, che da mesi vede la sua pelle che si secca lentamente procurandole prurito. La malattia si sta espandendo piano piano come forfora sulla cute della testa. E' disperata Aida. Non sa come porre fine a questo suo tormento e colpevolizza la Goldcorp, la compagnia che estrae oro dalla miniera. Ma non è solo Aida a soffrire i danni causato dagli agenti chimici che si sprigionano nell'aria dalla miniera. In quest'area vivono più o meno 45 mila persone. E i più vicini alla zona di estrazione dell'oro hanno problemi di salute.

La denuncia delle attività inquinanti della compagnia canadese giunge dai membri del Comitè Regional Ambientalista del Valle de Siria. Le foto di questo articolo, inviate proprio dall'organizzazione ambientalista, sono state scattate tutte intorno al 10-15 di marzo. Il problema, dunque, esiste, è serio e non si dovrebbe sottovalutare. Le malattie sono, come detto, quasi tutte relative alla pelle. Anche Liccy Amalia di soli 4 anni ha visto nell'ultimo mese crescere sulla sua testa alcune vesciche che le causavano dolore, prurito e la perdita progressiva di capelli. Non ci sono stati metodi efficaci per levarle questi sintomi e la bimba soffre molto. Dopo essere stata visitata presso il vicino Centro de Salud i medici sono stati subito sicuri e hanno dato le colpe della malattia da contaminazione alla miniera: anche Liccy, infatti, vive nella zona degli scavi.

Di casi come questi se ne potrebbero elencare a decine. Dall'anno 2000 il Comitè Ambientalista sta combattendo con tutte le sue forze per arrestare l'espansione della miniera e dal 2003 ha anche l'appoggio di Rights Action, ong famosa per le sue battaglie a favore dell'ambiente e dei diritti umani. Altri municipi, infatti, sono preoccupati per la possibilità che la Goldcorp possa trasferirsi nelle loro zone. Dal Comitè Ambientalista esigono che giustizia sia fatta. Esigono che qualcuno paghi per i danni causati alla salute della popolazione e alla natura della zona. Fino a questo momento, però, nessuno si è preoccupato di nulla.
Sembra infatti che la Goldcorp goda dell'appoggio incondizionato del governo hondureño, della classe imprenditrice del Paese, del governo canadese e di quello Usa che hanno molti investitori nel progetto. Per questo le richieste del Comitè Ambientalista sono state del tutto ignorate. Dalle comunità dell'area fanno sapere per mezzo del Comitè che l'azienda canadese sta operando nella massima indifferenza delle autorità hondureñe e con un'impunità sconvolgente, e non collabora con le organizzazioni ambientaliste che chiedono di studiare se ci sia relazione o meno fra le attività della miniera e le malattie diffuse nella zona. Sta di fatto che dalle istituzioni nessuna risposta è ancora arrivata. E se si scava a fondo, non nella miniera, si scopre anche che il Banco Mondiale è stato fra i primi investitori di questo progetto di estrazione dell'oro. 


 

SILVIO GARATTINI E LE DICHIARAZIONI CHOC: INUTILE IL 50 % DEI MEDICINALI IN CIRCOLAZIONE... Fonte: Notiziario di FIRENZE MEDICA-SIMeF n. 193-2008

Il 50 % dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi.
È la dura «sentenza» del professor Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano che punta il dito anche contro l'uso non appropriato o esagerato di buoni medicinali, intervenendo a Roma al convegno promosso da Federconsumatori sulla politica del farmaco. Per Garattini la nostra è una società sempre più «farmacocentrica, perché vede la soluzione di tutti i problemi nel medicinale» e dimentica, invece, la prevenzione. Inoltre gli «enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine» e la «tendenza al consumismo sanitario», sono il quadro in cui si inserisce l'utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi. “C'è evidentemente – dichiara l'esperto - poca appropriatezza, che si esprime a diversi livelli. Il primo è quello dei farmaci totalmente inutili - precisa - come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, eccetera. Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità. Ci sono poi i tanti medicinali usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all'eccesso di alcol, dal sovrappeso all'uso di droga. Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile “. “ Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita», continua Garattini, che sottolinea come «non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere». Come uscirne? Le ricette potrebbero essere molteplici, ma come sempre quella del buonsenso è alla portata di tutte le tasche. «È necessario - spiega il ricercatore - un lavoro di informazione ed educazione su questo: chi si «procura» una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe».


