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LE FUTURE MALATTIE TRANSGENICHE ... A cura del dottor Giuseppe Nacci - tratto dal libro: “Mille Piante per guarire dal Cancro senza Chemio” dicembre 2010
Le Multinazionali OGM cercano, in sostanza, di produrre molecole farmaceutiche come l’Insulina e altri ormoni umani, oppure vaccini o sieri (questi ultimi a base di Anticorpi Monoclonali [Monoclonal AntiBodies, MoAbs]), o molecole proteiche di altra struttura biochimica (Lattoferrina, Ormone di Crescita, Antigeni neoplastici, etc…) tramite piante OGM, definite come “bio-reattori” o “bio-fabbriche”.
Mentre era, ed è, eticamente corretto produrre molecole farmaceutiche tramite ceppi di Escherichia Coli o di altri micro-organismi tenuti in laboratori protetti, un chiaro rifiuto etico e morale deve immediatamente sorgere all’idea di impiegare Pomodoro, Mais, Soia, e altre piante, in campo aperto o in serra (sia pure in laboratorio protetto) per produrre molecole bio-farmaceutiche, cioè proteine che vengono successivamente estratte dalla pianta ad uso di Insulina e altri ormoni umani, vaccini o sieri (questi ultimi a base di Anticorpi Monoclonali [Monoclonal AntiBodies, MoAbs]), o molecole proteiche di altra struttura biochimica (Lattoferrina, Ormone della Crescita, Antigeni neoplastici, etc…: a questo punto, il rischio di contaminazione ambientale avrebbe conseguenze tremende a livello sull’intera specie di quel tipo di pianta utilizzata per produrre la particolare molecola proteica, poiché la specifica pianta OGM (“bio-reattore” o “bio-fabbrica”, entrando nella catena alimentare animale o umana, provocherebbe l’assorbimento di questa particolare molecola proteica bio-farmacalogica da parte dei sistemi digestivi animali e umani, con effetti assolutamente sconosciuti, ma sicuramente dannosi.
Ad esempio, si è prodotto un vaccino a base di MoAbs contro l’Epatite B, ottenuto dal professor Charles Arnitzen, a Phoenix, Arizona. In seguito, si è prodotto anche un vaccino a base di MoAbs contro la Dissenteria, ottenuto dai professori Richter e Arnitzen, a Phoenix, Arizona da piante OGM bio-reattori (Patate).
Si stanno anche mettendo a punto vaccini da piante OGM contro la Tubercolosi e contro il Melanoma Maligno umano, quest’ultimo sfruttando le piante di Tabacco, ma si pensa anche da Graminacee (Grano, Riso, Mais).
Può essere utile riportare qui di seguito vecchi lavori bibliografici (1997-2001) sulla preparazione di piante OGM per produzione di bio-farmaci, fra cui soprattutto vaccini (vedi BIBLIOGRAFIA IN FONDO al presente documento)
Molte sono quindi le molecole bio-farmacologiche che le Multinazionali OGM e chemio-farmaceutiche intendono proporre sul mercato farmaceutico mondiale.
E’ pertanto necessaria una lunga disamina su queste bio-molecole, allo scopo di valutare:
Effettivi vantaggi in Medicina dal loro uso, a prescindere dal metodo di produzione di tali bio-farmaci.
Pericoli derivanti da ingestione involontaria di piante OGM (bio-reattori) produttrici di tali bio-farmaci.
Principali campi di applicazione dei bio-farmaci di cui si ipotizza la possibile produzione su larga scala tramite piante OGM (bio-reattori).
Oncologia
1) Bio-farmaci anti-cancro: Anticorpi Monoclonali (si autoveicolano sulle cellule tumorali).
La validità del loro impiego in terapie mediche attuali sono scarse: vedi “ Gli Anticorpi Monoclonali nella terapia anti-cancro “ http://www.mednat.org/cancro/Allegato%2042.pdf ]).
Da circa dieci anni si sta assistendo alla commistione di Immuno-Terapia associata con Chemioterapia: nella fattispecie, impiegando Anticorpi Monoclonali prodotti per ingegneria genetica dalle Multinazionali Chemio-farmaceutiche in associazione con chemioterapici, con risultati superiori alla semplice Chemioterapia (Sobrero A.: Journal of Clinical Oncology, 2006, ASCO Annual Meeting Supplement, pp: 3544 ; Axel Grothey: Journal of Clinical Oncology, vol. 26, No.33, 2008, pp.: 5326-5334; Fairooz Kabbinavar, Journal of Clinical Oncology, vol. 23, No. 16, 2005, pp: 3697-3705). Ma va ribadito che Anticorpi Monoclonali usati da soli in tumori diffusi, senza Chemioterapia, ottengono in genere risultati superiori. Ad esempio, nel 1999 venne addirittura dimostrato che Anticorpi Monoclonali (anti HM1.24), usati senza Chemioterapia, in animali affetti da Mieloma Multiplo, determinavano l’attivazione di una efficace risposta immunitaria globale contro il Mieloma Multiplo stesso (Maasaki, Blood, vol.93, No.11, June 1, 1999, pp. 3922-3930), e capaci di indurre, in animale, risposta immunitaria cito-tossica mediata da linfociti, con regressione completa di malattia, anche se presa in stato avanzato. Gli Anticorpi Monoclonali (MoAbs) hanno però il limite, non superabile in alcun modo, della loro scarsa capacità di penetrazione nella massa tumorale a causa dell’elevata Pressione di Fluido Interstiziale del tumore (vedi: Gli Anticorpi Monoclonali nella terapia anti-cancro;
(http://www.mednat.org/cancro/Allegato%2042.pdf).
2)
La Risposta Immunitaria, indotta contro il tumore, avviata attraverso l'utilizzo dei Globuli Bianchi (Natural Killer) si è dimostrata di più riconosciuta sicurezza, con l’estrazione dei Linfociti dal tumore, loro coltivazione in ambiente sterile, e quindi loro successiva reinoculazione endovenosa nel paziente. A scopo di esempio si riportano gli ottimi risultati (Remissione Totale o Parziale) ottenuti nel 24% dall’italiano Prof. Giancarlo Pizza di Bologna su circa centoventi (120) pazienti fra il 1986 e il 2001 (Pizza Giancarlo: Immunotherapy of metastatic kidney cancer, Int. J. Cancer, 94, pp.109-120, 2001;
http://www.mednat.org/cancro/Allegato%2043.pdf]).
Ma una Risposta Immunitaria contro il cancro è facilmente ottenibile mediante semplice alimentazione povera di proteine e ricca di vitamine e di enzimi proteolitici (vedi cap. 4 e cap. 17 [terapia Metabolica]) attivando in tal modo i Natural Killer prodotti dai linfonodi posti in prossimità del tumore (se non vengono tolti prima dal chirurgo !!!). Sull’azione dei Natural killer vedi “Le Scienze, ottobre 1994, N. 314, pp. 42-50,; e J.Ding: “Come agiscono le cellule killer”. Le Scienze, 1994, pp.: 28-34
(http://www.mednat.org/cancro/Le%20Scienze%201994_%20Natural%20Killer.pdf )
Rischi derivanti dalla produzione di Anticorpi Monoclonali tramite piante OGM:
Vi è pericolo di malattie auto-immuni a partenza gastro-intestinale, totalmente sconosciute poiché ancora non esistenti. Si può stimare che gli Anticorpi Monoclonali anti-cancro potrebbero ridurre la naturale capacità di reazione anticorpale dell’organismo contro il cancro e altre malattie neoplastiche (leucemie, linfomi, sarcomi, etc…), a causa di diverse reazioni biochimiche quali ad esempio l’attivazione di linfociti T soppressori, oppure di reazioni crociate auto-immuni contro antigeni di tessuti sani di altri organi o apparati….
3) Bio-farmaci anti-cancro: antigeni neoplastici (a scopo immuno-attivante delle difese immunitarie)
Validità del loro impiego in terapie mediche attuali: buono, però estremamente costoso e del tutto immotivato, essendo facilmente ottenibile una Risposta Immunitaria contro il cancro mediante semplice alimentazione povera di proteine e ricca di vitamine e di enzimi proteolitici (vedi cap. 4 e cap. 17 [terapia Metabolica]), e visualizzabile facilmente con Eco-tomografie, TAC, Risonanza Magnetica o PET, che possono documentare l’incremento o meno di dimensione dei linfonodi prossimali al tumore maligno, con assenza di captazione del Fluoro 18-Desossiglucosio, convalidando così quanto già dimostrato dagli scienziati americani fin dal 1994 sull’attivazione dei Natural Killer di questi linfonodi prossimali alle masse tumorali
(http://www.mednat.org/cancro/Le%20Scienze%201994_%20Natural%20Killer.pdf )
4)
Malattie autoimmuni, Asma, Allergie, Intolleranze alimentari
Le Malattie auto-immuni più note e conosciute, verso le quali la Medicina Ufficiale non può far nulla, a parte la somministrazione di cortisonici e altri farmaci “sintomatici”, cioè che curano il sintomo della malattia, ma non la sua causa, sono moltissime. Qui di seguito si fa un breve elenco delle più comuni:
Occhio : uveite focoanafilattica, oftalmia simpatica
Ghiandole salivari : Morbo di Sjogren
Tiroide: Iper-tiroidismo (Malattia di Flajani-Graves von Basedow); Ipo-tiroidismo (Tiroide cronica di Hashimoto)
Paratiroidi : Ipo-paratiroidismo
Polmoni : Fibrosi polmonari di varie patologie sistemiche auto-immuni o per alveoliti allergiche di varia origine (forse anche malattia primitiva del polmone, quale propria FIBROSI POLMONARE PRIMITIVA: Malattia di Hamman-Rich);
Cuore: Fibrosi endomiocardica
Stomaco: Gastrite cronica atrofica con anemia perniciosa.
Pancreas : Diabete Mellito Insulino-Dipendente o di Primo Tipo (o Diabete Giovanile).
Fegato: alcune forme di cirrosi biliare.
Intestino: Morbo celiaco (Sprue-celiaco, o Celiachia), Malattia di Wipple, Enteropatie proteino-disperdenti, Malattia di Crohn, Colite granulomatosa (Malattia di Crohn del Colon), Retto-Colite Ulcero-Emorragica.
Surrenali: Atrofia surrenale primitiva.
Reni e polmone: Sindrome di Goodpasture, Glomerulonefrite cronica membrano-proliferativa.
Testicoli : sterilità maschile.
Articolazioni : Malattia reumatica, Poliartrite Reumatoide, Spondilo-artrite Anchilopoietica.
Collagenopatie: Lupus Eritematoso Sistemico (LES); Poli-Artrite Nodosa, Dermato-Poli-Miosite, Sclerodermia, Connettivite Mista, Sarcoidosi (sospetta: forse eziopatogenesi da Herpes virus).
Cute: Pemfigo e pemfigoidi.
Sangue: Anemia emolitica autoimmune, Porpora trombocitopenica idiomatica.
Queste patologie sono sostanzialmente una conseguenza di uno squilibrio immunitario, spesso derivante da una alimentazione iper-proteica che diventa causa di “DIS-BIOSI intestinale”, cioè di sovvertimento della normale flora batterica intestinale (flora batterica saprofita), responsabile dei fondamentali processi di assimilazione delle sostanze nutritive (vitamine naturali) contenute nei cibi vegetali (frutta, verdura, cereali, legumi, ortaggi). La perdita di questi “germi buoni” è dovuta all’alimentazione iper-proteica, ricca di aminoacidi essenziali (tutti e 9), della vitamina B12, e del glucosio (zucchero semplice) liberamente disponibili nel tubo intestinale.
Il Glucosio e la presenza di tutti e 9 gli aminoacidi essenziali sono la fonte necessaria per lo sviluppo della flora batterica “cattiva”, cioè quella della putrefazione.
L’intestino umano ha un volume di circa 6 litri e una superficie enorme di circa 400-600 metri quadrati. Dalla gola fino all’ano sono pertanto disseminate ben 150 stazioni linfonodali, importantissimi presidi di Linfociti (globuli bianchi) che mantengono le difese immunitarie a ridosso di questa che può essere senz’altro considerata l’area più pericolosa e più critica del corpo: il lume intestinale, ricchissimo di germi “buoni” e “cattivi”.
I due polmoni hanno infatti una superficie totale molto più limitata: appena 80 metri quadrati; la pelle, in un soggetto adulto, non supera i 2 metri quadrati di superficie….
Su quest’immensa superficie intestinale si gioca quindi la differenza fra uno stato di salute e uno stato di malattia. La massa fecale, in un soggetto vegetariano, è costituita al 20-40% da germi “buoni” (entero-batteri, o germi simbiotici o saprofiti). Questi germi sono comunque presenti in tutti i soggetti nella parte alta dell’intestino (parte iniziale e media dell’intestino tenue: duodeno e digiuno). Essi appartengono ad oltre 400 specie, tra i più importanti si evidenziano: Bifidobacterium bifidum, Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus bulgaricus, Lactobacillus lactis, Lactobacillus rhamnosus; altri: Edwardsiella, Citrobacter, Providencia, Arizona, Escherichia coli, Enterobacter, Serratia, Klebsiella, Pseudomonas, Shigella, Vibrio, Proteus, etc…
Anche alcune sottospecie di questi germi sono comunque patogene (Vibrio colerae, Shigella dissenteriae, Pseudomonas aeruginosa).
In ogni caso, sono tutti germi aerobi, cioè hanno tutti bisogno di Ossigeno per vivere. Essi sono gli artefici di quella SIM-BIOSI tra corpo umano e germi stessi che consente un buon equilibrio nutrizionale di assimilazione delle vitamine da parte dell’uomo in cambio di un habitat ideale alla proliferazione dei questi medesimi.
Questi batteri non sono danneggiati dall’alimentazione vegetariana, pur essendo la frutta, la verdura, gli ortaggi, le spezie ricchissimi di sostanze germicide, fungicide e parassicide (es.: Allicina, contenuta in Allium species). Viceversa, questi germi aiutano enormemente il fisico a digerire e quindi ad assimilare le migliaia di vitamine naturali contenute nei cibi vegetariani.
La massa fecale, nella parte iniziale dell’intestino, conterrà circa 1 milione di questi germi per 1 grammo di massa di escrementi. Via via che la massa fecale scende nel tubo intestinale aumenta la sua percentuale di germi simbiotici o saprofiti (germi “buoni”), raggiungendo anche il valore di 10 milioni di germi per 1 grammo di feci.
Nella parte bassa dell’intestino (Colon) cominciano però a formarsi colonie di germi completamente diversi da quelli “buoni”: sono i germi della putrefazione, capaci di sopravvivere anche in assenza di ossigeno: Bacteroides, Pepto-streptococchi, etc…
La quantità di questi germi presenti nelle masse fecali aumenta a dismisura, raggiungendo valori compresi fra 1 miliardo e 100 miliardi di germi “cattivi” per grammo di massa fecale.
Questi germi “cattivi” dovrebbero esistere solo nella parte finale dell’intestino, ma purtroppo non è così: un’alimentazione sbagliata tende infatti a far sì che questi germi “risalgano” l’intestino, raggiungendo zone dove non dovrebbero proliferare, come ad esempio l’Helicobacter pylorii che nello stomaco è poi causa di gastrite e di ulcera gastrica, rigonfiamento gassoso dello stomaco (con possibile effetto di “spina irritativa” al cuore).
La proliferazione abnorme di questi germi “cattivi” avviene quando trovano nutrimento in un’alimentazione iper-proteica e ricca di glucosio.
Ma anche il latte, il formaggio e altri suoi derivati hanno la loro grave responsabilità: la Caseina, contenuta nel latte e nei suoi derivati, aiuta enormemente a ridurre le quantità di ossigeno presenti nel tubo intestinale, grazie alla sua capacità di “incollare” le pareti intestinali fra loro (riducendo enormemente, inoltre, il volume intestinale disponibile per l’assimilazione delle vitamine naturali stesse).
L’importanza di questi germi “cattivi”, come causa di patologie successive, è data dal fatto che essi rubano spazio e terreno ai germi “buoni”, cioè ai simbiotici o saprofiti.
L’organismo umano perde così, a questo punto, la possibilità di assimilare le preziose vitamine naturali.
La presenza dei germi della putrefazione apre poi la strada ai funghi (candide), le quali a loro volta apriranno la strada ai parassiti (vermi) intestinali.
La presenza dei parassiti (vermi) intestinali è un fenomeno molto diffuso nella popolazione italiana attuale, benché notevolmente sottostimata. Un valore ematico facilmente ottenibile è quello della percentuale di EOSINOFILI presenti nell’”Ematocrito con formula”.
Intolleranze alimentari, allergie (asma compreso) e gran parte delle malattie auto-immuni (o forse tutte) hanno, o avrebbero, quindi come unica causa (ezio-patogenesi) la presenza di parassiti (vermi) nell’intestino. Nell’ASMA, nelle malattie allergiche, nelle intolleranze alimentari sono presenti percentuali di EOSINOFILI superiori al 2% (valore limite che non si dovrebbe superare);
Nelle allergie sono presenti le IgE; quest’ultime sono viceversa assenti nelle intolleranze alimentari.
NOTA: In merito all’allergia e alle intolleranze alimentari si ritiene, in contrasto con la linea di molti allergologi, che sia le intolleranze alimentari che le allergie (compreso l’Asma) siano riconducibili ad un unico quadro ezio-patogenetico: squilibrio immunitario da disbiosi intestinale.
In questi pazienti è però necessario mantenere una alimentazione proteica almeno settimanale (cioè una sola volta alla settimana) fatta di pesce, carne e uova (biologiche), ciò allo scopo di evitare pericolosi shock anafilattici in caso di errate o mancate regole alimentari nella fase di “svezzamento” alimentare vegetariano impostato, soprattutto se attuate in assenza della vitamina F, che dev’essere invece regolarmente assunta a scanso di possibili fenomeni allergenici.
Viceversa sarebbero comunque da eliminare per molto tempo il Latte e i suoi derivati.
In merito allo zucchero bianco o di canna, e al lievito (Pane, Pizza, Birra), essi dovrebbero comunque essere vietati per molto tempo.
Di recente, le Multinazionali chemio-farmaceutiche e OGM hanno però iniziato ad ipotizzare l’utilizzo di Anticorpi Monoclonali per la cura di queste patologie, sia nel caso delle Malattie autoimmuni che nel caso delle Allergie, dell’Asma e delle Intolleranze Alimentari.
Personalmente si ritiene del tutto improponibile il loro impiego sia sul piano dei costi, sia sul piano di possibili effetti gravi non prevedibili sulla salute degli stessi pazienti.
In merito poi al possibile utilizzo di piante OGM per la produzione di Anticorpi Monoclonali per la cura di dette patologie, il rischio ambientale che si avrebbe sulla catena alimentare animale e umana è assolutamente inaccettabile, causa i gravissimi rischi di morte per shock anafilattici e di altro genere.
Malattie infettive
Molte piante si sono dimostrate efficaci nella cura di malattie infettive, che spesso la disinformazione mediatica chemio-farmaceutica tende a ignorare.
Ad esempio, diverse piante si sono dimostrate attive contro la Sindrome da Immuno Deficenza Acquisita (AIDS), sia attivando la risposta immunitaria contro il sospetto retrovirus HIV (o altro agente patogeno), sia intervenendo a livello stesso del DNA della cellula umana (linfocita T) infettata (Kaleab Asres: Naturally derived anti-HIV agents, Phytotherapy Research, 19, pp: 557-581, 2005)
VEDI su: http://www.erbeofficinali.org/dati/nacci/studi/piante%20anti-AIDS.pdf
Vaccinazioni contro l’Epatite B, la Tubercolosi e altre malattie infettive sono quindi accettate, ma non attraverso l’utilizzo di piante OGM (bio-reattori), dato il grave pericolo di reazioni auto-immuni o di altro genere quali ad esempio le reazioni d’ipersensibilità gastro-intestinale.
Esse si verificano in soggetti in cui la reattività all’antigene (modificato o meno dalla flora batterica intestinale) sia stata alterata. La nuova esposizione all’antigene (o ad uno molto simile) provoca diverse reazioni anormali. Le reazioni d’ipersensibilità sono di 2 tipi:
- mediate da anticorpi (reazioni immunitarie di tipo immediato)
- mediate da cellule (reazioni immunitarie di tipo ritardato)
Queste reazioni di ipersensibilità sono state classificate da Gell e Coombs in 4 tipi principali:
Ipersensibilità di tipo anafilattico: anticorpi IgE si legano ai Mastociti e ai Basofili mediante il frammento Fc. Quando gli Antigeni reagiscono con questo Fc, si liberano amine vasoattive e altri mediatori, che scatenano la reazione.
Ipersensibilità di tipo citotossico: gli Antigeni posti sulla superficie cellulare si combinano con gli Anticorpi. Ciò può provocare l’opsonizzazione e la fagocitosi senza Complemento, facilitare l’attacco da parte delle cellule, o determinare l’attacco del Complemento che promuove l’aderenza immunologia ai fagociti; l’effetto litico può dar luogo anche al danneggiamento della membrana cellulare da parte del Complemento.
Ipersensibilità mediata da immuno-complessi: gli Antigeni si combinano con gli Anticorpi per formare complessi che, a loro volta, attivano il Complemento e il Fattore di Hageman (il Fattore XII nella coagulazione del sangue) e aggregano le Piastrine, trombosi di piccoli vasi, liberazione di amine vasoattive.
Ipersensibilità mediata da cellule: i Linfociti T che possiedono recettori specifici per gli Antigeni vengono attivati dal contatto con questi Antigeni, proliferano, si trasformano e liberano vari mediatori (Linfochine) che, a loro volta, agiscono sui Macrofagi, sui Linfociti e su altre cellule per provocare le reazioni dell’ipersensibilità di tipo ritardato.
Alla luce di quanto già accaduto con le vaccinazioni contro l’influenza messicana H1N1 (www.mednat.org/vaccini/influenza_suina.htm ), può essere quindi utile riportare qui di seguito alcuni dati di approfondimento:
Anafilassi
(Parzialmente tratto dal capitolo 13 di Jawetz E.: Microbiologia medica , V Edizione italiana, tradotta da”Review of Medical Microbiology”, Jawetz E., 1980 LANGE Medical Publications, Los Altos, California)
Può essere sistemica, cioè generalizzata, oppure locale, interessando soltanto la cute, o le vie respiratorie o l’apparato gastro-intestinale, o altri organi o apparati.
L’Anafilassi GENERALIZZATA comincia nell’uomo 5-30 minuti dopo la somministrazione dell’antigene scatenante, con rossore, orticaria, tosse parossistica, dispnea, vomito, cianosi, collasso cardio-circolatorio, e shock. Le cause principali di morte sono l’edema laringeo, l’edema massivo delle vie respiratorie, e l’aritmia cardiaca. Le cause più importanti di anafilassi generalizzata nell’uomo sono i farmaci (per esempio penicillina), i prodotti biologici (per esempio i sieri animali), le punture d’insetto (per esempio il veleno di ape o di vespa) e gli alimenti (per esempio i crostacei).
L’Anafilassi LOCALE insorge invece entro pochi minuti dal contatto (inalazione o ingestione), ed è una reazione tra l’Antigene responsabile e l’organo sensibile che va in shock: si manifesta comunemente come febbre da fieno, asma, orticaria e vomito. Circa il 10% della popolazione è incline a sensibilizzarsi spontaneamente a vari Antigeni (allergeni) ambientali, per esempio pollini di ambrosia, graminacee o alberi, alimenti e derivati epiteliali degli animali.
Questi soggetti sviluppano reazioni allergiche (atopia) quando vengono esposti all’Antigene.
Esiste una marcata predisposizione familiare a questo tipo di affezioni, ma ciascun individuo deve essere sensibilizzato dallo specifico allergene prima di manifestare le reazioni atopiche.
Reazioni anafilattoidi
(Parzialmente tratto dal capitolo 13 di Jawetz E.: Microbiologia medica , V Edizione italiana, tradotta da”Review of Medical Microbiology”, Jawetz E., 1980 LANGE Medical Publications, Los Altos, California)
Queste reazioni sono simili all’Anafilassi, ma vengono scatenate dall’inoculazione di sospensioni di particelle o di colloidi (Caolino, solfato di Bario, Inulina, etc.) che attivano il Fattore di Hageman, la Plasmina, la Callicreina, e la sequenza del Complemento. Esse non hanno attinenza con le reazioni Antigene-Anticorpo (Ag-Ac) o con l’allergia.
Reazione di Arthus
(Parzialmente tratto dal capitolo 13 di Jawetz E.: Microbiologia medica , V Edizione italiana, tradotta da”Review of Medical Microbiology”, Jawetz E., 1980 LANGE Medical Publications, Los Altos, California)
Questa reazione di ipersensibilità mediata da Anticorpi richiede una grande quantità di complessi Antigene–Anticorpo (Ag-Ac) che fissano il Complemento, attraggono i Leucociti polimorfonucleati e vengono fagocitati da essi. Le cellule liberano enzimi lisosomici che causano lesioni tissutali, tipicamente con vascuolite delle pareti dei vasi sanguigni. Qualsiasi classe di Immunoglobuline (Anticorpi) fissanti il Complemento può provocare la reazione di Arthus, e a livelli più elevati di Anticorpi corrispondono lesioni più intense; si richiedono livelli anticorpali almeno mille volte superiori rispetto a quelli necessari per l’anafilassi descritta sopra, e complessi Ag-Ac possono quindi provocare la reazione di Arthus.
Mentre nell’Anafilassi le modificazioni nella struttura dei tessuti sono limitate a vasodilatazione, edema e pochi Leucociti polimorfonucleati, la reazione di Arthus è caratterizzata da una infiammazione più intensa. Essa inizia con trombosi di piccoli vasi circondati da edema e da intensa infiltrazione di Leucociti polimorfonucleati; quindi si sviluppano aree di necrosi nelle pareti dei vasi sanguigni. I Neutrofili degenerano e i loro frammenti vengono fagocitati da cellule mononucleate e da Eosinofili.
Malattia da siero
(Parzialmente tratto dal capitolo 13 di Jawetz E.: Microbiologia medica , V Edizione italiana, tradotta da”Review of Medical Microbiology”, Jawetz E., 1980 LANGE Medical Publications, Los Altos, California)
Insorge dopo 4-18 giorni dalla penetrazione dell’antigene proteico (es.: molecole proteiche come MoAbs o altro presenti nella pianta OGM) nel flusso ematico (es.: sistema gastro-intestinale), con febbre, orticaria diffusa, tumefazioni articolari e ingrossamento dei linfonodi e della milza. Alcuni tessuti possono anche presentare reazione di Arthus, ma anche vasodilatazione, edema e contrazione dei muscoli lisci (come nell’Anafilassi). Il meccanismo è il seguente: dopo la somministrazione di una grande quantità di Antigene (es: penetrazione dell’Antigene proteico come ad esempio Anticorpi Monoclonali esogeni di derivazione da pianta OGM nel flusso ematico del sistema gastro-intestinale), la loro concentrazione nel sangue declina gradualmente e, nello stesso tempo, comincia la produzione di Anticorpi da parte dell’organismo. La presenza simultanea di Antigene e di Anticorpi porta alla formazione di complessi Ag-Ac solubili che scatenano la risposta immune, combinando la vascuolite con la liberazione di mediatori chimici, e determinando ulteriori danni a cascata su tutti gli organi….
Ulteriori dati:
6/02/02
I diabetici chiedono che siano effettuati test di controllo più rigidi sull'effettiva sicurezza dell'insulina transgenica.
Fonte: The Globe and Mail, Canada
In Canada, la Society for Diabetic Rights e alcuni medici hanno chiesto che venga avviata una pubblica inchiesta sulla sicurezza dell'insulina OGM data la crescita costante del numero di casi in cui il prodotto si è dimostrato nocivo o addirittura letale. La Society ha inoltre chiesto che l'Health Canada faccia in modo che l'insulina derivata dagli animali venga resa più facilmente reperibile sul mercato. Avvalendosi della legge che permette il libero accesso alle informazioni, la Society ha scoperto che nel gennaio 2001 otto cittadini canadesi erano morti dopo aver fatto uso dell'insulina sintetica e che altri 465 avevano denunciato reazioni negative alla sostanza. Per contro, soltanto nove malati avevano reagito negativamente all'insulina derivata dai suini e nessuno a quella derivata dai bovini. Negli USA si sono registrati 92 decessi e ben 4000 casi di reazioni negative all'insulina sintetica.
26/04/02
Presto disponibile una varietà di riso OGM in grado di produrre le stesse proteine contenute nel latte
Fonte: Nature, UK, di Helen Pearson.
Una delle ultime trovate della biotecnologia pare riguardi la manipolazione genetica di piante e animali allo scopo di ottenere sostanze proteiche identiche a quelle contenute nel latte materno, risolvendo i problemi di tutte quelle madri che non possono allattare i propri figli. Un gruppo di scienziati dell'Università della California, guidati da Yuriko Adkins, ha modificato una varietà di riso inserendovi il gene responsabile della produzione della lattoferrina, un enzima del latte necessario ai neonati per metabolizzare il ferro e combattere le infezioni. Per essere commercializzato il riso così ottenuto dovrebbe essere approvato dall'FDA, le cui leggi, tuttavia, prevedono, a tutt'oggi, soltanto la regolamentazione di piante OGM in grado di produrre medicinali o pesticidi. Ne consegue che tutto il sistema di norme dell'FDA dovrebbe essere adeguatamente rivisto prima che la produzione a scopo commerciale del riso che produce lattoferrina o di altri organismi geneticamente modificati allo scopo di produrre sostante proteiche utili all'uomo ottengano l'autorizzazione.
10/07/02
Concesso il brevetto ad una varietà di granturco OGM contenente un gene umano.
Fonte: Pioneer Press, USA, di Paul Elias.
L'Ufficio Brevetti statunitense ha concesso al Scripps Research Institute un brevetto che consente al laboratorio di ricerca di controllare in maniera esclusiva alcune delle più interessanti proteine umane ottenute attraverso la coltivazione di vegetali OGM. A detenere i diritti commerciali delle specie brevettate è la Epicyte Pharmaceutical Inc. di San Diego. L'azienda, insieme alla consociata Dow Chemical Co., spera di poter ottenere gli anticorpi contro il virus dell'herpes attraverso la modificazione genetica del granturco e di produrre poi con essi un gel ad azione locale. La società spera di poter iniziare a sperimentare il gel sui pazienti a partire dal prossimo anno.
Negli USA già esistenti più di trecento coltivazioni sperimentali segrete di piante OGM per la produzione di sostanze medicinali.
Fonte: Genet.
11/07/02
Secondo una recente relazione pubblicata da Genetically Engineered Food Alert Coalition, un'associazione statunitense costituita da gruppi di consumatori e di ambientalisti, una nuova tipologia di contaminazione genetica sarebbe alle porte, quella cioè rappresentata dai vegetali geneticamente modificati allo scopo di ottenere sostanze farmacologiche. Le piante, che a quanto pare vengono già coltivate in ben 300 campi sperimentali segreti sparsi in tutti gli Stati Uniti, includono specie modificate per produrre sostanze che inducono l'aborto, ormoni della crescita, sostanze per la coagulazione sanguigna e la tripsina, un allergene. Larry Bohlen, direttore del progetto Health and Environment Programs presso la sezione americana dell'associazione ambientalista Friends of the Earth e membro della Coalizione, ha dichiarato a proposito "un solo errore da parte di una multinazionale e ci ritroveremo tutti a ingerire attraverso i cereali che consumiamo quotidianamente medicinali prescritti ad altri".
03/12/02
L'Ucraina pronta a produrre farmaci dalle piante per coprire il fabbisogno nazionale.
Fonte: Large Scale Biology Corporation, USA.
Lo scorso 5 Novembre il vice primo ministro ucraino Volodymyr Seminozhenko ha firmato un accordo ufficiale con due aziende farmaceutiche per avviare la produzione locale di medicinali attraverso la modificazione genetica delle piante. Le due aziende che metteranno a disposizione le proprie tecnologie collaborando con gli scienziati ucraini per la produzione di proteine e vaccini sono l'americana Large Scale Biology Corporation (Nasdaq: LSBC) e la tedesca Icon Genetics AG. È probabile che in futuro a queste due si aggiunga qualche azienda farmaceutica ucraina.
12/12/02
Criticate dagli scienziati le nuove tecniche di modificazione genetica.
Fonte: The Observer, di Antony Barnett e Robin McKie.
Un gruppo di ricercatori ha messo a punto una tecnica per accelerare i processi evolutivi inserendo i geni promotori del cancro in organismi animali e vegetali. Grazie a tale metodo è possibile creare nel giro di qualche mese centinaia di specie mutanti, che normalmente si genererebbero in natura nell'arco di millenni.
Tale tecnica, detta morfogenesi e adoperata nella creazione di nuove specie animali e vegetali ha suscitato le proteste di gran parte degli esponenti della comunità scientifica e degli ambientalisti.
Secondo alcuni, infatti, tale procedura potrebbe risultare nelle creazione di organismi con geni promotori del cancro che potrebbero poi essere rilasciati nell'ambiente. Tuttavia la Morphotek, azienda statunitense responsabile dell'invenzione della tecnica, afferma che essa potrebbe rivelarsi utilissima per le aziende agricole e farmaceutiche in quanto permette di isolare specie dalla resa vantaggiosa come vegetali in grado di resistere alla siccità o mucche dal latte più nutriente.
I geni promotori del cancro infatti determinano mutazioni a catena nelle piante, nei mammiferi e nei microrganismi in cui vengono inseriti e dai cui si generano poi migliaia di mutanti che diventano oggetto per la ricerca di caratteristiche utili.
16/12/02
Negli Stati Uniti ricavati dal tabacco farmaci per la cura del cancro.
Fonte: Los Angeles Times, USA.
L'azienda farmaceutica Large Scale Biology Corp. sta sviluppando piante di tabacco sulle cui foglie si generano cellule tumorali che vengono successivamente estratte e sottoposte a studi di laboratorio allo scopo di ricavarne un vaccino contro il cancro. Al momento sono sedici i pazienti malati di tumore ai linfonodi a cui è stato somministrato il nuovo farmaco in via sperimentale. La novità sta nel fatto che si tratta non di un medicinale prodotto su larga scala bensì specifico per la cura di una particolare tipologia di neoplasie, aprendo le porte alla produzione di farmaci "fatti su misura". A causa del fatto che il cancro al sistema linfatico si diffonde con lentezza ci vorranno anni prima di stabilire l'effettiva efficacia del vaccino somministrato. Tuttavia i primi dati sono confortanti. Durante una recente conferenza tenuta a Philadelphia, gli scienziati della Large Scale Biology Corp. hanno infatti dichiarato che, dopo aver ricevuto il vaccino, ben dieci dei sedici pazienti hanno sviluppato cellule in grado di contrastare quelle tumorali, una percentuale molto alta per un farmaco anti-cancro. L'azienda si propone ora di elaborare la versione definitiva del farmaco entro sei settimane al fine di poter provvedere alla cura di almeno diecimila malati ogni anno.
15/12/04
Gli scienziati chiedono il bando degli OGM utilizzati nella produzione di farmaci.
Fonte: Genet.
L¹UCS, (Union of Concerned Scientists), ha esortato l’USDA ad imporre un bando immediato sulla produzione di Mais, Soia e altre piante modificate per la produzione di farmaci e sostanze chimiche per uso industriale. L’UCS ha inoltre raccomandato che l’USDA organizzi una campagna per la promozione di sistemi di produzione alternativi più sicuri. Gli scienziati hanno basato le proprie affermazioni sulle conclusioni di uno studio recentemente completato da sei esperti che hanno analizzato il sistema attuale di coltivazione di tali OGM, arrivando alla conclusione che, se essi resteranno immutati, l¹ingresso di tali alimenti nella catena alimentare sarà del tutto impossibile da evitare. In sostanza, riassume lo studio, i consumatori americani attualmente corrono il serio rischio di ingerire farmaci involontariamente, con il semplice consumo di ciotole di cereali a colazione !
14 marzo 2005
Olio Extra Vergine OGM
A Chicago vogliono produrre un acido oleico BT contro il tumore al seno
FONTE : Assobiotec/Federchimica
Che la dieta mediterranea fosse un rimedio salutare per le sindromi metaboliche è noto da tempo, ma che i principi attivi contenuti nell'olio d'oliva fossero implicati nella diminuzione del rischio di contrarre il tumore al seno, è scoperta recente.
Un gruppo di ricercatori della Northwestern University di Chicago, diretti da Javier Menendez, ha recentemente pubblicato sul bollettino interno dell'università gli esiti di uno screening associato all'assunzione di olio extravergine d'oliva, verificando che un'alta percentuale di donne a rischio dal punto di vista del tumore mammario per fattori secondari, è risultata pressoché esente da danni citologici.
"L'acido oleico contenuto nell'olio - afferma Menendez - riduce in misura notevole i livelli di un oncogene, l'Her-2/neu, tipico della comparsa di tumori estremamente aggressivi e dalla prognosi infausta. La relativa semplicità di sintesi del principio attivo - continua - farà sì che, con adeguati trattamenti bioingegneristici, lo si possa produrre con le caratteristiche farmacologiche necessarie ad applicarlo come protettivo".
14 marzo 2005
Anche l'ENEA studia un vaccino OGM contro l'AIDS
Fonte : Repubblica
Per ora siamo alla coltura dei virus dell’Aids sulle foglie di Tabacco, più avanti (forse) i possibili antidoti: grandi quantità di farmaco a prezzi ridotti e privi di effetti collaterali.
Finalmente anche l’Italia è in prima linea nel campo della sperimentazione dei vaccini vegetali.
E’ in fase di test sugli animali il vaccino anti-Aids ottenuto trasformando piante di tabacco in “bio-reattori”, ossia economiche ma efficaci fabbriche biologiche.
Le ricerche, in corso nel centro di ricerche dell'ENEA alla Casaccia (Roma) e uniche in Italia, toccano l’area delle biotecnologie vegetali, campo all'avanguardia a livello internazionale. «I vaccini prodotti dalle piante, hanno il doppio vantaggio di avere costi molto bassi e di non richiedere una catena del freddo, così come accade con i vaccini ottenuti con le tecniche tradizionali», spiega Rosella Franconi, ricercatrice del dipartimento biotech dell’Enea, diretto da Eugenio Benvenuto.
Per realizzare un vaccino il primo passo è estrarre il materiale genetico del virus che si vuole combattere.
Questo viene quindi trasferito in piantine nane di tabacco producendo delle microabrasioni sulla superficie delle foglie con un semplice sfregamento.
A questo punto l'infezione nella pianta ha preso il via e comincia gradualmente ad estendersi dalla foglia trattata al resto della pianta. La comparsa di nuove foglie dall'aspetto meno florido e un po' arricciate è un ottimo segno perché vuol dire che l'infezione è avvenuta.
A questo punto non resta che estrarre dalle foglie le molecole di interesse farmacologico e con queste realizzare il vaccino.
Nelle serre della Casaccia le piantine di tabacco trasformate in “bio-fabbriche” lavorano anche alla produzione di un vaccino terapeutico contro il tumore del collo dell'utero causato dal Papilloma virus.
L’ENEA non è comunque la sola struttura di ricerca a cimentarsi nel campo dei vaccini vegetali. Già da qualche anno sono allo studio in tutto il mondo vaccini per prevenire virus come l’Epatite B o il Melanoma prodotti "ingegnerizzando" delle piantine come Patate o Pomodori.
Negli Usa ad esempio è in corso un test su 42 persone condotto dai ricercatori del Roswell Park Cancer Institute che hanno modificato la pianta della Patata con l'inserimento di un gene che riesce a far sviluppare una risposta immunitaria contro l’epatite B. Il 60% del campione ha mostrato segnali dello sviluppo di una buona immunità verso il virus Hbv dopo aver mangiato un boccone della patata transgenica, dato che viene riportato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze Proceedings of National Academy of Sciences.
Un vaccino commestibile potrebbe essere un modo più economico e pratico per debellare il pericoloso virus, e un asso nella manica per realizzare programmi globali di vaccinazione, ha riferito il coordinatore delle sperimentazioni al Roswell Park Cancer Institute, Yasmin Thanavala, precisando che il loro vaccino è più efficace e sicuro di altri vaccini orali messi a punto in altri centri di ricerca del mondo.
Poiché il vaccino commestibile contiene una sola proteina virale e non il patogeno stesso, è impossibile che dia infezioni negli individui trattati con le Patate.
Il grande vantaggio di questi vaccini, oltre ai costi di produzione molto più ridotti, sta nel fatto che permetterebbe di ovviare ai complessi metodi di conservazione dei normali preparati vaccinali, necessità che rende difficilmente applicabile su vasta scala campagne di vaccinazioni che investano i paesi più poveri dove anche i mezzi di refrigerazione per medicine e vaccini sono inesistenti.
