LE TORRI ENERGETICHE...
di Pino Delle Donne -
FONTE
Risolti i problemi energetici planetari con un’energia a basso costo. (ma questa non e’ una buona notizia)
Dopo la sequenza di atti di terrorismo, culminanti in questi ultimi mesi con la strage di Bali e il maxi sequestro di Mosca, ci sembra di vivere in uno stato di follia interplanetaria.
Siamo in un momento nel quale l’umanita’ dovrebbe riscoprire le idee che danno speranze e voglia di collaborare in modo solidale, perche’ se non iniziamo ad allentare le tensioni la situazione continuera’, nel breve periodo almeno, a peggiorare.
E siamo rimasti molto stupiti dalla constatazione che le buone notizie interessano poco proprio quando sarebbero piu’ utili.
Tutti sanno che dietro gli odi che dilaniano il mondo ci sono colossali interessi legati al petrolio. Cosa succederebbe se domani mattina si annunciasse che il petrolio non serve piu’ a niente perche’ abbiamo una nuova fonte di energia a prezzo bassissimo e in quantita’ sterminata?
Beh, ce ne sarebbe per smetterla con stragi, massacri e vendette tragiche. Se il petrolio diventasse all’istante un prodotto largamente e vantaggiosamente sostituibile che ragione ci sarebbe di continuare ad azzannarsi per possederne il mercato?
Bene, siamo spiacenti di rendervi noto che se una simile rivoluzionaria invenzione fosse annunciata non succederebbe proprio niente di nuovo e tutti continuerebbero con l’instancabile pratica del massacro.
Si, perche’ quest’invenzione mirabolante c’e’ veramente. E non lo riportano oscure agenzie di stampa nascoste nei meandri insondabili della rete delle reti. Ne da’ notizia Il Corriere della Sera, con tutta l’aurea della sua rispettabilita’. Certo non va a strombazzarlo in prima pagina. La notizia e’ stampata a pagina 148 del suo inserto “Sette” (numero 49). E si tratta pur comunque di un bell’articolo di 3 pagine, con tanto di illustrazioni e foto. Vogliamo credere percio’ che non sia una leggenda metropolitana.
I fatti, in sintesi, sono semplici e di facile comprensione. Addirittura nel 1975, Philip Carlson, statunitense, inventa un sistema per creare energia elettrica sfruttando il movimento dell’aria che raffreddandosi va verso il basso.
Si tratta di un principio in effetti noto da piu’ di 6 mila anni. Lo usavano gia’ nel deserto per refrigerare le abitazioni poste nelle oasi. I sahariani primitivi sapevano che creando una corrente d’aria in un camino si ottiene che l’aria che va verso il basso si espande ed espandendosi si raffredda. In questo caso si sfrutta un altro aspetto della fisica delle pressioni dell’aria e della sua temperatura. Vaporizzando acqua in cima a un grande camino si puo’ raffreddare l’aria e farla precipitare verso il basso creando, nel camino, una forte corrente, in grado di azionare una turbina e produrre cosi’ elettricita’.
Nel 1982 il professor Zaslavsky, israeliano, e’ incuriosito dalla potenza che puo’ avere una depressione mentre studia le differenze di densita’ atmosferica sul Mar Morto. Inizia una ricerca e scopre l’esistenza del brevetto di Philip Carlson, e inizia a lavorarci insieme a un’equipe. Riescono a ottimizzare il progetto, a trovare i fondi e ora stanno costruendo 2 torri energetiche, una sul Mar Morto e una in India.
Si tratta in effetti di un progetto notevole. Una torre alta da un minimo di 400 metri a un massimo di 1200. Praticamente un enorme tubo che puo’ funzionare solo in paesi dove le temperature atmosferiche siano elevate e in prossimita’ del mare.
Alla base del tubo c’e’ un bacino pieno d’acqua che viene dissalata e pompata in cima alla torre. Quindi viene vaporizzata verso il centro del cilindro cavo e cosi’ raffredda l’aria che di giorno e’ bollente. L’aria precipita e acquista velocita’ e potenza perche’ piu’ scende rapida e piu’ si espande e si raffredda. Insomma, senza entrare troppo nei dettagli, questi impianti risultano veramente rivoluzionari. Anche dal punto di vista del rapporto tra costi e ricavi. Calcolando l’investimento per costruire una torre (costo sicuramente notevole) un kilowatt di energia costerebbe dai 2,47 ai 3,88 centesimi di dollaro, meno anche dell’energia atomica (3,31-5,05 centesimi di dollaro) e dell’energia ricavata dal gas (3,98-4,47 centesimi di dollaro).
Esaltante anche la resa: 230 miliardi di kilowatt all’anno e una sterminata quantita’ di acqua dissalata da usare per l’agricoltura come sostanza di scarto.
Per capire la misura della produzione in termini energetici basti pensare che gli esseri umani oggi consumano complessivamente circa 8 mila miliardi di kilowatt.v
Cioe’ basterebbero circa 34 torri per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica del pianeta. Se poi tutti i 6 miliardi di abitanti della terra consumassero quanto un italiano medio il consumo globale del pianeta salirebbe a 32 mila miliardi di kilowatt: basterebbero circa 136 torri per soddisfare il bisogno energetico dell’umanita’ del futuro.
Ah, dimenticavamo di farvi notare che la produzione di energia non implica nessun tipo di inquinamento. Si tratta di una tecnologia assolutamente pulita…
Beh, non e’ una bella notizia?
E’ come quando hanno inventato il telefono ed e’ finito il commercio dei piccioni viaggiatori.
Evidentemente nessuno ha percepito il segnale rivoluzionario presente in questa notizia. E certo qualcuno ha fatto finta di non recepirla. E probabilmente hanno ragione. Tutti sanno che alla fine le lobby del petrolio non accetteranno di essere cancellate nel giro di un paio di anni e punteranno i piedi e sono disposte anche a indire delle guerre pur di salvare i loro profitti.
Ma, sapete com’e': non e’ detto. Non avevano previsto l’esplosione dei personal computer e di internet, magari si sbagliano anche su questo. Magari riusciamo a far scoppiare la moda… Non c’e’ nessuno che ha un giardino di 1000 metri per 1000, in riva al mare, in un paese tropicale? Certo una torre di 1200 metri per 400 di diametro non e’ un gadget alla portata di tutti. Magari pero’ si puo’ fare un gruppo d’acquisto… Un’enorme cooperativa… Hai visto mai?
IL DISASTROSO STATO DELLA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA...
di Andrea Boretti
Da che riesco a ricordare si parla dello sfascio della scuola italiana, di edifici cadenti mai ristrutturati, di scuole coperte di amianto come il liceo Rebora di Rho, di tagli ai finanziamenti per l'educazione, sia essa dell'obbligo oppure universitaria; da che riesco a ricordare però si parla anche di punte di eccellenza e di una scuola elementare tra le migliori al mondo.
Domenica scorsa nella trasmissione Presa Diretta, Riccardo Jacona e i suoi collaboratori hanno cercato di raccontare quale sia l'attuale stato della scuola italiana, sia quella pubblica, o meglio, statale, sia quella privata, o meglio, paritaria.
Il quadro che ne è uscito è sconsolante. Da un lato troviamo una scuola statale nella quale oltre agli storici deficit, cominciano a farsi sentire i tagli della "riforma" Gelmini, con meno ore di lezione e meno insegnanti - sia "normali" che di sostegno - dall'altro troviamo una scuola privata che si configura come una vera propria scuola di elite in cui tutto funziona, le attrezzature a disposizione degli alunni sono d'avanguardia, le strutture in condizioni perfette e gli insegnanti messi in condizione di fare anche di più di quanto i normali programmi prevederebbero (ore di teatro, seconde lingue, danza, musica, ecc, ecc...).
Cosa crea questa differenza? Dopotutto le scuole paritarie, come recita la legge n.62 del 10 Marzo 2000, sono paritarie in quanto "svolgono servizio pubblico", ovvero niente di meno di quello che fanno o dovrebbero fare le scuole statali. La differenza la fanno i soldi.
La scuola pubblica paritaria è, infatti, una scuola a pagamento, una scuola cioè che di anno in anno può, se lo ritiene necessario, aumentare la retta dei propri iscritti. Succede così, come ci ha mostrato presa diretta che esistano scuole (e stiamo parlando di elementari e medie) che arrivano a costare sette, otto o novemila euro l'anno.
Cominciano a farsi sentire i tagli della "riforma" Gelmini, che prevedono meno ore di lezione e meno insegnanti.
Questo tipo di scuole sono scuole con fatturati di milioni di euro, scuole di elite, perchè solo pochi possono permettersi il costo elevato dell'iscrizione.
Al contrario, le scuole statali di rette non ne hanno, e devono barcamenarsi con quanto ogni anno viene passato da provveditorati, province e ministero. Se però questi fondi diminuiscono di anno in anno o addirittura non arrivano - ci sono scuole che aspettano il risarcimento del pagamento anticipato delle supplenze del 2006 - la situazione si fa grave.
Jacona ci mostra così una scuola di Palermo che ormai da anni non avendo fondi a sufficienza chiede un contributo volontario ai genitori, 15 euro ad alunno, non molto ma abbastanza per pagare quanto meno le supplenze brevi, sicuramente non sufficienti però a far aggiustare anche il riscaldamento della sezione elementare, e così i bambini, d'inverno, sono costretti a stare in classe con giacca a vento e cappello di lana.
Ma questo non è tutto. Volendo si potrebbero raccontare altri stralci della puntata di Presa Diretta, si potrebbe raccontare dei precari che rimangono tali per tutta la vita lavorativa, si potrebbe parlare dei supplenti annuali che ogni anno si occupano di una classe differente alla faccia della continuità didattica e si potrebbe anche raccontare di quegli alunni costretti a stare in 20 in "aule" di 20 metri quadri ovviamente non a norma, ma l'ultima cosa che vogliamo affrontare è la questione dei finanziamenti pubblici alla scuola privata.
Il "buono scuola" lombardo, ad esempio, sarebbe un aiuto fino a 1000 euro che la regione da a chi volesse mandare i figli alle scuole paritarie, questo in nome della libertà di scelta si dice. E' chiaro però che quando una scuola costa 7000 euro l'anno quei mille euro vanno finire in tasca di chi già i soldi li ha a scapito di chi invece, oltre a non avere scelta è costretto a mandare i propri figli in una scuola letteralmente sempre più povera.
Quando una scuola costa 7000 euro l'anno i mille euro di finanziamenti statali vanno finire in tasca di chi già i soldi li ha, a scapito degli istituti pubblici.
Entrando nei numeri, secondo l'Eurispes da quando nel 2000 le scuole private sono state parificate, queste hanno cominciato a ricevere una serie di finanziamenti che aumentati di anno in anno, ammontano nella finanziaria 2010 a 130 milioni di euro.
A questi vanno aggiunti i finanziamenti regionali, dati a vario titolo e che raggiungono il loro picco nel Nord. Alcuni esempi:
- la "dote per la libertà di scelta" (45 milioni di euro, Lombardia, 2008);
- bonus scuola per le paritarie (14 milioni, Piemonte);
- bonus scuola provinciale (1,3 milioni, Provincia di Trento).
E questi sono solo alcuni esempi. Da una parte si da e dall'altra si taglia, l'operazione è chiara e sempre a senso unico. La speranza, diciamo sempre noi, sta nelle trasmissioni come quelle di Jacona, dove le coscienze vengono informate e messe in grado di indignarsi di tanta ingiustizia; speranza però che rischia di trasformarsi in disillusione quando ci si rende conto che dopo un'ora e mezza di racconto straziante, ben poco si è mosso sui giornali, niente si è visto in televisione e non un sospiro è uscito, a commento e sostegno della scuola statale, dal "nostro" parlamento.
ECO-INGANNI PUBBLICITARI: SAN BENEDETTO IN CATTIVE ACQUE...
di Alessandra Profilio
L’Antitrust ha sanzionato la Società Acqua Minerale San Benedetto per la campagna pubblicitaria sulle bottiglie “ecofriendly”
“- Plastica, + natura”: questo lo slogan con cui la San Benedetto, che negli ultimi tempi ha deciso di puntare sul verde, ha pubblicizzato le sue bottiglie “eco-friendly” . Peccato però che l’azienda, che pur di acqua se ne intende, non è riuscita a darla a bere… perlomeno non a tutti.
L’Antitrust – che il 13 maggio 2009 aveva ricevuto una richiesta di intervento da parte dell’Associazione Avvocatideiconsumatori – ha infatti sanzionato per 70 mila euro la Società Acqua Minerale San Benedetto per “pratiche commerciali scorrette”.
Questo quanto si apprende dal bollettino dell’Autorità in cui si legge che non risulta che la società “abbia proceduto a effettuare studi per dimostrare e certificare la veridicità delle affermazioni” riportate negli spot pubblicitari delle “eco”-bottiglie: “prodotte con meno plastica, meno energia e più amore per l’ambiente”, risultato reso possibile dai “costanti investimenti in ricerca che dal 1983 hanno permesso di ridurre almeno del 30% la quantità di plastica impiegata e quindi di contenere il consumo di energia”.
L’azienda veneta ha già fatto ricorso al Tar. Tuttavia, al di là della multa e del caso specifico, appare particolarmente significativo ciò che si legge nella valutazione conclusiva dell’Antitrust:
“L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cd. claim ambientali o verdi, diretti a suggerire o, comunque, a lasciar intendere o anche solo evocare il minor o ridotto impatto ambientale del prodotto o servizio offerto, sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori.
L’attribuzione a prodotti e servizi di false qualità ecologiche al fine di creare un’immagine positiva dell’ambiente viene definita “greenwashing”
Poiché tali claim descrivono o evocano una qualità che vale a distinguere il prodotto offerto sotto un profilo che viene valutato positivamente dai consumatori e pertanto (…) costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole. Tale onere comporta, pertanto, l’esigenza che il claim ambientale sia attendibile e verificabile e, quindi, non utilizzato in modo generico, indimostrabile, privo cioè di precisi riscontri scientifici e documentali”.
In un momento in cui il
verde fa tendenza ed il prefisso “eco” viene abbinato a prodotti di qualsiasi genere, l’Antitrust fa dunque appello all’onestà ed alla buona fede delle aziende affinché queste si astengano da un’ingannevole propaganda ecologica.
L’attribuzione a prodotti e servizi di false qualità ecologiche al fine di creare un’immagine positiva dell’azienda (o distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi) viene definita “greenwashing” , letteralmente “lavare col verde”.
Soprattutto negli Stati Uniti questa pratica si è diffusa a tal punto che il governo americano, tramite la Federal Trade Commission, ha annunciato di voler intervenire per porvi un freno.
Nel frattempo, sul sito Greenwashing Index i consumatori possono visionare diverse campagne pubblicitarie e cercare di capire in quali casi dietro la facciata verde si nasconde un riprovevole eco-inganno.
IL RICATTO OCCUPAZIONALE...
di Marco Cedolin
La crisi economica continua a manifestarsi foriera di opportunità per l’imprenditoria di rapina, governata da banche e multinazionali, che proprio fra le pieghe del tracollo economico passato e venturo sta portando a compimento tutta una serie di obiettivi che solo una decina di anni fa sarebbero sembrati eccessivamente ambiziosi e difficilmente raggiungibili.
La progressiva limatura al ribasso dei salari (reali) dei lavoratori, la
soppressione dei diritti acquisiti nel tempo, ottenuta con la complicità dei sindacati e la sempre maggiore diffusione del dumping sociale, hanno rappresentato gli strumenti attraverso i quali il lavoratore è stato deprivato della propria dignità e trasformato in una figura precaria, priva di coordinate, costretta a manifestarsi prona a qualsiasi capriccio o volere gli venga imposto in funzione di un interesse superiore.
Se la trasformazione dei lavoratori in individui mal pagati, di scarse pretese, duttili e condiscendenti rispetto ad ogni esigenza “superiore”, anche qualora in netto contrasto con i propri interessi, ha posto le basi per una migliore massimizzazione dei profitti, tale obiettivo può essere ulteriormente implementato attraverso la pratica del ricatto occupazionale che proprio sulle ali della crisi economica sembra trovare sempre più massiccia applicazione.
Gli esempi più eclatanti, sul tappeto proprio in questi giorni, sono costituiti dai casi relativi alla
multinazionale americana Alcoa, al Gruppo Fiat e alle multinazionali della raffinazione petrolifera.
L’Alcoa (multinazionale dell’alluminio responsabile di gravissimi stravolgimenti ambientali in Islanda) minaccia la chiusura di due stabilimenti, in Sardegna e in Veneto, con conseguente licenziamento di circa 2000 lavoratori, se il governo non accetterà le proprie condizioni. Condizioni che comportano il “baratto” dei posti di lavoro con una tariffa energetica personalizzata che permetta all’azienda (la produzione dell’alluminio è fra le pratiche in assoluto più energivore) di pagare l’energia molto meno degli altri, magari caricando il costo dell’operazione sulle bollette di tutti gli italiani, già infarcite di tasse e prelievi di ogni sorta.
La Fiat, da sempre azienda privata sovvenzionata dallo stato a fondo perduto, intenzionata a chiudere gli impianti produttivi di Termini Imerese e Pomigliano, come contemplato nel proprio piano di ristrutturazione e delocalizzazione all’estero della produzione, ha iniziato anch’essa un braccio di ferro con il foraggiatore di sempre. Sul piatto anche in questo caso il futuro di alcune migliaia di lavoratori, in cambio di una grande quantità (centinaia di milioni di euro) di denaro pubblico, da devolvere come sempre a fondo perduto, nella speranza che il disimpegno Fiat nei confronti dell’impianto siciliano e di quello napoletano possa venire procrastinato di qualche anno.
L’Unione Petrolifera, per bocca del suo presidente Pasquale De Vita, ha fatto sapere in questi giorni che a causa della riduzione dei consumi e del calo della domanda mondiale, sarebbero a rischio chiusura cinque raffinerie, con conseguente perdita del posto di lavoro per circa 7500 dipendenti. Le raffinerie a rischio sarebbero quelle di Livorno e Pantano, Falconara, Gela e Taranto. Secondo le parole di De Vita, al di là della riduzione dei consumi il vero problema sarebbe costituito dagli alti costi della manodopera e dalle troppo severe normative in materia di riduzione delle emissioni inquinanti.
In cambio del mantenimento in vita dei 7500 posti di lavoro l‘UP non domanda in questo caso l’elargizione di sovvenzioni a fondo perduto, ma afferma di “accontentarsi” di un quadro normativo meno severo che le permetta d’inquinare più abbondantemente senza incorrere in sanzioni, con l’unica clausola che vengano tacitate le associazioni dei consumatori, ree in quest’ultimo periodo di reiterati attacchi nei suoi confronti.
Dal momento che la strada ormai è tracciata, resta da aspettarsi nei prossimi mesi ed anni un vero e proprio fiorire di ricatti occupazionali di ogni sorta, avendo la grande imprenditoria di rapina ben compreso la concreta possibilità di “riciclare” il lavoratore vessato e spogliato dei diritti in formidabile arma di ricatto per ottenere prebende, sgravi fiscali, finanziamenti a fondo perduto, deroghe ad inquinare e tutele di vario genere. A ben guardare si potrebbe affermare che per alcuni soggetti, quali grandi banche e multinazionali, la crisi economica stia rivelandosi un vero e proprio toccasana per rimpinguare i bilanci e costruire sempre nuovi profitti, se possibile più abbondanti di quelli del passato. Un toccasana, la crisi economica, arrivato proprio nel momento in cui si apprezzava il bisogno di aprire “nuovi orizzonti”, a volte stupisce quanto puntuali possano essere le fatalità.
GRAVE ATTACCO ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE ..
tratto da disinformazione.it
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (U.D.C.) identificato dall’articolo 50-bis: ”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. (vedi articolo integrale)
La prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della Casta.
In pratica, in base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i “providers” dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per
l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta !
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e “tutti i blog”, che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale, che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Date la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema puramente dialettico
Art. 50-bis.
(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".».
UE RICHIEDE
RADDOPPIO DELLA SOGLIA CONSENTITA DI TOSSINE NELLA FRUTTA
SECCA ..
di Laura Simionato - Movimento Difesa del Cittadino
(MDC)
Comunicato stampa
UE richiede
raddoppio della soglia consentita di tossine nella frutta
secca
Appello di
Legambiente e MDC: a rischio la sicurezza alimentare "Le
aflatossine, presenti nella frutta secca sono assolutamente
note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, per
questo è necessario mantenere il più possibile bassa la
soglia consentita in questi alimenti.".
E' questo l'appello che Legambiente e del Movimento Difesa
del Cittadino rivolgono al Parlamento Europeo circa la
proposta avanzata dalla Commissione Europea
sull'innalzamento dei limiti consentiti di aflatossine nella
frutta secca. La richiesta sarà sicuramente accettata oggi
dal Comitato dei Rappresentanti dei 27 Stati dell'Unione
Europea che deciderà se allineare la legge comunitaria a
quella del Codex Alimentarius, secondo cui è consentito un
livello massimo di 10 µg/kg di aflatossine totali nelle
mandorle, nelle nocciole e nei pistacchi pronti al consumo,
superando il livello attualmente in vigore nell'UE (4 µg/kg
di aflatossine totali). Il via libera definitivo al
raddoppio spetterà al Parlamento Europeo, che dovrebbe
pronunciarsi nei prossimi tre mesi.
Nel 2007 l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza
alimentare, aveva affermato la necessità di mantenere bassa
l'esposizione alle aflatossine da fonti alimentari per
tutelare la salute pubblica, una posizione che oggi ha
scelto di modificare, appoggiando invece la proposta della
Commissione Europea.
Eppure la pericolosità delle aflatossine non cambia, né è
diminuita la sua diffusione nei prodotti alimentari,
soprattutto per prodotti come la frutta secca. Lo confermano
i dati di "Italia a tavola 2009", il rapporto sulla
sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e
Legambiente: secondo il sistema di allerta comunitario sono
le micotossine (785) i contaminanti principalmente
riscontrati nella frutta secca. Si tratta soprattutto di
aflatossine (782), seguite da problematiche microbiologiche.
Dei 785 prodotti della categoria frutta secca, notificati
per micotossine, 200 sono originari della Turchia, 167 della
Cina, 164 dell'Iran e 69 degli USA.
"Come sempre l'Efsa torna indietro sulle sue posizioni per
scegliere l'ipotesi meno garantista per il consumatore - ha
dichiarato Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di
Legambiente. Questa volta è andata addirittura in contrasto
con la posizione dell'Istituto Superiore di Sanità che, ad
oggi, ha dichiarato nocivo per la salute l'innalzamento dei
limiti di queste sostanze. E' necessario dunque che si
proceda al più presto nel riformare l'agenzia per la
sicurezza alimentare con una diversa modalità di gestione.
Solo così sarà possibile tutelare realmente la salute
alimentare dei cittadini".
"Sebbene l'esposizione alle tossine derivante dalla frutta
secca sia minima che senso ha prendere un provvedimento
contro la tutela della salute dei cittadini? - ha dichiarato
Silvia Biasotto, responsabile Sicurezza Alimentare del
Movimento Difesa del Cittadino - Probabilmente le esigenze
commerciali superano quelle di salute pubblica: paesi
esportatori di frutta a guscio, come la Turchia, hanno
infatti chiesto l'innalzamento dei limiti consentiti".
L'ufficio stampa Legambiente (06.86268360-53-99-76)
L'ufficio stampa Movimento Difesa del Cittadino (06.48819891
int. 209)
Laura Simionato
Resp. Comunicazione e Ufficio Stampa
Movimento Difesa del Cittadino (MDC)
Via Piemonte 39/a 00187 Roma
tel. 06/4881891 int. 209 - fax 06/4820227
LA PSICOSI DELLA
MUTANDA ..
di Marco Cedolin
A
seguito della vicenda che ha avuto come protagonista il
giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, ritenuto
responsabile (almeno nelle intenzioni) di un fallito
attentato dinamitardo sul volo Amsterdam - Detroit, da
realizzarsi con l’esplosivo nascosto all’interno della sua
biancheria intima, le reazioni fra i responsabili alla
sicurezza degli aeroporti statunitensi ed europei paiono
ogni giorno più scomposte e schizofreniche, arrivando a
sfiorare l’autolesionismo.
Se da un lato la notizia del presunto fallito attentato è
stata (creata?) usata e strumentalizzata
dall’amministrazione Obama per rinverdire lo spettro del
terrorismo e giustificare
nuove guerre preventive,
dall’altro ha rappresentato il viatico per una vera e
propria campagna di psicosi collettiva, assolutamente priva
di senso, avente come oggetto la sicurezza del trasporto
aereo. Campagna di psicosi che facendo leva sulla paura
irrazionale, mira a demolire ulteriormente le residue
libertà della persona,
privandola sempre più in profondità anche della propria
dignità.
Per rendere il senso del grado di tensione attraverso il
quale si è inteso condizionare e terrorizzare i passeggeri,
basta leggere la cronaca degli ultimi due giorni.
Nell’aeroporto di Newark (uno dei due scali neworkesi) il
momentaneo malfunzionamento delle telecamere di sicurezza ed
il sospetto che una persona avesse eluso i controlli hanno
fatto piombare lo scalo in un caos durato ben sei ore,
durante le quali l’aeroporto è stato completamente evacuato,
compresi i passeggeri già imbarcati sugli aerei e fatti
scendere a forza.
All’aeroporto di Minneapolis, in Minnesota, il 5 gennaio, la
sospetta reazione di un cane poliziotto di fronte ad una
valigia ha provocato l’evacuazione dell’intero scalo, con
conseguenti ritardi e cancellazioni che hanno coinvolto
migliaia di passeggeri.
A poche ore di distanza l’aeroporto di Bakersfield in
California è stato chiuso ed evacuato a causa di una
sostanza tossica, con conseguente cancellazione di tutti i
voli, poiché due agenti al momento di controllare una
valigia (il cui proprietario è stato immediatamente
arrestato) si sarebbero trovati di fronte ad un liquido
sprigionante vapori in grado di creare loro nausea e mal di
testa. Solo molte ore dopo le autorità hanno riferito che la
sostanza tossica risultata positiva al test degli esplosivi
e nociva per la salute degli agenti, era in realtà una
bibita analcolica “condita” con del miele dal giardiniere di
Milwaukee che era stato messo in manette.
All’aeroporto di Dublino un cittadino slovacco ha rischiato
l’infarto quando è stato arrestato dalla polizia come
pericoloso terrorista a causa dell’esplosivo contenuto nel
suo bagaglio. Per poi venire a scoprire che in realtà
l’esplosivo era stato introdotto nella sua valigia in
maniera fraudolenta dalle autorità slovacche che intendevano
testare (oltre allo stato del suo cuore) l’efficienza dei
controlli nello scalo irlandese.
In seno alla psicosi costruita intorno all’attentato mai
avvenuto a Detroit, sia l’Europa che gli Usa si stanno
manifestando intenzionati ad aumentare in maniera
esponenziale sia la quantità che la qualità dei controlli
all’interno degli aeroporti, con l’ausilio di nuovi
regolamenti e supporti tecnologici di ogni genere.
In Italia, dove già da qualche giorno chi vuole recarsi
negli Stati Uniti deve presentarsi in aeroporto almeno 3 ore
prima della partenza, i ministri Frattini e Maroni proprio
ieri hanno autorizzato l’introduzione dei body scanner, sul
modello di quanto già avviene negli USA anche nei carceri e
tribunali, all’interno degli aeroporti di Fiumicino e
Malpensa. Proprio l’introduzione dei body scanner, in
precedenza bocciati dalla UE in quanto lesivi della privacy
personale, approvata dal governo italiano, al quale a breve
si accoderanno anche quello tedesco ed olandese, mentre
Inghilterra e Spagna si mostrano più prudenti, sta
producendo in queste ore molte polemiche legate oltre che
alla loro efficienza anche al turbamento della privacy e
agli effetti dei medesimi (in pratica apparecchi per
radiografie a bassa intensità) sulla salute umana.
Per quanto riguarda l’efficienza non sembrano esistere
evidenze che dimostrino la superiorità di questi apparecchi
rispetto ai normali controlli manuali con l’ausilio dei
metal detector. La privacy, o meglio la dignità ed i diritti
dell’essere umano, non sono mai stati una priorità delle
democrazie occidentali e sembrano diventarlo ogni giorno di
meno in una società basata sul
controllo dell'individuo.
Le conseguenze sulla salute (onde radio e radioattività)
secondo gli esperti sono bassissime, soprattutto dal momento
che non esistono evidenze concernenti gli studi sui loro
effetti a lungo termine, così come non ne esistevano 50 anni
fa riguardo all’amianto che veniva prodotto a profusione.
Ragione per cui risulta ormai chiaro come (nonostante
qualche borbottio e qualche protesta portata sottovoce) la
“leggenda” delle mutande esplosive del giovane nigeriano sia
prodromica di un nuovo giro di vite per quanto concerne la
libera circolazione delle persone e la dignità dell’uomo,
destinato a venire ispezionato anche nell’intimità del
proprio corpo.
Il tutto in attesa che in un prossimo futuro la tecnologia
ci regali la soluzione definitiva, sotto forma dello scanner
mentale che potrà leggere l’intimità dei nostri pensieri,
rendendoci “finalmente” così sicuri che più sicuri non si
può.
VACCINAZIONI
PEDIATRICHE: L'INFORMAZIONE E' LA MIGLIOR DIFESA.. di Valerio
Pignatta
Quali sono i possibili effetti collaterali dei vaccini?
Quando qualcuno prova a fare chiarezza intorno al tema
vaccinazioni e tenta di informarsi su possibili effetti
collaterali di cui magari ha sentito parlare per vie
traverse, trova solitamente un muro compatto di
ostruzionismo, se non minacce di spaventose conseguenze a
livello di salute e legali, da parte del mondo sanitario
istituzionale.
Eppure, per chi invece riesce a superare lo scoglio iniziale
e il tabù
mediatico-sanitario
si aprono orizzonti di sconfinata
profondità che attingono direttamente a quella ricerca
scientifica di cui i sostenitori dei vaccini millantano la
conoscenza ignorando però in realtà le mete che nel
frattempo essa ha raggiunto. C'è infatti un gap sempre più
ampio tra i risultati della ricerca nei laboratori e il
sapere esercitato dai medici nei lori studi e negli
ambulatori. Io credo ci sia un ritardo che si aggira intorno
ai dieci-quindici anni. La scoperta del sistema difensivo e
antinvecchiamento umano basato sull'ossido nitrico, che ha
consentito al suo scopritore,
il prof. Louis J. Ignarro, di conseguire il premio Nobel per la medicina nel 1998, ancora per la
maggior parte ignorato dai medici, può esserne un esempio
eclatante.
Anche nel
mondo dei
vaccini
le informazioni di cui disponiamo oggi
sulla loro nocività ed inefficacia sono veramente tante e
schiaccianti. E assolutamente scientificamente fondate.
Il
dott. Roberto
Gava, medico specializzato in cardiologia,
farmacologia clinica e tossicologia medica che ha lavorato
più di dieci anni in ambiente universitario, ha portato a
termine e dato alle stampe un volume, Le vaccinazioni
pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche, di più
di 800 pagine in cui raccoglie e illustra anni di ricerche e
di bibliografie e abstract di studi sugli effetti
collaterali dei vaccini, le malattie che possono
slatentizzare, il giro d'affari che condiziona la ricerca
che risponde alla logica economico-commerciale, la mancata
farmacovigilanza, i danni da adiuvanti (mercurio,
alluminio), i meccanismi del sistema immunitario nonché i
sistemi naturali per proteggere l'organismo evitando
l'immunizzazione artificiale.
Le
vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze
scientifiche, di Roberto Gava, costituisce una panoramica
sul mondo dei vaccini
Una riflessione di partenza che fa il dott. Gava, e a mio
parere molto importante per considerare tutta la questione,
ma di cui si è persa la consapevolezza, è che il compito
della medicina dovrebbe essere quello di
aiutare gli esseri umani a crescere sani
e con un
sistema immunitario in grado ai affrontare non solo una
decina di malattie infettive (e solo per qualche anno dato
dalla durata di copertura del vaccino, quando funziona) ma
da tutte le malattie infettive, anche quelle che ci saranno
in futuro.
E questo non si ottiene cercando di otturare una falla in un
qualche maldestro modo mentre allo stesso tempo se ne aprono
altre proprio in conseguenza della violenza che si è usata.
Si tratta di
rafforzare l'organismo con uno stile di vita adatto, evitando farmaci intossicanti e
ricorrendo a un'alimentazione corretta.
Le condizioni ambientali del pianeta stanno peggiorando a
vista d'occhio e le
patologie cui può incorrere l'uomo oggi
sono sempre più numerose e tendenti a cronicizzare per l'elevato impatto tossico che mangiare, bere
e respirare comporta.
L'assenza quasi
totale di attività fisica fa il resto. Se poi aggiungiamo la somministrazione di farmaci e vaccini,
oggi anche geneticamente manipolati, è chiaro che non si può
pensare che l'ottica della pillola (o iniezione che sia)
magica possa mutare realmente il panorama medico generale e
salvaguardare la salute degli individui. Anzi, l'utilizzo di
vaccini a virus vivi attenuati manipolati geneticamente
espone in modo concreto al rischio di creazione di nuovi
virus mutati caratterizzati da nuove proprietà e capacità
patogene che potrebbero essere in grado di resistere ai
normali trattamenti profilattici e terapeutici oggi
previsti.
Come conclude il dott. Gava, dunque, si può affermare che:
«il progresso scientifico ha contribuito a nutrire in noi
una tale presunzione scientifica o pseudoscientifica per cui
crediamo di conoscere già tutto della fisiopatologia del
nostro organismo, mentre siamo ancora molto ignoranti.
Le
informazioni di cui disponiamo oggi sulla nocività ed
inefficacia dei vaccini sono veramente tante e schiaccianti
Il nostro corpo ha raramente bisogno di un aiuto esterno
innovativo, mentre avrebbe quasi sempre bisogno di essere
aiutato a
mantenere, potenziare o attivare i
normali meccanismi di autodifesa che esistono già in noi
e che, ne sono certo, sono enormemente
superiori sia a quelli che oggi conosciamo sia a quelli che
possiamo anche solo prevedere alla luce della attuali
conoscenze». (p. 786).
Quindi di fronte alla questione vaccinazioni sì o
vaccinazioni no in ultima analisi il dott. Gava consiglia
di:
- non farsi prendere dalla paura;
- non avere fretta di decidere;
- non accontentarsi della parole dette da chiunque;
- verificare le informazioni di persona;
- informarsi, leggere, cercare.
Cercate la verità, la vostra, quel qualcosa che sentite come
più probabile secondo il vostro modo di pensare e in
sintonia con il vostro retroterra culturale ed emotivo. Non
siete uno standard. Siete unici.
INTERNET, TV E
FALSI IDOLI...
di Salvina Elisa Cutuli
E' sul web che buona parte degli adolescenti trascorre
molte ore della giornata Allo scoccare del nuovo millennio, quasi dieci anni fa, diverse sono state
le definizioni attribuite alla nuova “epoca” che stava per
cominciare. Col senno di poi molte di queste si sono
rivelate veritiere, mai però quanto quella che ha definito
questo momento come l’era di internet. Ed è su internet che si conoscono persone, che nascono nuove amicizie e in
alcuni casi nuovi amori, che muovono i loro passi
associazioni regolari ma anche immorali. È sul web che,
soprattutto, buona parte degli adolescenti trascorre molte
ore della giornata.
Secondo l’indagine “Abitudini e Stili di vita degli
adolescenti 2009” compiuta dalla Società italiana di
pediatria su un campione di 1300 studenti delle scuole medie
inferiori e superiori di età compresa tra i 12 e i 14 anni,
il
7%
circa passa in media quattro ore al giorno davanti ad
un monitor.
Quest’anno in particolare è stato l’anno di
facebook, uno dei social network più in uso da adolescenti e non, il cui scopo
originario era quello di “ri-connettere” i vecchi compagni
di scuola; si è fatto presto ad andare oltre questo meta.
Adesso ciò che conta è avere nella propria lista il maggior
numero di amici, non importa se conosciuti, l’importante è
che siano “fighi”.
Nel 2000 solo il
37% aveva in casa
un personal computer (nella grande maggioranza dei casi
senza collegamento ad Internet) e a navigare su Internet
(almeno una volta) era poco più del
5%. Oggi il
97% ha un computer
in casa (il 16% ne ha addirittura più di due) il 51% (55%
delle femmine) si collega tutti i giorni ad Internet e il
16,7%
lo fa per
più di 3 ore
al giorno.
