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MOVIMENTO 5 STELLE DI PROPOSTA ...
di Tommaso Galvanetto
Proposta accanto alla protesta. Questa è la forza del MoVimento 5 Stelle. Questo è ciò che spaventa la Casta. Spaventa perché il MoVimento 5 Stelle è soprattutto proposta. Il programma è on-line da oltre un anno, il blog è colmo di nuove idee ogni giorno. Sui giornali non se ne parla quindi non sembra sia così. Si parla solo della protesta. E quindi, il MoVimento sembra protesta ma non è così. Siamo proposta accanto alla protesta.
In alternativa alla manovra del governo:
1. Rimettere in moto il settore edilizio-immobiliare senza nuove cementificazioni. Bisogna incentivare il mercato attraverso la detassazione delle compravendite, abbattendo l’IVA sulle case e rimuovendo l’obbligo dell’atto notarile. Incentivare riqualificazioni e ristrutturazioni, aumentando la pressione fiscale su immobili fatiscenti o inutilizzati.
2. Incentivare i mercati in espansione, favorendo con mezzi legislativi la nascita o lo sviluppo di aziende che operano in settori all’avanguardia come le energie rinnovabili. Nessuna spesa per l’istituzione di nuove aziende, tasse fortemente ridotte per investimenti in ricerca, accesso al credito agevolato per aziende meritevoli. Queste misure non rappresentano costi per lo stato bensì ricavi posticipati. Prospettiva di sviluppo non politica rivolta solo a “mungere una mucca ormai senza latte”.
3. Abbattimento della spesa pubblica senza impatto per il cittadino. Eliminare le provincie, non nelle funzioni ma nella forma, accorpandole alle regioni. Ridurre così i centri di costo ed eliminare una struttura politica che crea rallentamenti nel processo burocratico e permette ai partiti di crearsi un bacino elettorale a spese della cittadinanza. Limitare le auto blu ed i benefit accessori ai politici e a chi gravita loro intorno senza avere una funzione degna di merito. Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari. Un processo di moralizzazione nato dall’alto crea un processo virtuoso che incentiva tutti i cittadini a mantenere un contegno adeguato ed a rispettare le regole condivise. In uno stato eticamente ben condotto, evadere le tasse e comportarsi aggirando le regole diventa un disonore.
4. Una politica fiscale equa che limiti l’evasione. Se un paese ha 100 miliardi di euro di evasione, è un dovere cercare di combatterla con tutti i mezzi. Ma la lotta deve essere fatta in primis contro gli “intoccabili”… abbiamo a disposizione liste di persone che hanno reimportato capitali per centinaia di milioni di euro! Non ha senso impostare una linea di tracciabilità dei pagamenti di piccolo importo, perché significa penalizzare chi lavora. Altra cosa è invece rendere tracciabile ogni pagamento relativo alle attività dei professionisti quali notai, medici o commercialisti.
5. I governi hanno permesso a poche aziende di ingrassarsi senza vergogna negli ultimi vent’anni. Queste ai primi segnali di debolezza del mercato hanno cominciato a de-localizzare le produzioni con lo sdegno di tutti, ma contemporaneamente nella totale inerzia. Ora che la crisi imperversa, chiudono definitivamente lasciando capannoni vuoti, scempi ambientali e famiglie senza lavoro. Niente marchio Made in Italy per chi scappa, queste persone non sono Imprenditori né tantomeno Imprenditori Veneti. Esproprio dei capannoni, dei terreni ed obbligo di ripristinare le zone sfruttate.
Come sempre è la volontà a fare davvero la differenza. Strumenti per iniziare davvero a sistemare le cose ce ne sono moltissimi, spesso di immediata e gratuita attuazione. Quello che manca davvero è la volontà politica di farlo.
LE AUTOPSIE RIVELANO CHE I TUMORI ...
di Marcello Pamio - tratto da "Cancro Spa"
Luigi De Marchi, psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale» [1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni - si chiese Luigi De Marchi - in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori? ”. [2]
Con quanto detto da Luigi De Marchi - confermato anche da autopsie eseguite in Svizzera su cadaveri di persone morte non per malattia - si arriva alla sconvolgente conclusione che moltissime persone hanno (o avevano) uno o più tumori, ma non sanno (o sapevano) di averli.
In questa specifica indagine autoptica (autopsie) fatta in Svizzera, ed eseguita su migliaia di persone morte in incidenti stradali (quindi non per malattia), è risultato qualcosa di sconvolgente:
- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) presentavano un tumore (in situ) al seno;
- Il 48% degli uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla prostata;
- Il 100% delle donne e uomini sopra i 50 anni presentavano un tumore (in situ) alla tiroide. [3]
Con tumore in situ s’intende un tumore chiuso, chiuso nella sua capsula, non invasivo che può rimanere in questo stadio per molto tempo e anche regredire.
Nel corso della vita è infatti "normale" sviluppare tumori, e non a caso la stessa Medicina sa bene che sono migliaia le cellule tumorali prodotte ogni giorno dall’organismo.
Queste, poi, vengono distrutte e/o fagocitate dal Sistema Immunitario, se l’organismo funziona correttamente.
Molti tumori regrediscono o rimangono incistati per lungo tempo quando la Vis Medicratix Naturae (la forza risanatrice che ogni essere vivente possiede) è libera di agire.
Secondo la Medicina Omeopatica , la “Legge di Guarigione descrive il modo con cui tale forza vitale di ogni organismo reagisce alla malattia e ripristina la salute”. [4]
Cosa succede alla Legge di Guarigione, al meccanismo vitale di autoguarigione, se dopo una diagnosi di cancro la vita viene letteralmente sconvolta dalla notizia del male?
E cosa succede all’organismo (e al Sistema Immunitario) quando viene fortemente debilitato dai farmaci?
Ulteriori dati poco conosciuti
Poco nota al grande pubblico è la vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. Hardin B. Jones, fisiologo dell’Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley. Oltre a denunciare l’uso di statistiche falsate, egli prova che i malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie. [5]
Il prof. Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete. [6]
Un'altra ricerca pubblicata su The Lancet del 13/12/1975 (che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi), dimostra che la vita media di quelli trattati con chemioterapia è stata di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 120 giorni. [7]
Se queste ricerche sono veritiere, una persona malata di tumore ha statisticamente una percentuale maggiore di sopravvivenza se non segue i protocolli terapeutici ufficiali.
Con questo non si vuole assolutamente spingere le persone a non farsi gli esami, gli screening e i trattamenti oncologici ufficiali, ma si vogliono fornire semplicemente, delle informazioni che normalmente vengono oscurate, censurate e che possono, proprio per questo, aiutare la scelta terapeutica di una persona.
Ma ricordo che la scelta è sempre e solo individuale: ogni persona sana o malata che sia, deve assumersi la propria responsabilità, deve prendere in mano la propria vita. Dobbiamo smetterla di delegare il medico, lo specialista, il mago, il santone che sia, per questo o quel problema.
Dobbiamo essere gli unici artefici della nostra salute e nessun altro deve poter decidere al posto nostro.
Possiamo accettare dei consigli, quelli sì, ma niente più.
I pericoli della chemioterapia
Il principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento limitato e assolutamente materialista è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
«Il fluido altamente tossico veniva iniettato nelle mie vene. L’infermiera che svolgeva tale mansione indossava guanti protettivi perché se soltanto una gocciolina del liquido fosse venuta a contatto con la sua pelle l’avrebbe bruciata. Non potei fare a meno di chiedermi: ‘Se precauzioni di questo genere sono richieste all’esterno, che diamine sta avvenendo nel mio organismo?’. Dalle 19 di quella sera vomitai alla grande per due giorni e mezzo. Durante la cura persi manciate di capelli, l’appetito, la colorazione della pelle, il gusto per la vita. Ero una morta che camminava».
[ Testimonianza di una malata di cancro al seno ]
Un malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli, ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera o la Clinica Privata da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”. [8]
Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione può causare: “E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
In un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici. Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.
Il documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.
Quindi queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono considerate “farmaci”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto, ndA] è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’. L’Agenzia è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con la patologia primitiva”.
Tabella 1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Probabilmente cancerogeni per l’uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea (CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina
Certamente si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene per ammissione stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri. Quasi tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che conservano attività mutagena. È pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento, in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
Queste sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se incenerite a 1000°C “conservano attività mutagena”.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
L’amara conclusione, che si evince dall’Istituto Superiore di Sanità, è che l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni nei discendenti).
C’è qualcosa che non torna: perché ad una persona sofferente dal punto di vista fisico, psichico e morale, debilitata e sconvolta dalla malattia, vengono iniettate sostanze così tossiche?
Questo apparente controsenso - se non si abbraccia l’idea che qualcuno ci sta coscientemente avvelenando - si spiega nella visione riduzionista e totalmente materialista che ha la Medicina , ma questo è un argomento che affronteremo più avanti.
In Appendice sono stati pubblicati alcuni degli effetti collaterali (scritti nei bugiardini dalle lobby chimico-farmaceutiche che li producono) di circa trenta farmaci chemioterapici.
Uno per tutti: l’antineoplastico denominato Alkeran® (50 mg/10 ml: polvere e solvente per soluzione iniettabile che contiene come eccipiente: “acido cloridrico”) della GlaxoSmithKline. “Un alchilante analogo alla mostarda azotata”. Alchilante è un farmaco capace di combinarsi con gli elementi costitutivi della cellula provocandone la sua alterazione. [9]
Dal bugiardino si evince che questa sostanza chimica (usata nei malati tumorali), oltre a provocare la leucemia acuta (“è leucemogeno nell’uomo”), causa difetti congeniti nella prole dei pazienti trattati.
Alla voce “Eliminazione”, viene confermato quanto riportato sopra: “L’eliminazione di oggetti taglienti, quali aghi, siringhe, set di somministrazione e flaconi deve avvenire in contenitori rigidi etichettati con sigilli appropriati per il rischio.
Il personale coinvolto nell’eliminazione (dell’Alkeran) deve adottare le precauzioni necessarie ed il materiale deve essere distrutto, se necessario, mediante incenerimento”.
Incenerimento, come abbiamo letto prima, alla temperatura di 1000-1200 gradi!
La spiegazione è che queste sostanze sono analoghe alle “mostarde azotate”.
Il sito del Ministero della Salute italiano, alla voce “Emergenze Sanitarie”, si esprime così: “Le mostarde azotate furono prodotte per la prima volta negli anni ’20 e ’30 come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate che si presentano in diverse forme e possono emanare un odore di pesce, sapone o frutta. Sono note anche con la rispettiva designazione militare HN-1, HN-2 e HN-3. Le mostarde azotate sono fortemente irritanti per pelle, occhi e apparato respiratorio. Sono in grado di penetrare nelle cellule in modo molto rapido e di causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo (…) che si manifestano già dopo 3-5 giorni dall’esposizione, che causano anche anemia, emorragie e un maggiore rischio di infezioni. Quando questi effetti si presentano in forma grave, possono condurre alla morte”. [10]
Per “curare” il tumore oggi vengono utilizzati degli ‘agenti vescicanti’: prodotti militari usati nelle guerre chimiche.
Anche se la ”guerra al cancro” viene portata avanti con ogni mezzo dall’establishment, ritengo che ci sia un limite a tutto.
Mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno,
neppure se richiesto, un farmaco mortale.
[ Giuramento di Ippocrate ]
Marcello Pamio - tratto da "Cancro Spa: leggere attentamente le avvertenze"
[1] Medicina kaput col mito del placebo?, Luigi De Marchi www.luigidemarchi.it/innovazioni/educazione/articoli/01_medicinakaput.html
[2] Idem
[3] Conferenza “Medicalizzazione della vita e comunicazione sanitaria” del Dottor Gianfranco Domenighetti - già Direttore sanitario del Canton Ticino - tenuta il 22 novembre 2008 al VIII° Congresso nazionale di medicina omeopatica di Verona.
[4] “Approccio metodologico all’omeopatia”, Dottor Roberto Gava, farmacologo e tossicologo, ed. Salus Infirmorum, Padova
[5] “Il tradimento della medicina”, Alberto Mondini
[6] Idem
[7] Idem
[8] Per mutageno si intende ogni agente chimico o fisico che agisce sui cromosomi alterandone l’informazione genetica. Per cancerogeno si intende ogni sostanza capace di produrre il cancro.
[9] Gli alchilanti agiscono direttamente sul DNA di qualsiasi tipo di cellula senza specificità. Possono intervenire sulle basi del DNA oppure rompendo l'intera molecola di DNA o ancora bloccando la trascrizione o la duplicazione. L'azione principale di un alchilante consiste però nel formare un legame trasversale tra due eliche complementari di DNA che porta alla rottura della catena polinucleotidica. Quindi, il DNA viene danneggiato e non è più in grado di duplicarsi e completare la sintesi proteica.
[10] “Mostarde azotate”, “Emergenze”, tratto dal sito del Ministero della Salute http://uc6.asimantova.it/index.php?option=com_content&task=view&id=312&Itemid=54
DE RERUM NATURA, DIALOGO TRA CARLO PETRINI E JEREMY RIFKIN...
di Andrea Boretti
Cibo, energia, natura, comunicazione, democrazia, non sono dimensioni sconnesse tra loro.
Immagina una chiacchierata tra Carlo Petrini fondatore di Slow Food, gastronomo e scrittore italiano e Jeremy Rifkin, statunitense, economista e insegnante alla Wharton School of the University of Pennsylvania, attivista ambientalista e pacifista. Immagina che l'argomento della chiacchierata siano il cibo e la sua dignità, argomento che non può non portare a parlare di energia, ambiente e in definitiva di democrazia. Questo il succo del dialogo tra i due luminari avvenuto in casa di RepubblicaTV il 9 Giugno scorso.
Il dialogo prende piede da una similitudine proposta da Petrini tra politica energetica e politica alimentare, "perché la politica alimentare - dice Petrini - è basata sull'energia primaria della vita: il cibo". L'attuale sistema alimentare sta creando, sempre secondo il fondatore di Slow Food, "un disastro di proporzioni bibliche" che sarebbe la conseguenza di uno sfruttamento centralizzato dell'agricoltura, con mono-culture intensive, e dell'inseguire una logica meccanicistica invece di una logica olistica. "La visione meccanicistica riduce il cibo a merce e come merce non importa se io la spreco".
"L'attuale sistema alimentare sta creando un disastro di proporzioni bibliche, la conseguenza di uno sfruttamento centralizzato dell'agricoltura"
Rifkin è un professore e in quanto tale il suo discorso, parallelo e complementare a quello di Petrini, parte da più lontano: la fotosintesi come base dell'economia del mondo. Quando Rifkin parla di economia del mondo non pensa però alla borsa di New York o a quella di Londra, ma pensa all'energia del sole come base di qualunque processo che avviene sul nostro pianeta: dal sole alla vita per dirla in breve. Come Petrini anche Rifkin nel corso del dialogo esprime la sua preoccupazione per quello che è l'attuale gestione del sistema alimentare (che come abbiamo visto è strettamente legato a quello energetico) al punto da prevedere l'estinzione della razza umana nel corso delle prossime generazioni: "La razza umana è sul pianeta da soli 175000 anni e rappresenta lo 0,5% di tutta la biomassa, ma utilizza il 25% di tutta la fotosintesi che avviene sul pianeta... Stiamo divorando questo pianeta. Nei prossimi 20-30 anni diventeremo 7-10 miliardi di persone e a quel punto useremo il 50% della fotosintesi a scapito delle altre specie del pianeta. Questo è insostenibile"
Come dargli torto? Come non prendere sul serio il suo allarme? Eppure questo è quello che sta avvenendo. La FAO - ricorda Rifkin - ha ammesso che il cambiamento climatico e la fame nel mondo sono due problemi estremamente connessi tra loro e in gran parte dovuti al consumo di carne bovina. Un terzo terreni agricoli è infatti utilizzato invece che per la produzione di cibo, per la produzione di mangimi, e nonostante il problema sia conosciuto e riconosciuto non passa giorno che le stime sul consumo di carne nei prossimi anni non siano in crescendo. È evidente che qualcosa non torna, siamo ormai all'auto-distruzione.
Come se ne esce, quali sono i passi da fare? Petrini vede nei nuovi mezzi di comunicazione la possibilità di uscire da una mono-cultura dell'informazione e Rifkin rincara la dose aggiungendo che "quando la comunicazione distribuita (internet e i nuovi media) incontrerà l'energia distribuita (le fonti rinnovabili che sono ovunque ovvero le maree, il sole, il vento, la geotermia, ecc, ecc...) ci sarà una terza rivoluzione industriale".
Bisogna uscire dai mezzi di comunicazione tradizionali in mano ai vecchi centri di potere e di pensiero e attraverso web e nuovi media creare le condizioni per una nuova epoca
Parafrasando si potrebbe dire che bisogna uscire dai mezzi di comunicazione tradizionali in mano ai vecchi centri di potere e di pensiero e attraverso web e nuovi media creare le condizioni politiche e sociali affinché le energie rinnovabili non siano più boicottate ma divengano il traino di una nuova epoca.
Tutto ciò, secondo Petrini, sta già avvenendo negli Stati Uniti. Rifkin invece rimane dubbioso, perché anche se questo in parte è vero il Professore non crede che gli americani abbiamo la capacità di farsi da traino in quello che deve essere un vero e radicale change/cambiamento. L'Europa secondo Rifkin ha una tradizione più forte e consolidata relativamente a queste tematiche ed è qui che la cosa avverrà per prima.
Forse è vero, o forse no. Forse il cambiamento sarà il "Change" promesso da Obama o forse sarà la conseguenza del pacchetto 20-20-20 siglato dagli stati europei. Di sicuro ad oggi i mezzi di comunicazione distribuiti vengono boicottati dai vecchi centri di potere che temono il cambiamento (vedi la legge sui blog e sui gestori di servizi internet che da diversi anni si cerca di approvare in Italia) ed è necessario un disastro come quello del golfo del Messico per spingere Obama ad una vera rivoluzione energetica pulita che però ancora oggi rimane solo sulla carta.
LA MORTE DELL'ARCHEOLOGIA...
scritto da Alice Salvador, un’aspirante archeologa - Grillitreviso
Cicerone diceva che la memoria si indebolisce, se non la si esercita, e forse l’uomo di oggi ha smesso di voler ricordare; perché ricordare il passato, ed il confrontarsi con gli enormi errori che sono stati commessi e allo stesso tempo con la magnificenza di altre epoche, spaventano chi attualmente ha in mano le redini dello Stato, diventato ormai un cavallo imbizzarrito, senza controllo. Ma il controllo gliel’abbiamo fatto perdere noi. Nel delirio di onnipotenza, stanno lasciando andare uno dei beni più importanti che il suolo italiano custodisce: la propria storia. La nostra storia, fatta di materia concreta, fatta di parole incise sulla memoria della pietra, quella pietra che costituisce colonne e pilastri, che sorreggono racconti e aprono il passaggio ad un tempio, quel luogo sacro che ci permette di riconoscere delle origini così lontane eppure così attuali della nostra cultura.
Gli ultimi tagli di finanziamenti alle ricerche permettono alla memoria di indebolirsi, e di dimenticare chi siamo: leggo su internet che la SAIA (Scuola Archeologica Italiana di Atene) è tra gli enti, istituti e fondazioni che non riceveranno più finanziamenti dallo Stato, decretando così la morte della ricerca archeologica italiana in Grecia, che dura da più di 100 anni, e la fine della più importante scuola di formazione archeologi italiani e non solo. Senza contare lo stillicidio di mancati finanziamenti a tutte le Università pubbliche italiane, che ormai si privano degli insegnanti migliori, giovani e preparati, per lasciar decantare le ultime energie degli anziani professori, ormai sfiniti dalle inutili riforme, i quali alla fine andranno in pensione a malincuore perché sanno che non avranno eredi.
Quello contro la SAIA non è l’unico provvedimento shockante, ma negli ultimi giorni, per chi vive nell’ambiente dell’archeologia come me, è una notizia pessima: la nostra tradizione in questo campo è sempre più penalizzata da rinunce, da negazioni, da silenzi. Io ed i miei colleghi abbiamo sempre meno speranze di lavorare per l’Italia, per il nostro paese, un territorio non tutelato che possiede la quantità maggiore di siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco: qualcosa vorrà pur dire. Perché allora dovrei andarmene, perché io e i miei colleghi, tutti laureati con il massimo dei voti, con lodi e riconoscimenti accademici, con ambizioni e capacità, con intelligenza e voglia di fare, con spirito di sacrificio e grandi progetti in mente, dovremmo abbandonare il nostro sogno ed il nostro paese? Vorrei che fosse chiaro che non si tratta solo di possibilità lavorative, ma anche di crescita e di arricchimento, per tutto il paese.
Se Berlusconi concorda con Walter Benjamin, il quale dice che «uno dei compiti principali dell’arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare», io gli rispondo che non ci sarebbero mai stati Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Dante, Petrarca, Leopardi, Manzoni e tutti gli altri maestri. Non ci sarebbero arte, storia, letteratura, non ci sarebbero memoria, “virtute e canoscenza”, non ci sarebbe un pensiero che esuli dal guadagno, dal calcolo degli interessi personali se i più grandi, che hanno fatto dell’Italia il paese che è, avessero creduto a queste parole.
Spegnere la ricerca del passato è spegnere la consapevolezza del nostro presente e quindi è uccidere il nostro futuro: se non sappiamo chi siamo, non abbiamo un’identità, e «solo se si ha un'identità si può cambiare il mondo, apprezzare la vita, capire cos'è» (Sabina Guzzanti).
Loro non si arrenderanno mai, noi nemmeno.
Alice Salvador, un’aspirante archeologa.
NO AL BAVAGLIO ...
Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio aderiscono all'appello di Stefano Rodotà contro la
legge bavaglio sulle intercettazioni attualmente in discussione al Senato.
Il testo dell'appello:
La libertà è partecipazione informata.
"Al Senato la maggioranza cerca di imporre la Legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte.
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog (Art.28).
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza".
Firma l'appello su www.nobavaglio.it o aderisci su
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Il testo del disegno di legge
La legge che ordina il silenzio - di Stefano Rodotà (da micromega.net)
C’E’ CHI SCEGLIE LA FRUSTA ...
di Alessio Mannino
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FONTE
 Quest’anno alcuni commercianti veneti hanno chiesto e ottenuto di aprire i negozi anche il 1° Maggio. Facciano pure: tanto, ormai, giorno più, giorno meno… La chiamano Festa del Lavoro, no? E allora, chi voglia sgobbi come tutti gli altri giorni. Quale miglior modo di festeggiare che non costringersi da soli a faticare come sempre, allo scopo di racimolare un gruzzolo in più? Il tempo: questo l’unico bene a cui dovremmo dedicare non un giorno all’anno o alla settimana, ma quel che abbisogna tutti i santi giorni per godersi i frutti del lavoro.
