APPUNTAMENTI



SALERNO, IL SINDACO DE LUCA PROVA AD “INCENERIRE” ZANOTELLI... di Luca Kocci, da Adista 19/2010

“Ma le pare che può andare a parlare di inceneritori questo p. Alex Zanotelli, ma faccia gli esercizi spirituali p. Zanotelli, ma vada ad insegnare il catechismo”. Sono gli sprezzanti giudizi di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e candidato del centro-sinistra alle elezioni regionali del prossimo 28-29 marzo, espressi a mezzo stampa contro il comboniano p. Alex Zanotelli e la sua battaglia ecologista contro gli inceneritori e le discariche in Campania.

Le parole di De Luca non sono recentissime – si tratta di diverse interviste rilasciate ad alcune emittenti televisive locali campane che risalgono al 2008 – ma sono state rilanciate in questi giorni di campagna elettorale su Youtube ed hanno collezionato oltre 120mila visualizzazioni. “Mi è capitato di sentire una dichiarazione di tale p. Alex Zanotelli, che sembra più un attore su un set cinematografico che un prete, parlare di questioni tecniche con una irresponsabilità che meriterebbe davvero una denuncia all’autorità giudiziaria”, dichiara davanti alle telecamere il sindaco di Salerno. “Questo signore parlava di impianti di trattamento di rifiuti citando tumori, deformazioni dei bambini… cose dell’altro mondo, di una tale idiozia e di una tale irresponsabilità che stiamo valutando se procedere con una denuncia per procurato allarme”.

La denuncia per procurato allarme, però, il candidato presidente della Campania per il centro-sinistra dovrebbe farla anche contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, in uno studio del 2007 sul trattamento dei rifiuti in Campania commissionato da Guido Bertolaso, certificò che nei comuni del casertano e del napoletano interessati dalla presenza di discariche si registra un aumento della mortalità per tumore del 9-12% e un incremento delle malformazioni neonatali dell’apparato uro-genitale dell’84% rispetto alla media nazionale (v. Adista n. 31/07).

“Padre Zanotelli ha una conoscenza sulle tematiche ambientali che lei e tutti i suoi portaborse vi sognate”, replica a De Luca, con una lettera aperta, Gianluca Ferrara, direttore della casa editrice Dissensi (v. Adista n. 13/10) e autore del volume Incenerire i rifiuti? No, grazie. “Quelli che lei, erroneamente, chiama termovalorizzatori sono solo degli inceneritori che, bruciando la spazzatura, si limitano a trasformarla in milioni di nanoparticelle che nessun filtro è in grado di catturare. Particelle talmente piccole che possono giungere addirittura al nucleo della cellula, agendo sul dna. Si legga qualche studio”. “Il compito di un vero prete”, prosegue, “non è tacere (il che farebbe comodo a gente di potere come lei) permettendo così che si facciano sfracelli sociali come è successo in Campania con i rifiuti, ma di denunciare e di farsi voce di chi subisce le ingiustizie da voi perpetuate a danni della collettività. Sì, proprio questo è il compito che dovrebbe avere un prete, proprio perché testimone di Gesù Cristo che sfidò l’arroganza del potere del suo tempo, un potere simile a quello che lei e i suoi compagni di partito per anni hanno esercitato in Campania rendendola una discarica e sperperando denaro pubblico. Un potere che ha reso una terra felix, infelix facendo lievitare i tassi di tumore. Tumori che con l’inceneritore di Acerra cresceranno ancor di più”. E proprio l’inceneritore di Acerra era stato scelto da Zanotelli come simbolo delle politiche ambientali italiane dell’ultimo ventennio che scelgono gli inceneritori e snobbano la raccolta differenziata: “L’inceneritore è tossico – scriveva Zanotelli citando l’economista ambientale Guido Viale (v. Adista n. 13/08) –, soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini, una miracolosa soluzione del problema”.


IL LATTE: A CIASCUNO IL PROPRIO... Tratto da “MRA il Metodo René Andreani” - www.vegetarian.it

Il latte della donna fa bene al neonato, quello della mucca fa bene ai vitelli. “Fino a due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte materno. Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte!”. Questa vera e propria bomba è stata fatta esplodere agli inizi degli anni novanta dal celeberrimo dottor Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria. Questa inversione di tendenza portò il dottor Spock ad abbracciare le tesi che da anni molti medici ed esperti (nonché vegan, macrobiotici ed igienisti) propugnano: il latte vaccino fa male, soprattutto in fase di crescita, perché può provocare molte deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l’anemia, allergie e persino un insufficiente sviluppo cerebrale. In America e in Italia in molti si scagliarono contro Spock, definendo “vecchio arteriosclerotico” questa vera “leggenda della puericultura” che, a 89 anni suonati, ebbe il coraggio intellettuale di ammettere i propri errori e di dichiarare che il latte di vacca è adattissimo ai vitelli, ma non agli uomini.

L’uomo è l’unico animale che continua a nutrirsi di latte anche dopo lo svezzamento. Che sia il desiderio di non diventare mai adulti? Il latte vaccino è un cibo per vitelli, non per l’uomo. Serve a far crescere un vitello e a farlo assomigliare ad una mucca, ma sicuramente non per aiutare un bambino a diventare un uomo. Per questo la natura ha predisposto il latte materno. La madre, nella società moderna, ha sempre più spesso rinunciato ad allattare al seno il proprio neonato (bassissime le percentuali alla fine degli anni sessanta), un po’ per motivi di tempo (essendo inserita nel frenetico processo produttivo), un po’ per mancanza d’informazione sull’insostituibilità del latte materno nei primi mesi di vita. La donna si è poi fatta condizionare da false paure sui presunti danni estetici dell’allattamento e da un malinteso desiderio d’emancipazione. Il peso più decisivo, in questa “scelta”, lo ha avuto la martellante pubblicità delle industrie produttrici di latte (in polvere e non), aiutate sicuramente dai sacerdoti della salute in camice bianco che hanno contribuito a creare un vero e proprio “mito” alimentare, basato su poco o nulla.

Prima di tutto il latte di una madre sana è sempre fresco e batteriologicamente puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve subire un processo di “cottura” ad alte temperature che ne distrugga gli organismi nocivi (ma la stessa sorte tocca purtroppo anche alle vitamine) . Latte materno e latte vaccino non sono assolutamente uguali, se non nel colore: si differenziano, infatti, nella composizione percentuale degli ingredienti (essendo uno destinato a far crescere esseri umani e l’altro bovini), e nella qualità di tali ingredienti (ad esempio le catene d’aminoacidi sono completamente diverse). Inoltre solo nel latte materno sono presenti sostanze che immunizzano il neonato dalle infezioni (soprattutto quelle respiratorie e intestinali), nonché la quantità di fosforo esattamente necessaria al suo sviluppo cerebrale. Il “cucciolo” d’uomo sviluppa dapprima il cervello, mentre l’animale sviluppa prima la struttura ossea. La quantità di lattosio, essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano è quasi il doppio rispetto a quella che si riscontra nel latte vaccino, Questo fatto è facilmente spiegabile se si pensa che l’accrescimento del cervello del bambino è molto più rapido di quello del vitello. Il latte di mucca contiene molta caseina (quasi tre volte il latte umano), una proteina che, a contatto con i nostri succhi gastrici, “caglia”, formando un grumo compatto, alquanto indigesto, che provoca inoltre l’aumento dei processi putrefattivi intestinali.

Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quell’umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca costituisce, quindi, un’autentica overdose proteica per un essere umano. Si è così accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del metabolismo proteico. Il latte umano, al contrario di quello vaccino, garantisce al neonato la massima prevenzione dalle allergie e dalle infezioni. I medici hanno riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di leva, ha già terminato la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa succedeva sei - sette anni più tardi. Questo avviene perché sono alimentati fin dalla nascita con latte non specifico e con altri cibi iperproteici. Tra l’altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacità di essere assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali minerali, vitamine o proteine in esso contenuto.

Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino è in genere male assorbito dall’uomo, perché è associato con una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla caseina. Nonostante ciò, nei paesi occidentali “sviluppati” mangiamo così tanto da riuscire a fare un’overdose quotidiana di calcio, il quale va a depositarsi sulle pareti delle arterie - provocando, insieme al colesterolo, l’indurimento delle stesse - oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle articolazioni, dando vita a manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume appena 15 mg di calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi dell’americano medio, che ne ingurgita ben 800 mg. Bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in particolar modo lo yogurt. L’insonnia dei neonati è di solito da addebitare alla somministrazione di latte vaccino. Latticini e formaggi sono legati alle malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti, fibromi, cancro all’apparato riproduttivo femminile (seno, utero, ovaia), infezioni all’apparato uro - genitale (cistiti e candida, molto diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi, infarti...) a causa dell’enorme quantità di grassi saturi; connessione diretta con le più svariate forme d’allergia sia alimentare che della pelle e dell’apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento delle difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea, stitichezza, per la mancanza di fibre).

CONSIDERAZIONI FINALI. Se non sono ancora state sufficienti tutte le informazioni e le considerazioni esposte facciamo, prima di chiudere, un’ultima riflessione: Il latte è un alimento per i cuccioli di quella particolare specie animale che, proprio per questa caratteristica, si differenzia da tutte le altre: i mammiferi. Ebbene, non esiste alcun mammifero che, arrivato all’età adulta nella quale è in grado di nutrirsi da solo, continui ad assumere il latte. Solo l’uomo continua a bere latte e non usa nemmeno il proprio, ma quello di altre specie. Se esistono delle leggi in natura, qualcuno sicuramente sta sbagliando trascurando il fatto che le leggi naturali, contrariamente da quelle umane, non ammettono deroghe. Infine, esaminando lo sviluppo del cucciolo uomo, vediamo che ad un certo punto cominciano a spuntare i primi denti. La comparsa dei denti sta a significare che nel corpo di quell’esserino (e soprattutto nel suo apparato digerente) hanno avuto inizio le varie trasformazioni che lo condurranno gradatamente all’alimentazione dell’adulto. Da quel momento, l’importanza del latte (quale alimento unico) cessa, e anche la sua importanza quale alimento basilare diminuisce man mano che lo svezzamento procede e terminerà verso la fine del secondo anno di vita, quando sarà completata la sua prima dentizione, che viene appunto chiamata “da latte”: termina cioè quando il bambino ha i suoi venti denti caduchi. Il latte diventa allora un alimento secondario e anche la sua importanza come tale finirà per scomparire allorchè il ragazzo, versi i quattordici anni, avrà i primi 28 denti della sua dentatura permanente. A partire da quell’epoca egli potrà veramente alimentarsi come l’adulto e IL MAMMIFERO ADULTO NON SI CIBA DI LATTE.

CIBI CHE CONTENGONO LATTE: tutti i tipi di formaggio, yogurt, gelato, cappuccino, crema di nocciole, budini, frappè, frullati, burro, alcune interpretazioni del pesto alla genovese, ravioli e tortelli ‘di magro’, lasagne e cannelloni al forno, sformati e soufflè, salsa besciamella, gnocchi, purè di patate, pizza e calzoni, panini toast e tramezzini, alcuni prodotti precotti da infornare per fare focacce e simili, panna, mascarpone, quasi totalità della pasticceria (anche quella secca), merendine, biscotti, cioccolata al latte, certo scatolame, salse e manicaretti particolari o esotici che si trovano nei supermercati, mortadella, wurstel, prosciutto cotto, ecc..
Concludendo, il calcio, indispensabile al nostro organismo, è meglio ricavarlo da alimenti d’origine vegetale, anziché d’origine animale. RAW FOOD - Frutta, germogli e verdure CRUDE, fresche di stagione e possibilmente biologiche, contengono le giuste quantità di calcio biodisponibile e quindi assimilabile, con facilità, dal nostro organismo.
www.vegetarian.it


 

UN PARTITO COME GLI ALTRI... scritto da Salvatore Borsellino

Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD e della scelta effettuata nelle Marche di aderire ad una coalizione con l'UDC, con un partito cioè che è presente in parlamento solo per i voti assicurati da Cuffaro, condannato già in secondo grado per i suoi rapporti con la mafia.Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di Pietro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la nostra Agenda Rossa.

Mi sono sbagliato, sono stato ingannato, sono vicino a Gioacchino Genchi che ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale, non ci si può alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD appoggiando un pluriindagato in Campania, non si può per opportunità od opportunismi politici rinunciare alla questione morale. Non si può, soprattutto per il particolare momento in cui è stata fatta questa scelta, lasciare intendere di essere in qualche maniera ricattabile.
Sono profondamente deluso e mi confermo ancora di più nella decisione, che peraltro avevo già preso, di separare nettamente l'immagine del Movimento delle Agende Rosse da quella dell'IDV.
A Vasto avevo ad alta voce richiesto di far diventare l'IDV il partito della gente onesta, di chi ricerca, come noi la Verità e la Giustizia. Ritengo che la base di quel partito abbia gli stessi nostri ideali e le stesse nostre aspirazioni, ma le assicurazioni che mi sono state fatte in quell'occasione ed alle quali avevo dato credito senza però firmare alcuna cambiale in bianco, sono state disattese.
Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere. Continuerò a sostenere persone come Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, Emiliano Morrone, Sonia Alfano, Luigi De Magistris, tutte quelle persone che, continuo a credere, potrebbero fare diventare l'IDV quello che non ha avuto il coraggio di diventare. Invece dei passi avanti che mi attendevo, sono stati fatti dei passi indietro e non accetterò più che le bandiere dell'IDV si mescolino al simbolo delle Agende Rosse. Se IDV ha dimostrato di essere un partito come gli altri non c'è nessuna ragione perchè venga da noi considerato in maniera diversa dagli altri.
Salvatore Borsellino


 

 

SALVATORE BORSELLINO RENDE OMAGGIO AD EMANUELA LOI, LA SEMPLICITA' DEGLI UOMINI GIUSTI... scritto da Maria Loi (Antimafiaduemila, 14 febbraio 2010)