 

Lettera di una maestra non unica a dei bambini unici... di Alessandra Casadio

Cari bambini,
stamattina vi guardavo mentre facevamo la nostra solita discussione in classe appena arrivati. Si parlava delle paure. Ognuno di voi aveva l’urgenza di farsi sentire e ho dovuto richiamarvi più volte per farvi rispettare il turno. Poi Clara è venuta alla cattedra e sottovoce mi ha chiesto: “Maestra, quali sono le tue paure?”, le ho risposto che anche la maestra ha tante paure e che, se avevate voglia di sentirle, ve le avrei raccontate più tardi. Avete iniziato a scrivere e mentre vi guardavo ho cominciato a generare un mostro nella mia mente…
Questo mostro ha la voce potente, non ascolta e non riflette, parla di noi e non ci conosce, vuole dettare legge senza discutere. Fa delle cose tutte al rovescio da quelle che noi vi insegniamo con pazienza ogni giorno. È un mostro che vuole entrare nella nostra classe e buttare dalla finestra o me o la maestra Patrizia, e se non ci riesce vuole che una di noi due stia molto meno con voi, vuol fare insegnare tutte le materie a me o a lei, vuole farvi stare meno tempo a scuola.
Vuole far stare di meno nella nostra classe anche la maestra Marisa che ci sostiene nelle situazioni difficili. Vuole che io impari l’inglese così potrò insegnarvi a parlare male una lingua che non mi è simpatica. Vuole che io vi dica poche cose, quelle necessarie e basta, senza perdere tempo a fare cartelloni, collage, progetti, danze e musica. Vuole che la nostra classe diventi sempre più numerosa, magari con dei bambini che hanno problemi, come Tiziano l’anno scorso che scappava dalla classe e tirava gli oggetti e che a questi bambini io mi dedichi poco perché non avrò il tempo di trasmettere tutto quello che so e che posso.
È un mostro che dovrebbe spendere dei soldi in ugual misura per tutti, come una brava mamma e un bravo papà che hanno tanti figli e invece li vuole togliere alla nostra scuola che già ne ha pochi, tanto che ci dobbiamo comprare la carta per le fotocopie o il sapone da soli. È un mostro che dice che tutte noi maestre chiacchieriamo nei corridoi quando invece, voi lo sapete, se siamo in due per quattro ore a settimana, quando non facciamo le supplenze, una può prendere Tsion, Magdalena, Alessia e Jian e fare delle lezioni solo per loro perché imparino meglio l’italiano o la matematica.
Ha tante idee questo mostro, come quella di fare delle classi diverse dalla nostra per i bambini che non parlano l’italiano e mi chiedo come avremmo fatto l’anno scorso senza Jian che non capiva una parola e che tutti abbiamo aiutato con i disegni e i giochi e senza la mediatrice Irene che parlava anche il cinese e veniva una volta a settimana per lui. Quanto ci siamo sforzati, tutti insieme, per capirlo e farci capire e ora siamo contenti perché ci siamo riusciti! Chissà per quanto tempo sarebbe rimasto in una classe a parte con bambini che come lui non conoscevano l’italiano… Quanto ci sarebbe voluto per farlo sentire a casa? E noi, dopo quanto tempo l’avremmo sentito amico?
Il mio mostro non ce l’ha solo con noi, ma anche con i bambini che vivono nei piccoli paesi e che magari sono pochi, due o tre classi. Sapete che vuole chiudere le scuole di quei paesini e mandarli in scuole più lontane in autobus? A voi piace un paese senza scuola? Sarebbe come un paese senza chiesa o senza una piazza…
Il mostro dice anche che non manderà via nessuna maestra, ma questo non è vero perché le maestre che andranno in pensione perché anziane, non saranno sostituite da quelle giovani. E’ come far uscire qualcuno da una stanza e chiudere la porta subito dopo per non far entrare più nessuno. La maestra Marisa probabilmente non tornerà perché è ancora una supplente ed è giovane, non conta nulla il fatto che è molto brava.