E invece no. Preferiamo la frusta e la catena di montaggio, mai morta, solo trasferita nel fondo del nostro subconscio. Mascheriamo con l’auto-convincimento delle frasi fatte e dei riti spenti l’unica ragione per cui osanniamo il lavoro: i soldi. Non raccontiamocela: siamo vittime di un meccanismo che ci siamo costruiti con le nostre mani, e a metterlo in moto è solo e soltanto il miraggio di gonfiare il conto in banca (e infatti le banche sono padrone del gioco). Uno dice: d’accordo ma poi con quei pezzi di carta la mia vita migliora, basta spenderli. E qui sta il tranello: li spendiamo per cose futili, cretinate infantili come la ‘tecnologia moderna’, o tutt’al più per intrupparsi in spiagge sommerse dall’umanità più caciarona e conformista. Li dobbiamo spendere, quegli stramaledetti bigliettoni, altrimenti crolla tutto il sistema. L’economia si ferma, il lavoro scompare, e si torna al valore d’uso delle cose: sono fortunato se ho una casa mia e di che vivere decentemente, non se ho l’ultimo modello di telefonino o l’auto che va a 200 all’ora. Il motto dell’uomo liberato: accumulare stanca.
La dignità non si acquista lavorando, perché la dignità non si compra. Perciò, se esiste un Dio che non faccia l’operaio o l’impiegato, lo preghiamo di liberarci dalla retorica del “posto”, del “mercato del lavoro”, della “produttività”, della “qualificazione”. Lavoriamo, sì: ma per fare ciò che ci fa sentire vivi. E poi godiamoci la vita.
IL GIORNALISMO LIBERO DI AL GORE E SAVIANO CHE RICORDA ENZO BIAGI E CONDANNA I BAVAGLI ...
di Stefano Corradino
"Lo spirito di Enzo Biagi rivive su Current tv". Esordisce così Al Gore al Festival del Giornalismo di Perugia. Dopo aver salutato e ringraziato i "currentisti" italiani il Premio Nobel, preceduto dallo scrittore Roberto Saviano, esordisce ricordando "il grande giornalista di cui dobbiamo onorare continuamente la memoria". Lo fa davanti ad una platea gremita al teatro Morlacchi. Centinaia di giovani in fila già cinque ore prima per assistere all'evento in una giornata ben poco primaverile. E in molti sono rimasti fuori al freddo, a seguire dal maxi schermo l'appuntamento clou di una manifestazione che offre dibattiti e riflessioni ogni anno più stimolanti. Non è quello di Enzo Biagi l'unico riferimento di Al Gore ai giornalisti italiani. L'inventore di Current Tv dimostra di conoscere bene l'informazione italiana e cita Michele Santoro ed Anno Zero e le inchieste di Milena Gabanelli quali esempi di buon giornalismo.
Quel giornalismo che scava a fondo, che fa inchiesta, che non ha paura dei condizionamenti. Merce rara, sottolinea Al Gore, in una società dei media nel quale "il business mescola news e spettacolo e non permette piena liberta' e indipendenza ai giornalisti". Insiste sul valore dell'informazione e della necessità di raccontare la verità come condizione essenziale per far crescere la società. "Se fate palestra per 5 ore di seguito sentite i risultati nelle braccia. Avvertite lo sforzo alle gambe dopo 5 ore di corsa. Se per 5 ore state davanti alla tv dovete allenare i muscoli del cervello, e quindi della democrazia". Altrimenti non serve a niente, sottointende. Inevitabili i raffronti con l'informazione americana. Ma Al Gore non vuole stabilire un primato. Si limita però a ribadire lo sconcerto per un episodio che mai nel suo Paese si sarebbe potuto verificare: "imbavagliare i talk show prima delle elezioni? Allucinante!" Quello di Al Gore è uno spot ripetuto per la sua tv che non subisce condizionamenti politici ed economici. E che alle sterili news preferisce le inchieste e il giornalismo investigativo. E lancia un filmato choc di un giovane in automobile che si fa riprendere mentre sniffa una dose di farmaci bruciata come fosse eroina. Una televisione che racconta le storie. E' quello che vorrebbe Roberto Saviano anche per la carta stampata. Quella dell'autore di Gomorra, nel suo appassionato intervento è una provocazione quantomai intelligente: "ogni giorno - afferma Saviano - le prime pagine dei quotidiani sono piene dei commenti di ministri, sottosegretari, deputati, e delle loro successive smentite. Se per un anno le redazioni di quotidiani come Repubblica, il Corriere, Il Sole24Ore o la Stampa trasferissero le loro redazioni in città come Napoli o Palermo, ogni mattina i giornali racconterebbero un'Italia diversa... "
L’AVVELENAMENTO E IL DOPING DA CARNE ...
Di Dr. Valdo Vaccaro –
FONTE
Una bistecca e un prosciutto, si sa, non crescono sugli alberi.
Gli animali definiti da carne vengono sottoposti a torture e violenze che ripugnano ad ogni persona civile, ad ogni essere dotato di una normalissima sensibilità e cultura.
E, quanto succede a questa massa di creature sfortunate e abbandonate temporaneamente da Dio, non riguarda solo la terrificante fase finale del macello, ma tutta la loro vita da esseri sottoposti a carcere duro, con privazione dei più elementari diritti quali l’ora d’aria e di libertà, l’ora di sole. Creature inermi, pacifiche, intelligenti e senzienti, che hanno la sola colpa di essere diverse dall’uomo, di non avere mezzi fisici, legali e sociali per difendersi, e che vengono discriminate e trattate alla stregua di bestie infami da vessare, torturare, uccidere.
Diciamo pure che per fare gli allevatori, i macellai, i commercianti di bestiame, serve una durissima e ruvida scorza di pellaccia e una massa ossea impenetrabile intorno agli occhi, alle orecchie, al naso, al cuore e al cervello.
Non per niente Pitagora rifiutava persino di incontrare o di incrociare per strada questa categoria di persone, per l’imbarazzo, l’avversione e il disgusto che gli procuravano.
L’animale in questione sta ancora masticando ignaro e tranquillo la sua quota di fieno sulla mangiatoria.
Non sa ancora che la sua sorte è segnata, e che qualcuno ha già deciso per lui la data e l’ora del patibolo.
Ma, non appena se ne accorge grazie alle sue sensibilissime antenne telepatiche, i suoi muscoli già induriti dalla immobilità della stalla-carcere, si bloccano del tutto per un paio di giorni almeno e la sua carne diventerebbe durissima e inutilizzabile dopo l’assassinio in tale stato.
Per renderla meno dura, per far sì che la sua bistecca diventi più morbida e masticabile, l’animale viene lasciato a digiuno prima della barbara esecuzione.
Con questo stratagemma, diminuisce la concentrazione di proteine fibrillari, cala il glucosio nel sangue e aumenta l’acqua trattenuta nella muscolatura.
E, mentre l’anima sua vola al più alto dei cieli indurita dalle sofferenze inflittegli, la sua carne rimasta in terra a disposizione dei carnefici diventa a sua volta più tenera e delicata.
Dopo il rigor mortis, inizia il processo di frollatura, che è una brevissima stagionatura volta a rendere la carne ancora più molle, e che prelude alla vera e propria putrefazione.
Guai permettere però che la putrefazione avvenga a quel punto.
Sarebbe come far perdere ogni valore commerciale al pezzo di cadavere che si sta maneggiando.
Occorre giostrare in modo opportuno tra mollezza e putrefazione, col prezioso aiuto del freddo, esattamente come si fa nell’autopsia di una salma, per determinarne le ragioni reali della morte o le condizioni reali dello scomparso al momento del decesso.
La putrefazione deve avvenire non all’esterno, ma all’interno del corpo di chi mangerà quel brandello di cadavere. Il disfacimento, lo schifo, l’orribile puzzo del disfacimento, deve avvenire all’interno dell’uomo, dove ci sono le condizioni ideali di caldo e umidità per la disintegrazione di tale ordigno ecologico. Così il cliente paga e riempie il proprio tubo gastrointestinale di fetore e di veleni, mentre il macellaio sorride e si guadagna il suo soldo.
L’oltretomba del povero animale eliminato finisce per essere situato nell’apparato intestinale di qualche manciata di uomini disposti a fare da cimitero chimico collettivo per i suoi resti.
La carne diviene sempre più flaccida e cedevole man mano che avanza il processo di disgregazione cellulare e di disfacimento proteico.
Gli enzimi proteolitici cominciano a digerire parzialmente le proteine (autolisi), liberando peptidi e aminoacidi, ai quali si deve il caratteristico tanfo cadaverico, ovvero le caratteristiche proprietà organolettiche (per dirla coi dietologi filo-carnivori stile prof Calabrese).
Trattasi esattamente, per meglio comprenderci, di quell’odore nauseabondo che lasciano i topi morti o gli altri animali morti in clima e ambiente caldo-umido.
Acidi urici metabolici e altri residui tossici come scatolo, indolo, putrescina e cadaverina, verranno prodotti in seguito.
Il freddo del congelatore può solo interrompere, ritardare e attenuare tale trasformazione.
La carne è molto deperibile e diventa facile preda di una folla di microrganismi patogeni e di spore che la inquinano irrimediabilmente.
Gilbert e Dominicé, ricercatori belgi, hanno provato mediante esperimenti che l’assunzione di carne provoca nel tubo intestinale un inquietante aumento di germi patogeni da 2000 unità a 70 mila per mmc).
Pensiamo al bacillus enteridis, al bacillus suipestifer, al bacillus clostridium, al bacillus streptococcus bovis, al prione della mucca pazza, al bacillo del tifo e del paratifo, nonché alle 2700 sostanze chimiche proibite e catalogate composte da farmaci, pesticidi, ormoni, antibiotici, e quanto altro si ritrova in quel materiale orribile chiamato carne.
Solo cotture ad altissima temperatura potrebbero in qualche modo bonificarla.
Ma, in tal caso, si distruggerebbe ogni già scarso valore nutritivo e gastronomico, e si produrrebbero altre complicazioni.
Non dimentichiamo che anche una cottura leggera distrugge gli enzimi e le vitamine del gruppo B, e trasforma i grassi in acreolina, micidiale veleno per il fegato.
Oltre alle tossine metaboliche c’è poi l’acido lattico da sforzo e da stress, l’adrenalina da paura accumulatasi nei fluidi dell’animale (è risaputo che le povere bestie captano, intuiscono, comprendono telepaticamente che le si vuole uccidere).
Tutte cose che si ripercuotono pesantemente sul consumatore, causando femminilizzazione nei maschi e cancri nell’apparato genitale femminile (come nel caso del dietil-silbestrolo), nonchè insensibilità alle cure antibiotiche.
Una lenta tossinfezione dovuta alla trasformazione batterica da eccesso di proteine
Ma è la facilità con cui i residui digestivi della carne tendono a putrefarsi nell’intestino crasso, a preoccupare di più gli igienisti e i patologi.
E’ normale, si chiede Shelton, vivere di un cibo che produce solo putrefazioni e veleni?
Il ristagno del bolo intestinale significa digestione lenta e difficile, significa stitichezza, significa enormi sprechi energetici, essendo la digestione lunga l’operazione più costosa in termini di energia.
Ogni buon dietologo sportivo sa che è grave errore usare le proteine in funzione energetica.
Nel colon proliferano poi i terribili batteroidi e bifido-batteri, che sono i battistrada del cancro.
I resti degli acidi biliari colico e desoiicolico, a contatto prolungato con le sostanze prodotte dalla decomposizione della carne, danno origine a pericolosi composti chimici come l’acido apocolico e il 3-metilcolantrene, due potenti cancerogeni.
Una dieta contenente carne, e dunque grassi animali, porta a sviluppo di batteri intestinali capaci di creare enzimi come il beta-glicoronidasi e l’alfa-deidrossilasi, e di creare steroli cancerogeni come il coprosterolo.
Mancando invece del tutto, nel tubo gastrointestinale fruttariano degli umani, l’enzima uricase (che abbonda invece nei canidi e nei felini, e serve a disintegrare e a rendere innocuo l’acido urico), i malcapitati che perseverano nell’alimentazione carnea si ritrovano con gravissimi problemi di accumulazione ureica o gottosa.
Dalle carni e dal sangue ingerito gli deriva poi una lenta tossinfezione, dovuta alla trasformazione batterica dell’eccesso di proteine.
La lisina si trasforma ahimé in cadaverina. Il triptofano si sdoppia in scatolo e indolo. La cisteina e la metionina diventano etil e metil-mercaptani.
Dagli altri aminoacidi si generano putrescina, agmatina, istamina, tirosina, fenolo, metano, ammoniaca, biossido di carbonio, idrogeno, acido acetico e alcol.
Ecco spiegato il penoso quadro patologico formato da feci dure e maleodoranti, gas gastrici e gas intestinali, coliti, emorroidi, stipsi, pesantezza, mali di testa, ipertensione.
Quando non si arriva agli estremi del cancro allo stomaco, all’intestino e al fegato.
Un motore che viene costretto a funzionare con un carburante improprio e difettoso.
Un motore che invece di cantare e funzionare al meglio, invece di bruciare alla perfezione il suo gas senza lasciare residui e strascichi interni, balbetta e scoppietta, va a 3 cilindri, come si dice in gergo automobilistico.
Ecco spiegato pure il meccanismo della produzione di radicali liberi in sovrabbondanza, e della insufficienza degli antiossidanti corporali a contrastare il conseguente stress ossidativo patito all’organismo.
Ecco spiegato il diffondersi di malattie incontrollabili e gravi, e l’invecchiamento precoce del genere umano.
La carne non dovrebbe mai entrare nell’organismo degli uomini.
E meno che meno si dovrebbe dare ai bambini, nei quali produce nervosismo, insonnia e alterazioni del ricambio.
Per tutti, grandi e piccini, maschi e femmine, si profila con la carne un grave affaticamento degli organi emuntori, ed in particolare del fegato, del pancreas e dei reni.
I test di massima velenosità
Negli Usa, la Commissione per le Malattie Cardiache (1970), la Commissione Parlamentare sull’Alimentazione (1977) e l’Accademia delle Scienze (1980), hanno dimostrato con dati inoppugnabili che la carne, assieme a tabacco ed alcol, è uno dei fattori più responsabili di mortalità nei paesi del benessere.
Nel Regno Unito, gli esperimenti dell’Università di Cambridge (dr Khaw e dr Welch) hanno dimostrato che l’unico modo di stare alla larga da cancro e cardiopatie è assumere almeno 5 volte più vitamina C naturale (e non sintetica), mediante un minimo di 5 pasti giornalieri al giorno di frutta al naturale.
I test antropologici sulle origini
Tutte le ricerche e i test antropologici dimostrano che l’uomo dei primordi si alimentava di bacche di ogni genere, di frutti e semi di ogni tipo, di granaglie e radici, di erbe e di miele. In certe circostanze sapeva pure ottenere dagli animali uova, latte e formaggi. Le carni in casi limitati furono sempre un cibo raro, sporadico, eventuale, rituale, festivo.
Nell’assieme, le ricerche dimostrano che l’uomo è nato ed è cresciuto nella storia come essere frutto-vegetariano.
I test del cibo-elettivo
Le due leggi di Graham sul cibo elettivo dimostrano che:
1) Esiste un rapporto preciso e definitivo tra costituzione fisica di un animale e il suo cibo elettivo, ovvero il suo cibo normale e preferenziale
2) Il cibo elettivo è quello più adatto, quello che serve al meglio i suoi interessi biologici, psicologici, conservativi e ambientali
I test delle scorie
Le recenti scoperte sul ruolo delle scorte indigeribili nell’alimentazione, o dei cosiddetti a-nutrienti,
hanno inferto un altro duro colpo alla teoria dell’onnivorismo umano.
Il tubo digerente extralungo dell’uomo necessita infatti di stimoli regolatori che favoriscano il movimento peristaltico.
Ebbene, la dieta frutto-vegetariana cruda ha queste capacità, mentre quella carnea e quella onnivora no. Le carni non lasciano scorie indigeribili, per le quali è invece predisposta e adatta l’intera capacità dell’intestino, soprattutto nella parte definita colon e crasso.
I test sull’acidità del crasso
L’intestino crasso, per funzionale al meglio, deve mantenere un ambiente acido e non alcalino.
Ebbene, frutti, grani, erbe e radici, che nella parte alta del tubo gastrointestinale hanno rilasciato correttamente residui alcalini che hanno mantenuto il sangue leggermente alcalino, nella parte bassa dell’intestino si ritrasformano quasi magicamente e rilasciano residui acidi (acido acetico, acido carbonico, acido lattico). Mentre carni, pesce, uova e latticini, che nella parte alta avevano rilasciato ceneri acide e quindi dannose, acidificando il sangue e provocando domande di calcio interno e causando osteoporosi e calcoli, nella parte bassa lasciano perfidamente residui alcalini, a dimostrazione di quanto e come essi siano dei non-cibi o meglio dei contro-cibi per l’uomo.
I test sulla fame (prova del fuoco di Frate Girolamo Savonarola)
I veri onnivori, quando sono affamati, sono attratti istintivamente e tramite fiuto da animali e da carogne animali, che vengono intesi come cibo immediato e di urgenza.
Questo non accade con l’uomo in genere, e con le donne e i bambini in particolare, nei quali è più forte e sentito il retaggio della vita secondo natura.
L’essere umano prova istintivamente ribrezzo e repulsione alla vista di ogni tipo di sangue e di ogni tipo di cadavere. Persino un uomo dedito alla trasgressione carnea, quando ha fame, sogna un piatto di pastasciutta, o un minestrone, o una pizza o una torta. La fame è del resto un fenomeno chimico originato proprio dalla carenza di carboidrati o zuccheri, non certo di proteine.
I test sul contenuto proteico del latte materno
Il contenuto proteico di ogni diverso tipo di latte, è la cartina di tornasole che sta a indicare la percentuale proteica approssimativa di cui quell’animale ha bisogno per mantenersi in salute.
Il latte materno della specie umana è caratterizzato da un contenuto proteico particolarmente basso, inferiore al 5 percento. Tale percentuale è assai simile a quella che si trova nella frutta e nella verdura allo stato naturale, che sono per l’appunto il vero e unico cibo di competenza dell’umanità.
I test sul rilascio di radicali liberi e sull’ossidazione cellulare
Le ricerche mediche e biochimiche di questi ultimissimi anni confermano come i cibi non elettivi, i cibi impropri, i cibi concentrati, i cibi animali, i cibi cotti, le bevande eccitanti, le bevande gassate, le bevande alcoliche, gli stili di vita sbagliati, siano tutti fonti di imperfezioni e disfunzioni organiche.
Disfunzioni organiche che portano ad avvelenamenti, a tossiemie, ad infiammazioni interne e, in ultima analisi, al rilascio di radicali liberi, a pericolosissimi stress ossidativi, capaci di provocare malessere, malattie e invecchiamento precoce.
I test sulla legge del nutriente minimo
Ogni buon dietologo, ogni biochimico responsabile sa che il corpo umano si appropria del minimo che gli serve di ciascun micro-nutriente tra quelli messi a sua disposizione. L’eccesso di una sostanza nutritiva sulle altre può solo causare deficienze a catena e disequilibri. Esistono rapporti corretti, compatibilità e incompatibilità, simpatie e avversioni precise tra le varie vitamine e i diversi minerali, per cui occorre necessariamente stare sui cibi naturali e complessi, rifuggendo da ogni versione concentrata e sintetica, rifuggendo il più possibile da integrazioni e supplementazioni che possano produrre effetti perversi e imprevedibili all’interno del nostro organismo.
Che ci siano in giro degli amici degli animali e degli animalisti è già un brutto segno. Sta infatti a significare che esistono pure dei nemici e dei persecutori di questi esseri che tutto meriterebbero fuorché di essere tormentati e torturati da chi è stato preposto a far loro da guida e dar loro una mano.
La stessa considerazione vale per i vegetariani. Dire che esiste un vegetariano o un miliardo di vegetariani non è affatto cosa consolante. Come non è consolante che ci sia il vegetarianismo.
Esso esiste solo perché c’è della gente che si comporta in modo obbrobrioso cibandosi di carne.
Se tutti gli uomini si comportassero da uomini non staremmo a parlare di queste etichettature sociali.
Tutti gli uomini nascono vegetariani e muoiono vegetariani, in quanto accompagnati vita natural durante da un corpo e da un apparato gastrointestinale invariabilmente frutto-vegetariano, per disegno, per struttura, per funzioni e per caratteristiche bio-chimiche.
Solo che una parte di essi, e persino una parte preponderante di essi, tradisce e trasgredisce alla propria natura, dando luogo a una massa di popolazione disobbediente e a rischio, che arreca danno e pericolo alla natura circostante e a se stessa.
Alla fine esiste in ogni caso una quadratura del cerchio.
Il creatore ha fatto l’uomo in un certo modo e con certe caratteristiche e certe esigenze.
Sovvertire e pervertire questo ordine non può che portare a effetti collaterali, allo stesso modo dei farmaci e delle sostanze dopanti.
L’avvelenamento procede per gradi a partire dallo svezzamento. Il lattante umano si sviluppa e cresce armoniosamente finché la sua dieta è quella appropriata del latte basso-proteico di sua mamma contenente meno del 5 percento di proteine.
I guai e le deviazioni cominciano con le intromissioni e la diseducazione pediatrica e sanitaria, con gli omogeneizzati a base di carne e di pesce, che fanno conoscere ai delicatissimi organismi infantili i primi drammi dell’acidificazione del sangue da eccesso proteico, delle malattie dell’infanzia, che sono tentativi di riequilibrio bloccati perfidamente, secondo atto del dramma infantile, dalle vaccinazioni perpetrate a danno dei piccoli innocenti che nulla possono dire e nulla possono obiettare.
Poi, col passare del tempo, le quote di proteine in eccesso tendono ad aumentare ulteriormente in rapporto al tipo di educazione e di usanze, di convinzioni, di cattivi esempi, di convenienze economiche, di influenze esercitate dalle famiglie e dai diversi tipi di società civile in cui il giovane è inserito.
Al termine di tutta la storia ci troviamo di fronte a un adulto vegetariano che ha rovinato il suo organismo al punto tale da sentirsi un essere forestiero ospitato in un corpo che non apprezza e che non conosce, al punto tale da non riconoscere più nemmeno il cibo di sua pertinenza.
Il veleno, quando non ti uccide all’istante, ti stordisce e ti droga, ti stimola e ti altera, poi di deprime, in un continuo gioco alterno di alti e bassi che mette a dura prova tutti gli organi, e che affatica il corpo al punto di procurargli evidenti segni di decrepitezza.
Ma l’avvelenato e il drogato da carne non sa, non si rende conto di essere drogato al pari del fumatore, del consumatore di caffé e tè, del consumatore abituale di farmaci, di integratori minerali e di vitamine sintetiche.
La sua vita consiste in un continuo susseguirsi di crisi di fame e crisi di sete, che la carne non riesce se non parzialmente e temporaneamente a placare.
Queste crisi violente e improvvise di fame hanno origini chiare e sono spiegabilissime.
Un pasto carneo è basato normalmente su un eccesso proteico che va ben oltre quel 5 percento naturale dei lattanti umani (corrispondente alla quota media giornaliera di 11 grammi di proteine al giorno stabilite dalla Scuola Igienista Naturale Americana).
Andare poi oltre i 25- 35 g di proteine al giorno significa varcare la fatidica soglia della acidificazione e richiamare calcio interno dalle proprie ossa.
Un pasto carneo è basato il più delle volte su un eccesso proteico che va ben oltre i limiti tollerati.
C’è poi della gente che tende a ingozzarsi di proteine all’inverosimile, puntando a livelli proteici vicini al 50 percento del totale calorico.
