APPUNTAMENTI



REGIONI E NUCLEARE ... di WWF Italia - Ufficio stampa

Alla vigilia delle elezioni regionali, il governo ignora il parere delle regioni ed approva il nuovo decreto
Il Governo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sui criteri di localizzazione degli impianti nucleari (AG 174), non tenendo conto dell'opposizione di gran parte delle Regioni e scegliendo di non attendere il parere della Conferenza Unificata. E' un pessimo segnale, soprattutto a ridosso del voto per le regionali 2010: si ribadisce infatti una linea dirigistica e contraria al principio di leale collaborazione tra amministrazioni pubbliche. Il Decreto legislativo viene approvato dal Consiglio dei Ministri contro la quasi totalità delle Regioni (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale.
Questo va contro il Titolo V della Costituzione ed elude l'obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla cosiddetta Delega nucleare, legge 99/2009, che all'art. 25 stabilisce che i decreti attuativi della delega siano adottati "su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e successivo parere delle Commissioni parlamentari competenti".
Il WWF Italia in questo contesto:
- appoggia la giusta rivendicazione delle Regioni sul fatto che sia la localizzazione degli impianti che l'autorizzazione unica per il loro esercizio non possano essere effettive senza un'intesa forte con le Regioni direttamente interessate;
- ritiene che sia un paradosso che la cosiddetta Strategia Nucleare non venga compresa nella Strategia energetica nazionale (che deve considerare il mix delle fonti energetiche, comprese innanzitutto quelle alternative) che doveva essere predisposta entro il dicembre 2009, secondo quanto stabilito dal decreto 112/2008, oggi legge 133/2008;
- considera incongruo che la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito delle scorie nucleari, che ad avviso dell'associazione deve essere inclusa nella Strategia Nucleare, non sia sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica (il Decreto Legislativo in questione non la prevede);
- fa notare che è contro la normativa comunitaria il fatto che la Valutazione di Impatto ambientale sui singoli progetti di impianti dia per acquisiti gli elementi oggetto della VAS su piani e programmi: si tratta, infatti, di valutazioni su scala diversa e separate, come stabilito dalla Commissione Europea nella Direttiva 2001/42/CE;
- ritiene indifendibile lo strapotere di Sogin SpA, a cui vengono affidate impropriamente secondo l'associazione (oltre alla costruzione e alla gestione del deposito delle scorie nucleari) anche la redazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito (che sarebbe più naturale affidare all'Agenzia nucleare) o le trattative bilaterali con le Regioni (che invece dovrebbero essere gestite dai Ministeri competenti: prima di tutto il Ministero per lo sviluppo economico);
- considera poco trasparente e priva di ogni controllo la previsione di una campagna di propaganda a sostegno dell'attività di imprese private (il nucleare) con i soldi pubblici: questo aggiunge un'altra beffa ai danni dei contribuenti che già pagheranno i costi salati del nucleare, difficilmente realizzabile ed economicamente non conveniente, oltre che pericoloso dal punto di vista ambientale e della sicurezza nei confronti delle minacce militari e terroristiche.
WWF Italia - Ufficio stampa 06.84497377 – 265 – 213 – 463 - ww.wwf.it/stampa


 

IL POPOLO VIOLA SCUOTE ROMA! ... di Stefano Corradino

Non ci appassionano le guerre di cifre tra organizzatori, questura, giornali pro e giornali contro, emittenti che trasmettono gli eventi sociali in diretta (ben poche) e altre tv che li ignorano (pressocchè tutte). Erano più di 100mila, forse il doppio. Ma fossero stati in mille o anche solo cento. C'erano giovani vivi ieri 27 febbraio. Indignati, incazzati e mai rinunciatari. Sono scesi in piazza in tanti attraverso il più classico dei mezzi per far circolare la comunicazione: il passaparola; parola che è passata attraverso la rete, e i social network, che fortunatamente resistono ai bavagli e ai provvedimenti censori che, in questi giorni, stanno colpendo i programmi di approfondimento in tv.
La parola è passata nel silenzio assordante di buona parte dei tg, troppo impegnati a rassicurare gli italiani sul risultato di un processo. Peccato che qualcuno abbia dato il risultato sbagliato. Per carita, errare è umano. Era già capitato qualche settimana fa quando lo stesso tg aveva toppato con la combinazione del Supererenalotto dando, di primo acchitto, un numero errato. Subito corsero ai ripari trasmettendo la giusta sestina onde evitare le rappresaglie di qualche scommettitore che per un attimo ha avuto l'illusione di centrare il jackpot.

Ma oggi, chi risarcisce il cittadino, privato di un'informazione corretta? E' sufficiente correggere il tiro a posteriori quando ormai la notizia è passata? Lo schema sembra ricalcare perfettamente quello di un presidente del Consiglio. Uno a caso: si attacca, si insulta, o si deforma la verità, per poi smentire. Ma nessuna smentita avrà lo stesso effetto della notizia data a caldo. E' il primo messaggio quello che conta, rimane in testa, plasma il giudizio. E' il principio alla base del marketing pubblicitario, di cui si nutre la politica dalla nascita di Forza Italia. Ma chi fa giornalismo non può ne distrarsi nè manipolare. "Manipolare la verità è un crimine", ha scritto efficacemente Michele Serra all'indomani della sentenza, "tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende".

Cosa fare allora? Come risarcire lettori e telespettatori del torto subito? Forse basterebbe cominciare, come ha scritto Giuseppe Giulietti ristabilendo un pò di verità storica, magari leggendo il testo integrale della sentenza della Cassazione. Per scoprire che assoluzione e prescrizione sono due cose diverse. E non possono essere considerati sinonimi neanche in un dizionario padano.


 

ACQUA PUBBLICA: VERSO IL REFERENDUM. ZANOTELLI: MOBILITARSI PER ABROGARE LA LEGGE ...di Padre Alex Zanotelli

"Questo è l'anno dell'acqua, l'anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l'acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.

Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d'Italia. È la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. È la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura' più sacra che abbiamo:'sorella acqua'. Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, che, per l'aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell'acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell'acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.

Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell'umanità (l'"oro blu"), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l'incremento demografico. L'acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.

Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un'altra strada, quella della mercificazione dell'acqua. Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang.

È già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale.
Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull'acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale, che ora deve diventare politica.

Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro: o la privatizzazione dell'acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.

Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell'acqua (22marzo). Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell'acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.

È la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l'acqua è un bene di non rilevanza economica.
Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell'acqua ad un soggetto di diritto pubblico. Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo.

Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull'acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l'ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell'acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani sull'acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi. Mobilitiamoci! È l'anno dell'acqua!"


 

CARO DE LUCA, ...... di Gianluca Ferrara

Caro De Luca, tempo fa avevo sentito parlare del suo abbaiare. Ma solo ieri, forse dopo la notizia della sua candidatura alla presidenza della regione Campania, mi hanno mostrato, su You tube, il video(che sta girando molto) in cui sputa con rabbia nefandezze su quel sant’uomo che è padre Alex Zanotelli.
Vedere quel video, quella sua faccia che sembra frutto di una perfetta combinazione tra uno sceriffo del Texas e un Pitbull nostrano, mi ha inquietato e, devo confessarle, anche decisamente adirato.
Proprio da lei… da De Luca, un indagato... parlare di padre Alex Zanotelli. Non ne è degno. Dovrebbe avere almeno la dignità di tacere… Padre Zanotelli ha una conoscenza sulle tematiche ambientali che lei e tutti i suoi portaborse vi sognate. Quelli che lei, erroneamente, chiama termovalorizzatori sono solo degli inceneritori che, bruciando la spazzatura,si limitano a trasformarla in milioni di nanoparticelle che nessun filtro è in grado di catturare. Particelle talmente piccole che possono giungere addirittura al nucleo della cellula, agendo sul DNA. Si legga qualche studio... Inoltre, si ricordi anche cosa sono i CIP 6… Ma il discorso è lungo…
Vede, caro sceriffo con la testa da Pitbull, il compito di un vero prete ( ce ne fossero così…) non è tacere (il che farebbe comodo a gente di potere come lei) permettendo così che si facciano sfracelli sociali come è successo in Campania con i rifiuti, ma di denunciare e di farsi voce di chi subisce le ingiustizie da voi perpetuate a danni della collettività. Sì, proprio questo è il compito che dovrebbe avere un prete, proprio perché testimone di Gesù Cristo che sfidò l’arroganza del potere del suo tempo, un potere simile a quello che lei e i suoi compagni di partito per anni hanno esercitato in Campania rendendola una discarica e sperperando denaro pubblico. Un potere che ha reso una terra felix in infelix facendo lievitare i tassi di tumore. Tumori che con l’inceneritore di Acerra cresceranno ancor di più.
Ma perché non se lo fa costruire sotto casa sua un bell’inceneritore? Magari la sera potrebbe recarvisi per fare salubri inalazioni… Potrebbe invitavi anche i suoi compagni di partito. Che ne dice sceriffo De Luca?
Se avesse un minimo di cultura e sensibilità le parlerei di come sia profonda la spiritualità di padre Zanotelli, di come la sua testimonianza sia stata liberante e profetica per tantissimi. Di come lui paghi in prima persona e svolga con coerenza la sua missione. Ma temo che lei non abbia gli strumenti per comprendere.
Da buono sceriffo qual è, se sta ancora pensando di denunciare padre Zanotelli per procurato allarme, denunci anche a me, magari anche per averla definita sceriffo con la testa di Pitbull. In realtà, il mio vero rischio, è che qualche Pitbull mi possa denunciare per averlo accostato al suo nome. Comunque mi chiamo

Gianluca Ferrara Via Mazzini 5 Torre del Greco (Na).


 

UN'ALTRA MINACCIA A UN ROMPIBALLE DI RAZZA. 23 PALLOTTOLE DAVANTI AL TEATRO MILANESE DOVE VA IN SCENA GIULIO CAVALLI... di Pietro Orsatti

Giulio Cavalli è un rompiballe. Uno di quei rompiballe che ce ne vorrebbe qualche centinaio per rendere questo Paese un posto appena appena vivibile invece della fogna in cui si è trasformato. Questa sera Giulio il giullare non è riuscito ad andare in scena a Milano. Non per la neve. Non per un problema tecnico. Non è andato in scena per 23 pallottole messe in bella vista davanti al teatro. Ventitre, numero tondo ed inequivocabile. Pallottole trovate dagli agenti della Digos milanese che ormai lo seguono giorno per giorno. A cento passi dal Duomo.

Eh si, Giulio Cavalli è un vero rompiballe. Perché questa sera ha deciso di non andare in scena. Anche se il pubblico l’avrebbe voluto vedere comunque. «Facce ride… facce piagne…», uno quasi vorrebbe che la cosa finisse lì. No, Giulio è talmente rompiballe che non è riuscito e non ha voluto andare in scena con l’angoscia di sentirsi ancora e ancora minacciato. Perché Giulio è anche una persona seria e con quello stato d’animo avrebbe fatto un pessimo spettacolo e un pessimo servizio al suo pubblico. Perché Giulio è prima di tutto uomo civile e artista, voce narrante di una Lombardia colonizzata da omuncoli d’onore con commercialista brianzolo. Nomi, cognomi e presa per culo. Questa è l’arte del giullare Cavalli. Tu sei un mafioso? E io ti porto in scena, ti svelo, metto in ridicolo la tua criminalità, umanità presunta, presunto potere.

Scrivo mentre ho ancora dentro la testa le sue parole appena pronunciate al telefono. «Non se ne può più. Non di andare avanti, non di continuare a fare questa storia. Non se ne può più di fare le cose secondo i dettami della buona educazione, dell’opportunità politica. La cosa assurda è che dopo che ti minacciano la prima, la seconda, la terza volta, sembra che non sia possibile più raccontarla sta storia. Io mi sono rotto le palle di essere responsabile, ben educato».
Quando Giulio si è candidato in molti temevamo un’escalation della minaccia e dell’intimidazione. Puntualmente è arrivata. Omuncoli senza fantasia, senza onore. Fa paura il buffone? Fa paura la risata? Eh si, che fanno paura.

Giulio Cavalli è un rompiballe. Non riesce a stare a tavola e spesso sbaglia posate. E poi parla sempre forte. Ride che sembra un raglio e si specchia sempre troppo poco spesso. A volte ti fa incavolare come solo un attore di razza riesce a fare. Giulio è così. È un uomo. E andrà in scena. E farà la sua campagna elettorale. E non starà zitto e racconterà anche le sue paure. Perché Giulio è un uomo, non un quaquaraquà


 

IL CEMENTO CI SOMMERGERA' ... di Romina Arena

Dal dopoguerra ad oggi investire sul mattone è stato estremamente redditizio

Da circa sessant’anni, da quando cioè il nostro Paese ha ricominciato la sua ricostruzione post-bellica, investire sul mattone e sul cemento è stato uno degli affari più propizi e lucrosi che la storia patria abbia conosciuto. Uno spazio vuoto, un’area verde è l’obiettivo strategico di ogni palazzinaro che si rispetti. Si costruisce sui costoni di roccia, su terreni friabili, a due passi dal mare, ovunque sia possibile innalzare cattedrali e chiesette al dio Mattone ed al dio Denaro. L’affare mette l’acquolina in bocca a molti ed è trasversale a classi politiche e ambienti economici. Si costruisce insensatamente in barba ai piani regolatori non più strutturati sulla base delle necessità territoriali, ma su quello che Marco Preve e Ferruccio Sansa chiamano il Partito del cemento.

La cementificazione selvaggia, spesso e volentieri abusiva, fagocita circa 100 ettari di terreno al giorno. Questa è la denuncia fatta, congiuntamente, da Legambiente e dall’Istituto Nazionale Urbanistica. Fino ad oggi, non è mai stato fatto un monitoraggio sullo sfruttamento del suolo, sulla sua occupazione, sulla qualità del suo utilizzo, così che case e palazzi sono spuntati come funghi su qualsiasi terreno possibile al di là di ogni comprensibile bisogno insediativo, complici amministrazioni che rilasciano concessioni edilizie con disinvoltura.

Proprio le amministrazioni locali contribuiscono grandemente al consumo di suolo, grazie all’utilizzo degli oneri di urbanizzazione, ovvero un contributo che chi costruisce deve corrispondere al Comune a titolo di partecipazione alle spese che lo stesso Comune affronterebbe per fornire di servizi la città, che con il taglio dell’Ici che ha privato di somme consistenti le amministrazioni locali, sono diventati le uniche entrate per sostenersi economicamente.


La cementificazione selvaggia, spesso e volentieri abusiva, fagocita circa 100 ettari di terreno al giorno

Rimane comunque incomprensibile come la produzione edilizia attraversi un perenne boom e contemporaneamente intere famiglie vivano in abitazioni fatiscenti, a rischio delle vite di chi le occupa. Come quelle perse alcuni giorni fa a Favara, nell’agrigentino, dove due bambine sono morte schiacciate dalla loro casa dichiarata inagibile senza che alla dichiarazione seguisse né un’opera di manutenzione, tantomeno il ricollocamento della famiglia in un’altra abitazione. La circostanza è resa ancora più grave dal fatto che mentre si assiste a questa espansione edilizia da rivoluzione industriale, il numero di case sfitte raggiunge percentuali ragguardevoli (oltre 135 mila a Roma, circa 35 mila a Milano e tra i 10 ed i 15 mila a Firenze).

Questo fatto di cronaca, né isolato né sporadico, porta al centro dell’attenzione il tema della tutela del suolo e il cattivo stato del patrimonio edilizio nazionale. Il geologo Mario Tozzi, a proposito, ha affermato che la speculazione edilizia, questa espansione che sembra non conoscere crisi, fa perdere di vista quella che è la vera necessità del settore, ovvero ammodernare l’esistente in un Paese di cui è ben nota la fragilità geologica. Tra l’altro, oltre al deterioramento del paesaggio, già impunemente in atto, la deriva edilizia sta andando ad intaccare anche i terreni agricoli alla base delle produzioni alimentari nostrane.


Logo campagna "Stop al consumo di suolo"

Per ribadire i concetti già fatti propri dalla campagna “Stop al consumo di suolo”, sulla preziosità del suolo come risorsa, Legambiente e l’Istituto Nazionale Urbanistica hanno annunciato la creazione di un Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS). Il Centro, attraverso un’attenta azione di monitoraggio, si propone di analizzare le conseguenze che il fenomeno cementificazione ha dal punto di vista ambientale, economico e sociale andando così anche ad individuare le politiche necessarie ad un buon governo del territorio, senza dimenticare la collaborazione delle amministrazioni locali prendendo magari come esempio il Comune di Cassinetta di Lugagnano che non ha previsto alcuna estensione urbanistica del piano regolatore ed il cui sindaco Domenico Finiguerra è tra i promotori del movimento “Stop al consumo di territorio”.

Piuttosto che continuare a costruire lasciando che l’esistente marcisca inesorabilmente, una mozione presentata il 25 gennaio sulla “messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia e per un’edilizia sostenibile” propone, appunto, di rottamare, quegli immobili qualitativamente scarsi, privi delle regolari norme antisismiche e costruiti in aree non idonee; di mettere in sicurezza il territorio ed implementare efficaci forme di monitoraggio e gestione dei rischi, quasi a richiamare gli intenti del CRCS.

Attualmente, però, è molto più redditizio investire migliaia e migliaia di euro in opere tanto elefantiache quanto inutili (la TAV in Val di Susa il Ponte sullo Stretto tra Villa San Giovanni e Messina) sulle quali specula il malaffare, impera la corruzione e per le quali si deturpa il paesaggio


 

I SORRISI DEI BAMBINI PRIMA DEL LAGER... di GIAN ANTONIO STELLA

C'è un ossario digitale di bambini ebrei, da questa mattina, online: le foto di Fiorella e Samuele, Roberto e Giuditta e tutti gli altri piccoli, coi fiocchi tra le trecce e il triciclo e il vestito da marinaretto, scattate prima che fossero caricati sui treni per Auschwitz.
Dal solo ghetto di Roma ne portarono via 288: quelli che passarono per il camino furono 287. E intanto gli opuscoli del Terzo Reich incoraggiavano le mamme germaniche: «Offrite un bambino al Führer ché ovunque si trovino nelle nostre province tedesche gruppi di bambini sani e allegri. La Germania deve diventare il Paese dei bambini».Ferma il respiro, rileggere quelle righe propagandistiche della dispensa Vittoria delle armi, vittoria del bambino o i proclami nel Mein Kampf di Adolf Hitler («Lo Stato razzista deve considerare il bambino come il bene più prezioso della nazione») mentre riaffiorano su internet quelle immagini di piccola felicità familiare e domestica.
Per questo, 66 anni dopo la retata del 16 ottobre 1943 e dieci dopo l'istituzione nel 2000 del Giorno della memoria, il Cdec, il Centro documentazione ebraica contemporanea, ha deciso di metterle online. È sulla rete, inondata di pattume razzista, che si trovano migliaia di rimandi a siti che strillano «L'olocausto, una bufala di cui liberarsi» e «Il diario di Anna Frank: una frode» o arrivano a sostenere che ad Auschwitz c'era una piscina «usata dagli ufficiali delle SS per guarire i pazienti».
È sulla rete che siti multilingue di fanatici sedicenti cattolici («Holywar»: guerra santa) si spingono a indire un «giorno della memoria» per ricordare «l'olocausto comunista perpetrato dalla mafia razzista ebraica responsabile dello sterminio di 300 milioni di non ebrei». È sulla rete che sono approdate canzoni naziskin come quella dei «Denti di lupo» che urlano «quelle vecchie storie / sui campi di sterminio / abbiamo prove certe / son false e non realtà» e «Terra d'Israele, terra maledetta! / I popoli d'Europa, reclamano vendetta!» e ancora «Salteranno in aria le vostre sinagoghe / uccideremo tutti i rabbini con le toghe...».
Ed è sulla rete, perciò, che doveva essere eretto questa specie di sacrario virtuale che ci ricorda come l'ecatombe successe solo una manciata di decenni fa. Un battere di ciglia, nella storia dell'uomo. Sono le fotografie che i parenti scampati al genocidio consegnarono via via, a partire dalla liberazione di Roma, al Comitato ricerche deportati ebrei (Crde) che tentava in quegli anni di ricostruire il destino degli italiani marchiati dal fascismo con la stella gialla e mandati a morire nei lager: «Questa è mia sorella Rachele...» «Questo è mio fratello Elio con sua moglie...» «Questi sono i miei nipotini Donato e Riccardo...». Quelli del Crde raccoglievano le immagini, le pinzavano su un cartoncino azzurro, ci scrivevano i nomi e inserivano le schede al loro posto, negli archivi dell'orrore.
Furono rarissimi, ad avere la fortuna di veder tornare un loro caro. Dei 1.023 ebrei rastrellati quel maledetto «sabato nero» dell'ottobre '43, rientrarono vivi a Roma solo in 17. E tra questi, come dicevamo, solo un bambino dei 288 che erano stati portati via. Una strage degli innocenti. Uguale in tutta l'Italia. Il dato più sconvolgente della strage, scrivono appunto Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida ne Il futuro spezzato: i nazisti contro i bambini, è «l'altissimo numero delle vittime più giovani, dei bambini e dei ragazzi ebrei: complessivamente i morti, da zero e 20 anni, ammontano a 1.541».
Di questi, i figlioletti con pochi mesi o pochi giorni di vita furono 115. Fatta salva una mostra organizzata a Milano per ricordare la Liberazione, le foto di quei piccoli, accanto a quelle di distinti signori con il panciotto come Enrico Loewy, floride matrone come Lucia Levi, ragazze nel fiore della bellezza come Laura Romanelli, famigliole intere come quella di Benedetto Bondì, sono rimaste per anni e anni dentro un faldone dell'archivio del Cdec. Riaprire oggi quel faldone, per far vedere a tutti i volti di quegli italiani schiacciati sotto il tallone dai nazi-fascisti, non è solo un recupero della memoria. Restituire a quegli ebrei una faccia, un nome, un cognome, qualche briciola di storia personale, come già aveva fatto ad esempio ne Il libro della memoria - Gli ebrei deportati dall'Italia quella Liliana Picciotto di cui è in uscita L'alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli 1943-1944, vuol dire strappare ciascuno di loro all'umiliazione supplementare.
L'essere stati uccisi come anonimi. Riconoscibili l'uno dall'altro, come il bestiame, solo per i numeri marchiati a fuoco sul braccio. Ed ecco il passato restituirci bambini, bambini, bambini. Come Fiorella Anticoli, che aveva due anni e due grandi nastri bianchi tra i boccoli. Graziella Calò, che in piedi su una sedia pianta le manine sul tavolo per non cadere. Olimpia Carpi, infagottata in un cappottino bianco. E Massimo De Angeli che dall'alto dei suoi quattro o cinque anni bacia il fratellino Carlo appena nato. E poi Costanza e Franca ed Enrica il giorno che andarono al mare a giocare col tamburello sulla battigia. E Sandro e Mara Sonnino, un po' intimoriti dalla macchina fotografica mentre la mamma Ida sprizza felicità. Sono 413, gli ebrei delle foto messe in rete all'indirizzo www.cdec.it/voltidellamemoria.
Quelli tornati vivi furono due: Ferdinando Nemes e Piero Terracina. Tutti gli altri, assassinati. Buona parte lo stesso giorno del loro arrivo ad Auschwitz, come il 23 ottobre 1943 la romana Clelia Frascati e i suoi dieci figli, il più piccolo dei quali, Samuele, aveva meno di sei mesi. «Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata», ha scritto ne La notte lo scrittore e premio nobel Elie Wiesel, «Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede». Sono in troppi, ad aver fretta di dimenticare. O voler voltar pagina senza riflettere su quello che è successo.
A rovesciare tutte le colpe sui nazisti. Quelle foto, due giorni dopo l'amaro riconoscimento del Papa su quanti restarono indifferenti, ci ricordano come andò. E magari è il caso di rileggere, insieme, qualche passo di quel libro di Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida. «I bimbi ebrei sono anche vittime di una ulteriore piaga che infuria nei mesi dell'occupazione nazista, quella della delazione: secondo la sentenza emessa dalla corte di assise di Roma nel luglio 1947, un gruppo di sei spie italiane che agiscono nella capitale vendono i bambini ebrei a mille lire l'uno e i militi italiani si distinguono in dare loro la caccia, come l'appuntato dei carabinieri che arresta nel febbraio 1944 a La Spezia Adriana Revere, di nove anni...».