Gli
adolescenti che trascorrono buona parte della loro giornata
a guardare la Tv o davanti il monitor di un pc si trascinano
dietro tutta una serie di comportamenti negativi
Insieme al pc è tornata nuovamente a radicarsi anche la Tv
che negli ultimi due anni si era vista scavalcare proprio
dal computer, in particolare da Internet. Dopo appena due
anni torna a crescere e, come risulta dalla ricerca sopra
indicata, il 23% del campione (25% dei maschi) guarda più di
tre ore al giorno la televisione, non a discapito del
computer il cui consumo quotidiano continua a crescere
notevolmente.
Gli adolescenti che trascorrono buona parte della loro
giornata a guardare la Tv o davanti il monitor di un pc si
trascinano dietro tutta una serie di
comportamenti negativi
che non sono correlati direttamente alla
Tv, ma interferiscono anche con le abitudini alimentari, la
percezione del sé, il rapporto con il bullismo, la
percezione del rischio e l’abitudine ad assumere
comportamenti considerati rischiosi, il rapporto con la
famiglia e con il sesso…
Vivono di falsi miti e di false icone di bellezza, spesso
costruite a tavolino, riflettendosi in loro, nei loro corpi,
nei loro atteggiamenti e nelle loro “ finte” personalità.
Un rischio notevole se si pensa che per questo Natale tra i
regali più richiesti sotto l’albero c’è il “ritocchino”
ispirato appunto alle “dive” del piccolo schermo. Ed è così
che giovanissime adolescenti si presentano dal chirurgo
estetico per farsi “trasformare” con la naturalezza con cui
si va dal parrucchiere a tagliare i capelli.
Direi che non è proprio la stessa cosa. Dove finisce
l’unicità di ognuno di noi, la nostra personalità, le nostre
qualità estetiche…? Non credo che importi a molti,
l’importante è apparire ed essere al passo con i tempi.
SHOCK SHOPPING,
LA MALATTIA CHE CI CONSUMA... scritto da Francesco Bevilacqua
FONTE
Saverio Pipitone, dopo avere scritto nel 2007 Schiavi
del Supermercato, cosa ti ha spinto ad approfondire
ulteriormente la moderna distribuzione organizzata e le
relative strutture commerciali?
La Grande
Distribuzione Organizzata (GDO) è una tematica molto
interessante perché rappresenta il motore dello sviluppo
economico e della moderna società dei consumi. Anche se
occupa il penultimo anello della filiera, riesce ad imporre
le proprie strategie verso l’alto fino al produttore e a
condizionare verso il basso il comportamento del
consumatore. La GDO utilizza poi le strutture
dell’ipermercato, shopping center, outlet village, parchi
divertimento, centri e distretti commerciali, costruite ed
organizzate scientificamente, dai percorsi prestabiliti alla
merce posizionata negli scaffali, con l’obiettivo di
produrre un coinvolgimento emozionale ed una prolungata
permanenza del consumatore nel sistema di finzione,
illusione ed estraneità creato da questi “non luoghi”.
Che ruolo
assume quindi la distribuzione organizzata nel
coinvolgimento del consumatore in una esperienza relazionale
di consumo e nella manipolazione dello stile di vita?
La GDO è causa di uno shock del consumatore, che viene
trasformato totalmente in un “soggetto nuovo” inserito in
una continua esperienza di consumo indotto.
Nell’evoluzione delle diverse forme distributive si
individuano numerosi costi sociali ed ambientali provocati
dalle strategie della GDO, che attraverso sofisticate
tecniche di controllo e fidelizzazione riesce anche a
manipolare il comportamento umano.
Puoi esporci
in particolare il contenuto del libro, quali tematiche sono
state trattate maggiormente e a chi il testo si rivolge?
Il libro è suddiviso in 20 capitoli che sono indipendenti ed
autonomi l’uno dall’altro con la possibilità di leggerne uno
solo per approfondire un determinato argomento di interesse.
In quasi ogni capitolo si mette in evidenza un’insegna della
distribuzione italiana o internazionale, in relazione ad un
particolare aspetto che caratterizza l’attuale consumismo
post-moderno, come per esempio la vicenda della “guerra” tra
Coop ed Esselunga per la conquista di nuovi spazi
commerciali e il controllo del territorio centro-periferico;
il glocalismo di Carrefour; Lidl e lo spionaggio aziendale;
Mediaworld e la spazzatura elettronica; McDonalds e
l’industria dell’hamburger; Wal-Mart e la politica del low
cost; Ikea e il livellamento imperialista; Mafia Spa
nell’affare della distribuzione Despar.
L’intero libro è a sua volta suddiviso in macroparti, dove è
possibile individuare una parte empirica fatta da un
approfondito report che descrive il “lato oscuro” dei grandi
centri commerciali, costruiti negli ultimi anni in Italia e
nel mondo; un’altra parte più teorica analizza il movimento
di sviluppo della società dei consumi; una parte conclusiva
è invece dedicata alle diverse alternative ed esperienze di
decrescita, sobrietà e semplicità volontaria attuate in
Italia ed inserite in un più ampio scenario di Piccola
Distribuzione Organizzata (PDO).
Il libro è inoltre integrato da numerosi dati numerici con
tabelle esplicative, un’approfondita bibliografia e si
rivolge prevalentemente a tutti coloro che stanno iniziando
a farsi qualche domanda sulla moderna distribuzione delle
merci e vorrebbero comprenderne i retroscena od optare per
un consumo consapevole.
SESSO E
CATTOLICESIMO...
scritto da Giancarlo Tarozzi
FONTE
L'aria che si respira in Italia è claustrofobia,
appesantita dalla stessa sua mania per la sessuofobia da una
parte e da un sistema politico e religioso dominato dal
potere delle gerarchie cattoliche e dalle esternazioni del
signor Ratzinger
Alcuni lettori mi hanno scritto per chiedermi come mai una
rubrica come quella che curo, intitolata
"Guarigione come crescita", negli ultimi tempi si stia occupando soprattutto di
due aspetti, che poi in realtà confluiscono in un'unica
visione: lo strapotere religioso delle gerarchie cattoliche
e i condizionamenti e le repressioni dell'energia sessuale.
Il motivo è semplice: le gerarchie cattoliche, cristiane,
islamiche, ebraiche, patriarcali esercitano il loro potere
in primo luogo soprattutto con la repressione e il controllo
dell'energia sessuale.
Ho avuto occasione di vivere momenti, negli anni settanta,
in cui sembrava che fosse realmente possibile liberarsi dei
tabù sessuali e dello strapotere delle religioni, seguiti
poi da nuove religioni create a tavolino quali New Age e
nuove forme di gestione dell'energia sessuale basate non più
sulla repressione, ma sullo stimolo della pornografia in
rete con le trasmissioni televisive.
Come si dice, il potere cambia forma ma non sostanza.
Il motivo per cui affronto così spesso questi due temi è che
viaggiando molto in varie culture del nostro pianeta, ogni
volta che rientro in Italia mi rendo conto sempre più di
come l'aria che si respira sia
claustrofobia, appesantita dalla stessa sua mania per la
sessuofobia da una parte e da un sistema politico e
religioso dominato dal potere delle gerarchie cattoliche e
dalle esternazioni del signor Ratzinger.
In virtù del potere che hanno anche a livello quantistico le
forme di pensiero e le convinzioni radicate nell'inconscio
degli esseri umani, ritengo che fin tanto che rimane valida
l'equazione appartenenza ad una religione uguale percorso
spirituale, libertà sessuale – libertà di fare sesso, di
pornografia, di scambi e scambisti, e così via – è sempre
più difficile, in un paese come questo che ormai amo
chiamare Vaticalia, concepire altri modi di connettersi con
il Dio attraverso il settimo Chakra, la meditazione, con la
Dea attraverso il primo Chakra, con la passione per
alimentare il proprio Cuore, il quarto Chakra, e riscoprire
il senso di un Amore Universale che nasce
dall'identificazione con il tutto.
So che una frase come quella che ho appena scritto possa
portare molti a identificarsi, e considerarla stereotipata,
qualcuno a dissentire, ma... altri a rendersi conto
realmente che questa è la magia della
creazione, la magia di questa realtà:
riconnettere corpo, mente, spirito,
riscoprire l'Uno che é nella vita su questo pianeta. L'Uno che è il piano sottile e divino
che si manifesta ed è presente ovunque nell'Uno del proprio
cuore, che non è più amare il prossimo come se stessi ma
rendersi conto che si è una cosa sola con il prossimo.
È allora... invece di limitarsi a ripetere frasi come
queste, su cui è facile essere d'accordo, è essenziale
iniziare a liberarsi di concetti che si danno per scontati
per scoprire il proprio percorso, il proprio modo di vivere
la Passione, il proprio modo di connettersi e di esprimere
il divino meditando, pregando, portando avanti un lavoro
iniziatico, per scoprire veramente che cos'è quel Cuore che
sta al centro e al di là dei giochi della mente.
Tuttavia, per arrivarci davvero é essenziale vedere
chiaramente le cose come stanno, e siccome anche in virtù
dell'attuale crisi economica a molti manca la possibilità di
viaggiare e vedere dall'esterno quello che sta succedendo in
questa scatola-laboratorio che è diventata Vaticalia, molti
dei contributi vogliono essere portati con il punto di vista
di un antropologo alieno che scende in questo paese senza
essere parte del gioco e osserva poi che succede…
Personalmente non mi sento particolarmente connesso con nessuna ideologia politica e religiosa
tra quelle dominanti in questa nazione, per
cui quello che vuole essere un osservatorio, di sicuro non è
"di parte".
Un punto di vista, ovviamente relativo, la proposta di
un'altra angolazione per allargare la sfera percettiva della
propria quotidianità.
FARSI TROVARE
PRONTI...
scritto da Lino Bottaro
FONTE
Tra
coloro che si interessano di questioni economiche in maniera
seria e disinteressata – sono dunque esclusi tutti gli
operatori del campo e i giornalisti che scrivono per le
testate mainstream – molti da anni ponevano l’attenzione
sulla fragilità dell’attuale sistema economico
internazionale, una figura mitologica sempre evocata ma mai
ben compresa.
L’attuale sistema, basato su denaro creato dal nulla da
magiche stampanti e organismi nazionali e sovranazionali che
saggiamente pianificano e danno direttive, l’attuale sistema
si diceva è destinato ad un crollo, un crollo che farà
apparire la grande depressione del 1929 come un evento
storico di seconda categoria.
Non si tratterranno qui le ragioni di questo crollo, né
delle dinamiche che l’hanno prodotto, essendoci siti ben più
competenti che da tempo se ne occupano (cito ad esempio il
blog di Linucs,
discepolo del maestro Xian e seguace del debianzhang ).
Ma dal momento che il crollo avverrà, ed è solo questione di
tempo, vedremo qualche piccolo accorgimento da prendere per
passare il più possibile indenni da questo periodo di
transizione che ci attende.
Come
sopravvivere al crollo dell’economia mondiale.
Innanzitutto, bisogna assicurarsi l’accesso al bene primario
per la nostra sopravvivenza: l’acqua. Sarà molto probabile
che nei giorni seguenti il crollo la fornitura di acqua
corrente nelle case subisca una interruzione.
Occorrerà quindi individuare nelle vicinanze della propria
abitazione delle fonti di acqua naturali, ovviamente
potabile.
Chi abita vicino a corsi d’acqua, fiumi o laghi, non avrà
grosse difficoltà.
Il problema si presenterà per gli abitanti delle grandi
città; questi, se impossibilitati a trasferirsi, dovranno
necessariamente optare per una scorta da tenere tra le mura
domestiche, anche se questa azione non risolverà il problema
a lungo termine.
Per il mangiare si consiglia di procurarsi in primis delle
grandi quantità di cibo in scatola a lunga scadenza, e
ovviamente alimenti che non necessitano di essere conservati
in frigorifero, dal momento che la corrente elettrica sarà
solo un ricordo.
Si sconsiglia la pasta, poiché portare l’acqua in
ebollizione sarà un lusso che non ci si potrà permettere. Le
arance, se conservate in luoghi freschi, hanno una discreta
durata, e aiutano nella prevenzione di molte malattie.
Chi avrà la possibilità potrà adibire il proprio giardino ad
orto, per poter coltivare in proprio varie verdure. Sarà
opportuno acquistare a tempo diverse semenze, in modo da
averle a disposizione durante il crollo. Chi è totalmente a
digiuno di questioni agricole dovrà altresì munirsi di un
manualetto di facile consultazione, del genere “Come si
coltiva l’orto”, per avere almeno le basi necessarie per
ottenere il minimo dal suo appezzamento.
Avendo la possibilità sarebbe anche utile dotarsi di una
stufa a legna, che servirà sia per il riscaldamento
dell’ambiente domestico che per il cucinare, dal momento che
le forniture di gas verranno sospese.
Per gli spostamenti occorrerà dotarsi di una bici solida e
resistente, poiché tutti i veicoli a motore non
circoleranno; ovviamente i distributori non avranno più
benzina.
Non bisognerà dimenticare di acquistare anche il kit
completo per la manutenzione della bici stessa. Altra ottima
soluzione potrebbe essere rappresentata dall’acquisto di un
cavallo, che però richiede attenzioni e cibo.
In casa non dovranno mancare le candele, ed è preferibile
che siano in gran numero.
Altri strumenti necessari saranno i binocoli, utili per
scorgere in anticipo l’avanzata dei vari eserciti stranieri,
probabilmente sotto i colori dell’ Onu, che giungeranno per
ristabilire l’ordine. Al loro arrivo si consiglia un ritiro
dignitoso nel bosco più vicino. E qui il cavallo tornerebbe
molto utile.
OGNI OSTACOLO
ALL'INFORMAZIONE DOVREBBE ESSERE CONSIDERATO REATO...
scritto da Alberto Spampinato*
FONTE
In
Italia i giornalisti minacciati, vittime di danneggiamenti e
ritorsioni personali sono tantissimi, come ha dimostrato
“Ossigeno per l’informazione”, l’osservatorio della
FNSI-Ordine dei giornalisti sui cronisti minacciati e le
notizie oscurate sulla violenza. Il Rapporto 2009 ha contato
nel triennio 2006-2008 quarantasei episodi che coinvolgono
circa 200 giornalisti, ed è una stima per difetto
(confrontare su www.fnsi.it e www.odg.it alla pagina
OSSIGENO). Ai giornalisti vittime di violenze fisiche si
sommano quelli intimiditi con azioni giudiziarie abnormi che
spesso si concretizzano in richieste di risarcimento in sede
civile per cifre esorbitanti. Al momento, oltre ai casi
arcinoti e paradigmatici delle citazioni miliardarie del
premier Silvio Berlusconi contro “La Repubblica” e
“l’Unità”, ce ne sono pendenti svariate decine nei confronti
di giornalisti spesso poco noti e per importi che superano
le disponibilità economiche personali e dei loro giornali.
C’è uno stillicidio di nuovi episodi di questo genere.
Non siamo quindi di fronte a un fenomeno che si manifesta
episodicamente, ma a comportamenti diffusi e ricorrenti, che
trovano terreno facile in una cultura e in un quadro
giuridico che considera alla leggera i comportamenti messi
in atto per ostacolare indebitamente la funzione di servizio
pubblico che ogni giornalista assolve mentre è impegnato a
informare l’opinione pubblica. Lo sa ognuno di questi
giornalisti presi di mira, che fa una enorme fatica per far
valere il diritto di cronaca: deve dimostrare di essere
titolare di tale diritto e di svolgere una funzione di
pubblico interesse. Una situazione difficile, scomoda che
ricorda l’assurda condizione in cui si trovavano le vittime
di mafia fino al 1985, cioè prima dell’inserimento nel
Codice Penale dell’art. 416 bis, quello che ha riconosciuto
la fattispecie del reato di associazione mafiosa. Fino ad
allora, per avere giustizia, ognuna di quelle vittime doveva
dimostrare l’esistenza della mafia.
Allora poniamoci questa domanda: se in Italia vengono
compiuti innumerevoli atti indebiti per comprimere,
limitare, condizionare, cancellare la libertà di stampa e di
espressione sancita dall’art.21 della Costituzione, non
sarebbe il caso di prevedere un reato specifico per queste
violazioni? E anche un’aggravante specifica per i reati
contro la persona (intimidazioni, minacce, percosse,
danneggiamenti) commessi per limitare l’esercizio della
libertà di espressione e di cronaca di un giornalista? Credo
che in questo campo ci sia nel nostro ordinamento una lacuna
da colmare. E’ necessario valutare al più presto questa
situazione in sede politica e giuridica. Sarebbe altresì
opportuno: 1) offrire un servizio di assistenza legale a
questi giornalisti; 2) porre un limite di legge e di
procedura alle richieste di risarcimento danni nei confronti
dei giornalisti e dei giornali per le notizie pubblicate. So
che ci sono già in campo varie proposte, e riconosco il
merito e la titolarità a chi le h formulate. Si parla di:
subordinare la liquidazione in sede civile all’accertamento
del dolo in sede penale; fissare parametri e limitazioni di
importo ai risarcimenti; imporre di versare un pegno
commisurato all’importo del risarcimento richiesto che, in
caso di rigetto, andrebbe alla parte avversa; chiedere che
lo stesso magistrato che rigetta l’istanza di
risarcimento,contestualmente assegni d’ufficio una
provvisionale al giornalista, a titolo di danno subito.
Intendiamo approfondire presto questi temi in un convegno,
tra giornalisti, giuristi e legislatori.
*direttore dell’osservatorio O2 Ossigeno per l'informazione
La proposta è stata lanciata nell'ambito del workshop "A
schiena dritta", organizzato da Blogos - Politicamente
Scorretto - venerdì 27 nov 2009 a Casalecchio di Reno
(Bologna)
IL VACCINO CONTRO
L'INFLUENZA SUINA E' UNA TRUFFA... scritto da Marco Cedolin
In
un intervento al parlamento polacco, il ministro della
sanità Ewa Kopacz ha definito ieri il vaccino contro
l’influenza H1N1 una vera e propria “truffa” ordita ai danni
dei cittadini da parte delle case farmaceutiche che lo
producono e dei governi che lo hanno acquistato e lo stanno
distribuendo, ben sapendo di fare solamente gli interessi di
Big Pharma e non
quelli della collettività.
Il ministro ha posto tutta una serie di dubbi concernenti
gli accordi che i
vari governi hanno
stipulato con i produttori dei farmaci, arrivando a
domandarsi quale sia il dovere di un ministro della sanità,
tutelare gli interessi dei cittadini o portare avanti quelli
delle industrie farmaceutiche? Lasciando intendere come nel
caso del vaccino contro l’influenza A i due interessi non
collidano, ma al contrario risultino profondamente
contrastanti.
Sotto accusa sia la reale efficacia dei vaccini, sia
l’omertà praticata in merito agli effetti collaterali degli
stessi. Il ministro Ewa Kopacz si domanda come sia possibile
che nonostante esistano oggi sul mercato tre tipi differenti
di vaccini realizzati da tre produttori diversi, vengano
trattati tutti alla stessa stregua, arrivando a carezzare la
possibilità che uno di essi “magari quello con una quantità
inferiore di sostanze attive, sia solo acqua fresca, alla
quale attribuiamo il potere di curare l'influenza”.
Mette in evidenza come all’interno dei siti web nei quali i
produttori di vaccini sono obbligati a pubblicare gli
effetti collaterali della vaccinazione, non sia citato un
solo effetto collaterale, nonostante la vaccinazione di
massa sia ormai iniziata da un mese e mezzo. Lasciando in
questo modo intuire che le industrie farmaceutiche abbiano
inventato il “farmaco perfetto”. Ma perché si domanda ancora
il ministro, se questo farmaco è così miracoloso i
produttori si rifiutano di assumersene la completa
responsabilità?
Ewa Kopacz pone inoltre l’accento sul fatto che nonostante i
vaccini siano ormai arrivati al quarto stadio di controllo,
non sia stato ancora reso pubblico nessun risultato.
Aggiungendo che inoltre il controllo sulle persone è stato
molto ridotto. Proprio per queste ragioni dichiara di non
sentirsi affatto sicura nel consigliarne l’utilizzazione,
fino a quando non le sarà dato modo di prendere visione di
risultati attendibili.
Il ministro dedica poi un’ultima riflessione sull’allarme
pandemia lanciato in relazione all’influenza A, mettendo in
evidenza come ogni anno nel mondo un miliardo di persone si
ammalino ed un milione di loro muoiano per effetto
dell’influenza stagionale, senza che mai siano stati
lanciati allarmi di questo genere. Nonostante l’influenza
suina stia rivelandosi molto meno pericolosa di quella
stagionale, a vari livelli è stato diffuso panico
irrazionale al solo scopo di spingere all’acquisto del
vaccino.
Ewa Kopacz ha infine chiuso il proprio intervento affermando
che “lo Stato polacco è molto saggio, i polacchi sanno
distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono
anche in grado di distinguere una situazione oggettiva da
una truffa”.
Resta poco da aggiungere alle parole del ministro della
sanità polacco, se non rilevare come l’atteggiamento dei
cittadini europei, assai restii a farsi vaccinare, sembri
dare molto più credito al suo pensiero piuttosto che non
alle rassicurazioni diffuse su giornali e TV dai vari
governi compreso quello italiano, dimostrando di avere le
idee ben chiare riguardo a quello che dovrebbe essere il
dovere di un ministro della sanità. Probabilmente larga
parte del vaccino truffa che ha contribuito ad arricchire le
casse e ad innalzare alle stelle il valore delle azioni
delle grandi case farmaceutiche, resterà ad ammuffire sugli
scaffali, prima di prendere la strada degli scarichi per
l’acqua sporca. Naturalmente fino al prossimo allarme
pandemia, con relativa psicosi creata a tavolino e vaccino
truffa da vendere a peso d’oro in tutto il mondo.
INFLUENZA SUINA:
il vaccino, gli effetti collaterali e le prime morti
sospette...
di Andrea Boretti
Fazio ricorda che la percentuale delle vittime per
influenza A è lo 0,0048%" dei malati contro lo 0,2% dei
decessi per la normale influenza
Il numero di vittime per l'influenza AH1N1 è salito a 39. Le
vittime di mercoledì 11 Novembre sono un'ottantaquattrenne
con diverse patologie pre-gresse e un altro
ultra-ottantenne. Nel frattempo, mentre 147.000 persone sono
già state vaccinate, il sottosegretario Fazio ricorda che
"la percentuale delle vittime per influenza A è lo 0,0048%"
dei malati contro lo 0,2% dei decessi per la normale
influenza. Va considerato - inoltre - che essendo la
percentuale delle vittime calcolata, considerando i casi
clinici segnalati al sistema di sorveglianza, poiché questi
sono molto probabilmente sottostimati, il valore potrebbe
essere addirittura inferiore alla stima sopra riportata".
Niente di grave, tutto è sotto controllo, ci dice quindi il
sottosegretario, eppure altri
10.000.000
di dosi di vaccino sono in arrivo per fine Dicembre mentre nei primi mesi
del 2010 il totale di dosi che il governo distribuirà alle
regioni salirà a
24.000.000, il
40%
della popolazione italiana.
Qualcosa non torna? Le informazioni che ci giungono dai
media sono contraddittorie tra loro? Proviamo a fare
chiarezza.
Pare ormai chiaro che l'influenza AH1N1 è un'influenza
forse un po' più aggressiva
della normale stagionale ma, ormai anche i
dati forniti dal ministero non possono negarlo, dalla
mortalità decisamente bassa. Le vittime fino ad oggi hanno
quasi sempre mostrato patologie pregresse o stati di salute
particolari. Nei pochi casi in cui la persona non mostrava
segni di altre malattie, la statistica - con tutto il
rispetto per i deceduti e i loro familiari - ci fornisce una
spiegazione più che esauriente. Ogni anno in Italia muoiono
più di 8000 persone per patologie collegate alla "banale"
influenza stagionale, la maggior parte sono persone oltre i
65 anni, ma ben
2000 decedono pur
non essendo in età a rischio. Senza nessuna ragione che
possa far prevedere il triste evento quindi, semplicemente,
succede.
Per fortuna che c'è il vaccino direte voi, o meglio lo dice
la televisione. Nessuno, come è normale che sia, vuole
trovarsi a far parte di quello
0,0048%, quindi anche se il rischio è basso meglio
vaccinarsi. Purtroppo, anche volendo ignorare la discussione
sulla
composizione del vaccino, la soluzione non pare più così a portata
di mano.
E' di qualche
giorno fa, infatti, la notizia secondo la quale in Svezia
quattro infermiere sarebbero morte dopo aver assunto il
vaccino
E' di qualche giorno fa, infatti, la notizia secondo la
quale
in Svezia quattro infermiere sarebbero
morte dopo aver assunto il vaccino. Dice il tabloid svedese Expressen: "In ottemperamento alle disposizioni
vigenti i decessi sono stati segnalati all’autorità
sanitaria incaricata della farmacovigilanza, poiché la
campagna di vaccinazione contro l’influenza suina in Svezia
è già iniziata da due settimane. Non sono stati evidenziati
collegamenti tra questi decessi ed il vaccino". Ma il
sospetto resta forte, anche perché si moltiplicano i
ricoveri avvenuti a causa delle forti reazioni allergiche
seguite alla vaccinazione. I primi sintomi che si denunciano
sono febbre, dolori muscolari, mal di stomaco, mal di testa,
vertigini, stanchezza seguiti da forti dolori in sede di
iniezione e da un senso di costrizione toracica che causa
dispnea, per non parlare di una immuno-depressione generale.
Sebbene questa sia la notizia, al momento, più grave
relativamente alle conseguenze del vaccino, purtroppo non è
la sola. Il Belfast Telegraph del 27 Ottobre riporta la
notizia di un ragazzo diversamente abile che è finito in
ospedale poche ore dopo aver assunto il vaccino, mentre
negli stati Uniti è una
cheerleader a sviluppare la distonia - un disordine
del movimento muscolare - appena 10 giorni dopo aver fatto
il vaccino. Sul sito
www.theflucase.com che indaga le origini dell'influenza suina
- si parla di servizi segreti e di armi batteriologiche -
sono molte, infine, le testimonianze di
donne incinte
che una volta assunto il vaccino hanno avuto complicanze se non addirittura
aborti spontanei.
Insomma, la
situazione è molto più complessa di quanto i mezzi di
informazione tradizionale vogliano farci credere
Insomma, la situazione è molto più complessa di quanto i
mezzi di informazione tradizionale vogliano farci credere.
Di certo, nessuno di questi casi, preso singolarmente,
collega inequivocabilmente il vaccino contro l'H1N1 alle
morti in Svezia o alla distonia muscolare, così come non
basta l'elenco quotidiano dei morti per convincerci che
l'influenza A è una pandemia nella definizione classica del
termine. Non è corretto che nel conto delle vittime da
imputare all’influenza A vengano inseriti, ad esempio, anche
i malati terminali di cancro come è successo solo pochi
giorni fa.
Il quadro, già di per sè inquietante rischia però di farci
sbiancare se si pensa che in Germania è in questi giorni
polemica a seguito della notizia di Der Spiegel secondo cui
per i membri del governo e per i militari è prevista una vaccinazione
alternativa. Questo particolare vaccino - il Celvapan della Baxter di cui sarebbero
state ordinate 200.000 dosi - non conterrebbe additivi o le
altre sostanze che causano gli effetti collaterali di cui
abbiamo parlato poco fa.
Perché un secondo vaccino e perché solo per le élite? Perché
- anche questa è notizia di qualche giorno fa - Obama
dichiara l'emergenza sanitaria nazionale e non fa vaccinare
le proprie figlie? Nessuno spiega e nessuno informa, non la
carta stampata, non le televisioni e sicuramente non i
governi troppo occupati a tirate un colpo al cerchio e uno
alla botte nel tentativo di non far esplodere la paura
strisciante della gente ignara, ma allo stesso tempo
"complice" se non nello spingere verso la vaccinazione di
massa quanto meno nell'esaudire le richieste economiche di
Big Pharma.
QUALE FUTURO PER
L'INFANZIA ... di Dr.ssa Patrizia Gentilini
Gli
agenti tossici e pericolosi, a cominciare da diossine e
metalli pesanti, si ritrovano nel latte materno e nel sangue
del cordone ombelicale dei neonati, potendo condizionare,
fin dalla vita fetale, lo stato complessivo di salute non
solo nell'infanzia, ma anche nell'età adulta come sempre più
sta emergendo dalla letteratura internazionale.
L'esposizione in utero e nei primi anni di vita si conferma
infatti sempre di più elemento critico di grandissimo
rilievo ed una mole crescente di dati conferma, senza più
ombra di dubbi, che non è tanto la dose che fa il veleno,
come affermava Paracelso, ma il momento in cui la sostanza
agisce, che ne determina gli effetti. In particolare proprio
le diossine e le molecole similari quali ad es. i
policlorobifenili si concentrano nel latte materno che
rappresenta una forma di disinquinamento involontario della
madre che attraverso questo alimento trasferisce buona parte
del suo carico tossico al figlio. Il prezzo che l’infanzia
sta pagando per questo dissennato e sistematico degrado del
nostro ambiente di vita merita di essere sottolineato con
alcuni esempi concreti.
Ma, ancor prima di questi, vorrei ricordare le parole di
Lorenzo Tomatis, medico e scienziato mai abbastanza
celebrato, scritte nel 1987; parole che non possono non
apparire come una lucida profezia: “la deliberata
spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata
usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei
profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la
popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più
fragile, che sono i bambini, sia con l’ esposizione diretta
alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche
presenti nell’acqua, aria, suolo, cibo, sia con le
conseguenze della sistematica e accanita distruzione del
nostro habitat”.
Veniamo a qualche esempio concreto circa la salute
dell’infanzia: vorrei parlare del problema delle neoplasie
infantili e dei problemi neurologici e comportamentali.
Tumori
nell’infanzia
Nel 2004 erano stati pubblicati su Lancet dati che
mostravano un incremento dell’1.1% dei tumori infantili
negli ultimi 30 anni in Europa e che apparivano già
preoccupanti, tuttavia quelli che riguardano il nostro
paese, riferiti agli anni 1998-2002 e pubblicati nel 2008 ci
lasciano a dir poco sgomenti. I tassi di incidenza, per
tutti i tumori nel loro complesso da 0 a 14 anni sono
mediamente aumentati nel nostro paese del 2% all’anno,
passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di
bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel
periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo
quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono
stati 30 nuovi casi. La crescita è statisticamente
significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i
sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età
l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Tali tassi di
incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli
riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138
casi 1990-98), Svizzera (141 casi 1995-2004). Il cambiamento
percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in
Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la
maggior parte delle principali tipologie di tumore;
addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs
un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’
1.6% vs un + 0.6% e così via. Come possiamo, di fronte a
questi dati, continuare a pensare che lo stile di vita sia
il principale fattore all’origine del cancro e che i fattori
ambientali abbiano un ruolo del tutto marginale?
Disturbi
neurologici e comportamentali nell’infanzia
Il cervello infantile ed il sistema nervoso in via di
sviluppo rappresentano un organo delicatissimo, bersaglio
specifico di sostanze tossiche ed inquinanti, specie
liposolubili, ma anche metalli pesanti quali piombo e
mercurio, e sempre più frequenti sono i disturbi che
l’infanzia presenta a questo livello. Risulta infatti che
sono in netto aumento nell’infanzia disturbi neurologici e
comportamentali. Negli U.S.A. si registra: Deficit di
attenzione/iperattività: +250% dal 1990 al 1998; Bambini
inseriti in scuole speciali: + 190% dal 1977 al 1994;
Autismo: 1980: 4 - 5 casi/anno su 10.000; 1990: 30 - 60
casi/anno su 10.000. Sempre un'indagine condotta negli Stati
Uniti stima che ogni anno nascono, solo negli U.S.A, da
316.000 a 637.000 bambini con una quantità di mercurio nel
cordone ombelicale superiore alla quota associata a deficit
del quoziente intellettivo (QI). Gli Autori valutano la
perdita di PIL nel loro paese per la riduzione del Q.I. da
mercurio pari a ben 8.7 miliardi di dollari all’anno. Oltre
a metalli pesanti quali mercurio e piombo, anche
numerosissime altre sostanze chimiche fra le più svariate
sono ritenute responsabili di questi danni e nel 2006 è
stato lanciato, sulle pagine di Lancet un allarme
dall’Harvard School of Public Health circa la “Pandemia
Silenziosa” per i danni al cervello dei bambini provenienti
da sostanze chimiche. Si è stimato addirittura che un
bambino su sei al mondo sia a rischio di disturbi, sia di
tipo organico/neurologico, sia di tipo comportamentale, per
questo tipo di esposizione.
Internet e un
movimento anti-vaccino H1N1 Lettera aperta di Claudia Rainville*
tratto da
www.thelivingspirits.net
"Caro
amico e cara amica,
In passato ho supposto che i vaccini potessero essere
pericolosi. Oggi ne sono più che convinta.
Recentemente ho effettuato una ricerca sulla sindrome di
Miofascite Macrofagica. Che sorpresa nello scoprire la
similitudine con una malattia che ho incontrato spesso in
persone in consulto e cioè la Fibromialgia.
La
Fibromialgia
é una malattia molto dolorosa. Circa una
decina di anni fa, mentre ero in Québec, avevo sentito dire
che c’erano sempre più persone affette da Fibromialgia. Non
ne capivo il motivo, finché recentemente ho scoperto che la
Fibromialgia era molto simile alla sindrome di Miofascite
Macrofagica.
La
Miofascite
Macrofagica
é
caratterizzata da dolori muscolari, articolari, un’astenia
importante e molto invalidante, periodi di febbre,
rallentamento delle funzioni cerebrali, delle funzioni
cognitive e uno stato di debolezza importante accompagnato
da tanti altri sintomi che non permettono di svolgere i
normali compiti quotidiani (occuparsi della casa, guidare
una macchina) né di continuare a lavorare.
Questi malati hanno pochissima energia e, nel corso della
giornata, sono spesso obbligati a riposare per recuperare
l’energia che manca loro per terminarla. L’evoluzione porta
alla cronicità, responsabile di una debolezza muscolare
associata ad una stanchezza generale della tensione
muscolare. I pazienti interessati erano spesso persone molto
attive prima di questa sindrome.
Ricerche fatte su persone colpite da questa
sindrome di Miofascite Macrofagica
hanno rivelato la presenza di idrossido di
alluminio nei macrofagi di queste persone.
I macrofagi
sono una
varietà di globuli bianchi
di grande dimensione che intervengono nei processi immunitari fagocitando
(imprigionando e digerendo) batteri, lieviti, rifiuti
cellulari o sostanze estranee.
Ora, si può ritrovare l’idrossido di alluminio anche in gran
parte dei vaccini.
L’idrossido
di alluminio é utilizzato come additivo. Un additivo é una
sostanza chimica che permette di stimolare l’immunità
dell’organismo al fine di aumentare la risposta immunitaria.
Da Pasteur ci hanno fatto credere che i vaccini
proteggessero, senza rivelare che invece era l’additivo che
faceva il lavoro di far aumentare la risposta immunitaria e
non il vaccino. Ma quello che ignoravamo all’epoca sui
pericoli di questi additivi oggi non può più essere
ignorato. Questo additivo era presente nel vaccino contro
l’epatite B che é stato dato a molte persone tra cui diverse
infermiere. E molte di loro hanno sviluppato la Sclerosi
Multipla o Fibromialgia (probabilmente la Miofascite
Macrofagica ).
Recentemente chiedevo
ad una di loro se era stata vaccinata contro l’Epatite B.
Ecco cosa mi ha risposto : « Si, ero stata
vaccinata contro l’epatite e ad un certo punto ho presentato
gravi sintomi di epatite tanto che ho dovuto essere portata
al pronto soccorso. Gli enzimi del mio fegato erano talmente
aumentati che il medico non sapeva come ne sarei uscita. In
seguito ho presentato i sintomi della Fibromialgia al punto
da dover lasciare il mio lavoro».
Più vado avanti nel mio nuovo libro : « Il grande dizionario
della Metamedicina » che sto terminando e che deve uscire
nel mese di dicembre 2009, più scopro il numero di malattie
cosiddette idiopatiche o autoimmuni legate ai vaccini e la
cosa più sorprendente è che la maggior parte dei medici non
sembra rendersene conto.