E questo succede non solo nelle diete letali tipo quelle che suggeriva il dr Atkins nei tempi andati, e che oggi ribadisce in Italia il prof Calabrese, ma persino nelle diete comuni osservabili tra gli amici e i conoscenti che ci circondano.
Questi eccessi di proteine producono una serie ininterrotta di putrefazioni gastriche e intestinali, e un rilascio costante di residui velenosi che, associati ai carboidrati (amidi, dolci, frutta) che seguono a ruota, vanno a far scaturire altri fenomeni aberranti quali la fermentazione degli zuccheri e l’alcolizzazione del bolo e della massa di nutrienti ingeriti.
A quel punto, la vena porta, destinata a convogliare i micronutrienti disintegrati al fegato per le ulteriori trasformazioni e filtrazioni, tende a rifiutare i medesimi e a indirizzarli verso il basso, ossia verso il colon e l’evacuazione.
Solo che pus e alcol diventano micidiali per il retto. Ne sanno qualcosa le emorroidi. Così, come estrema difesa, il corpo cerca con testarda insistenza di inviare il tutto al fegato per una qualche detossificazione.
Ma il fegato si guarda bene dall’accettare delle sostanze che lo danneggerebbero perforandone i filtri come un colabrodo.
Così il tutto torna di nuovo al colon per una evacuazione difficoltosa e penosa.
In pratica, la maggior parte dei nutrienti contenuti nel cibo iniziale, finisce per essere dispersa e sprecata, e finisce tra le acque nere dei servizi igienici.
E il sistema cellulare, i trilioni di cellule in costante e trepida attesa di ricevere i nutrienti purificati dal fegato, rimane sempre a corto di carburante, a corto di fruttosio, a corto di acqua biologica.
Da qui le improvvise e violente crisi di fame e di sete, da qui i suggerimenti dei medici di riempirsi giornalmente di litri d’acqua.
Questo è il tragico meccanismo del deficit calorico, tipico di chi cerca il carburante zucchero di sua competenza nel modo più difficile e costoso possibile.
Ricavare glucosio dalle proteine significa davvero esperire la via più complicata e dispendiosa.
Alla fine della trafila, il finto carnivoro che si è rimpinzato di carne per un valore di 1000 calorie, corre il concreto rischio di dover spendere 1200 calorie nei lunghi tempi di digestione di un materiale improprio che mai avrebbe dovuto circolare nelle sue parti interne.
Così la carne lo ha sì stimolato e gli ha sì dato delle vampate di calore e vitalità, ma nella realtà non lo ha nutrito affatto, e lo ha al contrario depredato di nutrienti interni e persino di calorie.
Se chi ci ha disegnati e creati ha previsto che l’adulto sano deve fare 3 ore al giorno di intensa attività fisica, accelerando e decelerando adeguatamente il suo ritmo cardiaco, e stimolando di conseguenza la circolazione del sangue (legata al cuore) e quella del sistema linfatico (legata al movimento in sé, in quanto il sistema linfatico non è dotato di una sua pompa cardiaca come il sistema sanguigno), una carenza di esercizio comporterà danni metabolici e perdita di forza muscolare, mentre un eccesso di esercizio porterà a sovra-produzione di acido lattico, a stanchezza e indebolimento.
Se il creatore ha stabilito poi 2000 o 3000 calorie al giorno, tutte da cibo appropriato e naturale, come quota ideale, l’eccesso procurerà sovra-peso e obesità, mentre la scarsità sarà causa di sottoalimentazione, indebolimento e moria precoce delle cellule sottoalimentate.
Se il creatore ha stabilito che ogni diverso maschio adulto e sano si mantiene tale con tre rapporti sessuali al giorno, o alla settimana, o all’anno, da eseguirsi con emozione ed entusiasmo, e non per costrizione, noia o abitudine, l’eccesso procurerà debolezza ed esaurimento, la scarsità darà origine nei maschi ad accumuli di tensione e a incrementi di testosterone, a canizie precoce e magari pure ad un atrofizzasi degli organi in disuso.
Nelle femmine invece, la scarsità di rapporti produrrà sintomi noti come il complesso della zitella, con una certa acidificazione del carattere, o una tendenza alla mascolinità sociale, all’attivismo sfrenato in attività economiche o sociali.
Dunque anche la sublimazione degli istinti naturali, derivante da motivazioni personali, sociali, morali, religiose, comporta dei costi e delle conseguenze.
Allontanarsi dagli schemi naturali comporta dunque immancabilmente dei costi bene individuati e soppesati dai ricercatori e dagli scienziati dei vari settori.
Nessun compromesso con la macchinazione infernale ordita a danno dei più deboli e indifesi esseri del pianeta
Vivere al meglio significa trovare pure accomodamenti, compromessi, antidoti.
Il mondo cosiddetto civilizzato ci propone e talvolta ci impone i suoi schemi in continuazione, taluni compatibili, tali altri in netto contrasto con le nostre reali esigenze.
Tutto sommato, viviamo in un mondo che fa di tutto per proporci modelli insostenibili, stili di vita inaccettabili. Viviamo in un mondo che pare coalizzato per farci ammalare, per farci sparire prima del tempo, per sfruttarci, impoverirci fisicamente, mentalmente e spiritualmente.
Un mondo che ci vuole pure coinvolgere nella infernale macchinazione ordita ai danni dei più deboli e più indifesi esseri del pianeta, e che può diventare autodistruttiva nei confronti della nostra stessa specie, sia a livello fisico che in termini di salute mentale e spirituale.
Su questo punto della persecuzione degli animali ai fini di una alimentazione umana perversa e balorda, lontanissima dalle regole divine di ogni filosofia e di ogni religione, non ci può essere assolutamente alcuna forma di compromesso
LE CRISI – cosa pensava Einstein ...
Di Sandra Marcial –
FONTE
Non pretendiamo che qualcosa cambi se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi può essere una benedizione per chiunque, per qualsiasi nazione.
Tutte le crisi portano progressi.
La creatività nasce dall’angoscia.
Proprio come il giorno è nato dalla notte scura.
E’ nelle crisi che nasce l’inventiva, così come le scoperte, e le grandi strategie.
Chi supera la crisi, supera se stesso, senza essere superato.
Chi biasima la sua incapacità di fronte ad una crisi trascura il proprio talento, ed è più attento ai problemi che alle soluzioni.
L’incompetenza è la crisi vera.
Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia con la quale cercano di trovare le soluzioni ai loro problemi.
Non c’è sfida senza una crisi.
Senza problemi, la vita diventa una routine, una lenta agonia.
Non c’è merito senza crisi.
E ‘nella crisi che possiamo mostrare il meglio di noi.
Senza una crisi, qualsiasi vento diventa un tocco delicato.
Parlare di crisi è promuoverla. Non parlarne è esaltare il conformismo.
Cerchiamo il duro lavoro, invece.
Smettiamola, una volta per tutte, di considerare la crisi una minaccia perchè questo rappresenta la tragedia di non essere disposti a superarla.
Albert Einstein
L’ARROGANZA DEL POTERE ...
Di Maurizio Pallante – Movimento per la Decrescita Felice
Questo filmato è un trattato di filosofia della storia. Da una parte il potere. Protervo, arrogante, insensibile, cinico, rappresentato da una donna in carriera, una donna di successo che ha realizzato l’ideale femminista della parità con gli uomini: il modello di riferimento da imitare.
Dall’altra due donne del popolo, anzi tre: una ragazza di una bellezza, di una semplicità e di una fermezza commoventi, una donna anziana disperata da una sofferenza che non riesce ad allontanare da sé, la foto di una donna di mezza età col viso maciullato dai colpi inferti con un bastone.
La ragazza si rivolge alla donna di potere esibendo davanti a lei la foto della donna col viso maciullato dai colpi. Le mani non le tremano nemmeno per un attimo.
Parla anche per lei, con la forza di chi si sente nel diritto di chiedere spiegazioni, anche a nome di chi ha subito quella violenza, perché quella è stata la risposta del potere a chi si oppone alla sua decisione di realizzare la linea ferroviaria ad alta velocità in valle di Susa.
Domanda alla donna di potere come mai abbia espresso la sua solidarietà agli armati che avevano infierito senza pietà contro un’inerme. È Gandhi che sta parlando attraverso di lei al vicerè inglese. Perché ci volete rovinare il mondo in cui viviamo, il mondo in cui vivranno i miei nipoti?, si dispera la donna anziana.
Io non rispondo, dice il vicerè inglese, dei comportamenti dei singoli militari. Ma gli ha dato la sua solidarietà e il suo appoggio. Tra gli inermi che protestavano contro la decisione del potere di distruggere il loro mondo e gli armati che li picchiavano per consentire al potere di attuare la sua decisione, lei era dalla parte degli armati.
Non uno sguardo di compassione per quel povero volto insanguinato che le viene mostrato davanti agli occhi. La linea ferroviaria attuale, dice la ragazza, è utilizzata al 30 per cento. Il traffico merci sta diminuendo. Per la realizzazione di quest’opera inutile è previsto un costo al chilometro quattro volte superiore a quanto è costato realizzare linee ferroviarie ad alta velocità in altri paesi.
Il vicerè inglese non risponde a nessuna domanda. La donna di potere non può abbassarsi al confronto con una persona che non ne ha. Cos’è il diritto, cos’è la logica senza la forza? Si limita a dire sprezzantemente che questa linea ferroviaria ce la chiede l’Europa. Quindi è indiscutibile. Una maniera ipocrita che le evita di entrare nel merito delle risposte e di scaricarsi delle sue responsabilità. Ma lei è la rappresentante locale di quel potere indiscutibile. Lei è il vicerè inglese che lo rappresenta in quel territorio.
Dalla folla dove si è confusa torna in primo piano la donna anziana: Muoio disperata, dice, pensando ai miei nipoti, dopo aver lavorato tutta la vita per lasciare alla mia famiglia un posto bello in cui vivere. A quel punto il potere getta la maschera e svela il suo ghigno feroce.
Che muoia, risponde col volto e con la voce in cui si incarna in quel momento e in quel luogo. Che mangino brioches, aveva risposto durante la rivoluzione francese col volto e con la voce di Maria Antonietta, quando le avevano detto che il popolo protestava perché non aveva più pane. E il volto di quella ragazza e la fermezza del suo argomentare, il volto di quella anziana e la sua disperazione, il volto insanguinato di quella donna e la sua sofferenza si confondono col volto di tutte le persone che nel corso della storia hanno avuto il coraggio di ribellarsi alle ingiustizie e alle prevaricazioni.
Il Movimento per la decrescita felice si è sempre tenuto fuori dalle dinamiche elettorali, ma credo di interpretare le idee e i sentimenti di tutti noi invitando chi crede nei nostri ideali a non votare nessun partito favorevole alla realizzazione della linea ad Alta Velocità in Val di Susa e di tutte le grandi opere che devastano altri luoghi del nostro paese in nome del profitto, e a non votare nessun partito che faccia parte di una coalizione elettorale guidata da un candidato presidente che sia favorevole ad esse. Alla finzione delle differenze tra destra e sinistra possono ormai abboccare soltanto i gonzi.
Maria Antonietta era l’espressione della destra reazionaria. La candidata presidente della Regione Piemonte è stata espressa da un partito sedicente di sinistra.
PDL IN PIAZZA, LEADER DEL POPOLO VIOLA: DISOCCUPATI INGAGGIATI A 100 EURO ...
di Gianfranco Mascia - POPOLO VIOLA
Disoccupati ingaggiati a 100 euro per partecipare alla manifestazione del Pdl a Roma: è quanto afferma sul proprio blog Gianfranco Mascia, uno dei leader del «Popolo viola». «100 euro per andare alla manifestazione di Roma - inizia il post di Mascia - con la maglietta con la scritta "Meno male che Silvio c'è"». «Agenzie interinali specializzate - prosegue Mascia - stanno facendo chiamate a tappeto ai disoccupati offrendo il gruzzoletto a chi sarà presente con la maglietta, il tutto per tentare di riempire la piazza». «Sono alla frutta - commenta il post - ma hanno i soldi e ce la faranno».Mascia conclude con «un consiglio»: «Se ricevete la telefonata dite di sì e poi andate fuori, non prima di essere stati alla manifestazione del Forum dell'acqua», che si svolgerà domani anch'essa a Roma.
GIANFRANCO MASCIA
Quella di mandare SMS irregolari è una delle più vecchie abitudini di Berlusconi. Lo fece anche in pieno silenzio elettorale nel 2006, come denunciai e documentai io in questa
intervista.
Ora lui le sta provando tutte per tentare di riempire P.zza san Giovanni. Intanto costruendo un palco faraonico che prende praticamente metà piazza, anche grazie all’aiuto dei suoi fornitori di fiducia (quelli degli scandali G8 e Abruzzo, per intederci).
Non contento il Cavaliere nero ha finanziato i pullman ed il pranzo al sacco per i partecipanti. Niente male, qualcuno suggerisce di approfittare del passaggio per poi andare alla iniziativa del Forum dell’acqua, mi sembra una idea ganza ma da prendere con le pinze al fine di evitare tensioni e strumentalizzazioni (qualcun altro mi fa giustamente notare: “sul pullman al primo ‘Per fortuna che Silvio c’è’ che farete?).
Ma Berlusconi il vizio degli SMS non lo perde mai. Sta spendendo una marea di soldi per far girare messaggi del tipo:
“Ti aspetto alle ore 14 a Roma Circo Massimo. Un grande corteo fino a San Giovanni per difendere la libertà e la democrazia. Silvio Berlusconi.”
Il problema – come sottolineato dal post su Facebook qui sopra – è che stanno arrivando a cellulari di lavoro a persone che non l’hanno mai richiesto. Ricordo che per
le norme sulla privacy per poter ricevere SMS di qualsiasi tipo è sempre necessario il consenso espresso degli abbonati, prestato in forma specifica e documentato per iscritto.
Ma un Premier che non rispetta la Costituzione, come può rispettare le norme sulla privacy?
I PIGS SONO LORO ...
di Nicoletta Forcheri
Ugo Gaudenzi
Battaglioni Media all’attacco.
E’ “Merkel’s nightmare” – “per la Germania la crisi della zona euro è un incubo” – titola il Financial Times. “Ora i membri dell’area euro litigano fra loro” commentano gli anglosassoni finto-soddisfatti. E aggiungono: “l’unica soluzione è che i Paesi non competitivi svalutino la propria valuta corrente”. Naturalmente.
L’ “Effetto Domino” del quale da settimane andiamo trattando nella più completa indifferenza – o nella più stolida malafede – di certe analisi della stampa italiana, si è già iniziato.
Sappiamo dell’Islanda (che si è però rifiutata, con l’orrore della City e del n. 10 di Downing St., di pagare gli interessi sugli interessi imposti dal Fmi); sappiamo della Grecia – strangolata dalla Goldman&Sachs ai tempi della gestione europea di Draghi – costretta a pietire elemosine Ue penalizzate da altre multe e nuovi interventi del famigerato Fmi; sappiamo del Portogallo, nuovo tassello del domino: il suo suicidio “lacrime e sangue” è già in corso…
E sappiamo che questo attacco alle economie più deboli della zona euro è stato pianificato tra le due coste dell’Atlantico per difendere il dollaro e gli investimenti-scommessa (i “derivati”, gli “hedge funds”) della grande finanza speculativa internazionale. Soprattutto, come Vi descriviamo, nelle pagine centrali di questo numero di Rinascita, che la nuova crisi americana è alle porte e che questi sono i colpi di coda inventati per evitare un nuovo crack delle banche d’affari e degli speculatori-filantropi, gli amici di Prodi, come Georges Soros.
Vi abbiamo anche svelato, fin dalla sua nascita, il significato dell’acronimo inglese “P.I.G.S.”, che identificava in Portogallo, Italia (o Islanda, o Irlanda), Grecia e Spagna, i “maiali” da colpire con gli attacchi speculativi.
Noi di più non possiamo fare.
La nostra voce è piccola e censurata da ogni rassegna, da ogni dibattito stampa, radio o televisivo (…non era certo così quando questo stesso giornale portava un altro titolo: ma questa è un’altra storia).
Non vogliamo nemmeno invitarVi a mettere una firma in calce ad una qualche “petizione”: sappiamo bene dove sono finite le migliaia di firme inviate a Ciampi “presidente della Repubblica” del tempo di consenso al nostro appello per fermare l’intervento italiano alle guerre “umanitarie” di Serbia o di Iraq.
Senza riscontro, ritenute carta igienica e giù archiviate con lo sciacquone…
Ma qui ne va della vita di tutti, del nostro popolo.
Possibile che non ci sia nessuno, proprio nessuno, dei Lorsignori, che abbia il coraggio di svegliarsi e di fare il bene del Paese?
Sarebbe, per ora, sufficiente bloccare il crack prossimo venturo con una leggina piccola piccola che tassi le vergognose scommesse sul crollo dell’economia italiana…
Una leggina piccola piccola, suvvia…
Ministro Tremonti: dai libri, dalle belle parole, passi per una volta ai fatti.
SALERNO, IL SINDACO DE LUCA PROVA AD “INCENERIRE” ZANOTELLI...
di Luca Kocci, da Adista 19/2010
“Ma le pare che può andare a parlare di inceneritori questo p. Alex Zanotelli, ma faccia gli esercizi spirituali p. Zanotelli, ma vada ad insegnare il catechismo”. Sono gli sprezzanti giudizi di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e candidato del centro-sinistra alle elezioni regionali del prossimo 28-29 marzo, espressi a mezzo stampa contro il comboniano p. Alex Zanotelli e la sua battaglia ecologista contro gli inceneritori e le discariche in Campania.
Le parole di De Luca non sono recentissime – si tratta di diverse interviste rilasciate ad alcune emittenti televisive locali campane che risalgono al 2008 – ma sono state rilanciate in questi giorni di campagna elettorale su Youtube ed hanno collezionato oltre 120mila visualizzazioni. “Mi è capitato di sentire una dichiarazione di tale p. Alex Zanotelli, che sembra più un attore su un set cinematografico che un prete, parlare di questioni tecniche con una irresponsabilità che meriterebbe davvero una denuncia all’autorità giudiziaria”, dichiara davanti alle telecamere il sindaco di Salerno. “Questo signore parlava di impianti di trattamento di rifiuti citando tumori, deformazioni dei bambini… cose dell’altro mondo, di una tale idiozia e di una tale irresponsabilità che stiamo valutando se procedere con una denuncia per procurato allarme”.
La denuncia per procurato allarme, però, il candidato presidente della Campania per il centro-sinistra dovrebbe farla anche contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, in uno studio del 2007 sul trattamento dei rifiuti in Campania commissionato da Guido Bertolaso, certificò che nei comuni del casertano e del napoletano interessati dalla presenza di discariche si registra un aumento della mortalità per tumore del 9-12% e un incremento delle malformazioni neonatali dell’apparato uro-genitale dell’84% rispetto alla media nazionale (v. Adista n. 31/07).
“Padre Zanotelli ha una conoscenza sulle tematiche ambientali che lei e tutti i suoi portaborse vi sognate”, replica a De Luca, con una lettera aperta, Gianluca Ferrara, direttore della casa editrice Dissensi (v. Adista n. 13/10) e autore del volume Incenerire i rifiuti? No, grazie. “Quelli che lei, erroneamente, chiama termovalorizzatori sono solo degli inceneritori che, bruciando la spazzatura, si limitano a trasformarla in milioni di nanoparticelle che nessun filtro è in grado di catturare. Particelle talmente piccole che possono giungere addirittura al nucleo della cellula, agendo sul dna. Si legga qualche studio”. “Il compito di un vero prete”, prosegue, “non è tacere (il che farebbe comodo a gente di potere come lei) permettendo così che si facciano sfracelli sociali come è successo in Campania con i rifiuti, ma di denunciare e di farsi voce di chi subisce le ingiustizie da voi perpetuate a danni della collettività. Sì, proprio questo è il compito che dovrebbe avere un prete, proprio perché testimone di Gesù Cristo che sfidò l’arroganza del potere del suo tempo, un potere simile a quello che lei e i suoi compagni di partito per anni hanno esercitato in Campania rendendola una discarica e sperperando denaro pubblico. Un potere che ha reso una terra felix, infelix facendo lievitare i tassi di tumore. Tumori che con l’inceneritore di Acerra cresceranno ancor di più”. E proprio l’inceneritore di Acerra era stato scelto da Zanotelli come simbolo delle politiche ambientali italiane dell’ultimo ventennio che scelgono gli inceneritori e snobbano la raccolta differenziata: “L’inceneritore è tossico – scriveva Zanotelli citando l’economista ambientale Guido Viale (v. Adista n. 13/08) –, soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini, una miracolosa soluzione del problema”.
IL LATTE: A CIASCUNO IL PROPRIO...
Tratto da “MRA il Metodo René Andreani” - www.vegetarian.it
Il latte della donna fa bene al neonato, quello della mucca fa bene ai vitelli. “Fino a due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte materno. Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte!”. Questa vera e propria bomba è stata fatta esplodere agli inizi degli anni novanta dal celeberrimo dottor Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria. Questa inversione di tendenza portò il dottor Spock ad abbracciare le tesi che da anni molti medici ed esperti (nonché vegan, macrobiotici ed igienisti) propugnano: il latte vaccino fa male, soprattutto in fase di crescita, perché può provocare molte deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l’anemia, allergie e persino un insufficiente sviluppo cerebrale. In America e in Italia in molti si scagliarono contro Spock, definendo “vecchio arteriosclerotico” questa vera “leggenda della puericultura” che, a 89 anni suonati, ebbe il coraggio intellettuale di ammettere i propri errori e di dichiarare che il latte di vacca è adattissimo ai vitelli, ma non agli uomini.
L’uomo è l’unico animale che continua a nutrirsi di latte anche dopo lo svezzamento. Che sia il desiderio di non diventare mai adulti? Il latte vaccino è un cibo per vitelli, non per l’uomo. Serve a far crescere un vitello e a farlo assomigliare ad una mucca, ma sicuramente non per aiutare un bambino a diventare un uomo. Per questo la natura ha predisposto il latte materno. La madre, nella società moderna, ha sempre più spesso rinunciato ad allattare al seno il proprio neonato (bassissime le percentuali alla fine degli anni sessanta), un po’ per motivi di tempo (essendo inserita nel frenetico processo produttivo), un po’ per mancanza d’informazione sull’insostituibilità del latte materno nei primi mesi di vita. La donna si è poi fatta condizionare da false paure sui presunti danni estetici dell’allattamento e da un malinteso desiderio d’emancipazione. Il peso più decisivo, in questa “scelta”, lo ha avuto la martellante pubblicità delle industrie produttrici di latte (in polvere e non), aiutate sicuramente dai sacerdoti della salute in camice bianco che hanno contribuito a creare un vero e proprio “mito” alimentare, basato su poco o nulla.