 

DA FESTEGGIARE ASSIEME AI "CRISTIANI DELLA LEGA"... di Don Paolo Farinella  

Corre voce che si voglia celebrare il decennale di Bettino Craxi in pompa magna con celebrazioni ufficiali alla presenza di «autorità civili, militari e religiose». Si dice che anche il Presidente della Repubblica sia stato arruolato per l’occasione.
Che facciano quello che vogliano, purché non si omettano alcune cosette ormai definitive:
a) fu un ladro per sua stessa ammissione in Parlamento;
b) fuggì all’estero per non essere processato e quindi fu giudicato in contumacia;
c) ebbe tutte le garanzie costituzionali e, in 3° grado di giudizio (Cassazione), fu dichiarato colpevole e condannato;
d) non si sottomise alla legge, ma preferì morire contumace (tecnicamente si dice che sia un delinquente, per la legge italiana è un delinquente contumace, la cui pena si è estinta solo per morte sopraggiunta); e) il suo successore ed erede in politica e in tante cose è Silvio Berlusconi che ha fatto onore al suo padre e maestro.
Sapremo chi sono i “cattivi maestri” dai partecipanti alle celebrazioni: chi inneggia un politico condannato come delinquente, chi lo reintegra senza averne l’autorità, chi ne prosegue l’azione si mostrerà per quello che è: degno discepolo di Craxi Benedetto, in arte Bettino, riconosciuto ladro e corruttore di Stato. Mi auguro di non vedere alcuna veste nera di prete o fascia rossa di vescovi o berretti cardinalizi nei dintorni perché sarebbe la degradazione senza fine e l’autorizzazione a tutti di delinquere e di corrompere e lasciarsi corrompere a piacimento. Logicamente in nome della Legalità. Come sempre.
Vi auguro un anno nuovo di ritorno tranquillo allo spirito e alla lettera della Costituzione, senza Berlusconi, né Carfagna da Salerno e compari e compare, né Bersani da Piacenza, né Di Pietro da Montenero: vi auguro un’Italia vuota di pupi e di papi, ma piena di gente vera e onesta, libera e lavoratrice.
Un pensiero particolare a tutte le donne e gli uomini che sono costretti a stare sui tetti per difendere il loro diritto al lavoro; alle famiglie con portatori di handicap, al 17% delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, a tutti voi che sperate nella speranza. Una cosa è certa: noi non demorderemo e non ci stancheremo di impegnarci per risollevare le sorti del nostro Paese.
Finisce un anno, un anno comincia. Il rituale si perpetua inesorabile come una condanna a morte. Auguri, auspici, complimenti, propositi, banalità, sorrisi veri e finti, tutto fa brodo nel pentolone delle ovvietà amene della bontà che è d’obbligo almeno una volta all’anno, a Natale. Anche la Lega diventa buona e manda a dire con un doppio comunicato ufficiale della segreteria provinciale di Genova (23-12-2009) che «il Natale deve essere un momento di Comunione, non di divisione» (notare la maiuscola nella parola «Comunione»).
Detto e fatto: per mettere in pratica il Natale, festa di «Comunione», i leghisti indicono uno pseudo-referendum contro la costruzione di una moschea al Lagaccio, a Genova, in Italia e in tutto il mondo occidentale. La Lega ligure in omaggio alle tradizioni culturali di scambio di Genova con l’Oriente (basti pensare solo a San Giorgio!), vuole isolare la nostra gente per manovrarla meglio e si lancia in improvvisazioni di tradizioni cristiane che di cristiano non hanno né il sapore né l’odore. Scambiano il Mare Mediterraneo – che unisce occidente, oriente e Africa – per un laghetto dove nuotano le oche padane.
Nello stesso comunicato la Lega aggiunge che “non si deve mischiare politica e religione”. Detta da chi della religione sedicente cattolica ha fatto e va facendo una dichiarazione di guerra a tutto ciò che non è “bianco” o comunque palliduccio, questa dichiarazione è il massimo della sfacciataggine ideologica. Su questo punto i leghisti hanno imparato subito dal loro compare Berlusconi che dopo avere subìto un attacco violento per le banalità violente che ha urlato in comizio, ha avuto anche il coraggio di mettersi a predicare l’amore che vince sulla violenza e il perdono, ma non troppo. Con Berlusconi nelle vesti di cotanto padre e maestro “buono” di valori cristianucci, la Lega inneggia alla «Comunione» di Natale nei paraggi del “dio Po”, dei riti celtici e dell’amore che nei cuori, purché xenofobi.
È il ribaltamento della verità e della realtà: o è irresponsabilità o i leghisti non sanno quello che scrivono e dicono. Se si ascoltassero, forse qualche dubbio li assalirebbe. Invece no! Persistono nella loro recidività e protervia. È vero che molti cattolici votano Lega, ma questo fatto non è una prova, semmai è una colpa perché è la negazione fondamentale dell’etica cattolica e della dottrina sociale della Chiesa, sancendo così una incompatibilità radicale tra essere cattolici e aderire e/o votare Lega.
A San Torpete (la mia parrocchia) sono nati quattro bambini Gesù: palestinese/egiziano, africano, cinese e italiano e per buon peso il Gesù cinese è una bambina, perché come insegna la Scrittura “Dio opera tutto in tutti” (1Cor 12,6) e in Gesù “non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,18).
Il segretario provinciale della Lega che mi sprona a leggere le Scritture si eserciti a cercare questi passi se ancora possiede una Bibbia. L’augurio che faccio a Genova è un serio e profondo esame di coscienza per continuare ad essere quello che è sempre stata “tradizionalmente”: una città di mare, civile e – perché no? – anche cristiana, sull’orizzonte del mondo. Parole che rispondono al comunicato della Lega provinciale ligure, qui di seguito. Vi invito a leggerlo:
Anche questo Natale deve far discutere. Dopo il caso della Moschea nel presepe (anno 2008) di Don Prospero quest’anno è la volta di Don Farinella, parroco di San Torpete a Genova che invece di pensare ai poveri ed ai problemi di chi abita il suo quartiere, ha deciso di lanciare una provocazione proprio nei confronti della Lega accusata di razzismo e paganesimo. ll Farinella ha quindi deciso che molto cristianamente la Vergine Maria, quest’anno, non partorirà solo un Bambin Gesù, ma ben quattro, di diversa razza e colore”. ll Carrocio genovese, non accetta etichette da nessuno: “La Lega non è un partito confessionale ma è un Movimento composto anche da molti cattolici che hanno a cuore le proprie tradizioni. Gesù si è fatto uomo non per dividersi in una o più razze, ma per rappresentare l’umanità nella sua universalità.” – commenta Edoardo Rixi – “La Messa politica è poi un vero affronto alla tradizione cristiana. No, questo prete sembra un Imam”. “Noi – continua Rixi – difenderemo il Natale della nostra tradizione fino in fondo.. Non vogliamo accettare provocazioni ma invitiamo il parroco a moderare i toni, almeno a Natale. Ci auguriamo poi che nelle Festività avrà modo di rileggersi le Sacre Scritture”.


DUEMILADIECI: RIFIUTI ZERO ... di Sonia Toni     FONTE


Cominciare l'anno con dei buoni propositi è una pratica consueta che poi risulta essere quasi sempre una teoria ma bisogna perseverare. L'urgenza dei rifiuti è, per l'appunto, sempre più urgente e se vogliamo uscirne, la strada che porta alla risoluzione di questo problema, parte dall'impegno individuale. Dunque, basta puntare il dito contro questo o quello: partiamo dalle nostre azioni poi, quando avremo fatto il possibile, allora magari potremo anche muovere critiche costruttive ai vari sistemi di smaltimento rifiuti che, alla fine, non smaltiscono un bel niente. Ma cosa possiamo fare noi? Piccole ma grandi - nel senso di importanti - azioni.
Il manuale delle buone pratiche inizia dalla riduzione, prosegue con il riciclo, il recupero-riuso, la differenziazione e lo smaltimento a freddo del residuo dei rifiuti che, dopo queste buone pratiche, si riduce ai minimi termini. Importantissimo per la riuscita di questo impegno è il cambiamento radicale del nostro modo di considerare gli scarti: non più rifiuto ma risorsa.
La riduzione dei rifiuti all'origine si realizza acquistando prodotti sfusi oppure che hanno il minimo di imballaggio. Ricordiamo che il 70% delle discariche è costituito da imballaggi nuovi. Quando compriamo un dentifricio, uno shampoo, una crema o prodotti simili, privilegiamo quelli senza scatola; la scatola, una volta a casa, finisce subito nella pattumiera e da lì, ahimè, in discarica o - peggio ancora - nell'inceneritore. Cominciano ad essere presenti sul mercato diversi prodotti rivestiti con materiali riciclabili e/o biodegradabili: preferiamo quelli e non dimentichiamoci che le borse di plastica costituiscono un'emergenza nell'emergenza e che, dopo aver procurato danni enormi all'ambiente e alla fauna e flora marina, stanno per essere ritirate dalla circolazione. In alcuni paesi un po' più responsabili e virtuosi del nostro, questa pratica è già in atto. L'Italia è al primo posto nella produzione di montagne di telefonini; quella parte di rifiuto che viene chiamata e-waste (e sta per "electronic") e che comprende anche computer, tv, radio, ecc. La crescita tecnologica degli ultimi anni ha fatto dello smaltimento di questi prodotti un problema molto serio e ha creato una vera e propria emergenza ambientale perché questo genere di rifiuti rilascia in ambiente sostanze chimiche e metalli tossici molto pericolosi per la salute.
Secondo le statistiche e i calcoli "spalmati" su tutta la popolazione, ogni italiano "consuma" in media 18 cellulari all'anno! Siamo proprio dei chiacchieroni non c'è che dire! Ora lo smaltimento di questi aggeggi non è una cosa di poco conto e anche qui noi possiamo fare la nostra parte virtuosa. Non gettiamo il vecchio cellulare nell'indifferenziato; esistono dei contenitori appositi per telefonini che si gettano e che vengono poi spediti ad aziende sparse un po' in tutta Europa e che hanno il compito di recuperare le parti riutilizzabili e smaltire il resto facendo meno danni possibili ma anche qui, la riduzione all'origine appare la cosa più sensata. Ben vengano azioni come quella di Nokia che l'anno scorso ha messo in commercio un cellulare fatto solo con materiale riciclato da telefoni "smessi". Una goccia nel mare ma l'esempio trascina e se l'esempio parte da queste grandi aziende, si può ben sperare. Ben venga anche una legge - da tempo richiesta dagli ambientalisti - che obblighi i produttori a farsi carico dello smaltimento della merce venduta una volta che questa dovrà essere buttata. Una legge del genere spingerebbe ancora di più le aziende a produrre il più possibile con materiale biodegradabile o riciclabile al 100%. Insomma, in definitiva, noi "piccoli" possiamo fare più dei cosiddetti grandi (vedi Copenhagen) cominciando proprio dalla riduzione di tutti gli sprechi e, chissà che, vedendo l'esempio, non siano i "grandi" a seguire noi.


IO CONFESSO ... scritto da Marco Travaglio - Tratto da Il Fatto quotidiano del 15/12/09


Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato ”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”.
Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero.
Siamo stati noi.
Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” ( sempre Battista, chiedendo scusa alle signore). Ci siamo pure travestiti da leader del centrodestra e abbiamopreso a delirare all’impazzata.
Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti ” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi?
Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunetta per dire che questa “sinistra di merda ” deve “morire ammazzata”.
Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”?
Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione. Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele.
E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di Canale5.
Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti?
Quel diavolo di Peter Gomez. Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, èche lo disegnano così.


FRECCE ROSSE E PROTESTE VIOLA ... scritto da Marco Cedolin
Il 5 dicembre è stato senza dubbio un sabato a tinte forti, a fare da contrasto con i cieli bigiognoli dell’autunno inoltrato.
A Torino alla presenza dei giornalisti e di qualche centinaio di contestatori, equamente distribuiti fra NO TAV e pendolari, è stato inaugurato per l’ennesima volta il “mitico” treno Frecciarossa che correrà sulla linea ad alta velocità Torino – Milano – Roma – Napoli. Di gran lunga l'opera più importante che la mafia abbia mai costruito in Italia, prelevando direttamente dalle tasche dei cittadini, dei loro figli e dei loro nipoti decine e decine di miliardi di euro che peseranno come un macigno sul futuro di noi tutti.

A Roma alla presenza dei giornalisti, ma senza la diretta TV pretesa da Antonio Di Pietro, è sfilato il corteo del NO B Day colorato di viola. Alcune centinaia di migliaia di persone (un milione secondo gli organizzatori, 90.000 secondo la questura) che hanno manifestato per chiedere le dimissioni di Berlusconi e dire no alla mafia.

A Torino insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi erano presenti, oltre a Mauro Moretti ad delle Ferrovie, Innocenzo Cipolletta presidente delle stesse, John Elkan e Salvatore Ligresti, i rappresentanti politici di metà dei partiti che hanno consentito alla mafia di mettere in cantiere la grande truffa dell’alta velocità italiana.

A Roma sfilavano, insieme ad una moltitudine di giovani e meno giovani senza appartenenza partitica, molti dei rappresentanti e dei sostenitori dell’altra metà di quei partiti che hanno finanziato e portato avanti il sistema TAV, garantendo alla mafia 18 anni di profitti illeciti. Un movimento, quello viola, troppo cucito addosso alla persona di Antonio Di Pietro, per potersi presentare in maniera credibile come risultato dello spontaneismo nato all’interno della rete. Una piazza, quella viola, troppo infarcita di bandiere dei partiti di opposizione (IDV, Rifondazione Comunista, Sinistra e Libertà, PD, L’Unità) per dare la sensazione di trovarci veramente di fronte a qualcosa di nuovo e non ad una semplice manifestazione contro Berlusconi, portata avanti nell’interesse di chi vorrebbe prendere il suo posto.

Sarebbe stato bello se a Torino, anziché qualche centinaio di persone, ci fossero stati centinaia di migliaia di quei manifestanti che sono scesi in piazza a Roma. Colorati come volete voi, o meglio ancora multicolore, che le rivoluzioni colorate evocano brutti ricordi. Senza bandiere di partito, vessilli o parrocchie, ma armati d’idee e voglia di cambiare veramente qualcosa in questo disgraziato paese.
Pronti a chiedere le dimissioni di Berlusconi, ma anche di Bersani, di Di Pietro, di Casini, di Bossi, di Fini, di Ferrero, di Nichi Vendola e di tutta la consorteria dei partiti politici che hanno contribuito a creare la truffa del TAV, foraggiando la mafia e spingendo l’Italia sempre più in basso.
Ecco, allora forse si sarebbe potuto parlare veramente di qualcosa di nuovo, di spontaneo, di fresco, a prescindere da quanto la rete avesse contribuito alla riuscita della manifestazione.
Già, sarebbe stato bello, ma è forte l’impressione che in Italia appena si tenta di uscire dai luoghi comuni delle manifestazioni pro o contro Berlusconi, si finisca per ritrovarsi nel nulla assoluto. Anziché affrontare i problemi reali del paese per quello che sono è sempre più facile focalizzarsi esclusivamente su di lui.
Indicandolo come l’incarnazione o la soluzione del problema, a seconda dell’appartenenza politica che ci è propria e del vessillo che ci ostiniamo a sventolare, anche quando dovremmo sventolare solo il buon senso e la voglia di cambiare veramente pagina.


 

I PANNOLINI LAVABILI ATTRAVERSANO L’ITALIA... scritto da Alessandra Profilio
I pannolini usa e getta costituiscono il 15% dei rifiuti non degradabili
Sapevate che i pannolini usa e getta costituiscono il 15% dei rifiuti non degradabili, irritano la pelle dei bambini e comportano ad ogni famiglia una spesa che varia tra i 1500 e i 2000 euro (considerando che ogni bambino cambia 6000 pannolini usa e getta nei suoi primi 3 anni di vita)? Inoltre, secondo uno studio tedesco la crescita dell'infertilità maschile sarebbe da attribuire all'aumento di temperatura causata dal pannolino.

Benessere del bambino, tutela dell’ambiente e risparmio economico sono, pertanto, le tre buone ragioni che hanno spinto alcuni comuni italiani a promuovere presso i neo-genitori l’utilizzo dei pannolini lavabili.

È il caso, ad esempio, di Oriolo Romano, comune di Viterbo distante una quarantina di chilometri dalla capitale. Nell’aula consiliare del Comune, il 20 novembre scorso sono stati consegnati i kit sperimentali di pannolini lavabili alle famiglie che si sono proposte come test dell’iniziativa “Bambini leggeri” . Ogni kit comprende 12 pannolini, ognuno dei quali costituito da tre parti: la mutandina esterna, la struttura del pannolino vera e propria ed un velo di cellulosa che, dopo l’uso, può essere gettato nel wc come la carta igienica.

Al momento della consegna, Dario Vaccaneo, responsabile di Ecologos (ente che svolge attività di ricerca scientifica ed ambientale dal “basso”, coinvolgendo i cittadini e le amministrazioni in progetti di sostenibilità), ha spiegato che i pannolini lavabili sono biodegradabili al 100%, permettono di risparmiare fino a mille chilogrammi di materia e 1283 KWh di energia oltre che di superare i problemi di allergia e di reazioni cutanee nei bimbi.

Il riscontro nelle sperimentazioni è stato positivo: 8 volte su 10 i piccoli hanno dimostrato di abituarsi a tali pannolini.
8 volte su 10 i piccoli hanno dimostrato di abituarsi ai pannolini lavabili Come annunciato da Vaccaneo, la farmacia comunale di Oriolo ha comunicato la propria disponibilità a vendere, anche su ordinazione, pannolini lavabili di varie marche.

L’iniziativa “Bambini leggeri” rientra, peraltro, nel più ampio progetto di “Riducimballi” . “A breve partiremo coi detersivi alla spina nei supermercati di Oriolo che hanno aderito”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente e vicesindaco Alfredo Bevilacqua.
“Pannolino amico” è invece il nome del progetto portato avanti dall’Associazione Eva e che, al momento, coinvolge quattro comuni del bresciano: GardoneV.T., Sarezzo, Villa Carcia e Concesio.
L’associazione intende incentivare l’utilizzo dei pannolini lavabili in sostituzione dei classici usa e getta, offrendo alle mamme un kit completo (24 teli e 3 mutandine) da utilizzare durante il primo anno di vita del bambino, promuovendo in collaborazione con tutti i partner le azioni necessarie affinché il maggior numero possibile di famiglie condivida questa scelta.

Il progetto si articola in diverse fasi. Pochi giorni dopo la nascita del bambino la neo-mamma viene contattata da un’associata che le spiega il corretto uso dei pannolini e le consegna il buono per il ritiro gratuito del kit presso le farmacie aderenti all’iniziativa. In seguito, la mamma sarà ricontattata per verificare le eventuali problematiche riscontrate nell’uso dei pannolini. Presso la sede dell’Associazione i genitori hanno inoltre la possibilità di confrontarsi, mettendo in comune la propria esperienza. L’Associazione raccoglierà quindi i dati per verificare il buon andamento del progetto.
Dal mese di luglio sono circa 92 le mamme che hanno aderito al progetto e, adesso, spiegano che non tornerebbero più indietro.

Ogni bambino cambia circa 6000 pannolini usa e getta nei suoi primi 3 anni di vita
Nella stessa direzione si muove anche Fano (Pesaro Urbino), cittadina delle Marche famosa per il suo Carnevale, il più antico d’Italia.
Il Comune ha recentemente approvato una mozione per la concessione di contributi alle famiglie dei neonati per l’acquisto dei pannolini ecologici.
Il sindaco e la giunta si sono così impegnati a promuovere l’utilizzo di questi prodotti sollecitando le farmacie, nonché i negozi di sanitaria, ad attivarsi per una loro più diffusa commercializzazione. Per tutte le famiglie che hanno avuto un figlio negli anni 2008-2009 e per quelle che lo avranno nel 2010 è previsto un contributo per l’acquisto dei pannolini lavabili per un ammontare del 30% del costo e per un massimo di 200 euro all’anno.
Pari a 136 euro è invece il contributo previsto dal Comune di Arco, in provincia di Trento, per le famiglie che decidono di abbandonare gli usa e getta per convertirsi ai più ecologici pannolini lavabili.
Esempi virtuosi giungono anche da altre parti d’Italia: la provincia di Torino garantisce sconti del 50% per l'acquisto di pannolini lavabili, il comune di Camigliano (Caserta) ha deliberato uno stanziamento pro-pannolini di stoffa e nel napoletano, precisamente a Vico Equense, viene distribuito gratis un kit pannolino più mutandina.
“Tu risparmi, l’ambiente ci guadagna” è invece l’iniziativa promossa dall’associazione Onlus “Fare Verde” in collaborazione con il Comune di Roma. In tutti i municipi e le scuole della capitale verrà diffuso un opuscolo che racchiude 15 importanti consigli per risparmiare denaro rispettando l’ambiente. Qualche esempio? Oltre a preferire i pannolini lavabili a quelli usa e getta, bere acqua di rubinetto ed acquistare latte alle spina. Ecco come una coppia con un bimbo piccolo può risparmiare fino a 5.250 euro all’anno.


INCENERITORI, STUDI SCIENTIFICI MODIFICATI PER ATTESTARE LA LORO INNOCUITA'... scritto da Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia
ISDE è un’Associazione apartitica, senza scopo di lucro, articolata anche sul territorio
Oggi, 25 Novembre 2009, ricorre la Giornata Internazionale dei Medici per l’Ambiente: si costituiva infatti a Cortona (AR) il 25 Novembre 1990 l’International Society of Doctors for the Environment - ISDE.

ISDE è un’Associazione apartitica, senza scopo di lucro, articolata anche sul territorio nazionale italiano, riconosciuta da Agenzie quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Tra le sue finalità primarie vi sono quelle della promozione e della diffusione delle conoscenze, nonché l’organizzazione di iniziative finalizzate, primariamente, alla protezione dell’ambiente e della salute. In questo quadro assume fondamentale rilievo una corretta informazione di cui devono beneficiare sia i cittadini che le istituzioni e quanti hanno comunque responsabilità pubbliche a tutti i livelli e nelle principali sedi decisionali.
Con questo comunicato intendiamo pertanto non solo ricordare il ventennale della nascita dell’Associazione, ma celebrarlo ottemperando le finalità con la divulgazione di una notizia che riteniamo di cruciale importanza. Possiamo affermare che sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle Amministrazioni!
L’articolo è comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale - Parte II “L’Impatto Sanitario” N. 45 pag. 54-55, 2007, e successivamente è stato ripreso in un documento ufficiale della “Regione Sicilia - Agenzia Regionale per i Rifiuti e per le Acque” sul “Recupero di energia dai rifiuti - Parte II”. L’autore cita il lavoro di Elliot P. et al (Elliot P., Shaddick G, Kleinschmidt I. Cancer incidence near municipal solid waste incinerators in Great Britain, British Journal of Cancer 1996, 73,702-710), nel seguente modo: “La conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori…”.
Nel lavoro originale Elliot ha scritto: “Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km... Over the two stages of the study was a statistically significant (P
Sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle Amministrazioni!
Nello stesso articolo, il medesimo cita altri due studi: Franchini M.,Health effect of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies in Ann. Ist. Sup.
Sanità 2004; 40 105- 115 e Hu S.W., Health effects of waste incineration: a review of epidemiological studies in J. Air and Waste Manag. Assoc. 2001; 51 1100-1109 ed Enhance Health Report finale fornendo un’ interpretazione diversa da quanto riportato dagli Autori, modificando o citando parzialmente i risultati emersi, sempre al fine di supportare le proprie tesi circa l’assoluta innocuità della pratica di incenerimento dei rifiuti.

Una segnalazione di quanto sopra, sottoscritta da numerosi medici e ricercatori italiani e stranieri fra cui i Prof. Dominique Belpomme e Paul Connet è stata oggi inviata al British Medical Journal, ove era stato pubblicato l’ articolo originale di P. Elliott.
L’International Society Doctors for Environment (ISDE) Italia stigmatizza e censura come assolutamente riprovevole il fatto che si stravolgano i risultati provenienti dalla letteratura scientifica e si forniscano ai decisori politici ed alle popolazioni informazioni erroneamente rassicuranti in spregio a valori che dovrebbero essere a fondamento dell’opera di ogni Medico, quali l’autonomia e la correttezza.
L’International Society Doctors for Environment, coerentemente con l’insegnamento del suo Ispiratore e Maestro Lorenzo Tomatis, fa appello affinché il mondo dell’Informazione e della Scienza non sia succube di interessi che nulla hanno a che fare con la difesa della Salute.
Già in passato l’utilizzo artefatto o strumentale dei risultati di alcuni studi scientifici ha costituito l’alibi per non adottare misure di protezione della Salute Pubblica, determinando di fatto esposizioni indebite di lavoratori e cittadini ad agenti tossici che hanno causato gravi sofferenze per mortalità e malattie che si sarebbero potute evitare.

Arezzo, 25 Novembre 2009 Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia
Via della Fioraia n.17/19
52100 Arezzo
Tel. 0575-22256 - Fax. 0575-28676
www.isde.it; isde@ats.it


 

BONIFICHE IN NERO ORA TREMA TUTTA LA LOMBARDIA VIP ... scritto da di Gianni Barbaceto e Leo Sisti Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano del 21 novembre 2009
Era la primavera del 2008. L’emergenza rifiuti stava travolgendo Napoli. Silvio Berlusconi fa della città la vetrina dei suoi primi interventi da presidente del Consiglio. In quelle settimane incontra più volte Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche italiane, collezionista di Ferrari e auto di gran pregio. A lui chiede consigli e consulente: «Può occuparsi degli inceneritori in Campania?». Grossi ci pensa, ma alla fine rifiuta. È solo un episodio, ma significativo del livello di conoscenze e di entrature del ragionier Grossi, diventato oggi il protagonista dello scandalo che fa tremare la Lombardia.

La domanda che attraversa Milano, dai corridoi di palazzo di Giustizia ai piani alti del Pirellone, è la stessa da giorni: quella in corso è l’ennesima indagine che sfiora la politica lombarda per poi finire in nulla, oppure questa volta si aprirà una nuova Tangentopoli che coinvolgerà anche i vertici del potere regionale? A porsela, questa domanda, non sono solo i fan di Mani pulite o i politici che temono di finire coinvolti, ma anche i papaveri della Lega di Bossi, che alle prossime elezioni regionali non vedono l’ora di sostituire con un loro candidato un Roberto Formigoni eventualmente azzoppato dall’inchiesta. Nell’attesa di avere una risposta, l’indagine sulle bonifiche realizzate da Giuseppe Grossi prosegue. E cresce, con l’apertura di nuovi filoni.

Questa storia nasce in Germania, dove l’autorità giudiziaria locale indaga su sei cittadini tedeschi che smaltiscono rifiuti provenienti dall’Italia. Scopre che i sei hanno a che fare con tangenti a funzionari tedeschi e con prezzi gonfiati attraverso l’interposizione di società che poi girano il sovrappiù ricavato a qualche misterioso personaggio ancora senza volto. Le carte vengono mandate in Italia: perché il materiale scaricato nelle discariche tedesche Gbs e Puschwitz proviene dall’area di Rogoredo, a sud di Milano, dove l’immobiliarista Luigi Zunino stava realizzando, prima del suo tracollo, il quartiere Santa Giulia.