Questo vaccino potrà essere il primo di una lunga serie anche per Francesco Sala, uno dei massimi esperti di biotecnologie, che lavora all'Università Statale di Milano. Se il traguardo dei vaccini in piante biotech (OGM) appare non più fantascienza resta, però, il grosso problema dei finanziamenti: «Per la nostra ricerca all'Università di Milano - afferma Sala - abbiamo ricevuto fondi pari a 50.000 euro per il 2004 e non ci sono ancora finanziamenti per il 2005. Una somma esigua, se si considera che in Sud Corea, per ricerche analoghe, vengono stanziati due milioni di dollari l'anno. Il problema è che questo settore interessa poco le multinazionali, dal momento che i guadagni sarebbero ridotti, ed è per questo che gli enti pubblici dovrebbero farsene maggior carico stanziando fondi adeguati, poiché l'accesso alle vaccinazioni è un interesse sociale senza confini”
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UNA MAMMA ITALIANA HA SCRITTO ALLA GELMINI, MI SEMBRA IMPORTANTE DIVULGARE LA SUA LETTERA. ... Scritta da Rosalinda Gianguzzi
Gentile Ministro Gelmini,
l'altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che l'ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita.
Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell'educazione, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no.
Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in "zona franca" (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un'ingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto e poi parliamo d'educazione. L'astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.
Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro l'anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un'eresia.
Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido "aziendale" al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei dice di comprendere, ha a che fare con file d'attesa interminabili per nidi insufficienti e costi per baby-sitter superiori a quelli della propria retribuzione.
Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che fruire dell'astensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale.
Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa. Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola premessa doverosa.
Lei come tante donne, crede che l'essere madre, anche se nel suo caso da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e anni di studio. In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELL'EDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere.
Le potrei parlare della teoria sull'attaccamento di Bowlby, dell'imprinting e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi ricorro ad esempi più accessibili.
Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.
Sbaglia chi crede che l'arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. L'idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l'acido folico, per prevenire la "spina bifida".
I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno. L'idea, che se piangono non si devono prendere in braccio "perché si abituano alle braccia", è un luogo comune.
Le "abitudini" arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto AMORE. Non è un caso che studi recenti, riabilitano il co-sleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dell'allattamento a richiesta. Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali.
Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta. Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue.
Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia. Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma "fresca", che gli dedichi la massima attenzione.
Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovra affaticamento.E non è vero che è importante la qualità e non la quantità:
- perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, può essere compromessa.
- perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose.
Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido. Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al Nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario.
Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.
Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.
E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni fuori luogo come questa, o come quella secondo cui "studiare non è poi così importante", prendendo Renzo Bossi come esempio.
Si dovrebbe impegnare di più nell'analisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il Paese.
Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, "non poteva arrecare grossi danni", soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di un'intera generazione.
Un'ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola.
Rosalinda Gianguzzi
7 MODI PER COMBATTERE IL CALDO IN CASA SENZA RICORRERE ALL’USO DELL’ARIA CONDIZIONATA ... Scritto da Gloria Mastrantonio
L’estate che entrerà ufficialmente la prossima settimana, si è però cominciata a far sentire in tutta Italia con
afa e temperature da record. A dar sollievo sembra esserci solo l'aria condizionata e così è già scattata la corsa per comprare
condizionatori e climatizzatori ormai a prezzi accessibili a tutti. Purtroppo, però, gli impianti per l’aria condizionata per refrigerare l’interno di abitazioni o di automobili consumano un enorme quantitativo di energia, aumentando la produzione di
gas serra, che a loro volta surriscaldano l'atmosfera. Quindi, paradossalmente, più fa caldo esternamente più energia viene bruciata per refrigerare le nostre case, i nostri uffici e le nostre auto e maggiore sarà il contributo al
surriscaldamento del Pianeta.
Proviamo invece a goderci l’estate e a rimanere allo stesso tempo freschi in casa anche spengendo il condizionatore.
1 Installare un ventilatore al soffitto
Utilizzare un ventilatore a soffitto in casa è un ottimo modo per risparmiare energia e denaro, e non solo nei mesi più caldi. Infatti installato correttamente e quindi direzionando correttamente le pale, può farvi risparmiare il 40% in estate e il 10% in inverno, basta regolare l'interruttore alla base della maggior parte dei modelli in modo che le lame che girano in senso orario, contribuiscano a far circolare l'aria calda che è salita fino verso il soffitto.
2. Procurarsi delle tende da sole
E’ stato stimato dal Dipartimento Energetico Statunitense secondo un articolo del
Washington Post che installare delle tende da sole può ridurre l’accumulo di calore solare nelle nostre abitazioni. Infatti la temperatura aumenta a causa della quantità di sole che entra dalle finestre (tra il 65% e il 77% a seconda dell’esposizione).
3. Installare tende chiare per le finestre
Cercate, almeno durante la stagione estiva, di mettere tende di colore chiaro alle finestre. Infatti i colori riflettono il sole aumentando il calore.
4. Spengere tutti gli apparecchi elettronici
Accertarsi che il computer, il televisore e tutti gli apparecchi elettronici non essenziali siano sempre spenti e scollegati nelle ore notturne. Non solo perché questo comporta un
grande risparmio energetico ma soprattutto per ridurre il calore sprigionato da questi apparecchi quando lavorano.
5. Piantare alberi o far crescere piante rampicanti sui muri esterni
Per ombreggiare la vostra casa ma soprattutto la camera da letto potreste (ovviamente chi dispone di un ampio giardino) piantare degli alberi. Questo consentirà un’ enorme riduzione di calore. Anche le piante rampicanti come viti o edere funzionano altrettanto bene, e oltre a crescere rapidamente hanno un effetto immediato e possono ridurre con poco spazio drasticamente le temperature massime di una casa addirittura del 50%. Sorprendentemente, lavorano anche in inverno per tenervi caldi, mantenendo un cuscino d'aria e riducendo vento e gelo. Che poi non è altro che il concetto alla base della diffusione mondiale del
verde pensile e dei
giardini verticali
6 Mangiare molta frutta
C’è qualcosa di più rinfrescante di una gustosa fetta di melone? Oppure una prugna succosa o una pesca? Il motivo per cui la frutta diventa così allettante per le nostre papille gustative durante i giorni d'estate è perché il nostro corpo ha bisogno di cibi ad alto contenuto di umidità. Quindi provate a mangiare molta
frutta di stagione (l'estate è il periodo in cui se ne trovano di più tipi) e ovviamente locale.
7. Doccia Fredda
Prima di andare a dormire concedetevi una bella doccia fredda! Non solo questo vi permetterà di risparmiar energia, di abbassare la temperatura corporea ma è un vantaggio per la vostra
salute e bellezza. Infatti l’acqua fredda aiuta la circolazione e chiude i pori. Vi sentirete così più radianti al risveglio la mattina.
E per finire provate a mangiare cibi piccanti. Gli alimenti piccanti infatti non alzano la temperatura del corpo ma aiutano a sudare grazie alla
capsaicina, una sostanza chimica trovata nel peperoncino, e questo non solo vi permetterà di espellere tossine ma vi farà sentire più freschi piano piano che il sudore si asciuga.
LA MASSA CRITICA: “LA CENTESIMA SCIMMIA” POTRESTI ESSERE TU ... scritto da Laura Callegaro
Unendo scienza, storia e religione da un punto di vista “alternativo” é possibile comprendere alcuni concetti che fino a qualche anno fa per la maggior parte delle persone (me compresa) erano completamente sconosciuti.
La cosa interessante é che non vi é nulla di nuovo; nel Mondo ci sono tutte le risposte, basta sapere dove cercare.
E’ da un po’ di tempo che le nuove scienze suggeriscono la scoperta di un nuovo concetto, ovvero la stretta relazione tra mente ed energia. Limitate dalle teorie meccanicistiche sostenute da Newton e Cartesio, stanno avendo solo ora un giusto riscatto, vedendo delinearsi i principi di un nuovo paradigma scientifico che associa l’Uomo all’Universo. La mente, come spiega Bruce Lipton, può modificare il DNA e la materia. Non siamo nelle mani dei geni, sono i geni ad essere nelle nostre mani e in balia delle nostre convinzioni più profonde plasmate dall’ambiente in cui cresciamo e viviamo.
Dopo la Legge dell’Attrazione e la Fisica Quantistica sono venuta a conoscenza della Massa Critica (una soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamentoqualitativo), che completa e consolida questi princìpi.
Per i più scettici voglio solo dire: prima di escludere a priori questi concetti PROVATE per gioco a metterli in pratica. Cercate di cambiare visione, smettete di ragionare secondo i vecchi schemi impartitici dai Potenti per tenerci sotto controllo. E’ giunta l’ora di CREDERE PER VEDERE, e non il contrario…
L. C.
LA CENTESIMA SCIMMIA
La scimmia giapponese Macaca fuscata, è stata osservata allo stato selvaggio per un periodo di oltre 30 anni. Nel 1952, sull’isola di Koshima, alcuni scienziati davano da mangiare alle scimmie delle patate dolci sepolte nella sabbia. Alle scimmie piaceva il gusto delle patate dolci, ma trovavano la sabbia assai sgradevole.
Un giorno una femmina di 18 mesi chiamata Imo scoprì che era in grado di risolvere il problema lavando le patate in un ruscello vicino. In seguito insegnò questo trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco impararono a lavare le patate e lo insegnarono anche alle loro madri. Questa innovazione culturale fu gradualmente accolta dalle varie scimmie mentre gli scienziati le tenevano sotto osservazione.
Tra il 1952 e il 1958 tutte le scimmie giovani impararono a lavare le patate dolci per renderle più appetitose. Solamente gli adulti che imitarono i loro figli appresero questo miglioramento sociale, gli altri continuarono a mangiare le patate sporche di sabbia.
Poi accadde qualcosa di veramente notevole…
Possiamo dire che nell’autunno del 1958 vi era un certo numero di scimmie sull’isola di Koshima che aveva imparato a lavare le patate, non si conosce il numero esatto.
Supponiamo che un dato giorno, quando il sole sorse all’orizzonte, vi fossero 99 scimmie che avevano imparato a lavare le loro patate. Supponiamo inoltre che proprio quella mattina, la centesima scimmia imparò a lavare patate.
A quel punto accadde una cosa molto interessante! Alla sera di quel giorno praticamente tutte le scimmie sull’isola avevano preso l’abitudine di lavare le patate dolci prima di mangiarle. L’energia aggiunta di questa centesima scimmia aprì in qualche modo un varco ideologico!
La cosa più sorprendente, osservata da questi scienziati, fu il fatto che l’abitudine di lavare le patate dolci attraversò, in seguito, il mare. Infatti colonie intere di scimmie sulle altre isole ed anche gruppi di scimmie a Takasakiyama cominciarono a lavare le loro patate dolci!
Sembra perciò che quando viene superato un certo numero critico di elementi raggiunge una nuova consapevolezza, la medesima viene passata da una mente all’altra. Sebbene il numero critico possa variare, il Fenomeno delle Cento Scimmie indica che quando vi sono poche persone che conoscono qualcosa di nuovo, questo nuovo concetto rimane di loro esclusiva proprietà.
Ma se a loro si aggiunge anche una persona in più, e si raggiunge il numero critico, si crea una idea così potente da poter entrare nella consapevolezza di quasi tutti i membri di quel gruppo!
PACE, PREGHIERA DI MASSA E SEMI DI SENAPE
Tratto dal sito: www.stazioneceleste.it
di Gregg Braden.
Le generazioni future studieranno il secolo ventesimo come il secolo più violento della storia nota. Oltre le battaglie per sistemare delle dispute in merito ai confini e alle risorse, il secolo scorso ha visto un aumento degli orrori di un tipo diverso – gli sforzi apparentemente implacabili per “purificare” delle società basandosi su principi che sono al di là del territorio e del possesso delle risorse naturali.
Nel 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite scelse il termine “genocidio” per descrivere questo tipo di violenza, definendolo come “un diniego del diritto di esistere per interi gruppi umani”. Tra il 1900 e il 1999 oltre 80 milioni di persone persero la loro vita a causa di atti specifici di genocidio – più di 5 volte rispetto a coloro che morirono a seguito dei principali disastri naturali e dell’AIDS assieme nello stesso periodo di tempo !
Ora che ci troviamo nei primi anni del nuovo secolo riscontriamo che è rimasto molto del modo di pensare che ha condotto a queste terrorizzanti statistiche.
Studi recenti relativi agli effetti delle preghiere di massa offrono una nuova credibilità alle antiche proposte che suggeriscono che noi siamo in grado di “fare qualcosa” in merito a tali orrori del nostro mondo, sia presenti che futuri. Essi evidenziano ulteriormente che delle preghiere focalizzate, specie quelle offerte su larga scala, hanno un effetto prevedibile e misurabile sulla qualità di vita durante il tempo della preghiera.
Durante le preghiere, in effetti, le statistiche si abbassano. Quando poi le preghiere cessano, le statistiche ritornano ai livelli precedenti. Gli scienziati sospettano che la relazione tra preghiera di massa e l’attività di individui in comunità è dovuta a un fenomeno noto come l’effetto campo di coscienza.
Studi dell’effetto campo condussero a esperimenti che coinvolsero meditazione e preghiera di massa durante la guerra tra Israeliani e Libanesi agli inizi degli anni 80. Nel Settembre 1983 vennero condotti a Gerusalemme degli studi per esplorare la relazione tra preghiera, meditazione e violenza. Applicando nuove tecnologie per testare un’antica teoria, degli individui esperti nelle tecniche della Meditazione Trascendentale (TM), considerata dai ricercatori della preghiera un tipo di preghiera, vennero posizionati in luoghi strategici dentro Gerusalemme durante il conflitto con il Libano. Lo scopo dello studio era quello di determinare se una riduzione dello stress nel campo localizzato di coscienza si rifletterebbe davvero nel senso di una minore violenza e aggressione su base regionale.
Gli studi di Gerusalemme indicano che il numero di persone necessarie per iniziare questo cambiamento può essere pure più piccolo ! I risultati dimostrano che i primi effetti della preghiera/meditazione di massa divennero evidenti quando il numero delle persone che partecipavano all’esperimento era più grande della radice quadrata dell’uno per cento della popolazione. In una città di un milione di persone, per esempio, questo valore rappresenta solo cento individui!
L’applicare i risultati di questi esperimenti localizzati a una popolazione più grande su scala globale conduce a risultati grandi e forse inaspettati. Rappresentando solo una frazione di stime precedenti, la radice quadrata di uno per cento della popolazione mondiale è meno di ottomila persone ! E’ chiaro che questo numero rappresenta solo il minimo richiesto per superare la soglia. Tanto più grande è il numero di persone che partecipa, tanto più l’effetto viene infatti accelerato.
Questi numeri ci ricordano le antiche ammonizioni secondo le quali poche persone possono fare la differenza per il mondo intero.
Forse questo è il “seme di senape” di antiche parabole usate per offrire speranza in circostanze apparentemente di sopraffazione. Essendo evidente questo potenziale, perché non pensare di dirigere un così forte potere collettivo verso le grandi sfide dei nostri tempi ?!…
Copyright Gregg Braden
Articolo inviato alla News-letter Primavera Estate 2004 del sito www.greggbraden.com
Traduzione a cura di www.eoslailai.com
LA DOTTRINA TERMICA DELLA SALUTE ... Manuel Lezaeta Acharan tratto da “La medicina alla portata di tutti”
Il nostro corpo ha due rivestiture: la prima è l'esterna, ci isola dall'ambiente che ci circonda e si chiama «pelle», la seconda è l'interna, copre le cavità del nostro organismo e si denomina «mucosa». La salute ossia, la normalità funzionale del corpo, dipende dall'equilibrio termico fra pelle e mucosa. L'uomo è un animale a sangue caldo, il cui calore allo stato di salute, è di 37 gradi centigradi .
La circolazione sanguigna, risultato dell'attività nervosa, determina nel corpo la temperatura che sarà normale se il sangue circola uniformemente. L'alterazione circolatoria del fluido vitale, prodotta da uno squilibrio termico, origina e mantiene nell'organismo congestioni e anemie. La temperatura sarà maggiore nella zona congestionata e minore in quella regione del corpo in cui la circolazione sanguigna è deficiente, perché la pletora di questa è il risultato di una maggiore attività nervosa, e la deficiente attività di questa energia determina invece la scarsa irrigazione di sangue.
Come rivela l'iride degli occhi, più accentuata è la congestione nelle viscere del corpo, più deficiente è la circolazione del sangue nella pelle, estremità e cervello. Questo è lo squilibrio termico che caratterizza lo stato di alterazione variabile della salute umana, qualsiasi siano i sintomi e le sue manifestazioni. Nella sua attività normale, l'organismo umano mantiene sempre una temperatura uniforme: 37 gradi centigradi , tanto sulla pelle quanto nelle mucose intestinali. Questa normalità termica è la conseguenza di una uniforme irrigazione sanguinea nei tessuti che vengono riscaldati dal calore dello stesso sangue. Questo equilibrio termico, permettendo il normale funzionamento della macchina umana, è fonte di salute.
Tutte le infermità costituiscono sempre uno squilibrio termico in grado variabile per l'aumento della temperatura interna del corpo, per congestione delle viscere con diminuzione del calore della pelle e delle estremità per deficiente irrigazione sanguinea. Questo squilibrio della temperatura, origina disturbi variabili alle funzioni organiche perché gli organi congestionati lavorano male per la sovrabbondanza del sangue, e così pure gli organi anemici alterano il loro lavoro, per scarsa irrigazione sanguinea. Essendo la malattia una manifestazione del disordine funzionale dell'organismo per squilibrio termico, è sempre caratterizzata dalla febbre, non può quindi esistere un infermo senza febbre. Quando questa è constatabile per mezzo del termometro applicato sotto l'ascella è perché si trova rifugiata nell'interno del corpo.
Nelle affezioni acute, la febbre, la cui origine è sempre nell'interno del ventre, si propaga a tutto l'organismo, manifestando reazioni salutari delle difese naturali, che procurano la purificazione organica. La febbre interna che non viene alla superficie del corpo, è caratteristica in tutti gli infermi cronici; essa rivela l'insufficiente difesa dell'organismo ed è causa di denutrizione ed intossicazione perché favorisce le putrefazioni intestinali. Con la febbre alla superficie del corpo si manifesta la reazione salvatrice; invece con la febbre interna, che raffredda la pelle e le estremità del corpo, si denuncia la deficiente attività organica, vale a dire l'indebolimento dell'energia vitale del soggetto.
L’uomo è l’unico essere del creato che vive squilibrando le temperature del corpo In effetti il vestito inadeguato effemina la pelle, e gli alimenti indigesti generano febbre nelle viscere. La pelle, continuamente sottratta al conflitto termico che l'atmosfera ci offre, si indebolisce progressivamente e si raffredda. Gli indumenti inadeguati, attorniano il corpo di un calore artificiale, risparmiandogli la necessità di produrre costantemente il proprio calore mediante l'attiva irrigazione sanguigna della pelle. D'altra parte, gli alimenti cotti ed indigesti, esigendo uno straordinario e prolungato sforzo digestivo, per reazione nervosa, congestionano le mucose e le pareti dello stomaco e degli intestini, aumentando la temperatura interna del corpo, alterando in tal maniera il calore della pelle e delle estremità.
Insisto! Il lavoro forzato e prolungato, che esige nello stomaco ed intestini l'elaborazione degli alimenti inadeguati, significa reazione nervosa e circolatoria che aumenta la temperatura interna del corpo a spese del calore stesso, per indebolimento delle attività della pelle, attorniato di un calore prestato da un vestiario che lo sottrae al conflitto che l'atmosfera offre a tutti gli esseri viventi. La febbre interna, che consuma la vita delle genti, ha origine in queste due cause: congestione dell'apparato digerente a causa dei continui sforzi giornalieri che esigono gli alimenti inadeguati per essere digeriti; indebolimento della pelle per mancanza del conflitto con gli agenti atmosferici dovuto all'inconveniente vestiario.
Più debole è la temperatura della pelle, maggiore è il calore nelle mucose nell'interno del ventre. L'indebolimento della pelle ricarica il lavoro delle mucose, ed è in queste che si dirigono le sostanze malsane non asportate dai pori per la deficiente irrigazione sanguinea della superficie del corpo. Forzate le mucose a realizzare un lavoro straordinario, per reazione nervosa e circolatoria si irritano e congestionano progressivamente producendo la febbre. Con quanto esposto, si spiega facilmente il perché dei raffreddori, dei catarri, delle polmoniti e di tutte le infiammazioni interne in generale.
Il raffreddore è precisamente un acuto squilibrio termico, caratterizzato da freddo esterno e febbre delle viscere. Il processo congestivo ed infiammatorio si accentua di preferenza negli organi più deboli per predisposizione personale e per mal regime di vita. Nel moribondo lo squilibrio termico arriva al suo massimo grado poiché, mentre il freddo si impossessa della sua pelle e delle sue estremità, la febbre lo consuma internamente come lo comprova il polso o l'infiammazione interna, che si riflette nell'iride degli occhi. Come alla pelle anemica corrispondono mucose congestionate e febbricitanti, cosi l'attivo lavoro della pelle decongestiona, rinfresca e vitalizza le mucose che coprono le cavità interne del nostro corpo. Malattie eruttive come la rosolia, il vaiolo, la scarlattina, ecc. ecc. sono destinate a purificare l'organismo che si trova allo stato di infermità cronica.
Nella stessa misura in cui fiorisce il -male sulla pelle, si scaricano le materie morbose all'interno del corpo. Al contrario, quando si soffocano le eruzioni della pelle, la materia perniciosa si dirige cercando un'uscita attraverso le mucose, producendo gravissime infiammazioni e congestioni nei tessuti polmonari, bronchiali, renali e nei sistemi circolatorio e nervoso. Con quanto ho detto, si spiega come le affezioni acute senza febbre esterna siano le più gravi e più difficoltose da curare. In infermi cronici, estremamente indeboliti la cui vitalità è consumata per intossicazione e per impotente sforzo difensivo della Natura incompresa, mutilata e soffocata con farmaci, è comune vedere che il termometro sotto il braccio accusa 35 gradi centigradi mentre la febbre interna è all'incirca sui 40 gradi e più e si manifesta, per la inusitata attività del cuore, con un polso di 120 battiti al minuto. Come si vede in questo caso, e lo abbiamo comprovato una infinità di volte, il termometro serve solo per perturbare il criterio, in quanto si riferisce a febbre. Invece il polso è la guida più sicura per comprovare la temperatura normale o anormale del corpo umano, secondo la mia Dottrina, sempre che i nervi non siano addormentati per intossicazione intestinale o medicamentosa.
Esiste una relazione stabile fra l'attività del cuore e la temperatura interna del corpo. Nello stato di riposo, in un adulto 70 pulsazioni al minuto corrispondono ad un calore pari a 37 gradi centigradi all'interno del ventre; 80 pulsazioni accusano temperatura sopra i 37° ½ ; 90 pulsazioni per minuto rivelano una febbre di 38 gradi; 100 pulsazioni corrispondono a 39 gradi di febbre, con 110 pulsazioni si aumenta a 39° ½ ; con 120 si hanno 40 gradi di febbre e, quando si aumenta i 120 battiti al minuto, si ha la certezza che il calore interno del corpo si è elevato sopra i 40 gradi. Man mano che la temperatura aumenta all'interno del ventre, accelera proporzionalmente l'attività del cuore, che si manifesta con un polso rapido sempre più, anche quando il termometro posto sotto l'ascella non registra calore normale.
Il polso inferiore ai 70 battiti denuncia una debolezza nervosa dovuta ad intossicazione intestinale o medicamentosa. Nei bambini appena nati, normalmente le pulsazioni arrivano fino a 150 battiti al minuto, a tre anni il numero normale è di 100 e a quattordici di 75, per ridursi a 70 a vent'anni. Passati i sessanta il polso accelera fino a 80 pulsazioni al minuto; ciò è dovuto all'aumento di calore interno del corpo per anemia della pelle degli anziani. La febbre interna che, come abbiamo detto si origina per lo sforzo digerente che esige l'elaborazione degli alimenti inadeguati, si fa cronica per i comuni abusi che si commettono nell'alimentazione e per l'effeminamento della pelle. Salvo una privilegiata costituzione organica, se costantemente per varie volte al giorno forziamo il lavoro dell'apparato digerente con alimenti indigesti, congestioneremo in forma permanente, più o meno grave, le mucose, pareti dello stomaco e gli intestini. I tessuti di questi organi si fanno spugnosi in grado variabile ritenendo maggiore quantità di sangue del normale, come rivela l'esame dell'iride degli occhi dell'infermo.
Questo stato congestivo degli organi della digestione, eleva in loro la temperatura normale, poiché il sangue porta calore e la sua maggiore affluenza si traduce in aumento della temperatura interna con la diminuzione del calore della pelle e delle estremità del corpo. Rimane così spiegato lo squilibrio termico costituente lo stato dell'infermo, senza distinzione dei sintomi, come vedremo. Si spiega pure l'esistenza della febbre interna, che non viene rivelata dal termometro e che è caratteristica negli infermi cronici, ed inoltre la febbre esterna, propria delle affezioni acute.
Febbre locale Oltre alla febbre interna, che si origina e mantiene nell'intestino, si presenta generalmente negli infermi, una febbre locale nella zona o organo del corpo direttamente compromesso dal disordine generale, che inizia sempre nell'apparato digerente. Così, se si piantasse una spina in un dito, si noterebbe ben presto un'infiammazione locale con aumento della temperatura precisamente nel punto affetto. Fenomeno analogo si produce nella polmonite, nella nefrite, nell'appendicite, nel reumatismo acuto ecc. ecc. Il trattamento curativo dovrà quindi contemplare questi due aspetti dello squilibrio termico che permettono una immediata normalizzazione se si vuole ottenere una perfetta guarigione o, per meglio dire, un ritorno alla salute. Il freddo abituale alla pelle, piedi e mani denuncia febbre interna, con deficiente circolazione sanguigna nelle estremità e superficie del corpo; il sangue che manca in queste regioni, si trova stagnante all'interno dell'organismo, di preferenza nel ventre. In queste condizioni di squilibrio termico del corpo, le funzioni organiche si alterano fondamentalmente sempre più, rovinando la vitalità dell'infermo e portandolo infine alla morte per denutrizione ed intossicazione, a causa delle putrefazioni intestinali elaborate nel ventre febbricitante. La febbre interna - E' il nemico che dobbiamo combattere in tutti gli infermi poiché solo con essa si dà vita al microbo; quindi teniamo presente che, con 37 gradi di calore nel corpo non vi è virulenza microbica, come spiegherò più avanti.
NUOVA MEDICINA GERMANICA: LE ALLERGIE ... Copyright by Dr. med. Ryke Geerd Hamer -
FONTE
Le allergie sono segnali d’allarme.
Nella Nuova Medicina Germanica® è assurdo domandare se processi psichici possono “scatenare” processi fisici. Nella Nuova Medicina Germanica® i processi psichici sono equivalenti, paralleli e sincroni ai processi cerebrali e fisico/organici.
In questo si differenzia fondamentalmente da tutte le direzioni della medicina conosciuta fino ad ora, specialmente dalla cosiddetta medicina ufficiale. Si basa su 5 leggi biologiche, le quali possono trovare applicazioni in ogni singolo caso di una cosiddetta malattia nell’essere umano e nel mammifero.
Tutte queste nuove possibilità di conoscenza e possibilità del guarire si deducono dalla comprensione della regola ferrea del cancro e della cosiddetta DHS che ormai sono diventati termini medici usuali.
Quasi nessuno si può immaginare quanto la regola ferrea del cancro cambierà l’intera medicina. Il punto chiave di questa regola è la DHS (sindrome di Dirk Hamer)! Nel momento stesso della DHS si decide dove il paziente assocerà il suo choc conflittuale.
La DHS è un episodio conflittuale di choc, grave, estremamente acuto / drammatico e psichicamente isolante che coglie l’individuo “sul piede sbagliato”. Il modo inaspettato dell’essere colpito ha un significato più grande della “valutazione psicologica del contenuto” del conflitto. Si tratta sempre di un episodio vissuto in modo conflittuale, non magari un colpo del destino o un evento, al quale il paziente non avrebbe potuto cambiare niente in ogni caso.
Gli psicologi cercano sempre questi conflitti che sembrano psicologicamente rilevanti, conflitti latenti, che si sono costruiti in tempi lunghi, e derivano spesso già dall’infanzia o dall’adolescenza. Non avevano mai considerato l’aspetto “di non esserselo aspettato”. Perciò tutte le statistiche di natura psicosomatica non avevano senso, in quanto non avevano imparato a “pensare biologicamente”. La causa si trova nel fatto che gli psicosomatici hanno preso troppo la strada degli psicologi invece di basarsi su un fondo di biologia, ricerca comportamentale e ricerca dei primati. Si discuteva senza fine di potenziale stressante o di ricerca sullo stress, senza rendersi conto che lo stress era solo una conseguenza della DHS, un sintomo della fase di conflitto attivo.
Quando siamo colpiti da un tale enorme choc conflittuale, una DHS, che ci giunge contemporaneamente anche in isolamento psichico, allora non si programma solo il conflitto stesso nel momento della DHS ma nello stesso istante si forma anche il focolaio di Hamer (HH), che segna una determinata zona nel cervello. Ad ogni tipo particolare di choc conflittuale, che chiamiamo conflitto biologico corrisponde un’area particolare nel nostro cervello e contemporaneamente anche una zona organica specifica. L’essere umano e l’animale nel momento stesso della DHS “prendono nota”, senza esserne consapevoli, anche di tutte le circostanze concomitanti alla DHS. Queste circostanze concomitanti provocano più tardi la cosiddetta allergia.
Un professore di allergologia, compreso il concetto, una volta si è espresso cosi:
Se tu subisci una DHS con un conflitto biologico di separazione durante un commiato e nel mentre passa una mucca, in seguito avrai una “allergia alla mucca”, hai appena dato un morso ad un’arancia, svilupperai una “allergia all’arancia”. È espresso in modo un po’ sciatto, ma fondamentalmente è corretto.
Se si presenta più tardi una di queste circostanze concomitanti, tutto il conflitto si può ripresentare come cosiddetta recidiva. Il quadro è che da un tale binario laterale uno si ricongiunge sempre sullo stesso binario principale.
I binari venivano considerati in passato nella Nuova Medicina Germanica® come molto interessanti, anche di una certa importanza, ma non come processi centrali. Questa considerazione è cambiata drasticamente, da quando abbiamo compreso sempre meglio, quale funzione elementare e centrale riveste la DHS. In quanto la DHS ha in confronto ad altri momenti e tempi della vita una qualità molto specifica: l’individuo non memorizza solamente ogni minimo dettaglio nel momento della DHS, come in una fotografia momentanea con il flash, includendo anche suoni o rumori, odori e sensazioni di ogni tipo, anche sensazioni gustative, ma l’individuo ricorderà a vita tutte queste registrazione. Questo ci dimostra che questi eventi sono di qualità differente rispetto ad altri che viviamo comunemente e che ricordiamo poi, più o meno.
In passato il primo amore avveniva quasi sempre nel fieno. Spesso questo primo atto d’amore intimo comportava complicazioni o piccole catastrofi. Se questa catastrofe era una DHS, questo odore del fieno si imprimeva come “binario” nel complesso conflittuale. Ogni volta, quando l’interessato avvertiva l’odore del fieno, perfino senza pensarci, si ritrovava di nuovo sul “binario”. Quasi sempre l’interessato aveva subito la prima volta un conflitto biologico “questa cosa mi puzza”. Durante le recidive, che chiamiamo allergie e che possiamo testare con i nostri cerottini, il paziente manifestava nella fase di guarigione regolarmente una “rinite da fieno”. Il paziente avrebbe potuto manifestare naturalmente questa rinite da fieno (senza fieno) anche se avesse subito con la stessa o con un’altra donna, di nuovo nello stesso modo, una paragonabile catastrofe, durante il rapporto intimo.
Si tratta in questo caso di un sistema d’allarme dell’organismo molto valido, molto attendibile. Se l’individuo ha percorso già in passato una DHS in una faccenda uguale o simile, l’organismo è più attento verso quel tipo di conflitto biologico. Espresso in modo negativo si potrebbe dire: il paziente cade sempre di nuovo nella stessa trappola. Espresso in modo positivo si potrebbe dire: il paziente sta estremamente attento e reagisce immediatamente con un programma speciale.
Un’allergia nel modo come l’immaginavamo fino ad ora non esiste. Tutte le allergie, che possiamo comprovare con i nostri test allergici, sono sempre “tratti di binari secondari” in relazione con una DHS .
Perciò dobbiamo sviluppare una comprensione nuova delle cosiddette allergie.
Le allergie sono segnali d’allarme del nostro organismo nel senso: “Alt, in una tale situazione è capitata una DHS, stai attento, a non esser colto sul piede sbagliato un’altra volta!”
Specialmente per gli animali queste “allergie” sono segnali d’allarme molto importanti per la sopravvivenza secondo i concetti della Nuova Medicina Germanica®.
Dobbiamo renderci conto chiaramente, che i nostri antenati ed anche gli animali selvatici, che non hanno un’abitazione che si può chiudere, non hanno un letto, non hanno un frigorifero pieno e non hanno un telefono, devono stare all’erta giorno e notte da diversi nemici, predoni, concorrenti ecc. E se adesso un animale ha subito una DHS perché non aveva sentito i richiami d’allarme degli uccelli, e solo grazie alla fortuna e con l’ultima forza è scampato alle grinfie di un leopardo, allora in futuro tutte questi binari concomitanti della DHS servono come utili segnali d’allarme: ”Attenzione, anche allora gli uccelli facevano richiami d’allarme così … dopo poco è apparso il leopardo!”
Noi esseri umani abbiamo sempre la tendenza ad escludere questi segnali d’allarme, cioè il comportamento istintivo. Questo è un errore. Certamente esistono dal punto di vista biologico delle possibilità di sopraffare l’organismo, come lo conosciamo per esempio dalla cosiddetta “desensibilizzazione”. Con ciò viene segnalato artificialmente all’organismo, che il pericolo di prima non è più tale. Fondamentalmente la desensibilizzazione veniva tentata senza senso e senza conoscenza del conflitto originale; a livello sintomatico ha anche funzionato spesso, dal punto di vista biologico però era insensata. La maggior parte dei sintomi, che intendiamo come allergie, come eritemi cutanei, riniti allergiche, sono sempre eventi già in fase di guarigione, dopo una breve recidiva di conflitto.
Con questi esempi si può comprendere quanto è importante risalire alla DHS, per rendersi conto dell’esatta situazione che era presente nel momento della DHS.
Un approccio del tutto differente avviene da parte della medicina tradizionale, la cosiddetta medicina moderna, che considera le malattie come maligne, nemici dell’uomo, simili a batteri, virus, pidocchi, pulci ecc.
Un cancro secondo la comprensione della medicina ufficiale è una cellula impazzita, che si moltiplica senza senso e tenta di rovinare l’organismo, distruggendo prima il sistema immunitario e dopo “sbranando” l’intero organismo. Storie biologiche di predatori senza senso e senza comprensione.
Se il nostro cervello è il computer del nostro organismo, lo è in tutto. Non ha senso immaginarsi che alcuni processi dell’organismo succedono aggirando il computer.
Veramente strano che nessuno ha avuto l’idea che il cervello, come computer del nostro organismo, potesse essere responsabile anche per tutte le cosiddette “malattie”.
L’intera medicina deve cambiare radicalmente!
REALITY SHOW CONFINDUSTRIA ... di Marco Travaglio - Signornò, da L'Espresso .
Ogni tanto Emma Marcegaglia sventola la bandiera della legalità. Ma poi, a parte la minaccia di espellere gl'imprenditori che pagano il pizzo alle mafie, si ferma lì. Soprattutto quando, alle adunate di Confindustria, le tocca ospitare Silvio Berlusconi. Evocare la legalità in sua presenza è come parlare di corda in casa dell'impiccato. Infatti l'argomento viene pudicamente accantonato. Almeno da lei. Lui invece ne parla eccome, come ha fatto al recente forum di Parma, dove ha arringato la platea confindustriale contro i magistrati e la Consulta. Risultato: 26 applausi in meno di un'ora, uno per ogni menzogna. Ha subito promesso "una legge che darà il diritto di parlare al telefono con riservatezza", perché "il presidente del Consiglio è stato intercettato 18 volte da una magistratura periferica" (quella di Trani).
Falso: Berlusconi non è mai stato intercettato in vita sua. Né prima del 1994, né dopo che fu eletto deputato (e come tale non intercettabile senza l'autorizzazione della Camera). Se la sua voce è stata talvolta registrata è perché i pm intercettavano persone sospettate di commettere reati e queste parlavano con lui: Dell'Utri, l'immobiliarista Della Valle, Cuffaro, Saccà e - ultimamente a Trani - Innocenzi e Minzolini. Per evitare che il premier venga intercettato non c'è bisogno di nuove leggi: basta che lui selezioni meglio gli interlocutori. Non è difficile. Ogni anno gli italiani intercettati sono 15-20 mila: perché non prova a parlare con gli altri? Sono decine di milioni.
Sempre dinanzi agl'imprenditori plaudenti, il premier ha fornito dati falsi sulla Corte costituzionale: gli "11 membri su 15 nominati da tre presidenti della Repubblica vicini alla sinistra" (Scalfaro, Ciampi, Napolitano) esistono solo nella sua fantasia. Nessuno dei 15 giudici costituzionali è stato nominato da Scalfaro; quattro li ha indicati Ciampi e uno solo Napolitano (un giurista fiorentino vicino alla destra cattolica).
Farlocca anche la cifra di "2.550 udienze" processuali subìte dal Cavaliere. Solo 10 dei suoi 16 processi sono approdati al dibattimento: per giungere a quel totale iperbolico, avrebbero dovuto protrarsi ciascuno per una media di 255 udienze. Cosa mai accaduta in nessuno dei dieci. Per chiudere degnamente l'arringa, Berlusconi ha domandato agl'imprenditori: "Quanti di voi non hanno mai rischiato di essere intercettati?". Silenzio. E lui: "Avete tutti uno scheletro nell'armadio, eh?".
A parte la stranezza di un premier che si vanta spudoratamente delle sue statistiche giudiziarie da criminale incallito ("Sono il più grande imputato di tutti i tempi nell'universo"), l'ultima domanda avrebbe raccolto fischi e pernacchie persino nell'ora d'aria di San Vittore. Anche lì qualcuno avrebbe ribattuto, offeso a morte: "Scusi, ma lei come si permette? Parli per sé". Invece la platea confindustriale s'è abbandonata, forse comprensibilmente, alla più sfrenata ilarità. Si attende con ansia la prossima lezione di legalità della sora Emma.
(Vignetta di Natangelo)
LA VERA ANOMALIA ITALIANA ... di Gianfranco La Grassa.
1. Tutti quelli che mi leggono sanno come la penso sulla sedicente seconda Repubblica, mai nata; sul suo atto di fondazione ufficiale, quelle sporche “Mani pulite” cui diedero impulso i nostri parassitari gruppi industriali privati, complici e succubi della ben nota “manina d’oltreoceano” di geronimiana memoria. Tutti sanno pure che prima ci fu la riunione sul panfilo “Britannia”, divenuto più che altro simbolo delle decisioni prese in merito allo smantellamento della nostra industria (e finanza) pubblica. Si sa ormai anche del “granellino nell’ingranaggio” rappresentato dalla discesa (obbligata) di Berlusconi in campo, che approfittò di una “piccola” dimenticanza degli organizzatori del mascherato colpo di Stato: non si era tenuto conto dell’elettorato Dc e Psi (e altri minori), che mai avrebbe votato uno schieramento politico, il cui nucleo era costituito dai rinnegati del “comunismo” (quello che preferisco definire piciismo), con attorno gli scampoli peggiori e più deteriori dei vecchi partiti governativi; uno schieramento che sembrava nell’insieme ricordare la struttura politica delle ormai dissoltesi “democrazie popolari” dell’est, dove un partito comunista si attorniava di partitini che non contavano un bel nulla.
Fu così facile ad un Berlusconi, filoatlantico e dunque filoamericano, giocare (e tuttora il gioco continua) sulla presunta continuità comunista degli ex piciisti (ormai pidiessini e poi via via tanti altri nomi), mentre in realtà questi ultimi, rinnegando tutto il passato e ormai privi di storia, di radici e di valori, erano dei puri sicari prezzolati del peggiore dei capitalismi italiani e internazionali. Dall’altra parte, non si trovò di meglio che definire lo schieramento berlusconiano una riedizione del fascismo. Da 16 anni abbiamo un fascismo sempre montante, una libertà sempre conculcata, mentre forsennati indecenti berciano e urlano portando l’infezione in ogni ambito della società, ormai anarcoide e bisognosa veramente che finalmente si dia un colpo definitivo, non fascista ma certo d’ordine, a questi mostruosi spezzoni di uno schieramento, che non avendo assolto bene il loro ruolo di scherani filoamericani, si stanno spappolando in mille miasmi velenosi e cancerogeni.