Di cosa avremo bisogno per fare in modo che si risveglino? E
tu che leggi queste righe, aspetterai di aver perso la
salute per renderti conto del pericolo dei vaccini ?
«Moltiplicando
le vaccinazioni aumentiamo il rischio di introdurre degli
antigeni imparentati con molecole dell’organismo in cui sono
stati iniettati creando così malattie autoimmuni la cui
frequenza é in continuo aumento ». Prof. Louis-Claude Vincent
Il Dr.Moulden da parte sua ha messo a punto una nuova
tecnologia in immagini mediche per evidenziare i disturbi e
i danni neurologici prodotti in seguito alle vaccinazioni.
Il Dr.Moulden spiega che i vaccini provocano una iper-reattività del sistema
immunitario nel corso del quale i leucociti si precipitano
ad attaccare i prodotti estranei iniettati nel flusso
sanguigno.
Dato che questi ultimi sono troppo grandi
per penetrare i piccoli capillari dove ci sono i prodotti
estranei, i leucociti finiscono per ostruire, bloccare e
deteriorare questi capillari.
La strada viene quindi interrotta dai globuli rossi più
piccoli che devono portare l’ossigeno ai diversi organi che
si trovano vicino ai capillari ostruiti dalle sostanze
estranee.
Queste
particelle che raggiungono il cervello, disturbano o
impedendo la circolazione sanguigna, possono provocare
l’autismo, la morte improvvisa dei neonati o molte altre
malattie del bambino o dell’adulto.
Proprio come succede con attacco cardiaco, ogni volta che i tessuti hanno
carenza di ossigeno, é possibile subire un attacco
cerebrale, problemi al fegato o ai reni. Si tratta qui di
una grande scoperta di cui però si nega l’informazione a
favore della disinformazione.
Ci sono così tanti bravi medici come loro che si sono resi
conto dei pericoli dei vaccini per la salute, ma non gli si
dà voce, non hanno un palco per farsi ascoltare. Al
contrario, questi medici vengono minacciati di perdere il
loro diritto ad esercitare la professione, i ricercatori che
osano rivelare questi fatti vengono privati delle loro
sovvenzioni ...
Per un momento mi sono scoraggiata e mi sono chiesta cosa
potessi fare per le mie possibilità. Ma grazie a
Jean-Jacques Crèvecoeur un brillante collega che stimo molto
e che ha consacrato come me una gran parte della sua vita a
risvegliare i suoi simili ho capito che insieme si poteva
fare qualcosa. Potevamo dire: STOP! Non toccate più la
nostra salute e la salute dei nostri bambini.
Un prossimo vaccino più pericoloso di tutti quelli
presentati finora é sul punto di essere iniettato a oltre la
metà del pianeta. Tu puoi pensare: «Ah io non mi farò
vaccinare!» molto bene. Anch’io penso la stessa cosa. Ma
occorre pensare un po’ più in là. Hai pensato ai milioni di
persone che riceveranno questo vaccino ? Dove elimineranno
questi virus e questi prodotti tossici che gli vengono
iniettati ?
Quello che verrà eliminato dalle vie urinarie e digestive avrà come effetto
di contaminare tutto il nostro ambiente, quindi anche se non
ti fai vaccinare, potrai essere toccato da questa
contaminazione.
Allora vedi che anche questo ti riguarda ! Non restare
indifferente o distaccato dal problema perché ti riguarda.
Aiutaci a risvegliare quelli a cui si mente, a cui si
raccontano storie per manipolarli meglio. Perché solo
insieme saremo sufficientemente forti per opporci al piano
di vaccinazione obbligatoria.
E la buona notizia é che un’opposizione seria si sta già
formando. Ti invito a entrare in Internet e a cliccare su “Opposizione al vaccino dell’influenza H1N1”.
Anche se l’opposizione si organizza, non bisogna mollare la
presa, ma invece occorre sostenerla. Perché il nostro unico
potere sta nell’unità. Coloro che vogliono prendere il
controllo mondiale possiedono tutto il resto e cioè
l’economia (controllo dei soldi e del loro valore) la
politica ( i politici sono alla loro mercé) i media ( radio,
televisioni, giornali, pubblicità occulta)
a noi resta
solo internet
(per ora! ndr).
Sai che solo negli Stati Uniti hanno appena creato una legge
passata al senato del Massachusetts (USA) che mette una
multa fino a 1000 dollari al giorno e fino a 3 mesi di
prigione per rifiuto di obbedire alle autorità mediche (cioè
rifiuto di farsi vaccinare) in caso di emergenza in materia
di sanità pubblica?
Sai che il segretario di stato degli USA
Kathleen Sebelius ha accettato di firmare un decreto
che conferisce l’immunità totale ai fabbricanti di questi
vaccini contro l’influenza H1N1?
Questo vuol dire che se una persona in seguito al vaccino
sviluppasse la sindrome di Guillain-Barré (e il rischio e
che ce ne saranno tantissime) non potrà perseguire chi lo ha
fabbricato. Ti invito ad andare su internet a vedere questo
video: “L’influenza suina del 1976” Sai che
ancora prima del primo caso di influenza
suina la più grande casa farmaceutica Baxter, aveva già
depositato un brevetto per la fabbricazione del vaccino
contro l’influenza H1N1?
Richiedendo quello che c’é nel brevetto
stesso si legge: “Additivi appropriati sono l’Idrossido di
Alluminio, lisolecitina, Polioli, ecc…”
Sai che da anni si cercano mezzi per ridurre la popolazione
del pianeta ? Sono stati utilizzati diversi metodi che però
si sono dimostrati insufficienti. La sovrappopolazione é
diventata una grande preoccupazione per i sistemi della
sanità pubblica che rischiano le crisi sociali peggiori mai
viste.
Per porre rimedio a questa situazione, l’OMS e il Nuovo
Ordine Mondiale diretto da un gruppo di famiglie (
Rockfeller, Rothchild etc.) che detengono molto potere da
molte generazioni, hanno concordato un piano per ridurre la
popolazione della Terra da 3 a 5 miliardi di abitanti entro
i prossimi dieci anni "Secondo le informazioni americane, da
qui al 2015, quasi 3 miliardi di persone saranno di troppo",
il nostro pianeta si aspetta dunque una sovrappopolazione.
"L'attivazione" dei diversi virus che potrebbero portare ad
una morte di massa é una strategia destinata a “ridurre la
popolazione del pianeta", ha dichiarato M. Ivachov.
Sai che una giornalista di nome Jane Burgermeister messa al
corrente di questo piano
ha
recentemente fatto ricorso contro l’OMS (Organizzazione
Mondiale della Sanità), l’ONU, Barack Obama (Presidente
degli Stati Uniti), David de Rothschild (banchiere), David
Rockefeller (banchiere), George Soros (banchiere), Werner
Faymann (Cancelliere d’Austria) ed altri, accusandoli di
volere commettere un genocidio di massa?
Questa accusa fa seguito ad un’altra procedura giudiziaria
che la giornalista aveva intentato nell’aprile 2009 contro
le società farmaceutiche Baxter e Avir Green Hills
Technology, che ritiene responsabili di aver prodotto un
vaccino contro l’influenza aviaria, per provocare
deliberatamente una pandemia e arricchirsi allo stesso
tempo.
Jane
Burgermeister presenta le prove di atti di bioterrorismo in
cui sono implicate le persone e gli organismi
precedentemente citati. Li accusa di far parte di un sindacato internazionale di imprese criminali
che ha messo a punto, fabbricato e stoccato delle armi
biologiche in previsione di eliminare la popolazione degli
Stati Uniti e di altri paesi a scopi di profitti politici e
finanziari. Usando l’influenza suina come pretesto, li
accusa di aver pianificato l’assassinio di intere
popolazioni tramite la vaccinazione forzata.
Lei ha le prove che questi vaccini saranno volontariamente
contaminati per provocare malattie mortali. Queste azioni si
iscrivono in violazione diretta della Legge antiterrorista
relativa all’impiego di armi biotecnologiche.
E’ vero che il nostro mondo si trova di fronte ad una
sovrappopolazione. Ma non credi che ci siano altre soluzioni
che dobbiamo cercare ? Oltre la metà di quello che la terra
produce viene gettato. Come si possono spendere solo negli
Stati Uniti 7 miliardi di dollari per acquistare dei vaccini
quando non c’erano soldi per aiutare le persone che perdono
la loro casa, i senzatetto …E’ possibile che le risorse
della terra e i soldi siano mal gestiti ?
Non credi che
sia arrivato il momento di unirci, di smettere di agire come
caproni ? Abbiamo una responsabilità individuale ma anche
collettiva e planetaria.
Se la tua risposta é si, puoi scrivere a lidiavit@libero.it
o luca@pcinfo.it e ti risponderò. Da parte tua puoi aiutarmi
a trasmettere l’informazione al maggior numero di persone
possibile. Ti metterò in contatto con altri tra cui
Jean-Jacques Crèvecoeur, e altri ancora perché questo
movimento prenda piede.
Grazie da parte mia personalmente e grazie a nome di tutti i
nostri fratelli e sorelle di questa terra.
La tua amica Claudia (
www.metamedicina.com
)"
*Claudia Rainville, microbiologa e dodificatrice del metodo
"Metamedicina", esperta psicoterapeuta e conferenziere
internazionale.
E' autrice dei libri: "Ogni sintomo un messaggio", "Guarire
le ferite del passato", "Nati per essere felici e non per
soffrire", "Liberarsi dalle paure e dai sensi di colpa"
ENERGIA
VIBRAZIONALE ALIMENTI E SALUTE tratto da
thelivingspirits.net/
L'ing.
francese Andrè Simoneton (gravemente ammalato e senza
speranza di guarigione, riacquistò la salute con il
vegetarismo) era un esperto in elettromagnetismo, e negli
anni '30 e '40 collaborò allo studio della vibrazione degli
alimenti utilizzando i lavori di altri importanti
ricercatori. Ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre
ad avere un potere calorico (chimico-energetico) ha anche un
potere elettromagnetico (vibrazionale). Servendosi di
apparecchiature scientifiche, misurò la quantità di onde
elettromagnetiche degli alimenti, classificandoli in base a
queste.
La biofisica
alimentare
PREMESSA
Riassumiamo brevemente la costituzione delle cellule e la
definizione del rapporto acido/basico. Per maggiori dettagli
rimandiamo il lettore alla lettera "La salute del Corpo" n.
3.
LE CELLULE
Sono l'elemento fondamentale di cui sono composti tutti i
tessuti di un organismo, sia esso umano, animale o vegetale.
E' una singola unità di materiale vivente capace di
autoriprodursi. Una cellula assomiglia ad un uovo e si
compone di:
1. Nucleo (es. il tuorlo): è la parte centrale adibita alla
riproduzione e all'accrescimento della cellula.
2. Citoplasma (es. albume): è l'elemento che consente alla
cellula di contattare ed interagire con l'ambiente esterno;
è infatti in grado di irritarsi, contrarsi, assorbire,
espellere e respirare. Nel citoplasma si trovano corpuscoli
di varia forma e volume che fanno parte del sistema vivente
della cellula (mitocondri, ecc.).
ACIDO/BASICO - IL
COMPROMESSO VITALE
Tutte le reazioni, che definiscono le condizioni essenziali
di un ambiente in cui la "vita" sia possibile, si svolgono
nell'ambito di determinati valori, tra questi il più
importante è il rapporto acido/basico. All'interno del
nostro organismo questo rapporto dovrebbe sempre rimanere
costante, si possono però creare delle condizioni troppo
acide (per eccesso di potassio) oppure troppo basiche (per
eccesso di sodio).
Per misurare il rapporto acido/basico viene utilizzato un
termine di paragone chiamato "pH". Nel campo medico, il pH
viene utilizzato per misurare il liquidi organici ed in
particolare il sangue, la saliva e l'urina. Questi liquidi
vengono definiti:
- ACIDI, quando il pH è compreso tra 0 e 7,06;
- NEUTRI, quando il pH è uguale a 7,07;
- BASICI o ALCALINI, quando il pH è compreso tra 7,08 e
14,14.
LE ENERGIE
SEGRETE DEGLI ALIMENTI (1)
La ricerca del Dr. A. George Wilson
Intorno al 1960, il Dr. Wilson completò lo sviluppo di
un'apparecchiatura elettrica molto sensibile che chiamò
"Neuro-Micrometro". Questo strumento, una volta collegato
con elettrodi in contatto con la superficie del corpo di una
persona, è in grado di registrare il flusso di elettricità
che scorre nei suoi nervi.
Il Neuro-Micrometro è in grado di misurare:
- Rapporto acido/basico
- Energia che scorre nei nervi
- Energia funzionale
- Ossidazione delle cellule
- Riserva di energia organica
- Tensione emotiva
- Tossicità organica
Con l'ausilio del Neuro-Micrometro, si può ottenere
un'indicazione abbastanza approssimata della condizione di
alcuni organi interni oppure delle ghiandole endocrine.
Queste misurazioni diventano possibili in quanto vi sono sul
corpo dei punti riflessi (probabilmente sono gli stessi
utilizzati nell'Agopuntura, N.d.T.).
Cos'è la
salute?
Per definire la condizione di "buona salute", la cosa
migliora da fare è esprimersi in termini di energia
funzionale, una forma di corrente nervosa, anche chiamata
"bio-elettricità", che fornisce gli impulsi necessari al
movimento degli arti ed alla vitalità di tutte le cellule
che costituiscono il nostro organismo. Va sottolineato il
fatto che tale energia non potrà mai essere fornita da
alimenti cotti, surgelati o provenienti da animali morti.
L'elettricità è definita come "un'onda di elettroni che sono
costretti a muoversi da atomo ad atomo". Vi sono molti modi
per creare dell'elettricità, quella nel nostro organismo è
causata da reazioni chimiche (come quando si carica una
batteria) che avvengono nelle cellule; tale processo prende
il nome di "ossidazione".
L'ossidazione avviene come conseguenza dell'assorbimento di
ossigeno e nutrimento da parte delle cellule. Nel momento
che l'ossigeno e gli elementi nutritivi giungono al loro
nucleo e ne diventano parte integrante, viene a crearsi una
minuscola corrente elettrica che ammonta a circa un
50-milionesimo di Volt.
Questa corrente, anche se appare assai debole, è sufficiente
per mantenere in vita una cellula e, quando si combina con
quella di altre cellule (come accade nel cervello), diventa
sufficiente per causare un flusso di energia nervosa che,
qualora diretto verso una parte dell'organismo, prende il
nome di "impulso nervoso" e può produrre un'azione.
Siccome sono gli alimenti che assumiamo che permettono la
generazione di questa energia, spetta agli stessi il compito
di mantenere l'integrità termica, chimica, strutturale e
funzionale del corpo. Questi quattro fattori sono ugualmente
importanti ma, purtroppo, solo i primi tre sono stati presi
nella dovuta considerazione. Quanto il cibo, possa essere
correlato alla generazione dell'energia che mantiene le
attività funzionali del corpo, è stato infatti un argomento
alquanto trascurato.
Le nuove
considerazioni nel campo della dieta
La prima cosa da fare, nella ricerca di una dieta ottimale,
dovrebbe essere l'attenta considerazione dell'effetto che
essa avrà sulle cellule dell'organismo, sul rapporto
acido/basico e quanto potrà aumentare o diminuire l'energia
nervosa disponibile. Il Dr. Wilson enumera quattro modi nei
quale una dieta scorretta può interferire nel buon
funzionamento delle cellule:
1. Incapacità di provvedere il giusto nutrimento alle
cellule, sia per i processi di ossidazione che per la
creazione di nuove cellule.
2. Creazione di eccessiva acidità, che interferisce con i
processi ossidativi delle cellule.
3. Incapacità di creare l'acidità sufficiente a creare la
differenza di potenziale necessaria per permettere il fluire
dell'energia lungo i nervi del corpo.
4. Eccessiva assunzione di alimenti che può ostacolare la
circolazione dei fluidi all'interno dell'organismo. Se i
fluidi non circolano liberamente i nutrimenti non possono
giungere alle cellule nella dovuta quantità e non vi potrà
neppure essere un'adeguata eliminazione dei rifiuti dovuti
alla loro attività. Entrambi questi fattori creano una
malnutrizione delle cellule: l'unica fattore, secondo il Dr
Wilson, che sta alla base di molte malattie, specialmente
quelle croniche.
La ricerca
dell'Ing. Andrè Simoneton (2)
L'ing. Simoneton, francese, ha speso ben 20 anni facendo
ricerche sull'effetto che gli alimenti possono avere sul
corpo umano. Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro
organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali
radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano. Per
portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una
camera ionizzante di Wilson, il Biometro di Bovis (vedi La
salute del Corpo n. 18, n.d.r.), che è graduato in Angstroms
(A) e può misurare anche le onde che sono lunghe solo un
decimilionesimo di millimetro.
Con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere
umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstroms
(questa lunghezza d'onda corrisponde al colore rosso dello
spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 A
l'organismo non può più mantenersi in buona salute e compare
la malattia.

Per mantenersi con vibrazioni ad una lunghezza d'onda
superiore ai 6500 A (verso l'infrarosso) il nostro organismo
deve continuamente adattarsi all'influenza di ogni specie di
radiazioni, siano esse dovute a: pensieri, emozioni,
alimentazione, medicamenti, radiazioni cosmiche, solari,
terrestri, ecc. Un ruolo assai importante, per il
mantenimento della buona salute, viene pertanto rivestito
dagli alimenti, dalle bevande, dal modo di vita e
dall'ambiente in cui si vive. Prove di laboratorio,
effettuate su animali, hanno dimostrato che gli alimenti
sintetici, pur fornendo un'alimentazione equilibrata dal
punto di vista qualitativo e calorico, non è sufficiente per
fornire uno sviluppo normale. Questo significa che oltre ai
consueti elementi (proteine, carboidrati, ecc.) gli alimenti
devono anche possedere delle "vibrazioni energetiche",
capace di mantenere la vita.
Una volta fatte queste considerazioni, l'Ing. Simoneton
controllò un gran numero di alimenti che suddivise nelle 4
grandi categorie riportate qui sotto.
Le qualità vibrazionali e vitali dei cibi (3)
1 - ALIMENTI
SUPERIORI con vibrazioni sopra i 6500 A:
tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti
in casa e subito ingeriti), quasi tutti gli ortaggi ed i
legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70
gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane
integrale; i dolci fatti in casa, tutta la frutta oleaginosa
ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli,
le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e
la soia, il burro freschissimo di giornata, i formaggi NON
fermentati, la crema del latte e le uova di giornata.
2 - ALIMENTI
DI APPOGGIO, con vibrazioni da 6500 a 3000 A:
il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non
di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l'olio
di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente.
3 - ALIMENTI
INFERIORI, con vibrazioni dai 3000 in giù:
la carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il
latte bollito, il the, il caffè, le marmellate, il
cioccolato, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati.
Questi alimenti sono quasi tutti proteici e basta una
piccolissima deficienza del fegato o dell'apparato
digerente, affinché diventino intollerabili per l'organismo.
4 - ALIMENTI
MORTI, senza alcuna vibrazione:
le conserve alimentari, le margarine, tutte le pasticcerie
ed i dolci fatti con farina raffinata e prodotti
industriali, i liquori e gli alcolici, lo zucchero raffinato
(bianco).
Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria
importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono
usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei
nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a
pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a
vapore conservano invece parte delle loro proprietà.
Gli alimenti conservati mediante la "pastorizzazione", NON
contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali
(irradianti); mentre quando sono trattati con processi
disidratanti, le conservano in gran parte.
Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico, hanno
pure ottime vibrazioni e possono essere classificati come
"eccellenti". Questi alimenti sono sufficienti al
mantenimento della vita se assunti con un'alimentazione
VEGETARIANA intelligente.
Fra gli alimenti superiori, i frutti maturi hanno tutti una
lunghezza d'onda tra gli 8000 ed i 10.000 A. Le loro
vibrazioni vengono liberate nello stomaco, dando una
sensazione di benessere. Affinché le mucose ne traggano il
maggior profitto è opportuno mangiare la frutta a digiuno,
cioè al mattino o nel tardo pomeriggio.
NON mangiate la frutta non matura, come spesso viene
venduta, le sue vibrazioni non sono valide per l'organismo;
lo prova il fatto che sono di difficile digestione. Quanto
detto per la frutta è valido anche per le verdure.
Le possibilità vibratorie degli alimenti non resiste oltre i
70 gradi, qualsiasi cottura che superi questi valori rende
il cibo povero di elementi vitali. L'unica eccezione è la
patata, che una volta cotta al forno o nell'acqua presenta
ancora circa 6500 A. Ciò accade anche con altri tuberi,
salvo la barbabietola, la carota, il ramolaccio che, quando
sono maturi, misurano dai 7000 agli 8000 A.
La stessa rilevazione si ottiene dai legumi freschi e maturi
(fagioli, fave, piselli, lenticchie). Questi, però, una
volta essiccati, già dopo qualche settimana presentano una
debole radiazione che scompare nel giro di qualche mese;
ecco perché spesso sono indigesti.
Il miglior modo di mangiare le insalate è quello di
prepararle con molte qualità di verdure, ad es. insalata,
carciofi, asparagi, carote, olive, barbabietole, cipolle,
ecc. Gli spinaci, i carciofi, le zucchine ed i funghi
possono essere consumati anche crudi tagliati a fettine.
Queste mescolanze, se condite con olio extra vergine di
oliva, forniscono ottime vibrazioni che vanno da 8000 a
11.000 A. Anche i funghi sono molto importanti in quanto
emettono onde di 8500 A.
Simoneton, ha rilevato che i prodotti vegetali venduti nelle
città hanno già perduto da un terzo alla metà delle
vibrazioni utili al corpo umano. Se a tutto ciò si aggiunge
la cottura per bollitura, in essi NON rimane più NULLA di
valido. Qualcuno ha osservato che le verdure gonfiano lo
stomaco: ciò è vero solamente quando si mangiano quelle con
vibrazioni inadeguate; di quelle cotte nell'acqua, ad
esempio, rimane solo la cellulosa.
La base del nutrimento dell'uomo è il grano, questi occupa
una posizione importante nella scala delle vibrazioni: 8500
A. Alcuni osservano che il grano è difficoltoso da
masticare, basta macinarlo a grana grossa ed ecco risolto il
problema. Un piatto contenente grano (chicco o grano
spezzato, non farina) ha una vibrazione di 9000 o 10.000 A.
Il grano germogliato rappresenta un alimento perfetto con
vibrazione molto energetiche, tra gli 8000 ed i 10.000 A. E'
anche possibile mescolarlo con altri cereali preparando
piatti assai gustosi.
La pasta fatta in casa, cioè fresca, ha una radiazione
uguale a quella del grano, mentre in quella seccata venduta
in commercio le radiazioni sono quasi nulle.
Gli oli hanno all'incirca le stesse vibrazioni del frutto da
cui provengono. L'olio di oliva, ad es., misura 8500 A e,
dopo 6 anni, arriva a 7500 A. Attenzione che quando l'olio
di oliva è decolorato e deodorizzato, si abbassa a 4000 A
circa e gli oli estratti con solventi dalle sanse, NON
contengono più nulla. Se possibile è preferibile utilizzare
gli oli vegetali che, come si è verificato, perdono solo
dopo molti anni le loro proprietà. Sembra che nell'antichità
il piatto base fosse pane integrale o semintegrale intriso
nell'olio di oliva, il resto era companatico.
Gli studi del Simoneton hanno dimostrato che il latte
vaccino NON è un alimento adatto per la salute dell'uomo.
Alla mungitura presenta 6500 A; dopo 6 ore 6000; dopo 14 ore
5000; dopo 18 ore 4000; dopo 48 ore 2000; dopo 56 ore 1000 A
e dopo la pastorizzazione quasi 0 (zero) A.
Il burro perde di giorno in giorno la sua vibrazione, dopo
40 giorni non ne ha più del tutto. Tuttavia la conservazione
in frigorifero rallenta questo processo. Le uova appena
deposte danno 6500 A, sono perciò identiche alle vibrazioni
di una persona sana; la polvere d'uovo, invece, NON contiene
più nulla: è solo cenere morta!.
Utilizzate prodotti integrali, non raffinati dall'industria,
la quale toglie al prodotto appena colto la parte migliore,
per poi elaborarlo e rivenderlo nelle farmacie a prezzi
vertiginosi. Tutto ciò potrà sembrare stupido ma sono cose
che avvengono nella realtà. Ricordate che la Natura produce
tutto ciò di cui avete bisogno. Un detto antico,
trasformato, vi aiuterà a regolarvi: "Cibi e buoi dei paesi
tuoi".
Limitate la carne (anche salumi, pollo e pesce sono carne),
come facevano i nostri nonni che l'assumevano solo a Natale,
Capodanno, Pasqua, ai matrimoni, ai compleanni ed agli
onomastici. Essere quasi vegetariani significa tenere sotto
controllo ogni problema.
Buona norma, al giorno d'oggi, è integrare una sana
alimentazione, con prodotti naturali come le alghe, verdi o
brune, a seconda dei casi. Esse contengono oltre a tutto
anche la Niacina che scioglie i grassi dai tessuti; inoltre
le alghe aiutano l'eliminazione delle scorie in quanto
equilibrano la flora intestinale, disinfiammano la mucosa
gastro intestinale ed aiutano la normalizzazione
dell'equilibrio acido/basico.
E' anche consigliabile utilizzare i seguenti prodotti: germe
di grano, polline di fiori, propoli, miele, lievito di
birra, yogurt naturale, acidulato (aceto) di mele, argilla
per via orale, limone spremuto in acqua. Sono anche assai
validi: estratto di ortica, fieno greco grattugiato e
mescolato ad un po' di miele.
In certi casi può anche essere benefica 1 punta di
cucchiaino da the, di Cloruro di Magnesio sciolto in mezzo
bicchiere di acqua da bere al mattino a digiuno. Questo sale
è contenuto in notevole quantità nel sale marino integrale,
è un ottimo rinforzante del sistema immunitario e tonico del
sistema nervoso e muscolare. E' adatto in tutte le malattie
cosiddette infettive in quanto aumenta notevolmente la
potenza fagocitaria dei globuli bianchi.
I Vegetali Frondosi (1)
Fra le scoperte più importanti, emerse dalle ricerche con il
Neuro-Micrometro, si pone la conoscenza dei grandi benefici
ottenibili dalle fronde dei vegetali. Mentre è da sempre
conosciuto che questi sono "cibi protettivi", non si è mai
considerato il loro apporto all'energia vitale
dell'organismo. Tali vegetali, oltre a possedere un
altissimo livello di energia, sono gli unici alimenti in
grado di bilanciare in modo soddisfacente i pasti a base di
proteine, facendo in modo che il corpo possa assimilare le
medesime senza dover attingere alle energie di riserva. Le
misurazioni fatte, hanno mostrato come le foglie dei
vegetali abbiano un valore energetico maggiore di quello
dello stelo e delle radici. Ciò è dovuto al fatto che le
fronde sono più interessate dai raggi del sole. Siccome la
cottura riduce la vitalità dei vegetali il Dr. Wilson
consiglia di assumere almeno due vegetali crudi insieme ad
uno cotto.
La barbabietola rossa, sedano, senape, kale, lattuga,
indivia, rapa, carota ed erba medica offrono le foglie più
cariche di energia.
CONOSCERE LE CALORIE
Cosa sono e come si misurano
La dietologia ufficiale insegna che quando un cibo viene
ingerito, viene dapprima triturato nella bocca, poi
scomposto nei suoi elementi fondamentali e quindi assorbito
dall'organismo. A questo punto subisce, ad opera
dell'ossigeno, un'ulteriore trasformazione chimica
(ossidazione) che produce calore, come se l'organismo
"bruciasse" in tanti piccoli fuochi i prodotti ingeriti. Il
calore (energia termica o calorie), che un alimento è in
grado di produrre, può essere misurato con una speciale
apparecchiatura di laboratorio. Tale misura viene espressa
in "calorie" (unità di energia termica). Una caloria
corrisponde alla quantità di calore capace di far aumentare
di 1° C la temperatura di 1 litro d'acqua.
Le calorie fornite dai principi nutritivi sono le seguenti:
1 grammo di proteine produce circa 4,5 calorie,
1 grammo di grassi produce circa 9 calorie,
1 grammo di carboidrati produce circa 3,75 calorie,
1 grammo di alcool etilico produce circa 7 calorie.
Il concetto di caloria è incompleto ed ingannevole
Come abbiamo visto più sopra le calorie vengono misurate
facendo bruciare gli alimenti in laboratorio. Questa misura,
pertanto, NON prende affatto in considerazione l'energia che
il corpo deve utilizzare per digerire ed assimilare gli
alimenti. In altre parole la dieta ufficiale ci dice quante
calorie vengono fornite da un certo alimento ma NON ci
informa affatto di quante calorie il corpo deve consumare
per poterlo digerire, assimilare e liberarsi dalle tossine
derivate da tali processi.
Pertanto il concetto di caloria è incompleto e molto
ingannevole. Un pezzo di carne, ad esempio, che teoricamente
fornisce circa 4,5 calorie al grammo, ne consuma
probabilmente altrettante nelle tre ore necessarie per la
sua digestione ed assimilazione. Questo spiega perché alcune
diete si basano sulla carne per far dimagrire.
Il Dr. Wilson, ha verificato che un alimento introdotto nel
corpo umano, si trova in un ambiente assai diverso da quello
in cui viene "bruciato" per valutarne le calorie. Questa
verifica è stato fatta misurando il flusso di energia
nervosa nel corpo prima e dopo pasti composti di vari tipi
di alimenti.
Si è così riscontrato che certi alimenti (vedi più sopra la
classificazione per vibrazioni vitali) costringono il corpo
ad un grande dispendio di energia per poterli utilizzare.
Questa manifestazione energetica ha portato a credere che
gli alimenti in oggetto accrescano l'energia corporea,
mentre è vero il contrario: terminati i processi digestivi
ed assimilativi il corpo si ritrova con le riserve
energetiche diminuite.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1) Dr. A. George Wilson, A New Slant to Diet,
Standard Research Laboratories, 10th, Ave. and Jersey St.,
Dencver, Colorado (U.S.A.), 1960.
2) André Simoneton, Radiations des Aliments,
Le Courrier de Livres, Paris.
3) A. Taum,
G.P. Vanoli, Guida alla salute naturale, pagg. 243-246,
Guide Vanoli, via A. Cesalpino 26/a, 20128 Milano, 1991.
VI SPIEGO PERCHE'
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E' UN VILE di Benny Calasanzio -
FONTE
"Non firmare non significa niente".
Così ha risposto ieri Giorgio Napolitano ad un cittadino che cortesemente e
forse con eccessiva gentilezza lo supplicava di non firmare
lo scudo mafioso. Non firmare in realtà vuol dire molto,
vuol dire moltissimo, o meglio, avrebbe voluto dire
moltissimo. Vuol dire che, per quanto in suo potere, il
Presidente della Repubblica avrebbe fermato, almeno per il
momento, una delle più grandi schifezze del Governo, ossia
uno scudo fiscale che permetterà ai vari Iovine, Zagaria,
Messina Denaro e agli altri capi mafia di far rientrare in
Italia i soldi che avevano prudentemente spedito altrove,
convinti che qualcuno avrebbe potuto perseguirli; nemmeno
loro potevano pensare che in Italia si potesse arrivare a
tanto. Napolitano avrebbe potuto dissociarsi, dire che
questa legge è un favore alle mafie e alle criminalità e
dire, ad alta voce
""Io non ci sto"". E invece ha voluto seguire il motto che
lo ha sempre contraddistinto, ossia
""chi striscia non inciampa"", e ha firmato di sabato, in fretta e
furia, una vergogna di cui deve rispondere anche lui adesso
alla pari del Governo che l'ha proposta. La parte seconda
della Costituzione, nell'ordinamento della Repubblica,
all'articolo 74 spiega una cosa diversa dalla bugia
raccontata al cittadino:
"Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con
messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova
deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge
questa deve essere promulgata.
"Poteva dare uno schiaffo al Governo,
poteva rimandare indietro una vergogna, un pizzo richiesto
alle mafie per finanziare la manovra finanziaria. E invece
non lo ha fatto, e questo è un fatto che può e deve essere
criticato, anche aspramente. Poteva rimandarlo indietro e
non lo ha fatto; e quando qualcuno pur non condividendo
qualcosa la accetta e la legittima, quella si chiama
"viltà"; proprio per questo, in termini, non sbaglia Di Pietro quando parla di
"viltà e
abdicazione". E a riprova che le parole di Di Pietro sono più che condivisibili, ecco
le reazioni del Pd, che dopo le assenze/connivenze ha ancora
il coraggio di fiatare: "L’atteggiamento del Quirinale è
ineccepibile" ha detto Franceschini; "Di Pietro che fa della
legalità la sua bandiera dovrebbe rispettare le istituzioni
democratiche" ha sibilato Massimo D’Alema; "si tratta di un
attacco inaccettabile" ha dichiarato Pierluigi Bersani dopo
aver chiesto il permesso a D'Alema; "Mai più alleanze con
l’Italia dei valori", Vannino Chi? ti, per terminare il
nostro defilee dell'ipocrisia con il "si sta passando il
segno nei toni delle parole e nel merito" della trasparente
e fumante Anna Finocchiaro.
ANNOZERO ... DOPO
LA PRIMA. ...
dal sito di Articolo 21 -
FONTE
Cari
amici, qui sotto vi alleghiamo l’intervento dell’Avvocato
Domenico D’Amati sulla volontà di di intervenire contro
Annozero manifestata dai ministri Scajola e Romani. Come
leggerete le intenzioni del Governo non solo si collocano al
di fuori di ogni prassi istituzionale, ma sono in aperta
violazione dei dettami costituzionali, così come già
stabilito dalla Consulta. Vi chiediamo quindi, come già in
passato abbiamo fatto, di amplificare questo messaggio in
modo che più gente possibile conosca la verità su questa
storia.
Grazie a tutti La redazione di Annozero: il minculpop di
Scajola e Romani contro la Corte Costituzionale di Domenico
d'Amati Il contratto di servizio della RAI non consente
affatto al Governo di svolgere istruttorie sui contenuti di
una trasmissione di informazione, né di chiederne ragione ai
vertici della RAI, né di promuovere l?intervento dell’AGCOM.
L’art. 39 del contratto fa salve le competenze delle altre
istituzioni. Anche di recente, con la sentenza n. 69 del 13
marzo 2009, relativa al caso Petroni, la Corte
Costituzionale ha escluso qualsiasi possibilità di
interferenza governativa sulla gestione editoriale della RAI
ed ha affermato che la Commissione parlamentare di vigilanza
ha il compito di mantenere gli amministratori della
concessionaria al riparo da pressioni e condizionamenti.
Fermo restando che Santoro ha aperto la sua trasmissione a
tutte le voci, va ricordato che nella stessa sentenza della
Corte Costituzionale si legge: “l’imparzialità e
l’obiettività dell’informazione possono essere garantite
solo dal pluralismo delle fonti e degli orientamenti ideali,
culturali e politici, nella difficoltà che le notizie ed i
contenuti dei programmi siano, in sé e per sé, sempre e
comunque obiettivi”.
Quanto alla possibilità di intervento dell’AGCOM in materia,
la stessa RAI l’ha negata, ricorrendo al Tribunale
Amministrativo Regionale nel marzo 2009 contro le misure
sanzionatorie applicate dall?Autorità per i programmi di
Fazio e di Santoro.
L’iniziativa di Scaiola e Romani si presenta quindi come un
tentativo di risuscitare il Minculpop, introducendo nel
nostro ordinamento meccanismi censori contrari alla
Costituzione ed ai trattati europei.
NB:
questo articolo è stato pubblicato dal sito
di Articolo 21 www.articolo21.info
IL TRATTATO DI
LISBONA. ALTRO CHE CAVALIERE. ... di Paolo Barnard -
FONTE
E
così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra
accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare.
Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come
tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della
nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense
fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel
silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo,
nel Sistema come nell’Antisistema.
Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme
Paese che non è l’Italia, governati da gente non
direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da
misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi
sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e
veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo
come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e
molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta
accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla?
Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo
dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano
fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la
Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene
ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una
vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa
neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a
decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le
pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o
se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto
della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o
Emilio Fede.
Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve
riassunto delle puntate precedenti; nel secondo vi spiego il
Trattato di Lisbona in sintesi; nel terzo l’approfondimento
per chi lo desidera.