Alla procura di Milano si mettono al lavoro i sostituti procuratori Laura Pedio e Gaetano Ruta, che danno un nome e un volto a qualcuno dei personaggi misteriosi. Il primo è proprio Giuseppe Grossi, titolare della Green Holding, che sta risanando Santa Giulia e tante altre aree. Secondo l’accusa, le sue imprese dilatano i costi delle bonifiche pagando alcune società che fanno riferimento a un avvocato svizzero, Fabrizio Pessina, il quale gira i soldi in sovrappiù a conti esteri di Grossi e dei suoi collaboratori. Con questo giochetto, il re delle bonifiche accumula fondi neri per 22 milioni di euro. Nel febbraio 2009, vengono arrestati Pessina e due collaboratori di Grossi. Il 20 ottobre è la volta dello stesso Grossi, di altri suoi collaboratori e di Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e moglie di Gianfranco Abelli, parlamentare Pdl e soprattutto uomo vicinissimo a Formigoni.

C’era una volta l’industria. A Milano Rogoredo c’era la Montedison, a Pioltello c’era la Sisas, a Sesto San Giovanni le acciaierie della Falk, a Casei Gerola uno zuccherificio... Oggi le fabbriche sono state smantellate e le aree hanno tutte un destino: essere recuperate per nuovi insediamenti residenziali o commerciali. In ogni caso, devono essere ripulite. L’elenco (riservato) dei siti contaminati da risanare, stilato dalla Regione Lombardia, occupa venti pagine fitte fitte. Un grande business, l’affare del futuro: ieri si facevano soldi producendo merci, oggi e domani si faranno tentando di ripulire i residui del passato. Lo ha capito prima di tanti altri Giuseppe Grossi, un ragioniere milanese che oggi ha 62 anni, ma che già nel 1997 decide di puntare sulle bonifiche:

sborsando 26 miliardi di lire si compra un’azienda americana del settore, la Bfi, e diventa il più grande spazzino d’Italia, il più importante imprenditore italiano del settore ecologia. Che vuole dire: bonifiche ambientali, gestione dei rifiuti, ma anche produzione di energia attraverso i rifiuti.

Per operare in questo settore è necessario avere buoni rapporti con la pubblica amministrazione e la politica. Per Grossi non è un problema. Perché la sua appartenenza a Comunione e liberazione lo inserisce in una rete già pronta di relazioni e contatti. Il suo rapporto più stretto è con Gianfranco Abelli, il Faraone del Pdl in Lombardia, uno degli uomini più vicini a Formigoni. Ma il Grande Spazzino ha rapporti anche con Mario Valducci, uomo di Berlusconi prima in azienda (Publitalia), poi in politica (Forza Italia).

Ed è attivo anche in Veneto, dove ha rapporti personali con il governatore Giancarlo Galan.

Ha tessuto la sua rete, fino a diventare al nord quello che Alfredo Romeo era riuscito a diventare nel centro-sud, cioè il punto di vertice di una rete d’interessi che unisce affari e politica. Con Abelli e sua moglie è tanto prossimo da condividere vacanze, investimenti e conti all’estero: sul conto “Associati” (un nome che sembra una confessione) acceso nella Banque Safra (ex Banca del Gottardo) di Montecarlo, tra il 2001 e il 2008 passano versamenti per 2,3 milioni di euro che arrivano da conti esteri di Grossi e in parte tornano a Grossi, con però un saldo di 1,2 milioni di euro a favore dei coniugi Abelli.

La moglie di Abelli, a sua volta, è il centro di una rete di operazioni immobiliari per milioni di euro che coinvolgono, attraverso alcune società (Pellicano, Perla, Tulipano, Lux usque ad sidera...) un paio di assessori della giunta Formigoni, Massimo Ponzoni (Ambiente) e Massimo Buscemi (Reti e servizi) e un ex assessore, Giorgio Pozzi, oggi vicecoordinatore del Pdl a Como. Un altro ex assessore di Formigoni, Mario Resca, ora direttore dei beni culturali con il ministro Sandro Bondi, è tanto intimo con Grossi da essere ospitato, come Abelli, a bordo del jet dell’imprenditore. Claudio Tedesi, ingegnere lodigiano esperto in bonifiche, è invece spinto da Abelli sulle poltrone di direttore generale di Asm Vigevano (l’azienda dei servizi municipali) e poi di Asm Pavia. Ma Tedesi recita contemporaneamente un’altra parte in commedia: è il tecnico di fiducia di Grossi.

Il re delle bonifiche le relazioni le nutriva con cura e senza badare a spese. Ha investito ben 6,5 milioni di euro in preziosi orologi poi regalati ad “amici” annotati con cura in un elenco scritto a mano con sigle o nomignoli (Giancarlo A., Maurizio L., Maurizio B., Puzzola, Brontolo, Willy...).

Ora la procura è a caccia dei cognomi. Quando i magistrati interrogano i due collaboratori di Grossi arrestati lo scorso febbraio (e ora usciti di scena dopo aver patteggiato la pena), chiedono conto di una loro annotazione: «Bernardo: 100». Chi è Bernardo? Il sospettato è un uomo politico lombardo, ma i due uomini di Grossi sostengono di non essere in grado di dire chi è.

Hanno solo visto una persona a cui Grossi ha consegnato, a Lugano, 100 mila euro in contanti.

L’imprenditore nega di aver dato soldi a politici. Solo qualche regalo, senza chiedere nulla in cambio. Certo è che Grossi fa bingo quando, l’11 giugno 2009, la Regione approva, su proposta di Formigoni di concerto con l’assessore Ponzoni, una delibera che stanzia 44 milioni aggiuntivi per la bonifica entro il 30 settembre 2010 dell’area Santa Giulia.


 

LA GESTIONE PRIVATA DELL'ACQUA PUBBLICA E'LEGGE ... scritto da Andrea Boretti
Con 302 voti favorevoli e 263 voti contrari passa anche alla Camera il decreto Ronchi che segna l'apertura al privato della gestione dell'acqua pubblica.
Il decreto legge che privatizza l'acqua, dopo aver incassato la fiducia al Senato, passa anche alla Camera e a votare in aula c'era anche Berlusconi
Il decreto legge che privatizza l'acqua, dopo aver incassato la fiducia al Senato, passa anche alla Camera con 302 sì e 263 no, in aula a votare, e a dimostrare quanto il governo tenga a questo decreto, anche Silvio Berlusconi.
Nato per rispondere a quelli che vengono definiti obblighi comunitari, nel decreto è stato infilato di tutto e di più tra cui anche l'articolo 15 che tratta la privatizzazione dell'acqua e che per questa segna una data precisa: il 31 Dicembre 2011. Il countdown è quindi cominciato, entro quella data tutte le società di gestione del servizio idrico "in House" le cosiddette "municipalizzate" dovranno trasformarsi in società a capitale misto pubblico-privato (in cui il privato abbia almeno il 40% delle azioni) oppure totalmente private.
L'approvazione del provvedimento ha suscitato le proteste dell'opposizione (l'Idv ha alzato cartelli di protesta) e del Forum dei Movimenti per l'Acqua, i cui rappresentanti si sono incatenati alle transenne antistanti Montecitorio recitando lo slogan: "Se voti la privatizzazione dell'acqua non lo fai in mio nome".
Così mentre le proteste contro una scelta più che discutibile - visto il valore intrinseco del bene acqua - si fanno sempre più consistenti al punto che già si parla di referendum abrogativo, l'onorevole Ronchi, da cui prende il nome il decreto stesso, nega tutto: "L'acqua è un bene pubblico e il decreto non ne prevede la privatizzazione. Nel provvedimento” - ha aggiunto Ronchi – “viene rafforzata la concezione che l'acqua è un bene pubblico, indispensabile. Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l'obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori".
E' la solita storia, dai un servizio pubblico che funziona male in mano al privato e il privato lo farà funzionare bene, ma non solo, visto che di privati ce ne saranno tanti anche i prezzi scenderanno in nome della concorrenza. Peccato che la realtà abbia già dimostrato più volte come questa bella storia sia in realtà una favola valida solo per le lezioni di economia del primo anno di università, o forse neanche più per quelle.
La realtà, sia delle esperienze italiane di AcquaLatina che di quelle internazionali e più estreme di Cochabamba, ma non solo, insegnano che la privatizzazione del servizio idrico porta ad aumenti di prezzo stimabili tra il 30 e 40% senza apprezzabili e corrispondenti miglioramenti del servizio. Ma non basta, anche la moderna Parigi dopo oltre vent'anni è tornata all'acqua pubblica a dimostrazione che pubblico ed efficienza non sono per forza un ossimoro.
Si spiegano così le accuse di chi dice che con questo provvedimento il governo stia facendo un regalo ai privati, cosa che tra l'altro pare già rivelarsi realtà visto che solo ieri Acque Potabili e Mediterranea Acque (due leader del settore privato dell'acqua pubblica....ecco l'ossimoro!) hanno registrato un vero e proprio aumento record del valore delle proprie azioni .
Lo stato quindi si arrende e alza bandiera bianca. Su 100 litri d'acqua 40 vengono sprecati nel sistema idrico italiano. Le ragioni sono molte e non tutte di semplice soluzione, di certo c'è che qualche risultato soprattutto in Puglia dove gli sprechi sono diminuiti del 38% si stava ottenendo. Ora però, con decreto Ronchi, si riparte da zero e si demanda la soluzione di uno dei problemi storici del paese ad un privato che dovrebbe spendere (per migliore il servizio)per guadagnare e che probabilmente, invece, farà spendere di più noi, per guadagnare lui. Ma questo come si diceva è il libero mercato.


 

NON SANNO PIU' CHE VIRUS PRENDERE ... scritto da Marco Cedolin
Quando alla fine del mese di aprile i media lanciarono i primi allarmi aventi per oggetto una futura pandemia di febbre suina, si distingueva molto chiaramente la mano di Big Pharma protendersi a sostenere un’operazione dai contorni indefiniti, foriera di lucrosi profitti per le grandi multinazionali farmaceutiche, il cui fatturato è ormai superiore perfino a quello dell’industria degli armamenti. Sostanzialmente una manovra simile a quella messa in atto con la Sars e l’influenza aviaria, volta ad instillare la “giusta” dose di paura fra le popolazioni, sufficiente per creare il fertile humus necessario a rendere giustificabile l’investimento di miliardi di euro di denaro pubblico in farmaci antivirali e vaccini tanto dannosi quanto inutili.

Oggi a distanza di circa 6 mesi la febbre suina, ribattezzata nel frattempo influenza A, è arrivata anche in Italia, quasi contemporaneamente alle prime delle 24 milioni di dosi di vaccino ordinate dal nostro governo, che comporteranno un esborso di denaro pubblico nell’ordine del mezzo miliardo di euro.
Tutto non sembra però essere andato come previsto, ad iniziare dai risultati della campagna di “terrore per la pandemia” portata avanti a livello mondiale nei mesi precedenti, vaticinando milioni di contagi e centinaia di migliaia di morti.

Gli italiani sembrano infatti avere molta più paura del vaccino, piuttosto che non dell’influenza A e tanto le autorità quanto i grandi media deputati ad orientare il pensiero delle masse si ritrovano in palese difficoltà nell’affrontare un argomento che li costringe giocoforza a cadere continuamente in contraddizione. Come se non bastasse la pericolosità del vaccino sembra risultare ogni giorno più evidente ed anche le dinamiche con cui si manifesta il virus presentano alcuni punti oscuri di assai difficile interpretazione.

Il Ministero (che non esiste più) della Salute, presieduto da Ferruccio Fazio, ha scelto fin dall’inizio una linea di condotta estremamente pacata, lontana dall’allarmismo che spesso veniva diffuso all’estero ed orientata a presentare l’eventualità della pandemia come un fenomeno facilmente controllabile e tutto sommato di scarsa pericolosità. Tale linea di condotta, fortemente condivisibile, si manifestava però in profonda distonia rispetto alla decisione di spendere una cifra astronomica nell’acquisto di un vaccino di cui non sono comprovate né l’efficacia, né tanto meno la scarsa pericolosità. Lasciando in questo modo intuire la posizione del governo, conscio della natura squisitamente commerciale dell’operazione pandemia, ma al tempo stesso costretto a chinare la testa (ed aprire il portafoglio) di fronte ad una rappresentazione teatrale alla quale sarebbe stato comunque costretto a partecipare.

Anche di fronte alle prime morti determinate dall’influenza A nel nostro paese ed alla palese reticenza a vaccinarsi messa in mostra anche da quelle categorie (medici e personale sanitario in testa) che teoricamente avrebbero dovuto essere le più condiscendenti, Fazio non ha perso assolutamente la calma, continuando a ribadire come il virus dell’influenza A sia fondamentalmente molto meno (fino a 20 volte) letale rispetto a quello dell’influenza tradizionale e come la scelta di vaccinarsi resti a totale discrezionalità del singolo individuo. Parole anche in questo caso condivisibili, ma che continuano a lasciare aperta tutta una serie d’interrogativi. Per quale ragione si è deciso di spendere mezzo miliardo di euro per acquistare il vaccino relativo ad una malattia 20 volte meno letale perfino rispetto all’influenza tradizionale? Per quale ragione a fronte di un virus di pericolosità molto modesta si sta provvedendo ad inoculare nella popolazione ritenuta a rischio un vaccino altamente pericoloso (perfino larga parte dei medici sembrano ritenerlo tale) la cui efficacia oltretutto risulta ad oggi assolutamente sconosciuta? Per quale ragione il Ministero della Salute non sembra essere in grado di produrre argomentazioni di natura scientifica riguardo al virus e al vaccino, ma si limita alla diffusione di messaggi generalisti che sembrano avere il solo scopo di evitare l’eventuale diffusione di panico e prendere tempo?
Nel corso dell’ultima settimana i casi di contagio da virus dell’influenza A in Italia sono aumentati notevolmente, così come anche il numero dei decessi (attualmente a quota 30) e degli ammalati ricoverati in gravi condizioni nei reparti di terapia intensiva e di rianimazione di molti ospedali italiani. I decessi sembrano concentrarsi particolarmente nel napoletano, dove sono morte 10 persone, e la somministrazione del vaccino ormai iniziata sta iniziando a produrre “effetti collaterali” anche di grave entità. Come se non bastasse alcuni fra i pazienti in pericolo di vita non risultano essere persone già affette precedentemente da gravi patologie (presupposto ritenuto finora indispensabile perché il virus porti a gravi conseguenze) bensì soggetti che godevano di un perfetto stato di salute.
E’ di oggi la notizia che fra i 40 medici e sanitari sottoposti nei giorni scorsi alla vaccinazione presso l’ospedale Cardarelli di Napoli, tre di loro hanno avvertito improvvisamente forti malori quali vertigini, perdita di senso e sudorazione e per uno dei soggetti si è reso perfino necessario il ricovero nel reparto di terapia intensiva. Mentre sono moltissime le persone che dopo avere ricevuto il vaccino si sono ritrovate a letto con febbre e dolori muscolari e all’estero, soprattutto in Finlandia e Svezia, già si riscontrano alcuni decessi “sospetti” la cui causa potrebbe essere attribuibile proprio alla somministrazione del vaccino contro l’influenza A.
A Torino nei giorni scorsi un uomo di 44 anni senza nessuna patologia pregressa è stato ricoverato a causa dell’influenza A in condizioni disperate all’ospedale Molinette, dove viene mantenuto in vita per mezzo della circolazione extracorporea. Sempre a Torino una ragazza di 25 anni in ottimo stato di salute, dopo avere contratto il virus è stata ricoverata in fin di vita nel riparto rianimazione dell’ospedale Maria Vittoria. In entrambi casi i primari hanno parlato di situazioni apparentemente “inspiegabili”, così come inspiegabile è parsa la scomparsa di Emiliana D’Auria, la bimba napoletana di 11 anni deceduta all’ospedale Santobono a causa dell’influenza A, senza che presentasse alcuna patologia pregressa.

Il ministro Fazio, oggi in visita a Napoli, ha continuato a rassicurare la popolazione, affermando che la situazione è sotto controllo ed il virus meno pericoloso di quanto si potesse prevedere. Invitando, come già ha fatto nei giorni scorsi, a non affollare i pronto soccorso, bensì a consultare il medico di famiglia, consigliando la vaccinazione per i soggetti a rischio. I giornali si muovono sulla stessa falsariga, nell’evidente intento di non provocare allarmismo, pur mantenendo alta l’attenzione sull’argomento al fine di giustificare la campagna di vaccinazione.
Gli italiani non danno la sensazione di essere in preda al panico, ma iniziano a prendere coscienza del fatto che autorità e media sembrano davvero non sapere che pesci prendere, limitandosi ad un’informazione generalista che non entra nel merito del problema ed è incapace di offrire risposte concrete alle domande che ogni cittadino, soprattutto se compreso fra i soggetti a rischio, non può mancare di porsi.
Siamo di fronte semplicemente all’ennesima bufala pandemia messa in scena con il solo scopo d’ingrassare i profitti di Big Pharma o la situazione (in tutto o in parte) è sfuggita di mano a qualcuno? Ha senso ricorrere alla vaccinazione quando i rischi ad essa connessa potrebbero essere superiori a quelli determinati dal virus stesso? Quanto sono attendibili i dati concernenti il numero dei contagiati stante il presupposto che la stragrande maggioranza di coloro che si ammalano non vengono sottoposti ad alcun esame volto a rilevare la presenza o meno del virus H1N1? Perché si provvede alla somministrazione di un vaccino che per ragioni temporali non ha avuto modo di essere testato in maniera attendibile, a fronte di una malattia giudicata scarsamente pericolosa? Come è possibile che lo stesso virus che produce nella maggioranza dei soggetti colpiti solo effetti di scarsa entità, risolvibili con qualche antipiretico e un paio di giorni di riposo, determini in alcuni casi conseguenze gravissime tali da condurre in fin di vita anche soggetti che non hanno alcuna patologia pregressa?
Di fronte a tante domande che probabilmente resteranno a lungo senza risposta non resta che affidarsi al vecchio buon senso, tenendosi alla larga soprattutto dal vaccino, che allo stato attuale delle cose sembra essere potenzialmente ben più pericoloso del virus che promette di combattere.


INCHIESTA SU "COOPSETTE", L'AZIENDA CHE COSTRUIRA' L'AUTODROMO DEL VENETO. ... di Benny Calasanzio  FONTE
Ormai è tutto pronto per la posa del primo mattone del «Motor City» veronese, l’enorme autodromo-centro commerciale- polo scientifico che dovrebbe ospitare anche gli eventi di Formula 1 e della MotoGp: ad alcuni sembra già di vedere nei ristoranti di Vigasio e di Trevenzuolo Valentino Rossi o Louis Hamilton alle prese con risotti al tastasal e salami immersi in calda polenta. Parliamo di una struttura che ha pari solo nella ricchissima terra di Dubai e che sorgerà nella modesta Bassa, con tanto di caselli autostradali dedicati e incremento dei turisti del «milione per cento». Esiste persino un comitato che si batte contro chi non vorrebbe l’autodromo o lo vorrebbe diverso; contro chi magari avrebbe preferito che rimanesse un autodromo e non che, di deroga in deroga, passasse da un opera di 2 milioni di metri quadri ad una che sarà grande più del doppio: 4 milioni e mezzo.
Pochi si fanno domande invece su chi sia questa enorme azienda che investirà mille e cinquecento milioni di euro e «porterà turismo, lavoro e benessere» come dicono quelli del «si»; che in ogni caso intascherà 420 mila euro di fondi pubblici divisi tra Regione e comuni interessati. La Coopsette infatti è un colosso delle celebri cooperative «rosse» che ha sede a Castelnuovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia; un’azienda che nel 2007 ha avuto un giro d’affari di 435 milioni di euro e che soprattutto in Liguria ha fatto man bassa degli appalti pubblici.
Al timone vi sono Fabrizio Davoli, presidente, Raimondo Montanari, direttore generale e Flavio Ferrari che riveste la carica di vicepresidente. Una impresa forse sconosciuta agli abitanti della Bassa che già sognano “schei” e merchandising ma notissima alle procure di mezza Italia che dagli anni Novanta si sono occupati sia della Coopsette che di alcuni suoi ex dirigenti, firmando per loro diversi ordini di custodia cautelare. Già dal 1993, in pieno periodo Mani Pulite, la Coopsette veniva citata nei rapporti dei collaboratori di giustizia e nelle aule giudiziarie: in quell’anno il pentito Giuseppe Inzaghi, ex consigliere d' amministrazione del Policlinico San Matteo di Pavia invischiato nell’indagine «Mani pulite», viene chiamato a rispondere delle tangenti pagate dalle aziende che sono impegnate nella ristrutturazione del policlinico di Pavia; tra queste c’è proprio l’impresa di Castelnuovo di Sotto.
Il 27 maggio dello stesso anno invece a Genova Donato Fontanesi, allora presidente di Coopsette, viene iscritto nel registro degli indagati con il reato di corruzione: per l’accusa ha versato una tangente da 50 milioni di lire al leader del partito socialista ligure, Delio Meoli, che ha ammesso ai giudici di aver incassato la bustarella. Nella stessa inchiesta verrà sentito come persona informata anche Giovanni Panciroli, all’epoca direttore marketing dell’impresa che ritroveremo più avanti. Anno funesto quello di «Tangentopoli» per la Coopsette: a Roma, nell’inchiesta relativa alle tangenti per gli appalti delle Ferrovie dello Stato, vengono emessi ordini di custodia per Eros Musa e Dario Iori, facenti parte della cooperativa emiliana.
Ma è proprio in Liguria che Coopsette ha fatto i suoi maggiori e migliori investimenti: nessuno può sapere se questa «affezione» alla Lanterna derivi dai rapporti tra la cooperativa e Claudio Burlando, oggi presidente della regione allora sindaco di Genova, testimoniata da un appunto scritto di suo pugno dal finanziere italo-svizzero Francesco Pacini Battaglia che nella sua agenda aveva collegato con una freccia il cognome del politico con quello della cooperativa Coopsette; una vicenda questa che portò nel 1996 ad un’inchiesta che coinvolse anche il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, poi assolto in pieno dalla accuse e che portò le forze di polizia a perquisire la sede della Coopsette in terra emiliana.
Ma è l’anno prima, il 21 gennaio del 1995, che ai piani alti dell’azienda emiliana sentono per la prima volta il sinistro tintinnio delle manette: nell’inchiesta per le celebri tangenti «pentapartitiche» della metropolitana milanese, la Guardia di Finanza arresta Giovanni Panciroli, all’epoca vicedirettore generale e responsabile della divisione costruzioni di Coopsette. L’ipotesi è concorso in corruzione per aggiudicarsi assieme ad altre aziende i lavori da 128 miliardi di lire del metrò. In un blitz di poche settimane prima, sempre all’interno della stessa inchiesta, era finito in carcere un altro funzionario della cooperativa, Roberto Terenziani. In quegli anni sono in tanti a chiedersi come sia possibile che la cooperativa del piccolo centro emiliano riesca ad aggiudicarsi appalti pubblici con tale semplicità: a vincere tutte le gare.
Tra questi c’è Michele Perini, imprenditore nel settore dei mobili, che all’epoca dichiarò ai giornali: «a Venezia facemmo un offerta inferiore del 30 per cento rispetto a quella della cooperativa, ma stranamente vinse Coopsette. Noi non eravamo riusciti a conoscere gli elementi che davano punteggio, evidentemente era un capitolato messa appunto per Coopsette. Stesso discorso a Roma: la cooperativa su una gara da 20 miliardi era diciassettisima come prezzo, noi settimi: vinse di nuovo lei». E di fortuna nelle gare d’appalto non è che ne serva poi molta. Sempre nel 1995, da un altro versante del paese giunge alla Coopsette un’altra denuncia per evasione fiscale per decine di miliardi relativi ala costruzione del centro commerciale «Gru» di Grugliasco, nel torinese. Questa volta ad essere colpita è la società Galileo, costituita al 50% da Coopsette e da un altro gruppo. Viene denunciato per falso in bilancio Enrico Banfi, all’epoca presidente della cooperativa. Veneziano è invece il pm Carlo Nordio, che nel 1996 si occupa delle indagini che coinvolgono anche Massimo D’Alema e Achille Occhetto: secondo l’accusa, all’epoca delle Colombiadi genovesi, delle celebrazioni in memoria del navigatore ligure, i due politici avevano segnalato al ministro per i lavori pubblici Giovanni Prandini alcune aziende, tra le quali Coopsette: a raccontarlo è lo stesso ministro.
Le prime condanne ai danni dei dirigenti di Coopsette arrivano nel 1997: Giovanni Panciroli viene condannato ad un anno e sei mesi di reclusione per corruzione. «Disgrazie» che giungono fino al 2005, quando viene indagata come persona giuridica la «Milano Logistica Spa» la società partecipata dalla Coopsette. Il suo commercialista, Giuseppe Berghella, allora consulente della cooperativa, ha pagato una tangente da 50mila euro a tre alti dirigenti dell’Agenzia delle Entrate per conciliare con 494 mila euro un debito che andava oltre 3 milioni di euro.
La consegna della busta con il denaro viene addirittura ripreso dalle telecamere della polizia. In una intercettazione gli investigatori ascoltano Panciroli che festeggia con il commercialista per l’esito dell’«accordo»: «I 4 e 94 stavamo nell' area del nostro budget...è la restante parte quella che non funziona». Ma il commercialista, ridendo, ribadisce di non avere altri margini di manovra con i funzionari: «Dottore, io non...io gliel' ho detto vis a vis quello che le dovevo dire...quindi non posso farle...non posso venirle incontro assolutamente da quel punto di vista». Berghella non poteva fare altro che ammettere le proprie colpe e patteggiare una pena di un anno e 6 mesi. Ma a finire sotto l’occhio del ciclone sono anche i rapporti con alcune aziende fornitrici della Coopsette in Liguria, tra le quali figurano quelle chiacchieratissime della famiglia Mamone, ritenuta dalla Dia legata alla cosca ‘ndranghetista Mamoliti di Oppido Mamertina. Gli stessi Mamone sono attualmente indagati dalla procura di Genova per appalti e corruzione e voto di scambio con le cosche della 'ndrangheta. Quando Roberto Galullo lo scrisse sul Sole24Ore il presidente di Coopsette, Fabrizio Davoli, non si preoccupò se i legami con la mafia fossero veri: si limitò a dire: «nello scegliere i propri fornitori l’azienda rispetta la legge».