Il mostro dice anche le bugie perché ha detto a tutti che la scuola italiana non è come quella delle altre nazioni d’Europa e che voi siete tra i più asini del mondo! Invece tutti dovete sapere che la scuola elementare italiana è tra le prime in Europa e nel mondo e che il 70% dei genitori sono molto soddisfatti della qualità dell’insegnamento. E questo perché noi italiani abbiamo riflettuto molto, per molto tempo, prima di cambiare la scuola che c’era quando io ero piccola.
Sapete bambini, io avevo una sola maestra e andavo a scuola per 24 ore a settimana, non 40 come voi. I miei quaderni erano piccoli e in un anno ne finivo due per l’italiano e due per la matematica. I vostri sono grandi e ne finite uno ogni due mesi. E poi io non parlavo mai in classe su argomenti che proponeva la maestra o altre compagne, voi invece imparate a parlare davanti a tutti, a esprimere le vostre idee, a criticare, a votare le cose che tutti devono fare o non fare. Nella mia classe invece c’era Loretta che stava sempre all’ultimo banco perché non riusciva a fare niente e non aveva una maestra in più che poteva aiutarla. Così in terza è stata bocciata perché nessuno ha avuto il tempo e la voglia di farla migliorare. Chissà che cosa fa oggi Loretta. Con la mia maestra non ho mai fatto un’uscita, non sono mai andata al Colosseo o in un museo, non ho mai fatto un campo scuola, mai al cinema.
La mia maestra non sapeva niente di me, né ha mai letto le mie poesie. Noi invece le facciamo in classe le poesie e giochiamo con le parole e con i colori. Voi ci raccontate tante cose, ci regalate i vostri genitori, i vostri amori, le vostre preoccupazioni e i vostri desideri perché stiamo molto tempo insieme. La mia maestra purtroppo era unica e io sarei stata molto felice di averne anche un’altra o altre due.
Il mostro fa finta anche di inventarsi cose nuove, ha detto che da domani impareremo la Costituzione e ad essere cittadini… ma noi studiamo già la Costituzione e conosciamo i diritti e i doveri fondamentali di un cittadino della Repubblica Italiana. Fra due anni faremo il nostro Parlamento della classe, con tanto di Presidente e Partiti politici. E in classe impareremo a proporre una legge, a discuterla e a votarla. Andremo in visita a Montecitorio e prenderemo esempio dal Parlamento vero, quello in cui quando si fanno le riforme importanti prima si ascoltano tutte le opinioni e poi si prendono le decisioni per il bene collettivo.
Ma tutto questo il mio mostro non lo sa, e pensa che se continua a dire che la nostra scuola sarà migliore di com’è adesso dandoci meno soldi, meno maestre e meno tempo, la gente ci creda. Io non ci credo perché so che tutto quello che riguarda l’istruzione e l’educazione di voi bambini ha un costo e che i soldi devono essere spesi bene, ma ci devono essere, altrimenti staremo tutti male.
Ecco, ritornando alle paure, vorrei dirvi che la mia più grande paura adesso è quella di farvi star male a scuola. E ho paura perché non dipende da me, ma da quello che il mostro deciderà.
Io farò tutto quello che posso per insegnarvi non soltanto a leggere e a scrivere, ma anche per darvi le basi per capire il mondo, per costruire un terreno sul quale ognuno di voi negli anni farà crescere gli alberi del proprio talento. Farò di tutto per non rendervi uguali, ma unicamente diversi. Cercherò di dilatare il tempo in classe in modo che quello della televisione non vi mangi la capacità di leggere e di riflettere.
Cercherò, ma sarà molto difficile, di non essere unica anche se dovessi essere la sola vostra maestra. Cercherò di ascoltare le vostre paure anche quando avrò soltanto il tempo di insegnarvi i pronomi e i participi dei verbi.v Cercherò di farvi costruire gli ziqqurat e le piramidi con la cartapesta anche quando potrò soltanto farvi leggere il sussidiario.
Cercherò di scacciare dalla mente questo mostro che non sa niente di voi, di come siete complicati e fragili e che dà risposte facili a domande difficili.
Vi abbraccio tutti,
la maestra Alessandra
Alessandra Casadio