Prima di tutto il latte di una madre sana è sempre fresco e batteriologicamente puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve subire un processo di “cottura” ad alte temperature che ne distrugga gli organismi nocivi (ma la stessa sorte tocca purtroppo anche alle vitamine) . Latte materno e latte vaccino non sono assolutamente uguali, se non nel colore: si differenziano, infatti, nella composizione percentuale degli ingredienti (essendo uno destinato a far crescere esseri umani e l’altro bovini), e nella qualità di tali ingredienti (ad esempio le catene d’aminoacidi sono completamente diverse). Inoltre solo nel latte materno sono presenti sostanze che immunizzano il neonato dalle infezioni (soprattutto quelle respiratorie e intestinali), nonché la quantità di fosforo esattamente necessaria al suo sviluppo cerebrale. Il “cucciolo” d’uomo sviluppa dapprima il cervello, mentre l’animale sviluppa prima la struttura ossea. La quantità di lattosio, essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano è quasi il doppio rispetto a quella che si riscontra nel latte vaccino, Questo fatto è facilmente spiegabile se si pensa che l’accrescimento del cervello del bambino è molto più rapido di quello del vitello. Il latte di mucca contiene molta caseina (quasi tre volte il latte umano), una proteina che, a contatto con i nostri succhi gastrici, “caglia”, formando un grumo compatto, alquanto indigesto, che provoca inoltre l’aumento dei processi putrefattivi intestinali.
Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quell’umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca costituisce, quindi, un’autentica overdose proteica per un essere umano. Si è così accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del metabolismo proteico. Il latte umano, al contrario di quello vaccino, garantisce al neonato la massima prevenzione dalle allergie e dalle infezioni. I medici hanno riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di leva, ha già terminato la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa succedeva sei - sette anni più tardi. Questo avviene perché sono alimentati fin dalla nascita con latte non specifico e con altri cibi iperproteici. Tra l’altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacità di essere assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali minerali, vitamine o proteine in esso contenuto.
Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino è in genere male assorbito dall’uomo, perché è associato con una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla caseina. Nonostante ciò, nei paesi occidentali “sviluppati” mangiamo così tanto da riuscire a fare un’overdose quotidiana di calcio, il quale va a depositarsi sulle pareti delle arterie - provocando, insieme al colesterolo, l’indurimento delle stesse - oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle articolazioni, dando vita a manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume appena 15 mg di calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi dell’americano medio, che ne ingurgita ben 800 mg. Bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in particolar modo lo yogurt. L’insonnia dei neonati è di solito da addebitare alla somministrazione di latte vaccino. Latticini e formaggi sono legati alle malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti, fibromi, cancro all’apparato riproduttivo femminile (seno, utero, ovaia), infezioni all’apparato uro - genitale (cistiti e candida, molto diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi, infarti...) a causa dell’enorme quantità di grassi saturi; connessione diretta con le più svariate forme d’allergia sia alimentare che della pelle e dell’apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento delle difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea, stitichezza, per la mancanza di fibre).
CONSIDERAZIONI FINALI. Se non sono ancora state sufficienti tutte le informazioni e le considerazioni esposte facciamo, prima di chiudere, un’ultima riflessione: Il latte è un alimento per i cuccioli di quella particolare specie animale che, proprio per questa caratteristica, si differenzia da tutte le altre: i mammiferi. Ebbene, non esiste alcun mammifero che, arrivato all’età adulta nella quale è in grado di nutrirsi da solo, continui ad assumere il latte. Solo l’uomo continua a bere latte e non usa nemmeno il proprio, ma quello di altre specie. Se esistono delle leggi in natura, qualcuno sicuramente sta sbagliando trascurando il fatto che le leggi naturali, contrariamente da quelle umane, non ammettono deroghe. Infine, esaminando lo sviluppo del cucciolo uomo, vediamo che ad un certo punto cominciano a spuntare i primi denti. La comparsa dei denti sta a significare che nel corpo di quell’esserino (e soprattutto nel suo apparato digerente) hanno avuto inizio le varie trasformazioni che lo condurranno gradatamente all’alimentazione dell’adulto. Da quel momento, l’importanza del latte (quale alimento unico) cessa, e anche la sua importanza quale alimento basilare diminuisce man mano che lo svezzamento procede e terminerà verso la fine del secondo anno di vita, quando sarà completata la sua prima dentizione, che viene appunto chiamata “da latte”: termina cioè quando il bambino ha i suoi venti denti caduchi. Il latte diventa allora un alimento secondario e anche la sua importanza come tale finirà per scomparire allorchè il ragazzo, versi i quattordici anni, avrà i primi 28 denti della sua dentatura permanente. A partire da quell’epoca egli potrà veramente alimentarsi come l’adulto e IL MAMMIFERO ADULTO NON SI CIBA DI LATTE.
CIBI CHE CONTENGONO LATTE: tutti i tipi di formaggio, yogurt, gelato, cappuccino, crema di nocciole, budini, frappè, frullati, burro, alcune interpretazioni del pesto alla genovese, ravioli e tortelli ‘di magro’, lasagne e cannelloni al forno, sformati e soufflè, salsa besciamella, gnocchi, purè di patate, pizza e calzoni, panini toast e tramezzini, alcuni prodotti precotti da infornare per fare focacce e simili, panna, mascarpone, quasi totalità della pasticceria (anche quella secca), merendine, biscotti, cioccolata al latte, certo scatolame, salse e manicaretti particolari o esotici che si trovano nei supermercati, mortadella, wurstel, prosciutto cotto, ecc..
Concludendo, il calcio, indispensabile al nostro organismo, è meglio ricavarlo da alimenti d’origine vegetale, anziché d’origine animale. RAW FOOD - Frutta, germogli e verdure CRUDE, fresche di stagione e possibilmente biologiche, contengono le giuste quantità di calcio biodisponibile e quindi assimilabile, con facilità, dal nostro organismo. www.vegetarian.it
UN PARTITO COME GLI ALTRI...
scritto da Salvatore Borsellino
Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD e della scelta effettuata nelle Marche di aderire ad una coalizione con l'UDC, con un partito cioè che è presente in parlamento solo per i voti assicurati da Cuffaro, condannato già in secondo grado per i suoi rapporti con la mafia.Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di Pietro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la nostra Agenda Rossa.
Mi sono sbagliato, sono stato ingannato, sono vicino a Gioacchino Genchi che ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale, non ci si può alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD appoggiando un pluriindagato in Campania, non si può per opportunità od opportunismi politici rinunciare alla questione morale. Non si può, soprattutto per il particolare momento in cui è stata fatta questa scelta, lasciare intendere di essere in qualche maniera ricattabile. Sono profondamente deluso e mi confermo ancora di più nella decisione, che peraltro avevo già preso, di separare nettamente l'immagine del Movimento delle Agende Rosse da quella dell'IDV. A Vasto avevo ad alta voce richiesto di far diventare l'IDV il partito della gente onesta, di chi ricerca, come noi la Verità e la Giustizia. Ritengo che la base di quel partito abbia gli stessi nostri ideali e le stesse nostre aspirazioni, ma le assicurazioni che mi sono state fatte in quell'occasione ed alle quali avevo dato credito senza però firmare alcuna cambiale in bianco, sono state disattese. Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere. Continuerò a sostenere persone come Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, Emiliano Morrone, Sonia Alfano, Luigi De Magistris, tutte quelle persone che, continuo a credere, potrebbero fare diventare l'IDV quello che non ha avuto il coraggio di diventare. Invece dei passi avanti che mi attendevo, sono stati fatti dei passi indietro e non accetterò più che le bandiere dell'IDV si mescolino al simbolo delle Agende Rosse. Se IDV ha dimostrato di essere un partito come gli altri non c'è nessuna ragione perchè venga da noi considerato in maniera diversa dagli altri.
Salvatore Borsellino
SALVATORE BORSELLINO RENDE OMAGGIO AD EMANUELA LOI, LA SEMPLICITA' DEGLI UOMINI GIUSTI...
scritto da Maria Loi (Antimafiaduemila, 14 febbraio 2010)
Sestu è il paese di Emanuela Loi, la prima donna poliziotta caduta quel 19 luglio del 1992 nella strage di Via D’Amelio. Il tritolo mafioso oltre a sventrare quel budello si è portato via con sé la vita del giudice Paolo Borsellino e quella dei cinque agenti di scorta.
Uno di loro è Emanuela Loi, aveva appena 24 anni.
Oggi a Sestu le hanno intestato una strada, la sala consiliare del Comune e da pochissimo un ponte, snodo fondamentale dell’hinterland cagliaritano, affinché non venga mai dimenticato il suo sacrificio estremo.
Il 12 febbraio scorso un corteo silenzioso le ha reso omaggio deponendo una corona di fiori al cimitero di Sestu dove si trova la tomba di Emanuela, vicinissima a quella dei genitori morti per il dolore per la perdita della figlia.
Anche Salvatore Borsellino è lì, in prima fila, insiemi a tanti giovani, e anche meno giovani, con in mano le agende rosse, a gridare giustizia, quella giustizia che tarda ancora ad arrivare. Ma che ognuno di noi deve pretendere se vogliamo che il nostro Paese rinasca su valori saldi, come quelli che testimonia la vita di Emanuela. Attimi di grande commozione appena Salvatore Borsellino si è avvicinato alla tomba di Emanuela. In silenzio ha osservato il suo volto sorridente, poi ha iniziato a sfogliare un’agenda rossa che aveva con sé. Appena ha trovato la pagina con la foto del fratello Paolo l’ha piegata e l’ha messa sulla tomba di Emanuela in un gesto di protezione. Quasi a voler dire che così come lei aveva protetto il giudice da viva ora era lui che proteggeva lei.
Questa “giovane” donna ha lavorato in silenzio dando una lezione di grande eroismo. Emanuela sapeva che stava andando incontro alla morte, così come lo sapevano Walter, Claudio, Vincenzo, Agostino e Paolo. Ecco perché rendere omaggio a tutti loro oggi significa che dall’indignazione dobbiamo passare all’azione, significa fare ogni giorno “qualcosa” per estinguere quel debito che abbiamo nei confronti di tutti loro. Certamente se analizziamo che cosa è accaduto da 17 anni a questa parte il bilancio è drammatico. Lo sgretolamento di ogni parametro di trasparenza mai, come in questo periodo, è precipitato tanto in basso e mai come oggi i disvalori sono diventati il modello di riferimento, la magistratura è stata messa al banco e sono state varate leggi ad personam. Questo “golpe bianco”, come lo definisce Oliviero Beha, è avvenuto un po’ alla volta senza che ce ne potessimo accorgere. Ma ora è arrivato il momento di riappropriarci di ciò che ci appartiene: la verità sulle stragi che hanno insanguinato il nostro paese. Filo conduttore degli interventi prima del giornalista Lorenzo Baldo e poi del collega Pietro Ricca nel dibattito tenutosi durante il pomeriggio nell'aula consiliare del comune di Sestu "Omaggio ad Emanuela Loi. La forza della legalità, la forza del coraggio" organizzato dai giovani dell'associazione "Penso libero" di Sestu. Un pubblico molto partecipato ha ascoltato con grande attenzione le parole dei relatori. A chiudere l’incontro è stato Salvatore Borsellino che con le parole rotte dall’emozione ha gridato il nome di Emanuela con tutto il fiato in gola scuotendo i presenti in sala.I nfatti mai come in questo momento si sente forte la necessità di arrivare alla verità. E il movimento delle agende rosse, così come il movimento spontaneo nato a Caltanissetta per tutelare i magistrati minacciati da Cosa nostra e il sit-in del 13 a Palermo sono una prima risposta della gente, sono la dimostrazione che si respira un’aria nuova. E l’incontro di Sestu ne è una ulteriore conferma.
Maria Loi (Antimafiaduemila, 14 febbraio 2010)
CAMBIERESTI?
...
di Giovanni Santorso
"Cambieresti?" è il titolo del progetto dedicato a stili di vita sostenibili che il comune di Santorso presenterà venerdì 12 febbraio prossimo alle 20.30 presso la sala conferenze della Scuola elementare S. G. Bosco al Timonchio.
«E' una data non scelta a caso - spiega l'assessore alla Partecipazione del Comune di Santorso Paolo Manza - visto che in questa giornata si celebra l'iniziativa M'illumino di meno promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radiodue. L'iniziativa - aggiunge Paolo Manza - è uno dei modi qualificanti attraverso i quali il nostro Comune intende portare avanti una prospettiva di partecipazione attiva e consapevole della cittadinanza alla vita del proprio paese facendosi carico delle condizioni dell'ambiente. Il progetto, infatti, funzionerà solo se le famiglie di Santorso si lasceranno coinvolgere».
Il progetto Cambieresti (acronimo di Consumi Ambiente Risparmio Energetico Stili di vita) è pro-mosso e finanziato dal Comune di Santorso, dal Laboratorio provinciale di educazione ambientale e dalla Coop Adriatica. E' rivolto alle famiglie del territorio e ha l'obiettivo di accompagnarle nella sperimentazione di stili di vita e consumo sostenibili, attraverso un percorso di conoscenza e ri-sparmio delle risorse locali, all'insegna della sobrietà. «Le famiglie che aderiranno - precisa Manza - saranno chiamate a modificare il proprio stile di vita con piccoli accorgimenti nella dimensione quotidiana: risparmio energetico ed idrico, acquisto di prodotti locali, biologici e del commercio equo, riduzione dei rifiuti domestici, recupero di saperi e usi tradizionali, autoproduzioni, spesa collettiva attraverso gruppi di acquisto».
Il percorso delle famiglie sarà accompagnato attraverso incontri mensili, laboratori, momenti di formazione e auto-formazione.
Alla serata parteciperà Andrea Bertaglio del Movimento per la Decrescita Felice, associazione Cambieresti? onlus di Venezia.
L'incontro sarà anticipato alle 20.00 dalla premiazione del concorso di disegno "Piedibus il mezzo che va a gambe e rispetta l'ambiente", un'altra iniziativa del Comune nell'ottica della mobilità sostenibile.
Il giorno prima, giovedì 11 febbraio con inizio alle 19.00 in sala consiliare, invece, saranno i ragazzi del Consiglio comunale dei ragazzi a proporre un incontro di approfondimento sul risparmio energetico nei comuni.
... E COSENTINO ALLORA ?
...
di Laura Garavini
E'
veramente difficile analizzare quello che il Governo ha
chiamato, esagerando un bel po', "Piano Staordinario contro
la Mafia" senza farsi prendere dalla voglia di rispondere a
tanta retorica con una sola frase: e Cosentino allora? E'
credibile un Governo che dichiara di sconfiggere le mafie e
lascia le chiavi del CIPE nelle mani di un deputato che la
Procura di Napoli, il Tribunale di Napoli e la Cassazione
ritengono debba essere arrestato e non al Ministero
dell'Economia? Non sentono la totale inadeguatezza delle
loro parole di fronte ai fatti?
Proviamo comunque ad analizzare i 9 punti, innanzitutto da
un punto di vista generale: tranne che per l'istituzione
dell'Agenzia sono tutti disegni di legge, anzi per la
precisione disegni di legge con delega al Governo, cioè
provvedimenti che vedranno la luce tra un anno,
evidentemente la mafia non è un'emergenza come le vicende
processuali sulle quali il Governo ha provato a promulgare
decreti. Ma il dato più eclatante, e che nessun commentatore
ha ripreso, è che per tutto questo piano non è stato
stanziato un solo euro in più: solo il giorno prima Maroni
aveva annunciato che sarebbero stati ripartiti 200 milioni,
ieri di questi soldi non si è più parlato. Così i nuovi
compiti e le nuove iniziative sono, ovviamente,
irrealizzabili, considerato che già ore le forze di polizia
e la magistratura devono fare i conti con sempre più gravi
mancanze di risorse.
L'istituzione dell'Agenzia per la gestione dei beni è
sicuramente un fatto positivo, soprattutto che su questo
Maroni si sia deciso a mantenere un impegno preso all'inizio
della legislatura e su cui il PD ha sempre insistito, oltre
ad aver presentato sia alla Camera che al Senato appositi
disegni di legge che la maggioranza ha sempre bloccato.
Bisognerà però leggere bene il provvedimento sia per capire
come verrà messa in grado di operare una struttura
decentrata a cui si attribuisce, secondo le dichiarazioni
dei Ministri, la titolarità del bene fin dalla fase del
sequestro; sia se viene chiarito fino in fondo che l'Agenzia
non ha il compito di vendere i beni, ma che questa è
un'eventualità da scartare. Su questo punto daremo
sicuramente battaglia al momento dell'approvazione della
legge e vedremo se tutti coloro che nella maggioranza hanno
condiviso le nostre posizioni saranno con noi fino in fondo.
Lo
stesso vale per il testo unico delle leggi antimafia: se,
come ha detto il Premier, sarà solo una raccolta di testi
esistenti non serve a nulla. Quello che serve è mettere mano
alle molte norme esistenti per renderle più omogenee ed
efficaci. Quella sarà anche la sede per introdurre il reato
di antiriciclaggio, che tutti gli esperti ritengono
indispensabile, ma che il Governo e la maggioranza non
vogliono introdurre.
Su
tutto il resto bisogna fidarsi delle dichiarazioni dei
Ministri della Giustizia e dell'Interno, perchè lo stesso
comunicato ufficiale di Palazzo Chigi non dice nulla di
specifico su squadre di coordimento interforze, sostegno
alle vittime del racket e dell'usura, appalti e così via.
In
base alle dichiarazioni le squadre di coordinamento sembrano
essere un puro slogan, già esistono dove è necessario, a
meno che il maggior coordinamento non significhi la
cancellazione di presidi importanti sul territorio come
caserme dei carabinieri e posti di polizia. In quel settore
servono, invece, investimenti seri sia per aumentare il
livello di controllo del territorio sia per mantenere alte
le capacità investigative delle forze di polizia, sia sotto
il profilo delle risorse umane che per quanto riguarda le
tecnologie sempre più avanzate che devono essere messe a
disposizione di chi indaga. Per fare questo servono risorse
finanziarie certe e non le dichiarazioni di principio di
Maroni.
Sempre stando a quanto dichiarato ci dovrebbe essere anche
una stretta sugli appalti, qui servono due strumenti
operativi subito: il conto dedicato, un unico conto sul
quale far transitare tutte le movimentazioni finanziare
relative ad un appalto; ed il settimanale di cantiere, un
registro elettronico che il capocantiere deve inviare alla
Preftura ed alla Questura, dove deve annotare quali lavori
sono previsti nella settimana successiva, i mezzi che
verranno utilizzati e gli operai ed i vari addetti che
avranno accesso al cantiere. Se si scopre che le
informazioni sono false c'è la rescissione del contratto.
Serve sia a monitorare meglio il singolo cantiere che a
verificare se gli stessi mezzi o operai vengono utilizzati
da ditte diverse, apparentemente non collegate.
Anche su questo la maggioranza nella realtà non da' segnali
positivi: infatti ieri al Senato la PDL ha provato ad
inserire una norma che avrebbe abbasato le tutele contro le
imprese colluse con la mafia o colpevoli di aver corrotto.
Sulla tutela delle vittime del racket e dell'usura speriamo
sia la volta buona: i fatti raccontano però che le denunce
dei commercianti e degli imprendiori per questi reati stanno
diminuendo, e non perchè stiano diminuendo questi reati, ma
perchè evidentemente non si ha fiducia nella protezione che
lo Stato dovrebbe garantire.
Per
quanto riguarda la diffusione in Europa delle buone pratiche
italiane posso essere testimone diretta che, anche senza
piani straordinari del Governo, la nostra legislazione fa da
esempio: è avvenuto in Germania dove il Parlamento ha
approvato una nuova normativa sul sequestro dei beni ai
mafiosi che riprende i punti cardine della nostra normativa.
Insomma quello che per 5 mesi il Governo ha annuciato come
un piano in grado di sconfiggere le mafie al momento sembra
essere un cumulo di promesse condite dalle solite cifre
sparate dal Governo e che nessuno può controllare, come
l'aumento del 300% delle operazioni anticrimine da quando
c'è il nuovo Governo. Delle due l'una o prima le forze di
polizia non facevano molto bene il loro dovere, e non è
così, o si tratta di cifre date in pasto all'opinione
pubblica a casaccio. Quello che farà testo sarà vedere,
intanto, quanti soldi il Governo impegnerà per la
realizzazione dell'Agenzia per i beni confiscati.
L'ITALIA DI BETTINO...
di Marco Zanatta
FONTE
Ho
aspettato questa settimana per scrivere questo post. Troppe
cose sul piatto per essere obbiettivi e non farsi prendere
la mano. Poi con calma riflettendo ho capito la situazione
in atto potrebbe proprio essere tranquillamente definita
“L’Italia di Bettino”, e lo dico con cognizione di causa.
L’Italia di Bettino sta nella lettera che il presidente del
paese Giorgio Napolitano ha inviato alla famiglia Craxi,
dove ha trattao il fu Bettino come una vittima di non sa
quali maltrattamenti. Non dovesse bastare questo possiamo
trovare L’Italia di Bettino in questo atto revisionistico e
violento in cui si trasforma un ladro impenitente in una
sorta di Cristo sulla croce. La ritroviamo poi in una sorta
di differita nazionale nei continui attacchi del premier
alla magistratura, rea come sempre di volerlo processare e
perseguitare, proprio come nel 1993 fuori dall’Hoterl
Rapahel si lapidava a suon di uova e monete lo statista
Craxi.
E
se ancora questo non fosse sufficente a dimostrare quato
l’attimo storico sia craxiano pensiamo agli esiti nefasti
della tristemente famosa Legge Mammì sulle reti private
dell’attuale premier. Pensiamo ai nostri politici in visita
ad Hammameth mentre depongono il tricolore sulla tomba del
ladro. Pensate che in italia si stanno intitolando delle vie
al Sig. craxi che è giusto ricordarlo ad Hammameth, malgrado
ultimamente si creda il contrario, ci è andato perchè
colpevole di reati quali per esempio la corruzzione o il
finanziamenrto illecito (altro che moralità), non perché il
paese non lo volesse. Se vi rimane un attimo dedicatelo al
nostro premier indagato assieme al figlio (vizzietto di
famiglia eh…) per lo scandalo Mediatrade dove guarda caso si
discute degli enensimi fondi neri. Tutte nozioni che il caro
Silvio ha fatto sue e che trasportano il paese in questa
dimensione definita per l’appunto Italia di Bettino. E
Nell’Italia di Bettino, ovviamente, sia chiaro c’è anche il
posto per un’opposizione che non esiste, che per dare aria
alla propria intelletualità da salotto con divano sgualcito
non fa altro che dividersi e che sempre più si rende simile
al proprio avversario politioco.
Quest’Italia spacciata per seconda repubblica in realtà è
sempre più L’italia di Bettino e quindi giusto, per dovere
di cronaca, unirsi al coro di rievocatori. Vederlo come uomo
di Stato. Ringraziarlo per ciò che ha fatto e per aver fatto
da apripista al sig. Berlusconi.
LA SOCIETA' A
QUATTRORUOTE... di Romina Rossi
L'automobilista italiano passa in media un’ora e mezzo al giorno dentro la
propria automobile
«Si crede di fabbricare
automobili, si costruisce una società» Bernard Charbonneau,
L’hommauto, Edizioni Denoël «Parigi non c’è più; non è stato
Hitler a distruggerla, ma Renault», scriveva Charbonneau in
L’Hommauto. E l’Italia? C’è ancora o l’ha distrutta la Fiat?
A giudicare da una recente indagine dell’ACI sembra proprio
così: l’automobilista italiano passa in media un’ora e mezzo
al giorno dentro la propria automobile, cioè 22 giorni
l’anno per un totale di 7 anni della nostra vita. Questo
primato negativo deriva sia dal numero di auto
circolanti, maggiore che nel resto d'Europa, che dalla
scarsità di parcheggi, causa di una ricerca più lunga del
posto auto.