LE PUNTATE PRECEDENTI
L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione
moderna di un vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel
1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la Comunità
Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità
Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente
commerciale, non politica, ma presto lo divenne: nel 1979
eleggemmo infatti il primo Parlamento Europeo, e fu lì che
prese piede l’idea che questa vecchia Europa poteva dopo
tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre
per fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione
Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una serie di
riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella
dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957 erano
sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27
membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono
secondo regole e principi comuni. Infatti, l’Unione Europea
si è dotata già da anni di una sorta di proprio governo
sovranazionale (che sta sopra ai governi dei singoli Stati
dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei
Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un
organo giudiziario che risponde al nome di Corte di
Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che
viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si
chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di
nazioni che da secoli forma l’Europa, si è lentamente
trasformato in una unione che ha già un suo presidente, un
suo governo, un suo parlamento e un suo sistema giudiziario.
Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila,
poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la
Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena
sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti italiani,
tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha
accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome
dell’essere europei uniti e moderni.
Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio
Continente sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa
Europa degli Stati sovrani poteva, anzi, doveva diventare
gli Stati Uniti d’Europa, ovvero un blocco cementato di
popoli sotto un’unica bandiera, leggi comuni, governo comune
e soprattutto un’economia comune. Una potenza mondiale. Ma
la litigiosità che ci ha sempre caratterizzato come singoli
Paesi, l’individualismo nazionalista, e l’attaccamento
ciascuno alle proprie regole e tradizioni, erano l’ostacolo
fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento
dell’Unione suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda
di leggi europee, regolamenti e sentenze, ancora ciascuna
nazione era ben salda negli interessi di casa propria, e in
quel modo gli Stati Uniti d’Europa erano impossibili da
realizzare. Occorreva qualcosa di unificante, di potente,
più potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa? Una
Costituzione europea in piena regola, con tutto il potere
proprio di una Costituzione.
Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra
Strasburgo, Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001
nell’anonima cittadina belga di Laeken, e decisero:
scriveremo una Costituzione per tutte le genti d’Europa. Fu
fatto, sotto la supervisione dell’ex presidente francese
Valéry Giscard D’Estaing e con la figura in evidenza del
nostro Giuliano Amato. Ma quei burocrati in doppiopetto
fecero un ‘errore’: furono aperti e democratici, cioè
permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti della
nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi
giustamente perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i
francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione in due
referendum, accusando i burocrati europei di aver redatto un
testo scandalosamente ignorante dei temi sociali e
altrettanto parziale a favore dei grandi interessi
economici. In altre parole: con quella Costituzione, gli
Stati Uniti d’Europa sarebbero diventati il parco giochi dei
falchi miliardari e terra dolente per le persone comuni, per
me e per voi e per i vostri figli.
Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro
sponsor nelle corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle
loro Mercedes blindate a suon di voti franco-olandesi, essi
decisero la momentanea ritirata, ma non la resa. Infatti, la
mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi
giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe
Grillo, ventisette capi di governo europei si riunirono a
Lisbona e decisero: ci si riprova, ma stavolta col cavolo
che permetteremo ai cittadini di esprimere un parere. Nacque
così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato in
segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente
impossibili da leggere, e segretamente persino peggiore
della defunta Costituzione. Nel Trattato è sancito il nostro
futuro con mutamenti così sconvolgenti da lasciare a bocca
spalancata. La mia e la vostra vita, quella dei vostri
figli, viene destinata lungo corsie d’acciaio che se
definitivamente ratificate saranno quasi impossibili da
mutare. Ma quelle corsie dove portano? Al nostro interesse
di persone? Al nostro benessere? Alla nostra pacifica
convivenza? Ce l’hanno chiesto? Abbiamo voce in capitolo?
No, nessuno ce lo ha chiesto e voi non ne sapete nulla.
IL TRATTATO DI LISBONA IN SINTESI
E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che
non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è
formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole già
in essere per un totale di 2800 pagine. E’ stato fatto in
quel modo con intento truffaldino e anti democratico, come
spiego fra poco. Se ratificato da tutti gli Stati, esso
diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura
per la nascita di un super Stato d’Europa, come gli Stati
Uniti d’America, con una Presidenza, con un governo
centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario. Questo
super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi
odierna nazione europea. Tutti noi europei diverremo
cittadini di quello Stato e soggetti più alle sue leggi che
a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo la
cittadinanza presente (italiana, tedesca ecc.). Infatti le
leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno
vincolanti sulle nostre leggi nazionali, e saranno persino
più forti della nostra Costituzione. Ma al contrario degli
Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che
noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre
l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri veri
rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi,
né adottarle o bocciarle da solo. Potrà solo contestarle ma
con procedure talmente complesse da renderlo di fatto
secondario. Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri
enormi a istituzioni che nessun cittadino elegge
direttamente (Consiglio Europeo che sarà la presidenza –
Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà
l’esecutivo – Corte di Giustizia Europea, che sarà il
sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di
far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU. I
poteri di cui si parla avranno principi ispiratori
pericolosamente sbilanciati a favore del business, con poca
attenzione per i bisogni sociali dei cittadini. Tutto il
cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato di Lisbona (lavoro,
salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…) è
miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono
sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo
degli affari. Dovete ricordare mentre leggete queste righe,
che stiamo parlando di un Trattato che potrebbe molto presto
ribaltare la vostra vita come nulla da 60 anni a questa
parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi
indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale,
sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia
interpellati. Come sarà questa nuova esistenza? Migliore, o
un salto indietro nella qualità di vita? Saremo più liberi o
più schiavi degli interessi delle elite di potere? Anche nel
Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà
un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che
emetterà sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali
e sulle leggi che ci regolano; la Corte sarà superiore in
potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero di
Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da
burocrati che nessuno di noi ha scelto. Come interpreteranno
i nostri diritti di uomini e di donne? Ci hanno
interpellati?
Ed è qui il punto. Un Trattato col potere di ribaltare tutta
la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in
modo da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca
solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il 2
ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da
noi, e volutamente di nascosto. Questo poiché una versione
simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con
simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005,
proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle
lobby di potere europee e negligente verso i cittadini.
Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi politici
europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza
capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle
Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la
stanno facendo passare in segreto dietro le nostre spalle.
Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore,
che come ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti
gli Stati, dunque anche su questa arretrata e cialtrona
Italia, e limitatamente a ciò per noi non sarebbe un male.
Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è
tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni
e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a
lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato
alle persone d’Europa e da queste giudicato con i
referendum. Pena la possibilità di un futuro molto, ma molto
più gramo di quello che qualsiasi Cavaliere potrà mai
regalarci.
L’APPROFONDIMENTO
Cosa è.
Il Trattato di Lisbona (di seguito chiamato il Trattato) non
è una Costituzione europea, ma ne mantiene esattamente tutti
i poteri. Esso non è neppure un trattato in sé, visto che
nella realtà si tratta di una colossale mole di modifiche
apportate ai due trattati fondamentali della UE, che sono:
il Trattato dell’Unione Europea (TEU) e il Trattato sul
Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU). Ad essi viene
aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Ogni singolo
articolo del Trattato, inclusi gli annessi e i protocolli,
assume una forza enorme, spessissimo sovranazionale, cioè
più potente di qualsiasi legge nazionale degli Stati membri
della UE.
L’astuzia e l’inganno.
L’intera opera è stata architettata in modo da essere
incomprensibile e letteralmente illeggibile dagli esseri
umani ordinari, inclusi i nostri politici. In totale si sta
parlando di 329 pagine di diversi e disconnessi emendamenti
apportati a 17 concordati e che vanno inseriti nel posto
giusto all’interno di 2800 pagine di leggi europee. Questo
labirinto non è accidentale. Come spiega il parlamentare
europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano
pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato
approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a
referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza
sporcarsi le mani con i loro elettori”. Il nostro Giuliano
Amato ribadì il concetto appieno, in una dichiarazione
rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma
Europea a Londra il 12 luglio del 2007: “Fu deciso che il
documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato
costituzionale (evitando in tal modo i referendum, nda)…
Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni
per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che
c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata
nel 2005, nda)”. (fonte: EuObserver.com). Il sigillo a
questo tradimento dei principi democratici fu messo dallo
stesso Valéry Giscard D’Estaing in una dichiarazione del 27
ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea: “Il Trattato è
uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è
differente, per evitare i referendum”. I capi di Stato erano
concordi questa volta: no al parere degli elettori, no ai
referendum.
In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8
agosto del 2008 (già la data la dice lunga), senza alcun
pubblico dibattito, senza prime serate televisive, e senza
che fosse letto dai parlamentari votanti. Nel resto d’Europa
le cose non sono andate meglio, data la natura semi
clandestina del Trattato e la specificata intenzione di
nasconderlo agli elettori. Ma in Irlanda è successo qualcosa
di particolare. Lo scomparso politico Raymond Crotty
denunciò la procedura presso la Corte Suprema del Paese, ed
ottenne modifiche tali da imporre all’odierno premier Brian
Cowen un referendum popolare finale sul Trattato (uno già ci
fu nel 2008), che si terrà il 2 ottobre di quest’anno. Si
tenga presente che un no irlandese affonderebbe anche questa
impresa.
Preciso, ma poi continuo.
Una precisazione è di dovere a questo punto. Ciò che è sotto
accusa non è il processo di armonizzazione dei popoli
europei, né la possibilità di fonderci in un grande Paese
federale europeo alla stregua degli Stati Uniti, né il fatto
di avere una Costituzione e leggi comuni in sé. Anzi, per
una nazione di cittadini cialtroni e incivilizzabili come
l’Italia, il ‘bastone e la carota’ dell’Unione potrebbero
essere l’unica speranza di rimanere all’interno del circolo
dei Paesi evoluti, e di non sprofondare del tutto nei
Bantustan del mondo cui oggi apparteniamo (non per colpa di
Berlusconi, ma nostra). Ciò che invece è gravissimo, è
rappresentato dal fatto che un cambiamento di portata
storica come sarebbe la nascita degli Stati Uniti d’Europa e
la perdita del 90% della nostra autodeterminazione come
popoli singoli, sta avvenendo secondo principi politici,
economici e sociali che nessuno di noi conosce, che nessuno
di noi ha discusso o votato. E un’analisi attenta del
Trattato ci dice che quei principi sono pericolosamente
contrari ai nostri interessi di persone comuni. Ci stanno
riscrivendo la vita, nientemeno, e ci potremmo svegliare fra
pochi mesi in un mondo che non abbiamo scelto e che ci
potrebbe costare lacrime e sangue. Senza ritorno. Altro che
“regime dello psiconano”.
Il potere al super Stato, e gli Stati odierni esautorati.
Il Trattato crea le basi legali per la nascita di un grande
Stato unico europeo con poteri sovranazionali a tutto campo,
cioè con leggi che saranno superiori a qualsiasi legge degli
Stati membri (dichiarazioni 17 & 27). Questi poteri del
nuovo super Stato d’Europa saranno estesi a 68 nuovi settori
dove oggi gli Stati singoli hanno la possibilità di veto,
che sarà perduta. Il Trattato sottolinea il ruolo
subordinato dei Parlamenti nazionali nella nuova Europa,
dove essi dovranno fare gli interessi dell’Unione prima che
i propri (Art. 8c, TEU). Nel Consiglio Europeo, che sarà la
sede della presidenza del nuovo super Stato, i partecipanti
di ciascuna nazione dovranno rappresentare l’Unione presso
gli Stati membri, piuttosto che rappresentare gli Stati
membri presso l’Unione come accade ora. Essi poi, dovranno
“interpretare e applicare le loro leggi nazionali in
conformità con quelle dell’Unione”. La Commissione Europea
assieme al Consiglio dei Ministri sarà l’esecutivo del super
Stato d’Europa. Vi sarà come oggi un Parlamento e la Corte
di Giustizia Europea sarà il sistema giudiziario.
Nel capitolo immigrazione le cose staranno così: la nuova
Unione avrà frontiere esterne comuni, e deciderà a
maggioranza chi potrà entrare e risiedere nei nostri
territori, mentre i singoli governi perderanno il potere di
decidere su ciò. Di nuovo, nessuno di noi cittadini potrà
influenzare i criteri di quelle politiche, che potranno
essere troppo permissive oppure disumane.
Si comprende già da questi primi aspetti del Trattato in
quale misura drastica i poteri che oggi appartengono ai
governi e ai Parlamenti che eleggiamo saranno trasferiti al
nuovo super Stato europeo. Non è eccessivo dichiarare che
siamo sulla strada per rendere Montecitorio e Palazzo Madama
delle marginali rappresentanze di facciata. Le uniche aree
dove ancora i Paesi europei manterrebbero autonomia
decisionale sono la politica estera comune e la sicurezza.
L’europarlamentare danese Jens-Peter Bonde ha dichiarato:
“Non ricordo un singolo esempio di legge nazionale che non
potrà essere influenzato dal Trattato di Lisbona”.
Dunque, super leggi vincolanti. Ma chi le farà?
Sarebbe naturale pensare che nei nuovi Stati Uniti d’Europa,
verso i quali il Trattato ci spinge, saranno i
rappresentanti eletti dal popolo a fare le leggi, come
ovvio. Invece no. Il potere legislativo del nuovo super
Stato, come accade già oggi nella meno vincolante UE, sarà
ad esclusivo appannaggio di 1) La Commissione Europea che
proporrà le leggi, ma che non è direttamente eletta da noi,
2) Il Consiglio dei Ministri che voterà le leggi, neppure
esso direttamente eletto dai cittadini. Tenete presente che
il ruolo del Consiglio è quasi un proforma, poiché funge
praticamente da timbro alle leggi proposte dalla
Commissione, visto che solo il 15% di esse viene discusso
dai Ministri, e questo non cambierà col Trattato. Insomma,
la Commissione Europea non direttamente eletta diverrà
potentissima. Tutto ciò è grave. Il Trattato, inoltre, darà
alla Commissione un elevato potere di legiferare per
decreto, e le sue decisioni saranno persino vincolanti sulle
Costituzioni dei Paesi membri. E così le leggi che
potrebbero condizionale tutta la nostra vita futura saranno
pensate da circa 3000 gruppi di lavoro della Commissione
composti da oscuri burocrati che, ribadisco, nessuno ha
eletto. Inoltre, questa istituzione non avrà più un
Commissario per ogni Stato membro, ma solo due terzi dei
Paesi saranno rappresentati a ogni mandato, per cui potrà
accadere che una legge sovranazionale e vincolante
cancellerà di fatto una legge italiana senza che neppure un
italiano l’abbia discussa o pensata.
E allora il Parlamento Europeo? Il Parlamento Europeo non ha
e non avrà alcun potere di proporre le leggi né di adottarle
o di bocciarle da solo, non potrà votare sul PIL dell’Unione
né sulle tasse, e sarà escluso del tutto dal deliberare su
21 settori essenziali su un totale di 90, anche se la sua
sfera di competenza è stata estesa ad un numero maggiore di
aree. Ciò che ho appena affermato sembra una contraddizione,
ma non lo è. Infatti, il Trattato da una parte taglia le
gambe al Parlamento (i 21 settori da cui viene escluso), e
dall’altra gli dà un contentino (ampliamento aree di
competenza), che contentino è visto che nel secondo caso i
parlamentari potranno solo decidere ‘assieme’ al Consiglio
dei Ministri, dunque non da soli come accade in tutte le
democrazie del mondo. Oltre tutto, se anche i nostri eletti
rappresentanti in Europa si impuntassero per contestare le
leggi della Commissione, avrebbero una vita durissima. Il
Trattato stabilisce in quel caso che: se i parlamentari
vogliono contestare una legge proposta dalla Commissione
dovranno ottenere una maggioranza qualificata nel Consiglio
dei Ministri (cioè il 55% degli Stati) o una maggioranza
assoluta di tutti i deputati europei. Si avrebbe così il
paradosso di politici regolarmente eletti che devono
sgobbare per contestare le decisioni di un ‘governo’ che
nessuno ha eletto. Già oggi la Commissione si può permettere
di snobbare persino i parlamenti nazionali degli Stati
membri, come dimostra il fatto che fra il settembre 2006 e
il settembre 2007 questi ultimi avevano spedito a Bruxelles
ben 152 bocciature di leggi proposte dalla Commissione, col
risultato di essere ignorati nel 100% di casi.
Un’ultima stortura insita nell’impianto legislativo europeo
si chiama Principio di Sussidiarietà. Stabilisce che nel
caso di non chiarezza su chi deve fare che cosa fra l’UE e
gli Stati membri, il diritto di agire ricade su chi
garantisce la maggiore efficienza. Ma che significa? E chi
stabilisce che cosa sia efficiente per noi persone? Ve
l’hanno mai chiesto? Ce lo chiederanno?
Il quadro che emerge dal progetto del Trattato vede in primo
piano il macroscopico e sproporzionato potere della
Commissione Europea, che, bisogna ricordarlo ancora, nessuno
di noi elegge. Pensate che occorrerà un terzo dei Parlamenti
nazionali europei per, non dico bloccare le proposte della
Commissione, ma per ottenere che essa le riconsideri, senza
alcun obbligo di altro. Nel frattempo, i Parlamenti
nazionali perderanno ben 68 poteri di veto in Europa. Una
esautorazione immensa, che, a prescindere dai meriti,
nessuno di noi cittadini ha votato e approvato.
Cittadini… di che?
Siamo italiani, tedeschi, olandesi o spagnoli, ma col
Trattato diventeremo “in aggiunta” cittadini del super Stato
d’Europa (Art. 17b.1 TEC/TFU). Attenzione qui: finora, le
regole della UE stabilivano che noi eravamo cittadini
europei “come corredo” alla nostra cittadinanza nazionale.
Il termine “aggiunta” è usato nel Trattato per esprimere una
doppia nazionalità a tutti gli effetti, con però un
gigantesco ma: dovete sapere che i diritti e i doveri di
questa nostra nuova nazionalità saranno superiori a quelli
stabiliti dalle nostre leggi nazionali in ogni caso dove vi
sia un conflitto fra di essi, e questo per la sancita
superiorità delle leggi dell’Unione rispetto a quelle
nazionali e persino rispetto alle nostre Costituzioni. Al di
là del merito, è inquietante sapere che potremmo essere
obbligati a fare cose non previste dalle nostre leggi, senza
aver avuto alcuna voce in capitolo, come al solito.
In campo internazionale.
Il Trattato creerà uno Stato superiore agli Stati membri
esattamente come gli Stati Uniti sono superiori ai singoli
Stati americani. Esso avrà il potere di firmare accordi
internazionali con altri Paesi del mondo, e questi accordi
saranno vincolanti su ogni Paese membro anche se i suoi
parlamentari sono contrari, e avranno precedenza sulle sue
leggi. Avrà il potere di entrare in guerra come Europa e
senza l’autorizzazione dell’ONU, lasciando ai singoli Stati
il solo potere di “astenersi costruttivamente” (che
significa poi collaborazionismo), e imporrà inoltre agli
Stati membri un aumento delle spese militari. Il Presidente
della nuova Unione non sarà eletto dal popolo come negli
USA, ma potrà rappresentarci nei rapporti con Paesi cruciali
come l’America, la Russia o la Cina, che non dialogheranno
più con i nostri attuali governi su una serie di importanti
affari internazionali.
I padroni del vapore.
Uno dei motivi per cui i francesi e gli olandesi bocciarono
la Costituzione europea nel 2005, fu che essa magnificava i
diritti del business lasciando le briciole ai diritti dei
cittadini. Quella Carta fu infatti definita “socialmente
frigida”. Il Trattato di Lisbona non altera in alcun modo
questo stato di cose, ed è grave. Il problema, gridarono
allora i detrattori della Costituzione, era che essa sanciva
con forza il principio economico della “libera concorrenza
senza distorsioni”, un principi che all’orecchio del profano
può anche suonare giusto, ma che nel gergo delle stanza dei
bottoni di tutto il mondo significa: privatizzazioni
piratesche (ovvero svendite a poche lire ai privati) di
tutto ciò che fu edificato con le nostre tasse, speculazioni
selvagge nel commercio, precarizzazione galoppante del
lavoro e dei diritti di chi lavora, tagli elefantiaci alle
nostre tutele sociali e poi… ipocrisia sfacciata, con la
notoria regola del ‘capitalismo per i poveri e socialismo
per i ricchi’. Cioè: meno salvagenti sociali alla
popolazione, ma poi ampi salvataggi di Stato quando è il
business a finire nei guai. Infine, la ‘libera concorrenza
senza distorsioni’ applicata al commercio europeo significa
nessuna tutela di Stato nei Paesi svantaggiati ma
sovvenzioni statali miliardarie per le economie opulente dei
Paesi ricchi.
Quindi, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ sarà di
nuovo sancita nero su bianco dal Trattato, nonostante fosse
stata bocciata nella Costituzione. La si trova infatti in
una dichiarazione vincolante del Protocollo 6. Come dire:
ciò che fu cacciato dalla porta di casa, rientra dalla
finestra. Ma c’è molto altro.
Il Trattato, per esempio, dà priorità all’aumento della
produzione agricola europea che già oggi è sovvenzionata
dall’Unione a suon di 1 miliardo di euro al giorno, ma non
spende una parola sulle condizioni di lavoro dei braccianti
né sull’impatto ambientale dell’espansione di quel settore,
che è fra i più inquinanti del mondo (idrocarburi,
pesticidi, consumo acqua…). Ancor più grave è il capitolo
del Trattato sul diritto di sciopero, dove si prevede un
assoluto divieto se esso ostacola “il libero movimento dei
servizi”, una clausola che sarà aperta a interpretazioni
selvagge; scioperare sarà altrettanto vietato quando colpirà
un’azienda straniera che paga salari da miseria in Paesi
europei dove il salario medio per lo stesso lavoro è del
doppio; si immagini a quali sfruttamenti si andrebbe
incontro, col corredo di gravi instabilità e tensioni
sociali. Infine, diventa illegale pretendere nei pubblici
appalti il rispetto di alcune contrattazioni salariali già
acquisite, altra voragine. In tema di salute, il Trattato ha
in serbo un pericolo non minore: il capitolo sui diritti del
paziente è inserito fra le regole del Mercato Interno, e non
in quelle dedicate alla sanità. Innanzi tutto questo
significa che per decidere sui diritti di noi ammalati
(perché lo saremo tutti nella vita) sarà necessaria solo la
maggioranza qualificata dei voti e non l’unanimità, ma
soprattutto spaventa trovarsi da ammalati nell’ambito del
Mercato, che con la salute non ha proprio nulla a che
vedere, come già sappiamo drammaticamente dalla nostra vita
quotidiana.
Verremo privati anche del diritto di favorire certi settori
della nostra economia anche se chiaramente svantaggiati. Se
uno Stato membro deciderà di offrire un trattamento di
favore ai propri cittadini in certi aspetti del vivere
comune, potrà essere sanzionato. Se deciderà di aumentare
l’occupazione pubblica a spese dello Stato per superare una
crisi occupazionale (alla New Deal di Roosevelt) sarà
sanzionato. La Banca Centrale Europea (BCE) ha il potere di
imporre a tutti la stabilità dei prezzi a scapito della
piena occupazione. E la BCE sarà arbitro assoluto e
incontrastabile delle politiche monetarie, che non di rado
significano per noi cittadini indebitati lacrime e sangue
(mutui, tassi ecc.). Il Trattato non prevede alcun
meccanismo per ridistribuire la ricchezza fra i cittadini
ricchi e quelli in difficoltà all’interno dell’Unione; non
prevede una politica comune in tema fiscale, salariale e
sociale. Non prevede infatti alcun metodo per finanziare il
già misero Capitolo Sociale del nuovo super Stato europeo,
poiché fra le migliaia di articoli pensati con oculatezza,
guarda caso manca proprio quello che armonizzi le politiche
fiscali/monetarie/economiche con quelle sociali. Guarda
caso.
Scorrendo queste righe, risulta chiarissimo il perché i
bravi francesi e olandesi hanno bocciato queste stesse
regole quando furono presentate nella Costituzione europea.
Qui di sociale c’è poco più del nome. E il sociale è la rete
di sicurezza nella mia e nella tua vita di tutti i giorni.
La Giustizia. I Diritti.
In questo settore, il Trattato adotta appieno la Carta dei
Diritti Fondamentali, che diventa vincolante per tutti i
cittadini del nuovo super Stato d’Europa (Art.6 TEU). Chi
deciderà interpretando di volta in volta questi diritti con
potere unico sarà la Corte di Giustizia Europea con sede nel
Lussemburgo. Infatti, secondo le regole già spiegate in
precedenza, anche qui le decisioni della Corte avranno
potere sovranazionale e dunque saranno più forti di
qualsiasi legge degli Stati membri. Esse poi avranno potere
di condizionare ogni singola legge esistente nella UE. Ma
chi impedirà alla Corte di interpretare un diritto odierno
di un singolo Stato membro in senso più restrittivo? Vi do
un esempio: in Svezia, una legge permette ai burocrati di
Stato di fare ‘soffiate’ ai giornalisti, per cui il governo
non può pretendere che il reporter sveli poi le fonti di uno
scandalo pubblicato. Se la Corte decidesse che ciò è
illegale, addio avanzatissima legge svedese. E vi ricordo
che quando il collega tedesco Hans-Martin Tillack fu
arrestato per aver denunciato lo scandalo Eurostat (fondi
neri dell’agenzia di statistica della UE), la Corte di
Giustizia Europea approvò l’arresto.
Ma chi nomina quei giudici? Nessuno dei cittadini europei, è
la risposta. Li eleggono i governi, e questo li rende di
fatto a loro soggetti. In altre parole, le sentenze sui
nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci governano
saranno nelle mani di magistrati del tutto fuori dal nostro
controllo e secondo leggi, non lo si dimentichi, fatte da
burocrati non eletti. Questo prevede il Trattato di Lisbona,
all’apice di almeno duemila anni di giurisprudenza
‘moderna’. Inoltre, ciò che viene deliberato in seno alla
Corte di Giustizia Europea avrà precedenza su quanto
deliberato dalle nostre Corti Supreme, Cassazione, e da
altre Alte Corti europee. Essa ha il potere persino di
influenzare la tassazione indiretta (IVA, catasto, bolli
ecc.).
Tutto questo è improprio, irrispettoso del diritto dei
cittadini di decidere del proprio vivere, visto che siamo e
ancora rimaniamo in teoria gli arbitri finali delle
democrazie. Qui siamo completamente messi da parte,
ingannati e manipolati, con rischi futuri colossali a dir
poco. Ma il realismo di cittadino italiano mi impone di
aggiungere un altro distinguo. In un Paese come il nostro
dove la nostra inciviltà ha portato in Parlamento dei
bifolchi subculturati e violenti come i seguaci di Bossi e
altri, il fatto che in futuro gli articoli della Carta dei
Diritti Fondamentali e del Trattato di Nizza (diritti di
prima, seconda, terza e quarta generazione; dignità umana;
minoranze; diritti umani; no pena di morte; diritti
processuali ecc.) saranno vincolanti in Italia potrebbe
essere la salvezza, nonostante i pericoli che ho delineato.
E queste considerazioni mi portano a dire che la critica al
Trattato di Lisbona fatta dalla prospettiva italiana è un
affare ambiguo, poiché se è vero che quel Trattato potrà da
una parte travolgere in negativo le nostre vite e
drammaticamente il futuro dei nostri figli, è anche vero che
certa barbarie e mediocrità a tutto campo degli italiani
rendono impossibile capire dove sia la padella e dove la
brace, ovvero se ci farà più male entrare nell’Europa di
Lisbona o rimanere l’Italia sovrana di oggi. La risposta
sarebbe né l’una né l’altra, certo, ma il rischio per noi
italiani di combattere e vincere la battaglia contro
l’inganno del Trattato, è poi di ritrovarci qui a soffocare
nella melma italica senza neppure l’Europa a mitigarla.
Questo va detto per onestà.
Conclusione.
Se ripercorrete i capitoli principali che vi ho esposto, non
potrete non rendervi conto che come sempre i grandi giochi
che regoleranno ogni futuro atto della vostra vita di
cittadini si decidono altrove e in segreto, mentre nessuno
nell’Italia che protesta contro il secondario berlusconismo
vi aiuta a capire cosa e chi veramente aggredisce la
democrazia, e chi veramente tira le fila della vostra
esistenza. E’ scandaloso che si sia pensato agli Stati Uniti
d’Europa come a un colosso di potere in mano a oscuri
burocrati non eletti e massicciamente sbilanciati verso il
business, con le briciole lasciate a quel fastidioso
‘intralcio’ che si chiama popolo. E il tutto di nascosto.
Questa macchina va fermata e la parola va restituita a noi,
i cittadini, attraverso i referendum, come accade in
Irlanda. Il Trattato di Lisbona pone 500 milioni di esseri
umani in bilico fra due possibilità: un dubbio progresso, o
la probabile caduta in un abisso di dominio degli interessi
di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre
meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi
persone.
Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a
discutere di Tarantini, di Papi, di “farabutti” e di “psiconani”.
Giustamente.
Le fonti di questo articolo:
- Il Trattato di Lisbona,
FONTE
- From the EU Constitution to the Lisbon Treaty.
The revised EU
Constitution analysed by the Danish member of the two
constitutional Conventions, Jens-Peter Bonde.
- The Treaty of contempt Robert Joumard, Michel Christian
and Samuel Schweikert (Commission for European Integration,
Attac Rhône) September 7, 2007
- An analysis of the Lisbon Treaty by Prof. Anthony Coughlan,
The Brussels Journal. European and constitutional law by
Anthony Coughlan, Secretary of the National Platform EU
Research and Information Centre, 24 Crawford Avenue, Dublin
9, Ireland.
- The Reform Treaty: Treaty of Lisbon: di Giuseppe Bronzini
– Magistratura Democratica,
da Budgeting for the Future, Bulding Another Europe,
Sbilanciamoci 2008.
- From Constitution to Reform, or from bad to worse. Susan
George – Chair of the Transnational Institute.
INFLUENZA SUINA:
GARATTINI, SU VACCINO PRESSIONE DELLE AZIENDE...
Articolo di Manuela Correra, tratto dal sito dell'Ansa
Garattini: la vaccinazione al momento non è necessaria
ROMA - Lo dice senza mezzi termini il farmacologo Silvio
Garattini: se il virus A/H1N1 della nuova influenza non
muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto
allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal
governo italiano e da quelli di molti altri paesi "non è
necessaria". Una corsa al vaccino, quella determinatasi
nelle ultime settimane - mentre i vari colossi farmaceutici
impegnati nella produzione si preparano ad avviare la
sperimentazione clinica sull'uomo da agosto - che Garattini
considera quanto meno eccessiva. Tutto si basa, dice in una
intervista all'ANSA, su "ipotesi, di cui non si sa se siano
vere o meno".
Perplessità, dunque, sulla reale opportunità ed efficacia
dei piani di vaccinazione di massa. Ma non solo. Dietro
quella che l'esperto definisce, appunto, una "corsa", si
cela altro. Si celano, afferma, enormi interessi economici.
Ed anche questo Garattini lo dice in modo chiaro: "Al
momento c'é, certamente, una grande pressione da parte delle
industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse
economiche". Un'opinione fuori dal coro, quella del
direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario
Negri di Milano, che invita anche a un'ulteriore
riflessione: l'attenzione è tutta sulla nuova influenza e
"si dimenticano - denuncia - le altre tragedie sanitarie in
atto" come l'Aids e la malaria.
- C'E' ALLARMISMO, QUESTO E' UN VIRUS MITE - Il virus
A/H1N1, ha spiegato Garattini già nelle scorse settimane,
"ha una virulenza mite. Bisogna informare, ma il pericolo -
sostiene - é per quelli che vengono dalle zone colpite".
Quanto ai farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di
contagio, come il Tamiflu, Garattini rileva che "in realtà
l'attività del farmaco è poca. Nell'influenza normale si
risparmia un giorno di malattia su cinque o sei. Però -
avverte - ci sono effetti collaterali. Non è che si faccia
un grande affare a prenderlo".
- SE VIRUS NON MUTA VACCINAZIONE DI MASSA NON SERVE - Se il
virus A/H1N1 manterrà il livello di virulenza attuale con la
bassa aggressività clinica sinora registrata, "non c'é la
necessità di vaccinare tutta la popolazione" ma, afferma
l'esperto, "sarebbe piuttosto opportuno valutare l'ipotesi
di vaccinare solo gli operatori sanitari".
- L'OMBRA DEGLI INTERESSI DELLE AZIENDE - "Certamente - ha
detto Garattini - c'é una grande pressione da parte
dell'industria, che ne trarrà molte risorse economiche".
Infatti, "solo fra alcuni mesi si potrà vedere se è
veramente necessario questo quantitativo di vaccino in
produzione oppure no. Ma se il virus rimane quello che è al
momento, allora non ci sarà bisogno di vaccinazioni di
massa".
- ANCHE SE VIRUS MUTASSE NON E' DETTO VACCINO FUNZIONI - Se
invece il virus dovesse mutare, ha avvertito Garattini, "non
è detto che il vaccino in produzione sia in grado di
proteggere". Dunque, "realisticamente - ha commentato -
quello che andrebbe fatto in questo momento è cercare di
diminuire le possibilità di infezione, controllando le
frontiere e invitando la gente ad evitare luoghi a rischio e
affollati e ad adottare strette misure igieniche".
- SI DIMENTICANO TRAGEDIE VERE - Il punto, avverte, "é che
si sta focalizzando l'attenzione solo sulla nuova influenza,
dimenticando le altre emergenze sanitarie in atto, a partire
dall'Aids". Al momento, ha concluso Garattini, "non siamo di
fronte a un reale pericolo e il numero di contagio da virus
A/H1N1 nel mondo, sebbene in crescita, resta comunque
inferiore a quello relativo a una normale influenza
stagionale".
Guarda l'intervista a Giorgio
Rosso sull'influenza suina
I PESTICIDI
CONTAMINANO ORTI E CASE... tratto da l’Adige, Guido Smadelli - 19 agosto 2009
Rilevate
presenze di residui in 12 punti su 13 Nei campioni anche 6
principi attivi nocivi l’Adige, Guido Smadelli - 19 agosto
2009
VAL DI NON - «Abbiamo rilevato 13 campioni in vari punti
della valle. In 8 diversi comuni dell’area dove viene
praticata la frutticoltura intensiva. In 12 campioni sono
stati rinvenuti residui di principi attivi, ed ogni singolo
campione conteneva da 2 a 6 principi attivi diversi, in
buona parte nocivi, qualcuno addirittura tossico».
Sergio Deromedis, del «Comitato per il diritto alla salute» della Val di Non, ricorda che
analoghe analisi erano state compiute
un anno fa, in 10
punti, in 8 dei quali erano state rilevate presenza di
residui.
Oggi si è a 12 su 13. «Quindi la situazione è peggiorata»,
afferma deciso Deromedis, affiancato da
Virgilio Rossi e Raffaella
Mottes, altri componenti del comitato.
I campioni sono stati ovviamente rilevati da un tecnico
abilitato ed esperto, ed analizzati in un laboratorio fuori
regione: un monitoraggio su aree private e pubbliche per
verificare la possibile presenza di residui fitosanitari.
Analisi che – va precisato – sono state sostenute dal
comitato: costate 2.880 euro (spesa sostenuta in parte da
Cassa rurale Alta Val di Sole e Peio, Volksbank di Cles e
Centro sociale Bruno), sui campioni prelevati il 29 maggio
scorso.
«Purtroppo non c’è alcun controllo sulla contaminazione
delle proprietà private», considera Sergio Deromedis. «Sono
state compiute analisi ambientali sulle polveri, che ci sono
dappertutto»; aggiunge Raffaella Mottes.
Problema è che le ordinanze spesso ci sono, ma sono pochi i
controlli.
«Ed è vergognoso», affermano i componenti del comitato, «che
un gruppo di persone di una ventina di elementi, sostenuti
dalle oltre mille firme raccolte, si debba far carico,
autofinanziandosi, di compiere le analisi». Le ordinanze ci
sono, incalzano i nostri interlocutori, ma non vengono
rispettate e non sono sufficienti. «Si dice niente
irrorazioni con atomizzatore a 50 metri, ma a 70 metri si
accerta la presenza di residui. Il minimo di fascia di
rispetto dovrebbe essere di 100 metri». Perché dalle analisi
risulta evidente un fatto: residui di principi attivi sono
stati trovati dentro le abitazioni. «Si dorme nei
pesticidi».