Sestu è il paese di Emanuela Loi, la prima donna poliziotta caduta quel 19 luglio del 1992 nella strage di Via D’Amelio. Il tritolo mafioso oltre a sventrare quel budello si è portato via con sé la vita del giudice Paolo Borsellino e quella dei cinque agenti di scorta.
Uno di loro è Emanuela Loi, aveva appena 24 anni.
Oggi a Sestu le hanno intestato una strada, la sala consiliare del Comune e da pochissimo un ponte, snodo fondamentale dell’hinterland cagliaritano, affinché non venga mai dimenticato il suo sacrificio estremo. Il 12 febbraio scorso un corteo silenzioso le ha reso omaggio deponendo una corona di fiori al cimitero di Sestu dove si trova la tomba di Emanuela, vicinissima a quella dei genitori morti per il dolore per la perdita della figlia. Anche Salvatore Borsellino è lì, in prima fila, insiemi a tanti giovani, e anche meno giovani, con in mano le agende rosse, a gridare giustizia, quella giustizia che tarda ancora ad arrivare. Ma che ognuno di noi deve pretendere se vogliamo che il nostro Paese rinasca su valori saldi, come quelli che testimonia la vita di Emanuela. Attimi di grande commozione appena Salvatore Borsellino si è avvicinato alla tomba di Emanuela. In silenzio ha osservato il suo volto sorridente, poi ha iniziato a sfogliare un’agenda rossa che aveva con sé. Appena ha trovato la pagina con la foto del fratello Paolo l’ha piegata e l’ha messa sulla tomba di Emanuela in un gesto di protezione. Quasi a voler dire che così come lei aveva protetto il giudice da viva ora era lui che proteggeva lei.
Questa “giovane” donna ha lavorato in silenzio dando una lezione di grande eroismo. Emanuela sapeva che stava andando incontro alla morte, così come lo sapevano Walter, Claudio, Vincenzo, Agostino e Paolo. Ecco perché rendere omaggio a tutti loro oggi significa che dall’indignazione dobbiamo passare all’azione, significa fare ogni giorno “qualcosa” per estinguere quel debito che abbiamo nei confronti di tutti loro. Certamente se analizziamo che cosa è accaduto da 17 anni a questa parte il bilancio è drammatico. Lo sgretolamento di ogni parametro di trasparenza mai, come in questo periodo, è precipitato tanto in basso e mai come oggi i disvalori sono diventati il modello di riferimento, la magistratura è stata messa al banco e sono state varate leggi ad personam. Questo “golpe bianco”, come lo definisce Oliviero Beha, è avvenuto un po’ alla volta senza che ce ne potessimo accorgere. Ma ora è arrivato il momento di riappropriarci di ciò che ci appartiene: la verità sulle stragi che hanno insanguinato il nostro paese. Filo conduttore degli interventi prima del giornalista Lorenzo Baldo e poi del collega Pietro Ricca nel dibattito tenutosi durante il pomeriggio nell'aula consiliare del comune di Sestu "Omaggio ad Emanuela Loi. La forza della legalità, la forza del coraggio" organizzato dai giovani dell'associazione "Penso libero" di Sestu. Un pubblico molto partecipato ha ascoltato con grande attenzione le parole dei relatori. A chiudere l’incontro è stato Salvatore Borsellino che con le parole rotte dall’emozione ha gridato il nome di Emanuela con tutto il fiato in gola scuotendo i presenti in sala.I nfatti mai come in questo momento si sente forte la necessità di arrivare alla verità. E il movimento delle agende rosse, così come il movimento spontaneo nato a Caltanissetta per tutelare i magistrati minacciati da Cosa nostra e il sit-in del 13 a Palermo sono una prima risposta della gente, sono la dimostrazione che si respira un’aria nuova. E l’incontro di Sestu ne è una ulteriore conferma.
Maria Loi (Antimafiaduemila, 14 febbraio 2010)


 

 

  CAMBIERESTI? ... di Giovanni Santorso

"Cambieresti?" è il titolo del progetto dedicato a stili di vita sostenibili che il comune di Santorso presenterà venerdì 12 febbraio prossimo alle 20.30 presso la sala conferenze della Scuola elementare S. G. Bosco al Timonchio.
«E' una data non scelta a caso - spiega l'assessore alla Partecipazione del Comune di Santorso Paolo Manza - visto che in questa giornata si celebra l'iniziativa M'illumino di meno promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radiodue. L'iniziativa - aggiunge Paolo Manza - è uno dei modi qualificanti attraverso i quali il nostro Comune intende portare avanti una prospettiva di partecipazione attiva e consapevole della cittadinanza alla vita del proprio paese facendosi carico delle condizioni dell'ambiente. Il progetto, infatti, funzionerà solo se le famiglie di Santorso si lasceranno coinvolgere».
Il progetto Cambieresti (acronimo di Consumi Ambiente Risparmio Energetico Stili di vita) è pro-mosso e finanziato dal Comune di Santorso, dal Laboratorio provinciale di educazione ambientale e dalla Coop Adriatica. E' rivolto alle famiglie del territorio e ha l'obiettivo di accompagnarle nella sperimentazione di stili di vita e consumo sostenibili, attraverso un percorso di conoscenza e ri-sparmio delle risorse locali, all'insegna della sobrietà. «Le famiglie che aderiranno - precisa Manza - saranno chiamate a modificare il proprio stile di vita con piccoli accorgimenti nella dimensione quotidiana: risparmio energetico ed idrico, acquisto di prodotti locali, biologici e del commercio equo, riduzione dei rifiuti domestici, recupero di saperi e usi tradizionali, autoproduzioni, spesa collettiva attraverso gruppi di acquisto».

Il percorso delle famiglie sarà accompagnato attraverso incontri mensili, laboratori, momenti di formazione e auto-formazione.

Alla serata parteciperà Andrea Bertaglio del Movimento per la Decrescita Felice, associazione Cambieresti? onlus di Venezia.
L'incontro sarà anticipato alle 20.00 dalla premiazione del concorso di disegno "Piedibus il mezzo che va a gambe e rispetta l'ambiente", un'altra iniziativa del Comune nell'ottica della mobilità sostenibile.
Il giorno prima, giovedì 11 febbraio con inizio alle 19.00 in sala consiliare, invece, saranno i ragazzi del Consiglio comunale dei ragazzi a proporre un incontro di approfondimento sul risparmio energetico nei comuni.


 ... E COSENTINO ALLORA ? ... di Laura Garavini

E' veramente difficile analizzare quello che il Governo ha chiamato, esagerando un bel po', "Piano Staordinario contro la Mafia" senza farsi prendere dalla voglia di rispondere a tanta retorica con una sola frase: e Cosentino allora? E' credibile un Governo che dichiara di sconfiggere le mafie e lascia le chiavi del CIPE nelle mani di un deputato che la Procura di Napoli, il Tribunale di Napoli e la Cassazione ritengono debba essere arrestato e non al Ministero dell'Economia? Non sentono la totale inadeguatezza delle loro parole di fronte ai fatti?

Proviamo comunque ad analizzare i 9 punti, innanzitutto da un punto di vista generale: tranne che per l'istituzione dell'Agenzia sono tutti disegni di legge, anzi per la precisione disegni di legge con delega al Governo, cioè provvedimenti che vedranno la luce tra un anno, evidentemente la mafia non è un'emergenza come le vicende processuali sulle quali il Governo ha provato a promulgare decreti. Ma il dato più eclatante, e che nessun commentatore ha ripreso, è che per tutto questo piano non è stato stanziato un solo euro in più: solo il giorno prima Maroni aveva annunciato che sarebbero stati ripartiti 200 milioni, ieri di questi soldi non si è più parlato. Così i nuovi compiti e le nuove iniziative sono, ovviamente, irrealizzabili, considerato che già ore le forze di polizia e la magistratura devono fare i conti con sempre più gravi mancanze di risorse.

L'istituzione dell'Agenzia per la gestione dei beni è sicuramente un fatto positivo, soprattutto che su questo Maroni si sia deciso a mantenere un impegno preso all'inizio della legislatura e su cui il PD ha sempre insistito, oltre ad aver presentato sia alla Camera che al Senato appositi disegni di legge che la maggioranza ha sempre bloccato. Bisognerà però leggere bene il provvedimento sia per capire come verrà messa in grado di operare una struttura decentrata a cui si attribuisce, secondo le dichiarazioni dei Ministri, la titolarità del bene fin dalla fase del sequestro; sia se viene chiarito fino in fondo che l'Agenzia non ha il compito di vendere i beni, ma che questa è un'eventualità da scartare. Su questo punto daremo sicuramente battaglia al momento dell'approvazione della legge e vedremo se tutti coloro che nella maggioranza hanno condiviso le nostre posizioni saranno con noi fino in fondo.

Lo stesso vale per il testo unico delle leggi antimafia: se, come ha detto il Premier, sarà solo una raccolta di testi esistenti non serve a nulla. Quello che serve è mettere mano alle molte norme esistenti per renderle più omogenee ed efficaci. Quella sarà anche la sede per introdurre il reato di antiriciclaggio, che tutti gli esperti ritengono indispensabile, ma che il Governo e la maggioranza non vogliono introdurre.

Su tutto il resto bisogna fidarsi delle dichiarazioni dei Ministri della Giustizia e dell'Interno, perchè lo stesso comunicato ufficiale di Palazzo Chigi non dice nulla di specifico su squadre di coordimento interforze, sostegno alle vittime del racket e dell'usura, appalti e così via.

In base alle dichiarazioni le squadre di coordinamento sembrano essere un puro slogan, già esistono dove è necessario, a meno che il maggior coordinamento non significhi la cancellazione di presidi importanti sul territorio come caserme dei carabinieri e posti di polizia. In quel settore servono, invece, investimenti seri sia per aumentare il livello di controllo del territorio sia per mantenere alte le capacità investigative delle forze di polizia, sia sotto il profilo delle risorse umane che per quanto riguarda le tecnologie sempre più avanzate che devono essere messe a disposizione di chi indaga. Per fare questo servono risorse finanziarie certe e non le dichiarazioni di principio di Maroni.

Sempre stando a quanto dichiarato ci dovrebbe essere anche una stretta sugli appalti, qui servono due strumenti operativi subito: il conto dedicato, un unico conto sul quale far transitare tutte le movimentazioni finanziare relative ad un appalto; ed il settimanale di cantiere, un registro elettronico che il capocantiere deve inviare alla Preftura ed alla Questura, dove deve annotare quali lavori sono previsti nella settimana successiva, i mezzi che verranno utilizzati e gli operai ed i vari addetti che avranno accesso al cantiere. Se si scopre che le informazioni sono false c'è la rescissione del contratto. Serve sia a monitorare meglio il singolo cantiere che a verificare se gli stessi mezzi o operai vengono utilizzati da ditte diverse, apparentemente non collegate.
Anche su questo la maggioranza nella realtà non da' segnali positivi: infatti ieri al Senato la PDL ha provato ad inserire una norma che avrebbe abbasato le tutele contro le imprese colluse con la mafia o colpevoli di aver corrotto.

Sulla tutela delle vittime del racket e dell'usura speriamo sia la volta buona: i fatti raccontano però che le denunce dei commercianti e degli imprendiori per questi reati stanno diminuendo, e non perchè stiano diminuendo questi reati, ma perchè evidentemente non si ha fiducia nella protezione che lo Stato dovrebbe garantire.

Per quanto riguarda la diffusione in Europa delle buone pratiche italiane posso essere testimone diretta che, anche senza piani straordinari del Governo, la nostra legislazione fa da esempio: è avvenuto in Germania dove il Parlamento ha approvato una nuova normativa sul sequestro dei beni ai mafiosi che riprende i punti cardine della nostra normativa.

Insomma quello che per 5 mesi il Governo ha annuciato come un piano in grado di sconfiggere le mafie al momento sembra essere un cumulo di promesse condite dalle solite cifre sparate dal Governo e che nessuno può controllare, come l'aumento del 300% delle operazioni anticrimine da quando c'è il nuovo Governo. Delle due l'una o prima le forze di polizia non facevano molto bene il loro dovere, e non è così, o si tratta di cifre date in pasto all'opinione pubblica a casaccio. Quello che farà testo sarà vedere, intanto, quanti soldi il Governo impegnerà per la realizzazione dell'Agenzia per i beni confiscati.

 


 

L'ITALIA DI BETTINO... di Marco Zanatta  FONTE


Ho aspettato questa settimana per scrivere questo post. Troppe cose sul piatto per essere obbiettivi e non farsi prendere la mano. Poi con calma riflettendo ho capito la situazione in atto potrebbe proprio essere tranquillamente definita “L’Italia di Bettino”, e lo dico con cognizione di causa.

L’Italia di Bettino sta nella lettera che il presidente del paese Giorgio Napolitano ha inviato alla famiglia Craxi, dove ha trattao il fu Bettino come una vittima di non sa quali maltrattamenti. Non dovesse bastare questo possiamo trovare L’Italia di Bettino in questo atto revisionistico e violento in cui si trasforma un ladro impenitente in una sorta di Cristo sulla croce. La ritroviamo poi in una sorta di differita nazionale nei continui attacchi del premier alla magistratura, rea come sempre di volerlo processare e perseguitare, proprio come nel 1993 fuori dall’Hoterl Rapahel si lapidava a suon di uova e monete lo statista Craxi.

E se ancora questo non fosse sufficente a dimostrare quato l’attimo storico sia craxiano pensiamo agli esiti nefasti della tristemente famosa Legge Mammì sulle reti private dell’attuale premier. Pensiamo ai nostri politici in visita ad Hammameth mentre depongono il tricolore sulla tomba del ladro. Pensate che in italia si stanno intitolando delle vie al Sig. craxi che è giusto ricordarlo ad Hammameth, malgrado ultimamente si creda il contrario, ci è andato perchè colpevole di reati quali per esempio la corruzzione o il finanziamenrto illecito (altro che moralità), non perché il paese non lo volesse. Se vi rimane un attimo dedicatelo al nostro premier indagato assieme al figlio (vizzietto di famiglia eh…) per lo scandalo Mediatrade dove guarda caso si discute degli enensimi fondi neri. Tutte nozioni che il caro Silvio ha fatto sue e che trasportano il paese in questa dimensione definita per l’appunto Italia di Bettino. E Nell’Italia di Bettino, ovviamente, sia chiaro c’è anche il posto per un’opposizione che non esiste, che per dare aria alla propria intelletualità da salotto con divano sgualcito non fa altro che dividersi e che sempre più si rende simile al proprio avversario politioco.

Quest’Italia spacciata per seconda repubblica in realtà è sempre più L’italia di Bettino e quindi giusto, per dovere di cronaca, unirsi al coro di rievocatori. Vederlo come uomo di Stato. Ringraziarlo per ciò che ha fatto e per aver fatto da apripista al sig. Berlusconi.