Così da quasi un ventennio, nel mentre “fini” politologi (vecchi e dementi) cianciano di una mai esistita seconda Repubblica (adesso parlano perfino di una Terza), abbiamo un “comunismo” e un “fascismo” puramente virtuali che ancora si battono come 70 anni fa. E, ancor peggio vanno le cose, quando poi ci s’inventa che esiste la sinistra contro la destra. Alla fine si scopre che il partito più vecchio fra quelli esistenti è la Lega. Tutto il resto è soltanto un paio di branchi, che uniscono vecchi residuati a torme nuove; il tutto senza, lo ripeto, un passato, delle tradizioni, un sistema di valori, un minimo di capacità di dare coerenza a un variegato crepitare di scemenze senza capo né coda, che di politico non hanno proprio nulla. Tutti urlano, strepitano, si fingono condottieri di ingenti masse, e poi si dividono fra loro, intriganti, invidiosi, biliosi, scassinatori di coscienze, del resto anch’esse non più tali, ma solo scatole riempite di meschini calcoli, che da Roma si diramano fino all’Italia comunale e anzi rionale.
La “destra” (il “fascismo” sempre montante come una panna che non riesce) ha bene o male trovato un capo che, per motivi misteriosi, è “carismatico”. Se manca lui, è il caos più totale. La “sinistra” (il “comunismo”, sempre vivo come lo sono quelli del Convento dei Cappuccini a Palermo) è ormai fuori di senno; dal tempo del rinnegamento non riesce a trovare un capo che sia un capo, malgrado si agitino e strillino ex magistrati e questurini (e agenti dei servizi segreti) e qualche guitto da avanspettacolo.
Comunque, come detto altre volte, si deve sempre tenere ben fermo dov’è la causa e dov’è l’effetto; qual è l’azione e quale la reazione. L’azione è stata quella della “manina d’oltreoceano” con la nostra “buona” Confindustria (guidata da quell’Agnelli che disse: i miei interessi di destra sono meglio difesi dalla sinistra) quale sua succube e complice. Fu facile approfittare del crollo del “socialismo reale”, del buon training al trasferimento di campo portato avanti per tanti anni dall’eurocomunismo alla Berlinguer, unitosi all’antifascismo “laico” erede dei voltagabbana del 1943. Bastò mettersi d’accordo con il Pci, che già nell’89 dichiarò il proposito di abiurare il comunismo, e il gioco fu fatto: una bella accolita di sicari fedeli perché sempre ricattabili. Una spruzzata di cattolici e “laici antifascisti” (già da tempo guidati da chi aveva messo in piedi “Repubblica”) e l’accozzaglia denominata “sinistra” fu pronta a mettersi in moto. E questa sinistra fu per di più progressista, avanzata sul piano del permissivismo più bieco, del tutto è consentito, del relativismo più assoluto, del moralismo intransigente per gli altri e dell’indulgenza per se stessi; insomma del cosiddetto politicamente corretto, la più grande perversione dell’intelletto umano mai inventata.
La reazione è stata quella degli altri, di coloro che hanno giocato alla difesa della famiglia, della patria (minuscolo per non offendere quelli che comunque hanno creduto nella Patria, anche se il sottoscritto non ci crede), dei valori della tradizione, un po’ sbrecciati invero da troppi affarismi e flussi di denaro, ecc. Comunque, questa è stata una reazione, sbagliata, a mio avviso “malata”, ma una reazione all’aggressione del virus infettivo proveniente dall’altra parte. In ogni caso, un inganno dietro l’altro, un pasticcio dietro l’altro, una confusione immane.
2. Si ferma qui la completa illusione ottica in cui siamo immersi da quasi vent’anni? Nemmeno per sogno. Ve n’è un’altra ancora più divertente (si fa per dire). Abbiamo un Premier in pieno conflitto di interessi, così si sostiene. Abbiamo un Premier che è anche imprenditore e farebbe le leggi ad hoc per la sua impresa, così si urla. Qui raggiungiamo l’apice del comico. La risposta più semplicistica potrebbe essere: non abbiamo subito per mezzo secolo e più leggi fatte per favorire la Fiat, il cui proprietario restava imprenditore e non Premier e nemmeno ministro? E non abbiamo, in Italia non più che nel paese principe del capitalismo e della “democrazia” (Usa), fior di Governi che si scervellano per non danneggiare, anzi favorire, le banche, pur tuonando contro la finanza divoratrice e causa della recente crisi? E si potrebbe continuare, ma non andremmo al cuore del problema.
Non soltanto il marxismo, accusato di mettere al centro il fattore economico, ma anche e ancor più le teorie dei dominanti, hanno sempre avuto come sottofondo, come leitmotiv, la predominanza degli interessi economici sulle scelte politiche. La crisi ultima è stata enfatizzata come principale pericolo per il sistema della “civiltà occidentale” e, in particolare, per il suo predominante paese, gli Stati Uniti, di cui molti vedevano lo sprofondamento persino nei confronti della tapina Europa Unita. Adesso, i dementi marxisti, che sono però pochini, sono rimasti senza “crollo del capitalismo”. I più, fra i critici, che seguono le teorie economiche e finanziarie dominanti, insistono che lo sprofondamento ci sarà, che “lutti e dolori” sono in agguato; la finanza è sempre sulla cresta dell’onda, quale Regina (e strega) cattiva di “Biancaneve”, e farà infine mangiare la mela avvelenata alla povera verginella: l’economia sana dei sani produttori.
Nessuno è in grado di dire se siamo proprio ormai fuori della crisi, se ci sarà qualche ritorno di fiamma, se ancora si dovrà “soffrire” per risalire la china; né sappiamo quale tipo di risalita ci aspetta. Intanto, però, si capisce che la nazione più “in sofferenza” è l’Italia; guarda caso, è il paese in preda alle convulsioni pseudopolitiche appena sopra sinteticamente elencate. Gli Usa, e non per merito di aver scelto un nero alla presidenza, dimostrano di avere maggiori capacità reattive dell’Europa. Che cos’è, un caso, una sorta di evento erratico? Per nulla affatto. E’ solo la banalità degli economi(ci)sti: marxisti (degenerati in fedeli di una religione) o di altre scuole più accreditate nelle “alte Accademie” del sapere “occidentale”. In realtà, al primo posto non sta l’economia bensì la politica, il conflitto multipolare riapertosi, lo scontro tra diverse politiche delle “sfere di influenza” elaborate dai vari centri strategici dei dominanti in conflitto.
Un conflitto sempre mascherato, soprattutto all’inizio di un’epoca del genere, da diplomazie, da accordi, da firme di trattati (l’ultimo è il nuovo trattato sulle armi nucleari). La politica si pone in primo piano. Gli Stati nazionali “tornano”; nel senso che erano spariti solo nelle teste di “grandi” pensatori economici o politici, perfino di alcuni “terribili ultrarivoluzionari”, storditi dal solo presunto predominio delle multinazionali (anzi ormai transnazionali sempre per queste teste che in realtà non pensano). Siccome non erano mai spariti, ma semplicemente surclassati per un decennio o poco più da uno solo di essi, gli Stati sono tranquillamente di nuovo in vista. L’economia (e la finanza in particolare) sono strumento di questo conflitto tra strategie dei vari gruppi dominanti e delle diverse potenze. Come per qualsiasi strumento, possono verificarsi cattivi usi, usi smodati, l’apparenza che lo strumento ormai vada per conto suo in mani poco capaci o molto rapaci; ma se poi si guarda ex post, per un periodo di media lunghezza, riappare in tutta la sua evidenza che il conflitto tra strategie politiche è quello decisivo e risolutivo.
Il problema non è quindi quello di un imprenditore che fa politica, che cadrebbe nel conflitto di interessi. Queste sono le idiozie di coloro che non vedono una vera grande anomalia italiana, che è però in gran parte anche europea; è l’anomalia di tutti i paesi che restano subordinati alla predominanza di una potenza nell’epoca delle lotta multipolare tra potenze. L’anomalia è costituita dal fatto che l’intero ceto detto politico è subordinato alla sfera economica, la politica è prona di fronte all’imprenditoria; e magari, in particolare, a quella finanziaria. Questo è quanto avvenne – situazione paradigmatica – nella Repubblica di Weimar, dove la finanza era succube di quella americana, ma in quanto quest’ultima era a sua volta intermediaria della predominanza dei centri strategici statunitensi sulla Germania sconfitta, che ebbe ancora un sussulto (nazista, questa è la storia, piaccia o non piaccia) per spazzare via la sua subordinazione e rimettersi in conflitto per la supremazia mondiale, restando poi ancora sconfitta in guerra, dopo la quale, nel campo capitalistico, gli Usa assunsero la posizione centrale e preminente.
L’anomalia grave italiana non è in Berlusconi, è nel fatto che due branchi pseudopolitici – senza storia, né tradizioni, né radici, ecc., tutte cose già dette – sono puri sicari della sfera economica (e finanziaria), che è tramite per il nostro asservimento rispetto ai centri finanziari statunitensi (o quelli che si fingono internazionali, ivi compresi gli europei, ma sono sempre dominati dagli Usa); i quali, a loro volta, sono strumento dei centri strategici di quel paese, che si sta attrezzando al conflitto multipolare con le potenze in crescita “ad est”. Anche gli altri paesi europei stanno di fatto nella stessa situazione di servilismo verso gli Stati Uniti; l’unica differenza è che lì vi sono forze politiche che, in qualche modo, hanno una storia e delle tradizioni, ecc. Per cui la subordinazione di quei paesi è più “ordinata”, passa per canali che appaiono politici. In Italia, la subordinazione è accompagnata dalla più totale disorganizzazione, anarchia, urla e strepiti, mazzette intascate e puttane che influenzano indirizzi pseudopolitici; ecc. La differenza non è però enorme.
Nemmeno si tratta di vera anomalia storica, se si pensa appunto al paradigma costituito da Weimar. Si tratta solo di capire meglio come si costituisce la rete di subordinazione in una situazione di incipiente multipolarismo come quella attuale, e di capire la particolarità italiana; la più deteriore certo in Europa, ma non a causa di Berlusconi, bensì per come si è configurata quell’azione/reazione di cui si è parlato alla fine del primo paragrafo. Questo dobbiamo capire e qui si vedrà chi ha più filo da tessere per forgiare le categorie adeguate ad afferrare la situazione. Certamente non saranno le melmose e sbrecciate categorie del fascismo e dell’antifascismo, del comunismo e dell’anticomunismo, in una parola della destra e della sinistra. Qui sta l’inganno, qui sta la vergogna di un ceto intellettuale (per quattro quinti di “sinistra”) che bercia e inonda di ciarpame i media e l’editoria, ben protetto e pagato dal peggiore capitalismo di ogni epoca storica. Contro tutto questo dobbiamo muoverci, altro che contro l’anomalia berlusconiana, foglia di fico che copre le vergogne immonde di una classe dirigente e di un ceto intellettuale ignobili e fonte di infezione. Disinfettiamo il nostro paese!
L'AUTOBUS CHE MANGIA LE POLVERI ... di Marco Cedolin
Il sistema Luft è stato sperimentato sul tetto di un autobus che ha viaggiato per 18 giorni lungo le strade della Capitale
Lo scorso 30 settembre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato l'intenzione della sua amministrazione d’introdurre massicciamente in tempi brevi un meccanismo che, montato sugli autobus cittadini, può essere in grado di assorbire le polveri sottili presenti nell’aria a causa dell’inquinamento.
Tale meccanismo, denominato sistema Luft, è già stato sperimentato sul tetto di un autobus che ha viaggiato per 18 giorni lungo le strade della Capitale, sembra con ottimi risultati. In particolare la sperimentazione, condotta anche con la partecipazione del dott. Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, ha messo in luce la capacità del sistema di assorbire non solo le polveri di maggiori dimensioni (PM 10 e 2,5) ma anche le nanopolveri, estremamente più pericolose per salute in quanto in grado di penetrare all’interno dei tessuti umani e del sangue.
Il meccanismo (che potrebbe in futuro venire montato non solo sugli autobus, ma anche sui taxi, sui mezzi adibiti alla raccolta rifiuti ecc.) è basato su un sistema di filtrazione elettrostatica con tre celle ad alto rendimento alimentate dal mezzo stesso. L’esemplare montato sul tetto dell’autobus per la sperimentazione è stato in grado di filtrare 10 mila metri cubi di aria ogni ora, abbattendo le concentrazioni del particolato aerodisperso, con rendimenti nell’ordine del 90%.
Proprio i risultati della sperimentazione del sistema Luft, estremamente incoraggianti, soprattutto a fronte del fatto che il sistema sembra essere in grado di abbattere anche le nanoparticelle e non solamente le meno pericolose polveri sottili, hanno indotto il sindaco Alemanno ad investire cospicue risorse (dal momento che ogni impianto costerà circa 20 mila euro) per la seconda fase del progetto. Seconda fase durante la quale una decina di autobus, scelti fra quelli che coprono i percorsi oggetto di maggiore inquinamento, già individuati e segnalati ai cittadini, verranno equipaggiati con il sistema Luft.
Stupisce un poco constatare come proprio da un comune amministrato dal centrodestra (tradizionalmente la parte politica meno sensibile ai problemi ambientali) sia partito uno dei primi progetti mirati a contrastare concretamente l’inquinamento, attraverso un sistema che, perlomeno stando ai primi dati, sembra avere i numeri per farlo. Tutto ciò mentre la maggior parte delle amministrazioni delle grandi città italiane, molte delle quali di centrosinistra e con assessori dichiaratamente ambientalisti, continuano ad affrontare il grave problema dell’inquinamento, attraverso tutta una serie di contromisure tanto inefficaci quanto anacronistiche. Contromisure che vanno dal blocco del traffico alle targhe alterne, dall’introduzione del car sharing alla limitazione della circolazione alle auto più nuove (ma molte volte come nel caso del FAP perfino più inquinanti), per non parlare degli improbabili investimenti finalizzati all’affitto delle biciclette, in metropoli prive di piste ciclabili, come Torino, dove circolare in bici equivale ad attraversare a piedi un’autostrada.
Così come stupisce che sia proprio il Comune di Roma, una delle prime istituzioni in Italia a prendere coscienza, grazie alla collaborazione con il dott. Montanari, del problema costituito dalle nanopolveri, fino ad ora misconosciuto tanto dal legislatore quanto dalla politica.
L'AFFONDO DI MASI CONTRO SANTORO"DANNEGGIA L'AZIENDA, VA LICENZIATO" ... di GOFFREDO DE MARCHIS -
FONTE
"Alla luce delle ultime evenienze", scrive Mauro Masi riferendosi alla serata di "Rai per una notte". Il direttore generale ha mandato ieri mattina una lettera formale al presidente del Cda Paolo Garimberti e ai consiglieri per chiedere una riunione ad hoc e straordinaria sulla situazione complessiva "legata al signor Michele Santoro". Viale Mazzini dovrebbe cioè valutare se i comportamenti del conduttore danneggiano o meno "la credibilità dell'azienda" e se il suo contratto "al di là di ogni giudizio di merito, travalica i limiti della gestione ordinaria e dei poteri del direttore generale". In parole povere, significa che è partito l'attacco finale a Santoro. Obiettivo: la risoluzione del contratto. Ovvero, la cacciata dalla Rai.
È la posizione muscolare caldeggiata da Silvio Berlusconi e condivisa, non a caso, dal viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani. È anche il modo per mostrare al premier che la Rai non sta con le mani in mano e si muove contro Santoro. Le intercettazioni di Trani del resto parlano chiaro. Sappiamo quanto il Cavaliere si arrabbi se non vede un'adeguata reazione ad Annozero. Da ieri sono al lavoro gli avvocati dell'ufficio legale Rai per vagliare la minima violazione degli obblighi contrattuali eventualmente consumata a Bologna dall'anchorman. Si verifica il rispetto dell'esclusiva, si spulciano ospiti e maestranze per capire se qualcuno ha partecipato allo show pagato in quella giornata dalla Rai. Se la squadra santoriana ha usato telefonini aziendali. Si dà persino la caccia all'autista che ha accompagnato Santoro al Paladozza (risulta che il giornalista abbia noleggiato la macchina a sue spese). È una strada in salita, ma forse senza sbocchi. Lo sanno al settimo piano di Viale Mazzini, come nelle stanze del governo.
Garimberti ha già risposto alla lettera di Masi sul cda straordinario, con un interlocutorio "vedremo" che sa tanto di "lascia perdere". "E il carattere d'urgenza lo decido io", ha fatto sapere al dg. Persino nel Pdl si affacciano dubbi sulla strategia "faccia feroce". Il consigliere Antonio Verro, vicinissimo al premier, sembra nettamente contrario alla risoluzione del contratto. Non è diventato improvvisamente santoriano, è convinto tuttavia che non si debbano più fare autogol politici a Viale Mazzini. La via più semplice semmai è quella dei paletti: rispetto delle regole aziendali e responsabilità economica di Santoro di fronte alle multe dell'Agcom. La risoluzione del contratto per giusta causa (violazione dell'esclusiva), l'ipotesi su cui lavora Masi, ieri è stata evocata anche da Bruno Vespa. Romani però parlando con alcuni suoi collaboratori si chiede: "Santoro avrà fatto qualche errore giovedì notte? Temo di no".
Se Masi vuole andare fino in fondo ha gli strumenti per farlo. Non serve un consiglio straordinario (la lettera di ieri serve soprattutto a far lievitare il dossier contro Annozero). Già mercoledì il direttore generale può prendere di petto l'argomento nella sua consueta relazione al cda. Sempre lui può proporre la risoluzione del contratto e chiedere ai consiglieri un voto. Con quali elementi e quali possibilità di successo? I consiglieri del Pd difendono Santoro. "Con lui i muscoli non servono - dice Nino Rizzo Nervo -. Se lo cacciano un giudice lo rimanda in onda dopo 20 giorni". Secondo Giorgio Van Straten non si fa a braccio di ferro "con una risorsa della Rai". Masi comunque ha imboccato la strada dello scontro e difficilmente tornerà indietro. La considera una battaglia sulle regole. Ma avrebbe bisogno di una maggioranza compatta. Invece si rincorrono le voci che parlano di una sua sostituzione con Lorenza Lei o con lo stesso Verro. Altri che dicono che a pagare per conto di Santoro potrebbe essere il direttore di Raidue Massimo Liofredi, in veste di capro espiatorio. Mentre in Parlamento il finiano Benedetto Della Vedova si prepara a presentare un ddl per la privatizzazione di Viale Mazzini.
UN CITTADINO DI MILANO ... dalla rete
Salve, sono un cittadino dell´Italianistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in una azienda di cui è maggior azionista il Presidente del Consiglio. Anche l´assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l´assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio). Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la Tv del Presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la Tv del Presidente del Consiglio, guardo la Rai, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po´ in internet, tramite un provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di Tv o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italiastan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio..... che governa nel mio esclusivo interesse Siate felici perché vivete in democrazia!
BERLUSCONI DENUNCIATO PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO ... Il comunicato ufficiale della “Open Society Justice Initiative
FONTE
L'11 marzo 2010 la “Open Society Justice Initiative”, in qualità di terza parte indipendente che agisce solo nel pubblico interesse, ha depositato un istanza presso la Corte europea dei diritti dell'uomo in cui viene denunciato il non rispetto delle norme europee democratiche sul pluralismo dei media e sulla illegittimità del controllo televisivo di radiodiffusione televisiva in Italia detenuto dal primo ministro Silvio Berlusconi. Viene anche rilevato che all'emittente “Europa7” da più di un decennio viene di fatto negato l'accesso ad uno spazio televisivo.
James A. Goldston, direttore esecutivo dell'Open Society Justice Initiative, ha dichiarato “Questo caso evidenzia il fallimento dei governi italiani che si sono succeduti nel tempo ad affrontare il duplice problema del controllo dei media concentrato su una singola persona ed il conflitto di interessi nelle trasmissioni. La situazione italiana è inaccettabile per una democrazia e noi chiediamo alla Corte europea di sostenere i principi del pluralismo dei media".
Nel 1999 le autorità italiane hanno concesso a “Europa 7” una licenza per operare attraverso una stazione televisiva nazionale ma questa operatività non è mai riuscita a concretizzarsi fino a dicembre 2008, quando si sarebbe dovuta liberare una frequenza a lei destinata. In realtà “Europa 7” ancora oggi non è stata messa in grado di operare.
Goldston aggiunge “L'Italia ha la più alta concentrazione di controllo televisivo accentrato in un singolo individuo rispetto a tutto il resto dell'Europa. Questa mancanza di pluralità può soffocare il dibattito e limitare l'accesso del pubblico alle informazioni e alle prospettive critiche".
Come capo del governo Silvio Berlusconi controlla indirettamente la televisione pubblica dello Stato ,la RAI, che insieme alla sua più diretta proprietà, Mediaset, gli permette di esercitare il controllo su circa il 90% delle trasmissioni televisive su territorio italiano.
Nel 2004 sia il Consiglio d'Europa che il Parlamento europeo hanno condannato l'aperto conflitto di interessi che Berlusconi ha a causa di suoi interessi professionali privati e delle sue responsabilità politiche, ma la situazione da allora persiste inalterata e questa circostanza ha fatto si che l'attuale Governo venisse ripetutamente accusato di eccessiva ingerenza con le scelte editoriali della RAI, diretto concorrente finanziario dell'impero Mediaset di Berlusconi.
Il comunicato ufficiale della “Open Society Justice Initiative”
REGIONI E NUCLEARE ... di WWF Italia - Ufficio stampa
Alla vigilia delle elezioni regionali, il governo ignora il parere delle regioni ed approva il nuovo decreto
Il Governo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sui criteri di localizzazione degli impianti nucleari (AG 174), non tenendo conto dell'opposizione di gran parte delle Regioni e scegliendo di non attendere il parere della Conferenza Unificata. E' un pessimo segnale, soprattutto a ridosso del voto per le regionali 2010: si ribadisce infatti una linea dirigistica e contraria al principio di leale collaborazione tra amministrazioni pubbliche.
Il Decreto legislativo viene approvato dal Consiglio dei Ministri contro la quasi totalità delle Regioni (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale.
Questo va contro il Titolo V della Costituzione ed elude l'obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla cosiddetta Delega nucleare, legge 99/2009, che all'art. 25 stabilisce che i decreti attuativi della delega siano adottati "su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e successivo parere delle Commissioni parlamentari competenti".
Il WWF Italia in questo contesto:
- appoggia la giusta rivendicazione delle Regioni sul fatto che sia la localizzazione degli impianti che l'autorizzazione unica per il loro esercizio non possano essere effettive senza un'intesa forte con le Regioni direttamente interessate;
- ritiene che sia un paradosso che la cosiddetta Strategia Nucleare non venga compresa nella Strategia energetica nazionale (che deve considerare il mix delle fonti energetiche, comprese innanzitutto quelle alternative) che doveva essere predisposta entro il dicembre 2009, secondo quanto stabilito dal decreto 112/2008, oggi legge 133/2008;
- considera incongruo che la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito delle scorie nucleari, che ad avviso dell'associazione deve essere inclusa nella Strategia Nucleare, non sia sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica (il Decreto Legislativo in questione non la prevede);
- fa notare che è contro la normativa comunitaria il fatto che la Valutazione di Impatto ambientale sui singoli progetti di impianti dia per acquisiti gli elementi oggetto della VAS su piani e programmi: si tratta, infatti, di valutazioni su scala diversa e separate, come stabilito dalla Commissione Europea nella Direttiva 2001/42/CE;
- ritiene indifendibile lo strapotere di Sogin SpA, a cui vengono affidate impropriamente secondo l'associazione (oltre alla costruzione e alla gestione del deposito delle scorie nucleari) anche la redazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito (che sarebbe più naturale affidare all'Agenzia nucleare) o le trattative bilaterali con le Regioni (che invece dovrebbero essere gestite dai Ministeri competenti: prima di tutto il Ministero per lo sviluppo economico);
- considera poco trasparente e priva di ogni controllo la previsione di una campagna di propaganda a sostegno dell'attività di imprese private (il nucleare) con i soldi pubblici: questo aggiunge un'altra beffa ai danni dei contribuenti che già pagheranno i costi salati del nucleare, difficilmente realizzabile ed economicamente non conveniente, oltre che pericoloso dal punto di vista ambientale e della sicurezza nei confronti delle minacce militari e terroristiche.
WWF Italia - Ufficio stampa 06.84497377 – 265 – 213 – 463 - ww.wwf.it/stampa
IL POPOLO VIOLA SCUOTE ROMA! ... di Stefano Corradino
Non ci appassionano le guerre di cifre tra organizzatori, questura, giornali pro e giornali contro, emittenti che trasmettono gli eventi sociali in diretta (ben poche) e altre tv che li ignorano (pressocchè tutte). Erano più di 100mila, forse il doppio. Ma fossero stati in mille o anche solo cento. C'erano giovani vivi ieri 27 febbraio. Indignati, incazzati e mai rinunciatari. Sono scesi in piazza in tanti attraverso il più classico dei mezzi per far circolare la comunicazione: il passaparola; parola che è passata attraverso la rete, e i social network, che fortunatamente resistono ai bavagli e ai provvedimenti censori che, in questi giorni, stanno colpendo i programmi di approfondimento in tv.
La parola è passata nel silenzio assordante di buona parte dei tg, troppo impegnati a rassicurare gli italiani sul risultato di un processo. Peccato che qualcuno abbia dato il risultato sbagliato. Per carita, errare è umano. Era già capitato qualche settimana fa quando lo stesso tg aveva toppato con la combinazione del Supererenalotto dando, di primo acchitto, un numero errato. Subito corsero ai ripari trasmettendo la giusta sestina onde evitare le rappresaglie di qualche scommettitore che per un attimo ha avuto l'illusione di centrare il jackpot.
Ma oggi, chi risarcisce il cittadino, privato di un'informazione corretta? E' sufficiente correggere il tiro a posteriori quando ormai la notizia è passata? Lo schema sembra ricalcare perfettamente quello di un presidente del Consiglio. Uno a caso: si attacca, si insulta, o si deforma la verità, per poi smentire. Ma nessuna smentita avrà lo stesso effetto della notizia data a caldo. E' il primo messaggio quello che conta, rimane in testa, plasma il giudizio. E' il principio alla base del marketing pubblicitario, di cui si nutre la politica dalla nascita di Forza Italia. Ma chi fa giornalismo non può ne distrarsi nè manipolare. "Manipolare la verità è un crimine", ha scritto efficacemente Michele Serra all'indomani della sentenza, "tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende".
Cosa fare allora? Come risarcire lettori e telespettatori del torto subito? Forse basterebbe cominciare, come ha scritto Giuseppe Giulietti ristabilendo un pò di verità storica, magari leggendo il testo integrale della sentenza della Cassazione. Per scoprire che assoluzione e prescrizione sono due cose diverse. E non possono essere considerati sinonimi neanche in un dizionario padano.
ACQUA PUBBLICA: VERSO IL REFERENDUM. ZANOTELLI: MOBILITARSI PER ABROGARE LA LEGGE ...di Padre Alex Zanotelli
"Questo è l'anno dell'acqua, l'anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l'acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.
Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d'Italia. È la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. È la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura' più sacra che abbiamo:'sorella acqua'. Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, che, per l'aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell'acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell'acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.
Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso
dell'umanità (l'"oro blu"), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l'incremento demografico. L'acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un'altra strada, quella della mercificazione dell'acqua. Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang.
È già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale.
Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull'acqua, mi inducono ad
affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale, che ora deve diventare politica.
Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro: o la privatizzazione dell'acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.
Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione
nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell'acqua (22marzo). Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell'acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.
È la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due
elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l'acqua è un bene di non rilevanza economica.
Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell'acqua ad un soggetto di diritto pubblico. Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo.
Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande
vittoria per il bene comune. Sull'acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l'ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell'acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani sull'acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi. Mobilitiamoci! È l'anno dell'acqua!"
CARO DE LUCA, ...... di Gianluca Ferrara
Caro De Luca,
tempo fa avevo sentito parlare del suo abbaiare. Ma solo ieri, forse dopo la notizia della sua candidatura alla presidenza della regione Campania, mi hanno mostrato, su You tube, il video(che sta girando molto) in cui sputa con rabbia nefandezze su quel sant’uomo che è padre
Alex Zanotelli.
Vedere quel video, quella sua faccia che sembra frutto di una perfetta combinazione tra uno sceriffo del Texas e un Pitbull nostrano, mi ha inquietato e, devo confessarle, anche decisamente adirato.
Proprio da lei… da De Luca, un indagato... parlare di padre Alex Zanotelli. Non ne è degno. Dovrebbe avere almeno la dignità di tacere… Padre Zanotelli ha una conoscenza sulle tematiche ambientali che lei e tutti i suoi portaborse vi sognate. Quelli che lei, erroneamente, chiama termovalorizzatori sono solo degli inceneritori che, bruciando la spazzatura,si limitano a trasformarla in milioni di nanoparticelle che nessun filtro è in grado di catturare. Particelle talmente piccole che possono giungere addirittura al nucleo della cellula, agendo sul DNA. Si legga qualche studio... Inoltre, si ricordi anche cosa sono i CIP 6… Ma il discorso è lungo…
Vede, caro sceriffo con la testa da Pitbull, il compito di un vero prete ( ce ne fossero così…) non è tacere (il che farebbe comodo a gente di potere come lei) permettendo così che si facciano sfracelli sociali come è successo in Campania con i rifiuti, ma di denunciare e di farsi voce di chi subisce le ingiustizie da voi perpetuate a danni della collettività. Sì, proprio questo è il compito che dovrebbe avere un prete, proprio perché testimone di Gesù Cristo che sfidò l’arroganza del potere del suo tempo, un potere simile a quello che lei e i suoi compagni di partito per anni hanno esercitato in Campania rendendola una discarica e sperperando denaro pubblico. Un potere che ha reso una terra felix in infelix facendo lievitare i tassi di tumore. Tumori che con l’inceneritore di Acerra cresceranno ancor di più.
Ma perché non se lo fa costruire sotto casa sua un bell’inceneritore? Magari la sera potrebbe recarvisi per fare salubri inalazioni… Potrebbe invitavi anche i suoi compagni di partito. Che ne dice sceriffo De Luca?
Se avesse un minimo di cultura e sensibilità le parlerei di come sia profonda la spiritualità di padre Zanotelli, di come la sua testimonianza sia stata liberante e profetica per tantissimi. Di come lui paghi in prima persona e svolga con coerenza la sua missione. Ma temo che lei non abbia gli strumenti per comprendere.
Da buono sceriffo qual è, se sta ancora pensando di denunciare padre Zanotelli per procurato allarme, denunci anche a me, magari anche per averla definita sceriffo con la testa di Pitbull. In realtà, il mio vero rischio, è che qualche Pitbull mi possa denunciare per averlo accostato al suo nome. Comunque mi chiamo
Gianluca Ferrara Via Mazzini 5 Torre del Greco (Na).
UN'ALTRA MINACCIA A UN ROMPIBALLE DI RAZZA. 23 PALLOTTOLE DAVANTI AL TEATRO MILANESE DOVE VA IN SCENA GIULIO CAVALLI... di Pietro Orsatti
Giulio Cavalli è un rompiballe. Uno di quei rompiballe che ce ne vorrebbe qualche centinaio per rendere questo Paese un posto appena appena vivibile invece della fogna in cui si è trasformato. Questa sera Giulio il giullare non è riuscito ad andare in scena a Milano. Non per la neve. Non per un problema tecnico. Non è andato in scena per 23 pallottole messe in bella vista davanti al teatro. Ventitre, numero tondo ed inequivocabile. Pallottole trovate dagli agenti della Digos milanese che ormai lo seguono giorno per giorno. A cento passi dal Duomo.
Eh si, Giulio Cavalli è un vero rompiballe. Perché questa sera ha deciso di non andare in scena. Anche se il pubblico l’avrebbe voluto vedere comunque. «Facce ride… facce piagne…», uno quasi vorrebbe che la cosa finisse lì. No, Giulio è talmente rompiballe che non è riuscito e non ha voluto andare in scena con l’angoscia di sentirsi ancora e ancora minacciato. Perché Giulio è anche una persona seria e con quello stato d’animo avrebbe fatto un pessimo spettacolo e un pessimo servizio al suo pubblico. Perché Giulio è prima di tutto uomo civile e artista, voce narrante di una Lombardia colonizzata da omuncoli d’onore con commercialista brianzolo. Nomi, cognomi e presa per culo. Questa è l’arte del giullare Cavalli. Tu sei un mafioso? E io ti porto in scena, ti svelo, metto in ridicolo la tua criminalità, umanità presunta, presunto potere.
Scrivo mentre ho ancora dentro la testa le sue parole appena pronunciate al telefono. «Non se ne può più. Non di andare avanti, non di continuare a fare questa storia. Non se ne può più di fare le cose secondo i dettami della buona educazione, dell’opportunità politica. La cosa assurda è che dopo che ti minacciano la prima, la seconda, la terza volta, sembra che non sia possibile più raccontarla sta storia. Io mi sono rotto le palle di essere responsabile, ben educato».
Quando Giulio si è candidato in molti temevamo un’escalation della minaccia e dell’intimidazione. Puntualmente è arrivata. Omuncoli senza fantasia, senza onore. Fa paura il buffone? Fa paura la risata? Eh si, che fanno paura.
Giulio Cavalli è un rompiballe. Non riesce a stare a tavola e spesso sbaglia posate. E poi parla sempre forte. Ride che sembra un raglio e si specchia sempre troppo poco spesso. A volte ti fa incavolare come solo un attore di razza riesce a fare. Giulio è così. È un uomo. E andrà in scena. E farà la sua campagna elettorale. E non starà zitto e racconterà anche le sue paure. Perché Giulio è un uomo, non un quaquaraquà
IL CEMENTO CI SOMMERGERA' ... di Romina Arena
Dal
dopoguerra ad oggi investire sul mattone è stato
estremamente redditizio
Da
circa sessant’anni, da quando cioè il nostro Paese ha
ricominciato la sua ricostruzione post-bellica, investire
sul mattone e sul cemento è stato uno degli affari più
propizi e lucrosi che la storia patria abbia conosciuto. Uno
spazio vuoto, un’area verde è l’obiettivo strategico di ogni
palazzinaro che si rispetti. Si costruisce sui costoni di
roccia, su terreni friabili, a due passi dal mare, ovunque
sia possibile innalzare cattedrali e chiesette al dio
Mattone ed al dio Denaro. L’affare mette l’acquolina in
bocca a molti ed è trasversale a classi politiche e ambienti
economici. Si costruisce insensatamente in barba ai piani
regolatori non più strutturati sulla base delle necessità
territoriali, ma su quello che Marco Preve e Ferruccio Sansa
chiamano il Partito del cemento.
La
cementificazione selvaggia, spesso e volentieri abusiva,
fagocita circa 100 ettari di terreno al giorno. Questa è la
denuncia fatta, congiuntamente, da Legambiente e
dall’Istituto Nazionale Urbanistica. Fino ad oggi,
non è mai stato fatto un monitoraggio sullo sfruttamento del
suolo, sulla sua occupazione, sulla qualità del suo
utilizzo, così che case e palazzi sono spuntati come funghi
su qualsiasi terreno possibile al di là di ogni
comprensibile bisogno insediativo, complici amministrazioni
che rilasciano concessioni edilizie con disinvoltura.
Proprio le amministrazioni locali contribuiscono grandemente
al consumo di suolo, grazie all’utilizzo degli oneri di
urbanizzazione, ovvero un contributo che chi costruisce
deve corrispondere al Comune a titolo di partecipazione alle
spese che lo stesso Comune affronterebbe per fornire di
servizi la città, che con il taglio dell’Ici che ha privato
di somme consistenti le amministrazioni locali, sono
diventati le uniche entrate per sostenersi economicamente.
La cementificazione selvaggia, spesso e volentieri
abusiva, fagocita circa 100 ettari di terreno al giorno
Rimane comunque incomprensibile come la produzione edilizia
attraversi un perenne boom e contemporaneamente intere
famiglie vivano in abitazioni fatiscenti, a rischio delle
vite di chi le occupa. Come quelle perse alcuni giorni fa a
Favara, nell’agrigentino, dove due bambine sono morte
schiacciate dalla loro casa dichiarata inagibile senza che
alla dichiarazione seguisse né un’opera di manutenzione,
tantomeno il ricollocamento della famiglia in un’altra
abitazione. La circostanza è resa ancora più grave dal fatto
che mentre si assiste a questa espansione edilizia da
rivoluzione industriale, il numero di case sfitte raggiunge
percentuali ragguardevoli (oltre 135 mila a Roma, circa 35
mila a Milano e tra i 10 ed i 15 mila a Firenze).
Questo fatto di cronaca, né isolato né sporadico, porta al
centro dell’attenzione il tema della tutela del suolo e il
cattivo stato del patrimonio edilizio nazionale. Il geologo
Mario Tozzi, a proposito, ha affermato che la
speculazione edilizia, questa espansione che sembra non
conoscere crisi, fa perdere di vista quella che è la vera
necessità del settore, ovvero ammodernare l’esistente in un
Paese di cui è ben nota la fragilità geologica. Tra l’altro,
oltre al deterioramento del paesaggio, già impunemente in
atto, la deriva edilizia sta andando ad intaccare anche i
terreni agricoli alla base delle produzioni alimentari
nostrane.
Logo campagna "Stop al consumo di suolo"
Per
ribadire i concetti già fatti propri dalla campagna
“Stop al consumo di suolo”, sulla preziosità del suolo come
risorsa, Legambiente e l’Istituto Nazionale Urbanistica
hanno annunciato la creazione di un Centro di Ricerca sui
Consumi di Suolo (CRCS). Il Centro, attraverso
un’attenta azione di monitoraggio, si propone di analizzare
le conseguenze che il fenomeno cementificazione ha dal punto
di vista ambientale, economico e sociale andando così anche
ad individuare le politiche necessarie ad un buon governo
del territorio, senza dimenticare la collaborazione delle
amministrazioni locali prendendo magari come esempio il
Comune di Cassinetta di Lugagnano che non ha previsto
alcuna estensione urbanistica del piano regolatore ed il cui
sindaco
Domenico Finiguerra è tra i promotori del movimento “Stop al
consumo di territorio”.
Piuttosto che continuare a costruire lasciando che
l’esistente marcisca inesorabilmente, una mozione presentata
il 25 gennaio sulla “messa in sicurezza del territorio,
la rottamazione edilizia e per un’edilizia sostenibile”
propone, appunto, di rottamare, quegli immobili
qualitativamente scarsi, privi delle regolari norme
antisismiche e costruiti in aree non idonee; di mettere in
sicurezza il territorio ed implementare efficaci forme di
monitoraggio e gestione dei rischi, quasi a richiamare gli
intenti del CRCS.
Attualmente, però, è molto più redditizio investire migliaia
e migliaia di euro in opere tanto elefantiache quanto
inutili (la TAV in Val di Susa il Ponte sullo Stretto tra
Villa San Giovanni e Messina) sulle quali specula il
malaffare, impera la corruzione e per le quali si deturpa il
paesaggio
I SORRISI DEI BAMBINI PRIMA DEL LAGER... di GIAN ANTONIO
STELLA
C'è un ossario digitale di bambini ebrei, da questa
mattina, online: le foto di Fiorella e Samuele, Roberto e
Giuditta e tutti gli altri piccoli, coi fiocchi tra le
trecce e il triciclo e il vestito da marinaretto, scattate
prima che fossero caricati sui treni per Auschwitz.
Dal solo ghetto di Roma ne portarono via 288: quelli che
passarono per il camino furono 287. E intanto gli opuscoli
del Terzo Reich incoraggiavano le mamme germaniche: «Offrite
un bambino al Führer ché ovunque si trovino nelle nostre
province tedesche gruppi di bambini sani e allegri. La
Germania deve diventare il Paese dei bambini».Ferma il
respiro, rileggere quelle righe propagandistiche della
dispensa Vittoria delle armi, vittoria del bambino o i
proclami nel Mein Kampf di Adolf Hitler («Lo Stato razzista
deve considerare il bambino come il bene più prezioso della
nazione») mentre riaffiorano su internet quelle immagini di
piccola felicità familiare e domestica.
Per questo, 66 anni dopo la retata del 16 ottobre 1943 e
dieci dopo l'istituzione nel 2000 del Giorno della memoria,
il Cdec, il Centro documentazione ebraica contemporanea, ha
deciso di metterle online. È sulla rete, inondata di pattume
razzista, che si trovano migliaia di rimandi a siti che
strillano «L'olocausto, una bufala di cui liberarsi» e «Il
diario di Anna Frank: una frode» o arrivano a sostenere che
ad Auschwitz c'era una piscina «usata dagli ufficiali delle
SS per guarire i pazienti».