IL PROTETTORE DEL PADRINO ... Lettera aperta al cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano di Paolo Farinella, prete
Sig. Cardinale,
Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico.
Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l’«Unto di Dio» in terra.
Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l’orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l’uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l’Italia è più forte e più libera. Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese. Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano,ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l’apertura della mostra,costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo. Come un cane, ferito all’improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all’attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l’etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.
«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello / nave senza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma bordello»(Dante, Purg. II, 6,76-78).
Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì,come un compare di nozze, accanto all’«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della«famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.
Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso.
Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l’Italia dentro l’abbia umiliata fuori, all’estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.
A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L’importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell’anticristianesimo. Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del madrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare. Con la sua presenza «in quel giorno e a quell’ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:
a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d’impunità immorale?
b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d’impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero. c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E’ possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.
d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all’insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi».Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica. e) Lei apparendo accanto all’Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.
f) Lei ha dato l’avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l’uomo è senza coscienza di Stato. g) Lei è colpevole se le offerte dell’ 8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.
Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l’indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».
Con disistima,
Genova, 8 ottobre 2009
Paolo Farinella, prete


 

L’AFFETTUOSA AMICIZIA TRA 'NDRANGHETA E MASSONERIA ... Susanna Ambivero  FONTE
Se fossero state rispettate le storiche regole della malavita calabrese la possibilità che la ‘ndrangheta aprisse una qualsiasi trattativa con la massoneria sarebbe stata un ipotesi inverosimile. Il rito trasmesso dai padri non permetteva che l’onorata società prendesse contatti con altre associazioni e men che meno consentiva di affiliarsi con loro. Tuttavia è capacità della ‘ndrangheta il sapersi evolvere ed adattare alla realtà che la circonda risultando così via via più contaminante nei confronti del tessuto connettivo della società.
Fu circa negli anni ‘70 che gli appartenenti alla ‘ndrangheta cominciarono a considerare la massoneria come un mezzo attraverso il quale si poteva prendere contatto con le istituzioni in maniera rapida ed efficace. In quegli anni, infatti, alcuni boss decisero di fare il loro ingresso nelle logge in prima persona diventando essi stessi massoni.
E’ da notare come l’adozione di questa strategia risulta essere concomitante al periodo in cui la ‘ndrangheta comincia una poderosa scalata che la porterà a raggiungere la potenza economica e militare che oggi la contraddistingue.
Questa nuova opportunità permise a personaggi come i capo-bastone Antonio Nirta e Giorgio De Stefano di muoversi con disinvoltura all’interno di apparati nevralgici dello Stato come i servizi segreti, ma anche di entrare in contatto con gruppi eversivi, sopratutto esponenti dell’estrema destra. Si concretizza per loro la possibilità di entrare in contatto diretto con tutte le persone che detengono il potere, imprenditori e uomini delle istituzioni.
La ‘ndrangheta diventa così una potente lobby economica, imprenditoriale, politica ed elettorale, interlocutore imprescindibile per ogni affare e per ogni consultazione elettorale.
A prova di questo ci sono le dichiarazioni del pentito Giuseppe Albanese che nel 1974 riferì di una riunione avvenuta in una villa di proprietà della famiglia Borghese lungo la Costa degli dei. A questo incontro parteciparono i boss della ‘ndrangheta locale; membri dei servizi deviati; Stefano Delle Chiaie, fondatore di avanguardia nazionale; Lino Salvini, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, accompagnato dai massoni marchesi Felice e Carmelo Genovese Zerbi, dai generali Gianadelio Maletti e Vito Miceli, dall’ammiraglio Gino Birindelli e da Edgardo Sogno. (NDR: la villa accanto era di proprietà di Bruno Tassandin, cardine della P2 nel Corriere della Sera del quale era amministratore delegato )
Durante l’imponente procedimento della D.I.A. denominato Olimpia, svoltosi a metà degli anni ‘90, viene appurata l’esistenza di forti legami tra ‘ndrangheta, gruppi eversivi e massoneria. Bruno Villone, un vigile urbano di Vibo Valentia, dichiarò di aver notato numerose volte la presenza in città di Licio Gelli in compagnia di Delle Chiaie e questo a partire dall’agosto 1989.
Fu con il pentimento di Pietro Marrapodi, notaio,’ndranghetista e grande oratore della loggia reggina “Logoteta”, che nel 1992 vennero svelati eventi fino ad allora rimasti segreti. A raccogliere le testimonianze c’era uno sbigottito procuratore, Agostino Cordova. Marrapodi fu il primo ad indicare anche numerosi magistrati reggini come massoni collusi. Dopo le sue scottanti rivelazioni Pietro Marrapodi chiese alla Procura di Reggio e a quella nazionale di avere una scorta che gli fu negata. Una mattina il corpo di Pietro Marrapodi, 62 anni, fu trovato senza vita nello scantinato della sua abitazione di centro città‘, impiccato. Il caso fu velocemente archiviato come suicidio ma i dubbi sulla fine dell’uomo permangono ancora oggi.
Il procuratore Cordova prese spunto da questi eventi per dare il via ad un indagine da cui scaturì una delicatissima inchiesta denominata “mani segrete”.
L’INCHIESTA “MANI SEGRETE” DEL PROCURATORE AGOSTINO CORDOVA
Agostino Cordova, allora procuratore di Palmi, tentò con questa inchiesta di districarsi tra gli intrecci tessuti dalle logge massoniche. Tra molte difficoltà raccolse molto materiale che gli sarebbe servito a dimostrare l’esistenza di un rapporto vincolante tra ‘ndrangheta e politica. Il procuratore riuscì a porre sotto sequestro il computer del Grande Oriente d’Italia contenente l’archivio elettronico di tutte le logge massoniche italiane.
L’inchiesta si allargò fino a produrre circa 800 faldoni e sottoporre ad indagine più di sessanta persone.
La maxi inchiesta di Cordova coinvolse influenti personaggi dell’imprenditoria, della finanza, della politica e della stessa magistratura, anche non strettamente calabrese.

Furono trovate tracce di alcuni grossi scandali come quello legato al traffico di rifiuti tossici, del commercio illegale di armi, degli appalti, fino ad arrivare a sospettare di un traffico di uranio con l’ex Unione Sovietica.
Dopo circa due anni di indagini, nel 1994, l’inchiesta fu tolta dalle mani di Agostino Cordova e trasferita alla Procura di Roma, dove rimase a prendere polvere fino al 3 luglio 2000 quando il giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, accolse la richiesta di archiviazione dell’inchiesta dichiarando il “non luogo a procedere nell’azione penale per 64 indagati ritenuti appartenenti alla massoneria”.

Tra le varie accuse in seguito mosse ad Agostino Cordova c’è anche quella di aver raccolto una documentazione definita “abnorme”, in altre parole di aver lavorato troppo.
Negli anni Novanta, in Italia, c’erano 146 massoni indagati per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati anche di riciclaggio. Fra gli iscritti alle logge figuravano però anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova di impedire le indagini.
Più recentemente ha visto la luce un altra inchiesta che ha tentato di scavare nei rapporti tra malavita calabrese e massoneria, la celebre inchiesta Why Not.


L’INCHIESTA “WHY NOT” DEL P.M. LUIGI DE MAGISTRIS
Negli atti di «Why Not», i cui faldoni sono stati oggetto di varie peripezie, prima sequestrati dalla procura di Salerno e in seguito risequestrati dalla procura di Catanzaro, si ipotizza ci siano le prove della riorganizzazione di una “nuova loggia P2” partendo proprio dalle logge calabresi.
De Magistris, nel dicembre 2007, dichiarò alla Procura di Salerno “le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani (n.d.r. che dalle carte di Gelli risulterebbe l’affiliato alla loggia P2 tessera 203), Franco Bonferroni e ancora altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”.
Nell’inchiesta Why Not compaiono i nomi di politici, consulenti che operano ad alti livelli nelle istituzioni, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati, affaristi e alcuni uomini appartenenti ai servizi segreti, tutti massoni. I reati ipotizzati sarebbero quelli di associazione a delinquere, truffa aggravata ai danni della Ue e violazione della legge sulle società segrete.
L’indagine oggi pare essere giunta ad un punto morto e sembra che il suo destino debba essere il medesimo dell’inchiesta iniziata dal procuratore Cordova.
Cos’è cambiato da Cordova a De Magistris?
Semplicemente che molti dipendenti pubblici tra il 2001 e il 2007, con il sostegno di politici, affaristi e ‘ndranghetisti amici, hanno fatto carriera e il loro potere è aumentato.
Politica, affari e massoneria, dunque, ieri come oggi.
Non c’è da stupirsi se sono gli stessi membri delle logge calabresi appartenenti alla Gran Loggia Regolare d’Italia che affermano che spesse volte all’interno di alcune logge si sono manifestati comportamenti che non si è esitato definire illegali o illegittimi.
E’ il presidente della commissione parlamentare antimafia nella XV legislatura, Francesco Forgione, che parlando di ‘ndrangheta ebbe a dire: “La sua forza sta nell’alto livello di infiltrazione nella politica e nella presenza di un potere occulto come la massoneria che in Calabria ha una pervasività che non esiste in nessuna altra parte di Italia”.
Susanna A. Pejrano Ambivero (Milano, 06 Agosto 1971) ha una formazione medico scientifica, spesso impegnata in battaglie sociali e culturali soprattutto nell ambito del contrasto alla mentalità mafiosa. Vive nel profondo nord, a Cologno Monzese (MI), località tristemente nota per fatti di cronaca legati a 'ndrangheta e camorra.


NUCLEARE ADDIO... di Federico Valerio
La notizia che ho appena scaricato da La Repubblica è sensazionale: è il "deProfundis" a tutte le smanie filo nucleariste dei nostri ed altrui governanti.
In sintesi, la Volkswagen si è accordata con un produttore di elettricità tedesco, per la produzione e la commercializzazione di mini-cogeneratori domestici, riconvertendo, a quest'uso, il motore della Golf , alimentata a metano.
Il piano industriale, che sarà attivo a partire dal 2010, prevede la vendita di 100.000 impianti che, una volta installati in altrettante abitazioni, forniranno, ai condomini, calore , acqua calda ed elettricità, con una efficenza termodinamica elevatissima (oltre l'80%) e l'elettricità non usata direttamente dai titolari, sarà immessa in rete e venduta.
Il piano finanziario previsto è alla portata di tutte le tasche ( un investimento di 5.000 euro) e gli ingombri dell'impianto sono assolutamente confrontabili con quelli di una normale caldaia.
Poichè il motore della Golf ha una potenza di 150 chilowatt (KW), la potenza complessiva delle prime 100.000 centraline VW, sarà pari a 15.000 megawatt, pari a quella di due grandi centrali nucleari: inutile sottolineare che gli impianti VW non avranno problemi di scorie radioattive, di proliferazione nucleare e di rischi catastrofici.
Inoltre, in Germania , sarà già possibile usare come combustibile, il bio metano ricavato dalla fermentazione anaerobica di scarti di cucina, fanghi depurazione, scarti agricoli. In questo caso, nessun contributo alle emissioni di gas serra ( il bilancio è neutro) e nessuna sudditanza con Gheddafi e Putin.
Quello che mi fa pù rabbia è che, trent'anni or sono, la stessa idea è venuta ad un ingegnere della Fiat che utilizzava, esattamente per gli stessi scopi e con lo stesso combustibile, il motore della 127.
Non se ne fece assolutamente nulla. Allora, nessuno era interessato.
Pensate che stavolta il ministro Scaiola, la Fiat, l'ENEL possano essere interessati?


 

DICO NO AI VACCINI E SPIEGO PERCHE'... lettera di Romina Power
Lettera di Romina Power ai ministri: "Dico no ai vaccini e vi spiego perché".
Alla cortese attenzione del Ministro della Salute, On. Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio.
Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro. Vi scrivo in merito alla supposta "pandemia" A/H1N1, meglio nota come "febbre suina". Secondo quanto avete dichiarato ai media, sono previste per l'Italia due tranches di vaccinazioni; la prima in autunno 2009 e una successiva all'inizio del 2010. Come cittadina italiana e contribuente, mi permetto dunque di sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo all'opportunità della campagna di vaccinazione.
1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell'influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta. E mentre l'influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato "soltanto" poco più di 700 decessi in tutto il mondo. 2. E' perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.
3. Gravissime accuse contro l'OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.
4. L'ingiunzione dell'affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell'epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa. Sulla base dell'ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un'ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani. Per quanto le gravissime accuse mosse contro l'OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di "buttarsi a pesce" nell'avventura di una vaccinazione di massa.
5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che "nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione".
6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell'OMS.
7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l'acquisto dei vaccini ammonterebbe a "poche centinaia di milioni di euro". Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in "periodi di magra" come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese! Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l'A/H1N1 indicata dall'OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al di là delle direttive dell'OMS, la responsabilità politica in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell'eventualità di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa. Se anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle ingiunzioni presentate. Sono in procinto di contattare la signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni italiane in difesa della libertà di scelta in materia di vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio. Includo in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di quanto Vi ho scritto. Se i gestori di tali siti internet e blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il mio pieno consenso a farlo. Auspico anzi che da tale lettera possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là della preoccupazione di alcuni cittadini per questa influenza suina - preoccupazione esclusivamente generata dal vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media tradizionali (un vero e proprio "terrorismo mediatico")- tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di "militarizzazione" della sanità e di recare danno alla salute della popolazione. Nella speranza che gli argomenti esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi porgo distinti saluti.
Romina Power


 

LA PANDEMIA, IL VIRUS A, LA FEBBRE SUINA E BIG PHARMA... di Luciano Gianazza
Gli Egemoni di Big Pharma stanno esultando, ce l'hanno fatta! Stanno portando a compimento il più grande business mai fatto in tutta la storia dell'umanità!
Tutto è stato programmato, fin dall'inizio, sfruttando il focolaio di febbre suina in Messico. Perché in Messico? Non negli USA che ha un sistema sanitario propagandato come il migliore del mondo. E il Messico non ci fa proprio una bella figura, ma sul suo territorio, alla frontiera con gli USA stanno sorgendo tanti stabilimenti di industrie farmaceutiche e chimiche, un favore si può fare...
Il continuo martellare dei media infonde paura ai cittadini, fate scorta di mascherine, lavatevi le mani dopo aver toccato qualcosa, o dopo aver stretto la mano a qualcuno, andate all'ospedale a farvi visitare se avete questo o quel sintomo, occhio a chi torna dai viaggi, se ha una febbre sospetta deve essere mandato al pronto soccorso.... Ecc. ecc. il resto lo sai già te lo dicono tutti i giorni e ogni giorno aggiungono qualcosa di nuovo per mantenere viva la preoccupazione e la paura, perché così non protesti per i miliardi di euro che verranno spesi, anzi perché sia tu stesso a chiederlo per salvaguardare la tua salute. Hanno fatto anche una operazione cosmetica, "virus da febbre suina" era un po' bruttino, e poi qualcuno potrebbe non comprare più il prosciutto. Virus A è molto più professionale e non ci fa più venire in mente i maiali.
I vaccini non proteggono ma danneggiano la salute e i danni possono anche essere gravi e irreparabili, come ridotte capacità mentali, inabilità fisiche e perfino la morte. Non sempre i danni sono immediatamente rilevabili e quindi uno può supporre di non averne subiti. Le prove ormai sono numerose e sono comprovate dal fatto che le case farmaceutiche pagano ogni anno milioni di dollari per danni da vaccino agli invalidi e ai famigliari dei morti attribuibili alle vaccinazioni. Se non fosse vero non sborserebbero un centesimo.
Se credi che le vaccinazioni facciano qualcosa di buono è perché stai subendo gli effetti della disinformazione trasmessa dai media e dall'istruzione. Non c'è alcuna differenza fra la disinformazione e l'istruzione ricevuta dalle elementari fino all'università e oltre.
E' necessario smettere di avere paura, non è possibile essere razionali quando si ha paura e si accettano "soluzioni" che creano problemi sempre più grandi. Vaccinare tutta la popolazione mondiale significa dare lo start a un genocidio tale che i crimini di Hitler al confronto sembreranno i dispettucci del ragazzaccio del quartiere.
Non mi farò vaccinare. E nemmeno permetterò che l'iniezione di tali liquidi schifosi venga perpetrata sui miei figli, guai a chi ci provasse. Se dovrò subire la vaccinazione coatta, allora significa che non esiste più alcun diritto e considererò che lo stato non è più garante di essi.
Quali sono, sulla carta, i nostri diritti che verrebbero calpestati se ci fosse un'imposizione a vaccinare? Sono sanciti dalla Costituzione e da altre dichiarazioni tuttora valide:
• Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
• Articolo 1 del Codice di Norimberga: ”Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale (…) e prima di accettare una decisione affermativa da parte del soggetto dell’esperimento lo si deve portare a conoscenza della natura, durata, e di tutte le complicazioni e rischi che si possono aspettare e degli effetti sulla salute o la persona che gli possono derivare dal sottoporsi dell’esperimento”
• Articolo 7 lettera A della Dichiarazione di Helsinki: “Nella pratica medica corrente e nella ricerca medica, la maggior parte delle procedure preventive, diagnostiche e terapeutiche implicano rischi e aggravi”

Ce ne sarebbe abbastanza da poter dire:" Vaccinazione per il Virus A? No Grazie!" e nessuno dovrebbe avere nulla da ridire. Ma il business è troppo grande per lasciare questa ampia opportunità garantita dalla Costituzione Italiana e da altre Dichiarazioni valide a livello europeo e persino mondiale, escludendo quei paesi dove i diritti sono una chimera.
Il pezzettino dell'articolo 32 che interessa molto ai nostri politici e: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge" (Enfasi aggiunta) Quindi tutti i diritti possono essere aggirati semplicemente facendo un decreto simile a questo:
• Visto l'articolo della Costituzione 32,
• Essendo comprovata la virulenza del Virus A,
• Vista la dichiarazione in data (...) dell'OMS dello stato di Pandemia bla... bla...
• Resosi quindi necessaria l'azione preventiva si impone la vaccinazione obbligatoria a tutti i cittadini.

Ovviamente il tutto ben infarcito da burocratese, complicanze ecc, ma la sostanza sarebbe questa.
Se venisse messa in atto la vaccinazione coatta per i dissenzienti, in forza di una legge e uno si opponesse mentre si dimena per sfuggire alla siringa si potrebbe affermare che sta dando in escandescenze e potrebbe ricevere pure l'ormai famoso TSO, il punturone di cocktail di psicofarmaci. Anche la vaccinazione obbligatoria potrebbe essere definita TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Se il nostro governo decidesse che tutti i cittadini devono essere vaccinati ha già abbastanza strumenti per farlo, con l'aggiunta di un piccolo decreto legge d'urgenza. Potrebbe anche intimidire, per esempio stabilendo che gli infermieri o altre categorie "sensibili" che si rifiutassero di farsi vaccinare potrebbero essere sospesi dal servizio. I media potrebbero spargere per tutto l'etere: "Bambino non vaccinato morto dopo aver contratto il Virus A." Non è difficile "stabilire" che la causa della morte è stato il Virus A.
Sappi che ad ogni respiro stai introducendo migliaia di virus nel tuo organismo e probabilmente il Virus A sta facendo l'altalena con il tuo inspiro ed espiro, senza che tu abbia alcun danno.
La paura fa perdere la capacità di ragionare, I media contano su questo per poi infilare nella mente delle persone spaventate i loro spin. Noi siamo troppo intelligenti per farci condurre dalla paura e vivere male a causa di essa. Dobbiamo sempre guardare il mondo con animo sereno ed essere ottimisti.
La nostra fortuna è che gli Egemoni di Big Pharma non sono interessati alla nostra salute. Non importa a loro se delle persone moriranno a causa dei loro veleni, ma anche non sono interessati più di tanto se non li useremo.
L'unica cosa a cui sono interessati è che ogni stato acquisti milioni di dosi da tenere in magazzino, se poi verranno buttati alla loro data di scadenza, non gliene importa nulla, i soldi li avranno ormai intascati.
Ti ricordi tutta la caciara per la SARS? Il nostro governo di allora ha acquistato milioni di dosi, per vaccinarci se fosse stato necessario. Saranno in qualche magazzino, magari dichiarati scaduti e rivenduti da qualche incaricato allo smaltimento e ri-ettichettati con un nuovo nome. Per quanto possa sembrare assurdo, l'amministrazione Bush ha fatto un decreto che permette di ri.etichettare i farmaci e quindi negli USA tale pratica è perfettamente legale.
I nostri politici, quelli incaricati di occuparsi del "Virus A" continuano a fare dichiarazioni che verranno vaccinati i primi 20 milioni di Italiani alla tal data, che se non si attua la vaccinazione gli infetti sarebbero tot milioni, invece se si vaccina molti di meno, i morti sono saliti a 500, ecc. Queste sono tutto palle prive di fondamento e non posso credere che chi le dice le ritenga vere. Tutte quelle cifre non sono circostanziate. Suppongo che un politico serio che studi la situazione possa arrivare alle stesse conclusioni a cui io e molte altre persone siamo arrivati.
Quindi si suppone che, non essendo imbecilli, tali politici sappiano cosa stiano facendo, ovvero che stiano portando avanti l'agenda di Big Pharma. Far sapere che non verranno più votati non serve a nulla, perché non gliene può fregar di meno, nel corso di una legislatura riescono a metter via abbastanza milioni di euro sufficienti per garantirsi, pensione inclusa, il resto della vita in agiatezza senza fare nulla e passando le vacanze sul proprio yacht.
"Probabilmente" una volta venduti i vaccini e raggiunta la quota fissata da Big Pharma, i riflettori si spegneranno sul Virus A. Le azioni della Novartis e delle altre facenti parte del cartello farmaceutico saranno alle stelle, i vaccini invecchieranno nei magazzini, poi una volta scaduti daranno un buon profitto a chi si occupa dello smaltimento dei rifiuti speciali.
Intanto fai il passa parola, informare è una cosa che tutti possono fare. Ho visto che le petizioni non servono granché, a meno che non siano fatte come iniziativa politica, ma non ci sperare su questo, Big Pharma da tempo usa la strategia di pagare entrambi gli schieramenti per non avere oppositori. Quelle fatte via Internet vengono regolarmente cancellate da zelanti incaricati non appena arrivano nell'account di posta del politico interessato.
Guarda questo video della Dott.ssa Rima E. Laibow, che ci invita a stare all'erta. Sottotitolato in italiano.


 

LATTE E DERIVATI: DIAMO UN "CALCIO" AL MITO ... di Teresa Tranfaglia
Il latte è considerato dalla maggior parte di noi un alimento essenziale, soprattutto perché contiene il calcio. Ma davvero questo prezioso minerale è contenuto solo nei latticini? E siamo certi che latte e derivati apportino soltanto benefici al nostro organismo?
Il calcio è senza dubbio un minerale importantissimo per l’essere umano. Assolve funzioni vitali sia durante l’età dello sviluppo sia in età matura.
Fino agli anni '50 del secolo scorso l’assunzione di latte vaccino era modesta.
Al mattino si usava fare colazione con la zuppa d’infuso d’orzo, con fette di pane raffermo bagnate con il brodo di fagioli, con frutta di stagione o, perfino, con la polenta arrostita unita a verdure. Anche gli snack erano costituiti da prodotti semplici, come noci, semi, pane e olio o frutta fresca.
Il latte rappresentava un’opportunità saltuaria e veniva consumato non pastorizzato: si mungeva, si bolliva ed era pronto per l’uso. I formaggi erano in prevalenza ovini e riservati a occasioni speciali.
In seguito abbiamo avuto il “boom” del latte vaccino e dei suoi derivati.
In ogni casa sono arrivati litri e litri di latte, chili e chili di formaggi, tonnellate di mozzarella, ricotta e fiumi di yogurt.
Oggi troviamo ovunque latte pastorizzato di vari tipi: con o senza lattosio, a lunga conservazione, scremato o parzialmente scremato e, dulcis in fundo, con vitamine aggiunte.
Formaggi di ogni genere, fusi o stagionati, yogurt agli svariatissimi sapori, affollano gli scaffali dei supermercati.
L’informazione chiave relativa a questi alimenti è la seguente:

latte e derivati = calcio!
Nel pensiero delle persone si è radicata tale idea, per cui, qualora insorge l’intolleranza alle proteine del latte ci si sente persi. Sembra quasi che il latte, più del petrolio, sia necessario perché il mondo vada avanti.

Il latte vaccino è davvero indispensabile all’essere umano?
Secondo Naboru Muramoto, autore del libro “Il medico di se stessi” (Ed. Feltrinelli) “il latte di mucca non è un alimento perfetto per l’uomo, i neonati e i bambini non dovrebbero mai essere nutriti con il latte vaccino”.