 

LA SOCIETA' A QUATTRORUOTE... di Romina Rossi

L'automobilista italiano passa in media un’ora e mezzo al giorno dentro la propria automobile

«Si crede di fabbricare automobili, si costruisce una società» Bernard Charbonneau, L’hommauto, Edizioni Denoël «Parigi non c’è più; non è stato Hitler a distruggerla, ma Renault», scriveva Charbonneau in L’Hommauto. E l’Italia? C’è ancora o l’ha distrutta la Fiat? A giudicare da una recente indagine dell’ACI sembra proprio così: l’automobilista italiano passa in media un’ora e mezzo al giorno dentro la propria automobile, cioè 22 giorni l’anno per un totale di 7 anni della nostra vita. Questo primato negativo deriva sia dal numero di auto circolanti, maggiore che nel resto d'Europa, che dalla scarsità di parcheggi, causa di una ricerca più lunga del posto auto.

L’Italia detiene poi anche un altro record: quello dei veicoli circolanti sulle strade. Nel 2009 si calcola che vi siano state 60 auto ogni 100 abitanti, 600 ogni 1.000, contro le 500 auto per ogni 1.000 abitanti di Gran Bretagna e Francia. Questo vuol dire che per ogni italiano c’è una mezza automobile o, per chi preferisce guardare il dato al contrario, che ogni auto ha all’interno del suo abitacolo 1 persona e mezzo.

Il primato regionale spetta a Lazio, Umbria, Piemonte, Valle D’Aosta, Marche e Toscana, mentre le regioni più verdi sono Puglia, Trentino e Liguria. Visto a livello mondiale, questo dato indica che l’Italia detiene da sola il 5,4% del parco circolante, a fronte dei quasi 640 milioni di vetture che circolano per le strade di tutto il mondo. Tornando in Italia, ogni vettura può circolare su una rete stradale di 172.000 km e 6.487 km di autostrade.

L’italiano non sembra voler rinunciare alla propria auto nemmeno in tempo di recessione: in seguito alla crisi energetica che ha innalzato sensibilmente il prezzo del carburante, solo un misero 6% degli italiani ha rinunciato all’auto preferendo ferrovie e mezzi pubblici, la restante maggioranza continua imperterrita a girare in automobile. Non solo per viaggi lunghi: un buon 58% infatti sembra preferire l’auto anche per brevi spostamenti, non più lunghi di 15 minuti, che potrebbero essere coperti da mezzi alternativi e meno inquinanti.

Quanto ci costa all’anno mantenere l’auto?

Cara auto, ma quanto mi costi?

Quanto ci costa all’anno mantenere l’auto? Chi ne possiede una può fare un calcolo veloce, ma la maggior parte di noi a volte fatica a rendersi conto che oltre alle spese di bollo e manutenzione ce ne sono anche altre altrettanto importanti per la collettività. Se facessimo i conti ci renderemmo conto che l’automobilista medio spende in media 2.600 euro annui e il carburante incide per un buon 42%. A questo si aggiungono le quasi 500 euro per la Rc Auto e le 400 euro per la manutenzione ordinaria, oltre alle spese per pedaggi autostradali, posti auto e garage. Complessivamente, la spesa annua per la manutenzione e l’esercizio dell’auto si aggira oltre i 90 miliardi di euro.

C’è un altro costo che non teniamo in considerazione: quello energetico. Le auto italiane trasportano in media 1 passeggero, il che significa che 100 auto trasportano al massimo 120 persone e non invece 300-400 come potrebbero fare. Se colmassimo il vuoto dell’abitacolo, riempiendo ogni vettura con 4 passeggeri, risparmieremmo 5 miliardi di euro, che andrebbero sommati agli altrettanti miliardi dovuti ai parcheggi vuoti. Senza contare l’immenso beneficio che ne ricaveremmo in termini di ambiente e salute.

Il costo sanitario è quello che in pochi calcolano: sia dentro che fuori l’abitacolo l’aria che respiriamo non è salutare. Oltre allo stress di dovere stare al volante, spesso in coda oppure in mezzo al traffico arrabbiati o annoiati, respiriamo aria inquinata da particelle PM10, fuliggine e i microrganismi e i gas ossidanti come l’ozono, senza contare i contaminanti solidi e gassosi e i pollini allergenici. A peggiorare il livello dell' aria che respiriamo al volante è la cattiva manutenzione dei filtri dell’aria condizionata che pochi automobilisti si preoccupano di cambiare una volta all’anno.

Il pericolo si accentua soprattutto d’estate quando, in periodo di vacanze, le lunghe code sotto al sole aumentano la concentrazione di ozono all’interno della nostra auto. L’ozono è prodotto da una reazione chimica che si sviluppa in concomitanza di forti radiazioni solari, temperature elevate e scarsa ventilazione atmosferica: l’inquinamento che ne deriva può causare tosse, irritazioni al naso, alla gola, all’apparato respiratorio e agli occhi. Le condizioni ridotte dell’abitacolo, dicono gli esperti, possono innalzare il livello di inquinamento fino a 4 o 5 volte rispetto all’esterno.

Ma nemmeno all’esterno la situazione è migliore.

Molte città, soprattutto nei mesi invernali quando lo smog dipinge le strade di grigio, aderiscono al restringimento del traffico urbano e alle domeniche verdi, una soluzione che però risolve il problema soltanto parzialmente e solo temporaneamente.


 

DR. PAOLO FRANCESCHI RISPONDE AL DR. QUAINI ... di Dottor Paolo Franceschi

Caro Dottor Quaini,

scusa se utilizzo il tuo comunicato stampa comparso recentemente su Uomini Liberi per focalizzare alcuni concetti meritevoli di discussione. Ho appreso con delusione che fra i punti salienti non entrano, pur essendo tu un medico, i temi della prevenzione primaria, che si basano fondamentalmente sulla prevenzione e non sulla cura delle malattie.

In questo senso ricordo che la prevenzione primaria, attraverso la lotta all' inquinamento, ha una doppia valenza etica, in quanto:

1) è tesa a migliorare la salute dell' attuale ma anche delle future generazioni
2) ha un valore interclassista, in quanto dalla lotta all' inquinamento possono beneficiare tutti i cittadini, senza le discriminazioni socio-economiche che anche una sanità come la nostra, basata su diagnosi precoce e terapie, non è affatto in grado di eliminare.
Sappiamo che a fronte della diminuzione della mortalità per cancro, aumentano ogni anno in tutta Italia i nuovi casi di cancro, ascrivibili principalmente agli effetti dell’ ambiente, che agiscono molto precocemente, già durante lo sviluppo intrauterino del feto.

Negli ultimi 30 anni in Europa l’ incidenza di tumori nella prima infanzia e nell’ adolescenza è aumentata del 30 % ; se possibile ancora peggiori sono le notizie per i bambini italiani. I recenti dati del Rapporto AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) 2008 sui tumori infantili , dimostrano infatti come i dati di incidenza e gli andamenti temporali siano in Italia peggiori che negli altri paesi europei e negli USA (il che, sia detto per inciso, priva di qualsiasi valore l’ipotetico fattore “miglioramento diagnostico”).

Lo stesso si dica per l’ aumento di incidenza di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, respiratorie.

Dice il falso chi tenta ancora di affermare che le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari non siano legate all’ inquinamento.

Tu saprai che IL TUMORE DANNEGGIA LE FINANZE DEL MALATO E DI TUTTA LA SUA FAMIGLIA: Uno studio presentato dalla Fondazione ISTUD il 14/12/2007 a Roma ed effettuato al Policlinico Umberto I di Roma ha messo in evidenza che:

il 72 per cento dei familiari di un malato di tumore denuncia infatti una perdita economica "rilevante" dovuta al mancato guadagno per la permanenza in ospedale; - il 38 per cento subisce delle perdite stimabili tra i 700 e i 1.000 euro al mese;

- il 25 per cento lamenta delle perdite addirittura superiori ai 1.200 euro mensili; - il 22 per cento addirittura lascia il lavoro;

- il 13 per cento è costretto a mettersi in aspettativa.

ESSERE MALATI CRONICI PUO’ COSTARE 1500 EURO AL MESE: Il dato emerge dal Rapporto di CittadinanzAttiva sulle malattie croniche. La spesa sostenuta da chi soffre di una malattia cronica per farmaci, presidi, ausili e aiuti esterni è di circa 1500 euro al mese. indipendentemente dai costi a carico del servizio sanitario.

E' ovvio come non si possa parlare di” sanità uguale per tutti” quando ci sono questi costi a carico dei cittadini.

L’esposizione in età fetale e nella prima infanzia a sostanze chimiche presenti nell’ ambiente può danneggiare il cervello durante lo sviluppo e indurre disturbi dello sviluppo del sistema nervoso: autismo, disturbi da deficit attentivo, e ritardo mentale: piombo, metilmercurio, policlorobifenili (PCB), arsenico : l’ esposizione a queste sostanze chimiche precocemente durante lo sviluppo fetale può causare danni cerebrali a dosi molto inferiori che negli adulti. Questo fenomeno è stato descritto dalla Scuola di salute Pubblica dell’ Università di Harvard,(Lancet 2006; 368: 2167-78) come : Pandemia Silenziosa. Silenziosa perchè agisce in maniera subdola e nessuno ne parla; ma basterebbe chiedere a qualunque maestra per sapere come questi casi siano sempre più frequenti nelle loro classi.

Pertanto credo che un medico che voglia dire e fare qualcosa di veramente serio e originale (in Italia in particolare) per portare un contributo efficace alla politica sanitaria in campo regionale debba finalmente affrontare il problema della prevenzione primaria, che nella nostra regione, dove sorgono ben 3 centrali a carbone, significa in primo luogo progettare l' abbandono del carbone, dire no agli inceneritori e alla combustione del CDR, e alle centrali a biomasse, e impegnarsi per un pesante intervento di promozione dello sviluppo delle energie pulite e del riciclo totale dei rifiuti solidi urbani.

Purtroppo nella tua presentazione non ho visto alcun accenno a questi temi.
Spero che le mie osservazioni possano essere utili a te e a chi le leggerà, in particolare agli altri medici che come te si vogliono candidare alla guida della Regione.

Cordiali saluti,

Dottor Paolo Franceschi.

Referente scientifico della Commissione

Salute e Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona.



NESSUNO TOCCHI IL SOLDATO TRAVAGLIO ... dal Blog di Beppe Grillo


Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato, delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta, scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E questo in Italia non è tollerato. Nel 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell' ultimo Passaparola tratto da questo blog. E' Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il modellino del duomo di Milano? (... esaurito da giorni in tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro che vogliono ripetere l'insano gesto?). Paolo Liguori, memore dei bei tempi di Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di Travaglio non c'è un barlume di pietà né di amore. Queste parole possono istigare alla violenza". Nel programma "Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio? Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia.
" Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito dell'Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna (di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio".

La tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del Partito dell'Amore a non assistere all'intervento di Di Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.
La P2 regna e informa. Ha scelto un bersaglio: Travaglio, che non può distruggere con la diffamazione o comprare, ma solo abbattere. Dietro Travaglio c'è però la Rete, ci sono milioni di italiani. Se dovesse succedergli qualcosa, anche se dovesse colpirlo un fulmine dal cielo, qualcuno dovrà renderne conto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.


 

"BORSELLINO HA CAMBIATO LA MIA VITA ... scritto da Vincenzo Iurillo (da Il Fatto Quotidiano del 8 11 2009)



Lettera a Paolo

"Carissimo Paolo,

 
mi chiamo Martina, ho 18 anni e sono romana.Ti scrivo questa lettera con la speranza che da lassù tu possa ascoltare le mie parole.

Frequento il 4° Liceo Linguistico a Roma e fino a 4 anni fa avrei voluto fare l'interprete.
Invece da quando sono venuta a conoscenza della tua storia la mia vita è completamente cambiata perchè adesso dentro di me c'è un'immensa rabbia che ho deciso di sfogare dedicando la mia vita totalmente a te, continuando la tua opera perchè non riesco a vivere con il pensiero che le tue parole restino inascoltate, che il vostro sacrificio non sia valso a nulla.
Non riesco a fare finta di niente ed è per questo che ho deciso di intraprendere un lungo e complesso percorso di studi per diventare Magistrato.

Per dare sfogo a quella sensazione di vuoto che provo guardando i tuoi occhi sorridenti e quelli di Giovanni...
Per non guardare più inerme i tuoi assassini ancora indisturbati al vertice di questo Stato senza dignità che nonostante tutto non ha il coraggio di ribellarsi a questi mostri che hanno ancora facoltà di parlare, di vivere...

Non riesco nemmeno a piangere perchè come dice giustamente tuo fratello non è più tempo di piangere, adesso è tempo di reagire, di sfruttare quella forza e quel coraggio che il vostro esempio ha lasciato in ognuno di noi.

In questo paese ormai tutto va al contario i buoni sono cattivi, i Giudici hanno torto, gli assassini hanno ragione, quelli che cercano la verità sono corrotti e i collusi sono persone oneste, i politici sono giusti, i ragazzi che vogliono ribellarsi sono poveri esaltati...
Caro Paolo in questo nostro paese, del quale dobbiamo riappropriarci perchè siamo noi i giusti e loro devono andarsene, tu e Giovanni sareste sbagliati perchè in Italia si diventa eroi, si diventa stimati solo dopo essere stati ammazzati, perchè è troppo faticoso rendersi conto del valore delle persone quando ancora le si può avere accanto, le si può sostenere.
Spero veramente col cuore che un domani tu possa essere orgoglioso di noi, dei tuoi giovani ai quali ti rivolgevi, riponendo in noi fiducia e speranza per la creazione di un futuro diverso.
Caro Paolo nel '92 ero molto piccola ma grazie a Dio a volte la televisione serve e i giornali, internet e la nostra sete di sapere fanno il resto e così adesso mi sembra di conoscerti, di volerti un bene pari a quello che provo per la mia famiglia e percepisco la tua assenza, la mancanza di te compensata solo dal fatto che sei sempre presente nel mio cuore, nei miei ideali, nei miei comportamenti...
Tu rappresenti tutto ciò per cui oggi combatto ogni giorno, non voglio che tutto sia andato via insieme a quella maledetta bomba, la tua umiltà, la tua forza, il tuo senso di giustizia e del dovere, i tuoi ideali e tutto ciò per il quale hai combattuto tutta la vita, fino alla fine.
Devi essere orgoglioso di tutto quello che hai lasciato su questa terra la tua famiglia, i tuoi meravigliosi figli, i tuoi valori che hanno forgiato molti giovani della mia generazione.
Mi vergogno di pensare che nonostante tutto, oggi non sia cambiato poi così tanto, ma purtroppo è così perchè dietro alle stragi del '92, come dietro al silenzio più recente opera indisturbata la mafia affiancata da una parte di Stato che nonostante il sacrificio dei suoi uomini più valorosi, continua ad accrescere i propri benefici e a trarre profitto dall'organizzazione mafiosa, sputando sul sangue di chi l'ha combattuta a prezzo della vita e in nome dello Stato stesso.
Caro Paolo ti ho scritto questa lettera come segno tangibile di una promessa:
Farò il magistrato perchè voglio che il coraggio vinca sulla paura e che le tue parole assumano un profondo significato per i ragazzi della mia generazione.