È sulla rete che siti multilingue di fanatici sedicenti
cattolici («Holywar»: guerra santa) si spingono a indire un
«giorno della memoria» per ricordare «l'olocausto comunista
perpetrato dalla mafia razzista ebraica responsabile dello
sterminio di 300 milioni di non ebrei». È sulla rete che
sono approdate canzoni naziskin come quella dei «Denti di
lupo» che urlano «quelle vecchie storie / sui campi di
sterminio / abbiamo prove certe / son false e non realtà» e
«Terra d'Israele, terra maledetta! / I popoli d'Europa,
reclamano vendetta!» e ancora «Salteranno in aria le vostre
sinagoghe / uccideremo tutti i rabbini con le toghe...».
Ed è sulla rete, perciò, che doveva essere eretto questa
specie di sacrario virtuale che ci ricorda come l'ecatombe
successe solo una manciata di decenni fa. Un battere di
ciglia, nella storia dell'uomo. Sono le fotografie che i
parenti scampati al genocidio consegnarono via via, a
partire dalla liberazione di Roma, al Comitato ricerche
deportati ebrei (Crde) che tentava in quegli anni di
ricostruire il destino degli italiani marchiati dal fascismo
con la stella gialla e mandati a morire nei lager: «Questa è
mia sorella Rachele...» «Questo è mio fratello Elio con sua
moglie...» «Questi sono i miei nipotini Donato e
Riccardo...». Quelli del Crde raccoglievano le immagini, le
pinzavano su un cartoncino azzurro, ci scrivevano i nomi e
inserivano le schede al loro posto, negli archivi
dell'orrore.
Furono rarissimi, ad avere la fortuna di veder tornare un
loro caro. Dei 1.023 ebrei rastrellati quel maledetto
«sabato nero» dell'ottobre '43, rientrarono vivi a Roma solo
in 17. E tra questi, come dicevamo, solo un bambino dei 288
che erano stati portati via. Una strage degli innocenti.
Uguale in tutta l'Italia. Il dato più sconvolgente della
strage, scrivono appunto Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida
ne Il futuro spezzato: i nazisti contro i bambini, è
«l'altissimo numero delle vittime più giovani, dei bambini e
dei ragazzi ebrei: complessivamente i morti, da zero e 20
anni, ammontano a 1.541».
Di questi, i figlioletti con pochi mesi o pochi giorni di
vita furono 115. Fatta salva una mostra organizzata a Milano
per ricordare la Liberazione, le foto di quei piccoli,
accanto a quelle di distinti signori con il panciotto come
Enrico Loewy, floride matrone come Lucia Levi, ragazze nel
fiore della bellezza come Laura Romanelli, famigliole intere
come quella di Benedetto Bondì, sono rimaste per anni e anni
dentro un faldone dell'archivio del Cdec. Riaprire oggi quel
faldone, per far vedere a tutti i volti di quegli italiani
schiacciati sotto il tallone dai nazi-fascisti, non è solo
un recupero della memoria. Restituire a quegli ebrei una
faccia, un nome, un cognome, qualche briciola di storia
personale, come già aveva fatto ad esempio ne Il libro della
memoria - Gli ebrei deportati dall'Italia quella Liliana
Picciotto di cui è in uscita L'alba ci colse come un
tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli 1943-1944, vuol
dire strappare ciascuno di loro all'umiliazione
supplementare.
L'essere stati uccisi come anonimi. Riconoscibili l'uno
dall'altro, come il bestiame, solo per i numeri marchiati a
fuoco sul braccio. Ed ecco il passato restituirci bambini,
bambini, bambini. Come Fiorella Anticoli, che aveva due anni
e due grandi nastri bianchi tra i boccoli. Graziella Calò,
che in piedi su una sedia pianta le manine sul tavolo per
non cadere. Olimpia Carpi, infagottata in un cappottino
bianco. E Massimo De Angeli che dall'alto dei suoi quattro o
cinque anni bacia il fratellino Carlo appena nato. E poi
Costanza e Franca ed Enrica il giorno che andarono al mare a
giocare col tamburello sulla battigia. E Sandro e Mara
Sonnino, un po' intimoriti dalla macchina fotografica mentre
la mamma Ida sprizza felicità. Sono 413, gli ebrei delle
foto messe in rete all'indirizzo
www.cdec.it/voltidellamemoria.
Quelli tornati vivi furono due: Ferdinando Nemes e Piero
Terracina. Tutti gli altri, assassinati. Buona parte lo
stesso giorno del loro arrivo ad Auschwitz, come il 23
ottobre 1943 la romana Clelia Frascati e i suoi dieci figli,
il più piccolo dei quali, Samuele, aveva meno di sei mesi.
«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo,
che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette
volte sprangata», ha scritto ne La notte lo scrittore e
premio nobel Elie Wiesel, «Mai dimenticherò quel fumo. Mai
dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto
i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la
mia Fede». Sono in troppi, ad aver fretta di dimenticare. O
voler voltar pagina senza riflettere su quello che è
successo.
A rovesciare tutte le colpe sui nazisti. Quelle foto, due
giorni dopo l'amaro riconoscimento del Papa su quanti
restarono indifferenti, ci ricordano come andò. E magari è
il caso di rileggere, insieme, qualche passo di quel libro
di Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida. «I bimbi ebrei sono
anche vittime di una ulteriore piaga che infuria nei mesi
dell'occupazione nazista, quella della delazione: secondo la
sentenza emessa dalla corte di assise di Roma nel luglio
1947, un gruppo di sei spie italiane che agiscono nella
capitale vendono i bambini ebrei a mille lire l'uno e i
militi italiani si distinguono in dare loro la caccia, come
l'appuntato dei carabinieri che arresta nel febbraio 1944 a
La Spezia Adriana Revere, di nove anni...».
DA FESTEGGIARE ASSIEME AI "CRISTIANI DELLA
LEGA"... di Don Paolo Farinella
Corre voce che si voglia celebrare il decennale di
Bettino Craxi in pompa magna con celebrazioni ufficiali alla
presenza di «autorità civili, militari e religiose». Si dice
che anche il Presidente della Repubblica sia stato arruolato
per l’occasione.
Che facciano quello che vogliano, purché non si omettano
alcune cosette ormai definitive:
a) fu un ladro per sua stessa ammissione in Parlamento;
b) fuggì all’estero per non essere processato e quindi fu
giudicato in contumacia;
c) ebbe tutte le garanzie costituzionali e, in 3° grado di
giudizio (Cassazione), fu dichiarato colpevole e condannato;
d) non si sottomise alla legge, ma preferì morire contumace
(tecnicamente si dice che sia un delinquente, per la legge
italiana è un delinquente contumace, la cui pena si è
estinta solo per morte sopraggiunta); e) il suo successore
ed erede in politica e in tante cose è Silvio Berlusconi che
ha fatto onore al suo padre e maestro.
Sapremo chi sono i “cattivi maestri” dai partecipanti alle
celebrazioni: chi inneggia un politico condannato come
delinquente, chi lo reintegra senza averne l’autorità, chi
ne prosegue l’azione si mostrerà per quello che è: degno
discepolo di Craxi Benedetto, in arte Bettino, riconosciuto
ladro e corruttore di Stato. Mi auguro di non vedere alcuna
veste nera di prete o fascia rossa di vescovi o berretti
cardinalizi nei dintorni perché sarebbe la degradazione
senza fine e l’autorizzazione a tutti di delinquere e di
corrompere e lasciarsi corrompere a piacimento. Logicamente
in nome della Legalità. Come sempre.
Vi auguro un anno nuovo di ritorno tranquillo allo spirito e
alla lettera della Costituzione, senza Berlusconi, né
Carfagna da Salerno e compari e compare, né Bersani da
Piacenza, né Di Pietro da Montenero: vi auguro un’Italia
vuota di pupi e di papi, ma piena di gente vera e onesta,
libera e lavoratrice.
Un pensiero particolare a tutte le donne e gli uomini che
sono costretti a stare sui tetti per difendere il loro
diritto al lavoro; alle famiglie con portatori di handicap,
al 17% delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, a
tutti voi che sperate nella speranza. Una cosa è certa: noi
non demorderemo e non ci stancheremo di impegnarci per
risollevare le sorti del nostro Paese.
Finisce un anno, un anno comincia. Il rituale si perpetua
inesorabile come una condanna a morte. Auguri, auspici,
complimenti, propositi, banalità, sorrisi veri e finti,
tutto fa brodo nel pentolone delle ovvietà amene della bontà
che è d’obbligo almeno una volta all’anno, a Natale. Anche
la Lega diventa buona e manda a dire con un doppio
comunicato ufficiale della segreteria provinciale di Genova
(23-12-2009) che «il Natale deve essere un momento di
Comunione, non di divisione» (notare la maiuscola nella
parola «Comunione»).
Detto e fatto: per mettere in pratica il Natale, festa di
«Comunione», i leghisti indicono uno pseudo-referendum
contro la costruzione di una moschea al Lagaccio, a Genova,
in Italia e in tutto il mondo occidentale. La Lega ligure in
omaggio alle tradizioni culturali di scambio di Genova con
l’Oriente (basti pensare solo a San Giorgio!), vuole isolare
la nostra gente per manovrarla meglio e si lancia in
improvvisazioni di tradizioni cristiane che di cristiano non
hanno né il sapore né l’odore. Scambiano il Mare
Mediterraneo – che unisce occidente, oriente e Africa – per
un laghetto dove nuotano le oche padane.
Nello stesso comunicato la Lega aggiunge che “non si deve
mischiare politica e religione”. Detta da chi della
religione sedicente cattolica ha fatto e va facendo una
dichiarazione di guerra a tutto ciò che non è “bianco” o
comunque palliduccio, questa dichiarazione è il massimo
della sfacciataggine ideologica. Su questo punto i leghisti
hanno imparato subito dal loro compare Berlusconi che dopo
avere subìto un attacco violento per le banalità violente
che ha urlato in comizio, ha avuto anche il coraggio di
mettersi a predicare l’amore che vince sulla violenza e il
perdono, ma non troppo. Con Berlusconi nelle vesti di
cotanto padre e maestro “buono” di valori cristianucci, la
Lega inneggia alla «Comunione» di Natale nei paraggi del
“dio Po”, dei riti celtici e dell’amore che nei cuori,
purché xenofobi.
È il ribaltamento della verità e della realtà: o è
irresponsabilità o i leghisti non sanno quello che scrivono
e dicono. Se si ascoltassero, forse qualche dubbio li
assalirebbe. Invece no! Persistono nella loro recidività e
protervia. È vero che molti cattolici votano Lega, ma questo
fatto non è una prova, semmai è una colpa perché è la
negazione fondamentale dell’etica cattolica e della dottrina
sociale della Chiesa, sancendo così una incompatibilità
radicale tra essere cattolici e aderire e/o votare Lega.
A San Torpete (la mia parrocchia) sono nati quattro bambini
Gesù: palestinese/egiziano, africano, cinese e italiano e
per buon peso il Gesù cinese è una bambina, perché come
insegna la Scrittura “Dio opera tutto in tutti” (1Cor 12,6)
e in Gesù “non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né
libero; non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete
uno in Cristo Gesù” (Gal 3,18).
Il segretario provinciale della Lega che mi sprona a leggere
le Scritture si eserciti a cercare questi passi se ancora
possiede una Bibbia. L’augurio che faccio a Genova è un
serio e profondo esame di coscienza per continuare ad essere
quello che è sempre stata “tradizionalmente”: una città di
mare, civile e – perché no? – anche cristiana,
sull’orizzonte del mondo. Parole che rispondono al
comunicato della Lega provinciale ligure, qui di seguito. Vi
invito a leggerlo:
“Anche questo Natale deve far discutere. Dopo il caso
della Moschea nel presepe (anno 2008) di Don Prospero
quest’anno è la volta di Don Farinella, parroco di San
Torpete a Genova che invece di pensare ai poveri ed ai
problemi di chi abita il suo quartiere, ha deciso di
lanciare una provocazione proprio nei confronti della Lega
accusata di razzismo e paganesimo. ll Farinella ha quindi
deciso che molto cristianamente la Vergine Maria,
quest’anno, non partorirà solo un Bambin Gesù, ma ben
quattro, di diversa razza e colore”. ll Carrocio genovese,
non accetta etichette da nessuno: “La Lega non è un partito
confessionale ma è un Movimento composto anche da molti
cattolici che hanno a cuore le proprie tradizioni. Gesù si è
fatto uomo non per dividersi in una o più razze, ma per
rappresentare l’umanità nella sua universalità.” – commenta
Edoardo Rixi – “La Messa politica è poi un vero affronto
alla tradizione cristiana. No, questo prete sembra un Imam”.
“Noi – continua Rixi – difenderemo il Natale della nostra
tradizione fino in fondo.. Non vogliamo accettare
provocazioni ma invitiamo il parroco a moderare i toni,
almeno a Natale. Ci auguriamo poi che nelle Festività avrà
modo di rileggersi le Sacre Scritture”.
DUEMILADIECI: RIFIUTI ZERO ... di Sonia Toni
FONTE
Cominciare
l'anno con dei buoni propositi è una pratica consueta che
poi risulta essere quasi sempre una teoria ma bisogna
perseverare. L'urgenza dei rifiuti è, per l'appunto, sempre
più urgente e se vogliamo uscirne, la strada che porta alla
risoluzione di questo problema, parte dall'impegno
individuale. Dunque, basta puntare il dito contro questo o
quello: partiamo dalle nostre azioni poi, quando avremo
fatto il possibile, allora magari potremo anche muovere
critiche costruttive ai vari sistemi di smaltimento rifiuti
che, alla fine, non smaltiscono un bel niente. Ma cosa
possiamo fare noi? Piccole ma grandi - nel senso di
importanti - azioni.
Il manuale delle buone pratiche inizia dalla riduzione,
prosegue con il riciclo, il recupero-riuso, la
differenziazione e lo smaltimento a freddo del residuo dei
rifiuti che, dopo queste buone pratiche, si riduce ai minimi
termini. Importantissimo per la riuscita di questo impegno è
il cambiamento radicale del nostro modo di considerare gli
scarti: non più rifiuto ma risorsa.
La riduzione dei rifiuti all'origine si realizza acquistando
prodotti sfusi oppure che hanno il minimo di imballaggio.
Ricordiamo che il 70% delle discariche è costituito da
imballaggi nuovi. Quando compriamo un dentifricio, uno
shampoo, una crema o prodotti simili, privilegiamo quelli
senza scatola; la scatola, una volta a casa, finisce subito
nella pattumiera e da lì, ahimè, in discarica o - peggio
ancora - nell'inceneritore. Cominciano ad essere presenti
sul mercato diversi prodotti rivestiti con materiali
riciclabili e/o biodegradabili: preferiamo quelli e non
dimentichiamoci che le borse di plastica costituiscono
un'emergenza nell'emergenza e che, dopo aver procurato danni
enormi all'ambiente e alla fauna e flora marina, stanno per
essere ritirate dalla circolazione. In alcuni paesi un po'
più responsabili e virtuosi del nostro, questa pratica è già
in atto. L'Italia è al primo posto nella produzione di
montagne di telefonini; quella parte di rifiuto che viene
chiamata e-waste (e sta per "electronic") e che comprende
anche computer, tv, radio, ecc. La crescita tecnologica
degli ultimi anni ha fatto dello smaltimento di questi
prodotti un problema molto serio e ha creato una vera e
propria emergenza ambientale perché questo genere di rifiuti
rilascia in ambiente sostanze chimiche e metalli tossici
molto pericolosi per la salute.
Secondo le statistiche e i calcoli "spalmati" su tutta la
popolazione, ogni italiano "consuma" in media 18 cellulari
all'anno! Siamo proprio dei chiacchieroni non c'è che dire!
Ora lo smaltimento di questi aggeggi non è una cosa di poco
conto e anche qui noi possiamo fare la nostra parte
virtuosa. Non gettiamo il vecchio cellulare
nell'indifferenziato; esistono dei contenitori appositi per
telefonini che si gettano e che vengono poi spediti ad
aziende sparse un po' in tutta Europa e che hanno il compito
di recuperare le parti riutilizzabili e smaltire il resto
facendo meno danni possibili ma anche qui, la riduzione
all'origine appare la cosa più sensata. Ben vengano azioni
come quella di Nokia che l'anno scorso ha messo in commercio
un cellulare fatto solo con materiale riciclato da telefoni
"smessi". Una goccia nel mare ma l'esempio trascina e se
l'esempio parte da queste grandi aziende, si può ben
sperare. Ben venga anche una legge - da tempo richiesta
dagli ambientalisti - che obblighi i produttori a farsi
carico dello smaltimento della merce venduta una volta che
questa dovrà essere buttata. Una legge del genere
spingerebbe ancora di più le aziende a produrre il più
possibile con materiale biodegradabile o riciclabile al
100%. Insomma, in definitiva, noi "piccoli" possiamo fare
più dei cosiddetti grandi (vedi Copenhagen) cominciando
proprio dalla riduzione di tutti gli sprechi e, chissà che,
vedendo l'esempio, non siano i "grandi" a seguire noi.
IO CONFESSO ... scritto da Marco
Travaglio - Tratto da Il Fatto quotidiano del 15/12/09
Ebbene
sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con
rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta
che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo
noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e
le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere,
abbiamo creato “un clima avvelenato ”, di “odio politico”,
roba da “guerra civile”.
Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono
l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il
nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da
notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il
colpo. E la poderosa scorta del premier che si è
prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del
souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è
che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna
milanese Annozero.
Siamo stati noi.
Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei
processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura
delle relative sentenze, mentre non era altro che
“antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi
annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci
siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco,
Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da
annichilire” ( sempre Battista, chiedendo scusa alle
signore). Ci siamo pure travestiti da leader del
centrodestra e abbiamopreso a delirare all’impazzata.
Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà
degli italiani che non votano per lui, dei “matti
antropologicamente diversi dal resto della razza umana”
ai magistrati, dei “golpisti ” agli ultimi tre
presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra
civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e
Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi,
che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie
tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il
regicidio” per rovesciare Prodi?
Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e
tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono
ridotto a Brunetta per dire che questa “sinistra di merda
” deve “morire ammazzata”.
Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli
della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov”
e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili
e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi
e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole
che da noi costano 300 lire”?
Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento
salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di
dizione. Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete
morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era Scalfari
opportunamente truccato in costume da Mefistofele.
E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano
e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale
dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la
parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo
la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi?
Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di
Canale5.
Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi
del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente
Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la
guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei
comunisti?
Quel diavolo di Peter Gomez. Chi ha seviziato Gianfranco
Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha
polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso
Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha
spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per
Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci
resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci
impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore
amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo,
èche lo disegnano così.
FRECCE ROSSE E PROTESTE VIOLA ... scritto da Marco
Cedolin
Il
5 dicembre è stato senza dubbio un sabato a tinte forti, a
fare da contrasto con i cieli bigiognoli dell’autunno
inoltrato.
A Torino alla presenza dei giornalisti e di qualche
centinaio di contestatori, equamente distribuiti fra NO TAV
e pendolari, è stato inaugurato per l’ennesima volta il
“mitico” treno
Frecciarossa
che correrà sulla linea ad alta velocità Torino – Milano –
Roma – Napoli. Di gran lunga
l'opera più
importante che la mafia abbia mai costruito in
Italia, prelevando direttamente dalle tasche dei cittadini,
dei loro figli e dei loro nipoti decine e decine di miliardi
di euro che peseranno come un macigno sul futuro di noi
tutti.
A Roma alla presenza dei giornalisti, ma senza la diretta TV
pretesa da Antonio Di Pietro, è sfilato il corteo del NO B
Day colorato di viola. Alcune centinaia di migliaia di
persone (un milione secondo gli organizzatori, 90.000
secondo la questura) che hanno manifestato per chiedere le
dimissioni di Berlusconi e dire no alla mafia.
A Torino insieme al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi erano presenti, oltre a Mauro Moretti ad delle
Ferrovie, Innocenzo Cipolletta presidente delle stesse, John
Elkan e Salvatore Ligresti, i rappresentanti politici di
metà dei partiti che hanno consentito alla mafia di mettere
in cantiere la grande truffa dell’alta velocità italiana.
A Roma sfilavano, insieme ad una moltitudine di giovani e
meno giovani senza appartenenza partitica, molti dei
rappresentanti e dei sostenitori dell’altra metà di quei
partiti che hanno finanziato e portato avanti il sistema
TAV, garantendo alla mafia 18 anni di profitti illeciti. Un
movimento, quello viola, troppo cucito addosso alla persona
di Antonio Di Pietro, per potersi presentare in maniera
credibile come risultato dello spontaneismo nato all’interno
della rete. Una piazza, quella viola, troppo infarcita di
bandiere dei partiti di opposizione (IDV, Rifondazione
Comunista, Sinistra e Libertà, PD, L’Unità) per dare la
sensazione di trovarci veramente di fronte a qualcosa di
nuovo e non ad una semplice manifestazione contro
Berlusconi, portata avanti nell’interesse di chi vorrebbe
prendere il suo posto.
Sarebbe stato bello se a Torino, anziché qualche centinaio
di persone, ci fossero stati centinaia di migliaia di quei
manifestanti che sono scesi in piazza a Roma. Colorati come
volete voi, o meglio ancora multicolore, che le rivoluzioni
colorate evocano brutti ricordi. Senza bandiere di partito,
vessilli o parrocchie, ma armati d’idee e voglia di cambiare
veramente qualcosa in questo disgraziato paese.
Pronti a chiedere le dimissioni di Berlusconi, ma anche di
Bersani, di Di Pietro, di Casini, di Bossi, di Fini, di
Ferrero, di Nichi Vendola e di tutta la consorteria dei
partiti politici che hanno contribuito a creare la
truffa del
TAV, foraggiando la mafia e spingendo l’Italia
sempre più in basso.
Ecco, allora forse si sarebbe potuto parlare veramente di
qualcosa di nuovo, di spontaneo, di fresco, a prescindere da
quanto la rete avesse contribuito alla riuscita della
manifestazione.
Già, sarebbe stato bello, ma è forte l’impressione che in
Italia appena si tenta di uscire dai luoghi comuni delle
manifestazioni
pro
o
contro
Berlusconi, si finisca per ritrovarsi nel nulla assoluto.
Anziché affrontare i problemi reali del paese per quello che
sono è sempre più facile focalizzarsi esclusivamente su di
lui.
Indicandolo come l’incarnazione o la soluzione del problema,
a seconda dell’appartenenza politica che ci è propria e del
vessillo che ci ostiniamo a sventolare, anche quando
dovremmo sventolare solo il buon senso e la voglia di
cambiare veramente pagina.
I PANNOLINI LAVABILI ATTRAVERSANO L’ITALIA... scritto da
Alessandra Profilio
I
pannolini usa e getta costituiscono il 15% dei rifiuti non
degradabili
Sapevate che i pannolini usa e getta costituiscono il 15%
dei rifiuti non degradabili, irritano la pelle dei bambini e
comportano ad ogni famiglia una spesa che varia tra i 1500 e
i 2000 euro (considerando che ogni bambino cambia 6000
pannolini usa e getta nei suoi primi 3 anni di vita)?
Inoltre, secondo uno studio tedesco la crescita
dell'infertilità maschile sarebbe da attribuire all'aumento
di temperatura causata dal pannolino.
Benessere del bambino, tutela dell’ambiente e risparmio
economico sono, pertanto, le tre buone ragioni che hanno
spinto alcuni comuni italiani a promuovere presso i
neo-genitori l’utilizzo dei pannolini lavabili.
È il caso, ad esempio, di Oriolo Romano, comune di
Viterbo distante una quarantina di chilometri dalla
capitale. Nell’aula consiliare del Comune, il 20 novembre
scorso sono stati consegnati i kit sperimentali di pannolini
lavabili alle famiglie che si sono proposte come test
dell’iniziativa “Bambini leggeri” . Ogni kit
comprende 12 pannolini, ognuno dei quali costituito da tre
parti: la mutandina esterna, la struttura del pannolino vera
e propria ed un velo di cellulosa che, dopo l’uso, può
essere gettato nel wc come la carta igienica.
Al momento della consegna, Dario Vaccaneo, responsabile di
Ecologos (ente che svolge attività di ricerca scientifica ed
ambientale dal “basso”, coinvolgendo i cittadini e le
amministrazioni in progetti di sostenibilità), ha spiegato
che i pannolini lavabili sono biodegradabili al 100%,
permettono di risparmiare fino a mille chilogrammi di
materia e 1283 KWh di energia oltre che di superare i
problemi di allergia e di reazioni cutanee nei bimbi.
Il riscontro nelle sperimentazioni è stato positivo: 8 volte
su 10 i piccoli hanno dimostrato di abituarsi a tali
pannolini.
8 volte su 10 i piccoli hanno dimostrato di abituarsi ai
pannolini lavabili Come annunciato da Vaccaneo, la
farmacia comunale di Oriolo ha comunicato la propria
disponibilità a vendere, anche su ordinazione, pannolini
lavabili di varie marche.
L’iniziativa “Bambini leggeri” rientra, peraltro, nel più
ampio progetto di “Riducimballi” . “A breve partiremo
coi detersivi alla spina nei supermercati di Oriolo che
hanno aderito”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente e
vicesindaco Alfredo Bevilacqua.
“Pannolino amico” è invece il nome del progetto
portato avanti dall’Associazione Eva e che, al momento,
coinvolge quattro comuni del bresciano: GardoneV.T.,
Sarezzo, Villa Carcia e Concesio.
L’associazione intende incentivare l’utilizzo dei pannolini
lavabili in sostituzione dei classici usa e getta, offrendo
alle mamme un kit completo (24 teli e 3 mutandine) da
utilizzare durante il primo anno di vita del bambino,
promuovendo in collaborazione con tutti i partner le azioni
necessarie affinché il maggior numero possibile di famiglie
condivida questa scelta.
Il progetto si articola in diverse fasi. Pochi giorni dopo
la nascita del bambino la neo-mamma viene contattata da
un’associata che le spiega il corretto uso dei pannolini e
le consegna il buono per il ritiro gratuito del kit presso
le farmacie aderenti all’iniziativa. In seguito, la mamma
sarà ricontattata per verificare le eventuali problematiche
riscontrate nell’uso dei pannolini. Presso la sede
dell’Associazione i genitori hanno inoltre la possibilità di
confrontarsi, mettendo in comune la propria esperienza.
L’Associazione raccoglierà quindi i dati per verificare il
buon andamento del progetto.
Dal mese di luglio sono circa 92 le mamme che hanno
aderito al progetto e, adesso, spiegano che non
tornerebbero più indietro.
Ogni bambino cambia circa 6000 pannolini usa e getta nei
suoi primi 3 anni di vita
Nella stessa direzione si muove anche Fano (Pesaro
Urbino), cittadina delle Marche famosa per il suo Carnevale,
il più antico d’Italia.
Il Comune ha recentemente approvato una mozione per la
concessione di contributi alle famiglie dei neonati
per l’acquisto dei pannolini ecologici.
Il sindaco e la giunta si sono così impegnati a promuovere
l’utilizzo di questi prodotti sollecitando le farmacie,
nonché i negozi di sanitaria, ad attivarsi per una loro più
diffusa commercializzazione. Per tutte le famiglie che hanno
avuto un figlio negli anni 2008-2009 e per quelle che lo
avranno nel 2010 è previsto un contributo per l’acquisto dei
pannolini lavabili per un ammontare del 30% del costo e per
un massimo di 200 euro all’anno.
Pari a 136 euro è invece il contributo previsto dal Comune
di Arco, in provincia di Trento, per le famiglie che
decidono di abbandonare gli usa e getta per convertirsi ai
più ecologici pannolini lavabili.
Esempi virtuosi giungono anche da altre parti d’Italia: la
provincia di Torino garantisce sconti del 50% per
l'acquisto di pannolini lavabili, il comune di Camigliano
(Caserta) ha deliberato uno stanziamento pro-pannolini di
stoffa e nel napoletano, precisamente a Vico Equense,
viene distribuito gratis un kit pannolino più mutandina.
“Tu risparmi, l’ambiente ci guadagna” è invece l’iniziativa
promossa dall’associazione Onlus “Fare Verde” in
collaborazione con il Comune di Roma. In tutti i municipi e
le scuole della capitale verrà diffuso un opuscolo che
racchiude 15 importanti consigli per risparmiare denaro
rispettando l’ambiente. Qualche esempio? Oltre a preferire i
pannolini lavabili a quelli usa e getta, bere acqua di
rubinetto ed acquistare latte alle spina. Ecco come una
coppia con un bimbo piccolo può risparmiare fino a 5.250
euro all’anno.
INCENERITORI, STUDI SCIENTIFICI MODIFICATI
PER ATTESTARE LA LORO INNOCUITA'... scritto da Associazione Medici per l'Ambiente -
ISDE Italia
ISDE
è un’Associazione apartitica, senza scopo di lucro,
articolata anche sul territorio
Oggi, 25 Novembre 2009, ricorre la Giornata Internazionale
dei Medici per l’Ambiente: si costituiva infatti a Cortona
(AR) il 25 Novembre 1990 l’International Society of Doctors
for the Environment - ISDE.
ISDE è un’Associazione apartitica, senza scopo di lucro,
articolata anche sul territorio nazionale italiano,
riconosciuta da Agenzie quali l’Organizzazione Mondiale
della Sanità e il Consiglio Economico e Sociale delle
Nazioni Unite. Tra le sue finalità primarie vi sono quelle
della promozione e della diffusione delle conoscenze,
nonché l’organizzazione di iniziative finalizzate,
primariamente, alla protezione dell’ambiente e della salute.
In questo quadro assume fondamentale rilievo una corretta
informazione di cui devono beneficiare sia i cittadini che
le istituzioni e quanti hanno comunque responsabilità
pubbliche a tutti i livelli e nelle principali sedi
decisionali.
Con questo comunicato intendiamo pertanto non solo ricordare
il ventennale della nascita dell’Associazione, ma celebrarlo
ottemperando le finalità con la divulgazione di una notizia
che riteniamo di cruciale importanza. Possiamo affermare che
sono stati modificati i risultati di studi
scientifici per attestare innocuità degli inceneritori
e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in
documenti ad uso delle Amministrazioni!
L’articolo è comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale
- Parte II “L’Impatto Sanitario” N. 45 pag. 54-55, 2007, e
successivamente è stato ripreso in un documento ufficiale
della “Regione Sicilia - Agenzia Regionale per i Rifiuti e
per le Acque” sul “Recupero di energia dai rifiuti - Parte
II”. L’autore cita il lavoro di Elliot P. et al (Elliot P.,
Shaddick G, Kleinschmidt I. Cancer incidence near municipal
solid waste incinerators in Great Britain, British Journal
of Cancer 1996, 73,702-710), nel seguente modo: “La
conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna
evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro
nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun
declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i
tumori…”.
Nel lavoro originale Elliot ha scritto:
“Observed-expected ratios were tested for decline in risk
with distance up to 7.5 km...
Over the two stages of the study was a statistically
significant (P
Sono stati modificati i risultati di studi scientifici
per attestare innocuità degli inceneritori e supportare la
scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso
delle Amministrazioni!
Nello stesso articolo, il medesimo cita altri due studi:
Franchini M.,Health effect of exposure to waste incinerator
emissions: a review of epidemiological studies in Ann. Ist.
Sup.
Sanità 2004; 40 105- 115 e Hu
S.W., Health effects of waste incineration: a review of
epidemiological studies in J. Air and Waste Manag.
Assoc. 2001; 51 1100-1109 ed Enhance Health Report
finale fornendo un’ interpretazione diversa da quanto
riportato dagli Autori, modificando o citando parzialmente i
risultati emersi, sempre al fine di supportare le proprie
tesi circa l’assoluta innocuità della pratica di
incenerimento dei rifiuti.
Una segnalazione di quanto sopra, sottoscritta da numerosi
medici e ricercatori italiani e stranieri fra cui i Prof.
Dominique Belpomme e Paul Connet è stata oggi inviata al
British Medical Journal, ove era stato pubblicato l’
articolo originale di P. Elliott.
L’International Society Doctors for Environment (ISDE)
Italia stigmatizza e censura come assolutamente
riprovevole il fatto che si stravolgano i risultati
provenienti dalla letteratura scientifica e si forniscano ai
decisori politici ed alle popolazioni informazioni
erroneamente rassicuranti in spregio a valori che dovrebbero
essere a fondamento dell’opera di ogni Medico, quali
l’autonomia e la correttezza.
L’International Society Doctors for Environment,
coerentemente con l’insegnamento del suo Ispiratore e
Maestro Lorenzo Tomatis, fa appello affinché il mondo
dell’Informazione e della Scienza non sia succube di
interessi che nulla hanno a che fare con la difesa della
Salute.
Già in passato l’utilizzo artefatto o strumentale dei
risultati di alcuni studi scientifici ha costituito l’alibi
per non adottare misure di protezione della Salute Pubblica,
determinando di fatto esposizioni indebite di lavoratori e
cittadini ad agenti tossici che hanno causato gravi
sofferenze per mortalità e malattie che si sarebbero
potute evitare.
Arezzo, 25 Novembre 2009 Associazione Medici per l'Ambiente
- ISDE Italia
Via della Fioraia n.17/19
52100 Arezzo
Tel. 0575-22256 - Fax. 0575-28676
www.isde.it; isde@ats.it
BONIFICHE IN NERO ORA TREMA TUTTA LA
LOMBARDIA VIP ... scritto da di Gianni Barbaceto e Leo Sisti Dal
Quotidiano Il Fatto Quotidiano del 21 novembre 2009
Era
la primavera del 2008. L’emergenza rifiuti stava travolgendo
Napoli. Silvio Berlusconi fa della città la vetrina dei suoi
primi interventi da presidente del Consiglio. In quelle
settimane incontra più volte Giuseppe Grossi, il re delle
bonifiche italiane, collezionista di Ferrari e auto di gran
pregio. A lui chiede consigli e consulente: «Può occuparsi
degli inceneritori in Campania?». Grossi ci pensa, ma alla
fine rifiuta. È solo un episodio, ma significativo del
livello di conoscenze e di entrature del ragionier Grossi,
diventato oggi il protagonista dello scandalo che fa tremare
la Lombardia.
La domanda che attraversa Milano, dai corridoi di palazzo di
Giustizia ai piani alti del Pirellone, è la stessa da
giorni: quella in corso è l’ennesima indagine che sfiora la
politica lombarda per poi finire in nulla, oppure questa
volta si aprirà una nuova Tangentopoli che coinvolgerà anche
i vertici del potere regionale? A porsela, questa domanda,
non sono solo i fan di Mani pulite o i politici che temono
di finire coinvolti, ma anche i papaveri della Lega di
Bossi, che alle prossime elezioni regionali non vedono l’ora
di sostituire con un loro candidato un Roberto Formigoni
eventualmente azzoppato dall’inchiesta. Nell’attesa di avere
una risposta, l’indagine sulle bonifiche realizzate da
Giuseppe Grossi prosegue. E cresce, con l’apertura di nuovi
filoni.
Questa storia nasce in Germania, dove l’autorità giudiziaria
locale indaga su sei cittadini tedeschi che smaltiscono
rifiuti provenienti dall’Italia. Scopre che i sei hanno a
che fare con tangenti a funzionari tedeschi e con prezzi
gonfiati attraverso l’interposizione di società che poi
girano il sovrappiù ricavato a qualche misterioso
personaggio ancora senza volto. Le carte vengono mandate in
Italia: perché il materiale scaricato nelle discariche
tedesche Gbs e Puschwitz proviene dall’area di Rogoredo, a
sud di Milano, dove l’immobiliarista Luigi Zunino stava
realizzando, prima del suo tracollo, il quartiere Santa
Giulia.
Alla procura di Milano si mettono al lavoro i sostituti
procuratori Laura Pedio e Gaetano Ruta, che danno un nome e
un volto a qualcuno dei personaggi misteriosi. Il primo è
proprio Giuseppe Grossi, titolare della Green Holding, che
sta risanando Santa Giulia e tante altre aree. Secondo
l’accusa, le sue imprese dilatano i costi delle bonifiche
pagando alcune società che fanno riferimento a un avvocato
svizzero, Fabrizio Pessina, il quale gira i soldi in
sovrappiù a conti esteri di Grossi e dei suoi collaboratori.
Con questo giochetto, il re delle bonifiche accumula fondi
neri per 22 milioni di euro. Nel febbraio 2009, vengono
arrestati Pessina e due collaboratori di Grossi. Il 20
ottobre è la volta dello stesso Grossi, di altri suoi
collaboratori e di Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e
moglie di Gianfranco Abelli, parlamentare Pdl e soprattutto
uomo vicinissimo a Formigoni.
C’era una volta l’industria. A Milano Rogoredo c’era la
Montedison, a Pioltello c’era la Sisas, a Sesto San Giovanni
le acciaierie della Falk, a Casei Gerola uno
zuccherificio... Oggi le fabbriche sono state smantellate e
le aree hanno tutte un destino: essere recuperate per nuovi
insediamenti residenziali o commerciali. In ogni caso,
devono essere ripulite. L’elenco (riservato) dei siti
contaminati da risanare, stilato dalla Regione Lombardia,
occupa venti pagine fitte fitte. Un grande business,
l’affare del futuro: ieri si facevano soldi producendo
merci, oggi e domani si faranno tentando di ripulire i
residui del passato. Lo ha capito prima di tanti altri
Giuseppe Grossi, un ragioniere milanese che oggi ha 62 anni,
ma che già nel 1997 decide di puntare sulle bonifiche:
sborsando 26 miliardi di lire si compra un’azienda americana
del settore, la Bfi, e diventa il più grande spazzino
d’Italia, il più importante imprenditore italiano del
settore ecologia. Che vuole dire: bonifiche ambientali,
gestione dei rifiuti, ma anche produzione di energia
attraverso i rifiuti.
Per operare in questo settore è necessario avere buoni
rapporti con la pubblica amministrazione e la politica. Per
Grossi non è un problema. Perché la sua appartenenza a
Comunione e liberazione lo inserisce in una rete già pronta
di relazioni e contatti. Il suo rapporto più stretto è con
Gianfranco Abelli, il Faraone del Pdl in Lombardia, uno
degli uomini più vicini a Formigoni. Ma il Grande Spazzino
ha rapporti anche con Mario Valducci, uomo di Berlusconi
prima in azienda (Publitalia), poi in politica (Forza
Italia).
Ed è attivo anche in Veneto, dove ha rapporti personali con
il governatore Giancarlo Galan.
Ha tessuto la sua rete, fino a diventare al nord quello che
Alfredo Romeo era riuscito a diventare nel centro-sud, cioè
il punto di vertice di una rete d’interessi che unisce
affari e politica. Con Abelli e sua moglie è tanto prossimo
da condividere vacanze, investimenti e conti all’estero: sul
conto “Associati” (un nome che sembra una confessione)
acceso nella Banque Safra (ex Banca del Gottardo) di
Montecarlo, tra il 2001 e il 2008 passano versamenti per 2,3
milioni di euro che arrivano da conti esteri di Grossi e in
parte tornano a Grossi, con però un saldo di 1,2 milioni di
euro a favore dei coniugi Abelli.
La moglie di Abelli, a sua volta, è il centro di una rete di
operazioni immobiliari per milioni di euro che coinvolgono,
attraverso alcune società (Pellicano, Perla, Tulipano, Lux
usque ad sidera...) un paio di assessori della giunta
Formigoni, Massimo Ponzoni (Ambiente) e Massimo Buscemi
(Reti e servizi) e un ex assessore, Giorgio Pozzi, oggi
vicecoordinatore del Pdl a Como. Un altro ex assessore di
Formigoni, Mario Resca, ora direttore dei beni culturali con
il ministro Sandro Bondi, è tanto intimo con Grossi da
essere ospitato, come Abelli, a bordo del jet
dell’imprenditore. Claudio Tedesi, ingegnere lodigiano
esperto in bonifiche, è invece spinto da Abelli sulle
poltrone di direttore generale di Asm Vigevano (l’azienda
dei servizi municipali) e poi di Asm Pavia. Ma Tedesi recita
contemporaneamente un’altra parte in commedia: è il tecnico
di fiducia di Grossi.
Il re delle bonifiche le relazioni le nutriva con cura e
senza badare a spese. Ha investito ben 6,5 milioni di euro
in preziosi orologi poi regalati ad “amici” annotati con
cura in un elenco scritto a mano con sigle o nomignoli
(Giancarlo A., Maurizio L., Maurizio B., Puzzola, Brontolo,
Willy...).