 

Io sto con Roberto Saviano... di Loris Mazzetti

Ci sono diversi modi per uccidere Roberto Saviano. Il primo, quello più semplice, più vigliacco, è portagli via la reputazione. La scritta anonima su di una panchina di Castel Volturno Saviano merda è la sintesi di un pensiero malvagio fatto non solo dai camorristi ma anche da chi invidia il suo successo. Quanti sono quelli tra di noi che non gli perdonano la fama raggiunta? Per comprendere il lavoro di Saviano bisogna partire da un inciso: Roberto è un grande scrittore. La sua parola ha una forza enorme, più di un colpo di lupara, si insinua, entra dentro il cervello, fa pensare, fa capire, poi può essere diffusa e creare consenso. Questo non può essere una sua colpa, come il fatto di saper comunicatore di affascinare chi lo ascolta. Il suo linguaggio è semplicemente vero e le persone lo capiscono, i giovani che lo ascoltano imparano ad alzare la testa, a vedere il mafioso in modo diverso, trovano la forza per guardarlo negli occhi.
Nel settembre scorso a Mantova, al Festival della Letteratura, Saviano ha esordito dicendo: “Il lettore ha messo paura ai poteri raccontati”, poi ha aggiunto, “è il lettore che ha deciso che l’editore, che il giornale, la tv, i preti, devono occuparsi di queste cose, i fatti di camorra non sono marginali, non sono cose che accadono, che ci sono sempre state”.
Da quando il suo libro Gomorra ha cominciato a passare di mano in mano si è accesso un potentissimo fascio di luce su mafiosi, camorristi, boss della ‘ndrangheta, della sacra corona unita. I fatti si sono illuminati come non accadeva dal maxiprocesso contro la mafia, quello dei giudici Falcone e Borsellino.
Roberto ha dato dignità al lavoro di tanti bravi cronisti che da anni scrivono di camorra e che prima erano costantemente relegati nelle cronache locali e che oggi hanno l’accesso alla prima pagina.
Saviano non solo ha raccontato fatti realmente accaduti e che in tanti avevano già riportato nelle pagine dei giornali locali, con Gomorra lui ha fatto conoscere, in Italia e all’estero, la mentalità dei camorristi e come esercitano il loro fascino sui giovani. La sua capacità di usare la parola, facendola diventare un’arma in grado di combattere la criminalità organizzata, è straordinaria, non esiste in nessun altro scrittore o giornalista. Per questo Saviano è diventato ingombrante, molto ingombrate, anzi troppo. L’attenzione dei media è solo su di lui. Sicuramente il successo gli ha portato benessere ma cosa gli ha tolto? La libertà di vivere.
Come si può uccidere Saviano senza usare il tritolo? Semplice. Togliendogli la parola. Distruggendo la sua credibilità. Interrompendo il rapporto con il lettore.
I boss Bidognetti e Iovine tentarono di farlo durante il processo Spartacus con un loro scritto presentato dall’avvocato in tribunale: l’autore di Gomorra veniva descritto come un mitomane, un pazzo, uno che inventa, uno che copia cose che sanno tutti.
In tv vanno in onda le immagini dei muri di Casal di Principe con le scritte Saviano drogato accompagnate da parole inequivocabili: “Chi dice che esiste la camorra? Lo dice l’uomo di merda…”. Sul Foglio di Giuliano Ferrara, in un articolo dal titolo fuorviante Forza Saviano, c’è scritto che lui ha fatto un bel romanzo ma tutto inventato. Negli ultimi due anni sono stati diversi i tentativi di portargli via la reputazione, l’ultimo è avvenuto in questi giorni. Il Giornale diretto da Mario Giordano ha sbattuto Roberto Saviano in prima pagina con una storia vecchia scritta e riscritta da più di un anno. Il giornalista Simone Di Meo (ufficio stampa del senatore Sergio Di Gregorio, che nella passata legislatura era