L’Italia detiene poi anche un altro record: quello dei
veicoli circolanti sulle strade. Nel 2009 si calcola che
vi siano state 60 auto ogni 100 abitanti, 600 ogni 1.000,
contro le 500 auto per ogni 1.000 abitanti di Gran Bretagna
e Francia. Questo vuol dire che per ogni italiano c’è una
mezza automobile o, per chi preferisce guardare il dato al
contrario, che ogni auto ha all’interno del suo abitacolo 1
persona e mezzo.
Il primato regionale
spetta a Lazio, Umbria, Piemonte, Valle D’Aosta, Marche
e Toscana, mentre le regioni più verdi sono Puglia, Trentino
e Liguria. Visto a livello mondiale, questo dato indica che
l’Italia detiene da sola il 5,4% del parco circolante, a
fronte dei quasi 640 milioni di vetture che circolano per le
strade di tutto il mondo. Tornando in Italia, ogni vettura
può circolare su una rete stradale di 172.000 km e 6.487 km
di autostrade.
L’italiano non sembra voler
rinunciare alla propria auto nemmeno in tempo di recessione:
in seguito alla crisi energetica che ha innalzato
sensibilmente il prezzo del carburante, solo un misero 6%
degli italiani ha rinunciato all’auto preferendo ferrovie e
mezzi pubblici, la restante maggioranza continua
imperterrita a girare in automobile. Non solo per viaggi
lunghi: un buon 58% infatti sembra preferire l’auto anche
per brevi spostamenti, non più lunghi di 15 minuti, che
potrebbero essere coperti da mezzi alternativi e meno
inquinanti.
Quanto ci costa all’anno mantenere l’auto?
Cara auto, ma quanto mi
costi?
Quanto ci costa all’anno
mantenere l’auto? Chi ne possiede una può fare un calcolo
veloce, ma la maggior parte di noi a volte fatica a rendersi
conto che oltre alle spese di bollo e manutenzione ce ne
sono anche altre altrettanto importanti per la collettività.
Se facessimo i conti ci renderemmo conto che l’automobilista
medio spende in media 2.600 euro annui e il carburante
incide per un buon 42%. A questo si aggiungono le quasi 500
euro per la Rc Auto e le 400 euro per la manutenzione
ordinaria, oltre alle spese per pedaggi autostradali, posti
auto e garage. Complessivamente, la spesa annua per la
manutenzione e l’esercizio dell’auto si aggira oltre i 90
miliardi di euro.
C’è un altro costo che non
teniamo in considerazione: quello energetico. Le auto
italiane trasportano in media 1 passeggero, il che significa
che 100 auto trasportano al massimo 120 persone e non invece
300-400 come potrebbero fare. Se colmassimo il vuoto
dell’abitacolo, riempiendo ogni vettura con 4 passeggeri,
risparmieremmo 5 miliardi di euro, che andrebbero sommati
agli altrettanti miliardi dovuti ai parcheggi vuoti. Senza
contare l’immenso beneficio che ne ricaveremmo in termini di
ambiente e salute.
Il costo sanitario è quello
che in pochi calcolano: sia dentro che fuori l’abitacolo
l’aria che respiriamo non è salutare. Oltre allo stress di
dovere stare al volante, spesso in coda oppure in mezzo al
traffico arrabbiati o annoiati, respiriamo aria inquinata da
particelle PM10, fuliggine e i microrganismi e i gas
ossidanti come l’ozono, senza contare i contaminanti solidi
e gassosi e i pollini allergenici. A peggiorare il livello
dell' aria che respiriamo al volante è la cattiva
manutenzione dei filtri dell’aria condizionata che pochi
automobilisti si preoccupano di cambiare una volta all’anno.
Il pericolo si accentua
soprattutto d’estate quando, in periodo di vacanze, le
lunghe code sotto al sole aumentano la concentrazione di
ozono all’interno della nostra auto. L’ozono è prodotto da
una reazione chimica che si sviluppa in concomitanza di
forti radiazioni solari, temperature elevate e scarsa
ventilazione atmosferica: l’inquinamento che ne deriva può
causare tosse, irritazioni al naso, alla gola, all’apparato
respiratorio e agli occhi. Le condizioni ridotte
dell’abitacolo, dicono gli esperti, possono innalzare il
livello di inquinamento fino a 4 o 5 volte rispetto
all’esterno.
Ma nemmeno all’esterno la situazione è migliore.
Molte città, soprattutto
nei mesi invernali quando lo smog dipinge le strade di
grigio, aderiscono al restringimento del traffico urbano e
alle domeniche verdi, una soluzione che però risolve il
problema soltanto parzialmente e solo temporaneamente.
DR. PAOLO
FRANCESCHI RISPONDE AL DR. QUAINI
... di Dottor Paolo Franceschi
Caro
Dottor Quaini,
scusa se utilizzo il tuo
comunicato stampa comparso
recentemente su Uomini Liberi per focalizzare alcuni
concetti meritevoli di discussione. Ho appreso con delusione
che fra i punti salienti non entrano, pur essendo tu un
medico, i temi della prevenzione primaria, che si basano
fondamentalmente sulla prevenzione e non sulla
cura delle malattie.
In questo senso ricordo che
la prevenzione primaria, attraverso la lotta all'
inquinamento, ha una doppia valenza etica, in quanto:
1) è tesa a migliorare la
salute dell' attuale ma anche delle future generazioni
2) ha un valore interclassista, in quanto dalla lotta all'
inquinamento possono beneficiare tutti i cittadini, senza le
discriminazioni socio-economiche che anche una sanità come
la nostra, basata su diagnosi precoce e terapie, non è
affatto in grado di eliminare.
Sappiamo che a fronte della diminuzione della mortalità
per cancro, aumentano ogni anno in tutta Italia i
nuovi casi di cancro, ascrivibili principalmente agli
effetti dell’ ambiente, che agiscono molto precocemente, già
durante lo sviluppo intrauterino del feto.
Negli ultimi 30 anni in
Europa l’ incidenza di tumori nella prima infanzia e nell’
adolescenza è aumentata del 30 % ; se possibile ancora
peggiori sono le notizie per i bambini italiani. I recenti
dati del Rapporto AIRTUM (Associazione Italiana
Registri Tumori) 2008 sui tumori infantili , dimostrano
infatti come i dati di incidenza e gli andamenti
temporali siano in Italia peggiori che negli altri paesi
europei e negli USA (il che, sia detto per inciso, priva
di qualsiasi valore l’ipotetico fattore “miglioramento
diagnostico”).
Lo stesso si dica per l’
aumento di incidenza di malattie cardiovascolari,
cerebrovascolari, respiratorie.
Dice il falso chi tenta ancora di affermare che le malattie
cardiovascolari e cerebrovascolari non siano legate all’
inquinamento.
Tu saprai che IL TUMORE
DANNEGGIA LE FINANZE DEL MALATO E DI TUTTA LA SUA FAMIGLIA:
Uno studio presentato dalla Fondazione ISTUD il 14/12/2007 a
Roma ed effettuato al Policlinico Umberto I di Roma ha messo
in evidenza che:
il 72 per cento dei
familiari di un malato di tumore denuncia infatti una
perdita economica "rilevante" dovuta al mancato guadagno per
la permanenza in ospedale; - il 38 per cento subisce delle
perdite stimabili tra i 700 e i 1.000 euro al mese;
- il 25 per cento lamenta
delle perdite addirittura superiori ai 1.200 euro mensili; -
il 22 per cento addirittura lascia il lavoro;
- il 13 per cento è
costretto a mettersi in aspettativa.
ESSERE MALATI CRONICI PUO’
COSTARE 1500 EURO AL MESE: Il dato emerge dal Rapporto di
CittadinanzAttiva sulle malattie croniche. La spesa
sostenuta da chi soffre di una malattia cronica per farmaci,
presidi, ausili e aiuti esterni è di circa 1500 euro al
mese. indipendentemente dai costi a carico del servizio
sanitario.
E' ovvio come non si possa
parlare di” sanità uguale per tutti” quando ci sono questi
costi a carico dei cittadini.
L’esposizione in età fetale
e nella prima infanzia a sostanze chimiche presenti nell’
ambiente può danneggiare il cervello durante lo sviluppo e
indurre disturbi dello sviluppo del sistema nervoso:
autismo, disturbi da deficit attentivo, e ritardo mentale:
piombo, metilmercurio, policlorobifenili (PCB), arsenico :
l’ esposizione a queste sostanze chimiche precocemente
durante lo sviluppo fetale può causare danni cerebrali a
dosi molto inferiori che negli adulti. Questo fenomeno è
stato descritto dalla Scuola di salute Pubblica dell’
Università di Harvard,(Lancet 2006; 368: 2167-78) come :
Pandemia Silenziosa. Silenziosa perchè agisce in maniera
subdola e nessuno ne parla; ma basterebbe chiedere a
qualunque maestra per sapere come questi casi siano sempre
più frequenti nelle loro classi.
Pertanto credo che un
medico che voglia dire e fare qualcosa di veramente serio e
originale (in Italia in particolare) per portare un
contributo efficace alla politica sanitaria in campo
regionale debba finalmente affrontare il problema della
prevenzione primaria, che nella nostra regione, dove
sorgono ben 3 centrali a carbone, significa in primo luogo
progettare l' abbandono del carbone, dire no agli
inceneritori e alla combustione del CDR, e alle
centrali a biomasse, e impegnarsi per un pesante
intervento di promozione dello sviluppo delle energie
pulite e del riciclo totale dei rifiuti solidi urbani.
Purtroppo nella tua
presentazione non ho visto alcun accenno a questi temi.
Spero che le mie osservazioni possano essere utili a te e a
chi le leggerà, in particolare agli altri medici che come te
si vogliono candidare alla guida della Regione.
Cordiali saluti,
Dottor Paolo Franceschi.
Referente scientifico della
Commissione
Salute e Ambiente dell’
Ordine dei Medici di Savona.
NESSUNO TOCCHI IL SOLDATO
TRAVAGLIO ... dal Blog di Beppe Grillo
Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un
giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato,
delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i
mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e
Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta,
scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti
dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un
decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un
suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il
resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi
testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E
questo in Italia non è tollerato. Nel 2006
Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In
Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja
disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto
di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un
bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un
bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta
a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su
Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell'
ultimo Passaparola tratto da questo blog. E'
Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il
modellino del duomo di Milano? (... esaurito da giorni in
tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro
che vogliono ripetere l'insano gesto?).
Paolo Liguori, memore dei
bei tempi di
Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di
Travaglio non c'è un barlume di pietà né di amore. Queste
parole possono istigare alla violenza". Nel programma
"Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra
Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono
lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio?
Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia.
"
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito
dell'Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna
(di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network
composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel
mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione
condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome
Travaglio".
La
tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del
Partito dell'Amore a non assistere all'intervento di Di
Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non
eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila
indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal
Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà
nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.
La P2 regna e informa. Ha scelto un bersaglio:
Travaglio, che non può distruggere con la diffamazione o
comprare, ma solo abbattere. Dietro Travaglio c'è però la
Rete, ci sono milioni di italiani. Se dovesse succedergli
qualcosa, anche se dovesse colpirlo un fulmine dal cielo,
qualcuno dovrà renderne conto. Loro non si arrenderanno mai
(ma gli conviene?). Noi neppure.
"BORSELLINO HA CAMBIATO LA MIA VITA ... scritto da Vincenzo
Iurillo (da Il Fatto Quotidiano del 8 11 2009)
Lettera a Paolo
"Carissimo Paolo,
mi chiamo Martina, ho 18 anni e sono romana.Ti scrivo questa
lettera con la speranza che da lassù tu possa ascoltare le
mie parole.
Frequento il 4° Liceo Linguistico a Roma e fino a 4 anni fa
avrei voluto fare l'interprete.
Invece da quando sono venuta a conoscenza della tua storia
la mia vita è completamente cambiata perchè adesso dentro di
me c'è un'immensa rabbia che ho deciso di sfogare dedicando
la mia vita totalmente a te, continuando la tua opera perchè
non riesco a vivere con il pensiero che le tue parole
restino inascoltate, che il vostro sacrificio non sia valso
a nulla.
Non riesco a fare finta di niente ed è per questo che ho
deciso di intraprendere un lungo e complesso percorso di
studi per diventare Magistrato.
Per
dare sfogo a quella sensazione di vuoto che provo guardando
i tuoi occhi sorridenti e quelli di Giovanni...
Per non guardare più inerme i tuoi assassini ancora
indisturbati al vertice di questo Stato senza dignità che
nonostante tutto non ha il coraggio di ribellarsi a questi
mostri che hanno ancora facoltà di parlare, di vivere...
Non
riesco nemmeno a piangere perchè come dice giustamente tuo
fratello non è più tempo di piangere, adesso è tempo di
reagire, di sfruttare quella forza e quel coraggio che il
vostro esempio ha lasciato in ognuno di noi.
In
questo paese ormai tutto va al contario i buoni sono
cattivi, i Giudici hanno torto, gli assassini hanno ragione,
quelli che cercano la verità sono corrotti e i collusi sono
persone oneste, i politici sono giusti, i ragazzi che
vogliono ribellarsi sono poveri esaltati...
Caro Paolo in questo nostro paese, del quale dobbiamo
riappropriarci perchè siamo noi i giusti e loro devono
andarsene, tu e Giovanni sareste sbagliati perchè in Italia
si diventa eroi, si diventa stimati solo dopo essere stati
ammazzati, perchè è troppo faticoso rendersi conto del
valore delle persone quando ancora le si può avere accanto,
le si può sostenere.
Spero veramente col cuore che un domani tu possa essere
orgoglioso di noi, dei tuoi giovani ai quali ti rivolgevi,
riponendo in noi fiducia e speranza per la creazione di un
futuro diverso.
Caro Paolo nel '92 ero molto piccola ma grazie a Dio a volte
la televisione serve e i giornali, internet e la nostra sete
di sapere fanno il resto e così adesso mi sembra di
conoscerti, di volerti un bene pari a quello che provo per
la mia famiglia e percepisco la tua assenza, la mancanza di
te compensata solo dal fatto che sei sempre presente nel mio
cuore, nei miei ideali, nei miei comportamenti...
Tu rappresenti tutto ciò per cui oggi combatto ogni giorno,
non voglio che tutto sia andato via insieme a quella
maledetta bomba, la tua umiltà, la tua forza, il tuo senso
di giustizia e del dovere, i tuoi ideali e tutto ciò per il
quale hai combattuto tutta la vita, fino alla fine.
Devi essere orgoglioso di tutto quello che hai lasciato su
questa terra la tua famiglia, i tuoi meravigliosi figli, i
tuoi valori che hanno forgiato molti giovani della mia
generazione.
Mi vergogno di pensare che nonostante tutto, oggi non sia
cambiato poi così tanto, ma purtroppo è così perchè dietro
alle stragi del '92, come dietro al silenzio più recente
opera indisturbata la mafia affiancata da una parte di Stato
che nonostante il sacrificio dei suoi uomini più valorosi,
continua ad accrescere i propri benefici e a trarre profitto
dall'organizzazione mafiosa, sputando sul sangue di chi l'ha
combattuta a prezzo della vita e in nome dello Stato stesso.
Caro Paolo ti ho scritto questa lettera come segno tangibile
di una promessa:
Farò il magistrato perchè voglio che il coraggio vinca sulla
paura e che le tue parole assumano un profondo significato
per i ragazzi della mia generazione.
Sento e voglio pensare che la parte sana del paese sta
crescendo e vuole e deve combattere in nome delle vostre
idee, continuando sulla strada che voi avete cominciato per
rendere giustizia a te e a tutti gli altri come te.
Vorrei poter salire su una stella solo un attimo per dirti
quanto sono orgogliosa di aver avuto nel mio paese una
persona e un Magistrato come te, il tuo sorriso splenderà
per sempre, come un raggio di sole su questa terra, finchè
ci sarà solo uno di noi che manterrà vivo il tuo ricordo e
il tuo impegno.
Con infinita gratitudine, stima e affetto...
Martina
A.A.A. LODO
OFFRESI PREZZO TRATTABILE ... di Marco Travaglio TRATTO DA Il Fatto
Quotidiano, 6 11 2009
Premesso
che l'on. avv. Niccolò Ghedini è una simpatica
personcina e il suo maestro on. avv. Pietro Longo
pure, la domanda è questa: ma è normale che questi due
signori - come informano quotidianamente i giornali - si
aggirino per le aule parlamentari, peraltro deserte, e negli
angiporti limitrofi, cercando di piazzare lodi, lodini,
sottolodi, minilodi travestiti da “riforme della giustizia"
in formato extralarge, o mignon, da tasca o da pochette,
per cancellare i processi o i reati del loro cliente che
li paga profumatamente e, per inciso, fa pure il presidente
del Consiglio? È normale che tutti li stiano a sentire,
nell'ambito del “dialogo sulle riforme”, anziché mandarli a
stendere? È normale che nessuno, dal presidente della Camera
a quello della Repubblica, non trovino due minuti e due
parole per metter fine allo sconcio? È normale che i
giornaloni “liberali” non scrivano una riga? È normale che
Pigi Battista abbia frantumato i marroni per tutta
l'estate a De Magistris perché non s'era ancora
dimesso da magistrato (l'ha fatto a settembre, nel silenzio
di Battista) e non abbia mai dedicato una virgola alle
mancate dimissioni di Ghedini e Longo dall'avvocatura o dal
Parlamento o dalla difesa berlusconiana? È normale che il
Corriere degli Ostellini, dei Panebianchi, dei Pappagalli
della Loggia che quotidianamente ci affetta i santissimi con
la separazione delle carriere fra giudici e pm non dedichi
un pigolìo alla separazione delle carriere fra avvocati e
legislatori?
È normale che l'Ordine degli avvocati, quello che non
ha ancora trovato il modo di espellere Previti a tre
anni dalle condanne definitive per aver comprato le sentenze
Imi-Sir e Mondadori, non abbia nulla da dire ai due illustri
associati in spudorato conflitto d'interessi? Se non andiamo
errati, l'Ordine forense è dotato financo di un “Codice
deontologico”, che nel capitolo III sul “Conflitto
d'interessi”, contempla il seguente art. 37: “L'avvocato ha
l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale
quando questa... interferisca con lo svolgimento di altro
incarico anche non professionale”. Tipo quello di deputato.
Ora, non ritengono lorsignori che codesto articolo calzi a
pennello con ciò che fanno ogni santo giorno da 15 anni gli
avvocati del premier? E, se è così, il Codice deontologico
ha una funzione ornamentale o è vincolante per gli
associati? E che si intende fare per indurre le due
personcine a rispettarlo? Finora gli On. Avv. avevano sempre
trovato un prestanome disposto a immolarsi e
intestarsi le leggi-vergogna su misura dell'Utilizzatore
Finale e dei suoi cari: decreto Biondi, condono Tremonti,
scudo Tremonti, ddl Pittelli, lodi Schifani e Alfano,
legge-bavaglio Alfano sulle intercettazioni. Solo
Cirielli si era ribellato, tant'è che la sua legge
riveduta e corrotta fu ribattezzata “ex Cirielli”, alla
memoria, per mancanza di scudi umani volontari. Ora anche
Angelino Jolie, essendosi sputtanato abbastanza, non
firma più nulla. Così Ghedini e Longo han dovuto riaprire il
bazar mettendoci la faccia e il nome. Ogni giorno la
premiata ditta sforna una nuova schifezzuola per sondare il
terreno e vedere l'effetto che fa: amnistia super o mini;
indultino gigante o nano; prescrizione breve o media o
lampo; portiamo tutto da Milano a Roma, o magari ci fermiamo
a metà strada, tipo Orte; un bel lodino nuovo di pacca, anzi
usato; valido per tutti, o solo per gli incensurati, o solo
per Lui. Interessa l'articolo? Prezzi modici e trattabili.
Roba che nemmeno Paolo Ferrari coi due fustini al posto di
un Dash. Prima o poi riusciranno a piazzarlo, il Ghedash
che lava più bianco. Tanto nessuno dice nulla e il
Presidente firma tutto. O no? (Vignetta di FEI)
DDL ALFANO SULLE
INTERCETTAZIONI,
Antonio Ingroia: "Da domani colletti bianchi più al sicuro"
... Scritto da Redazione 19luglio1992.com e AA. VV.
Proponiamo un´intervista rilasciata il 9 giugno 2009
dal dott. Antonio Ingroia, Procuratore aggiunto della
Repubblica di Palermo, in merito al testo del disegno di
legge sulle intercettazioni sul quale il governo vuole
chiedere in questi giorni la fiducia al Parlamento. Qualora
questo disegno di legge fosse approvato, le conseguenze sul
diritto dei cittadini ad essere informati e sull´efficacia
delle indagini antimafia sarebbero devastanti. I colletti
bianchi che con la mafia fanno affari non potrebbero
ricevere un regalo migliore.
Giornalista: “Adesso che c´é questa questione di fiducia
sul disegno di legge `intercettazioni´, se passasse così
com´é, quali sarebbero le conseguenze?”
Antonio Ingroia: “Le conseguenze è che verrebbe
avvolto da una cortina di silenzio stampa il procedimento
penale mentre i cittadini hanno diritto ad essere informati
su come la giurisdizione viene esercitata, fermo restando il
segreto sulle indagini.
Ma quello è già tutelato dalla normativa vigente. In secondo
luogo saranno i cittadini da una parte ed i magistrati
dall´altra più disarmati nei confronti delle forme più
occulte e più subdole di criminalità che può essere
scoperta, svelata e colpita soltanto con sistemi sofisticati
ed uno dei sistemi più sofisticati è quello delle
intercettazioni telefoniche ed ambientali.”
Giornalista: “Cosa in particolare voi riuscite a scoprire
attraverso le intercettazioni lì a Palermo?”
Antonio Ingroia: “Si riescono a scoprire le trame e le
relazioni di organizzazioni complesse, si riescono a
scoprire i rapporti dei mafiosi riconosciuti con i colletti
bianchi insospettabili. Vero è che nel disegno di legge
governativo cambierà poco per quanto riguarda le
intercettazioni per fatti di mafia, ma il punto è che non
sempre un´indagine inizia come indagine di mafia, inizia per
reati altrettanto gravi ma non di mafia. Dopodichè
l´insospettabile, il colletto bianco viene scoperto grazie
alle intercettazioni. In quel momento si scopre il vero
mafioso. Da domani o da quando sarà approvata questa legge
il rischio è che magari si riuscirà a perseguire nel
migliore dei modi il mafioso conclamato ma sarà più
difficile scoprire gli insospettabili, i colletti bianchi”.
Giornalista: “Nella norma in votazione non ci sarà
traccia delle indicazioni del Procuratore nazionale
antimafia Piero Grasso. Che indicazioni erano, perchè le
hanno lasciate fuori?”
Antonio Ingroia:
“Il perchè naturalmente bisogna chiederlo ai
proponenti. La mia sensazione è che questo disegno di legge
nel suo complesso sia ispirato da un intento punitivo nei
confronti della magistratura nel suo complesso ed una
sottovalutazione di quanto sia grave l´emergenza criminale
oggi nel paese”.
Giornalista: “Un´ultima
battuta: lei ha osato dire, ha avuto il coraggio di dire che
`la mafia fa lobby in Parlamento´. Conferma?”
Antonio Ingroia:
“Beh, non è una novità dell´ultima ora. La forza e
l´impunità della mafia sono state garantite dalle sue
protezioni in alto loco”.