Ora la procura è a caccia dei cognomi. Quando i magistrati
interrogano i due collaboratori di Grossi arrestati lo
scorso febbraio (e ora usciti di scena dopo aver patteggiato
la pena), chiedono conto di una loro annotazione: «Bernardo:
100». Chi è Bernardo? Il sospettato è un uomo politico
lombardo, ma i due uomini di Grossi sostengono di non essere
in grado di dire chi è.
Hanno solo visto una persona a cui Grossi ha consegnato, a
Lugano, 100 mila euro in contanti.
L’imprenditore nega di aver dato soldi a politici. Solo
qualche regalo, senza chiedere nulla in cambio. Certo è che
Grossi fa bingo quando, l’11 giugno 2009, la Regione
approva, su proposta di Formigoni di concerto con
l’assessore Ponzoni, una delibera che stanzia 44 milioni
aggiuntivi per la bonifica entro il 30 settembre 2010
dell’area Santa Giulia.
LA GESTIONE PRIVATA DELL'ACQUA PUBBLICA
E'LEGGE
... scritto da Andrea Boretti
Con
302 voti favorevoli e 263 voti contrari passa anche alla
Camera il decreto Ronchi che segna l'apertura al privato
della gestione dell'acqua pubblica.
Il decreto legge che privatizza l'acqua, dopo aver
incassato la fiducia al Senato, passa anche alla Camera e a
votare in aula c'era anche Berlusconi
Il decreto legge che privatizza l'acqua, dopo aver incassato
la fiducia al Senato, passa anche alla Camera con 302 sì e
263 no, in aula a votare, e a dimostrare quanto il governo
tenga a questo decreto, anche Silvio Berlusconi.
Nato per rispondere a quelli che vengono definiti obblighi
comunitari, nel decreto è stato infilato di tutto e di più
tra cui anche l'articolo 15 che tratta la privatizzazione
dell'acqua e che per questa segna una data precisa: il 31
Dicembre 2011. Il countdown è quindi cominciato, entro
quella data tutte le società di gestione del servizio idrico
"in House" le cosiddette "municipalizzate" dovranno
trasformarsi in società a capitale misto pubblico-privato
(in cui il privato abbia almeno il 40% delle azioni) oppure
totalmente private.
L'approvazione del provvedimento ha suscitato le proteste
dell'opposizione (l'Idv ha alzato cartelli di protesta) e
del Forum dei Movimenti per l'Acqua, i cui rappresentanti si
sono incatenati alle transenne antistanti Montecitorio
recitando lo slogan: "Se voti la privatizzazione dell'acqua
non lo fai in mio nome".
Così mentre le proteste contro una scelta più che
discutibile - visto il valore intrinseco del bene acqua - si
fanno sempre più consistenti al punto che già si parla di
referendum abrogativo, l'onorevole Ronchi, da cui prende il
nome il decreto stesso, nega tutto: "L'acqua è un bene
pubblico e il decreto non ne prevede la privatizzazione. Nel
provvedimento” - ha aggiunto Ronchi – “viene rafforzata la
concezione che l'acqua è un bene pubblico, indispensabile.
Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le
inefficienze con l'obiettivo di garantire ai cittadini una
qualità migliore e prezzi minori".
E' la solita storia, dai un servizio pubblico che funziona
male in mano al privato e il privato lo farà funzionare
bene, ma non solo, visto che di privati ce ne saranno tanti
anche i prezzi scenderanno in nome della concorrenza.
Peccato che la realtà abbia già dimostrato più volte come
questa bella storia sia in realtà una favola valida solo per
le lezioni di economia del primo anno di università, o forse
neanche più per quelle.
La realtà, sia delle esperienze italiane di AcquaLatina che
di quelle internazionali e più estreme di Cochabamba,
ma non solo, insegnano che la privatizzazione del servizio
idrico porta ad aumenti di prezzo stimabili tra il 30 e 40%
senza apprezzabili e corrispondenti miglioramenti del
servizio. Ma non basta, anche la moderna Parigi dopo oltre
vent'anni è tornata all'acqua pubblica a dimostrazione che
pubblico ed efficienza non sono per forza un ossimoro.
Si spiegano così le accuse di chi dice che con questo
provvedimento il governo stia facendo un regalo ai privati,
cosa che tra l'altro pare già rivelarsi realtà visto che
solo ieri Acque Potabili e Mediterranea Acque (due leader
del settore privato dell'acqua pubblica....ecco l'ossimoro!)
hanno registrato un vero e proprio aumento record del valore
delle proprie azioni .
Lo stato quindi si arrende e alza bandiera bianca. Su 100
litri d'acqua 40 vengono sprecati nel sistema idrico
italiano. Le ragioni sono molte e non tutte di semplice
soluzione, di certo c'è che qualche risultato soprattutto in
Puglia dove gli sprechi sono diminuiti del 38% si stava
ottenendo. Ora però, con decreto Ronchi, si riparte da zero
e si demanda la soluzione di uno dei problemi storici del
paese ad un privato che dovrebbe spendere (per migliore il
servizio)per guadagnare e che probabilmente, invece, farà
spendere di più noi, per guadagnare lui. Ma questo come si
diceva è il libero mercato.
NON SANNO PIU' CHE VIRUS PRENDERE ... scritto da Marco
Cedolin
Quando
alla fine del mese di aprile i media lanciarono i primi
allarmi aventi per oggetto una futura pandemia di febbre
suina, si distingueva molto chiaramente la mano di
Big Pharma
protendersi a sostenere un’operazione dai contorni
indefiniti, foriera di lucrosi profitti per le grandi
multinazionali farmaceutiche, il cui fatturato è ormai
superiore perfino a quello dell’industria degli armamenti.
Sostanzialmente una manovra simile a quella messa in atto
con la Sars e l’influenza aviaria, volta ad instillare la
“giusta” dose di paura fra le popolazioni, sufficiente per
creare il fertile humus necessario a rendere giustificabile
l’investimento di miliardi di euro di denaro pubblico in
farmaci antivirali e vaccini tanto dannosi quanto inutili.
Oggi a distanza di circa 6 mesi la febbre suina,
ribattezzata nel frattempo influenza A, è arrivata anche in
Italia, quasi contemporaneamente alle prime delle 24 milioni
di dosi di vaccino ordinate dal nostro governo, che
comporteranno un esborso di denaro pubblico nell’ordine del
mezzo miliardo di euro.
Tutto non sembra però essere andato come previsto, ad
iniziare dai risultati della campagna di “terrore per la
pandemia” portata avanti a livello mondiale nei mesi
precedenti, vaticinando milioni di contagi e centinaia di
migliaia di morti.
Gli italiani sembrano infatti avere molta più paura del
vaccino, piuttosto che non dell’influenza A e tanto le
autorità quanto i grandi media deputati ad orientare il
pensiero delle masse si ritrovano in palese difficoltà
nell’affrontare un argomento che li costringe giocoforza a
cadere continuamente in contraddizione. Come se non bastasse
la pericolosità del vaccino sembra risultare ogni giorno più
evidente ed anche le dinamiche con cui si manifesta il virus
presentano alcuni punti oscuri di assai difficile
interpretazione.
Il Ministero (che non esiste più) della Salute, presieduto
da Ferruccio Fazio, ha scelto fin dall’inizio una linea di
condotta estremamente pacata, lontana dall’allarmismo che
spesso veniva diffuso all’estero ed orientata a presentare
l’eventualità della pandemia come un fenomeno facilmente
controllabile e tutto sommato di scarsa pericolosità. Tale
linea di condotta, fortemente condivisibile, si manifestava
però in profonda distonia rispetto alla decisione di
spendere una cifra astronomica nell’acquisto di un vaccino
di cui non sono comprovate né l’efficacia, né tanto meno la
scarsa pericolosità. Lasciando in questo modo intuire la
posizione del governo, conscio della natura squisitamente
commerciale dell’operazione pandemia, ma al tempo stesso
costretto a chinare la testa (ed aprire il portafoglio) di
fronte ad una rappresentazione teatrale alla quale sarebbe
stato comunque costretto a partecipare.
Anche di fronte alle prime morti determinate dall’influenza
A nel nostro paese ed alla palese reticenza a vaccinarsi
messa in mostra anche da quelle categorie (medici e
personale sanitario in testa) che teoricamente avrebbero
dovuto essere le più condiscendenti, Fazio non ha perso
assolutamente la calma, continuando a ribadire come il virus
dell’influenza A sia fondamentalmente molto meno (fino a 20
volte) letale rispetto a quello dell’influenza tradizionale
e come la scelta di vaccinarsi resti a totale
discrezionalità del singolo individuo. Parole anche in
questo caso condivisibili, ma che continuano a lasciare
aperta tutta una serie d’interrogativi. Per quale ragione si
è deciso di spendere mezzo miliardo di euro per acquistare
il vaccino relativo ad una malattia 20 volte meno letale
perfino rispetto all’influenza tradizionale? Per quale
ragione a fronte di un virus di pericolosità molto modesta
si sta provvedendo ad inoculare nella popolazione ritenuta a
rischio un vaccino altamente pericoloso (perfino larga parte
dei medici sembrano ritenerlo tale) la cui efficacia
oltretutto risulta ad oggi assolutamente sconosciuta? Per
quale ragione il Ministero della Salute non sembra essere in
grado di produrre argomentazioni di natura scientifica
riguardo al virus e al vaccino, ma si limita alla diffusione
di messaggi generalisti che sembrano avere il solo scopo di
evitare l’eventuale diffusione di panico e prendere tempo?
Nel corso dell’ultima settimana i casi di contagio da virus
dell’influenza A in Italia sono aumentati notevolmente, così
come anche il numero dei decessi (attualmente a quota 30) e
degli ammalati ricoverati in gravi condizioni nei reparti di
terapia intensiva e di rianimazione di molti ospedali
italiani. I decessi sembrano concentrarsi particolarmente
nel napoletano, dove sono morte 10 persone, e la
somministrazione del vaccino ormai iniziata sta iniziando a
produrre “effetti collaterali” anche di grave entità. Come
se non bastasse alcuni fra i pazienti in pericolo di vita
non risultano essere persone già affette precedentemente da
gravi patologie (presupposto ritenuto finora indispensabile
perché il virus porti a gravi conseguenze) bensì soggetti
che godevano di un perfetto stato di salute.
E’ di oggi la notizia che fra i 40 medici e sanitari
sottoposti nei giorni scorsi alla vaccinazione presso
l’ospedale Cardarelli di Napoli, tre di loro hanno avvertito
improvvisamente forti malori quali vertigini, perdita di
senso e sudorazione e per uno dei soggetti si è reso perfino
necessario il ricovero nel reparto di terapia intensiva.
Mentre sono moltissime le persone che dopo avere ricevuto il
vaccino si sono ritrovate a letto con febbre e dolori
muscolari e all’estero, soprattutto in Finlandia e Svezia,
già si riscontrano alcuni decessi “sospetti” la cui causa
potrebbe essere attribuibile proprio alla somministrazione
del vaccino contro l’influenza A.
A Torino nei giorni scorsi un uomo di 44 anni senza nessuna
patologia pregressa è stato ricoverato a causa
dell’influenza A in
condizioni
disperate all’ospedale Molinette, dove viene
mantenuto in vita per mezzo della circolazione
extracorporea. Sempre a Torino una ragazza di 25 anni in
ottimo stato di salute, dopo avere contratto il virus è
stata ricoverata in fin di vita nel riparto rianimazione
dell’ospedale Maria Vittoria. In entrambi casi i primari
hanno parlato di situazioni apparentemente “inspiegabili”,
così come inspiegabile è parsa la scomparsa di Emiliana
D’Auria, la bimba napoletana di 11 anni deceduta
all’ospedale Santobono a causa dell’influenza A, senza che
presentasse alcuna patologia pregressa.
Il ministro Fazio, oggi in visita a Napoli, ha continuato a
rassicurare la popolazione, affermando che la situazione è
sotto controllo ed il virus meno pericoloso di quanto si
potesse prevedere. Invitando, come già ha fatto nei giorni
scorsi, a non affollare i pronto soccorso, bensì a
consultare il medico di famiglia, consigliando la
vaccinazione per i soggetti a rischio. I giornali si muovono
sulla stessa falsariga, nell’evidente intento di non
provocare allarmismo, pur mantenendo alta l’attenzione
sull’argomento al fine di giustificare la campagna di
vaccinazione.
Gli italiani non danno la sensazione di essere in preda al
panico, ma iniziano a prendere coscienza del fatto che
autorità e media sembrano davvero non sapere che pesci
prendere, limitandosi ad un’informazione generalista che non
entra nel merito del problema ed è incapace di offrire
risposte concrete alle domande che ogni cittadino,
soprattutto se compreso fra i soggetti a rischio, non può
mancare di porsi.
Siamo di fronte semplicemente all’ennesima bufala pandemia
messa in scena con il solo scopo d’ingrassare i profitti di
Big Pharma o la situazione (in tutto o in parte) è sfuggita
di mano a qualcuno? Ha senso ricorrere alla vaccinazione
quando i rischi ad essa connessa potrebbero essere superiori
a quelli determinati dal virus stesso? Quanto sono
attendibili i dati concernenti il numero dei contagiati
stante il presupposto che la stragrande maggioranza di
coloro che si ammalano non vengono sottoposti ad alcun esame
volto a rilevare la presenza o meno del virus H1N1? Perché
si provvede alla somministrazione di un vaccino che per
ragioni temporali non ha avuto modo di essere testato in
maniera attendibile, a fronte di una malattia giudicata
scarsamente pericolosa? Come è possibile che lo stesso virus
che produce nella maggioranza dei soggetti colpiti solo
effetti di scarsa entità, risolvibili con qualche
antipiretico e un paio di giorni di riposo, determini in
alcuni casi conseguenze gravissime tali da condurre in fin
di vita anche soggetti che non hanno alcuna patologia
pregressa?
Di fronte a tante domande che probabilmente resteranno a
lungo senza risposta non resta che affidarsi al vecchio buon
senso, tenendosi alla larga soprattutto dal vaccino, che
allo stato attuale delle cose sembra essere potenzialmente
ben più pericoloso del virus che promette di combattere.
INCHIESTA SU "COOPSETTE", L'AZIENDA CHE
COSTRUIRA' L'AUTODROMO DEL VENETO. ... di Benny Calasanzio
FONTE
Ormai
è tutto pronto per la posa del primo mattone del «Motor
City» veronese, l’enorme autodromo-centro commerciale-
polo scientifico che dovrebbe ospitare anche gli eventi di
Formula 1 e della MotoGp: ad alcuni sembra già di vedere nei
ristoranti di Vigasio e di Trevenzuolo Valentino Rossi o
Louis Hamilton alle prese con risotti al tastasal e
salami immersi in calda polenta. Parliamo di una struttura
che ha pari solo nella ricchissima terra di Dubai e
che sorgerà nella modesta Bassa, con tanto di caselli
autostradali dedicati e incremento dei turisti del «milione
per cento». Esiste persino un comitato che si batte contro
chi non vorrebbe l’autodromo o lo vorrebbe diverso; contro
chi magari avrebbe preferito che rimanesse un autodromo e
non che, di deroga in deroga, passasse da un opera di 2
milioni di metri quadri ad una che sarà grande più del
doppio: 4 milioni e mezzo.
Pochi si fanno domande invece su chi sia questa enorme
azienda che investirà mille e cinquecento milioni di euro e
«porterà turismo, lavoro e benessere» come dicono quelli del
«si»; che in ogni caso intascherà 420 mila euro di fondi
pubblici divisi tra Regione e comuni interessati. La
Coopsette infatti è un colosso delle celebri cooperative
«rosse» che ha sede a Castelnuovo di Sotto, in provincia di
Reggio Emilia; un’azienda che nel 2007 ha avuto un giro
d’affari di 435 milioni di euro e che soprattutto in
Liguria ha fatto man bassa degli appalti pubblici.
Al timone vi sono Fabrizio Davoli, presidente, Raimondo
Montanari, direttore generale e Flavio Ferrari che riveste
la carica di vicepresidente. Una impresa forse sconosciuta
agli abitanti della Bassa che già sognano “schei” e
merchandising ma notissima alle procure di mezza Italia
che dagli anni Novanta si sono occupati sia della
Coopsette che di alcuni suoi ex dirigenti, firmando per loro
diversi ordini di custodia cautelare. Già dal 1993, in pieno
periodo Mani Pulite, la Coopsette veniva citata nei rapporti
dei collaboratori di giustizia e nelle aule giudiziarie: in
quell’anno il pentito Giuseppe Inzaghi, ex consigliere d'
amministrazione del Policlinico San Matteo di Pavia
invischiato nell’indagine «Mani pulite», viene chiamato a
rispondere delle tangenti pagate dalle aziende che
sono impegnate nella ristrutturazione del policlinico di
Pavia; tra queste c’è proprio l’impresa di Castelnuovo di
Sotto.
Il 27 maggio dello stesso anno invece a Genova Donato
Fontanesi, allora presidente di Coopsette, viene iscritto
nel registro degli indagati con il reato di corruzione:
per l’accusa ha versato una tangente da 50 milioni di lire
al leader del partito socialista ligure, Delio Meoli, che ha
ammesso ai giudici di aver incassato la bustarella. Nella
stessa inchiesta verrà sentito come persona informata anche
Giovanni Panciroli, all’epoca direttore marketing
dell’impresa che ritroveremo più avanti. Anno funesto quello
di «Tangentopoli» per la Coopsette: a Roma, nell’inchiesta
relativa alle tangenti per gli appalti delle Ferrovie dello
Stato, vengono emessi ordini di custodia per Eros
Musa e Dario Iori, facenti parte della cooperativa emiliana.
Ma è proprio in Liguria che Coopsette ha fatto i suoi
maggiori e migliori investimenti: nessuno può sapere se
questa «affezione» alla Lanterna derivi dai rapporti tra la
cooperativa e Claudio Burlando, oggi presidente della
regione allora sindaco di Genova, testimoniata da un appunto
scritto di suo pugno dal finanziere italo-svizzero
Francesco Pacini Battaglia che nella sua agenda aveva
collegato con una freccia il cognome del politico con quello
della cooperativa Coopsette; una vicenda questa che portò
nel 1996 ad un’inchiesta che coinvolse anche il leader
dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, poi assolto in
pieno dalla accuse e che portò le forze di polizia a
perquisire la sede della Coopsette in terra emiliana.
Ma è l’anno prima, il 21 gennaio del 1995, che ai piani alti
dell’azienda emiliana sentono per la prima volta il sinistro
tintinnio delle manette: nell’inchiesta per le celebri
tangenti «pentapartitiche» della metropolitana milanese, la
Guardia di Finanza arresta Giovanni Panciroli,
all’epoca vicedirettore generale e responsabile della
divisione costruzioni di Coopsette. L’ipotesi è concorso in
corruzione per aggiudicarsi assieme ad altre aziende i
lavori da 128 miliardi di lire del metrò. In un blitz di
poche settimane prima, sempre all’interno della stessa
inchiesta, era finito in carcere un altro funzionario della
cooperativa, Roberto Terenziani. In quegli anni sono in
tanti a chiedersi come sia possibile che la cooperativa del
piccolo centro emiliano riesca ad aggiudicarsi appalti
pubblici con tale semplicità: a vincere tutte le gare.
Tra questi c’è Michele Perini, imprenditore nel
settore dei mobili, che all’epoca dichiarò ai giornali: «a
Venezia facemmo un offerta inferiore del 30 per cento
rispetto a quella della cooperativa, ma stranamente vinse
Coopsette. Noi non eravamo riusciti a conoscere gli elementi
che davano punteggio, evidentemente era un capitolato messa
appunto per Coopsette. Stesso discorso a Roma: la
cooperativa su una gara da 20 miliardi era diciassettisima
come prezzo, noi settimi: vinse di nuovo lei». E di fortuna
nelle gare d’appalto non è che ne serva poi molta. Sempre
nel 1995, da un altro versante del paese giunge alla
Coopsette un’altra denuncia per evasione fiscale per
decine di miliardi relativi ala costruzione del centro
commerciale «Gru» di Grugliasco, nel torinese. Questa volta
ad essere colpita è la società Galileo, costituita al 50% da
Coopsette e da un altro gruppo. Viene denunciato per falso
in bilancio Enrico Banfi, all’epoca presidente della
cooperativa. Veneziano è invece il pm Carlo Nordio, che nel
1996 si occupa delle indagini che coinvolgono anche Massimo
D’Alema e Achille Occhetto: secondo l’accusa, all’epoca
delle Colombiadi genovesi, delle celebrazioni in memoria del
navigatore ligure, i due politici avevano segnalato al
ministro per i lavori pubblici Giovanni Prandini alcune
aziende, tra le quali Coopsette: a raccontarlo è lo stesso
ministro.
Le prime condanne ai danni dei dirigenti di Coopsette
arrivano nel 1997: Giovanni Panciroli viene condannato
ad un anno e sei mesi di reclusione per corruzione.
«Disgrazie» che giungono fino al 2005, quando viene indagata
come persona giuridica la «Milano Logistica Spa» la società
partecipata dalla Coopsette. Il suo commercialista, Giuseppe
Berghella, allora consulente della cooperativa, ha pagato
una tangente da 50mila euro a tre alti dirigenti
dell’Agenzia delle Entrate per conciliare con 494 mila euro
un debito che andava oltre 3 milioni di euro.
La consegna della busta con il denaro viene addirittura
ripreso dalle telecamere della polizia. In una
intercettazione gli investigatori ascoltano Panciroli che
festeggia con il commercialista per l’esito dell’«accordo»:
«I 4 e 94 stavamo nell' area del nostro budget...è la
restante parte quella che non funziona». Ma il
commercialista, ridendo, ribadisce di non avere altri
margini di manovra con i funzionari: «Dottore, io non...io
gliel' ho detto vis a vis quello che le dovevo dire...quindi
non posso farle...non posso venirle incontro assolutamente
da quel punto di vista». Berghella non poteva fare altro che
ammettere le proprie colpe e patteggiare una pena di un anno
e 6 mesi. Ma a finire sotto l’occhio del ciclone sono anche
i rapporti con alcune aziende fornitrici della Coopsette in
Liguria, tra le quali figurano quelle chiacchieratissime
della famiglia Mamone, ritenuta dalla Dia legata alla cosca
‘ndranghetista Mamoliti di Oppido Mamertina. Gli stessi
Mamone sono attualmente indagati dalla procura di Genova per
appalti e corruzione e voto di scambio con le cosche della
'ndrangheta. Quando Roberto Galullo lo scrisse sul Sole24Ore
il presidente di Coopsette, Fabrizio Davoli, non si
preoccupò se i legami con la mafia fossero veri: si limitò a
dire: «nello scegliere i propri fornitori l’azienda rispetta
la legge».
IL PROTETTORE DEL PADRINO ... Lettera aperta al
cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano di
Paolo Farinella, prete
Sig.
Cardinale,
Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e
tragico.
Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha
dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi,
presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di
stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e
immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la
consacrazione costituzionale di essere l’«Unto di Dio» in
terra.
Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di
falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di
evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza
della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni,
l’orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica,
dove l’uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora
«principi non negoziabili». Con questa sentenza l’Italia è
più forte e più libera. Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è
stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato
Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale,
ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il
nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo
Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto).
Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei
sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte
Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero
state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo
(testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad
aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un
giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con
quelli del Paese. Il presidente del consiglio, furibondo per
non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker
insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai
non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano,ormai fuori tempo
massimo, ritarda volutamente l’apertura della
mostra,costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli
infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di
meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia
il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime
immagini avrebbero fatto il giro del mondo. Come un cane,
ferito all’improvviso, con uno stile da pescivendolo (con
tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all’attacco
di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l’etere, una
valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il
Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali
(anche contro quei due con i quali ha condiviso una
irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia
del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la
televisione, contro la luna che si permetteva di
sogghignare. Una scena invereconda.
«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e
diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari
in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore
ostello / nave senza nocchiere in gran in gran tempesta /
non donna di provincie, ma bordello»(Dante, Purg. II,
6,76-78).
Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì,come un
compare di nozze, accanto all’«utilizzatore finale» di
prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i
principi etici non negoziabili» con cui lei è solito
pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della
Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno;
tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete
anche organizzato una manifestazione di massa, il
Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di
minorenni, divorziato e strenuo difensore della«famiglia»,
senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada
adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo
che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare
alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora
che nascesse.
Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del
popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in
massa, senza nemmeno turarsi il naso.
Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul
proprio protetto, mandando un messaggio mediatico
trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la
protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto
con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a
presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà
del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla
recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi,
nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto,
nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e
alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore,
nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad,
nonostante abbia impoverito l’Italia dentro l’abbia umiliata
fuori, all’estero, dove stampa ed economia chiedono a gran
voce le dimissioni.
A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L’importante è
portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un
altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della
diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di
accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto
del berlusconismo, mito dell’anticristianesimo. Il mondo ha
visto che il presidente del consiglio, vergogna
internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del
madrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in
quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da
Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente
ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una
mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando
immobile, che è il top della diplomazia e della falsità
proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del
danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa
che è in Italia in modo particolare. Con la sua presenza «in
quel giorno e a quell’ora», senza che Berlusconi ammettesse
i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle
Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di
presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal
«segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per
sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua
coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui
dice di credere:
a) Lei ha avallato la tesi del presidente del
consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi
comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui.
In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme
a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano
tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno
in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e
mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra
i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a
imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non
la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema
d’impunità immorale?
b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un
uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile
pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali,
anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e
presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano
a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura
fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora
il Vaticano a togliere d’impiccio istituzionale un governo e
un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo
intero. c) Lei con questa sua presenza, «in quel
giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica
di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha
esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a
dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e
protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il
resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E’
possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è
impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la
Chiesa di Cristo.
d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto
di fatto Berlusconi, all’insegna del «siamo pratici,
ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e
sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha
disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a
conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita.
Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e
correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al
posto di «i poveri li avrete sempre con voi».Personalmente
ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa
senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina
cattolica. e) Lei apparendo accanto all’Indecenza
personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma
autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non
credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere
e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia,
invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto
formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che
ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.
f) Lei ha dato l’avallo ai giorni tristi che ci
attendono perché l’uomo è senza coscienza di Stato. g)
Lei è colpevole se le offerte dell’ 8xmille diminuiranno
ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa
efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di
più e sulla mia strada incontro sempre più persone che
dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non
vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che
ha tradito il Vangelo.
Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e
come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo,
mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta
più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando
era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare
il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il
berlusconismo che è l’indecenza che corrompe la nostra
Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio,
dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i
licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00
euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro
ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da
che parte sta».
Con disistima,
Genova, 8 ottobre 2009
Paolo Farinella, prete
L’AFFETTUOSA AMICIZIA TRA 'NDRANGHETA E
MASSONERIA ... Susanna Ambivero
FONTE
Se
fossero state rispettate le storiche regole della malavita
calabrese la possibilità che la ‘ndrangheta aprisse una
qualsiasi trattativa con la massoneria sarebbe stata un
ipotesi inverosimile. Il rito trasmesso dai padri non
permetteva che l’onorata società prendesse contatti con
altre associazioni e men che meno consentiva di affiliarsi
con loro. Tuttavia è capacità della ‘ndrangheta il sapersi
evolvere ed adattare alla realtà che la circonda risultando
così via via più contaminante nei confronti del tessuto
connettivo della società.
Fu circa negli anni ‘70 che gli appartenenti alla
‘ndrangheta cominciarono a considerare la massoneria come un
mezzo attraverso il quale si poteva prendere contatto con le
istituzioni in maniera rapida ed efficace. In quegli anni,
infatti, alcuni boss decisero di fare il loro ingresso nelle
logge in prima persona diventando essi stessi massoni.
E’ da notare come l’adozione di questa strategia risulta
essere concomitante al periodo in cui la ‘ndrangheta
comincia una poderosa scalata che la porterà a raggiungere
la potenza economica e militare che oggi la
contraddistingue.
Questa nuova opportunità permise a personaggi come i
capo-bastone Antonio Nirta e Giorgio De Stefano di
muoversi con disinvoltura all’interno di apparati nevralgici
dello Stato come i servizi segreti, ma anche di entrare in
contatto con gruppi eversivi, sopratutto esponenti
dell’estrema destra. Si concretizza per loro la possibilità
di entrare in contatto diretto con tutte le persone che
detengono il potere, imprenditori e uomini delle
istituzioni.
La ‘ndrangheta diventa così una potente lobby economica,
imprenditoriale, politica ed elettorale, interlocutore
imprescindibile per ogni affare e per ogni consultazione
elettorale.
A prova di questo ci sono le dichiarazioni del pentito
Giuseppe Albanese che nel 1974 riferì di una riunione
avvenuta in una villa di proprietà della famiglia Borghese
lungo la Costa degli dei. A questo incontro parteciparono i
boss della ‘ndrangheta locale; membri dei servizi deviati;
Stefano Delle Chiaie, fondatore di avanguardia nazionale;
Lino Salvini, gran maestro del Grande Oriente d’Italia,
accompagnato dai massoni marchesi Felice e Carmelo Genovese
Zerbi, dai generali Gianadelio Maletti e Vito Miceli,
dall’ammiraglio Gino Birindelli e da Edgardo Sogno. (NDR: la
villa accanto era di proprietà di Bruno Tassandin, cardine
della P2 nel Corriere della Sera del quale era
amministratore delegato )
Durante l’imponente procedimento della D.I.A. denominato
Olimpia, svoltosi a metà degli anni ‘90, viene appurata
l’esistenza di forti legami tra ‘ndrangheta, gruppi eversivi
e massoneria. Bruno Villone, un vigile urbano di Vibo
Valentia, dichiarò di aver notato numerose volte la presenza
in città di Licio Gelli in compagnia di Delle Chiaie e
questo a partire dall’agosto 1989.
Fu con il pentimento di Pietro Marrapodi,
notaio,’ndranghetista e grande oratore della loggia reggina
“Logoteta”, che nel 1992 vennero svelati eventi fino ad
allora rimasti segreti. A raccogliere le testimonianze c’era
uno sbigottito procuratore, Agostino Cordova. Marrapodi fu
il primo ad indicare anche numerosi magistrati reggini come
massoni collusi. Dopo le sue scottanti rivelazioni Pietro
Marrapodi chiese alla Procura di Reggio e a quella nazionale
di avere una scorta che gli fu negata. Una mattina il corpo
di Pietro Marrapodi, 62 anni, fu trovato senza vita nello
scantinato della sua abitazione di centro città‘, impiccato.
Il caso fu velocemente archiviato come suicidio ma i dubbi
sulla fine dell’uomo permangono ancora oggi.
Il procuratore Cordova prese spunto da questi eventi per
dare il via ad un indagine da cui scaturì una delicatissima
inchiesta denominata “mani segrete”.
L’INCHIESTA “MANI SEGRETE” DEL PROCURATORE AGOSTINO
CORDOVA
Agostino Cordova, allora procuratore di Palmi, tentò con
questa inchiesta di districarsi tra gli intrecci tessuti
dalle logge massoniche. Tra molte difficoltà raccolse molto
materiale che gli sarebbe servito a dimostrare l’esistenza
di un rapporto vincolante tra ‘ndrangheta e politica. Il
procuratore riuscì a porre sotto sequestro il computer del
Grande Oriente d’Italia contenente l’archivio elettronico di
tutte le logge massoniche italiane.
L’inchiesta si allargò fino a produrre circa 800 faldoni e
sottoporre ad indagine più di sessanta persone.
La maxi inchiesta di Cordova coinvolse influenti personaggi
dell’imprenditoria, della finanza, della politica e della
stessa magistratura, anche non strettamente calabrese.
Furono trovate tracce di alcuni grossi scandali come
quello legato al traffico di rifiuti tossici, del commercio
illegale di armi, degli appalti, fino ad arrivare a
sospettare di un traffico di uranio con l’ex Unione
Sovietica.
Dopo circa due anni di indagini, nel 1994, l’inchiesta fu
tolta dalle mani di Agostino Cordova e trasferita alla
Procura di Roma, dove rimase a prendere polvere fino al 3
luglio 2000 quando il giudice per le indagini preliminari
Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, accolse la richiesta
di archiviazione dell’inchiesta dichiarando il “non luogo a
procedere nell’azione penale per 64 indagati ritenuti
appartenenti alla massoneria”.
Tra le varie accuse in seguito mosse ad Agostino Cordova c’è
anche quella di aver raccolto una documentazione definita
“abnorme”, in altre parole di aver lavorato troppo.
Negli anni Novanta, in Italia, c’erano 146 massoni indagati
per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati anche di
riciclaggio. Fra gli iscritti alle logge figuravano però
anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova
di impedire le indagini.
Più recentemente ha visto la luce un altra inchiesta che
ha tentato di scavare nei rapporti tra malavita calabrese e
massoneria, la celebre inchiesta Why Not.
L’INCHIESTA “WHY NOT” DEL P.M. LUIGI DE MAGISTRIS
Negli atti di «Why Not», i cui faldoni sono stati oggetto di
varie peripezie, prima sequestrati dalla procura di Salerno
e in seguito risequestrati dalla procura di Catanzaro, si
ipotizza ci siano le prove della riorganizzazione di una
“nuova loggia P2” partendo proprio dalle logge calabresi.
De Magistris, nel dicembre 2007, dichiarò alla Procura di
Salerno “le indagini Why Not stavano ricostruendo
l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle
istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo
i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi
Bisignani (n.d.r. che dalle carte di Gelli risulterebbe
l’affiliato alla loggia P2 tessera 203), Franco Bonferroni e
ancora altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed
economico finanziario. Giancarlo Elia Valori pareva
risultare ai vertici attuali della “massoneria
contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori
pubblici”.
Nell’inchiesta Why Not compaiono i nomi di politici,
consulenti che operano ad alti livelli nelle istituzioni,
finanzieri, un generale della Guardia di Finanza,
magistrati, affaristi e alcuni uomini appartenenti ai
servizi segreti, tutti massoni. I reati ipotizzati sarebbero
quelli di associazione a delinquere, truffa aggravata ai
danni della Ue e violazione della legge sulle società
segrete.
L’indagine oggi pare essere giunta ad un punto morto e
sembra che il suo destino debba essere il medesimo
dell’inchiesta iniziata dal procuratore Cordova.
Cos’è cambiato da Cordova a De Magistris?
Semplicemente che molti dipendenti pubblici tra il 2001 e il
2007, con il sostegno di politici, affaristi e
‘ndranghetisti amici, hanno fatto carriera e il loro potere
è aumentato.
Politica, affari e massoneria, dunque, ieri come oggi.
Non c’è da stupirsi se sono gli stessi membri delle logge
calabresi appartenenti alla Gran Loggia Regolare d’Italia
che affermano che spesse volte all’interno di alcune logge
si sono manifestati comportamenti che non si è esitato
definire illegali o illegittimi.
E’ il presidente della commissione parlamentare antimafia
nella XV legislatura, Francesco Forgione, che parlando di
‘ndrangheta ebbe a dire: “La sua forza sta nell’alto livello
di infiltrazione nella politica e nella presenza di un
potere occulto come la massoneria che in Calabria ha una
pervasività che non esiste in nessuna altra parte di
Italia”.
Susanna A. Pejrano Ambivero (Milano, 06 Agosto 1971) ha una
formazione medico scientifica, spesso impegnata in battaglie
sociali e culturali soprattutto nell ambito del contrasto
alla mentalità mafiosa. Vive nel profondo nord, a Cologno
Monzese (MI), località tristemente nota per fatti di cronaca
legati a 'ndrangheta e camorra.
NUCLEARE ADDIO... di Federico
Valerio
La notizia che ho appena scaricato da
La Repubblica
è sensazionale: è il "deProfundis" a tutte le smanie filo
nucleariste dei nostri ed altrui governanti.
In sintesi, la Volkswagen si è accordata con un produttore
di elettricità tedesco, per la produzione e la
commercializzazione di mini-cogeneratori domestici,
riconvertendo, a quest'uso, il motore della Golf ,
alimentata a metano.
Il piano industriale, che sarà attivo a partire dal 2010,
prevede la vendita di 100.000 impianti che, una volta
installati in altrettante abitazioni, forniranno, ai
condomini, calore , acqua calda ed elettricità, con una
efficenza termodinamica elevatissima (oltre l'80%) e
l'elettricità non usata direttamente dai titolari, sarà
immessa in rete e venduta.
Il piano finanziario previsto è alla portata di tutte le
tasche ( un investimento di 5.000 euro) e gli ingombri
dell'impianto sono assolutamente confrontabili con quelli di
una normale caldaia.
Poichè il motore della Golf ha una potenza di 150 chilowatt
(KW), la potenza complessiva delle prime 100.000 centraline
VW, sarà pari a 15.000 megawatt, pari a quella di due grandi
centrali nucleari: inutile sottolineare che gli impianti VW
non avranno problemi di scorie radioattive, di
proliferazione nucleare e di rischi catastrofici.
Inoltre, in Germania , sarà già possibile usare come
combustibile, il bio metano ricavato dalla fermentazione
anaerobica di scarti di cucina, fanghi depurazione, scarti
agricoli. In questo caso, nessun contributo alle emissioni
di gas serra ( il bilancio è neutro) e nessuna sudditanza
con Gheddafi e Putin.
Quello che mi fa pù rabbia è che, trent'anni or sono, la
stessa idea è venuta ad un ingegnere della Fiat che
utilizzava, esattamente per gli stessi scopi e con lo stesso
combustibile, il motore della 127.
Non se ne fece assolutamente nulla. Allora, nessuno era
interessato.
Pensate che stavolta il ministro Scaiola, la Fiat, l'ENEL
possano essere interessati?
DICO NO AI VACCINI E SPIEGO PERCHE'... lettera di Romina
Power
Lettera
di Romina Power ai ministri: "Dico no ai vaccini e vi
spiego perché".
Alla cortese attenzione del Ministro della Salute, On.
Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On.
Ferruccio Fazio.
Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro. Vi
scrivo in merito alla supposta "pandemia" A/H1N1, meglio
nota come "febbre suina". Secondo quanto avete dichiarato ai
media, sono previste per l'Italia due tranches di
vaccinazioni; la prima in autunno 2009 e una successiva
all'inizio del 2010. Come cittadina italiana e contribuente,
mi permetto dunque di sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo
all'opportunità della campagna di vaccinazione.
1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi
dell'influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della
normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta.
E mentre l'influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi
ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha
provocato "soltanto" poco più di 700 decessi in tutto il
mondo. 2. E' perfino superfluo rammentarVi quanto possa
essere nocivo un vaccino al sistema immunitario,
specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza,
quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per
malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa
influenza suina.
3. Gravissime accuse contro l'OMS, le case farmaceutiche
Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi
di rilievo della finanza e della politica internazionale,
sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane
Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la
denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1
sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la
riduzione della popolazione mondiale.
4. L'ingiunzione dell'affermata giornalista contiene una
dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità
dell'epidemia di influenza suina e del relativo vaccino,
nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle
persone chiamate in causa. Sulla base dell'ingiunzione
presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in
preparazione un'ulteriore ingiunzione ed una mozione ad
opera di un team di esperti legali americani. Per quanto le
gravissime accuse mosse contro l'OMS e Big Pharma siano
ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno
opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di
queste, prima di "buttarsi a pesce" nell'avventura di una
vaccinazione di massa.
5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che
"nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono
coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora
valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi
gruppi della popolazione".
6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su
questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella
politica sanitaria dell'OMS.
7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per
l'acquisto dei vaccini ammonterebbe a "poche centinaia di
milioni di euro". Una cifra, secondo il Vice Ministro che
non creerebbe problemi, neanche in "periodi di magra" come
questi. Con tutto il rispetto, considero questa
dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che
faticano ad arrivare a fine mese! Per questa serie di
ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra
professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra
posizione sulla campagna di vaccinazione per l'A/H1N1
indicata dall'OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al
di là delle direttive dell'OMS, la responsabilità politica
in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per
questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell'eventualità
di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa. Se
anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o
addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei
comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle
ingiunzioni presentate. Sono in procinto di contattare la
signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni
italiane in difesa della libertà di scelta in materia di
vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio. Includo
in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet
italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di
quanto Vi ho scritto. Se i gestori di tali siti internet e
blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il
mio pieno consenso a farlo. Auspico anzi che da tale lettera
possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla
cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di
sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là
della preoccupazione di alcuni cittadini per questa
influenza suina - preoccupazione esclusivamente generata dal
vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media
tradizionali (un vero e proprio "terrorismo mediatico")-
tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile
e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di
Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di
"militarizzazione" della sanità e di recare danno alla
salute della popolazione. Nella speranza che gli argomenti
esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi
porgo distinti saluti.
Romina Power
LA PANDEMIA, IL VIRUS A, LA FEBBRE SUINA E
BIG PHARMA... di Luciano Gianazza
Gli
Egemoni di Big Pharma stanno esultando, ce l'hanno fatta!