presidente della Commissione della Difesa del Senato, eletto nell’Idv di Di Pietro poi passato al centro-destra, “indagato per reato di riciclaggio con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa” - Giovanni Bianconi sul Corriere della sera del 6 giugno 2007 - indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria per “concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato al riciclaggio” - Repubblica 9 aprile 2008 -) ha querelato Saviano per plagio. De Meo lo accusa di avergli copiato quello che è cronaca, quello che in tanti hanno scritto, quello che è riportato negli atti della magistratura, insomma quello che fa parte della pubblica informazione. Nell’intervista al Giornale Simone De Meo dichiara: “Se colleghi e avvocati napoletani sfottono chiamandomi il Saviano dei poveri ci sarà un perché”. Una differenza tra i due c’è ed è lampante: nonostante tutto quello che ha scritto De Meo chi vive con la scorta, chi è stato minacciato dai camorristi, chi rischia la vita è Saviano e non lui. Se “il Saviano dei poveri” può girare per strada, può frequentare la sua ragazza liberamente, se i suoi genitori vivono ancora dove hanno sempre vissuto (di cui sono felicissimo, non voglio fraintendimenti, sulla vita non si scherza), un motivo ci sarà pure.
Forse per capire meglio certi fatti e il perché di certi attacchi bisogna entrare nella storia della proprietà di due giornali: Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. A questo proposito sono molto eloquenti le parole dell’ex direttore del Corriere Gianluigi Guarino: “…un giornale carsico, omissivo che spesso ignora le notizie perché non deve dare fastidio a nessuno; tutto ruota attorno alle esigenze processuali dell’editore”. Simone De Meo lavorava per Cronache di Napoli.
Quindici anni fa venne ucciso un eroe con la tonaca: don Peppino Diana, perché non taceva, parla in libertà ai parrocchiani, ai giovani, usava anche lui la parola e aveva il coraggio di denunciare: “La camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana”. Dopo la sua morte tentarono di infangarne la memoria. Il Corriere di Caserta scrisse Don Diana era un camorrista e qualche giorno dopo Don Diana a letto con due donne. In quei giorni furono in pochi a difendere l’onore del prete.
La camorra ha i suoi giornali, lo ha raccontato bene Saviano a Mantova.
Quello che sta accadendo a Roberto ha un unico obiettivo: togliergli la parola. Lo scrittore è scomodo perché quotidianamente è sui giornali, in televisione, incontra studenti nelle università, parla nelle piazze, racconta quello che i camorristi vorrebbero che rimanesse nel silenzio, lo fa con nomi e cognomi, svela i segreti della loro vita, e soprattutto rivela le loro strategie.
Saviano ha rotto quel silenzio. Saviano sta lottando contro quelle persone che “vorrebbero controllare la loro storia”. Le parole di Salman Rushdie pronunciate a Stoccolma lo scorso novembre, quando con Saviano intervenne davanti all’Accademia dei nobel dovrebbero introdurre tutti i libri scolastici: “In una società controllata la prima cosa che perdiamo è la libertà di narrare. Chiunque crede di controllare la società innanzitutto controlla la narrazione della società attraverso il tentativo di gestire la critica e la storia. Tutto ciò va oltre alla libertà dello scrittore di scrivere e del lettore di leggere, è una questione più esistenziale, e il reato contro questa libertà è un crimine contro l’umanità”.
Per questo dobbiamo stare con Roberto Saviano, per difendere anche la nostra libertà e l’azione dei tanti De Meo ci deve fare gioire perché significa che in questa società c’è ancora qualcuno che teme la parola.