Sento e voglio pensare che la parte sana del paese sta crescendo e vuole e deve combattere in nome delle vostre idee, continuando sulla strada che voi avete cominciato per rendere giustizia a te e a tutti gli altri come te.

Vorrei poter salire su una stella solo un attimo per dirti quanto sono orgogliosa di aver avuto nel mio paese una persona e un Magistrato come te, il tuo sorriso splenderà per sempre, come un raggio di sole su questa terra, finchè ci sarà solo uno di noi che manterrà vivo il tuo ricordo e il tuo impegno.
Con infinita gratitudine, stima e affetto...

Martina


 

A.A.A. LODO OFFRESI PREZZO TRATTABILE ... di Marco Travaglio TRATTO DA Il Fatto Quotidiano, 6 11 2009


Premesso che l'on. avv. Niccolò Ghedini è una simpatica personcina e il suo maestro on. avv. Pietro Longo pure, la domanda è questa: ma è normale che questi due signori - come informano quotidianamente i giornali - si aggirino per le aule parlamentari, peraltro deserte, e negli angiporti limitrofi, cercando di piazzare lodi, lodini, sottolodi, minilodi travestiti da “riforme della giustizia" in formato extralarge, o mignon, da tasca o da pochette, per cancellare i processi o i reati del loro cliente che li paga profumatamente e, per inciso, fa pure il presidente del Consiglio? È normale che tutti li stiano a sentire, nell'ambito del “dialogo sulle riforme”, anziché mandarli a stendere? È normale che nessuno, dal presidente della Camera a quello della Repubblica, non trovino due minuti e due parole per metter fine allo sconcio? È normale che i giornaloni “liberali” non scrivano una riga? È normale che Pigi Battista abbia frantumato i marroni per tutta l'estate a De Magistris perché non s'era ancora dimesso da magistrato (l'ha fatto a settembre, nel silenzio di Battista) e non abbia mai dedicato una virgola alle mancate dimissioni di Ghedini e Longo dall'avvocatura o dal Parlamento o dalla difesa berlusconiana? È normale che il Corriere degli Ostellini, dei Panebianchi, dei Pappagalli della Loggia che quotidianamente ci affetta i santissimi con la separazione delle carriere fra giudici e pm non dedichi un pigolìo alla separazione delle carriere fra avvocati e legislatori?

È normale che l'Ordine degli avvocati, quello che non ha ancora trovato il modo di espellere Previti a tre anni dalle condanne definitive per aver comprato le sentenze Imi-Sir e Mondadori, non abbia nulla da dire ai due illustri associati in spudorato conflitto d'interessi? Se non andiamo errati, l'Ordine forense è dotato financo di un “Codice deontologico”, che nel capitolo III sul “Conflitto d'interessi”, contempla il seguente art. 37: “L'avvocato ha l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa... interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale”. Tipo quello di deputato. Ora, non ritengono lorsignori che codesto articolo calzi a pennello con ciò che fanno ogni santo giorno da 15 anni gli avvocati del premier? E, se è così, il Codice deontologico ha una funzione ornamentale o è vincolante per gli associati? E che si intende fare per indurre le due personcine a rispettarlo? Finora gli On. Avv. avevano sempre trovato un prestanome disposto a immolarsi e intestarsi le leggi-vergogna su misura dell'Utilizzatore Finale e dei suoi cari: decreto Biondi, condono Tremonti, scudo Tremonti, ddl Pittelli, lodi Schifani e Alfano, legge-bavaglio Alfano sulle intercettazioni. Solo Cirielli si era ribellato, tant'è che la sua legge riveduta e corrotta fu ribattezzata “ex Cirielli”, alla memoria, per mancanza di scudi umani volontari. Ora anche Angelino Jolie, essendosi sputtanato abbastanza, non firma più nulla. Così Ghedini e Longo han dovuto riaprire il bazar mettendoci la faccia e il nome. Ogni giorno la premiata ditta sforna una nuova schifezzuola per sondare il terreno e vedere l'effetto che fa: amnistia super o mini; indultino gigante o nano; prescrizione breve o media o lampo; portiamo tutto da Milano a Roma, o magari ci fermiamo a metà strada, tipo Orte; un bel lodino nuovo di pacca, anzi usato; valido per tutti, o solo per gli incensurati, o solo per Lui. Interessa l'articolo? Prezzi modici e trattabili. Roba che nemmeno Paolo Ferrari coi due fustini al posto di un Dash. Prima o poi riusciranno a piazzarlo, il Ghedash che lava più bianco. Tanto nessuno dice nulla e il Presidente firma tutto. O no? (Vignetta di FEI)


 

DDL ALFANO SULLE INTERCETTAZIONI, Antonio Ingroia: "Da domani colletti bianchi più al sicuro" ... Scritto da Redazione 19luglio1992.com e AA. VV.


Proponiamo un´intervista rilasciata il 9 giugno 2009 dal dott. Antonio Ingroia, Procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, in merito al testo del disegno di legge sulle intercettazioni sul quale il governo vuole chiedere in questi giorni la fiducia al Parlamento. Qualora questo disegno di legge fosse approvato, le conseguenze sul diritto dei cittadini ad essere informati e sull´efficacia delle indagini antimafia sarebbero devastanti. I colletti bianchi che con la mafia fanno affari non potrebbero ricevere un regalo migliore.

Giornalista: “Adesso che c´é questa questione di fiducia sul disegno di legge `intercettazioni´, se passasse così com´é, quali sarebbero le conseguenze?”
Antonio Ingroia: “Le conseguenze è che verrebbe avvolto da una cortina di silenzio stampa il procedimento penale mentre i cittadini hanno diritto ad essere informati su come la giurisdizione viene esercitata, fermo restando il segreto sulle indagini.
Ma quello è già tutelato dalla normativa vigente. In secondo luogo saranno i cittadini da una parte ed i magistrati dall´altra più disarmati nei confronti delle forme più occulte e più subdole di criminalità che può essere scoperta, svelata e colpita soltanto con sistemi sofisticati ed uno dei sistemi più sofisticati è quello delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.”

Giornalista: “Cosa in particolare voi riuscite a scoprire attraverso le intercettazioni lì a Palermo?”
Antonio Ingroia:
“Si riescono a scoprire le trame e le relazioni di organizzazioni complesse, si riescono a scoprire i rapporti dei mafiosi riconosciuti con i colletti bianchi insospettabili. Vero è che nel disegno di legge governativo cambierà poco per quanto riguarda le intercettazioni per fatti di mafia, ma il punto è che non sempre un´indagine inizia come indagine di mafia, inizia per reati altrettanto gravi ma non di mafia. Dopodichè l´insospettabile, il colletto bianco viene scoperto grazie alle intercettazioni. In quel momento si scopre il vero mafioso. Da domani o da quando sarà approvata questa legge il rischio è che magari si riuscirà a perseguire nel migliore dei modi il mafioso conclamato ma sarà più difficile scoprire gli insospettabili, i colletti bianchi”.

Giornalista: “Nella norma in votazione non ci sarà traccia delle indicazioni del Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Che indicazioni erano, perchè le hanno lasciate fuori?”

Antonio Ingroia: “Il perchè naturalmente bisogna chiederlo ai proponenti. La mia sensazione è che questo disegno di legge nel suo complesso sia ispirato da un intento punitivo nei confronti della magistratura nel suo complesso ed una sottovalutazione di quanto sia grave l´emergenza criminale oggi nel paese”.

Giornalista: “Un´ultima battuta: lei ha osato dire, ha avuto il coraggio di dire che `la mafia fa lobby in Parlamento´. Conferma?”

Antonio Ingroia: “Beh, non è una novità dell´ultima ora. La forza e l´impunità della mafia sono state garantite dalle sue protezioni in alto loco”.


 

DANNI DERIVATI DALL'USO DEL PC ... Articolo della Dott. Susanne Vogel, Oculista ad orientamento antroposofico (München), tratto dal libro “Euritmia terapeutica per la vista secondo il metodo della Dott. Knauer” [1]


Da circa dieci [2] anni emergono sempre più numerosi i disturbi legati all’uso del PC. Il lavoro al PC costringe l’operatore seduto per ore ad una distanza fissa di 60cm dal monitor. All’inizio dell’era del computer i caratteri apparivano neri su sfondo bianco o viceversa, oppure verdi o color ambra: dal momento che questi colori si sono rivelati stancanti per gli occhi, si preferiscono attualmente nuances colorate su sfondo scuro o vicino al bianco.
Durante il lavoro al PC è richiesta l’applicazione della massima concentrazione per mantenere la supervisione di cifre, lettere, impaginazione e molto altro ancora: il tutto però si svolge all’interno di una superficie relativamente ridotta.

L’operatore stesso si trova in una situazione quasi priva di movimento: è seduto, guarda in una sola direzione e rimane pressoché immobile. In condizioni normali invece l’occhio si muove in tutte le direzioni spaziali e modifica continuamente la sua presa a fuoco, si adatta alle più svariate distanze, reagisce a colori e zone di luce ed ombra. Persino nel leggere un libro l’occhio non resta fisso in una direzione o ad una sola distanza per tutto il tempo.


Pazienti che per anni usano il PC in modo continuativo si lamentano in modo crescente di mal di testa e stanchezza. Le cause di questi sintomi sono da ricercare nel fatto che solo il 15% presenta degli assi visivi ortogonali, mentre il restante 85% presenta lievissime forme di strabismo che in condizioni normali vengono corrette automaticamente. Nel caso dell’uso del PC la situazione cambia drasticamente: per molte ore è richiesta una fissazione a distanza occhio-monitor invariata, il che comporta uno sforzo di autocorrezione superiore alle proprie forze. Anche se la binocularità venisse comunque mantenuta, la continua correzione richiesta all’occhio lo affatica enormemente, causando mal di testa e stanchezza.

In relazione alle condizioni sopradescritte, emerge anche un’altra problematica che è quella dell’occhio secco. La vista viene obbligata in una sola direzione ad una distanza fissa: questa fissità innaturale per un organo mobile come l’occhio comporta una tendenza sclerotica di indurimento, la cui portata non è ancora prevedibile nelle sue estreme conseguenze. Oltre a ciò si verifica un altro fenomeno legato alla fissazione del monitor: non tutta la retina viene messa in attività, bensì solo il suo centro, la macula. La periferia della retina, che permette la percezione di toni grigi e ombre, non viene stimolata e di conseguenza si atrofizza. Pazienti che hanno lavorato per più di dieci anni al PC descrivono come alla fine di una giornata di lavoro, prendendo la metropolitana per andare a casa, sono rimasti fortemente accecati e non riuscivano più a vedere. Questo perché nell’oscurità e in ombra è la vista periferica che deve attivarsi: ma è proprio la vista periferica quella che sempre più si atrofizza a causa del computer. A questo fenomeno occorre prestare molta attenzione.

Oltre ai danni causati agli occhi, il lavoro al PC nasconde in sé un altro rischio, anche se meno appariscente. Normalmente si è abituati a vedere in modo tridimensionale. Questa facoltà è stata acquisita dall’umanità molto lentamente nel corso dell’evoluzione. L’uso del monitor riduce la realtà tridimensionale ad una bidimensionalità: ciò significa far retrocedere l’uomo verso gradini evolutivi arcaici, invece di farlo procedere verso la conoscenza della quarta dimensione.
Attraverso l’Euritmia il paziente impara ad afferrare in piena coscienza la tridimensionalità e ad orientarsi nello spazio attraverso la forza dell’Io.

[1] Libro non ancora disponibile nella traduzione italiana

[2] L’articolo risale al 1993


 

PECUNIA NON OLET ... di Ruggero Ridolfi


Lettera aperta ai Candidati SindacoNel bel mezzo della più grave crisi economica degli ultimi 50 anni, c’è un settore dell’industria italiana che ha un fatturato ampiamente in attivo: è quella delle armi. L’Italia vende armi, bombe, granate, mine-antiuomo, fucili e pistole per tutte le guerre e guerriglie presenti nel mondo, anche se poi mostra la faccia pulita delle missioni di pace o umanitarie. D’altra parte se non lo facesse l’Italia, lo farebbero altri e, inoltre, come disse Vespasiano al figlio Tito, che lo rimproverava di avere guadagnato denaro mettendo una tassa perfino sui famosi “vespasiani”, “il denaro non puzza!”. Probabilmente hanno pensato questo anche Lehman Brothers e soci quando per anni hanno inflazionato il mercato mondiale con azioni “spazzatura” letteralmente inventate sul nulla: debiti che – sapevano – nessuno sarebbe mai stato in grado di ripianare. Ora più che mai l’Economia è al primo posto nei pensieri dei Governi di ogni Paese del mondo. Ma quello che moralmente è più grave è che ormai da molti anni l’Economia è il primo dei pensieri di chi governa. La Politica, che dovrebbe (e avrebbe dovuto) governare, sorvegliare, guidare l’Economia né è invece diventata schiava.
Negli ultimi decenni le prime domande che si pone il Politico, dovendo affrontare un nuovo impegno, sono: “Qual è il guadagno? C’è vantaggio economico?”. La cronaca ci dice che questo accade regolarmente ovunque nelle più grandi e nelle più piccole Amministrazioni, anche senza tirare in ballo il malaffare che comunque prosegue in una continua tangentopoli. Tutto è mercificato sul nascere: i costruttori edili pensano prima di tutto a guadagnare, non a costruire a regola d’arte come per secoli è avvenuto. Poi si piangono i morti dei terremoti, che comunque ogni tanto la natura ci ripropone senza preavviso.