DANNI DERIVATI DALL'USO DEL PC
... Articolo della Dott. Susanne Vogel, Oculista ad
orientamento antroposofico (München), tratto dal libro
“Euritmia terapeutica per la vista secondo il metodo della
Dott. Knauer” [1]
Da
circa dieci [2] anni emergono sempre più numerosi i disturbi
legati all’uso del PC. Il lavoro al PC costringe l’operatore
seduto per ore ad una distanza fissa di 60cm dal monitor.
All’inizio dell’era del computer i caratteri apparivano neri
su sfondo bianco o viceversa, oppure verdi o color ambra:
dal momento che questi colori si sono rivelati stancanti per
gli occhi, si preferiscono attualmente nuances colorate su
sfondo scuro o vicino al bianco.
Durante il lavoro al PC è richiesta l’applicazione della
massima concentrazione per mantenere la supervisione di
cifre, lettere, impaginazione e molto altro ancora: il tutto
però si svolge all’interno di una superficie relativamente
ridotta.
L’operatore stesso si trova in una situazione quasi priva di
movimento: è seduto, guarda in una sola direzione e rimane
pressoché immobile. In condizioni normali invece l’occhio si
muove in tutte le direzioni spaziali e modifica
continuamente la sua presa a fuoco, si adatta alle più
svariate distanze, reagisce a colori e zone di luce ed
ombra. Persino nel leggere un libro l’occhio non resta fisso
in una direzione o ad una sola distanza per tutto il tempo.
Pazienti che per anni usano il PC in modo continuativo si
lamentano in modo crescente di mal di testa e stanchezza. Le
cause di questi sintomi sono da ricercare nel fatto che solo
il 15% presenta degli assi visivi ortogonali, mentre il
restante 85% presenta lievissime forme di strabismo che in
condizioni normali vengono corrette automaticamente. Nel
caso dell’uso del PC la situazione cambia drasticamente: per
molte ore è richiesta una fissazione a distanza
occhio-monitor invariata, il che comporta uno sforzo di
autocorrezione superiore alle proprie forze. Anche se la
binocularità venisse comunque mantenuta, la continua
correzione richiesta all’occhio lo affatica enormemente,
causando mal di testa e stanchezza.
In
relazione alle condizioni sopradescritte, emerge anche
un’altra problematica che è quella dell’occhio secco. La
vista viene obbligata in una sola direzione ad una distanza
fissa: questa fissità innaturale per un organo mobile come
l’occhio comporta una tendenza sclerotica di indurimento, la
cui portata non è ancora prevedibile nelle sue estreme
conseguenze. Oltre a ciò si verifica un altro fenomeno
legato alla fissazione del monitor: non tutta la retina
viene messa in attività, bensì solo il suo centro, la
macula. La periferia della retina, che permette la
percezione di toni grigi e ombre, non viene stimolata e di
conseguenza si atrofizza. Pazienti che hanno lavorato per
più di dieci anni al PC descrivono come alla fine di una
giornata di lavoro, prendendo la metropolitana per andare a
casa, sono rimasti fortemente accecati e non riuscivano più
a vedere. Questo perché nell’oscurità e in ombra è la vista
periferica che deve attivarsi: ma è proprio la vista
periferica quella che sempre più si atrofizza a causa del
computer. A questo fenomeno occorre prestare molta
attenzione.
Oltre ai danni causati agli occhi, il lavoro al PC nasconde
in sé un altro rischio, anche se meno appariscente.
Normalmente si è abituati a vedere in modo tridimensionale.
Questa facoltà è stata acquisita dall’umanità molto
lentamente nel corso dell’evoluzione. L’uso del monitor
riduce la realtà tridimensionale ad una bidimensionalità:
ciò significa far retrocedere l’uomo verso gradini evolutivi
arcaici, invece di farlo procedere verso la conoscenza della
quarta dimensione.
Attraverso l’Euritmia il paziente impara ad afferrare in
piena coscienza la tridimensionalità e ad orientarsi nello
spazio attraverso la forza dell’Io.
[1]
Libro non ancora disponibile nella traduzione italiana
[2]
L’articolo risale al 1993
PECUNIA NON OLET ... di Ruggero Ridolfi
Lettera aperta ai Candidati SindacoNel bel mezzo della più grave crisi economica degli ultimi 50 anni, c’è un
settore dell’industria italiana che ha un fatturato
ampiamente in attivo: è quella delle armi. L’Italia vende
armi, bombe, granate, mine-antiuomo, fucili e pistole per
tutte le guerre e guerriglie presenti nel mondo, anche se
poi mostra la faccia pulita delle missioni di pace o
umanitarie. D’altra parte se non lo facesse l’Italia, lo
farebbero altri e, inoltre, come disse Vespasiano al figlio
Tito, che lo rimproverava di avere guadagnato denaro
mettendo una tassa perfino sui famosi “vespasiani”, “il
denaro non puzza!”. Probabilmente hanno pensato questo anche
Lehman Brothers e soci quando per anni hanno inflazionato il
mercato mondiale con azioni “spazzatura” letteralmente
inventate sul nulla: debiti che – sapevano – nessuno sarebbe
mai stato in grado di ripianare. Ora più che mai l’Economia
è al primo posto nei pensieri dei Governi di ogni Paese del
mondo. Ma quello che moralmente è più grave è che ormai da
molti anni l’Economia è il primo dei pensieri di chi
governa. La Politica, che dovrebbe (e avrebbe dovuto)
governare, sorvegliare, guidare l’Economia né è invece
diventata schiava.
Negli ultimi decenni le prime domande che si pone il
Politico, dovendo affrontare un nuovo impegno, sono: “Qual è
il guadagno? C’è vantaggio economico?”. La cronaca ci dice
che questo accade regolarmente ovunque nelle più grandi e
nelle più piccole Amministrazioni, anche senza tirare in
ballo il malaffare che comunque prosegue in una continua
tangentopoli. Tutto è mercificato sul nascere: i costruttori
edili pensano prima di tutto a guadagnare, non a costruire a
regola d’arte come per secoli è avvenuto. Poi si piangono i
morti dei terremoti, che comunque ogni tanto la natura ci
ripropone senza preavviso.
E la Politica non
controlla; non può controllare perché è connivente. Non può
controllare perché troppo spesso fa parte del business. Le
stesse Istituzioni sono parti integranti o addirittura soci
in affari di coloro che dovrebbero controllare. Ora sotto i
riflettori dei Media è la prevenzione antisismica, ma è bene
ricordare che esiste una Prevenzione Primaria della Salute
che dovrebbe essere permanente. C’è un allarme strisciante e
spesso tenuto nascosto dai Media quasi fosse fastidioso, che
riguarda l’aggravarsi dell’inquinamento ambientale. Si
continuano a produrre tonnellate di veleni, che vengono
sparsi nell’ambiente e che contaminano inevitabilmente il
suolo, le acque, le piante, gli animali, il cibo e che non
possono non incidere sulla nostra salute. Il dato più
macroscopico, che sembra conseguirne, è l’aumento del 2%
annuo dei tumori infantili in Italia (+20% negli ultimi 10
anni!): è difficile non porsi domande sull’inquinamento
ambientale. È davvero difficile non relazionare questi dati,
così come l’aumento di diverse altre patologie soprattutto
giovanili, all’aumento dell’inquinamento.
A Forlì non potremo certo
risolvere i problemi del mondo, ma almeno possiamo sperare
di iniziare una nuova era per il nostro territorio,
soprattutto per come lo vogliamo lasciare ai nostri figli e
nipoti. Ne consegue un appello ai candidati alla carica di
Sindaco di Forlì, ricordando che il Sindaco è il primo e
l’unico responsabile di fronte alla legge della salute dei
cittadini del suo Comune. Affrontando i problemi della città
(della “Polis”), l’augurio è che sia un Politico con la P
maiuscola, che le sue prime domande siano: “È utile per i
cittadini? È innocuo per l’Ambiente? Sarà dannoso per la
salute dei cittadini attuali e futuri?” e che tenga la
risoluzione dei problemi economici come seconda domanda. La
Politica non deve fare business ed ha come primo obbligo
quello di lasciare un ambiente incontaminato e privo di
rischi per chi verrà dopo di noi. Si ricordino le parole di
Lorenzo Tomatis, grande epidemiologo mondiale, scomparso
circa un anno fa, in audizione proprio nel nostro Consiglio
Comunale di Forlì, nel 2005: “Difficilmente le nuove
generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”.
IL SOLE TRAMONTA,
RIAFFIORANO LE MENZOGNE
... di Martina Di Gianfelice
Dopo
il commosso addio di Gianni Riotta al TG 1, il compianto
direttore è andato a inquinare l'aria a "Il Sole24Ore" che
già presenta i primi sintomi della nuova gestione e li
palesa in quest'articolo “Genchi,
un mistero in 11 domande: consulente fedele o manipolatore?
” di Lionello Mancini . In un'intervista in stile
Marzulliano in cui chi fa le domande e si dà le risposte è
sempre la stessa persona, il giornalista effettua una specie
di lavaggio del cervello sul lettore mischiando le carte in
tavola, accostando alcuni frammenti di verità ad
affermazioni prive di fondamento.
L'intervista-Marzulliana
comincia col chiedersi "perchè Genchi è indagato" e nella
seguente risposta si accenna ad eventuali accertamenti
sull'operato complessivo del consulente che sarebbero
condotti dalla Procura di Roma alludendo all'acquisizione di
centinaia di milioni di dati (cifra inventata): “I Pm romani
intendono verificare in che modo, quanto tempo fa, in
riferimento a quali inchieste, il consulente palermitano
abbia raccolto le centinaia di milioni di dati di cui è
anche attualmente in possesso e sui quali continua a
operare”. In realtà Genchi è indagato per presunti reati
inerenti la sua consulenza nell'ambito dell'inchiesta "Why
Not" dell'allora Sost. Proc. Luigi De Magistris, non per il
suo operato in senso globale, e per presunto accesso abusivo
all'anagrafe tributaria nell'ambito delle indagini sulla
scomparsa della piccola Denise Pipitone. I reati contestati
al consulente sono quindi abuso d'ufficio, accesso abusivo
all'anagrafe tributaria, violazione del segreto di Stato e
della Legge Boato del 2003 che "dichiara inutilizzabili le
telefonate di un indagato che parla con un parlamentare,
salvo autorizzazione del Parlamento".
In seguito il giornalista dà sfogo ai suoi impulsi repressi
citando dichiarazioni mai rilasciate e mischiando le carte
in tavola con una certa abilità, dono di pochi eletti. Cito
testualmente:
- "il poliziotto con il bernoccolo dell'informatica":
nessun bernoccolo, è solo il suo lavoro, autorizzato da un
Pubblico Ministero. Il consulente al conferimento
dell'incarico assume anche la funzione di Pubblico Ufficiale
(promemoria per
Martelli che ad Annozero apparve
carente in materia).
- "Genchi sostiene di essere tuttora il consulente
migliore e il più affidabile": Genchi non ha mai
dichiarato niente di simile, non ha le manie di grandezza
come certi politici e giornalisti-cortigiani al seguito.
Nella stessa risposta veniamo poi a conoscenza di una novità
assoluta nel panorama mondiale: "Una differenza
sostanziale è che Polizia e Carabinieri, aggiornati e dotati
di strumenti adeguati, lavorano gratis per lo Stato";
ora io non so in che Paese viva Mancini, ma nel mio
poliziotti e carabinieri sono stipendiati dallo Stato e non
lavorano gratis per nessuno. Inoltre vorrei ricordargli che
essi sono pubblici ufficiali come il consulente Genchi,
motivo per cui sono entrambi retribuiti.
- L'uso del database da parte di Genchi è "border line
rispetto alle norme in vigore". Questa è in sè già
un'affermazione priva di significato poichè qualsiasi cosa o
è legale o non lo è, non esistono particolari vie di mezzo.
In più risulta dal
decreto di perquisizione della Procura di Salerno
che l'operato di Genchi (e di De Magistris) non sia per
niente border line ma perfettamente legittimo: "Gli
approfondimenti esperiti da questo ufficio hanno evidenziato
una serie di gravi patologie. Si evidenziano, in primis, i
gravi profili di illiceità inficianti il modus operandi del
procuratore generale avocante, dr. Dolcino Favi, che, dopo
aver illegalmente avocato a sé il procedimento c.d. Why Not,
disponeva la revoca con effetto immediato dell’incarico di
consulenza del dr. Genchi, sulla base di un provvedimento
privo di sostanziale motivazione, né sorretto da alcun dato
concreto, documentale e/o informativo, di riscontro
effettivo alle asserite presunte illegittimità ascrivibili
al consulente nell’espletamento del mandato e alla eccessiva
onerosità delle sue prestazioni professionali" (decreto
di perquisizione emesso dalla Procura di Salerno il 2
dicembre 2008, dichiarato legittimo e conforme dal Tribunale
del Riesame in data 9 gennaio 2009).
- "Il «caso Genchi» ha qualche nesso, somiglianza o
intreccio con il «caso Telecom»? Forse sono solo due le
possibili somiglianze: l'assenza di intercettazioni vocali e
la reazione confusa e interessata di molti uomini politici,
freneticamente interessati a tirarsi fuori da eventuali
impacci, scandali, rivelazioni o anche processi. Per il
resto, mentre la Security di Telecom spiava, formava dossier
illegali per scopi non sempre dichirabili e all'interno di
un'azienda privata, Genchi ha – almeno formalmente – agito
nella legalità, per fini istituzionali, sempre dichiarati e
per "committenti" pubblici, autorizzati e con possibilità di
delega: le Procure".
Una "sottile" differenza
distingue i due casi citati: Marco Mancini, numero due del
SISMI, e Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza
Telecom, spiavano illegalmente, Genchi non spia e fino a
prova contraria il suo operato rientra non solo formalmente
ma anche sostanzialmente nell'ambito della legalità. La
presunzione di innocenza non vale solo per i politici
inquisiti.
Mancini conclude con l'annuncio che il materiale sequestrato
è stato poi restituito a Genchi in seguito alla decisione
del Tribunale del Riesame emessa il 10 aprile 2009. Anche la
presunta restituzione nasce dalla fervida immaginazione del
giornalista: il materiale è stato dissequestrato ma al
consulente non è stato ancora restituito niente (sarà
riconsegnato a breve)... Un'altra inesattezza, tanto per
cambiare!
COSMETICI NATURALI: ARRIVA LO STANDARS UNICO EUROPEO ... di Alessandra Profilio
Dal 1 settembre 2009 entrerà in vigore Cosmos, standard unico europeo per i
cosmetici naturali. Questi ultimi dovranno rispettare alcuni
requisiti al fine di garantire benefici sia a chi li
utilizza sia all’ambiente. A questo punto, non ci resta che
compiere la scelta giusta…
Come scegliere i cosmetici da acquistare?
Make-up, protezione solare, creme per il viso e per il
corpo, prodotti anti-rughe: una folta schiera di cosmetici
affolla le nostre case.
Donne e uomini di tutto il mondo li considerano
indispensabili per la cura dell' aspetto esteriore. Ma
davvero i cosmetici sono nostri alleati o, al contrario,
possono rappresentare dei nemici per la nostra pelle?
Come scegliere il prodotto giusto?
Negli ultimi tempi molti consumatori hanno orientato i loro
acquisti verso cosmetici naturali, considerandoli garanti di
un maggior rispetto verso la pelle.
Conferma di questa tendenza è la propensione all’acquisto di
piccole industrie biologiche da parte di grandi compagnie
come la L’Oreal.
La
società Organic Exchange, inoltre, ha stimato una
crescita annua del settore della cosmesi naturale
pari al +15-20%, a fronte di un -2% della cosmetica
ufficiale.
Come si riconosce, però, un cosmetico biologico?
Al
momento, in assenza di normativa in merito, si può aderire a
un codice di autoregolamentazione, su base volontaria, e
adottare un marchio per la produzione di cosmetici bio
ecologici: Icea in Italia, Ecocert in Francia,
Soil in Inghilterra, Bdih in Germania e molti
altri enti e associazioni di industrie. Ovvie, dunque, le
difficoltà di comprensione per chi desidera fare un acquisto
biologico e naturale nei negozi europei.
Dal 1 settembre 2009 entrerà in vigore Cosmos, standard
unico europeo per i cosmetici naturali
Tra
qualche mese, però, la situazione cambierà. Dal 1 settembre
2009, infatti, entrerà in vigore Cosmos, ovvero
Cosmetics Organic Standard. Il nuovo standard europeo è
stato approvato da tutti i principali certificatori europei:
la francese Ecocert, la tedesca Bdih, l’inglese Soil
Association, la belga Bioforum e l’italiano ICEA, Istituto
per la Certificazione Etica e Ambientale. Quest’ultimo è
stato tra i primi enti promotori del progetto che è stato
presentato in un convegno al Cosmoprof di Bologna
sabato 4 aprile.
Cosmos, di fatto, stabilisce in Europa le caratteristiche
dei cosmetici naturali.
Per ottenere la certificazione, requisito fondamentale è
l’applicazione dei principi della chimica verde,
mentre l’utilizzo della nanotecnologia viene severamente
limitato, almeno fino a quando saranno disponibili
informazioni più precise sui possibili effetti collaterali.
I nuovi rigorosi standard europei prevedono due livelli
distinti di certificazione: una per il prodotto biologico,
una per il prodotto naturale.
I cosmetici naturali procurano benefici sia a chi li usa
sia all’ambiente
Per il primo l’Unione Europea impone che sia bio almeno il
95% degli ingredienti agricoli ottenibili con semplici
metodologie fisiche di estrazione, e almeno il 20% sul
totale del prodotto finito, considerando anche l’acqua. Il
prodotto naturale, invece, non dovrà contenere più del 2% di
materie prime di sintesi. Per un prodotto cosmetico
garantito e di qualità si richiede il rispetto di requisiti
animalisti e ambientali con un linguaggio comune, che copre
dalla definizione delle diverse categorie di ingredienti
cosmetici ai calcoli per quantificare le diverse percentuali
di bio, di naturale e di petrolchimica residua (mai
superiore al 2 %).
Alessandro Spadoni, responsabile dell’area bio-ecocosmetica
di Icea, spiega che i bio-ecocosmetici (rivolti al crescente
numero di consumatori interessati ai prodotti bio-ecologici)
sono prodotti di bellezza in grado di procurare benefici
sia a chi li usa sia all’ambiente, dal momento che
vengono realizzati con processi il più possibile ecologici.
A
tal proposito, Riccardo Anouchinsky, responsabile delle
relazioni internazionali Icea, ha aggiunto “Un punto di
grande significato è l’inserimento di criteri, materiali e
metodi che possiamo definire di “chimica verde”. Importanti
sia per la natura del prodotto, che per la ricaduta
sull’ambiente del processo produttivo. C’è anche uno sforzo
di definire i criteri per un packaging rispettoso
dell’ambiente, e una sezione specifica di “environmental
management”.
LA CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA (?) ... di Nello Trocchia (Econews)
I
paesi si sono accartocciati. A guardare le foto e i video
sembra un film americano, uno tsunami che è salito dal
ventre della terra spazzando via ogni cosa. Storie di uomini
e donne, migranti, figli di questo paese osceno che
,incurante, continua a patire tragedie naturali ed imperizia
umana. Più di 50 mila gli sfollati, oltre 150 morti ma nei
piccoli centri le anime vaganti annunciano: 'Siamo in 300 in
paese ma siamo solo 50 e gli altri?'. I volontari con le
mani cercano di trovare corpi vivi, quelli morti sono una
lunga scia di bare accatastate lungo questi sentieri
funerei. C’è il giornalista che ha perso due figli e il
padre, il macedone che da Bologna è venuto a piangere i suoi
cugini, la madre che piange suo figlio, la casa dello
studente crollata con i ragazzi sotto, un edificio in
cemento armato crollato come fosse di paglia.
Raccontiamo la cronaca della tragedia e proviamo,
obbligatorio farlo, a porci delle domande.
1)Tragedia annunciata?
Situazione drammatica all’Aquila, polemiche anche sui
soccorsi e su una tragedia che sembrava annunciata viste le
continue scosse degli ultimi giorni. Stefania Pezzopane,
presidente della provincia ai microfoni di Nello Trocchia,
denuncia ‘una grave sottovalutazione’. La commissione grandi
rischi e la protezione civile avevano rassicurato: “ Nessun
pericolo”.
Un promemoria
(DIRE) Roma, 31 mar. - "L'Abruzzo fa parte di un'area di
attività sismica", e quindi le scosse registrate ieri in
provincia dell'Aquila "rientrano in questa normale
attività". Ad ogni modo, "per dare maggiori informazioni a
seguito di illazioni e false affermazioni, questo pomeriggio
ci sarà la riunione della commissione Grandi rischi". Lo
afferma il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, a
margine del convegno 'Beni culturali e rischi naturali', in
corso a Roma. In Abruzzo, continua Bertolaso, ci sono state
scosse di terremoto che "non dovrebbero preoccupare. Ma-
lamenta il capo della Protezione civile- a causa di alcuni
imbecilli che si divertono a diffondere notizie su scosse
serie in arrivo, siamo costretti a mobilitarci per
tranquillizzare".
Ascolta l'intervista a Stefania Pezzopane
2)Edifici nuovi che crollano
La
tragedia del terremoto in Abruzzo che ha messo in ginocchio
in pochi minuti l’intera Regione riapre l’annosa questione
degli edifici costruiti in sicurezza. Niente polemiche dopo
un disastro cosi’ doloroso ma la volonta’ di capire,
soprattutto quando a crollare oltre antichi e vecchi palazzi
sono abitazione moderne, edifici strategici l’ospedale San
Salvatore, la casa dello studente rasa completamente al
suolo, la prefettura e le scuole. Alessandro Danese ha
intervistato l’ architetto Antonio Perrotti ex direttore
territorio ambiente della Regione e membro della rete
Emergenza Ambiente Abruzzo.
Ascolta l'intervista a Perrotti
3) Il terremoto e il ricercatore profeta
A
poche ore dal terremoto, su internet, sia in siti
“istituzionali” o quasi, sia in siti “borderline”, si è
diffuso un innamoramento per Giampaolo Giuliani, ricercatore
che sostiene di essere in grado di prevedere con un buon
grado di approssimazione ora e luogo di un terremoto (6-24
ore). A nulla è valsa la sconfessione di tutta la comunità
scientifica: per gran parte del popolo di internet (e degli
italiani) Giuliani è una sorta di profeta, un genio
incompreso. La realtà, per il ricercatore, è ancora più
amara: non è solo la comunità scientifica a rendere poco
credibili le sue affermazioni. C’è il fatto che le sue
previsioni si sono rivelate tutte fallaci.
Ascolta il servizio di Simone Luciani
4) I Precedenti
Il
terremoto in Abruzzo non è il primo né l’ultimo tragico
bollettino di una guerra fatta di disastri naturali e
imperizia umana. Guardando alle esperienze pregresse si può
fare tesoro ed evitare gli scempi già realizzati.
Il
31 ottobre 2002 un terremoto, che in Giappone sarebbe una
raffica di vento, di grado 5,4 della scala Richter colpisce
il Molise. Una scuola crolla, 27 bimbi morti, una tragedia.
Nel marzo 2003 l’allora presidente del consiglio Silvio
Berlusconi con una ordinanza nomina il presidente della
regione Michele Iorio commissario straordinario.