“Il latte di mucca fa male. Allarme in USA: provoca il diabete”: ecco quanto si leggeva nel 1992 in un articolo de La Repubblica
Da un articolo de La Repubblica (1 ottobre 1992, pag. 19) risulta che il latte di mucca fa male causando perfino il diabete:
Washington - Alla larga dal latte, fa male! Un gruppo di medici americani, in prima fila due famosi pediatri, Benjamin Spoke and Frank Oski, ha dichiarato guerra all’alimento prodotto dalle mucche. Secondo la loro teoria, il latte provocherebbe malattie anche molto serie come il diabete, e diversi tipi di allergie. E adesso è già polemica, feroce. Direttore del reparto pediatrico alla prestigiosa John Hopkins University di Baltimora, il professor Oski è categorico: «Non vedo proprio il motivo di bere latte di mucca, in nessuna fase della nostra vita. È roba fatta per le mucche, non per gli esseri umani. Dovremmo smettere completamente di berlo. Fin da oggi stesso».
Il testo Dietologia clinica, alimenti e malattie (Medi Edizioni, 1999) riferisce che per il 3%, su 1310 soggetti selezionati, il latte e derivati scatenavano emicranie. Lo stesso manuale consiglia la “dieta Mc Ewen” per le malattie cutanee, che al primo punto esclude gli alimenti a base di latte di mucca.
«Le manifestazioni patologiche dovute a fattori alimentari costituiscono un problema sempre più rilevante nelle popolazioni dei paesi industrializzati. Peraltro, soprattutto nel bambino, i fattori che predispongono all’allergia alimentare, con sintomi respiratori e asma in primo luogo, sono numerosi, ma quelli identificati con maggiore sicurezza contemplano l’esposizione ad alimenti quali il latte vaccino, l’uovo e il pesce […]».
Inoltre, Robert Cohen nel suo libro Milk, A-Z [1999], spiega:

Quanto calcio è contenuto nel latte vaccino?
«Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro».
L’informazione ormonale del latte, quella della crescita veloce (utile al vitello che cresce fino a 300 Kg in pochi mesi) potrebbe avere a che fare con la crescita veloce di cellule come fibromi, sarcomi, cancri.
Lorenzo Acerra, nel suo ultimo testo Il mal di latte documenta, in modo accurato, come gli elementi contenuti nel latte lavorato dall’industria alimentare (fenilalanina, tirosina, fosfati, ADH, IGF-I, ecc.) possono essere collegati all’insorgere di diabete, problemi di permeabilità intestinale, allergie, otiti, tonsilliti, coliche, sinusiti, orticarie, disturbi al sistema vascolare, osteoporosi, disturbi ormonali, ecc.
Però…, visto che il latte contiene il calcio, è il caso di correre qualche rischio??!

Occhio al calcio!!!
Quanto calcio è veramente contenuto nel latte vaccino e quanto calcio è contenuto in altri alimenti di tipo vegetale? Scopriamolo mettendoli a confronto.

Latte vaccino - Alimenti vegetali
Per ogni 100g. di alimento Calcio contenuto in mg.
Latte vaccino intero 118
Latte di capra 129
Panna cruda vaccina 102
Semi di sesamo 1160
Tahin (burro di semi di sesamo) 100
Mandorle 234
Nocciole 209
Tofu secco 590
Tofu fresco 146
Tempeh 142
Farina di soia 189
Avena integrale 55
Orzo allo stato grezzo 32
Fu (prot. veg. Glutine) 33v Seitan (prot. Veg. Glutine) 19
Riso integrale 22
Ceci 150
Amaranto 490
Quinoa 141
Broccolo 103
Cime di rapa 246
Foglie di barbabietola 119
Foglie di cavolo 203
Alghe arame 1170
Alghe hijiki 1400
Alghe wakame 1300
Tè bancha in rametti 720
(Fonti: Manuale n. 8 (1975) del Ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti
(1964-1984) Associazione giapponese per l’alimentazione
(1981-82) Tabelle tedesche della composizione dei cibi e della nutrizione).
Ebbene, siamo certi che conviene assumere latte?
Abbiamo fatto bene i conti!??


 

CRONACA DI UN TERREMOTO ANNUNCIATO ... tratto dal sito web http://eddyburg.it
La testimonianza di una giovane architetto abruzzese, in presa diretta dal terremoto. Scritta per eddyburg
Avezzano, 6 aprile 2009, ore 3.20
Il letto matrimoniale, dove mio marito ed io dormiamo, inizia a sobbalzare violentemente, un boato sordo, rumori degli oggetti che si infrangono: capisco subito, è il terremoto; è come se, da quando vivo qui, lo avessi sempre aspettato.
Avezzano, 13 gennaio 1915, magnitudo 6.8, persone morte 30.000.
La mia famiglia di origine viveva a quell’epoca ad Aielli alto, un piccolo centro della Marsica, abbarbicato sulle pendici del Monte Sirente, la casa andò completamente distrutta, qualche osso rotto ma la mia bisnonna, zia Teresa e zia Maria riuscirono a salvarsi stringendosi in un angolo. Successivamente, si spostarono a valle, insieme a loro altri sopravvissuti e nacque così Aielli Stazione.
Io sono nata e cresciuta a Roma, ma quell’esperienza è divenuta mia.
Qui, nelle terre d’Abruzzo, passa la linea, profonda centinaia di chilometri che crea i continenti, che alza le montagne, che conforma il nostro paesaggio, qui gli umani devono convivere con il movimento della terra, come aspetto della vita stessa e non della distruzione.
Convivere con il terremoto, significa attribuire un compito scientifico all’architettura, credere nel ruolo di questa scienza che studia le tecnologie del vivere degli umani nello spazio, nella sicurezza, nel rispetto della natura e insegna a non costruire involucri amorfi, non funzionali e pericolosi. I politici e i professionisti dovrebbero tornare a svolgere ognuno il proprio ruolo, un ruolo che si muove dalla necessità di ottimizzare il benessere della propria collettività, il territorio dovrebbe essere studiato, monitorato continuamente, come pure le persone che lo vivono, e fisici, geologi, architetti, ingegneri, urbanisti, economisti, politici dovrebbero creare delle squadre di lavoro per pianificare le soluzioni più appropriate per ogni attività umana.
Non si può lasciare alla speculazione, alla mafia, ai miseri interessi personali di qualcuno, la dinamica del territorio. Sono troppo importanti e catastrofici gli esiti di quest’abbandono; questo cattivo uso è sotto gli occhi di tutti ogni qualvolta si attribuisce solo alla natura, alla ineluttabilità del destino eventi prevedibili e annunciati, quali: la frana del Vajont, le alluvioni in Piemonte, Val d’Aosta, Genova, causate dalla cementificazione degli argini dei fiumi.

Inizio a gridare Marta, Marta, il nome di mia figlia e insieme a Giovanni, mio marito correndo tra i vetri rotti, raggiungiamo la sua camera, la prendo in braccio e ci mettiamo rannicchiati e attoniti, vicino ad un pilastro, sotto ad un trave del nostro appartamento al terzo piano di una palazzina di cemento armato degli anni ‘60.

Spesso ho riflettuto su cosa sarebbe potuto accadere alla mia casa e agli edifici di Avezzano, se si fosse verificato nuovamente un grande sisma, come quello del ‘15, come quello di L’Aquila, e ho immaginato tutto ciò di cui sono venuta a conoscenza adesso, a distanza di qualche giorno. Oggi, Avezzano è una cittadina “ricostruita”, dopo la completa distruzione, senza regole architettoniche, alti palazzi di cemento armato attaccati a villini di due piani, senza regole di esposizione, di staticità, senza una distribuzione funzionale dell’edificato, in poche parole senza “urbanistica” – costruzioni che piano, piano fagocitano per speculazione il “vecchio”. Pensate: non c’è ancora un Piano di Recupero che tuteli il centro storico, così importante perché “monumento” della rinascita della città stessa-. Sembra che tutte le vicende dolorose del passato, il lutto venga superato da un effetto catartico della “ricostruzione” continua, del “tutto gnovo” come viene detto qui. E tutto viene ricostruito con quel sapore di nuovo, di lindo, di pulito che cancella i ricordi di povertà, della vita dura contadina e viene rivissuto in forma spontanea fidandosi del prossimo, ma quale?
L’Architettura, questa scienza dimenticata che ha il compito di studiare la conformazione, le dinamiche fisiche, idrogeologiche, morfologiche ma anche sociali, economiche e politiche del territorio per programmare la migliore vita e sviluppo di questo, purtroppo non viene utilizzata. I Piani Regolatori Generali, che dovrebbero raccogliere tutte le istanze territoriali, proprie e singolari di ogni luogo sono diventati delle zonizzazioni fatte in modo superficiale, decise da interessi del momento, che non nascono dallo studio scientifico delle effettive caratteristiche delle aree, ma dettano una serie di leggi burocratiche lontane dalla realtà che dovrebbero rappresentare.

Subito dopo, la bambina si sente male e vomita, siamo spaventati e Marta lo sente, non andiamo via poiché il moto nel frattempo sembra che si sia calmato, la laviamo e cambiamo; poi, accendiamo la televisione per vedere se qualcuno ci da informazioni su quello che sta accadendo. Ma nulla, sono le 4:30, nessuna rete, nessuna istituzione, nessun tecnico, fisico, scienziato, giornalista ci informa. Era da Natale che quotidianamente ci avvisavano delle continue scosse.
Un’altra scossa forte, un altro rumore sordo, gli oggetti della mia credenza vibrano, una bottiglia schizza via dal vassoio, vorremmo scendere in strada, ma è molto freddo, stringo a me la mia bambina, sento che la sua fronte brucia, ha la febbre, così incoscienti del pericolo, restiamo ancora in casa, sperando che non si danneggi.
Stringo Marta tra le braccia, non la lascio mai, lei parla con una voce flebile e dice: “aiuto, aiuto”. Marta ha ventitre mesi.
Penso alla nostra casa di cemento armato, spero che sia fatta bene e che resista, anche se so che potrebbe andare distrutta.
Sono le 5:00, finalmente Rai news 24, due giornalisti riferiscono della scossa delle 3:20, ma quello che avrei voluto sapere, non lo dicono, di che tipo di sisma si tratta, se ci saranno ancora a breve altri movimenti, se dobbiamo scappare, dove dobbiamo andare, no, nessun collegamento con la Protezione Civile, con un Centro di Monitoraggio dei sismi, con i Vigili del Fuoco, ma subito ci investe quel sadico gusto di voyeurismo che scava nella ricerca di morte, di terrore, che, purtroppo, va tanto di moda adesso.
Inizia così il grande show, il “Reality” più vero e catastrofico che abbiate mai visto!
Le reti Mediaset vanno avanti sino alle 8:00 del mattino con le loro programmazioni registrate, la Rai e Sky fanno la cronaca di quello che sta accadendo a L’Aquila, ma nessuno era preparato, i soccorsi non arrivano sino all’alba.


Dopo tanti mesi di ripetute scosse sismiche, verificatesi sempre nel territorio di L’Aquila, la gente doveva essere messa a conoscenza del pericolo, doveva essere preparata ad evacuare velocemente gli edifici, la cittadinanza intera con l’assistenza della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco avrebbero dovuto avere un Piano di Evacuazione e averlo provato molte volte. Le tende della Protezione Civile dovevano essere già pronte e operative in un area sicura, in modo che tutti potessero anche aver già portato via le proprie cose. Le persone anziane residenti nelle vecchie case dovevano essere già evacuate.
Prevenzione; questo, in primo luogo significa convivere con i sismi, essere preparati, educati al comportamento della terra, della natura, vicini ad esso per continuare a vivere insieme.
In questi giorni di angoscia, spesso si è parlato di un fisico che aveva rilevato, attraverso lo studio delle emissioni di radon dal terreno, che un fortissimo sisma si sarebbe abbattuto nel territorio di Sulmona.
Nessuno ha ritenuto doveroso interrogare questa persona, nessuno si è detto, ascoltiamo quello che ha scoperto, verifichiamolo insieme, approfondiamo le sue ricerche, anzi colui è stato denunciato per procurato allarme, e ad oggi la Protezione Civile si giustifica ancora dicendo che egli aveva sbagliato il luogo dell’epicentro.
Sulmona è a pochissimi chilometri da L’Aquila, circa 40 km, che cosa è questa distanza quando si parla di terremoti? Sarebbe stato troppo oneroso provvedere a più piani di evacuazione per salvare vite umane? Magari a metà strada.
L’Abruzzo ma l’Italia intera sono territori in cui si concentrano molteplici ed intense dinamiche ambientali, quali: attività sismica, vulcanica, idrogeologica, franosa, alluvionale, e dovrebbe essere il nostro comportamento naturale saper gestire questi eventi nel modo più sicuro possibile, attraverso il monitoraggio continuativo di questi e lo studio e la ricerca di mezzi e tecnologie sempre più all’avanguardia per ridurre il rischio. Un popolo civile deve mirare a questo se vuole veramente progredire e stare bene, investire sulla ricerca, sulla sicurezza, sulla tecnologia.
Eppure, noi Italiani siamo conosciuti nel mondo scientifico per il nostro importantissimo Laboratorio del Gran Sasso, dove si studia la materia oscura e si fanno scoperte fondamentali per la conoscenza dell’universo intero.
Dovremmo gareggiare con i Giapponesi nello sperimentare nuove tecnologie architettoniche anti-sismiche e non lasciare che muoiano le persone, i bambini, i nostri studenti, il nostro futuro.
Invece, l’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i cui dipendenti versano in condizione di precariato, perché attualmente non percepiscono più dal Governo i fondi per la ricerca, negli anni ’90, dopo studi approfonditi suddivisero il territorio Italiano in 4 categorie di gravità sismica, L’Aquila, come tutto l’Abruzzo era categoria 1 e cioè ogni edificio avrebbe dovuto avere il massimo della sicurezza e l’applicazione di tutta la normativa anti-sismica, ma nel 2003, quando la Regione Abruzzo dovette definire la propria normativa anti-sismica, L’Aquila e l’Abruzzo intero passarono alla categoria 2, ovvero minor applicazione delle strutture anti-sismiche.
Il cemento armato non è un punto di arrivo, questo è solo un tipo di tecnologia edificatoria, ma altri tipi potrebbero lavorare meglio e in maggior sicurezza per ogni diversa caratteristica territoriale, il legno sarebbe più adeguato in un territorio altamente sismico, per la sua elasticità, leggerezza, sicurezza.
Il mio Prof. di Tecnica delle Costruzioni, Ing. Antonio Michetti sostiene che il cemento armato, comunque monitorato continuamente, ha una vita media di 100 anni.

In televisione scorrono le immagini delle macerie, tonnellate di pezzi di cemento, di enormi travi, dalle sezioni di un metro e mezzo della Casa dello Studente, vedo che i tondini sono in quantità esigua e di sezione sottilissima, dicono che sotto ci sono ancora cinque ragazzi o forse di più, ho un nodo nella gola, il dolore insieme alla rabbia per queste vite spezzate che guardavano al futuro; e ripenso a me, quando ero studente, ai sogni di ciò che avrei potuto fare una volta laureata, di ciò che avrei potuto creare, questi ragazzi avevano gli stessi sogni e credevano in un Italia migliore di quella che è oggi.

Adesso, è necessario ripartire, ricostruire, si, il più velocemente possibile per tutte le persone che non hanno più niente, per un territorio che deve vivere; ma è doveroso, non ripercorrere gli stessi errori, cercare di fare meglio, avere la forza e il coraggio di cambiare, di ricercare e sperimentare nuove tecnologie architettoniche.
Ripartire dalla conoscenza del proprio territorio, individuare le aree sicure, funzionali, in equilibrio con la natura ed il paesaggio, non rifare involucri, scatole dislocate casualmente.
Il patrimonio artistico architettonico di L’Aquila e dei paesi limitrofi è andato in gran parte distrutto, è bene iniziare a gestire questo patrimonio in modo diverso, ricostruirlo consolidandone le strutture, ma anche dandogli una funzionalità diversa.
Gli antichi edifici del centro storico di L’Aquila, non potranno essere più gravati nuovamente della destinazione a Polo Universitario, destinazione che necessita di spazi grandi e altamente tecnologici, è bene che si crei un Polo Universitario moderno, decentrato che abbia la capacità di accogliere il flusso di migliaia di persone.
I piccoli comuni dovranno dotarsi di Piani di Recupero dei centri storici, o comunque prevedere che anche le vecchie stalle crollate, che in gran parte ne compongono il tessuto edificato possano essere restaurate e destinate ad altre funzioni e non sottoposte a Piani Regolatori molto spesso inadatti, perché copie di altri Piani, di altre località.
In questi centri storici, la normativa prevede che non risiedano più animali per motivi d’igiene pubblico, ma poi, non permette di restaurare antiche stalle in pietra, con soffitti voltati, per farne delle abitazioni, perché i soffitti sono di 2,65 m invece che di 2,70 m previsti dagli standard abitativi applicati alla nuova edificazione.
E’ vero che deve esistere una normativa urbanistica ed edilizia di carattere generale, ma ogni luogo deve anche avere la sua particolare ed unica normativa che regoli e gestisca i caratteri singolari della vita, dello sviluppo, delle architetture e della storia del proprio tessuto urbano. Allora, significa che tutto l’edificato medievale di Siena, dell’Umbria, delle Marche non è abitabile perché i soffitti sono più bassi di 2,70m? Che tutti gli edifici antichi che caratterizzano i nostri centri debbano diventare delle cellule amorfe, versando in stato di abbandono per poi crollare, insieme a tutto il resto?
L’Italia ha bisogno di una gestione intelligente e lungimirante del territorio e non di un insieme di norme che da una parte vietano interventi di recupero architettonico di qualità e dall’altra permettono l’abusivismo, la totale mancanza di architettura e un uso indiscriminato e legalizzato di cemento. Chiunque può pubblicare questo articolo alla condizione di citare l’autore e la fonte come segue: tratto dal sito web http://eddyburg.it


 

IL Pdl CONTRO SKY PER LA TRASMISSIONE DI "SHOOTING SILVIO" IERI SU SKY CINEMA ... Fonte: Apcom
I parlamentari del Pdl contestano la scelta di Sky di aver trasmesso ieri sera il film "Shooting Silvio", ricordando che la pellicola predica "odio" contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
«E' davvero stupefacente - afferma il deputato Piero Testoni - che nel periodo delicato che attraversa il nostro Paese, che sta dando prova di una solidarietà e di un'unità d'intenti che non ha precedenti per la tragedia dell'Abruzzo, una grande televisione privata non trovi di meglio che mandare in onda un discutibile film ormai datato contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non ne facciamo una questione politica perché la vera politica in una scelta così discutibile e di basso profilo preferiamo non entri nemmeno. Ne facciamo invece una questione di stile e buon gusto. Che vengono prima della politica e che dovrebbero valere sempre per qualunque idea s'intenda rappresentare. Mandare in onda questo film è stata un'autentica caduta di stile».
 
D'accordo la deputata Beatrice Lorenzin: «La trasmissione del film Shooting Berlusconi, andato in onda ieri sera su Sky Cinema (Mania alle 22.35, ndr), è un esempio di pessima televisione: è un inno alla violenza e un incitamento implicito ad azioni efferate contro l'uomo e contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una simile programmazione non ha nulla a che fare con la libertà di espressione; ci sarebbe voluto almeno il buon gusto, da parte dei responsabili del palinsesto di Sky, di non trasmettere un simile film. Per certe cose, non servono leggi ma solo un sano senso del limite».

Anche il senatore Francesco Casoli contesta la scelta di Sky: «Ieri sera Sky ha proposto la pellicola 'Shooting Silvio', storia di un giovane scrittore che desidera diventare l'assassino di Berlusconi. In un momento delicato come questo, tra crisi economica e terremoto, è davvero scadente e di pessimo gusto trasmettere una pellicola del genere che predica solo odio contro il premier che sta affrontando i problemi reali mettendoci tutta la sua grinta e l'esperienza e trovando apprezzamenti ovunque, dalle massime cariche dello Stato fino all'opposizione».

Infine Nunzia De Girolamo, deputata del Popolo delle Libertà: «Giovedì Santoro con Annozero, ieri sera Sky che ha proposto il diseducativo film 'Shooting Silvio'. Sembra quasi che sia partita in sordina per diventar tempesta una nuova offensiva mediatica contro Berlusconi. Una casualità? A pensar male non si sbaglia mai ma forse è l'invidia di una certa sinistra, quella più violenta, per i risultati che il premier sta ottenendo in un momento così delicato per l'Italia».

A difesa di Sky interviene il senatore del Pd, Vincenzo Vita: «Il Pdl dopo Annozero ora se la prende con Sky. Siamo così arrivati alla censura cinematografica. E' bene ricordare agli esponenti della Pdl che nessuno mai era arrivato a tanto e che i palinsesti non vengono fatti su misura di questo o quel esponente politico. Sarebbe saggio fare attenzione a non superare il limite della decenza e anche del ridicolo. Tra l'altro i canali satellitari sono così tanti che anche l'opera del politico censore si fa sempre difficile, anzi inutile».


 

Acqua in bottiglia: la vergogna dei canoni di concessione ... di Claudia Pecoraro
Ci siamo occupati tante volte del bene più prezioso che abbiamo, l’acqua, attorno a cui, tra usurpazioni e tentativi di privatizzazione, non si placano i giochi di potere. Purtroppo ci tocca indignarci anche riguardo alle concessioni che le Regioni conferiscono alle società imbottigliatrici. A farne le spese, come sempre, è il consumatore.
La maggior parte delle persone piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato
In Italia il 33% dei cittadini non si fida di bere l’acqua di rubinetto.
I dati Istat dimostrano che la maggior parte delle persone piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato, ritenendola erroneamente più buona ma soprattutto più sicura. Nemmeno la grande differenza di costo riesce a cambiare questa abitudine: se un litro di acqua del rubinetto lo paghiamo in media appena 0,5 millesimi di euro al litro, una bottiglia di acqua costa circa 1.000 volte di più.
Il consumo procapite annuo di acqua in bottiglia degli italiani si aggira intorno ai 200 litri, rendendo l’Italia il primo paese in Europa per consumi di acque imbottigliate, battuto solo da Emirati Arabi e Messico.
Il volume di affari del settore in Italia nel 2007 (192 fonti e 321 marche) ha raggiunto la cifra ragguardevole di 2,25 miliardi di euro, a fronte di canoni di concessione a dir poco irrisori pagati dalle società imbottigliatrici alle Regioni.
Non esistendo una legge nazionale, ciascuna amministrazione regionale decide come meglio crede e i canoni risultano estremamente variabili, non solo nel costo ma anche nei criteri di definizione. E il quadro che emerge somiglia molto ad una lotteria, dove però vincono sempre gli imbottigliatori.
L’assenza di una regolamentazione dei canoni di concessione, che tenga conto dei costi connessi all’attività di prelievo, imbottigliamento e vendita dell’acqua minerale, ha come conseguenza una assoluta mancanza di uniformità tra regione e regione. Il canone corrisposto alle Regioni ad oggi è insufficiente affinché queste ultime riescano a ricoprire anche solo le spese per la gestione amministrativa, per la manutenzione e la sorveglianza delle aree dove insistono le sorgenti, senza considerare quanto viene speso per smaltire le numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali, che sfuggono alle raccolte differenziate.
Insomma, continua a regnare il caos in materia, nonostante le indicazioni del “Documento di indirizzo delle Regioni italiane in materia di acque minerali naturali e di sorgente” approvato il 16 novembre 2006 dalla Conferenza delle Regioni. Tale documento prevede dei valori minimi e massimi in cui devono rientrare i costi delle concessioni in base ai litri imbottigliati o agli ettari, e la determinazione del canone anche in base ai principi di tutela e valorizzazione della risorsa idrica, oltre che in considerazione dell’impatto delle attività di prelievo e imbottigliamento dell’acqua sul territorio.

L'Italia il primo paese in Europa per consumi di acque imbottigliate
A ormai 2 anni e mezzo dall’approvazione di quel documento il quadro non è cambiato di molto: le tariffe e le modalità per definire il canone continuano ad essere diverse tra Regione e Regione e spesso inaccettabili. Unica cosa in comune è che si tratta di canoni assolutamente irrisori se paragonati al grosso volume di affari legato all’acqua in bottiglia.
Facendo il rapporto tra il contributo incassato dalla Regione e il totale dei litri imbottigliati emerge come il costo dell’acqua sul prezzo finale di una bottiglia da un litro costituisca una cifra davvero insignificante.

Solo per fare un esempio, in Veneto, dove è previsto il canone per metro cubo più alto del Paese, il costo per le società imbottigliatrici su ciascun litro di acqua corrisponde ad appena lo 0,6% del prezzo finale che paghiamo noi consumatori al momento dell’acquisto. Il resto se ne va per le spese di imballaggio (pari al 60% del costo finale dell’acqua minerale!), di trasporto, costo del lavoro, pubblicità e altro che costituiscono oltre il 90% del prezzo finale della bottiglia. In base a questi dati, quando andiamo a comprare l’acqua minerale per assurdo non paghiamo tanto l’acqua quanto ciò che le sta attorno.

E ancora, è assurdo pensare che la stessa risorsa idrica costi in Puglia solo 1 euro per ciascun ettaro di concessione, indipendentemente da quanto ne viene prelevata, e in Veneto 3 euro ogni mille litri imbottigliati, oltre a 587 euro circa per ciascun ettaro, ovvero 570 volte in più rispetto alla Puglia, dove fra l’altro la risorsa idrica disponibile è senz’altro molto minore e di conseguenza dovrebbe essere anche molto più preziosa.

Legambiente e Altreconomia chiedono quindi a tutte le Regioni italiane inadempienti l’immediato adeguamento della normativa regionale ai canoni previsti dal documento di indirizzo del 2006.
Ad oggi solo alcune Regioni hanno approvato recentemente delle leggi che hanno adeguato la precedente normativa (Toscana, Valle d’Aosta), altre sono in fase di redazione o approvazione di una legge specifica (Trento, Friuli Venezia Giulia). Certe Regioni hanno previsto un sistema di premialità per chi imbottiglia in vetro anziché in plastica (Lazio, Marche, Toscana, Campania, Veneto).

Solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziata
Come si potrebbe evitare tutto questo marasma? Riducendo il consumo di acque minerali, che nel nostro Paese ha raggiunto livelli da record per niente invidiabili, e ricominciando a bere l’acqua di rubinetto, con evidenti vantaggi ambientali e con conseguente risparmio a beneficio per l’intera collettività.
Un italiano su 3 non si fida di bere l’acqua che arriva direttamente nella propria casa. Recuperare la fiducia delle famiglie italiane nell’acqua di rubinetto è oggi una priorità.
Infatti, l’acqua di rubinetto subisce controlli costanti, deve rispondere a requisiti di qualità molto più severi rispetto all’acqua imbottigliata, arriva dentro casa molto più comodamente e a costi di gran lunga inferiori all’acqua che compriamo al supermercato. Naturalmente anche l’impatto ambientale dell’acqua di casa nostra è molto minore, se pensiamo che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziata e avviato al riciclaggio e i contenitori in vetro rappresentano solo il 19% del totale.
Per questi motivi Legambiente e Altreconomia continuano insieme la “battaglia di civiltà” per promuovere in tutta Italia, nelle case e nei pubblici esercizi, l’acqua del Sindaco. Perché è buona, economica, controllata e non inquina.