Stanno portando a compimento il più grande business mai
fatto in tutta la storia dell'umanità!
Tutto è stato programmato, fin dall'inizio, sfruttando il
focolaio di febbre suina in Messico. Perché in Messico? Non
negli USA che ha un sistema sanitario propagandato come il
migliore del mondo. E il Messico non ci fa proprio una bella
figura, ma sul suo territorio, alla frontiera con gli USA
stanno sorgendo tanti stabilimenti di industrie
farmaceutiche e chimiche, un favore si può fare...
Il continuo martellare dei media infonde paura ai cittadini,
fate scorta di mascherine, lavatevi le mani dopo aver
toccato qualcosa, o dopo aver stretto la mano a qualcuno,
andate all'ospedale a farvi visitare se avete questo o quel
sintomo, occhio a chi torna dai viaggi, se ha una febbre
sospetta deve essere mandato al pronto soccorso.... Ecc.
ecc. il resto lo sai già te lo dicono tutti i giorni e ogni
giorno aggiungono qualcosa di nuovo per mantenere viva la
preoccupazione e la paura, perché così non protesti per i
miliardi di euro che verranno spesi, anzi perché sia tu
stesso a chiederlo per salvaguardare la tua salute. Hanno
fatto anche una operazione cosmetica, "virus da febbre
suina" era un po' bruttino, e poi qualcuno potrebbe non
comprare più il prosciutto. Virus A è molto più
professionale e non ci fa più venire in mente i maiali.
I vaccini non proteggono ma danneggiano la salute e i danni
possono anche essere gravi e irreparabili, come ridotte
capacità mentali, inabilità fisiche e perfino la morte. Non
sempre i danni sono immediatamente rilevabili e quindi uno
può supporre di non averne subiti. Le prove ormai sono
numerose e sono comprovate dal fatto che le case
farmaceutiche pagano ogni anno milioni di dollari per danni
da vaccino agli invalidi e ai famigliari dei morti
attribuibili alle vaccinazioni. Se non fosse vero non
sborserebbero un centesimo.
Se credi che le vaccinazioni facciano qualcosa di buono è
perché stai subendo gli effetti della disinformazione
trasmessa dai media e dall'istruzione. Non c'è alcuna
differenza fra la disinformazione e l'istruzione ricevuta
dalle elementari fino all'università e oltre.
E' necessario smettere di avere paura, non è possibile
essere razionali quando si ha paura e si accettano
"soluzioni" che creano problemi sempre più grandi. Vaccinare
tutta la popolazione mondiale significa dare lo start a un
genocidio tale che i crimini di Hitler al confronto
sembreranno i dispettucci del ragazzaccio del quartiere.
Non mi farò vaccinare. E nemmeno permetterò che l'iniezione
di tali liquidi schifosi venga perpetrata sui miei figli,
guai a chi ci provasse. Se dovrò subire la vaccinazione
coatta, allora significa che non esiste più alcun diritto e
considererò che lo stato non è più garante di essi.
Quali sono, sulla carta, i nostri diritti che verrebbero
calpestati se ci fosse un'imposizione a vaccinare? Sono
sanciti dalla Costituzione e da altre dichiarazioni tuttora
valide:
• Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana:
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce
cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a
un determinato trattamento sanitario se non per disposizione
di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti
imposti dal rispetto della persona umana.”
• Articolo 1 del Codice di Norimberga: ”Il consenso
volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale (…)
e prima di accettare una decisione affermativa da parte del
soggetto dell’esperimento lo si deve portare a conoscenza
della natura, durata, e di tutte le complicazioni e rischi
che si possono aspettare e degli effetti sulla salute o la
persona che gli possono derivare dal sottoporsi
dell’esperimento”
• Articolo 7 lettera A della Dichiarazione di Helsinki:
“Nella pratica medica corrente e nella ricerca medica, la
maggior parte delle procedure preventive, diagnostiche e
terapeutiche implicano rischi e aggravi”
Ce ne sarebbe abbastanza da poter dire:" Vaccinazione per il
Virus A? No Grazie!" e nessuno dovrebbe avere nulla da
ridire. Ma il business è troppo grande per lasciare questa
ampia opportunità garantita dalla Costituzione Italiana e da
altre Dichiarazioni valide a livello europeo e persino
mondiale, escludendo quei paesi dove i diritti sono una
chimera.
Il pezzettino dell'articolo 32 che interessa molto ai nostri
politici e: "Nessuno può essere obbligato a un determinato
trattamento sanitario se non per disposizione di legge"
(Enfasi aggiunta) Quindi tutti i diritti possono essere
aggirati semplicemente facendo un decreto simile a questo:
• Visto l'articolo della Costituzione 32,
• Essendo comprovata la virulenza del Virus A,
• Vista la dichiarazione in data (...) dell'OMS dello stato
di Pandemia bla... bla...
• Resosi quindi necessaria l'azione preventiva si impone la
vaccinazione obbligatoria a tutti i cittadini.
Ovviamente il tutto ben infarcito da burocratese,
complicanze ecc, ma la sostanza sarebbe questa.
Se venisse messa in atto la vaccinazione coatta per i
dissenzienti, in forza di una legge e uno si opponesse
mentre si dimena per sfuggire alla siringa si potrebbe
affermare che sta dando in escandescenze e potrebbe ricevere
pure l'ormai famoso TSO, il punturone di cocktail di
psicofarmaci. Anche la vaccinazione obbligatoria potrebbe
essere definita TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Se il nostro governo decidesse che tutti i cittadini devono
essere vaccinati ha già abbastanza strumenti per farlo, con
l'aggiunta di un piccolo decreto legge d'urgenza. Potrebbe
anche intimidire, per esempio stabilendo che gli infermieri
o altre categorie "sensibili" che si rifiutassero di farsi
vaccinare potrebbero essere sospesi dal servizio. I media
potrebbero spargere per tutto l'etere: "Bambino non
vaccinato morto dopo aver contratto il Virus A." Non è
difficile "stabilire" che la causa della morte è stato il
Virus A.
Sappi che ad ogni respiro stai introducendo migliaia di
virus nel tuo organismo e probabilmente il Virus A sta
facendo l'altalena con il tuo inspiro ed espiro, senza che
tu abbia alcun danno.
La paura fa perdere la capacità di ragionare, I media
contano su questo per poi infilare nella mente delle persone
spaventate i loro spin. Noi siamo troppo intelligenti per
farci condurre dalla paura e vivere male a causa di essa.
Dobbiamo sempre guardare il mondo con animo sereno ed essere
ottimisti.
La nostra fortuna è che gli Egemoni di Big Pharma non sono
interessati alla nostra salute. Non importa a loro se delle
persone moriranno a causa dei loro veleni, ma anche non sono
interessati più di tanto se non li useremo.
L'unica cosa a cui sono interessati è che ogni stato
acquisti milioni di dosi da tenere in magazzino, se poi
verranno buttati alla loro data di scadenza, non gliene
importa nulla, i soldi li avranno ormai intascati.
Ti ricordi tutta la caciara per la SARS? Il nostro governo
di allora ha acquistato milioni di dosi, per vaccinarci se
fosse stato necessario. Saranno in qualche magazzino, magari
dichiarati scaduti e rivenduti da qualche incaricato allo
smaltimento e ri-ettichettati con un nuovo nome. Per quanto
possa sembrare assurdo, l'amministrazione Bush ha fatto un
decreto che permette di ri.etichettare i farmaci e quindi
negli USA tale pratica è perfettamente legale.
I nostri politici, quelli incaricati di occuparsi del "Virus
A" continuano a fare dichiarazioni che verranno vaccinati i
primi 20 milioni di Italiani alla tal data, che se non si
attua la vaccinazione gli infetti sarebbero tot milioni,
invece se si vaccina molti di meno, i morti sono saliti a
500, ecc. Queste sono tutto palle prive di fondamento e non
posso credere che chi le dice le ritenga vere. Tutte quelle
cifre non sono circostanziate. Suppongo che un politico
serio che studi la situazione possa arrivare alle stesse
conclusioni a cui io e molte altre persone siamo arrivati.
Quindi si suppone che, non essendo imbecilli, tali politici
sappiano cosa stiano facendo, ovvero che stiano portando
avanti l'agenda di Big Pharma. Far sapere che non verranno
più votati non serve a nulla, perché non gliene può fregar
di meno, nel corso di una legislatura riescono a metter via
abbastanza milioni di euro sufficienti per garantirsi,
pensione inclusa, il resto della vita in agiatezza senza
fare nulla e passando le vacanze sul proprio yacht.
"Probabilmente" una volta venduti i vaccini e raggiunta la
quota fissata da Big Pharma, i riflettori si spegneranno sul
Virus A. Le azioni della Novartis e delle altre facenti
parte del cartello farmaceutico saranno alle stelle, i
vaccini invecchieranno nei magazzini, poi una volta scaduti
daranno un buon profitto a chi si occupa dello smaltimento
dei rifiuti speciali.
Intanto fai il passa parola, informare è una cosa che tutti
possono fare. Ho visto che le petizioni non servono granché,
a meno che non siano fatte come iniziativa politica, ma non
ci sperare su questo, Big Pharma da tempo usa la strategia
di pagare entrambi gli schieramenti per non avere
oppositori. Quelle fatte via Internet vengono regolarmente
cancellate da zelanti incaricati non appena arrivano
nell'account di posta del politico interessato.
Guarda questo video della Dott.ssa Rima E. Laibow, che ci
invita a stare all'erta. Sottotitolato in italiano.
LATTE E DERIVATI: DIAMO UN "CALCIO" AL MITO ... di Teresa Tranfaglia
Il
latte è considerato dalla maggior parte di noi un alimento
essenziale, soprattutto perché contiene il calcio. Ma
davvero questo prezioso minerale è contenuto solo nei
latticini? E siamo certi che latte e derivati apportino
soltanto benefici al nostro organismo?
Il calcio è senza dubbio un minerale importantissimo per
l’essere umano. Assolve funzioni vitali sia durante l’età
dello sviluppo sia in età matura.
Fino agli anni '50 del secolo scorso l’assunzione di latte
vaccino era modesta.
Al mattino si usava fare colazione con la zuppa d’infuso
d’orzo, con fette di pane raffermo bagnate con il brodo di
fagioli, con frutta di stagione o, perfino, con la polenta
arrostita unita a verdure. Anche gli snack erano costituiti
da prodotti semplici, come noci, semi, pane e olio o frutta
fresca.
Il latte rappresentava un’opportunità saltuaria e
veniva consumato non pastorizzato: si mungeva, si bolliva ed
era pronto per l’uso. I formaggi erano in prevalenza ovini e
riservati a occasioni speciali.
In seguito abbiamo avuto il “boom” del latte vaccino e
dei suoi derivati.
In ogni casa sono arrivati litri e litri di latte, chili e
chili di formaggi, tonnellate di mozzarella, ricotta e fiumi
di yogurt.
Oggi troviamo ovunque latte pastorizzato di vari tipi: con o
senza lattosio, a lunga conservazione, scremato o
parzialmente scremato e, dulcis in fundo, con vitamine
aggiunte.
Formaggi di ogni genere, fusi o stagionati, yogurt agli
svariatissimi sapori, affollano gli scaffali dei
supermercati.
L’informazione chiave relativa a questi alimenti è la
seguente:
latte e derivati = calcio!
Nel pensiero delle persone si è radicata tale idea, per cui,
qualora insorge l’intolleranza alle proteine del latte ci si
sente persi. Sembra quasi che il latte, più del petrolio,
sia necessario perché il mondo vada avanti.
Il latte vaccino è davvero indispensabile all’essere
umano?
Secondo Naboru Muramoto, autore del libro “Il medico di se
stessi” (Ed. Feltrinelli) “il latte di mucca non è un
alimento perfetto per l’uomo, i neonati e i bambini non
dovrebbero mai essere nutriti con il latte vaccino”.
“Il latte di mucca fa male. Allarme in USA: provoca il
diabete”: ecco quanto si leggeva nel 1992 in un articolo de
La Repubblica
Da un articolo de La Repubblica (1 ottobre 1992, pag. 19)
risulta che il latte di mucca fa male causando perfino il
diabete:
Washington - Alla larga dal latte, fa male! Un gruppo di
medici americani, in prima fila due famosi pediatri,
Benjamin Spoke and Frank Oski, ha dichiarato guerra
all’alimento prodotto dalle mucche. Secondo la loro teoria,
il latte provocherebbe malattie anche molto serie come il
diabete, e diversi tipi di allergie. E adesso è già
polemica, feroce. Direttore del reparto pediatrico alla
prestigiosa John Hopkins University di Baltimora, il
professor Oski è categorico: «Non vedo proprio il motivo di
bere latte di mucca, in nessuna fase della nostra vita. È
roba fatta per le mucche, non per gli esseri umani. Dovremmo
smettere completamente di berlo. Fin da oggi stesso».
Il testo Dietologia clinica, alimenti e malattie (Medi
Edizioni, 1999) riferisce che per il 3%, su 1310 soggetti
selezionati, il latte e derivati scatenavano emicranie. Lo
stesso manuale consiglia la “dieta Mc Ewen” per le malattie
cutanee, che al primo punto esclude gli alimenti a base di
latte di mucca.
«Le manifestazioni patologiche dovute a fattori alimentari
costituiscono un problema sempre più rilevante nelle
popolazioni dei paesi industrializzati. Peraltro,
soprattutto nel bambino, i fattori che predispongono
all’allergia alimentare, con sintomi respiratori e asma in
primo luogo, sono numerosi, ma quelli identificati con
maggiore sicurezza contemplano l’esposizione ad alimenti
quali il latte vaccino, l’uovo e il pesce […]».
Inoltre, Robert Cohen nel suo libro Milk, A-Z [1999],
spiega:
Quanto calcio è contenuto nel latte vaccino?
«Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità
dell’ormone IGF-1 nel corpo umano, sostanza che sostiene
l’aumento di dimensioni del cancro».
L’informazione ormonale del latte, quella della crescita
veloce (utile al vitello che cresce fino a 300 Kg in pochi
mesi) potrebbe avere a che fare con la crescita veloce di
cellule come fibromi, sarcomi, cancri.
Lorenzo Acerra, nel suo ultimo testo Il mal di latte
documenta, in modo accurato, come gli elementi contenuti nel
latte lavorato dall’industria alimentare (fenilalanina,
tirosina, fosfati, ADH, IGF-I, ecc.) possono essere
collegati all’insorgere di diabete, problemi di permeabilità
intestinale, allergie, otiti, tonsilliti, coliche, sinusiti,
orticarie, disturbi al sistema vascolare, osteoporosi,
disturbi ormonali, ecc.
Però…, visto che il latte contiene il calcio, è il caso di
correre qualche rischio??!
Occhio al calcio!!!
Quanto calcio è veramente contenuto nel latte vaccino e
quanto calcio è contenuto in altri alimenti di tipo
vegetale? Scopriamolo mettendoli a confronto.
Latte vaccino - Alimenti vegetali
Per ogni 100g. di alimento Calcio contenuto in mg.
Latte vaccino intero 118
Latte di capra 129
Panna cruda vaccina 102
Semi di sesamo 1160
Tahin (burro di semi di sesamo) 100
Mandorle 234
Nocciole 209
Tofu secco 590
Tofu fresco 146
Tempeh 142
Farina di soia 189
Avena integrale 55
Orzo allo stato grezzo 32
Fu (prot. veg. Glutine) 33v Seitan (prot. Veg. Glutine) 19
Riso integrale 22
Ceci 150
Amaranto 490
Quinoa 141
Broccolo 103
Cime di rapa 246
Foglie di barbabietola 119
Foglie di cavolo 203
Alghe arame 1170
Alghe hijiki 1400
Alghe wakame 1300
Tè bancha in rametti 720
(Fonti: Manuale n. 8 (1975) del Ministero dell’agricoltura
degli Stati Uniti
(1964-1984) Associazione giapponese per l’alimentazione
(1981-82) Tabelle tedesche della composizione dei cibi e
della nutrizione).
Ebbene, siamo certi che conviene assumere latte?
Abbiamo fatto bene i conti!??
CRONACA DI UN TERREMOTO ANNUNCIATO ... tratto dal sito
web http://eddyburg.it
La
testimonianza di una giovane architetto abruzzese, in presa
diretta dal terremoto. Scritta per eddyburg
Avezzano, 6 aprile 2009, ore 3.20
Il letto matrimoniale, dove mio marito ed io dormiamo,
inizia a sobbalzare violentemente, un boato sordo, rumori
degli oggetti che si infrangono: capisco subito, è il
terremoto; è come se, da quando vivo qui, lo avessi sempre
aspettato.
Avezzano, 13 gennaio 1915, magnitudo 6.8, persone morte
30.000.
La mia famiglia di origine viveva a quell’epoca ad Aielli
alto, un piccolo centro della Marsica, abbarbicato sulle
pendici del Monte Sirente, la casa andò completamente
distrutta, qualche osso rotto ma la mia bisnonna, zia Teresa
e zia Maria riuscirono a salvarsi stringendosi in un angolo.
Successivamente, si spostarono a valle, insieme a loro altri
sopravvissuti e nacque così Aielli Stazione.
Io sono nata e cresciuta a Roma, ma quell’esperienza è
divenuta mia.
Qui, nelle terre d’Abruzzo, passa la linea, profonda
centinaia di chilometri che crea i continenti, che alza le
montagne, che conforma il nostro paesaggio, qui gli umani
devono convivere con il movimento della terra, come aspetto
della vita stessa e non della distruzione.
Convivere con il terremoto, significa attribuire un compito
scientifico all’architettura, credere nel ruolo di questa
scienza che studia le tecnologie del vivere degli umani
nello spazio, nella sicurezza, nel rispetto della natura e
insegna a non costruire involucri amorfi, non funzionali e
pericolosi. I politici e i professionisti dovrebbero tornare
a svolgere ognuno il proprio ruolo, un ruolo che si muove
dalla necessità di ottimizzare il benessere della propria
collettività, il territorio dovrebbe essere studiato,
monitorato continuamente, come pure le persone che lo
vivono, e fisici, geologi, architetti, ingegneri, urbanisti,
economisti, politici dovrebbero creare delle squadre di
lavoro per pianificare le soluzioni più appropriate per ogni
attività umana.
Non si può lasciare alla speculazione, alla mafia, ai miseri
interessi personali di qualcuno, la dinamica del territorio.
Sono troppo importanti e catastrofici gli esiti di
quest’abbandono; questo cattivo uso è sotto gli occhi di
tutti ogni qualvolta si attribuisce solo alla natura, alla
ineluttabilità del destino eventi prevedibili e annunciati,
quali: la frana del Vajont, le alluvioni in Piemonte, Val
d’Aosta, Genova, causate dalla cementificazione degli argini
dei fiumi.
Inizio a gridare Marta, Marta, il nome di mia figlia e
insieme a Giovanni, mio marito correndo tra i vetri rotti,
raggiungiamo la sua camera, la prendo in braccio e ci
mettiamo rannicchiati e attoniti, vicino ad un pilastro,
sotto ad un trave del nostro appartamento al terzo piano di
una palazzina di cemento armato degli anni ‘60.
Spesso ho riflettuto su cosa sarebbe potuto accadere alla
mia casa e agli edifici di Avezzano, se si fosse verificato
nuovamente un grande sisma, come quello del ‘15, come quello
di L’Aquila, e ho immaginato tutto ciò di cui sono venuta a
conoscenza adesso, a distanza di qualche giorno. Oggi,
Avezzano è una cittadina “ricostruita”, dopo la completa
distruzione, senza regole architettoniche, alti palazzi di
cemento armato attaccati a villini di due piani, senza
regole di esposizione, di staticità, senza una distribuzione
funzionale dell’edificato, in poche parole senza
“urbanistica” – costruzioni che piano, piano fagocitano per
speculazione il “vecchio”. Pensate: non c’è ancora un Piano
di Recupero che tuteli il centro storico, così importante
perché “monumento” della rinascita della città stessa-.
Sembra che tutte le vicende dolorose del passato, il lutto
venga superato da un effetto catartico della “ricostruzione”
continua, del “tutto gnovo” come viene detto qui. E tutto
viene ricostruito con quel sapore di nuovo, di lindo, di
pulito che cancella i ricordi di povertà, della vita dura
contadina e viene rivissuto in forma spontanea fidandosi del
prossimo, ma quale?
L’Architettura, questa scienza dimenticata che ha il compito
di studiare la conformazione, le dinamiche fisiche,
idrogeologiche, morfologiche ma anche sociali, economiche e
politiche del territorio per programmare la migliore vita e
sviluppo di questo, purtroppo non viene utilizzata. I Piani
Regolatori Generali, che dovrebbero raccogliere tutte le
istanze territoriali, proprie e singolari di ogni luogo sono
diventati delle zonizzazioni fatte in modo superficiale,
decise da interessi del momento, che non nascono dallo
studio scientifico delle effettive caratteristiche delle
aree, ma dettano una serie di leggi burocratiche lontane
dalla realtà che dovrebbero rappresentare.
Subito dopo, la bambina si sente male e vomita, siamo
spaventati e Marta lo sente, non andiamo via poiché il moto
nel frattempo sembra che si sia calmato, la laviamo e
cambiamo; poi, accendiamo la televisione per vedere se
qualcuno ci da informazioni su quello che sta accadendo. Ma
nulla, sono le 4:30, nessuna rete, nessuna istituzione,
nessun tecnico, fisico, scienziato, giornalista ci informa.
Era da Natale che quotidianamente ci avvisavano delle
continue scosse.
Un’altra scossa forte, un altro rumore sordo, gli oggetti
della mia credenza vibrano, una bottiglia schizza via dal
vassoio, vorremmo scendere in strada, ma è molto freddo,
stringo a me la mia bambina, sento che la sua fronte brucia,
ha la febbre, così incoscienti del pericolo, restiamo ancora
in casa, sperando che non si danneggi.
Stringo Marta tra le braccia, non la lascio mai, lei parla
con una voce flebile e dice: “aiuto, aiuto”. Marta ha
ventitre mesi.
Penso alla nostra casa di cemento armato, spero che sia
fatta bene e che resista, anche se so che potrebbe andare
distrutta.
Sono le 5:00, finalmente Rai news 24, due giornalisti
riferiscono della scossa delle 3:20, ma quello che avrei
voluto sapere, non lo dicono, di che tipo di sisma si
tratta, se ci saranno ancora a breve altri movimenti, se
dobbiamo scappare, dove dobbiamo andare, no, nessun
collegamento con la Protezione Civile, con un Centro di
Monitoraggio dei sismi, con i Vigili del Fuoco, ma subito ci
investe quel sadico gusto di voyeurismo che scava nella
ricerca di morte, di terrore, che, purtroppo, va tanto di
moda adesso.
Inizia così il grande show, il “Reality” più vero e
catastrofico che abbiate mai visto!
Le reti Mediaset vanno avanti sino alle 8:00 del mattino con
le loro programmazioni registrate, la Rai e Sky fanno la
cronaca di quello che sta accadendo a L’Aquila, ma nessuno
era preparato, i soccorsi non arrivano sino all’alba.
Dopo tanti mesi di ripetute scosse sismiche, verificatesi
sempre nel territorio di L’Aquila, la gente doveva essere
messa a conoscenza del pericolo, doveva essere preparata ad
evacuare velocemente gli edifici, la cittadinanza intera con
l’assistenza della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco
avrebbero dovuto avere un Piano di Evacuazione e averlo
provato molte volte. Le tende della Protezione Civile
dovevano essere già pronte e operative in un area sicura, in
modo che tutti potessero anche aver già portato via le
proprie cose. Le persone anziane residenti nelle vecchie
case dovevano essere già evacuate.
Prevenzione; questo, in primo luogo significa convivere con
i sismi, essere preparati, educati al comportamento della
terra, della natura, vicini ad esso per continuare a vivere
insieme.
In questi giorni di angoscia, spesso si è parlato di un
fisico che aveva rilevato, attraverso lo studio delle
emissioni di radon dal terreno, che un fortissimo sisma si
sarebbe abbattuto nel territorio di Sulmona.
Nessuno ha ritenuto doveroso interrogare questa persona,
nessuno si è detto, ascoltiamo quello che ha scoperto,
verifichiamolo insieme, approfondiamo le sue ricerche, anzi
colui è stato denunciato per procurato allarme, e ad oggi la
Protezione Civile si giustifica ancora dicendo che egli
aveva sbagliato il luogo dell’epicentro.
Sulmona è a pochissimi chilometri da L’Aquila, circa 40 km,
che cosa è questa distanza quando si parla di terremoti?
Sarebbe stato troppo oneroso provvedere a più piani di
evacuazione per salvare vite umane? Magari a metà strada.
L’Abruzzo ma l’Italia intera sono territori in cui si
concentrano molteplici ed intense dinamiche ambientali,
quali: attività sismica, vulcanica, idrogeologica, franosa,
alluvionale, e dovrebbe essere il nostro comportamento
naturale saper gestire questi eventi nel modo più sicuro
possibile, attraverso il monitoraggio continuativo di questi
e lo studio e la ricerca di mezzi e tecnologie sempre più
all’avanguardia per ridurre il rischio. Un popolo civile
deve mirare a questo se vuole veramente progredire e stare
bene, investire sulla ricerca, sulla sicurezza, sulla
tecnologia.
Eppure, noi Italiani siamo conosciuti nel mondo scientifico
per il nostro importantissimo Laboratorio del Gran Sasso,
dove si studia la materia oscura e si fanno scoperte
fondamentali per la conoscenza dell’universo intero.
Dovremmo gareggiare con i Giapponesi nello sperimentare
nuove tecnologie architettoniche anti-sismiche e non
lasciare che muoiano le persone, i bambini, i nostri
studenti, il nostro futuro.
Invece, l’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e
Vulcanologia, i cui dipendenti versano in condizione di
precariato, perché attualmente non percepiscono più dal
Governo i fondi per la ricerca, negli anni ’90, dopo studi
approfonditi suddivisero il territorio Italiano in 4
categorie di gravità sismica, L’Aquila, come tutto l’Abruzzo
era categoria 1 e cioè ogni edificio avrebbe dovuto avere il
massimo della sicurezza e l’applicazione di tutta la
normativa anti-sismica, ma nel 2003, quando la Regione
Abruzzo dovette definire la propria normativa anti-sismica,
L’Aquila e l’Abruzzo intero passarono alla categoria 2,
ovvero minor applicazione delle strutture anti-sismiche.
Il cemento armato non è un punto di arrivo, questo è solo un
tipo di tecnologia edificatoria, ma altri tipi potrebbero
lavorare meglio e in maggior sicurezza per ogni diversa
caratteristica territoriale, il legno sarebbe più adeguato
in un territorio altamente sismico, per la sua elasticità,
leggerezza, sicurezza.
Il mio Prof. di Tecnica delle Costruzioni, Ing. Antonio
Michetti sostiene che il cemento armato, comunque monitorato
continuamente, ha una vita media di 100 anni.
In televisione scorrono le immagini delle macerie,
tonnellate di pezzi di cemento, di enormi travi, dalle
sezioni di un metro e mezzo della Casa dello Studente, vedo
che i tondini sono in quantità esigua e di sezione
sottilissima, dicono che sotto ci sono ancora cinque ragazzi
o forse di più, ho un nodo nella gola, il dolore insieme
alla rabbia per queste vite spezzate che guardavano al
futuro; e ripenso a me, quando ero studente, ai sogni di ciò
che avrei potuto fare una volta laureata, di ciò che avrei
potuto creare, questi ragazzi avevano gli stessi sogni e
credevano in un Italia migliore di quella che è oggi.
Adesso, è necessario ripartire, ricostruire, si, il più
velocemente possibile per tutte le persone che non hanno più
niente, per un territorio che deve vivere; ma è doveroso,
non ripercorrere gli stessi errori, cercare di fare meglio,
avere la forza e il coraggio di cambiare, di ricercare e
sperimentare nuove tecnologie architettoniche.
Ripartire dalla conoscenza del proprio territorio,
individuare le aree sicure, funzionali, in equilibrio con la
natura ed il paesaggio, non rifare involucri, scatole
dislocate casualmente.
Il patrimonio artistico architettonico di L’Aquila e dei
paesi limitrofi è andato in gran parte distrutto, è bene
iniziare a gestire questo patrimonio in modo diverso,
ricostruirlo consolidandone le strutture, ma anche dandogli
una funzionalità diversa.
Gli antichi edifici del centro storico di L’Aquila, non
potranno essere più gravati nuovamente della destinazione a
Polo Universitario, destinazione che necessita di spazi
grandi e altamente tecnologici, è bene che si crei un Polo
Universitario moderno, decentrato che abbia la capacità di
accogliere il flusso di migliaia di persone.
I piccoli comuni dovranno dotarsi di Piani di Recupero dei
centri storici, o comunque prevedere che anche le vecchie
stalle crollate, che in gran parte ne compongono il tessuto
edificato possano essere restaurate e destinate ad altre
funzioni e non sottoposte a Piani Regolatori molto spesso
inadatti, perché copie di altri Piani, di altre località.
In questi centri storici, la normativa prevede che non
risiedano più animali per motivi d’igiene pubblico, ma poi,
non permette di restaurare antiche stalle in pietra, con
soffitti voltati, per farne delle abitazioni, perché i
soffitti sono di 2,65 m invece che di 2,70 m previsti dagli
standard abitativi applicati alla nuova edificazione.
E’ vero che deve esistere una normativa urbanistica ed
edilizia di carattere generale, ma ogni luogo deve anche
avere la sua particolare ed unica normativa che regoli e
gestisca i caratteri singolari della vita, dello sviluppo,
delle architetture e della storia del proprio tessuto
urbano. Allora, significa che tutto l’edificato medievale di
Siena, dell’Umbria, delle Marche non è abitabile perché i
soffitti sono più bassi di 2,70m? Che tutti gli edifici
antichi che caratterizzano i nostri centri debbano diventare
delle cellule amorfe, versando in stato di abbandono per poi
crollare, insieme a tutto il resto?
L’Italia ha bisogno di una gestione intelligente e
lungimirante del territorio e non di un insieme di norme che
da una parte vietano interventi di recupero architettonico
di qualità e dall’altra permettono l’abusivismo, la totale
mancanza di architettura e un uso indiscriminato e
legalizzato di cemento. Chiunque può pubblicare questo
articolo alla condizione di citare l’autore e la fonte come
segue: tratto dal sito web http://eddyburg.it
IL Pdl CONTRO SKY PER LA TRASMISSIONE DI
"SHOOTING SILVIO" IERI SU SKY CINEMA ... Fonte: Apcom
I
parlamentari del Pdl contestano la scelta di Sky di aver
trasmesso ieri sera il film "Shooting Silvio",
ricordando che la pellicola predica "odio" contro il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
«E' davvero stupefacente - afferma il deputato
Piero Testoni - che nel periodo delicato che
attraversa il nostro Paese, che sta dando prova di una
solidarietà e di un'unità d'intenti che non ha precedenti
per la tragedia dell'Abruzzo, una grande televisione privata
non trovi di meglio che mandare in onda un discutibile film
ormai datato contro il Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi. Non ne facciamo una questione politica perché la
vera politica in una scelta così discutibile e di basso
profilo preferiamo non entri nemmeno. Ne facciamo invece una
questione di stile e buon gusto. Che vengono prima della
politica e che dovrebbero valere sempre per qualunque idea
s'intenda rappresentare. Mandare in onda questo film è stata
un'autentica caduta di stile».
D'accordo la deputata Beatrice Lorenzin: «La
trasmissione del film Shooting Berlusconi, andato in onda
ieri sera su Sky Cinema (Mania alle 22.35, ndr), è un
esempio di pessima televisione: è un inno alla violenza e un
incitamento implicito ad azioni efferate contro l'uomo e
contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una
simile programmazione non ha nulla a che fare con la libertà
di espressione; ci sarebbe voluto almeno il buon gusto, da
parte dei responsabili del palinsesto di Sky, di non
trasmettere un simile film. Per certe cose, non servono
leggi ma solo un sano senso del limite».
Anche il senatore Francesco Casoli contesta la scelta
di Sky: «Ieri sera Sky ha proposto la pellicola 'Shooting
Silvio', storia di un giovane scrittore che desidera
diventare l'assassino di Berlusconi. In un momento delicato
come questo, tra crisi economica e terremoto, è davvero
scadente e di pessimo gusto trasmettere una pellicola del
genere che predica solo odio contro il premier che sta
affrontando i problemi reali mettendoci tutta la sua grinta
e l'esperienza e trovando apprezzamenti ovunque, dalle
massime cariche dello Stato fino all'opposizione».
Infine Nunzia De Girolamo, deputata del Popolo delle
Libertà: «Giovedì Santoro con Annozero, ieri sera Sky che
ha proposto il diseducativo film 'Shooting Silvio'. Sembra
quasi che sia partita in sordina per diventar tempesta una
nuova offensiva mediatica contro Berlusconi. Una casualità?
A pensar male non si sbaglia mai ma forse è l'invidia di una
certa sinistra, quella più violenta, per i risultati che il
premier sta ottenendo in un momento così delicato per
l'Italia».
A difesa di Sky interviene il senatore del Pd, Vincenzo
Vita: «Il Pdl dopo Annozero ora se la prende con Sky.
Siamo così arrivati alla censura cinematografica. E' bene
ricordare agli esponenti della Pdl che nessuno mai era
arrivato a tanto e che i palinsesti non vengono fatti su
misura di questo o quel esponente politico. Sarebbe saggio
fare attenzione a non superare il limite della decenza e
anche del ridicolo. Tra l'altro i canali satellitari sono
così tanti che anche l'opera del politico censore si fa
sempre difficile, anzi inutile».
Acqua in bottiglia: la vergogna dei canoni di
concessione ... di Claudia Pecoraro
Ci
siamo occupati tante volte del bene più prezioso che
abbiamo, l’acqua, attorno a cui, tra usurpazioni e tentativi
di privatizzazione, non si placano i giochi di potere.
Purtroppo ci tocca indignarci anche riguardo alle
concessioni che le Regioni conferiscono alle società
imbottigliatrici. A farne le spese, come sempre, è il
consumatore.
La maggior parte delle persone piuttosto che aprire il
rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad
acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato
In Italia il 33% dei cittadini non si fida di bere
l’acqua di rubinetto.
I dati Istat dimostrano che la maggior parte delle persone
piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere
sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al
supermercato, ritenendola erroneamente più buona ma
soprattutto più sicura. Nemmeno la grande differenza di
costo riesce a cambiare questa abitudine: se un litro di
acqua del rubinetto lo paghiamo in media appena 0,5
millesimi di euro al litro, una bottiglia di acqua costa
circa 1.000 volte di più.
Il consumo procapite annuo di acqua in bottiglia degli
italiani si aggira intorno ai 200 litri, rendendo
l’Italia il primo paese in Europa per consumi di acque
imbottigliate, battuto solo da Emirati Arabi e Messico.
Il volume di affari del settore in Italia nel 2007 (192
fonti e 321 marche) ha raggiunto la cifra ragguardevole di
2,25 miliardi di euro, a fronte di canoni di concessione
a dir poco irrisori pagati dalle società imbottigliatrici
alle Regioni.
Non esistendo una legge nazionale, ciascuna
amministrazione regionale decide come meglio crede e i
canoni risultano estremamente variabili, non solo nel costo
ma anche nei criteri di definizione. E il quadro che emerge
somiglia molto ad una lotteria, dove però vincono sempre gli
imbottigliatori.
L’assenza di una regolamentazione dei canoni di concessione,
che tenga conto dei costi connessi all’attività di prelievo,
imbottigliamento e vendita dell’acqua minerale, ha come
conseguenza una assoluta mancanza di uniformità tra
regione e regione. Il canone corrisposto alle Regioni ad
oggi è insufficiente affinché queste ultime riescano a
ricoprire anche solo le spese per la gestione
amministrativa, per la manutenzione e la sorveglianza delle
aree dove insistono le sorgenti, senza considerare quanto
viene speso per smaltire le numerose bottiglie in plastica
derivanti dal consumo di acque minerali, che sfuggono alle
raccolte differenziate.
Insomma, continua a regnare il caos in materia, nonostante
le indicazioni del “Documento di indirizzo delle Regioni
italiane in materia di acque minerali naturali e di sorgente”
approvato il 16 novembre 2006 dalla Conferenza delle
Regioni. Tale documento prevede dei valori minimi e
massimi in cui devono rientrare i costi delle
concessioni in base ai litri imbottigliati o agli ettari, e
la determinazione del canone anche in base ai principi di
tutela e valorizzazione della risorsa idrica, oltre che in
considerazione dell’impatto delle attività di prelievo e
imbottigliamento dell’acqua sul territorio.
L'Italia il primo paese in Europa per consumi di acque
imbottigliate
A ormai 2 anni e mezzo dall’approvazione di quel documento
il quadro non è cambiato di molto: le tariffe e le modalità
per definire il canone continuano ad essere diverse tra
Regione e Regione e spesso inaccettabili. Unica cosa in
comune è che si tratta di canoni assolutamente irrisori se
paragonati al grosso volume di affari legato all’acqua in
bottiglia.
Facendo il rapporto tra il contributo incassato dalla
Regione e il totale dei litri imbottigliati emerge come
il costo dell’acqua sul prezzo finale di una bottiglia
da un litro costituisca una cifra davvero insignificante.
Solo per fare un esempio, in Veneto, dove è previsto
il canone per metro cubo più alto del Paese, il costo per le
società imbottigliatrici su ciascun litro di acqua
corrisponde ad appena lo 0,6% del prezzo finale che
paghiamo noi consumatori al momento dell’acquisto. Il
resto se ne va per le spese di imballaggio (pari al 60% del
costo finale dell’acqua minerale!), di trasporto, costo del
lavoro, pubblicità e altro che costituiscono oltre il 90%
del prezzo finale della bottiglia. In base a questi dati,
quando andiamo a comprare l’acqua minerale per assurdo
non paghiamo tanto l’acqua quanto ciò che le sta attorno.
E ancora, è assurdo pensare che la stessa risorsa idrica
costi in Puglia solo 1 euro per ciascun ettaro di
concessione, indipendentemente da quanto ne viene prelevata,
e in Veneto 3 euro ogni mille litri imbottigliati, oltre a
587 euro circa per ciascun ettaro, ovvero 570 volte in più
rispetto alla Puglia, dove fra l’altro la risorsa idrica
disponibile è senz’altro molto minore e di conseguenza
dovrebbe essere anche molto più preziosa.
Legambiente e Altreconomia chiedono quindi a tutte le
Regioni italiane inadempienti l’immediato adeguamento della
normativa regionale ai canoni previsti dal documento di
indirizzo del 2006.
Ad oggi solo alcune Regioni hanno approvato recentemente
delle leggi che hanno adeguato la precedente normativa
(Toscana, Valle d’Aosta), altre sono in fase di redazione o
approvazione di una legge specifica (Trento, Friuli Venezia
Giulia). Certe Regioni hanno previsto un sistema di
premialità per chi imbottiglia in vetro anziché in plastica
(Lazio, Marche, Toscana, Campania, Veneto).
Solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto
in maniera differenziata
Come si potrebbe evitare tutto questo marasma?
Riducendo il consumo di acque minerali, che nel nostro Paese
ha raggiunto livelli da record per niente invidiabili, e
ricominciando a bere l’acqua di rubinetto, con evidenti
vantaggi ambientali e con conseguente risparmio a beneficio
per l’intera collettività.
Un italiano su 3 non si fida di bere l’acqua che arriva
direttamente nella propria casa. Recuperare la fiducia
delle famiglie italiane nell’acqua di rubinetto è oggi una
priorità.
Infatti, l’acqua di rubinetto subisce controlli costanti,
deve rispondere a requisiti di qualità molto più severi
rispetto all’acqua imbottigliata, arriva dentro casa molto
più comodamente e a costi di gran lunga inferiori all’acqua
che compriamo al supermercato. Naturalmente anche l’impatto
ambientale dell’acqua di casa nostra è molto minore, se
pensiamo che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie di
plastica viene raccolto in maniera differenziata e avviato
al riciclaggio e i contenitori in vetro rappresentano solo
il 19% del totale.
Per questi motivi Legambiente e Altreconomia continuano
insieme la “battaglia di civiltà” per promuovere in tutta
Italia, nelle case e nei pubblici esercizi, l’acqua del
Sindaco. Perché è buona, economica, controllata e non
inquina.
Per sei miliardi di persone l'acqua è un
bisogno, non un diritto ... di Salvina Elisa Cutuli
L'acqua è un diritto fondamentale universale
dell'umanità
Istanbul non era stata scelta a caso. Sorge sullo stretto
del Bosforo che separa l'Europa e l'Asia, una posizione
ideale per portare in tutto il mondo la consapevolezza delle
problematiche dell'acqua. Nonostante questo oltre 25.000
persone, capi di Stato e delegati provenienti da 155 Paesi
riunitisi nella città in occasione del V Forum mondiale
dell'acqua, non sono riusciti a riconoscere che l'acqua è un
diritto fondamentale universale dell'umanità!