All’articolo 15 si prevede…1. La regione, d'intesa con il
Ministero dell'economia e della finanze - Dipartimento per
le politiche di sviluppo e coesione, predispone, entro
sessanta giorni dalla pubblicazione della presente
ordinanza, un programma pluriennale di interventi diretti a
favorire la ripresa produttiva nel territorio della regione
Molise colpito dagli eccezionali eventi sismici del 31
ottobre 2002 e da quelli meteorologici del gennaio 2003, da
finanziare anche con il concorso delle risorse nazionali e
comunitarie destinate allo sviluppo delle aree
sottoutilizzate.
Come sono state usate quelle risorse, dove sono finiti i
soldi? Con noi il consigliere regionale del Molise dell'Idv.
Ascolta l'intervista a Massimo Romano, consigliere regionale
dell'Italia dei valori
ACCESSO ALLA RETE, ANCHE IN ITALIA SIA APERTO UN SERIO ED
ALLARGATO DIBATTITO ... di Elda Brogi
La
recente proposta di legge in tema di neutralità della rete,
presentata da Vita e Vimercati potrà finalmente aprire il
dibattito politico/legislativo su un tema che in altri
Paesi, europei e non, è da molto tempo in primo piano. Gli
"attori" di questo dibattito sono vari: i fornitori di
servizi Internet (ISP), che, a fronte di usi sempre più
complessi della Rete, quali ad esempio quelli legati alla
circolazione di video o ai sistemi di Voice over IP, stanno
cercando di ottimizzare l'uso della banda di rete; gli
utenti della Rete stessa, che non accettano che alcuni dati
veicolati sul Web possano essere "discriminati" a favore di
altri; i titolari di diritti (specialmente diritti d'autore)
che sostengono che gli ISP debbano aiutarli a scoprire e
sanzionare, anche con limitazioni di accesso a alla Rete gli
utenti che usano applicazioni che normalmente trasportano
file coperti da privativa; i "regolatori", che devono
decidere se e come intervenire per affermare o meno la
possibilità per gli ISP di sospendere la connettività di un
utente o di filtrare un'applicazione, un servizio, un
contenuto.
Affermare la Neutralità della Rete significa che un Internet
Service Provider non può filtrare i dati presenti sul web,
di qualunque natura essi siano. I fautori di questo
orientamento paventano, in caso contrario, una Rete nella
quale gli ISP (e possibili oligopoli nel mercato degli ISP)
diventino progressivamente arbitri di come e cosa debba
circolare nella Rete. I sostenitori di un ruolo non neutrale
degli ISP, invece, affermano che il filtro dei contenuti
apporterebbe un sensibile calo nelle violazioni della
normativa sui diritti d'autore ed una maggiore capacità di
banda per altri servizi. Le discussioni più interessanti sul
tema si svolgono forse negli Stati Uniti e in Francia, ma il
dibattito è aperto un po' ovunque.
Negli Stati Uniti la questione è giunta alla ribalta della
cronaca con il recente caso Comcast. L'ISP Comcast, infatti
è stato accusato di aver filtrato e rallentato i dati che
erano veicolati in Rete attraverso l'applicazione di file
sharing "Bit Torrent": la questione, giunta di fronte alla
Federal Communication Commission, si è risolta con
l'affermazione del principio di neutralità della rete e
della possibilità per i consumatori di accedere ad ogni
contenuto legale di Internet e alle applicazioni di loro
scelta, senza filtri da parte dell'ISP. Questa possibilità è
fondamentale per preservare un mercato aperto e
l'innovazione che caratterizza Internet.
Sul tema della network neutrality ha preso posizione anche
Barak Obama che in campagna elettorale ha insistito molto
sulla neutralità della rete (rinvio a questo
filmato e alla parte del programma elettorale
in cui Obama ha trattato delle nuove tecnologie): Internet
deve essere una rete aperta, non deve privilegiare alcune
applicazioni rispetto ad altre. Deve continuare ad essere un
mezzo che non penalizza le voci minori.
Di
fronte alle varie implicazioni e significati che possono
essere attribuiti alla locuzione "net neutrality", la
questione che più fa discutere è quella relativa a quale
ruolo attribuire agli Internet Service Provider ai fini
della tutela del diritto d'autore nel controllo dei
contenuti, dei servizi, delle applicazioni che circolano sul
Web. La posizione francese, quella che ormai è nota come
"Dottrina Sarkozy" è probabilmente quella maggiormente
dibattuta. A fronte del fenomeno di scambio di file coperti
da privativa, il governo francese ha cercato una soluzione
che tutelasse gli autori, incoraggiando un accordo tra i
professionisti della musica, del cinema e degli audiovisivi
e i fornitori di servizi Internet per operare congiuntamente
a dissuadere il download illegale, quindi proponendo la
legge icasticamente definita come quella dei "Tre colpi e
sei fuori" secondo la quale una autorità indipendente ad hoc
potrà far pervenire al titolare dell'abbonamento ad Internet
due ammonizioni a non utilizzare la rete per scaricare
materiali coperti da diritto d'autore. Alla terza violazione
applicherà le sanzioni che comprendono la sospensione dell'
accesso alla Rete per un periodo da tre mesi a un anno
accompagnato da un divieto di sottoscrizione per lo stesso
periodo ad un altro qualsiasi contratto con un altro
operatore ISP. L’Assemblea nazionale sta approvando il testo
di legge relativo proprio in questi giorni.
Auspichiamo che anche in Italia sia aperto un serio ed
allargato dibattito sul tema, allo scopo di evitare una
pedissequa imitazione di soluzioni avanzate da altri, anche
alla luce delle estemporanee uscite di alcuni deputati sulle
modalità di filtro dei contenuti della Rete (vedi
emendamento D’Alia al “pacchetto sicurezza”), della avvenuta
costituzione - invero senza il dovuto risalto da parte
dell'informazione - presso la Presidenza del Consiglio di un
Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale
(la cui composizione è stata criticata in quanto non prevede
nessun rappresentante degli utenti o degli ISP) e delle
dichiarazioni di qualche tempo fa del Presidente del
Consiglio che ha annunciato la presentazione, alla prossima
riunione del G8, di una proposta di regolazione di Internet
su scala mondiale.
* Teutas.it
Allarme: niente
più Tar per la tutela dell’ambiente...
di Anna Pacilli
Le
associazioni ambientaliste che fanno ricorso sono avvisate:
rischiano di pagare risarcimenti milionari. Lo dice una
proposta di legge del Pdl, anticostituzionale e
antidemocratica
E’ sufficiente un solo
articolo, otto righe in tutto, per cancellare di fatto la
possibilità per le associazioni ambientaliste, e per i
cittadini, di far valere le ragioni della salvaguardia
dell’ambiente, dei territori e della salute in sede
giudiziaria. Lo dice l’articolo 1 della proposta di legge [pdl]
«Modifica all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349,
in materia di responsabilità processuale delle associazioni
di protezione ambientale», presentata il 10 marzo da oltre
cento deputati del Pdl [primo firmatario Michele Scandroglio].
In poche parole, se le associazioni fanno ricorso al Tar
contro la realizzazione di un’opera, determinando la
sospensione dei cantieri, ma poi il ricorso viene respinto,
allora ne rispondono sia in sede civile sia con il
risarcimento danni e le spese di giudizio. Per maggiore
chiarezza, l’articolo 1 recita «Qualora il ricorso… sia
respinto, alle associazioni soccombenti che hanno agito o
resistito in giudizio con mala fede o con colpa grave si
applicano le disposizioni dell’articolo 96 del codice di
procedura civile. Qualora il ricorso… sia respinto perché
manifestamente infondato, il giudice condanna le
associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che
alle spese del giudizio».
Sostengono i deputati che
se «da un lato, la spinta ambientalista ha determinato un
continuo sviluppo della normativa di settore… dall’altro, le
istanze ambientaliste hanno contribuito alla crescita di una
diffusa attenzione al ‘territorio di riferimento’»,
determinando «un ritardo costante del ‘cantiere Italia’» per
realizzare rigassificatori, termovalorizzatori, corridoi
ferroviari, centrali a biomasse, elettrodotti, autostrade,
discariche, inceneritori. A bloccarli, secondo i firmatari
della pdl, sono semplici ricorsi al Tar, sufficienti «a
impedire o a ritardare la realizzazione di opere pubbliche,
senza che sia previsto alcuno strumento di
responsabilizzazione delle associazioni di protezione
ambientale, le quali, talvolta, presentano ricorsi
pretestuosi, con il solo e unico scopo di impedire la
realizzazione dell’opera pubblica». «Pertanto… al fine di
evitare che ricorsi amministrativi, manifestamente
infondati, siano presentati al solo fine di ritardare la
realizzazione di opere pubbliche… si prevedono la
responsabilità delle stesse associazioni per lite temeraria
e il conseguente risarcimento del danno a vantaggio della
pubblica amministrazione». Per inciso, ricordiamo che in
Italia si contano sulla punta delle dita i risarcimenti per
danni ambientali da parte di industrie che hanno provocato
morti, malattie e disastri irreparabili; comunque, sempre
per cifre irrilevanti.
«Una proposta di legge in assoluto contrasto con i principi
comunitari di accesso alla giustizia – dice Vanessa Ranieri,
presidente del Wwf Lazio – Ma soprattutto
anticostituzionale», perché la possibilità di sospendere
un’opera è inibita soltanto alle associazioni ambientaliste:
dunque, la norma è discriminatoria. Oltre ai dubbi di
costituzionalità, è evidente un’emergenza democratica.
«Nessuno riesce a spiegare a cosa servono le grandi opere,
ma intanto si pensa a punire i cittadini, sempre più soli a
difendere il territorio, che vuol dire le famiglie, la
salute, le aziende – dice Marzia del Movimento no coke alto
Lazio, da anni impegnato contro la conversione a carbone
della centrale Enel di Civitavecchia [Roma] – Se non si può
neppure portare avanti una vertenza, questo significa
‘regime’. Ancora più grave il fatto che fra i firmatari
della pdl ci sia un sindaco: è Giulio Marini, primo
cittadino di Viterbo».
Per il testo del progetto
di legge:
www.camera.it/dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamerawai.asp?pdl=2271&ns=2
DAI DIARI
PRIVATI: RIVELAZIONI SU PIAZZA FONTANA...
di Gianni Caroli
“
Un geniale cretino, capace di spiegare chiaramente agli
altri cose che lui stesso non capisce.” E’ la definizione
che Leo Longanesi, il famoso inventore di “Omnibus” e del
giornalismo italiano moderno già dagli Anni Trenta, diede di
Indro Montanelli. In questo senso, effettivamente, un
giornalista “allo stato puro”. Salvo precisazione: sarebbe
meglio dire che era capace di spiegare ai lettori cose nelle
quali egli stesso “non credeva”….Tanto è vero che proprio
dal suo pubblico fu abbandonato, a quel tornante storico del
’92-’94, quando in Italia si impose il colpo di stato
editorial-finanziario a mezzo toghe, pilotato dai servizi
inglesi, per sottoporre l’ Italia alla feroce disciplina
“atlantica” che la ridusse allo stato servile.
A provar quanto esposto viene la pubblicazione dei suoi
“Diari”, custoditi in Svizzera dopo la morte, e ieri apparsi
con succosa anteprima sul “Corriere della Sera”, con un
commento di Sergio Romano.
Questa piccola anteprima svela un clamoroso retroscena sui
fatti inerenti la strage di Piazza Fontana del tragico 12
dicembre 1969. L’ orrenda carneficina in Banca della
Agricoltura che segnò, dopo l’ “ouverture” costituita dall’
assassinio aereo di Enriio Mattei sette anni prima, l’
inizio della lunga Guerra Civile Italiana, ad interfaccia di
quella libanese. Entrambe a danno di due Stati deboli, nel
settore strategico del Mediterraneo centr-orientale. Per
liquidarne le classi nazionali dirigenti: i partiti
moderati, e il ceto medio produttivo che li sosteneva
elettoralmente.
In questi scritti privati montelliani si disvela, e per la
firma autorevole di uno dei suoi autori stessi, l’
ingranaggio mediatico-spionistico che volle incastrare l’
editore Feltrinelli come “colpevole precostituito” dell’
attentato, insieme al suo ambiente cultural-politico; e per
precise ragioni che napoLibera ha già indicato in una
dettagliata inchiesta precedente (digita “Feltrinelli” in
casella di ricerca).
Fu il capo della Polizia Angelo Vicari in persona, prefetto
di Palermo all’ epoca in cui colà regnava, totalmente
incontrastata, la sciagurata Banda Giuliano sul Territorio
Libero di Montelepre, a rivelare telefonicamente a
Montanelli che l’ attentato stesso era stato partorito da
“ambienti vicini all’ Editore”. Con grande gioia dello
stesso Montanelli, per sua stessa ammissione.
Tanto da sentirsi in dovere (ma in forza di quali ragioni,
che a noi tuttora sfuggono ?) di comunicare “il fatto” al
Direttore Spadolini, il celebre atlantista-soldatino contro
la cui ascesa al “Corriere” proprio Feltrinelli capeggiò una
manifestazione popolare in via del Solferino nel maggio del
’68.
Ma perché Montanelli e
Spadolini tanto gioivano di questa attribuzione canagliesca,
tendente proprio a spingere Feltrinelli stesso alla macchia
“clandestina”, con conseguenti azioni di resistenza
illegale, onde colpevolizzarlo ulteriormente ?
Al di là d’ ogni opinione
sul personaggio irresponsabile, che proprio quella falsa
leggenda ci tramandò, il famoso Giangiacomo incarnava la
resistenza anti-atlantica in seno alle sinistre
“sessantottesche”: nettamente contrario all’ affermarsi del
terrorismo delle Brigate Rosse (che infatti debuttarono in
grande stile solo dopo il suo assassinio a Segrate); ed
ugualmente contro il simmetrico avanzare del pactum-sceleris
Berlinguerian-Sofriano, “PCI&LC uniti nella lotta”.
Una alleanza inedita, de facto, però visibilissima ancor
oggi, che proseguì anche oltre lo scioglimento ufficiale del
gruppo “proletario”.
Certamente era ancora
operante ai tempi della “occupazione della FIAT”, che
Berlinguer in persona minacciò di attuare, durante la
rivolta dell’ autunno caldissimo del 1980 contro i
licenziamenti dei settanta sospetti brigatisti da parte di
Romiti. Rivolta spenta dalla famosa “Marcia dei
Quarantamila” torinesi, capeggiata dai quadri intermedi
dell’ azienda, cioè quelli che più subivano l’ intimidazione
terroristica (non certo LorSignori della Sacra Famiglia); e
che in novembre fischiò “la fine della ricreazione”. Essa
resta legata al nome di Luigi Arisio, il mitico “Baffone” di
recente scomparso.
Quella alleanza incognita era di matrice
integralista-atlantica, ed avrebbe reso i comunisti
post-berlingueriani, come sono oggi ancora, ottusi soldatini
di piombo dell ‘ unico Internazionalismo rimasto sulla
piazza: il” bolscevismo finanziario” al servizio degli
USAC/Unico Stato-Guida, teocratico e fondamentalista-WASP,
quale si è poi svelato successivamente.
Nacque così una ultra-sinistra di copertura, tutta
imperniata sulla “Questione Morale” autoreferenziale, di
stampo ipocritamente savonaroliano; ed all’ insegna di una
autocertificata superiorità antropologica ed élitaria, che
tuttora pervade le messianiche truppe redentrici sostente
dalle armate del kombinat finanziario-editoriale.
La “Affaire P 2” fu un test
di gran successo, che permise l’ esproprio del gruppo
Rizzoli-Corsera dalle mani del legittimo titolare, mercé la
confraternita di “Toghe Mozze”: sezione di Milano, all’
eterno servizio dei Don Rodrigo di turno.
In realtà l’ astratto
ultrasinistrismo, terribilista e “austero” del
mistagogo-latifondista, il Ras sassarese-giustizialista,
divenne con gli eredi un concreto schermo allo
smantellamento delle prerogative pubbliche in materia
economico-industriale, dall’ IRI in su; con un attacco alla
tradizionale politica del vecchio PCI, di alleanza
strategica coi “ceti medi produttivi”; per privilegiare
invece il patto FIAT-CGIL, tra Grandi Famiglie e
Nomenklatura sindacal-comunista.
Il Patto tra Lama e Agnelli, capi di CGIL e Confindustria,
stipulato nella primavera del 1975 per istituire l’
ugualitario “punto unico di contingenza” salariale, ne fu la
sanzione; e insieme la rovina della nostra economia, per
quasi un decennio poi divorata dall’ inflazione annua al
25%.
Tutto legittimato e consacrato dal meccano mediatico,
affidato in mano ad una rete di personaggi “giusti”: non
solo Eugenio Scalfari&figliocci, come si vede !
Questi una troppo comoda
“testa di turco” da prendere a bersaglio, per assolverne
altre ben più sottili e perfide. Che il serpente stava, e
sta, anche “a destra” di Dio Padre….
Così, per ritornare ai fatti, Mongolfiera Spadolini,
ricevuta da Montanelli l’ imbeccata giusta, agì
immediatamente con il Corriere-megafono, per urlare urbi et
orbi la Rivelazione……Il Corriere spadoliniano, altro che
liberale-risorgimentale, fu il poderoso megafono del
MinIntern diretto allora dall’ oscuro Franco Restivo (anch’
egli un siciliano dell’ Era Giuliano), per tutta la campagna
di demonizzazione; che tanto coadiuvò l’ “opposta” Lotta
Continua e compagni assortiti.
Le conseguenze di quanto accadde allora-- –perché tuttora l’
ingranaggio è quello, poi molto potenziato dal successo
dell’ omicidio Moro del’78, e dall’ esproprio-Rizzoli dell’
81—- le scontiamo adesso, con la crisi economica mondiale
tutta messa sulla gobba di Pantalone, si chiami Piano
Paulson/Geithner o Tremonti-bond.
E ciò sia detto, beninteso,
senza rimpianto alcuno del Soviettismo stesso ! Nient’ altro
essendo questi che l’ “altra faccia”, solo un poco più
umana, del TotaLiberismo concentrazionario, di messianica
Guerra Consacrata contro il mondo e le cose: il Mercato
fatto Verbo, quale poi è effettivamente diventato, Unico
Dogma nelle persone stesse, i “comunisti” empirici, che
hanno rinnegato al momento prestabilito, il nuovo ’89 di
venti anni fa.
Per ingoiare come un
Leviatano Nazioni e Stati, popoli e persone: e noi italiani
più di qualunque altro.
GIANNI CAROLI
P.S. Tra le rivelazioni postume di Montanelli è
interessante la sua ricostruzione del colloquio con i
fratelli Agnelli a Torino, appena ucciso Moro, aprile ‘78.
Umberto, che era stato
eletto deputato nelle elezioni del giugno del ’76, preparava
la “conquista dall’ interno” della Democrazia Cristiana, il
partito fino allora architrave della democrazia italiana,
nei suoi fragili equilibri. Gianni invece propendeva per l’
immediata disgregazione a breve termine. Il Ras comunista
attese il pretesto del terremoto irpino, e degli “scandali”
a quello succeduti, per allinearsi alla nuova posizione.
Denunciando urbi et orbi il suo stesso “compromesso storico”
con il Partito di maggioranza, dopo essere già uscito di
maggioranza nel gennaio del 1979. Ed aver chiesto,
ottenendola, la testa di Leone, così destituito
illegittimamente dal Qurinale subito dopo la morte di Moro,
per insediarvi il malleabile Pertini. Nuova parola d’
ordine: Basta con la DC ! Che grande rivoluzionario. (G.C.)
FONTE: Napolibera
L'Italia compra
131 bombardieri e spende 13 miliardi di euro... di Enrico Piovesana
Entro
il 16 aprile le commissioni Difesa di
Camera e
Senato dovranno esprimersi sul programma di
riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa
Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131
caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco
dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13
miliardi di euro. Velivoli 'stealth' di quinta generazione
che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la
flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai
Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II
della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale
verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue
F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui
ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.
Per le missioni all'estero. Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della
Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito
l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la
difesa" del nostro Paese. In realtà, per la 'difesa'
propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già
stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121
caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104.
Pur definendo il programma come "destinato alla difesa
nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto
alle commissioni parlamentari - e di cui PeaceReporter ha
ottenuto
copia - enuncia chiaramente la destinazione
d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a
salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata
capacità di impiego fuori area".
Un affare per Finmeccanica. I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo
internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli
Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito
molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo
governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo
D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Berlusconi). Il
nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf -
guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite
l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo
stabilimento piemontese di
Cameri (Novara) verrà attrezzato per diventare
l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori
fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli
F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per
ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri
si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti
per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per
altri trentacinque anni circa.
Un riarmo contro la crisi. Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà
almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo
tecnologico dell'industria italiana e determinerà un
incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita
dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni
'30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in
entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre
mondiali. Di certo - questo il documento di La Russa non lo
dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di
pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non
dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del
tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro
pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa
di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni
parlamentari decidere nelle prossime settimane.
tratto da http://it.peacereporter.net
Crescete, moltiplicatevi e ammalatevi
... di Michele Uselli
Preservativo:
non solum sed etiam.
Le
parole con le quali papa Razinger ha ribadito la dottrina
ufficiale della sua chiesa non giungono inaspettate. Una
ovvia priorità: il primo argomento scelto per questo viaggio
africano. Sono state pronunciate in volo, chissà se già in
suolo africano, o addirittura poco dopo il decollo. Il
candido stupore di molti italiani non è giustificato, dato
che le politiche della chiesa riguardanti la salute
materno-riproduttiva delle donne sono sempre state le
stesse, immodificate dai due diversi papi che hanno dovuto
confrontarsi con l’epoca dalla tragedia dell’AIDS.
L’equazione “crociata anticondom/diffusione HIV”, oggetto
principale delle critiche di molti commentatori, non coglie
nella sua pienezza la portata e le implicazioni del
messaggio papale. Infatti, il vero oggetto di questa
pastorale non sono i malati di HIV, bensì, e ci risiamo, il
femminino sacro, la donna e la sua libertà e dignità in tema
di salute materno riproduttiva. Il divieto di preservativo è
figlio di una interpretazione del messaggio di moltiplicarsi
che non può, secondo il Vaticano, lasciare spazio a
compromessi. In qualunque situazione. Preservativo a parte,
la chiesa cattolica nei paesi in via di sviluppo, è
attivamente impegnata a boicottare tutte le forme di
controllo della natalità, dalla pillola anticoncezionale,
alla spirale alle iniezioni a lento rilascio ormonale che
hanno un potere contraccettivo della durata di 3 mesi e che
sono molto richieste dalle donne, date le difficoltà di
spostamento e la lontananza dei centri di salute dai
villaggi. Degli impianti sottocute (durano 5 anni) nè di
legatura delle tube, procedure assolutamente previste dai
ministeri della sanità africani. Non voglio nemmeno sfiorare
l’argomento del diritto all’aborto, perché da funzionario
della cooperazione, io ho sempre lavorato entro le linee
guida stabilite dai ministeri della salute dei paesi in cui
ho lavorato: Cambogia, Malawi ed Afghanistan. Tutti
recepiscono le direttive delle Nazioni Unite e prevedono i
servizi di pianificazione familiare.