 

Mafia e giustizia al centro dell'incontro... di Massimo Ballali

Successo di pubblico al Geometri Palladio di Treviso, per il dibattito dedicato alle Mafie del Nordest organizzato dai Grillitreviso e Treviso Civica. Fra gli interventi hanno spiccato quelli di Sonia Alfano e di Salvatore Borsellino, che hanno saputo rendere partecipi anche emotivamente le almeno 500 persone presenti e quelle che assistevano all’evento tramite il collegamento internet. Gli ospiti, attraverso il racconto delle esperienze vissute in prima persona, hanno dato un quadro desolante, a tratti disperato del panorama criminale ma anche politico italiano. E senza lesinare nomi e cognomi, e qualche ditta, si è capito che la mafia mette le sue radici ovunque ci sia corruzione, e anche da noi è facile trovare terreno fertile. Mafia non solo un gruppo di criminali quindi, ma un sistema di potere e di controllo, che oggi non usa più le bombe ma sofisticati strumenti tecnologici, oltre alla ormai nota collusione con la parte malata della giustizia della politica, della finanza e dell’informazione.
Emblematico e toccante un episodio dell’esperienza di Sonia, figlia di Giuseppe Alfano, il giornalista trucidato per aver denunciato alle forze dell’ordine la presenza di un boss latitante in città. Poco dopo la tragedia della morte del padre, subì dissacranti e invasive perquisizioni domestiche che le tolsero tutti i ricordi familiari, mai più restituiti e infine fu invitata da un magistrato a lasciare la città con il resto della famiglia, in quanto persone “non più bene accette”. E’ la giustizia verso chi muore per combattere la mafia? Questa la domanda con cui si è chiusa l'assemblea.


 

Tra insegnanti e genitori c’è grande confusione, aiutiamoli a reagire... di Massimo Ballali

Nonostante il solito silenzio della pubblica (dis)informazione, questo è ancora un momento particolare per la scuola italiana. Di più, un momento di eccezionale importanza e gravità dopo il quale si rischia di non poter più tornare indietro.
Nella scuola primaria ci aspettano tre anni consecutivi di tagli, cinque anni per portare il nuovo modello “a regime”, una drastica riduzione del personale insegnante e tecnico-amministrativo (ATA), un aumento del numero di alunni per classe, l’eliminazione di tutte le compresenze in tutti i modelli orari, una riduzione del tempo-scuola, un ritorno al passato, ad una scuola che andava bene 30 anni fa ma che non regge di fronte alle sfide di oggi.
Leggere, scrivere e far di conto non può essere la definizione di cultura.
Nelle altre scuole è anche peggio.
Se qualcuno ci chiede “come sarà la scuola il prossimo anno scolastico?”

AVVISIAMO CHE LA DISTRUZIONE E' IN CORSO.

E ribadiamo che i nostri figli, il nostro paese, noi, ci meritiamo una scuola pubblica di qualità. A bocciare il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e la sua riforma della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione è stato persino il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, organo dello stesso ministero, che liquida il Regolamento con alcuni giudizi molto severi: «non coerente» con l’autonomia scolastica, «compromette l’efficacia dell’offerta formativa», «non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale» e renderà difficile soddisfare le aspettative delle famiglie sui tempi offerti dalle singole scuole. Detto in altre parole: mamme e papà potrete dire addio al tempo pieno. A meno di miracoli come l’improvviso arrivo di finanziamenti straordinari.
Se lo dicono loro…

Dal ministero, seguendo il proverbiale fairplay governativo, hanno risposto al giudizio del Consiglio ricordando che «il Cnpi è un organo con funzioni meramente consultive, e che comunque mai ha accolto con favore una riforma scolastica perché è un organo conservatore, teso a difendere lo status quo».
E quindi, aggiungono, «bisognerà rivedere la sua composizione, riformarlo in modo da rendere meno politico e sindacale il suo contributo, aumentando invece il carattere tecnico dei suoi pareri». Non fa una grinza…

Il
28 febbraio 2009 è il termine ultimo per presentare l’iscrizione dei propri figli alla scuola dell'infanzia e a tutte le scuole di ogni ordine e grado.
Nonostante la confusione generata abilmente dalla circolare ministeriale che fornisce le indicazioni per l'iscrizione, sono nati in tutta Italia comitati di ogni genere, composti da genitori ed insegnanti, allo scopo di difendere la scuola pubblica.