"Una vera è propria sconfitta” dichiara Guido Barbera
presidente del
CIPSI,
Coordinamento di Iniziative Popolari che raggruppa 48
associazioni Ong. Da oltre un decennio Barbera combatte in
prima fila affinchè l'acqua venga riconosciuta come diritto
universale, come bene comune essenziale e indispensabile per
la vita e non come merce.
I rappresentanti di governi, agenzie e organismi
internazionali si sono trovati a discutere delle questioni
relative alla disponibilità e alla sicurezza dell'acqua a
livello mondiale: 8 milioni di decessi l´anno sono
attribuiti alla carenza idrica e a servizi igienico-sanitari
inadeguati; 1,1 miliardi di persone non hanno accesso alle
risorse idriche; 2,6 miliardi di persone hanno problemi
igienico-sanitari; 3.900 bambini sono vittime ogni giorno
della mancanza d’acqua; l´inquinamento dei corsi d´acqua e
delle falde diventa sempre più inarrestabile; l'agricoltura
attualmente assorbe il 70% delle risorse mondiali di acque
dolci utilizzate dagli esseri umani.
Secondo alcune previsioni la popolazione mondiale ad oggi di
6,6 miliardi di persone potrebbe crescere di 2,5 miliardi
entro il 2050. L'incremento, inoltre, dovrebbe concentrasi
per la maggior parte nei paesi in via di sviluppo che
soffrono già di scarsità idrica.
Anche nei Paesi industrializzati non c'e' da stare allegri.
Un allarme e' stato lanciato dalla Coldiretti nel corso del
'G8 Farmers Meeting' organizzato proprio in occasione della
Giornata dell'acqua: un quarto della produzione alimentare
mondiale potrebbe andar perso entro il 2050 proprio per
l'impatto combinato del cambiamento climatico, del degrado
dei suoli, della scarsita' di acqua e delle specie
infestanti.
In Italia ogni anno l’acqua viene usata per scopi civili in
una quantità pari a circa 7.940 milioni di m3 e, pur se
circondato da mare e ricco di fiumi e laghi (in condizioni
di stress idrico), il Bel Paese ha problemi, in particolare
al sud e nelle isole.
Nonostante quindi lo spaccato della situazione idrica a
livello mondiale sia drammatica il testo conclusivo del
forum ha lasciato molto a desiderare. Nel testo, infatti, si
legge "migliorare l'accesso all'acqua e ai servizi
igienico-sanitarie", si sottolinea il carattere di "urgenza"
nel combattere il problema dell’acqua, si riconosce
l'importanza dell'avere "accesso" e di "un miglioramento
delle condizioni igienico-sanitario" per compiere un
importante "passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei
decessi legati alla scarsità d'acqua". Ma la nozione di
diritto dell'accesso all'acqua, reclamata con forza da
numerose Ong e parecchi Paesi, non figura. Nel testo ci si
ferma al “bisogno” che come si sa cambia da situazione a
situazione e nelle diverse aree del mondo.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, considerata anche
la crescita demografica, il rischio per il pianeta è che nel
2030 metà della popolazione mondiale resti senza livelli
adeguati di risorsa idrica.
La situazione è allarmante non solo per i paesi in via di
sviluppo ma anche per i paesi industrializzati
Nonostante tutto “buoni segnali arrivano dall’America
Latina - dichiara Gabbiotti coordinatore della segreteria
nazionale di Legambiente e relatore al Forum delle
associazioni - dove Bolivia e Paraguay hanno già inserito
nella loro Costituzione un articolo che vieta la
privatizzazione dell’acqua. In Colombia, invece, la rete di
associazioni ambientaliste Ecofondo ha raccolto 1.600.000
firme in favore di una proposta di referendum popolare,
attualmente in discussione presso il Senato, per inserire lo
stesso articolo nella Costituzione”.
Molte mobilitazioni, insomma, hanno portato i loro frutti.
Questi movimenti vanno sostenuti ed è necessario dare voce
in modo sempre più forte alle grandi vertenze sull’acqua nel
mondo.
Se da un lato movimenti internazionali non hanno
riconosciuto la legittimità del Consiglio Mondiale
dell'Acqua, promotore dell'incontro, accusandolo di essere
un think-tank privato strettamente legato alla Banca
Mondiale, alle multinazionali dell'acqua e alle politiche
dei governi più potenti del mondo, dall’altro lato si
dichiara entusiasta per il successo dell’evento il
segretario generale del Forum Oktay Tabasaran che parla del
documento come di "una piattaforma per affrontare i
problemi del mondo legati all'acqua, che non possiamo
ignorare". Anche il ministro turco dell'Ambiente Veysel
Eroglu dichiara "è un documento importante che servirà da
riferimento a livello governativo".
Staremo a vedere.
La differenza tra bisogno e diritto è sostanziale. Affermare
che l'acqua è un diritto significa riconoscere che la
collettività ha la responsabilità di creare le condizioni
affinché questo diritto possa essere garantito. Se invece
l'acqua viene inserita nella sfera dei bisogni la
soddisfazione degli stessi è delegata alla capacità
economica del singolo.
Grillo: "Il crac Parmalat? Mi avvisò Domenico
Barili" ... di Silvio Marvisi e Benedetta Pintus
Il
comico genovese che in un suo spettacolo del 2002, ben prima
della bancarotta, denunciava i debiti della multinazionale
di Collecchio, ha appena finito di testimoniare nel processo
del secolo: "Tutti sapevano, tranne i risparmiatori"
Il comico genovese è arrivato al centro congressi dove si
celebra il processo Parmalat poco prima delle 9.30. Ma prima
di entrare in aula per deporre come testimone si è lasciato
andare a qualche commento (GUARDA
IL VIDEO). Un piccolo fuori programma in cui ha
ribadito la sua verità su Parmalat e ha chiuso con una
battuta: "Dovrebbe risarcire anche le mucche".
In aula il comico ha spiegato di essere venuto a conoscenza
dei debiti dell'azienda da Domenico Barili, ex direttore
generale della multinazionale di Collecchio. Lo ha
conosciuto nel 1997-98 quando venne invitato a Montecarlo
per seguire il gran premio di formula uno dai box
sponsorizzati Parmalat (ASCOLTA
LA TESTIMONIANZA).
Durante una cena nel 2001, alla fine del suo spettacolo al
palasport Bruno Raschi, Grillo parlò con Barili che gli fece
la confessione: un’azienda con 13mila miliardi di lire di
debiti in un’ economia normale sarebbe già fallita da tempo.
“Non fu una battuta scherzosa – ricorda ai giudici Grillo –
mi raccontava cose serie, era spontaneo e sincero”.
“Ricordo con precisione la frase sul fallimento”, continua
il comico. Che spiega come in seguito abbia voluto indagare
su quel debito controllando il sito web di Banca d’Italia.
Non solo trovò conferme alle parole di Barili, ma si accorse
che l'azienda di Collecchio non era neanche la peggiore: "La
Fiat ha il doppio dei debiti di Parmalat mentre Telecoma
arriva addirittura al triplo".
“Nel mio spettacolo mettevo in ridicolo che dal latte –
continua in aula – si potesse costruire un’azienda come la
Coca Cola”.
La stessa frase Grillo l'aveva pronunciata fuori dal
tribunale, approfondendo uno dei temi che più gli sta a
cuore: il conflitto d’interesse, la delicata situazione del
gruppo Rcs e di tutto il sistema della Borsa italiana: “Se
provassimo a far quotare presso Borse estere le aziende
italiane tutte le 280 società verrebbero rifiutate”.
I difensori del dottor Barili, avvocati Simona Capra e Fabio
Fabbri, hanno commentato al termine dell’udienza: “Grillo ha
provveduto direttamente a scagionare il caso Grillo”. E il
presidente del tribunale è opportunamente intervenuto per
sottolineare il contesto in cui è avvenuta la conversazione
fra il comico genovese e il dottor Barili, una chiacchierata
fra amici a cena dopo lo spettacolo, nel corso della quale
Beppe Grillo ha parlato in generale della sua campagna di
critica nei confronti delle grandi aziende”.
Uno dei legali di Tanzi, Fabio Belloni, ha invece
stigmatizzato il comportamento del comico perchè, prima di
presentarsi in tribunale, è andato a bussare alla villa
dell'ex re del latte: insieme a una troupe televisiva voleva
intervistarlo. L'avvocato ha chiesto al presidente del
collegio giudicante, Eleonora Fiengo, di assumere
provvedimenti. '"Quello che avviene fuori da quest'aula non
è di nostra competenza'', ha concluso il giudice.
GUERRA AL LATTE CRUDO O GUERRA AI PRODUTTORI
LOCALI DI LATTE? ... di Marcello Pamio
Il sottosegretario alla salute,
Francesca Martini, annuncia che è allo studio "la
possibilità di emanare un'ordinanza per sospendere la
distribuzione di latte crudo fino a quando non ci sarà un
adeguamento dell'informazione per la salute nella quale sia
chiaro che il latte crudo va consumato solo dopo la
bollitura".
Come mai simili raccomandazioni?
Perché ad oggi sarebbero 9 (6 nel 2008 e 3 nel 2007) i casi
della grave malattia renale provocata nei bambini dal
batterio Escherichia coli O157 "collegati" al consumo di
latte crudo. Stiamo parlando della malattia chiamata
“sindrome emolitica uremica”, che si manifesta con una grave
insufficienza renale che può rendere necessaria la dialisi.
Questi 9 casi hanno "una probabile correlazione con il
consumo di latte crudo", ha detto il direttore generale
della Sicurezza alimentare e nutrizione del ministero della
Salute, Silvio Borrello.
Quindi consumo di latte crudo in Italia è a rischio di
infezione causata dal batterio Escherichia coli O157?
Sembrerebbe di sì, secondo una circolare del ministero del
Welfare. La circolare, del dipartimento per la “Sanità
pubblica veterinaria, nutrizione e sicurezza degli alimenti”
e dalla direzione generale della “Sicurezza degli alimenti e
della nutrizione”, si riferisce a segnalazioni di ''casi
umani'' di infezione da Escherichia coli O157 ''associate al
consumo di latte crudo''.
Dai controlli eseguiti nelle aziende di produzione -
prosegue sempre la circolare - ''sono state riscontrate
diverse positivita' per E. coli O157 sia nel latte crudo,
destinato come tale al consumo umano, sia nelle feci degli
animali produttori''.
Quali sono le differenze?
- LATTE FRESCO: è il latte pastorizzato, venduto
nelle confezioni che si acquistano normalmente al bar o al
supermercato. Viene trattato a temperature relativamente
basse per un tempo piuttosto breve, sufficiente per uccidere
i germi patogeni senza rovinare prodotto, che resta fresco.
- LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE: viene trattato con il
calore in modo più drastico, tanto che può essere consumato
nell'arco di sei mesi.
- LATTE CRUDO: viene commercializzato così come viene
munto, senza alcun trattamento ad eccezione di una
filtrazione.
Cosa dice l’epidemiologia:
L’Osservatorio epidemiologico della Regione Campania ha
realizzato un’indagine sulla Sindrome emolitica uremica
(Seu).
A partire dal 1988, ogni anno sono stati osservati circa
30-40 casi di Seu (Sindrome emolitico uremica), per un
totale di 439 casi notificati complessivamente tra il 1998 e
il 2004. Sono inoltre stati identificati alcuni focolai
epidemici, negli anni 1992, 1993 e 1997. Il tasso nazionale
d’incidenza medio annuale della Seu nello stesso periodo
(1988-2004) è stato di 0,27 casi per 100mila abitanti,
inferiore rispetto a quanto rilevato in altri paesi europei.
Quindi ogni anno ci sarebbero, secondo l’Osservatorio della
Campania, circa 30-40 casi ogni anno di questa Sindrome
emolitica uremica.
Come mai soli 3 casi nel 2007 e 6 nel 2008 hanno fatto
intervenire il Ministero del Welfare per bloccare la vendita
di latte crudo? Dove sta il problema?
Ovviamente non esiste alcun problema sanitario, come non lo
è stato il morbillo, la meningite, ecc.
Semmai il “problema” viene mediaticamente creato ad arte per
raggiungere un ben preciso scopo.
E' doveroso precisare che il latte vaccino, cioè il latte di
vacca, è un alimento che non va bene per l’essere umano:
dovrebbe essere di esclusivo appannaggio dei vitelli. Non è
un caso infatti che il latte provoca più intolleranze
alimentari in adulti e bambini di qualsiasi altro prodotto
alimentare.
Il latte di capra invece è molto più vicino al latte umano.
Detto questo, è anche vero che se qualcuno vuole berlo (a
prescindere dalle problematiche legate al muco, al ristagno
delle vie aeree, ecc.) deve avere tutti i diritti di poterlo
comprare allo stato crudo (certamente migliore di quello
pastorizzato) e soprattutto ad un prezzo accessibile: il
latte crudo viene venduto appena munto, da un minimo di 80
centesimi ad un massimo di 1 euro al litro.
Crudo è meglio del pastorizzato
La pastorizzazione, che prende il nome da Louis Pasteur, è
il processo di riscaldamento cui vengono sottoposti il latte
o altri prodotti alimentari. Generalmente sono condotti a
temperature variabili da 54 a 70 °C e per tempi compresi tra
i 20 e i 30 minuti. I nuovi metodi "flash" riscaldano il
latte da 65 a 76°C per 15-22 secondi. La pastorizzazione
HTST (High Temperature Short Time), porta il latte ad una
temperatura di 72- 75°C per 15 secondi.
Mentre il trattamento UHT (dopo una pastorizzazione a 80°C
), porta il latte a temperature di circa 140°C per pochi
secondi.
La sterilizzazione consiste nel riscaldare il latte ad una
temperatura tale che tutti i microrganismi presenti sono
distrutti.
In questo modo si distruggono i batteri patogeni (compresi
quelli vitali) e si ritarda lo sviluppo di altri batteri.
Il calore della pastorizzazione è però sufficiente per
distruggere anche i batteri lattici importanti per la vita,
come il Lactobacillus acidophilus, che contribuisce a
sintetizzare la vitamina B nel colon (intestino crasso).
Acidificando il latte che poi coagula, i batteri lattici
tengono i batteri della putrefazione sotto controllo. Il
latte pastorizzato, non avendo questa protezione, si potrà
alterare. L'ironia della pastorizzazione è che distrugge le
proprietà battericide del latte. Il latte crudo mantiene al
suo interno i batteri lattici utili
Principali vantaggi commerciali della pastorizzazione:
1) Il produttore può permettersi la sporcizia:
Gli standard qualitativi degli animali che producono latte
crudo sono considerevolmente più alti di quelli dei soggetti
che producono latte da pastorizzare.
2) E' conveniente per il produttore e per il contadino:
Nonostante il latte crudo si mantenga più a lungo del latte
pastorizzato, se non viene prodotto in condizioni di massima
pulizia si potrà cagliare prima di quest'ultimo.
3) La pastorizzazione compromette il potere nutrizionale?
Il riscaldamento di ogni alimento oltre i 50 °C determina la
distruzione degli enzimi, i trasformatori biochimici. Per
esempio la pastorizzazione elimina la fosfatasi enzimatica
che è necessaria all'assimilazione del calcio.
4) Malattie provocate dalla pastorizzazione:
La perdita delle vitamine lipo-solubili come la A e la E può
aumentare di oltre due terzi. La perdita della vitamina B e
C può andare dal 38 all'80 per cento. Il 20% dello iodio si
perde volatilizzato. Il consumo di proteine da latte cotto è
dimostrato correlarsi con l'alta incidenza della trombosi. E
gli animali da laboratorio degenerano più rapidamente quando
sono nutriti con tale latte.
Latte, osteoporosi e acidificazione del terreno
Quindi la pastorizzazione permette ai grossi produttori
nazionali una peggiore qualità del prodotto e dei bassi
standard di igiene complessivi (alla fine del processo
industriale, si fa bollire il latte, e chi s’è visto s’è
visto). Tale bollitura però distrugge la “fosfatasi
alcalina” (ALP) che è un enzima presente nel latte crudo
molto sensibile al calore (termolabile). Questo enzima serve
all’assimilazione del calcio nelle ossa. La sua mancanza
impedisce di fatto alle ossa di integrare il calcio
disponibile. Quest’ultimo infine, per essere assimilato deve
disporre di un certo quantitativo di magnesio che nel latte
(come in una dieta tradizionale) è molto scarso! Questo è il
motivo per cui una dieta a base di latte pastorizzato invece
di apportare calcio alla struttura ossea - come invece
dicono i medici - lo sottrae alla stessa!
Ma non è tutto, perché il magnesio (che partecipa a circa
800 reazioni biochimiche) serve anche a contrastare con la
vitamina B6 l'acidosi metabolica indotta dai sali di calcio
e dalle proteine animali.
Se il nostro terreno biologico è prevalentemente acido, a
causa di un eccesso di proteine animali (latte, formaggi,
carni, uova, ecc.) i nostri meccanismi di tamponamento
naturale per neutralizzare questo eccesso di acidità
ricorrono alle riserve minerali che abbiamo principalmente
nelle ossa e muscoli!
Sapete cosa significa questo? Significa che vengono
sottratte da ossa, denti e muscoli i minerali tampone (sali
tampone come calcio, sodio, potassio e magnesio) che servono
per riequilibrare l’acidosi e portare all’equilibrio.
Questo meccanismo a circuito chiuso spiega perché
l'osteoporosi non è una mancanza di calcio ma una perdita di
calcio a seguito delle nostre abitudini alimentari
scorrette, tra cui appunto bere latte pastorizzato (carni,
formaggi e proteine animali). Più proteine animali mangiamo,
più aumenta l'acidosi e più calcio sottraiamo alle ossa e ai
denti! Non solo, ma l’acidosi cronica predispone il terreno
in una situazione precancerosa…
Latte pastorizzato (morto) va bene, quello crudo (vivo)
no. Come mai?
I nostri governanti stanno facendo di tutto per farci bere
solo latte pastorizzato, cioè quel liquido biancastro che
dal punto di vista chimico è perfetto, ma dal punto di vista
energetico è morto, privo di vita e vitalità. In pratica
vogliono farci bere solo quella bevanda che a lungo andare
potrebbe farci ammalare.
Viene da sé che l’ordinanza del Ministero del Welfare, non
ha niente a che vedere con la nostra salute - semmai il
contrario - ma è un chiaro attacco dei grandi produttori
industriali di latte contro le piccole aziende locali che
vedono nei distributori una possibilità di sbocco
commerciale della propria attività.
Da quando i distributori di latte crudo hanno fatto la loro
comparsa nel territorio locale, le casse delle grandi
aziende ne hanno risentito il colpo e sono quindi corse ai
ripari...
Stiamo parlando infatti di 6 milioni i litri di latte crudo
venduti in Italia ogni anno! In costante crescita.
Consiglio spassionato ai bevitori di latte crudo
Se trovate i sigilli ai distributori, non perdetevi d’animo,
e soprattutto, non andate nei supermercati a comperare un
qualsiasi altro latte, perché così facendo darete ragione al
sistema e parteciperete alla chiusura totale dei piccoli
allevatori. Forse saranno costretti a scrivere in grande che
il latte appena munto deve essere bollito. Voi leggete
attentamente, ringraziate la Ulss di turno, riempite la
bottiglia di latte pagando un euro o se va bene 0.80
centesimi, e andate a casa...
LA CATASTROFE
DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA... di Gennaro Carotenuto
Avevano
presentato gli organismi geneticamente modificati come la
soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro
dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno
bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era
così.
Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG
“Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria
sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove
per non morire di cancro si scappa via. Il principale
colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla
Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da
più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili,
le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti,
i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale
italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone
fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori
gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas
e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti
dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto
che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una
moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con
molta difficoltà può prendere delle decisioni in un
territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una
giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio
agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a
multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà
delle campagne argentine, vaste più volte il territorio
italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i
48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina,
India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci
dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri
l’anno di glifosfato.
Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio
pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu
così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò
sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad
altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato
sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il
principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca
in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce
per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario
sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di
precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire
per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello
agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi
anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport
produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola
agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo
livello tecnologico e desertifica le campagne.
fonte www.gennarocarotenuto.it
PESTICIDI IN
PROVINCIA DI TREVISO
TROPPE MALFORMAZIONI TRA I NEONATI DEL
PERSONALE MILITARE USA DI NAPOLI... di Antonio Mazzeo
Nuovo allarme tra i militari USA di stanza in Campania.
Sono stati resi noti i risultati di uno studio scientifico
sul numero di bambini malformati che sono nati tra il
gennaio 2000 e il dicembre 2005, la cui madre è militare o
sposa di un militare operante nelle installazioni dell’US
Navy di Napoli. Ogni 100 nati, 3,13 sarebbero i portatori di
malformazioni. “Si tratta di una percentuale maggiore del
valore medio di 2,35 malformati ogni 100 bambini nati che è
stato registrato in altre basi estere della US Navy, ma più
basso del tasso generale di 3,6 di tutte le installazioni
della Marina, come evidenziato dalla ricerca condotta dal
Naval Health Research Center di San Diego”, si legge nel
rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp (specialista
in medicina del lavoro e dell’ambiente presso il Comando
della Marina Militare USA di Napoli), rivelato dal
quotidiano delle forze armate statunitensi in Europa, Star
and Stripes. Su 894 nascite registrate a Napoli, 28 sono
stati casi di neonati con malformazioni; inoltre ci sono
stati 35 parti prematuri. “In generale, queste analisi non
suggeriscono una crescita statistica significativa nel tasso
delle malformazioni di bambini i cui primi tre mesi di
gestazione sono avvenuti nell’area di Napoli, in
comparazione con i bambini la cui gestazione è avvenuta in
altre aree estere della US Navy”, continua il rapporto.
Tutto sotto controllo, allora? Neanche a parlarne, dato che
l’estensore dello studio spiega che per “una maggiore
tranquillità , una sorveglianza addizionale continuerà nella
regione in modo di poter valutare ulteriormente l’effetto di
specifiche esposizioni potenzialmente influenzate dalla
situazione relativa ai rifiuti così come all’aria e
all’acqua”.
Lo studio non è riuscito ad accertare quali siano state le
possibili cause dell’insorgenza delle malformazioni,
nonostante uno degli obiettivi della ricerca fosse proprio
quello di comprendere se le malformazioni tra i bambini
statunitensi nati in Campania fossero “significativamente
differenti” da quelli nati da madri che vivevano in altre
facilities straniere. Non è stata pure specificata la
tipologia delle malformazioni.
Quello relativo ai neonati con malformazioni è uno dei tre
studi epidemiologici che il Navy and Marine Corps Public
Health Center ha eseguito tra il personale militare
statunitense di stanza a Napoli.
Nell’ottobre 2008, si è conclusa una ricerca durata 20 mesi
per chiarire le cause della crescita del numero di persone
affette d’asma e dell’aumento della gravità con cui si
manifesta questa malattia. Gli esperti del Centro hanno
preso sotto esame 581 pazienti asmatici che erano ricorsi
alle cure dell’ospedale dell’US Navy tra l’1 ottobre 2006 e
il 30 giugno 2008. “Questo studio non è stato in grado di
identificare un trend significativo che potrebbe essere
associato all’accresciuta esposizione al fumo derivante
dalla pratica di bruciare i rifiuti”. Cresce il numero dei
malati d’asma, dunque, ma le cause restano ignote. Come del
resto quelle delle malformazioni neonatali.
Il terzo studio epidemiologico ha preso il via da pochi mesi
e tenterà di determinare se ci sono differenze nel tasso
d’insorgenza del cancro tra il personale dell’US Navy e i
familiari che vivono a Napoli rispetto a quanto si registra
in generale tra il personale militare statunitense.
Per decenni – spiega Stars and Stripes – la regione Campania
ha sperimentato numerose crisi ambientali causate dalla
inadeguata raccolta della spazzatura, dal fatto che essa
viene bruciata nelle strade e dalla presenza illegale di
rifiuti pericolosi. Necessità sanitarie hanno suggerito la
Marina a lanciare un anno fa un piano multimilionario per
determinare se il vivere a Napoli determina un pericolo per
la salute”. L’attenzione dell’US Navy per le reali
condizioni ambientali di Napoli e comuni limitrofi è
cresciuta pure a seguito dei “recenti studi condotti dal
governo italiano che sembrano suggerire un aumento del
rischio di cancro e delle malformazioni alla nascita tra i
cittadini di quest’area”, come si legge in un successivo
passaggio dello studio sui figli con malformazioni dei
militari statunitensi in Campania.
“Diversi studi – aggiunge il report – eseguiti sia dal
sistema sanitario italiano che dall’Organizzazione Mondiale
per la Sanità identificano questioni sanitarie più grandi,
si chiamino cancro, malformazioni e difetti alla nascita in
“clusters” della regione Campania, con una predominate
concentrazione delle percentuali nelle province di Caserta e
Napoli, dove la maggior parte del personale USA e NATO vive
e lavora, e dove esistono siti dove vengono depositati senza
controllo rifiuti tossici illegali”. Doveroso interrogarsi
se gli inquietanti risultati delle ricerche delle strutture
sanitarie nazionali e dell’OMS siano mai stati messi a
disposizione delle autorità locali e quali interventi siano
stati eventualmente adottati.
Di certo nulla è stato fatto in Campania dopo che l’autunno
scorso il Comando US Navy ha reso i risultati ancora più
sconcertanti delle analisi sulle risorse idriche distribuite
nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare
statunitense. Altissime concentrazioni di componenti
organiche volatili sono state individuate nell’acqua di
undici abitazioni del comune di Casal di Principe, mentre
“quantità inferiori” di tetracloroetene (anche noto come
tetracloroetilene o PCE), sono state rintracciate in
abitazioni occupate dai militari USA ad Arzano, Marcianise e
Villa Literno. In un campione prelevato, il laboratorio di
analisi dell’US Navy ha pure individuato quantità allarmanti
di diossina e finanche arsenico, pericolosissimo veleno
utilizzato in agricoltura come pesticida, erbicida ed
insetticida.
Il Comando navale statunitense ha prontamente disposto
l’allontanamento del proprio personale dagli alloggi
riforniti con acqua contaminata, decretando altresì la
sospensione di tutti i nuovi contratti d’affitto nei comuni
a rischio. Uomini, donne e bambini campani continuano invece
a bere le acque “off limits” per i militari.
CONSIDERAZIONI SULLE BIOMASSE AD USO
ENERGETICO ... di Gianni Tamino
Biomassa è un termine che riunisce
una gran quantità di materiali, di natura molto eterogenea:
è biomassa tutto ciò che ha una natura organica ottenuta
attraverso processi biologici. Sono biomasse quei materiali
organici che si riproducono naturalmente, in modo ciclico
(rinnovabili). La biomassa rappresenta la principale forma
di accumulo dell’energia solare, che consente alle piante di
convertire la CO2 atmosferica in materia organica, tramite
il processo di fotosintesi.
Le biomasse utilizzabili possono essere costituite da
residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana
o animale, da piante espressamente coltivate per scopi
energetici (produzione di biodiesel o alcol), da residui
forestali, da scarti di attività industriali (come i
trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o
dalla parte organica dei rifiuti urbani.
Per capire quando le biomasse agricole possono essere
considerate sostenibili e rinnovabili è bene analizzare i
flussi di energia. Le calorie contenute nei vegetali un
tempo derivavano quasi esclusivamente dall’energia solare,
salvo l’energia umana e animale utilizzata per il lavoro dei
campi (comunque garantita dal cibo). Ma dopo la rivoluzione
industriale, si cercò non solo di aumentare la superficie
coltivata, ma anche di aumentarne la resa produttiva,
impiegando altre fonti di energia oltre quella solare.
La Rivoluzione Verde, iniziata negli anni ’60, ha
comportato, oltre ad un forte incremento di produttività,
anche un notevole aumento di energia impiegata in
agricoltura. Questa energia aggiuntiva non proviene da un
aumento della luce solare disponibile, ma è fornita dai
combustibili fossili sotto forma di fertilizzanti (petrolio
e gas naturale, principale materia prima per la produzione
di urea), pesticidi (industrie agrochimiche) ed energia
fossile per la lavorazione del terreno, per i trasporti, per
l’irrigazione, per le trasformazioni, ecc. Secondo
Giampietro e Pimentel, la Rivoluzione Verde ha aumentato di
circa 50 volte il flusso di energia, rispetto
all’agricoltura tradizionale e nel sistema alimentare degli
Stati Uniti sono necessarie fino a 10 calorie di energia
fossile per produrre una caloria di cibo consegnato al
consumatore. Considerando solo la produzione dei
fertilizzanti, servono circa due tonnellate di petrolio (in
energia) per produrre e spargere una tonnellata di concime
azotato: gli Stati Uniti in un anno consumano quasi 11
milioni di tonnellate di fertilizzanti e ciò corrisponde a
poco meno di cento milioni di barili di petrolio.
Anche in Italia, secondo una ricerca dell'ENEA compiuta nel
1978-79, considerando il rendimento energetico della sola
produzione, il rapporto fra l'energia ricavata dal raccolto
(output) e l' energia necessaria a produrre il medesimo
raccolto (input) era inferiore ad uno ed è ragionevole
pensare che tale rapporto sia peggiorato nel corso degli
ultimi 25 anni.
Questi dati dimostrano anche che la superficie destinata
all’agricoltura industrializzata non è in grado di assorbire
la CO2, come potrebbe farlo un bosco o un prato di
dimensioni equivalenti, perché la produzione agricola
produce più CO2 di quanta possa assorbire; pertanto la CO2
prodotta dalla combustione delle biomasse non è compensata
da quella asoorbita dalle piante.
Inoltre, dato il basso rendimento energetico delle piante
(meno dell’1% dell’energia solare è trasformata in calorie
nella biomassa vegetale) e i consumi di energia fossile per
coltivarle, se si volesse coltivare piante come fonte di
energia per gran parte dei nostri consumi, dovremmo avere a
disposizione più pianeti Terra trasformati in coltivazioni
energetiche (ovviamente distruggendo foreste e non
producendo cibo!). A questo proposito Mario Giampietro, in
un Convegno tenuto a Padova nel 2006, ha spiegato che per
coprire il 10% dei consumi energetici italiani servirebbe
una superficie tre volte superiore alla terra attualmente
arabile nel nostro paese, che non produce eccedenze di cibo,
ma anzi importa cereali dall’estero.
L’utilizzo delle biomasse va poi considerato rinnovabile se
quanto è sottratto all’ambiente naturale o agricolo
corrisponde a quanto nuovamente verrà riprodotto in
quell’area: in un anno si possono togliere all’ambiente
tanti quintali di biomassa, quanti in quell’anno l’ambiente
riprodurrà o naturalmente o artificialmente (coltivazioni
agricole o riforestazioni). Non è rinnovabile la
deforestazione del sud del mondo o il disboscamento delle
nostre montagne.
Gli utilizzi delle biomasse
Per quanto riguarda gli utilizzi energetici proposti per le
biomasse, possiamo riferirci alla combustione di legname,
paglia o oli vegetali per produrre calore e/o elettricità,
all’impiego di carburanti di origine vegetale come il
biodiesel o il bioalcol nei mezzi di trasporto o all’impiego
di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in
CDR, combustibile da rifiuti) nelle centrali termoelettriche
e negli inceneritori. Ma oltre alla combustione possiamo
avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la
trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici,
del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare
per qualunque uso (produzione di calore ed elettricità o
come carburante da trazione). Questa trasformazione è
particolarmente efficace per tutti gli scarti e reflui di
origine zootecnica, agricola ed alimentare.
C’è poi un’altra e, forse, più importante utilizzazione
delle biomasse: la produzione di compost per l’agricoltura,
cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e
mescolato alla terra per garantire il ripristino degli
elementi nutritivi nei campi agricoli.
L’utilizzo principale delle biomasse dovrebbe essere simile
a ciò che si verifica in natura: prima di tutto cibo, poi
ripristino della fertilità del suolo e diretto utilizzo dei
materiali (fibre tessili, recupero di sostanze utili ecc.).
Pertanto risulta utile il recupero della frazione organica
dei rifiuti urbani (purché sia stata fatta una adeguata
raccolta differenziata), degli scarti delle industrie
alimentari, dei mercati ortofrutticoli, delle mense ecc. per
produrre compost da impiegare in agricoltura. Va bene anche
la produzione dai reflui e dai liquami di biogas e fanghi
stabilizzati, analoghi al compost.
Va invece valutata diversamente la coltivazione di piante a
fini energetici, per produrre o biomasse da bruciare o
combustibili come biodiesel o bioalcol: è infatti molto
discutibile la sottrazione di suolo agricolo alla produzione
di cibo per produrre prodotti energetici. Ad esempio, alcune
ricerche hanno messo in luce che la superficie degli Stati
Uniti destinabile alla produzione di biomasse è limitata e
che lo sviluppo dell’energia basata sulle biomasse
avverrebbe a spese della produzione di cibo. David Pimentel
e i suoi collaboratori, come abbiamo visto, hanno messo in
luce che le biomasse hanno una bassissima resa energetica,
se si calcola tutto il ciclo produttivo e si fa un adeguato
bilancio tra energia spesa ed energia ottenuta.
Può aver senso un uso limitato, soprattutto domestico, del
riscaldamento a legna, ottenuta con la normale manutenzione
agricola e forestale, senza intaccare il patrimonio
boschivo, mentre è privo di senso l’utilizzo del territorio
agricolo per ottenere biomasse come surrogati del petrolio.
E’ assurdo pensare che le foreste possano supplire alla
richiesta di energia necessaria al funzionamento di centrali
termiche.
Impatti di una centrale elettrica a olio vegetale
Molti studi indicano l’impossibilità di approvvigionarsi di
oli vegetali da un’area prossima alla centrale, una delle
condizioni per valutare la sostenibilità (come chiarisce uno
studio della Camera di Commercio di Padova dell’aprile 2007
dal titolo “Produzione di energia da Oli Vegetali”) e
pertanto gran parte del combustibile sarà olio di palma,
importato da paesi molto lontani, ottenuto da piante
pluriennali, che vengono coltivate distruggendo foreste
tropicali.
La produzione degli oli da piante oleaginose, come soia,
girasole o colza, presentano bilanci energetici negativi, se
fatti sull’intero ciclo di vita, dal campo alla centrale
(dati di David Pimentel) e pertanto negativo è anche il
bilancio della CO2. A queste considerazioni va aggiunto che
la coltivazione di palme da olio assorbe circa un decimo
dell’anidride carbonica assorbita dalla foresta originaria.
Una centrale a oli vegetali produce energia elettrica per
combustione dell’olio in motori tipo diesel, con emissioni
non molto dissimili da quelle che si sarebbero ottenute con
gasolio. Infatti molti studi indicano che un motore diesel
alimentato con oli vegetali ha un calo di prestazioni, un
aumento delle concentrazioni di polveri sottili e di PM10,
con aumento delle frazioni più pericolose, inferiori a 2 µm,
un contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici,
cancerogeni) di circa 2 volte quello del gasolio e un
aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto (studio
realizzato nel 2002 dalla Provincia di Bologna). Ma altre
ricerche evidenziano la possibilità che si formino anche
altri pericolosi composti che si diffonderanno
nell’ambiente, come PCB e diossine, formaldeide e acroleina
e infine ozono (tutte sostanze ignorate o sottovalutate
delle aziende proponenti). L’ozono è un inquinante
secondario che si forma in atmosfera a partire dagli ossidi
di azoto, se le condizioni sono favorevoli, come quelle
estive (smog fotochimico). La combustione di biomasse
produce significative emissioni di ossidi d’azoto e quindi
d’estate aumenterà la concentrazione di ozono, pericoloso
per la salute.
Conclusioni
Dovendo far fronte da un lato ad una popolazione mondiale in
crescita, che ha bisogno di cibo, e dall’altro a
disponibilità sempre minori di fonti fossili, che comunque
inquinano e comportano il rischio di cambiamenti climatici,
l’agricoltura può contribuire alla domanda di energia se si
evolve verso sistemi più sostenibili che:
§ migliorino l’efficienza energetica (ad esempio
l'agricoltura biologica usa l'energia in modo molto più
efficiente e riduce notevolmente le emissioni di CO2);
§ utilizzino fertilizzanti di origine organica
(l'agricoltura biologica ristabilisce la materia organica
del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato
nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di
carbonio dall’atmosfera);
§ impieghino fonti energetiche rinnovabili e riducano la
distanza tra produzione e consumo (filiera corta);
§ eventualmente utilizzino come biomasse ad uso energetico,
per uso locale, gli scarti dell’attività agricola.
CENTRALI A BIOMASSE NEL TRIVENETO
Tra
centrali già realizzate, approvate o proposte si può parlare
di non meno di 30 centrali a biomasse, considerando
soprattutto quelle per produrre energia elettrica ed
eventualmente calore. Comunque vanno distinte centrali che
bruciano biomasse solide (legno, paglia ecc.) o liquide (oli
vegetali) da quelle che prima trasformano in digestori
anaerobici le biomasse in biogas (che poi viene bruciato).
Vi sono inoltre piccole centrali (meno di un MWt) che
bruciano soprattutto legna (anche di scarto delle segherie)
per piccoli impianti di teleriscaldamento, soprattutto nelle
zone di montagna in Trentino-Alto Adige e in Friuli.
Questo è un primo (ed incompleto) elenco delle centrali a
biomasse di maggiori dimensioni proposte nelle diverse
province del Veneto:
Belluno: Ospitale di Cadore, centrale
termoelettrica a biomasse legnose da 20 MW, per 180.000
T/anno; Castellavazzo centrale elettrica a biomasse legnose
da 5,5 MW, per 60.000 T/anno.
Padova: Conselve, centrale a oli vegetali di
5,3 Mw, con utilizzo di 10.000 T/anno; Carmignano centrale a
cippato di pioppo da 1MW.
Rovigo: Borsea, centrale da 31 MW ad olio
vegetale, con utilizzo di oltre 50.000 T/anno; inoltre, tra
le altre centrali a biomasse, anche a Calto da 13 MW,
Canaro, centrale a combustibili solidi, Bagnolo di Po e
Villanova del Ghebbo; complessivamente, gli impianti a
biomassa richiesti nel Polesine raggiungono oltre 50 MW e
richiedono una quantità di 762 mila T/anno di biomasse, pari
a oltre 120.000 ettari da destinare a fonti di materia
prima.
Treviso: Riese Pio X, centrale a biomassa vegetale da
4,8 Mw; ipotesi di centrale anche a Vazzola.
Venezia: in terraferma, centrale a olio di
palma da 27 MW della ditta Grandi Molini e centrale a
residui di semi di soia da 27 MW della ditta Bunge.
Verona: Gazzo Veronese, centrale da 10 MWe con
utilizzo di 70.000 T/anno di paglia e stocchi di mais;
Nogara, centrale a paglia e stocchi.
Vicenza: Camisano Vicentino, centrale da 5 MW
a olio vegetale, con utilizzo di 10.000 t/anno; Asiago
centrale di cogenerazione a materiali legnosi.
200 PERSONE PARTECIPANO A VOLPAGO ALLA
CONFERENZA SULL'ELETTRODOTTO ... di Andrea Zanoni
In una sala gremita da quasi 200
persone si e’ tenuta a Volpago del Montello la conferenza
sui pericoli per la salute derivanti dai campi
elettromagnetici e sul nuovo elettrodotto da 380.000 volt
con relativa stazione elettrica da 60.000 metri quadri. I
relatori hanno chiarito in modo inequivocabile la dannosità
per la salute dei campi elettromagnetici. Attaccata
duramente la giunta comunale di Volpago; assente il sindaco
nonostante fosse stato invitato, per iscritto, a partecipare
all’assemblea pubblica. Tra il pubblico chieste le
dimissioni della giunta.
Nella serata di lunedì 9 febbraio si è tenuta presso
l’auditorium comunale di Volpago, gremito da circa 200
persone, la conferenza sul pericolo per la salute causato
dai campi elettromagnetici e sul nuovo elettrodotto che
Terna vuole costruire nei comuni di Martellago, Scorze’,
Zero Branco, Morgano, Quinto, Paese, Trevignano e Volpago
del Montello.
L’iniziativa è stata organizzata dal Comitato Salvaguardia
Ambientale Comunale di Volpago del Montello, da
Paeseambiente, dal gruppo Silis di Morgano, da Legambiente
di Istrana e da Grillitreviso.
L’affluenza di pubblico è andata oltre ogni aspettativa
degli organizzatori: tutti i posti a sedere erano esauriti,
oltre cinquanta persone hanno assistito in piedi alla
conferenza, tant’è che qualcuno si è seduto addirittura a
terra, inoltre una ventina di persone ha seguito la
conferenza dalle sale attigue all’auditorium.