«Il discorso è che noi queste sostanze non le vogliamo né
nell’orto, né in giardino, né sul balcone, né in casa»,
viene affermato. E mentre un anno fa nei campioni rilevati
c’erano in media 2 residui di principi attivi, quest’anno la
media sale a 3,7. «I motivi sono tre», spiega Sergio
Deromedis. «Innanzitutto il non rispetto delle regole e gli
scarsi controlli. Quindi i meli troppo vicini a strade ed
abitazioni senza che vi sia protezione alcuna, mentre ad
esempio nel famoso protocollo agricolo si parla
espressamente di siepi, ma quelle esistenti vengono tolte
per far posto a nuovi meleti. Infine, l’uso eccessivo della
chimica in Valle di Non».
Da studi ufficiali a livello nazionale risulta che in
provincia di Trento vengono usati annualmente 2,5 milioni di
chilogrammi di antiparassitari, l’equivalente di 50-60
chilogrammi ad ettaro. Un record nazionale assoluto, ben al
di sopra di altre regioni dove si grida all’allarme per il
limite di guardia, per cifre infinitamente meno
significative. «Peraltro», concludono i componenti del
comitato presenti all’incontro con
l’Adige, «va ricordato come l’Istituto agrario nel 2008 abbia “consigliato” ben 37
trattamenti…»
MAI SENZA
OCCHIALI...
di Giovanni Rishi Gatti
«Solo il 60% degli italiani usa gli occhiali da sole in
estate, tutti gli altri sembrano poco interessati alla
salute degli occhi». Cosí attacca un articolo di Paola
Trombetta su “Io Donna”, il femminile del Corriere della
Sera, riportando una indagine di una sedicente “Commissione
Difesa Vista” che molto allarmatamente denuncia, nelle
parole di Francesco Loperfido (sic) del Servizio di
Oftalmologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano:
«L’esposizione ai raggi solari […] può causare infiammazione
della cornea e favorire malattie degenerative come cataratta
e maculopatie. […] Gli occhiali da sole sono indispensabili,
anche quando il cielo è nuvoloso: l’80% delle radiazioni UV
passa attraverso le nubi». L’invito è quindi quello di
colmare la grande lacuna del 40% degli italiani che ancora
mostrano una qualche residuità di intelligenza, per
convincerli a correre súbito ai ripari, senza ovviamente
recarsi presso le bancarelle dei cinesi per strada bensí dal
proprio ottico di fiducia, che saprà consigliare la giusta
gradazione, il giusto colore, la giusta prolarizzazione, e
il giusto suo guadagno dalla vendita di questi oggetti
terribili, che già nel 1928 il
Dott. Bates aveva
definito letteralmente “ingiuriosi”.
Il lettore mi perdonerà se uso questo spazio per dilungarmi
ancora su questi disgustosi argomenti, ma è capitato che
leggessi l’articolo di cui sopra dopo aver passato cinque
magnifiche giornate all’aperto nelle fantastiche strutture
ricettive della “Tenuta
Monte Volparo” in Umbria (www.montevolparo.com)
dove l’Associazione
Vista Perfetta (www.vistaperfetta.it) ha
organizzato e svolto un Gruppo di Studio Residenziale per
l’approfondimento della Cura della Vista Imperfetta secondo
i metodi naturali del Dott. Bates, sfruttando al massimo la
possibilità di
esercitarsi e riposarsi con le tabelle di
controllo di Snellen nella piú assoluta tranquillità e nella
piú piena luce del sole. Ebbene,
abbiamo potuto constatare e verificare ancóra una volta che
la verità è direttamente contraria a quanto viene sostenuto
dai propugnatori degli occhiali da sole: non soltanto
l’occhio si riposa e migliora la sua visione quando viene
esposto alla luce naturale, ma nel fare ciò il benessere
generale della persona viene di molto amplificato, grazie al
contatto continuo con circostanze e situazioni piú naturali
e lontane da fatica, rumore e “stress” dovuti alla vita di
città, con il traffico rumoroso, le scadenze pressanti, il
pericoloso inquinamento, eccetera eccetera.
I signori della “Commissione Difesa Vista” dovrebbero
spiegarci perché – se il sole è cosí dannoso come loro
sostengono – la visione della tabella di Snellen in piena
luce migliora grandemente(1), consentendo di vedere, anche a
chi ha portato occhiali per la miopia per trenta o
quarant’anni, la riga dei venti piedi a venti piedi di
distanza (cioè con vista normale) a occhio nudo, migliorando
al contempo la propria capacità di ricordare le singole
lettere a occhi chiusi(2), e riuscendo anche a immaginare di
vedere i centri bianchi delle lettere quali la C o la O ben
piú bianchi del resto della tabella, una “illusione”(3) ben
nota ai seguaci del Trattamento Senza Occhiali del Dott.
Bates. In particolare queste due ultime caratteristiche non
hanno apparentemente nulla a che fare con gli “occhi”, né
con i “dannosi” raggi UV, né con l’intensità dei raggi
solari, ma sono la semplice indicazione del grado di riposo
mentale necessario che presiede la vista normale. Ciò
significa che
la luce del sole favorisce il
rilassamento, e una mente rilassata consente la vista normale e consente anche di
evitare lo sforzo e l’affaticamento (mentali prima che
fisici) che sono la vera causa delle spaventose malattie di
cui veniamo minacciati secondo i venditori delle lenti
colorate.
Ma dove vogliono arrivare questi professionisti della
sventura, che non perdono occasione per seminare il panico
nella popolazione tentando di convincerla a rifuggire il piú
possibile dalla unica fonte di energia primaria senza la
quale nulla sarebbe vivo sulla Terra, e cioè il sole? A cosa
aspirano questi signori? A vedere sul naso del 100% della
popolazione i loro begli occhialoni firmati, che gli
garantiscono il fatturato a scàpito della nostra salute? Non
gli basta aver già condannato quel cospicuo 60% che di loro
si è fidato e ha adottato queste protezioni solo per
verificare, nel tempo, che la radiazione solare naturale che
in passato poteva essere ampiamente ben tollerata ora è
fortemente fastidiosa, e l’occhio, abituatosi al buio, trova
impossibile ogni tipo di condizione luminosa che non sia la
penombra, nella quale la visione è giocoforza piú scarsa?(4)
Giusto di recente ci è capitato di incrociare, camminando
per la pubblica via, una giovane neo-mamma ben imbacuccata
nei suoi preziosi occhiali neri all’ultima moda che spingeva
il suo passeggino iper-tecnologico, di quelli con tre ruote
enormi di cui la prima, all’anteriore, addirittura
sterzante, dove era alloggiato un piccolissimo bimbo la
caratteristica piú evidente del quale non era il viso
paffuto, i capelli fini e colorati o la pronta risata con le
fossette sulle guance rosee, ma il suo bel paio di
elegantissimi occhialetti neri che gli donavano un’aria di
sfida come se fosse stato un astronauta in procinto di
lanciarsi alla conquista di Marte. La improvvisa vista di
questo povero bambino ci ha procurato una distinta scossa
che sentiamo attiva ancóra adesso, dopo alcune settimane, e
alla luce di quanto detto sopra quel dispiacere diventa
ancóra piú grande mentre pensiamo a quale disgraziatissimo
karma o cattiva azione passata il malcapitato deve rendere
omaggio per essere costretto oggi a subire il grandissimo
fastidio della privazione della normale luce del sole. Che
male potrà aver mai fatto quel piccolo bimbo per meritarsi
questo? E sopra a tutto, potrà mai salvarsi da questo infame
tormento? Non è cómpito nostro addentrarci oltre, non
potendo fare altro che lasciare ai posteri una cosí ardua
sentenza.
Prima di terminare l’articolo desideriamo però fornire al
lettore alcune semplici indicazioni per debellare con
fiducia e beneficio ogni dubbio qualsivoglia riguardante la
falsità delle preoccupazioni date dagli illustri
professionisti del settore di cui sopra, elencando alcuni
brevi appunti su come utilizzare la luce solare per la
salute degli occhi. La luce del sole è essenziale per la
vista:
senza luce non vi è visione. Il buio è dannoso per la vista, e se la vista, che è il piú delicato dei
sensi, si danneggia, ciò significa che il benessere generale
del corpo e della mente è parimenti danneggiato; di
conseguenza stare sempre al buio e in penombra, al riparo
dai raggi UV fisiologici è una ingiuria per l’essere umano,
e andrebbe evitata con ogni mezzo. Chi si è abituato al buio
e alla penombra trova la luce del sole improvvisamente
disturbante e fonte di fastidio, ma la soluzione a questo
problema non può certo essere quella di difendersi al 100%
dalla luce, in quanto tale rimedio sarebbe addirittura peggiore del male che si vuole curare.
Ri-abituarsi
alla piena luce del sole può essere un procedimento lento e da svolgere con la massima discrezione,
ma è l’unica soluzione seria al dramma delle maculopatie,
delle infiammazioni della cornea, delle congiuntiviti,
eccetera, ed è un requisito essenziale per la pratica
fruttifera della Cura della Vista come spiegata nel Sistema
Bates™ (Metodo Bates Originale), dopo aver tolto
permanentemente ogni tipo di occhiale. L’obiettivo finale
del “trattamento con il sole” (scoperto dal Dott. Bates) è
la capacità di poter
rimirare il sole a volontà in ogni condizione, senza subire alcun tipo di danno
qualsivoglia ma al contrario verificando che la visione,
dopo questa pratica, ne viene ulteriormente beneficiata.
Tale capacità può essere ottenuta esclusivamente mediante
riposo mentale, e non con tentativi o atti forzosi durante i
quali ci si costringa a guardare il sole controvoglia, con
l’unico risultato di danneggiarsi la rétina e procurarsi
cosí inutili fastidi, sebbene temporanei. v Imparando
gradualmente a guardare il sole a occhi aperti e
verificando giorno per giorno come questa
pratica raffini la capacità visiva migliorandone sia l’acutezza in piena luce che la
sensibilità in penombra, chiunque di noi potrà cosí
effettuare una vera e propria opera di prevenzione e
salvaguardia degli occhi dalle malattie degenerative che li
affliggono, e cosí facendo le minacce millantate sulla
pericolosità di questa antica pratica millenaria svaniranno
nel nulla come tutte le altre falsità di fronte alla forte
luce della verità.
Due semplici strumenti aiutano il lettore in queste
pratiche; essi sono la “Lente Solare” e lo “Specchio Solare”, la prima dettagliatamente illustrata nelle
pubblicazioni originali del Dott. Bates, a cui rimandiamo,
il secondo una applicazione da lui solo accennata laddove
consigliava di limitarsi a osservare una riflessione del
sole stesso su una superficie comoda invece di guardare in
alto nel cielo se ciò dovesse procurare il benché minimo
fastidio. In particolare, usare l’osservazione del sole
quando esso è basso all’orizzonte, e cioè all’alba e/o al
tramonto, verificando súbito dopo pochi minuti il livello di
visione con una tabella di controllo di Snellen, è il metodo
migliore per garantirsi il massimo successo senza alcun
rischio di errore, e farlo in posti da sogno come la Tenuta
Monte Volparo in Umbria dove si ha la possibilità di godere
del sole dal momento in cui sorge al momento in cui tramonta
senza avere ostacoli che ne impediscano la visione è una
occasione che ogni serio praticante del Sistema originale
del Dott. Bates non dovrebbe lasciarsi sfuggire! Ma anche
chi vive in città può sempre essere in grado di organizzarsi
la possibilità di passare le giornate sotto condizioni
luminose piú cònsone alla natura umana, attrezzando la sua
casa o il suo ufficio con lampade elettriche ad ampio
spettro e, quando possibile, aprendo le finestre per fare
entrare la luce naturale non filtrata dai vetri, magari
direzionandola opportunamente installando degli specchi
spostabili alla bisogna.
NOTE (1) È da scartare qui l’effetto dell’aumento della
profondità di campo dovuto alla contrazione dell’iride, in
quanto il miglioramento della visione davanti alla tabella
di controllo avviene a parità di condizioni luminose e in
conseguenza del migliorato riposo mentale, ferme restando le
condizioni del sistema ottico-diaframmatico dell’occhio.
(2) Si veda “Vista Perfetta Senza Occhiali — Bates” edito da
Juppiter Consulting Publishing Company® e acquistabile su
questo sito.
(3) ibidem.
(4) Al contrario, alcuni lettori hanno potuto constatare in
diversi casi gravi di miopie progressive superiori alle 15
diottrie, con diagnosticata maculopatia e minaccia di
cecità, la guarigione del fondo oculare danneggiato grazie
alla cessazione dell’uso delle lenti correttive e alla
rinnovata abitudine all’uso della piena luce solare nella
vita di tutti i giorni. Purtroppo queste testimonianze non
hanno alcun valore scientifico essendo basate su casi
aneddotici, per quanto certificati dagli sbalorditi
professionisti del settore che li hanno osservati, e devono
essere intese qui come semplice stimolo per ulteriori
approfondimenti, non avendo noi la possibilità di
organizzare né di finanziare studi di lungo periodo con
numerosità statisticamente rilevanti per la “scienza”
medica.
Rishi Giovanni Gatti Direttore del sito SistemaBates.it
Direttore responsabile del periodico "il falco" Responsabile
delle edizioni della Casa Editrice "Juppiter Consulting
Publishing Company®" Presidente della "Associazione Vista
Perfetta (Perfect Sight Society)" Maestro di Vista Perfetta
e divulgatore planetario del Sistema Originale del Dott.
Bates per la sua Cura della Vista mediante Trattamento senza
Occhiali Fondatore e moderatore del gruppo di mutuo aiuto
"Vista Perfetta: Un Cammino Spirituale", primo e unico
gruppo a livello mondiale dedicato al Sistema Bates™ (metodo
Bates originale) Fondatore e moderatore del gruppo di mutuo
aiuto in lingua inglese "Perfect Sight", primo e unico
gruppo a livello mondiale dedicato al Bates System (original
Bates' Method)
Shell, petrolio e
la scomparsa dei diritti umani ... di Andrea Bertaglio
La
Shell ha risposto di complicità nell’omicidio dello
scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa e di altri otto militanti
di un movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni
Argomento di non poca importanza che ha sempre più motivo di
essere discusso nel campo petrolifero quello della lesione
dei diritti umani, che rappresenta una delle piaghe più
diffuse nei paesi ricchi (spesso loro malgrado) di
giacimenti di petrolio. Non che sia un argomento “iniziato”
di recente, intendiamoci. C’erano manifestazioni e proteste
in tutto il mondo circa quarant’anni fa a riguardo, proprio
perché si sapeva già a quel tempo della violazione della
libertà e dei diritti umani di molte persone. Ciò che cambia
oggi sono
la portata
del fenomeno
e per fortuna,
in alcuni casi,
la
possibilità che chi ha perpetrato violenze e rapine negli
ultimi decenni si possa trovare a pagarne il conto.
Davanti al tribunale federale di New York, infatti, la
Shell
ha risposto di complicità nell’omicidio dello scrittore
nigeriano
Ken Saro Wiwa
e di altri otto militanti di un movimento per la sopravvivenza del popolo
Ogoni.
Questi, nel ventennio successivo alle prime scoperte
petrolifere fatte nei loro territori (1957), nel sud-est del
delta del Niger,
erano stati cacciati d’autorità dalle
loro terre, poi devastate
dall’attività estrattiva,
senza alcuna compensazione
se non quella, irrisoria, pari al valore dei raccolti delle terre che
coltivavano.
Lo scrittore ed esponente ecologista Saro Wiwa, fondatore
del succitato “Movimento per la sopravvivenza dei Paesi d'Ogon”,
con una serie di manifestazioni non violente era riuscito a
interrompere le attività della Shell nel sud della
Nigeria, accusando la
compagnia di aver inquinato intere zone.
L’esecuzione dei nove militanti aveva suscitato grande
indignazione in tutto il mondo già a suo tempo (era il
1995), sia per questi
omicidi
(le esecuzioni di chi si opponeva alle
politiche repressive del governo nigeriano, “comprato” per
pochi milioni di dollari dalle multinazionali del petrolio),
sia per la serie di torture che le precedevano. Solo adesso,
però, chi si trovava dietro a tutte queste decisioni ne sta
rispondendo in tribunale. Tribunale non nigeriano, ma, vale
la pena sottolinearlo, newyorkese.
Il figlio
dello scrittore nigeriano vuole rivendicare l'uccisione del
padre
Shell, ritenuta
mandante e finanziatrice dell’impiccagione di Ken Saro Wiwa
e compagni, si è presentata alle ultime due sedute (svoltesi
questa settimana), grazie a due leggi americane, l’Alien Tort Statute e la Legge per la
Protezione delle Vittime della Tortura, che consentono ai cittadini stranieri di denunciare negli Usa violazioni
dei diritti umani compiute in altri paesi.
Cittadini ai quali è quindi data la possibilità di
rivolgersi alla giustizia statunitense. Proprio per questo
un gruppo di vittime dell'ex regime militare nigeriano, tra
cui il figlio di Saro-Wiva, aveva denunciato la complicità
di Shell con il governo dell'allora presidente Sani Abacha
nella morte dello scrittore.
È di pochi giorni fa la notizia che, alla fine delle due
ultime sedute, Royal Dutch Shell ha accettato di pagare
15,5 milioni di dollari per porre fine al contenzioso. Un accordo che la compagnia anglo-olandese
sta cercando di far passare per sua pura magnanimità,
continuando a bollare le accuse come false e a non ritenersi
colpevole dei fatti ad essa imputati. Di questo denaro,
stando alle affermazioni di Paul Hoffman, uno dei legali
delle famiglie Ogoni,
5 milioni
andranno in un trust a
beneficio del popolo Ogoni, il resto agli avvocati e alle famiglie delle vittime.
Il popolo
Ogoni è stato vittima di tante atrocità
Shell
ovviamente non è l’unica compagnia petrolifera ad essere
coinvolta in scandali di questo tipo. L’americana
Chevron, per esempio, rischia di dover pagare fino a
16 miliardi di dollari di risarcimento
alle popolazioni dell’Equador per quella che è stata definita “la Chernobil dell’Amazzonia”, un massiccio
inquinamento dovuto alla precedente gestione dei giacimenti
da parte di Texaco (acquisita da Chevron nel 2001) che
avrebbe causato migliaia di morti per malattie correlate.
La “nostra”
Eni (e nostra lo è,
visto che lo Stato italiano ne è con il Ministero delle
Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti tra gli azionisti
principali), quinto gruppo petrolifero mondiale per giro
d'affari, dietro a Exxon Mobil, BP, Royal Dutch Shell e
Total, invece non è da meno. Sia in Congo, nel giacimento di
M’boundi, che nel delta del Niger, sta creando non pochi
problemi sia all’ambiente che soprattutto alle popolazioni
locali, in particolare a causa della pratica del gas flaring
(sul quale anche la trasmissione Report ha eseguito un
interessantissimo reportage), che consiste nel bruciare il
gas naturale che esce dai pozzi petroliferi a cielo aperto.
Ciò causa malattie respiratorie, piogge acide e inquinamento
dell’aria e delle acque.
Quello che è accaduto a New York, per quanto possa sembrare
poco (e forse lo è, visto le dimensioni dei disastri
socio-ambientali spesso causati dai colossi petrolchimici) è
comunque un passo avanti verso la fine dell’impunità delle
grandi compagnie.
La patrica
del gas flaring consiste nel bruciare il gas naturale che
esce dai pozzi petroliferi a cielo aperto
Secondo il
World Resource Insitute, infatti, la sopravvivenza delle
industrie estrattive oggi non può più prescindere
dall’adempimento delle proprie responsabilità in campo
ambientale e sociale: ONG attive, governi più attenti e
un’opinione pubblica più sensibile renderebbero impossibile
‘farla franca’.
Un passo avanti, abbiamo detto, una piccola soddisfazione,
addirittura una vendetta (come l’ha definita lo stesso
figlio di Saro-Wiva ) che però non va alla radice del
problema. Problema che verrebbe appunto sradicato solamente
se/quando le società dei consumi e della crescita economica
a tutti i costi (energivore per antonomasia e “drogate” di
idrocarburi) si dovessero riuscire ad emancipare da un uso
smodato di energia e di merci da consumare ad un ritmo
sempre più elevato. Il che, di conseguenza, le porterebbe ad
emanciparsi anche dall’eccessivo bisogno di risorse quali
gli idrocarburi, dei quali esse sono spesso povere.
La fine del consumo forsennato e del dogma della crescita
illimitata comporterebbe la fine della nostra assuefazione
da fonti fossili di energia. E darebbe fine a molti problemi
riguardanti i diritti umani, l’ambiente e le migrazioni che
ne conseguono.
VACCINAZIONI
PEDIATRICHE: L'INFORMAZIONE E' LA MIGLIO DIFESA ... di Valerio Pignatta
822 pagine di dati, tabelle, citazioni bibliografiche,
grafici, analisi cliniche, riassunti di studi, panoramiche
storiche, note legali sul mondo delle vaccinazioni e degli
effetti collaterali anche gravi che ne derivano. Il libro
“Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze
scientifiche”, di Roberto Gava, si propone di essere una
guida completa per il lettore.
Quali sono i possibili effetti collaterali dei vaccini?
Quando qualcuno prova a fare chiarezza intorno al tema
vaccinazioni e tenta di informarsi su possibili effetti
collaterali di cui magari ha sentito parlare per vie
traverse, trova solitamente un muro compatto di
ostruzionismo, se non minacce di spaventose conseguenze a
livello di salute e legali, da parte del mondo sanitario
istituzionale.
Eppure, per chi invece riesce a superare lo scoglio iniziale
e il tabù
mediatico-sanitario si aprono orizzonti di sconfinata
profondità che attingono direttamente a quella ricerca
scientifica di cui i sostenitori dei vaccini millantano la
conoscenza ignorando però in realtà le mete che nel
frattempo essa ha raggiunto. C'è infatti un gap sempre più
ampio tra i risultati della ricerca nei laboratori e il
sapere esercitato dai medici nei lori studi e negli
ambulatori. Io credo ci sia un ritardo che si aggira intorno
ai dieci-quindici anni. La scoperta del sistema difensivo e
antinvecchiamento umano basato sull'ossido nitrico, che ha
consentito al suo scopritore, il
prof. Louis J. Ignarro, di conseguire il premio Nobel per la medicina nel 1998, ancora per la
maggior parte ignorato dai medici, può esserne un esempio
eclatante.
Anche nel
mondo dei
vaccini
le informazioni di cui disponiamo oggi
sulla loro nocività ed inefficacia sono veramente tante e
schiaccianti. E assolutamente scientificamente fondate.
Il
dott. Roberto
Gava, medico specializzato in cardiologia,
farmacologia clinica e tossicologia medica che ha lavorato
più di dieci anni in ambiente universitario, ha portato a
termine e dato alle stampe un volume, Le vaccinazioni
pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche, di più
di 800 pagine in cui raccoglie e illustra anni di ricerche e
di bibliografie e abstract di studi sugli effetti
collaterali dei vaccini, le malattie che possono
slatentizzare, il giro d'affari che condiziona la ricerca
che risponde alla logica economico-commerciale, la mancata
farmacovigilanza, i danni da adiuvanti (mercurio,
alluminio), i meccanismi del sistema immunitario nonché i
sistemi naturali per proteggere l'organismo evitando
l'immunizzazione artificiale.
Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze
scientifiche, di Roberto Gava, costituisce una panoramica
sul mondo dei vaccini
Una riflessione di partenza che fa il dott. Gava, e a mio
parere molto importante per considerare tutta la questione,
ma di cui si è persa la consapevolezza, è che il compito
della medicina dovrebbe essere quello di
aiutare gli esseri umani a crescere sani
e con un
sistema immunitario in grado ai affrontare non solo una
decina di malattie infettive (e solo per qualche anno dato
dalla durata di copertura del vaccino, quando funziona) ma
da tutte le malattie infettive, anche quelle che ci saranno
in futuro.
E questo non si ottiene cercando di otturare una falla in un
qualche maldestro modo mentre allo stesso tempo se ne aprono
altre proprio in conseguenza della violenza che si è usata.
Si tratta di
rafforzare l'organismo con uno stile di vita adatto, evitando farmaci intossicanti e
ricorrendo a un'alimentazione corretta.
Le condizioni ambientali del pianeta stanno peggiorando a
vista d'occhio e le
patologie cui può incorrere l'uomo oggi
sono sempre più numerose e tendenti a cronicizzare per l'elevato impatto tossico che mangiare, bere
e respirare comporta.
L'assenza quasi
totale di attività fisica fa il resto. Se poi aggiungiamo la somministrazione di farmaci e vaccini,
oggi anche geneticamente manipolati, è chiaro che non si può
pensare che l'ottica della pillola (o iniezione che sia)
magica possa mutare realmente il panorama medico generale e
salvaguardare la salute degli individui. Anzi, l'utilizzo di
vaccini a virus vivi attenuati manipolati geneticamente
espone in modo concreto al rischio di creazione di nuovi
virus mutati caratterizzati da nuove proprietà e capacità
patogene che potrebbero essere in grado di resistere ai
normali trattamenti profilattici e terapeutici oggi
previsti.
Come conclude il dott. Gava, dunque, si può affermare che:
«il progresso scientifico ha contribuito a nutrire in noi
una tale presunzione scientifica o pseudoscientifica per cui
crediamo di conoscere già tutto della fisiopatologia del
nostro organismo, mentre siamo ancora molto ignoranti.
Le informazioni di cui disponiamo oggi sulla nocività ed
inefficacia dei vaccini sono veramente tante e schiaccianti
Il nostro corpo ha raramente bisogno di un aiuto esterno
innovativo, mentre avrebbe quasi sempre bisogno di essere
aiutato a
mantenere, potenziare o attivare i
normali meccanismi di autodifesa che esistono già in noi
e che, ne sono certo, sono enormemente
superiori sia a quelli che oggi conosciamo sia a quelli che
possiamo anche solo prevedere alla luce della attuali
conoscenze». (p. 786).
Quindi di fronte alla questione vaccinazioni sì o
vaccinazioni no in ultima analisi il dott. Gava consiglia
di:
- non farsi prendere dalla paura;
- non avere fretta di decidere;
- non accontentarsi della parole dette da chiunque;
- verificare le informazioni di persona;
- informarsi, leggere, cercare.
Cercate la verità, la vostra, quel qualcosa che sentite come
più probabile secondo il vostro modo di pensare e in
sintonia con il vostro retroterra culturale ed emotivo. Non
siete uno standard. Siete unici.
VACCINAZIONI: UNA
BOMBA A OROLOGERIA? ... di Massimi Mazzucco
Pubblichiamo
una casistica che riguarda soprattutto il nuovo vaccino
obbligatorio per l’epatite B. Suggeriamo vivamente la
lettura di questo testo a chi ha figli piccoli, a chi sta
per averne, e a chi conosce persone con figli piccoli.
Essere informati è un diritto, e in certi casi informare
diventa anche un dovere.
Ricordiamo infine che nessuna medicina è veramente
“obbligatoria”, poichè una imposizione di questo genere è
contraria all’articolo 32 della Costituzione, che dice “La
legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal
rispetto della persona umana.” Ed infatti esistono esenzioni
da qualunque “obbligo” di questo genere, solo che il nostro
medico di base si dimentica regolarmente di dircelo.
“Pietro e’ nato il 31/12/1999, perfettamente sano. Il
22/03/2000 ha effettuato la prima vaccinazione obbligatoria,
pentavalente come caldamente consigliato dalla pediatra:
Difterite-tetano-pertosse, Epatite B, Polio. Dopo 4 ore dal
vaccino, Pietro ha iniziato un pianto lamentoso che non si è
mai interrotto fino a mezzanotte. Poi ha iniziato a muovere
i piedi con una strana pedalata, sguardo assente verso
l’alto, rifiutando latte o altro. Il giorno dopo lo portiamo
in ospedale. Due giorni dopo …in sala di rianimazione.
Encefalite con insufficienza respiratoria. Ora, settembre
2000, Pietro è cerebroleso con lesioni sparse su tutta la
corteccia cerebrale, cieco, non usa le mani, non sta seduto
ed è epilettico. Ha in media quattro crisi al giorno che lo
riducono a uno straccio. I medici hanno negato che la causa
di tutto sia stato il vaccino. Non hanno trovato altre
cause. Siamo usciti dall’ospedale senza diagnosi. Nessuno ci
ha però richiamato per fare le altre dosi dei vaccini.
Verona.
CODICE: 00064
Viviamo in provincia di Bologna e riportiamo il caso della
nostra figlia adolescente. Nell’aprile del 1997 le venne
somministrata la prima dose di
vaccino antiepatite B, nella mattinata. Il pomeriggio accusò
dolori muscolari, contratture e il suo sguardo era assente
come se stesse per collassare. Il giorno dopo aveva ancora
indolenzimento e contratture agli arti inferiori e astenia;
andò a scuola ma l‡ ebbe una crisi epilettica e fu portata
di corsa all’ospedale di Porretta. Vi rimase tre giorni.
Dopo altre due settimane a scuola accusò perdita dell’udito,
dell’orientamento e dell’equilibrio. La sera ebbe una crisi
epilettica violenta e fu ricoverata all’ospedale di Bologna
dove rimase un mese. La risonanza magnetica era negativa.
Per due anni assunse psicofarmaci antiepilettici e ora (a
distanza di tre anni dai primi sintomi) le rimangono alcune
psicosi particolari, anche se le crisi sembrano essere
sparite.
Ora ho richiesto l’esonero dalle successive due dosi di
antiepatite e ho richiesto che venga effettuata la
segnalazione di presunto evento avverso che non era stata
fatta al momento dei fatti.
CODICE: 00063
Desidero segnalarVi un piccolo caso clinico in occasione
della 1a
vaccinazione obbligatoria, epatite b,
difterite, polio e tetano fatta a mia figlia Chiara il 2.7.1999 all’età di tre mesi :
Sul punto
della vaccinazione, sul lato anteriore della coscia destra è
comparsa, poco tempo dopo, una piccola macchia di colore
marrone chiaro.
Fortunatamente non ci sono stati altri
effetti collaterali. Non sono seguite altre vaccinazioni, in
quanto ho fatto presente all’ASL competente che:
• non è stata fatta alcuna anamnesi,
• non è stata fatta alcuna visita pediatrica preventiva,
alla domanda se esistevano effetti collaterali, il medico ha
risposto negativamente, • il medico non si è qualificato,
• infine non è stato rilasciato alcun libretto vaccinale
e pertanto la ASL è stata informata che non si intendeva
proseguire con le vaccinazioni di legge.
Dopo un incontro con il direttore generale della ASL, tra
l’altro molto cordiale, e dopo aver informato il pediatra
curante che si è complimentato con il sottoscritto
confessando la sua inferiore preparazione in merito rispetto
alla mia (!!) ho ricevuto una lettera della ASL nella quale
si riportavano casi di difterite in Russia ed in Afghanistan
e pertanto era necessario non abbassare la gurdia,
invitandomi eventualmente a cambiare opinione.
La piccola chiara gode di ottima salute probabilmente grazie
ad una alimentazione sana e quasi biologica al 100 % e
probabilmente, grazie alla benevolenza del nostro Signore.
La piccola macchia è aumentata in proporzione alla crescita
della bambina e sembra dovuta, diagnosi del pediatra … ad
una mancanza di melanina…
CODICE: 00062
Siamo di Giulianova, in provincia di Teramo. Nel marzo del
1997 nostra figlia riceve la sua
prima dose di vaccinazioni a 3 mesi di vita. Le somministrano le quattro
obbligatorie più la pertosse, senza però specificarci che
quest’ultima non è obbligatoria e senza farci firmare nessun
consenso.
La bimba era sanissima e di peso notevole. Il pomeriggio
stesso della vaccinazione la bimba comincia ad avere
violente scariche diarroiche con muco, è nervosa,
irrequieta, non dorme la notte per parecchio tempo.
Il giorno dopo la bimba al risveglio
presenta una
macchia rossa tra il naso e gli occhi. Nei giorni successivi ha vomito, cala
di peso, si consuma.
Lo facciamo presente al pediatra di base e a quello dove ci rechiamo a
pagamento e ci dicono che è normale, che non ci sono
problemi e che sicuramente non è colpa del vaccino. Siamo
costretti ad anticipare lo svezzamento per cercare qualche
cibo che la bimba riesca ad assimilare e nel giro di due
mesi la situazione si stabilizza un pochino. Al sesto mese
la portiamo alla Usl per la seconda dose di vaccini;
raccontiamo al medico quanto accaduto ma questi ci dice che
la vaccinazione non c’entra nulla e che si può proseguire
col ciclo. La vacciniamo e ricomincia tutto daccapo; non
assimila più nessun cibo, cambiamo costantemente gli
alimenti perché dopo averne ingerito uno non lo tollera più
una seconda volta. La bimba cala nuovamente di peso, ha
scariche diarroiche con muco. A 1 anno di età la portiamo da
un immunologo-allergologo fiorentino.
Dopo averle fatto degli accertamenti, ci dice che la bimba ha i villi
intestinali danneggiati, le gammaglobuline basse e
l’istamina urinaria alta. Redige anche un certificato con il
quale si sconsigliano altre vaccinazioni poiché potrebbero
causarle persino choc anafilattico.
Lentamente la bimba si riprende. Ad un
certo punto la Usl ci sollecita per fare la terza dose e ci
sollecita anche, senza dirci che sono facoltative, a
somministrarle antimorbillo-parotite-rosolia. Ci dicono che
i certificati che abbiamo non valgono nulla e che si deve
vaccinare per forza. Noi rifiutiamo.
A 1 anno e mezzo di età accade poi che la
bimba abbia un collasso, con tremori e pallore, dopo
somministrazione di tachipirina, che il pediatra ci aveva
prescritto per una febbre a 37,5&Mac176;.
Non appena la febbre ha invece modo di salire, la bimba si riprende e dopo
24 ore è guarita. Ciò ci induce ancora maggiore prudenza.
Concordiamo un check-up che la bimba fa con un day-hospital.
Richiedo che la bimba faccia di nuovo gli esami eseguiti a 1
anno, ma i medici rifiutano e cercano di convincermi a
vaccinarla, dicendomi che l’immunologo che aveva visto in
precedenza la bambina era incompetente. Noi rifiutiamo. La
pediatra di base, in separata sede, successivamente ci darà
ragione.
Ora chiederemo l’esonero dalla terza dose di vaccinazioni
CODICE: 00060
Nostro figlio Luca e noi abitiamo a Comacchio, in provincia
di Ferrara. Il bambino è nato sano il 16/06/92 e ai 3 mesi
di vita abbiamo iniziato il ciclo vaccinale.
A 6 mesi è
stata praticata la seconda dose (antipolio,
antidifto-tetanica, antiepatite B e antipertossica) e a 9
mesi la terza dose.
Solo dopo abbiamo saputo che la terza dose dovrebbe
essere somministrata a 11 mesi. Tre giorni dopo la terza
dose di vaccini al bimbo è venuta una febbricola che non se
ne andava; è durata mesi senza che nulla gli facesse effetto
e senza che nessuno ci sapesse dare indicazioni.
Prima della vaccinazione si reggeva già
in piedi e cominciava a dire qualche parolina, era sveglio e
attento. Improvvisamente, dopo l’inizio di quella febbricola
tenace, perse la coordinazione degli arti, non si reggeva
più in piedi.
Malgrado le resistenze del nostro medico di
base che ci definiva paranoici, abbiamo fatto ricoverare il
bimbo all’ospedale, poi in una clinica privata a Bologna
specializzata in neurologia e anche con day-hospital a
Padova. Alla TAC risultò che il
cervelletto era danneggiato.
A Bologna una dottoressa mi disse, durante
un colloquio a quattr’occhi, che sicuramente era stato il
vaccino a causare il problema e che ne vedevano moltissimi
di bimbi ridotti così dopo le vaccinazioni. Ma, quando le
chiesi di mettermi per iscritto quanto mi aveva detto, si
tirò indietro su indicazione del primario.
La diagnosi du encefalopatia in corso di definizione e risultò che il bimbo
aveva focolai di sofferenza alla sostanza bianca con inizio
di demielinizzazione.
Malgrado tutto ciò, la Usl mi obbligò, dicendomi che altrimenti mio figlio
non sarebbe potuto andare a scuola, a somministrare al
bambino anche la
quarta dose di antipolio nel 1999. Ora il
bimbo soffre di una tetraplegia irreversibile
e abbiamo inoltrato richiesta di
indennizzo. Non si può andare avanti così, bisogna che
qualcuno si renda conto di ciò che sta accadendo a tanti
bambini.