L’intendimento e la direttiva comuni a tutti questi comitati è di chiedere, all’atto dell’iscrizione, il massimo numero di ore disponibili, scegliere certamente il massimo delle ore previste (40 ore / 30 ore), utilizzando una X solo sul modello orario prescelto e, anche se richiesto, non selezionare o indicare “ordini di preferenza” per altri modelli orari, cosa che rende preferenziale la scelta e quindi trascurabile dal punto di vista del ministero.
Il bisogno e la determinazione dei genitori e degli insegnanti possono realizzare quello che le scelte politiche non intendono concedere esplicitamente.

Davanti alla richiesta degli “utenti”, il dirigente scolastico avrà l'obbligo - sulla base delle iscrizioni - di richiedere personale sufficiente per aprire la nuova sezione... se non lo richiede, lo si deve incalzare anche perché il suo è un atto dovuto, mentre se lo richiede la palla passa al ministero che deciderà tra aprile e maggio se assegnare il personale necessario.
Usiamo la legge contro la legge!
Invito tutti a dedicare una piccola parte del proprio tempo per diffondere questa iniziativa, indipendentemente dal gruppo, comitato, meetup di cui si fa parte. Soprattutto credo sia importantissimo avvisare tutti gli amici genitori ed insegnanti, possibilmente entro il 28 febbraio.


 

PROGETTO NONNI ... di Anita Avoncelli e David Borrelli

Nel nostro programma elettorale avevamo inserito un progetto redatto dalla dott.ssa Anita Avoncelli che a mio avviso era geniale. Il punto di partenza era ciò che succede nella vita di ogni giorno, un genitore con un lavoro spesso infatti, lascia i propri figli ai nonni, ma chi purtroppo i nonni non li ha più?
Le strutture per l’infanzia danno un buon servizio ma il personale è spesso ridotto per questioni di bilancio e gli operatori spesso sono oberati di lavoro. D’altro canto la nostra società invecchia ma le condizioni fisico/mentali dei nostri “non più giovanissimi” sono spesso ottime. Essi infatti sarebbero ben felici, in modo del tutto volontario di ricoprire un ruolo sociale importante in questa società invece che spesso tende a emarginarli.
L’idea è di inserire (con tutte le garanzie e le tutele del caso) dei “nonni” volontari all’interno delle strutture per l’infanzia con indubbi benefici per entrambe le componenenti.

Il 10 settembre
ho presentato un documento redatto da Anita che delineava le linee basi del progetto all’assessore di competenza, il quale ha trovato l’idea interessante e ha deciso di trasmettere ad una struttura comunale il testo per cercare di realizzarlo e capire come farlo al meglio.
Io credo che questo sia un bell’esempio di opposizione collaborativa, si parte da un’idea, la si migliora e la si attua a beneficio della collettività.
Di seguito riporto la presentazione del progetto di Anita Avoncelli:
“… bisognerebbe creare nelle città e nelle strade luoghi di incontro riservati ai bambini fra di loro sino ai due anni, in compagnia delle loro madri (visto che a quell’età sono inseparabili)
Questo progetto a cui ho voluto dare il nome di “
Argento Vivo” nasce proprio dall’incontro tra, l’idea di anziano e quindi la sua età matura, la sua esperienza e la voglia di essere ancora un attore attivo nella società in cui vive e la vivacità, l’energia caratteristica dei bambini portatori di vita.
“Argento Vivo” vuole essere per tanto la realizzazione a livello di comunità allargata, di ciò che già avviene nella realtà familiare da sempre, ovvero, l’aiuto ed il sostegno da parte dei nonni nell’accudimento dei nipoti.
Quindi attraverso questa proposta si vuole:

·         rispondere alle numerose esigenze delle famiglie che non sempre hanno la possibilità di delegare ai propri parenti o potersi permettere di pagare una baby sitter per i propri figli;

·         vedere la figura dei nonni come supporto attivo nella crescita della nuove generazioni.