 

Per sei miliardi di persone l'acqua è un bisogno, non un diritto ... di Salvina Elisa Cutuli
L'acqua è un diritto fondamentale universale dell'umanità
Istanbul non era stata scelta a caso. Sorge sullo stretto del Bosforo che separa l'Europa e l'Asia, una posizione ideale per portare in tutto il mondo la consapevolezza delle problematiche dell'acqua. Nonostante questo oltre 25.000 persone, capi di Stato e delegati provenienti da 155 Paesi riunitisi nella città in occasione del V Forum mondiale dell'acqua, non sono riusciti a riconoscere che l'acqua è un diritto fondamentale universale dell'umanità!
"Una vera è propria sconfitta” dichiara Guido Barbera presidente del CIPSI, Coordinamento di Iniziative Popolari che raggruppa 48 associazioni Ong. Da oltre un decennio Barbera combatte in prima fila affinchè l'acqua venga riconosciuta come diritto universale, come bene comune essenziale e indispensabile per la vita e non come merce.
I rappresentanti di governi, agenzie e organismi internazionali si sono trovati a discutere delle questioni relative alla disponibilità e alla sicurezza dell'acqua a livello mondiale: 8 milioni di decessi l´anno sono attribuiti alla carenza idrica e a servizi igienico-sanitari inadeguati; 1,1 miliardi di persone non hanno accesso alle risorse idriche; 2,6 miliardi di persone hanno problemi igienico-sanitari; 3.900 bambini sono vittime ogni giorno della mancanza d’acqua; l´inquinamento dei corsi d´acqua e delle falde diventa sempre più inarrestabile; l'agricoltura attualmente assorbe il 70% delle risorse mondiali di acque dolci utilizzate dagli esseri umani.
Secondo alcune previsioni la popolazione mondiale ad oggi di 6,6 miliardi di persone potrebbe crescere di 2,5 miliardi entro il 2050. L'incremento, inoltre, dovrebbe concentrasi per la maggior parte nei paesi in via di sviluppo che soffrono già di scarsità idrica.
Anche nei Paesi industrializzati non c'e' da stare allegri. Un allarme e' stato lanciato dalla Coldiretti nel corso del 'G8 Farmers Meeting' organizzato proprio in occasione della Giornata dell'acqua: un quarto della produzione alimentare mondiale potrebbe andar perso entro il 2050 proprio per l'impatto combinato del cambiamento climatico, del degrado dei suoli, della scarsita' di acqua e delle specie infestanti.
In Italia ogni anno l’acqua viene usata per scopi civili in una quantità pari a circa 7.940 milioni di m3 e, pur se circondato da mare e ricco di fiumi e laghi (in condizioni di stress idrico), il Bel Paese ha problemi, in particolare al sud e nelle isole.
Nonostante quindi lo spaccato della situazione idrica a livello mondiale sia drammatica il testo conclusivo del forum ha lasciato molto a desiderare. Nel testo, infatti, si legge "migliorare l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitarie", si sottolinea il carattere di "urgenza" nel combattere il problema dell’acqua, si riconosce l'importanza dell'avere "accesso" e di "un miglioramento delle condizioni igienico-sanitario" per compiere un importante "passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d'acqua". Ma la nozione di diritto dell'accesso all'acqua, reclamata con forza da numerose Ong e parecchi Paesi, non figura. Nel testo ci si ferma al “bisogno” che come si sa cambia da situazione a situazione e nelle diverse aree del mondo.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, considerata anche la crescita demografica, il rischio per il pianeta è che nel 2030 metà della popolazione mondiale resti senza livelli adeguati di risorsa idrica.
La situazione è allarmante non solo per i paesi in via di sviluppo ma anche per i paesi industrializzati
Nonostante tutto “buoni segnali arrivano dall’America Latina - dichiara Gabbiotti coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente e relatore al Forum delle associazioni - dove Bolivia e Paraguay hanno già inserito nella loro Costituzione un articolo che vieta la privatizzazione dell’acqua. In Colombia, invece, la rete di associazioni ambientaliste Ecofondo ha raccolto 1.600.000 firme in favore di una proposta di referendum popolare, attualmente in discussione presso il Senato, per inserire lo stesso articolo nella Costituzione”.
Molte mobilitazioni, insomma, hanno portato i loro frutti. Questi movimenti vanno sostenuti ed è necessario dare voce in modo sempre più forte alle grandi vertenze sull’acqua nel mondo.
Se da un lato movimenti internazionali non hanno riconosciuto la legittimità del Consiglio Mondiale dell'Acqua, promotore dell'incontro, accusandolo di essere un think-tank privato strettamente legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali dell'acqua e alle politiche dei governi più potenti del mondo, dall’altro lato si dichiara entusiasta per il successo dell’evento il segretario generale del Forum Oktay Tabasaran che parla del documento come di "una piattaforma per affrontare i problemi del mondo legati all'acqua, che non possiamo ignorare". Anche il ministro turco dell'Ambiente Veysel Eroglu dichiara "è un documento importante che servirà da riferimento a livello governativo".
Staremo a vedere.
La differenza tra bisogno e diritto è sostanziale. Affermare che l'acqua è un diritto significa riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni affinché questo diritto possa essere garantito. Se invece l'acqua viene inserita nella sfera dei bisogni la soddisfazione degli stessi è delegata alla capacità economica del singolo.


Grillo: "Il crac Parmalat? Mi avvisò Domenico Barili" ... di Silvio Marvisi e Benedetta Pintus
Il comico genovese che in un suo spettacolo del 2002, ben prima della bancarotta, denunciava i debiti della multinazionale di Collecchio, ha appena finito di testimoniare nel processo del secolo: "Tutti sapevano, tranne i risparmiatori"
Il comico genovese è arrivato al centro congressi dove si celebra il processo Parmalat poco prima delle 9.30. Ma prima di entrare in aula per deporre come testimone si è lasciato andare a qualche commento (GUARDA IL VIDEO). Un piccolo fuori programma in cui ha ribadito la sua verità su Parmalat e ha chiuso con una battuta: "Dovrebbe risarcire anche le mucche".
In aula il comico ha spiegato di essere venuto a conoscenza dei debiti dell'azienda da Domenico Barili, ex direttore generale della multinazionale di Collecchio. Lo ha conosciuto nel 1997-98 quando venne invitato a Montecarlo per seguire il gran premio di formula uno dai box sponsorizzati Parmalat (ASCOLTA LA TESTIMONIANZA).
Durante una cena nel 2001, alla fine del suo spettacolo al palasport Bruno Raschi, Grillo parlò con Barili che gli fece la confessione: un’azienda con 13mila miliardi di lire di debiti in un’ economia normale sarebbe già fallita da tempo. “Non fu una battuta scherzosa – ricorda ai giudici Grillo – mi raccontava cose serie, era spontaneo e sincero”.
“Ricordo con precisione la frase sul fallimento”, continua il comico. Che spiega come in seguito abbia voluto indagare su quel debito controllando il sito web di Banca d’Italia. Non solo trovò conferme alle parole di Barili, ma si accorse che l'azienda di Collecchio non era neanche la peggiore: "La Fiat ha il doppio dei debiti di Parmalat mentre Telecoma arriva addirittura al triplo".
“Nel mio spettacolo mettevo in ridicolo che dal latte – continua in aula – si potesse costruire un’azienda come la Coca Cola”.
La stessa frase Grillo l'aveva pronunciata fuori dal tribunale, approfondendo uno dei temi che più gli sta a cuore: il conflitto d’interesse, la delicata situazione del gruppo Rcs e di tutto il sistema della Borsa italiana: “Se provassimo a far quotare presso Borse estere le aziende italiane tutte le 280 società verrebbero rifiutate”.

I difensori del dottor Barili, avvocati Simona Capra e Fabio Fabbri, hanno commentato al termine dell’udienza: “Grillo ha provveduto direttamente a scagionare il caso Grillo”. E il presidente del tribunale è opportunamente intervenuto per sottolineare il contesto in cui è avvenuta la conversazione fra il comico genovese e il dottor Barili, una chiacchierata fra amici a cena dopo lo spettacolo, nel corso della quale Beppe Grillo ha parlato in generale della sua campagna di critica nei confronti delle grandi aziende”.

Uno dei legali di Tanzi, Fabio Belloni, ha invece stigmatizzato il comportamento del comico perchè, prima di presentarsi in tribunale, è andato a bussare alla villa dell'ex re del latte: insieme a una troupe televisiva voleva intervistarlo. L'avvocato ha chiesto al presidente del collegio giudicante, Eleonora Fiengo, di assumere provvedimenti. '"Quello che avviene fuori da quest'aula non è di nostra competenza'', ha concluso il giudice.


 

GUERRA AL LATTE CRUDO O GUERRA AI PRODUTTORI LOCALI DI LATTE? ... di Marcello Pamio
Il sottosegretario alla salute, Francesca Martini, annuncia che è allo studio "la possibilità di emanare un'ordinanza per sospendere la distribuzione di latte crudo fino a quando non ci sarà un adeguamento dell'informazione per la salute nella quale sia chiaro che il latte crudo va consumato solo dopo la bollitura".
Come mai simili raccomandazioni?
Perché ad oggi sarebbero 9 (6 nel 2008 e 3 nel 2007) i casi della grave malattia renale provocata nei bambini dal batterio Escherichia coli O157 "collegati" al consumo di latte crudo. Stiamo parlando della malattia chiamata “sindrome emolitica uremica”, che si manifesta con una grave insufficienza renale che può rendere necessaria la dialisi.
Questi 9 casi hanno "una probabile correlazione con il consumo di latte crudo", ha detto il direttore generale della Sicurezza alimentare e nutrizione del ministero della Salute, Silvio Borrello.
Quindi consumo di latte crudo in Italia è a rischio di infezione causata dal batterio Escherichia coli O157?
Sembrerebbe di sì, secondo una circolare del ministero del Welfare. La circolare, del dipartimento per la “Sanità pubblica veterinaria, nutrizione e sicurezza degli alimenti” e dalla direzione generale della “Sicurezza degli alimenti e della nutrizione”, si riferisce a segnalazioni di ''casi umani'' di infezione da Escherichia coli O157 ''associate al consumo di latte crudo''.
Dai controlli eseguiti nelle aziende di produzione - prosegue sempre la circolare - ''sono state riscontrate diverse positivita' per E. coli O157 sia nel latte crudo, destinato come tale al consumo umano, sia nelle feci degli animali produttori''.

Quali sono le differenze?
- LATTE FRESCO: è il latte pastorizzato, venduto nelle confezioni che si acquistano normalmente al bar o al supermercato. Viene trattato a temperature relativamente basse per un tempo piuttosto breve, sufficiente per uccidere i germi patogeni senza rovinare prodotto, che resta fresco.
- LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE: viene trattato con il calore in modo più drastico, tanto che può essere consumato nell'arco di sei mesi.
- LATTE CRUDO: viene commercializzato così come viene munto, senza alcun trattamento ad eccezione di una filtrazione.

Cosa dice l’epidemiologia:
L’Osservatorio epidemiologico della Regione Campania ha realizzato un’indagine sulla Sindrome emolitica uremica (Seu).
A partire dal 1988, ogni anno sono stati osservati circa 30-40 casi di Seu (Sindrome emolitico uremica), per un totale di 439 casi notificati complessivamente tra il 1998 e il 2004. Sono inoltre stati identificati alcuni focolai epidemici, negli anni 1992, 1993 e 1997. Il tasso nazionale d’incidenza medio annuale della Seu nello stesso periodo (1988-2004) è stato di 0,27 casi per 100mila abitanti, inferiore rispetto a quanto rilevato in altri paesi europei.
Quindi ogni anno ci sarebbero, secondo l’Osservatorio della Campania, circa 30-40 casi ogni anno di questa Sindrome emolitica uremica.
Come mai soli 3 casi nel 2007 e 6 nel 2008 hanno fatto intervenire il Ministero del Welfare per bloccare la vendita di latte crudo? Dove sta il problema?
Ovviamente non esiste alcun problema sanitario, come non lo è stato il morbillo, la meningite, ecc.
Semmai il “problema” viene mediaticamente creato ad arte per raggiungere un ben preciso scopo.
E' doveroso precisare che il latte vaccino, cioè il latte di vacca, è un alimento che non va bene per l’essere umano: dovrebbe essere di esclusivo appannaggio dei vitelli. Non è un caso infatti che il latte provoca più intolleranze alimentari in adulti e bambini di qualsiasi altro prodotto alimentare.
Il latte di capra invece è molto più vicino al latte umano. Detto questo, è anche vero che se qualcuno vuole berlo (a prescindere dalle problematiche legate al muco, al ristagno delle vie aeree, ecc.) deve avere tutti i diritti di poterlo comprare allo stato crudo (certamente migliore di quello pastorizzato) e soprattutto ad un prezzo accessibile: il latte crudo viene venduto appena munto, da un minimo di 80 centesimi ad un massimo di 1 euro al litro.

Crudo è meglio del pastorizzato
La pastorizzazione, che prende il nome da Louis Pasteur, è il processo di riscaldamento cui vengono sottoposti il latte o altri prodotti alimentari. Generalmente sono condotti a temperature variabili da 54 a 70 °C e per tempi compresi tra i 20 e i 30 minuti. I nuovi metodi "flash" riscaldano il latte da 65 a 76°C per 15-22 secondi. La pastorizzazione HTST (High Temperature Short Time), porta il latte ad una temperatura di 72- 75°C per 15 secondi.
Mentre il trattamento UHT (dopo una pastorizzazione a 80°C ), porta il latte a temperature di circa 140°C per pochi secondi.
La sterilizzazione consiste nel riscaldare il latte ad una temperatura tale che tutti i microrganismi presenti sono distrutti.
In questo modo si distruggono i batteri patogeni (compresi quelli vitali) e si ritarda lo sviluppo di altri batteri.
Il calore della pastorizzazione è però sufficiente per distruggere anche i batteri lattici importanti per la vita, come il Lactobacillus acidophilus, che contribuisce a sintetizzare la vitamina B nel colon (intestino crasso).
Acidificando il latte che poi coagula, i batteri lattici tengono i batteri della putrefazione sotto controllo. Il latte pastorizzato, non avendo questa protezione, si potrà alterare. L'ironia della pastorizzazione è che distrugge le proprietà battericide del latte. Il latte crudo mantiene al suo interno i batteri lattici utili

Principali vantaggi commerciali della pastorizzazione:
1) Il produttore può permettersi la sporcizia:
Gli standard qualitativi degli animali che producono latte crudo sono considerevolmente più alti di quelli dei soggetti che producono latte da pastorizzare.
2) E' conveniente per il produttore e per il contadino:
Nonostante il latte crudo si mantenga più a lungo del latte pastorizzato, se non viene prodotto in condizioni di massima pulizia si potrà cagliare prima di quest'ultimo.
3) La pastorizzazione compromette il potere nutrizionale?
Il riscaldamento di ogni alimento oltre i 50 °C determina la distruzione degli enzimi, i trasformatori biochimici. Per esempio la pastorizzazione elimina la fosfatasi enzimatica che è necessaria all'assimilazione del calcio.
4) Malattie provocate dalla pastorizzazione:
La perdita delle vitamine lipo-solubili come la A e la E può aumentare di oltre due terzi. La perdita della vitamina B e C può andare dal 38 all'80 per cento. Il 20% dello iodio si perde volatilizzato. Il consumo di proteine da latte cotto è dimostrato correlarsi con l'alta incidenza della trombosi. E gli animali da laboratorio degenerano più rapidamente quando sono nutriti con tale latte.

Latte, osteoporosi e acidificazione del terreno
Quindi la pastorizzazione permette ai grossi produttori nazionali una peggiore qualità del prodotto e dei bassi standard di igiene complessivi (alla fine del processo industriale, si fa bollire il latte, e chi s’è visto s’è visto). Tale bollitura però distrugge la “fosfatasi alcalina” (ALP) che è un enzima presente nel latte crudo molto sensibile al calore (termolabile). Questo enzima serve all’assimilazione del calcio nelle ossa. La sua mancanza impedisce di fatto alle ossa di integrare il calcio disponibile. Quest’ultimo infine, per essere assimilato deve disporre di un certo quantitativo di magnesio che nel latte (come in una dieta tradizionale) è molto scarso! Questo è il motivo per cui una dieta a base di latte pastorizzato invece di apportare calcio alla struttura ossea - come invece dicono i medici - lo sottrae alla stessa!

Ma non è tutto, perché il magnesio (che partecipa a circa 800 reazioni biochimiche) serve anche a contrastare con la vitamina B6 l'acidosi metabolica indotta dai sali di calcio e dalle proteine animali.
Se il nostro terreno biologico è prevalentemente acido, a causa di un eccesso di proteine animali (latte, formaggi, carni, uova, ecc.) i nostri meccanismi di tamponamento naturale per neutralizzare questo eccesso di acidità ricorrono alle riserve minerali che abbiamo principalmente nelle ossa e muscoli!
Sapete cosa significa questo? Significa che vengono sottratte da ossa, denti e muscoli i minerali tampone (sali tampone come calcio, sodio, potassio e magnesio) che servono per riequilibrare l’acidosi e portare all’equilibrio.
Questo meccanismo a circuito chiuso spiega perché l'osteoporosi non è una mancanza di calcio ma una perdita di calcio a seguito delle nostre abitudini alimentari scorrette, tra cui appunto bere latte pastorizzato (carni, formaggi e proteine animali). Più proteine animali mangiamo, più aumenta l'acidosi e più calcio sottraiamo alle ossa e ai denti! Non solo, ma l’acidosi cronica predispone il terreno in una situazione precancerosa…

Latte pastorizzato (morto) va bene, quello crudo (vivo) no. Come mai?
I nostri governanti stanno facendo di tutto per farci bere solo latte pastorizzato, cioè quel liquido biancastro che dal punto di vista chimico è perfetto, ma dal punto di vista energetico è morto, privo di vita e vitalità. In pratica vogliono farci bere solo quella bevanda che a lungo andare potrebbe farci ammalare.
Viene da sé che l’ordinanza del Ministero del Welfare, non ha niente a che vedere con la nostra salute - semmai il contrario - ma è un chiaro attacco dei grandi produttori industriali di latte contro le piccole aziende locali che vedono nei distributori una possibilità di sbocco commerciale della propria attività.
Da quando i distributori di latte crudo hanno fatto la loro comparsa nel territorio locale, le casse delle grandi aziende ne hanno risentito il colpo e sono quindi corse ai ripari...
Stiamo parlando infatti di 6 milioni i litri di latte crudo venduti in Italia ogni anno! In costante crescita.

Consiglio spassionato ai bevitori di latte crudo
Se trovate i sigilli ai distributori, non perdetevi d’animo, e soprattutto, non andate nei supermercati a comperare un qualsiasi altro latte, perché così facendo darete ragione al sistema e parteciperete alla chiusura totale dei piccoli allevatori. Forse saranno costretti a scrivere in grande che il latte appena munto deve essere bollito. Voi leggete attentamente, ringraziate la Ulss di turno, riempite la bottiglia di latte pagando un euro o se va bene 0.80 centesimi, e andate a casa...


 

LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA... di Gennaro Carotenuto
Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così.
Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato.
Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.

fonte www.gennarocarotenuto.it

PESTICIDI IN PROVINCIA DI TREVISO


 

TROPPE MALFORMAZIONI TRA I NEONATI DEL PERSONALE MILITARE USA DI NAPOLI... di Antonio Mazzeo
Nuovo allarme tra i militari USA di stanza in Campania. Sono stati resi noti i risultati di uno studio scientifico sul numero di bambini malformati che sono nati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2005, la cui madre è militare o sposa di un militare operante nelle installazioni dell’US Navy di Napoli. Ogni 100 nati, 3,13 sarebbero i portatori di malformazioni. “Si tratta di una percentuale maggiore del valore medio di 2,35 malformati ogni 100 bambini nati che è stato registrato in altre basi estere della US Navy, ma più basso del tasso generale di 3,6 di tutte le installazioni della Marina, come evidenziato dalla ricerca condotta dal Naval Health Research Center di San Diego”, si legge nel rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp (specialista in medicina del lavoro e dell’ambiente presso il Comando della Marina Militare USA di Napoli), rivelato dal quotidiano delle forze armate statunitensi in Europa, Star and Stripes. Su 894 nascite registrate a Napoli, 28 sono stati casi di neonati con malformazioni; inoltre ci sono stati 35 parti prematuri. “In generale, queste analisi non suggeriscono una crescita statistica significativa nel tasso delle malformazioni di bambini i cui primi tre mesi di gestazione sono avvenuti nell’area di Napoli, in comparazione con i bambini la cui gestazione è avvenuta in altre aree estere della US Navy”, continua il rapporto. Tutto sotto controllo, allora? Neanche a parlarne, dato che l’estensore dello studio spiega che per “una maggiore tranquillità , una sorveglianza addizionale continuerà nella regione in modo di poter valutare ulteriormente l’effetto di specifiche esposizioni potenzialmente influenzate dalla situazione relativa ai rifiuti così come all’aria e all’acqua”.

Lo studio non è riuscito ad accertare quali siano state le possibili cause dell’insorgenza delle malformazioni, nonostante uno degli obiettivi della ricerca fosse proprio quello di comprendere se le malformazioni tra i bambini statunitensi nati in Campania fossero “significativamente differenti” da quelli nati da madri che vivevano in altre facilities straniere. Non è stata pure specificata la tipologia delle malformazioni.

Quello relativo ai neonati con malformazioni è uno dei tre studi epidemiologici che il Navy and Marine Corps Public Health Center ha eseguito tra il personale militare statunitense di stanza a Napoli.

Nell’ottobre 2008, si è conclusa una ricerca durata 20 mesi per chiarire le cause della crescita del numero di persone affette d’asma e dell’aumento della gravità con cui si manifesta questa malattia. Gli esperti del Centro hanno preso sotto esame 581 pazienti asmatici che erano ricorsi alle cure dell’ospedale dell’US Navy tra l’1 ottobre 2006 e il 30 giugno 2008. “Questo studio non è stato in grado di identificare un trend significativo che potrebbe essere associato all’accresciuta esposizione al fumo derivante dalla pratica di bruciare i rifiuti”. Cresce il numero dei malati d’asma, dunque, ma le cause restano ignote. Come del resto quelle delle malformazioni neonatali.

Il terzo studio epidemiologico ha preso il via da pochi mesi e tenterà di determinare se ci sono differenze nel tasso d’insorgenza del cancro tra il personale dell’US Navy e i familiari che vivono a Napoli rispetto a quanto si registra in generale tra il personale militare statunitense.

Per decenni – spiega Stars and Stripes – la regione Campania ha sperimentato numerose crisi ambientali causate dalla inadeguata raccolta della spazzatura, dal fatto che essa viene bruciata nelle strade e dalla presenza illegale di rifiuti pericolosi. Necessità sanitarie hanno suggerito la Marina a lanciare un anno fa un piano multimilionario per determinare se il vivere a Napoli determina un pericolo per la salute”. L’attenzione dell’US Navy per le reali condizioni ambientali di Napoli e comuni limitrofi è cresciuta pure a seguito dei “recenti studi condotti dal governo italiano che sembrano suggerire un aumento del rischio di cancro e delle malformazioni alla nascita tra i cittadini di quest’area”, come si legge in un successivo passaggio dello studio sui figli con malformazioni dei militari statunitensi in Campania.

“Diversi studi – aggiunge il report – eseguiti sia dal sistema sanitario italiano che dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità identificano questioni sanitarie più grandi, si chiamino cancro, malformazioni e difetti alla nascita in “clusters” della regione Campania, con una predominate concentrazione delle percentuali nelle province di Caserta e Napoli, dove la maggior parte del personale USA e NATO vive e lavora, e dove esistono siti dove vengono depositati senza controllo rifiuti tossici illegali”. Doveroso interrogarsi se gli inquietanti risultati delle ricerche delle strutture sanitarie nazionali e dell’OMS siano mai stati messi a disposizione delle autorità locali e quali interventi siano stati eventualmente adottati.

Di certo nulla è stato fatto in Campania dopo che l’autunno scorso il Comando US Navy ha reso i risultati ancora più sconcertanti delle analisi sulle risorse idriche distribuite nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare statunitense. Altissime concentrazioni di componenti organiche volatili sono state individuate nell’acqua di undici abitazioni del comune di Casal di Principe, mentre “quantità inferiori” di tetracloroetene (anche noto come tetracloroetilene o PCE), sono state rintracciate in abitazioni occupate dai militari USA ad Arzano, Marcianise e Villa Literno. In un campione prelevato, il laboratorio di analisi dell’US Navy ha pure individuato quantità allarmanti di diossina e finanche arsenico, pericolosissimo veleno utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida.

Il Comando navale statunitense ha prontamente disposto l’allontanamento del proprio personale dagli alloggi riforniti con acqua contaminata, decretando altresì la sospensione di tutti i nuovi contratti d’affitto nei comuni a rischio. Uomini, donne e bambini campani continuano invece a bere le acque “off limits” per i militari.