La
Chiesa cattolica, nei paesi africani non ha solo un molto
grande potere di influenzare le scelte dei credenti, dei
politici e delle politiche, ma è essa stessa fornitrice
diretta di servizi sanitari con i suoi numerosi ospedali
religiosi. In molti di essi sono offerti anche i servizi di
sana maternità: i controlli clinici in gravidanza e
assitenza al parto sono offerti di regola a pagamento, o
gratis, ma con un rimborso ottenuto dal ministero della
sanità di quel paese, con un meccanismo simile al tanto
praticato in Italia, privato-convenzionato. Nei presidi
sanitari cattolici tutti gli interventi di pianificazione
familiare sono assenti. O in alcuni casi sono clandestini,
merito di alcuni missionari che, su questo punto, ritengono
il Dio di Roma lontano da quello della Foresta. Inseriamo
questa scelta politica nel suo proprio contesto:
l’indicatore demografico che ci può aiutare è il total
fertility rate: la media dei bambini nati ad una donna
rapportando numero di donne e anni di vita fertile (child-bearing
years) con i tassi di natalità. Secondo il World FactBook
della CIA il total fertility rate in Afghanistan è pari a
6,53 bambini per ogni donna e 5,59 in Malawi. Nella mia
esperienza professionale all’interno di progetti
materno-infantili gestiti da ONG, e finanziati da Unione
Europea e Ministero Italiano degli Esteri, ho potuto
verificare che in qualunque contesto religioso, culturale e
socioeconomico, quando i servizi di contraccezione sono
disponibili, essi vengono chiesti e scelti da moltissime
donne e famiglie. Le infermiere e ostetriche con cui
lavoravo al Bwaila Hospital di Lilongwe, la più grande
maternità publica del Malawi con oltre 12,000 parti l’anno,
non hanno quasi mai più di 3 figli. Non parlo delle colleghe
più anziane, ma delle under 35. Questo gruppo di donne
rappresenta la borghesia, la classe media del paese, che ha
ricevuto una educazione e che ha scelto di puntare sulla
qualità della speranza di vita dei suoi figli (molto costosa
in Africa), e non sulla quantità. Ciò è drammaticamente non
vero per la povera gente, che inizia a fare figli a 14-15
anni e non si ferma più. Anche per poca conoscenza dei
servizi di pianificazione familiare, ma soprattutto per la
non facilità ad accedere a pillola anticoncezionale e
simili.
Ciò non ha solo una valenza demografica, ma incide
profondamente sulla salute della donna. E’ infatti un dato
assodato che ripetute gravidanze ravvicinate mettono a
rischio la salute della donna, soprattutto se molto giovane
o male nutrita. Considerando i dati di mortalità materna
durante la gravidanza ed il parto, superiori all’1% in
Afghanistan e Malawi, una donna con 10 figli (dato
assolutamente non raro), ha il 10% di rischio di morire di
parto. Nel villaggio di Mentomantenga in Malawi, nel 2006 ho
incontrato un’anziana che aveva partorito 20 volte in vita
sua. E ne parlava come una situazione normale, ineluttabile,
che le era capitata. Santa subito, ella è miracolata in
quanto viva, e decisamente ha moltiplicato. Citare anche
l’Afghanistan non è fuori luogo in questo commento sul
viaggio Africano, perché permette di osservare come in
maniera per nulla differente i custodi della religione
Islamica si muovono esattamente come questo pontefice su
questo argomento. Vatican e taleban. Mi pare che questo
argomento sia pericolosamente minimizzato, non mai
affrontato, innanzitutto da quella parte di cattolici
sociali che per pietas, formazione e cultura dovrebbero
innescare il dibattito nelle associazioni, nelle parrocchie,
incalzando parroci e missionari, creando un dibattito dal
basso. E massime le donne credenti. Condom e pillola,
almeno.
Fertility regulation behaviors and their costs,
rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale nel 2007, mostra
come il dato di total fertility rate a livello continentale
africano sia superiore a 5. Delle 182 milioni di gravidanze
annue nei paesi in via di sviluppo, 76 milioni risultano non
volute. Di questi 76 milioni, il 66% è costituito da donne
che non avrebbero voluto il figlio, ma al momento della
procreazione non usavano alcun mezzo di protezione. Un
gigantesco, vasto bisogno non intercettato. In tema di
leader spirituali, il contributo del Dalai Lama a questo
dibattito, come riferito in una celebre intervista al
quotidiano brasiliano "Folha de Sao Paulo" è il seguente:
''Il controllo delle nascite è necessario, il mondo ha sei
miliardi di abitanti".
Via d’Amelio: quella sentenza coperta dal silenzio ... di Giuseppe Giulietti
Nei
giorni scorsi, riprendendo le denunce di Marco Travaglio e
di Pancho Pardi, abbiamo raccontato il quasi tombale
silenzio Raiset in merito alla condanna per corruzione
dell’avvocato Mills. Di quella condanna non si doveva
parlare perché non doveva essere pronunciato il nome del
compare. In questo caso specifico non si è neppure atteso il
lodo Alfano bis sulle intercettazioni per procedere al
sequestro dell’articolo 21 della Costituzione. Non si
tratta, purtroppo, di un caso isolato.
In
queste stesse ore, sulla vicenda delle centrali nucleari, si
sta ripetendo lo stesso copione. Qualsiasi punto di vista
critico, divergente dal pensiero unico nuclearista, è stato
cancellato. Gli scienziati, i ricercatori, i rappresentanti
dei comitati che promossero il referendum sono stati
condannati al silenzio o alla marginalità, fatte salve
naturalmente alcune lodevoli eccezioni che ancora resistono
sulle poche piazza mediatiche non ancora occupate dalle
truppe berlusconiane. La condanna al silenzio riguarda anche
il passato, e coinvolge anche la vita e le opere di alcuni
grandi italiani che hanno letteralmente sacrificato la loro
esistenza al bene comune e alla lotta contro le mafie e i
loro mandanti.
Ci
riferiamo, in questo caso, al giudice Borsellino e alla sua
misteriosa agenda rossa, zeppa di annotazioni e mai più
ritrovata. Qualche giorno fa questa vicenda è stata
archiviata, nell'indifferenza quasi totale, perché anche
questa è considerata una pagina da strappare dal libro della
nuova vecchissima Italia di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.
Da
Palermo, un vecchio amico giornalista che per tante ragioni
preferisce non firmarsi, ci ha inviato una lettera
angosciata e indignata che ci permettiamo di pubblicare e di
dedicare alla memoria del giudice Borsellino e degli altri
eroi che hanno perso la vita per garantire davvero a tutti
noi il diritto alla legalità e alla sicurezza.
Via d'Amelio: quella sentenza coperta dal silenzio
Colpo di spugna su uno dei più grandi misteri delle stragi
mafiose del '92. L'agenda rossa di Paolo Borsellino, vista
in via d'Amelio, scompare per sempre per una sentenza e
nella disattenzione dei media. Palermo, 19 luglio 1992. Un
uomo in abiti civili si allontana, a passo svelto,
dall’inferno di fiamme di via D’Amelio. Tiene stretta una
borsa di pelle. E’ quella del giudice Paolo Borsellino,
appena trucidato insieme agli agenti della scorta. Dentro la
borsa c’è l’agenda rossa dalla quale il magistrato non si
separava mai. Quelle immagini riprese dalle telecamere dei
primi reporter giunti sul posto, hanno rappresentato, in
questi lunghi 17 anni, la speranza di giungere a una verità
superiore, di capire quali interessi esterni alla mafia
abbiano scatenato, due mesi dopo l’eliminazione di Giovanni
Falcone, i macellai di Cosa nostra.
Ebbene, quella verità non la conosceremo mai. Con una
sentenza passata nel silenzio, praticamente ignorata da
giornali e TG, con gli italiani, forse ipnotizzati dal
festival di Sanremo o impegnati a sbirciare nel buco della
serratura del Grande Fratello, la Corte di Cassazione ha
passato il definitivo colpo di spugna sulle stragi che hanno
cambiato il volto dell’Italia.
L’uomo che sottrasse dall’auto blindata di Borsellino quella
borsa era il capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli,
oggi colonnello. La suprema corte ha respinto il ricorso
della Procura della Repubblica di Caltanissetta contro il
proscioglimento dell’ufficiale. Non ci sarà un processo.
Dunque, quelle immagini è come se non fossero mai esistite.
E perciò l’agenda rossa sulla quale Borsellino annotava
riflessioni, intuizioni, notizie, è un’invenzione.
Arcangioli si è sempre difeso sostenendo di non aver mai
preso l’agenda e che la borsa fu consegnata subito dopo. Un
fatto è certo però: l’agenda non è mai stata ritrovata.
Carico di rabbia e di amarezza il commento di Salvatore
Borsellino, fratello di Paolo, un uomo coraggioso che ha
speso questi 17 anni, alla ricerca della verità. “La
giustizia è morta – dice – e ogni volta che viene negata si
rinnova quel massacro. E ci sono giudici che in questi anni
sono stati eliminati senza bisogno di tritolo, quando hanno
osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione”.
Paolo Borsellino era a un passo dall’aprire la porta dei
“santuari” della mafia, quel terzo livello su cui si era
rotto la testa prima di lui Giovanni Falcone.
Con
la sentenza della Cassazione è stata messa la pietra tombale
sulla stagione delle stragi. E Borsellino è sparito
dall’agenda della nostra italietta.
Il
21 marzo prossimo a Napoli Libera, la gloriosa associazione
fondata da Don Ciotti, terrà a Napoli la consueta giornata
della memoria e del rispetto dedicata alle vittime della
mafia e della camorra. Quest’anno ci sarà un motivo in più
per esserci e per ribellarsi al tentativo di oscurare
persino i ricordi “scomodi”.
Giuseppe Giulietti
Fanatici
ambientalisti o persone normali?
... di Marco Cedolin
La classe dirigente finanziaria, industriale e politica si trova oggi
dinanzi al completo fallimento determinato dal modello di
sviluppo della crescita infinita. Un modello disposto a
sacrificare tutto e tutti nello spasmodico tentativo
d’incrementare il
l'indice del Pil, creando un circolo vizioso
basato sul continuo aumento della produzione e del consumo
di merci e servizi.
I risultati del dominio
incontrastato dei sacerdoti del progresso sono sotto gli
occhi di tutti.
Una gravissima
crisi economica (camuffata senza grande successo
sotto le spoglie di crisi finanziaria) che negli anni a
venire ridurrà sempre più drasticamente la possibilità per i
cittadini di condurre una
vita dignitosa.
Una gravissima crisi
sociale che ha approfondito le differenze fra ricchi e
poveri, sia all’interno “dell’opulenta” società occidentale,
sia fra Nord e
Sud del mondo, contribuendo ad accentrare la
popolazione all’interno di metropoli ogni giorno più
invivibili e inducendo lo spopolamento delle campagne e dei
monti. Una sempre più percepibile crisi dei diritti che sta
creando i presupposti per la società del “controllo
globale” dove l’essere umano vive costantemente
sotto l’occhio delle telecamere, marchiato tramite chip Rfid
e spiato durante ogni attimo della propria giornata.
Una forse irreversibile crisi ambientale che si specchia
nell’aria irrespirabile delle nostre città, nell’abnorme
consumo di suolo dedicato alla cementificazione, nella
condizione dei nostri fiumi ridotti a rigagnoli abiotici e
maleodoranti, nella progressiva riduzione della terra
coltivabile, nell’avvelenamento dei terreni e delle falde
acquifere determinato dallo sversamento dei rifiuti tossici,
generati da produzioni altrettanto tossiche.
Posti di fronte al
disastroso risultato del proprio operato, i
sacerdoti del progresso che tramite il disastro
hanno ottenuto un incremento esponenziale dei propri
profitti, sono alla continua ricerca di capri espiatori
attraverso i quali minimizzare tanto le proprie
responsabilità quanto la gravità della situazione. La
qualifica di “fanatici ambientalisti” rivolta a tutti coloro
che portano argomenti di opposizione alla sistematica opera
di annientamento della biosfera, rientra in questa logica
volta a dissimulare i contorni della realtà, attaccando in
maniera pretestuosa chiunque esprima una posizione critica.
A nessuno verrebbe in mente di definire “fanatica
dell’ordine o della pulizia” una persona che si prodiga
affinché la casa in cui vive risulti un minimo ordinata e
pulita, così come nessuno additerebbe come fanatico chi la
mattina apre la finestra della propria camera da letto per
fare uscire l’aria viziata, né si potrebbe giudicare
“fanatico igienista” chi decide di farsi una doccia al
termine di una giornata di lavoro.
L’ambiente non solo è la
casa di noi tutti, ma anche la nostra unica fonte di
sopravvivenza, dal momento che esso ci offre l’aria che
respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo.
Tentare di preservarne l’integrità, a maggior ragione in un
momento come quello attuale in cui sta venendo meno, ben
lungi dal manifestarsi come un’azione di fanatismo, dovrebbe
rappresentare il naturale atteggiamento di qualunque persona
normale posta di fronte ad un problema che pregiudica la sua
sopravvivenza e quella dei propri figli.
Non occorre essere fanatici
e neppure ambientalisti per manifestare insofferenza di
fronte alla costruzione di un megainceneritore che
avvelenerà l’aria che siamo costretti a respirare, per
opporsi alla costruzione delle centrali nucleari destinate a
popolare i reparti oncologici degli ospedali, per preferire
la pianura padana “di ieri” disseminata di terreni
coltivati, a quella “di oggi”
ammorbata di cemento fino all’inverosimile e
ricoperta di capannoni industriali vuoti, per detestare il
lezzo marcescente che emana dal letto dei fiumi, per opporsi
alla costruzione di tratte ferroviarie ad alta velocità che
bucheranno le montagne con tunnel lunghi 50 km, destinati a
compromettere gli equilibri idrogeologici dei territori e
intercettare vene di uranio ed amianto.
Le persone normali, non i “fanatici ambientalisti” vera e
propria leggenda metropolitana usata per esorcizzare il
problema, rappresentano i veri interlocutori con i quali i
sacerdoti del progresso saranno loro malgrado costretti a
fare i conti, e proprio di fronte alle persone normali la
classe dirigente sta dimostrando oggi di essere
drammaticamente a corto di argomenti.
Comuni a Cinque Stelle: SVILUPPO
... dal Blog di Beppe Grillo

"PREMESSA PER RIFIUTI ZERO:
Per
comprendere il concetto di
Rifiuti Zero, attuato dallo
Stato della California e
che fa parte delle strategie d’azione descritte sul
blog di Barack Obama è necessario partire da
questi concetti:
a) tutto ciò che non è riutilizzabile, riciclabile e
compostabile è un errore e deve essere sostituito nel ciclo
produttivo attraverso una strategia che vede
istituzioni-imprese-università collaborare da qui ai
prossimi 15 anni
b)
Il rapporto di posti di lavoro creati dall’industria del
riciclo rispetto a quella d’incenerimento-discariche è di 15
a 1. Ogni 15 posti di lavoro per il riciclo se ne crea uno
solo per discariche ed inceneritori (fonte Conai)
c)
L’incenerimento, privato di sussidi pubblici (tasse dei
cittadini) non si sostiene da solo dal punto di vista
economico e risulta essere è
il metodo piu’ costoso di smaltimento (fonte Wall
Street Journal) e studio “Light myfire”.
d)
come provato da studi comparati la raccolta porta a porta
rispetto a quella stradale con cassonetti permette oltre a
maggiori percentuali di raccolta differenziata con migliore
qualità anche un maggior risparmio recupero-energetico di
materiali che altrimenti andrebbero gettati-bruciati e/o di
nuovo prodotti nei cicli produttivi (fonte studio
Tea-Mantova)
e) I danni economici da inceneritori variano da 4 a 21 euro
a tonnellata smaltita, quelli delle discariche da 10 euro a
13 euro per tonnellata smaltita (fonte
studio: “Environmental impacts and costs of solid waste: a
comparison of landfill and incineration” 2008-Ecole des
Mines-Parigi )
RIFIUTI ZERO NEI COMUNI A CINQUE STELLE
Di
seguito i passi da seguire per attuare una politica di
rifiuri zero nel proprio Comune:
- piani di riduzione rifiuti, come il progetto europeo "Meno 100kg pro capite" con prodotti alla spina,
dematerializzazione, pannolini lavabili, acqua del
rubinetto,compostaggio domestico, etc.
-
accordi con imprese e grande distribuzione per creare
sistemi di vuoto a rendere. Fare pressione sui livelli
istituzionali superiori affinché si tassi il doppio-triplo
imballaggio
- Aprire “Negozi del riciclo” in ogni Comune dove i cittadini possono
consegnare e vendere bottiglie di plastica e vetro, lattine,
carta ricevendo in cambio bonus denaro. Il valore educativo
di questi negozi è fondamentale per far capire che nulla va
sprecato
-
per famiglie ed imprese, passare alla raccolta differenziata
porta a porta con tariffa puntuale tramite microchip (più
ricicli meno paghi). Il porta a porta oltre a permettere di
arrivare ad elevate percentuali di raccolta differenziata in
pochi mesi (dal 65% all’85%) ha come pregio di spingere ad
una riduzione dei rifiuti (cifra variabile tra il -10% e
-20% di rifiuti prodotti)
-
raccolta differenziata in tutte le scuole (classe per
classe) come
approvato a Treviso su idea del consigliere
comunale David Borrelli (Grillitreviso) , Università, centri
sportivi, cinema, parrocchie, luoghi di lavoro in modo da
educare il cittadino in ogni aspetto della vita quotidiana
-
realizzazione di isole ecologiche per rifiuti ingombranti e
speciali/industriali. Una per quartiere/zona industriale e
possibilmente una per Comune nei Comuni tra i 10.000 e
20.000 abitanti. Isole ecologiche di intercomunali per i
piccoli Comuni
-
costruzione impianti di digestione anaerobica e compostaggio
con produzione di biogas-metano. I rifiuti organici e reflui
agricoli prima di diventare fertilizzante naturale per i
campi contribuiscono al recupero energetico producendo
biogas-metano che può essere utilizzato anche per il
trasporto pubblico locale (modello Linkoping, Svezia)
-
costruzione di moderni centri riciclo modello “Vedelago”
dove anche gli scarti residui non riciclabili (in primis
quelli plastici-cartacei) appositamente selezionati sia
meccanicamente che manualmente possono essere poi trattati
tramite “estrusione” e trasformati in composti per
l’industria del riciclo plastico o sabbie sintetiche per
l’edilizia (evitando scavi in cave)
-
costruzione di impianti di trattamento meccanico-biologico
per la parte residua con bioessicazione della parte organica
e loro integrazione con i centri riciclo modello “Vedelago”. Questi impianti possono costare il 75% in meno di un
inceneritore e non inficiano la raccolta differenziata e la
riduzione dei rifiuti. Alcuni modelli di TMB (come
l’israeliano Bioarrow) permettono anche la creazione di
biogas con la parte degli scarti organici non intercettati
dalla raccolta differenziata
-creazione di un apposito Centro Studi (uno per provincia)
in collegamento con le imprese locali e le università (con
creazione di corsi di eco-design) per studiare quanto
selezionato e non ancora riciclato in modo che nei cicli
produttivi delle aziende vengano gradualmente sostituiti
tutti i materiali e oggetti non riutlizzabili, riciclabili o
comportabili
-
per i rifiuti industriali piu’ problematici e che non
possono essere trattati diversamente a “freddo”, prendere in
considerazione le tecniche di
oxy-combustione senza fiamma- recuperare plastica,
vetro,alluminio dalle vecchie discariche chiuse (landfill
mining)
-
chiusura entro i prossimi 15 anni di tutte le discariche ed
inceneritori"
A
cura di Matteo Incerti e di Marco Boschini
LETTERA DEL SOSTITUTO PROCURATORE GABRIELLA NUZZI ...
Pubblichiamo il testo integrale della lettera che il
sostituto procuratore Gabriella Nuzzi ha inviato al
presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Luca
Palamara:
"Signor
Presidente, le comunico l'irrevocabile decisione di lasciare
l'Associazione Nazionale Magistrati. Il plauso da lei
pubblicamente reso all'ingiustizia subita, per mano
politica, da noi magistrati della Procura della Repubblica
di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere
Magistrato. Sono stata, nel generale vile silenzio,
pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza,
negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle
istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata
delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia,
sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.
Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione
dell'Associazione era già nota, sin dall'inizio. Quale la
colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza,
doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi
e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali
competenti. Avere risposto ad istanze di verità e di
giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che,
però, doveva rimanere occultata. Né lei, né alcuno dei
componenti dell'associazione che oggi degnamente rappresenta
ha sentito l'esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero
accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che
chiama a riflessioni profonde l'intera Magistratura, sul suo
passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo
nell'interesse personale del singolo o del suo sponsor
associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale,
che è - o dovrebbe essere - costantemente e perennemente
viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della
verità. Più facile far finta di credere alla menzogna: il
conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di
"schegge impazzite". Il disordine desta scandalo:
immediatamente va sedato e severamente punito. Il popolo
saprà che è giusto così. E il sacrificio di pochi varrà la
Ragion di Stato. L'Associazione non intende entrare nel
merito. Chiuso. Nel dolore di questi giorni, Signor
Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da
Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state
pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l'esemplare
"condanna": «Il sistema dimostra di avere gli anticorpi».
Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper
funzionare. Mi chiedo, allora, inquieta, a quale "sistema"
Lei faccia riferimento. Quale il "sistema" di cui si sente
così orgogliosamente rappresentante e garante. Un "sistema"
che non è in grado di assicurare l'osservanza minima delle
regole del vivere civile, l'applicazione e l'esecuzione
delle pene? Un "sistema" in cui vana è resa anche
l'affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti
dell'essere umano; ove le istanze dei più deboli sono
oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le
vittime di sangue? Un "sistema" in cui l'impegno e il
sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una
macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai
irrimediabilmente inceppati? Un "sistema" asservito agli
interessi del potere, nel quale è più conveniente
rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a
costellare la carriera di brillanti successi? Mi dica,
Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è
in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e
coraggioso e impunità a chi palesemente delinque? E quali i
virus? E mi spieghi, ancora, quale sarebbe «il modello di
magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza
degli interessi coinvolti dall'esercizio della
giurisdizione» che l'Associazione intenderebbe promuovere?
Ora, il "sistema" che io vedo non è affatto in grado di
saper funzionare. Al contrario, esso è malato, moribondo,
affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà
inesorabilmente alla morte. E io non voglio farne parte,
perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i
nostri figli. Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario
e allo Stato della Repubblica Italiana. La repentina
violenza con la quale, in risposta ad un gradimento
politico, si è sommariamente decisa la privazione delle
funzioni inquirenti e l'allontanamento da inchieste in pieno
svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo
adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai
sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai
recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.
Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante
miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco
i principi dell'autonomia e dell'indipendenza della
Giurisdizione. Non gli orticelli privati. Non vale mai la
pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri
umani. Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la
stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni
diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate,
nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi
costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve
essere eguale per deboli e potenti. So di avere accanto le
coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto,
crede e combatte quotidianamente per l'affermazione della
legalità. Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed
onorare profondamente questo lavoro. Signor Presidente,
continui a rappresentare se stesso e questa Associazione. Io
preferisco rappresentarmi da sola.
Gabriella NUZZI
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