Partendo da questa centralità educativa e di sostegno alla famiglia da parte dei nonni, si ipotizza la possibilità di un centro/nido che veda nel suo progetto proprio tale figura.
Sempre diretto da figure professionali di riferimento quali pedagogisti ed educatori, i volontari nonni, attraverso un’adeguata formazione, avranno la possibilità di offrire il loro tempo nell’accudimento dei bambini, la loro compagnia e la vigilanza in tale ambito, così da essere un concreto sostegno alle famiglie.
Inoltre, già da alcuni anni, proprio per far fronte alla mancanza di risorse, gli anziani vengono impiegati nelle più svariate mansioni, riconoscendo così, non solo una risorsa attiva per l’intera comunità ma anche depositaria di un patrimonio culturale. Si pensi ad esempio al così detto “nonno vigile” che staziona davanti alle scuole, non credo sia visto dalle famiglie solo come un sorvegliante, infatti, con il tempo è divenuto una figura di riferimento e un aiuto concreto.
In generale la figura del nonno ha sempre rappresentato un’immagine rassicurante per i bambini e da sempre (se possibile e se l’armonia lo permette) le famiglie affidano con sicurezza i propri figli, proprio alle figure dei nonni.
Questo spazio sarà:
un appoggio per i genitori lavoratori (non sempre le attuali strutture, sia per tariffe che per orari risultano essere adeguate alle reali esigenze lavorative e familiari), ma anche un luogo di socialità, di aggregazione, di confronto per gli accompagnatori (incontri formativi, supporto familiare).
Dr.ssa Anita Avoncelli Grillitreviso


 

COME UN VIRUS ... Scritto da: Marco Boschini

E’ importante avere un’informazione libera.
Oggi l’informazione
di regime parla di un’Italia fatta di inceneritori, centrali nucleari, grandi opere. Urla di un Paese di rigassificatori, di carenza di energia, di sviluppo. Si gonfia i polmoni di prodotto interno lordo, altà velocità, grandi opere. Punta i microfoni nella direzione della politica di palazzo, dei salotti e degli studi televisivi.
Ma
c’è un’altra Italia. Un’Italia che vive a 63 anni di distanza dalla liberazione. Nell’indifferenza delle tante caste romane, giorno per giorno, sperimentando. Nella nostra Italia i comuni hanno tagliato del 70% i consumi energetici ristrutturando le scuole, le sedi istituzionali, gli impianti sportivi, la pubblica illuminazione. Nei nostri comuni le case hanno la certificazione energetica obbligatoria e sono ad alta efficienza energetica. Gli speculatori non hanno più diritto di cittadinanza e prima di costruire si ristruttura, recuperando l’esistente.
Nei nostri comuni
non c’è bisogno di cancrovalorizzatori perché abbiamo la raccolta differenziata all’80%, e soprattutto abbiamo messo in cantiere progetti per la riduzione dei rifiuti alla fonte: vendiamo detersivi, latte, pasta, alla spina, diamo da bere acqua del rubinetto nelle mense comunali e i prodotti usa e getta sono stati messi al bando.
Nei nostri comuni le persone, e le merci,
si spostano il meno possibile inutilmente e comunque lo fanno con una mobilità dolce: piedi, bici, trasporto pubblico, car-sharing, car-pooling.
Nei nostri comuni, finalmente,
i cittadini non sono clienti a cui dare uno scontrino ogni cinque anni su cui mettere una croce per esaurire il proprio far parte di una comunità, ma partecipano attivamente a quella comunità. Ogni giorno, condividendo le scelte