E la Politica non controlla; non può controllare perché è connivente. Non può controllare perché troppo spesso fa parte del business. Le stesse Istituzioni sono parti integranti o addirittura soci in affari di coloro che dovrebbero controllare. Ora sotto i riflettori dei Media è la prevenzione antisismica, ma è bene ricordare che esiste una Prevenzione Primaria della Salute che dovrebbe essere permanente. C’è un allarme strisciante e spesso tenuto nascosto dai Media quasi fosse fastidioso, che riguarda l’aggravarsi dell’inquinamento ambientale. Si continuano a produrre tonnellate di veleni, che vengono sparsi nell’ambiente e che contaminano inevitabilmente il suolo, le acque, le piante, gli animali, il cibo e che non possono non incidere sulla nostra salute. Il dato più macroscopico, che sembra conseguirne, è l’aumento del 2% annuo dei tumori infantili in Italia (+20% negli ultimi 10 anni!): è difficile non porsi domande sull’inquinamento ambientale. È davvero difficile non relazionare questi dati, così come l’aumento di diverse altre patologie soprattutto giovanili, all’aumento dell’inquinamento.

A Forlì non potremo certo risolvere i problemi del mondo, ma almeno possiamo sperare di iniziare una nuova era per il nostro territorio, soprattutto per come lo vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. Ne consegue un appello ai candidati alla carica di Sindaco di Forlì, ricordando che il Sindaco è il primo e l’unico responsabile di fronte alla legge della salute dei cittadini del suo Comune. Affrontando i problemi della città (della “Polis”), l’augurio è che sia un Politico con la P maiuscola, che le sue prime domande siano: “È utile per i cittadini? È innocuo per l’Ambiente? Sarà dannoso per la salute dei cittadini attuali e futuri?” e che tenga la risoluzione dei problemi economici come seconda domanda. La Politica non deve fare business ed ha come primo obbligo quello di lasciare un ambiente incontaminato e privo di rischi per chi verrà dopo di noi. Si ricordino le parole di Lorenzo Tomatis, grande epidemiologo mondiale, scomparso circa un anno fa, in audizione proprio nel nostro Consiglio Comunale di Forlì, nel 2005: “Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”.




IL SOLE TRAMONTA, RIAFFIORANO LE MENZOGNE ... di Martina Di Gianfelice


Dopo il commosso addio di Gianni Riotta al TG 1, il compianto direttore è andato a inquinare l'aria a "Il Sole24Ore" che già presenta i primi sintomi della nuova gestione e li palesa in quest'articolo “Genchi, un mistero in 11 domande: consulente fedele o manipolatore?di Lionello Mancini . In un'intervista in stile Marzulliano in cui chi fa le domande e si dà le risposte è sempre la stessa persona, il giornalista effettua una specie di lavaggio del cervello sul lettore mischiando le carte in tavola, accostando alcuni frammenti di verità ad affermazioni prive di fondamento.

L'intervista-Marzulliana comincia col chiedersi "perchè Genchi è indagato" e nella seguente risposta si accenna ad eventuali accertamenti sull'operato complessivo del consulente che sarebbero condotti dalla Procura di Roma alludendo all'acquisizione di centinaia di milioni di dati (cifra inventata): “I Pm romani intendono verificare in che modo, quanto tempo fa, in riferimento a quali inchieste, il consulente palermitano abbia raccolto le centinaia di milioni di dati di cui è anche attualmente in possesso e sui quali continua a operare”. In realtà Genchi è indagato per presunti reati inerenti la sua consulenza nell'ambito dell'inchiesta "Why Not" dell'allora Sost. Proc. Luigi De Magistris, non per il suo operato in senso globale, e per presunto accesso abusivo all'anagrafe tributaria nell'ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. I reati contestati al consulente sono quindi abuso d'ufficio, accesso abusivo all'anagrafe tributaria, violazione del segreto di Stato e della Legge Boato del 2003 che "dichiara inutilizzabili le telefonate di un indagato che parla con un parlamentare, salvo autorizzazione del Parlamento".

In seguito il giornalista dà sfogo ai suoi impulsi repressi citando dichiarazioni mai rilasciate e mischiando le carte in tavola con una certa abilità, dono di pochi eletti. Cito testualmente:
- "il poliziotto con il bernoccolo dell'informatica": nessun bernoccolo, è solo il suo lavoro, autorizzato da un Pubblico Ministero. Il consulente al conferimento dell'incarico assume anche la funzione di Pubblico Ufficiale (promemoria per Martelli che ad Annozero apparve carente in materia).

- "Genchi sostiene di essere tuttora il consulente migliore e il più affidabile": Genchi non ha mai dichiarato niente di simile, non ha le manie di grandezza come certi politici e giornalisti-cortigiani al seguito. Nella stessa risposta veniamo poi a conoscenza di una novità assoluta nel panorama mondiale: "Una differenza sostanziale è che Polizia e Carabinieri, aggiornati e dotati di strumenti adeguati, lavorano gratis per lo Stato"; ora io non so in che Paese viva Mancini, ma nel mio poliziotti e carabinieri sono stipendiati dallo Stato e non lavorano gratis per nessuno. Inoltre vorrei ricordargli che essi sono pubblici ufficiali come il consulente Genchi, motivo per cui sono entrambi retribuiti.

- L'uso del database da parte di Genchi è "border line rispetto alle norme in vigore". Questa è in sè già un'affermazione priva di significato poichè qualsiasi cosa o è legale o non lo è, non esistono particolari vie di mezzo. In più risulta dal decreto di perquisizione della Procura di Salerno che l'operato di Genchi (e di De Magistris) non sia per niente border line ma perfettamente legittimo: "Gli approfondimenti esperiti da questo ufficio hanno evidenziato una serie di gravi patologie. Si evidenziano, in primis, i gravi profili di illiceità inficianti il modus operandi del procuratore generale avocante, dr. Dolcino Favi, che, dopo aver illegalmente avocato a sé il procedimento c.d. Why Not, disponeva la revoca con effetto immediato dell’incarico di consulenza del dr. Genchi, sulla base di un provvedimento privo di sostanziale motivazione, né sorretto da alcun dato concreto, documentale e/o informativo, di riscontro effettivo alle asserite presunte illegittimità ascrivibili al consulente nell’espletamento del mandato e alla eccessiva onerosità delle sue prestazioni professionali" (decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Salerno il 2 dicembre 2008, dichiarato legittimo e conforme dal Tribunale del Riesame in data 9 gennaio 2009).

- "Il «caso Genchi» ha qualche nesso, somiglianza o intreccio con il «caso Telecom»? Forse sono solo due le possibili somiglianze: l'assenza di intercettazioni vocali e la reazione confusa e interessata di molti uomini politici, freneticamente interessati a tirarsi fuori da eventuali impacci, scandali, rivelazioni o anche processi. Per il resto, mentre la Security di Telecom spiava, formava dossier illegali per scopi non sempre dichirabili e all'interno di un'azienda privata, Genchi ha – almeno formalmente – agito nella legalità, per fini istituzionali, sempre dichiarati e per "committenti" pubblici, autorizzati e con possibilità di delega: le Procure".

Una "sottile" differenza distingue i due casi citati: Marco Mancini, numero due del SISMI, e Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza Telecom, spiavano illegalmente, Genchi non spia e fino a prova contraria il suo operato rientra non solo formalmente ma anche sostanzialmente nell'ambito della legalità. La presunzione di innocenza non vale solo per i politici inquisiti.
Mancini conclude con l'annuncio che il materiale sequestrato è stato poi restituito a Genchi in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame emessa il 10 aprile 2009. Anche la presunta restituzione nasce dalla fervida immaginazione del giornalista: il materiale è stato dissequestrato ma al consulente non è stato ancora restituito niente (sarà riconsegnato a breve)... Un'altra inesattezza, tanto per cambiare!



COSMETICI NATURALI: ARRIVA LO STANDARS UNICO EUROPEO ... di Alessandra Profilio


Dal 1 settembre 2009 entrerà in vigore Cosmos, standard unico europeo per i cosmetici naturali. Questi ultimi dovranno rispettare alcuni requisiti al fine di garantire benefici sia a chi li utilizza sia all’ambiente. A questo punto, non ci resta che compiere la scelta giusta


Come scegliere i cosmetici da acquistare?

Make-up, protezione solare, creme per il viso e per il corpo, prodotti anti-rughe: una folta schiera di cosmetici affolla le nostre case.

Donne e uomini di tutto il mondo li considerano indispensabili per la cura dell' aspetto esteriore. Ma davvero i cosmetici sono nostri alleati o, al contrario, possono rappresentare dei nemici per la nostra pelle? Come scegliere il prodotto giusto?

Negli ultimi tempi molti consumatori hanno orientato i loro acquisti verso cosmetici naturali, considerandoli garanti di un maggior rispetto verso la pelle.
Conferma di questa tendenza è la propensione all’acquisto di piccole industrie biologiche da parte di grandi compagnie come la L’Oreal.

La società Organic Exchange, inoltre, ha stimato una crescita annua del settore della cosmesi naturale pari al +15-20%, a fronte di un -2% della cosmetica ufficiale.

Come si riconosce, però, un cosmetico biologico?

Al momento, in assenza di normativa in merito, si può aderire a un codice di autoregolamentazione, su base volontaria, e adottare un marchio per la produzione di cosmetici bio ecologici: Icea in Italia, Ecocert in Francia, Soil in Inghilterra, Bdih in Germania e molti altri enti e associazioni di industrie. Ovvie, dunque, le difficoltà di comprensione per chi desidera fare un acquisto biologico e naturale nei negozi europei.


Dal 1 settembre 2009 entrerà in vigore Cosmos, standard unico europeo per i cosmetici naturali

Tra qualche mese, però, la situazione cambierà. Dal 1 settembre 2009, infatti, entrerà in vigore Cosmos, ovvero Cosmetics Organic Standard. Il nuovo standard europeo è stato approvato da tutti i principali certificatori europei: la francese Ecocert, la tedesca Bdih, l’inglese Soil Association, la belga Bioforum e l’italiano ICEA, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. Quest’ultimo è stato tra i primi enti promotori del progetto che è stato presentato in un convegno al Cosmoprof di Bologna sabato 4 aprile.

Cosmos, di fatto, stabilisce in Europa le caratteristiche dei cosmetici naturali.
Per ottenere la certificazione, requisito fondamentale è l’applicazione dei principi della chimica verde, mentre l’utilizzo della nanotecnologia viene severamente limitato, almeno fino a quando saranno disponibili informazioni più precise sui possibili effetti collaterali.
I nuovi rigorosi standard europei prevedono due livelli distinti di certificazione: una per il prodotto biologico, una per il prodotto naturale.


I cosmetici naturali procurano benefici sia a chi li usa sia all’ambiente
Per il primo l’Unione Europea impone che sia bio almeno il 95% degli ingredienti agricoli ottenibili con semplici metodologie fisiche di estrazione, e almeno il 20% sul totale del prodotto finito, considerando anche l’acqua. Il prodotto naturale, invece, non dovrà contenere più del 2% di materie prime di sintesi. Per un prodotto cosmetico garantito e di qualità si richiede il rispetto di requisiti animalisti e ambientali con un linguaggio comune, che copre dalla definizione delle diverse categorie di ingredienti cosmetici ai calcoli per quantificare le diverse percentuali di bio, di naturale e di petrolchimica residua (mai superiore al 2 %).

Alessandro Spadoni, responsabile dell’area bio-ecocosmetica di Icea, spiega che i bio-ecocosmetici (rivolti al crescente numero di consumatori interessati ai prodotti bio-ecologici) sono prodotti di bellezza in grado di procurare benefici sia a chi li usa sia all’ambiente, dal momento che vengono realizzati con processi il più possibile ecologici.

A tal proposito, Riccardo Anouchinsky, responsabile delle relazioni internazionali Icea, ha aggiunto “Un punto di grande significato è l’inserimento di criteri, materiali e metodi che possiamo definire di “chimica verde”. Importanti sia per la natura del prodotto, che per la ricaduta sull’ambiente del processo produttivo. C’è anche uno sforzo di definire i criteri per un packaging rispettoso dell’ambiente, e una sezione specifica di “environmental management”.


 

LA CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA (?) ... di Nello Trocchia (Econews)


I paesi si sono accartocciati. A guardare le foto e i video sembra un film americano, uno tsunami che è salito dal ventre della terra spazzando via ogni cosa. Storie di uomini e donne, migranti, figli di questo paese osceno che ,incurante, continua a patire tragedie naturali ed imperizia umana. Più di 50 mila gli sfollati, oltre 150 morti ma nei piccoli centri le anime vaganti annunciano: 'Siamo in 300 in paese ma siamo solo 50 e gli altri?'. I volontari con le mani cercano di trovare corpi vivi, quelli morti sono una lunga scia di bare accatastate lungo questi sentieri funerei. C’è il giornalista che ha perso due figli e il padre, il macedone che da Bologna è venuto a piangere i suoi cugini, la madre che piange suo figlio, la casa dello studente crollata con i ragazzi sotto, un edificio in cemento armato crollato come fosse di paglia.
Raccontiamo la cronaca della tragedia e proviamo, obbligatorio farlo, a porci delle domande.

1)Tragedia annunciata?

Situazione drammatica all’Aquila, polemiche anche sui soccorsi e su una tragedia che sembrava annunciata viste le continue scosse degli ultimi giorni. Stefania Pezzopane, presidente della provincia ai microfoni di Nello Trocchia, denuncia ‘una grave sottovalutazione’. La commissione grandi rischi e la protezione civile avevano rassicurato: “ Nessun pericolo”.


Un promemoria

(DIRE) Roma, 31 mar. - "L'Abruzzo fa parte di un'area di attività sismica", e quindi le scosse registrate ieri in provincia dell'Aquila "rientrano in questa normale attività". Ad ogni modo, "per dare maggiori informazioni a seguito di illazioni e false affermazioni, questo pomeriggio ci sarà la riunione della commissione Grandi rischi". Lo afferma il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, a margine del convegno 'Beni culturali e rischi naturali', in corso a Roma. In Abruzzo, continua Bertolaso, ci sono state scosse di terremoto che "non dovrebbero preoccupare. Ma- lamenta il capo della Protezione civile- a causa di alcuni imbecilli che si divertono a diffondere notizie su scosse serie in arrivo, siamo costretti a mobilitarci per tranquillizzare".

Ascolta l'intervista a Stefania Pezzopane



2)Edifici nuovi che crollano

La tragedia del terremoto in Abruzzo che ha messo in ginocchio in pochi minuti l’intera Regione riapre l’annosa questione degli edifici costruiti in sicurezza. Niente polemiche dopo un disastro cosi’ doloroso ma la volonta’ di capire, soprattutto quando a crollare oltre antichi e vecchi palazzi sono abitazione moderne, edifici strategici l’ospedale San Salvatore, la casa dello studente rasa completamente al suolo, la prefettura e le scuole. Alessandro Danese ha intervistato l’ architetto Antonio Perrotti ex direttore territorio ambiente della Regione e membro della rete Emergenza Ambiente Abruzzo.