Tra i partecipanti circa 170 i cittadini di Volpago mentre
gli altri provenivano dai comuni di Paese, Morgano, Scorze’,
ecc..
Paola Tonellato, del Comitato Salvaguardia Ambientale
Comunale di Volpago ha illustrato le varie fasi di
approvazione dell’accordo tra comune di Volpago e Terna in
merito alla realizzazione della stazione e dell’elettrodotto
avvenuta senza la benché minima trasparenza, dove la
popolazione è stata tenuta all’oscuro con particolare
riferimento a quella residente a Belvedere, direttamente
interessata dalla stazione.
Tonellato ha spiegato chiaramente che gli accordi
sottoscritti tra Terna e Comune, laddove prevedono due aree
alternative l’una all’altra per la localizzazione della
stazione, non consentono la possibilità di bloccare i
cavatori, con il rischio concreto che tra qualche anno i
cittadini di Volpago si troveranno con la mega stazione
elettrica da 12 campi veneti, con l’elettrodotto da 380.000
volt e con la cava in piena attività di espansione.
Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente, ha illustrato il
tracciato dell’elettrodotto (si veda la mappa sintetica su
www.paeseambiente.org) ricordando che da un
documento del 2008 di Terna (Valutazione Ambientale del
Piano di Sviluppo della Rete Elettrica di Trasmissione
Nazionale – Volume Regione Veneto – Anno 2008, richiedibile
a:
paeseambiente@ecorete.it) risulta che il progetto
dell’elettrodotto risale al 2003. Tale testo muove
palesemente da dati progettuali che contemplano previsioni
di consumi di energia elettrica non corrette, effettuate
prima del fenomeno della delocalizzazione, a seguito del
quale molte aziende del Triveneto hanno spostato la loro
produzione all’estero, chiudendo centinaia di fabbriche.
Dal suddetto documento risulta altresì che gli incontri su
questo progetto tra Terna e Provincia di Treviso risalgono
al 2006, quelli tra Terna e comuni interessati risalgono al
gennaio 2007, mentre si è saputo qualcosa di questo progetto
solo a fine luglio (per Morgano) e ad ottobre 2008 (per
Paese e Volpago del Montello).
Dal predetto documento, risulta inoltre che Terna ha scelto
questo tracciato, definito “trasversale” veneta e denominato
Scorzè – Volpago del Montello, nonostante vi fossero altre
quattro alternative, tutte scartate per l’evidente
opposizione delle comunità locali interessate dai tracciati.
Tra le amministrazioni comunali interessate
dall’elettrodotto (Martellago, Scorze’, Zero Branco,
Morgano, Quinto, Paese, Trevignano e Volpago del Montello),
solo quella di Volpago del Montello ha dato un parere
positivo, con una delibera consiliare adottata il 29/10/2008
(Cf. delibera n. 52 del 29/10/2008 richiedibile a
paeseambiente@ecorete.it) mentre a Scorzè è stato il
commissario prefettizio a dare il via libera con una
delibera approvata la vigilia di Natale del 2008.
Anche l’Ente Parco del Sile ha sottoscritto un protocollo
d’intesa con Terna, in data 28/07/2008 (Cf. protocollo
intesa Parco Sile/Terna richiedibile a
paeseambiente@ecorete.it) che pero’ a quel che pare non ha
alcun valore di legge.
I sindaci dei comuni di Martellago (VE), dott. Giovanni
Brunello, e quello di Paese (TV), dott. Valerio Mardegan,
hanno invece dichiarato pubblicamente che le loro
amministrazioni si opporranno fermamente a questa opera che
per i loro territori, già gravati da numerosi problemi
ambientali (passante di Mestre per Martellago, discariche e
cave per Paese), rappresenta un’ulteriore problema
ambientale.
Zanoni ha poi ricordato che una ricerca della Divisione
dell’Ambiente, dell’Energia e degli Studi, (STOA -
Scientific and Technological Options Assessment) del
Parlamento Europeo, del 2001, intitolato “I
CAMPI ELETTROMAGNETICI E LA SALUTE” conferma che
gli elettrodotti attirano e concentrano gli agenti
inquinanti degli scarichi delle macchine ed altri scarichi
(CF. su www.paeseambiente.org – comunicato del 3 dicembre
2008) dove si puo’ leggere “Questo tipo di linee elettriche
produce infatti particelle cariche, che si fissano sul
particolato e gli agenti inquinanti presenti nell'aria che,
a loro volta, si fissano sulle persone. L'agente inquinante
si deposita poi sulla pelle o viene inalato, nel qual caso
si fissa nei polmoni in virtù della sua carica. I cavi
dell'alta tensione non sono quindi pericolosi di per sé, ma
perché la loro presenza attira e concentra gli agenti
inquinanti emessi dagli scarichi delle macchine, ecc.”.
Il dottor Gennaro Di Giovannantonio, responsabile medico
nazionale del Co.Na.CEM – Coordinamento Nazionale per la
tutela dai Campi Elettromagnetici – ha esordito facendo
presente di essere il consulente tecnico del comune di
Volpago del Montello per la causa civile che questo comune
(con altri sei) ha intentato contro l’elettrodotto Terna
Sandrigo – Udine, mentre ora si trova a parlare di un
identico elettrodotto per il quale lo stesso comune ha dato
inspiegabilmente il via libera.
Di Giovannantonio con l’ausilio di una videoproiezione, ha
illustrato, in maniera molto semplice e comprensibile la
pericolosità per la salute dell’uomo dei campi
elettromagnetici prodotti dagli elettrodotti.
Egli ha riportato i dati relativi a decenni di studi
ufficiali effettuati sull’influenza dei campi
elettromagnetici (CEM) sulla salute dell’uomo i quali hanno
dimostrato che, ad una esposizione superiore a 0,2
microtesla (unità di misura dei CEM), aumentano i rischi per
la salute e, in particolare, aumentano considerevolmente le
incidenze delle leucemie infantili.
Ha evidenziato che il valore-soglia di 0,2 microtesla di
inquinamento da CEM si rileva a una distanza di circa 110
metri dagli elettrodotti, aggiungendo che non esistono dati
certi in merito alla non dannosità dei CEM per valori
inferiori a 0,2 microtesla, ovvero che non esiste –
purtroppo – una soglia minima di sicurezza.
Il dottor Di Giovannantonio ha poi sottolineato che il Piano
Sanitario del Ministero della Salute ha prescritto che per
le opere che possono creare rischi per la salute, debba
esserci una «completa e corretta informazione», cosa che non
è avvenuta per il progetto dell’elettrodotto Scorzè –
Volpago del Montello.
Egli ha ricordato che lo IARC (International Agency for
Research on Cancer), il braccio operativo
dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (O.M.S.), ha
classificato i campi elettromagnetici provocati dagli
elettrodotti nel “Gruppo 2B”, gruppo che comprende le
attività definite «possibili cancerogeni per l’uomo».
Ha ricordato che ben il 90% di tutti i tumori dipendono da
fattori esterni all’organismo, ossia dagli agenti
ambientali.
Ha ricordato, infine, che gli agenti cancerogeni che
singolarmente hanno influenze minime, se contemporaneamente
presenti possono produrre effetti ampiamente ed enormemente
più rilevanti (effetti sinergici).
Daniela Dussin, presidente del Co.Na.CEM, ha
evidenziato che esiste una causa contro Terna intentata da
ben sette comuni (Volpago del Montello, Codognè,
Montebelluna, Riese Pio X, Santa Lucia di Piave, Altivole e
Vedelago), risalente al 1989 in merito alla realizzazione
dell’elettrodotto Sandrigo – Udine.
Ha evidenziato che gli elettrodotti da 380.000 volt, come
quello che si vuole realizzare adesso, sono dei “passanti”
di energia, delle “autostrade” che non servono alle nostre
fabbriche.
La presidentessa Dussin ha criticato aspramente il sindaco
di Volpago del Montello per aver già siglato l’accordo con
Terna, dimostrandosi sordo alle preventive istanze del
Co.Na.CEM.
Ha affermato che un comune come quello di Volpago del
Montello non può accettare formalmente un’opera, il nuovo
elettrodotto, che dipende da un’altra opera, l’elettrodotto
Sandrigo-Udine, che attualmente è oggetto di una causa
civile intentata proprio dal Comune di Volpago contro Terna.
In merito alla questione della “pubblica utilità” di questo
progetto, Dussin ha ricordato che nessuna delle opere così
qualificate è mai stata realizzata a fronte di un diniego
opportunamente motivato presentato da una o più
amministrazioni locali.
Ha poi ricordato che in Veneto l’energia elettrica è
addirittura in esubero, considerato tra l’altro l’attuale
clima di recessione, e che pertanto Terna, in merito alle
ragioni che dovrebbero supportare e motivare questa mega
opera, non dice il vero.
Dussin ha affermato che la sottostazione elettrica di
Volpago è equiparabile ad uno stupro ambientale e che è una
pazzia mettersi una bomba in casa.
Ha poi puntato il dito contro l’Amministrazione di Volpago
del Montello colpevole, grazie all’accordo firmato il 29
ottobre 2008, di aver minato una battaglia legale risalente
al 1989, ovvero durata venti anni, relativa alla causa
civile contro Terna per l’elettrodotto Sandrigo-Udine,
colpendo cosi un impegno ventennale di centinaia di
cittadini e di ben altre sei amministrazioni comunali.
Dussin ha poi affermato che i progetti di opere come questi
non devono essere discussi dai sindaci in incontri a porte
chiuse in provincia ma devono essere portati a casa e
mostrati ai cittadini.
Infine ha evidenziato, in modo inquietante, che i soldi che
il comune ha portato a casa con l’accordo con Terna
(1.200.000 euro per opere di mitigazione) sono, rispetto ad
altri accordi a lei noti tra Terna e altri comuni delle più
disparate parti d’Italia e relativi ad opere di gran lunga
inferiori, ben poca cosa, e che quindi il comune non ha
nemmeno saputo portare a casa una somma adeguata all’entità
dell’opera (sottostazione più elettrodotto).
Alla fine degli interventi, Zanoni ha preso
nuovamente la parola ricordando che il comune di Volpago da
pochi giorni si è addirittura costituito nel ricorso al TAR
del Veneto presentato dai cavatori contro l’elettrostazione,
assumendo pertanto un ruolo di difesa dell’elettrodotto di
Terna a spese dei cittadini.
E’ intervenuto anche il dott. Roberto Feletto del Conacem
portando la sua esperienza in merito alla lotta contro un
ennesimo elettrodotto.
Tra il pubblico sono intervenuti una quindicina di
cittadini, quasi tutti di Volpago, tutti vistosamente
adirati con il sindaco e con l’amministrazione comunale
perché non si spiegavano come si era potuta autorizzare
un’opera del genere senza far sapere nulla a nessuno dei
diretti interessati.
Va evidenziato che il folto pubblico presente a Volpago ha
ripetutamente applaudito tutti i relatori e i cittadini
intervenuti al dibattito, in particolare quando un
intervenuto ha auspicato de dimissioni di tutta la giunta
comunale.
Il Sindaco di Volpago, l'avv. Roberto Toffoletto, nonostante
fosse stato invitato per iscritto dagli organizzatori, non
si è fatto vedere, inoltre nessun assessore
dell’amministrazione comunale (anch’essi invitati per
iscritto alla conferenza e relativo dibattito) ha avuto il
coraggio e la dignità di intervenire per esporre le proprie
ragioni.
Durante la serata sono state raccolte oltre 200 firme per la
petizione contro l’elettrodotto indirizzata ai sindaci dei
comuni interessati dal suo tracciato, parte delle quali
direttamente su un apposito tavolo e parte su moduli gia
compilati da singoli cittadini che le avevano raccolte prima
tra amici e parenti.
Nella petizione viene ricordato che questo elettrodotto non
porta alcun vantaggio per le popolazioni locali, incrementa
l’inquinamento elettromagnetico e i rischi per la salute,
deturpa e degrada il territorio, svaluta economicamente le
case ed i terreni dei residenti, risponde a logiche di
flussi di energia anacronistici e concentrati in poche mani
(Zanoni ha ricordato il recente acquisto di ENEL di due
centrali nucleari in Slovacchia, commentando che in
qualsiasi paese d’Europa se l’ente per l’energia ha utili
elevatissimi abbassa le bollette e non si lancia in
investimenti pericolosi sotto un profilo economico dovuto ai
costi esorbitanti necessari per il trattamento post mortem
delle centrali nucleari).
Nella petizione, si ricorda che il progetto Terna prevede un
tracciato che va contro le indicazioni della Regione, che è
un’opera inutile e costosa che, alla fine, sarà pagata dai
soliti contribuenti, che consuma grandi porzioni di
territorio agricolo come quelle chieste in sacrificio al
comune di Paese per 12.000 metri quadri (per due
sottostazioni a Padernello) e, in particolare, al comune di
Volpago del Montello, dove è prevista una stazione elettrica
da ben 60.000 metri quadri (pari a 12 campi veneti), mentre
questo territorio potrebbe invece essere utilizzato per
degli importanti campi fotovoltaici per la produzione di
energia pulita in loco a disposizione degli abitanti del
posto.
Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente ha dichiarato: “In
anni di volontariato ne ho viste di tutti i colori, mai
prima d’ora ho assistito ad una situazione paradossale ed
inspiegabile come quella di Volpago dove il comune
contemporaneamente è impegnato legalmente sia contro che a
favore di un elettrodotto ad altissima tensione. Dove accade
che lo stesso comune per un elettrodotto spende i soldi dei
contribuenti per dei consulenti e legali per bloccarlo e per
un elettrodotto identico spende i soldi dei contribuenti per
difenderlo. I cittadini di questo comune hanno ragione ad
essere arrabbiati perché vengono presi in giro due volte
perché gli si dice addirittura che l’elettrodotto fermerà le
cave ma in realtà il comune ha previsto la relativa
sottostazione elettrica in una posizione che nei fatti da il
minimo fastidio ai cavatori. Grazie alle scelte di questa
amministrazione comunale i cittadini di Volpago rischiano
concretamente di vedersi approvata la sottostazione
elettrica, di vedersi approvato l’elettrodotto, di vedersi i
cavatori espandersi ancora di piu’ e di perdere la causa
ventennale contro l’elettrodotto Sandrigo-Udine. Ovvero,
come dicono al sud, rischiano di essere “cornuti e mazziati”"
Paeseambiente - tel.347/9385856, email:
paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org
Una lezione con gli studenti per la Giornata
della Memoria ... 26 gennaio 2009 - Alessandro Marescotti
27 gennaio 1945, si aprivano i
cancelli di Auschwitz
Come usare Youtube per capire il nazismo e l'Olocausto.
Un'esperienza collettiva nel laboratorio di informatica: per
non dimenticare
Per preparare i miei studenti di quinta superiore alla
Giornata della Memoria, sono andato in laboratorio di
informatica perché volevo confrontare i veri discorsi di
Hitler, in tedesco (dalla sua viva voce), con la caricatura
che ne fece Chaplin nel film "Il grande dittatore".
Per far questo Youtube (www.youtube.com) si presta benissimo
in chiave di "strumento didattico". Un discorso di Hitler lo
si può trovare ad esempio
QUI:
mentre la caricatura che ne fa Chaplin è
QUI:
Su Youtube troviamo "il grande dittatore" con il
mappamondo
nelle mani:
e anche il bellissimo "discorso all’umanità" che Chaplin
pronuncia, in una indimenticabile interpretazione, nel
finale del
film:
Due
parole su "Il grande dittatore", film del 1940 di cui
Charlie Chaplin è stato registra e interprete. Alla fine del
film il barbiere ebreo, interpretato da Chaplin, riesce -
scambiato per il Grande Dittatore per via della somiglianza
fisica e dell'uniforme - a fare il discorso alla nazione e
all'umanità, mentre il vero dittatore è caduto in acqua.
E' un finale che colpisce molto gli studenti per l'afflato
di speranza, libertà, uguaglianza e solidarietà che riesce a
trasmettere.
Ma prima di tutto questo ho letto le teorie di Hitler, senza
le quali non riusciamo a spiegarci il razzismo, i campi di
concentramento, l'Olocausto e la guerra.
Sono parole che hanno sbalordito gli studenti e per trovarle
ci siamo collegati al sito
http://www.storianazismo.too.it
Sono frasi tratte dal Mein Kampf (La mia battaglia) scritto
durante la prigionia, nel 1924.
Ecco cosa dice sulla "sua gioventù".
"Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una
gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che
compia grandi gesta, dominatrice, ardita, terribile.
Gioventu deve essere tutto questo. L'animale rapace, libero
e dominatore, deve brillare ancora dai suoi occhi. I giovani
debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a
vincere nelle prove più difficili la paura della morte".
E queste sono le idee di Hitler sulla guerra e il razzismo.
"Il gioco della guerra consiste nella distruzione fisica
dell'avversario. Per questo vi ho ordinato di massacrare
senza pietà qualsiasi uomo, donna o bambino che non
appartenga alla vostra razza. Così soltanto potremo ottenere
lo spazio fisico che ci abbisogna".
"Troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra.
Non importa se plausibile o no. Al vincitore non verrà
chiesto, poi, se ha detto la verità. Nell'iniziare e nel
condurre una guerra non è il diritto che conta, ma il
conseguimento della vittoria".
Non lasciano dubbi le sue terorie sulle "razze superiori".
"Esistono razze elette e superiori, destinate a
comandare, e razze spregevoli e inferiori, destinate a
servire. Non si può parlare né di uguaglianza né di
fraternità tra gli uomini; tali idee sono inaccettabili
perché contro natura. E' giusto invece che certi individui e
certe razze - quelli superiori - si impongano sugli altri e
li costringano a obbedire. E poiché i tedeschi eccellono su
tutte le razze, essi hanno il dovere e il diritto di guidare
il mondo".
"A dominare sarà una razza superiore, una razza di padroni,
che disporrà dei mezzi e delle possibilità di tutto il
globo."
Il "valore" del terrore è così sottolineato.
"Il terrore è lo strumento politico più efficace. Non me
ne lascerò privare soltanto perché una massa di stupidi
smidollati borghesi pretende di esserne offesa. E' mio
dovere usare ogni mezzo per addestrare il popolo tedesco
alla crudeltà e per prepararlo alla guerra".
"Chiunque è così codardo da non sopportare il pensiero che
qualcuno che gli è vicino debba soffrire, farebbe meglio ad
entrare in un'associazione di sartine anziché iscriversi al
mio partito".
"Chiudete dunque il cuore alla pietà! Agite brutalmente! Il
più forte ha ragione. Siate duri senza scrupoli! Siate sordi
ad ogni moto di compassione! Chiunque abbia riflettuto sulle
leggi di questo mondo sa che esse significano il successo
dei migliori raggiunto attraverso la forza".
Hitler definì gli ebrei
"maestri dell’avvelenamento internazionale e della
corruzione razziale".
Credo che più che parlare di Hitler sia sufficiente farlo
parlare per creare una repulsione. Associare queste parole
al tono di voce di Hitler (e qui i filmati su Youtube
aiutano tantissimo) dà un effetto terrificante.
Consiglio infine vivamente di far vedere ai ragazzi questo
filmato su Youtube nel Giorno della Memoria.
E' intitolato "Olocausto" e comincia con la scritta "Il
perché non dobbiamo dimenticare". Sulle note solenni
dell'Adagio di Albinoni si dipanano le immagini che i
ragazzi devono vedere: per non dimenticare.
UN ELETTRODOTTO DA 380.000 Volt ... di Andrea Zanoni
I
CAMPI ELETTROMAGNETICI POSSONO CAUSARE LA LEUCEMIA INFANTILE
La società Terna sta per ottenere il via libera per la
costruzione di un elettrodotto ad altissima tensione da
380.000 volt (in tutta Italia non ne esistono di potenza
superiore!) che passerà attraverso i territori di Scorzè,
Zero Branco, del Parco del Sile, Morgano, Paese, Trevignano
e Volpago del Montello, con piloni alti da 37 a 50 metri.
Sono previste due sottostazioni ciascuna da 6.000 metri
quadri a Padernello e una stazione elettrica da 60.000 metri
quadri a Volpago del Montello.
Importanti studi epidemiologici hanno stabilito che un
inquinamento da campo elettromagnetico pari o superiore a
0,4 microtesla aumenta le leucemie infantili, motivo per il
quale si consiglia di non superare mai valori superiori ai
0,2 microtesla.
L’esposizione ad un inquinamento pari o inferiore a 0,2
microtesla è garantita, però, solo a ben 134 metri
dall’elettrodotto. Il tracciato dell’elettrodotto della
Terna si trova tuttavia a soli 30 metri dalle case più
vicine!
Questa opera porta dei benefici solo ai grossi gruppi
economici mentre ai cittadini porterà solo disagi,
inquinamento elettromagnetico, servitù e svalutazione di
case e terreni; le norme ed il buon senso vorrebbero
l’elettrodotto nei corridoi degradati già esistenti come
l’autostrada A27.
In questo progetto c’è anche uno specchietto per le
Allodole: in cambio del super elettrodotto ad altissima
tensione ne verranno eliminati tre ad alta tensione. È come
se paragonassimo tre bicchieri di vino ad una bottiglia di
superalcolico. Parleremo di tutto ciò in un INCONTRO
PUBBLICO VENERDÌ 5 DICEMBRE - ORE 20.30 SALA CONSILIARE a
PAESE (via Sen. Pellegrini)
Relatori: Dott. Gennaro Di Giovannantonio (Resp. Medico
Nazionale Co.Na.CEM -Coordinamento Naz.le per la tutela dai
Campi Elettromagnetici), Daniela Dussin (Presidente
Co.Na.CEM - Lotta agli elettrodotti), Avv. Giorgia Pellerano
(Aspetti legali e normativi), Arch. Umberto Zandigiacomi
(Presidente Italia Nostra TV - Aspetti ambientali), Andrea
Zanoni (Presidente Paeseambiente - Introduzione e breve
descrizione tracciato e progetto Terna).
Per informazioni : cell.: 347/9385856 Andrea Zanoni o
339/5452662 Paola Tonellato - Internet:
www.paeseambiente.org – E-mail: paeseambiente@ecorete.it
Paeseambiente - Comitato Salvaguardia Ambientale Comunale
Volpago del Montello – Silis Morgano - Legambiente Istrana -
Associazione Grillitreviso Treviso
RELAZIONE DELL'INCONTRO PUBBLICO DEL 5 DICEMBRE 2008
SI E’ TENUTA A PAESE, IN UNA SALA GREMITA DA OLTRE 250
PERSONE, LA CONFERENZA SUI PERICOLI PER LA SALUTE DERIVANTI
DAI CAMPI ELETTROMAGNETICI E SUL NUOVO ELETTRODOTTO DA
380.000 VOLT CHE TERNA VUOLE COSTRUIRE NEI COMUNI DI
SCORZE’, ZERO BRANCO, MORGANO, PAESE E VOLPAGO DEL MONTELLO.
I COMITATI E LE ASSOCIAZIONI LOCALI LANCIANO UNA
PETIZIONE
CHE CHIEDE AI SINDACI DI BLOCCARE QUESTO PROGETTO.
I RELATORI HANNO CHIARITO IN MODO INEQUIVOCABILE LA
DANNOSITA’ PER LA SALUTE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI.
Nella
serata di venerdì 5 dicembre si è tenuta nella sala
consigliare del comune di Paese, gremita da oltre 250
persone, la conferenza sul pericolo per la salute causato
dai campi elettromagnetici e sul nuovo elettrodotto che
Terna vuole costruire nei comuni di Scorze’, Zero branco,
Morgano, Paese e Volpago del Montello. L’iniziativa è stata
organizzata da Paeseambiente, dal Comitato Salvaguardia
Ambientale Comunale di Volpago del Montello, dal gruppo
Silis di Morgano, da Legambiente di Istrana e da
Grillitreviso (cf. fotografie su
www.paeseambiente.org).
L’affluenza di pubblico è andata oltre ogni aspettativa
degli organizzatori: tutti i posti a sedere erano esauriti,
molte le persone che hanno assistito in piedi alla
conferenza, tant’è che qualcuno ha occupato anche le
postazioni assegnate, di norma, ai consiglieri comunali.
Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente, ha presentato la
serata, illustrando il
tracciato
dell’elettrodotto (le mappe dettagliate possono
essere richieste a: paeseambiente@ecorete.it) ed esponendo
quanto segue:
1) le mappe sulle quali TERNA ha tracciato il percorso
dell’elettrodotto risalgono a 15/20 anni fa, tanto che
mancano molte abitazioni ed addirittura la bretella di
Postioma (frazione di Paese), realizzata in trincea una
ventina di anni fa e nota per gli asini ‘bruca erba’ voluti
dall’ex presidente della provincia Luca Zaia;
2) da un documento del 2008 di Terna (Valutazione
Ambientale del Piano di Sviluppo della Rete Elettrica di
Trasmissione Nazionale – Volume Regione Veneto – Anno 2008,
richiedibile a: paeseambiente@ecorete.it) risulta che il
progetto dell’elettrodotto risale al 2003.
Tale
testo muove palesemente da dati progettuali che contemplano
previsioni di consumi di energia elettrica non corrette,
effettuate prima del fenomeno della delocalizzazione, a
seguito del quale molte aziende del Triveneto hanno spostato
la loro produzione all’estero, chiudendo centinaia di
fabbriche;
3) da tale documento risulta altresì che gli incontri su
questo progetto tra Terna e Provincia di Treviso risalgono
al 2006, quelli tra Terna e comuni interessati risalgono al
gennaio 2007, mentre la cittadinanza è venuta a sapere di
questo progetto solo a fine luglio (per Morgano) e ad
ottobre 2008 (per Paese e Volpago del Montello);
4) dal predetto documento, risulta inoltre che Terna ha
scelto questo tracciato, definito “trasversale” veneta e
denominato Scorzè – Volpago del Montello, nonostante che vi
fossero altre quattro alternative, tutte scartate per
l’evidente opposizione delle comunità locali interessate dai
tracciati;
5) tra le cinque amministrazioni comunali interessate
dall’elettrodotto (Scorze’, Zero Branco, Morgano, Paese e
Volpago del Montello), solo quella di Volpago del Montello
ha già dato un parere positivo, con una delibera consiliare
adottata il 29/10/2008 (Cf. delibera n. 52 del 29/10/2008
richiedibile a paeseambiente@ecorete.it);
6) anche l’Ente Parco del Sile ha sottoscritto un protocollo
d’intesa con Terna, in data 28/07/2008 (Cf.
protocollo
intesa Parco Sile/Terna richiedibile a
paeseambiente@ecorete.it), ma di questo accordo è stata
tenuta all’oscuro la popolazione fino a circa un mese fa (si
tratta comunque di un protocollo sottoscritto dal direttore
del Parco che pertanto necessita di un’approvazione da parte
del del Consiglio dell’Ente Parco)- Il dottor Gennaro Di
Giovannantonio, responsabile medico nazionale del Co.Na.CEM
– Coordinamento Nazionale per la tutela dai Campi
Elettromagnetici –, con l’ausilio di una videoproiezione, ha
illustrato, in maniera molto semplice e comprensibile la
pericolosità per la salute dell’uomo dei campi
elettromagnetici prodotti dagli elettrodotti.
Egli ha riportato i dati relativi a decenni di studi
ufficiali effettuati sull’influenza dei campi
elettromagnetici (CEM) sulla salute dell’uomo i quali hanno
dimostrato che, ad una esposizione superiore a 0,2
microtesla (unità di misura dei CEM), aumentano i rischi per
la salute e, in particolare, aumentano considerevolmente le
incidenze delle leucemie infantili.
Ha evidenziato che il valore-soglia di 0,2 microtesla di
inquinamento da CEM si rileva a una distanza di circa 110
metri dagli elettrodotti, aggiungendo che non esistono dati
certi in merito alla non dannosità dei CEM per valori
inferiori a 0,2 microtesla, ovvero che non esiste –
purtroppo – una soglia minima di sicurezza.
Il dottor Di Giovannantonio ha poi sottolineato che il Piano
Sanitario del Ministero della Salute ha prescritto che per
le opere che possono creare rischi per la salute, debba
esserci una «completa e corretta informazione», cosa che non
è avvenuta per il progetto dell’elettrodotto Scorzè –
Volpago del Montello. Egli ha ricordato che lo IARC
(International Agency for Research on Cancer), il braccio
operativo dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità
(O.M.S.), ha classificato i campi elettromagnetici provocati
dagli elettrodotti nel “Gruppo 2B”, gruppo che comprende le
attività definite «possibili cancerogeni per l’uomo». Ha
ricordato che ben il 90% di tutti i tumori dipendono da
fattori esterni all’organismo, ossia dagli agenti
ambientali.
Ha ricordato, infine, che gli agenti cancerogeni che
singolarmente hanno influenze minime, se contemporaneamente
presenti possono produrre effetti ampiamente ed enormemente
più rilevanti (effetti sinergici).
L’arch. Umberto Zandigiacomi, presidente di Italia Nostra,
ha ricordato l’elevato impatto ambientale di quest’opera,
con piloni alti 50 metri, la realizzazione della quale
causerebbe danni irreparabili su un’area tutelata dalla
Comunità Europea come SIC – Sito di Importanza Comunitaria e
ZPS – Zona di Protezione Speciale, ovvero sul parco del
Sile.
Ha ricordato come il Sile rappresenti il fiume di risorgiva
più lungo d’Europa e sia, pertanto, degno di massima
attenzione.
Infine, l’arch. Zandigiacomi ha fatto presente che l’atto
sottoscritto tra l’Ente Parco del Sile e Terna in data
28/07/2008 è nullo, in quanto il firmatario per l’Ente
Parco, ovvero il direttore di questo Ente, non essendo stato
nominato per concorso ed esami, non ha titolo per assumere
tale iniziativa.
L’avvocato Giorgia Pellerano, legale del Co.Na.CEM, ha poi
ricordato il contenzioso legale attualmente in corso, tra lo
stesso Co.Na.CEM e cittadini di Scorzè, da una parte, e
Terna, dall’altra, in merito ad un elettrodotto realizzato a
Scorzè, nel Veneziano.
Qui, in seguito ad un’indagine partita nel 2000, che aveva
portato alla luce un picco di casi di aborti, alcuni dei
quali plurimi, leucemie, vari tumori e diversi casi di
cefalee, ben 80 persone hanno intentato un causa legale
contro Terna.
Dopo un anno, il Tribunale civile ha ordinato la
disattivazione delle linee elettriche incriminate di Terna.
Nel febbraio del 2008, si è concluso un primo giudizio con
l’ottenimento del riconoscimento del danno morale (primo
caso in Italia di riconoscimento di tale risarcimento
inerente una causa relativa ai danni da campi
elettromagnetici) e ciò ha portato ad un risarcimento pari a
8.000 euro per ogni ricorrente.
I giudici hanno pertanto stabilito che c’è un sufficiente
grado di certezza della relazione tra inquinamento da CEM e
danni alla salute.
L’avv. Pellerano ha ricordato come, nonostante che la
comunità scientifica faccia riferimento alla soglia di
sicurezza di 0,2 o 0,4 microtesla, le attuali leggi italiane
stabiliscano valori pari a ben 3 o addirittura 10
microtesla.
Ancorché la normativa statale risulti sfavorevole, i giudici
hanno stabilito che i cittadini hanno il diritto di evocare
la tutela del giudice sulla scorta di ricerche e perizie di
esperti in medicina legale, per far valere il diritto alla
salute (nella causa di Scorzè, i cittadini si sono avvalsi
di 5 esperti del settore).
Infine, l’avv. Pellerano ha ricordato che il giudizio di
appello prevede un’udienza fissata per il 2014.
Daniela Dussin, presidente del Co.Na.CEM, ha evidenziato che
esiste una causa contro Terna intentata da ben sette comuni
(Volpago del Montello, Codognè, Montebelluna, Riese Pio X,
Santa Lucia di Piave, Altivole e Vedelago), risalente al
1989 in merito alla realizzazione dell’elettrodotto Sandrigo
– Udine.
Ha evidenziato che gli elettrodotti da 380.000 volt, come
quello che si vuole realizzare adesso, sono dei “passanti”
di energia, delle “autostrade” che non servono alle nostre
fabbriche. Ha qualificato il progetto del nuovo elettrodotto
come «demenziale», definendo gravissimo quello che Terna sta
facendo attualmente con le amministrazioni comunali, alcune
delle quali – purtroppo – sono sin troppo pronte a svendere
per 30 denari l’interesse dei loro cittadini.
La presidentessa Dussin ha criticato aspramente il sindaco
di Volpago del Montello per aver già siglato l’accordo con
Terna, dimostrandosi sordo alle preventive istanze del
Co.Na.CEM.
Ha affermato che un comune come quello di Volpago del
Montello non può accettare formalmente un’opera, il nuovo
elettrodotto, che dipende da un’altra opera, l’elettrodotto
Sandrigo-Udine, che attualmente è oggetto di una causa
civile intentata proprio dal Comune di Volpago contro Terna.
Dussin ha più volte ricordato il comportamento scorretto di
Terna che, da un lato afferma che questa opera non crei
alcun impatto ambientale, mentre dall’altro elargisce
migliaia di euro al comune di Volpago (1.200.000 Euro) per
gli impatti negativi provocati nel suo territorio.
In merito alla questione della “pubblica utilità” di questo
progetto, Dussin ha ricordato che nessuna delle opere così
qualificate è mai stata realizzata a fronte di un diniego
opportunamente motivato presentato da una o più
amministrazioni locali.
Ha poi ricordato che in Veneto l’energia elettrica è
addirittura in esubero, considerato tra l’altro l’attuale
clima di recessione, e che pertanto Terna, in merito alle
ragioni che dovrebbero supportare e motivare questa mega
opera, dichiara il falso.
Infine, ha sottolineato il comportamento scorretto di Terna
che dichiara – negli incontri coi comuni –che l’elettrodotto
rispetterà nelle case più vicine il limite dei 0,2
microtesla, evitando però di mettere nero su bianco tali
affermazioni negli atti che stipula con le amministrazioni
locali.
Alla fine degli interventi, Zanoni ha preso nuovamente la
parola annunciando che i promotori di questa conferenza
hanno promosso una petizione (si
veda il modulo-petizione contro l’elettrodotto richiedibile
a paesembiente@ecorete.it e scaricabile da
www.paeseambiente.org), i moduli della quale sono
stati distribuiti a tutti i presenti.
Nella petizione viene ricordato che questo elettrodotto non
porta alcun vantaggio per le popolazioni locali, incrementa
l’inquinamento elettromagnetico e i rischi per la salute,
deturpa e degrada il territorio, svaluta economicamente le
case ed i terreni dei residenti, risponde a logiche di
flussi di energia anacronistici e concentrati in poche mani
(Zanoni ha ricordato il recente acquisto di ENEL di due
centrali nucleari in Slovacchia, commentando che in
qualsiasi paese d’Europa se l’ente per l’energia ha utili
elevatissimi abbassa le bollette e non si lancia in
investimenti pericolosi sotto un profilo economico dovuto ai
costi esorbitanti necessari per il trattamento post mortem
delle centrali nucleari).
Nella petizione, si ricorda che il progetto Terna prevede un
tracciato che va contro le indicazioni della Regione, che è
un’opera inutile e costosa che, alla fine, sarà pagata dai
soliti contribuenti, che consuma grandi porzioni di
territorio agricolo come quelle chieste in sacrificio al
comune di Paese per 12.000 metri quadri (per due
sottostazioni a Padernello) e, in particolare, al comune di
Volpago del Montello, dove è prevista una stazione elettrica
da ben 60.000 metri quadri (pari a 12 campi veneti), mentre
questo territorio potrebbe invece essere utilizzato per
degli importanti campi fotovoltaici per la produzione di
energia pulita in loco.
Zanoni ha poi ricordato, in merito alla promessa di Terna di
dismettere tre elettrodotti di alta tensione in cambio della
realizzazione dell’elettrodotto ad altissima tensione, che
ci sono esempi molto vicini, sia geograficamente sia
temporalmente, dove le promesse delle autorità non sono
state mantenute, nonostante che fossero state messe per
iscritto, nero su bianco, come per l’episodio dell’antenna
per telefonia mobile di via Capodistria, a Treviso, che
doveva essere spostata dopo sei mesi e che ora, a distanza
di anni, è ancora al suo posto.
Zanoni, infine, ha letto questa breve lettera di Gianluigi
Salvador, referente energia e rifiuti del WWF Veneto: «Le
tue motivazioni per la denuncia di queste megaopere sono
sacrosante. Aggiungerei anche che queste grosse reti,
concentrano il potere distributivo in poche mani che hanno
anche intenzione di gestire fin che possono megacentrali sia
convenzionali che intenzionalmente nucleari. Chi controlla
l'energia controlla la vita. La strategia del controllo
energetico dovrebbe invece essere diffusa e non concentrata,
a reti diffuse, alimentate da molteplici autoproduzioni
diffuse e controllate dalle istituzioni locali. Questo
richiedono le reti di energie rinnovabili del futuro. Questi
governi di destra e sinistra, votati alla crescita
sterminata, stanno andando da un'altra parte, in attesa del
collasso del sistema energetico per mancanza di energia
fossile, uranio compreso, perché intanto l'etica di
legislatura collusa e del trimestrale aziendale possano
sopravvivere.» Presente all’incontro anche il sindaco di
Paese, Valerio Mardegan, che ha evidenziato come i contatti
con Terna, partiti due anni fa, siano stati solo informali,
che sull’accordo con Terna non ci sono attualmente atti né
della giunta né del consiglio, che il tracciato plausibile
risale solo ad un mese fa, che egli ha ricevuto frequenti
solleciti da Terna per la conclusione dell’accordo e che,
infine, la prossima settimana la provincia di Treviso ha
convocato i comuni per definire il tutto.
Il sindaco ha poi evidenziato che quella dell’elettrodotto
da 380.000 volt è l’ennesima disgrazia per il comune di
Paese.
Ha riferito, inoltre, che il nuovo elettrodotto prevede una
terna sdoppiata ottimizzata, che Terna garantisce una
distanza di 45 metri tra l’asse dell’elettrodotto e le case,
che con la dismissione dei tre elettrodotti a Paese ci
saranno 13 chilometri di linea in meno, che a Paese ci sono
circa 300 abitazioni in prossimità o sotto i vari
elettrodotti (4 ad alta tensione e molti altri a tensioni
inferiore), e che è preoccupato di vedersi impegolato in
ricorsi infiniti; infine, ha riferito che Terna gli ha
assicurato che questo elettrodotto non veicolerà stabilmente
corrente, ma verrà utilizzato solo per ovviare a condizioni
di blackout.
Ha poi preso la parola anche l’ex sindaco di Morgano, ora
consigliere comunale di minoranza, il quale ha confermato
che Terna cambia versione dei fatti a seconda
dell’interlocutore che si trova davanti: ha raccontato,
infatti, come Terna in data 28 luglio 2008, in consiglio
comunale a Morgano, abbia dichiarato che per l’accordo tra
la medesima società ed il comune di Paese mancava solo la
firma del sindaco … semplicemente perché il primo cittadino
era in ferie.
Giorgio Girardi, di Padernello, ha evidenziato che se non
fosse stato per Zanoni, che partecipa alle riunioni della
Commissione Ambiente, i cittadini di Paese avrebbero saputo
del nuovo super elettrodotto dall’albo pretorio del Comune,
dove vengono pubblicate le delibere della giunta e del
consiglio comunale.
Sono seguiti, poi, diversi altri interventi di cittadini di
Paese, Morgano, Zero Branco e Volpago del Montello,
preoccupati per l’impatto sanitario ed ambientale di
quest’opera.
Presenti tra il pubblico alcuni consiglieri di maggioranza e
di minoranza di Paese, nonché alcuni consiglieri comunali di
Morgano e Zero branco. A conferenza terminata, un
consigliere comunale di Zero Branco ha riferito di aver
saputo dell’elettrodotto solo grazie ad un volantino di
Paeseambiente. Daniela Dussin, del Co.Na.CEM, in replica
agli interventi del pubblico ha confermato che la singola
terna sdoppiata non è altro che una doppia terna che non
migliora la situazione del nuovo elettrodotto, bensì la
aggrava. Poi, rivolgendosi al sindaco di Paese, lo ha
invitato a non cadere nel tranello di Terna che, a parole,
garantisce di tutto e di più, mentre nei fatti fa solo i
propri interessi, e lo ha invitato, pertanto, a pretendere
solo proposte scritte e a boicottare, per le ragioni sopra
ricordate, il prossimo incontro in Provincia.
Scritto da Andrea Zanoni - Paeseambiente - tel. 347/9385856,
email: paeseambiente@ecorete.it, web:
www.paeseambiente.org
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