CODICE: 00059
Abitiamo in provincia di Vicenza e nostra figlia ora ha 18
anni. Alla fine di marzo del 1983 la bambina ricevette la
prima dose di vaccino antipolio di tipo Sabin.
Subito dopo la bimba ha cominciato a
mostrare disturbi che prima non aveva e a poco a poco è
andata peggiorando. Dopo molte insistenze abbiamo ottenuto
di farle screening specifici e si sono resi conto che c’era
stato un
problema al sistema nervoso.
Inoltre la fontanella le si era chiusa prestissimo (a 7 mesi), dopo la
seconda dose di vaccino, provocandole un microencefalismo.
La bimba ha poi manifestato
crisi epilettiche e gravissime difficoltà di deambulazione.
E’ stata poi operata ai piedi in tenera
età, ma ora vive sulla sedia a rotelle. Ha un ritardo
gravissimo e non riesce a pronunciare che poche parole.
CODICE: 00058
Ho 26 anni, nel 1992 ho frequentare la Facoltà di Medicina e
Chirurgia, per questo motivo nello stesso anno sono stata
sottoposta a
vaccinazione obbligatoria antitubercolare
ed antiepatite B.
Tre anni dopo mi è stata diagnosticata la
sclerosi multipla, una malattia demielinizzante altamente invalidante a
probabile patogenesi autoimmune. Ho avuto problemi di
deglutizione, formicolii ed insensibilit‡, vertigini e
problemi alla vista, inoltre tanta stanchezza e depressione.
Nell’estate 1998 per caso mi trovavo in Francia; un’amica mi
diede un volantino nel quale era descritto ciò che mi era
accaduto e metteva il tutto in relazione con la vaccinazione
contro l’epatite B.
Nello stesso periodo, sempre in Francia, ho conosciuto un medico che mi ha
confermato questa diagnosi; ha inoltre messo in relazione la
dermatite allíorecchio esterno, di cui soffrivo dal primo anno di
Università, con la
vaccinazione antitubercolare.
Oggi, a due anni di distanza, sto bene e sento che sto
recuperando tutte le mie energie.
Sono stata curata omeopaticamente con antidoti per i vaccini
e con sostanze che mi permettessero di drenare, e quindi di
eliminare tutte le tossine che erano state introdotte nel
mio organismo.
CODICE: 00057
Abitiamo nella provincia di Venezia e abbiamo un figlio che
ora, al settembre 2000, ha 3 anni.
Nostro figlio
ora è sordo ed è accaduto tutto dopo la quarta dose di
antipolio.
Ha ricevuto la quarta dose con vaccino
Sabin orale nel maggio 1999; dopo un mese ci siamo accorti
che non rispondeva più, che non capiva, aveva lo sguardo
assente quando gli parlavamo. Prima della vaccinazione il
bimbo parlava, rispondeva, era attivissimo e sveglio. Dopo
la vaccinazione improvvisamente non coglieva più nulla. Lo
abbiamo portato dal pediatra il quale ci ha detto che
eravamo genitori ansiosi e che il bimo nona aveva nulla. Ma
continuavamo a vedere che c’era qualcosa che non andava.
Anche le maestre dell’asilo ci dicevano che il bimbo
apparentemente non sentiva. Abbiamo allora insistito e alla
fine abbiamo portato il bimbo a Padova e là ci hanno
diagnosticato una
ipoacusia bilaterale grave, ossia il bimbo era diventato sordo da entrambe le orecchie. Ci dissero che
sulla coclea vi erano cellule morte e che non si sarebbero
rigenerate. Ora il bimbo adopera una protesi e ha recuperato
un pò di udito. Provvederemo a fare richiesta di indennizzo.
CODICE: 00056
Mia figlia è
nata il 6/10/94 al termine di una gravidanza senza problemi
con parto eutocico, indice di apgar alla nacita =10,
allattata al seno; ha presentato uno sviluppo psicomotorio
normale sino all’età di 3 mesi ed è stata sottoposta alle
vaccinazioni obbligatorie + antipertosse in data 29/12/94
(in questa occasione è stato presentato un “bilancio di
salute” stilato dalla pediatra della bambina completamente
normale). Qualche giorno dopo la bimba ha presentato un
piccolo episodio di assenza con sguardo fisso e rossore in
volto della durata di pochi secondi notato dalla mamma ma
non riconosciuto come una convulsione; a distanza di qualche
giorno il papà nota un episodio analogo cosicchè la bambina
viene ricoverata al locale ospedale in data 10/01/95. Qui
vengono eseguiti: prelievo sanguigno, EEG, ECG, FO, tutti
negativi; il giorno 11/01 la bambina continuava ad avere
crisi convulsive di breve durata che si risolvono
spontaneamente (crisi toniche generalizzate con deviazione
degli occhi e salivazione abbondante) viene trattata con
valium per via rettale. il 12/01 la bambina non presenta
crisi ed il giorno successivo viene dimessa. Il 15/01/95 a
seguito di una crisi epilettica più forte delle precedenti
con cianosi e clonie agli arti, la bambina viene ricoverata
urgentemente alla Clinica pediatrica del Policlinico
Monteluce di Perugia; qui rimane per un mese durante il
quale ha crisi pressoché quotidiane nonostante
l’impostazione immediata di una terapia antiepilettica
polifarmacologica.
Viene dimessa
il 15/02/95 con le seguenti conclusioni diagnostiche; TC
cerebrale: quale unico reperto si segnala un modico aumento,
rispetto all’età,delle dimensioni delle cavità cisternali a
livello frontale bilateralmente; RMN cranio: bilateralmente
in sede frontale ed in minor misura a livello temporale e
parietale si rileva un aumento di volume degli spazi
cisternali per un’atrofia cerebrale prevalentemente
frontale, il corpo calloso ha uno spessore lievemente
inferiore alla norma soprattutto nelle porzioni anteriori,
il segnale della sostanza bianca è indicativo di una
maturazione mielinica normale per l’età, regolari le
dimensioni delle cavità ventricolari. EEG: crisi elettriche
occipitali dx e a “bascule” nel sonno paradosso, alterazioni
parossistiche specifiche multifocali intercritiche nel sonno
lento. Ricerca Ab specifici (torch): negativi per infezioni
recenti.ECG nella norma. Ricerca per disturbi del
metabolismo negativa. Terapia consigliata: Fenobarbital,
rivotril gtt, sabril cp.
Una volta tornata a casa la bambina
continua ad avere 3-4 crisi al giorno e le sue condizioni
sono globalmente molto scadenti, la bambina è molto torpida,
ha scarsa motilità spontanea e nessuna organizzazione
posturale. Il 7/4/95 viene ricoverata presso l’Istituto
neurologico di Milano per approfondimento diagnostico e
tentativo di aggiustamento terapeutico. Si inizia la
terapia con dintoina e frisium
che inizialmente comporta una netta
regressione delle crisi fino alla scomparsa per circa una
settimana, in questo periodo la bambina si mostra più
sveglia e migliorano leggermente la motilità spontanea e il
controllo del capo, permane tuttavia molto compromessa la
vigilanza e la partecipazione all’ambiente. Durante questo
ricovero la bambina viene sottoposta a vari ECG, risonanza
magnetica, esami metabolici che confermano sostanzialmente i
risultati degli esami effettuati a Perugia. Nell’ultimo
periodo della degenza, probabilmente in relazione
all’assestamento farmacologico, ricompaiono episodi critici
con importante componente tonica.
Il 28/4/95 la bambina viene dimessa con la terapia prima
citata ed inizia un programma di riabilitazione globale
presso il Centro territoriale. Da allora è seguita
dall’Istituto ….. presso cui ha effettuato controlli annuali
ed altri due brevi ricoveri, sono state provate diverse
terapie antiepilettiche, ma nessuna è riuscita a bloccare a
lungo (più di qualche giorno) le crisi; parallelamente le
successive RM mostrano un aggravamento dell’atrofia
cerebrale. Oggi la bambina ha quasi 6 anni, presenta un
ritardo psicomotorio grave con ipoposturalità, con una
completa mancanza di autonomia personale ed ha attacchi
epilettici pressoché quotidiani.
La terapia attuale è: Depamag cp 200 mg (1+1+2)
Tegretol CR cp 200 mg (1+1+1).
Nessuno ci ha saputo dire se la bambina è nata con questa
atrofia cerebrale, o se è sopraggiunta dopo; se alla base
del suo grave stato di salute attuale vi sia una malattia
degenerativa oppure se sono state le crisi a causarlo e se i
vaccini possono essere stati la causa.
CODICE: 00055
Nostro figlio e’ nato il 19.10.76 ,presso l’ospedale civile
di Vicenza, in seguito a gravidanza normale e parto
normale.e’ stato dimesso la settimana successiva dopo i test
di rito, tutti nella norma. Qualche giorno dopo la
somministrazione della
prima dose di
vaccino avvenuta il 17.1.77, e’ colto da febbre,
in apparenza un normale stato febbrile, come capita sovente
ai bambini. Compare successivamente, dopo un paio di giorni
di malessere la
prima crisi epilettica.
Il Primario diagnostica una
Sindrome di West.
Da allora si sono susseguiti, per nimerosi
anni, peregrinaggi da una clinica all’altra, nel tentativo
di liberare nostro figlio dalla morsa delle numerosissime
crisi, giornaliere, ma soprattutto notturne. Piano, piano
iniziamo a rassegnarci; nel frattempo nasce il nostro
secondo figlio, nonostante qualche specialista ci avesse a
piu’ riprese scoraggiato. Il nostro secondo figlio, gode
oggi di ottima salute.
Quattro anni fa, il neurologo che da anni
segue il primogenito, ci rilasca in una circostanza casuale,
un certificato nel quale dichiara, che VEROSIMILMENTE il
danno subito e’ riconducibile al vaccino.
Frettolosamente, metto insieme le carte che riesco a trovare, chiedo le
cartelle cliniche depositate presso l’ospedale di VI, e
prendo disordinatamente i primi contatti. Un signore di
Verona, segnato profondamente, dal caso dei suoi tre figli,
mi esorta a contattare un noto virologo, a Napoli.
Quest’ultimo, vista la documentazione, conferma l’ipotesi
del neurologo. Nel frattempo prendo conoscenza
dell’esistenza della
legge 210/92, i cui termini, erano scaduti. Invio
comunque la documentazione ed attendo la convocazione. Nel
dicembre del 97, dopo un anno e mezzo di attesa, il
primogenito viene sottoposto a visita presso l’ospedale
militare di VR, dalla commissione medica militare. Due anni
dopo il Ministero della Sanita’ ci comunica l’esito, fin
troppo prevedibile. Abbiamo, ad ogni modo, avviata la
pratica di ricorso, allegando l’esito di prove di
laboratorio effettuate in breve tempo, che assumono
particolare rilevanza a sostegno della ns. tesi, ma
francamente, non nutriamo alcuna aspettativa. Un anno fa un
funzionario della locale ASL ci aveva consigliato di
rivolgerci ad un legale, ma l’ipotesi di ingaggiare una
battaglia con l’ASL ci scoraggiava, cosicche’, abbiamo
smesso di roderci. Ho vinto il desiderio di imbracciare il
megafono anche quando lo scorso anno, ci recammo presso il
tribunale dei minori di VE, dove fummo convocati per fornire
spiegazioni al ns, diniego di sottoporre il secondogenito al
vaccino anti-epatiteB.
In quella circostanza mi feci due ripide rampe di scale, con il primo figlio
in carrozzella, mettendo in serio pericolo la sua e la mia
incolumita’, nella speranza di riuscire a fare almeno
arrossire il Giudice. Oggi di fatto ci troviamo con
l’esercizio della patria potesta’, affievolito e stiamo
aspettando che l’ASL ed Il tribunale dei minori smettano di
scaricarsi la patata bollente.
CODICE: 00054
Mio figlio ha manifestato il
diabete a causa del vaccino antiepatite B.
Noi viviamo nella provincia di Vicenza. Il
bimbo aveva 11 anni quando il 13/10/98 ha ricevuto la prima
dose di vaccino antiepatite B; la seconda gli e’ stato
somministrata il 17/11/98. Entrambe le dosi sono state
somministrate a scuola. Nel mese di gennaio ‘99 il bimbo ha
cominciato a dimagrire, aveva sempre sete, continuamente, in
modo non normale. Il nostro medico mi ha ipotizzato il
diabete che poi e’ stato diagnosticato al bimbo durante il
ricovero avvenuto il 26 gennaio ‘99. Quando ho parlato della
correlazione con il vaccino i medici mi hanno riso in faccia
e mi hanno detto che la cosa non era nemmeno da discutere.
Malgrado la malattia si fosse gia’ manifestata, i medici
hanno proceduto anche con la terza dose il 20/04/’99, sempre
a scuola, senza nemmeno chiedere niente alla famiglia. In
settembre il bimbo e’ stato ricoverato di nuovo ed ora e’
dipendente dall’insulina.
CODICE: 00053
Ero sana e facevo un lavoro che mi piaceva molto prima di
ricevere le tre dosi di
vaccino
antiepatite B che mi hanno cambiato la vita. Sono
infermiera e vivo nella provincia di Verona. La prima dose
di antiepatite B mi e’ stata somministrata nell’ottobre
1991; qualche ora dopo ho cominciato ad avverire una
grandissima stanchezza che e’ durata per mesi. Nel dicembre
‘91 ricevo la seconda dose di vaccino; al medico presente
avevo descritto i sintomi precedenti ma sono stati
completamente ignorati. 15 giorni dopo la seconda dose mi e’
comparsa una tendinite che poi si e’ aggravata.
Ho subito anche alcuni ricoveri dopo
essere passata dal pronto soccorso per sofferenze veramente
gravi. Avevo anche fatto presente di essere allergica
all’alcool denaturato
che contiene mercurio e sapendo che l’Engerix
B, vaccino da me ricevuto, lo contiene ne avevo informato i
medici che hanno perÚ ignorato questa cosa.
Dopo la terza dose le cose sono andate peggiorando con tendiniti sempre piu’
frequenti, scosse tonico-cloniche, febbre alta.
Mi hanno curata con immunosoppressori e
cortisonici senza successo. Con l’andare del tempo ho
manifstato sempre piu’ allergie; ora sono allergica a quasi
tutti i metalli, a moltissimi civi, a moltissime sostanze
chimiche e quasi tutti i farmaci di sintesi. Per curarmi
spendo ogni anno dai 10 ai 20 milioni; avevo chiesto alla
Usl di poter ottenere la mutuabilita’ di qualche cura ma mi
hanno rispsto picche, devo pagarmi tutto di tasca mia. Ho
inoltrato la richiesta di indennizzo come previsto dalla
legge 210/92 ma dopo tre anni non sono ancora stata chiamata
nË ho ricevuto alcuna risposta. Nel ‘93 mi hanno anche
scoperto un’allergia al thimerosal. Ora mi hanno cambiato
mansioni in ospedale, ho continua stanchezza che mi
impedisce una vita normale, non sono autonoma, non riesco a
guidare, ho problemi articolari e di coordinazione; ma
ancora nessuna diagnosi precisa. Ho anche tentato di
mettermi in contatto con l’associazione per le malattie rare
del Veneto ma mi hanno impedito di avere accesso
all’associazione stessa e nessuno mi da indicazioni per
poter segnalare il mio caso.
CODICE: 00052
Siamo due genitori di Cernusco sul Naviglio provincia di
Milano vogliamo raccontare la nostra esperienza vissuta con
la nascita di nostro figlio ALBERTO nato IL 26/08/80.
Alberto nato a termine, sano con indice di Apgar 10 normali
tutti gli automatismi primari e pianto validi.
Somministrazione della prima vaccinazione
antipoliomelite Sabin
13-11-80, 15-01-81, 02-06-81, 19-10-82.ecc.
ecc.
Dai tre mesi Alberto ha presentato
eczema al volto e alle mani in seguito ascessi ripetuti in regione
occipitale, viene
visitato in una clinica di MILANO ma nessuno pensa alla
correlazione con la vaccinazione. In seguito, nonostante i
sintomi precedenti viene sottoposto alle ulteriori
vaccinazioni.
All’età di 6 mesi allarmati dal fatto che Alberto non
riusciva a tenera la posizione seduta, abbiamo consultato
una neuropsichiatra infantile, la quale ci liquida
minimizzando il problema. Alberto ritarda a parlare, a
camminare e nonostante fosse seguito da un servizio di
neuropsichiatria (SIMEE) di Milano nessuno è capace di porre
una diagnosi. Viene consigliato una psicoanalisi infantile
che Alberto segue per 4 anni con frequenza di 4 sedute alla
settimana.
Si parla solo di ritardo psicomotorio ma nessun cenno alla
vaccinazione. Alberto viene ricoverato più volte in ospedali
di Milano per l’accertamento della causa del suo ritardo
psicomotorio ma viene dimesso sempre senza una diagnosi.
Nessuno parla di vaccinazioni nonostante fosse l’unico
evento nuovo nella vita di Alberto.
Alberto continua ha presentare rinite allergica, eczema,
ritardo psicomotorio e nonostante questo viene sottoposto ad
ulteriori richiami della vaccinazione. Per 18 anni Alberto
abbiamo vissuto nel tormento di non poterci dare una
spiegazione del perché nostro figlio avesse questo ritardi
psico motorio.
Potete immaginare il nostro stato d’animo in questi 18 anni
di calvario nei meandri delle varie terapie.
Oggi Alberto è invalido al 50% ha frequentato le scuole
dell’obbligo con sostegno e ha pagato un prezzo altissimo
non solo per il danno subito ma anche per le umiliazione
subite dai suoi compagni. Come se fosse responsabile egli
stesso del suo disturbo.
Oggi abbiamo una relazione che dimostra inequivocabilmente
il nesso causale tra la vaccinazione e il ritardo
psicomotorio.
Abbiamo sporto denuncia in base alla legge 210/97 e siamo in
attesa di essere chiamati dalla commisione medico
ospedaliera.
Abbiamo voluto raccontarvi la nostra storia perché a
tutt’oggi siamo sconvolti dal fatto che una pratica che
dovrebbe essere preventiva come le vaccinazioni possa essere
usata con così tanta leggerezza da parte delle istituzioni
pubbliche alle quali con fiducia noi genitori abbiamo
affidato i nostri figli.
CODICE: 00051
Nostro figlio Giorgio (abitiamo a Varese) nasce il 25/11/96
con parto spontaneo ed è sano. Gli somministrano antibiotici
perché il mio tampone vaginale è positivo, anche se il suo
risulta poi negativo. Il 28/11 il medico che lo segue mi
dice che il piccolo ha una lieve asimmetria dei ventricoli
con aumento di quello sinistro, ma che la situazione non
preoccupa. Mi dice poi che è un neonato iper-eccitabile, ma
non accenna a ciò che scopriamo dopo e cioè che presenta
tremori incontrollati e un ipertono degli arti e che a due
minuti dalla nascita ha presentato bradicardia con bisogno
di ossigeno da mascherina. Il 19/12 torniamo all’ospedale
per una visita di controllo e la dottoressa presente ci
accenna alle condizioni descritte sopra, poi afferma che la
circonferenza cranica del bimbo e troppo aumentata. Si
provvede ad un eco-encefalo che non fa rilevare variazioni
dell’asimmetria. Anche la rigidità agli arti sembra
migliorare. Il 20/02/97 ci presentiamo all’ufficio
vaccinazioni per la prima dose di obbligatorie ma gli
operatori ci dicono che, vista la situazione del piccolo,
non si prendono la responsabilità di procedere; occorre un
certificato che liberi loro dalla responsabilità. Il medico
che segue nostro figlio redige un certificato dove il bimbo
viene dichiarato vaccinabile semza problemi. Dopo la prima
dose notiamo che il bimbo tende a mantenere il capo piegato
verso destra o verso sinistra. Il 7/04/97 nuova visita di
controllo: asimmetria ventricolare invariata
all’eco-encefalo, ma il capo non si regge sul collo e pende
sempre da una parte. L’8/04/97 seconda dose di vaccinazioni
obbligatorie. La sera stessa è irritabilissimo e piange
disperatamente; poi si addormenta di colpo e non si riesce
più a svegliarlo. Il giorno dopo presenta febbre (37,5°) e
dorme ininterrottamente senza mangiare. Il terzo giorno
continua a dormire e lo portiamo dal pediatra con
preoccupazione, ma questi afferma che non c’è nulla di cui
preoccuparsi. L’11/04/97 la febbre passa a 38,5°. Nel
pomeriggio ci fa visita un’amica infermiera che ci parla dei
possibili effetti osservati dopo le vaccinazioni e a
possibili crisi epilettiche. Cominciamo ad osservare il
piccolo di continuo. Dopo mezz’ora la prima crisi: diventa
tutto rigido, lingua all’insù, sguardo fisso per pochi
secondi. Lo facciamo ricoverare per controlli e lo tengono
in osservazione dopo avergli somministrato sedativi. Altra
crisi la notte successiva: sguardo fisso, deglutisce, la
fontanella è piena e pulsante e rimane così per molto tempo.
Viene trasferito in un ospedale più attrezzato; la
asimmetria ventricolare appare inalterata. Nel frattempo il
bimbo ha crisi che durano anche molte ore. Viene quindi
trasferito in rianimazione , dove gli vengono somministrate
dosi alte di sedativi e viene intubato per paura di un
arresto respiratorio. Da quel giorno è iniziata la nostra
tragedia; non è più stato bene, è stato intubato due volte
ed è divenuto soggetto a frequenti complicanze respiratorie
fino alla broncopolmonite. Assume farmaci pesantissimi:
Depakin, Frisium e Sabril, anticonvulsivanti e
antiepilettici, ed ha maturato una dipendenza da
psicofarmaci con conseguenti psicosi.
CODICE: 00050
Ragazzo 24enne, in buona salute (prima…).
Dopo vaccinazione MMR riporto formicolii estesi a tutti
gli arti, seguiti da indolenziomento e dolore muscolare,
alle articolazioni e alle ossa.
Gli esami effettuati (sangue e RMN) risultano nella norma.
Oggi, a distanza di più di un anno, NON posso ancora dire di
essere guarito, anzi…
Invito quindi chiunque sia a conoscienza di casi simili o
informazioni maggiori a contattarmi senza indugio.
CODICE: 00049
Mia figlia ha ora 20 mesi e qualche settimana fa ha avuto
una diagnosi di
mielite trasversa ed è quindi
immobilizzata nelle gambe.
Tutto è cominciato
dopo la vaccinazione eseguita a 15 mesi il 21/9/99 durante la quale ha ricevuto una dose di
antimorbillo-parotite-rosolia insieme
alla quarta dose di Triacelluvax (antidifterite-pertosse-tetano.
Abitiamo nella provincia di Vicenza e la
nostra Ausl ha somministrato a nostra figlia (come risulta
nel libretto vaccinale) ha somministrato a nostra figlia
quattro dosi di trivalente DPT a 3 mesi, 5 mesi, 7 mesi e 15
mesi. A 15 mesi, invece, secondo una recente circolare del
Ministero della Sanità, avrebbe dovuto ricevere solo
difterite-tetano e non certamente il vaccino contenente
anche la componente pertossica. Non sappiamo ancora se
quanto è accaduto alla bambina possa essere imputato a
questo errore o ad una reazione avversa post-vaccinale che
si sarebbe verificato anche senza componente pertossica.
Comunque segnaleremo il fatto alla magistratura. La bimba,
15 giorni dopo la vaccinazione del settembre ‘99, ha avuto
febbre oltre i 38°. Dopo una settimana è ricomparsa la
febbre con vomito. Il giorno dopo, 15/10/99, la bimba non
appoggiava a terra il piede sinistro, poi progressivamente
nel giro di pochi giorni ha perso completamente il movimento
volontario delle due gambe. E’ stata ricoverata all’ospedale
dove sospettavano una zoppia, ma tutto era negativo. Ha poi
cominciato a non muovere nemmeno il busto e non riusciva più
a mantenersi seduta. E’ sopraggiunto poi il dolore alle
anche e alla schiena. Sono state eseguiti rachicentesi e
risonanza magnetica; le sono stati somministrati Endobulin,
Aulin e metilprednisolone. Subito le era stata fatta una
diagnosi di
sindrome di Guillain-Barré,
ma poi a Padova ci dicono che è più
probabile una mielite trasversa. A Padova viene ricoverata
nel novembre ‘99 e presenta qualche miglioramento nel
movimento delle dite del piede destro. L’elettromiografia
conferma la mielite. Ora sta eseguendo fisioterapia a
Vicenza e riesce a stare seduta da sola. Stiamo preparando
gli incartamenti per la richiesta di risarcimento del danno
da vaccino e per esposto-querela alla magistratura per
segnalare elementi che non ci convincono.
CODICE: 00048
Mio figlio ha subito, con molta probabilità, una
lesione cerebrale a seguito di reazione
alle vaccinazioni obbligatorie.
E’ nato regolare ed ha avuto uno sviluppo regolare fino al 4° mese.
successivamente è caduto in uno stato di otrpore generale
con una diffusa ipotonia muscolare. Gli accertamenti clinici
eseguiti hanno eveidenziato attraverso la TAc e RSM una
calcificazione salina in una zona profonda del cervello di
origine, per il momento, ignota. Tutti gli altri esami
clinici eseguiti, compresi la ricerca di possibili malattie
genetiche portatrici della citata patologia , hanno avuto
esito negativo.
Mio figlio ha un processo di mielizzazione apparentemente
ritardato.vi sarei grato se qualcuno potrà segnalarmi casi
analoghi con la medesima patologia.
Oggi mio figlio ha 10 mesi e sta eseguendo un programma di
riabilitazione fatto di stimolazioni sensoriali che, sta
dando qualche risultato, tuttavia non può ancora stare
seduto, non tiene ancora il capo eretto e non riesce a
strisciare sul pavimento.
Ovviamente non ha ancora sviluppato le capacità prensili.
Segnalo che nei primi 4 mesi di vita, dopo una gravidanza ed
un parto assolutamente normali, il bambino rideva, muoveva
gli arti, aveva una postura assolutamente regolare e si
portava le mani in bocca succhiando il pollice, dopo la
vaccinazione eseguita alla fine del mese di luglio lorenzo
non ha più fatto tali cose addirittura regredendo dal punto
di vista psico motorio.
per due mesi circa lorenzo è stato come un bambolotto di
pezzo immobile.
Ora con la terapia di stimolazione sensoriale, ha
ricominciato a muovere gli arti.
CODICE: 00047
Nine years ago I took my ten month old daughter to get her
first immunizations.She got a dpt hib and oral polio.For
seven days she was fine, then I put her down for a nap,she
woke vomiting. The third time she was sick there seem to be
a small amount of blood, we went to the Dr office they
didn’t like the way she looked so we went to the hospital,
there she vomited again this time a lot of blood. We were in
a small town it didn’t take long for the Dr to decide he
couldn’t handle what ever this was so she was care flighted
out. The only thing he knew was her blood sugar was high.
When I got to the hospital she was very lethargic, the Dr’s
had been running lots of test they couldn’t find anything
but she was getting sicker all the time. I ask if this could
be from the shots and was told no. They checked her for
streptococcus b, h influenza ,s. pneumonia, meningitides,
e.coli all were negative. At one time about twelve hours
after we got to the hospital, she sat up and screamed like I
never herd before,she didn;t seem to see me , the nurse said
she was hallucinating. Her kidneys were failing, and her
platelets were low. The Dr decided she had hemolytic uremic
syndrome, she said she could treat it.The next morning she
died.Ten days after her first shots, my very normal, never
been sick daughter was gone. nine years ago I found an
article about h.u.s. that linked it to immunizations.
I would appreciate any information.
CODICE: 00046
Mio figlio è nato nel 1996. Il 9/04/98 ha ricevuto la
vaccinazione Sabin 3°dose. Il 29/04/98 avevamo notato che gli
si era gonfiato un
linfonodo retro angolo mandibolare destro (linfoadenomegalia). Il 30/04/98 gli
abbiamo fatto fare un’ecografia di tipo
reattivo-infiammatorio di probabile origine virale.Compare
anche la febbre 37°, viene somministrato l’antiinfiammatorio
Niflan, il linfonodo si riduce ma non scompare (rimane
stabile a 8mm di diametro). Il 31/08/98 Il linfonodo si
ingrossa ulteriormente (15mm) e ritorna la febbre a 38° che
non scende con la Tachipirina. Dopo la visita del pediatra
si somministra Augmentin ma il bambino collassa con 34.2° di
temperatura che risale dopo circa 8 ore a 35,9°. Il
linfonodo diminuisce ma non scompare come precedentemente e
rimane a circa 8mm di diametro. 7/12/98 Il linfonodo si
ingrossa (15mm) e compare febbre che sale progressivamente
fino a 39.9° e non scende con la Tachipirina. Dal Day
Hospital si riscontrano 20000 globuli bianchi di tipo
reattivo infiammatorio e la VES molto alta. Viene
somministrato Rocefin fiale (6 iniezioni) +Niflam per 5
giorni; la febbre passa e il linfonodo si riduce (non
scompare) a circa 7-8 mm di diametro. Il 05/05/99 ritorna la
febbre a 38° il linfonodo si ingrossa nuovamente (Niflam
supposte per 5 giorni ) si riduce ma non scompare del tutto.
Nel giugno ‘ 99 Il bimbo dovrebbe fare il 4° richiamo
antipolio ma su indicazione del pediatra non viene
somministrato.
Nel luglio ‘ 99 Il linfonodo scompare e non ritorna la
febbre.
Gli esami del Day Hospital, dove è stata
fatta un’accurata ricerca sia dei virus che dei batteri ha
dato esito negativo (il prelievo è stato fatto in fase
acuta) il risultato è stato che il bimbo non aveva virus e
batteri conosciuti in circolo, ma l’adenite era molto
probabilmente derivante da un virus però non identificato.
Il pediatra del Day Hospital ha indicato
tre possibili alternative:
1) Presentare un’ autocertificazione (legge Bassanini) che
deve valere per la prima visita scolastica e in futuro.
2) Fare ugualmente il 4° richiamo, ma con il vaccino Salk
(che non servirebbe se non per motivi burocratici).
3) Eseguire il prelievo per la ricerca di anticorpi della
polio.
CODICE: 00045
Ho avuto una esperienza figliare molto importante,
ortunosamente risolta, dopo somministrazione di
antipolio, desidero mettere le informazioni in mio possesso a disposizione di
genitori con casi simili ed eventualmente creare una
associazione di genitori.
CODICE: 00044
Matteo ha effettuato la
vaccinazione antiepatite B
il 04.10.1999.
Dopo un mese ha effettuato il primo richiamo. La sera stessa ha accusato
conati di vomito, che si sono ripetuti nei tre giorni
successivi. Attualmente soffre di inappetenza ed insonnia
(fatica ad addormentarsi), mai avuti prima della vaccino
profilassi.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto
regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di
queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!
CODICE: 00043
Massimo, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 05.10.1999 è stato sottoposto a
vaccinazione per l’Epatite B.
Dopo un’ora
dalla vaccinazione ha accusato cefalea acuta (mai sofferto
dicefalea), vomito, pallore e debolezza.
Dal giorno dopo è subentrato uno stato astenico che si
protrae a tutt’oggi.
Anche in questo caso, dopo un mese, l’Ufficiale Sanitario
voleva effettuare il richiamo nonostante le riserve dei
genitori.
I genitori si sono rifiutati e, visto che Massimo stenta a
riprendere lo stato di salute che possedeva prima della
vaccinazione, si sono indirizzati alla terapia omeopatica.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto
regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di
queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!
CODICE: 00042
Davide, godeva di sana e robusta costituzione fisica.
Il 04.10.1999 , Davide si è sottoposto alla
vaccinazione per L’Epatite B.
Dopo 48 ore è subentrata
spossatezza non comune e astenia. Dopo quattro giorni forti coliche
addominali ed è stata diagnosticata una Mononucleosi(+Rotovirus
+ Adenovirus).
E’ quindi subentrata congiuntivite e vitiligine.
E’ assente qualsiasi predisposizione ereditaria (nessun
precedente familiare).
Dopo un mese nonostante il persistere di tale
sintomatologia, l’Ufficiale Sanitario intendeva praticare la
seconda dose, e di fronte alle resistenze dei genitori li ha
minacciati di denuncia al Tribunale.
Attualmente Davide segue terapia omeopatica per cercare di
limitare i danni.
Nè il Pediatra, nè l’Ufficiale Sanitario hanno fatto
regolare segnalazione alle Autorità Sanitarie competenti di
queste reazioni avverse alla vaccinoprofilassi!!!
CODICE: 00041
Sono una ragazza di 33 anni e abito a Verona. Per anni ho
fatto la volontaria per la Croce Rossa e proprio per questo
motivo ho fatto volontariamente la
vaccinazione antiepatite B.
La prima dose è stata somministrata nel novembre 1992, poi
successivi richiami. Da sottolineare che sono sempre stata
una ragazza forte e di sana e robusta costituzione. Nelle
prime 24 ore dopo la vaccinazione ho cominciato ad accusare
una
generale
stanchezza, pesantezza, malessere, mi girava anche la testa.
Subito dopo, nei giorni successivi, mi sono
comparsi dolori articolari che sono andati crescendo di
intensità; erano diffusi in tutto il corpo e avevo forti
contratture alla schiena. Per due anni i dolori sono stato
fortissimi, poi nei tre anni successivi sempre intensi ma un
po’ di meno. Segnalai la cosa ai medici ma tutti mi dissero
che erano dolori psicosomatici, che ero una malata
immaginaria, che era tutto dovuto all’umidità della città in
cui vivevo. Quando nominavo la vaccinazione e la
correlazione così strettà tra quella e la comparsa dei
sintomi tutti mi davano della pazza. Successivamente ai
dolori cominciai anche ad avere difficoltà a ricordare
qualsiasi cosa e difficoltà di concentrazione. Nel 1995 mi
sono comparsi i primi disturbi di vista; il mio medico mi
disse che erano norali mosce volanti dei miopi. Io vedevo
sempre peggio e ad un certo punto mi rivolsi a degli
specialisti. vedevo reticoli, macchie e tutto era torbido.
L’oculista mi indirizzò all’ospedale. Lì mi diagnosticarono
una
vasculite retinica emorragica con tracce
di vasculite precedente trascurata. Feci un sacco di analisi; mi dissero che non poteva essere esclusa la
relazione con la vaccinazione e che in letteratura c’erano
alcuni casi simili al mio comparsi dopo vaccinazione
antirpatite B. Ma nessuno me lo mise mai per iscritto. Mi
fecero delle iniezioni di cortisone negli occhi. Poi iniziai
cure omeopatiche e fitoterapiche e la mia qualità della vita
migliorÚ notevolmente. Mi scoprirono poi un’allergia al
thimerosal e mi dissero che l’unica fonte di
ipersensibilizzazione era stata la vaccinazione. Da allora
mi sono comparse anche allergie a numerose sostanze
chimiche, tra cui i disinfettanti. Comiciarono a
rimarhginarsi male tutte le più piccole ferite, avevo
congiuntiviti e orzaioli ricorrenti e infezioni alle prime
vie respiratorie. Ora mi hanno accennato ad una para-uveite,
ma nessuno mi vuole mettere la diagnosi per iscritto e mi
hanno detto che presento un quadro clinico di autoimmunità.
Nello stesso periodo in cui sono stata vaccinata io, Ë stata
vaccinata anche un’infermiera del mio distretto che ha
riportato un inizio di sclerosi.
CODICE: 00040
Sono una signora di 33 anni e abito nella provincia di
Padova. All’età di 14 anni, per il mio libretto di lavoro
(ero stata assunta come commessa) il medico di base mi
raccomandò caldamente di sottopormi alla
vaccinazione antitetanica.
La prima dose la ricevetti il 3/9/80, la seconda il 3/10/80
e la terza il 13 /12/81. La primavera successivaiva , cioè
nel 1982, cominciai ad avvertire
formicolii persistenti al braccio destro,
dal mignolo fino all’ascella.
Queste crisi duravano circa 20-30 giorni e si ripresentavano a fasi alterne.