Ascolta l'intervista a Perrotti



3) Il terremoto e il ricercatore profeta

A poche ore dal terremoto, su internet, sia in siti “istituzionali” o quasi, sia in siti “borderline”, si è diffuso un innamoramento per Giampaolo Giuliani, ricercatore che sostiene di essere in grado di prevedere con un buon grado di approssimazione ora e luogo di un terremoto (6-24 ore). A nulla è valsa la sconfessione di tutta la comunità scientifica: per gran parte del popolo di internet (e degli italiani) Giuliani è una sorta di profeta, un genio incompreso. La realtà, per il ricercatore, è ancora più amara: non è solo la comunità scientifica a rendere poco credibili le sue affermazioni. C’è il fatto che le sue previsioni si sono rivelate tutte fallaci.


Ascolta il servizio di Simone Luciani


4) I Precedenti

Il terremoto in Abruzzo non è il primo né l’ultimo tragico bollettino di una guerra fatta di disastri naturali e imperizia umana. Guardando alle esperienze pregresse si può fare tesoro ed evitare gli scempi già realizzati.

Il 31 ottobre 2002 un terremoto, che in Giappone sarebbe una raffica di vento, di grado 5,4 della scala Richter colpisce il Molise. Una scuola crolla, 27 bimbi morti, una tragedia.
Nel marzo 2003 l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi con una ordinanza nomina il presidente della regione Michele Iorio commissario straordinario. All’articolo 15 si prevede…1. La regione, d'intesa con il Ministero dell'economia e della finanze - Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione, predispone, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza, un programma pluriennale di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva nel territorio della regione Molise colpito dagli eccezionali eventi sismici del 31 ottobre 2002 e da quelli meteorologici del gennaio 2003, da finanziare anche con il concorso delle risorse nazionali e comunitarie destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate.

Come sono state usate quelle risorse, dove sono finiti i soldi? Con noi il consigliere regionale del Molise dell'Idv.


Ascolta l'intervista a Massimo Romano, consigliere regionale dell'Italia dei valori


 

ACCESSO ALLA RETE, ANCHE IN ITALIA SIA APERTO UN SERIO ED ALLARGATO DIBATTITO ... di Elda Brogi


La recente proposta di legge in tema di neutralità della rete, presentata da Vita e Vimercati potrà finalmente aprire il dibattito politico/legislativo su un tema che in altri Paesi, europei e non, è da molto tempo in primo piano. Gli "attori" di questo dibattito sono vari: i fornitori di servizi Internet (ISP), che, a fronte di usi sempre più complessi della Rete, quali ad esempio quelli legati alla circolazione di video o ai sistemi di Voice over IP, stanno cercando di ottimizzare l'uso della banda di rete; gli utenti della Rete stessa, che non accettano che alcuni dati veicolati sul Web possano essere "discriminati" a favore di altri; i titolari di diritti (specialmente diritti d'autore) che sostengono che gli ISP debbano aiutarli a scoprire e sanzionare, anche con limitazioni di accesso a alla Rete gli utenti che usano applicazioni che normalmente trasportano file coperti da privativa; i "regolatori", che devono decidere se e come intervenire per affermare o meno la possibilità per gli ISP di sospendere la connettività di un utente o di filtrare un'applicazione, un servizio, un contenuto.

Affermare la Neutralità della Rete significa che un Internet Service Provider non può filtrare i dati presenti sul web, di qualunque natura essi siano. I fautori di questo orientamento paventano, in caso contrario, una Rete nella quale gli ISP (e possibili oligopoli nel mercato degli ISP) diventino progressivamente arbitri di come e cosa debba circolare nella Rete. I sostenitori di un ruolo non neutrale degli ISP, invece, affermano che il filtro dei contenuti apporterebbe un sensibile calo nelle violazioni della normativa sui diritti d'autore ed una maggiore capacità di banda per altri servizi. Le discussioni più interessanti sul tema si svolgono forse negli Stati Uniti e in Francia, ma il dibattito è aperto un po' ovunque.

Negli Stati Uniti la questione è giunta alla ribalta della cronaca con il recente caso Comcast. L'ISP Comcast, infatti è stato accusato di aver filtrato e rallentato i dati che erano veicolati in Rete attraverso l'applicazione di file sharing "Bit Torrent": la questione, giunta di fronte alla Federal Communication Commission, si è risolta con l'affermazione del principio di neutralità della rete e della possibilità per i consumatori di accedere ad ogni contenuto legale di Internet e alle applicazioni di loro scelta, senza filtri da parte dell'ISP. Questa possibilità è fondamentale per preservare un mercato aperto e l'innovazione che caratterizza Internet.
Sul tema della network neutrality ha preso posizione anche Barak Obama che in campagna elettorale ha insistito molto sulla neutralità della rete (rinvio a questo filmato e alla parte del programma elettorale in cui Obama ha trattato delle nuove tecnologie): Internet deve essere una rete aperta, non deve privilegiare alcune applicazioni rispetto ad altre. Deve continuare ad essere un mezzo che non penalizza le voci minori.

Di fronte alle varie implicazioni e significati che possono essere attribuiti alla locuzione "net neutrality", la questione che più fa discutere è quella relativa a quale ruolo attribuire agli Internet Service Provider ai fini della tutela del diritto d'autore nel controllo dei contenuti, dei servizi, delle applicazioni che circolano sul Web. La posizione francese, quella che ormai è nota come "Dottrina Sarkozy" è probabilmente quella maggiormente dibattuta. A fronte del fenomeno di scambio di file coperti da privativa, il governo francese ha cercato una soluzione che tutelasse gli autori, incoraggiando un accordo tra i professionisti della musica, del cinema e degli audiovisivi e i fornitori di servizi Internet per operare congiuntamente a dissuadere il download illegale, quindi proponendo la legge icasticamente definita come quella dei "Tre colpi e sei fuori" secondo la quale una autorità indipendente ad hoc potrà far pervenire al titolare dell'abbonamento ad Internet due ammonizioni a non utilizzare la rete per scaricare materiali coperti da diritto d'autore. Alla terza violazione applicherà le sanzioni che comprendono la sospensione dell' accesso alla Rete per un periodo da tre mesi a un anno accompagnato da un divieto di sottoscrizione per lo stesso periodo ad un altro qualsiasi contratto con un altro operatore ISP. L’Assemblea nazionale sta approvando il testo di legge relativo proprio in questi giorni.

Auspichiamo che anche in Italia sia aperto un serio ed allargato dibattito sul tema, allo scopo di evitare una pedissequa imitazione di soluzioni avanzate da altri, anche alla luce delle estemporanee uscite di alcuni deputati sulle modalità di filtro dei contenuti della Rete (vedi emendamento D’Alia al “pacchetto sicurezza”), della avvenuta costituzione - invero senza il dovuto risalto da parte dell'informazione - presso la Presidenza del Consiglio di un Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale (la cui composizione è stata criticata in quanto non prevede nessun rappresentante degli utenti o degli ISP) e delle dichiarazioni di qualche tempo fa del Presidente del Consiglio che ha annunciato la presentazione, alla prossima riunione del G8, di una proposta di regolazione di Internet su scala mondiale.
* Teutas.it



 

Allarme: niente più Tar per la tutela dell’ambiente... di Anna Pacilli

Le associazioni ambientaliste che fanno ricorso sono avvisate: rischiano di pagare risarcimenti milionari. Lo dice una proposta di legge del Pdl, anticostituzionale e antidemocratica

E’ sufficiente un solo articolo, otto righe in tutto, per cancellare di fatto la possibilità per le associazioni ambientaliste, e per i cittadini, di far valere le ragioni della salvaguardia dell’ambiente, dei territori e della salute in sede giudiziaria. Lo dice l’articolo 1 della proposta di legge [pdl] «Modifica all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, in materia di responsabilità processuale delle associazioni di protezione ambientale», presentata il 10 marzo da oltre cento deputati del Pdl [primo firmatario Michele Scandroglio]. In poche parole, se le associazioni fanno ricorso al Tar contro la realizzazione di un’opera, determinando la sospensione dei cantieri, ma poi il ricorso viene respinto, allora ne rispondono sia in sede civile sia con il risarcimento danni e le spese di giudizio. Per maggiore chiarezza, l’articolo 1 recita «Qualora il ricorso… sia respinto, alle associazioni soccombenti che hanno agito o resistito in giudizio con mala fede o con colpa grave si applicano le disposizioni dell’articolo 96 del codice di procedura civile. Qualora il ricorso… sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio».

Sostengono i deputati che se «da un lato, la spinta ambientalista ha determinato un continuo sviluppo della normativa di settore… dall’altro, le istanze ambientaliste hanno contribuito alla crescita di una diffusa attenzione al ‘territorio di riferimento’», determinando «un ritardo costante del ‘cantiere Italia’» per realizzare rigassificatori, termovalorizzatori, corridoi ferroviari, centrali a biomasse, elettrodotti, autostrade, discariche, inceneritori. A bloccarli, secondo i firmatari della pdl, sono semplici ricorsi al Tar, sufficienti «a impedire o a ritardare la realizzazione di opere pubbliche, senza che sia previsto alcuno strumento di responsabilizzazione delle associazioni di protezione ambientale, le quali, talvolta, presentano ricorsi pretestuosi, con il solo e unico scopo di impedire la realizzazione dell’opera pubblica». «Pertanto… al fine di evitare che ricorsi amministrativi, manifestamente infondati, siano presentati al solo fine di ritardare la realizzazione di opere pubbliche… si prevedono la responsabilità delle stesse associazioni per lite temeraria e il conseguente risarcimento del danno a vantaggio della pubblica amministrazione». Per inciso, ricordiamo che in Italia si contano sulla punta delle dita i risarcimenti per danni ambientali da parte di industrie che hanno provocato morti, malattie e disastri irreparabili; comunque, sempre per cifre irrilevanti.
«Una proposta di legge in assoluto contrasto con i principi comunitari di accesso alla giustizia – dice Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio – Ma soprattutto anticostituzionale», perché la possibilità di sospendere un’opera è inibita soltanto alle associazioni ambientaliste: dunque, la norma è discriminatoria. Oltre ai dubbi di costituzionalità, è evidente un’emergenza democratica. «Nessuno riesce a spiegare a cosa servono le grandi opere, ma intanto si pensa a punire i cittadini, sempre più soli a difendere il territorio, che vuol dire le famiglie, la salute, le aziende – dice Marzia del Movimento no coke alto Lazio, da anni impegnato contro la conversione a carbone della centrale Enel di Civitavecchia [Roma] – Se non si può neppure portare avanti una vertenza, questo significa ‘regime’. Ancora più grave il fatto che fra i firmatari della pdl ci sia un sindaco: è Giulio Marini, primo cittadino di Viterbo».

Per il testo del progetto di legge:

www.camera.it/dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamerawai.asp?pdl=2271&ns=2


 

DAI DIARI PRIVATI: RIVELAZIONI SU PIAZZA FONTANA... di Gianni Caroli

“ Un geniale cretino, capace di spiegare chiaramente agli altri cose che lui stesso non capisce.” E’ la definizione che Leo Longanesi, il famoso inventore di “Omnibus” e del giornalismo italiano moderno già dagli Anni Trenta, diede di Indro Montanelli. In questo senso, effettivamente, un giornalista “allo stato puro”. Salvo precisazione: sarebbe meglio dire che era capace di spiegare ai lettori cose nelle quali egli stesso “non credeva”….Tanto è vero che proprio dal suo pubblico fu abbandonato, a quel tornante storico del ’92-’94, quando in Italia si impose il colpo di stato editorial-finanziario a mezzo toghe, pilotato dai servizi inglesi, per sottoporre l’ Italia alla feroce disciplina “atlantica” che la ridusse allo stato servile.
A provar quanto esposto viene la pubblicazione dei suoi “Diari”, custoditi in Svizzera dopo la morte, e ieri apparsi con succosa anteprima sul “Corriere della Sera”, con un commento di Sergio Romano.
Questa piccola anteprima svela un clamoroso retroscena sui fatti inerenti la strage di Piazza Fontana del tragico 12 dicembre 1969. L’ orrenda carneficina in Banca della Agricoltura che segnò, dopo l’ “ouverture” costituita dall’ assassinio aereo di Enriio Mattei sette anni prima, l’ inizio della lunga Guerra Civile Italiana, ad interfaccia di quella libanese. Entrambe a danno di due Stati deboli, nel settore strategico del Mediterraneo centr-orientale. Per liquidarne le classi nazionali dirigenti: i partiti moderati, e il ceto medio produttivo che li sosteneva elettoralmente.
In questi scritti privati montelliani si disvela, e per la firma autorevole di uno dei suoi autori stessi, l’ ingranaggio mediatico-spionistico che volle incastrare l’ editore Feltrinelli come “colpevole precostituito” dell’ attentato, insieme al suo ambiente cultural-politico; e per precise ragioni che napoLibera ha già indicato in una dettagliata inchiesta precedente (digita “Feltrinelli” in casella di ricerca).
Fu il capo della Polizia Angelo Vicari in persona, prefetto di Palermo all’ epoca in cui colà regnava, totalmente incontrastata, la sciagurata Banda Giuliano sul Territorio Libero di Montelepre, a rivelare telefonicamente a Montanelli che l’ attentato stesso era stato partorito da “ambienti vicini all’ Editore”. Con grande gioia dello stesso Montanelli, per sua stessa ammissione.
Tanto da sentirsi in dovere (ma in forza di quali ragioni, che a noi tuttora sfuggono ?) di comunicare “il fatto” al Direttore Spadolini, il celebre atlantista-soldatino contro la cui ascesa al “Corriere” proprio Feltrinelli capeggiò una manifestazione popolare in via del Solferino nel maggio del ’68.

Ma perché Montanelli e Spadolini tanto gioivano di questa attribuzione canagliesca, tendente proprio a spingere Feltrinelli stesso alla macchia “clandestina”, con conseguenti azioni di resistenza illegale, onde colpevolizzarlo ulteriormente ?