 

CONSIDERAZIONI SULLE BIOMASSE AD USO ENERGETICO ... di Gianni Tamino
Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura molto eterogenea: è biomassa tutto ciò che ha una natura organica ottenuta attraverso processi biologici. Sono biomasse quei materiali organici che si riproducono naturalmente, in modo ciclico (rinnovabili). La biomassa rappresenta la principale forma di accumulo dell’energia solare, che consente alle piante di convertire la CO2 atmosferica in materia organica, tramite il processo di fotosintesi.
Le biomasse utilizzabili possono essere costituite da residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale, da piante espressamente coltivate per scopi energetici (produzione di biodiesel o alcol), da residui forestali, da scarti di attività industriali (come i trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o dalla parte organica dei rifiuti urbani.
Per capire quando le biomasse agricole possono essere considerate sostenibili e rinnovabili è bene analizzare i flussi di energia. Le calorie contenute nei vegetali un tempo derivavano quasi esclusivamente dall’energia solare, salvo l’energia umana e animale utilizzata per il lavoro dei campi (comunque garantita dal cibo). Ma dopo la rivoluzione industriale, si cercò non solo di aumentare la superficie coltivata, ma anche di aumentarne la resa produttiva, impiegando altre fonti di energia oltre quella solare.
La Rivoluzione Verde, iniziata negli anni ’60, ha comportato, oltre ad un forte incremento di produttività, anche un notevole aumento di energia impiegata in agricoltura. Questa energia aggiuntiva non proviene da un aumento della luce solare disponibile, ma è fornita dai combustibili fossili sotto forma di fertilizzanti (petrolio e gas naturale, principale materia prima per la produzione di urea), pesticidi (industrie agrochimiche) ed energia fossile per la lavorazione del terreno, per i trasporti, per l’irrigazione, per le trasformazioni, ecc. Secondo Giampietro e Pimentel, la Rivoluzione Verde ha aumentato di circa 50 volte il flusso di energia, rispetto all’agricoltura tradizionale e nel sistema alimentare degli Stati Uniti sono necessarie fino a 10 calorie di energia fossile per produrre una caloria di cibo consegnato al consumatore. Considerando solo la produzione dei fertilizzanti, servono circa due tonnellate di petrolio (in energia) per produrre e spargere una tonnellata di concime azotato: gli Stati Uniti in un anno consumano quasi 11 milioni di tonnellate di fertilizzanti e ciò corrisponde a poco meno di cento milioni di barili di petrolio.
Anche in Italia, secondo una ricerca dell'ENEA compiuta nel 1978-79, considerando il rendimento energetico della sola produzione, il rapporto fra l'energia ricavata dal raccolto (output) e l' energia necessaria a produrre il medesimo raccolto (input) era inferiore ad uno ed è ragionevole pensare che tale rapporto sia peggiorato nel corso degli ultimi 25 anni.
Questi dati dimostrano anche che la superficie destinata all’agricoltura industrializzata non è in grado di assorbire la CO2, come potrebbe farlo un bosco o un prato di dimensioni equivalenti, perché la produzione agricola produce più CO2 di quanta possa assorbire; pertanto la CO2 prodotta dalla combustione delle biomasse non è compensata da quella asoorbita dalle piante.
Inoltre, dato il basso rendimento energetico delle piante (meno dell’1% dell’energia solare è trasformata in calorie nella biomassa vegetale) e i consumi di energia fossile per coltivarle, se si volesse coltivare piante come fonte di energia per gran parte dei nostri consumi, dovremmo avere a disposizione più pianeti Terra trasformati in coltivazioni energetiche (ovviamente distruggendo foreste e non producendo cibo!). A questo proposito Mario Giampietro, in un Convegno tenuto a Padova nel 2006, ha spiegato che per coprire il 10% dei consumi energetici italiani servirebbe una superficie tre volte superiore alla terra attualmente arabile nel nostro paese, che non produce eccedenze di cibo, ma anzi importa cereali dall’estero.
L’utilizzo delle biomasse va poi considerato rinnovabile se quanto è sottratto all’ambiente naturale o agricolo corrisponde a quanto nuovamente verrà riprodotto in quell’area: in un anno si possono togliere all’ambiente tanti quintali di biomassa, quanti in quell’anno l’ambiente riprodurrà o naturalmente o artificialmente (coltivazioni agricole o riforestazioni). Non è rinnovabile la deforestazione del sud del mondo o il disboscamento delle nostre montagne.

Gli utilizzi delle biomasse

Per quanto riguarda gli utilizzi energetici proposti per le biomasse, possiamo riferirci alla combustione di legname, paglia o oli vegetali per produrre calore e/o elettricità, all’impiego di carburanti di origine vegetale come il biodiesel o il bioalcol nei mezzi di trasporto o all’impiego di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in CDR, combustibile da rifiuti) nelle centrali termoelettriche e negli inceneritori. Ma oltre alla combustione possiamo avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici, del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare per qualunque uso (produzione di calore ed elettricità o come carburante da trazione). Questa trasformazione è particolarmente efficace per tutti gli scarti e reflui di origine zootecnica, agricola ed alimentare.
C’è poi un’altra e, forse, più importante utilizzazione delle biomasse: la produzione di compost per l’agricoltura, cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e mescolato alla terra per garantire il ripristino degli elementi nutritivi nei campi agricoli.
L’utilizzo principale delle biomasse dovrebbe essere simile a ciò che si verifica in natura: prima di tutto cibo, poi ripristino della fertilità del suolo e diretto utilizzo dei materiali (fibre tessili, recupero di sostanze utili ecc.). Pertanto risulta utile il recupero della frazione organica dei rifiuti urbani (purché sia stata fatta una adeguata raccolta differenziata), degli scarti delle industrie alimentari, dei mercati ortofrutticoli, delle mense ecc. per produrre compost da impiegare in agricoltura. Va bene anche la produzione dai reflui e dai liquami di biogas e fanghi stabilizzati, analoghi al compost.
Va invece valutata diversamente la coltivazione di piante a fini energetici, per produrre o biomasse da bruciare o combustibili come biodiesel o bioalcol: è infatti molto discutibile la sottrazione di suolo agricolo alla produzione di cibo per produrre prodotti energetici. Ad esempio, alcune ricerche hanno messo in luce che la superficie degli Stati Uniti destinabile alla produzione di biomasse è limitata e che lo sviluppo dell’energia basata sulle biomasse avverrebbe a spese della produzione di cibo. David Pimentel e i suoi collaboratori, come abbiamo visto, hanno messo in luce che le biomasse hanno una bassissima resa energetica, se si calcola tutto il ciclo produttivo e si fa un adeguato bilancio tra energia spesa ed energia ottenuta.
Può aver senso un uso limitato, soprattutto domestico, del riscaldamento a legna, ottenuta con la normale manutenzione agricola e forestale, senza intaccare il patrimonio boschivo, mentre è privo di senso l’utilizzo del territorio agricolo per ottenere biomasse come surrogati del petrolio. E’ assurdo pensare che le foreste possano supplire alla richiesta di energia necessaria al funzionamento di centrali termiche.

Impatti di una centrale elettrica a olio vegetale

Molti studi indicano l’impossibilità di approvvigionarsi di oli vegetali da un’area prossima alla centrale, una delle condizioni per valutare la sostenibilità (come chiarisce uno studio della Camera di Commercio di Padova dell’aprile 2007 dal titolo “Produzione di energia da Oli Vegetali”) e pertanto gran parte del combustibile sarà olio di palma, importato da paesi molto lontani, ottenuto da piante pluriennali, che vengono coltivate distruggendo foreste tropicali.
La produzione degli oli da piante oleaginose, come soia, girasole o colza, presentano bilanci energetici negativi, se fatti sull’intero ciclo di vita, dal campo alla centrale (dati di David Pimentel) e pertanto negativo è anche il bilancio della CO2. A queste considerazioni va aggiunto che la coltivazione di palme da olio assorbe circa un decimo dell’anidride carbonica assorbita dalla foresta originaria.
Una centrale a oli vegetali produce energia elettrica per combustione dell’olio in motori tipo diesel, con emissioni non molto dissimili da quelle che si sarebbero ottenute con gasolio. Infatti molti studi indicano che un motore diesel alimentato con oli vegetali ha un calo di prestazioni, un aumento delle concentrazioni di polveri sottili e di PM10, con aumento delle frazioni più pericolose, inferiori a 2 µm, un contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, cancerogeni) di circa 2 volte quello del gasolio e un aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto (studio realizzato nel 2002 dalla Provincia di Bologna). Ma altre ricerche evidenziano la possibilità che si formino anche altri pericolosi composti che si diffonderanno nell’ambiente, come PCB e diossine, formaldeide e acroleina e infine ozono (tutte sostanze ignorate o sottovalutate delle aziende proponenti). L’ozono è un inquinante secondario che si forma in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto, se le condizioni sono favorevoli, come quelle estive (smog fotochimico). La combustione di biomasse produce significative emissioni di ossidi d’azoto e quindi d’estate aumenterà la concentrazione di ozono, pericoloso per la salute.

Conclusioni

Dovendo far fronte da un lato ad una popolazione mondiale in crescita, che ha bisogno di cibo, e dall’altro a disponibilità sempre minori di fonti fossili, che comunque inquinano e comportano il rischio di cambiamenti climatici, l’agricoltura può contribuire alla domanda di energia se si evolve verso sistemi più sostenibili che:
§ migliorino l’efficienza energetica (ad esempio l'agricoltura biologica usa l'energia in modo molto più efficiente e riduce notevolmente le emissioni di CO2);
§ utilizzino fertilizzanti di origine organica (l'agricoltura biologica ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall’atmosfera);
§ impieghino fonti energetiche rinnovabili e riducano la distanza tra produzione e consumo (filiera corta);
§ eventualmente utilizzino come biomasse ad uso energetico, per uso locale, gli scarti dell’attività agricola.

CENTRALI A BIOMASSE NEL TRIVENETO

Tra centrali già realizzate, approvate o proposte si può parlare di non meno di 30 centrali a biomasse, considerando soprattutto quelle per produrre energia elettrica ed eventualmente calore. Comunque vanno distinte centrali che bruciano biomasse solide (legno, paglia ecc.) o liquide (oli vegetali) da quelle che prima trasformano in digestori anaerobici le biomasse in biogas (che poi viene bruciato). Vi sono inoltre piccole centrali (meno di un MWt) che bruciano soprattutto legna (anche di scarto delle segherie) per piccoli impianti di teleriscaldamento, soprattutto nelle zone di montagna in Trentino-Alto Adige e in Friuli.
Questo è un primo (ed incompleto) elenco delle centrali a biomasse di maggiori dimensioni proposte nelle diverse province del Veneto:

Belluno: Ospitale di Cadore, centrale termoelettrica a biomasse legnose da 20 MW, per 180.000 T/anno; Castellavazzo centrale elettrica a biomasse legnose da 5,5 MW, per 60.000 T/anno.

Padova: Conselve, centrale a oli vegetali di 5,3 Mw, con utilizzo di 10.000 T/anno; Carmignano centrale a cippato di pioppo da 1MW.

Rovigo: Borsea, centrale da 31 MW ad olio vegetale, con utilizzo di oltre 50.000 T/anno; inoltre, tra le altre centrali a biomasse, anche a Calto da 13 MW, Canaro, centrale a combustibili solidi, Bagnolo di Po e Villanova del Ghebbo; complessivamente, gli impianti a biomassa richiesti nel Polesine raggiungono oltre 50 MW e richiedono una quantità di 762 mila T/anno di biomasse, pari a oltre 120.000 ettari da destinare a fonti di materia prima.

Treviso: Riese Pio X, centrale a biomassa vegetale da 4,8 Mw; ipotesi di centrale anche a Vazzola.

Venezia: in terraferma, centrale a olio di palma da 27 MW della ditta Grandi Molini e centrale a residui di semi di soia da 27 MW della ditta Bunge.

Verona: Gazzo Veronese, centrale da 10 MWe con utilizzo di 70.000 T/anno di paglia e stocchi di mais; Nogara, centrale a paglia e stocchi.

Vicenza: Camisano Vicentino, centrale da 5 MW a olio vegetale, con utilizzo di 10.000 t/anno; Asiago centrale di cogenerazione a materiali legnosi.


200 PERSONE PARTECIPANO A VOLPAGO ALLA CONFERENZA SULL'ELETTRODOTTO ... di Andrea Zanoni
In una sala gremita da quasi 200 persone si e’ tenuta a Volpago del Montello la conferenza sui pericoli per la salute derivanti dai campi elettromagnetici e sul nuovo elettrodotto da 380.000 volt con relativa stazione elettrica da 60.000 metri quadri. I relatori hanno chiarito in modo inequivocabile la dannosità per la salute dei campi elettromagnetici. Attaccata duramente la giunta comunale di Volpago; assente il sindaco nonostante fosse stato invitato, per iscritto, a partecipare all’assemblea pubblica. Tra il pubblico chieste le dimissioni della giunta.
Nella serata di lunedì 9 febbraio si è tenuta presso l’auditorium comunale di Volpago, gremito da circa 200 persone, la conferenza sul pericolo per la salute causato dai campi elettromagnetici e sul nuovo elettrodotto che Terna vuole costruire nei comuni di Martellago, Scorze’, Zero Branco, Morgano, Quinto, Paese, Trevignano e Volpago del Montello.
L’iniziativa è stata organizzata dal Comitato Salvaguardia Ambientale Comunale di Volpago del Montello, da Paeseambiente, dal gruppo Silis di Morgano, da Legambiente di Istrana e da Grillitreviso.
L’affluenza di pubblico è andata oltre ogni aspettativa degli organizzatori: tutti i posti a sedere erano esauriti, oltre cinquanta persone hanno assistito in piedi alla conferenza, tant’è che qualcuno si è seduto addirittura a terra, inoltre una ventina di persone ha seguito la conferenza dalle sale attigue all’auditorium.
Tra i partecipanti circa 170 i cittadini di Volpago mentre gli altri provenivano dai comuni di Paese, Morgano, Scorze’, ecc..
Paola Tonellato, del Comitato Salvaguardia Ambientale Comunale di Volpago ha illustrato le varie fasi di approvazione dell’accordo tra comune di Volpago e Terna in merito alla realizzazione della stazione e dell’elettrodotto avvenuta senza la benché minima trasparenza, dove la popolazione è stata tenuta all’oscuro con particolare riferimento a quella residente a Belvedere, direttamente interessata dalla stazione.
Tonellato ha spiegato chiaramente che gli accordi sottoscritti tra Terna e Comune, laddove prevedono due aree alternative l’una all’altra per la localizzazione della stazione, non consentono la possibilità di bloccare i cavatori, con il rischio concreto che tra qualche anno i cittadini di Volpago si troveranno con la mega stazione elettrica da 12 campi veneti, con l’elettrodotto da 380.000 volt e con la cava in piena attività di espansione.
Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente, ha illustrato il tracciato dell’elettrodotto (si veda la mappa sintetica su www.paeseambiente.org) ricordando che da un documento del 2008 di Terna (Valutazione Ambientale del Piano di Sviluppo della Rete Elettrica di Trasmissione Nazionale – Volume Regione Veneto – Anno 2008, richiedibile a: paeseambiente@ecorete.it) risulta che il progetto dell’elettrodotto risale al 2003. Tale testo muove palesemente da dati progettuali che contemplano previsioni di consumi di energia elettrica non corrette, effettuate prima del fenomeno della delocalizzazione, a seguito del quale molte aziende del Triveneto hanno spostato la loro produzione all’estero, chiudendo centinaia di fabbriche.
Dal suddetto documento risulta altresì che gli incontri su questo progetto tra Terna e Provincia di Treviso risalgono al 2006, quelli tra Terna e comuni interessati risalgono al gennaio 2007, mentre si è saputo qualcosa di questo progetto solo a fine luglio (per Morgano) e ad ottobre 2008 (per Paese e Volpago del Montello).
Dal predetto documento, risulta inoltre che Terna ha scelto questo tracciato, definito “trasversale” veneta e denominato Scorzè – Volpago del Montello, nonostante vi fossero altre quattro alternative, tutte scartate per l’evidente opposizione delle comunità locali interessate dai tracciati.
Tra le amministrazioni comunali interessate dall’elettrodotto (Martellago, Scorze’, Zero Branco, Morgano, Quinto, Paese, Trevignano e Volpago del Montello), solo quella di Volpago del Montello ha dato un parere positivo, con una delibera consiliare adottata il 29/10/2008 (Cf. delibera n. 52 del 29/10/2008 richiedibile a paeseambiente@ecorete.it) mentre a Scorzè è stato il commissario prefettizio a dare il via libera con una delibera approvata la vigilia di Natale del 2008.
Anche l’Ente Parco del Sile ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Terna, in data 28/07/2008 (Cf. protocollo intesa Parco Sile/Terna richiedibile a paeseambiente@ecorete.it) che pero’ a quel che pare non ha alcun valore di legge.
I sindaci dei comuni di Martellago (VE), dott. Giovanni Brunello, e quello di Paese (TV), dott. Valerio Mardegan, hanno invece dichiarato pubblicamente che le loro amministrazioni si opporranno fermamente a questa opera che per i loro territori, già gravati da numerosi problemi ambientali (passante di Mestre per Martellago, discariche e cave per Paese), rappresenta un’ulteriore problema ambientale.
Zanoni ha poi ricordato che una ricerca della Divisione dell’Ambiente, dell’Energia e degli Studi, (STOA - Scientific and Technological Options Assessment) del Parlamento Europeo, del 2001, intitolato “I CAMPI ELETTROMAGNETICI E LA SALUTE” conferma che gli elettrodotti attirano e concentrano gli agenti inquinanti degli scarichi delle macchine ed altri scarichi (CF. su www.paeseambiente.org – comunicato del 3 dicembre 2008) dove si puo’ leggere “Questo tipo di linee elettriche produce infatti particelle cariche, che si fissano sul particolato e gli agenti inquinanti presenti nell'aria che, a loro volta, si fissano sulle persone. L'agente inquinante si deposita poi sulla pelle o viene inalato, nel qual caso si fissa nei polmoni in virtù della sua carica. I cavi dell'alta tensione non sono quindi pericolosi di per sé, ma perché la loro presenza attira e concentra gli agenti inquinanti emessi dagli scarichi delle macchine, ecc.”.
Il dottor Gennaro Di Giovannantonio, responsabile medico nazionale del Co.Na.CEM – Coordinamento Nazionale per la tutela dai Campi Elettromagnetici – ha esordito facendo presente di essere il consulente tecnico del comune di Volpago del Montello per la causa civile che questo comune (con altri sei) ha intentato contro l’elettrodotto Terna Sandrigo – Udine, mentre ora si trova a parlare di un identico elettrodotto per il quale lo stesso comune ha dato inspiegabilmente il via libera.
Di Giovannantonio con l’ausilio di una videoproiezione, ha illustrato, in maniera molto semplice e comprensibile la pericolosità per la salute dell’uomo dei campi elettromagnetici prodotti dagli elettrodotti.
Egli ha riportato i dati relativi a decenni di studi ufficiali effettuati sull’influenza dei campi elettromagnetici (CEM) sulla salute dell’uomo i quali hanno dimostrato che, ad una esposizione superiore a 0,2 microtesla (unità di misura dei CEM), aumentano i rischi per la salute e, in particolare, aumentano considerevolmente le incidenze delle leucemie infantili.
Ha evidenziato che il valore-soglia di 0,2 microtesla di inquinamento da CEM si rileva a una distanza di circa 110 metri dagli elettrodotti, aggiungendo che non esistono dati certi in merito alla non dannosità dei CEM per valori inferiori a 0,2 microtesla, ovvero che non esiste – purtroppo – una soglia minima di sicurezza.
Il dottor Di Giovannantonio ha poi sottolineato che il Piano Sanitario del Ministero della Salute ha prescritto che per le opere che possono creare rischi per la salute, debba esserci una «completa e corretta informazione», cosa che non è avvenuta per il progetto dell’elettrodotto Scorzè – Volpago del Montello.
Egli ha ricordato che lo IARC (International Agency for Research on Cancer), il braccio operativo dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (O.M.S.), ha classificato i campi elettromagnetici provocati dagli elettrodotti nel “Gruppo 2B”, gruppo che comprende le attività definite «possibili cancerogeni per l’uomo».
Ha ricordato che ben il 90% di tutti i tumori dipendono da fattori esterni all’organismo, ossia dagli agenti ambientali.
Ha ricordato, infine, che gli agenti cancerogeni che singolarmente hanno influenze minime, se contemporaneamente presenti possono produrre effetti ampiamente ed enormemente più rilevanti (effetti sinergici).
Daniela Dussin, presidente del Co.Na.CEM, ha evidenziato che esiste una causa contro Terna intentata da ben sette comuni (Volpago del Montello, Codognè, Montebelluna, Riese Pio X, Santa Lucia di Piave, Altivole e Vedelago), risalente al 1989 in merito alla realizzazione dell’elettrodotto Sandrigo – Udine.
Ha evidenziato che gli elettrodotti da 380.000 volt, come quello che si vuole realizzare adesso, sono dei “passanti” di energia, delle “autostrade” che non servono alle nostre fabbriche.
La presidentessa Dussin ha criticato aspramente il sindaco di Volpago del Montello per aver già siglato l’accordo con Terna, dimostrandosi sordo alle preventive istanze del Co.Na.CEM.
Ha affermato che un comune come quello di Volpago del Montello non può accettare formalmente un’opera, il nuovo elettrodotto, che dipende da un’altra opera, l’elettrodotto Sandrigo-Udine, che attualmente è oggetto di una causa civile intentata proprio dal Comune di Volpago contro Terna.
In merito alla questione della “pubblica utilità” di questo progetto, Dussin ha ricordato che nessuna delle opere così qualificate è mai stata realizzata a fronte di un diniego opportunamente motivato presentato da una o più amministrazioni locali.
Ha poi ricordato che in Veneto l’energia elettrica è addirittura in esubero, considerato tra l’altro l’attuale clima di recessione, e che pertanto Terna, in merito alle ragioni che dovrebbero supportare e motivare questa mega opera, non dice il vero.
Dussin ha affermato che la sottostazione elettrica di Volpago è equiparabile ad uno stupro ambientale e che è una pazzia mettersi una bomba in casa.
Ha poi puntato il dito contro l’Amministrazione di Volpago del Montello colpevole, grazie all’accordo firmato il 29 ottobre 2008, di aver minato una battaglia legale risalente al 1989, ovvero durata venti anni, relativa alla causa civile contro Terna per l’elettrodotto Sandrigo-Udine, colpendo cosi un impegno ventennale di centinaia di cittadini e di ben altre sei amministrazioni comunali.
Dussin ha poi affermato che i progetti di opere come questi non devono essere discussi dai sindaci in incontri a porte chiuse in provincia ma devono essere portati a casa e mostrati ai cittadini.
Infine ha evidenziato, in modo inquietante, che i soldi che il comune ha portato a casa con l’accordo con Terna (1.200.000 euro per opere di mitigazione) sono, rispetto ad altri accordi a lei noti tra Terna e altri comuni delle più disparate parti d’Italia e relativi ad opere di gran lunga inferiori, ben poca cosa, e che quindi il comune non ha nemmeno saputo portare a casa una somma adeguata all’entità dell’opera (sottostazione più elettrodotto).
Alla fine degli interventi, Zanoni ha preso nuovamente la parola ricordando che il comune di Volpago da pochi giorni si è addirittura costituito nel ricorso al TAR del Veneto presentato dai cavatori contro l’elettrostazione, assumendo pertanto un ruolo di difesa dell’elettrodotto di Terna a spese dei cittadini.
E’ intervenuto anche il dott. Roberto Feletto del Conacem portando la sua esperienza in merito alla lotta contro un ennesimo elettrodotto.
Tra il pubblico sono intervenuti una quindicina di cittadini, quasi tutti di Volpago, tutti vistosamente adirati con il sindaco e con l’amministrazione comunale perché non si spiegavano come si era potuta autorizzare un’opera del genere senza far sapere nulla a nessuno dei diretti interessati.
Va evidenziato che il folto pubblico presente a Volpago ha ripetutamente applaudito tutti i relatori e i cittadini intervenuti al dibattito, in particolare quando un intervenuto ha auspicato de dimissioni di tutta la giunta comunale.
Il Sindaco di Volpago, l'avv. Roberto Toffoletto, nonostante fosse stato invitato per iscritto dagli organizzatori, non si è fatto vedere, inoltre nessun assessore dell’amministrazione comunale (anch’essi invitati per iscritto alla conferenza e relativo dibattito) ha avuto il coraggio e la dignità di intervenire per esporre le proprie ragioni.
Durante la serata sono state raccolte oltre 200 firme per la petizione contro l’elettrodotto indirizzata ai sindaci dei comuni interessati dal suo tracciato, parte delle quali direttamente su un apposito tavolo e parte su moduli gia compilati da singoli cittadini che le avevano raccolte prima tra amici e parenti.
Nella petizione viene ricordato che questo elettrodotto non porta alcun vantaggio per le popolazioni locali, incrementa l’inquinamento elettromagnetico e i rischi per la salute, deturpa e degrada il territorio, svaluta economicamente le case ed i terreni dei residenti, risponde a logiche di flussi di energia anacronistici e concentrati in poche mani (Zanoni ha ricordato il recente acquisto di ENEL di due centrali nucleari in Slovacchia, commentando che in qualsiasi paese d’Europa se l’ente per l’energia ha utili elevatissimi abbassa le bollette e non si lancia in investimenti pericolosi sotto un profilo economico dovuto ai costi esorbitanti necessari per il trattamento post mortem delle centrali nucleari).
Nella petizione, si ricorda che il progetto Terna prevede un tracciato che va contro le indicazioni della Regione, che è un’opera inutile e costosa che, alla fine, sarà pagata dai soliti contribuenti, che consuma grandi porzioni di territorio agricolo come quelle chieste in sacrificio al comune di Paese per 12.000 metri quadri (per due sottostazioni a Padernello) e, in particolare, al comune di Volpago del Montello, dove è prevista una stazione elettrica da ben 60.000 metri quadri (pari a 12 campi veneti), mentre questo territorio potrebbe invece essere utilizzato per degli importanti campi fotovoltaici per la produzione di energia pulita in loco a disposizione degli abitanti del posto.
Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente ha dichiarato: “In anni di volontariato ne ho viste di tutti i colori, mai prima d’ora ho assistito ad una situazione paradossale ed inspiegabile come quella di Volpago dove il comune contemporaneamente è impegnato legalmente sia contro che a favore di un elettrodotto ad altissima tensione. Dove accade che lo stesso comune per un elettrodotto spende i soldi dei contribuenti per dei consulenti e legali per bloccarlo e per un elettrodotto identico spende i soldi dei contribuenti per difenderlo. I cittadini di questo comune hanno ragione ad essere arrabbiati perché vengono presi in giro due volte perché gli si dice addirittura che l’elettrodotto fermerà le cave ma in realtà il comune ha previsto la relativa sottostazione elettrica in una posizione che nei fatti da il minimo fastidio ai cavatori. Grazie alle scelte di questa amministrazione comunale i cittadini di Volpago rischiano concretamente di vedersi approvata la sottostazione elettrica, di vedersi approvato l’elettrodotto, di vedersi i cavatori espandersi ancora di piu’ e di perdere la causa ventennale contro l’elettrodotto Sandrigo-Udine. Ovvero, come dicono al sud, rischiano di essere “cornuti e mazziati”"
Paeseambiente - tel.347/9385856, email: paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org


 

Una lezione con gli studenti per la Giornata della Memoria ... 26 gennaio 2009 - Alessandro Marescotti
27 gennaio 1945, si aprivano i cancelli di Auschwitz
Come usare Youtube per capire il nazismo e l'Olocausto. Un'esperienza collettiva nel laboratorio di informatica: per non dimenticare

Per preparare i miei studenti di quinta superiore alla Giornata della Memoria, sono andato in laboratorio di informatica perché volevo confrontare i veri discorsi di Hitler, in tedesco (dalla sua viva voce), con la caricatura che ne fece Chaplin nel film "Il grande dittatore".
Per far questo Youtube (www.youtube.com) si presta benissimo in chiave di "strumento didattico". Un discorso di Hitler lo si può trovare ad esempio QUI:
mentre la caricatura che ne fa Chaplin è QUI:
Su Youtube troviamo "il grande dittatore" con il mappamondo nelle mani:
e anche il bellissimo "discorso all’umanità" che Chaplin pronuncia, in una indimenticabile interpretazione, nel finale del film:

Due parole su "Il grande dittatore", film del 1940 di cui Charlie Chaplin è stato registra e interprete. Alla fine del film il barbiere ebreo, interpretato da Chaplin, riesce - scambiato per il Grande Dittatore per via della somiglianza fisica e dell'uniforme - a fare il discorso alla nazione e all'umanità, mentre il vero dittatore è caduto in acqua.
E' un finale che colpisce molto gli studenti per l'afflato di speranza, libertà, uguaglianza e solidarietà che riesce a trasmettere.
Ma prima di tutto questo ho letto le teorie di Hitler, senza le quali non riusciamo a spiegarci il razzismo, i campi di concentramento, l'Olocausto e la guerra.
Sono parole che hanno sbalordito gli studenti e per trovarle ci siamo collegati al sito http://www.storianazismo.too.it
Sono frasi tratte dal Mein Kampf (La mia battaglia) scritto durante la prigionia, nel 1924.
Ecco cosa dice sulla "sua gioventù".

"Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che compia grandi gesta, dominatrice, ardita, terribile. Gioventu deve essere tutto questo. L'animale rapace, libero e dominatore, deve brillare ancora dai suoi occhi. I giovani debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a vincere nelle prove più difficili la paura della morte".
E queste sono le idee di Hitler sulla guerra e il razzismo.
"Il gioco della guerra consiste nella distruzione fisica dell'avversario. Per questo vi ho ordinato di massacrare senza pietà qualsiasi uomo, donna o bambino che non appartenga alla vostra razza. Così soltanto potremo ottenere lo spazio fisico che ci abbisogna".
"Troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no. Al vincitore non verrà chiesto, poi, se ha detto la verità. Nell'iniziare e nel condurre una guerra non è il diritto che conta, ma il conseguimento della vittoria".

Non lasciano dubbi le sue terorie sulle "razze superiori".
"Esistono razze elette e superiori, destinate a comandare, e razze spregevoli e inferiori, destinate a servire. Non si può parlare né di uguaglianza né di fraternità tra gli uomini; tali idee sono inaccettabili perché contro natura. E' giusto invece che certi individui e certe razze - quelli superiori - si impongano sugli altri e li costringano a obbedire. E poiché i tedeschi eccellono su tutte le razze, essi hanno il dovere e il diritto di guidare il mondo".
"A dominare sarà una razza superiore, una razza di padroni, che disporrà dei mezzi e delle possibilità di tutto il globo."

Il "valore" del terrore è così sottolineato.
"Il terrore è lo strumento politico più efficace. Non me ne lascerò privare soltanto perché una massa di stupidi smidollati borghesi pretende di esserne offesa. E' mio dovere usare ogni mezzo per addestrare il popolo tedesco alla crudeltà e per prepararlo alla guerra".
"Chiunque è così codardo da non sopportare il pensiero che qualcuno che gli è vicino debba soffrire, farebbe meglio ad entrare in un'associazione di sartine anziché iscriversi al mio partito".
"Chiudete dunque il cuore alla pietà! Agite brutalmente! Il più forte ha ragione. Siate duri senza scrupoli! Siate sordi ad ogni moto di compassione! Chiunque abbia riflettuto sulle leggi di questo mondo sa che esse significano il successo dei migliori raggiunto attraverso la forza".

Hitler definì gli ebrei
"maestri dell’avvelenamento internazionale e della corruzione razziale".
Credo che più che parlare di Hitler sia sufficiente farlo parlare per creare una repulsione. Associare queste parole al tono di voce di Hitler (e qui i filmati su Youtube aiutano tantissimo) dà un effetto terrificante. Consiglio infine vivamente di far vedere ai ragazzi questo filmato su Youtube nel Giorno della Memoria.
E' intitolato "Olocausto" e comincia con la scritta "Il perché non dobbiamo dimenticare". Sulle note solenni dell'Adagio di Albinoni si dipanano le immagini che i ragazzi devono vedere: per non dimenticare.


UN ELETTRODOTTO DA 380.000 Volt ... di Andrea Zanoni

I CAMPI ELETTROMAGNETICI POSSONO CAUSARE LA LEUCEMIA INFANTILE
La società Terna sta per ottenere il via libera per la costruzione di un elettrodotto ad altissima tensione da 380.000 volt (in tutta Italia non ne esistono di potenza superiore!) che passerà attraverso i territori di Scorzè, Zero Branco, del Parco del Sile, Morgano, Paese, Trevignano e Volpago del Montello, con piloni alti da 37 a 50 metri.
Sono previste due sottostazioni ciascuna da 6.000 metri quadri a Padernello e una stazione elettrica da 60.000 metri quadri a Volpago del Montello.
Importanti studi epidemiologici hanno stabilito che un inquinamento da campo elettromagnetico pari o superiore a 0,4 microtesla aumenta le leucemie infantili, motivo per il quale si consiglia di non superare mai valori superiori ai 0,2 microtesla.
L’esposizione ad un inquinamento pari o inferiore a 0,2 microtesla è garantita, però, solo a ben 134 metri dall’elettrodotto. Il tracciato dell’elettrodotto della Terna si trova tuttavia a soli 30 metri dalle case più vicine!
Questa opera porta dei benefici solo ai grossi gruppi economici mentre ai cittadini porterà solo disagi, inquinamento elettromagnetico, servitù e svalutazione di case e terreni; le norme ed il buon senso vorrebbero l’elettrodotto nei corridoi degradati già esistenti come l’autostrada A27.
In questo progetto c’è anche uno specchietto per le Allodole: in cambio del super elettrodotto ad altissima tensione ne verranno eliminati tre ad alta tensione. È come se paragonassimo tre bicchieri di vino ad una bottiglia di superalcolico. Parleremo di tutto ciò in un INCONTRO PUBBLICO VENERDÌ 5 DICEMBRE - ORE 20.30 SALA CONSILIARE a PAESE (via Sen. Pellegrini)
Relatori: Dott. Gennaro Di Giovannantonio (Resp. Medico Nazionale Co.Na.CEM -Coordinamento Naz.le per la tutela dai Campi Elettromagnetici), Daniela Dussin (Presidente Co.Na.CEM - Lotta agli elettrodotti), Avv. Giorgia Pellerano (Aspetti legali e normativi), Arch. Umberto Zandigiacomi (Presidente Italia Nostra TV - Aspetti ambientali), Andrea Zanoni (Presidente Paeseambiente - Introduzione e breve descrizione tracciato e progetto Terna).
Per informazioni : cell.: 347/9385856 Andrea Zanoni o 339/5452662 Paola Tonellato - Internet: www.paeseambiente.org – E-mail: paeseambiente@ecorete.it
Paeseambiente - Comitato Salvaguardia Ambientale Comunale Volpago del Montello – Silis Morgano - Legambiente Istrana - Associazione Grillitreviso Treviso

RELAZIONE DELL'INCONTRO PUBBLICO DEL 5 DICEMBRE 2008

SI E’ TENUTA A PAESE, IN UNA SALA GREMITA DA OLTRE 250 PERSONE, LA CONFERENZA SUI PERICOLI PER LA SALUTE DERIVANTI DAI CAMPI ELETTROMAGNETICI E SUL NUOVO ELETTRODOTTO DA 380.000 VOLT CHE TERNA VUOLE COSTRUIRE NEI COMUNI DI SCORZE’, ZERO BRANCO, MORGANO, PAESE E VOLPAGO DEL MONTELLO.
I COMITATI E LE ASSOCIAZIONI LOCALI LANCIANO UNA PETIZIONE CHE CHIEDE AI SINDACI DI BLOCCARE QUESTO PROGETTO.
I RELATORI HANNO CHIARITO IN MODO INEQUIVOCABILE LA DANNOSITA’ PER LA SALUTE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI.

Nella serata di venerdì 5 dicembre si è tenuta nella sala consigliare del comune di Paese, gremita da oltre 250 persone, la conferenza sul pericolo per la salute causato dai campi elettromagnetici e sul nuovo elettrodotto che Terna vuole costruire nei comuni di Scorze’, Zero branco, Morgano, Paese e Volpago del Montello. L’iniziativa è stata organizzata da Paeseambiente, dal Comitato Salvaguardia Ambientale Comunale di Volpago del Montello, dal gruppo Silis di Morgano, da Legambiente di Istrana e da Grillitreviso (cf. fotografie su www.paeseambiente.org).
L’affluenza di pubblico è andata oltre ogni aspettativa degli organizzatori: tutti i posti a sedere erano esauriti, molte le persone che hanno assistito in piedi alla conferenza, tant’è che qualcuno ha occupato anche le postazioni assegnate, di norma, ai consiglieri comunali.
Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente, ha presentato la serata, illustrando il tracciato dell’elettrodotto (le mappe dettagliate possono essere richieste a: paeseambiente@ecorete.it) ed esponendo quanto segue:
1) le mappe sulle quali TERNA ha tracciato il percorso dell’elettrodotto risalgono a 15/20 anni fa, tanto che mancano molte abitazioni ed addirittura la bretella di Postioma (frazione di Paese), realizzata in trincea una ventina di anni fa e nota per gli asini ‘bruca erba’ voluti dall’ex presidente della provincia Luca Zaia;
2) da un documento del 2008 di Terna (Valutazione Ambientale del Piano di Sviluppo della Rete Elettrica di Trasmissione Nazionale – Volume Regione Veneto – Anno 2008, richiedibile a: paeseambiente@ecorete.it) risulta che il progetto dell’elettrodotto risale al 2003. Tale testo muove palesemente da dati progettuali che contemplano previsioni di consumi di energia elettrica non corrette, effettuate prima del fenomeno della delocalizzazione, a seguito del quale molte aziende del Triveneto hanno spostato la loro produzione all’estero, chiudendo centinaia di fabbriche;
3) da tale documento risulta altresì che gli incontri su questo progetto tra Terna e Provincia di Treviso risalgono al 2006, quelli tra Terna e comuni interessati risalgono al gennaio 2007, mentre la cittadinanza è venuta a sapere di questo progetto solo a fine luglio (per Morgano) e ad ottobre 2008 (per Paese e Volpago del Montello);
4) dal predetto documento, risulta inoltre che Terna ha scelto questo tracciato, definito “trasversale” veneta e denominato Scorzè – Volpago del Montello, nonostante che vi fossero altre quattro alternative, tutte scartate per l’evidente opposizione delle comunità locali interessate dai tracciati;
5) tra le cinque amministrazioni comunali interessate dall’elettrodotto (Scorze’, Zero Branco, Morgano, Paese e Volpago del Montello), solo quella di Volpago del Montello ha già dato un parere positivo, con una delibera consiliare adottata il 29/10/2008 (Cf. delibera n. 52 del 29/10/2008 richiedibile a paeseambiente@ecorete.it);
6) anche l’Ente Parco del Sile ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Terna, in data 28/07/2008 (Cf. protocollo intesa Parco Sile/Terna richiedibile a paeseambiente@ecorete.it), ma di questo accordo è stata tenuta all’oscuro la popolazione fino a circa un mese fa (si tratta comunque di un protocollo sottoscritto dal direttore del Parco che pertanto necessita di un’approvazione da parte del del Consiglio dell’Ente Parco)- Il dottor Gennaro Di Giovannantonio, responsabile medico nazionale del Co.Na.CEM – Coordinamento Nazionale per la tutela dai Campi Elettromagnetici –, con l’ausilio di una videoproiezione, ha illustrato, in maniera molto semplice e comprensibile la pericolosità per la salute dell’uomo dei campi elettromagnetici prodotti dagli elettrodotti.
Egli ha riportato i dati relativi a decenni di studi ufficiali effettuati sull’influenza dei campi elettromagnetici (CEM) sulla salute dell’uomo i quali hanno dimostrato che, ad una esposizione superiore a 0,2 microtesla (unità di misura dei CEM), aumentano i rischi per la salute e, in particolare, aumentano considerevolmente le incidenze delle leucemie infantili.
Ha evidenziato che il valore-soglia di 0,2 microtesla di inquinamento da CEM si rileva a una distanza di circa 110 metri dagli elettrodotti, aggiungendo che non esistono dati certi in merito alla non dannosità dei CEM per valori inferiori a 0,2 microtesla, ovvero che non esiste – purtroppo – una soglia minima di sicurezza.
Il dottor Di Giovannantonio ha poi sottolineato che il Piano Sanitario del Ministero della Salute ha prescritto che per le opere che possono creare rischi per la salute, debba esserci una «completa e corretta informazione», cosa che non è avvenuta per il progetto dell’elettrodotto Scorzè – Volpago del Montello. Egli ha ricordato che lo IARC (International Agency for Research on Cancer), il braccio operativo dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (O.M.S.), ha classificato i campi elettromagnetici provocati dagli elettrodotti nel “Gruppo 2B”, gruppo che comprende le attività definite «possibili cancerogeni per l’uomo». Ha ricordato che ben il 90% di tutti i tumori dipendono da fattori esterni all’organismo, ossia dagli agenti ambientali.
Ha ricordato, infine, che gli agenti cancerogeni che singolarmente hanno influenze minime, se contemporaneamente presenti possono produrre effetti ampiamente ed enormemente più rilevanti (effetti sinergici).
L’arch. Umberto Zandigiacomi, presidente di Italia Nostra, ha ricordato l’elevato impatto ambientale di quest’opera, con piloni alti 50 metri, la realizzazione della quale causerebbe danni irreparabili su un’area tutelata dalla Comunità Europea come SIC – Sito di Importanza Comunitaria e ZPS – Zona di Protezione Speciale, ovvero sul parco del Sile.
Ha ricordato come il Sile rappresenti il fiume di risorgiva più lungo d’Europa e sia, pertanto, degno di massima attenzione.
Infine, l’arch. Zandigiacomi ha fatto presente che l’atto sottoscritto tra l’Ente Parco del Sile e Terna in data 28/07/2008 è nullo, in quanto il firmatario per l’Ente Parco, ovvero il direttore di questo Ente, non essendo stato nominato per concorso ed esami, non ha titolo per assumere tale iniziativa.
L’avvocato Giorgia Pellerano, legale del Co.Na.CEM, ha poi ricordato il contenzioso legale attualmente in corso, tra lo stesso Co.Na.CEM e cittadini di Scorzè, da una parte, e Terna, dall’altra, in merito ad un elettrodotto realizzato a Scorzè, nel Veneziano.
Qui, in seguito ad un’indagine partita nel 2000, che aveva portato alla luce un picco di casi di aborti, alcuni dei quali plurimi, leucemie, vari tumori e diversi casi di cefalee, ben 80 persone hanno intentato un causa legale contro Terna.
Dopo un anno, il Tribunale civile ha ordinato la disattivazione delle linee elettriche incriminate di Terna. Nel febbraio del 2008, si è concluso un primo giudizio con l’ottenimento del riconoscimento del danno morale (primo caso in Italia di riconoscimento di tale risarcimento inerente una causa relativa ai danni da campi elettromagnetici) e ciò ha portato ad un risarcimento pari a 8.000 euro per ogni ricorrente.
I giudici hanno pertanto stabilito che c’è un sufficiente grado di certezza della relazione tra inquinamento da CEM e danni alla salute.
L’avv. Pellerano ha ricordato come, nonostante che la comunità scientifica faccia riferimento alla soglia di sicurezza di 0,2 o 0,4 microtesla, le attuali leggi italiane stabiliscano valori pari a ben 3 o addirittura 10 microtesla.
Ancorché la normativa statale risulti sfavorevole, i giudici hanno stabilito che i cittadini hanno il diritto di evocare la tutela del giudice sulla scorta di ricerche e perizie di esperti in medicina legale, per far valere il diritto alla salute (nella causa di Scorzè, i cittadini si sono avvalsi di 5 esperti del settore).
Infine, l’avv. Pellerano ha ricordato che il giudizio di appello prevede un’udienza fissata per il 2014.
Daniela Dussin, presidente del Co.Na.CEM, ha evidenziato che esiste una causa contro Terna intentata da ben sette comuni (Volpago del Montello, Codognè, Montebelluna, Riese Pio X, Santa Lucia di Piave, Altivole e Vedelago), risalente al 1989 in merito alla realizzazione dell’elettrodotto Sandrigo – Udine.
Ha evidenziato che gli elettrodotti da 380.000 volt, come quello che si vuole realizzare adesso, sono dei “passanti” di energia, delle “autostrade” che non servono alle nostre fabbriche. Ha qualificato il progetto del nuovo elettrodotto come «demenziale», definendo gravissimo quello che Terna sta facendo attualmente con le amministrazioni comunali, alcune delle quali – purtroppo – sono sin troppo pronte a svendere per 30 denari l’interesse dei loro cittadini.
La presidentessa Dussin ha criticato aspramente il sindaco di Volpago del Montello per aver già siglato l’accordo con Terna, dimostrandosi sordo alle preventive istanze del Co.Na.CEM.
Ha affermato che un comune come quello di Volpago del Montello non può accettare formalmente un’opera, il nuovo elettrodotto, che dipende da un’altra opera, l’elettrodotto Sandrigo-Udine, che attualmente è oggetto di una causa civile intentata proprio dal Comune di Volpago contro Terna.
Dussin ha più volte ricordato il comportamento scorretto di Terna che, da un lato afferma che questa opera non crei alcun impatto ambientale, mentre dall’altro elargisce migliaia di euro al comune di Volpago (1.200.000 Euro) per gli impatti negativi provocati nel suo territorio.
In merito alla questione della “pubblica utilità” di questo progetto, Dussin ha ricordato che nessuna delle opere così qualificate è mai stata realizzata a fronte di un diniego opportunamente motivato presentato da una o più amministrazioni locali.
Ha poi ricordato che in Veneto l’energia elettrica è addirittura in esubero, considerato tra l’altro l’attuale clima di recessione, e che pertanto Terna, in merito alle ragioni che dovrebbero supportare e motivare questa mega opera, dichiara il falso.
Infine, ha sottolineato il comportamento scorretto di Terna che dichiara – negli incontri coi comuni –che l’elettrodotto rispetterà nelle case più vicine il limite dei 0,2 microtesla, evitando però di mettere nero su bianco tali affermazioni negli atti che stipula con le amministrazioni locali.
Alla fine degli interventi, Zanoni ha preso nuovamente la parola annunciando che i promotori di questa conferenza hanno promosso una petizione (si veda il modulo-petizione contro l’elettrodotto richiedibile a paesembiente@ecorete.it e scaricabile da www.paeseambiente.org), i moduli della quale sono stati distribuiti a tutti i presenti.
Nella petizione viene ricordato che questo elettrodotto non porta alcun vantaggio per le popolazioni locali, incrementa l’inquinamento elettromagnetico e i rischi per la salute, deturpa e degrada il territorio, svaluta economicamente le case ed i terreni dei residenti, risponde a logiche di flussi di energia anacronistici e concentrati in poche mani (Zanoni ha ricordato il recente acquisto di ENEL di due centrali nucleari in Slovacchia, commentando che in qualsiasi paese d’Europa se l’ente per l’energia ha utili elevatissimi abbassa le bollette e non si lancia in investimenti pericolosi sotto un profilo economico dovuto ai costi esorbitanti necessari per il trattamento post mortem delle centrali nucleari).
Nella petizione, si ricorda che il progetto Terna prevede un tracciato che va contro le indicazioni della Regione, che è un’opera inutile e costosa che, alla fine, sarà pagata dai soliti contribuenti, che consuma grandi porzioni di territorio agricolo come quelle chieste in sacrificio al comune di Paese per 12.000 metri quadri (per due sottostazioni a Padernello) e, in particolare, al comune di Volpago del Montello, dove è prevista una stazione elettrica da ben 60.000 metri quadri (pari a 12 campi veneti), mentre questo territorio potrebbe invece essere utilizzato per degli importanti campi fotovoltaici per la produzione di energia pulita in loco.
Zanoni ha poi ricordato, in merito alla promessa di Terna di dismettere tre elettrodotti di alta tensione in cambio della realizzazione dell’elettrodotto ad altissima tensione, che ci sono esempi molto vicini, sia geograficamente sia temporalmente, dove le promesse delle autorità non sono state mantenute, nonostante che fossero state messe per iscritto, nero su bianco, come per l’episodio dell’antenna per telefonia mobile di via Capodistria, a Treviso, che doveva essere spostata dopo sei mesi e che ora, a distanza di anni, è ancora al suo posto.
Zanoni, infine, ha letto questa breve lettera di Gianluigi Salvador, referente energia e rifiuti del WWF Veneto: «Le tue motivazioni per la denuncia di queste megaopere sono sacrosante. Aggiungerei anche che queste grosse reti, concentrano il potere distributivo in poche mani che hanno anche intenzione di gestire fin che possono megacentrali sia convenzionali che intenzionalmente nucleari. Chi controlla l'energia controlla la vita. La strategia del controllo energetico dovrebbe invece essere diffusa e non concentrata, a reti diffuse, alimentate da molteplici autoproduzioni diffuse e controllate dalle istituzioni locali. Questo richiedono le reti di energie rinnovabili del futuro. Questi governi di destra e sinistra, votati alla crescita sterminata, stanno andando da un'altra parte, in attesa del collasso del sistema energetico per mancanza di energia fossile, uranio compreso, perché intanto l'etica di legislatura collusa e del trimestrale aziendale possano sopravvivere.» Presente all’incontro anche il sindaco di Paese, Valerio Mardegan, che ha evidenziato come i contatti con Terna, partiti due anni fa, siano stati solo informali, che sull’accordo con Terna non ci sono attualmente atti né della giunta né del consiglio, che il tracciato plausibile risale solo ad un mese fa, che egli ha ricevuto frequenti solleciti da Terna per la conclusione dell’accordo e che, infine, la prossima settimana la provincia di Treviso ha convocato i comuni per definire il tutto.
Il sindaco ha poi evidenziato che quella dell’elettrodotto da 380.000 volt è l’ennesima disgrazia per il comune di Paese.
Ha riferito, inoltre, che il nuovo elettrodotto prevede una terna sdoppiata ottimizzata, che Terna garantisce una distanza di 45 metri tra l’asse dell’elettrodotto e le case, che con la dismissione dei tre elettrodotti a Paese ci saranno 13 chilometri di linea in meno, che a Paese ci sono circa 300 abitazioni in prossimità o sotto i vari elettrodotti (4 ad alta tensione e molti altri a tensioni inferiore), e che è preoccupato di vedersi impegolato in ricorsi infiniti; infine, ha riferito che Terna gli ha assicurato che questo elettrodotto non veicolerà stabilmente corrente, ma verrà utilizzato solo per ovviare a condizioni di blackout.
Ha poi preso la parola anche l’ex sindaco di Morgano, ora consigliere comunale di minoranza, il quale ha confermato che Terna cambia versione dei fatti a seconda dell’interlocutore che si trova davanti: ha raccontato, infatti, come Terna in data 28 luglio 2008, in consiglio comunale a Morgano, abbia dichiarato che per l’accordo tra la medesima società ed il comune di Paese mancava solo la firma del sindaco … semplicemente perché il primo cittadino era in ferie.
Giorgio Girardi, di Padernello, ha evidenziato che se non fosse stato per Zanoni, che partecipa alle riunioni della Commissione Ambiente, i cittadini di Paese avrebbero saputo del nuovo super elettrodotto dall’albo pretorio del Comune, dove vengono pubblicate le delibere della giunta e del consiglio comunale.
Sono seguiti, poi, diversi altri interventi di cittadini di Paese, Morgano, Zero Branco e Volpago del Montello, preoccupati per l’impatto sanitario ed ambientale di quest’opera.
Presenti tra il pubblico alcuni consiglieri di maggioranza e di minoranza di Paese, nonché alcuni consiglieri comunali di Morgano e Zero branco. A conferenza terminata, un consigliere comunale di Zero Branco ha riferito di aver saputo dell’elettrodotto solo grazie ad un volantino di Paeseambiente. Daniela Dussin, del Co.Na.CEM, in replica agli interventi del pubblico ha confermato che la singola terna sdoppiata non è altro che una doppia terna che non migliora la situazione del nuovo elettrodotto, bensì la aggrava. Poi, rivolgendosi al sindaco di Paese, lo ha invitato a non cadere nel tranello di Terna che, a parole, garantisce di tutto e di più, mentre nei fatti fa solo i propri interessi, e lo ha invitato, pertanto, a pretendere solo proposte scritte e a boicottare, per le ragioni sopra ricordate, il prossimo incontro in Provincia.

Scritto da Andrea Zanoni - Paeseambiente - tel. 347/9385856, email: paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org


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