I medici mi dissero che probabilmente avevo preso una botta
e che non dovevo preoccuparmi. Intanto, nei mesi che
seguirono, i formicolii aumentarono e si estesero anche alle
gambe, all’altro braccio e allo stomaco. Ancora una volta mi
diedero risposte del tipo: Ë un fatto psicosomatico, oppure
che ero allergica alle maglie di lana. Ebbi varie ricadute e
le crisi erano sempre più forti e più lunghe. Fino a che nel
nevmebre del ‘95 decisi di farmi ricoverare perché volevo
scoprire cosa avessi. Mi fecero tutti gli esami e alla fine
mi fecero un prelievo del liquor e mi diagnosticarono la
leucoencefalomielite. Mi prescrissero terapia cortisonica
sintomatica. Io avevo fatto presente ai medici che tutto era
cominciato dopo quelle tre dosi di vaccino antitetanico ma
mi dissero che ero pazza e che l’ipotesi era assurda. Il
19/8/86 il mio meddico mi consigliò di nuovo di sottopormi
al
richiamo dell’antitetanica. Subito dopo la vaccinazione ebbi un
peggioramento evidente; i formicolii divennero intensissimi
accompagnati da astenia generale e diplopia all’occhio
sinistra. Fino a che nell’89 sopraggiunse una paresi
facciale, andata in remissione parzialmente ma di cui porto
ancora i segni.
Venni ricoverata di nuodo in neurologia a Padova e mi prescrissero cortisone
e interferone. Camminavo male, rimaneva la diplopia e i
formicolii proseguirono anche dopo che fui dimessa
dall’ospedale. Io continuavo a dire che ero peggiorata dopo
l’ennesima antitetanica ma si rifiutavano di ascoltarmi.
Nel 1994 ebbi poi una gravidanza, durante i primi due mesi
mi fecero assumere cortisone, ma fortunatamente la bambina
non ne ha risentito. Ora mi hanno riconosciuto una
invalidità dell’80%, posso fare a mala pena qualche
lavoretto in casa, cammino male, non ho la perfetta
coordinazione di braccia e gambe e ho problemi di
equilibrio. Ora ho intenzione di farmi produrre i
certificati necessari per chiedere il risarcimento del danno
e interessare la magistratura per lesioni colpose.
CODICE: 00039
Mio figlio Leonardo, è nato da una gravidanza regolare con
parto eutocico.
E’ stato allattato al seno fino a tre mesi. Ha avuto una
crescita regolare.
Al sesto mese, circa, ha iniziato lo svezzamento con
alimenti naturali e biologici.
A dodici mesi ha iniziato a camminare con sicurezza e a
ventiquattro aveva già una notevole proprietà di linguaggio.
Dopo svariati rinvii, per opposizione di noi genitori,
subisce le prime vaccinazioni obbligatorie il 18.03.1993. Si
nota solo una leggera inquietudine post vaccinale.
I richiami vengono effettuati il 29.04.1993 e il 25.11.1993
La mamma nota in me inquietudine e irregolarità
nell’appetito e nel sonno.
Nel maggio del 1995, dopo un taglio di capelli, si nota,
sulla sua nuca una piccola zona calva, nel frattempo alterno
momenti di astenia a momenti di ipereccitabilità.
Il dermatologo diagnostica una forma di alopecia e prescrive
una lozione stimolante per il cuoio cappelluto.
La perdita dei capelli continua lenta ed inesorabile e sono
sempre più nervoso con problemi di intestino, mentre non mi
ammalo con facilità, nonostante frequenti l’asilo nido dal
20°mese e poi la scuola materna.
Unica malattia infettiva la pertosse, superata senza
problemi. Nel gennaio 96 viene visitato a Monselice e una
dottoressa consiglia il mineralogramma.
Il risultato dell’esame diagnostica una carenza di tutti i
minerali buoni ed un
ECCESSO DI
MERCURIO.
Si cerca di capire la causa andando per esclusioni. Anche
mia mamma effettua il mineralogramma che risulta normale.
Il bambino non è entrato in contatto con il mercurio nè con
l’ambiente, nè con l’alimentazione, ma solo con la vaccino
profilassi e, fino ad oggi, non è riuscito a smaltire questa
sostanza tossica. Dopo una cura, di circa un anno, con
rame-manganese-ferro per riequilibrare l’organismo e con
mercurium vivus 9ch, per contrastare l’azione tossica, il
mineralogramma tende a normalizzarsi ( il mercurio si è
abbassato e i valori dei minerali buoni si sono innalzati).
Leonardo si stà riequilibrando con l’intestino e con
l’umore, ma la crescita dei capelli è lentissima e tutt’oggi
non ha ancora la sua chioma.
CODICE: 00038
Sono la mamma di un ragazzino di 11 anni che è stato
sottoposto alla prima dose di vaccino
antiepatite B. Abitiamo nella provincia di Padova. Il
7/10/99 ha ricevuto la prima dose e a poche ore di distanza
ha cominciato ad
accusare febbre a 38, mal di testa,
astenia, colorito giallo itterico associato a pallore, mal
di stomaco e difficoltà digestive, inappetenza. Ho telefonato subito al medico di base, il quale mi ha detto che era stata
la vaccinazione, che può essere pericolosa ma che non c’è
nulla da fare in quanto è obbligatoria. Non ha nemmeno
voluto vedere il bambino e mi ha preparato la richiesta per
un analisi del sangue. Ora termineremo gli accertamenti
perché quello che è accaduto pare essere una
sindrome epatitica post-vaccinale. Chiederemo l’esonero dalle
somministrazioni successive. E abbiamo preteso dal medico
che segnalasse l’evento avverso come previsto dalla legge
sulla farmacovigilanza.
CODICE: 00037
Abito nella provincia di Reggio Emilia e mia figlia ora è
cerebrolesa
a causa delle vaccinazioni. Mia figlia è
nata sana del peso di 3,250 Kg il 31/03/85. Fece la prima
dose di vaccini a tre mesi. Dopo la seconda dose a sei mesi
(compresa l’antipertossica) divenne assai irrequieta, le
venne la febbre alta e piangeva in maniera persistente. A 4
mesi e nei mesi successivi scoprii che non riusciva a
reggere il capo. La situazione pegiorò dopo la seconda
somministrazione. La portai all’ospedale di Mantova ma
sbagliarono la diagnosi, non riconobbero quella che venne
poi invece riconosciuta come
meningite post-vaccinale. Comaprve un idrocefalo.Chiedemmo un consulto al primario del reparto
dell’ospedale di Mantova, ma la sera dell’aggravamento aveva
una cena con amici e non si rese disponibile; venne il
giorno dopo. Ci dissero che erano irrimediabilmente i centri
nervosi. A Verona venne operata due volte e le salvarono la
vita. Ora è cieca, cerebrolesa e mangia con un sondino che
le porta il cibo allo stomaco. Non volevo più fre alcuna
vaccinazione ma nella mia Ausl mi intimidirono pesantemente;
fortunatamente il neurologo che la segue ha confermato che
la bimba corre seri rischi se prosegue le vaccinazioni. Ora
ha 16 anni, ma vive come un vegetale. Nessuno mi riconosce
alcun diritto.
CODICE: 00036
Sono la madre di una bambina
morta nel 1995 a causa delle complicazioni riportate dopo la seconda seduta
vaccinale
effettuata a
sette mesi.
Abito nella provincia di Rieti e solo ora mi sento in grado
di raccontare quanto accaduto. Il 19/11/1994 mia figlia ha
ricevuto la seconda dose di vaccinazioni obbligatorie oltre
all’antipertossica. Dopo qualche ora, la sera stessa, ha
cominciato ad avere delle crisi che si possono descrivere
cosÏ: sbarrava gli occhi, si irrigidiva tutta, cominciava a
tremare e a digrignare i denti. La notte si sono ripetute e
anche il giorno dopo. Tra una crisi e l’altra la bambina
pareva riprendersi. PoichË era accaduto al venerdÏ, il
sabato e la domenica non trovai nessun medico che la
vedesse. Il lunedÏ la portai dal mio pediatra di base. In
day-hospital le feci fare una serie di accertamenti
diagnostici in cliniche private a pagamento, perchË con la
sanit‡ pubblica avrei dovuto aspettare settimane. Fece un
elettroencefalogramma e le diagnosticarono la sindrome di
West ma dissero di non essere sicuri. Mi dissero anche che
sospettavano un tumore e le fecero una risonanza magnetica.
Ma a livello cerebrale non uscÏ nulla. Intanto un professore
neurologo di un ospedale di Roma dove la portai mi disse che
non era nulla, che ero io troppo agitata. Ma tutto questo
non passava mai. La bambina andava peggiorando a vista
d’occhio. Nel corso di qualche mese non poteva più mangiare
e fui costretta ad alimentarla col sondino e si manifestÚ
una progressiva tetraplegia. Intanto continuavo a passare da
un medico all’altro e nessuno ci capiva nulla. Fino a che un
aiuto di un primario romano mi disse che era stato il
vaccino a causare una sindrome degenerativa del sistema
nervoso; ma non volle mai scriverlo nË certificarlo. Dopo
sei mesi dalla prima risonanza gliene fcero un’altra e mi
dissero che il tessuto cerebrale della bambina stava andando
incontro ad una degnerazione progressiva e inarrestabile
ipotizzararono un’altra sindrome ma nessuno era mai sicuro
di nulla. Il 7 luglio 1995 andai ad un controllo da un
professore di un ospedale romano che mi disse ancora una
volta che non era nulla. La sera stessa la bimba entrÚ in
coma; non si risvegliÚ più fino alla morte sopraggiunta
nell’agosto 1995. Nessuna diagnosi venne confermata; gli
fecero persino un prelievo del’epidermide che mandarono a
fare analizzare negli Usa, ma non ne venne fuori nulla. Io
non ho mai avuto giustizia.
CODICE: 00035
Oggi ho 39 anni e da quando avevo pochi mesi, in seguito
alla
vaccinazione antipolio, ho riportato una
gravissima forma di paralisi flaccida da
vaccino. Il mio è un
caso particolare perchè la mia malatttia deriva dal vaccino
Salk, anzichè some spesso accade dal Sabin. Infatti il lotto
somministratomi apparteneva a quei numerosi lotti di Salk
immessi sul mercato con virus non sufficientemente
inattivato quindi ancora virulento. Sul fatto in letteratura
ho trovato molte pubblicazioni; lo stesso Jonas Salk, dopo
quell’incidente, pubblicÚ un articolo dove insegnava le
corrette procedure per l’inattivazione. Insomma, tra il ‘58
e il ‘63 tanti furono i lotti di Salk a creare questi dani e
io sono stata una delle persone penalizzate. A tre mesi nel
1960, in aprile, mi somministrarono la prima dose di
vaccino. Dopo qualche giorno cominciai ad avere febbre alta,
rigidit‡, per tutta una notte rimasi immobile, potevo
muovere solo gli occhi, mi ha raccontato tante volte mia
madre. Poi le mie mebra divennero flaccide, senza tono. Fui
ricoverata in ospedale dove riconobbero il danno e vi rimasi
quasi un anno tra il reparto delle malattie infettive e la
riabilitazione. La paresi mi aveva colpita ad entrambe le
braccia e le gambe e anche al tronco. Il ricovero avvenne
all’ospedale di Venezia, dove allora abitavo; ora risiedo a
Fidenza. Dopo una decina di operazioni, ora ho recuperato
quasi del tutto l’uso di una gamba, l’altra Ë ancora molto
deficitaria e mi Ë rimasto il piede equino. Le braccia le
muovo malissimo e in maniera scoordinata. In un primo tempo
avanzai domanda di risarcimento per il danno subito e mi
dissero che ero fuori tempo. Poi riaprirono i termini e mi
accettarono la domanda. Nel marzo 1999 ho fatto la visita
alla commissione medica militare a Bologna; non mi hanno
nemmeno guardato in faccia, non mi sono nemmeno tolta il
cappotto. Mi hanno detto che ci vorr‡ almeno un anno per
avere una risposta. Intanto mi hanno negato
l’accompagnamento.
CODICE: 00034
Ho appena superato i 40 anni e mi è stata diagnosticata
qualche anno la
sclerosi multipla. Ecco quanto mi è accaduto e perché
ritengo che la mia malattia sia dipesa da un vaccino. Nel
1975 sono stato sottoposto alla
vaccinazione antitifica. Immediatamente dopo, era trascorsa qualche ora, ho iniziato ad avere forti
crampi muscolari che sono durati parecchie settimane. Dopo
quell’episodio non ci ho più pensato. Nel 1984 mi sottopongo
di nuovo alla vaccinazione (per via parenterale) e subito
dopo ricompaiono i crampi fortissimi. Peraltro, qualche mese
prima mi era stato diagnosticato anche il
diabete e da allora mi curo con l’insulina. Quando
mi sono presentato all’ufficio vaccinale il medico di turno
ha deciso, proprio per il diabete presente, di
somministrarmi solo metà dose; non mi sono poi mai fatto
somministrare l’altra metà. I crampi stavolta durano di più
fino a che, una notte, chiamo la guardia medica perché ho
perso la coordinazione degli arti. Il medico mi suggerisce
la visita da un neruologo. Poiché nelle settimane successive
il peggioramento era continuo tanto da impedirmi di
camminare, mi reco da un neurologo che mi ricovera
immediatamente a Sassari (io sono di Cagliari). Mi fanno
l’esame del liquor e mi accennano ad una sospetta sclerosi
multipla. Non smettevo di peggiorare e mi ricoverano di
nuovo a Gallarate, dove la diagnosi viene confermata.
Comincio ad assumere cortisone, mi seguono per 3 anni poi
passo ad un Centro specializzato di Cagliari, dove la
dottoressa che mi ha preso in cura si è messa le mani nei
capelli quando ha visto che ero stato vaccinato nell’84
malgrado le mie condizioni, secondo lei, non lo
permettessero. Subito dopo mi ha esonerato da qualsiasi
ulteriore vaccinazione obbligatoria per il lavoro. Nel
novembre 1998 mi sono aggravato e ora non riesco a camminare
per più di 40-50 metri senza cadere. All’ultima visita mi è
stato riferito che è comparso un idrocefalo, ma nessuno mi
vuole operare per timore che possa morire sotto i ferri. Mi
hanno anche negato l’assegno di accompagnamento benché mia
moglie sia costretta perfino a lavarmi e vestirmi. Ora sto
preparando le carte per intentare una causa e chiedere il
risarcimento del danno.
LA NOSTRA AFRICA ...
di Lino Bottaro
Otto
paesi africani, insieme ad Emergency, porteranno al G8 un
nuovo modello di crescita e di relazioni internazionali:
puntare in alto non solo si può, ma si deve. Intervista a
Gino Strada
Un nuovo modello di sanità, di relazioni internazionali, di
sostegno ai paesi africani. A San Servolo, Venezia, si
discute di come sia più utile portare assistenza sanitaria
in Africa. Ma si discute anche di pace, tra ministri di
Paesi che sono - ancora oggi - in guerra tra loro.
Otto Paesi che presto proporrando agli otto grandi del mondo
una nuova via per crescere. Insieme.
Come siete
riusciti a mettere attorno a un tavolo i rappresentanti di
governi storicamente in guerra fra loro?
Non solo storicamente sono ancora in guerra fra loro. Ma a
dire la verita’ non e’ stato cosi’ difficile: abbiamo
chiesto loro di venire a parlare di medicina, di un progetto
comune per l’Africa. La precondizione, naturalmente, e’ che
chi chiede goda di una certa credibilita’. E noi ce la siamo
costruita. In alcuni di questi paesi lavoriamo da anni, come
la Sierra Leone e il Sudan. Altri conoscono il nostro
lavoro. In altri ancora abbiamo lavorato anni fa, come il
Ruanda: il delegato ruandese oggi ha iniziato il suo
intervento ricordando che Emergency e stata una delle prime
organizzazioni ad intervenire dopo il genocidio.
Quindi hanno
accettato subito l’invito.
Si’. E agli incontri non c’e stato nessun tipo di animosita’
o polemica. Sono qui per un progetto di sanita’, per
ragionare insieme su qualcosa che riguarda il loro
continente. La medicina, che sta a meta’ tra arte e scienza,
ha la capacita di agire come una livella. Davanti alla
malattia, siamo tutti esseri umani. Siamo tutti pazienti. Le
avversioni politiche perdono senso. D’altronde, niente di
nuovo per Emergency: da quindici anni ricoveriamo nelle
stesse corsie i pazienti piu disparati.compresi quelli che
fino al giorno prima si sparavano addosso a vicenda. La cosa
molto bella e’ che oggi i rappresentanti di tutti questi
paesi sono stati chiamati ad indicare le loro priorita’
nazionali in materia sanitaria, ma nell’ottica di creare
qualcosa che possa servire anche ai loro vicini. Ed e’
esattamente quello che hanno fatto.
Anche il
modello sanitario proposto e’ nuovo.
Inutile negarlo, c’e’ insoddisfazione, fra le autorita’
sanitarie di questi paesi, rispetto al lavoro di molte
organizzazioni. Perche’ evidentemente e’ un approccio che
non produce grandi risultati. Puo’ rispondere alle
emergenze, ma non costruisce automaticamente un buon sistema
sanitario. Sarebbe bello pensare che un feeding centre, o un
dispensario, di cui pure c’e’ gran bisogno, produca da se’,
negli anni, un centro pediatrico di eccellenza. Non e’ cosi’,
non e’ mai successo. Proviamo l’approccio opposto, proviamo
a pensare a una strategia dall’alto verso il basso. E’ piu’
facile che un centro pediatrico di eccellenza possa produrre
una rete di feeding centres, che non il contrario.
Come e’
successo per il Centro di cardiochirurgia che avete
costruito a Khartoum.
Esatto. Il Centro Salam ha mostrato che l’eccellenza produce
eccellenza. Genera risorse, garantisce l’alta formazione del
personale locale, attrae cervelli, e anche donatori.
Insomma, oggi
a San Servolo abbiamo visto all’opera una diplomazia
sanitaria.
Un esempio leggero. Oggi il delegato ugandese ha ilustrato
la situazione sanitaria del paese. Fra le altre cose,
“stavamo proprio per essere dichiarati “Paese libero da
poliomielite”, e invece e’ stato diagnosticato un nuovo
caso. Veniva dal Sudan”, ha detto scoppiando a ridere. E
Ahmed Bilal Osman, consigliere presidenziale del Sudan, ha
risposto ridendo “si’, ma forse prima era stato in Rwanda”.
E il delegato ruandese pure si e’ messo ridere. Ecco, oggi
in sala nonsono volati coltelli: sono volate idee, e anche
qualche risata.
Qual e’ il
prossimo passo?
I paesi coinvolti presenteranno questo progetto alla
comunita’ internazionale. Prima a Ginevra, alla conferenza
dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’. E poi al G8.
Questo progetto e’ nato su una’isola, a San Servolo. E su
un’altra isola, alla Maddalena, potrebbe trovare i soldi per
partire.
GIORNALISTA
LICENZIATA PERCHE' PUBBLICA SU FACEBOOK UN ARTICOLO SUL
MINISTRO ALFANO ...
di Stefano Corradino
Scrivere
su Facebook può costare il lavoro. Era accaduto qualche
settimana fa in Inghilterra quando la dipendente di una
piccola azienda di logistica di Clacton, aveva affermato che
la mansione che svolgeva era noiosa. Il giorno dopo il suo
datore di lavoro, piuttosto che discutere con lei di come
rendere più stimolante la sua occupazione gli ha consegnato
una lettera di licenziamento con effetto immediato.
L'effetto Facebook si sposta in Italia. Ad Agrigento. Olga
Lumia, 39 anni, è una giornalista del luogo che lavora a
Roma e che, per mantenere il contatto con la sua realtà
aveva deciso di collaborare con la testata giornalistica
locale www.agrigentoweb.it
Una settimana fa, Olga pubblica un link ad un vecchio
articolo de "la Repubblica", che aveva come oggetto il
ministro della Giustizia Angelino Alfano, suo conterraneo.
Non lo fa sulle colonne del quotidiano on line di cui era
stata, recentemente, nominata vicedirettore (e anche in quel
caso non ci sarebbe stato nulla di trascendentale) ma sulla
sua bacheca di Facebook. Uno spazio privato, personale.
Luogo virtuale dal quale ogni giorno milioni di utenti
linkano video, file musicali e articoli dei quotidiani.
Fulmini e saette. Il link fa inalberare editore e direttore.
Lei si scusa, invia perfino una lettera nella quale esprime
il suo dispiacere per aver messo a disagio la direzione. Il
direttore, che avrebbe dovuto liquidare la cosa con una
battuta e una pacca sulle spalle firma il giorno seguente un
editoriale in cui accusa la giornalista di attaccare il
premier e i suoi uomini additandola come "cavallino rampante
che fa cri cri". Così lei sceglie di andarsene, sconcertata
e delusa per un diritto negato alla libertà di parola e di
espressione, esercitato tra l'altro in uno spazio privato.
Le sue dimissioni sono prontamente accolte!
La vicenda ci appare francamente singolare, per non dire
inquietante. A quale titolo viene contestato il diritto ad
una giornalista di indicare l'articolo di un quotidiano
nazionale sulla propria bacheca di Facebook? Quale grave
danno d'immagine avrebbe creato alla sua (ex) testata per
aver pubblicato (ripetiamo, su uno spazio privato!) un pezzo
sul Guardasigilli? Sarà stato lo stesso Alfano (ci auguriamo
di no) a porre il problema dell'incompatibilità della
giornalista o saranno stati i vertici della testata,
autonomamente, a promuovere "l'azione disciplinare" per non
turbare l'amato illustre concittadino?
Ma forse così non è, e si tratta semplicemente di uno
spiacevole equivoco. E in questo caso siamo sicuri che la
direzione e la proprietà della testata reintegreranno Olga
con effetto immediato recapitandole una lettera di scuse. O
che sarà lo stesso ministro Alfano a chiederne la
riammissione, in nome di quei principi, contenuti
nell'articolo21 della Costituzione di cui, come ministro
della giustizia, dovrebbe essere fiero garante e orgoglioso
scudiero.
corradino@articolo21.info
LA DROGA
TELEVISIVA...
di Valerio Pignatta
“Il
principale pericolo dello schermo televisivo non sta tanto
in quello che esso fa fare (benché anche lì vi sia un
pericolo) quanto in quello che impedisce di fare: i
discorsi, i giochi, le festività e le discussioni familiari
attraverso le quali avviene gran parte dell'apprendimento
del bambino e si forma il suo carattere”. L’autore ci
parla del rapporto, troppo stretto, tra bambini e tv.
I piccoli sono
esposti per molte ore al giorno allo schermo televisivo.
Quali i rischi?
Gli studiosi dei mass media hanno confermato ormai da alcuni
decenni che la televisione è un elemento di
socializzazione in competizione con i fattori tradizionali della stessa quali la famiglia,
la scuola, la chiesa e il gruppo di pari. Addirittura alcuni
sociologi propendono per la predominanza di essa su tutti
gli altri.
In effetti
la tv è oggi
la principale narratrice dei fatti della vita e del mondo. I bambini, in particolare, acquisiscono
attraverso di essa informazioni e panoramiche sugli eventi
più disparati dell'esistenza prima ancora di poterli
pienamente comprendere e interpretare. Questa assimilazione
passiva, ed eccessivamente precoce, crea anche aspettative
precise rispetto agli avvenimenti futuri nonché stereotipi
difficilmente poi realizzabili nell'esistenza reale. Questa
stessa
esposizione al mondo adulto, erotico e
violento televisivo
porta quindi da una parte a quella che il critico delle
comunicazioni statunitense Neil Postman ha definito “la scomparsa dell'infanzia” e in secondo luogo alla formazione di una futura umanità delusa della vita
reale e proiettata invece nella vita televisiva, unico luogo
inesistente in cui è possibile ritrovare un senso
all'esistere.
Questa trasposizione dal mondo materiale a quello
elettronico è paragonabile alla
estraniazione
magica che si può provare sotto gli effetti di
uno
stupefacente di “buona qualità”. Solitamente in questa
situazione un adulto è quasi sempre consapevole di essere in
uno stato alterato di coscienza sebbene controlli sempre
meno il desiderio di ricorrervi quanto più spesso è
possibile. Un bambino invece assomma a quest'ultima
dipendenza anche la
confusione tra quello che è veramente reale e quello
che avviene solo nella mente di sceneggiatori e conduttori
televisivi e che nella realtà proprio non esiste.
La tv sottrae ai
bambini molto tempo ad altre forme di socializzazione
Se tutto ciò può sembrare esagerato si possono qui riportare
alcuni conti che chiunque può fare.
Un bambino in età prescolare (da due a sei anni) che ha
passato un quarto della sua giornata (a volte ne passano di
più) a guardare la tv avrà passato almeno 5000 ore (o forse
molte di più) a guardare immagini di un improbabile mondo
virtuale. Per un bambino che non l'avrà fatto queste stesse
5000 ore saranno tutte zeppe di altre attività cognitive. E,
come qualsiasi educatore sa, non si può obiettare che questa
non sia una differenza sostanziale, qualsiasi siano i
programmi televisivi visti.
Ossia: «Il principale
pericolo dello schermo televisivo non sta tanto in quello
che esso fa fare (benché anche lì vi sia un pericolo) quanto
in quello che impedisce di fare: i discorsi, i giochi, le
festività e le discussioni familiari attraverso le quali
avviene gran parte dell'apprendimento del bambino e si forma
il suo carattere» (Winn, Marie, La droga televisiva,
Armando, Roma, 1978, p. 123). Alcuni studiosi si spingono a
spiegare l'esplosione statunitense della cultura delle
droghe degli anni Sessanta con l'indigestione di tv dei
ragazzini degli anni Cinquanta. Il
distacco dalla realtà che caratterizza lo stato mentale delle
due situazioni è infatti simile.
Il fatto che alcuni oppongano a questa visione la
motivazione che la tv comunque aiuta i bambini a divenire
più svegli e furbi che non un tempo, da un punto di vista
pedagogico non regge. Essere smaliziati ed essere maturi non
è esattamente la stessa cosa...
La tv è la
baby-sitter elettronica di molti bambini
Bisogna poi trasferire l'attenzione dal cosa guardano i
bambini al perché e al
quanto guardano e al cosa stanno perdendo in conseguenza
di questo.
Pretendere che tutte queste ore passate davanti alla
baby-sitter elettronica non abbia conseguenze sulla vita sociale
dei bimbi è veramente illusorio. Uno studio messo a punto in
California già all'inizio degli anni Novanta aveva appurato
che il tempo massimo di attenzione consecutiva dei bambini
delle scuole elementari era di 7 minuti, ossia esattamente
il tempo degli spot pubblicitari televisivi. Elaborare
programmi educativi di un certo spessore con questi ritmi è
davvero un'impresa eroica.
I bimbi
rappresentano la più vasta audience televisiva rispetto alle
altri classi di età. Essi sono i futuri adulti della nostra
società. Se la percezione della realtà che essi hanno è
deformata, la società che costruiranno ne sarà lo specchio.
Vanno quindi messi a punto accorgimenti per proteggere i
bambini da un'eccessiva esposizione a questo tipo di
manipolazione mentale. Se questo può oggi sembrare
un'affermazione folle si può ricordare che in tempi in cui
il comune buon senso non rientrava ancora tra le specie in
via d'estinzione questa visione era un sentire comune e
diffuso nella società.
Negli anni
Cinquanta, in Italia e Gran Bretagna era stato proposto di
inserire un'ora di silenzio dopo i programmi per bambini per
disincentivarne il prolungamento davanti alla tv.
Negli anni Cinquanta, in Italia e Gran Bretagna era stato
proposto di inserire
un'ora di silenzio dopo i programmi per
bambini per
disincentivarne il prolungamento davanti alla tv.
Il fatto che il business non si può permettere la perdita di
una così vasta fetta di telespettatori ha probabilmente
impedito un'evoluzione in questo senso. A ciò si deve
affiancare la circostanza per cui, purtroppo, ai genitori fa
comodo parcheggiare i bimbi davanti alla tv, perché questo
permette loro di svolgere alcuni lavori in modo più
tranquillo, oltre che rappresentare una facile e sicura
soluzione alle crescenti difficoltà che essi incontrano nel
prendersi cura dei bambini.
Nel 2002, effettivamente, si è portato a termine un
Codice di autoregolamentazione per le emittenti radiotelevisive che mira
a tutelare i giovani telespettatori risparmiando loro
violenza e affini. Ma come tutti possono vedere in gran
parte esso non viene rispettato. E comunque il nocciolo
della questione, per quanto possa parere strano, non è la
qualità di ciò che viene visto (seppur sia confermato che la
visione ripetuta di atti di violenza condizioni
comportamenti conseguenti nei bambini) ma più che altro la
quantità di esposizione al “mezzo”.
Il nocciolo della
questione non è la qualità di ciò che viene visto ma la
quantità del tempo di esposizione al “mezzo”.
Come dice Postman: «[...] in ogni strumento è insito un
pregiudizio ideologico, una predisposizione a costruire il
mondo in un modo piuttosto che in un altro, a sopravvalutare
una cosa rispetto a un'altra, a magnificare le proprie
percezioni, le proprie capacità o atteggiamenti a svantaggio
di altri. Il famoso aforisma di Marshall McLuhan, “Il medium è il messaggio”, voleva dire proprio questo» (Postman, Neil, Technopoly. La resa della
cultura alla tecnologia, Bollati Boringhieri, Torino, 1993,
p. 20). E il mondo che vediamo uscire dalla tv è proprio
quello che vogliamo per i nostri bambini?
È palese che la televisione non è per niente strutturata in
modo di dare informazioni circa il mondo reale ma che si
propone essenzialmente come obiettivo primario (se non unico
oltre quello della manipolazione politica) quello di vendere
merci.
Possiamo quindi facilmente arguire che la tv è un mezzo di
mercato e i valori che diffonde sono quelli commerciali.
Tali valori sono quelli che si stanziano nelle menti dei
piccoli futuri cittadini del pianeta insieme ad una
concezione fortemente aggressiva della vita ed ad una
sessualità immaginifica o chimerica. Facciamo in modo che
questo non possa continuare nella nostra totale
indifferenza. A cominciare da noi stessi e dalle nostre
scelte di tutti i giorni.
ACQUE MINERALI
ESTROGENATE:: INCRIMINATE LE BOTTIGLIE DI PLASTICA...
di Virginia Greco
Dall’Università
Johann Goethe di Francoforte giunge la notizia che nelle
acque minerali vendute in bottiglie di plastica sono
presenti dosi di estrogeni potenzialmente dannose per
l’equilibrio ormonale umano. L’entità del rischio non è
ancora definita, in quanto occorrono studi più approfonditi,
ma i ricercatori invitano alla prudenza. L’Associazione
Britannica per le Bevande Leggere solleva invece una voce
contraria: “allarme per il momento ingiustificato”.
Secondo studiosi
di Francoforte l'acqua in bottiglia contiene dosi di
estrogeni potenzialmente dannose per l'equilibro ormonale
umano.
Purtroppo le vicende di contaminazione di cibi da parte
delle sostanze chimiche presenti negli involucri non sono
più una rarità. Al di là di fenomeni isolati e
immediatamente arginati - si è appreso ormai dall’esperienza
come alcuni composti, tipo il bisfenolo A, possono passare
dalla confezione all’alimento e avere conseguenze spiacevoli
sulla salute di quanti ne faranno uso.
Un nuovo esperimento, i cui risultati hanno destato
l’interesse dei cronisti internazionali, è stato condotto
sulle acque minerali vendute in contenitori di differente
composizione. Sotto accusa sono le bottiglie di plastica: il
contenuto di ormoni femminili riscontrato nelle acque
raccolte in tali confezioni è di gran lunga superiore a
quello trovato nelle acque (anche le “stesse”, ossia
provenienti dalla medesima fonte e della stessa marca)
vendute nel vetro.
Lo studio è responsabilità di un gruppo di ricercatori
dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte,
guidati da
Martin Wagner e Jörg Oehlmann.
“Appare possibile che la contaminazione delle acque prese in
esame da parte di xeno-ormoni” - ossia ormoni provenienti
dall’esterno, non secreti dal corpo stesso – “sia
originata dai materiali usati per il packaging”, si legge
nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Envirnomental
Science and Pollution Research”, “dato che le minerali
imbottigliate nel PET e nel tetrapack sono risultate più
estrogeniche di quelle confezionate nel vetro. Ciò induce a
concludere che additivi presenti nei contenitori migrino da
questi ultimi agli alimenti”.
Wagner e Oehlmann hanno rivolto l’attenzione alle acque
minerali in quanto l’acqua è un composto “semplice” e non
contiene ormoni endogeni (cioè non vi è un contenuto
ormonale insito); inoltre, spiegano i ricercatori, “il
consumo di acqua minerale è in crescita in tutto il mondo”.
I campioni
utilizzati per la ricerca sono stati 20: 9 di essi in
bottiglia di plastica, 9 in vetro e 2 in tetrapack (cartone
internamente rivestito da una sottile pellicola plastica).
I
campioni
utilizzati sono stati 20 (scelti tra marche
differenti e fasce di prezzo variegate): nove di essi in
bottiglia di plastica, nove in vetro e due in tetrapack
(cartone internamente rivestito da una sottile pellicola
plastica).
Gli esperimenti sono stati condotti sia in vitro sia in
vivo. Prima di tutto è stato misurato il quantitativo di
estrogeni presenti in ogni acqua, facendo uso di un
recettore di ormoni umani (analisi in vitro). La veridicità
del responso è basata sul fatto che per ogni campione
l’esperimento è stato condotto su tre bottiglie diverse e su
ciascuna per tre volte. In seguito sono state fatte analisi
in vivo su lumache terrestri femmine, monitorando la loro
attività riproduttiva in condizioni di esposizione all’acqua
estrogenata.
Cosa è emerso dagli studi?
L’analisi in vitro ha permesso di rivelare
un’attività estrogena significativamente elevata in 12
dei 20 esemplari presi in considerazione. Più precisamente, sono stati rilevati ormoni in ben
il 78% delle acque in bottiglia di plastica (ossia sette
campioni su nove) e nel 100% di quelle in tetrapack (due
marche su due), contro il 33% di quelle in vetro (tre
campioni su nove).
Per valutare direttamente l’influenza del materiale di
imballaggio, i ricercatori hanno analizzato acque minerali
provenienti dalla medesima fonte, ma imballate con materiale
differente: le minerali vendute in bottiglie di vetro sono
risultate meno estrogenate delle corrispettive in PET. Più
nel dettaglio, si è indagata anche la differenza tra
contenitori in plastica riutilizzabili (vuoti a rendere) e
monouso:
l’acqua in confezioni usa e getta sono mediamente più
cariche di estrogeni di quelle in bottiglia riutilizzabile (considerata non al primo uso),
evidentemente perché queste ultime dissolvono il contenuto
di ormoni nei vari passaggi, in più tra uno e l’altro sono
risciacquate.
D’altro canto, l’analisi in vivo ha dimostrato che il
contenuto ormonale delle acque prese in considerazione ha un
effetto reale sull’equilibrio endocrino delle lumache, in
quanto dopo 56 giorni di esposizione a 25 ng/l (nanogrammi
per litro) di etinile-estradiolo la loro attività
riproduttiva (valutata in numeri di embrione per femmina) è
più che raddoppiata. In concreto, si è manifestato un
significativo aumento della riproduzione nei campioni
imbottigliati in plastica, piuttosto superiore rispetto a
quello riscontrato nelle acque in vetro.
Secondo gli
studiosi i risultati della ricerca forniscono una prima
evidenza di una marcata contaminazione dell’acqua minerale
da parte di estrogeni
“I nostri risultati forniscono una prima evidenza di una
marcata contaminazione dell’acqua minerale da parte di
estrogeni, con valori tipicamente nell’intervallo di 2-40
ng/l e picchi di 75 ng/l”, concludono i ricercatori di
Francoforte. “Il consumo di acqua minerale imbottigliata e
commercializzata potrebbe dunque contribuire all’esposizione
complessiva degli esseri umani a sostanze in grado di
alterare l’equilibrio endocrino del corpo.”
Tali sostanze fonti di ormoni costituiscono un’intera
categoria, denominata EDC, ossia composti in grado di
alterare l’equilibrio endocrino. Sono da anni poste sotto
osservazione in quanto in potenza sono causa di danni
all’organismo.
Il legame di causalità tra l’ingestione di tali composti e gli effetti
collaterali sulla salute umana, però, è ancora oggetto di
controversie: non è una faccenda immediata, in quanto
le malattie connesse agli ormoni possono essere correlate a
varie cause, peraltro distribuite su un arco di tempo lungo.
Non di meno, va detto che un numero non trascurabile di
esperimenti suggeriscono che tale legame sia in effetti
concreto.