Al di là d’ ogni opinione sul personaggio irresponsabile, che proprio quella falsa leggenda ci tramandò, il famoso Giangiacomo incarnava la resistenza anti-atlantica in seno alle sinistre “sessantottesche”: nettamente contrario all’ affermarsi del terrorismo delle Brigate Rosse (che infatti debuttarono in grande stile solo dopo il suo assassinio a Segrate); ed ugualmente contro il simmetrico avanzare del pactum-sceleris Berlinguerian-Sofriano, “PCI&LC uniti nella lotta”.
Una alleanza inedita, de facto, però visibilissima ancor oggi, che proseguì anche oltre lo scioglimento ufficiale del gruppo “proletario”.

Certamente era ancora operante ai tempi della “occupazione della FIAT”, che Berlinguer in persona minacciò di attuare, durante la rivolta dell’ autunno caldissimo del 1980 contro i licenziamenti dei settanta sospetti brigatisti da parte di Romiti. Rivolta spenta dalla famosa “Marcia dei Quarantamila” torinesi, capeggiata dai quadri intermedi dell’ azienda, cioè quelli che più subivano l’ intimidazione terroristica (non certo LorSignori della Sacra Famiglia); e che in novembre fischiò “la fine della ricreazione”. Essa resta legata al nome di Luigi Arisio, il mitico “Baffone” di recente scomparso.
Quella alleanza incognita era di matrice integralista-atlantica, ed avrebbe reso i comunisti post-berlingueriani, come sono oggi ancora, ottusi soldatini di piombo dell ‘ unico Internazionalismo rimasto sulla piazza: il” bolscevismo finanziario” al servizio degli USAC/Unico Stato-Guida, teocratico e fondamentalista-WASP, quale si è poi svelato successivamente.
Nacque così una ultra-sinistra di copertura, tutta imperniata sulla “Questione Morale” autoreferenziale, di stampo ipocritamente savonaroliano; ed all’ insegna di una autocertificata superiorità antropologica ed élitaria, che tuttora pervade le messianiche truppe redentrici sostente dalle armate del kombinat finanziario-editoriale.

La “Affaire P 2” fu un test di gran successo, che permise l’ esproprio del gruppo Rizzoli-Corsera dalle mani del legittimo titolare, mercé la confraternita di “Toghe Mozze”: sezione di Milano, all’ eterno servizio dei Don Rodrigo di turno.

In realtà l’ astratto ultrasinistrismo, terribilista e “austero” del mistagogo-latifondista, il Ras sassarese-giustizialista, divenne con gli eredi un concreto schermo allo smantellamento delle prerogative pubbliche in materia economico-industriale, dall’ IRI in su; con un attacco alla tradizionale politica del vecchio PCI, di alleanza strategica coi “ceti medi produttivi”; per privilegiare invece il patto FIAT-CGIL, tra Grandi Famiglie e Nomenklatura sindacal-comunista.
Il Patto tra Lama e Agnelli, capi di CGIL e Confindustria, stipulato nella primavera del 1975 per istituire l’ ugualitario “punto unico di contingenza” salariale, ne fu la sanzione; e insieme la rovina della nostra economia, per quasi un decennio poi divorata dall’ inflazione annua al 25%.
Tutto legittimato e consacrato dal meccano mediatico, affidato in mano ad una rete di personaggi “giusti”: non solo Eugenio Scalfari&figliocci, come si vede !

Questi una troppo comoda “testa di turco” da prendere a bersaglio, per assolverne altre ben più sottili e perfide. Che il serpente stava, e sta, anche “a destra” di Dio Padre….
Così, per ritornare ai fatti, Mongolfiera Spadolini, ricevuta da Montanelli l’ imbeccata giusta, agì immediatamente con il Corriere-megafono, per urlare urbi et orbi la Rivelazione……Il Corriere spadoliniano, altro che liberale-risorgimentale, fu il poderoso megafono del MinIntern diretto allora dall’ oscuro Franco Restivo (anch’ egli un siciliano dell’ Era Giuliano), per tutta la campagna di demonizzazione; che tanto coadiuvò l’ “opposta” Lotta Continua e compagni assortiti.
Le conseguenze di quanto accadde allora-- –perché tuttora l’ ingranaggio è quello, poi molto potenziato dal successo dell’ omicidio Moro del’78, e dall’ esproprio-Rizzoli dell’ 81—- le scontiamo adesso, con la crisi economica mondiale tutta messa sulla gobba di Pantalone, si chiami Piano Paulson/Geithner o Tremonti-bond.

E ciò sia detto, beninteso, senza rimpianto alcuno del Soviettismo stesso ! Nient’ altro essendo questi che l’ “altra faccia”, solo un poco più umana, del TotaLiberismo concentrazionario, di messianica Guerra Consacrata contro il mondo e le cose: il Mercato fatto Verbo, quale poi è effettivamente diventato, Unico Dogma nelle persone stesse, i “comunisti” empirici, che hanno rinnegato al momento prestabilito, il nuovo ’89 di venti anni fa.

Per ingoiare come un Leviatano Nazioni e Stati, popoli e persone: e noi italiani più di qualunque altro.
GIANNI CAROLI

P.S. Tra le rivelazioni postume di Montanelli è interessante la sua ricostruzione del colloquio con i fratelli Agnelli a Torino, appena ucciso Moro, aprile ‘78.

Umberto, che era stato eletto deputato nelle elezioni del giugno del ’76, preparava la “conquista dall’ interno” della Democrazia Cristiana, il partito fino allora architrave della democrazia italiana, nei suoi fragili equilibri. Gianni invece propendeva per l’ immediata disgregazione a breve termine. Il Ras comunista attese il pretesto del terremoto irpino, e degli “scandali” a quello succeduti, per allinearsi alla nuova posizione. Denunciando urbi et orbi il suo stesso “compromesso storico” con il Partito di maggioranza, dopo essere già uscito di maggioranza nel gennaio del 1979. Ed aver chiesto, ottenendola, la testa di Leone, così destituito illegittimamente dal Qurinale subito dopo la morte di Moro, per insediarvi il malleabile Pertini. Nuova parola d’ ordine: Basta con la DC ! Che grande rivoluzionario. (G.C.)

FONTE: Napolibera



L'Italia compra 131 bombardieri e spende 13 miliardi di euro... di Enrico Piovesana


Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro. Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.

Per le missioni all'estero. Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese. In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104.
Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari - e di cui PeaceReporter ha ottenuto copia - enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area".

Un affare per Finmeccanica. I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Berlusconi). Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di Cameri (Novara) verrà attrezzato per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.

Un riarmo contro la crisi. Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.
tratto da http://it.peacereporter.net


 

Crescete, moltiplicatevi e ammalatevi ... di Michele Uselli


Preservativo: non solum sed etiam.

Le parole con le quali papa Razinger ha ribadito la dottrina ufficiale della sua chiesa non giungono inaspettate. Una ovvia priorità: il primo argomento scelto per questo viaggio africano. Sono state pronunciate in volo, chissà se già in suolo africano, o addirittura poco dopo il decollo. Il candido stupore di molti italiani non è giustificato, dato che le politiche della chiesa riguardanti la salute materno-riproduttiva delle donne sono sempre state le stesse, immodificate dai due diversi papi che hanno dovuto confrontarsi con l’epoca dalla tragedia dell’AIDS. L’equazione “crociata anticondom/diffusione HIV”, oggetto principale delle critiche di molti commentatori, non coglie nella sua pienezza la portata e le implicazioni del messaggio papale. Infatti, il vero oggetto di questa pastorale non sono i malati di HIV, bensì, e ci risiamo, il femminino sacro, la donna e la sua libertà e dignità in tema di salute materno riproduttiva. Il divieto di preservativo è figlio di una interpretazione del messaggio di moltiplicarsi che non può, secondo il Vaticano, lasciare spazio a compromessi. In qualunque situazione. Preservativo a parte, la chiesa cattolica nei paesi in via di sviluppo, è attivamente impegnata a boicottare tutte le forme di controllo della natalità, dalla pillola anticoncezionale, alla spirale alle iniezioni a lento rilascio ormonale che hanno un potere contraccettivo della durata di 3 mesi e che sono molto richieste dalle donne, date le difficoltà di spostamento e la lontananza dei centri di salute dai villaggi. Degli impianti sottocute (durano 5 anni) nè di legatura delle tube, procedure assolutamente previste dai ministeri della sanità africani. Non voglio nemmeno sfiorare l’argomento del diritto all’aborto, perché da funzionario della cooperazione, io ho sempre lavorato entro le linee guida stabilite dai ministeri della salute dei paesi in cui ho lavorato: Cambogia, Malawi ed Afghanistan. Tutti recepiscono le direttive delle Nazioni Unite e prevedono i servizi di pianificazione familiare.

La Chiesa cattolica, nei paesi africani non ha solo un molto grande potere di influenzare le scelte dei credenti, dei politici e delle politiche, ma è essa stessa fornitrice diretta di servizi sanitari con i suoi numerosi ospedali religiosi. In molti di essi sono offerti anche i servizi di sana maternità: i controlli clinici in gravidanza e assitenza al parto sono offerti di regola a pagamento, o gratis, ma con un rimborso ottenuto dal ministero della sanità di quel paese, con un meccanismo simile al tanto praticato in Italia, privato-convenzionato. Nei presidi sanitari cattolici tutti gli interventi di pianificazione familiare sono assenti. O in alcuni casi sono clandestini, merito di alcuni missionari che, su questo punto, ritengono il Dio di Roma lontano da quello della Foresta. Inseriamo questa scelta politica nel suo proprio contesto: l’indicatore demografico che ci può aiutare è il total fertility rate: la media dei bambini nati ad una donna rapportando numero di donne e anni di vita fertile (child-bearing years) con i tassi di natalità. Secondo il World FactBook della CIA il total fertility rate in Afghanistan è pari a 6,53 bambini per ogni donna e 5,59 in Malawi. Nella mia esperienza professionale all’interno di progetti materno-infantili gestiti da ONG, e finanziati da Unione Europea e Ministero Italiano degli Esteri, ho potuto verificare che in qualunque contesto religioso, culturale e socioeconomico, quando i servizi di contraccezione sono disponibili, essi vengono chiesti e scelti da moltissime donne e famiglie. Le infermiere e ostetriche con cui lavoravo al Bwaila Hospital di Lilongwe, la più grande maternità publica del Malawi con oltre 12,000 parti l’anno, non hanno quasi mai più di 3 figli. Non parlo delle colleghe più anziane, ma delle under 35. Questo gruppo di donne rappresenta la borghesia, la classe media del paese, che ha ricevuto una educazione e che ha scelto di puntare sulla qualità della speranza di vita dei suoi figli (molto costosa in Africa), e non sulla quantità. Ciò è drammaticamente non vero per la povera gente, che inizia a fare figli a 14-15 anni e non si ferma più. Anche per poca conoscenza dei servizi di pianificazione familiare, ma soprattutto per la non facilità ad accedere a pillola anticoncezionale e simili.
Ciò non ha solo una valenza demografica, ma incide profondamente sulla salute della donna. E’ infatti un dato assodato che ripetute gravidanze ravvicinate mettono a rischio la salute della donna, soprattutto se molto giovane o male nutrita. Considerando i dati di mortalità materna durante la gravidanza ed il parto, superiori all’1% in Afghanistan e Malawi, una donna con 10 figli (dato assolutamente non raro), ha il 10% di rischio di morire di parto. Nel villaggio di Mentomantenga in Malawi, nel 2006 ho incontrato un’anziana che aveva partorito 20 volte in vita sua. E ne parlava come una situazione normale, ineluttabile, che le era capitata. Santa subito, ella è miracolata in quanto viva, e decisamente ha moltiplicato. Citare anche l’Afghanistan non è fuori luogo in questo commento sul viaggio Africano, perché permette di osservare come in maniera per nulla differente i custodi della religione Islamica si muovono esattamente come questo pontefice su questo argomento. Vatican e taleban. Mi pare che questo argomento sia pericolosamente minimizzato, non mai affrontato, innanzitutto da quella parte di cattolici sociali che per pietas, formazione e cultura dovrebbero innescare il dibattito nelle associazioni, nelle parrocchie, incalzando parroci e missionari, creando un dibattito dal basso. E massime le donne credenti. Condom e pillola, almeno.

Fertility regulation behaviors and their costs, rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale nel 2007, mostra come il dato di total fertility rate a livello continentale africano sia superiore a 5. Delle 182 milioni di gravidanze annue nei paesi in via di sviluppo, 76 milioni risultano non volute. Di questi 76 milioni, il 66% è costituito da donne che non avrebbero voluto il figlio, ma al momento della procreazione non usavano alcun mezzo di protezione. Un gigantesco, vasto bisogno non intercettato. In tema di leader spirituali, il contributo del Dalai Lama a questo dibattito, come riferito in una celebre intervista al quotidiano brasiliano "Folha de Sao Paulo" è il seguente: ''Il controllo delle nascite è necessario, il mondo ha sei miliardi di abitanti".





 

Via d’Amelio: quella sentenza coperta dal silenzio ... di Giuseppe Giulietti


Nei giorni scorsi, riprendendo le denunce di Marco Travaglio e di Pancho Pardi, abbiamo raccontato il quasi tombale silenzio Raiset in merito alla condanna per corruzione dell’avvocato Mills. Di quella condanna non si doveva parlare perché non doveva essere pronunciato il nome del compare. In questo caso specifico non si è neppure atteso il lodo Alfano bis sulle intercettazioni per procedere al sequestro dell’articolo 21 della Costituzione. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato.

In queste stesse ore, sulla vicenda delle centrali nucleari, si sta ripetendo lo stesso copione. Qualsiasi punto di vista critico, divergente dal pensiero unico nuclearista, è stato cancellato. Gli scienziati, i ricercatori, i rappresentanti dei comitati che promossero il referendum sono stati condannati al silenzio o alla marginalità, fatte salve naturalmente alcune lodevoli eccezioni che ancora resistono sulle poche piazza mediatiche non ancora occupate dalle truppe berlusconiane. La condanna al silenzio riguarda anche il passato, e coinvolge anche la vita e le opere di alcuni grandi italiani che hanno letteralmente sacrificato la loro esistenza al bene comune e alla lotta contro le mafie e i loro mandanti.

Ci riferiamo, in questo caso, al giudice Borsellino e alla sua misteriosa agenda rossa, zeppa di annotazioni e mai più ritrovata. Qualche giorno fa questa vicenda è stata archiviata, nell'indifferenza quasi totale, perché anche questa è considerata una pagina da strappare dal libro della nuova vecchissima Italia di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.

Da Palermo, un vecchio amico giornalista che per tante ragioni preferisce non firmarsi, ci ha inviato una lettera angosciata e indignata che ci permettiamo di pubblicare e di dedicare alla memoria del giudice Borsellino e degli altri eroi che hanno perso la vita per garantire davvero a tutti noi il diritto alla legalità e alla sicurezza.


Via d'Amelio: quella sentenza coperta dal silenzio


Colpo di spugna su uno dei più grandi misteri delle stragi mafiose del '92. L'agenda rossa di Paolo Borsellino, vista in via d'Amelio, scompare per sempre per una sentenza e nella disattenzione dei media. Palermo, 19 luglio 1992. Un uomo in abiti civili si allontana, a passo svelto, dall’inferno di fiamme di via D’Amelio. Tiene stretta una borsa di pelle. E’ quella del giudice Paolo Borsellino, appena trucidato insieme agli agenti della scorta. Dentro la borsa c’è l’agenda rossa dalla quale il magistrato non si separava mai. Quelle immagini riprese dalle telecamere dei primi reporter giunti sul posto, hanno rappresentato, in questi lunghi 17 anni, la speranza di giungere a una verità superiore, di capire quali interessi esterni alla mafia abbiano scatenato, due mesi dopo l’eliminazione di Giovanni Falcone, i macellai di Cosa nostra.


Ebbene, quella verità non la conosceremo mai. Con una sentenza passata nel silenzio, praticamente ignorata da giornali e TG, con gli italiani, forse ipnotizzati dal festival di Sanremo o impegnati a sbirciare nel buco della serratura del Grande Fratello, la Corte di Cassazione ha passato il definitivo colpo di spugna sulle stragi che hanno cambiato il volto dell’Italia.

L’uomo che sottrasse dall’auto blindata di Borsellino quella borsa era il capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, oggi colonnello. La suprema corte ha respinto il ricorso della Procura della Repubblica di Caltanissetta contro il proscioglimento dell’ufficiale. Non ci sarà un processo. Dunque, quelle immagini è come se non fossero mai esistite. E perciò l’agenda rossa sulla quale Borsellino annotava riflessioni, intuizioni, notizie, è un’invenzione.


Arcangioli si è sempre difeso sostenendo di non aver mai preso l’agenda e che la borsa fu consegnata subito dopo. Un fatto è certo però: l’agenda non è mai stata ritrovata.


Carico di rabbia e di amarezza il commento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, un uomo coraggioso che ha speso questi 17 anni, alla ricerca della verità. “La giustizia è morta – dice – e ogni volta che viene negata si rinnova quel massacro. E ci sono giudici che in questi anni sono stati eliminati senza bisogno di tritolo, quando hanno osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione”.
Paolo Borsellino era a un passo dall’aprire la porta dei “santuari” della mafia, quel terzo livello su cui si era rotto la testa prima di lui Giovanni Falcone.

Con la sentenza della Cassazione è stata messa la pietra tombale sulla stagione delle stragi. E Borsellino è sparito dall’agenda della nostra italietta.

Il 21 marzo prossimo a Napoli Libera, la gloriosa associazione fondata da Don Ciotti, terrà a Napoli la consueta giornata della memoria e del rispetto dedicata alle vittime della mafia e della camorra. Quest’anno ci sarà un motivo in più per esserci e per ribellarsi al tentativo di oscurare persino i ricordi “scomodi”.


Giuseppe Giulietti




 

Fanatici ambientalisti o persone normali? ... di Marco Cedolin


La classe dirigente finanziaria, industriale e politica si trova oggi dinanzi al completo fallimento determinato dal modello di sviluppo della crescita infinita. Un modello disposto a sacrificare tutto e tutti nello spasmodico tentativo d’incrementare il l'indice del Pil, creando un circolo vizioso basato sul continuo aumento della produzione e del consumo di merci e servizi.

I risultati del dominio incontrastato dei sacerdoti del progresso sono sotto gli occhi di tutti.
Una gravissima crisi economica (camuffata senza grande successo sotto le spoglie di crisi finanziaria) che negli anni a venire ridurrà sempre più drasticamente la possibilità per i cittadini di condurre una vita dignitosa.

Una gravissima crisi sociale che ha approfondito le differenze fra ricchi e poveri, sia all’interno “dell’opulenta” società occidentale, sia fra Nord e Sud del mondo, contribuendo ad accentrare la popolazione all’interno di metropoli ogni giorno più invivibili e inducendo lo spopolamento delle campagne e dei monti. Una sempre più percepibile crisi dei diritti che sta creando i presupposti per la società del “controllo globale” dove l’essere umano vive costantemente sotto l’occhio delle telecamere, marchiato tramite chip Rfid e spiato durante ogni attimo della propria giornata.
Una forse irreversibile crisi ambientale che si specchia nell’aria irrespirabile delle nostre città, nell’abnorme consumo di suolo dedicato alla cementificazione, nella condizione dei nostri fiumi ridotti a rigagnoli abiotici e maleodoranti, nella progressiva riduzione della terra coltivabile, nell’avvelenamento dei terreni e delle falde acquifere determinato dallo sversamento dei rifiuti tossici, generati da produzioni altrettanto tossiche.

Posti di fronte al disastroso risultato del proprio operato, i sacerdoti del progresso che tramite il disastro hanno ottenuto un incremento esponenziale dei propri profitti, sono alla continua ricerca di capri espiatori attraverso i quali minimizzare tanto le proprie responsabilità quanto la gravità della situazione. La qualifica di “fanatici ambientalisti” rivolta a tutti coloro che portano argomenti di opposizione alla sistematica opera di annientamento della biosfera, rientra in questa logica volta a dissimulare i contorni della realtà, attaccando in maniera pretestuosa chiunque esprima una posizione critica. A nessuno verrebbe in mente di definire “fanatica dell’ordine o della pulizia” una persona che si prodiga affinché la casa in cui vive risulti un minimo ordinata e pulita, così come nessuno additerebbe come fanatico chi la mattina apre la finestra della propria camera da letto per fare uscire l’aria viziata, né si potrebbe giudicare “fanatico igienista” chi decide di farsi una doccia al termine di una giornata di lavoro.

L’ambiente non solo è la casa di noi tutti, ma anche la nostra unica fonte di sopravvivenza, dal momento che esso ci offre l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo. Tentare di preservarne l’integrità, a maggior ragione in un momento come quello attuale in cui sta venendo meno, ben lungi dal manifestarsi come un’azione di fanatismo, dovrebbe rappresentare il naturale atteggiamento di qualunque persona normale posta di fronte ad un problema che pregiudica la sua sopravvivenza e quella dei propri figli.

Non occorre essere fanatici e neppure ambientalisti per manifestare insofferenza di fronte alla costruzione di un megainceneritore che avvelenerà l’aria che siamo costretti a respirare, per opporsi alla costruzione delle centrali nucleari destinate a popolare i reparti oncologici degli ospedali, per preferire la pianura padana “di ieri” disseminata di terreni coltivati, a quella “di oggi” ammorbata di cemento fino all’inverosimile e ricoperta di capannoni industriali vuoti, per detestare il lezzo marcescente che emana dal letto dei fiumi, per opporsi alla costruzione di tratte ferroviarie ad alta velocità che bucheranno le montagne con tunnel lunghi 50 km, destinati a compromettere gli equilibri idrogeologici dei territori e intercettare vene di uranio ed amianto.
Le persone normali, non i “fanatici ambientalisti” vera e propria leggenda metropolitana usata per esorcizzare il problema, rappresentano i veri interlocutori con i quali i sacerdoti del progresso saranno loro malgrado costretti a fare i conti, e proprio di fronte alle persone normali la classe dirigente sta dimostrando oggi di essere drammaticamente a corto di argomenti.


 

Comuni a Cinque Stelle: SVILUPPO ... dal Blog di Beppe Grillo


"PREMESSA PER RIFIUTI ZERO:

Per comprendere il concetto di Rifiuti Zero, attuato dallo Stato della California e che fa parte delle strategie d’azione descritte sul blog di Barack Obama è necessario partire da questi concetti:
a) tutto ciò che non è riutilizzabile, riciclabile e compostabile è un errore e deve essere sostituito nel ciclo produttivo attraverso una strategia che vede istituzioni-imprese-università collaborare da qui ai prossimi 15 anni

b) Il rapporto di posti di lavoro creati dall’industria del riciclo rispetto a quella d’incenerimento-discariche è di 15 a 1. Ogni 15 posti di lavoro per il riciclo se ne crea uno solo per discariche ed inceneritori (fonte Conai)

c) L’incenerimento, privato di sussidi pubblici (tasse dei cittadini) non si sostiene da solo dal punto di vista economico e risulta essere è il metodo piu’ costoso di smaltimento (fonte Wall Street Journal) e studio “Light myfire”.

d) come provato da studi comparati la raccolta porta a porta rispetto a quella stradale con cassonetti permette oltre a maggiori percentuali di raccolta differenziata con migliore qualità anche un maggior risparmio recupero-energetico di materiali che altrimenti andrebbero gettati-bruciati e/o di nuovo prodotti nei cicli produttivi (fonte studio Tea-Mantova)
e) I danni economici da inceneritori variano da 4 a 21 euro a tonnellata smaltita, quelli delle discariche da 10 euro a 13 euro per tonnellata smaltita (fonte studio: “Environmental impacts and costs of solid waste: a comparison of landfill and incineration” 2008-Ecole des Mines-Parigi )

RIFIUTI ZERO NEI COMUNI A CINQUE STELLE

Di seguito i passi da seguire per attuare una politica di rifiuri zero nel proprio Comune:
- piani di riduzione rifiuti, come il progetto europeo "Meno 100kg pro capite" con prodotti alla spina, dematerializzazione, pannolini lavabili, acqua del rubinetto,compostaggio domestico, etc.

- accordi con imprese e grande distribuzione per creare sistemi di vuoto a rendere. Fare pressione sui livelli istituzionali superiori affinché si tassi il doppio-triplo imballaggio
- Aprire “Negozi del riciclo” in ogni Comune dove i cittadini possono consegnare e vendere bottiglie di plastica e vetro, lattine, carta ricevendo in cambio bonus denaro. Il valore educativo di questi negozi è fondamentale per far capire che nulla va sprecato

- per famiglie ed imprese, passare alla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale tramite microchip (più ricicli meno paghi). Il porta a porta oltre a permettere di arrivare ad elevate percentuali di raccolta differenziata in pochi mesi (dal 65% all’85%) ha come pregio di spingere ad una riduzione dei rifiuti (cifra variabile tra il -10% e -20% di rifiuti prodotti)

- raccolta differenziata in tutte le scuole (classe per classe) come approvato a Treviso su idea del consigliere comunale David Borrelli (Grillitreviso) , Università, centri sportivi, cinema, parrocchie, luoghi di lavoro in modo da educare il cittadino in ogni aspetto della vita quotidiana

- realizzazione di isole ecologiche per rifiuti ingombranti e speciali/industriali. Una per quartiere/zona industriale e possibilmente una per Comune nei Comuni tra i 10.000 e 20.000 abitanti. Isole ecologiche di intercomunali per i piccoli Comuni

- costruzione impianti di digestione anaerobica e compostaggio con produzione di biogas-metano. I rifiuti organici e reflui agricoli prima di diventare fertilizzante naturale per i campi contribuiscono al recupero energetico producendo biogas-metano che può essere utilizzato anche per il trasporto pubblico locale (modello Linkoping, Svezia)

- costruzione di moderni centri riciclo modello “Vedelago” dove anche gli scarti residui non riciclabili (in primis quelli plastici-cartacei) appositamente selezionati sia meccanicamente che manualmente possono essere poi trattati tramite “estrusione” e trasformati in composti per l’industria del riciclo plastico o sabbie sintetiche per l’edilizia (evitando scavi in cave)

- costruzione di impianti di trattamento meccanico-biologico per la parte residua con bioessicazione della parte organica e loro integrazione con i centri riciclo modello “Vedelago”. Questi impianti possono costare il 75% in meno di un inceneritore e non inficiano la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti. Alcuni modelli di TMB (come l’israeliano Bioarrow) permettono anche la creazione di biogas con la parte degli scarti organici non intercettati dalla raccolta differenziata

-creazione di un apposito Centro Studi (uno per provincia) in collegamento con le imprese locali e le università (con creazione di corsi di eco-design) per studiare quanto selezionato e non ancora riciclato in modo che nei cicli produttivi delle aziende vengano gradualmente sostituiti tutti i materiali e oggetti non riutlizzabili, riciclabili o comportabili

- per i rifiuti industriali piu’ problematici e che non possono essere trattati diversamente a “freddo”, prendere in considerazione le tecniche di oxy-combustione senza fiamma- recuperare plastica, vetro,alluminio dalle vecchie discariche chiuse (landfill mining)

- chiusura entro i prossimi 15 anni di tutte le discariche ed inceneritori"

A cura di Matteo Incerti e di Marco Boschini




LETTERA DEL SOSTITUTO PROCURATORE GABRIELLA NUZZI ...


Pubblichiamo il testo integrale della lettera che il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi ha inviato al presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Luca Palamara:

"Signor Presidente, le comunico l'irrevocabile decisione di lasciare l'Associazione Nazionale Magistrati. Il plauso da lei pubblicamente reso all'ingiustizia subita, per mano politica, da noi magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso. Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato. Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario. Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell'Associazione era già nota, sin dall'inizio. Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti. Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata. Né lei, né alcuno dei componenti dell'associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l'esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l'intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell'interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è - o dovrebbe essere - costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità. Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di "schegge impazzite". Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito. Il popolo saprà che è giusto così. E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato. L'Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso. Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l'esemplare "condanna": «Il sistema dimostra di avere gli anticorpi». Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare. Mi chiedo, allora, inquieta, a quale "sistema" Lei faccia riferimento. Quale il "sistema" di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante. Un "sistema" che non è in grado di assicurare l'osservanza minima delle regole del vivere civile, l'applicazione e l'esecuzione delle pene? Un "sistema" in cui vana è resa anche l'affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell'essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue? Un "sistema" in cui l'impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati? Un "sistema" asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi? Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque? E quali i virus? E mi spieghi, ancora, quale sarebbe «il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall'esercizio della giurisdizione» che l'Associazione intenderebbe promuovere? Ora, il "sistema" che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare. Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte. E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli. Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana. La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l'allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato. Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell'autonomia e dell'indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati. Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani. Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti. So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l'affermazione della legalità. Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro. Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione. Io preferisco rappresentarmi da sola.
Gabriella NUZZI


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