A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione dell’articolo
da parte di Wagner e Oehlmann, è arrivata una
risposta da parte di un portavoce dell’Associazione Britannica per le Bevande Leggere (BSDA), la quale sostiene che
non sia possibile
concludere dallo studio in questione che ci
sia un’effettiva
connessione tra l’attività estrogena riscontrata nelle
acque e il confezionamento.
“I composti rintracciati nell’acqua non sono stati
precisamente identificati, pertanto non possono esser fatti
risalire ai materiali d’involucro. Inoltre composti analoghi
sono stati ritrovati in test eseguiti su altri tipi di cibi
e bevande senza che fosse rilevata una dipendenza tra
attività ormonale e packaging.” Infine, afferma ancora la
BSDA, “i livelli di queste sostanze riscontrati nelle acque
sono infimi se comparati con i quantitativi naturali di
ormoni presenti negli organismi e, comunque, sono ampiamente
al di sotto dei livelli di sicurezza approvati dall’Unione
Europea.”
Gli scienziati
non sono ancora giunti ad una conclusione univoca. Nel
frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre
scelte
In effetti l’uso del PET (polietilene tereftalato) per la
realizzazione di imballaggi alimentari è consentito e
disciplinato da una direttiva (la 2002/72/CE) della
Commissione Europea e da una successiva modifica ratificata
due anni dopo (2004/19/CE). Ne segue che le case produttrici
di confezioni e le aziende alimentari, se si adeguano a tali
normative, non sono da considerarsi direttamente
responsabili degli eventuali danni all’organismo. Semmai
dovrebbero essere modificate le direttive, ma per far ciò
occorrono prove effettive
dell’incompatibilità di determinati materiali con i processi
biologici umani.
Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione
univoca (o grossomodo tale), pertanto occorre attendere i
risultati di futuri ulteriori indagini. Nel frattempo noi
consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte. Quella
primaria sarebbe la rinuncia all’acquisto di acque
commercializzate tout-court, per svariate ragioni di natura
ecologica ed economico-sociale. Gli imballaggi, soprattutto
se usa e getta, sono oggi una delle maggiori cause di
inquinamento. Le acque che ammiccano dagli scaffali dei
supermercati sono imbottigliate per lo più da multinazionali
che hanno un curriculum degno di far rabbrividire ogni
consumatore critico che si rispetti. Del resto il mercato
dell’oro blu è oggi considerato
molto redditizio in termini economici, nonché estremamente vantaggioso in quanto a potere
esercitato.
Bere l’acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa,
prediligere il vetro alla plastica, acquisire l’abitudine di
riportare i vuoti dove consentito: ci sono varie opzioni e
conseguenti diversi livelli di acquisizione di
responsabilità.
Consumatori,
fate il vostro gioco!
HONDURAS, L'ORO
SULLA PELLE...
di Alessandro Grandi
Una
compagnia canadese usa cianuro per estrarre oro. I danni
collaterali colpiscono la popolazione
Da sempre il concetto di miniera è legato indissolubilmente
a quello di lavoro e sviluppo sociale. In passato le miniere
sono state luoghi in cui molte persone hanno potuto
garantirsi un futuro economico, anche se costruito sulla
fatica fisica e sul sacrificio. Molto spesso, però, chi si è
arricchito con le miniere l'ha fatto anche grazie allo
sfruttamento dei lavoratori.
Ma le miniere, oltre che fare danni all'ambiente, spesso ne
fanno anche ai lavoratori. E non solo. Come accade ad
esempio in Honduras, nella Valle de Siria, dove le
associazioni ambientaliste stanno manifestando il loro
dissenso a causa dei danni collaterali causati alla
popolazione da una miniera in cui una compagnia canadese
usa, per estrarre oro, abbondanti dosi di cianuro. E i danni
sono davvero impressionanti. Molte persone che vivono nella
zona della miniera lamentano malattie, soprattutto della
pelle.
Ne è testimone la signora Aida Gregoria Cruz, 65 anni, che
da mesi vede la sua pelle che si secca lentamente
procurandole prurito. La malattia si sta espandendo piano
piano come forfora sulla cute della testa. E' disperata
Aida. Non sa come porre fine a questo suo tormento e
colpevolizza la Goldcorp, la compagnia che estrae oro dalla
miniera. Ma non è solo Aida a soffrire i danni causato dagli
agenti chimici che si sprigionano nell'aria dalla miniera.
In quest'area vivono più o meno 45 mila persone. E i più
vicini alla zona di estrazione dell'oro hanno problemi di
salute.
La denuncia delle attività inquinanti della compagnia
canadese giunge dai membri del Comitè Regional Ambientalista
del Valle de Siria. Le foto di questo articolo, inviate
proprio dall'organizzazione ambientalista, sono state
scattate tutte intorno al 10-15 di marzo. Il problema,
dunque, esiste, è serio e non si dovrebbe sottovalutare. Le
malattie sono, come detto, quasi tutte relative alla pelle.
Anche Liccy Amalia di soli 4 anni ha visto nell'ultimo mese
crescere sulla sua testa alcune vesciche che le causavano
dolore, prurito e la perdita progressiva di capelli. Non ci
sono stati metodi efficaci per levarle questi sintomi e la
bimba soffre molto. Dopo essere stata visitata presso il
vicino Centro de Salud i medici sono stati subito sicuri e
hanno dato le colpe della malattia da contaminazione alla
miniera: anche Liccy, infatti, vive nella zona degli scavi.
Di casi come questi se ne potrebbero elencare a decine.
Dall'anno 2000 il Comitè Ambientalista sta combattendo con
tutte le sue forze per arrestare l'espansione della miniera
e dal 2003 ha anche l'appoggio di Rights Action, ong famosa
per le sue battaglie a favore dell'ambiente e dei diritti
umani. Altri municipi, infatti, sono preoccupati per la
possibilità che la Goldcorp possa trasferirsi nelle loro
zone. Dal Comitè Ambientalista esigono che giustizia sia
fatta. Esigono che qualcuno paghi per i danni causati alla
salute della popolazione e alla natura della zona. Fino a
questo momento, però, nessuno si è preoccupato di nulla.
Sembra infatti che la Goldcorp goda dell'appoggio
incondizionato del governo hondureño, della classe
imprenditrice del Paese, del governo canadese e di quello
Usa che hanno molti investitori nel progetto. Per questo le
richieste del Comitè Ambientalista sono state del tutto
ignorate. Dalle comunità dell'area fanno sapere per mezzo
del Comitè che l'azienda canadese sta operando nella massima
indifferenza delle autorità hondureñe e con un'impunità
sconvolgente, e non collabora con le organizzazioni
ambientaliste che chiedono di studiare se ci sia relazione o
meno fra le attività della miniera e le malattie diffuse
nella zona. Sta di fatto che dalle istituzioni nessuna
risposta è ancora arrivata. E se si scava a fondo, non nella
miniera, si scopre anche che il Banco Mondiale è stato fra i
primi investitori di questo progetto di estrazione dell'oro.
SILVIO GARATTINI
E LE DICHIARAZIONI CHOC: INUTILE IL 50 % DEI MEDICINALI IN
CIRCOLAZIONE...
Fonte: Notiziario di FIRENZE MEDICA-SIMeF n. 193-2008
Il 50 % dei farmaci in circolazione è inutile e
potrebbe essere eliminato senza problemi.
È la dura «sentenza» del professor Silvio Garattini,
direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario
Negri di Milano che punta il dito anche contro l'uso non
appropriato o esagerato di buoni medicinali, intervenendo a
Roma al convegno promosso da Federconsumatori sulla politica
del farmaco. Per Garattini la nostra è una società sempre
più «farmacocentrica, perché vede la soluzione di tutti i
problemi nel medicinale» e dimentica, invece, la
prevenzione. Inoltre gli «enormi interessi economici che
gravitano attorno alle medicine» e la «tendenza al
consumismo sanitario», sono il quadro in cui si inserisce
l'utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.
“C'è evidentemente – dichiara l'esperto - poca
appropriatezza, che si esprime a diversi livelli. Il primo è
quello dei farmaci totalmente inutili - precisa - come gli
epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i
dimagranti, eccetera. Una paccottiglia che è solo frutto di
pubblicità. Ci sono poi i tanti medicinali usati solo per
curare le cattive abitudini, dal fumo all'eccesso di alcol,
dal sovrappeso all'uso di droga. Anche in questo caso si
tratta di una spesa evitabile “. “ Il Servizio sanitario
nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più
decisi sulle abitudini di vita», continua Garattini, che
sottolinea come «non esiste solo un diritto alla salute ma
anche un dovere». Come uscirne? Le ricette potrebbero essere
molteplici, ma come sempre quella del buonsenso è alla
portata di tutte le tasche. «È necessario - spiega il
ricercatore - un lavoro di informazione ed educazione su
questo: chi si «procura» una malattia deve sapere che
attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è
ammalato senza colpe».
Lettera di una
maestra non unica a dei bambini unici... di Alessandra Casadio
Cari
bambini,
stamattina vi guardavo mentre facevamo la nostra solita
discussione in classe appena arrivati. Si parlava delle
paure. Ognuno di voi aveva l’urgenza di farsi sentire e ho
dovuto richiamarvi più volte per farvi rispettare il turno.
Poi Clara è venuta alla cattedra e sottovoce mi ha chiesto:
“Maestra, quali sono le tue paure?”, le ho risposto che
anche la maestra ha tante paure e che, se avevate voglia di
sentirle, ve le avrei raccontate più tardi. Avete iniziato a
scrivere e mentre vi guardavo ho cominciato a generare un
mostro nella mia mente…
Questo mostro ha la voce potente, non ascolta e non
riflette, parla di noi e non ci conosce, vuole dettare legge
senza discutere. Fa delle cose tutte al rovescio da quelle
che noi vi insegniamo con pazienza ogni giorno. È un mostro
che vuole entrare nella nostra classe e buttare dalla
finestra o me o la maestra Patrizia, e se non ci riesce
vuole che una di noi due stia molto meno con voi, vuol fare
insegnare tutte le materie a me o a lei, vuole farvi stare
meno tempo a scuola.
Vuole far stare di meno nella nostra classe anche la maestra
Marisa che ci sostiene nelle situazioni difficili. Vuole che
io impari l’inglese così potrò insegnarvi a parlare male una
lingua che non mi è simpatica. Vuole che io vi dica poche
cose, quelle necessarie e basta, senza perdere tempo a fare
cartelloni, collage, progetti, danze e musica. Vuole che la
nostra classe diventi sempre più numerosa, magari con dei
bambini che hanno problemi, come Tiziano l’anno scorso che
scappava dalla classe e tirava gli oggetti e che a questi
bambini io mi dedichi poco perché non avrò il tempo di
trasmettere tutto quello che so e che posso.
È un mostro che dovrebbe spendere dei soldi in ugual misura
per tutti, come una brava mamma e un bravo papà che hanno
tanti figli e invece li vuole togliere alla nostra scuola
che già ne ha pochi, tanto che ci dobbiamo comprare la carta
per le fotocopie o il sapone da soli. È un mostro che dice
che tutte noi maestre chiacchieriamo nei corridoi quando
invece, voi lo sapete, se siamo in due per quattro ore a
settimana, quando non facciamo le supplenze, una può
prendere Tsion, Magdalena, Alessia e Jian e fare delle
lezioni solo per loro perché imparino meglio l’italiano o la
matematica.
Ha tante idee questo mostro, come quella di fare delle
classi diverse dalla nostra per i bambini che non parlano
l’italiano e mi chiedo come avremmo fatto l’anno scorso
senza Jian che non capiva una parola e che tutti abbiamo
aiutato con i disegni e i giochi e senza la mediatrice Irene
che parlava anche il cinese e veniva una volta a settimana
per lui. Quanto ci siamo sforzati, tutti insieme, per
capirlo e farci capire e ora siamo contenti perché ci siamo
riusciti! Chissà per quanto tempo sarebbe rimasto in una
classe a parte con bambini che come lui non conoscevano l’italiano…
Quanto ci sarebbe voluto per farlo sentire a casa? E noi,
dopo quanto tempo l’avremmo sentito amico?
Il mio mostro non ce l’ha solo con noi, ma anche con i
bambini che vivono nei piccoli paesi e che magari sono
pochi, due o tre classi. Sapete che vuole chiudere le scuole
di quei paesini e mandarli in scuole più lontane in autobus?
A voi piace un paese senza scuola? Sarebbe come un paese
senza chiesa o senza una piazza…
Il mostro dice anche che non manderà via nessuna maestra, ma
questo non è vero perché le maestre che andranno in pensione
perché anziane, non saranno sostituite da quelle giovani. E’
come far uscire qualcuno da una stanza e chiudere la porta
subito dopo per non far entrare più nessuno. La maestra
Marisa probabilmente non tornerà perché è ancora una
supplente ed è giovane, non conta nulla il fatto che è molto
brava.
Il mostro dice anche le bugie perché ha detto a tutti che la
scuola italiana non è come quella delle altre nazioni
d’Europa e che voi siete tra i più asini del mondo! Invece
tutti dovete sapere che la scuola elementare italiana è tra
le prime in Europa e nel mondo e che il 70% dei genitori
sono molto soddisfatti della qualità dell’insegnamento. E
questo perché noi italiani abbiamo riflettuto molto, per
molto tempo, prima di cambiare la scuola che c’era quando io
ero piccola.
Sapete bambini, io avevo una sola maestra e andavo a scuola
per 24 ore a settimana, non 40 come voi. I miei quaderni
erano piccoli e in un anno ne finivo due per l’italiano e
due per la matematica. I vostri sono grandi e ne finite uno
ogni due mesi. E poi io non parlavo mai in classe su
argomenti che proponeva la maestra o altre compagne, voi
invece imparate a parlare davanti a tutti, a esprimere le
vostre idee, a criticare, a votare le cose che tutti devono
fare o non fare. Nella mia classe invece c’era Loretta che
stava sempre all’ultimo banco perché non riusciva a fare
niente e non aveva una maestra in più che poteva aiutarla.
Così in terza è stata bocciata perché nessuno ha avuto il
tempo e la voglia di farla migliorare. Chissà che cosa fa
oggi Loretta. Con la mia maestra non ho mai fatto un’uscita,
non sono mai andata al Colosseo o in un museo, non ho mai
fatto un campo scuola, mai al cinema.
La mia maestra non sapeva niente di me, né ha mai letto le
mie poesie. Noi invece le facciamo in classe le poesie e
giochiamo con le parole e con i colori. Voi ci raccontate
tante cose, ci regalate i vostri genitori, i vostri amori,
le vostre preoccupazioni e i vostri desideri perché stiamo
molto tempo insieme. La mia maestra purtroppo era unica e io
sarei stata molto felice di averne anche un’altra o altre
due.
Il mostro fa finta anche di inventarsi cose nuove, ha detto
che da domani impareremo la Costituzione e ad essere
cittadini… ma noi studiamo già la Costituzione e conosciamo
i diritti e i doveri fondamentali di un cittadino della
Repubblica Italiana. Fra due anni faremo il nostro
Parlamento della classe, con tanto di Presidente e Partiti
politici. E in classe impareremo a proporre una legge, a
discuterla e a votarla. Andremo in visita a Montecitorio e
prenderemo esempio dal Parlamento vero, quello in cui quando
si fanno le riforme importanti prima si ascoltano tutte le
opinioni e poi si prendono le decisioni per il bene
collettivo.
Ma tutto questo il mio mostro non lo sa, e pensa che se
continua a dire che la nostra scuola sarà migliore di com’è
adesso dandoci meno soldi, meno maestre e meno tempo, la
gente ci creda. Io non ci credo perché so che tutto quello
che riguarda l’istruzione e l’educazione di voi bambini ha
un costo e che i soldi devono essere spesi bene, ma ci
devono essere, altrimenti staremo tutti male.
Ecco, ritornando alle paure, vorrei dirvi che la mia più
grande paura adesso è quella di farvi star male a scuola. E
ho paura perché non dipende da me, ma da quello che il
mostro deciderà.
Io farò tutto quello che posso per insegnarvi non soltanto a
leggere e a scrivere, ma anche per darvi le basi per capire
il mondo, per costruire un terreno sul quale ognuno di voi
negli anni farà crescere gli alberi del proprio talento.
Farò di tutto per non rendervi uguali, ma unicamente
diversi. Cercherò di dilatare il tempo in classe in modo che
quello della televisione non vi mangi la capacità di leggere
e di riflettere.
Cercherò, ma sarà molto difficile, di non essere unica anche
se dovessi essere la sola vostra maestra. Cercherò di
ascoltare le vostre paure anche quando avrò soltanto il
tempo di insegnarvi i pronomi e i participi dei verbi.v
Cercherò di farvi costruire gli ziqqurat e le piramidi con
la cartapesta anche quando potrò soltanto farvi leggere il
sussidiario.
Cercherò di scacciare dalla mente questo mostro che non sa
niente di voi, di come siete complicati e fragili e che dà
risposte facili a domande difficili.
Vi abbraccio tutti,
la maestra Alessandra
Alessandra Casadio
Io sto con
Roberto Saviano...
di Loris Mazzetti
Ci
sono diversi modi per uccidere Roberto Saviano. Il primo,
quello più semplice, più vigliacco, è portagli via la
reputazione. La scritta anonima su di una panchina di Castel
Volturno Saviano merda è la sintesi di un pensiero malvagio
fatto non solo dai camorristi ma anche da chi invidia il suo
successo. Quanti sono quelli tra di noi che non gli
perdonano la fama raggiunta? Per comprendere il lavoro di
Saviano bisogna partire da un inciso: Roberto è un grande
scrittore. La sua parola ha una forza enorme, più di un
colpo di lupara, si insinua, entra dentro il cervello, fa
pensare, fa capire, poi può essere diffusa e creare
consenso. Questo non può essere una sua colpa, come il fatto
di saper comunicatore di affascinare chi lo ascolta. Il suo
linguaggio è semplicemente vero e le persone lo capiscono, i
giovani che lo ascoltano imparano ad alzare la testa, a
vedere il mafioso in modo diverso, trovano la forza per
guardarlo negli occhi.
Nel settembre scorso a Mantova, al Festival della
Letteratura, Saviano ha esordito dicendo: “Il lettore ha
messo paura ai poteri raccontati”, poi ha aggiunto, “è il
lettore che ha deciso che l’editore, che il giornale, la tv,
i preti, devono occuparsi di queste cose, i fatti di camorra
non sono marginali, non sono cose che accadono, che ci sono
sempre state”.
Da quando il suo libro Gomorra ha cominciato a passare di
mano in mano si è accesso un potentissimo fascio di luce su
mafiosi, camorristi, boss della ‘ndrangheta, della sacra
corona unita. I fatti si sono illuminati come non accadeva
dal maxiprocesso contro la mafia, quello dei giudici Falcone
e Borsellino.
Roberto ha dato dignità al lavoro di tanti bravi cronisti
che da anni scrivono di camorra e che prima erano
costantemente relegati nelle cronache locali e che oggi
hanno l’accesso alla prima pagina.
Saviano non solo ha raccontato fatti realmente accaduti e
che in tanti avevano già riportato nelle pagine dei giornali
locali, con Gomorra lui ha fatto conoscere, in Italia e
all’estero, la mentalità dei camorristi e come esercitano il
loro fascino sui giovani. La sua capacità di usare la
parola, facendola diventare un’arma in grado di combattere
la criminalità organizzata, è straordinaria, non esiste in
nessun altro scrittore o giornalista. Per questo Saviano è
diventato ingombrante, molto ingombrate, anzi troppo.
L’attenzione dei media è solo su di lui. Sicuramente il
successo gli ha portato benessere ma cosa gli ha tolto? La
libertà di vivere.
Come si può uccidere Saviano senza usare il tritolo?
Semplice. Togliendogli la parola. Distruggendo la sua
credibilità. Interrompendo il rapporto con il lettore.
I boss Bidognetti e Iovine tentarono di farlo durante il
processo Spartacus con un loro scritto presentato
dall’avvocato in tribunale: l’autore di Gomorra veniva
descritto come un mitomane, un pazzo, uno che inventa, uno
che copia cose che sanno tutti.
In tv vanno in onda le immagini dei muri di Casal di
Principe con le scritte Saviano drogato accompagnate da
parole inequivocabili: “Chi dice che esiste la camorra? Lo
dice l’uomo di merda…”. Sul Foglio di Giuliano Ferrara, in
un articolo dal titolo fuorviante Forza Saviano, c’è scritto
che lui ha fatto un bel romanzo ma tutto inventato. Negli
ultimi due anni sono stati diversi i tentativi di portargli
via la reputazione, l’ultimo è avvenuto in questi giorni. Il
Giornale diretto da Mario Giordano ha sbattuto Roberto
Saviano in prima pagina con una storia vecchia scritta e
riscritta da più di un anno. Il giornalista Simone Di Meo
(ufficio stampa del senatore Sergio Di Gregorio, che nella
passata legislatura era presidente della Commissione della
Difesa del Senato, eletto nell’Idv di Di Pietro poi passato
al centro-destra, “indagato per reato di riciclaggio con
l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa” -
Giovanni Bianconi sul Corriere della sera del 6 giugno 2007
- indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio
Calabria per “concorso esterno in associazione a delinquere
di stampo mafioso finalizzato al riciclaggio” - Repubblica 9
aprile 2008 -) ha querelato Saviano per plagio. De Meo lo
accusa di avergli copiato quello che è cronaca, quello che
in tanti hanno scritto, quello che è riportato negli atti
della magistratura, insomma quello che fa parte della
pubblica informazione. Nell’intervista al Giornale Simone De
Meo dichiara: “Se colleghi e avvocati napoletani sfottono
chiamandomi il Saviano dei poveri ci sarà un perché”. Una
differenza tra i due c’è ed è lampante: nonostante tutto
quello che ha scritto De Meo chi vive con la scorta, chi è
stato minacciato dai camorristi, chi rischia la vita è
Saviano e non lui. Se “il Saviano dei poveri” può girare per
strada, può frequentare la sua ragazza liberamente, se i
suoi genitori vivono ancora dove hanno sempre vissuto (di
cui sono felicissimo, non voglio fraintendimenti, sulla vita
non si scherza), un motivo ci sarà pure.
Forse per capire meglio certi fatti e il perché di certi
attacchi bisogna entrare nella storia della proprietà di due
giornali: Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. A
questo proposito sono molto eloquenti le parole dell’ex
direttore del Corriere Gianluigi Guarino: “…un giornale
carsico, omissivo che spesso ignora le notizie perché non
deve dare fastidio a nessuno; tutto ruota attorno alle
esigenze processuali dell’editore”. Simone De Meo lavorava
per Cronache di Napoli.
Quindici anni fa venne ucciso un eroe con la tonaca: don
Peppino Diana, perché non taceva, parla in libertà ai
parrocchiani, ai giovani, usava anche lui la parola e aveva
il coraggio di denunciare: “La camorra oggi è una forma di
terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di
diventare componente endemica nella società campana”. Dopo
la sua morte tentarono di infangarne la memoria. Il Corriere
di Caserta scrisse Don Diana era un camorrista e qualche
giorno dopo Don Diana a letto con due donne. In quei giorni
furono in pochi a difendere l’onore del prete.
La camorra ha i suoi giornali, lo ha raccontato bene Saviano
a Mantova.
Quello che sta accadendo a Roberto ha un unico obiettivo:
togliergli la parola. Lo scrittore è scomodo perché
quotidianamente è sui giornali, in televisione, incontra
studenti nelle università, parla nelle piazze, racconta
quello che i camorristi vorrebbero che rimanesse nel
silenzio, lo fa con nomi e cognomi, svela i segreti della
loro vita, e soprattutto rivela le loro strategie.
Saviano ha rotto quel silenzio. Saviano sta lottando contro
quelle persone che “vorrebbero controllare la loro storia”.
Le parole di Salman Rushdie pronunciate a Stoccolma lo
scorso novembre, quando con Saviano intervenne davanti
all’Accademia dei nobel dovrebbero introdurre tutti i libri
scolastici: “In una società controllata la prima cosa che
perdiamo è la libertà di narrare. Chiunque crede di
controllare la società innanzitutto controlla la narrazione
della società attraverso il tentativo di gestire la critica
e la storia. Tutto ciò va oltre alla libertà dello scrittore
di scrivere e del lettore di leggere, è una questione più
esistenziale, e il reato contro questa libertà è un crimine
contro l’umanità”.
Per questo dobbiamo stare con Roberto Saviano, per difendere
anche la nostra libertà e l’azione dei tanti De Meo ci deve
fare gioire perché significa che in questa società c’è
ancora qualcuno che teme la parola.
Mafia e giustizia
al centro dell'incontro... di Massimo Ballali
Successo
di pubblico al Geometri Palladio di Treviso, per il
dibattito dedicato alle Mafie del Nordest organizzato dai
Grillitreviso e Treviso Civica. Fra gli interventi hanno
spiccato quelli di Sonia Alfano e di Salvatore Borsellino,
che hanno saputo rendere partecipi anche emotivamente le
almeno 500 persone presenti e quelle che assistevano
all’evento tramite il collegamento internet. Gli ospiti,
attraverso il racconto delle esperienze vissute in prima
persona, hanno dato un quadro desolante, a tratti disperato
del panorama criminale ma anche politico italiano. E senza
lesinare nomi e cognomi, e qualche ditta, si è capito che la
mafia mette le sue radici ovunque ci sia corruzione, e anche
da noi è facile trovare terreno fertile. Mafia non solo un
gruppo di criminali quindi, ma un sistema di potere e di
controllo, che oggi non usa più le bombe ma sofisticati
strumenti tecnologici, oltre alla ormai nota collusione con
la parte malata della giustizia della politica, della
finanza e dell’informazione.
Emblematico e toccante un episodio dell’esperienza di Sonia,
figlia di Giuseppe Alfano, il giornalista trucidato per aver
denunciato alle forze dell’ordine la presenza di un boss
latitante in città. Poco dopo la tragedia della morte del
padre, subì dissacranti e invasive perquisizioni domestiche
che le tolsero tutti i ricordi familiari, mai più restituiti
e infine fu invitata da un magistrato a lasciare la città
con il resto della famiglia, in quanto persone “non più bene
accette”. E’ la giustizia verso chi muore per combattere la
mafia? Questa la domanda con cui si è chiusa l'assemblea.
Tra insegnanti e
genitori c’è grande confusione, aiutiamoli a reagire...
di Massimo Ballali
Nonostante il solito silenzio della
pubblica (dis)informazione, questo è ancora un momento
particolare per la scuola italiana. Di più, un momento di
eccezionale importanza e gravità dopo il quale si rischia di
non poter più tornare indietro.
Nella scuola primaria ci aspettano tre anni consecutivi di
tagli, cinque anni per portare il nuovo modello “a regime”,
una drastica riduzione del personale insegnante e
tecnico-amministrativo (ATA), un aumento del numero di
alunni per classe, l’eliminazione di tutte le compresenze in
tutti i modelli orari, una riduzione del tempo-scuola, un
ritorno al passato, ad una scuola che andava bene 30 anni fa
ma che non regge di fronte alle sfide di oggi.
Leggere, scrivere e far di conto non può essere la
definizione di cultura.
Nelle altre scuole è anche peggio.
Se qualcuno ci chiede “come sarà la scuola il prossimo anno
scolastico?”
AVVISIAMO CHE LA DISTRUZIONE E' IN CORSO.
E ribadiamo che i nostri figli, il nostro paese, noi, ci
meritiamo una scuola pubblica di qualità. A bocciare il
ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e la sua
riforma della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di
istruzione è stato persino il
Consiglio Nazionale della
Pubblica Istruzione, organo dello stesso
ministero, che liquida il Regolamento con alcuni giudizi
molto severi: «non coerente» con l’autonomia scolastica,
«compromette l’efficacia dell’offerta formativa», «non
garantisce pari opportunità di offerta e di scelta
sull’intero territorio nazionale» e renderà difficile
soddisfare le aspettative delle famiglie sui tempi offerti
dalle singole scuole. Detto in altre parole: mamme e papà
potrete dire addio al tempo pieno. A meno di miracoli come
l’improvviso arrivo di finanziamenti straordinari.
Se lo dicono loro…
Dal ministero, seguendo il proverbiale fairplay governativo,
hanno risposto al giudizio del Consiglio ricordando che «il
Cnpi è un organo con funzioni meramente consultive, e che
comunque mai ha accolto con favore una riforma scolastica
perché è un organo conservatore, teso a difendere lo status
quo».
E quindi, aggiungono, «bisognerà rivedere la sua
composizione, riformarlo in modo da rendere meno politico e
sindacale il suo contributo, aumentando invece il carattere
tecnico dei suoi pareri». Non fa una grinza…
Il
28 febbraio 2009 è il termine ultimo per presentare l’iscrizione
dei propri figli alla scuola dell'infanzia e a tutte le
scuole di ogni ordine e grado.
Nonostante la confusione generata abilmente dalla circolare
ministeriale che fornisce le indicazioni per l'iscrizione,
sono nati in tutta Italia
comitati di ogni
genere, composti da genitori ed insegnanti, allo scopo di
difendere la scuola pubblica.
L’intendimento e la direttiva comuni a tutti questi comitati
è di chiedere, all’atto dell’iscrizione, il massimo numero
di ore disponibili, scegliere certamente il massimo delle
ore previste (40 ore / 30 ore), utilizzando una X solo sul
modello orario prescelto e, anche se richiesto, non
selezionare o indicare “ordini di preferenza” per altri
modelli orari, cosa che rende preferenziale la scelta e
quindi trascurabile dal punto di vista del ministero.
Il bisogno e la determinazione dei genitori e degli
insegnanti possono realizzare quello che le scelte politiche
non intendono concedere esplicitamente.
Davanti alla richiesta degli “utenti”, il dirigente
scolastico avrà l'obbligo - sulla base delle iscrizioni - di
richiedere personale sufficiente per aprire la nuova
sezione... se non lo richiede, lo si deve incalzare anche
perché il suo è un atto dovuto, mentre se lo richiede la
palla passa al ministero che deciderà tra aprile e maggio se
assegnare il personale necessario.
Usiamo la legge contro la legge!
Invito tutti a dedicare una piccola parte del proprio tempo
per diffondere questa iniziativa, indipendentemente dal
gruppo, comitato, meetup di cui si fa parte. Soprattutto
credo sia importantissimo avvisare tutti gli amici genitori
ed insegnanti, possibilmente entro il 28 febbraio.
PROGETTO NONNI ...
di Anita Avoncelli e David Borrelli
Nel
nostro programma elettorale avevamo inserito un progetto
redatto dalla dott.ssa Anita Avoncelli che a mio avviso era
geniale. Il punto di partenza era ciò che succede nella vita
di ogni giorno, un genitore con un lavoro spesso infatti,
lascia i propri figli ai nonni, ma
chi purtroppo i nonni non li ha più?
Le strutture per l’infanzia danno un buon servizio ma il
personale è spesso ridotto per questioni di bilancio e gli
operatori spesso sono oberati di lavoro. D’altro canto la
nostra società invecchia ma le condizioni fisico/mentali dei
nostri “non più giovanissimi” sono spesso ottime. Essi
infatti sarebbero ben felici, in modo del tutto volontario
di ricoprire un ruolo sociale importante in questa società
invece che spesso tende a emarginarli.
L’idea è di inserire (con tutte le garanzie e le tutele del
caso) dei “nonni” volontari all’interno delle strutture per
l’infanzia con indubbi benefici per entrambe le componenenti.
Il 10 settembre ho
presentato un documento redatto da Anita che delineava le
linee basi del progetto all’assessore
di competenza, il quale ha trovato l’idea interessante e ha deciso di trasmettere ad
una struttura comunale il testo per cercare di realizzarlo e
capire come farlo al meglio.
Io credo che questo sia un bell’esempio di opposizione
collaborativa, si parte da un’idea, la si migliora e la si
attua a beneficio della collettività.
Di seguito riporto la presentazione del progetto di Anita
Avoncelli:
“… bisognerebbe creare nelle città e nelle strade luoghi
di incontro riservati ai bambini fra di loro sino ai due
anni, in compagnia delle loro madri (visto che a quell’età
sono inseparabili)”
Questo progetto a cui ho voluto dare il nome di “Argento
Vivo” nasce proprio
dall’incontro tra, l’idea di anziano e quindi la sua età
matura, la sua esperienza e la voglia di essere ancora un
attore attivo nella società in cui vive e la vivacità,
l’energia caratteristica dei bambini portatori di vita.
“Argento Vivo” vuole essere per tanto la realizzazione a
livello di comunità allargata, di ciò che già avviene nella
realtà familiare da sempre, ovvero, l’aiuto ed il sostegno
da parte dei nonni nell’accudimento dei nipoti.
Quindi attraverso questa proposta si vuole:
·
rispondere alle numerose esigenze delle famiglie che non sempre hanno la
possibilità di delegare ai propri parenti o potersi
permettere di pagare una baby sitter per i propri figli;
·
vedere la figura dei nonni come supporto attivo nella crescita della nuove
generazioni.
Partendo da questa centralità educativa e di sostegno alla famiglia da parte
dei nonni, si ipotizza la possibilità di un centro/nido che
veda nel suo progetto proprio tale figura.
Sempre diretto da figure professionali di riferimento quali
pedagogisti ed educatori, i volontari nonni, attraverso
un’adeguata formazione, avranno la possibilità di offrire il
loro tempo nell’accudimento dei bambini, la loro compagnia e
la vigilanza in tale ambito, così da essere un concreto
sostegno alle famiglie.
Inoltre, già da alcuni anni, proprio per far fronte alla
mancanza di risorse, gli anziani vengono impiegati nelle più
svariate mansioni, riconoscendo così, non solo una risorsa
attiva per l’intera comunità ma anche depositaria di un
patrimonio culturale. Si pensi ad esempio al così detto
“nonno vigile” che staziona davanti alle scuole, non credo
sia visto dalle famiglie solo come un sorvegliante, infatti,
con il tempo è divenuto una figura di riferimento e un aiuto
concreto.
In generale la figura del nonno ha sempre rappresentato
un’immagine rassicurante per i bambini e da sempre (se
possibile e se l’armonia lo permette) le famiglie affidano
con sicurezza i propri figli, proprio alle figure dei nonni.
Questo spazio sarà:
un appoggio per i genitori lavoratori (non sempre le attuali
strutture, sia per tariffe che per orari risultano essere
adeguate alle reali esigenze lavorative e familiari), ma
anche un luogo di socialità, di aggregazione, di confronto
per gli accompagnatori (incontri formativi, supporto
familiare).
Dr.ssa Anita Avoncelli Grillitreviso
COME UN VIRUS ... Scritto da: Marco Boschini
E’ importante avere un’informazione libera.
Oggi l’informazione
di regime parla di un’Italia fatta di inceneritori, centrali nucleari, grandi opere.
Urla di un Paese di rigassificatori, di carenza di energia,
di sviluppo. Si gonfia i polmoni di prodotto interno
lordo, altà velocità, grandi opere. Punta i microfoni nella
direzione della
politica di palazzo, dei salotti e degli studi televisivi.
Ma
c’è un’altra
Italia. Un’Italia che vive a 63 anni di distanza
dalla liberazione. Nell’indifferenza delle tante caste
romane, giorno per giorno, sperimentando. Nella nostra
Italia i comuni hanno
tagliato del 70% i consumi energetici ristrutturando le scuole, le sedi
istituzionali, gli impianti sportivi, la pubblica
illuminazione. Nei nostri comuni le case hanno la
certificazione energetica obbligatoria e sono ad alta efficienza energetica. Gli speculatori non
hanno più diritto di cittadinanza e prima di costruire si
ristruttura,
recuperando l’esistente.
Nei nostri comuni
non c’è bisogno di cancrovalorizzatori perché abbiamo la raccolta differenziata all’80%, e
soprattutto abbiamo messo in cantiere progetti per la
riduzione dei rifiuti alla fonte: vendiamo detersivi, latte, pasta, alla
spina, diamo da bere acqua del rubinetto nelle mense
comunali e i prodotti usa e getta sono stati messi al bando.
Nei nostri comuni le persone, e le merci,
si spostano il meno possibile inutilmente e comunque lo fanno con una
mobilità dolce: piedi, bici, trasporto pubblico, car-sharing,
car-pooling.
Nei nostri comuni, finalmente,
i cittadini non sono clienti
a cui dare uno scontrino ogni cinque anni su cui mettere una croce per
esaurire il proprio far parte di una comunità, ma
partecipano attivamente a quella comunità. Ogni giorno,
condividendo le scelte